31 dicembre 2015

Chiudi un occhio....


Chiudi un occhio....

Dunque, proviamo a metterci nei panni di un politico italiano che arriva a governare il paese.

Ovviamente non possiamo tralasciare la modalità con cui è giunto ad occupare il suo posto. Bisogna osservare ogni singola mossa in politica per cogliere gli obiettivi e gli scopi di chi la vive. Si tratta di un dato da non tralasciare. Qui, mi permetto di sottolineare il fatto che nelle ultime elezioni non vi sia stata una procedura -per così dire- legittima e pur tuttavia gli italiani abbiano accettato senza opposizione il nuovo governo (in Italia vige la consuetudine di chiudere sempre un occhio, è un antico modo di fare che deriva dagli avi!).

A noi italiani, piace esser furbi. I politici ne sono la dimostrazione. Se potessimo, saremmo disposti a raccomandare anche il migliore incompetente per avere un posto in paradiso. Siamo di una furbizia accennata e poco arguta. Pensiamo che gli altri non scorgano le nostra vere intenzioni e che siano ciechi di fronte alle nostre azioni. Più spesso di quanto crediamo, ci troviamo di fronte ad una persona altrettanto furba. Che poi, se non fosse intrisa di cattiveria e disonestà, la furbizia sarebbe pure una virtù.

A questo punto, come ce la si cava in un paese in cui la meritocrazia è pressoché inesistente e dove la corruzione e le raccomandazioni la fanno da padrone? Semplice, con le frottole. Una dopo l’altra e senza mezze misure (rintracciabili e visibili in fatti, interviste e registrazioni). In fondo chi ci governa, fa parte di noi, della nostra mentalità. L’Italia pare immersa in un ingombrante scarico di problemi irrisolti e irrisolvibili. Non esiste una vera volontà di cambiare. Se vi fosse realmente il desiderio di farlo, tutti -nessuno escluso- farebbero attenzione alle piccole cose. Ad esempio, non occupando il parcheggio dei diversamente abili, seguendo la fila senza la pretesa di passar avanti a chi è arrivato prima, o ancora premiando la voglia e la capacità di fare e non l’incompetenza e rispettando l’altro -qualunque esso sia- al di là del suo status economico.

Ma ahimè, in Italia non è così. Alcune persone -non poche come si pensa- si lasciano prendere da questa corsa alla disonestà e dalla mancanza di rispetto e meritocrazia che ci sta portando alla rovina. Ciascuno dice: “se lo fa lui, perché non posso farlo io?”. Come dargli torto! Se lo Stato lo permette al mio vicino, perché non dovrebbe permetterlo anche a me? Ma lo Stato siamo noi! Il problema è serio e non è esclusivamente economico. E’ una questione di coscienza. Potrei concludere con una domanda. Non è che anziché chiuder uno o peggio due occhi (soprattutto per chi lavora con tanta serietà e fatica!), sarebbe meglio iniziare ad aprirli? Giusto per capire che quello che viviamo oggi, parte dall’alto. Chi ci amministra pensa di essere autorizzato ad agire in questo modo è solo perché altri glielo permettono. Uno sguardo sveglio e attento, moltiplicato per qualche milione potrebbe aiutare a cambiare davvero il paese.

Enzo Vincenzo Sciarra

Gli Invisibili! Stanchezza e vergogna, sopravvivenza e disperazione, solitudine ed esclusione sociale



Gli Invisibili 
Stanchezza e vergogna. Sopravvivenza e disperazione. Solitudine ed esclusione sociale. Di questo si compone la “città invisibile”. Quella ignorata e scansata, perché puzza di orina; quella compatita ma, immediatamente dopo, dimenticata. Un cartone, un litro di vino in scatola, qualche straccio e un portico. Per un clochard, la vita è tutta qui. La consapevolezza che scomparire agli occhi dei passanti di una stazione, di una strada affollata in pieno centro, è davvero la cosa più facile del mondo.

Gli "invisibili", quelli di cui ignoriamo l'esistenza anche se magari vivono nel nostro stesso quartiere, sono moltissimi; presi come siamo dalla nostra routine quotidiana e dai nostri problemi difficilmente ci accorgiamo di loro.
Gli invisibili non sono soltanto quelli che vivono ai margini della società, i senza tetto, ad esempio; se è vero che questi sono invisibili per la maggior parte di noi, nel senso che non ce ne preoccupiamo più di tanto, ci sono molte associazioni ed enti che cercano di occuparsi di loro, nel limite del possibile.
Gli invisibili veri, gli individui che sul serio sembrano non esistere per nessuno, sono spesso quelli più indifesi, quelli che non riescono neppure a chiedere aiuto. Purtroppo al giorno d'oggi gli invisibili sono in continuo aumento, vuoi per la crisi economica, vuoi per la crescente incapacità degli uomini di preoccuparsi degli altri.
Gli invisibili sono i figli di famiglie disastrate, ma anche solo di coniugi separati e litigiosi, che vivono in modo lacerante l'assenza di punti di riferimento responsabili.
Gli invisibili sono i giovani coinvolti nella criminalità, tutti intorno a loro sanno, ma nessuno si preoccupa sul serio della strada che stanno percorrendo.
Gli invisibili sono quelli che cercano di mantenere una vita dignitosa ed onesta, nonostante l'assenza di lavoro, nonostante i soldi che per pagare le bollette vengono limitati nell'acquisto di beni di prima necessità.
Gli invisibili sono i bambini costretti a crescere troppo in fretta per sopperire all'irresponsabilità di chi li ha messi al mondo, bambini venduti, abbandonati o uccisi già nel ventre delle loro madri.
Gli invisibili sono quelli che si battono ogni giorno per un mondo migliore ma vengono ignorati o addirittura ostacolati dalle istituzioni.
Gli invisibili sono i vecchietti che se gli chiedi come stai ti dicono "bene" anche se non hanno i soldi per comprarsi il caffè, un lusso troppo dispendioso per la loro pensione.
Gli invisibili sono quelli che negli ospedali non hanno nessuno che li va a trovare ed i ragazzini negli istituti che sognano una mamma ed un papà ma che nessuno vuole perchè sono troppo grandi.
Apriamo gli occhi.
Lasciamo che l'amore ci faccia tornare a vedere.

Enzo Vincenzo Sciarra

Stime Istat sulla crescita: l’effetto degli 80 euro elargiti da Renzi è pari a zero


Risale la spesa delle famiglie dopo tre anni: nell’anno in corso segna un aumento dello 0,2%. secondo una stima dell’Istat che il 2015 non ha avuto un ulteriore miglioramento con una crescita dei consumi delle famiglie pari allo 0,5%. Per quanto riguarda le prospettive dell’economia italiana, l’Istat sottolinea che dal bonus di 80 euro deciso dal governo ci sarà «un minimo effetto positivo sui consumi privati nel 2014/2015, con un effetto trascinamento» anche per i prossimi anni. La spinta sui consumi è dunque “minima” mentre prospettive di crescita giungono dall’aumento degli investimenti (+1,9%). Nel 2016 il Pil in termini reali salirà dello 0,6%, mentre nel 2017 è prevista una crescita dell’1,0%. Previsione peggiori di quelle ufficializzate dal governo che nelle ultime stime ufficiali indicava +0,8% per il 2015 e +1,3% per il 2016.

Sul fronte dei senzalavoro le notizie restano pessime: il tasso di disoccupazione peggiorerà nel 2015, salendo al 12,7% (12,2% nel 2013); si stabilizzerà verso il 2016 quando è atteso in calo al 12,4% e si ridurrà ulteriormente nel 2017 al 12%. La quota di disoccupati di lunga durata pesa sulla dinamica del mercato del lavoro ed è risultata la più rilevante tra i principali paesi europei con un crescita rispetto all’anno precedente di circa 6 punti percentuali. Tale componente è cresciuta significativamente (circa il 56,4% del totale dei disoccupati, erano il 45,1% all’inizio della crisi), sia nel Mezzogiorno sia nel Nord-Est.
La crescita a +0,2%, sottolinea il Codacons, era una stima già avanzata dal governo Letta per il 2014. Se ora l’Istat la ribadisce, significa che l’effetto degli 80 euro è pari a zero.

Enzo Vincenzo Sciarra

Renzi mente indisturbato, sa di parlare a una platea di idioti



Renzi sta dicendo: “Il Pil aumenta quest’anno: per la prima volta dopo molti anni, l’Italia è ripartita grazie alle mie riforme. Questo mi legittima ad andare avanti riformando la Costituzione per concentrare i poteri dello Stato, anche quelli di garanzia, nelle mani del primo ministro” (e per fare in modo che il Parlamento sia composto interamente da nominati dei segretari di partito). Però solo un pubblico di cretini può interpretare come ripartenza strutturale, come una manifestazione di ritrovata vitalità, anziché come un rimbalzo (il cosiddetto salto del gatto morto), un misero aumento dello 0,5% dopo molti anni di recessione – uno 0,5% che lascia l’Italia ultima in Europa e nell’Ocse. Ultima, con una disoccupazione giovanile dirompente, un continuo scivolamento del Meridione verso condizioni africane, e una crescente fuga all’estero di capitali e cervelli.

Uno 0,5 % dovuto al fatto che adesso si conteggiano nel Pil anche i redditi da prostituzione, narcotraffico e altri crimini. Senza questa aggiunta, avremmo un calo del Pil, un -0,3% circa! Quindi il declino non si è invertito, né arrestato. Se inoltre si considera che in questo periodo abbiamo goduto di uno straordinario insieme di fattori esterni, indipendenti dalle riforme di Renzi, fattori estremamente favorevoli per la crescita economica (ossia il fortissimo risparmio sul petrolio, la svalutazione dell’euro, tassi e spread molto favorevoli, il quantitative easing, la compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori, il deprezzamento delle materie prime), e che ne abbiamo tratto solo uno 0,5%, allora è evidente che quel mezzo punto percentuale, in questo contesto, è indice non di ripresa, ma di peggioramento strutturale e di conferma della non funzionalità del sistema-paese.

Risponda Renzi: che cosa succederebbe al Pil italiano qualora quei fattori esterni, o anche solo uno di essi, venisse meno? O se non conteggiasse nel Pil le marchette delle battone e i lucri degli spacciatori? E’ evidente che, quando proclama che con le sue riforme ha fatto ripartire il paese, Renzi calcola di rivolgersi a una base elettorale composta da idioti. Esattamente come quando promette un taglio sostanziale della pressione fiscale mentre è vincolato a clausole di salvaguardia per 60 miliardi pronte a scattare l’anno prossimo sull’Iva e su altre imposte.

Enzo Vincenzo Sciarra

LE ILLUSORIE RIFORME DI RENZI MORIRANNO NEL 2016


La previsione di una crescita italiana nel 2016 di solo l’1% da parte dell’agenzia di rating statunitense è solo un’opinione, basata su ipotesi evolutive delle principali variabili macroeconomiche domestiche e, soprattutto, globali. Ma prima che i soliti noti alzino il ditino dicendo “Moody’s chi, quella che dava la tripla A a Lehman?” (perché in Italia ignoranza e frasi fatte scorrono a fiumi, come noto), forse bisognerebbe riflettere sullo scenario che abbiamo davanti.

Ed è uno scenario sempre più problematico: la Cina che manda segnali sempre più forti di malessere economico, celati dietro dati che sono sempre più come il vestito nuovo dell’imperatore, quando non più propriamente illeggibili. Poi la fuga biblica da materie prime e valute dei paesi emergenti, che ha base fondamentale e magnitudine finanziaria, cioè per definizione iperbolica (il concetto di overshooting che ben conoscono quanti operano sui mercati finanziari). Ma queste tendenze vanno in una sola direzione: il contributo dei paesi emergenti alla crescita mondiale è destinato ad essere brutalmente ridimensionato, ed i prossimi mesi lo confermeranno.

Quindi, è lecito e verosimile attendersi che le previsioni aggiornate di crescita globale e per singoli paesi, nelle prossime settimane, vengano tagliate. Per l’Italia ciò accadrà, con sinistro tempismo, in occasione della gestazione della legge di Stabilità 2016. Il rischio di far crollare il castello di carte di Matteo Renzi, fatto di clausole di salvaguardia prese a calci lungo la strada e di sconti ottenuti dalla Ue in contropartita di “riforme”, è quindi altissimo. Ovvio che, in caso di deterioramento congiunturale di una qualche entità, vi saranno margini di rilassamento del rapporto deficit-Pil, ma il punto non è questo.

Interessante, comunque, il fatto che economisti vicini al governo, come Tommaso Nannicini, abbiano rilanciato l’idea dei “contratti bilaterali” (tra singoli paesi e Commissione Ue), mai nati in Eurozona e proposti tempo addietro da Angela Merkel ma rilanciati anche dallo stesso Renzi, all’inizio della sua esperienza a Palazzo Chigi, probabilmente senza comprenderne realmente la portata e le conseguenze: flessibilità di bilancio contro riforme strutturali concordate e supervisionate in modo cogente (più propriamente, dettate) da Bruxelles-Francoforte-Berlino.

Ma se mai si giungesse ad un esito di questo tipo, il processo avrebbe uno ed un solo nome: memorandum, cioè Troika. Il che significherebbe, tra le altre cose, che le mitologiche “riforme strutturali” di Renzi si rivelerebbero per quello che sono: acqua fresca. Soprattutto sul mercato del lavoro, dove resterebbe ancora tutto da fare, in una direzione piuttosto ben delineata ma che quasi tutti fingono di non vedere, mentre fanno gli scongiuri: contratti collettivi esclusivamente aziendali, estensione del contratto a tutele crescenti a tutti i lavoratori dipendenti, introduzione di un salario minimo intersettoriale.

Alcune minacce di scenario erano già evidenti più di un anno addietro, incluso il rischio-memorandum, mentre il rischio-emergenti era evidente già a inizio 2015. La sola politica monetaria non basta, questo è ormai noto ed acquisito a tutti, con la sola eccezione di guru febbricitanti e piccoli alchimisti opportunisti che spacciano illusioni e scorciatoie agli elettori, vivendo di una miserabile rendita parassitaria. Attendiamo il 2016.

Enzo Vincenzo Sciarra

SAREMO POVERI DA FAR INVIDIA AL TERZO MONDO,GRAZIE A RENZI! FINO AL 2018 GLI ITALIANI PAGHERANNO 2.540 MLD DI TASSE (PIU’ DEL DEBITO PUBBLICO ATTUALE)


Noi non abbiamo colpa se vi siate mangiati l’Italia intera!
La pressione fiscale resterà sempre inchiodata sopra il 43% per altri quattro anni. Non accennerà a calare, fatta eccezione per lievissime riduzioni in alcuni anni, il peso delle tasse sulle famiglie e imprese italiane tra il 2015 e il 2018.
Quest’anno il macigno tributario si attesterà al 43,4% del pil, restando di fatto allo stesso livello del 2013 e del 2014, e schizzerà fino al 43,6% nel 2016; poi una impalpabile diminuzione: 43,3% nel 2017 e 43,2% nel 2018.
Quattro anni di pressione fiscale insostenibile provocata da un aumento delle entrate tributarie, nel quinquennio, di oltre 45 miliardi di euro. Così il Centro studi di Unimpresa, che elaborato l’ultimo Documento di economia e finanza del governo, nel giorno in cui l’Istat ha certificato che lo scorso anno il peso delle tasse sulle famiglie e sulle imprese si è attestato al 43,5% del prodotto interno lordo.
“Con questo peso delle tasse, è difficile sperare di agganciare la ripresa” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. Praticamente, è impossibile.
Un livello di pressione fiscale costantemente alto, dunque quello programmato dal governo di Matteo Renzi, che è la conseguenza della crescita delle entrate tributarie: il gettito correrà molto più del pil e aumenterà, complessivamente tra il 2014 e il 2018, di 45,7 miliardi. Altro che “taglio delle tasse” più volte annunciato da Renzi.
Nel dettaglio, rispetto al 2013 nel 2014 lo Stato ha incassato 1,6 miliardi in più da imprese e famiglie che hanno assicurato un gettito di 487,5 miliardi di euro.
In termini percentuali si tratta di un incremento lieve, lo 0,34% in più, ma che va nella direzione opposta rispetto all’andamento dell’economia, prevista in calo dello 0,3% secondo il Def approvato dal governo.
Una doppia velocità che si registra costantemente anche nelle previsioni degli anni successivi.
Il gettito tributario nel 2015 arriverà a 493,7 miliardi in aumento di 6,2 miliardi rispetto a quest’anno: tasse in crescita dell’1,27%, mentre il pil dovrebbe salire solo dello 0,5%.
Nel 2016 lo Stato incasserà 507,9 miliardi di euro con un incremento di 14,1 miliardi sull’anno precedente: in termini percentuali la crescita delle imposte è pari al 2,88% che va raffrontata con lo 0,8% della crescita economica.
Nel 2017 la situazione è sostanzialmente identica: grazie a un incremento di 11,1 miliardi sul 2016, il gettito tributario arriverà a 519,1 miliardi in aumento del 2,19% e col pil in crescita dell’1,1%.
Chiude il conto il 2018, quando le tasse versate da aziende e cittadini nelle casse dello Stato saranno pari a 531,6 miliardi in aumento di 12,5 miliardi sull’anno precedente: vale a dire +2,42% e pil più lento all’1,2%.
Nel quinquennio 2014-2018 le tasse pagate dai contribuenti in Italia arriverebbe a toccare 2.540,1 miliardi di euro. Più dell’attuale debito pubblico accumulato in oltre sessanta anni di spesa.

Enzo Vincenzo Sciarra 

Fonte: Nuovo illuminismo

30 dicembre 2015

Allergia per gli americanisti....


Allergia per gli americanisti....  

America A noi ci hanno insegnato tutto gli americani. 

Se non c’erano gli americani a quest’ora noi, eravamo europei. Vecchi, pesanti, sempre pensierosi, con gli abiti grigi e i taxi ancora neri.
Non c’é popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli americani. E generosi, e buoni, e giusti.
Non c’é popolo che sia più giusto degli americani. Anche se sono costretti a fare una guerra, per cause di forza maggiore, s’intende, non la fanno mica perché conviene a loro. No! E’ perché ci sono ancora dei posti dove non c’è né giustizia, né libertà. E loro, eccola lì, pum! Te la portano. Sono portatori, gli americani. Sono portatori sani di democrazia. Nel senso che a loro non fa male, però te l’attaccano.
L’America é un arsenale di democrazia. E quello che mi ha sempre colpito degli americani è questo gran desiderio questo gran bisogno di divulgare, di esportare il loro modo di vivere, la loro cultura... no, non la cultura... le innovazioni, i fatti di costume ecco, sono portatori sani di cose nuove gli americani. Sempre nel senso che a loro non fanno male però te le attaccano.
Alla fine della seconda guerra mondiale, sono arrivati qui e hanno portato: jeep, scatolette, jeans, cultura... no non la cultura... movimenti dinoccolati, allegria progresso cultura... non la cultura... la Coca-Cola il benessere la tecnologia, lo sviluppo...
E di colpo, l’Europa, la vecchia cara Europa, coi suoi lampioncini fiochi, le sue tradizioni i fiumi, i violini i valzer …
E poi luci e neon, e vita e colori, e poi ponti autostrade, televisioni grattacieli aerei... Chewing-gum! Non c’é popolo più stupido degli americani.
La cultura non li ha mai intaccati. Volutamente. Sì, perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura vecchia elaborata, Leonardo Shakespeare Voltaire Hegel Schopenauer. Ma certo, più semplicità, più immediatezza. Loro hanno sempre creato, così, come andare al cesso.
L’America é un paese di giovanotti. Gli americani sono gli unici al mondo, che a Disneyland non si sentono idioti neanche per un attimo. No, io non ce l’ho mica con l’America, no anzi, mi piace. Ce l’ho con gli americanisti di tutto il mondo. L’America, si sa, é stato un errore di navigazione. Mica ci volevamo andare, ci siamo cascati. Ecco cos’è l’America, é uno scivolo, una buca, un’enorme buca col risucchio: SSSCCHHIVVRRUMMM! No un momento, mica ci son cascati tutti subito nooo. All’inizio, c’era anche il vento dell’Est, che tirava come dice la parola, un po’ più in là. Sì, l’Unione Sovietica, con le sue promesse, il suo senso di uguaglianza, di giustizia, l’Internazionale Socialista, la sua cultura... no la cultura anche lì …
E l’Italia, con le sue macerie, ma già con le sue prime luci al neon, oscillava, oscillava: “Meglio di qui... no, meglio di là...”. Chi faceva il tifo per l’uno, chi faceva il tifo per l’altro, insomma, si discuteva, ci si dibatteva tra due culture... ma no, quali culture, tra due bulldozer! Ecco.
Poi a un certo punto, senza preavviso, senza nemmeno che un colonnello dell’aviazione ce lo dicesse, il vento dell’Est smette. E da quel momento, SSSCCHHIVVRRUMMM! Tutti in buca.
Ma come? Non eravamo diversi? Non si oscillava? Non ci si dibatteva? Macché più niente. Tra un imbucato e l’altro non si riconosce più nessuno. Quelli di destra maledizione, mi diventano sempre più democratici. Quelli di sinistra sempre più liberali, e SSSCCHHIVVRRUMMM! Quelli di centro... no, quelli di centro niente da dire: sono sempre stati bucaioli loro. Ma dagli altri, non me lo aspettavo.
E ora tutti a dire: “Che bella la buca... ma che bella la buca... non c’é niente di più democratico della buca... a me piace la buca di Reagan... no, io sono per quella di Clinton, Kennediano, eh già, perché c’é buca e buca eh, viva la buca”.
La buca è l’ineluttabile destino dell’umanità. È lo sviluppo incontrollato e selvaggio, è la spietata legge del più forte intesa come selezione naturale della specie. È l’eroico sacrificio di qualsiasi giustizia sociale. È la vittoria totale del mercato. È il trionfo dell’unica visione del mondo. La buca è l’America!
Ed eccoci qui anche noi, liberi, liberali, liberisti, siamo per la rivoluzione liberale, ma con la solidarietà, siamo liberistici e per il liberalismo, siamo liberaloidi, libertari, libertini. libertinotti. Liberi tutti!
No, a me l'America non mi fa niente bene. Troppa libertà, non c'è niente che appiattisca l'individuo come quella libertà lì. Nemmeno una malattia ti magia così bene dal di dentro.
Come sono geniali gli americani, te la mettono lì, la libertà è alla portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole, e tutti suonano come vuole la libertà.

Enzo Vincenzo Sciarra

ATTENZIONE!Non aprire la partita iva inconsapevolmente!Ecco le cose che DEVI sapere


Aprire ora la partita iva è sinonimo di sfruttamento,precariato e tasse altissime,a causa della legge di stabilità.Ecco cosa devi sapere per non sprofondare.

Dire “Ho la partita Iva”ormai è sinonimo di sfruttamento, precariato, tasse altissime. Ma con la disposizioni inserite nella Legge di Stabilità che è entrata in vigore dal 1 gennaio 2015, la situazione non migliora. Anzi, per i giovani scompare il regime fiscale agevolato: sembrano proprio loro i più penalizzati. Se stai pensando di aprire partita Iva pensaci bene, anzi benissimo. Perché potresti andare incontro a dei rischi che ancora non conosci. E se devi proprio aprirla sarà meglio che tu lo faccia entro il 31 dicembre, col vecchio sistema dei minimi. Ecco una semplice guida di Fanpage.it per aiutarti a prendere la decisione più giusta. E a non rimanere fottuto.

1. Un consiglio semplice semplice per cominciare: qualsiasi cifra guadagni a partita Iva fai conto che il tuo guadagno reale sarà poco più della metà. Il resto se lo prendono le tasse. E in più non avrai alcuna tutela: ferie, giorni di malattia, maternità, ammortizzatori sociali.

2. Se ricorrono almeno due di queste condizioni devi sapere che sei una finta partita Iva, ovvero una persona che svolge un lavoro dipendente mascherato da lavoro autonomo.

3. Fino ad oggi i giovani (fino ai 35 anni) potevano usufruire del regime fiscale dei minimi, in cui si paga un 5% di Irpef e il 28% di Inps (nel caso della gestione separata) per un totale di 33% di tasse sul reddito (tecnicamente è errato parlare di tasse perché l’Inps rientra nei “contributi”, ma il conteggio spiegato semplice è questo). Questo 33% in realtà diventa di più alla fine dell’anno, perché ci si trova a dover pagare l’acconto sulle tasse dell’anno successivo che (a spanne) equivale a un terzo del totale delle tasse appena pagate. Nonostante questo il regime dei minimi rimane un buon compromesso. Ma da gennaio 2015 non esisterà più. C’è un nuovo “regime di vantaggio” in cui il 5% di Irpef diventa il 15%, da calcolare su un sistema forfettario che è un gran casino (ci arrivo dopo). L’età, dicevo, non conta: sarà applicabile solo a seconda dei limiti di reddito che variano da categoria professionale all’altra. Ad esempio, se sei un commerciante all’ingrosso puoi adottare questo regime se guadagni non oltre i 40mila euro l’anno. Se invece sei nelle professioni sanitarie, o uno sfigatissimo freelance, il limite è 15mila euro l’anno (cioè pochissimo). Insomma, per la maggior parte di noi sarà molto difficile accedervi.

4. La più grande fregatura del regime dei minimi – vecchi e nuovi – della partita Iva è costituita dall’Inps. Cioè dai contributi che ognuno di noi paga per avere la pensione in futuro. L’Inps, infatti, è al 28% nella categoria della gestione separata, in cui rientrano tutti i freelance e i precari. Ma questo 28% verrà portato gradualmente fino al 33% entro il 2019, che assieme all’Irpef aumentato al 15% fa in modo che le tasse arrivino al 50% di quello che guadagni. E questo senza avere la minima idea di quanto avrai di pensione in futuro (ma gli esperti confidano in una cifra misera). Lo scandalo vero, qui, è che la gestione separata è l’unica cassa dell’Inps che ha i conti in attivo, mentre le altre – quelle delle professioni – sono in rosso. Cosa significa? Che probabilmente non avrai mai la pensione, ma con le tue tasse la pagherai a tutti gli altri.

5. Se sei una partita Iva, specialmente se sei giovane, devi essere cosciente di un fatto: ogni cosa che ti verrà promessa sarà una menzogna. Perché non hai un sindacato o nessuno che ti tuteli. Ricordi gli 80 euro di Renzi? “Valuteremo anche per le partite Iva”, aveva detto il premier, ma poi non se n’è fatto nulla. E gli ammortizzatori sociali? Anche lì, si disse che forse si poteva pensare anche alle partite Iva, ma non è successo.

6. Mentre all’estero i professionisti fanno tranquillamente la dichiarazione dei redditi online, in Italia il sistema – e questi nuovi provvedimenti non faciliteranno la vita – è talmente complicato e soggetto a modifiche di mese in mese, che è necessario rivolgersi a un commercialista. Quindi, alle tasse da pagare aggiungete pure tra i 500 e i 1.000 euro annuali di onorario. E sperate di trovarne uno bravo.
7. Veniamo al nuovo calcolo dei costi. Mentre coi vecchi minimi il 5% di Irpef (così come il 28% di Inps) si calcola sui ricavi meno i costi ora arrivano i “coefficienti di redditività”. Che significa? Che se fino ad oggi un freelance poteva cercare di fare più costi possibili per abbassare il reddito, da ora in poi è lo Stato a dirti quanti costi hai fatto. In base alla tua categoria: il coefficiente è il 40% per i commercianti all’ingrosso, il 78% per i freelance. Per questi ultimi significa che su 12.000 di ricavi lo Stato dice che hai sostenuto il 22% di costi. Che è davvero poco: inutile comprare Mac, iPad e iPhone. Aldilà dell’aumento dell’Irpef questa è forse la stangata più dura alle partite Iva, perché proprio sui costi si sotiene la sostenibilità di questa forma di lavoro: se ne hai tanti la partita Iva fa per te, se no lascia stare.

8. Chi ha oggi l’attuale regime dei minimi non deve spaventarsi: continuerà ad averlo fino alla fine del suo svolgimento: 5 anni o fino al compimento dei 35 anni di età.

9. C’è un provvedimento per chi apre una nuova attività (startup) e quindi, presumibilmente, i giovani. Per i primi tre anni ci si potrà ridurre di un terzo il reddito, e su questo calcolo pagarci le tasse. Ho dei ricavi che ammontano a 15.000 euro l’anno? Bene, il 15% di Irpef e il 28% di Inps – nel caso della gestione separata – vanno calcolati su 10.000 euro di ricavi. Una piccola differenza che, a conti fatti, non eguaglia minimamente i vantaggi del precedente regime dei minimi (quello attuale) in cui facendo molti costi, come sempre succede a una nuova attività, si poteva arrivare a dichiarare addirittura un reddito pari a zero (o molto basso).

10. Un’altra grande ingiustizia della partita Iva: il sistema degli acconti. Di che si tratta? Finite di pagare le tasse – a rate o in un colpo solo se si è riusciti a mettere da parte qualcosa – un lavoratore si trova a dover anticipare allo Stato addirittura una parte delle tasse dell’anno che deve ancora venire (il calcolo si basa sui tuoi conti dell’anno appena concluso e appena tassato). Hia appena pagato 4000 euro di tasse e pensi di avercela fatta? Non è così, devi sganciarne altri 1.300 come secondo acconto. Credete che questo rialzo dell’Irpef, l’abolizione dei costi, la cancellazione del regime di vantaggio per i giovani abbiano avuto come vantaggio almeno la fine di questa incredibile ingiustizia? Macché. Gli acconti rimangono.

11. Nel vecchio regime dei minimi per i giovani i costi hanno dei limiti precisi. Si possono detrarre solo le cose direttamente necessarie al proprio lavoro. Un computer, l’arredo per l’ufficio. Una telecamera se si fanno riprese, i viaggi di lavoro, i pasti di lavoro. Rimangono fuori tante cose, quindi, ad esempio i medicinali. Per questa ragione molti scelgono di passare al regime fiscale non agevolato, quello normale, dove si finisce a pagare, tra Irpef e Inps attorno al 50%-60% di tasse. Ma qui, appunto, le detrazioni hanno meno paletti, si possono detrarre molte più cose (e togliendo i costi i ricavi su cui pagherai le tasse si abbassano). Ora coi nuovi minimi della Legge di Stabilità il conteggio dei costi non ci sarà neanche più: è lo Stato a dirti, categoria per categoria, quanto è il tuo regime forfettario, cioè quanti costi hai sostenuto. Ma se passando al regime fiscale normale si può sempre detrarre di tutto non si capisce dove diavolo sia il vantaggio in questi nuovi minimi, dove di costi non se ne possono fare.

12. Non conta essere giovani: si accede al nuovo regime di vantaggio in base a quanto si guadagna. E alcune categorie vengono avvantaggiate rispetto a prima – su tutti i commercianti – molte altre, quelle più precarie, vedono il limite dei 15.000 euro di reddito l’anno per accedere a questo regime come impossibile. Parliamoci chiaro: se uno guadagna 15.000 euro a partita Iva fa anche fatica a vivere, probabilmente vive dai genitori. Ma se ne guadagna 20.000 o 25.000 lordi l’anno, sono sempre 1.000 euro al mese, e la situazione è comunque difficile.

13. Devi proprio aprirla questa partita Iva? E allora inizia a mettere soldi da parte da subito, più che puoi. Non riesci perché fatturi pochissimo, ti pagano le fatture dopo mesi, devi pagare l’affitto, le bollette, il cibo e i vestiti e i ticket all’ospedale? Allora sei fregato.


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28 dicembre 2015

Sei un Uomo, figlio mio!




Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare, O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne, O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio, e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio; Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone, se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina E trattare allo stesso modo quei due impostori; Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto, distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi, o a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante, E piegarti a ricostruirle con strumenti logori; Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,E perdere e ricominciare di nuovo dal principio E non dire una parola sulla perdita; Se riesci a costringere cuore, tendini e nerviA servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,E a tener duro quando in te non resta altro Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”. Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù, E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;Se riesci a occupare il minuto inesorabile Dando valore a ogni minuto che passa, Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa, 
e quel che è di più... sei un Uomo, figlio mio. 

Enzo Vincenzo Sciarra

Essere o non essere. Mateo Renzi che manda l'Italia a puttane o Silvio Berlusconi che va a puttane, comunque in entrambi i casi chi ci va è l’Italia e gli Italiani.




Essere o non essere. Mateo Renzi che manda l'Italia a puttane o Silvio Berlusconi che va a puttane, comunque in entrambi i casi chi ci va è l’Italia e gli Italiani. 
Questo è il problema.Se sia meglio sopportare gli oltraggi, magari chiudendo un occhio e, preferibilmente tutti e due, sulle discutibili esigenze sessuali del premier, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie, naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte? Sognare forse: ma qui è l’ostacolo. Quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte avvinto dal debito pubblico, dalla disoccupazione, dalla corruzione dei politici e dalla loro incapacità, dal nostro servile adattarsi ad un “finché la barca va, lasciala andare”? Chi vorrebbe, sennò, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell’azione perdono anche il nome…
Il lettore perdonerà – è vero – se abbiamo ubriacato il celebre monologo shakespeariano dell’Amleto con i riferimenti alla nostra politica italiana. Il fatto è che si ha un bel dire sulla evoluzioni della storia degli uomini: i problemi di fondo – gira che ti rigira – sono sempre quelli di… sempre: c’era del marcio nella Danimarca di Amleto e molto ce ne è ancora oggi in Italia. L’eterna disputa fra “luce e fango” – per citare Pound – non ha trovato e non troverà probabilmente mai una soluzione definitiva. Ad epoche di oblio della ragione, faranno ancora seguito ere di una qualche eccellenza. Basta aspettare che al tramonto succeda l’alba, allora? 
No: ovviamente, non basta. L’inazione non è mai un bel progetto per l’avvenire.
PS:
«La nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando; ella si allontana dal vero ogni volta che giudica con certezza; e non solo il dubbio giova a scoprire il vero, ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio, e chi dubita sa, e sa il più che si possa sapere.»
Enzo Vincenzo Sciarra

La vera opposizione è il M5S, Grillo continua a crescere. Ecco perché gli italiani lo votano e lo voteranno:


La vera opposizione è il M5S, Grillo continua a crescere. Ecco perché gli italiani lo votano e lo voteranno:
il Movimento 5 Stelle continua a crescere. I motivi per cui molti italiani hanno scelto di votare Grillo. 
La vera opposizione in Italia è rappresentata oggi dal Movimento 5 Stelle. Con il PD al Governo non è più Forza Italia il partito deputato dai cittadini a contrastare l’azione dell’Esecutivo, considerato ormai dai più come parte di quella larga maggioranza guidata da Renzi. Secondo il 56% degli italiani infatti, sono i pentastellati il vero e unico contraltare.

Ecco i risultati dei sondaggi:
Solo il 19% degli intervistati ha infatti indicato il partito di Berlusconi, il 7% ha risposto la Lega,l’8% altri partiti.
L’indagine:
«A poco più di due anni dall’esordio parlamentare la maggioranza assoluta dell’opinione pubblica, riconosce oggi al Movimento 5 Stelle il ruolo di vera forza di opposizione. E Beppe Grillo viene sempre più considerato dagli italiani il principale competitor di Renzi nel futuro scenario elettorale».
Non esiste più il pluriennale dualismo tra destra e sinistra, oggi come oggi, l’unico in grado di opporsi a Renzi è lui: Beppe Grillo, l’uomo che dal nulla ha creato un movimento che nel giro di pochi anni si è trasformato nel secondo partito d’Italia.
Un’opinione condivisa da tutti, trasversalmente e soprattutto in crescita, segno che la campagna elettorale dei pentastellati in vista delle prossime elezioni politiche colpiremo nel segno. Tra gli interpellati infatti, solo 3 elettori su 10 si definiscono di Sinistra o di Centro Sinistra; 2 su 10 invece di Centro Destra. Altra caratteristica interessante: coloro che hanno scelto di sostenere Grillo si definiscono politicamente non collocati.

Perchè votare M5S
Perché molti elettori italiani scelgono di votare 5 Stelle. Secondo il 43% di essi infatti, il Movimento rimane l’unica forza che garantisce un cambiamento. Il 30% parla della trasparenza e dei tagli; il 27% la politica economica e fiscale portata avanti dai 5 Stelle.
«Nella scelta del 43% degli elettori del M5S resta del tutto centrale il bisogno di un radicale cambiamento della classe politica nel nostro Paese. Tre su dieci evidenziano l’impegno del Movimento per la trasparenza nelle attività parlamentari e per il taglio dei costi e degli sprechi. Il 27% degli intervistati pone alla base del voto per Grillo anche l’esigenza di una differente politica economica e fiscale in Italia e in Europa».

Enzo Vincenzo Sciarra

IL SETTIMO GIORNO DIO CREÒ IL LECCACULO





IL SETTIMO GIORNO DIO CREÒ IL LECCACULO – SEMBRA FACILE MA È UN’ARTE SOTTILE - C’È SEMPRE UNA SCUSA BUONA PER GIUSTIFICARE IL PROPRIO SERVILISMO - “UN PIACERE IRRINUNCIABILE PER I POTENTI”
“Il lecchino ha origine dall’autocompiacimento: senza ossa, al posto dell'anima ha un clistere oleoso. È amabile, lo dice già il diminutivo, non ha mai un'opinione propria, e prospera in tutti i settori: ci sono perfino i lecchini della franchezza e della coerenza”...

Nel passato, lisciare il proprio capo per conquistarsene il favore, era come minimo considerato un atteggiamento al limite della viltà e della coscienza, che aveva ancora un peso rilevante, influiva pesantemente sulle dinamiche di comportamento e certi atteggiamenti dovevano per forza essere mimetizzati.

I lecchini si vergognavano e spesso venivano additati, derisi e criticati.

Oggi, nella società post-rampantistica, sempre più gerarchizzata e governata dalla logica del profitto, dalla competizione sfrenata e sfalsata dalla logica della raccomandazione, dalla prevaricazione del più forte ed esaltata dalla filosofia machiavellistica del primeggiare a tutti i costi, questo atteggiamento è diventato una virtù vitale ed è diventato la soluzione ideale per minimizzare le proprie incapacità lavorative. E' l'arma di difesa più semplice e meno onerosa.

Saper leccare è un'arte che per alcuni risulta naturale ed istintiva e per altri è il frutto di studio e di una preparazione, faticosissima e minuziosa.

Teoria del perfetto leccaculo:

Le capacità istintive sono state formalizzate in una vera e proprio scienza, i cui fondamenti sono due postulati, sette comandamenti e l'individuazione di alcuni comportamenti:

POSTULATI:

Primo postulato: Turnover e teoria del ricambio naturale.

Il "leccato" può cambiare ma le "lingue" restano sempre le stesse.

Secondo postulato: Moto e transizione .

Il lecchinaggio rende ben accetto chi lo effettua e gratifica chi lo riceve!

Se da un lato si rafforza la tendenza a leccare, dall'altro aumentano sempre più i potenti che amano ed incoraggiano essere slinguazzati.

Ricevere complimenti e sentirsi circondati dal consenso spudoratamente falso, piace sempre di più. La verità fa male e l'adulazione è sempre più vincente.

Contraddire il capo, vuol dire rischiare gravi ripercussioni ed essere sottoposto al dissenso di tutti gli altri. L'elogio, anche se falso, convince "il leccato" della propria bravura, intelligenza, conferma la posizione "dominante" e rafforza il centralismo del capo

Ecco i sette comandamenti del perfetto leccaculo:

1) Individuare con precisione il soggetto da leccare.

2) Leccare in ogni situazione ed in ogni caso, senza temere di leccare troppo.

3) Leccare anche in assenza del destinatario.

4) Assicurarsi che la slinguazzata giunga a destinazione con decisione e con tanto di mittente.

5) Personalizzare la leccata a seconda del destinatario, scoprendone i punti deboli: figli, intelligenza, bellezza, professione, casa, squadra di calcio.

6) La pazienza è una delle virtù del leccone, che a volte deve lavorare sulla distanza.

7) Non desistere, anche se si è disturbati da altri concorrenti.

Tipi di lecconi esistenti:

Il lungimirante: che guarda lontano, lecca oggi per incassare domani, s'ingrazia le simpatie del meccanico anche se la sua macchina, appena uscita dalla concessionaria, è perfetta, perchè non si può mai sapere!

Il cecchino: che prende bene la mira e spara le sue leccate soltanto al potente di turno, a chi gli può servire nell'immediato per ottenere questo piacere o quell'altro favore.

L'istintivo: che lecca tutto e tutti, sempre ed ovunque, che lascia la scia al suo passaggio, che sbava ovunque, perché è geneticamente predisposto. Non ha bisogno di allenarsi, gli viene spontaneo, ha un "dono di natura".

Il cortigiano: che fa la corte all'impiegato appena assunto, solo per il fatto che è figlio di una persona molto importante al Comune, o è destinato a far presto carriera .....!

Il leccone di scambio: campeggia su tutti per l'elevato tasso di rendimento. "Tu dici in giro che io sono bravo ed io faccio altrettanto con te!" Con questa tecnica si sono costruite dal nulla vere e proprie fortune ed intere carriere.

La dinamica dei comportamenti umani ha fatto si che adulatori, lecchini, sviolinatori, ruffiani e leccaculo in generale non siano più considerati in modo negativo.

Questo ha modificato i vecchi rapporti tra le classi sociali.

Ma ironia a parte.....peccato! Peccato perché questo fa delle persone sincere, una razza sempre più in via d'estinzione…

Dagospia

26 dicembre 2015

La Bibbia condanna l’idolatria che praticano i cattolici romani


La rima obiezione che si deve muovere contro il clero e tutti i cattolici romani è il fatto che hanno tolto dal catechismo il secondo comandamento dei dieci comandamenti, che dice:
“Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti.” (Esodo 20:4-6)

La Bibbia parla contro l’idolatria e definisce cosa sono e cosa fanno gli idoli, infatti in essa leggiamo:
“Ma il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace.
I loro idoli sono argento ed oro, opera di mano d’uomo.
Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno naso e non odorano, hanno mani e non toccano, hanno piedi e non camminano, la loro gola non rende alcun suono.
Come loro sian quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano.” (Salmo 115:3-8)

Inoltre, è significativo il racconto biblico in cui si narra che l’Arca dell’alleanza è stata a contatto con una statua. Eccovi cosa dicono le sacre Scritture:

‎“I Filistei, dunque, presero l’arca di Dio, e la trasportarono da Eben-Ezer a Asdod; presero l’arca di Dio, la portarono nella casa di Dagon, e la posarono allato a Dagon. E il giorno dopo, gli Asdodei alzatisi di buon’ora trovarono Dagon caduto con la faccia a terra, davanti all’arca dell’Eterno. Presero Dagon e lo rimisero al suo posto. Il giorno dopo, alzatisi di buon’ora, trovarono che Dagon era di nuovo caduto con la faccia a terra, davanti all’Arca dell’Eterno; la testa e ambedue le mani di Dagon giacevano mozzate sulla soglia, e non gli restava più che il tronco.” (1 Samuele 5:1-4)

Quindi, la Bibbia condanna l’idolatria da chiunque praticata, e di conseguenza anche l’idolatria praticata dai Cattolici Romani è da condannare, ed essa porta chi pratica tale peccato ad essere gettato all’inferno, perché gli idolatri non erediteranno il Regno di Dio, come ha detto Paolo:
“Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né GL’IDOLATRI, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio.” (1 Corinzi 6:9-10)

Pertanto, alla luce di quanto abbiamo detto sopra, mi rivolgo a voi Cattolici Romani e a tutti coloro che sono comunque idolatri: convertitevi dagl’idoli all’Iddio vivente e vero, abbandonate di fare i vostri culti idolatrici in riverenza di statue e altri oggetti che nulla hanno a che fare con il culto spirituale da rendere a Colui che ha fatto i cieli e la terra. Ravvedetevi e credete nell’Evangelo, e Iddio vi farà nascere di nuovo e diventerete così figlioli di Dio e l’ira di Dio non sarà più sopra di voi, ma sarete avvolti dalla misericordia di Dio, farete la pace con il Creatore e vivrete una vita serena e piena di gioia. Se voi non vi ravvederete e continuerete ad adorare e servire le creature e gli idoli anziché Iddio, allora sarete condannati ad essere tormentati per l’eternità nello stagno di fuoco e di zolfo. Ecco, ve l’ho detto, ora spetta a voi chiedere perdono e abbandonare l’idolatria, io sono netto del vostro sangue.

Eccovi anche dei video che mostrano chiaramente dove hanno il cuore gli idolatri cattolici romani. Per prima cosa si vede che servono servono gli idoli con il loro cuore e il loro corpo; per secondo vediamo quanto si dispiacciono che il gesso dei loro idoli si rompa quando cadono a terra.

Enzo Vincenzo Sciarra

Non occorre scomodare Carlo Marx…La diagnosi è alla portata di tutti…


Non occorre scomodare Carlo Marx…

Non c’è bisogno di scomodare Carlo Marx. La diagnosi è alla portata di tutti…

Il declino dei partiti (un fenomeno che non è solo italiano) non ha soltanto fattori politici alla sua origine. La fase nella quale lo Stato si curava dell’emancipazione delle classi oppresse è chiusa. Ora è l’altra classe a gestire le relazioni pubbliche. Non c’è quindi bisogno di scomodare Carlo Marx per registrare questi mutamenti. La diagnosi è alla portata, anzi, alla vista di tutti.

I partiti politici sono diventati accumulatori di potere invece che luoghi di mediazione per la gestione del potere e la distribuzione delle risorse.

La “casta” non è la ragione della crisi che stiamo vivendo, ma semmai la conseguenza. La combinazione tra democrazia e capitalismo si è interrotta, il compromesso è sospeso e le classi sono tornate a prendere nelle loro mani le decisioni in particolare la classe che ha il potere economico, grandi industriali, banchieri e grosse istituzioni finanziarie nazionali etero connesse con quelle sovranazionali, da cui provengono le linee guida, che non tengono in alcun conto degli interessi nazionali e delle politiche utili a preservare la pace sociale. A volte, lo scontro sociale anziché essere smorzato viene per lo più alimentato e le classi sociali più deboli saranno poste di fronte alla secca alternativa tra dura reazione o soccombente rassegnazione. Le prima avvisaglie dello scontro sociale in Italia ma anche in Europa, sono già percepite, basta sfogliare i giornali indipendenti, navigare in rete tra i siti di informazione indipendente, per rendersene conto.

Il corpo sociale reagisce oramai in maniera brusca alle imposizioni dell’eurocrazia polico-bacaria ritenuta a torto a o a ragione di marca prettamente germanica.

Enzo Vincenzo Sciarra

NATALE LA FESTA DELL’IPOCRISIA...E' FINITA LA FESTA, TORNATE A COMPORTARVI COME PRIMA!



NATALE LA FESTA DELL’IPOCRISIA

Dunque, non buon natale ma buona ipocrisia!
I Padroni, i burocrati, i politicanti, ossia lo stato e la chiesa cattolica, su 365 giorni che compongono l’anno solare, il 25 dicembre, giorno in cui si celebra il natale cristiano, scoprono il filantropismo e attraverso i mezzi di comunicazione del regime di dominio di cui sono ideatori e detentori, quasi quasi è come se volessero imporre a tutti per decreto di dimostrare bontà verso il prossimo:
ci invitano ad accogliere i poveri nelle nostre convivialità di famiglia e a fare lo stesso con gli immigrati, che si sono trovati costretti a lasciare casa e famiglia in cerca di fortuna altrove;
ci invitano a soccorrere gli ammalati che necessitano di cure;
ci invitano a diffondere messaggi di pace e bandire la guerra.
Ma noi vi chiediamo: mostrarsi buoni per un giorno e poi rubare, sfruttare, provocare morte e miseria ai propri simili per gli altri 364 giorni dell’anno, è bontà o è ipocrisia? Invitare il povero alla propria tavola per un giorno e lasciarlo morire di fame gli altri 364, è bontà o è ipocrisia? Mostrarsi cordiali con l’immigrato per un giorno e perseguitarlo gli altri 364, è bontà o è ipocrisia? Soccorrere chi soffre per un giorno e lasciarlo nella sua sofferenza gli altri 364, è bontà o è ipocrisia? Inneggiare alla pace universale per un giorno e fare la guerra gli altri 364, è bontà o è ipocrisia?
E poi, diteci ancora, come pensate si possa risolvere il problema di intere generazioni che 365 giorni su 365 risultano essere senza prospettive di lavoro e senza futuro, di chi il lavoro ce l’ha ma viene sfruttato con basse paghe 365 giorni su 365, di chi ha lavorato una vita e percepisce 365 giorni su 365 una pensione da fame, dei tanti che 365 giorni su 365 non hanno i soldi per fare la spesa? ecc. ecc. ecc.
Pensate veramente che tutto ciò si possa risolverlo con gli auguri di buon natale e mettendo in atto azioni di bontà verso i nostri simili limitatamente il 25 dicembre?

NO QUESTA È SOLO E SEMPLICEMENTE IPOCRISIA!

Un’ipocrisia che ci rende complici dei padroni, dei burocrati, dei politicanti, dello stato e della chiesa cattolica, ossia di tutte quelle persone e quelle istituzioni che sguazzano magnificamente in questo mondo strapieno di iniquità sociali, in questo mondo che a pochi concede opulenza, ricchezza ed a molti miseria, povertà. Ci rende loro complici perché loro vogliono mantenere questo status quo di barbarie di cui sono ideatori e detentori, questo status quo che a loro garantisce una vita piena di benessere e a tutti gli altri una vita fatta di stenti, questo status quo che ci invita per un giorno, il 25 dicembre, ad essere caritatevoli, ma non col fine di regalare qualche attimo di felicità al povero, al perseguitato, a chi soffre, bensì col fine subdolo di regalare felicità a chi la carità la concede, perché se può concederla vuol dire che può lui illudersi di star bene, di non appartenere alla classe dei poveri. Volete continuare a prendere parte a questa ipocrita sceneggiata?
Preparatevi allora a fare gli ipocriti tante altre volte ancora, preparatevi agli auguri del buon natale del 2011, del 2012, del 2013 ecc. ecc. e ad azioni di carità limitate a un giorno.

QUESTO INIQUO MONDO DI RICCHI E POVERI, DI PADRONI E SERVI, NON SARÀ CERTAMENTE CON LA CARITÀ CHE LO SI SCONFIGGE!
La carità questo iniquo mondo non lo distrugge, anzi semplicemente lo alimenta.
La carità per esserci ha bisogno dei Ricchi Veri, ossia dei padroni, dei burocrati, dei politicanti, dello stato e della chiesa cattolica che la pubblicizzino per fargliela poi fare ai Ricchi d’Illusione, ossia a quanti possano almeno per un giorno sentirsi ricchi tanto da poter concedere la carità a chi invece è povero.

NON PENSATE CHE SIA INVECE ORA DI FINIRLA CON QUESTA IPOCRITA SCENEGGIATA?
NON PENSATE CHE SIA ORA DI FINIRLA DI ESSERE COMPLICI DI QUESTO INIQUO SISTEMA SOCIALE CHE UCCIDE L’UGUAGLIANZA FRA SIMILI PRODUCENDO E MOLTIPLICANDO LE DISUGUAGLIANZE FRA RICCHI E POVERI?

Se pensate ciò le armi a disposizione le abbiamo per definitivamente cambiare questo iniquo status quo, e non sono certamente gli auguri di buon natale, la carità, ma sono invece la solidarietà e il mutuo appoggio quotidiani e non solo il 25 dicembre, l’unione e la voglia di lottare ogni giorno insieme poveri, immigrati, lavoratori, disoccupati, pensionati, ecc. con l’intento di distruggere dominio e costruire libertà, con l’intento di edificare insieme un Mondo Nuovo, una Società Nuova, una Umanità Nova non più di ricchi e poveri ma di uomini e donne libere ed uguali.

Enzo Vincenzo Sciarra

25 dicembre 2015

Povertà necessarie per valorizzare la felicità...


Povertà necessarie per valorizzare la felicità...
L’idea che “essere povero forgia il carattere” è qualcosa che la maggior parte del persone dice per non stare male quando attraversano una fase della propria vita in cui le risorse economiche non raggiungono i livelli migliori. Quando viviamo e sperimentiamo il lato oscuro delle cose, ossia in modo negativo o difficile, semplicemente conoscere questa situazione ci permette di apprezzare molto di più quello che possediamo.
La povertà ci può permettere di dare valore a quello che abbiamo giorno dopo giorno. Con questo non si vuole dire che dobbiamo per forza sperimentare questa situazione per raggiungere la pienezza, ma che in parte tutti ne siamo passati, in un modo o nell’atro, a livello materiale o emotivo. In questo modo, impariamo ad apprezzare i veri pilastri della vita e che quello che avremo sempre non si può comprare con i soldi: l’amore e il nostro “io”.
Quali sono i tipi di povertà che bisogna sperimentare per vivere la felicità
Scarsità di soldi.
Quando viviamo senza certi privilegi materiali, come un semplice riscaldamento, possiamo imparare a renderci conto che è possibile vivere senza, che non è fondamentale nella nostra vita, e in questo modo possiamo comprendere meglio le persone che non hanno la fortuna di godere di questi elementi, valorizzando di più la nostra e la loro situazione.
Tutto ciò permette di sentirsi liberi, di imparare dalle altre persone e ad eliminare tutte le barriere che condizionano e rendono schiavi.
Di certo le persone che hanno avuto problemi economici hanno plasmato un carattere più forte, più umano e più tollerante nei confronti della vita. In fin dei conti, i sogni non si comprano: la mente è così forte che otterrà quello che sembra impossibile. Volere è potere.
È meglio essere libero che essere schiavo di elementi materiali che condizionano.
Scarsità d’amore.
Come potete sapere se siete innamorati se non avete mai vissuto in assenza di questo sentimento? Come potete valorizzare un sentimento così bello se non avete mai sentito la solitudine del disinnamoramento? Per apprezzare quanto di più sacro in questo mondo, l’amore, è necessario che le persone trascorrino qualche momento di solitudine in cui non provarlo. In questo modo, quando lo sperimenteranno, saranno molto più coscienti di tale dono.
Vivere senza amore in qualche momento della nostra vita ci rende più forti e più umili. È il tipo di povertà che rende più ricchi in molti aspetti, perché quando si è stati soli, si impara a trovare l’amore in qualsiasi cosa, qualsiasi azione e a valorizzare le altre persone in modo straordinario.
Una volta aver provato cosa voglia dire vivere soli, si può trasformare questa sensazione in un regalo per tutta la vita.
Scarsità di amici e relazioni interpersonali.
Come potrete apprezzare la compagnia o la consolazione dei vostri amici se non vi siete mai trovati senza di loro? Se non vi siete mai trovati nella situazione opposta, non saprete cosa voglia dire vivere senza relazioni interpersonali, senza sostegni, senza motivazioni, senza allegrie esterne, senza la voglia di condividere con gli altri la vostra vita…
Questi momenti di solitudine così duri che molti di noi abbiamo avuto la “fortuna” di vivere vi faranno capire quanto valore abbiano gli incontri con gli amici e che i rapporti sono unici.
In fin dei conti, “la felicità è completa solo se condivisa”.
L’aspetto importante delle relazioni e delle amicizie non è la quantità, bensì la qualità . Trovare persone che vi sostengano nei momenti difficili e poter godere della loro totale fiducia è un dono prezioso. Un ingrediente affinché questa ricerca sia piú facile, è una sana umiltà personale e buon giudizio.
Scarsità di passione.
La passione per la vita è uno degli ingredienti più belli.
Quando non è presente, proviamo un forte dolore al cuore.
Le persone prive di passione dicono di essersi sentite vuote dentro, senza sogni, senza desideri o mete che permettessero loro di godersi la vita, condividere, scoprire, amare…Senza essa, trascorriamo la vita come essere inerti, cercando costantemente qualcosa che ci riempi e che dia fine a questo profondo dolore che proviamo.
Gli esseri umani che non hanno mai sperimentato tale scarsità probabilmente non sono mai stati abbastanza “vivi” per uscire al mondo in cerca di qualcosa che li appassionasse. Bisogna anche dire, però, che non tutti nasciamo con qualche passione, così come non nasciamo tutti uguali.
Per questo motivo, vi invito a lanciarvi nel mondo, ad esplorarlo, a scoprirlo e incontrarlo. Sperimentare e conoscere molti elementi è la soluzione. Visitare e percorre luoghi dove non avreste mai pensato di andare vi riempirà di energie ed ispirazione per scoprirvi e continuare ad espandervi in quanto esseri umani, lasciando un pezzetto del vostro cuore agli altri e alla vita.
Enzo Vincenzo Sciarra

24 dicembre 2015

Francia: massoneria “sfacciata” a scuola e nelle istituzioni

Francia: massoneria “sfacciata” a scuola e nelle istituzioni

Si scrive laicità, si legge massoneria. Sempre più scoperto il gioco di connivenze ed intrecci tra istituzioni e grembiulini, impiantato in Francia. O meglio, non solo in Francia, sebbene qui, dove i “poteri occulti” si sentono evidentemente più “forti”, escono maggiormente allo scoperto.
Quella che l’agenzia Médias-Presse-Info chiama esplicitamente una «collusione tra il potere socialista ed il Grand’Oriente di Francia» non si limita più a grandi manovre politico-economiche-finanziarie degne del gioco Monopoli, bensì anche in scambi di cortesie e strizzatine d’occhio.
Ad esempio, invitando graziosamente i seguaci di squadra e compasso all’inaugurazione della nuova sistemazione di Piazza della Laicità, a Parigi, nel XV arrondissement (nella foto, il volantino). Ciò, su invito personale del Sindaco della capitale, Anne Hidalgo, ovviamente targata Ps, partito affiliato all’Internazionale socialista.
La chiamata a raccolta è avvenuta lo scorso 9 dicembre nei pressi del parco Citroën. Non a caso. André Citroën (1878-1935), ingegnere e fondatore della nota marca automobilistica a lui intitolata, fece parte della massoneria: vi fu iniziato nel 1904 in una loggia parigina. Certo, ne fu radiato nel 1919, ma insomma è pur sempre uno “di casa”.
Anche la data non è per niente casuale: la cerimonia si è svolta in occasione dell’annuale Giornata della Laicità, per celebrare contemporaneamente l’anniversario della legge del 9 dicembre 1905, che sancì la definitiva separazione tra Chiesa e Stato. Erano presenti Daniel Keller, Gran Maestro del Grand’Oriente di Francia, il primo cittadino di Parigi oltre a folte rappresentanze di tutte le obbedienze massoniche, giunte anche da altre regioni per i festeggiamenti.
Non un gesto episodico, questo, né una semplice cerimonia, bensì un tassello organico di un preciso piano politico: non a caso proprio in tale circostanza è stata presentata e diffusa la “Guida della laicità”, destinata ai 5.600 funzionari comunali. L’indottrinamento istituzionale verrà garantito poi da una serie di stage di formazione, prossimi a partire. Intanto, questo “condensato” di secolarizzazione, in una decina di pagine dense di consigli pratici, propone sei diverse situazioni, specificando alla virgola come comportarsi, in base alle leggi vigenti ed in base ai consigli giunti dall’Osservatorio parigino della laicità.
Manifesto per la laicità
Ad esempio, «che fare se, durante un colloquio di lavoro, l’interlocutore ostentasse un abito o un simbolo religioso», come una croce? Certamente questo fatto, in quanto tale, da solo «non giustificherebbe l’esclusione da un’eventuale assunzione. Tuttavia, se, nel corso della conversazione, il candidato dichiarasse di voler mantenere questo abito o questo simbolo anche dopo esser stato assunto, il funzionario avrebbe il diritto di ricordargli l’incompatibilità del proprio proposito con le regole vigenti nell’ambito del pubblico impiego».
In nessun modo viene ritenuto, infatti, possibile “tollerare” – precisa il documento – «qualsivoglia forma d’incitamento religioso sul luogo ed in orario di lavoro», ricordando il principio di «neutralità» degli uffici.
Secondo i vertici comunali, tale guida «colmerebbe una lacuna» ed i sindacati, con l’euforia alle stelle, han già fatto sapere che «su questi temi sensibili, i funzionari han bisogno di istruzioni chiare».
Anche alle scuole è stato peraltro ordinato di festeggiare la Giornata della laicità. Gli studenti sono stati preparati con lezioni di educazione morale e civica “ad hoc”. Tutto questo s’inscrive nell’ambito della «grande mobilitazione per i valori della Repubblica», proclamata da François Hollande già dopo gli attentati dello scorso gennaio contro Charlie Hebdo e l’Hyper Cacher. Figuriamoci ora… (M.F.)

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