07 marzo 2015

La Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) annuncia con soddisfazione l'imminente ritorno della troika ad Atene


La Grecia sarà nelle prime pagine ancora a lungo....
FAZ.net parla, direi anche con una certa soddisfazione, di un report in cui i ministri delle finanze della zona euro che si riuniranno lunedì potranno decidere di inviare ad Atente dei rappresentanti della Commissione UE, FMI e BCE, il cui ruolo sarà quello di determinare la liquidità del governo greco, perché in Europa ormai nessuno ha un’idea chiara di quanto c’è, o quanto non c’è, nelle casse della Grecia.

In altre parole, la Troika torna ad Atene. 

Tra pochi giorni, all’aeroporto di Atene ci saranno delle limousine (protette e molto ben scortate) pronte ad accogliere la delegazione di quelle istituzioni che una volta si chiamava ‘Troika’ e adesso si chiama con un omnicomprensivo ‘le Istituzioni’. Quindi, tutto quello che il governo di Tsipras ha raggiunto fino adesso è stato quello di cambiare nome ai concetti più odiati di tutto il paese ellenico:

• prima era “Troika”, ora è “le Istituzioni”
• prima era “Liquidità”, ora è “Cash Flow”
• prima era “Terzo Bailout”, ora è “contratto per la ripresa e la crescita dell’economia greca”

A questo punto, tempo proprio che la situazione greca finirà con un’esplosione di violenza, e per capirlo servirà molto meno di quattro mesi.

Nel frattempo che succede nel governo? Visto che le farneticazioni del Ministro delle Finanze non bastavano, il Ministro degli Esteri e leader del “partito dei greci indipendenti” (il mini-alleato di Syriza) Nikos Kotzias, prima di una riunione dei ministri degli esteri della UE che si è tenuta a Riga, ha voluto mostrare a tutti che anche lui non se la cava affatto male, e ha minacciato che se l’Europa butta fuori la Grecia ci saranno decine di milioni di immigrati e migliaia di jihadisti pronti a invadere il continente…. 

La Grecia sarà nelle prime pagine ancora a lungo.

Sanzioni Russia: disastro economico per l’Italia, export -38%. Danni per miliardi di euro

Sanzioni Russia: disastro economico per l’Italia, export -38%. Danni per miliardi di euro

Le sanzioni pesano nei rapporti commerciali italo-russi, soprattutto in ambito agroalimentare, con un crollo delle esportazioni italiane verso la Russia nei settori colpiti dalle sanzioni di almeno il -38%.


Lo dice uno studio dell’International Research Network, Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, che sottolinea: “I volumi nei primi undici mesi del 2014 sono scesi a 24 miliardi di euro circa, dai 28,2 miliardi di euro nello stesso periodo del 2013 (-15,1%)” si legge nel documento che ha avuto in esclusiva askanews. “Il calo ha riguardato sia le importazioni italiane dalla Russia (-17,0%) scese a 15,1 miliardi nei primi undici mesi del 2014 da 18,2 miliardi di euro nello stesso periodo del 2013, sia le esportazioni italiane verso la Russia (-11,7%) passate, nei due periodi, a 8,8 miliardi da 10,0 miliardi di euro”.

In ambito agroalimentare, i dati sul commercio estero italiano evidenziano “un crollo” del “38% nel periodo gennaio- novembre 2014 rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente, particolarmente sostenuto se si tiene conto che le sanzioni sono state adottate solo a settembre”, si legge nello studio. “Si tratta nello specifico dei comparti lattiero caseari, della carne e dell’orto frutta, i quali, presenti nell’interscambio italo-russo con quote ancora contenute (circa l’1% del totale esportato in Russia nei primi undici mesi del 2014), mostravano prima dell’introduzione delle sanzioni spazi interessanti di crescita”.

Più in generale nel 2014 anche l’interscambio commerciale russo ha risentito pesantemente dell’effetto congiunto delle sanzioni, del calo del prezzo del petrolio e della modesta dinamica dell’economia in Area Ue. Dati ancora provvisori sul 2014 segnalano, in parallelo ai dati sul commercio multilaterale, una diminuzione degli scambi anche tra Italia e Russia.

Confrontando i saldi settoriali italiani nei primi undici mesi del 2014 con quelli dello stesso periodo del 2013, si nota un calo significativo del deficit dei prodotti minerari (da 12,5 a 9,9 miliardi di euro) e, in misura minore, di quello dei prodotti petroliferi raffinati (da 3,3 a 2,5 miliardi di euro), sui quali ha in parte inciso la discesa del prezzo del petrolio, oltre alla persistente congiuntura negativa italiana. In flessione è risultato tuttavia anche il surplus dei prodotti tessili e dell’abbigliamento (da 2,1 a 1,7 miliardi di euro) e degli apparecchi elettrici ed elettronici, macchinari meccanici e mezzi di trasporto (nel complesso scesi da 4,1 a 3,4 miliardi di euro), su cui ha pesato la caduta della domanda russa. In aumento invece, seppur marginalmente, il saldo positivo dei prodotti alimentari (nel loro complesso) e degli articoli farmaceutici.

Mentre Varoufakis si piegava a Bruxelles, Tsipras incaricava una Task force per l’uscita dall’euro.

Mentre Varoufakis si piegava a Bruxelles, Tsipras incaricava una Task force per l’uscita dall’euro.


Mentre il ministro dell’economia Yanis Varoufakis era a Bruxelles e accettava praticamente tutte le condizioniproposte/imposte dalla Troika senza battagliare più di tanto,Alexis Tsipras incaricava una Task force di esperti internazionali per definire nei dettagli la prossima uscita della Grecia dall’euro.

Premesso che la frettolosa “ritirata” dei giorni scorsi sui tavoli europei è da interpretare funzionale alla tempistica per la messa a punto di un effettivo Piano B nei minimi particolari, ilneo Premier ellenico è ben conscio che la situazione economica greca non è più recuperabile sotto la totale tutela europea e che le promesse elettorali possono essere rispettate alla sola e imprescindibile condizione di ritorno alla pienaSovranità.

Pertanto ha predisposto, alla stregua dei piani militari per la sicurezza e salvaguardia nazionale, la via di fuga dalcappio dell’euro e dal vero e proprio commissariamento che la Troika sta esercitando da tempo nei confronti del suo paese. 



Nella Task force, per redigere nei dettagli il passaggio alla nuova dracma, sono stati chiamati non solo personaggi greci dell’economia e della finanza, ma anche di altri paesi europei ed extraeuropei che con le loro specifiche competenze possono concorrere a predisporre dei “protocolli operativi” da attivare immediatamente e contestualmente nel caso il governo decida improvvisamente di uscire dall’unione monetaria europea.

Il piano a cui lavorano gli esperti ha l’obiettivo, oltre a considerare gli aspetti prettamente tecnici e pratici correlati alritorno alla valuta nazionale, di prevedere anche gli interventi da adottare nei confronti del sistema bancario, finanziario eassicurativo nonché di supporto alle imprese e alle famiglie da parte della Banca Centrale ellenicanel pieno delle sue ritrovate funzioni.

Si tratterebbe di indicare “cosa e come” il governo dovrebbe materialmente prevedere con decreti urgenti allo scattare dell’ora X decisa per l’uscita, al fine di rendere l’operazione meno traumatica possibile ed esporre lapopolazione e l’economia greca ai minori disagi possibili.

Praticamente le intenzioni del leader di Syriza sono quelle di prepararsi al D-day al meglio visto che ormai gli spazi di manovra con la UE si sono notevolmente ridotti e deteriorati.

Compito richiesto agli esperti incaricati già al lavoro, che fra l’altro hanno accettato di svolgere il mandato a titolo gratuito, è valutare anche se l’uscita sia da limitare dalla sola moneta comune o contestualmente anche dalla stessa UE.

La Task-force di Tsipras ha il compito di agire su diversi campi d’intervento oltre a quelli prettamente tecnici, come ad esempio sulle implicazioni e conseguenze di diritto internazionale che inevitabilmente si manifesterebbero dall’abbandono dall’euro, ad iniziare dai contenziosi che si aprirebbero sui precedenti accordi di salvataggio e che hanno coinvolto i titoli pubblici greci e finanziamenti ottenuti dalFondo MonetarioInternazionale, dalla BCE e dagli stessigoverni europei.

Quindi un gruppo di lavoro a 360 gradi che come limite avrebbe solo tempo limitato: fra meno di quattro mesi scadono le “concessioni” elargite dalle Istituzioni europee (alias Troika)e il governo greco è consapevole che la situazione economica e sociale sarà ulteriormente deteriorata e l’opzione più realistica, per tentare di risalire la china dal precipizio senza fine in cui versa il paese, è quella di uscire dall’euro per potersiriappropriare di tutti gli strumenti a disposizione della politica economica ormai espropriati dai vincoli esterni dei Trattati.

L’unico aspetto nella definizione del Piano B greco che si è riservato lo stesso neoPremier per se e per il suo gabinetto, è quello di predisporre accordi con paesi che possano garantirgli “protezione” finanziaria ed energetica nel delicato passaggio alla nuova dracma e che attenui le sicure “ritorsioni” da parte dell’UE.

Come dire mi metto al riparo sotto l’ombrello americano, russo o di altra forte nazione e poi vediamo se qualcuno in Europa ha ancora la voglia di comandare in casa mia.

La decisione di Tsipras di ricorrere a una Task force di tecnici è corretta e opportuna perché un Capo di Governo a cui sta veramente a cuore il destino del proprio paese,deve prevedere tutte le opzioni possibili, anche estreme,pur di garantire un futuromigliore e dignitoso al suo popolo.

Ero massone. Storia di Maurice Caillet.

Ero massone. Storia di Maurice Caillet.

LA FORMAZIONE RAZIONALISTA, LE BATTAGLIE PER IL CONTROLLO DEMOGRAFICO, POI L’INIZIAZIONE. COSÌ UN MEDICO FRANCESE IN CERCA DI LUMI SI RITROVÒ IMMERSO IN UNA NOTTE FATTA DI TRAME SEGRETE, CORRUZIONE E OCCULTISMO. DOVE TUTTO È TOLLERATO, TRANNE LA CHIESA. CONFESSIONI DI UN EX VENERABILE.

Maurice Caillet è stato massone. Anzi, massonissimo. Per la precisione, è stato Maestro Venerabile di una delle più antiche e importanti logge del Grande Oriente di Francia. Di più: iniziato alla libera muratoria nel 1970 nel Tempio di Rennes, nei suoi quindici anni di fedele appartenenza il dottor Caillet, medico specializzato in chirurgia ginecologica e urologia, ateo razionalista quasi fin dentro il dna, è stato una specie di enfant prodige della massoneria, guadagnandosi il privilegio di accedere agli Alti Gradi del Rito Scozzese Antico Accettato (dei quali molti “fratelli” ignorano perfino l’esistenza), fino a raggiungere il diciottesimo, quello di Cavaliere Rosacroce. Da membro storico dell’Organizzazione per la Pianificazione Familiare, praticava la contraccezione artificiale e la sterilizzazione prima ancora che fossero legalizzate, e dal 1975, dopo aver visto andare in porto il piano massonico per l’introduzione in Francia di una legge sull’aborto, divenne il primo medico a esercitare le interruzioni di gravidanza in Bretagna. Nel frattempo, nel 1973, era anche diventato rappresentante locale del Partito socialista di François Mitterrand, perciò quando, nel 1981, quest’ultimo fu eletto presidente della Repubblica e nominò dodici ministri massoni, Caillet ebbe modo di valutare da vicino il conseguente boom di domande di iniziazione, molte delle quali provenivano naturalmente da politici in cerca di utili amicizie. Lo stesso Caillet, che pure era entrato nella massoneria immaginandola come «un luogo dove scambiarsi le idee all’insegna della laicità», in seguito non disdegnò di scambiarsi appoggi di carriera e favori giudiziari coi fratelli.
Tutto questo, completo di nomi e cognomi, Maurice Caillet lo ha scritto in un libro, Ero massone (Piemme), che da un paio di mesi è uscito anche in Italia. Peccato che pochi se ne siano accorti. Peccato perché tra quelle pagine ci sono cose che forse neanche Dan Brown avrebbe il cuore di attribuire alla più fanatica delle sue sette inventate. A parte l’armamentario classico di compassi e grembiuli, ci sono – raccontati nel dettaglio – formule e riti occulti con tende nere, teschi e bare. C’è (prima dell’iniziazione) l’ispezione dei Maestri in incognito a casa Caillet. Ci sono resoconti di riunioni segrete, mitologia, ideologia, corruzione e trame di potere. Ma soprattutto ci sono l’isolamento, il mobbing spietato e le minacce di morte di cui Caillet fu fatto oggetto a partire dal momento in cui, nel 1984, decise di comunicare ai “fratelli” la sua conversione al cattolicesimo. Sembra il romanzo di un incredibile complottone della massoneria intergalattica. Invece è la storia vera di Maurice Caillet. Che oggi vive in Spagna, sotto protezione
.

Dottor Caillet, lei chiese di entrare nella massoneria da convinto ateo razionalista. E in genere è così che ci si immagina i massoni. Quella che lei racconta, però, è più che altro una strana forma di religione misterica ultrafideista. Che logica ha questo tuffo dai Lumi all’occulto?
C’è qualche cosa di incomprensibile anche per me nell’essere passato dal razionalismo e dallo scientismo all’accettazione di rituali di tipo animista fondati su una mitologia discutibile e a una vera e propria negazione della ragione. Il mio stesso raziocinio ne è rimasto chiaramente annebbiato. Anche altre persone più qualificate di me hanno ceduto alla seduzione delle “sirene” massoniche: curiosità, ricerca di saperi nascosti ai comuni mortali, ambizione di entrare nell’élite. Questa irrazionalità contrasta effettivamente con le filosofie cosiddette dei Lumi, che facevano l’apologia della ragione, spesso con disprezzo per la fede.

Molti princìpi della massoneria non sono altro che una specie di cristianesimo senza Cristo. La sua stessa conversione iniziò quando, durante una Messa a Lourdes, lei scoprì che quel «chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» non era un motto massonico bensì la «parola del Signore Gesù».
Il mio ultimo libro, Ero massone, mostra bene, spero, che i princìpi massonici “Libertà, Uguaglianza, Fraternità” sono effettivamente scimmiottature degli insegnamenti di Gesù, perché deviati o proprio traditi nella pratica. Ma in quindici anni di massoneria io non mi sono mai preoccupato dell’origine di quei princìpi e non ne vedevo le contraddizioni, in particolare l’assenza di uguaglianza tra gli iniziati e i profani e perfino tra i massoni stessi, suddivisi in 33 gradi ben distinti.

Nella storia della sua conversione c’è anche «lo sguardo» del suo padre spirituale Yves Boucher. Possibile che in un monaco ci sia più “umanesimo” che in un libero muratore?
Senza alcun dubbio l’incontro con quel monaco benedettino ha rafforzato la mia conversione: prima in modo intuitivo, poi in modo più cosciente nel corso degli anni, ho avvertito la presenza dello Spirito Santo che animava quell’uomo autentico e distaccato dai beni di questo mondo, presenza che io non avevo mai percepito tra i miei “fratelli” massoni, guidati da ogni sorta di brama e di sofisma. Il suo buonsenso mi ha convinto che la fede non esclude la ragione, ma la eleva. Mi ha anche insegnato a lasciarmi trasformare dalla Grazia che dona la vera gioia.

Dopo la folgorazione a Lourdes le capitarono alcuni fatti inquietanti che lei attribuisce all’«azione del Maligno». Cosa c’entra il diavolo con la massoneria?
Per me è evidente che il Maligno ci tiene a mantenerci sotto la sua dipendenza attraverso l’influenza di false filosofie, il fascino di saperi sedicenti occulti e quella cultura di morte alla quale io ho contribuito con la pratica delle interruzioni di gravidanza. Questo ci svia da Gesù che è la verità e la vita.

Nel suo libro lei cita diversi cattolici affiliati alla massoneria che vivono questa “doppia appartenenza” come se non ci fosse alcun problema. Secondo lei nella Chiesa la massoneria è sottovalutata?
In Francia c’è sempre stata una tradizione di gallicanesimo, vale a dire di indipendenza nei confronti dell’autorità del magistero. È per questo che la prima condanna dell’appartenenza alla massoneria di Clemente XII (1738), poi le seguenti, non furono trascritte né applicate dai diversi regimi francesi, regno, impero o repubblica. Molti tra i massoni giustificano la loro doppia appartenenza col pretesto che il nuovo diritto canonico, uscito dal Vaticano II, non condanna esplicitamente l’adesione alla massoneria e fingono di ignorare la dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede del 26 novembre 1983, firmata da monsignor Ratzinger e approvata da Giovanni Paolo II, dunque senza alcun equivoco possibile. Per di più, alcuni cattolici un po’ ingenui si lasciano sedurre dai princìpi di tolleranza e di umanesimo esibiti dalla massoneria, per la quale in realtà l’antidogmatismo è un vero dogma.

E gli altri la sottovalutano? Sa che nel Partito democratico italiano è iniziato uno psicodramma quando è emerso che alcuni suoi esponenti sono massoni?
Non conosco la situazione in Italia, ma nei paesi anglofoni, così come in Francia, è normale per un uomo politico appartenere alla massoneria.

C’è chi entra in una qualche loggia «per progredire su una qualche via iniziatica o spirituale» e chi invece lo fa «per ampliare la rubrica dei contatti illustri». Dove si incrociano le due strade?
Quando ero Venerabile (o presidente) di loggia, avevo suddiviso i miei “fratelli” in tre categorie: un terzo di idealisti che sperano di migliorare l’uomo e la società (senza l’aiuto di Dio: si chiama pelagianesimo), un terzo di arrivisti che contano sulle loro nuove relazioni per migliorare la loro posizione sociale, un terzo di assistiti che hanno bisogno di una famiglia in cui sentirsi al sicuro, alla maniera dei clientes delle famiglie influenti ai tempi della società romana antica. Ma certamente non c’è una separazione ermetica fra queste tre categorie.

Ma la smania di potere può portare un massone a sostenere battaglie contrarie alle proprie convinzioni? Ha visto esempi di questo?
Assolutamente sì, e il migliore esempio che posso fare è quello dei parlamentari francesi di destra, membri della massoneria, che hanno votato nel 1974 a favore della legge Veil sulla liberalizzazione dell’aborto, mentre le loro convinzioni personali li spingevano a non farlo. Ma due Gran Maestri erano stati scelti come consiglieri del governo e avevano chiesto ai “fratelli” di sostenere quel progetto. La stessa Madame Veil rimase stupita di avere così pochi oppositori.

Lei scrive che l’edonismo massonico «ha portato a preparare e promuovere in Francia», oltre all’aborto, tutte le leggi che favoriscono la cosiddetta secolarizzazione, dal libertinaggio sessuale alla manipolazione degli embrioni. Quindi esiste veramente il famigerato complotto che decide l’agenda della politica e dell’opinione pubblica? E come funziona?
Per prima cosa la massoneria recluta sempre negli ambienti influenti e in particolare negli ambienti della politica e del giornalismo, dell’educazione pubblica e delle professioni liberali. Non si può veramente parlare di complotto, ma nel corso delle riunioni che si svolgono ogni quindici giorni si produce una “unificazione” delle idee, un consenso, che porta i “fratelli” a usare della loro influenza là dove si trovano, e in genere con grande discrezione.

Aborto, legalizzazione delle droghe, eutanasia, divorzio… Come mai il culto massonico della natura e dell’umanità finisce sempre per ritorcersi contro l’uomo?
Effettivamente tutto l’umanesimo che esclude Dio si ritorce contro l’uomo: è così che il comunismo, le cui intenzioni originali erano lodevoli, è sfociato in uno dei più grandi genocidi della storia.

Lei parla esplicitamente del «maschilismo della massoneria». Ma se la massoneria è maschilista, dovrebbe essere maschilista, per esempio, anche la legge sull’aborto. E come la mettiamo con la storia della “liberazione della donna”?
Non c’è tutta la contraddizione che si potrebbe credere tra il maschilismo delle obbedienze massoniche maschili e la cosiddetta liberazione della donna. Il punto che accomuna le due cose è la volontà di sbarazzarsi di tutti gli ostacoli alla possibilità per l’uomo di approfittare delle grazie femminili senza alcun vincolo. Le obbedienze femminili, minoritarie, hanno inseguito la libertà sfrenata senza valutare le conseguenze per la loro femminilità e la loro reale indipendenza.

Dice che non si può usare la parola “complotto”. Ma l’«universalismo massonico» di cui scrive nel libro, che addirittura «aspira al governo del mondo, progetto sostenuto in forma sotterranea da parecchie organizzazioni internazionali pilotate da massoni: Trilaterale, Bilderberg, B’nai B’rith» un po’ ci assomiglia. Cosa succede in quelle segrete stanze?
Benché sia chirurgo, i miei mezzi finanziari non mi hanno permesso di entrare negli arcani della massoneria internazionale politica e finanziaria, riservata ai grandi di questo mondo. Ma io so quel che si diceva all’interno delle logge su questo argomento. A proposito, Monsieur Zapatero, che credo sia massone, ha ricevuto pochi giorni fa i suoi amici del Bilderberg nei pressi di Barcellona.

Qualcuno vede spuntare grembiuli anche dietro le varie “campagne” contro il Papa e la Chiesa. Perché la massoneria dovrebbe odiare Benedetto XVI?
Per aver partecipato alla massoneria per quindici anni, posso testimoniare che per i massoni, i quali affermano continuamente la loro grande tolleranza, l’uomo da abbattere è il Papa, che si tratti di Pio XII, di Giovanni Paolo II o di Benedetto XVI. Mentre la famosa tolleranza è effettiva nei confronti delle Chiese protestanti e ortodosse (Chiese divise), come nei conforonti del giudaismo e dell’islam, l’ostilità contro la Chiesa cattolica riguarda il fatto che essa è centralizzata attorno al Santo Padre, il quale vigila sulla sana dottrina e sostiene in particolare la conciliabilità tra la fede e la ragione.

Sulla rivista cattolica L’homme nouveau lei ha invocato «una legge per la separazione dello Stato dalla massoneria». Era solo una battuta?
Certo, era ironico quel che ho scritto, e cioè che bisognava ottenere la separazione dello Stato francese dalla massoneria, così come la massoneria aveva ottenuto all’inizio del XX secolo la separazione della Chiesa e dello Stato. Io però lo penso sinceramente, pur non prevedendone la realizzazione prima di qualche decennio. Ma i tempi di Dio non sono i nostri… e io prego per la conversione dei massoni.

Chi era Nemtsov, l’oppositore ucciso a Mosca?

Chi era Nemtsov, l’oppositore ucciso a Mosca?

Dopo l’assassinio di Boris Nemtsov, avvenuto il 27 Febbraio 2015, molti media mainstream, soprattutto quelli facenti capo a personaggi legati agli attuali ambienti di governo europeisti e filo-americani (il governo Renzi ha seguito in tutto e per tutto la politica estera Europea ed Americana sia nelle sanzioni contro la Russia – nonostante gli enormi danni per la nostra economia, trattati QUI – sia nell’appoggio al golpe “democratico” di Kiev del Febbraio scorso – QUI -) o ad altri elementi dell’establishment di potere italiano, si sono riscoperti per l’ennesima volta anche magistrati e detective.


Infatti hanno già deciso che il colpevole è Putin. Nemtsov è diventato immediatamente il “leader dell’opposizione russa”, fatto passare come un eroico oppositore del Cremlino, con un enorme seguito in patria, e per questo osteggiato e poi ucciso dal perfido dittatore russo.

Ovviamente, nessun giornale che ha sostenuto questa tesi (più o meno velatamente) ha però mostrato al lettore alcuni aspetti interessanti del passato del politico russo, che noi invece vogliamo approfondire.

Nemtsov fu cofondatore dell’Unione delle Forze di Destra, vice primo ministro con il governo Elstin, soprannominato lo “zar delle privatizzazioni” con le quali tale governo, dopo aver sparato sul parlamento russo (187 morti) nell’Ottobre del 1993, sciogliendolo per via della volontà della gran parte dei suoi membri di mantenere il sistema socialista (quantomeno le sue garanzie sociali prima di tutto: istruzione e sanità gratuite, trasporti a basso prezzo), impose alla Russia ed al suo popolo enormi sacrifici esclusivamente dovuti all’interesse delle multinazionali occidentali che stavano comprando e privatizzando i pilastri dello stato sociale russo, proprio grazie alla “svendita al ribasso” operata da Elstin dei settori strategici e di quelli sociali dell’ex potenza sovietica.

Infatti, gli anni di governo di Elstin, nel quale sguazzava il futuro oppositore di Putin, furono anni devastanti per l’economia del paese. Un popolo abituato ad avere alcune garanzie sociali offerte dallo Stato si ritrovò nel corso di pochi anni a dovere pagare tutto, persino la sanità (modello americano democraticamente esportato..), e la diretta conseguenza fu un calo demografico spaventoso per la Russia, un calo nelle nascite, l’aumento esponenziale dei morti per droga o alcolismo, l’immediato passaggio di milioni di persone dalla così detta “fascia media” alla povertà più assoluta, per via dei licenziamenti di massa dovuti alle privatizzazioni e per via del vertiginoso abbassamento dei salari, sempre legato alla distruzione dello stato sociale sovietico, nonchè il mostruoso indebitamento col Fondo Monetario Internazionale che privò di ogni sovranità economica la Russia di Elstin (Fonte: “1989-1999. La controrivoluzione russa “ di Andrea Catone. – Napoli : La città del sole, stampa 2000.). La guerra dell’Occidente all’Urss era stata vinta, con tutto ciò che ne conseguiva.

L’era di Elstin durò dal 1993 al 1999. In quell’anno vi fu un piccolo problema per tutti coloro i quali avevano partecipato alla svendita della Russia all’Occidente, e per l’Occidente stesso ed i suoi profitti. Il problema veniva dal KGB e si chiamava Vladimir Putin. Vinse le elezioni contro il partito di governo di Elstin (già questo dovrebbe far capire che chi parla di “dittatura” russa dovrebbe farsi due domande, visto che le prime elezioni Putin le ha vinte partendo da candidato dell’opposizione..) e ristabilì nei successivi anni tutte le garanzie sociali proprie dell’era sovietica, nazionalizzò le imprese strategiche vendute agli occidentali dal precedente governo e soprattutto ricominciò a ribadire l’importanza di un’alternativa politica ed economica all’unipolarismo americano, che dopo la caduta dell’Urss dominava pressocché incontrastato a livello globale. La coalizione di Elstin venne sconfitta ed il partito di Nemtsov ebbe un tracollo elettorale, dovuto proprio alle politiche anti-popolari condotte durante il suo governo, attestandosi all’8,6%. Nelle parlamentari del 2003 ricevette il 4%, nel 2007 l’1%.

Dal punto di vista delle sue amicizie personali, invece, Nemtsov era vicino alla società “Oil” ed al suo presidente Igor Linshits. Costui fuggì a Londra dopo che la magistratura russa lo indagò per attività illecite dalle quali pareva traesse proventi per circa 57 miliardi di rubli. Nello stesso periodo della fuga a Londra dell’amico “campione di onestà”, Nemtsov abbandonò ogni attività politica. Preferì darsi alla pazza gioia, come mostra questa foto:


Dunque, alla luce di queste informazioni abilmente omesse dalla stampa mainstream, sorge spontanea una domanda: che interesse avrebbe avuto Putin nell’assassinare un uomo politico ormai sconfitto e poco amato dal popolo? A chi conviene veramente questo assassinio, al governo russo, stabile e forte di un enorme consenso in patria, o agli occidentali, che stanno conducendo una vera e propria crociata imperialista contro la Russia? Sicuramente ai secondi, che infatti hanno già sguinzagliato i loro apparati mediatici per far credere, anzi, per far dare per scontato ai popoli europei che il mandante dell’omicidio sia Putin. Il tutto ha un preciso obiettivo: orientare le opinioni dei popoli europei verso un odio accanito nei confronti di Putin, in modo da evitare che possano andare al governo, nei prossimi tempi (in cui sempre più persone si stanno stancando dell’attuale impostazione dell’Unione Europea e dei partiti che la sostengono nei paesi membri), forze filo-russe e sovraniste.

In secondo luogo, se la stampa occidentale avesse mostrato questi elementi, l’opinione pubblica si sarebbe potuta fare un opinione più ampia del politico russo, comprendendo che le ipotesi sulle cause dell’omicidio possono essere molteplici e soprattutto possono essere legate proprio agli aspetti oscuri della sua vita (come appunto la vicinanza alla “Oil” ed al suo Presidente fuggito a Londra per rifugiarsi dalle autorità russe). La strada più comoda è invece quella strumentale alla critica politica, a sua volta funzionale alla politica estera europea e americana: tutta la colpa è di Putin, come sempre.

Infine, molti giornali hanno chiamato Nemtsov “leader dell’opposizione russa”. A loro ed a chi li paga gli piacerebbe, ma viste le percentuali elettorali, è evidentemente una definizione errata. Il vero leader dell’opposizione in Russia è Gennadij Zjuganov, Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa, che ha 92 deputati alla Duma e decine tra sindaci e consiglieri locali in tutto il Paese. Eppure costui non piace agli occidentali, come loro non piacciono a lui, per svariati motivi.

Intanto, la sua provenienza ideologica; in secondo luogo, egli è sì all’opposizione, e non concorda con Putin in alcuni temi di politica interna, ma nella politica estera ha sempre sostenuto il governo russo contro l’imperialismo occidentale della NATO, e non è mai stato suo hobby diventare la marionetta delle potenze occidentali, a cui interessa esclusivamente il saccheggio della Russia, e non sicuramente l’esportazione della democrazia, come l’era di Elstin e delle privatizzazioni ha già ampiamente dimostrato. Nemtsov era esattamente il contrario: perfetto burattino dell’imperialismo occidentale. Anche da morto svolge questo ruolo, e viene abilmente usato dai disinformatori di professione per azzerare il dibattito sulla Russia ed inchiodare il suo leader nelle menti degli europei sotto il nome di “dittatore”. Con buona pace della ricerca giornalistica e della verità storica, valori uccisi da chi sta uccidendo i popoli d’Europa in nome del profitto.

L'ISIS sta sfruttando il conflitto siriano. Staffan de Mistura, inviato delle Nazioni Unite in Siria



"Se il conflitto siriano si concludesse domani, sarebbe di gran lunga più facile affrontare la questione Daesh".

Sarebbe molto più facile affrontare la questione dell'ISIS in Siria se l'opposizione e il governo negoziassero un cessate il fuoco, ha dichiarato l'inviato delle Nazioni Unite per la Siria Staffan de Mistura aRT, sottolineando che il ruolo dei mediatori è quello di aiutare le persone a trovare una "soluzione siriana". L’inviato delle Nazioni Unite in Siria aveva detto di essere disposto a negoziare anche con al Nusra - il gruppo di ribelli che rappresenta al Qaida in Siria e il cui capo è stato ucciso da un attacco aereo dell'Esercito governativo nella provincia di Idlib - per permettere l’arrivo di aiuti umanitari ad Aleppo. 

L'obiettivo del mediatore delle Nazioni Unite, prosegue de Mistura, "è quello di facilitare l'ambiente in modo che le persone possano parlare tra di loro. Ora questo non significa che i paesi che hanno un'influenza, che sono stati coinvolti, impegnati con il governo o con l'opposizione non dovrebbero aiutare nel facilitare questo processo. Ecco perché penso che l'incontro di Mosca sia stato molto utile. E non vedo l'ora di vedere Mosca-2 perché aiuta a coinvolgre i siriani: il popolo siriano, l'opposizione e anche il governo. Hanno bisogno di trovare una soluzione siriana". 

Riguardo alle forniture di armi da parte di paesi stranieri de Mistura richiama le parole del Segretario generale Ban Ki-moon che più volte ha detto che, "portare armi all'interno della Siria, o ovunque ci sia un conflitto, aggiunge benzina sul fuoco. E quindi la speranza è che questo non stia ... accadendo". 

La prima cosa da fare, continua de Mistura, è ridurre la violenza. "In ogni tabella di marcia, ogni piano di pace preparato dai miei predecessori, a partire dal comunicato di Ginevra, il primo passo era ridurre la violenza. E poi il dialogo politico, che è una delle cose che Mosca-1 ha favorito, preparando il terreno". 

Sulla presenza dell'ISIS, de Mistura dichiara: "Abbiamo un nuovo fattore che si chiama Daesh / ISIS. E sono sicuro che la sua presenza aumenti l'urgenza di affrontare il conflitto in Siria. Daesh sta approfittando del fatto che vi è un ambiente debole in Siria e un conflitto che va avanti da quattro anni. 

Daesh / ISIS è una delle principali preoccupazioni di tutti, dalla Russia agli Stati Uniti, dall'Iran all'Arabia Saudita, dalla Turchia alla Giordania. E ora l'Europa. Quindi, se si vuole affrontare Daesh una delle formule chiare è quello di cercare di affrontare in modo pacifico il processo politico in Siria. In altre parole, se il conflitto siriano si concludesse domani, sarebbe di gran lunga più facile affrontare la questione della Daesh".

CI SONO STATE ESERCITAZIONI NUCLEARI DELLA NATO IN ITALIA: MA I MEDIA NON HANNO DETTO NIENTE

CI SONO STATE ESERCITAZIONI NUCLEARI DELLA NATO IN ITALIA: MA I MEDIA NON HANNO DETTO NIENTE




Esercitazioni nucleari NATO in Italia. Qui da noi non ne parla nessuno. Neanche i blogger più attenti. Si chiama “Steadfast Noon 2014” (“mezzogiorno inesorabile”) l’operazione che la NATO sta conducendo nella base militare di Ghedi vicino a Brescia. Niente di nascosto: è tutto ufficiale. 

Basta guardare il calendario della NATO. O l’AIP, la pubblicazione ufficiale che contiene le informazioni aeronautiche essenziali per la navigazione aerea in Italia. Steadfast Noon è il nome in codice delle esercitazioni nucleari che le forze aeree dell’alleanza atlantica conducono annualmente in un paese a turno. All’Italia è toccato nel 2010, nel 2013 e ancora quest’anno. L’Italia ospita 70 delle 180 testate nucleari presenti in Europa. Alle esercitazioni partecipano sette paesi: Belgio, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Turchia e Stati Uniti e Italia. I loro aerei sono stati fotografati da appassionati presenti a Ghedi e le foto postate online. LA NATO HA VIOLATO I TRATTATI SUL NUCLEARE Particolarmente degna di attenzione la partecipazione della Polonia. Gli F-16 polacchi non dovrebbero essere abilitati al trasporto di armi nucleari in missioni sotto il comando della NATO.



LE INGE-RENZI DELLA NATO

LE INGE-RENZI DELLA NATO

La notizia della partenza alla fine di febbraio del reggimento S.Marco per lemanovre davanti alle coste della Libia è stata diffusa dai media con molto fragore di fanfare militar-patriottiche. Questi toni enfatici risultano piuttosto fuori luogo se si considerano gli infausti precedenti.


Il caso dei due fucilieri di Marina, Girone e La Torre, entrambi provenienti dal S.Marco, e impegnati in un’oscura missione “anti-pirateria” a bordo di una nave mercantile nell’Oceano Indiano, non dovrebbe essere considerato un auspicio molto favorevole ad ulteriori imprese del genere. Tanto più se si osserva che, a distanza di tre anni dai fatti, ancora non è stata fornita da alcuno, neppure dalle autorità indiane, una versione della vicenda che possa vantare uno straccio di senso compiuto. Ed ancora di più se si considera che i “pirati dell’Oceano Indiano” sono un po’ come l’ISIS, cioè fantasmi della falsa coscienza e della cattiva coscienza “occidentali”, mostri mediatici di identità artificiosa ed incerta, a cui si attribuiscono inoltre legami con il jihadismo di marca somala. La situazione per il reggimento S.Marco assume risvolti persino inquietanti, in quanto anche l’impresa renziana in Libia, come già era accaduto per quella anti-pirateria nell’Oceano Indiano, sta incassando l’ambiguo imprimatur della NATO, pronto tanto a benedire le tue iniziative militari, quanto a lasciarti nei guai che ne derivano. Il segretario generale della NATO, il norvegese Jens Stoltenberg, si è spinto anche oltre, estendendo la propria benedizione al governo Renzi, celebrandone presunti successi economici, che sarebbero dovuti ovviamente alle “riforme” messe in atto dallo stesso governo.
Stoltenberg ha presentato questa sua ingerenza negli affari interni di un Paese membro della NATO come un’eccezione dettata da circostanze particolari. Ma, in effetti, queste “eccezioni” costituiscono la regola, e ciò in base all’articolo 2 del Patto Atlantico, che prevede che i Paesi membri dell’alleanza non solo eliminino i conflitti nelle rispettive politiche economiche, ma addirittura incoraggino le relazioni economiche tra di essi. Si tratta della teorizzazione dell’ingerenza imperialistica degli USA sui Paesi “alleati”. Ed appare già delineato, nell’articolo 2, il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) prossimo venturo, del quale Renzi è uno strenuo sostenitore, a conferma del fatto che in Italia il vero Presidente del Consiglio (ed anche il vero Presidente della Repubblica) è la NATO.
In base alla toponomastica parlamentare corrente, anche Stoltenberg sarebbe, come Renzi, di “sinistra”. Secondo la stampa di destra, Stoltenberg non è solo un esponente della mitica “socialdemocrazia scandinava”, ma potrebbe vantare persino un passato marxista-leninista. Nel marzo dello scorso anno il quotidiano “Il Foglio” presentò la nomina di Stoltenberg a segretario generale della NATO come un pericolo per l’alleanza, a causa dei trascorsi del politico norvegese, indicato come pacifista, antiamericano e, nientemeno, sospettato dirapporti con il KGB.
Si tratta del solito schema di propaganda della destra, che aggira i fatti per proporre un’immagine forzata del mondo, in base ai filtri del “vittimacomunismo” e del “minacciacomunismo”. La politica estera di un Clinton o di un Obama, è sempre risultata del tutto in linea con quella guerrafondaia di Bush, ma è bastato alla destra qualche loro ipocrita accenno di retorica anti-bellicistica per etichettarli pretestuosamente come “pacifisti”. Il tutto rientra in un gioco delle parti, che ha la funzione di alimentare l’illusione della “dialettica democratica” del Sacro Occidente.
Tanto più incongruente appare il riferimento ai trascorsi “rivoluzionari” di Stoltenberg da parte di un giornale come “Il Foglio”, diretto sino all’anno scorso da Giuliano Ferrara, cioè uno che era stato educato in Unione Sovietica, e che si era fatto fotografare nel ’68 a Vallegiulia, da giovane studente, mentre si scontrava con la polizia. Vi sono peraltro molti che hanno conosciuto Giuliano Ferrara tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, che sono pronti a testimoniare sull’intima coerenza del personaggio, giurando che era allora lo stesso identico pezzo di merda che è oggi.
Ma queste sono considerazioni morali che, pur legittime, non colgono il nocciolo del problema. Se non fosse caduto il Muro di Berlino, persone come Stoltenberg avrebbero probabilmente continuato la finzione socialdemocratica, senza abbracciare esplicitamente il fondomonetarismo ed il militarismo. Se la tanto celebrata “socialdemocrazia europea” fosse stata un fenomeno dotato di consistenza propria, non si sarebbe lasciata liquidare senza colpo ferire dal Trattato di Maastricht. La vera caduta del Muro dovrebbe inoltre retrodatarsi al 1980, quando la Polonia si rivelò del tutto permeabile alle “rivoluzioni colorate” orchestrate dalla CIA e da Soros.
Per uno di quei paradossi della Storia, la pessima ed impresentabile Unione Sovietica di Leonid Breznev subisce oggi una sorta di rilegittimazione politica a posteriori, poiché soltanto le esigenze e le prudenze dettate dalla Guerra Fredda impedivano al Sacro Occidente di mostrare sino in fondo il suo vero volto di mattatoio sociale e coloniale. Ciò che non si era considerato è che la sopravvivenza dell’Unione Sovietica era legata esclusivamente alla generazione della seconda guerra mondiale, ed alla sua percezione di una minaccia occidentale all’integrità territoriale russa. Una nuova generazione di dirigenti russi, interessata solo agli affari del petrolio e del gas, ha invece smantellato l’edificio sovietico; ed è un altro paradosso il fatto che questa generazione affaristica oggi si trovi a fronteggiare una concreta minaccia da parte della NATO contro l’integrità della Russia.

Prelievo forzoso sulle pensioni, Inps e Governo passano all’incasso: ecco cosa sta succedendo

Prelievo forzoso sulle pensioni, Inps e Governo passano all’incasso: ecco cosa sta succedendo

LA CLAMOROSA INDISCREZIONE, RIPORTATA DAL FATTO QUOTIDIANO, RACCONTA NEI DETTAGLI QUELLO CHE MILIONI DI PENSIONATI STANNO SUBENDO. VALE A DIRE UN ASSEGNO DI PENSIONE PIÙ BASSO A CAUSA DI UNA NUOVA TRATTENUTA CHE, FRANCAMENTE, HA DELL’INCREDIBILE. ECCO COSA STA SUCCEDENDO.


Non inizia sotto i migliori auspici il nuovo anno per i pensionati italiani, racconta Patrizia De Rubertis sul Fatto Quotidiano.

Perchè? È presto detto: a gennaio hanno ricevuto un assegno inferiore rispetto a quello di dicembre.

La causa si chiama “conguaglio pensione da rinnovo”, una nuova trattenuta “effetto della perequazione automatica, vale a dire il meccanismo di rivalutazione delle pensioni, che nel 2014 ha avuto un effetto negativo. Meccanismo che ha portato l’Inps a sottrarre circa 12 euro ogni 1.000 euro di pensione. Con un’altra notizia negativa: il prelievo non c’è stato solo sul rateo di gennaio, ma verrà applicato anche su quello di febbraio, così come è stato specificato nellaCircolare numero 1/2015 che ha pubblicato l’Istituto di previdenza”.

Non parliamo di grandi cifre perchè, “a conti fatti, su una pensione minima (con un importo medio di circa 500 euro lordi) verranno sottratti 5,40 euro, mentre su un assegno di 1.500 euro la somma da decurtare è di circa 16 euro”. In ogni caso si tratta, less or more, di una sorta di prelievo forzoso che a piccole dosi non dovrebbe fare troppo male nè troppo rumore.

La spiegazione tecnica sembra arzigogolata: “nel conteggio della pensione, infatti, viene applicato anche un indice di rivalutazione che considera l’adeguamento all’inflazione registrata nei 12 mesi precedenti e calcolata con l’indice dei prezzi al consumo rilevato dall’Istat. Ma il dato provvisorio, applicato per tutto il 2014 sui ratei delle pensioni (pari all’1,2%), si è rilevato maggiore rispetto al dato definitivo dell’1,1 per cento. Con la “colpa” tutta da ricercare in un’inflazione che si trova ai minimi storici. Ora, quindi, l’effetto di questa perequazione automatica, rilevatasi negativa per un decimale di punto, ha portato l’Inps a richiedere indietro l’importo percepito in più nel corso del 2014”.


Gira e rigira a pagare sono sempre gli stessi, pensionati e dipendenti statali, le cui retribuzioni vengono erose – in maniera sistematica – dalle istituzioni che dovrebbero invece garantire il giusto compenso. Si parla tanto di crisi dei consumi: volete che questo non influisca? Volete che non generi quella spirale di sfiducia nel futuro, il cui effetto immediato è la contrazione delle spese?

È chiaro che un taglio, seppur minimo, intacca la speranza che in futuro possa andare meglio e crea ansia, paura, precarietà, tutte sensazioni negative – seppur a volte prive di fondamento – che danneggiano pesantemente l’economia.


Anzichè tagliare di 5 euro una pensione da 500 euro al mese non si potrebbe fare un “piccolo” prelievo forzoso sulle pensioni d’oro o un “piccolo” taglio ai vitalizi? Senza scadere nel populismo ma ragionando con logica economica, se tagli a quei tanti che hanno già poco non fai altro che creare danni ai consumi. Se, invece, togli poco a chi ha già tanto, salvaguardando la classe media, i risultati saranno molto diversi e gli effetti sui consumi immediati.

Non ci vuole il nobel all’economia per comprendere questi concetti.

La Guerra in Ucraina: un costo da miliardi di dollari

La Guerra in Ucraina: un costo da miliardi di dollari

GLI STATI UNITI USANO LE PMC PER RIFORNIRE DI ARMI L’UCRAINA


CyberBerkut è un gruppo di hacker ucraini che combatte neofascismo, nazionalismo e abuso di potere in Ucraina. Ha avuto accesso ai file del cellulare di un agente della PMC (compagnia militare privata) Green Group, che ha recentemente visitato Kiev con la delegazione militare statunitense. Ha diffuso i materiali il 27 febbraio sul sito webhttp://cyber-berkut.org/. Green Goup è una compagnia militare privata statunitense fondata nel 2007 ad Edmond, Oklahoma. Ha una filiale a Tbilisi. Il numero di dipendenti varia da 50 a 200, anche se il numero esatto non è noto avendo assai spesso personale assunto per una missione che non viene retribuito ufficialmente. La società è stata assunta dal dipartimento di Stato degli USA. CyberBerkut ha postato i documenti ottenuti assieme ai consigli di Green Group. Due lettere di Gregg Holmes, l’amministratore delegato della PMC, al capo delle forze armate ucraine Muzhenko sono state rese pubbliche. Una in ucraino del 15 febbraio 2015 (dopo la firma dell’accordo di Minsk, il 12 febbraio), va citata: “Come sapete, gli Stati Uniti sono in contatto con i partner della NATO per inviare armi all’Ucraina. Alcuna decisione è stata raggiunta finora. Sono informato dagli amici nel dipartimento di Stato e il Pentagono che gli Stati Uniti faranno pressione sugli alleati europei. Nelle ultime consultazioni con il ministero degli Esteri della Francia il team del dipartimento di Stato ha insistito nell’accelerare le procedure per l’invio di sistemi anticarro e armi pesanti ai militari ucraini. Gli Stati Uniti ritengono che le armi fermeranno l’avanzata dei separatisti in Ucraina e gli impedirà di avvicinarsi al confine amministrativo delle regioni di Lugansk e Donetsk. Secondo il governo degli Stati Uniti, l’uso di armi avanzate da parte dei militari ucraini infliggerà inevitabilmente pesanti perdite ai volontari russi che combattono nei ranghi dei terroristi. Sarà impossibile nascondere le pesanti perdite. A sua volta, tali informazioni causeranno tensioni in Russia stimolando l’emergere di un movimento contro la guerra organizzando proteste di massa contro il governo russo attuale. Comunque il ministero degli Esteri francese sostenga sempre le iniziative della Casa Bianca, il governo francese non è certo felice delle nostre proposte. Il presidente Francois Hollande non è pronto a cambiare drasticamente politica sull’Ucraina, ma il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha presentato una brillante idea. Le armi saranno consegnate ai “volontari” in Ucraina e agli operatori delle compagnie militari private occidentali con grande esperienza. Il Green Group è pronto in qualsiasi momento ad inviare ai militari ucraini volontari in numero sufficiente. Il governo statunitense ritiene che la Francia potrebbe almeno dare un contributo finanziario con denaro inviato dal ministero degli Esteri francese al dipartimento di Stato, nascondendone il vero scopo”.

E’ noto che la Commissione mista Ucraina-USA è responsabile dell’invio di armi. Un documento del Comando europeo degli Stati Uniti (Eucom) contiene la proposta per fornire armi all’Ucraina assegnando 75 milioni di dollari allo scopo. Il pacchetto include missili anticarro Javelin, diverse armi leggere, attrezzature varie e kit di protezione individuale. 2 milioni di dollari da spendere per la rete Majdan. Un altro documento Eucom menziona munizioni, come granate. 45 milioni di dollari da assegnare all’addestramento dei militari ucraini, prima di tutto le forze speciali. Le armi saranno trasferite nel quadro del Joint Multinational Training Group – Programma ucraino, secondo la Commissione congiunta Ucraina-USA. Forse, scopo della missione del Green Group è conoscere i requisiti militari dell’Ucraina e osservare la situazione sul posto. I documenti mostrano che le valutazioni degli Stati Uniti erano diverse da quelle dell’Ucraina. Gli Stati Uniti offrono un affare molto più grande. Per esempio, Green Groupp propone di aumentare i sistemi robotici e prevedono 9mila dispositivi ottici. I sistemi di comunicazione sono in cima alla lista, mentre gli ucraini danno la priorità ai droni. Secondo i documenti, Kiev ha iniziato i colloqui sulle forniture di armi non oltre la metà del 2014. La commissione mista Ucraina-USA (la prossima sessione è prevista a maggio o giugno 2015) è una copertura e riguarda tutta l’Ucraina. Gli Stati Uniti non si fidano degli ucraini nel valutare le loro esigenze. La missione sarà effettuata da privati, che potranno anche partecipare ad azioni di combattimento e operare come consiglieri. Green Group non è l’unica compagnia militare privata assunta da Pentagono e dipartimento di Stato per fornire armi all’Ucraina. Secondo i media, almeno 3-4 mila contractor della difesa operano in Ucraina. Alcuna decisione politica è stata presa, ma ciò non impedisce agli organizzatori delle forniture militari di fare il loro lavoro.

Lord Rothschild avverte gli investitori: "Situazione più pericolosa dalla Seconda Guerra Mondiale"




Il contesto economico e geopolitico diventa sempre più difficile da prevedere

Per Lord Rothschild, preservare la ricchezza è "diventato sempre più difficile di recente dal momento che"siamo di fronte a una situazione geopolitica pericolosa che mai abbiamo affrontato dalla seconda guerra mondiale". Inoltre Lord Rothschild riassume il suo pensiero brevemente parlando dello svilimento globale delle valute fiat, della deludente crescita (alla luce del massiccio stimolo monetario), e dellle estreme valutazioni del mercato azionario. Come ha osservato la Rothschild Wealth Management lo scorso anno, "le azioni non sono ben supportate dalle valutazioni attuali, mentre la politica monetaria è limitata da elevati livelli di debito e tassi di interesse che sono già prossimi allo zero".

"La nostra politica è stata chiaramente espressa nel corso degli anni. In poche parole conservare il capitale degli azionisti; la realizzazione di questa politica arriva in un momento di accentuati rischio, complessità e incertezza.Il contesto economico e geopolitico diventa quindi sempre più difficile da prevedere.

L'economia mondiale è cresciuta ad un tasso deludente e irregolare nel 2014, dopo sei anni di stimoli monetari e tassi di interesse straordinariamente bassi.

Le valutazioni del mercato azionario, tuttavia, sono quasi le più alte di tutti i tempi, con le azioni che beneficiano di quantitative easing.

Non sorprende che il valore della carta moneta sia stato svilito da paesi che hanno cercato di competere e generare la crescita abbassando il valore delle loro valute - l'euro e lo yen si sono deprezzati di oltre il 12% rispetto al dollaro USA nel corso dell'anno e la sterlina del 5,9%.

In aggiunta a questo difficile contesto economico, ci troviamo di fronte una situazione geopolitica pericolosa che mai abbiamo affrontato dalla seconda guerra mondiale : il caos e l'estremismo in Medio Oriente, l'aggressione e l'espansione russa, e un'Europa indebolita minacciata da tassi di disoccupazione orrendi, causati dall'incapacità di affrontare le riforme strutturali in molti dei paesi che fanno parte dell'Unione europea" . 

I commenti di Lord Rothschild sembrano confermare le preoccupazioni che la Rothschild Wealth Management aveva evidenziato l'anno scorso: probabile maggiore confusione e depressione possibile:

La RWM aveva identificato quattro diversi possibili scenari:



Per ogni scenario, la posizione della bolla mostra la combinazione di crescita e di inflazione che si aspettano di vedere nei prossimi 1-3 anni.

La dimensione della bolla mostra le probabilità che questo scenario si verifichi - ovviamente è soggettivo, ed è destinato solo per illustrare il loro pensiero.

La crescita è espressa in relazione al potenziale per ogni paese. Ad esempio, un tasso di crescita del 4% sarebbe basso per la Cina ma molto alto per l'Europa. Allo stesso modo, l'inflazione si riferisce all' obiettivo di inflazione individuale di un paese.

Gli analisti affermano di aver regolato le dimensioni delle bolle per riflettere le loro aspettative di un continuo miglioramento delle condizioni dell'economia mondiale nel 2014. 



La tabella riassume i rendimenti attesi delle principali classi di attività in ciascuno dei quattro scenari principali.




"Anche se riteniamo che lo scenario "depressione" sia il meno probabile, il suo impatto sarebbe così dirompente che deve essere considerato all'interno della nostra strategia di investimento. In particolare, le azioni non sono ben supportate dalle valutazioni attuali, mentre la politica monetaria è limitata da elevati livelli di debito e tassi di interesse che sono già prossimi allo zero".


E torniamo a Lord Rothschild per concludere:
Le conseguenze non intenzionali di esperimenti monetari su tale scala sono impossibili da prevedere.

La pressione militare può essere necessaria per spodestare il presidente siriano Bashar al-Assad. John Kerry

La pressione militare può essere necessaria per spodestare il presidente siriano Bashar al-Assad. John Kerry
Quale sarà la risposta della Russia a qualsiasi "pressione militare" applicata contro Assad?

La scorsa settimana, dopo la pubblicazione di un articolo del Time intitolato "Why Bashar Assad Won't Fight ISIS", scritto da un giornalista il cui recente lavoro comprende "The YouTube War" che appellandosi a fonti anoime giunge alla conclusione che il presidente siriano Assad è in combutta con l'ISIS, ZeroHedge era giunto ad una semplice conclusione: La scena è pronta per l'invasione siriana. Dopo solo una settimana, i primi passi verso un'invasione siriana sono effettivamente stati compiuti: il segretario di Stato americano John Kerry in un viaggio in Arabia Arabia lo ha confermato quando ha detto che "la pressione militare può essere necessaria per spodestare il presidente siriano Bashar al-Assad". 
E quindi, si chiede ZeroHedge, la guerra di Obama in Iraq, autorizzata dal Congresso, era diretta a combattere la piaga dello Stato Islamico Siria e Iraq o era solo un pretesto per fare quello che gli USA hanno già provato a fare nel 2013, fallendo?


In realtà, la priorità non è "Daesh", che è una distrazione, ma chi controlla il terreno sotto i piedi di Assad: la più importante porta di accesso dal Medio oriente in Turchia, e poi , all'Europa. Un passaggio fondamentale per quella nazione che ha tutto il gas naturale del mondo, ma non mercato per venderlo: il Qatar.

Naturalmente, Assad sa tutto questo: alla fine dell'anno scorso, Assad ha detto ai giornalisti francesi:"cerchiamo di essere onesti: se il Qatar non avesse versato soldi a quei terroristi in quel momento, e la Turchia non li avesse supportati logisticamente, e l'Occidente politicamente, le cose sarebbero andate in maniera diversa. Se in Siria abbiamo avuto dei problemi prima della crisi, questo non significa necessariamente che gli eventi hanno avuto cause interne".

Assad ha continuato definendo gli attacchi aerei americani "meramente cosmetici", sostenendo che "il terrorismo non può essere distrutto dal cielo." Assad ha aggiunto che "dire che i raid aerei dell'Alleanza stanno aiutando l'Esercito governativo non è vero".

Infine, il presidente della Siria ha spiegato che la Siria stava combattendo "non solo contro bande", ma Stati che li sostengono con "miliardi di dollari."

Tutto ciò è, ovviamente, irrilevante per la diplomazia di uno di questi "Stati che li sostengono".

Kerry ha detto ai giornalisti in Arabia Saudita che "in ultima analisi, sarà necessaria una combinazione di diplomazia e pressioni per giungere ad una transizione politica. Lapressione militare, in particolare, può essere necessaria data la riluttanza del Presidente Assad a negoziare seriamente. "

Il che ci porta alla variabile più importante: la risposta della Russia a qualsiasi "pressione militare" applicata contro Assad.

Sempre più paesi importanti sono interessati ad aggregarsi al gruppo dei BRICS

Sempre più paesi importanti sono interessati ad aggregarsi al gruppo dei BRICS




L’amministrazione di Washington sostiene che la Russia si trovi sempre più in difficoltà per le sanzioni e rischia l’isolamento internazionale. Stessa versione offrono i governi di Londra e di Parigi, benchè lo stesso Francois Hollande si sia recato di recente con la Angela Merkel a Mosca per chiedere a Putin di risolvere la crisi Ucraina, dopo l’umiliante sconfitta subita sul campo delle forze pro atlantiste nell’Ucraina orientale.

Persino l’alta rappresentante della UE, Federica Mogherini, ha dichiarato ultimamente che “le sanzioni occidentali contro Mosca stanno avendo effetto”.

Sarà come dicono ma le notizie che arrivano da altre capitali internazionali, da Pekino a Buenos Aires, da New Delhi a Rio de Janeiro, dal Cairo a Teheran, ad Istambul, ecc.. ci raccontano un’altra storia.

Le fonti informative ci dicono che, oltre ai paesi che già fanno parte del gruppo dei BRICS (Cina, Brasile, Russia, India, Sud Africa), altri paesi hanno manifestato interesse ad aggregarsi a questo gruppo e formare parte degli accordi di cooperazione che regolano tale alleanza.

L’ ambasciatore con missione speciale della cancelleria della Federazione Russa, Vadim Lukov, che rappresenta la Russia nel G20 e nei BRICS, ha dichiarato che già esiste una lista di paesi che vogliono aderire al blocco dei BRICS.
“A giudicare dal numero e dalla tipologia degli eventi previsti, la presidenza della Russia condurrà la collaborazione fra i membri dei BRICS ad un nuovo livello”, ha affermato Lukov nell’ambito della conferenza dei BRICS: “prospettive della collaborazione e sviluppo”. Il funzionario ha ricordato che la Russia in Aprile assumerà la presidenza del gruppo che raggruppa i vari paesi.

Nell’ambito politico internazionale, gli obiettivi principali di Mosca si centrano nell’approfittare del potenziale dei BRICS per rafforzare la stabilità strategica della Russia e del blocco, “nel fortificare la non proliferazione delle armi di distruzione di massa, nella lotta contro il terrorismo internazionale e nell’aumento della sicurezza delle informazioni internazionali”, ha dichiarato Lukov.

Speciale attenzione viene dedicata all’incremento della cooperazione per dare soluzione ai conflitti regionali, in particolare in Medio Oriente e in Africa del Nord. Inoltre si creeranno grupi di lavoro per la cooperazione nella lotta contro le droghe e per la risoluzione dei problemi sociali della povertà.

Nel corso della conferenza Lukov ha asserito che, per effetto del potenziale di BRICS, vari paesi hanno mostrato interesse nell’unirsi al gruppo. “Per ovvie ragioni non posso rivelare quali siano, tuttavia credetemi, nella lista ci sono una serie di importati Stati paesi in sviluppo”, ha concluso.

Non c’è male per un paese, la Federazione Russa, che secondo i calcoli di Obama e la narrazione delle autortà dell’Unione Europea, dovrebbe trovarsi “isolato” al livello internazionale per effetto delle sanzioni attuate dal blocco occidentale.

Molti osservatori oggi si chiedono a quale visione del mondo siano rimasti i responsabili dell’Unione Europea, visto che i più importanti e popolosi paesi del globo, dalla Cina, all’India ed al Brasile, stanno sempre più stringendo i rapporti di collaborazione con Mosca.

IL CAPO DEL GRUPPO PARLAMENTARE BADR SOSTIENE DI ESSERE IN POSSESSO DI PROVE CONTRO GLI USA

Gli Usa sostengono militarmente l’ISIS. La denuncia di un deputato iracheno


Il deputato iracheno Qasim Al-Araji ha riferito al Parlamento iracheno che il suo gruppo, l’Organizzazione Badr, è in possesso di prove che il governo degli Stati Uniti sta fornendo sosteno militare allo Stato Islamico.


Lo scorso giugno, il senatore americano Rand Paul aveva già denunciato trasferimenti di armi allo Stato islamico da parte di altri gruppi ribelli in Siria, definiti “moderati” dal governo degli Stati Uniti: “Uno dei motivi per cui ISIS si è avvantaggiato è perché stiamo armando i loro alleati”. “Badr non ha ancora rivelato i documenti, per cui non è chiaro se la nuova prova potrebbe rivelare casi analoghi di supporto, ma solo involontario, allo Stato islamico”.
Secondo quanto riportato da Almasalah, giovedì il capo del gruppo parlamentare Badr ha condiviso queste informazioni con il Parlamento sostenendo che il gruppo è in possesso di prove contro gli USA e affermando che presto saranno in grado di condividere le prove documentate.
L’Organizzazione Badr è un ramo delle Brigate Badr, l’ala militare del Consiglio Supremo per la rivoluzione islamica in Iraq (SCIRI), che si è formato durante la guerra del 1982 tra Iran e Iraq e consisteva principalmente di esuli iracheni e rifugiati in Iran. Dal momento dell’invasione a guida americana del 2003, il gruppo ha cambiato il nome da “Brigata” a “Organizzazione” e sono quindi diventati un partito politico iracheno ufficiale. Il gruppo mantiene un’ala militare ed è salito alla ribalta nella lotta contro lo Stato islamico in Iraq, in particolare per il suo ruolo nella liberazione della Provincia di Diyala, a febbraio.
Comandanti delle milizie e funzionari governativi dicono che il Gen. Ghassem Soleimani, un potente generale iraniano, è il capo della strategia nella lotta dell’Iraq contro i militanti sunniti, lavorando in prima linea a fianco di 120 consulenti della Guardia rivoluzionaria del suo paese per dirigere miliziani e forze governative sciite, anche nei più piccoli dettagli della battaglia.
Le affermazioni di Al-Araji sul sostegno militare degli Stati Uniti allo Stato islamico non sono le prime nel loro genere. 
Secondo Press TV, uno studio condotto da un gruppo con sede a Londra ha anche scoperto che i militanti Stato islamico avevano usato “quantità significative” di armi contrassegnate come “di proprietà del governo degli Stati Uniti.” 


Non è però un mistero che i miliziani dell’ISIS si siano impossessati di armi e veicoli dell’Esercito iracheno, forniti dagli Usa ( si pensi agli arsenali delle caserme dell’esercito iracheno di Mosul saccheggiati quando l’Isis ha conquistato la città) e che abbiano intercettato le armi destinate dagli Usa agli oppositori moderati siriani, come confermato da un rapporto dell’organizzazione non governativa, Conflict Armament Research.

Fincantieri, Fiom: “Azienda ha proposto di inserire microchip negli scarponi”

Fincantieri, Fiom: “Azienda ha proposto di inserire microchip negli scarponi”

IL COORDINATORE NAZIONALE DEI METALMECCANICI HA RIVELATO CHE NEL CORSO DELLE TRATTATIVE PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO INTEGRATIVO L’AZIENDA AVREBBE CHIESTO DI INTRODURRE LA MISURA “PER IMPLEMENTARE LA SICUREZZA”. I SINDACATI: “INACCETTABILE”

L’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ci aveva già pensato a luglio: “Fosse per noi metteremmo dei microchip negli scarponi dei lavoratori per sapere dove sono esattamente”. L’occasione per trasformare l’idea in una proposta concreta, però, è stata l’incontro che si è svolto il 5 marzo scorso aGenova, presso la sede di Confindustria, alla presenza dei sindacati confederali, per parlare del rinnovo del contratto integrativo Fincantieri. Quando l’azienda, per il 75 per cento di proprietà di Fintecna, che a sua volta appartiene alla Cassa Depositi e Prestiti, e quindi allo Stato, l’ha avanzata come soluzione per implementare la sicurezza sul lavoro. “Fincantieri – spiega Bruno Papignani, coordinatore nazionale della Fiom Cgil per il Gruppo – ha espresso la volontà di mettere nelle scarpe e negli elmetti dei lavoratori un microchip utile a localizzarne la posizione, motivando tale proposta come una questione di sicurezza. Io la trovo bizzarra, e condita da finti moralismi etici”.

L’appuntamento del 5 marzo a Genova, infatti, doveva servire a discutere, spiega la Fiom Cgil, proprio dei capitolisicurezza e appalti, “e da Fincantieri ci aspettavamo delle risposte concrete. In realtà, però, ciò che ci è stato spiegato per molti versi va contro ciò che abbiamo richiesto”. A partire dall’ipotesi di utilizzare i microchip: “Inizialmente – continua Papignani – la loro motivazione è stata di misurare lo stato di usura delle scarpe, poi hanno spiegato che sarebbe un sistema per conoscere la posizione dei lavoratori, sapere chi è su una determinata nave, se si fa male. Ma ovviamente per noi è irricevibile come proposta, perché è chiaro che uno strumento simile è pericoloso, può diventare di controllo, per monitorare in continuazione dove si trovano gli operai, al di là della sicurezza”.

Nemmeno sul tema appalti, però, Fiom è Fincantieri sono d’accordo. “L’operazione che l’azienda tenta di fare è quella di aumentare il lavoro in appalto, affidandolo a grandi agenzie interinali e dando vita alla cosiddetta rete di imprese, col solo obiettivo, come sulla sicurezza, di scaricarsi dalle responsabilità. In questi giorni sono in corso una serie di incontri che affrontano i vari aspetti del contratto integrativo, e noi attenderemo che si concludano prima di esprimere la nostra posizione. Allo stato dell’arte, però, la situazione è molto deludente”.

Sia per la questione sicurezza, “che noi – sottolinea Papignani – respingiamo fermamente”, sia per la proposta, messa nero su bianco, nei giorni scorsi, dall’azienda all’interno delle Linee guida relative al contratto integrativo, di introdurre una diversa disciplina dei permessi annui retribuiti che si tradurrebbe in mezz’ora quotidiana di lavoro gratis, rigorosamente a titolo sperimentale. “Queste condizioni, sommate alla possibilità, avanzata sempre da Fincantieri, di eliminare alcune voci retributive per i nuovi assunti, sono irricevibili – precisa il coordinatore nazionale Fiom Cgil – vedremo come andrà l’incontro del 9 marzo, durante il quale, a Roma, si parlerà di politica industriale, ma purtroppo ci troviamo di fronte a relazioni sindacali difficili, con un’azienda che non sai mai se bluffa per ottenere qualche scopo preciso, o se parla per boutades. Al momento ci sarebbero mille ragioni, purtroppo, per considerare il negoziato inconcludente”.

LA RUSSIA STA VALUTANDO LA CANCELLAZIONE DELL'EMBARGO AGROALIMENTARE ALLA GRECIA (APERTO MERCATO IMMENSO PER ATENE)

LA RUSSIA STA VALUTANDO LA CANCELLAZIONE DELL'EMBARGO AGROALIMENTARE ALLA GRECIA (APERTO MERCATO IMMENSO PER ATENE)




LONDRA - Il governo di Alexis Tsipras non ha mai nascosto le sue simpatie filorusse tant'e' che si e' opposto all'introduzione di nuove sanzioni contro la Russia decise dai parassiti di Bruxelles e sembra che questa decisione stia per dare buoni risultati.


Infatti proprio in questi giorni funzionari del governo russo stanno valutando di riprendere le importazioni di frutta dalla Grecia e come e' facile capire tale mossa permetterebbe al Cremlino di influenzare indirettamente le decisioni prese a Bruxelles visto che il governo greco si opporrebbe a ogni misura che danneggerebbe la Russia.


Certo tra i due paesi esistono legami storici e culturali ma chiaramente il principale obiettivo e' economico visto che la Russia deve importare enormi quantitativi di pesche e fragole mentre la Grecia ha un disperato bisogno di aumentare le sue esportazioni per dare ossigeno alla sua disastrata economia.


Al momento l'unico ostacolo e' di tipo normativo visto che non e' chiaro se le regole della WTO permettano alla Russia di fare un'eccezione per la Grecia e mantenere le sanzioni per gli altri paesi della UE e gli esperti stanno gia' lavorando a una soluzione che permetta l'importazione di frutta per la lavorazione agroalimentare e la vendita al dettaglio di cio' che non viene usata.


Al momento non e' chiaro come andra' a finire ma quel che e' certo e' che il governo della Grecia si sta impegnando per aiutare i tanti agricoltori che sono stati messi in ginocchio dalle politiche antirusse della UE al contrario di Renzi che nella sua recente visita a Mosca non ha neanche provato a chiedere a Putin se potesse riprendere le importazioni di prodotti agroalimentari italiani.





06 marzo 2015

TTIP: 10 motivi per non volere la NATO economica

TTIP: 10 motivi per non volere la NATO economica

Chi non sa quel che stanno apparecchiando con i trattati di libero scambio USA-UE come il terribile TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), probabilmente si troverà spiazzato dinanzi a così tante realtà agghiaccianti. Questo trattato presenterà dieci fondamentali novità in grado di mettere in serio pericolo le democrazie delle generazioni future e la sostenibilità ambientale. La padrona più influente dell’Europa di oggi, Angela Merkel, vorrebbe chiudere la partita addirittura entro il corrente anno.
Mi limiterò ad elencare i motivi per dire stop a questo piano scellerato partorito da personalità in odore di Trilaterale e Bilderberg (e per convincersi che Matteo Renzi commette il suo più grave errore ad appoggiarlo), intanto che 375 diverse organizzazioni sociali europee hanno rivolto un appello agli europarlamentari affinché non firmino un accordo che mette i profitti davanti alle persone.
La prima novità da ricordare del TTIP in fieri è il fatto che condannerebbe come “ostacoli al libero commercio” le restrittive e necessarie norme europee riguardanti la limitazione dell’uso di OGM (Organismi Geneticamente Modificati, usati per l’industria alimentare) e pesticidi chimici. Gli OGM rappresentano una grave contaminazione per le coltivazioni e non risolvono neanche lontanamente il problema della fame nel mondo, in quanto tali organismi non garantiscono un rendimento superiore rispetto alle colture tradizionali e non resistono alla siccità. Gli OGM sono l’ennesimo tentativo di speculazione di multinazionali come la Monsanto o la Bayer. I danni economici-ambientali sarebbero assai importanti con un ulteriore impoverimento degli agricoltori, la standardizzazione delle pratiche agricole e la perdita di biodiversità, ossia la variabilità biologica degli organismi presenti nell’ecosistema.
Il secondo punto preoccupante del trattato in preparazione riguarda le privatizzazioni di acqua ed energia. Si prevedono pesanti sanzioni per distorsione del libero mercato contro chi dovesse opporsi alla privatizzazione in questi due ambiti fondamentali.
La terza novità riflette uno dei principali problemi in Italia, cioè la scomparsa di una vera ed autonoma sovranità nazionale sui pubblici servizi. Il TTIP limiterebbe totalmente il potere degli stati di organizzare servizi idrici, sanitari ed educativi. Beninteso, si è dovuto attendere il TTIP per vedere detronizzato lo stato italiano: l’Unione Europea ad esempio aveva già imposto all’Italia il Fiscal Compact (un carico di circa 50 miliardi di euro all’anno per un ventennio), in aggiunta alla già pesante imposizione dei governi-fantoccio degli ultimi anni, con tagli pesanti sulla sanità e la scuola pubblica per recuperare i fondi necessari a questo prelievo. Altro fattore a dir poco limitante per l’Italia è senza dubbio l’enorme debito pubblico, che aumenta ogni secondo di 2735 euro. Se sommiamo questo continuo e vertiginoso incremento al mastodontico debito già esistente possiamo tirare le somme su quanto sia diventato pesante l’indebitamento dell’Italia nei confronti di banche, imprese e persone fisiche che hanno sottoscritto titoli di stato in Italia. Ciò apre un’altra finestra ancora, che si affaccia sull’altra grave perdita di sovranità, quella monetaria (persa da tutti i paesi che hanno firmato i trattati di Maastricht e Lisbona). In realtà è sufficiente distinguere tra due tipi di moneta presenti nei mercati internazionali:la moneta sovrana e non sovrana. La prima comporta grandi vantaggi ai paesi detentori in quanto dotata di alcune fondamentali caratteristiche:
- APPARTIENE ESCLUSIVAMENTE ALLO STATO CHE LA EMETTE.
- È INCONVERTIBILE CON ALTRI BENI CONCRETI(ad esempio oro).
- SI AVVALE DEL FLOATING (non cambiabile attraverso un tasso fisso con altre monete).
- CON LA MONETA SOVRANA IL DEBITO PUBBLICO NON SI PRESENTA COME UN PROBLEMA IN GRADO DI CONDIZIONARE TUTTO IL RESTO, IN QUANTO LO STATO NON HA PIÙ L’ASSILLO SUL MODO DI RIPAGARLO.

Gli Stati con monete sovrane non a caso rappresentano alcune delle maggiori potenze economiche-finanziarie mondiali. Tutti gli stati che come l’Italia hanno aderito invece alla moneta unica dell’euro, si sono ritrovati con una moneta non propria , perdendo di fatto la capacità di stampare moneta e riducendo così i propri paesi ad una condizione dipendenza nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e dei “mercati”.
Sono nel frattempo divenute delle grandi potenze economiche quelle nazioni che non hanno aderito alle politiche di privatizzazione contenute nel diktat del Washington Consensus (seguite invece dagli stati membri dell’Unione Europea con i risultati che oggi tutti conosciamo). Il Washington Consensus è un sistema che impone la liberalizzazione dei mercati, la sospensione di barriere commerciali, l’attuazione di un programma di privatizzazioni, l’eliminazione dei controlli sui prezzi, il licenziamento dei lavoratori dal settore pubblico ed un completo controllo delle politiche economiche nazionali, per mezzo anche della Banca Mondiale. In un certo senso il Washington Consensus è il precursore del ben più estremo e pericoloso TTIP mirato ad assoggettare l’Europa.
Un quarto elemento dovrebbe far scattare un grande allarme: le nuove regole tenderanno a deregolamentare ancor di più lalegislazione sul lavoro come già accaduto con le politiche di austerity messe in atto dall’Unione Europea.
Il quinto principio guida ha a che fare con la finanza ed è ancoralaissez-faire. La tutela è tutta per le speculazioni bancarie e finanziarie, con maggiori difficoltà sui controlli dei movimenti di capitali.
La sesta tendenza in gioco è la riduzione della disponibilità di beni essenziali e della libertà di espressione artistica-intellettualedegli individui.
Il settimo punto difenderebbe l’innovativa ma pericolosa tecnica di estrazione del gas nota come fracking (ossia la fratturazione idraulica). Con tale metodo è possibile estrarre gas anche da sorgenti non convenzionali, ad esempio dalle rocce di scisto (il gas ottenuto con questa procedura è infatti soprannominato gas di scisto). Anche in questo caso gli Stati Uniti hanno dato prova di irresponsabilità diffondendo il fracking senza la minima salvaguardia dell’ambiente (con consumo elevatissimo d’acqua, uso di sostanze chimiche, emissioni di metano climalteranti, ecc.)
Le compagnie estrattive interessate a questo settore avrebbero diritto a risarcimenti da parte degli stati che impediscono la pratica del fracking (ad esempio la Francia).
L’ottavo punto rilevante che rischiamo di ritrovarci nel trattato è probabilmente quello che apre scenari più inquietanti circa la privacyon line dei cittadini. Le normative europee a tutela dei dati personali (già inesistenti negli USA) verrebbero indebolite, facilitando la violazione di ogni attuale concetto di privacy dei cittadini da parte di società private e multinazionali.
La nona implicazione del TTIP consiste nel cancellare completamente la libertà degli stati di legiferare autonomamente. Anche se, a dire il vero, tutto questo sta già avvenendo, anche in Italia.
La decima innovazione normativa del trattato incentiverebbel’importazione di biomasse americane che non rispettano i limiti di emissioni di gas serra.
Per farla breve il TTIP è una vera e propria dichiarazione di intenti criminali, una lotta di classe all’incontrario condotta da poteri forti a favore di grandi gruppi bancari, società finanziarie, multinazionali, con ricadute devastanti in termini di privatizzazioni, precariato e sconvolgimenti ambientali.
Ormai non è neppure tanto difficile risalire ai responsabili di questo grande disegno economico che sta allargando sempre più miseria e sofferenze. L’interfaccia più conosciuta di questo potere molto opaco ha i nomi ormai conosciuti del Gruppo Bilderberg, del CFR (Council of foreign relations) e della Commissione Trilaterale, il giro di think tank rockefelleriani con vari gradi di finta trasparenza che fanno filtrare il disegno del cosiddetto nuovo ordine mondiale, che intanto comincia con un nuovo riordino del sistema atlantico. Le idee di questi cenacoli incarnano lo spirito del neoliberismo economico e della globalizzazione: grande potere a multinazionali, corporazioni e privatizzazione dei servizi di prima necessità. Una sorta di NATO Economica, e come l’altra NATO costruita in modo che abbia una netta trazione nordamericana, un’Europa suddita, e una Germania preponderante con funzioni di gendarme continentale.<br”>I bracci operativi della Trilaterale sono sempre quelli del Washington Consensus: Fondo monetario internazionale e Banca mondiale. Il sistema fa riferimento alle leve bancarie manovrate dai magnati David Rockfeller (uno dei fondatori del gruppo Bilderberg e della Trilaterale ed ex-presidente del CFR americano), Jacob Rotschild e Soros.
C’è materia per riflettere su un sistema economico basato sulla privatizzazione dei beni di prima necessità. Poi considerate se vi piace. Vi sembra democratico un sistema di potere opaco e in mano a pochissimi oligarchi che tiene in pugno le nostre vite attraverso l’emissione della moneta a debito e la creazione di precariato? Vi sembra etico favorire la diffusione di OGM senza nessun principio di prudenza rispetto alle possibili enormi conseguenze su vastissime popolazioni? Potrei fare domande all’infinito, ma propongo già una prima risposta: tutto questo va fermato.
A margine va notato anche un altro aspetto. Il trattato ha una chiara valenza anti-russa, e taglia l’Europa fuori da una conveniente integrazione di linee economiche e nuove “vie della seta” nell’Eurasia. Già oggi le sanzioni contro Mosca, adottate per via di fortissime pressioni USA, fanno danno solo nel Vecchio Continente. Gli USA hanno addirittura incrementato il commercio con la Russia. Sembra già l’annuncio della grande fregatura: a pagare è l’Europa.


VIDEO DI PANDORA TV SULL’ARGOMENTO:

TTIP, UN TRATTATO DELL’ALTRO MONDO
MARCO BERSANI DESCRIVE IL TRATTATO TTIP
LE RICADUTE DEL TTIP

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