28 marzo 2015

Lo Yemen si batterà contro l'ingiusta e ingiustificata aggressione saudita. Parla il leader degli Houthi

 Lo Yemen si batterà contro l'ingiusta e ingiustificata aggressione saudita. Parla il leader degli Houthi

I punti chiave del discorso di Abdel Malik al-Houthi

da un post Facebook di Federico Pieraccini
Ieri, Abdel Malik al-Houthi, leader degli Houthi, ha tenuto un discorso trasmesso dall'emittente televisiva Al-Masirah, controllata dalle milizie houthi.

I punti chiave del suo discorso:
 
1. Gli Stati Uniti e Israele sono dietro agli attacchi contro lo Yemen di ieri e l'Arabia Saudita è uno strumento utilizzato per effettuare questi attacchi aerei.
 
2. La coalizione guidata dai sauditi non può isolare 24 milioni di persone e poi decidere di invaderci. Pensate che staremo fermi ad aspettarvi con umiltà?
 
3. Mi appello all'Egitto. Non vendere il tuo paese per una manciata di soldi. La nostra gente ama la vostra.
 
4. Noi non accetteremo mai di essere schiavizzati dai sauditi. Chiedo alle persone di creare 2 fronti: uno interno ed un altro per combattere l'invasione.
 
5. Facendo riferimento alla famiglia Saudita: voi vi affidate al re, noi ci affidiamo al Re del cielo (Dio). Noi non staremo seduti a guardare mentre ci invadete.
 
6. Siamo molto più determinati che mai a combattervi. Lo Yemen si batterà per affrontare la vostra invasione.
 
7. Se questa aggressione continuerà sulla nostra terra, noi non considereremo più validi i confini e i limiti alla nostra risposta.

Assad: "L'obiettivo è indebolire la Russia creando due stati fantoccio in Ucraina e Siria"

Assad: L'obiettivo è indebolire la Russia creando due stati fantoccio in Ucraina e Siria

"E' necessaria ricreare l'equilibrio che è stato perso dopo il crollo dell'Unione Sovietica". Il presidente siriano non esclude la creazione di una base militare russa nel porto di Tartus



La crisi in Siria e in Ucraina sono servite per indebolire la Russia e creare stati fantoccio. Lo ha dichiarato il presidente siriano Bashar al Assad a Rt, non escludendo la creazione di una base militare russa nel porto di Tartus, dove ora si trova il supporto tecnico della Marina russa. "In relazione alla presenza russa in diverse regioni del mondo, tra cui il porto di Tartus nel Mediterraneo orientale, è necessaria ricreare l'equilibrio che è stato perso dopo il crollo dell'Unione Sovietica, 20 anni fa", ha spiegato Assad. "Per noi, con la presenza Russia nella nostra regione si è rafforzata la stabilità. Mosca gioca un ruolo molto importante per rafforzare la sicurezza in tutto il mondo il ruolo", ha aggiunto.
 
Secondo il presidente siriano Bashar al Assad, la crisi siriana e quella ucraina sono simili. "In primo luogo, perché entrambi i paesi sono importanti per la Russia. In secondo luogo, perché in entrambi i casi l'obiettivo è quello di indebolire la Russia e creare stati fantoccio", ha ribadito Assad in alcune dichiarazioni raccolte dall’Agenzia TASS.

L'egemonia statunitense è ufficialmente morta: la Cina vince la battaglia delle banche

L'egemonia statunitense è ufficialmente morta: la Cina vince la battaglia delle banche

Gli Stati Uniti farebbero bene ad adeguare la loro politica estera a questa nuova realtà

La storia della Banca asiatica degli investimenti è estremamente importante. Il nuovo istituto guidato dalla Cina segna, infatti, essenzialmente un cambiamento epocale rispetto alle istituzioni multinazionali dominate dagli Stati Uniti, come il FMI e la ADB, scrive il blog americano Zerohedge. E rappresenta anche un tentativo implicito dei cinesi di inaugurare una sorta di sino-Dottrina Monroe e consolidare le ambizioni regionali e, in una certa misura, internazionali. In un disperato tentativo di minare lo sforzo e conservare ciò che resta dell' egemonia degli Stati Uniti, Washington ha aggressivamente intimato ai suoi alleati di astenersi dal sostenere l'istituzione. Poi il Regno Unito ha deciso di aderire definendo la banca banca una "opportunità senza eguali." Questo ha aperto le porte ad uno stuolo di nazioni occidentali e stretti alleati degli Stati Uniti che improvvisamente hanno invertito la rotta e si sono mostrati propensi a sostenere la nuova istituzione.
 
Con la scadenza per le domande di adesione che si avvicina velocemente, la notizia ha ricevuto una notevole copertura mediatica. Ecco Bloomberg , per esempio: 

L'Influenza della Cina si sta espandendo da decenni.. Ora, la creazione di istituti di credito internazionali sta guidando quell'influenza economica più vicino alle arene politiche e diplomatiche mentre gli alleati degli Stati Uniti sfidano l'America per eseguire l'iniziativa della Cina.

"Questo è l'inizio di un ruolo più importante per la Cina nelle questioni globali", ha detto Jim O'Neill, ex capo economista di Goldman Sachs Group Inc., che ha coniato il termine BRIC nel 2001 per evidenziare la potenza economica emergente del Brasile, della Russia, dell'India e della Cina ...

La visione del presidente cinese Xi Jinping di raggiungere lo stesso status di grande potenza di cui gode gli Stati Uniti ha ricevuto una spinta importante questo mese quando il Regno Unito, la Germania, la Francia e l'Italia hanno aderito all'Infrastructure Asian Investment Bank. L'AIIB avrà un capitale autorizzato di 100 miliardi dollari e fondi di partenza di circa 50 miliardi.

Il Canada sta prendendo in considerazione l'adesione, che lascerebbe gli Stati Uniti e il Giappone come gli unici paesi del G7 a mettere in discussione gli standard di governance e ambientali dell'istituzione.

Anche il Gabinetto del primo ministro australiano Tony Abbott avrebbe approvato i negoziati per aderire alla banca, secondo un funzionario del governo che ha chiesto di non essere identificato dal momeno che la decisione non è stata resa pubblica.  

"L'ascesa economica della Cina sta agendo come un fattore di attrazione enorme che costringe l'architettura esistente ad adattarsi", ha detto James Laurenceson, vice direttore dell'Instituto di Sydney per le relazioni tra Australia e Cina. "L'AIIB ha dimostrato agli Stati Uniti che la maggioranza della comunità internazionale sostiene le aspirazioni della Cina ad assumere una maggiore leadership e responsabilità, almeno sulle iniziative economiche "...

Gli Stati Uniti hanno ancora il potere di veto sulle principali decisioni prese dal FMI e dalla Banca mondiale, e un'opzione sulla selezione del presidente della Banca Mondiale. Entrambe le istituzioni sono sempre meno rappresentative rispetto alle esigenze che hanno di fronte.
 
Come si è visto, nemmeno l'istituto stesso che l'AIIB dovrebbe più direttamente minacciare è disposto ad evitare la nuova banca e ha aperto alla cooperazione.
 
Più gli Stati Uniti si isolano dal nuovo pogetto, più trasparenti diventano i loro motivi. Che non hanno mai riguardato gli "standard" (la scusa originale per l'opposizione di Washington alla banca), ma piuttosto soffocare l'ambizione cinese.

Ecco The Economist sull'America e il suo (non) ruolo: 

Nel caso dell'AIIB, l'America sembra avere la conferma delle più oscure paure riguardo la Cina: ha adottato una politica di contenimento che è sbagliato in linea di principio e ha fallito in pratica ...

Ci sono tre ragioni per cui l'America dovrebbe essere più ricettiva verso l'AIIB e la potenziale adesione dei suoi alleati. La prima è che il bisogno dell'Asia di infrastrutture è vasto e pressante. L'urbanizzazione implacabile del continente richiede almeno 8.000 miliardi dollari di spesa in infrastrutture in questo decennio, secondo l'ADB. L'AIIB non finanzierà questa pazzia da sola ma contribuirà.

In secondo luogo, il modo migliore per affrontare le preoccupazioni circa gli standard di prestito cinese è di unirsi alla banca e migliorarla dall'interno.

In terzo luogo, anche se sarebbe stato meglio espandere e riformare le istituzioni esistenti (la ADB, Banca Mondiale e così via), l'America l'ha reso impossibile. Anche una modesta proposta di aumentare le risorse del Fondo monetario internazionale è stata ostacolata per anni al Congresso". 

A dire il vero, questo è un momento delicato per gli Stati Uniti in termini di posizione sulla scena mondiale. Il petrodollaro stamorendo, la Russia si riafferma in Europa orientale, le relazioni USA-Israele si stanno rapidamente deteriorando, e ora, il mondo si sta spostando dalle istituzioni multinazionali dominate dagli Usa e che, in un modo o nell'altro, hanno definito il mondo post  seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti sarebbe saggi ad adeguare la loro politica estera a questa nuova realtà, piuttosto che aggrapparsi alla nozione che la storia del mondo è e sarà sempre scritta da Washington. 


La guerra degli Stati Uniti contro il terrorismo è costata 2 milioni di vite in soli tre paesi

La guerra degli Stati Uniti contro il terrorismo è costata 2 milioni di vite in soli tre paesi

I risultati dello studio condotto dalla ONG “Physicians for Social Responsibility”

In poco più di un decennio, la guerra degli Stati Uniti contro il terrorismo è costata la vita a due milioni di persone solo in Iraq, Afghanistan e Pakistan, senza contare gli altri paesi. La cifra è circa dieci volte maggiore di quella diffuda dalle autorità e dai media internazionali, sostiene una ricerca della ONG "Physicians for Social Responsibility”  

La stima delle vittime della guerra contro il terrorismo in Iraq, Afghanistan e Pakistan è di 1,3 milioni in 12 anni, sostiene una ricerca di un gruppo di medici affiliati alla ONG e pubblicata nel marzo di quest'anno. Circa un milione di persone sono morte in Iraq, vale a dire il 5% della popolazione totale; in Afghanistan sono state uccise 220.000 persone e 80.000 in Pakistan.

Il dato non comprende le vittime delle operazioni militari statunitensi e dei loro alleati in paesi come lo Yemen o la Siria. Né la morte di tre milioni di rifugiati provenienti dai tre stati considerati nello studio. Tuttavia, è probabile che il bilancio delle vittime potrebbe superare i due milioni, ed è estremamente improbabile che sia meno di un milione, dice la ricerca.

Il calcolo si basa sui risultati di diversi studi, i dati pubblicati dagli enti delle Nazioni Unite, da diversi governi e da organizzazioni non governative.

"La cifra è circa dieci volte superiore a quella che la popolazione, gli esperti e i decisori conoscono e che i media e le principali ONG diffondono", si legge nel lavoro di Physicians for Social Responsibility. I ricercatori hanno citato un sondaggio di AP di due anni fa secondo il quale gli americani ritengono che circa 10.000 iracheni hanno perso la vita durante l'occupazione americana. I media occidentali spesso si concentrano sulle vittime di atti terroristici "che si adattano perfettamente all' immagine della guerra che stanno cercando di creare" piuttosto che considerare gli attacchi americano, dice l'Ong.

Gli Usa tengono scrupolosamente il conto dei decessi tra i militari americani impegnati nella guerra contro il terrorismo ad eccezione di quelli che operano in Pakistan, perché ufficialmente gli Usa non hanno truppe lì, perònon esiste nessun conteggio delle vittime tra la popolazione civile. "E' una omissione deliberata", dice la ricerca. Dato che sono stati spesi almeno tre miliardi di dollari in un decennio di azione militare "dobbiamo dare pienamente conto della nostra responsabilità e apprendere le lezioni giuste per per evitare un tragico deterioramento della situazione esplosiva che abbiamo di fronte oggi" concludono i medici. 


Ucraina. La guerra degli oligarchi. Jacques Sapir

Ucraina. La guerra degli oligarchi. Jacques Sapir

Il modo migliore per porre fine a questa guerra è affrontare la questione istituzionale e costituzionale dell'Ucraina

Gli eventi degli ultimi giorni a Kiev mostrano tendenze verso la disintegrazione del sistema politico. Ma queste tendenze stesse sono, forse, una speranza per quanto riguarda il conflitto nel paese dal febbraio 2014, scrive suRussEurope Jacques Sapir.

La guerra degli oligarchi

Il potere a Kiev rimane in gran parte sotto l'influenza degli oligarchi. Il disordine istituzionale derivante dagli eventi del febbraio 2014 ha rafforzato ancora di più la loro influenza. Questi, uniti nella loro opposizione all'ex presidente Yanukovich, si sono divisi il paese e si stanno sbranando dopo un anno. Bisogna innanzitutto citare Rinat Ahkhmetov, la cui ricchezza è concentrata nel settore siderurgico, l'attuale presidente, Poroshenko, la cui fortuna è venuto dall'agro-alimentare, Dmitro Firtash (attualmente agli arresti a Vienna per un caso di corruzione ) e Igor Kolomoisky . E' Dmitro Firtash, che dalla sua casa di Vienna, e mentre era agli arresti domiciliari, ha portato questi oligarchi e li ha convinti a intraprendere azioni contro Viktor Yanukovich, lui stesso un altro oligarca, ma anche presidente regolarmente eletto il paese.

Questa "cospirazione degli oligarchi" ha svolto un ruolo importante, sia perché ha permesso di deviare il movimento di Maidan, che inizialmente era anti-oligarchico e lottava contro la corruzione, ma anche perché ha giocato un ruolo importante nella sequenza di eventi che hanno portato alla fuga del presidente Yanukovich da Kiev. Tuttavia, questa alleanza non ha posto fine all'opposizione feroce che attraversa gli ambienti oligarchici. In un certo senso, questa è stata affilata dalla contrazione improvvisa dell'economia. In un paese dove il PIL è sceso del 7% nel 2014, che vive una brutale inflazione e i pagamenti sono incerti, solo il controllo delle rendite o dell'assistenza economica fornita dall'estero è in grado di soddisfare i loro appetiti. Questo rafforza i vecchi antagonismi, un momento mascherata da una comune opposizione a Yanukovich.

Questa opposizione ha avuto una svolta particolarmente  drammatica con la cacciata di Igor Kolomoisky il 24 marzo da governatore della regione di Donetsk. Ma la posta in gioco di questo conflittova  ben al di là di un semplice licenziamento. Quello che era in gioco tra il 22 e il 24 marzo, con l'aumento di una tensione già evidente da diverse settimane tra Poroshenko e Kolomoisky non è solo un nuovo episodio de "La guerra degli oligarchi". La personalità di Kolomoisky supera infatti il solo campo economico. Le posizioni politiche ha assunto lo scorso anno ne fanno un uomo chiave del potere a Kiev.

Chi è Igor Kolomoisky?

Kolomoisky è stato fino al 24 marzo il governatore della regione di Dnepropetrovsk e, a tutti gli effetti, uno dei grandi baroni dell'Ucraina semi-feudale che è emersa dopo gli eventi di Maidan. Igor Kolomoisky è un uomo molto ricco. Ha un passaporto cipriota (e un passaporto israeliano) ma risiede in Svizzera, il tutto senza aver rinunciato alla sua cittadinanza ucraina. Detiene PrivatBank, la prima banca dell'Ucraina, e il canale televisivo 1 + 1. Possiede anche il 43% del capitale della società di petrolio e gas nazionali Ukrnafta e la sua controllata Ukrtransnafta, che gestisce diversi gasdotti. Infatti, controlla una gran parte del flusso di combustibile in Ucraina. La sua posizione strategica è emersa dall'inizio della crisi. Egli ha dedicato parte della sua fortuna, stimata tra i due e i tre miliardi di dollari nello sviluppo di battaglioni di volontari. Oggi, ci sono 10 battaglioni della Guardia nazionale che sono direttamente finanziati da Igor Kolomoisky. Questi battaglioni sono diffusi nel sud dell'Ucraina, attorno a Mariupol. Questa iniziativa si è dimostrata cruciale dal momento che l'esercito governativo nono sarebbe riuscito da solo ad affrontare i separatisti dell' est. Il patron ha ottenuto un ruolo politico, diventando governatore di Dnipropetrovsk, una provincia strategica perché vicina a quella di Donetsk. Nel giro di pochi mesi, è così diventato un "baluardo" contro la ribellione delle province orientali dell'Ucraina, e ha stretto strane alleanze con il gruppo fascista "Settore Destro".

Questi battaglioni della Guardia Nazionale, tuttavia, costituiscono un "esercito privato", con logistica e armamenti che vanno al di là del controllo effettivo dell'esercito regolare. E 'comprensibile che il presidente neoeletto, Poroshenko si sia offeso e abbia cercato di ridurre la potenza di Kolomoiski. E' in questo contesto che si devono capire gli eventi che si sono verificati nei giorni scorsi. Essi sono simili allo scenario di quando si cerca di ridurre la potenza di un grande feudale. La storia della Francia è piena di questi conflitti. Ma sono terminati da quasi tre secoli. Il fatto che si stiano verificando oggi in Ucraina è un indicatore indiscutibile che il paese non è ancora uno Stato in senso moderno.

Il caso Kolomoisky.

Il Presidente Poroshenko ha deciso di limitare il potere economico del suo rivale. Egli ha deciso di sostituire la guida di Ukrainafta. La reazione Kolomoisky è stata rapida e brutale. L'edificio di UkraiNafta è stato occupato da uomini armati, ovviamente uomini del battaglione Dnipro-1 , finanziato e armato da Kolomoisky. La reazione di Poroshenko è stata veloce, e ha destituito Kolomoisky dalle sue funzioni di governatore. il presidente ha anche fatto arrestare, al termine del Consiglio dei Ministri, Sergey e Vasily Bochkovsky Stoyetsky, rispettivamente direttore e vice direttore dell'Agenzia per le situazioni di emergenza. Questi due uomini sono accusati di vari illeciti finanziari. Ma Igor Kolomoisky ha risposto chiedendo il riconoscimento dei leader ribelli di Donetsk e Lugansk, DNR e il NRL. I parlamentari e i funzionari di Dnepropetrovsk hanno allora iniziato a rivendicare il decentramento promesso ma non mantenuto da Kiev. Sappiamo che il governo di Kiev rifiuta, per ora, ogni idea di decentramento e federalizzazione. In realtà, questi parlamentari e responsabili, dei quali è nota la vicinanza ad Igor Kolomoisky, hanno fatto osservazioni che riecheggiano le dichiarazioni dei leader di Lugansk e Donetsk. A sua volta, il leader di DNR, Alexander Zakharchenko, ha suggerito che il governo di Kiev crei una Repubblica di Dnepropetrovsk.

Allo stesso tempo, Valentyn Nalyvaichenko, il capo del servizio di sicurezza ucraino, fedele al presidente Poroshenko, ha sfidato i due vicegovernatori Dnepropetrovsk, MM. Gennady Korban e Svyatoslav Oliynyk, accusandoli di "appartenenza a un'organizzazione criminale." Queste due persone stanno contestando queste accuse, minacciando di denunciare  Valentyn Nalyvaichenko per diffamazione.

Sullo sfonfo, la questione eembra essere tanto la riduzione della potenza economica di Kolomoisky quanto l'integrazione dei battaglioni nella Guardia Nazionale dell'esercito ucraino. Tuttavia, i comandanti dei battaglioni dicono che non si oppongono a tale integrazione, dichiarandosi aperti ad un'integrazione complessiva ma non individuale. Questa è ovviamente respinta dal governo di Kiev. Allo stato attuale, è chiaro che entrambe le parti stanno cercando di evitare l'irreparabile, ma non è stato trovato un accordo sostanziale. Il rischio di vedere la baronia di Kolomoisky secedere e formare un'alleanza con la gente stessa che solo ieri stava combattendo ferocemente non si può escludere.

Un indicatore in questo senso è l'appello che Kolomoisky ha appena trasmesso in Ucraina, nel quale si presenta come diretto avversario del presidente, il difensore dello "spirito di Maidan" e il difensore dello "lo spirito di dignità" contro un governo di incapaci e corrotti. E' anche preoccupato per l'ondata di morti sospette che colpisce gli ex funzionari del partito di Yanukovich, il "Partito delle Regioni", e che l'attuale governo di Kiev ritiene dei suicidi.  
Possibili sviluppi.

Questa crisi è qui per rimanere. E viene mentre gli accordi di Minsk sono parzialmente rispettati (il cessate il fuoco, lo scambio di prigionieri), ma rimangono in fondo lettera morta perché il governo di Kiev si rifiuta di negoziare con gli insorti e non sembra pronto a promuovere una vera legge per la federalizzazione. Essa mostra anche che l'Ucraina è in una situazione di gravissima crisi politica e istituzionale. L'esistenza di baronie autonome, che possono diventare indipendenti, non si limita al sud-est del paese.

In realtà, le potenziali dinamiche che sono al lavoro oggi in Ucraina possono sia portare ad una ripresa dei combattimenti che aprire la strada per la pace, se la crisi porta a prendere sul serio la questione della federalizzazione del paese. Per questo è necessario che la crisi porti ad una considerazione seria e aperta sul problema della federalizzazione.

Il modo migliore per porre fine alla "guerra degli oligarchi" sarebbe, infatti, affrontare in piena trasparenza e senza esitazioni la questione istituzionale e costituzionale dell'Ucraina. Questo approccio sarebbe dovuto essere adottato già dopo la fuga di Yanukovich. C'è stata una "rivoluzione", che prevede la sospensione dell'ordine costituzionale e allo stesso tempo che questo ordine costituzionale continui ad esistere.

Questo non significa che non ci può essere "patto nazionale" e che l'Ucraina non può sopravvivere, ma questo richiede una riformulazione. Chiaramente, un grado di federalizzazione o una confederazione sarà necessaria per motivi culturali, religiosi e linguistici. La negazione di questa situazione ha portato da una parte alla decisione degli abitanti della Crimea di voler andare con la Russia e dall'altra all'insurrezione in Ucraina orientale. Va sottolineato qui che la Russia ha finora sempre rifiutato di riconoscere le repubbliche di Donetsk e Lugansk. Ora dovrebbe riprendere questo dossier. C'è urgenza. Non facendolo solo la guerra e, infine, lo smantellamento dell' Ucraina rimangono come opzioni. 

I 'chokepoints' strategici per i flussi petroliferi mondiali

I 'chokepoints' strategici per i flussi petroliferi mondiali

Lo Stretto di Malacca sta rapidamente diventando un'altra fonte di potenziali problemi
Circa la metà della produzione mondiale di petrolio si muove su petroliere su rotte marittime fisse, scrive laReuters. Il blocco, anche solo temporaneo, di un chokepoint strategico per i flussi petroliferi mondiali può portare a notevoli aumenti dei costi energetici totali e quindi questi chokepoints sono cruciali per la sicurezza energetica globale. Mentre Hormuz rimane il più grande checkpoint  per i flussi petroliferi mondiali(e insieme a Bab el-Mandeb spiega perché lo Yemen importa così tanto ), lo Stretto di Malacca sta rapidamente diventando un'altra fonte di potenziali problemi.

E mentre lo Yemen è la chiave per lo Stretto di Hormuz ...   






Con Bab el-Mandeb ancor più specificamente problematico se le tensioni nello Yemen ovesserodiventare estreme ..

È la crescente presenza della Cina vicino allo Stretto di Malacca che è forse più preoccupante per la sicurezza energetica globale..






E intanto in Russia, Putin si taglia lo stipendio e aumenta le pensioni sociali del 10%

E intanto in Russia, Putin si taglia lo stipendio e aumenta le pensioni sociali del 10%

La misura riguarderà tre milioni di russi

Vladimir Putin è un fine stratega. E questo, a detta di molti, è l’aspetto di lui che l’occidente tende a sottovalutare di più. La scorsa settimana, appena riapparso in pubblico dopo una lunga e misteriosa assenza dai palcoscenici mediatici, il presidente russo ha deciso di tagliarsi il 10% dello stipendio e di fare lo stesso con i funzionari dell’amministrazione presidenziale. I maligni dicono che, non contento, Putin abbia poi esercitato una specie di moral suasion anche sul suo eterno delfino Medvedev, il quale il giorno dopo, non proprio a caso, ha assicurato che anche lui e tutti i ministri del suo gabinetto avrebbero fatto la stessa cosa.

L’episodio non è rimasto isolato, perché due giorni fa, per dare ai russi la dimostrazione che lui fa sul serio, lo Zar, nel corso di un incontro con i membri del governo, ha annunciato che dal primo aprile le pensioni sociali in Russia aumenteranno del 10,3%. «La pensione sociale media aumenterà di 777 rubli, arrivando a un totale di 8.311 rubli», ha detto il ministro del Lavoro, Maxim Topilin, aggiungendo che la platea beneficiaria di questa misura dovrebbe riguardare più di tre milioni di persone.

La cosa deve aver giovato e non poco all’immagine del presidente russo. Stamattina il FOM, uno dei più importanti istituti demoscopi del paese, ha diffuso nuovi sondaggi sulle intenzioni di voto dei russi. Il consenso elettorale di Vladimir Putin ha raggiunto livelli record. Se si votasse domenica, il 75% dei cittadini russi lo voterebbe (a gennaio questa percentuale si attestava poco sopra il 70%). Dietro di lui ci sono Vladimir Zhirinovsky con 4%, il leader del partito comunista, Gennady Zyuganov, con il 3%, l’uomo d'affari Mikhail Prokhorov e il leader di "Russia Giusta", Sergei Mironov, con l’1%. Insomma, non ci sarebbe partita.

Interpellato dalla Tass, il capo dell’ISSI, Dmitry Badovsky, ha spiegato che la crescita elettorale di Putin è in ascesa continua dallo scorso febbraio 2014, subito dopo la rivoluzione in Ucraina e l’annessione della Crimea. «Nonostante il difficile contesto delle sanzioni anti-russe e della turbolenza economica attuale, il consenso di Putin non è affatto in calo», ha detto invece Alexei Mukhin, direttore del Centro per l’informazione politica. «Lui viene percepito come una persone in grado di far fronte a questi gravi eventi sociali ed economici, nonostante, appunto, le molte difficoltà».

Il 13 marzo scorso Valery Fedorov, direttore dello VTsIOM, il più antico istituto di sondaggi del paese, ha tracciato il quadro delle realizzazioni di Putin più apprezzate dal popolo russo. I maggiori successi dello Zarsecondo i russi sono la stabilità del paese (15%), la riunificazione della Crimea con la Russia (14%), il rafforzamento dell’immagine del paese nel mondo (11%), il miglioramento del benessere dei cittadini (11%). «La figura di Putin – ha detto Federov – richiama emozioni positive all’interno della società russa. Primi fra tutti il rispetto, la speranza e la fiducia». E non stupisce affatto, dunque, che il gradimento del presidente russo abbia raggiunto il massimo da quindici anni a questo parte: l’88%. Mica male.

Eugenio Cipolla

"I dieci piccoli indiani", alias i finti rivoluzionari della minoranza Pd

I dieci piccoli indiani, alias i finti rivoluzionari della minoranza Pd

Claudio Velardi: “sono nani che si stanno contendendo la leadership della sinistra non renziana"

Dichiarazioni interessanti, convegni interessanti, ma che alimentano solo l'astio verso una minoranza che si ostina a restare all'interno di un partito che più di tutti ha il peso e la responsabilità storica della fine della democrazia e del Welfare nel nostro paese. Come scrive Paolo Becchi sul Fatto, Claudio Velardi, ex consigliere politico di D’Alema ed ora renziano di ferro, ha saputo trovare la definizione perfetta ai tentativi ormai patetici e stucchevoli di questa fantomatica minoranza che, fingendosi finti rivoluzionari esattamente come Sel, ha il solo scopo di mantenere fette di elettorato all'interno del partito di Renzi.

Dal post di Paolo Becchi sul Fatto:
Così Claudio Velardi, ha definito, in una recente intervista, i ‘dissidenti’ Pd: “dieci piccoli indiani della sinistra renziana non hanno le palle di sfanculare D’Alema e Bersani”, “nani che si stanno contendendo la leadership della sinistra non renziana, da Landini a Vendola, a Civati a Cuperlo, a Fassina, Boccia, D’Attorre…”.

Sappiamo già – dal finale della filastrocca – che non ne rimarrà nessuno. Renzi, passo dopo passo, divisione per divisione, riforma per riforma sta facendo fuori tutti gli oppositori: da Miguel Gotor a Bersani, da D’Alema a Cuperlo, dalla Bindi a Civati, dovranno tutti allinearsi alle ‘accelerazioni’ renziane in nome della disciplina di partito. Il Premier ha già annunciato che lunedì ‘blinderà’ il testo dell’Italicum, con un voto interno al partito che impegni le sue correnti su un testo definitivo.

La mossa di Renzi è la risposta a quello che, si diceva, fosse l’accordo interno alle correnti di partito per far slittare il voto sulla legge elettorale a dopo le elezioni di maggio. Non sarà così, non ci saranno trattative estenuanti o ritardi: Renzi imporrà al Pd un’altra ‘resa dei conti’, ed il partito starà dalla sua parte. Il finale è già scritto: dei dieci piccoli indiani non ne rimarrà nessuno. Il delitto perfetto di Renzi si sta compiendo.

Truppe e contractor Usa in Colombia: decine di stupri impuniti

Truppe e contractor Usa in Colombia: decine di stupri impuniti

Commissione di riconciliazione nazionale: almeno 54 ragazze abusate sessualmente da personale Usa tra il 2002 e il 2007

54 ragazze colombiane sono state abusate sessualmente da militari e contractors americani tra il 2002 e il 2007. Lo denuncia un nuovo rapporto della Commissione di riconciliazione nazionale, ma nessuno degli accusati rischia nulla a livello penale data l'immunità assoluta di cui godono le forze militari Usa. Lo scriveColombia report.

Il rapporto di 800 pagine è stato stilato da una commissione indipendente creata dal governo colombiano e dalle FARC con lo scopo di determinare le ragioni della guerra civile che ha gettato il paese nel acaos per 50 anni e costato la vita a sette milioni di persone. “Esistono prove abbandonti sulla violenza sessuale, nell'assoluta impunità grazie agli accordi bilaterali e di immunità diplomatica del personale americano”, ha dichiarato a Colombia Reports Renan Vega della National University of Colombia riferendosi alle truppe Usa dispiegate nel territorio per il cosiddetto 'Plan Colombia' a sostegno del governo di Bogotà contro le Farc.

Molti dei presunti stupri sarebbero avvenuti a Melgar, una città in provincia di Tolima, un centinaio di chilometri a sud-ovest di Bogota. In una sola occasione, contractors alla base aerea di Tolemaida avrebbero abusato di 50 ragazze minorenni e fatto video pornografici.  In un altro caso, datato 2007, un sergente americano e un contractor della sicurezza sono stati accusati di aver assalito una ragazzina di 12 anni: un'inchiesta di un procuratore colombiano ha stabilito che la bimba è stata drogata e assalita dentro la base militare dal sergente Michael J. Coen e dal contractor Cesar Ruiz. Entrambi hanno tranquillamente potuto lasciare la Colombia come previsto dal US-Colombian Status of Forces Agreement (SOFA) che conferisce piena immunità al personale americano.

Il quotidiano colombiano El Tiempo riporta che a Melgar ci sono stae 23 denunce formali nel 2006 e 13 nel 2007 contro il personale americano. Secondo il sito di sinistra El Turbion i numeri sarebbero molto superiori. 

In Serbia triplo delle morti di cancro a causa dei bombardamenti NATO del 1999

In Serbia triplo delle morti di cancro a causa dei bombardamenti NATO del 1999


I bombardamenti in ex Jugoslavia da parte delle forze NATO nel 1999, durante i quali fu utilizzato uranio impoverito, hanno fatto della Serbia il primo posto in Europa dove si muore di cancro. E’ questa la tesi sostenuta nel corso della conferenza “Tendenze oncologiche”, tenutasi a Belgrado nei giorni scorsi, da Slobodan Cekaric, presidente della società serba per la lotta contro il cancro.  

Secondo l’oncologo «la Serbia è al primo posto in Europa in termini di mortalità per cancro e la tendenza è in continuo rialzo, poiché cresce ogni anno in media del 2,5%. Le ragioni di questa crescita – ha precisato Cekaric – sono riconducibili ai bombardamenti della NATO, che videro l’utilizzo di circa 15.000 tonnellate di uranio impoverito».

I dati forniti dal registro dell’Istituto di Salute Pubblica dicono il cancro ai polmoni è la patologia più diffusa tra gli uomini, mentre tra le donne primeggia il cancro al seno. Non solo, tra il 1999 e il 2012 lo sviluppo di linfonodi nella popolazione è aumentato fino all’80%, mentre i casi terminali hanno mostrato un aumento dell’11%. «Le statistiche ufficiali del 2014 ancora non ci sono – ha continuato l’oncologo serbo – ma si può prevedere che il numero di nuovi casi sarà superiore alle 40 mila unità. Tutto questo ci dice che il problema dei tumori maligni in Serbia è molto grave».

«In Serbia – ha detto Cekaric, citando diverse statistiche – il numero di nuove diagnosi di cancro è di 2,8  volte superiore rispetto a quella del mondo intero. E’ una catastrofe serba, perché mentre nei paesi sviluppati la mortalità per tumori maligni negli ultimi 20 anni si è ridotta di un punto percentuale l’anno, da noi cresce».

27 marzo 2015

DRAGHI IN PARLAMENTO RACCONTA UNA VALANGA DI BUGIE, LA PIU' CLAMOROSA: ''CON LA LIRA LO SPREAD ERA ALLE STELLE'' (BUFALA)

DRAGHI IN PARLAMENTO RACCONTA UNA VALANGA DI BUGIE, LA PIU' CLAMOROSA: ''CON LA LIRA LO SPREAD ERA ALLE STELLE'' (BUFALA)



Il programma di acquisto di bond dalle banche nazionali europee da parte della Bce andrà avanti regolarmente fino alla fine del programma, a settembre 2016. Questo perché il cosiddetto quantitative easing al momento sta dando i suoi risultati e perché al momento "non ci sono segnali di scarsità di titoli sul mercato, per ora non c'è questa prospettiva, la liquidità sui mercati resta ampia" ha detto Draghi oggi alla Camera dei deputati a Roma. E sul fatto che il QE stia dando i risultati "previsti dalla Bce" molti dei presenti hanno dissentito, visto che la deflazione continua ad aggredire l'Italia e l'eurozona, e il valore dell'euro anzichè diminuire, sembra stia provando a risalire, rispetto il dollaro e l altre valute mondiali.

Ma Draghi ha continuato dicendo che la Bce "l'intenzione di proseguire con questi acquisti fino alla fine di settembre del 2016 o fino a quando l'inflazione non si avvicina durevolmente ai nostri obiettivi".

Draghi ha anche comunicato la sua previsione per l'Italia, rispetto al QE: "L'impatto per l'Italia potrebbe essere di un punto di Pil all'anno", senza per altro spiegare su cosa si fonda tale speranza, se non affermando un'evidente bugia. Infatti, Draghi ha detto che "la congiuntura economica è più favorevole che negli ultimi mesi. Tra i principali motivi ci sono gli effetti positivi del crollo dei prezzi dei prodotto energetici, la politica monetaria espansiva e le riforme strutturali varante in diversi paesi dell'area che cominciano a fare sentire i propri effetti". Evidentemente, per Draghi la debacle della Grecia, il default dell'Ucraina, le sanzioni alla Russia che strangolano l'export europeo, la minaccia reale dell'Isis arrivato alle porte d'Europa, più le sanguinose guerre in corso in Medio Oriente non influirebbero sulla "congiuntura economica". Il che ovviamente è falso.

Draghi ha anche voluto insistere sulle cosiddette riforme strutturali in chiave ultra liberista, ma se n'è ben guardato dal citare la Grecia, dove sono state applicate dal precedente governo Samaras su diktat della troika della quale fa parte proprio la Bce presieduta da Draghi, perchè avrebbe dovuto ammettere che quelle "riforme strutturali" hanno provocato miseria, distruzione del tessuto economico, suicidi di massa, disperazione e finanziariamente - in cambio - non hanno migliorato i conti della Grecia, ma anzi li hanno radicalmente peggiorati, come è noto.

Draghi ha anche voluto insistere sulla riduzione dei debiti pubblici, perché i debiti pubblici "sono strettamente legati al tema delle banche, e molto è stato fatto per indebolire il legame tra banche e Stato, ma si può dire che i Paesi con basso debito pubblico tendono ad avere banche più forti e un sistema creditizio migliore". Peccato che sia stata proprio la Bce a "suggerire" alle banche di riempirsi di titoli di stato, offrendo nel 2012 denaro praticamente gratis - con il sistema LTRO - affinchè l'usassero per comprare titoli di stato ad alto rendimento, esattamente come quelli dei Paesi del sud dell'eurozona. 

Poi Draghi ha lanciato una serie di "avvertimenti" che sembravano rivolti alla Grecia, ma nella sostanza a quei partiti politici italiani fortemente critici verso l'Euro.

Da una parte, ha detto il presidente della Bce, bisogna aiutare i Paesi in difficoltà, perché "il default di uno stato coinvolgerebbe tutti gli altri, un basso potenziale di crescita si riverbera su tutti i Paesi dell'Unione". Dall'altra "rinchiudersi nei confini nazionali non risolverebbe comunque i problemi e la disoccupazione aumenterebbe". E ai 'no-euro' italiani Draghi ha presentato questo dato: "Lo spread di 500 punti base pagato dall'Italia rispetto ai Bund tedeschi nei momenti peggiori della crisi del 2011 e 2012 era esattamente quello che gli italiani hanno pagato per 15 anni in media prima dell'introduzione dell'euro. Credo sia un elemento utile per chi volesse fare paragoni con la moneta unica". 

Draghi mente sapendo di mentire, perchè volutamente scorda di dire che quella forte differenza tra gli interessi dei titoli di stato tedeschi e italiani era assolutamente compensata dalla svalutazione competitiva della lira, e quindi era del tutto ininfluente per ciò che riguardava i prodotti e le merci italiane vendute in Europa, tanto che l'Italia era un temuto concorrente della Germania, mentre non gravava più di tanto sui tItoli di stato italiani perchè per la maggior parte erano acquistati da italiani, e quindi non c'era alcuna possibilità di far agire lo spread come una clava addosso alle nazioni, come invece accade oggi. 

E non bastasse, proprio con l'euro, il debito pubblico è esploso e il valore dei beni - ad esempio gli immobili - ha subito l'iper inflazione. Esempio? Con l'introduzione dell'euro, ciò che valeva 100 milioni di lire, prese il valore di 100.000 euro, e cioè 200 circa milioni di lire. Il cambio era radicalmente errato, ma questo Draghi - che allora siedeva alla Banca d'Italia - si guarda bene dal dirlo. 

Max Parisi


DER SPIEGEL SHOCK: ''LA GERMANIA FORTE COME NON SI VEDEVA DAI TEMPI DEL TERZO REICH'' (GIUSTIFICATA ACCUSA MERKEL NAZISTA)

DER SPIEGEL SHOCK: ''LA GERMANIA FORTE COME NON SI VEDEVA DAI TEMPI DEL TERZO REICH'' (GIUSTIFICATA ACCUSA MERKEL NAZISTA)



BERLINO - In una lettera aperta al cancelliere tedesco Angela Merkel, l'opinionista del settimanale tedesco "Spiegel", Jakob Augstein, accusa la leader della Cdu di aver distrutto la coesione europea e le chiede di sostenere la creazione degli Stati Uniti d'Europa. "Cara Signora Merkel, Lei viene vista come una persona di poche pretese. La storia, pero', La ricordera' diversamente".

Secondo Augstein, Merkel rischia di essere ricordata in futuro "come il cancelliere che ha ucciso l'integrazione europea": "In questo momento Le stanno passando davanti agli occhi le eredita' di Adenauer, di De Gaulle, di De Gasperi e di Kohl: proprio ora, nel momento in cui i tedeschi sono forti come - mi dispiace dirlo - non si vedeva dal Terzo Reich".

Merkel, scrive Augstein, ha la responsabilita' di avere assecondato e in parte causato la ripresa dei sentimenti di rivalsa nazionale in Europa. "Noi ricorderemo Helmut Kohl come il padre dell'unita' tedesca e dell'euro. Come un grande europeista. Ma come dobbiamo ricordare Lei, Signora Merkel? Come il cancelliere che ha ucciso l'integrazione europea?", si chiede Augstein. "Nel 2010 inveiva contro una moneta unica che 'permette ad alcuni di fare molte ferie e agli altri di farne molte meno': forse non sapeva che allora i greci sgobbavano da mattina a sera per riuscire a superare la crisi nel loro paese?"

L'opinionista cita i dati dell'Ocse, secondo cui nel 2011 i greci lavorano 2039 ore all'anno - molto di piu' dei lavoratori in tutti gli altri Stati europei. "Negli Stati Uniti il monte ore lavorativo annuale era di 1786 ore, in Italia di 1772 e nella nostra Germania si lavorava solo 1405 ore all'anno", prosegue Augstein, che poi giunge ai contrasti con l'attuale governo di Atene: "Il greco Tsipras non Le ha forse raccontato quali devastazioni ha portato la Sua politica di austerita' nel paese?

Tra il 2008 e il 2012 il reddito lordo nominale e' crollato del 25 per cento: la disoccupazione e' salita dal 7,3 al 26,6 per cento e tra i giovani e' schizzata addirittura al 44 per cento. E come sempre a rimetterci sono stati i poveri: le famiglie piu' indigenti hanno perso quasi l'86 per cento del loro reddito, i piu' ricchi solo il 20 per cento. L'onere fiscale delle fasce di reddito piu' basse e' cresciuto del 337 per cento, quello della fascia piu' ricca invece solo del 9 per cento", accusa l'opinionista. 
Micidiale.




Dopo Pirelli, Pininfarina: ora è l’India a puntare i pezzi pregiati

Dopo Pirelli, Pininfarina: ora è l’India a puntare i pezzi pregiati


quisto in salsa cinese di Pirelli che, subito, si apre un nuovo fronte industriale. Lo schema è ormai il classico e consolidato dell’acquisto dall’estero. L’indiziato, a questo giro, è un marchio che ha fatto la storia e il cui nome risponde a quello di Pininfarina.

Secondo indiscrezioni raccolte dall’agenzia Bloomberg, “da settimane” sarebbero in corso trattative fra la casa torinese e il colosso indiano Mahindra, parlando di “chiusura dell’accordo vicina”. La notizia ha trovato il forte apprezzamento da parte del mercato, con il titolo che ieri è stato sospeso più volte per poi chiudere la seduta in rialzo di oltre il 26%.

Dalla società, nota principalmente per il design che spazia dalla Ferrari Testarossa alla torcia olimpica di Torino 2006, dagli eurostar alla Macerati Quattroporte, per ora non arriva alcun commento. Mahindra è, peraltro, già attuale cliente della storica casa fondata da Battista “Pinin” Farina nel 1930. Da parte sua, Pininfarina viene da alcuni anni di difficoltà, che fanno seguito alla crisi del settore automobilistico: la parte industriale di produzione carrozzerie è stata chiusa nel 2010, mentre il prezzo pagato fino ad oggi dai lavoratori -fra Italia ed estero- è attorno alle mille unità. Una preda ideale per le mire di chi volesse continuare con gli acquisti a saldo nel nostro paese.

L’eventualità della cessione all’estero trova contraria la Fiom: “Nonostante le difficoltà, anche di carattere finanziario, di questi anni, la Pininfarina resta non solo un simbolo del made in Italy, ma un patrimonio di conoscenze e know how del nostro paese. Se mai le notizie di queste ore fossero confermate, si tratterebbe dell’ennesimo caso di un’azienda e un marchio prestigiosi che rischiano di finire in mani straniere, nel vuoto della politica e delle istituzioni”, ha dichiarato il segretario provinciale Federico Bellono.

Filippo Burla - Il Primato Nazionale

Servizio shock! Per la prima volta viene detta la verità sull’11 settembre in TV USA

Servizio shock! Per la prima volta viene detta la verità sull’11 settembre in TV USA

Sul canale statunitense C-Span questa volta hanno invitato l’ospite sbagliato. Con una calma fuori dal comune, questo signore ripercorre tutte le contraddizioni che chiunque può riscontrar e nella versione ufficiale sugli attentati dell’11 settembre 2001.

Peccato che il filmato è sì andato in televisione ma in tv, ogni 5 minuti di verità, trascorrono migliaia di ore di menzogne. Tocca agli utenti della rete far girare queste informazioni.

Renzi e la rottamazione capitalistica della scuola

Renzi e la rottamazione capitalistica della scuola

Non deve stupire il DDL di riforma della scuola del governo Renzi. E non deve stupire in quanto non contraddice le attese. La riforma della scuola del rottamatore postmoderno fiorentino è, infatti, del tutto coerente con l’obiettivo del neoliberismo e con la già in atto distruzione capitalistica della scuola: rimozione della cultura, aziendalizzazione degli istituti scolastici, rimbecillimento programmato dei discenti demenzialmente trasformati in “consumatori di formazione”, debiti e crediti come nel perverso mondo della finanza, annullamento del processo formativo, offerte formative in linea con la sacra legge della competizione di mercato. E la lista potrebbe allungarsi a piacimento, di imbecillità in imbecillità.


Se fossimo nell’“Amleto” shakespeariano, si direbbe che vi è del metodo in questa follia. E questa follia si inscrive in un processo di “riforma” – la magica parola con cui si rimuovono diritti e si distrugge tutto ciò che non è allineato con il folle progetto neoliberista – della scuola che è in atto da diversi anni. È un progetto nemmeno troppo velato di distruzione pianificata del liceo e dell’università: e ciò tramite quelle riforme interscambiabili di governi di destra e di sinistra che, smantellando le acquisizioni della benemerita riforma della scuola di Giovanni Gentile del 1923 (criticabile finché si vuole, ma ad oggi insuperata perché centrata sull’idea di sviluppo dell’essere umano), hanno conformato – sempre in nome del progresso e del superamento delle antiquate forme borghesi – l’istruzione al paradigma dell’azienda e dell’impresa (debiti e crediti, presidimanagers, informatica e inglese in luogo del latino e del greco, e mille altre amenità coerenti con la ristrutturazione capitalistica della scuola).

“Per il capitale ogni limite è un ostacolo”: così Marx, nei Grundrisse. E la scuola è, per il capitale, un limite che deve essere superato: in essa si formano, storicamente, esseri umani e non consumatori; per di più, esseri umani con coscienza critica, spessore culturale e capacità di giudizio, esattamente ciò che il fanatismo dell’economia finanziaria non può tollerare e deve, per ciò stesso, distruggere. Distruggere la scuola significa decapitare intere generazioni di teste pensanti. La stessa domanda, sempre più in voga, “che possibilità di lavoro mi dà lo studio della filosofia o dell’arte?” rivela un inedito riassorbimento della formazione nell’ambito dell’aziendalizzazione e dell’assiomatica del do ut des: in una rimozione integrale di ciò che un tempo era notissimo, ossia che la scuola deve formare e non produrre acefali calcolatori e produttori di profitto. Immaginate se nell’Accademia di Platone o nel Peripato di Aristotele si fosse domandato ai due filosofi “che lavoro troverò dopo?”!

Il precariato non bastava. Il precariato è il sogno realizzato del neoliberismo e del capitale vincente: ridurre la società ad aggregato atomico di monadi isolate e senza stabilità lavorativa ed esistenziale, chine al cospetto degli ordini del potere, impossibilitate a reagire, del tutto dipendenti dal volere dell’economia e dei suoi sacri dogmi. Con il nuovo DDL alla patologia funesta del precariato si aggiunge il potenziamento del ruolo del preside: questi potrà decidere autonomamente come assumere e/o trasferire i vari docenti secondo dei criteri che vengono detti “trasparenti” – la neolingua orwelliana non cessa mai di stupirci – ma che, non essendo definiti, probabilmente saranno quelli del rispetto della didattica, ma poi soprattutto del rispetto del programma ministeriale e dell’insegnamento allineato col pensiero unico (con automatico trasferimento di chi non si adatta cadavericamente). Chi non si adatta, chi canta fuori dal coro, chi non accetta le verità imposte, si prepari ad essere trasferito in Siberia o, fuor di metafora, nella provincia dell’impero.

Pare che il preside potrà, secondo questi criteri, assumere a chiamata dei precari o chiedere di trasferire degli insegnanti di ruolo su posti che si rendano vacanti. Insomma, i precari e i non precari dovranno essere rispettosi e bene in linea, non dovranno permettersi di ritagliarsi sfere di autonomia di pensiero e magari anche di contestazione della follia in atto. Il ricatto del trasferimento è sempre in agguato! Insomma, i docenti – precari e non – dovranno collaborare attivamente, senza opporsi, a rinsaldare quello che di fatto è il ruolo sempre più evidente delle scuole ridotte ad aziende con offerte formative, debiti e crediti: porsi come luoghi di addestramento delle giovani menti al pensiero unico inoffensivo e politicamente corretto. Orwell e Huxley erano, al confronto, dilettanti!

Non è, invece, chiaro se il preside potrà anche spostare degli insegnanti che abbiano la loro sede titolare, ma è certo che i neoassunti potranno esserlo con contratti triennali a chiamata, e poi venire licenziati a seconda di come si comporteranno. Siamo al cospetto, dunque, di una dittatura da parte di mandarini di regime.

Occorre reagire a questa barbarie, naturalmente. E occorre reagire a partire dalla cultura: la rivoluzione è anzitutto culturale. Per reagire occorre che i docenti, precari e non, si oppongano: insegnando il valore dei classici e della storia, dell’arte e della filosofia, e dunque del pensiero critico che, solo, può contestare fermame.


L’Intellettuale Dissidente

 

Fumo in gravidanza: le foto shock mostrano i danni al feto – FOTO

Fumo in gravidanza: le foto shock mostrano i danni al feto – FOTO

“Ecco come reagisce il feto quando la mamma in dolce attesa fuma”. Le ecografie shock rese note dalla dottoressa Nadja Reissland, studiosa della Durham e Lancater University hanno fatto in pochissime ore il giro del web. Che il fumo faccia male è risaputo e che sia ancora più pericoloso durante la gravidanza lo è ancora di più: le immagini in 4D non lasciano dubbi; delle ecografie di donne fumatrici e non, rilevando come ci siano delle reali differenze tra i feti e quanto ‘effettivamente soffrano a causa del fumo inspirato, che produce in loro un ritardo nello sviluppo del sistema nervoso centrale e un numero maggiore di movimenti fatti come se fossero in debito di ossigeno.


“Questo studio e questo nuovo metodo di rappresentare il feto non ancora nato significa che possiamo vedere qualcosa che fino ad ora ci era stato impossibile conoscere ed è l’ennesima prova circa gli effetti negativi del fumo durante la gravidanza” ha commentato il co-autore dello studio, Brian Francis, mentre per il dottor Reissland è un chiaro segno di stress per il nascituro che non fa altro che confermare, in maniera più incisiva ed toccante, quanto si è sempre sostenuto.
f-27
direttanews.it

15 anni di Putin: il Pil russo è cresciuto dieci volte

15 anni di Putin: il Pil russo è cresciuto dieci volte

IL 26 MARZO DEL 2000 DIVENIVA PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE RUSSA PER LA PRIMA VOLTA


Era il 26 marzo del 2000 quando Vladimir Putin, allora già presidente ad interim della Federazione russa dopo le dimissioni di Boris Eltsin del 31 dicembre 1999, vinse le elezioni presidenziali, battendo con il 52% dei consensi Gennady Zjuganov, capo del partito comunista russo. Oggi sono quindici anni esatti da quella data. Una ricorrenza che induce a diverse riflessioni.

Nel corso di questi anni, per dirla in maniera gergale, di acqua sotto i ponti russi ne è passata tanta. Non è facile tirare un bilancio dell’attività di Putin senza subire l’accusa di essere schierati con o contro di lui, così come non è semplice giudicare realmente la fondatezza delle migliaia di denunce che l’occidente ha mosso nei suoi confronti. L’ultima è quella di aver ordinato l’assassino di Boris Nemtsov, figura ormai sbiadita del panorama politico russo. Tuttavia, come ha raccontato l’Antidiplomatico, sono tante le congetture che i media occidentali hanno messo in piedi su questo caso per alimentare l’evergreen “Putin cattivo dittatore, assassino di oppositori”.

Certo, magari il presidente russo non è il fulgido esempio di democrazia che tutto vorremmo, ma la differenza tra lui e i burocrati europei che hanno ridotto la Grecia a un pugno di macerie è così lieve che nemmeno la si percepisce. Con il piccolo particolare che almeno Putin non deve sforzarsi di fingersi democratico agli occhi del mondo intero.

Su una cosa, però, non si può discutere ed è lo straordinario cambiamento economico della Russia negli ultimi quindici anni. Quando Putin ha preso in mano le redini del suo Paese, si è trovato di fronte un quadro economico-finanziario disastroso. L’Unione Sovietica era finita da dieci anni e la Russia, non riuscendo a ripartire, era capitolata sotto le riforme sbagliate del duo Eltsin-Gajdar, fallendo. Oggi, invece, è una delle maggiori potenze mondiali, e non solo in campo economico.

Nell’infografica che potete vedere sotto, i numeri, che si riferiscono al periodo 1999-2013 (in attesa di quelli del 2014), parlano chiaro: il Pil è passato da 195 miliardi di dollari a 2.113, il pil pro-capite da 1.320 a 14.800 dollari, le riserve valutarie e aurifere da 12,6 a 511 miliardi di dollari, il debito pubblico dal 78% del Pil all’8%, le pensioni da una media di 499 rubli a 10.000, mentre gli stipendi da 1.522 rubli a 29.940.

E’ ovvio che la Russia non rappresenti un eldorado (la forbice tra ricchi e poveri è ancora molto ampia e ben 18 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà), ma questi numeri hanno permesso al Paese di resistere al doppio stress causato dalle sanzioni occidentali e dal calo del prezzo del petrolio (quest’ultimo ha influito certamente di più). Viene da chiedersi cosa ne sarebbe oggi della Russia senza tutto questo, come avrebbe reagito di fronte alle pressioni economiche dell’occidente. E’ difficile fornire una risposta certa, molto meno immaginarsela.
 L’Antidiplomatico

Avete sentito dell’uomo che è entrato all’aeroporto di New Orleans con esplosivo e un machete?

Avete sentito dell’uomo che è entrato all’aeroporto di New Orleans con esplosivo e un machete?

NO? BEH, SE FOSSE STATO MUSULMANO L’AVRESTE SAPUTO

Un musulmano americano con un borsone che contiene sei esplosivi fatti in casa, un machete, e veleno spray si reca in un grande aeroporto degli Stati Uniti. L’uomo entra nell’aeroporto, si avvicina ai controlli di sicurezza, e poi spruzza i due agenti con il veleno. Poi afferra il machete e insegue un altro ufficiale.

L’uomo viene ucciso dalla polizia. Dopo l’incidente, la polizia scopre nell’auto dell’uomo serbatoi di acetilene e ossigeno, due sostanze che, mescolate insieme, consentono di ottenere un potente esplosivo.
Se si fosse verificato questo scenario, avremmo sicuramente parlato di un attacco terroristico. La notizia avrebbe fatto il giro del mondo e, naturalmente, alcuni media e molti politici conservatori avrebbero utilizzato l’episodio come un altro pretesto per alimentare le fiamme dell’odio nei confronti dei musulmani.

Bene. Il Daily Beast racconta che lo scorso venerdì, l’episodio sopra descritto ha avuto luogo presso l’aeroporto di New Orleans. Con una sola differenza: l‘uomo non era musulmano.

L’uomo che ha commesso questo attacco era Richard White, 63 anni, ex militare dell’esercito in pensione che viveva grazie agli assegni di invalidità. Ed era un devoto testimone di Geova.

Dato che un uomo armato di esplosivi e armi si è recato in un aeroporto e ha attaccato ufficiali federali, si potrebbe pensare che la parola “terrorismo” dovrebbe essere almeno considerata come una possibilità, giusto? E invece non è stata nemmeno menzionata.

Le forze dell’ordine si sono invece affrettate ad archiviare questo incidente attribuendolo ai presunti “problemi di salute mentale” dell’uomo. Il tutto in poche ore dell’attacco, senza indagare se l’uomo avesse avuto problemi con il governo federale derivante dal suo servizio militare o avesse qualche visione anti-governativa, etc.
Forse White era veramente malato di mente ma le interviste con i suoi vicini non danno neppure un indizio che avesse problemi mentali. Piuttosto era descritto come un uomo “mite” e “generoso” con il quale alcuni avevano parlato pochi giorni prima dell’incidente e tutto sembrava andare bene.


Ora l’autore dell’articolo non sostiene che White fosse un terrorista. Il suo punto è duplice. Uno è che se l’uomo fosse stato un musulmano, l’inchiesta sulla sua motivazione da parte dei media e forse anche della polizia sarebbe essenzialmente terminata una volta accertata la sua fede. Se un musulmano fa qualcosa di male, è terrorismo.

Al contrario, quando un non musulmano realizza un attacco violento, anche contro dipendenti del governo federale, le forze dell’ordine e i media guardano subito alla storia mentale della persona, non prendendo in considerazioni possibili motivazioni terroristiche.

Non c’è da stupirsi se così tanti pappagallo recitano, “Non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani.” Quando la stampa usa la parola terrorismo solo in connessione con le azioni dei musulmani, la persona media dà per scontato che sia così. Tuttavia, negli ultimi anni, la stragrande maggioranza degli attacchi terroristici negli Stati Uniti e in Europa sono stati commessi da non-musulmani.

Il secondo punto è che questo potrebbe essere stato un atto di terrorismo. L’uomo ha chiaramente preso di mira solo i funzionari della TSA, non ha aggredito i passeggeri in attesa ai controlli di sicurezza. E per chi non lo sa, c’è stata una crescente campagna di ostilità rivolta contro il TSA.

Dato il clima, come si può escludere il terrorismo senza un’indagine approfondita, si chiede l’autore, che aggiunge“una parte di me crede che in realtà ci sono alcuni nei media e nelle forze dell’ordine che preferiscono usare il termine terrorismo solo quando si ha a che fare con un musulmano. Perché? Perché è facile da fare. Non sono sicuro di cosa possa cambiare questa mentalità, ma se vogliamo mantenere veramente gli americani al sicuro, bisogna capire che il terrorismo non ha solo a che fare con i musulmani”. 
lantidiplomatico.it

PRIMARIE DEL PD? HA VINTO IL CANDIDATO DI MARCELLO DELL’UTRI

PRIMARIE DEL PD? HA VINTO IL CANDIDATO DI MARCELLO DELL’UTRI

AGRIGENTO, ALLE PRIMARIE BIPARTISAN IL CANDIDATO DI FORZA ITALIA STRACCIA IL PD


Silvio Alessi, candidato “azzurro” scelto dall’uomo di Dell’Utri, vince le primarie del centrosinistra. In campagna elettorale ha detto: “La mafia? Non ne so parlare, non penso sia presente qui. Ad Agrigento ci sono disagio sociale e microcriminalità, questo sì”. Dopo il trionfo commenta: “Io sono amico di tutti”

“La mafia? Non ne so parlare, non penso sia presente qui. Ad Agrigento ci sono disagio sociale e microcriminalità, questo sì”. Parola di Silvio Alessi, il primo candidato di Forza Italia in grado di vincere le primarie del centro sinistra, riuscendo nello stesso tempo, con un’intervista a Repubblica, ad imbarazzare il segretario siciliano del Pd Fausto Raciti. “Sono sicuro – replicava qualche giorno fa sullo stesso giornale Raciti – che Alessi sia pienamente consapevole della pericolosità del fenomeno mafioso e che avrà modo, al più presto, di chiarire la sua posizione”.



Adesso Alessi avrà tutto il tempo per spiegare cosa intende conmicrocriminalità dato che con più di duemila voti (2152) è stato designato candidato sindaco della coalizioneAgrigento 2020: più del 50 per cento dei quattromila elettori che ieri si sono recati ai gazebo per scegliere il pretendente alla fascia di primo cittadino della città dei templi. Staccatissimi i concorrenti: 808 voti perEpifanio Bellini, unico candidato del Pd, 567 perPeppe Vita, il candidato della società civile, 534 per l’ex assessore regionale del MpaPeppe Marchetta. Solo che la vittoria di Alessi ha scatenato mille polemiche dato che si tratta del candidato appoggiato daRiccardo Gallo, numero due di Forza Italia in Sicilia e pupillo dell’ex senatore Marcello Dell’Utri. Che ci fa uno con tali appoggi candidato sindaco del Partito Democratico? “Io non sono amico di Forza Italia, sono amico di tutti: quei politici del Pd che attaccano il Patto del territorio sono solo dei politicanti che in questi anni hanno abbandonato la città di Agrigento e ora hanno il coraggio di parlare” dice lui, che si è guadagnato notorietà da presidente dell’Akragas, la squadra di calcio di Agrigento in lotta per un posto in Lega Pro. “Le primarie sono un grande successo dei cittadini agrigentini, il grande afflusso di persone ci fa molto piacere. I cittadini hanno apprezzato il fatto che si è dato loro un meraviglioso strumento” continua Alessi, che è riuscito a fare piazzare un gazebo per il voto proprio di fronte allo stadio, dove ieri l’Akragas affrontava (e batteva) il Neapolis.

Dopo la partita i tifosi hanno fatto visita al gazebo delle primarie, dove svolazzava la bandiera del Pd insieme a quella di Forza Italia: e alla fine il voto degli ultras dell’Akragas è stato decisivo per eleggere Alessi. Un’operazione voluta sia dal segretario Raciti che dal presidente del Pd siciliano Marco Zambuto, ex sindaco di Agrigento con l’Udc e il Pdl. Tanti invece i maldipancia all’interno del Pd regionale. “Ad Agrigento siamo alla cronaca di una morte annunciata, la morte della speranza di cambiare verso alla politica” dice il deputato Fabrizio Ferrandelli. “Tutti sapevano dell’accordo con il Patto per il territorio. E’ lo stesso partito che appoggiò e fece vincere Marco Zambuto alle elezioni comunali del 2012: non capisco quale sia adesso l’obiettivo di Ferrandelli” si lamenta invece il segretario del Pd agrigentino Peppe Zambito, regista dell’operazione che ha portato i democratici a candidare come sindaco un uomo di Forza Italia. Nel frattempo il candidato modello Nazareno Silvio Alessi ha già messo nel mirino l’avversario da battere. “Marcolin è un candidato come un altro, ci misureremo tutti durante la competizione elettorale”. Il riferimento è per Marco Marcolin, deputato veneto della Lega Nord, che Matteo Salvini ha candidato sindaco di Agrigento. Solo l’ennesimo paradosso nella città che diede i natali a Pirandello, e che adesso sta vivendo un momento politico più unico che raro.

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Tratto da: www.stopeuro.org

Legge Antiterrorismo, lo Stato potrà entrare nel tuo pc

Legge Antiterrorismo, lo Stato potrà entrare nel tuo pc



LO STATO POTRÀ DELIBERATAMENTE INSTALLARE NEL TUO PC, TABLET O CELLULARE UN VIRUS CHE OLTRE A PERMETTERE IL CONTROLLO DI OGNI SINGOLA PAROLA, AZIONE O RICERCA PERMETTERA DI CONTROLLARE IL TUO PC DA REMOTO (OVVERO SE LO STATO DALL’ALTRA PARTE DELLO SCHERMO VOLESSE SPOSTARE IL CURSORE DEL MOUSE, SOLO PER FARE L’ESEMPIO PIÙ STUPIDO, POTREBBE FARLO TRANQUILLAMENTE)

Il provvedimento antiterrorismo modifica il codice di procedura penale così:
All’articolo 266-bis, comma 1, del codice di procedura penale, dopo le parole: «è consentita l’intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici ovvero intercorrente tra più sistemi», sono aggiunte le seguenti: anche attraverso l’impiego di strumenti o di programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico.
Con questo emendamento l’Italia diventa il primo paese europeo che rende esplicitamente ed in via generalizzata legale e autorizzato la “remote computer searches“ e l’utilizzo di captatori occulti da parte dello Stato.
Il fatto grave è che questo non lo fa in relazione a specifici reati di matrice terroristica (come fa pensare il provvedimento), ma per tutti i reati “commessi mediante l’impiego di tecnologie informatiche o telematiche”(art.266 bis).
Se non interveniamo, da domani per qualsiasi reato commesso a mezzo del computer – dalla diffamazione alla violazione del copyright o ai reati di opinione o all’ingiuria – sarà consentito violare da remoto in modo occulto il pc, tablet o cellulare di qualsiasi cittadino.
L’uso di captatori informatici (Trojan, Keylogger, sniffer ecc.ecc.) quale mezzo di ricerca delle prove da parte delle Autorità Statali (giudiziarie o di sicurezza) è controverso in tutti i paesi democratici per una ragione tecnica: con quei sistemi compio una delle operazioni più invasive che lo Stato possa fare nei confronti dei cittadini, poiché quella metodologia è contestualmente

una ispezione (art. 244 c.p.p.)

una perquisizione (art. 247 c.p.p)

una intercettazione di comunicazioni (266 c.p.p.)

una acquisizione occulta di documenti e dati anche personali (253 c.p.p.).
Tutte attività compiute in un luogo, i sistemi informatici privati, che equivalgono al domicilio. E tutte quelle attività vengono fatte al di fuori delle regole e dei limiti dettate per ognuna di esse dal Codice di Procedura Penale.
Per non parlare della contestuale violazione dei diritti costituzionali previsti dall’art. 13 all’art. 15 della Costituzione, senza le adeguate garanzie da questa previste.
Nel 2008 la Corte Costituzionale tedesca con sentenza 27/02/2008 si era espressa negativamente sull’uso generalizzato dei c.d. Bundestrojan (Trojani di stato tedeschi) rilevando come tale attività comportasse rischi di un controllo pervasivo dei sistemi, il superamento dei sistemi di cifratura, la profilazione di comportamenti estranei ai reati perseguiti, una invasione della sfera privata e della riservatezza, nonché rischi di danni ai sistemi informatici ed il coinvolgimento di dati di terzi estranei.
Una norma generalizzata che consente l’uso di tali captatori occulti (virus di stato) non rispetta alcun criterio di proporzionalità se non è strettamente limitata a specifiche gravissime ipotesi di reato, tassativamente determinate ex lege, e con doppia riserva di giurisdizione.
Aggiornamento 26 – 03 -2015

Dopo la pioggia di critiche piovuta da ogni dove, Renzi ha cancellato dalla legge antiterrorismo il comma che consente di «frugare» nel computer dei cittadini. Un tema delicato e importante, spiegano fonti di Governo, che verrà affrontato in maniera più complessiva nel provvedimento sulle intercettazioni già in esame in Commissione. Perciò il pericolo non è ancora scampato… Soddisfatto il presidente dell’Autorità garante per la privacy, Antonello Soro, che aveva espresso dubbi seri sulla norma: «Lo stralcio della norma sulle intercettazioni da remoto consentirà un supplemento di riflessione, quanto mai necessario quando sono in gioco libertà e diritti fondamentali». Plauso anche dal commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks.

Fonte: informare

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