04 aprile 2015

Delrio ministro: la ndrangheta festeggia

Delrio ministro: la ndrangheta festeggia


GRAZIANO DELRIO E’ STATO NOMINATO MINISTRO ALLE “GRANDI OPERE” ED AI LAVORI PUBBLICI. PUBBLICHIAMO QUESTO INTERESSANTE ARTICOLO, OVVIAMENTE MAI RIPORTATO DAI GRANDI MEDIA NAZIONALI, A CURA DELLA “CASA DELLA LEGALITA’” DI GENOVA.

L’UNICA VERA E INDIPENDENTE ASSOCIAZIONE CHE SI BATTE CONTRO LA MAFIA.

Franco Roberti è il Procuratore Nazionale Antimafia ed il 4 ottobre 2014 in terra emiliana non tace su una realtà che in troppi hanno taciuto (ed ancora vorrebbero tacere). Afferma: “Se tu in occasione delle elezioni che si fanno qui in Emilia vai a fare campagna elettorale in Calabria, vuol dire che sai che l’appoggio o il non appoggio alla tua elezione viene dalla Calabria non dall’Emilia”
A chi si riferiva il Procuratore Nazionale Antimafia? Non ha fatto nomi, ma nella storia politica di emiliana c’è chi per essere eletto nella sua terra, Reggio Emilia, prima di spiccare il volo per il Governo nazionale, andò in Calabria per cercare i voti necessari alla sue elezione…
Questi è Graziano DELRIO, classe 1960, attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nominato da Matteo Renzi, già ministro del Governo Letta ed ora in corsa per il Quirinale.
DELRIO Graziano (Sindaco di REGGIO EMILIA dal 2004 al 2013) in veste di Sindaco, nel 2009, prima delle elezioni amministrative in cui era candidato nuovamente a Sindaco, promosse un gemellaggiocon la città di Cutro e si recò in viaggio nella località calabrese per stringere questo patto tra le città e comunità.
Il tutto era anche evidenziato da un Comunicato Stampa ufficiale del Comune titolato “Il sindaco Delrio in visita istituzionale a Cutro” che però è ora “svanito” dall’archivio dei Comunicati sul sito del Comune di Reggio Emilia (il Comunicato è però ancora rintracciabile su diversi siti che ne avevano dato pubblicazione – vedi ad esempio qui).
E l’amministrazione comunale di Reggio Emilia è stata caratterizzata da consolidati rapporti con esponenti della comunità cutrese che hanno “colonizzato” pesantemente il territorio della Provincia di Reggio Emilia (circa 10.000 cutresi si sono insediati a Reggio Emilia). Tra questa comunità anche gli esponenti noti della criminalità organizzata calabrese che hanno infiltrato l’economia locale e la politica in una sorta di “congiura del silenzio” che ne ha garantito la tanto ricercata “invisibilità” e dove, forti di questa “cappa” hanno potuto anche alzare il tiro con attentati volti ad affermare la propria capacità di intimidazione e perseguire i condizionamenti ritenuti utili agli interessi dell’organizzazione ‘ndranghetista.


DELRIO (nella foto a lato con la ex Sindaco di Isola Capo Rizzuto, Caterina Girarole, arrestata lo scorso anno su richiesta della DDA di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “INSULA”) non era certamente l’unico. Alla vigilia elettorale del 2009, con lui, dalla terra emiliana, sono scesi in “pellegrinaggio” a Cutro anche: FILIPPI Fabio (esponente del PDL in Consiglio Regionale e, proprio a quelle elezioni del 2009, eletto anche in Consiglio Comunale a Reggio Emilia); BONARDI Achille (allora assessore del PD al Comune di Brescello); SPAGGIARI Antonella (candidata di una lista civica);PENAZZI Giogio (del PD ed allora sindaco di Viadana). Con loro anche i cutresi SCARPINO Salvatore(già capogruppo del PD a Reggio Emilia) ed i consiglieri OLIVO Antonio e IELO Girolamo.

Il pellegrinaggio di DELRIO & C a Cutro alla vigilia di quelle elezioni del 2009 troverà spazio, grazie aduna paginata dell’associazione degli imprenditori cutresi, su “Il Sole 24 Ore”.

L’allora candidato sindaco del PDL, PAGLIANI Giuseppe (che perse il confronto elettorale con DELRIO), non andò al pellegrinaggio… lui fece una cena-incontro con imprenditori cutresi (compresi quelli soggetti ad interdizioni antimafia) al ristorante “Antichi Sapori” di Reggio Emilia.
Questo è uno spaccato della politica emiliana (di cui del DELRIO è emanazione). Uno spaccato che ha trovato conferme, dei suoi tratti di indecenza, anche di recente. Nel giovane sindaco di Brescello, sempre del PD, COFFRINI Marcello. Questi si è spinto pubblicamente, in un’intervista, a definire“educato, gentile e composto” il boss della ‘ndrangheta Francesco GRANDE ARACRI, solamentecondannato per mafia e uomo di vertice dell’omonima cosca. Quando, fortunatamente, davanti a quella difesa del boss, vi fu una reazione decisa contro la posizione assunta dal giovane sindaco di Brescello, scattò persino una manifestazione a sostegno suo e delle sue dichiarazioni. Manifestazione a cuiparteciparono anche gli uomini della cosca di GRANDE ARACRI. Il figlio del boss non ha avuto, in quell’occasione, alcun tentennamento e parteciò a quella manifestazione di piazza con qualche centinaio di partecipanti. Lì, il giovane della famiglia ‘ndranghetista, dichiarò: “Mi dispiace. Siamo con il Sindaco. La risposta? L’ha data la piazza”.

Eppure la presenza della colonia ‘ndranghetista, mimetizzata dietro la comunità calabrese, in questa regione, ed anche nel territorio dell’intera provincia di Reggio Emilia, è nota da lungo tempo. In quel territorio è asfissiante da troppo tempo, come ha denunciato un emiliano serio e coraggioso qualeEnrico Bini, per portare un esempio di chi non ha avuto tentennamenti nello schierarsi dalla parte della Legalità e, quindi, dello Stato.

Fino a quando non si girò l’Emilia-Romagna, documentando con “Tra la via Emilia e il clan” la devastante presenza delle organizzazioni mafiose in quella regione. Le Istituzioni e Pubbliche Amministrazioni facevano finta di nulla. Negavano e minimizzavano. Poi qualcosa è cambiato e si è arrivati anche all’attivazione della D.I.A. a Bologna. La DDA del capoluogo ha iniziato con il lavorare in modo deciso e le operazioni antimafia in Emilia Romagna sono iniziate ad essere anche coordinate direttamente da quel territorio (prima colpivano gli esponenti mafiosi presenti ed operanti lì con indagini coordinate da altre DDA).

Lì, in provincia di Reggio Emilia, le cosce degli ARENA e dei GRANDE ARACRI, così come gli esponenti della famiglia MUTO ed altri ancora, hanno radici profonde e reti di relazione che andrebbero stroncare anziché alimentate dalla politica (come dall’economia). Pensare oggi di premiare, addirittura come nuovo inquilino del Quirinale, un esponente politico come DELRIO, che scelse di scendere in Calabria, con i suoi colleghi della politica locale, per le elezioni amministrative di Reggio Emilia, sarebbe quindi davvero un pessimo segnale.

P.S. Una curiosa nota a margine. Nella scorta di DELRIO non era stato anche inserito un tale di nome RIZZO Antonino, fratello della più nota RIZZO Chiara in MATACENA? - casadellalegalita -

Primi passi del TTIP in Europa: in Germania si approva l’utilizzo del Fracking

Primi passi del TTIP in Europa: in Germania si approva l’utilizzo del Fracking

Se esistevano ancora dei dubbi, con l’approvazione fornita da parte del gabinetto della Merkel all’introduzione in Germania della tecnologia del Fracking, che si autorizza per la prima volta ad importare (approvazione avvenuta il 1.04.2015), la stessa Frau Merkel si conferma come un agente degli interessi USA in Europa. Vedi: infowars.com

E’ noto infatti che i proprietari del brevetti di tale tecnologia sono le grandi multinazionali targate USA fra cui la Halliburton, Baker Hughes e Schlumberger ed è ampiamente dimostrato che questa tecnologia risulta altamente inquinante (per le falde acquifere) e per l’ambiente in genere, tanto da essere stata proibita in vari paesi ma risulta essenziale per le multinazionali USA per ricavare il gas scisto e gli idrocarburi dalle rocce bitumose in profondità.

L’obiettivo degli USA è quello di sostituirsi alla Russia nella fornitura di gas in Europa, utilizzando questa tecnica e da qui deriva l’interesse strategico di Washington nel gestire la crisi dell’Ucraina e le sanzioni alla Russia.
Si spiega anche l’interesse USA nell’avere direttamente il controllo dell’Ucraina attraverso un governo fantoccio, essendo questo un paese dove esisterebbe un gran potenziale di sfruttamento, per tale motivo il contratto per la concessione dello sfruttamento del gas è stato rilasciato ad una società petrolifera in cui lavora il figlio del vicepresidente USA Joe Biden. Alcuni esponenti dell’Amministrazione USA sono direttamente coinvolti in questo business.

Questo primo passo fatto dalla Germania rappresenta anche un prologo verso l’approvazione del trattato di commercio transatlantico (il TTIP) che porterà l’Europa a sottomettersi agli interessi delle mega corporations USA in tutti i settori fondamentali, dall’estrazione petrolifera, all’energia, agli alimenti a base di OGM, commercializzati da aziende come Monsanto e DuPont, alla liberalizzazione dell’importazione di carni trattate con ormoni (proibite in Europa ed ammesse negli USA), alla liberalizzazione di medicinali prodotti in USA, ecc..


Il trattato prevede infatti che i singoli stati non possano opporsi alla libera commercializzazione dei prodotti che fanno capo alle aziende statunitensi e degli altri paesi che hanno aderito a tale trattato con l’adeguamento alle normative che sono già previste nel trattato come vincolanti per tutti gli stati sottoscrittori.

Se la Germania, così come ha anticipato per prima l’autorizzazione del fracking, sarà anche il primo paese a sottoscrivere il trattato TTIP, sarà inevitabile che anche gli altri paesi d’Europa si adeguino, inclusa l’Italia, visto il Matteo Renzi e la sua posizione subalterna rispetto alle lobby che lo hanno fatto nominare. Non per niente lo stesso Renzi aveva già dichiarato di vedere favorevolmente tale trattato (“per vendere il nostro parmigiano ed i prodotti tipici del made in Italy negli States”, diceva…) e l’Europa sarà un mercato totalmente in mano agli interessi delle multinazionali USA con distruzione/colonizzazione dell’economa dei paesi europei, distruzione aziende locali e di posti di lavoro e con la contaminazione dei cibi e dell’ambiente.

Non c’è niente di casuale in tutto questo: è in atto un processo di omologazione dei mercati, una strategia perseguita tenacemente dalle centrali finanziarie sovranazionali, collegate con le grandi corporations , in cui gli Stati Europei giocano la parte dei soggetti passivi, in funzione di interessi molto più grandi dei singoli stati, ove viene fatto credere che da tutte questi nuovi assetti driverà maggiore “progresso” e libertà economica quando è facile prevedere che avverrà esattamente il contrario.

Risulta facile constatare come, in Italia in particolare, sia sempre più difficile la sopravvivenza delle piccole e medie aziende e dei produttori locali, degli allevatori e degli agricoltori in particolare, schiacciati dall’alta imposizione fiscale (imu anche sui terreni agricoli) dalle regole europee e dalla concorrenza dei grandi gruppi multinazionali. Il governo risponde a determinati interessi e non è lontano dalla realtà ritenere che il principale compito assegnato ai politici di governo, al servizio delle lobby, sia quello di creare campo libero per l’arrivo in Italia delle grandi multinazionali, spiazzando le imprese di dimensione ridotta che saranno indotte a scomparire dal mercato. Un lavoro che si trova già a buon punto, viste le migliaia di aziende chiuse negli ultimi anni. Sarà il TTIP a dare il colpo di grazia definitivo.

Controinformazione - Luciano Lago -

CRESCE L’ATTEGGIAMENTO DI SFIDA DELLA GRECIA, DOPO CHE ALEXIS TSIPRAS SI E’ RIVOLTO ALLA RUSSIA E ALLA CINA

CRESCE L’ATTEGGIAMENTO DI SFIDA DELLA GRECIA, DOPO CHE ALEXIS TSIPRAS SI E’ RIVOLTO ALLA RUSSIA E ALLA CINA



Alexis Tspiras sta portando avanti con rinnovato vigore una “politica del rischio calcolato”, cercando di forzare l’Europa a cedere terreno, oppure a rischiare una reazione a catena in grado di paralizzare l’Unione Europea.

Due mesi di bullonerie e rimproveri da parte dell’UE non sono riusciti ad intimidire la Grecia. Sta diventando sempre più chiaro che i paesi creditori [nord-europei] hanno mal giudicato la natura della crisi greca, e non possono più evitare di affrontare la “Forca di Morton” posta di fronte a loro [quando argomenti contraddittori portano alla stessa spiacevole conclusione].
Qualsiasi accordo che vada abbastanza lontano da placare l’afflitta popolazione della Grecia, dovrebbe portare automaticamente oltre quell’austerità che sta sfilacciando il resto dell’Europa Meridionale. Le necessarie concessioni incoraggerebbero la sfida populista in Spagna, Portogallo e Italia, ma porterebbe all’ebollizione l’euroscetticismo tedesco.

Il consenso per l’Unione Monetaria sta venendo pericolosamente meno in Baviera e nella maggior parte della Germania Orientale, nonostante i sondaggi non catturino a pieno la forza delle correnti sotterranee.

Le dimissioni presentate questa settimana dal bavarese Peter Gauweiler, contrario all’estensione del salvataggio della Grecia può, naturalmente, aver contribuito. Egli è sempre stato un nemico dell’UEM. Ma la sua protesta costituisce senza alcun dubbio un colpo di avvertimento alla famiglia politica di Angela Merkel.

Il Signor Gauweiler era stato eletto Vice-Presidente dei Cristiano-Sociali bavaresi [CSU] nel 2013, per puntellare in qualche modo l’ala euroscettica del Partito e fronteggiare la minaccia costituita dal Partito anti-euro Alternative fur Deutschland [AfD].

Tuttavia, se l’Unione Monetaria [Eurozona] insisterà meccanicamente con le solite, stantie, richieste – tornando a quelle condizioni che anche il precedente governo eurofilo di Atene aveva respinto nello scorso mese di Dicembre – si corre il rischio che possa partire una reazione a catena politica, in grado di sventrare il progetto stesso di Unione Europea, inteso come ideologia motivante di tutta l’Europa.

Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, perfettamente consapevole del rischio, sta avvertendo chiunque abbia voglia di ascoltare che il Grexit porterebbe ad una “irreparabile perdita di prestigio dell’intera Unione Europea”, che finirebbe con il far concretizzare la caduta stessa dell’Europa.

Quando Warren Buffett suggerisce che l’Europa potrebbe emergere più forte di prima, dopo la purga salutare del suo anello debole [la Grecia], non fa che confermare la regola secondo la quale non ci si dovrebbe mai dilettare su materie che vanno oltre la propria comprensione.

Alexis Tsipras guida il primo governo di sinistra-radicale eletto in Europa dopo la 2a Guerra Mondiale. Syriza, il suo movimento, è in un certo senso totemico per la Sinistra Europea, anche se i suoi simpatizzanti a volte si disperano per i suoi colpi di scena e per le sue svolte caotiche. In quanto tale, Syriza rappresenta la “cartina al tornasole” della possibilità che i progressisti possano o meno perseguire un qualcosa di simile ad una politica economica autonoma all’interno dell’Unione Monetaria.

Si possono sentire in lontananza gli echi di quello che accadde al governo [regolarmente eletto] di Jacobo Arbenz in Guatemala, che rappresentò la “cartina al tornasole” per l’America Latina della possibilità di una Sinistra al governo. Il suo esperimento di riforma agraria fu notoriamente spento da un “colpo di stato” della CIA, nel 1954, con conseguenze molto durature. Per Che Guevara fu il momento della “presa di coscienza”, conseguenza del quale cominciò a lavorare come medico volontario in quel paese.

Un’intera generazione di studenti, da Cuba all’Argentina, trasse la conclusione che gli Stati Uniti non avrebbero mai permesso che il potere potesse essere preso democraticamente dalla Sinistra, e che quindi non si potesse far altro che ricorrere alla rivoluzione.

Oggi viviamo in tempi più dolci, ma la decisione di espellere la Grecia ed i ribelli di Syriza dall’Eurozona, tagliando liquidità al sistema bancario greco, significherebbe la stessa cosa, dal momento che le autorità dell’Unione Europea non hanno né una giustificazione credibile, né una base nei trattati, per agire in questo modo.

Rimproverano Syriza per la mancanza di “riforme” assolutamente inaccettabili per il paese, con la Troika che insiste con quelle operazioni di privatizzazione che hanno violato le regole della concorrenza proprie dell’Unione Europea e che hanno arricchito, essenzialmente, la sola élite politica.

Il Grexit forzato potrebbe radicare il sospetto, peraltro assai diffuso, che gli organi dell’UE non siano altro, in ultima analisi, che degli “agenti di recupero crediti” dei paesi creditori. Renderebbe chiaro che il progetto di solidarietà del dopoguerra era solo una grande cazzata [sic].

Willem Buiter, capo-economista di Citigroup, ha avvertito che la Grecia dovrebbe affrontare una specie di “show degli orrori economico”, se si dovesse tornare alla dracma, ma non sarebbe in ogni caso una cosa piacevole per tutta l’Europa. “L’Unione Monetaria fu concepita per essere indistruttibile ed irrevocabile. Se invece dovesse rompersi, o fosse revocata, la questione successiva sarebbe: quale paese sarà il prossimo?”, egli ha dichiarato.

“Si è cercato di far passare il concetto che la Grecia è l’unico membro “eccentrico” dell’Eurozona, accusando questo paese di non fare questa o quell’altra cosa … ma un certo numero di paesi ha le stesse debolezze. Pensate che l’economia greca sia troppo chiusa? Benvenuti in Portogallo. Pensate che ci sia poco capitale sociale in Grecia, e nessuna fiducia tra governo e cittadini? Benvenuti in Europa Meridionale”, egli ha continuato.

La Grecia non potrebbe plausibilmente restare nella Nato, se fosse malevolmente espulsa dall’Unione Monetaria. Andrebbe senz’altro alla deriva in direzione dell’orbita russa, dove l’ungherese Viktor Orban, peraltro, si trova di già. Il fianco sud-orientale del sistema di sicurezza europeo andrebbe a pezzi.

A torto o a ragione, il Signor Tsipras pensa che i “poteri forti” dell’UE non possano permettere che tutto questo accada, e che quindi il loro sia solo un bluff. “Stiamo cercando un compromesso onesto, ma nessuno si aspetti un accordo incondizionato da parte nostra”, così ha dichiarato al parlamento greco, nel corso di questa settimana.

Non fosse per il fatto che un default sovrano – pari a 330 miliardi di euro, fra bail-out e passività Target2 del sistema BCE – avrebbe fatto molto male anche ai contribuenti di altri paesi del Club Med, anch’essi in difficoltà, la maggior parte dei deputati di Syriza avrebbe quasi assaporato la possibilità di far esplodere questa bomba a neutroni.

Il Signor Tsipras sta ora giocandosi la carta russa con gelida spietatezza, minacciando [più o meno] di porre il veto sulle nuove sanzioni dell’UE contro il Cremlino, alla scadenza di quelle vecchie. “Non siamo d’accordo sulle sanzioni. La nuova architettura di sicurezza europea deve includere anche la Russia”, egli ha dichiarato all’agenzia di stampa TASS.
Inoltre, si è offerto di trasformare la Grecia in un ponte strategico per collegare le due nazioni ortodosse. “Le relazioni russo-greche hanno radici molto profonde nella storia”, egli ha detto, toccando abilmente le corde giuste prima del suo viaggio a Mosca, la prossima settimana.

Il Cremlino ha i suoi problemi, visto che le aziende russe lottano duramente per far fronte al rimborso di 630 miliardi di dollari di debito, e sono costrette a chiedere l’aiuto del fondo di riserva dello Stato. Le riserve valutarie della Russia sono pari a 360 miliardi di dollari – in ribasso dai 498 miliardi di un anno fa – ma la somma disponibile è di gran lunga inferiore, considerando una serie di impegni impliciti. Ma anche così, il Presidente Vladimir Putin deve essere parecchio tentato di fare della Grecia una questione strategica, data l’importanza del premio a portata di mano.

Panagiotis Lafazanis, Ministro dell’Energia greco e capo della componenete più a sinistra di Syriza, era a Mosca questa settimana, per incontrare i funzionari della Gazprom. Egli ha espresso un “forte interesse” per il nuovo gasdotto del Cremlino che attraverserà la Turchia, conosciuto come “Turkish Stream”.

Operando in parallelo, il Vice Premier della Grecia, Yannis Drakasakis, ha promesso di spalancare il porto del Pireo al Gruppo Armatoriale cinese Cosco, dandogli la priorità per una joint-venture con la Stato greco, cui resterebbe una quota del 67%. In quel preciso momento, la Cina ha acquistato 100 milioni di euro di Buoni del Tesoro greci, contribuendo a coprire un deficit di finanziamento, conseguente all’ordine che la BCE ha imposto alle banche greche di fare un passo indietro.

Si potrebbe giustamente protestare contro tutto questo, perché è un ricatto del Signor Tsipras. Questo comportamento, in effetti, equivale ad una violazione di primarie norme dell’UE, viene ignorato tutto quello che è stato fatto per la Grecia nel corso degli ultimi quattro anni … e non si capisce perché il popolo greco debba essere così arrabbiato! [palese l’ironia dell’autore]

Alcune minute delle riunioni del 2010 del FMI, che sono state lasciate trapelare, confermano ciò che Syriza ha sempre sostenuto: il paese, all’epoca, era già in bancarotta e necessitava di una riduzione del debito, piuttosto che di nuovi prestiti. Ma tutto questo è stato ignorato per salvare sia l’euro che il sistema bancario europeo, in un momento in cui l’Unione Monetaria non aveva molte difese contro il contagio.

Il Ministro delle Finanze Yanis Varoufakis definisce giustamente tutto questo come “un cinico trasferimento di perdite private: dai libri contabili delle banche alle spalle dei cittadini più vulnerabili della Grecia”. Solo una piccola frazione dei 240 miliardi di euro di prestiti è rimasta nell’economia greca. Quasi il 90% è stato dirottato sulle banche e sui creditori finanziari. Il danno è stato aggravato da un’austerità eccessiva. L’economia si è contratta così violentemente che il rapporto debito/Pli è salito vertiginosamente, invece di scendere, nonostante lo scopo originario.

Il membro indiano del Consiglio d’Amministrazione del FMI aveva avvertito che tali politiche non avrebbero potuto funzionare, se non fossero state compensate da uno stimolo monetario. “Anche se il programma fosse augurabilmente attuato con successo, potrebbe innescarsi una spirale deflazionistica composta dal calo dei prezzi, dell’occupazione e delle entrate fiscali, che potrebbe minare il programma stesso”. Egli era nel giusto, in ogni dettaglio.

Marc Chandler, della Brown Brothers Harriman, ha detto che le passività sostenute – che hanno spinto il debito greco al 180% del Pil – potrebbero quasi integrare la definizione di “debito odioso”, ai sensi del Diritto Internazionale [http://it.wikipedia.org/wiki/Debito_odioso]. “Il popolo greco non è stato salvato e l’economia si è contratta di un quarto. Con la deflazione, la crescita nominale è crollata e continua tutt’ora a contrarsi”, egli ha dichiarato.

I greci queste cose le sanno. Sono vissuti per cinque anni come vittime del peggior crollo subito da qualsiasi stato industriale negli ultimi 80 anni. Peggio di quanto è accaduto agli Stati europei durante la Grande Depressione.

I creditori dell’Unione Monetaria non hanno ancora riconosciuto in alcun modo che la Grecia è stata sacrificata per salvare l’Unione Monetaria nel momento peggiore della crisi, e che pertanto questo paese merita un particolare dovere di solidarietà. Se si cominciasse a vedere gli eventi attraverso gli occhi dei greci – piuttosto che attraverso quelli dei media del Nord Europa e di Bruxelles – il dramma assumerebbe un carattere decisamente diverso.

E’ lo scontro di queste due narrazioni, conflittuali e completamente diverse fra loro, che rende la crisi così poco trattabile.

Il Signor Tsipras ha detto alla sua cerchia privata, prima della sua elezione a Gennaio che, se fosse stato spinto contro un muro dai paesi creditori dell’Unione Monetaria, avrebbe detto loro “di fare del loro peggio”, portando l’intero tempio a crollare sulla loro testa. Tutto quello che ha fatto da allora suggerisce che egli potrebbe farlo davvero.

Ambrose Evans-Pritchard - telegraph comedonchiscitte - FRANCO -

Università e ricerca: è sempre e solo tutta colpa dei baroni!

Università e ricerca: è sempre e solo tutta colpa dei baroni!


I GOVERNI CONTINUANO CON DETERMINAZIONE PARANOICA L’OPERA DI SMANTELLAMENTO DI UNO DEI POCHI SETTORI IN CUI IL NOSTRO PAESE ECCELLEVA NEL MONDO

Vari governi si sono succeduti negli ultimi anni, ma la politica per quanto riguarda università e ricerca, ma anche più in generale per le politiche industriali, dell’innovazione e dello sviluppo, sono saldamente nelle stesse mani che continuano con determinazione paranoica l’opera di smantellamento di uno dei pochi settori in cui, tra luci e ombre, il nostro paese eccelleva nel mondo. Il tutto avviene grazie a una stampa sempre pronta ad addossare la colpa ai “baroni” e a fomentare un’assurda guerra generazionale che si concluderà nell’ovvia maniera di rottamare intere generazioni di giovani, magari grazie alla loro stessa incapacità di comprensione della realtà, e di dismettere completamente il sistema.
C’informa Federico Fubini su La Repubblica che “i nostri giovani studiano per una vita nelle scuole pubbliche, fin dalle elementari. Poi trovano un posto in Germania, Regno Unito, Brasile. Uno spreco enorme nell’indifferenza”. Con un rapido conto si calcola che il capitale umano rappresentato da “il laureato emigrante” è costato allo Stato 23 miliardi ed è regalato agli altri paesi. La conclusione è che “così l’Italia manda via qualcosa che costa e vale più delle sue autostrade o ferrovie. Lo fa nell’indifferenza dei ministri che raccomandano un figlio, degli universitari che sbarrano la strada ai bravi per favorire i servili.”
E’ di pochi giorni fa la notizia di una a lettera inviata dagli esperti della Commissione Grandi Rischi al capo della Protezione Civile in cui si denuncia che con il pensionamento del fisico Stefano Tibaldi “non ci sono più docenti ordinari, né ce ne saranno in futuro perché in Italia solo i professori ordinari di una materia possono crearne altri. Il circuito è chiuso, a meno di un deciso cambio di rotta politico.”. Di conseguenza, in un importante settore strategico per il paese (le previsioni meteorologiche hanno un impatto importante sul sistema produttivo, nei paesi industrializzati) “l’utenza di bassa qualità dilaga, quella qualificata (grandi aziende agricole, industrie, piattaforme petrolifere, trasporti marittimi), si rivolge alle società di consulenza internazionali”. Il problema, non è l’accademia auto-referenziale, ma piuttosto che con i flussi attuali a estinguersi non saranno solo i meteorologi.



Infine il sempre “attento” Prof. Zingales, dai lontani USA, nota che “È ora di rimettere in discussione i diritti acquisiti degli anziani. Perché, a forza di tutelarli, abbiamo lasciato senza speranza i giovani. Che vanno in massa all’estero”. Insomma sono sempre i baroni nullafacenti garantiti a vita che bloccano la strada ai giovani: strano però il prof. Zingales era lo stesso che aveva appoggiato la riforma Gelmini, secondo lui la migliore riforma del governo Berlusconi in quanto “Di fronte alla scelta obbligata tra privarsi di un collaboratore o promuoverlo, i professori si troveranno “costretti” a promuovere i ricercatori bravi al tempo giusto, invece che lasciarli languire nella promessa di un premio futuro.” Che qualcosa non abbia funzionato? Ne vogliamo discutere?
Ripetiamo di nuovo qualche semplice dato: (1) Il sistema universitario e della ricerca italiano è storicamente sotto-finanziato rispetto agli altri paesi europei. (2) La riforma Gelmini, combinata con la legge 133/2008, ha comportato un taglio ulteriore del 20% che si è tradotto in una diminuzione del 90% del reclutamento, del 20% del totale dei docenti e del 100% dei progetti di ricerca. (3) In assenza di una politica industriale e con un tessuto produttivo formato da “imprese di piccole dimensioni, poco innovative, poco esposte alla concorrenza internazionale e gestite da imprenditori con basso titolo di studio” non ci sarà mai nessuna richiesta di personale con alta formazione.
Tuttavia, come ci ha insegnato la Gelmini e l’orrenda campagna stampa al seguito, è molto più semplice dare la colpa ai baroni che “sbarrano la strada ai bravi per favorire i servili” e che magari non hanno scritto neanche una riga nella loro vita: il governo non c’entra nulla, la Confindustria non pervenuta, chi ha in mano le politiche della ricerca neanche a parlarne. Che lo faccia una stampa asservita e complice è comprensibile. Che non lo capiscano i diretti interessati, no. - di Francesco Sylos Labini. – ilfattoquotidiano.it

Gli USA Sono Tornati al Settecento con la Guerra Contro i Poveri

Gli USA Sono Tornati al Settecento con la Guerra Contro i Poveri

Negli USA chi non riesce a pagare anche il più piccolo dei debiti finisce in galera!

Quanto sta accadendo negli Stati Uniti è qualcosa di incredibile, anche per le modalità in cui il tutto avviene. L’articolo che vi proponiamo di seguito illustra molto bene la persecuzione che subiscono i cittadini più poveri, che non riescono a pagare i debiti.

La povertà in USA è una colpa evidentemente, da espiare in carcere. Non solo. I processi sentenziano multe improponibili per chi già non riusciva a pagare i debiti, facendo sprofondare le persone in un baratro.

Se i metodi equi-taliani vi sembrano duri, antidemocratici e spietati, aspettate di capire quello che sta accadendo negli States, e forse anche Equitalia vi sembrerà democratica.La cosa preoccupante, sta nel fatto che ciò che oggi avviene in USA, domani avverrà da noi.

E’ così in ambito tecnologico, ed è così a livello di leggi, visto che l’America viene considerata un paese “libero e democratico”… In Usa se sei povero, non consumi e non produci, sei inutile, non hai dignità, sei un nemico pubblico da combattere e distruggere.


Negli Stati Uniti esplode il fenomeno dei debtor’s prisons: cittadini in difficoltà economiche vengono arrestati perché non in grado di pagare i propri debiti

A volte basta una multa non pagata per finire in galera. Almeno questo succede in Georgia, dove la “caccia” al povero è diventata un business molto redditizio.

Prendete il caso di Patrick, 38 anni, sposato con due figli. Ha perso casa e lavoro da impiegato in un motel e ora è alle prese con lavoretti saltuari e carta di credito in rosso. Un giorno, pur di arrivare puntuale al posto di lavoro dove l’uomo è addetto alle pulizie, ha spinto troppo l’acceleratore della sua vecchia Ford. Un agente della polizia l’ha fermato e sanzionato con 150 dollari per eccesso di velocità. Tra pagare l’affitto e la multa, Patrick ha scelto il tetto della famiglia. Ma la municipalità l’ha citato un giudizio. A suo carico tutte le spese legali. Non potendo saldare il dovuto, l’uomo finisce nel vortice delle probation companies, le società private che si occupano della vigilanza domiciliare per i condannati a pene minori. Il costo del bracciale elettronico che gli cinge la caviglia è di 3 mila dollari l’anno. Patrick non riesce a rimborsare neppure le prime rate e finisce in carcere per circa sei mesi a fianco di criminali comuni.

Come nel Settecento

La sua stessa disavventura, di piccoli debiti che diventano insormontabili, succede a migliaia di cittadini americani indigenti.Soprattutto nel sud: in Georgia, che ha il più alto tasso di incarcerati (in certe contee supera il 15% ) per reati amministrativi, ma anche in Alabama, Mississippi, Arizona, Arkansas. Sono i debtor’s prisons. Proprio come nel settecento. «Le contee e le città», dice Sarah Geraghty, legale al Southern Human Rights Center di Atlanta, «stanno usando il sistema giudiziario per fare soldi alle spalle dei cittadini più poveri». E come se non bastasse anche il privato ha colto l’opportunità di fare profitti. «Ci sono più di 500 società private che si occupano di vigilanza dei condannati per reati minori. Sono poco regolamentate, per nulla trasparenti, ma stanno guadagnando milioni».

Il ruolo del non profit

Il Southern Human Rights Center è una delle poche realtà non profit che presta gratuitamente (si finanzia attraverso donazioni) – difesa legale alle vittime di un sistema giudiziario ormai votato al for profit. Questo centro è nato negli anni ’70 per fare da argine alle ingiustizie di prigioni sul punto di esplodere, dove la popolazione è balzata in pochi anni da 200 mila a 2 milioni di persone. Secondo il 14 esimo Emendamento lo Stato non può incarcerare un individuo per debiti. E anche la Corte Suprema ha giudicato incostituzionale tali pratiche. Ma diversi tribunali locali si appellano all’idea che la persona sotto processo non ha fatto di tutto per sdebitarsi.

«Non ha smesso di fumare, avrebbe potuto vendere il telefono», queste sono le osservazioni più frequenti dei giudici. E le compagnie private di probation scorrazzano indisturbate. Secondo l’Aclu, l’American civil liberties association, la galera per chi ha debiti sta diventando un problema nazionale, e non solo del sud. Nella contea di Bentos, nello stato di Washington, un quarto delle persone in gattabuia, perde la libertà perché non sono riusciti a saldare i conti con i creditori.

Mafia Politica e Massoneria – Il pentito Tuzzolino fa tremare la Sicilia e Roma

Mafia Politica e Massoneria – Il pentito Tuzzolino fa tremare la Sicilia e Roma

L’architetto Giuseppe Tuzzolino da mesi collabora con i magistrati e tira in ballo politici, magistrati e superburocrati regionali. Parla degli intrecci fra mafia e massoneria.


E sostiene di avere notizie su “Diabolik”.
In tanti ritengono “fantasiose” le sue dichiarazioni. C’è, però, chi ritiene di dovere andare avanti per non lasciare nulla al caso.
Fra questi il procuratore aggiunto Teresa Principato che coordina la caccia al super latitante.
Un groviglio di interessi, favori e intrighi di potere. Chi è davvero Tuzzolino e sono attendibili i suoi racconti?


PALERMO – Alza il tiro. E di parecchio. L’architetto Giuseppe Tuzzolino, che da alcuni mesi collabora con i magistrati di mezza Sicilia, tira in ballo politici, magistrati e superburocrati regionali. Parla degli intrecci fra la mafia e la massoneria. E sostiene di avere notizie su Matteo Messina Denaro. E così c’è un gran viavai al Palazzo di giustizia di Palermo. Il suo nome finì coinvolto in un’inchiesta giudiziaria nel 2013. Tuzzolino era al centro del malaffare che ruotava attorno al rilascio di una sfilza di concessioni edilizie nel comune di Palma di Montechiaro. Dopo il carcere, l’architetto trentacinquenne patteggiò una condanna e iniziò a parlare con i pubblici ministeri agrigentini.

I suoi racconti, però, hanno finito per sconfinare dalla città dei templi ed è stato necessario attivare i magistrati della Direzione distrettuale antimafia palermitana che si occupano delle indagini sulle cosche di Palermo, Trapani e Agrigento. Ma pure dai pm di Caltanissetta competenti quando si tratta di indagare su vicende che riguardano i colleghi palermitani. Il nodo della questione è la credibilità di Tuzzolino. In tanti ritengono “fantasiose” le sue dichiarazioni. C’è, però, chi ritiene di dovere andare avanti per non lasciare nulla al caso. Fra questi il procuratore aggiunto Teresa Principato che coordina la caccia al super latitante di Castelvetrano.

La vicenda Tuzzolino è stata oggetto di confronto anche nelle recenti riunioni della Dda. E’ proprio sul padrino trapanese che l’architetto ha fornito le ultime indicazioni. Dice di averlo visto alcuni anni fa seduto al tavolo di un ristorante di Castelevetrano. Tuzzolino saprebbe dei contatti fra Messina Denaro e la massoneria. Circostanza non nuova, per la verità. Indica in un palazzo nel centro di Trapani il cuore di una importante loggia di cui ha indicato il simbolo. Un simbolo che è stato trovato anche nella memoria del telefonino di uno dei Guttadauro, parenti di Messina Denaro e arrestati per mafia. Sul capitolo massoneria ha fatto i cognomi di alcuni pezzi grossi della burocrazia siciliana e persino di alcuni magistrati palermitani, raccontando di un vorticoso intreccio di rapporti illeciti.

Un groviglio di interessi, favori e intrighi di potere. Chi è davvero Tuzzolino e sono attendibili i suoi racconti? Fino a quando le sue dichiarazioni si sono concentrate su realtà locali agrigentine è stato accertato che l’architetto ha detto la verità. La sua credibilità, però, ha vacillato quando è diventato un fiume in piena. Si è pure beccato una denuncia per calunnia che ha in mano il procuratore aggiunto Maurizio Scalia con tanto di registrazione che farebbe emergere il suo intento di utilizzare le sue dichiarazioni per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Solo che adesso non si parla più di sassolini. Più si va avanti e più Tuzzolino alza il tiro. E in Procura c’è chi, anche se solo in parte, lo prende sul serio e chiede di mantenere il massimo riserbo sulle sue dichiarazioni. - livesicilia -

CENE DA SIGNORE A SPESE NOSTRE? RENZI NON HA PERSO L’ABITUDINE: ECCO IL CONTO DEL CATERING PER I VOLI DI STATO

CENE DA SIGNORE A SPESE NOSTRE? RENZI NON HA PERSO L’ABITUDINE: ECCO IL CONTO DEL CATERING PER I VOLI DI STATO

MATTEUCCIO AIRLINES – IN SETTE MESI RENZI E I SUOI MINISTRI HANNO USATO 103 VOLTE I VOLI DI STATO E PER IL CATERING A BORDO SONO STATI SPESI 86 MILA EURO PER I PASTI E 5 MILA PER GLI SNACK!


Ma la maggiore parte dei voli di Stato in questi mesi hanno avuto rotte corte o medio-corte, essendo stati usati su tratte nazionali, europee o per andare al di là del Mediterraneo – Su quelle tratte raramente il pranzo viene servito: magari una colazione più robusta, qualche snack…

Franco Bechis per “Libero Quotidiano”


In sette mesi, da luglio 2014 a gennaio 2015, Matteo Renzi e i suoi ministri hanno utilizzato 103 volte i voli di Stato, e a bordo sono saliti anche parecchi loro collaboratori, perché a viaggiare sono stati in 960, con un picco a novembre (176). Hanno volato molto con la flotta a disposizione di palazzo Chigi (dieci aerei e 2 elicotteri), ma soprattutto hanno banchettato come raramente è accaduto.

Per il catering servito a bordo sono stati spesi più di 86 mila euro solo per i pasti principali, e a questa cifra vanno aggiunti 5.202 euro per gli snacks (bibite e salatini) serviti lontano dai pasti e 2.679 euro per quelli consumati nella saletta riservata dell’aeroporto di Ciampino da cui sono partiti premier e ministri autorizzati. In tutto 93.887,95 euro, che significa una spesa alimentare per passeggero di 97,79 euro.

L’appetito ministeriale oltretutto sembra che venga mangiando, secondo il proverbio tradizionale. Nei mesi quel costo del catering a passeggero è infatti salito notevolmente. Il costo più basso è stato a settembre: 44,94 euro a «passeggero istituzionale», come viene definito dall’ufficio voli di Stato. Ma nel mese di ottobre quella cifra è quasi raddoppiata: 76,3 euro di catering per ogni passeggero.

A novembre altro raddoppio: 144,9 euro di catering a passeggero. Cifra restata quasi immutata nel mese di dicembre: 145,6 euro a passeggero. A gennaio nuovo picco: spesi oltre 18 mila euro di catering per nove tratte di volo che hanno trasportato complessivamente 106 passeggeri istituzionali. Per ciascuno di loro la spesa per i pasti principali è stata di 170,67 euro.

Nella tabella di gennaio resa pubblica dalla presidenza del Consiglio dei ministri non sono indicate spese per snacks a bordo né per piccole consumazioni nella saletta di partenza. Potrebbe essere una omissione, e quindi il costo alimentare a passeggero è destinato a salire ulteriormente, o è possibile che siano tutti inclusi nel costo del catering principale, magari attraverso una modifica delle condizioni contrattuali.

Tutti i dati sono forniti dalla presidenza del Consiglio- ufficio voli di Stato, senza ulteriori spiegazioni. Bisogna quindi provare a darsele da soli, perché anche scendendo da quegli aerei speciali è davvero difficile trovare ristoranti dove mangiare spendendo 170,67 euro a persona. Accade solo con chef pluristellati, e con sommeiller che servono le più preziose etichette presenti sul mercato.

Possibile che su quegli Airbus o Falcon che trasportano in missioni delicate premier e ministri arrivino prelibatezze confezionate dai giudici di Masterchef o dal Gianfranco Vissani di turno. D’altra parte con un presidente del Consiglio che ha stupito tutti, utilizzando quei voli anche per esigenze personalissime è facile pensare a manie di grandezza anche a tavola.

Possibile che alcuni voli siano intercontinentali (nel 2014 le ore di volo su aerei di Stato sono state più di 6 mila, contro le 1.877 del 2013 quando alla guida del governo c’era Enrico Letta), e che quindi sia naturale che sia servito un sostanzioso pasto a bordo. Se si va peraltro si deve pure tornare con lo stesso aereo, e i pasti serviti raddoppiano nella stessa missione.

Ma la maggiore parte dei voli di Stato in questi mesi hanno avuto rotte corte o medio-corte, essendo stati usati su tratte nazionali, europee o per andare appena al di là del Mediterraneo. Su quelle tratte raramente il pranzo viene servito: magari una colazione più robusta, qualche snack. In questi casi è davvero inspiegabile spendere per mangiare fra 76 e 170 euro a passeggero.

E anche facendo la media fra le occasioni di un tipo e quelle di un altro la cifra appare davvero altissima, tanto più che per servizi di catering in occasioni istituzionali (durante visite di Stato di premier stranieri a Roma) il governo italiano spende assai meno: fra 30 e 60 euro a partecipante. Non si possono peraltro fare raffronti alimentari con i palati di ministri e premier di altri governi, perché questo aspetto è reso pubblico sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri solo dal mese di luglio 2014, e non sono stati pubblicati precedenti per potere fare il paragone.

La flotta base per i voli di Stato di palazzo Chigi è composta da otto aerei e due elicotteri Agusta AW 139 (uno di questi viene spesso utilizzato da Renzi per gli spostamenti fra Roma e Firenze). A questi si aggiungono di rinforzo due aerei che restano formalmente di proprietà del ministero della Difesa. Nella flotta complessiva ci sono due Airbus da 36 posti e un Airbus da 48 posti che vengono utilizzati per missioni che comprendano delegazioni più nutrite.

Gli altri sette aerei sono tutti Falcon, con capienza diversa: alcuni da 9, altri da 12 e i più grandi da 16 posti. È la tipologia di aereo più utilizzata dal governo per missioni a corto o medio raggio, ed è normalmente uno di questi aerei ad essere impiegato da Renzi per muoversi in Italia e nel Mediterraneo. - Grande Cocomero -

ANCHE L’UNGHERIA HA ADERITO ALLA BANCA ASIATICA

ANCHE L’UNGHERIA HA ADERITO ALLA BANCA ASIATICA

L’Ungheria ha deciso di aderire al Infrastructure Asian Investment Bank (AIIB) ha confermato il primo ministro Viktor Orban.

Più di 40 paesi, tra cui Australia, Corea del Sud, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, hanno detto che avrebbero aderito all’ AIIB, con il Giappone e gli Stati Uniti i due assenti importanti.
“Vorrei annunciare qui che ci uniremo alla banca di sviluppo internazionale asiatico” afferma Orban, riferendosi alla AIIB, in una conferenza stampa durante una visita in Kazakistan.
“Seguiremo l’esempio del Kazakistan”, ha aggiunto, fornendo ulteriori dettagli.
La Cina ha fissato un termine ultimo il 31 marzo a diventare uno dei membri fondatori del AIIB, un’istituzione che potrebbe migliorare l’influenza regionale e globale di Pechino.
Washington inizialmente ha cercato di dissuadere i suoi alleati di partecipare al AIIB, vista come una sfida per la Banca Mondiale e la Banca Asiatica di sviluppo su cui gli Stati Uniti esercitano un’influenza notevole, ma sono stati costretti a ritirarsi dopo che molti hanno firmato per essa.

Fonte articolo originale: Fonte:http://sitsshow.blogspot.it/2015/04/portugal-iceland-hungary-and-israel-to.htmlEurasia

La rivoluzione monetaria parte dall’Islanda


La torre apparentemente indistruttibile dell’ordine economico mondiale sta perdendo mattoni. Dopo la costituzione di una banca dei paesi emergenti alternativa al FMI e la raccolta firme per un referendum in Svizzera per una moneta pubblica, il Governo islandese prepara una riforma monetaria dalla portata storica.


Recentemente, il membro del Partito del Progresso Frosti Sigurjonsonn, sotto l’egida del Primo Ministro, ha presentato il dossier“Un migliore sistema finanziario per l’Islanda” con lo scopo di illustrare un possibile cambiamento del sistema monetario.

L’obiettivo è la stabilizzazione del sistema finanziario islandese che ha sofferto “più di 20 tipi diversi di crisi finanziarie dal 1875 ad oggi”.

Il piano attacca due capisaldi del capitalismo odierno:

· Le banche sono protette dai soldi pubblici in caso di bisogno. Infatti, gli Stati assicurano i depositi con un livello minimo di rimborso ai correntisti, nel caso in cui la banca dichiari fallimento. Il problema sorge quando le banche “too big to fail” crollano e lo Stato deve intervenire pesantemente con i soldi pubblici per salvare banche. Peggio ancora, è questa garanzia che ha spinto gli istituti finanziari a scommettere sempre di più nella finanza-casinò, senza che gli investitori controllassero l’operato delle banche e i troppi rischi che correvano. Come scriveDaniele Chicca su Wall Street Italia, “assicurare i depositi bancari garantisce che il denaro finisca nei forzieri delle banche che offrono i rendimenti più alti. Se un deposito bancario è assicurato, un cliente non è interessato ai rischi intrapresi. Al contempo le banche che offrono i tassi più alti di ritorno sui depositi prendono i rischi maggiori per essere in grado a loro volta di ripagare gli interessi maturati con i clienti, creando un circolo vizioso.”

Le banche creano denaro scritturale dal nulla. Come? Le banche sono obbligate per legge a tenere solamente il 2,5% dei depositi nelle casse della Banca Centrale e il restante possono prestarlo, ma, come segnala il documento per la riforma monetaria, “la banca commerciale prestatrice aumenta il saldo del conto del richiedente il prestito senza togliere soldi a nessun altro conto [e] il deposito addizionale aumenta il livello della moneta nell’economia.” Peccato che il denaro creato dai privati incide sull’economia generale, secondo logiche private che nulla hanno a che vedere con il benessere generale. Per dimostrare la sregolatezza della creazione del denaro operata dalle banche, il rapporto afferma che in cinquanta anni la valuta islandese ha perso il 99,7% del potere d’acquisto.

La proposta del governo islandese prende spunto dalle teorie del “Sovereign Money System” che si rifanno alle idee dell’economista degli Anni ’20 Frederick Soddy, recentemente riprese nel libro “Modernising Money”, manifesto della Positive Money.

Sono tre i fulcri della Riforma:

1. L’impossibilità per le banche di prestare denaro che non hanno

2. Rendere responsabili dei rischi finanziari gli istituti bancari e gli investitori e non lo Stato

3. Affidare la creazione di denaro a una commissione che, in base a paletti scelti dal Parlamento, decide quanta moneta la Banca Centrale può cedere al Governo (il Documento precisa che questa moneta non verrebbe prestata).

Se l’Islanda diventasse la pioniera nel modernizzare la moneta, sarebbe l’esempio virtuoso per il mondo intero. E, anche se non ancora realizzata, è un altro segnale che possiamo vincere la lotta contro l’apparato finanziario. - testelibere -

L’Expo 2015? Una cagata pazzesca

L’Expo 2015? Una cagata pazzesca

C’è un solo un motivo valido per l’Expo 2015 in Italia? Sì, uno c’è: far girar soldi dal nulla per il nulla.


Dal nulla perché se bisognava mettere in piedi un baraccone immane di edifici più o meno di cartapesta, costruzioni a rischio cattedrale nel deserto, speculazioni edilizie a go go e un gorgo di sponsorizzazioni, consulenze, spese di comunicazione e quant’altro di giganteggiante per una mostra sul cibo, quando per informarsi a strasufficienza hanno già inventato Internet e l’Italia è piena di feste dedicate a ogni ben di dio commestibile, significa che si è voluto scientemente produrre denaro da una kermesse che in sé non ha senso. E si è macinato e si macinerà per il nulla, perché a parte le cerimonie in gran pompa e le scolaresche in gita con contorno di turisti che, già che c’erano, si faranno un giretto nei padiglioni di Milano, nulla resterà dopo il Grande Evento.

Perché questa è la logica degli eventi: creare un gran fumo prima e durante il loro passaggio, per poi lasciare il vuoto dietro di sé. Veloci ed effimeri come i venti. È così da sempre, lo sanno tutti, e proprio perché lo sanno, li fanno. È un ottimo sistema per ottenere tre effetti: il primo lo abbiamo detto, far macchinare un po’ d’economia grazie alla fuffa; il secondo è delinquenziale, ed è alimentare l’idrovora della corruzione, vero e proprio canale parallelo di aumento del Pil; il terzo è ideologico, ovvero alzare una vetrina esteticamente corretta che dia al popolo bue l’impressione del “fare”, dell’attivismo, della forza dinamica delle istituzioni.

Se al tutto condiamo la imbattibile cialtroneria italiana dei ritardi da barzelletta, degli appalti truccati, della burocrazia strangolatrice, dell’indotto che non c’è, dei giovani fatti lavorare per una ciotola di riso, ne vien fuori lo spaccato del capitalismo reale: una giostra che ruota su se stessa senza possibilità di fermarsi, pena il rovinoso crollo e il panico per il cardiopatico topo che corre dentro da vero idiota (che poi saremmo noi). Il trionfo del cartonato sulla realtà.

Cosa pensare dell’Expo, quindi? L’Expo 2015 è una cagata pazzesca! La Voce del Ribelle

03 aprile 2015

Rivelazioni dal Telegraph: La Grecia ha già pronto il piano dracma e nazionalizzazione delle banche.

Rivelazioni dal Telegraph: La Grecia ha già pronto il piano dracma e nazionalizzazione delle banche.



FONTI GOVERNO DI ATENE: “CIÒ CHE È CERTO È CHE NON SAREMO UN PROTETTORATO DELL’EUROPA”

Il governo greco si sta preparando a nazionalizzare le banche del paese e potrebbe creare una sua nuova moneta nazionale per pagare i debiti regressi. Questo a meno che i paesi membri della zona euro non abbandonino le richieste di austerità per il nuovo programma di salvataggio in corso di trattative tra i funzionari delle “istituzioni” e quelli di Atene. Lo riportano varie fonti del governo ellenico riportate da Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph.

Scrive poi l’Independent come il partito al governo Syriza potrebbe anche a breve decidere di non rispettare le pendenze con il Fondo Monetario Internazionale previste per la prossima settimana. Un alto funzionario del governo ha detto al The Daily Telegraph: “Siamo un governo di sinistra. Se dobbiamo scegliere tra un default del FMI o un default del nostro popolo è molto semplice. Potremmo arrivare ad un processo per gli arretrati con il FMI. Ciò causerà un furore nei mercati e significa che l’orologio inizia a spuntare molto più veloce”.
Riferendosi poi ai creditori: “Vogliono spingerci in un’umiliazione rituale e forzarci al sequestro. Stanno cercando di spingerci in una posizione in cui o ci rassegniamo al default del nostro popolo o firmiamo un accordo che è politicamente tossico per noi. Se questo è il loro obiettivo, lo faranno senza di noi”, ha dichiarato la fonte al Columnist del quotidiano britannico.

Altre fonti al Telegraph hanno aggiunto che Atene sta già lavorando ad un piano emergenziale, se i negoziati con i creditori stanno fallendo. “Chiuderemo le banche e le nazionalizzeremo e poi emetteremo cambiali se dobbiamo. Sappiamo quello che significa tutto questo. Ma ciò che è certo è che non saremo un protettorato dell’Europa”.

Queste cambiali, prosegue Ambrose Evans-Pritchard, sarebbero potenzialmente una nuova forma di moneta. La dracma è stata formalmente rimpiazzata dall’euro nel 2002 dopo due anni di tassi fissi precedenti e potrebbe quindi a breve essere reintrodotta.

Un’altra fonte da Atene ha dichiarato come i funzionari europei hanno l’obiettivo di screditare il governo Syrizaper cosstringerlo ad arrendersi e delegittimarlo politicamente. “Vogliono imporci i controlli di capitale e causare un collasso creditizio, a meno che i lgoverno diventi così impopolare che fallisca”, ha dichiarato la fonte interna. “Vogliono che rappresentiamo un esempio per dimostrare che nessun governo all’interno della zona euro non abbia il diritto di muoversi in modo libero. Non credono che ce ne andremo mai o che il popolo greoco ci sosterrà, ma si sbagliano su entrabi i fronti”.   

Come nota Zero Hedge, un fallimento di pagamento di una pendenza con il Fmi o con la Bce nei prossimi giorni provocherà un default in 30 giorni. A quel punto la nazionalizzazione delle banche e la reintroduzione di una moneta parallela sarebbero inevitabili. Secondo le fonti citate dal Telegraph se al governo di Atene sarà costretto di scegliere tra il pagamento delle pensioni e dei servizi essenziali o i debiti con il Fmi, il processo di ritorno alla dracma subirà una forte accelerazione. La Grecia non ha i fondi necessari per ripagare i 458 milioni di euro con il Fmi per il 9 aprile e coprire le pendenze salariali e di Welfare il 14 aprile. La data delle grandi decisioni per Tsipras si avvicina. Tsipras che la prossima settimana sarà a Mosca… 


Questo è quello che la Grecia deve a chi e quando (fonte Zero Hedge)


E questo è quello che potrebbe accadere a breve, molto a breve:

L’Antidiplomatico

Kenya. Attacco degli islamisti di Al Shabaab a un college. «Liberi i musulmani, uccisi i cristiani»

Kenya. Attacco degli islamisti di Al Shabaab a un college. «Liberi i musulmani, uccisi i cristiani»

All’alba del 3 aprile alcuni miliziani di Al Shabaab hanno sferrato un attacco nel campus universitario di Garissa, località nel nord est del Kenya. Il bilancio finale delle vittime è di 147 morti. Dopo l’intervento delle forze armate sono stati uccisi quattro degli islamisti aggressori che si sono fatti esplodere. Negli scontri sono morti anche due poliziotti, un soldato e due guardiani della scuola. Risultano un’ottantina di feriti e ancora molti sono i dispersi.


NOTIZIE. Nel campus che ospita quasi 900 studenti, i terroristi, dopo essere stati in una vicina moschea, sono entrati di prima mattina e hanno iniziato a chiedere ad ognuno se fosse cristiano o musulmano. Secondo alcuni testimoni, gli islamisti rilasciavano i musulmani e trattenevano i cristiani ai quali sparavano. Alcune fonti parlano di esecuzioni e di gambe e teste tagliate. La polizia kenyota ha messo una taglia di 220 mila dollari sulla testa di Mohammed Mohamud, conosciuto anche come Dulyadin e Gamadhere. Secondo gli inquirenti sarebbe questo kenyota la mente dell’attacco.

AL SHABAAB. L’attacco, come detto, è stato rivendicato dalle milizie islamiche di Al Shabaab, che già in passato avevano compiuto violenze in questa zona dell’Africa, in particolare in Somalia e, appunto, Kenya. come spiega oggi l’Osservatore Romano «il Kenya è il loro principale bersaglio da quando il Governo di Nairobi inviò contro il gruppo truppe in territorio somalo, impegnate prima in un’operazione autonoma e poi inquadrate nell’Amisom, la missione dell’Unione africana in Somalia. Proprio le truppe kenyane, la loro marina e la loro aviazione, furono determinanti per scacciare Al Shabaab da Chisimaio, seconda città e secondo porto del Paese che avevano controllato per anni. All’epoca in molti diedero le milizie islamiche per definitivamente sconfitte, ma gli eventi successivi hanno dimostrato come Al Shabaab abbia mantenuto intatta la sua capacità di colpire, sia con azioni militari sia con il ricorso al terrorismo, in patria come fuori dai confini, appunto soprattutto in Kenya». Foto Ansa/Ap - Kenya. Attacco di Al Shabaab a un college | Tempi

L’Islanda non permetterà alle banche di creare moneta

Reykjavík, 3 apr – La terra del fuoco e del ghiaccio continua nel bene e nel male a far parlare di sé. Dopo aver impedito che i contribuenti islandesi pagassero per una crisi finanziaria scatenata dagli azzardi dei due principali istituti bancari dell’isola, oggi si appresta a prendere in seria considerazione unariforma monetaria che avrà del rivoluzionario.

Il governo di Reykjavík, difatti, sta vagliando una serie di leggi che toglierebbero alle banche commerciali il potere di creare moneta e trasferirla alla banca centrale.

Il piano prevede la cancellazione dell’assicurazione sui depositi e dei prestiti di riserva frazionaria. Due pratiche ampiamente usate da tutti gli istituti di credito occidentali e causa di molte delle recenti bolle finanziarie.

Qualora questa proposta di legge dovesse passare, così come è stato annunciato dall’esecutivo centrista attualmente al potere, rappresenterebbe un terremoto all’interno del mondo finanziario. “L’esperimento offrirà un contributo importante alle discussioni future, qui e altrove, sulla creazione di moneta e sulle politiche monetarie”, ha annunciato il primo ministro islandese Sigmundur David Gunnlaugsson.

Il testo di legge che porta la firma di Frosti Sigurjonsson, economista e parlamentare islandese, si intola “Un sistema monetario migliore per l’Islanda” ed è stato commissionato dallo stesso premier che si è posto l’obiettivo di mettere fine a un sistema monetario “che è in vigore da ormai troppo tempo e che è sopravvissuto alle ultime crisi finanziarie, l’ultima nel 2008″.

Secondo uno studio condotto da quattro banchieri centrali, l’Islanda ha avuto “più di venti tipi diversi di crisi finanziarie dal 1875 a oggi”, con “sei episodi di crisi finanziarie gravi che si sono ripetuti in media a 15 anni di distanza” l’uno dall’altro. Il problema è sempre stato lo stesso: un’immensa bolla del credito formatasi durante un ciclo economico positivo per tutte le borse mondiali.

La responsabilità per la creazione della moneta in Islanda passerebbe, a legge approvata, ad un pannello di esperti che per i liberisti critici rischierebbe di essere troppo politicizzato e per questo poco propenso ad appoggiare le politiche delle banche.

L’idea, a nostro avviso, appare eccellente proprio perscongiurare il ripetersi di altre crisi innescate da bolle finanziarie dettate dalla voracità di un sistema creditizio troppo libero di agire senza alcun controllo.

La pratica di prestare la riserva frazionaria, la percentuale di depositi bancari che per legge la banca è tenuta a detenere sotto forma di contanti o di attività facilmente liquidabili, consente alle banche di prestare un ammontare di denaro infinito, senza di fatto alcun cuscinetto finanziario di protezione.

Con questa legge l’Islanda si porrebbe all’avanguardia anche se il peso finanziario del piccolo paese a livello mondiale è talmente irrilevante da far apparire remota ogni qualsiasi possibilità per le altre nazioni di potersi liberare dal giogo delle banche.

Giuseppe Maneggio - Il Primato Nazionale

Storica intesa Usa-Iran sul nucleare. Furiosi israeliani e sauditi

Storica intesa Usa-Iran sul nucleare. Furiosi israeliani e sauditi

Nella resa dei conti globale che caratterizza questa fase geopolitica complessa, in cui ogni attore gioca su due o tre tavoli contemporaneamente, può accadere anche questo: Iran e Usa che festeggiano insieme mentre Israele, Arabia Saudita, Egitto e gli altri Paesi sunniti guardano in cagnesco la strana coppia.


Colpa dell’accordo sul nucleare, che segna una tappa storica nel disgelo fra Washington e Teheran.

Punti centrali della storica intesa, la cancellazione graduale e monitorata delle sanzioni, la riduzione di due terzi dell’arricchimento dell’uranio, controllo da parte di ispettori internazionali della sospensione del programma nucleare iraniano.

“L’accordo è stato trovato sui parametri chiave. Cominciamo immediatamente a lavorare sulla stesura, che verrà completata entro il 30 giugno”, ha detto il presidente iranianoHassan Rohani. Cauto il ministro degli Esteri Javad Zarif: “L’Iran è stato vittima in passato di molte, molte promesse infrante. Vogliamo essere sicuri che questo non accada di nuovo. Le nostre relazioni con gli Usa non hanno niente a che vedere con questo. Ci dividono tante differenze e nel passato abbiamo eretto una reciproca diffidenza. La mia speranza è che, con la coraggiosa implementazione di questo accordo, si possa recuperare un po’ di quella fiducia. Non ci resta che aspettare e osservare”.

Nei quartieri più benestanti della capitale la gente è scesa in strada a festeggiare. AncheObama presenta l’accordo come una vittoria: “E’ una storica intesa, preverrà la bomba nucleare. Se arriveremo a un accordo finale, gli Stati Uniti, i nostri alleati e il mondo saranno più sicuri. Se l’Iran mentirà, il mondo lo saprà”.

Ma l’inquilino della Casa Bianca deve fare i conti con l’ira del premier israelianoBenjamin Netanyahu. I due si sono sentiti telefonicamente in serata e il premier israeliano è stato duro: “Questo accordo mette a rischio la sopravvivenza di Israele. L’intesa apre la strada alla possibilità che l’Iran si doti della bomba atomica”.

 Il Primato Nazionale

Soros prepara la regina delle speculazioni: quella sul cibo

Soros prepara la regina delle speculazioni: quella sul cibo

“Sono certo che la terra da coltivare sia il miglior investimento della nostra epoca. I prezzi dei prodotti alimentari aumenteranno, grazie alle richieste sempre maggiori dei mercati, e il fabbisogno sarà soddisfatto attraverso la coltivazione di nuove terre, o della tecnologia o, forse, di entrambe”.George Soros aveva le idee chiare già nel 2009 e l’anno successivo ha iniziato la sua scalata all’approvvigionamento di terre, aziende agricole e società impegnate nell’agrochimica e nella biotecnologia. Secondo alcuni analisti l’obiettivo del miliardario e speculatore americano sarebbe quello di creare una bolla economica sui principali prodotti alimentari di largo consumo: una speculazione dalla portata enorme, capace di mettere in ginocchio vaste aree del globo.


L’allarme riguardante la “food security” fece la sua comparsa nel dibattito politico internazionale nel biennio 2007-08, quando la volatilità delle quotazioni dei prezzi degli alimenti mise in allarme Fao, Fmi, e Banca mondiale. Una serie di rapporti e studi commissionati dalle organizzazioni citate evidenziò alcuni fattori che indussero a preoccupanti riflessioni: nel 2050 la popolazione mondiale dovrebbe superare i 9 miliardi di unità, la superficie di terra coltivabile pro capite diminuirà di oltre il 50% e, di conseguenza, la produzione agricola dovrà essere incrementata del 70%. L’allora primo ministro giapponese, Taro Aso, sfruttò l’occasione data dal G8 tenutosi a L’Aquila nel luglio del 2009 per proporre un documento contenente una dichiarazione di intenti per regolamentare il fenomeno delle acquisizioni di terra, il cosiddetto Land Grabbing. I capi di stato e di governo dell’Unione Africana ne seguirono l’esempio nel corso della 13° Sessione Ordinaria tenuta a Sirte, in Libia, sempre nel luglio del 2009, in cui adottarono un documento con linee guida specifiche denominato “Framework and Guidelines on Land Policy in Africa”.

L’azione dei governi per porre un argine alle imminenti speculazioni indusse, molto probabilmente, gli speculatori stessi ad accelerare le loro operazioni finanziare. A conferma di questa ipotesi giunge un dato oggi facilmente verificabile: nel biennio 2009-10 oltre 50milioni di ettari passarono, tra vendite o affitti pluridecennali, dagli Stati o da piccoli agricoltori e proprietari terrieri a grosse società private e multinazionali. Chiaramente la regia di questa mega operazione rispondeva al nome di George Soros. Nel 2010 acquistò la Garilon, società produttrice di silos, la quale dopo il passaggio di proprietà acquisì prima la De Bruce Grain, terza azienda produttrice di cereali nel mercato americano, con una produzione stimata in 300milioni di stai all’anno, poi ottenne dal governo australiano la concessione dei terreni destinati alla produzione di grano, riuscendo in breve tempo a diventare la prima esportatrice dell’emisfero sud. Un record se si considera che, a livello mondiale, solo il 15% del grano prodotto viene destinato all’esportazione.


Ottenuti i terreni il progetto speculativo del “filantropo” (come ama autodefinirsi) necessitava di tecnologia atta all’incremento della produzione e di una copertura politica. La prima fase si concluse con l’acquisizione di 897.813 azioni di Monsanto, la multinazionale americana, con diramazioni e sedi in tutto il mondo, detentrice del monopolio sullaproduzione di glifosati e sementi Ogm. L’operazione fu quantificata in un investimento totale di 312,6 milioni di dollari. Il secondo fattore non può essere direttamente attribuito al volere di Soros ma non è difficile immaginare i fili che mossero i burattini della politica americana, in particolare democratici, che proposero e attuarono il famigeratoDisegno di legge S510, ovvero ilFood Safety Modernization Act. Negli Stati Uniti il finanziamento ai partiti e ai loro candidati è legale e reso pubblico, non è quindi un segreto che George Soros abbia promosso le campagne elettorali del presidente Obama, a partire dalla sua elezione a senatore, della famiglia Clinton, di Al Gore, e di una ventina di deputati del Congresso fra i quali Al Franken, l’uomo che a distanza di 40 anni ha posto fine alla disputa tra Usa e Vietnam riguardo all’utilizzo americano, durante la guerra, del famigerato Agente arancio, ideato e prodotto per l’esercito a stelle e strisce proprio dalla Monsanto.

Tra i punti principali del Fsma possiamo evidenziare: il controllo di tutte le aziende alimentari Usa da parte della Homeland Security e del Ministero della Difesa, al fine di prevenire, questa la motivazione ufficiale, contaminazioni sul cibo prodotto in patria da parte di terroristi o servizi segreti di Stati nemici. Il controllo dei prodotti alimentari provenienti da mercati esteri attraverso l’utilizzo della marina militare, con la possibilità di estendere il reato di contrabbando anche ai piccoli produttori o a privati, qualora esercito e governo ne individuassero la necessità. Terzo e ultimo passaggio fondamentale l’adozione del Codex Alimentarius varato da Onu e Oms, una pubblicazione che induce all’omologazione delle caratteristiche dei prodotti alimentari da attuare a livello mondiale. La normativa americana ha prodotto effetti anche sulle scelte dell’Ue, a cominciare dalla legge che obbliga i paesi comunitari all’uso di sementi certificate, eliminando di fatto la possibilità di utilizzare alcune cultivar autoctone. Passaggi fondamentali nell’iter che ha condotto all’ideazione e ormai prossima attuazione del Ttip.


Secondo un report del New England Complex System Institute l’aumento del prezzo del grano all’inizio del 2011, dovuto anche agli investimenti di Soros e al regime di monopolio che sta acquisendo, è da considerarsi tra le cause scatenanti delle rivolte in Nord Africa e Medio Oriente. Una dimostrazione del potenziale enorme a disposizione del miliardario di origine ungherese, il quale, negli ultimi due anni, ha visitato in almeno due occasioni anche il Salento, soggiornando a Lecce. Che si tratti di una improvvisa passione per il barocco leccese o di un segnale preoccupante da cogliere, forse, lo scopriremo nei prossimi anni. E’ un fatto, però, che proprio nel famigerato 2010, presso lo Iam(Istituto Agronomico Mediterraneo) di Bari si sia tenuto un congresso durante il quale, per la prima volta, furono introdotti materiali infettati dalla Xylella Fastidiosa, il batterio al quale viene imputato il disseccamento rapido di migliaia di ulivi in diverse zone del Salento. La tipologia dei campioni analizzati nel corso del convegno, e la relativa distruzione in base alle norme codificate, è oggi al vaglio degli inquirenti. La pm Elsa Valeria Mignone, della procura di Lecce, sta indagando sull’origine del batterio con un ampio filone d’inchiesta indirizzato sull’attività dello Iam. Indagini rese complicate, come ha sottolineato la stessa pm, dalla singolare immunità della quale gode, per legge, l’Istituto agronomico. Siamo nel campo delle ipotesi, forse anche estreme, ma il modus operandi, la cronologia dei fatti, la presenza sul territorio per prendere contatti con associazioni ambientaliste, i rapporti con la società brasiliana della Monsanto, la Alellyx, che studia proprio tipologie di piante resistenti alla Xylella, sono tutti fattori che sembrano allungare l’ombra della speculazione alimentare di George Soros anche su questo lembo d’Italia.

Francesco Pezzuto - Il Primato Nazionale

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