11 aprile 2015

Il dito medio di Vaoufakis alla Germania? forse era un fake.

Varoufakis fake
Stava scoppiando la terza guerra mondiale. I media impazziti avevano dato la notizia per certa. Il dito medio di Yanis Varoufakis alla Germania era diventato il caso politico degli ultimi giorni. Il ministro greco si era difeso dicendo che si trattava di un falso, perché lui non aveva mai fatto quel gesto. Bisogna ammettere, però, che era difficile credergli sulla parola. Il tarocco c’era, ma era fatto talmente bene da avere ingannato quasi tutti. Solo che non si sa da che parte stia: è quello del comico tedesco Jan Böhmermann, che ha realizzato un video con tanto di studio di produzione nel quale mostra il making of del gesto del dito medio di Varoufakis? O in realtà il gesto è autentico, e quindi è Varoufakis a mentire quando dice di non averlo mai fatto? Qui sopra il video della produzione della clip di Böhmermann.

ESCLUSIVO Putin: la mia verità sul colpo di stato in Ucraina

Scelta Domande Putin


Ci sono narrazioni e contronarrazioni. I media agiscono nel contesto del proprio frame. C’è il frame Ue-Nato e c’è il frame sovietico. Un blog serve a farvi fare un salto, un cambio di frame, oppure non serve.
Questo è un estratto del documentario appena uscito in Russia, nel qualeVladimir Putin racconta dei tragici giorni del colpo di stato ucraino, e di come avrebbe salvato la vita del presidente deposto Viktor Yanukovych.
Ecco il testo, tradotto per voi da Anya Stepanova e Ivan Setta.
PARLA PUTIN: COSA SUCCESSE DURANTE IL COLPO DI STATO DI KIEV
Putin: “Ho invitato al Cremlino i dirigenti delle nostre forze speciali, il ministero della difesa, dando un ordine ben preciso. Voglio essere sincero: salvare la vita del presidente Ucraino”.
Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio è stata messa in atto un’operazione che non trova alcun precedente nella storia moderna. Per ordine del capo di stato della Russia è stato evacuato il presidente in carica di un altro stato, l’Ucraina, da un paese che stava precipitando nel caos.
Putin: “I nostri servizi di ricerca radio-elettronica hanno coperto la via di fuga del suo convoglio. Per noi era evidente il fatto che il convoglio di Yanukovich a brave si sarebbe imbattuto in una trappola. Lo avrebbero eliminato fisicamente. Il presidente legittimo Ucraino ha chiesto di essere aiutato a salvarsi la vita. Tutti i dettagli riguardanti questa operazione sono stati classificati come TOP SECRET per un anno. Gli unici che ne erano a conoscenza erano il Presidente e il personale direttamente coinvolto nell’operazione”.
Giornalista: “Mi faccia capire bene. Lei ha diretto personalmente questa operazione per una notte intera?”.
Putin: “Si, è così. Stiamo parlando della notte a cavallo tra il 22 e ill 23. Abbiamo finito attorno alle 7 del mattino e salutandoci – questa la devo dire – ho detto a tutti i miei colleghi (erano in 4): ‘La situazione in Ucraina sta prendendo una brutta piega, perciò mi vedo costretto di annunciarvi che dovremmo far partire un’operazione che assicurerebbe il ritorno della Crimea in Russia. Non possiamo lasciare la popolazione della penisola in mano a nazionalisti’. Così ho rilasciato direttive da seguire, ma ho sottolineato il fatto che la riannessione della Crimea avrebbe avuto luogo solo nel momento in cui la popolazione stessa lo avrebbe voluto. Il punto fondamentale era dare alle persone la possibilità di esprimersi e di palesare la propria scelta. Ve lo dico con la più assoluta sincerità. Tra me e me pensavo: ‘Se invece vorranno fare parte dell’Ucraina, così sarà. Magari avranno più autonomia, diritti speciali. Ma il loro volere verrà rispettato. Però se vorranno ritornare in Russia, noi non abbiamo il diritto di abbandonarli’”.
La situazione a Kiev peggiora drasticamente il 18 febbraio alle 13.30, quando viene sparato il primo colpo. Però ad essere uccisi sono 5 poliziotti degli interni, feriti alla gola. I nazionalisti della destra assaltano l’ufficio del partito regionale. Uno degli addetti viene bruciato vivo. Il giorno dopo nel centro di Kiev vengono uccise altre 25 persone. Il 20 febbraio i cecchini aprono il fuoco in piazza. Sparano su entrambi le fazioni e uccidono circa 100 persone tra golpisti e polizia.
Giornalista: “Tutto cambia rapidamente. La situazione sfugge di mano. Partono i primi colpi d’arma da fuoco. Scorre il sangue a Majdan (la Piazza di Kiev). Come si stava comportando Janukovich? Sicuramente l’avrà chiamato: ha forse chiesto di essere ricevuto?”.
Putin: “Sì, sì. Mi chiamò il 21 sera. Mi disse che sarebbe partito per Harkov per partecipare ad una conferenza regionale. Non voglio nascondervi nulla: gli ho consigliato di non lasciare la capitale, in un clima del genere. Mi ha risposto che mi avrebbe richiamato più tardi”.
In quel momento drammatico, quando vengono uccise delle persone in piazza da parte di cecchini di cui ancora oggi non sappiamo nulla, Viktor Janukovich torna a dormire a casa sua per un’ultima volta.
Putin: “Dopo mi richiamò, dicendomi che aveva deciso di partire. L’unica consiglio che gli ho dato al momento era quello di non aumentare il numero delle forze dell’ordine nella piazza. Lui allora mi disse: ‘Si,certo,lo capisco benissimo’. Partendo, ordinò a tutte le forze dell’ordine di andarsene”.
Il 21 febbraio, alle 9.17 del mattino, uscendo dalla residenza del Mezhigorja, Viktor Janukovich si ferma per un attimo come per fare un ultimo saluto. Non vi avrebbe più fatto ritorno. Ma nutriva ancora qualche speranza per un lieto fine, dopo aver accettato una serie di ultimatum che gli sono stati imposti dall’opposizione e dall’Unione Europea.
Putin: “E invece, come ben sappiamo, l’opposizione ha preso con la forza l’apparato amministrativo del presidente Ucraino e il parlamento. Il 22, Janukovich mi chiama ancora dicendomi che si trova a Harkov e che mi avrebbe voluto incontrare per parlare della situazione attuale. Naturalmente accettai subito”.
Quel giorno il colpo di stato anticostituzionale porta al potere Alexander Turchinov, deponendo Viktor Janukovich. Il presidente Janukovich prende la parola da Harkov nella rete televisiva nazionale e dice: “Non sono disposto a rinunciare al mio incarico di legittimo presidente Ucraino. Ciò a cui oggi assistiamo è un vero è proprio colpo di stato ed un atto di vandalismo”.
Appena Janukovich lascia Kiev, gli emissari della commissione dell’Unione Europea (Radoslav Sikorsky, Olivie Boi, Dali Griboutskaje), uno dietro l’altro, iniziano a dichiarare che l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea verrà comunque firmata con il nuovo governo. Il presidente legittimo Janukovich diviene una figura per loro molto scomoda.
Putin: “Le nostri fonti dicevano che le persone coinvolte in questo colpo di stato non solo erano pronte a incarcerare Janukovich, ma erano disposte persino ad eliminarlo fisicamente, poiché quest’ultimo era una figura molto scomoda per loro. Come diceva un famoso personaggio storico: ‘Non c’è persona, non c’è problema‘. (La frase che lo scrittore Rybakov nel suo libro “I figli dell’Arbat” attribuisce alla figura di Stalin). Poi abbiamo avuto delle conferme sul fatto che ciò avrebbe sicuramente avuto luogo. Se Janukovich fosse morto, l’opposizione sarebbe riuscita più facilmente a risolvere una serie di problemi sorti successivamente“.
Il 22 febbraio Janukovich lascia la città di Harkov spostandosi a Donezk, da dove contatta Putin chiedendo un incontro.
Putin: “Gli avevo fatto una proposta. Gli avevo detto: ‘Ci vediamo a Rostov (Russia), così non perderai tempo nello spostamento via aerea. Posso venire io di persona’. Fu allora che un’altra telefonata da parte degli addetti alla sicurezza personale di Janukovich ci informò di avere avuto grossi problemi all’aeroporto. Impossibile usare l’aereo. Avevo intuito che stava accadendo qualcosa fuori dal comune. Più tardi abbiamo scoperto che il corteo di Janukovich era stato assaltato e preso a colpi di fucile. Anche il corteo del procuratore generale Pshonke fu assaltato e uno degli addetti alla sicurezza ferito. In parole povere, il colpo di stato era già avvenuto ed era partita l’operazione che avrebbe dovuto eliminare fisicamente Janukovich“.
I responsabili delle 4 strutture della difesa Russa ebbero l’ordine da Putin di salvare la vita del presidente Ucraino. Nel frattempo i servizi speciali Ucraini ebbero ordini opposti: quelli di eliminare il Janukovich. Avrebbero dovuto prenderlo ancora nell’aeroporto di Donezk, ma dopo la fuga aerea fallita, il convoglio di Janukovich sparisce nel nulla, tra le pianure dell’est dell’Ucraina.
Giornalista: “E’ riuscito a scappare da Donezk ma senza sapere dove andare”.
Putin: “Ha pensato di andare in Crimea. Però quando mi fecero vedere la mappa dei suoi spostamenti…”.
Giornalista: “Lei è riuscito a rintracciare i suoi movimenti?”.
Putin: “Quando ci ha chiamati, i nostri servizi di intelligence lo hanno subito individuato e hanno seguito il suo convoglio. Ogni volta riuscivamo a stabilire la sua posizione. Però quando mi fecero vedere la mappa, fu subito chiaro che Janukovich stava andando verso una trappola. Le dico di più: i nostri servizi segreti ci informarono che il convoglio di Janukovich si sarebbe scontrato con mitragliatori pesanti che avrebbero dovuto… beh… insomma… Non si sarebbero persi troppo in chiacchiere”.
Giornalista: “Sta dicendo che non lo avrebbero fermato per arrestarlo?”.
Putin: “Abbiamo tutti i motivi per pensare che lo avrebbero eliminato subito senza nemmeno fermarlo. La sua scorta ha ricevuto informazioni al riguardo. Non potevano proseguire nella direzione prestabilita. Sono stati momenti strani, perché le conversazioni erano aperte. Usavano una linea non codificata e noi usavamo questo a nostro vantaggio per seguire la sua posizione. Ma prima non sapevamo dove fosse, perciò eravamo pronti a prelevarlo direttamente da Donezk via aerea, via terra o via acqua”.
Giornalista: “Vuole dire che vi siete preparati a prelevare Janukovich in qualsiasi modo?”.
Putin: “Si… Si era allontanato ormai troppo da Donezk. Le navi avrebbero impiegato troppo tempo per prelevarlo. Avrebbero avuto bisogno di circa cinque o sei ore per avvicinarsi alla riva”.
Giornalista: “Lo avete consigliato di avvicinarsi alla riva? Lo avete avvisato del pericolo che lo attendeva sulla strada?”.
Putin: “Sì, il convoglio cambiò subito direzione, mentre noi suggerivamo la direzione da prendere. Abbiamo consigliato al convoglio di avvicinarsi alla riva, dove avrebbero dovuto incontrare una squadra di elicotteri con forze speciali a bordo”.
Le ricerche durarono per quasi 2 ore. Ma nessuna squadra di elicotteri riuscì a individuare il convoglio. I piloti non avevano alcun modo di comunicare con Janukovich, mentre il suo portaborse continuava a chiamare il Cremlino.
Putin: “A un certo punto divenne evidente che gli elicotteri non sarebbero riusciti a trovare il convoglio, mentre i serbatoi si stavano svuotando. Avrebbero dovuto a breve ritornare indietro. Gli elicotteri si erano ormai preparati per rientrare alla base, quando uno dei piloti all’improvviso nota un bagliore in lontananza. Le macchine del corteo di Janukovich, dopo aver sentito il rumore delle pale, avevano acceso contemporaneamente i fari delle loro macchine segnalando così la loro presenza”.
Giornalista: “Come hanno fatto a capire che dovevano comportarsi in questo modo?”.
Putin: “Li abbiamo consigliati noi, diciamo così…”.
Giornalista: “Avete consigliato voi a dei vostri colleghi di comportarsi così?”.
Putin: “Sì, certo, sono stati individuati e prelevati all’istante”.
Putin: “Naturalmente la cosa non finì lì. Janukovich non volle trasferirsi in Russia e chiese espressamente di essere trasferito in Crimea. Andò in Crimea dunque. Perciò nei giorni successivi rimase sempre in Crimea, e cioè sul suolo del territorio Ucraino di allora. Però dopo qualche giorno, quando ormai la città di Kiev era stata perduta e non vi era più rimasto nessuno con cui trattare, mi chiese di essere trasferito in Russia”.
Giornalista: “Quando le è stato comunicato che Janukovich era in salvo, cos’ha provato?”.
Putin: “Abbiamo salvato la sua vita e quella dei suoi famigliari. Penso che salvare vite umane sia una cosa giusta e nobile, aldilà di come le azioni di questa persona possano essere percepite dagli altri. Mi ha detto che non era riuscito a prendere la decisione di firmare l’ordine che avrebbe permesso alla polizia di usare le armi da fuoco. Non mi sento in diritto di incolparlo per questa decisione, di certo non facile. É stato un bene o è stato un male? Una cosa è evidente: la noncuranza e la debolezza personale hanno portato ad un risultato finale piuttosto drammatico”. 
Claudio Messora


Le mille creste dei parlamentari europei

Corruzione Bustarelle Mazzette

Gli europarlamentari vogliono più soldi per i loro assistenti. Tremila euro in più al mese. Il Parlamento Europeo, per gli stipendi dei collaboratori, stanzia un massimo di 21.209 euro a deputato ogni 30 giorni. Fondi che a loro non vengono corrisposti direttamente (per evitare trucchi e magheggi), ma che le istituzioni conferiscono direttamente agli assistenti, su richiesta del deputato stesso. Tutto bene dunque? Almeno in teoria. La pratica è un po’ diversa.

Innanzitutto moltissimi eurodeputati usano il budget a loro assegnato per onorare gli impegni presi in campagna elettorale. Il classico, vecchio buonvoto di scambio: tu mi aiuti a prendere voti e io faccio diventare assistente tuo figlio. Con effetti quantomeno surreali, visto che se a Bruxelles il numero degli assistenti che possono lavorare al Parlamento è limitato ad un massimo di tre a testa, ogni deputato ha a disposizione un numero virtualmente illimitato di cosiddetti “assistenti locali”, ovvero quelli che restano a casa e lo aiutano sul territorio di origine. Ovviamente, più questi collaboratori crescono di numero, più si riduce il salario a loro corrisposto (per questo vogliono tremila euro al mese in più?). E poi sono gli stessi che parlano con indignazione dello sfruttamento della manodopera a basso costo e della delocalizzazione selvaggia.
Ma fin qui nulla di nuovo. Senonché, vuoi che nessuno di questi signori che già prendono dai 15 e ai 17mila euro al mese (tra stipendi, rimborsi eccessivi e allowances di vario genere) abbia studiato il modo di intascarsi anche i soldi degli assistenti? Da che mondo è mondo, non sia mai! E come fanno?
Ovviamente tutti lo sanno, ma nessuno lo dice. Nelle passate legislature c’era chi tagliava la testa al toro e allocava un budget molto alto a uno dei suoi collaboratori, per poi farsi restituire cache gran parte della somma. Fino a quando l’Olaf, l’ufficio europeo anti-frode, non l’ha beccato e non gli ha rifilato una multa piuttosto salata. Peccato che, cambiata la legislatura, lo stesso meccanismo possa essere utilizzato per reperire i fondi per pagare la sanzione dell’Olaf. Meraviglioso!
Tuttavia, dopo le ingerenze fastidiose dell’anti-frode, altri si sono fatti più furbi. Il passaggio di mano di soldi cache in maniera così triviale è obsoleto. Ci sono sistemi molto più raffinati. Tutti funzionano partendo dall’assunto che si paghino stipendi molto alti ad almeno un assistente (dai 6mila euro al mese in su). A quel punto, per esempio, il deputato obbliga l’assistente a pagare tutte le sue spese logistiche. Alberghi, viaggi, ristoranti… Il parlamentare non tira fuori un quattrino, ma intasca la lauta diaria di oltre 300 euro al giorno per ogni giorno di presenza. Diaria che da rimborso forfettario si trasforma in una voce di stipendio a tutti gli effetti. Tutto regolare!
Un sistema ancora più sofisticato? Voilà: tutti conoscono il sito airbnb.com, dove puoi affittare una stanza di casa tua agli avventori che ne hanno bisogno. Bene, come si può fare allora? Semplice: l’assistente, sempre con il suo lauto stipendio, si affitta una casa per i fatti suoi. Poi subaffitta una stanza utilizzando airbnb. L’europarlamentare si finge un avventore comune e, anziché andare in albergo, prende in affitto quella stessa stanza per i suoi pernottamenti a Bruxelles o a Strasburgo, senza pagarla o facendosela rimborsare dall’assistente. Airbnb rilascia una fattura generica, per cui non c’è modo di risalire al fatto che sia lo stesso assistente a provvedere all’alloggio del parlamentare. E così i soldi della diaria rimangono in tasca al deputato scroccone, immacolati e intonsi.
Le vie del signore sono infinite, ma anche quelle di chi vuole truffare la collettività non scherzano. Con gli assistenti ci si può divertire in mille modi diversi, modi cui solo la fantasia personale può porre un limite. Un capitolo a parte meriterebbero gli altri sistemi. Per esempio, anche suirimborsi aerei si può guadagnare. Come? Si prenota un volo in business, si riceve la fattura corrispondente che verrà presentata al Parlamento Europeo per essere rimborsata, poi si chiama la compagnia aerea e si cambia la classe in economy, per cui l’effettivo esborso si ridurrà di parecchio e la differenza se la intascherà il deputato. E chi vuoi che vada a controllare?
Oppure vogliamo parlare dei viaggi premio che il Parlamento Europeo mette a disposizione degli ospiti di ogni europarlamentare? Ogni anno, ogni deputato può invitare 110 persone a visitare il tempio della democrazia di Bruxelles. Tutto pagato dalle istituzioni. Ora, tralasciando il fatto che spesso gli inviti si fanno a politici locali o alle loro famiglie, regalando così insperate vacanze secondo meccanismi clientelari, il rimborso di tali spese viene erogato direttamente al parlamentare, su base forfettaria, in contanti che può ritirare direttamente l’assistente e senza particolari controlli.
Riuscite a immaginare quale cresta ci si può fare sopra o vi devo fare un disegnino?
Claudio Messora


La Cina si prepara a governare il mondo: il mistero delle città fantasma

Cina Città Fantasma

La Repubblica Popolare Cinese è uno dei più importanti centri economici del mondo, un colosso industriale e rappresenta un’infinita ricchezza storico-culturale. Ha una popolazione di oltre 1,35 miliardi di persone, senza contare gli emigrati. Un paese pieno di contraddizioni. Un paese di stampo socialista con un sistema economico inserito perfettamente nell’economia globale capitalista. Ma per questo genere di informazioni basta Wikipedia. Invece, dello strano fenomeno delle città fantasma non si sa niente.

Negli ultimi 20 anni stanno sorgendo immensi agglomerati urbani, completamente deserti, costruiti dalle grosse società immobiliari cinesi nei paesi africani, in Mongolia e nella stessa Cina. Si tratta di vere e proprie città fatte di grattacieli, palazzi di lusso, piazze, piscine, centri commerciali, complessi sportivi. Città che potrebbero ospitare una popolazione di un milione di persone, ma completamente vuote: città fantasma. A cosa servono?
Per rispondere a questa domanda, si possono utilizzare due approcci diversi. Il primo è legato al fatto che da molti anni in Cina si sta verificandoun’inspiegabile crescita nel settore immobiliare. Questo fenomeno assume un aspetto ancora più strano se correlato alla crisi che lo stesso settore vive in tutti i paesi occidentali. L’assenza di abitanti in queste enormi agglomerati urbani di certo non rende la situazione più chiara.
Queste città sono costruite con ottimi criteri e gli appartamenti potrebbero andare a ruba, dati i costi piuttosto bassi. Tuttavia, nei paesi considerati del terzo mondo (termine che nasce durante la guerra fredda e che definisce quei paesi che non appartengono a nessuno dei due blocchi, né a quello socialista né a quello capitalista), non esiste la classe media: esistono solo i più poveri e i più ricchi. Quindi non c’è nessuno che potrebbe comperare questi appartamenti. Che senso ha dunque costruire intere città nelle zone dove non si venderà nulla? Come fa il settore immobiliare in Cina a rappresentare ben il 13% del PIL del paese se le vendite sono così basse? Il governo cinese considera questi progetti come parte della crescita, ma la Cina calcola una parte del proprio PIL in base alle nuovi costruzioni, non in base alle vendite. Quindi poco importa se la società immobiliare che investe nelle costruzioni riesca poi a vendere o meno: le sovvenzioni statali vengono in ogni caso ricevute. Più cantieri vengono aperti, più il PIL del paese segnala una crescita, più sovvenzioni ricevono le società immobiliari. Si tratta chiaramente di una vera e propriabolla speculativa che si esprime in un valore di ben 3 trilioni di dollari. Da non dimenticare che la Cina è al primo posto tra i detentori del debito pubblico americano. Queste obbligazioni, se non vengono investite, perdono di valore a causa della svalutazione dovuta all’inflazione.
Questo strano fenomeno immobiliare, oggi, conta oltre 60 milioni di case vuote e almeno 11 città fantasma solo in tutta la Cina. Una di queste città si chiama Kangbashi costruita nel 2004. Poi c’è Ordos, dove solo il 2% delle case è abitato. Molte di queste costruzioni sono state lasciate allo stadio di cantiere: mai terminate. E poi ci sono vere e proprie repliche delle città europee, come questa finta “Parigi”.
E’ evidente che il mercato immobiliare cinese non segue la regola base di un qualunque mercato sano, cioè quella della domanda e dell’offerta, ma si configura come una bolla costruita attraverso truffe speculative in borsa che prima o poi è destinata a scoppiare, dipingendo uno degli scenari più macabri di un futuro forse non troppo lontano.
Tuttavia, oltre alla questione legata al Pil e alle bolle speculative, c’è una spiegazione diversa e forse ancora più inquietante al fenomeno delle città fantamsa, legata ai cambiamenti climatici che negli ultimi 50 anni hanno interessato il nostro pianeta.
Non è una segreto per nessuno che il clima sta cambiando. Non è un fenomeno nuovo: il nostro pianeta attraversa costantemente una seria di fasi. Una di queste si chiama “piccola era glaciale” e avviene più o menoogni 20.000 anni. Disgraziatamente, pare che ci stiamo entrando proprio adesso.
Alcune zone della terra verranno maggiormente colpite, altre invece se la caveranno relativamente bene. Le zone meno a rischio sono considerate quelle della Russia centrale (Siberia) e quelle del continente Africano. Ora, sappiamo che le zone più abitate in Cina sono le regioni del Centro-Sud del paese, mentre il nord della Cina è poco abitato ed è povero di risorse. Osservando la posizione di queste città fantasma, scopriamo che tutte sono costruite nell’estremo nord del paese, nelle zone meno abitate al confine con la Mongolia. Cioè, le zone considerate meno a rischio non solo dal punto di vista climatico ma anche dal punto di vista sismico.
Inoltre, tra la Russia e la Cina è stato firmato il cosìddetto “accordo del secolo” che vede la costruzione di un gasdotto che passa dalla Russia, attraversa la Mongolia e finisce dritto in Cina, giusto-giusto nel nord del paese. Se sarà la Cina a farsi carico della sua costruzione, le città fantasma assumeranno un ruolo cruciale, poiché possono essere riempite di operai.
Forse la stessa interpretazione può essere data per le città fantasma costruite in Africa. Sappiamo bene che si tratta di una terra molto ricca dal punto di vista delle risorse naturali. Anzi, l’intero blocco dei cosiddetti BRICS è autosufficiente e la Russia, oltre ad essere una miniera di materie prime, gode di grandi risorse tecnologiche nel campo militare (è il secondo paese al mondo dopo gli USA nella vendite di armi). Il Sud Africa è un paese estremamente ricco dal punto di vista delle risorse naturali, come anche il Brasile. La Cina e l’India rappresentano una fonte infinita di risorse umane: manodopera a basso costo. E i BRICS hanno persino fondato una loro banca! Un concorrente diretto del FMI (Fondo Monetario Internazionale).
Alla luce di queste considerazioni, l’esistenza delle città fantasma sembra essere un fenomeno legato, più che a una mera questione di bolle speculative, a stretegie geopolitiche ben precise. La Cina considera il continente nero un investimento cruciale per il futuro. Questi investimenti potrebbero trasformare l’Africa in un vero e proprio continente satellite. E moltissimi, del resto, sono i prestiti che le banche cinesi offrono ai paesi africani. Prestiti che chiaramente serviranno a esercitare pressione sui governi, al momento opportuno. Tra l’altro le società di costruzione non usano la manodopera locale, ma importano i propri lavoratori, anche se dal punto di vista economico è più dispendioso: negli ultimi dieci anni gli scambi economici tra la Cina e l’Africa sono aumentati di ben sette volte e sono già più di un milione i cinesi che si sono trasferiti nel continente nero.
Sembra, insomma, che queste città stiano aspettando qualcosa, qualcosa come un rovesciamento nei rapporti di potere espressi sul tavoliere geopolitico. Qualcosa che di certo non andrà a vantaggio dell’egemonia occidentale. Ivan Senin


E fanno la morale a noi! Ecco gli stipendi degli euroburocrati.

Salari_Leader_UE_480

Quanto guadagnano i leader europei? Basta andarsi a guardare gli stipendidei membri del Consiglio Europeo, dove tutti gli uomini al comando degli stati membri si ritrovano per decidere, ad esempio, i destini della Grecia, ma anche i nostri.
C’è molto variabilità, che dipende dai costi della politica applicati da ogni stato, dal suo peso nello scacchiere dell’economia eccetera. Ma se pensate di trovare Renzi in cima all’elenco dei leader più costosi vi sbagliate. Con i suoi 115.000 € all’anno si colloca circa a metà, in una classifica che va dal più economico Laimdota Straujuma, il lettone che costa alla sua collettività solo 25.285€, al lussemburghese Xavier Bettel, che invece ogni 12 mesi si porta a casa almeno 288.000 €, passando per i 250.000 € dellaMerkel.
Eppure, per quanto i capi di governo vengano ricompensati con cifre più che consistenti, i salari dei burocrati europei (che parlano di austerity e predicano agli altri di stringere i cordoni delle borse) sono ancora più alti.Donald Tusk, il presidente del Consiglio Europeo, si becca 298.495 €all’anno, mentre Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione Europea, arriva a 317.496€! Ma vogliamo parlare dell’icona dell’euroburocrate non eletto, il simbolo dell’Europa antidemocratica ed elitaria? Bene, Hermann Van Rompuy prende 321.238 € l’anno (26.770 euro al mese), un poveraccio rispetto ai 370.000 € di Mario Draghi, presidente della BCE. E anche Martin Schulz, il presidente del Parlamento Europeo, con i suoi 24.000 € netti al mese, tra stipendi base, indennità e rimborsi, direi che non può lamentarsi (e li usa anche per farsi campagna elettorale).
Non male, per essere gente che fa la morale sugli sprechi. Ma ce n’è per tutti. Gli stipendi del Parlamento Europeo, ad esempio, ammontano da soli a circa 617 milioni di euro, spalmati sui circa 6.000 funzionari. Un budget, quello delle istituzioni europee, che nel 2013 ci è costato in media 283€ a testa.
UE budget 2015
Tra tutte le istituzioni nel loro complesso, la Commissione Europea è sola al comando, con 3,275 miliardi di €, seguita a ruota dal miliardo e quasi ottocento milioni del Parlamento Europeo, dai 602,8 milioni di € della struttura guidata dalla Mogherini (European External Action Service) e dai541,79 milioni di € del Consiglio Europeo, quelli che organizzano gli “Eurogruppi” in cui cazziano la Grecia.
E una parte di questi soldi spariscono nel buco nero delle truffe (quiqualche esempio di creatività di alcuni europarlamentari), il cui impattosecondo la Commissione Europea non dovrebbe superare lo 0,2% del budget complessivo.
Forse bisognerebbe iniziare a pretendere un po’ di austerity anche a Bruxelles. Guadagnare di più, in relazione alle responsabilità che un incarico porta con sé, va bene, ma giustificare 300.000€ quando mezza Europa muore di fame diventa complicato.


Missione Putin: votate le domande

Scelta Domande Putin

Avete scelto da soli un nome da intervistare e avete volato basso: Vladimir Putin. Avete scritto da soli le domande con un pad collaborativo. Ora dovete votarle, per scegliere quelle che saranno effettivamente poste al Presidente della Federazione Russa. Qui sotto il questionario. Avete ipotizzato 43 domande in tutto, ma solo le più votate verranno inviate al destinatario, insieme a una richiesta formale di intervista pervenuta dalla rete. Il vostro aiuto sarà fondamentale.

Abbiamo fatte un sondaggio in cui vi ho chiesto chi avreste voluto intervistare. Avete scelto di intervistare Vladimir Putin. Non è una passeggiata, ma niente è impossibile. Così vi ho chiesto di scrivere le domande da fare al Presidente della Federazione Russa, utilizzando un Pad collaborativo, completamente aperto e orizzontale. In tanti avete partecipato. Ora è il momento di sottoporre al voto della rete le domande che voi stessi avete scritto, per decidere quali siano le più condivisibili e quali no. Le domande più votate saranno realmente poste a Vladimir Putin e la vostra partecipazione attiva sarà indispensabile per portare alla sua attenzione le nostre richieste e farlo determinare a rispondere.

 Per comodità, ho raggruppato le domande in cinque sezioni, a seconda del tema che affrontano. Le sezioni sono "Ucraina" (che merita di essere affrontata a parte), "Geopolitica ed esteri", "Interni", "Economia" e "Alleggerimento e personali". Procedendo nel sondaggio, troverete cinque moduli, uno per sezione, con l'elenco delle domande appartenenti a ciascuno dei temi categorizzati. Per ognuna delle domande potrete esprimere una valutazione di interesse su una scala che va da 1 (poco rilevante) a 5 (assolutamente rilevante).

 Grazie per la vostra partecipazione a un esperimento del tutto innovativo e trasparente di democrazia dell'informazione. Se avremo successo, avremo scritto tutti insieme una pagina importante nella storia dell'informazione libera.

  




Adesso basta: fateci navigare!

Popolazione Che Non Ha Mai Usato Internet

Poi dice che non siamo il terzo mondo. Vedete altri paesi, stati membri dell’Unione Europea, che hanno un tasso di diffusione di internet tra la popolazione così basso? A parte la Grecia, si intende… E non parliamo della velocità della rete. Se volete farvi del male, ecco qua:

Velocità banda larga stati membri UE thumbnail

econdo voi qual è il risultato di questi dati desolanti? Informazione controllata, scarsa competitività, isolamento culturale, innovazione e creatività uccise in culla.
Vorrei che qualcuno, in Parlamento, facesse un fischio e conducesse una seria battaglia per il recupero del gap, sia a livello infrastrutturale che a livello di analfabetismo informatico. Questa sì è una riforma che avrebbe senso fare. L’Europa non ce la chiede? La vogliamo fare questa crociata per il recupero della sovranità digitale?
Qui alcuni dati sull’utilità della rete, che avevo diffuso due o tre anni fa. Ma sembra non essere cambiato niente. Anzi, sembra che siamo perfino peggiorati.

Supporta adesso il progetto Europaleaks. Abbiamo raggiunto il 15,7% del finanziamento. Aiuta Europaleaks a completare la raccolta e diffondi a tutti i tuoi conoscenti l’iniziativa.   

10 aprile 2015

''CON LA LIRA, IL PIL PRO CAPITE ITALIANO ERA IL 19,3% PIU' ALTO DELLA MEDIA EUROPEA, OGGI CON L'EURO -1,9%'' (EUROSTAT)

''CON LA LIRA, IL PIL PRO CAPITE ITALIANO ERA IL 19,3% PIU' ALTO DELLA MEDIA EUROPEA, OGGI CON L'EURO -1,9%'' (EUROSTAT)

Nel 2014 il Pil pro capite italiano e' sceso dell'1,9% al di sotto del Pil pro capite dell'Unione Europea (a 25.300 euro contro i 25.800 della media Ue).
Nell'anno che ha preceduto l'entrata nell'euro del nostro Paese, cioe' nel 2001, il Pil pro capite italiano superava quello medio dell'Unione europea del 19,3%.
Sono i dati elaborati e diffusi dal Centro Studi Promotor sulle statistiche di Eurostat.
In valori assoluti espressi in euro, tra il 2001 e il 2014, il Pil pro capite della Ue e' passato da 23.300 euro a 25.800 euro con un incremento del 10,7%. Nello stesso periodo il Pil pro capite italiano e' passato invece da 27.800 euro a 25.300 con un calo del 9%.
Nessun altro Paese dell'Unione - spiega il Centro studi Promotor - ha avuto una contrazione cosi' importante, ed anzi, tra il 2001 e il 2014 tutti i Paesi dell'Unione hanno visto aumentare il loro Pil pro capite, tranne il Portogallo che e' rimasto sugli stessi livelli e tranne la Grecia e Cipro che hanno subito cali rispettivamente del 5,6% e del 3,3%.
Dal 2001 al 2014 sono i Paesi dell'ex blocco sovietico quelli che hanno ottenuto i maggiori incrementi del loro Pil pro capite, mentre Germania, Austria e Regno Unito sono cresciuti piu' della media e gli Stati della zona mediterranea sono quelli piu' penalizzati, con l'Italia - conclude il Centro studi - che e' il Paese che ha pagato il prezzo piu' alto alla crisi economica e all'entrata nella zona euro.
Nella sostanza, l'entrata dell'Italia nell'euro è stato un errore catastrofico che ha dstrutto il Paese, e ad affermarlo numeri alla mano non è un acceso euroscettico, bensì il centro studi statistici dell'Unione europea. Ora, chi difende l'euro lo fa unicamente sul piano dell'opinione politica e non su quello della realtà dei fatti, perchè i fatti mostrano che la valuta unica europea deve essere abbandonata al più presto, dall'Italia, se vuole salvarsi dalla definitva rovina.
Redazione Milano



CENTINAIA DI STABILIMENTI BALNEARI DELLA TOSCANA FANNO CAUSA AL GOVERNO CHE LI VUOLE RAPINARE DEI LORO INVESTIMENTI

CENTINAIA DI STABILIMENTI BALNEARI DELLA TOSCANA FANNO CAUSA AL GOVERNO CHE LI VUOLE RAPINARE DEI LORO INVESTIMENTI



E' sempre positivo quando la gente si ribella ai governi che eseguono le direttive dei parassiti di Bruxelles e per questo molti saranno felici di sapere che Matteo Renzi sta per essere portato alla sbarra da molti imprenditori della "sua" Toscana.

Infatti proprio in questi giorni sta per iniziare una delle cause legali più kolossal della storia italiana e in dettaglio, dell’economia balneare, visto che i gestori di bagni di tutte le associazioni della Toscana, da Grosseto a Massa e Carrara, con in prima fila ovviamente la Versilia, chiederanno la dichiarazione di incostituzionalità dell’articolo 49 del Codice della navigazione: quello che stabilisce, in caso di perdita della concessione, l’inesistenza del diritto a un congruo risarcimento per le opere non facilmente rimovibili realizzate dal concessionario.

E per far questo tutti i proprietari di stabilimenti balneari si stanno tassando, per pagare la principesca notula di questa mega causa collettiva allo studio Morbidelli-Righi, uno dei più famosi d’Italia, essendo oggi il professor Giuseppe Morbidelli considerato in assoluto, e giustamente, il numero uno del diritto amministrativo del Belpaese.

La clamorosa iniziativa nasce ovviamente dall’annosa e irrisolta vicenda della direttiva Bolkestein. «E’ un’azione collettiva senza alcun colore politico, a cui aderiscono tutte le associazioni dei balneari spiega Roberto Bertolucci della Fiba-Confesercenti.

"Noi ovviamente continuiamo a opporci alle aste delle concessioni come vorrebbe la direttiva Bolkestein ma se le aste ci saranno, lo Stato e l’Unione europea non possono pensare di prendersi gratis gli investimenti fatti dai balneari, e passarli al nuovo concessionario. La mancata previsione del diritto all’indennizzo è incostituzionale e la causa servirà a dimostrarlo".

Per ottenere questo risultato i singoli balneari stanno pagando un anticipo di circa 300 euro a testa allo studio legale, che raddoppieranno in caso di vittoria. La materia giuridica in discussione è complessa, e verte su due articoli del Codice della navigazione.

Il primo è il n.37, dal quale il decreto legge 194/09 ha cancellato il comma che prevedeva il diritto di insistenza, cioè il mantenimento della concessione, in ossequio alle normative comunitarie sulla concorrenza. Il secondo, l’articolo chiave della dichiarazione di incostituzionalità, è il n.49: «Salvo che sia diversamente stabilito nell’ atto di concessione, quando venga a cessare la concessione, le opere non amovibili, costruite sulla zona demaniale, restano acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso, salva la facoltà dell’autorità concedente di ordinarne la demolizione con la restituzione del bene demaniale nel pristino stato. In quest’ ultimo caso, l’ amministrazione, ove il concessionario non esegua l’ordine di demolizione, può provvedervi a termini dell’ articolo 54». L’articolo 54 dà facoltà all’autorità di provvedere al ripristino a spese dell’ex concessionario se questo non si adegua all’ordinanza. Ma la parte in discussione è la negazione di «alcun compenso o rimborso», considerato nel caso incostituzionale dai balneari, che puntano sul parere favorevole dello studio Morbidelli-Righi.

Si capirà agevolmente che i valori in ballo sono enormi, moltiplicabili per i quasi mille stabilimenti balneari della toscana: e, se dovessero vincere, l’effetto su tutte le concessioni turistiche nazionali sarà inimmaginabile. Per questo vengono selezionati 7-8 bagni per ciascun comune, per presentare ai giudici la variegata tipologia dell’azienda balneare con o senza piscine, ristoranti, impianti sportivi e tutto ciò che distingue il settore da quello, generalmente «poverello», del resto d’Europa: nulla a che vedere con le desertiche spiagge del Baltico frequentate forse dagli euroburocrati pieni di alcol con la scusa di scaldarsi le budella.

Purtroppo visto la lentezza della giusitzia italiana ci vorranno anni prima di avere dei risultati ma se tali operatori avranno successo le conseguenze si faranno sentire anche nei corridoi di Bruxelles, sempre che per allora esista ancora la Ue. GIUSEPPE DE SANTIS


SCRIVE BLOOMBERG BUSINESS: ''LO STATO DELL'ECONOMIA CINESE DA' SEGNALI TERRORIZZANTI: ACCIAIO MERCI CANTIERI TUTTO FERMO''

SCRIVE BLOOMBERG BUSINESS: ''LO STATO DELL'ECONOMIA CINESE DA' SEGNALI TERRORIZZANTI: ACCIAIO MERCI CANTIERI TUTTO FERMO''



NEW YORK - Il settimanale "Bloomberg Business" pubblica un allarmante articolo a firma di Timothy Coulter sullo stato dell'economia cinese.

Gli analisti di "Bloomberg Intelligence" hanno effettuato un tour del Colosso asiatico per verificare personalmente lo stato dell'economia cinese, e ne hanno tratto segnali "terrorizzanti".

Il mercato dell'acciaio e dei metalli cinese, barometro dello stato di salute della Seconda economia globale, appare in uno stato comatoso: i dati relativi al traffico merci su rotaia precipitano da mesi, e ovunque, nel paese, si scorgono i segnali di una enorme bolla infrastrutturale che ha esaurito la sua corsa: gru inattive, cantieri incompiuti e deserti, edifici e addirittura interi quartieri abbandonati in diverse citta'.

E il senso di preoccupazione sale se ci si confronta coi manager del settore: "La domanda di metalli in Cina sta precipitando", afferma Kenneth Hoffman, uno degli analisti che ha speso una settimana nel paese incontrando excutive e trader, gruppi industriali e altri analisti.

"La domanda si sta deteriorando rapidamente a causa della spinta del governo verso un'economia di consumo".

Il China Steel Profitability Index curato da "Bloomberg Intelligence" e' rimasto pressoche' immobile a marzo, il periodo immediatamente successivo al Nuovo anno lunare che solitamente coincide con un picco della domanda.

Quest'anno l'impiego di acciaio in Cina e' gia' diminuito del 3,4 per cento, nonostante fosse gia' calato del 4 per cento lo scorso anno.

Il deterioramento dei dati economici ha convinto molti analisti e trader che presto la Banca centrale cinese scendera' in campo con interventi massicci sul fronte dei tassi di interesse e della liquidita' per dare una scossa alla crescita.

Dal mese di novembre, la Banca ha gia' ridotto due volte i tassi di interesse e abbassato i requisiti di riserva per gli istituti di credito, cosi' da incrementare la liquidita' in circolazione nel sistema.

Per il momento gli economisti prevedono ancora una crescita del pil cinese del 7 percento nel 2015: i segnali provenienti dall'economia reale, pero', "suggeriscono uno scenario peggiore". Molto peggiore.

SONDAGGIO / CALANO PD-RENZI E 73% ITALIANI SOSTIENE CHE IL GOVERNO IN CARICA HA AUMENTATO - NON TAGLIATO - LE TASSE

SONDAGGIO / CALANO PD-RENZI E 73% ITALIANI SOSTIENE CHE IL GOVERNO IN CARICA HA AUMENTATO - NON TAGLIATO - LE TASSE



Calo significativo del Pd nei sondaggi. Secondo le intenzioni di voto di Ixe', in esclusiva per Agora' (Raitre), il partito di Matteo Renzi in una settimana perde lo 0,8%, toccando quota 37,6%.

Il Movimento 5 Stelle sale, invece, dello 0,3% (19%) mentre la Lega Nord rimane stabile al 13,5%.

Forza Italia, intanto, torna sopra il 13%, issandosi al 13,1% (+0,2%) mentre il dato sull'affluenza alle urne scende al 56,6%.

Prosegue intanto il trend negativo della fiducia nel premier, Matteo Renzi, che perde un altro punto in 7 giorni, passando dal 39% al 38%.

Inoltre, anche la fiducia nel governo e' in leggero calo (dal 32% al 31%).

Sempre alto il gradimento degli italiani per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, stabile al 70%. Dietro Mattarella e Renzi, Salvini (21%, -1%), Grillo (16%, +1%), Berlusconi (15%, -1%) e Alfano (14%, stabile).

Il sondaggio di Ixe' ha esaminato anche l'opinione degli italiani su alcuni temi d'attualita'.

A proposito di Def, il 69% degli intervistati ritiene non credibile l'annuncio fatto da Matteo Renzi che non ci saranno tagli o nuove tasse; il 26%, invece, scommette sulle intenzioni del premier.

Peraltro, il 73% sostiene che il governo in carica abbia aumentato le tasse mentre solo il 10% dice che le imposte sono state abbassate.

Sempre in tema di tasse, il 56% degli italiani chiede a Renzi di ridurre del 50% le accise sulla benzina.

Il 14%, invece, chiede di abolire il canone Rai mentre il 10% sogna l'abolizione del bollo auto.

Tornando al Def, il 55% degli italiani, dovendo scegliere, preferisce tagli a Comuni e Enti locali piuttosto che l'aumento di un punto dell'Iva.

Il 29%, invece, preferisce salvaguardare i trasferimenti dal centro alla periferia.

Questo il quadro completo delle intenzioni di voto (tra parentesi il risultato della precedente rilevazione): - Pd 37,6% (38,4).

- M5s 19,0% (18,7).

- Lega Nord 13,5% (13,5).

- Fi 13,1% (12,9).

- Sel 4,7% ( 4,3).

- Fdi 3,9% ( 3,9).

- Ncd 2,8% ( 2,5).

- Prc 1,5% ( 1,4).

- Udc 0,9% ( 1,0).

- Verdi 0,9% ( 0,8).

- Sc 0,1% ( 0,1)

Noam Chomsky: "L'Isis è niente di più che una società off-shore dell’Arabia Saudita"

Noam Chomsky: L'Isis è niente di più che una società off-shore dell’Arabia Saudita

"Un Iran con il nucleare sarebbe solo un deterrente contro l’aggressività di Israele nella regione. È questo che gli Stati uniti non vogliono"


In un'intervista rilasciata recentemente a Giuseppe Acconcia su il Manifesto, il grande intellettuale americano Noam Chomsky commenta così la questione del nucleare iraniano: “L’Iran è un grande paese, e come la Cina, aspetta per avere un’influenza nella regione. Ma l’Arabia Sau­dita non vuole mai e poi mai un antagonista, un deterrente. Anche se l’Iran avesse l’atomica, quale sarebbe la preoccupazione per gli Stati uniti? Si tratterebbe solamente di un deterrente. Nessuno pensa che mai e poi mai l’Iran potrà fare uso dell’arma nucleare, perché il paese sarebbe vaporizzato all’istante e gli ayatollah di certo non vogliono suicidarsi. Un Iran con il nucleare sarebbe solo un deterrente contro l’aggressività di Israele nella regione. È questo che gli Stati uniti non vogliono".

E sulla politica americana in Medio Oriente, Chomsky definisce i repubblicani “un partito fascista, ma “lo stesso Barack Obama è terribile, ma meno dei repubblicani. Il principale errore di Obama è la sua campagna con i droni”. Se a farla, prosegue Chomsky, fosse stato l'Iran contro gli ufficiali citati negli articoli della stampa Usa, come reagirebbero gli Stati uniti? “La guerra dei droni è la più grande operazione terroristica mai esistita”e non fa altro che far aumentare il numero dei Jihadisti. “Quando hanno iniziato, al-Qaeda era solo nelle zone tribali di Afghanistan e Pakistan ora è in tutto il mondo. Ma di questo non si può parlare nei media occidentali”.

Infine sull'Isis, Chomsky lo definisce “una mostruosità”, ma non “è niente di più che una società off-shore dell’Arabia Saudita che propaga una versione estremista, wahabita, dell’Islam. Da Riad arrivano tonnellate soldi e l’ideologia per diffondere fondamentalismo nel mondo arabo”. Il meassaggio conclusivo: qeuesta situazione “è la conseguenza diretta dei devastanti attacchi degli Stati Uniti in Iraq del 2003 e degli attacchi della Nato in Libia del 2011 che hanno esasperato il conflitto sunniti-sciiti diffondendolo in tutta la regione.I bombardamenti della Nato hanno fatto aumentare il numero delle vittime di dieci volte, hanno distrutto la Libia. In Yemen ora Arabia Saudita ed Emirati stanno uccidendo una grande quantità di persone nei campi pprofughi. Ma anche questa guerra è destinata a fallire e non può comportare altro che diffusione di jihadismo”.

Quattro miti da sfatare sull'accordo sul nucleare iraniano

Quattro miti da sfatare sull'accordo sul nucleare iraniano

L’unico impegno preso dalle parti è la promessa di cercare di firmare qualcosa entro il 30 giugno

di Crimson Alter, Oriental Review
I negoziati sul programma nucleare iraniano tenutisi la scorsa settimana a Losanna e il conseguente piano d’azione congiunto, hanno avuto una tale copertura mediatica che abbiamo voluto capire cosa sia esattamente accaduto in quella tranquilla località turistica svizzera?
 
1.mo equivoco: la comunità internazionale e l’Iran hanno raggiunto un accordo.
 
Realtà: Non vi è alcun trattato. Sì, c’è una “comprensione”, ma vaga (il che significa che non c’è nemmeno un memorandum d’intesa). Il testo del preambolo è affascinante: (“importanti dettagli sull’implementazione sono ancora oggetto di trattative, e non c’è trattato senza accordo su tutto”). Non c’è alcuna reale necessità di leggere altri paragrafi, dato che potrebbero tutti cambiare non essendoci accordi finché su tutto non c’è “accordo”, e alcuno di questi punti è vincolante, in ogni caso. L’unico impegno preso dalle parti è la promessa di traccheggiare e cercare di combinare qualcosa di serio che possa essere firmato entro il 30 giugno. Di qui la domanda, quel è lo scopo di tale inutile cartaccia? Beh, dare a Obama e ai diplomatici iraniani la possibilità di annunciare una storica vittoria ed evitare la vergogna di ammettere che i negoziati, su cui sono state riposte grandi speranze, erano effettivamente finiti nel nulla. Finché si esce con tale documento, possono sempre accusarsi a vicenda per la rottura di qualsiasi accordo. È una pratica comune.
 
2.ndo equivoco: Obama firmerebbe un accordo a lungo termine con Teheran che porrà fine alla crisi con l’Iran.
 
Realtà: Il massimo che Obama può fare è firmare un accordo che sarà valido fino alla sua permanenza in carica. La maggior parte dei repubblicani al Senato (e il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà quasi certamente un repubblicano) ha recentemente inviato una lettera ufficiale al governo di Teheran offrendo ai leader iraniani un quadro chiaro dell’opinione dei senatori su qualsiasi possibile trattato con il Paese. Nella migliore delle ipotesi, un futuro accordo con l’Iran fornirà una parvenza di stabilità per non più di 18 mesi.Va inoltre tenuto presente che il Senato farà tutto il possibile per silurarlo e i senatori democratici sovversivi contrariati da qualsiasi accordo, gli daranno una mano. L’American Israel Public Affairs Committee è contro il trattato, e l’AIPAC è la più potente organizzazione di lobbying negli Stati Uniti, dalla grande influenza su Camera e Senato così come sull’amministrazione del presidente degli Stati Uniti. E mentre Obama non ha essenzialmente nulla da perdere, molti membri del suo partito sono piuttosto restii ad arruffare le penne con l’AIPAC e quindi dire addio alla carriera politica. Per inciso, negli USA si crede che il partito favorito dall’AIPAC arrivi alla Casa Bianca. Così, anche i democratici hanno un forte motivo nell’affondare qualsiasi accordo con l’Iran, evitando che un repubblicano arrivi allo Studio Ovale. Lo speaker repubblicano della Camera John Boehner ha promesso di “chiedere conto” ad Obama, affermando: “Nelle prossime settimane, repubblicani e democratici al Congresso continueranno a porre all’amministrazione dettagli sui parametri e domande difficili rimaste inevase“.
 
3.zo equivoco: l’accordo tra Stati Uniti e Iran porterà la pace nella regione.
 
Realtà: la reazione iniziale del primo ministro israeliano Netanyahu sull’esito dei colloqui a Losanna è stata una telefonata di tre ore con Obama, durante cui il presidente statunitense ha cercato di tranquillizzare il premier furioso per l'”errore storico”. Almeno così la stampa israeliana descrive la situazione. Quindi, Netanyahu decideva di convocare una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza nazionale sottolineando che l’accordo con l’Iran è una “minaccia esistenziale” al suo Paese. Cerchiamo di riflettere su ciò che i leader militari e politici d’Israele avrebbero discusso nella riunione del Consiglio di Sicurezza. Possibili risposte:
 
A. Un piano di reinsediamento degli ebrei in Argentina, Crimea o Polo Sud. Non importa, solo un posto lontano dall’Iran e dalla sua bomba.
 
B. Un piano per l’attacco preventivo all’Iran, ammesso che non riescano a far fallire i negoziati successivi.
 
Probabilmente l’opzione B è stata discussa, con particolare attenzione sul possibile coinvolgimento dell’Arabia Saudita, che s’è creata un perfetto casus belli, vale a dire il sostegno dell’Iran ai ribelli sciiti nello Yemen, minacciando le province sciite dell’Arabia Saudita. C’erano grandi speranze sui colloqui di Losanna, ma la pace nella regione sembra molto lontana. Le contraddizioni radicali nel triangolo Tel Aviv – Riyadh – Tehran alla fine esploderanno.
 
4.to equivoco: la fine delle sanzioni all’Iran ridurrà il prezzo del petrolio
 
Realtà: Per nulla. Il governo iraniano e alcuni analisti occidentali ritengono che la fine delle sanzioni immetterà un milione di barili di petrolio sul mercato al giorno, ma è una valutazione eccessivamente ottimistica. In un’intervista alla CNBC, l’amministratore delegato di JBC Energy, Johannes Benigni, ha affermato che, un anno dopo l’ipotetica firma del trattato di pace e la revoca delle sanzioni all’Iran, realisticamente ci sarebbe “ulteriore petrolio iraniano nel mercato, alla fine, per soli 300000 barili al giorno“. Questo sarà importante per il tesoro iraniano, ma non avrà un impatto cruciale sul mercato globale. L’Iran non uscirà dalle sanzioni, ma venderà il petrolio eludendo l’ingiunzione, come vendere petrolio sui mercati asiatici come “prodotti trasformati”. La revoca delle sanzioni, ancora lontana e del tutto teorica, si limita a facilitare l’Iran nel commercio e ed aumentare leggermente le vendite di petrolio all’Europa. La reazione iniziale del mercato petrolifero alla notizia del risultato dei negoziati offre l’ipotetica conferma di tale conclusione. Il Brent venduto per giugno è negoziato a circa 56,09 dollari al barile a Londra, e il panico non s’è visto nelle vendite. Inoltre, il mercato viene definito “contango”, cioè il prezzo dei futures è attualmente superiore al prezzo atteso. Ad esempio, il Brent venduto a dicembre veniva scambiato a 60,74 dollari, molto difficile da conciliare con i resoconti dei media in preda al panico per il “crollo” imminente del mercato. In sintesi: non vediamo alcun forte calo del prezzo del petrolio, e anche la risoluzione più ideale del problema iraniano non farà crollare il mercato petrolifero. L’euforia può inaugurare il temporaneo calo dei prezzi, ma semplicemente a lungo termine i prezzi non si ridurranno solo per un trattato con l’Iran. - Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sito Aurora  -

Rapporto shock. Negli Stati Uniti ucciso un cittadino ogni 6,5 ore dalla polizia

Rapporto shock. Negli Stati Uniti ucciso un cittadino ogni 6,5 ore dalla polizia

Nel mese di marzo la polizia americana ha fatto il doppio delle morti di quelle registrate nel Regno Unito in un secolo!

“Queste statistiche sembrano impossibili da credere”. Inizia con questa premessa M. Krieger nel suo ultimo articolo sul suo blog per commentare un nuovo rapporto di ThinkProgress.com che rileva come le morti negli Stati Uniti causate dalla polizia solo state nel mese di marzo 111, il doppio di quelle registrate nel Regno Unito in un secolo intero, il Ventesimo, 52). 

L'alto numero nel mese di marzo ha aumentato una media macabra: da u'uccisione ogni 8,5 ore ad una persona uccisa dalla polizia ogni 6,5 ore. In Cina, con una una popolazione 4 volte e mezza superiore ci sono state 12 uccisioni da parte delle forze dell'ordine nel 2014. In media, prosegue il rapporto, la polizia americana uccide 70 volte di più che ogni altra forza dell'ordine in un paese sviluppato. “Per proteggere e servire i cittadini americani”. Non è proprio il volto che la libertà dovrebbe mostrare, conclude Krieger.


L'ISIS nel campo di Yarmouk e le divisioni tra i palestinesi in Siria

L'ISIS nel campo di Yarmouk e le divisioni tra i palestinesi in Siria

Il campo profughi di Yarmouk è il cerchio più profondo dell'inferno, Ban Ki-moon

I combattenti dell'ISIS sono a poche miglia di distanza dal palazzo presidenziale di Bashar al-Assad in Siria dopo aver preso il controllo, in coordinamento con il Fronte al-Nusra, ramo di al-Qaeda in Sira, di una parte delcampo profughi di Yarmouk a Damasco, dove circa 18.000 persone sono intrappolate in quella che l'ONU definisce una situazione "più che disumana". Una situazione assolutamente orribile per i civili che sono intrappolati nella zona di guerra, incastrati tra ISIS, al-Qaeda, Hamas, e Assad che sono tutti, in un modo o nell'altro, in lotta tra di loro. Forse il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon aveva ragione quando ha definito il campo "il cerchio più profondo dell'inferno."

Come spiega Alessandro Aramu su Spondasud.it, "dentro il campo, da sempre, c’è Al- Nusra, braccio siriano di Al-Qaeda. E ci sono altre sigle vicine o promanazione di alcune fazioni palestinesi anti Assad. Quei gruppi, in combutta con l’Esercito Siriano Libero, hano tenuto sotto scacco il campo di Al-Yarmouk in tutti questi anni, impedendo l’ingresso degli aiuti umanitari, spesso spartendoseli o vendendoli al mercato nero, taglieggiando la popolazione e riducendola in una sorta di schiavitù a cielo aperto.

Quelle fazioni hanno lavorato con i gruppi ribelli, in primis l’Esercito Siriano Libero, in quei quartieri, limitrofi al campo, dai quali sono entrati proprio i mercenari di Daesh. Tra questi mercenari-terroristi ci sono anche molti palestinesi cresciuti nel campo che hanno deciso di cambiare casacca (che importa dopo tutto essere di Al – Nusra, di Daesh o di una fazione in armi) solo per qualche centinaio di dollari. I documenti dei terroristi rimasti sul campo non mentono: i palestinesi dentro il campo non sono tutti uguali, non sono tutte vittime.  .. Palestinesi contro palestinesi. La storia del campo profughi è tutta qui".

"Prima della guerra", prosegue Aramu, "circa 500.000 palestinesi vivevano in Siria, per lo più discendenti di coloro che sono rifugiati dopo la creazione di Israele nel 1948. La Siria baathista di Assad è sempre stata sostenitrice della causa palestinese e ha sempre finanziato diverse fazioni. La rivolta  ha messo in luce, come dimostra la vicenda di Al-Yarmouk, le divisioni tra i palestinesi in Siria. Molti si sono uniti al campo anti-Assad, come gli islamisti palestinesi di Hamas che dal 2012 hanno deciso di chiudere la loro sede a Damasco".

Ora, come spiega Aramu, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, che guida la controffensiva contro i jihadisti insieme ai comitati palestinese di resistenza popolare, ha invitato il movimento Hamas a prendere una “posizione non ambigua” riguardo a quanto accade nel campo profughi.

Per allontanare i jihadisti dello Stato Islamico dal campo profughi, "quattordici fazioni palestinesi si sono dette infatti favorevoli a un’operazione militare congiunta con il governo di Damasco".
 
"Malgrado le notizie di stampa", conclude Aramu, "che prendono come unica fonte il fantomatico Osservatorio Siriano per i diritti, finta ONG con sede a Londra, al soldo di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, la notizia dei barili bombe lanciate dall’aviazione siriana sul campo è del tutto falsa. L’Esercito di Assad non sta effettuando alcuna operazione militare aerea e tanto meno utilizza armi di fabbricazione artigianale come dei barili pieni di schegge e chiodi". 

La Cina ha fatto la storia militare tre volte nell'ultima settimana


Oltre a riscrivere l'ordine economico mondiale

La scorsa settimana, un gruppo di truppe straniere, inizialmente non identificate è sbarcata nella città portuale yemenita di Aden, attualmente sotto assedio da parte dei ribelli Houthi sostenuti dall'Iran che cercano di occupare forse l'ultima roccaforrte dei combattenti fedeli al presidente Hadi. Quando i soldati sono arrivati, i media hanno ipotizzato l'inizio di un'operazione di terra saudita. Sorprendentemente, i soldati si sono rivelati essere cinesi ed erano nello Yemen per garantire la sicurezza di oltre 200 civili che dovevano essere evacuati dalla città, in una mossa "senza precedenti":

Ecco Reuters :

Una fregata della Marina cinese ha evacuato 225 cittadini stranieri dal martoriato Yemen, ha confermato il ministero degli esteri conese. E' la prima volta che l'Esercito cinese aiuta altri paesi ad evacuare cittadini durante una crisi internazionale.

Cittadini di dieci diverse nazionalità sono stati tra gli sfollati evacuati da Aden, seconda città dello Yemen, e trasportati a Gibuti, ha spiegato il Ministero degli Affari Esteri cinesi ha detto in una dichiarazione sul suo sito web.

Una fonte diplomatica ha riferito che l'operazione era "molto rischiosa", e che i combattimenti erano giunti vicino alla nave da guerra cinese.

"La nave cinese era nel posto giusto al momento giusto", ha detto la fonte.
 
L'evacuazione degli stranieri rafforza l'immagine della Cina in patria e all'estero, secondo Shen Dingli, professore di relazioni internazionali presso Fudan University di Shanghai".

Questo è stato un momento epocale per i cinesi e come riporta il Financial Times, non è stata l'unica volta che Pechino ha fatto la storia militare la settimana scorsa:

L'Esercito cinese ha fatto la storia praticamente ogni giorno la scorsa settimana. Giovedi la fregata cinese Lin Yi ha passato 75 minuti ormeggiata nel porto di Aden, prima di partire per Gibuti con 225 sfollati.
 
Presentata da Pechino come la prima operazione internazionale di salvataggio marittimo della Marina, la missione aiuta a mostrare le ambizioni crescenti dell'Esercito di Liberazione del Popolo.

Pochi giorni prima, la televisione di stato ha mostrato una foto satellitare di tre sottomarini ancorati a una base top-secret sull'isola di Hainan, nel sud della Cina. Il rapporto li ha identificati come i più avanzati sottomarini d'attacco della Marina.

E per concludere una settimana intensa, il Pakistan ha accettato "in linea di principio" di comprare otto sottomarini cinesi in un accordo che potrebbe valere fino a 5 miliardi di dollari - il più redditizio contratto di armi cinesi di sempre

La Cina ha anche annunciato il mese scorso che sta costruendo una seconda portaerei e che la sua spesa per la difesa aumenterà quest'anno del 10,1 per cento. Negli ultimi cinque anni, le esportazioni di armi cinesi sono aumentate del 143 per cento, il che rende Pechino il terzo più grande operatore mondiale di armi, secondo un nuovo studio condotto dalla Stockholm International Peace Research Institute (Sipri).
 
L'aumento della spesa per la difesa mette a disagio qualcuno, non ultimi Tokyo e Washington, soprattutto quando gli alleati occidentali della Casa Bianca non sostengono una spesa militare nel modo in cui gli Stati Uniti pensano che dovrebbero fare di fronte all' "aggressione" russa e all'aumento dello status di superpotenza della Cina. Ma, come nota FT, c'è una differenza tra il costruire un Esercito e la "militarizzazione" e può darsi che le manovre della Cina debbano essere collocate in un contesto di crescita economica complessiva del paese.

Misurata in un altro modo, come una parte dell'economia globale, la spesa militare della Cina comincia a sembrare più normale. Con tutto questo parlare della militarizzazione cinese e della retorica aggressiva di Pechino, le spese militari sono piccole per gli standard internazionali, se misurate in percentuale del PIL. Infatti, se militarizzazione significa aumentare il ruolo delle forze armate rispetto alla società in generale, la spesa militare della Cina è in realtà minore di molti dei suoi vicini, come percentuale del PIL.

"Ci concentriamo molto su ciò che il PLA vuole e ciò che il PLA farà, è facile perdere la concentrazione su ciò che il PLA sta effettivamente facendo", dice Jack Midgley, direttore alla Deloitte a Tokyo.

"Quando le persone dicono che la Cina è impegnata in un aggressivo rafforzamento militare, i numeri raccontano una storia diversa."

La Difesa dovrebbe essere vista come un elemento di sviluppo economico complessivo della Cina, sostiene Midgley.. 

"C'è più di tutto in Cina oggi, ci sono più telefoni cellulari, c'è più inquinamento dell'aria, ci sono più bambini [e] ci sono anche più carri armati e più una portaerei."
 
* * *

Qualunque siano le vere ambizioni militari di Pechino, una cosa che è chiara è che tra gli sforzi della Cina di riscrivere l'ordine economico mondiale attraverso la creazione di istituzioni multilaterali intese a soppiantare (o almeno a completare) i fondi multinazionali che per decenni hanno dominato l'economia globale nel mondo post seconda guerra mondiale dominato dal dollaro e ora con il paese in cerca di stabilire una presenza più importante per il suo esercito sulla scena mondiale (sia per fini umanitari o di altro tipo), l'equilibrio di potere globale si sta certamente spostando verso est. 


Obama ritratta: "Il Venezuela non è una minaccia per l'America"

Obama ritratta: Il Venezuela non è una minaccia per l'America

Ma poi accusa Caracas di "intimidazione degli avversari politici" e "violazione dei diritti umani"

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si è detto disposto a "parlare chiaro" quando ci si riferisce al Venezuela e ha detto, "il nostro interesse principale e costante è un Venezuela prospero, stabile, democratico e sicuro". Obama ha anche ammesso, "non crediamo che il Venezuela sia una minaccia per gli Stati Uniti."

In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa Efe alla vigilia del vertice delle Americhe del 10 e 11 aprile a Panama, Obama ha dichiarato: “Non crediamo che il Venezuela sia una minaccia per gli Stati Uniti, così come gli Stati Uniti non sono una minaccia per il governo venezuelano" ma ha aggiunto che gli Usa seguono "con molta preoccupazione come il governo del Venezuela continui a sforzarsi nell’intimidazione dei suoi avversari politici, con atti come l’arresto e le incriminazioni di politici e funzionari eletti di opposizione, e con la continua violazione dei diritti umani”.

Il commento del presidente venezuelano, Nicolas Maduro, affidato ad un tweet:

Nel mese di marzo, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro sette funzionari del Venezuela, dichiarando che il paese rappresenta una "minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale e la politica estera statunitense."

Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha descritto la decisione come "il passo più aggressivo e ingiusto mai compiuto contro il Venezuela". Quasi tutti i paesi dell'America Latina hanno espresso sostegno per il popolo venezuelano, condannando le azioni del governo degli Stati Uniti.

Al Vertice delle Americhe, che si apre oggi a Panama, l'Unasur chiederà ad Obama di abrogare l'ordine esecutivo che attacca il Venezuela, accusandolo ingiustamente.  

In Ucraina è caccia alle streghe: denunciate i vicini di casa filorussi

In Ucraina è caccia alle streghe: denunciate i vicini di casa filorussi

L’Ucraina post-Maidan alterna la voglia di democrazia europea ad allarmanti episodi di intolleranza in pieno stile sovietico.
La caccia alle streghe contro chi osa pensarla diversamente dal governo centrale è partita ufficialmente già da qualche settimana. Odessa, Kharkiv, ma anche centri più piccoli come Slovyansk, ex roccaforte dei separatisti filorussi ora in mano all’esercito regolare. L’Ucraina post-Maidan alterna la voglia di democrazia europea ad allarmanti episodi di intolleranza in pieno stile sovietico. L’ultima crociata lanciata dalla SBU, il servizio di sicurezza nazionale ucraino, è contro i cosiddetti “separatisti domestici”, ossia tutte quelle persone sleali che “amano la Russia” e alle quali l’attuale governo ucraino proprio non piace. La campagna antirussa ha preso piede soprattutto nella zona sud-est del paese, quella teoricamente più a rischio di sommosse e proteste di massa.

A Kharkiv, qualche giorno fa, sopra l’omonimo Hotel nei pressi di Piazza della Libertà, sono apparsi alcuni grandi cartelloni con su scritto ”aiutaci a neutralizzare il sabotatore”. Sotto il numero verde della Sbu da chiamare. Qualche metro più avanti un’altra ingombrante insegna spiegava il profilo di queste persone: “contaminano i simboli nazionali e aspettano l’arrivo del mondo russo”. Prendere la linea a Kharkiv, ha spiegato il quotidiano ucraino Vesti ieri, è piuttosto facile. «Ci sono informazioni su qualcuno? Cosa ha fatto di sbagliato?», domanda prontamente una voce allegra e cordiale dall’altra parte della cornetta. Naturalmente per dare il via alla denuncia bisogna lasciare i propri dati personali e un numero di telefono. Così è partita una vera e propria corsa a segnalare persone sospette.

Per essere condannati di favoreggiamento basta pubblicare su un social un’immagine non patriottica,legata al mondo delle due autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Luhansk. Su “Vkontake”, l’equivalente del nostro Facebook, sono già nati decine di gruppi dove vengono raccolte foto e dati personali di sfortunati utenti che hanno come colpa quella di non apprezzare la linea del governo centrale. La ricerca non si limita ai soli vicini di casa, ma si è estesa con il passare dei giorni anche nelle scuole e nelle università, nel tentativo di “beccare” qualche insegnante o qualche studente con un punto di vista “sbagliato”. A Odessa gli allievi della facoltà di Storia sono stati sottoposti a una specie di sondaggio dal Comitato cittadino per la lustrazione, mentre a Slovyanskk sono stati distribuiti dei volantini ancora più specifici.

“Come riconoscere un separatista domestico”, si legge in uno di questi. Così si scopre che il separatista da denunciare «è un uomo che diffonde appositamente informazioni che minacciano l’integrità dello Stato». Queste informazioni includono lodi alle repubbliche separatiste, voci di una inesistente minaccia per la popolazione russa in Ucraina, inviti ad arrendersi alla Russia, propaganda del mondo russo e dei suoi simboli, coinvolgimenti in azioni di protesta dove si chiede un cambio di potere nel paese. I colpevoli saranno puniti saranno giudicati e puniti secondo l’articolo 110 del codice penale ucraino, che prevede pene da 7 a 12 anni di carcere. E tutto per aver espresso un’opinione. - Eugenio Cipolla -

Tortura alla scuola Diaz, bufera sul Pd

Tortura alla scuola Diaz, bufera sul Pd

Roma, 09 apr – La violenza delle Forze dell’Ordine perpetrata allascuola Diaz nei drammatici giorni del G8 di Genova è stata definita dalla Corte di Strasburgo “spietata e cinica”.


Fu un pestaggio premeditato di attivisti per lo più inermi e indifesi, che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non ha esitato a qualificare come “tortura”, condannando l’Italia perchè nel nostro ordinamento penale non è disciplinato il delitto di “tortura”. Gianni De Gennaro era il capo della Polizia Italia quando la sera del 21 luglio del 2001 reparti mobili della Polizia di stato entrarono nella scuola Diaz. De Gennaro venne sottoposto a processo penale e poi assolto da ogni accusa. Nel 2007, Gianni De Gennaro concludeva la sua carriera alla guida della Polizia di stato, venendo sostituito da Manganelli.

Nel 2012 veniva chiamato alla corte di Mario Monti e gli veniva affidato, nel governo dei tecnici, la poltrona di sottosegretario con delega alla sicurezza nazionale.

Nel luglio del 2013 il nuovo Presidente del Consiglio, Enrico Letta, lo nominava con ilplacet del Presidente della Repubblica Napolitano, Presidente di Finmeccanica, il colosso industriale di stato.

La carriera politica di Gianni De Gennaro ora, dopo la dura sentenza della Cedu di Strasburgo, crea non pochi imbarazzi al Partito Democratico. De Gennaro, infatti, è riuscito dal 2007 ad oggi a saltare da un incarico all’altro con grande facilità, in un crescendo di prestigio e autorevolezza, sino a raggiungere il vertice di uno dei gruppi industriali tra i più importanti al mondo, proprio grazie all’appoggio del Partito Democratico, appoggio che sino ad ora non era mai venuto meno nemmeno quando l’ex Capo della polizia per i fatti della Diaz veniva condannato in secondo grado, per poi essere assolto dalla Cassazione.

“Lo dissi quando fu nominato e lo ripeto oggi dopo la sentenza. Trovo vergognoso che De Gennaro sia presidente di Finmeccanica”, con queste dure parole Orfini, presidente del Partito Democratico, ha commentato la sentenza di Strasburgo. Il duro attacco di Orfini però, al momento, non sembra trovare l’appoggio di Matteo Renzi, il quale sembra voler minimizzare la boutade del suo compagno di Partito e non prendere posizione per evitare di dover rimuovere un presidente diFinmeccanicafortemente voluto proprio dal partito di cui è il segretario.

Raffaele Cantone, entrato anche lui nel cerchio magico delle nomine del Partito Democratico assieme a De Gennaro, difende a spada tratta l’ex capo della Polizia: “Gianni De Gennaro è stato indagato e assolto. L’assoluzione conta pure qualcosa, quindi non può pagare le responsabilità complessive di una macchina intera”. L’ex magistrato, oggi alla guida dell’Autorità nazionale anti-corruzione, difende poi tutta la Polizia di Stato: “Non mi piace l’idea che si possa utilizzare questa vicenda bruttissima, drammatica, una delle peggiori immagini dell’Italia all’estero, per ‘tirare’ sulla polizia”. La renziana Serrachiani, però, sembra condividere la parole di Orfini e chiede a De Gennaro “un esame di coscienza”.

Sotto accusa per la nomina di De Gennaro a Finmeccanica anche il presidentissimo Napolitano, che, a detta di Grillo, sostenne con tutta la sua autorevolezza il capo della Polizia De Gennaro alla guida di Finmeccanica.

Mentre il Parlamento approva l’introduzione del reato di tortura, nessuno dei celerini che quella notte pestarono i manifestanti della Diaz sono stati mai processati, mentre i funzionari che diedero gli ordini furono tutti assolti per l’intervenuta prescrizione dei reati loro ascritti.

- Federico Depetris -  Il Primato Nazionale -

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