18 aprile 2015

La Grecia potrebbe pagare salari e pensioni in cambiali. Zero Hedge

La Grecia potrebbe pagare salari e pensioni in cambiali. Zero Hedge


".....i primi passi verso un'uscita dalla zona euro"

La situazione della liquidità in Grecia si sta deteriorando rapidamente e presto Atene sarà chiamata a dover scegliere se pagare le pendenze con il Fmi o salari e pensioni ai propri cittadini. Intervenendo ieri a Washington al Brooking Institute, anche il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis è stato molto chiaro nel precisare che "la liquidità in Grecia sta finendo”.

Mentre, scrive Zero Hedge, prima in Grecia si chiedeva in prestito nella speranza di ripagare un giorno attraverso gli aiuti dei creditori internazionali, ora siamo passati alla fase dell'impossibilità di ripagare o di pagare le pendenze con i propri cittadini con cambiali. Siamo cioè alla comicità, prosegue il blog americano, perché è l'equivalente di condurre operazioni pronti contro termine con i singoli cittadini che potrebbe presto trasformarsi in un problema politico e sociale insostenibile. Per non parlare poi del fatto che in caso di inadempienza del governo si sarebbe quasi certamente vista l'imposizione di controlli sui capitali, al fine di arginare la fuga inevitabile dei depositi. Una scelta di questo tipo getterebbe il governo greco nell'instabilità e porterebbe il paese nel caos delle proteste di massa, crolli bancari e controlli di capitale. Per non parlare che i lavoratori potrebbero prendere non molto bene che il loro voto al partito che più dovrebbe difenderli, SYRIZA, ha prodotto la cessazione degli stipendi.

Atene dovrà pagare quasi 2 miliardi di euro in stipendi del settore pubblico e in pensioni alla fine del mese. 

Scrive anche Capital Economics come la crisi greca ha raggiunto un nuovo punto chiave, dato che l'Eurogruppo non concederà altri aiuti finanziari e avrà disperatamente bisogno di fondi dopo la riunione della prossima settimana. La Grecia potrebbe quindi ricorrere a cambiali e / o controlli sui capitali per evitare un default disordinato e la sopravvivenza delle banche nl breve periodo. Ma tali misure offrono una soluzione temporanea al meglio e potrebbero essere i primi passi verso una uscita della zona euro. E a questo:

Grecia. La Commissione Ue non è soddisfatta? Non lo sono nemmeno milioni di greci disoccupati..

Grecia. La Commissione Ue non è soddisfatta? Non lo sono nemmeno milioni di greci disoccupati..

La portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha detto ieri che la Commissione europea "non era soddisfatta dei progressi fatti finora nei colloqui tra la Grecia e i suoi creditori."

La Commissione chiede che "i lavori aumentino di intensità prima dell'incontro informale dei ministri delle Finanze del 24 aprile. La Commissione vuole la Grecia raggiunga un accordo a livello di colloqui tra funzionari con la Commissione, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea nei prossimi giorni. Ciò consentirebbe ai ministri di firmare le modifiche previste la prossima settimana ", osserva il Wall Street Journal .

La Commissione europea non è soddisfatta? Non importa, commenta il blog KTG che dice di "conoscere un sacco di greci che non sono soddisfatti del tasso di disoccupazione e del loro reddito zero dal momento che il piano di salvataggio e l'austerità imposta alla Grecia ha distrutto la loro vita e la loro dignità.

Forse tutte queste persone colpite dall'austerità potrebbero marciare sulla Commissione europea e dare all'istituzione la possibilità di confrontare i livelli di "insoddisfazione".

Euro-tecnocrati pagati vs euro-cittadini non pagati, per così dire."

Italia "stretto e vicino alleato" degli Usa. Obama

Italia stretto e vicino alleato degli Usa. Obama

Nella conferenza stampa congiunta successiva all'incontro tra il primo ministro italiano Matteo Renzi e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama a Washington, il presidente americano ha sottolineato come l'Italia sia uno "stretto e vicino alleato" degli Usa, ricordando il contributo degli italo-americani alla grandezza dell'America.

I due leader hanno discusso della sicurezza comune, della necessità di sostenere l'Ucraina mentre il paese persegue riforme economiche, della necessità che sia Russia che Ucraina rispettino gli accordi di Minsk.

In Libia, ha detto Obama, sosteniamo gli sforzi dell'Onu per la creazione di un governo di unità nazionale e abbiamo discusso di una collaborazione più intensa per contrastare le nuove minacce e per stabilizzare una regione diventata più difficile. 

Obama ha aggiornato Renzi sull'Accordo quadro ragigiunto con l'Iran e ha confermato che finchè non sarà raggiunto un accordo definitivo le sanzioni nei confronti di Teheran non saranno rimosse.

Renzi convinto sostenitore del TTIP, ha detto Obama. 

Ciò che accade nel Mediterraneo non è solo una questione di sicurezza ma anche di giustizia, Renzi.

Piena condivisione su Libia mostrerà i suoi frutti nelle prossime settimane, Renzi.

IL'M5S TAGLIA IL TRAGUARDO DELLE 100.000 FIRME PER IL REFERENDUM SULL'EURO (LA NOTIZIA LA DA' RUSSIA TODAY)


L'M5S TAGLIA IL TRAGUARDO DELLE 100.000 FIRME PER IL REFERENDUM SULL'EURO (LA NOTIZIA LA DA' RUSSIA TODAY)


LONDRA - Forse sono pochissimi coloro che sanno che il Movimento 5 Stelle ha raccolto piu' di 100mila firme per un referendum sull'euro ma la cosa non deve sorprendere visto che nessun telegiornale italiano ha riportato questa notizia.

Per fortuna grazie a internet e ai social network e' possibile accedere a diverse fonti di informazione alternative e quindi tutti coloro che seguono Russia Today su facebook avranno visto come l'emittente statale russa abbia fatto un servizio sulla proposta di legge referendaria del movimento di Beppe Grillo.

In tale reportage il parlamentare Carlo Sibilia ha dichiarato che sono state raccolte gia' piu' di 100mila firme e quindi il numero minimo e' stato superato ma l'obiettivo e' di raccoglierne altre 50mila prima di maggio 2015 cosi' che sara' possibile iniziare un dibattito sulla necessita' a meno di rimanere nella moneta unica.

I grillini sperano che un referendum su questo argomento possa essere tenuto all'inizio dell'anno prossimo ma il problema piu' grosso e' legato al fatto che la costituzione vieta i referendum sui trattati internazionali e quindi le probabilita' che la gente possa andare a votare e' estremamente bassa.

Pero' anche se tale proposta referendaria venisse bocciata dalla consulta il fatto che tanti hanno firmato in poco tempo dovrebbe allarmare la nostra classe politica visto che ignorare tale richiesta non fa che accrescere la rabbia dei cittadini e aumentare il rischio di rivolte e chissa' che questo sia il vero motivo per cui tale notizia e' stata completamente censurata dall'informazione di regime.

Certo e' ironico che un'emittente da molti accusata di essere uno strumento della dittatura di Putin abbia riportato una notizia che i media "democratici" hanno ignorato perche' dava fastidio ai poteri forti.

Per chi parla l'inglese ecco il link di questa notizia http://rt.com/news/248769-italy-eurozone-referendum-petition/

Da parte nostra continueremo a riportare queste notizie scomode e invitiamo i cittadini a firmare questo referendum perche' e' ora di dire basta all'euro e alla BCE.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra 






IL 730 PRECOMPILATO INVECE DI SEMPLIFICARE, COMPLICA LA VITA AI CONTRIBUENTI (MA LA STAMPA AMICA DI RENZI TACE)

IL 730 PRECOMPILATO INVECE DI SEMPLIFICARE, COMPLICA LA VITA AI CONTRIBUENTI (MA LA STAMPA AMICA DI RENZI TACE)



Il “gran giorno” della tanto strombazzata semplificazione attuata dal governo del premier non eletto è giunto: oggi partiva la dichiarazione dei redditi pre-compilata, passo da gigante verso uno stato amico, a detta dell’entourage dell’ex sindaco di Firenze,

E’ stato proprio così? Ovviamente, come per tutti gli annunci fatti dal signor Renzi, la realtà è ben diversa.

Vediamo un piccolo campionario dei problemi emersi col 730 precompilato:

- innanzitutto ci sono problemi con il pin dell’Inps, da usare in alternativa a quello fornito dal fisco. Questo perché l’ente previdenziale a molti ha fornito il solo il pin ordinario e non quello dispositivo, che può essere convertito da uno all’altro recandosi in una sede Inps o utilizzando la procedura online (con relativo invio di un fax con la propria carta di identità)

- Non tutte le dichiarazioni precompilate sono poi risultate complete. Tra i dati che avrebbero dovuto esserci, per esempio non è stato inserito il reddito derivante da pensione, gli interessi passivi del mutuo e il numero giorni di lavoro con relativa detrazione. Elementi, questi, che potranno essere inseriti dal contribuente stesso e dall’intermediario prescelto (un commercialista o un Caf, per esempio), ma non subito. Occorre infatti attendere il 1 maggio data nella quale si spera che siano risolti anche i problemi software, riscontrati soprattutto da chi non ha computer di recente generazione (e che richiedono aggiornamenti descritti sul sito dell’Agenzia). Avete capito bene? Non è stata prevista una procedura per modificare le dichiarazioni da avviare in contemporanea con le dichiarazioni, pazzesco.

- C’è un grosso problema per i lavoratori, difatti spesso manca l’indicazione del numero di giorni lavorati utile a calcolare le detrazioni relative, come nel caso del bonus da 80 euro. Un problema proprio da niente, vero?

Alla luce di queste problematiche, appare evidente che più che una semplificazione, il 730 precompilato sia un vero e proprio percorso di guerra, che spingerà la maggior parte dei contribuenti a preferire il metodo tradizionale per la compilazione della dichiarazione dei redditi.

Oltre al danno la beffa: infatti pare che alcuni CAF stiano aumentando le tariffe per la compilazione con la scusa della complessità della gestione del 730 precompilato e con il fatto di dover gestire un numero non previsto di pratiche.

Certo che se questa è la semplificazione preannunciata dal governo, c’è seriamente da preoccuparsi per qualsiasi altro atto che questo esecutivo voglia compiere.

Diciamoci la verità: se un’azienda privata avesse rilasciato sul mercato un prodotto od un servizio con simili carenze, sarebbe stata subissata di critiche e avrebbe rischiato un grosso danno d’immagine.

Per il governo del premier non eletto, le magagne sul 730 precompilato sono passate quasi completamente in sordina sulla stampa amica, la stessa che si sta sperticando sul fantomatico tesoretto di 1,6 miliardi di euro proprio mentre il FMI e gli organismi internazionali annunciano un peggioramento del deficit pubblico e la crescita del debito pubblico.

Siamo proprio sicuri che un governo di colore diverso, magari a guida Salvini o Grillo sarebbe stato giudicato in modo così generoso? Ovviamente la risposta è no. Ed è ovvio: Renzi sta facendo benissimo i compitini per cui è stato piazzato sulla poltrona di premier: smantellare quel poco di tessuto produttivo e sociale rimasto nell’italico stivale per compiacere le èlite del nord Europa.

Luca Campolongo - ilsole24ore - ilfattoquotidiano - consumatrici -



VAROUFAKIS: ''NON FIRMEREMO MAI ACCORDI CON LA UE PER ALTRE RIFORME RECESSIVE'' E IL GREXIT S'AVVICINA.

VAROUFAKIS: ''NON FIRMEREMO MAI ACCORDI CON LA UE PER ALTRE RIFORME RECESSIVE'' E IL GREXIT S'AVVICINA.



Il tempo e i soldi della Grecia si stanno esaurendo. E' quanto affermato dal ministro greco delle Finanze Yanis Varoufakis a Washington, a margine del convegno annuale della Banca Mondiale e dell'Fmi. Ciononostante, i negoziati sul pagamento della prossima tranche di crediti per piu' di 7 miliardi di euro non fanno intravedere alcun avvicinamento tra la Grecia e i suoi creditori pubblici.

Il ministro greco ha piu' volte affermato che il nuovo governo di Atene non intende continuare a percorrere la via dell'austerita'. Svanisce quindi la speranza che all'incontro tra i ministri delle Finanze dell'eurozona della prossima settimana si arrivi ad un accordo.

Quest'anno la Grecia deve pagare al solo Fondo monetario internazionale 6,7 miliardi di euro: l'Fmi e il governo greco hanno per ora smentito qualunque richiesta formale o informale da parte di Atene per una dilazione del pagamento.

La distanza sempre maggiore tra il governo greco e i creditori della Ue, della Bce e dell'Fmi s'è mostrata con chiarezza soprattutto nei discorsi che il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e il collega greco Varoufakis hanno tenuto l'uno dopo l'altro venerdi' pomeriggio a Washington, sottolinea il "Frankfurter Allgemeine Zeitung".

Mentre il politico greco ha affermato che la Grecia non e' disposta a prolungare il programma di austerita' degli ultimi anni, Schaeuble ha ricordato che gli aiuti finanziari dipenderanno unicamente dai concreti impegni riformatori di Atene.

"La decisione e' solo della Grecia", ha dichiarato Schaeuble: nessuno vuole costringere Atene al programma di aiuti, ma se la Grecia vuole ricevere la prossima tranche di crediti, "deve fare quello che e' stato concordato", ha affermato Schaeuble. Intanto l'economista capo della Banca Mondiale, Kaushik Basu, mette in guardia dalle conseguenze di un'ipotetica uscita della Grecia dall'eurozona.

"Una Grexit rappresenta un grande pericolo", ha dichiarato l'economista sessantatreenne. E' vero che gli europei con il fondo di salvataggio Esm hanno costruito un "solido muro di protezione" per i mercati finanziari ma, secondo Basu, il fattore piu' preoccupante sono le conseguenze politiche: "Ci sono due possibilita': o la Grecia crolla in una crisi profonda, situazione che avrebbe gravi conseguenze sugli Stati vicini. O Atene se la cavera' anche senza l'euro. In questo caso altri paesi indebitati non avrebbero piu' paura dell'uscita dall'euro e cercherebbero lo scontro con gli Stati creditori".

A vacillare, quindi, sarebbe l'intera impalcatura dell'eurozona, dimostrando ciò che da sempre sostengono non meno di sei premi Nobel per l'Economia, e cioè che l'euro è concettualmente ed economicamente sbagliato.

Redazione Milano.


GRECIA AL COLLASSO: FMI RESPINGE RICHIESTA RINVIO PAGAMENTI, S&P’S LA DECLASSA. IL 12 MAGGIO SARÀ DEFAULT ?

GRECIA AL COLLASSO: FMI RESPINGE RICHIESTA RINVIO PAGAMENTI, S&P’S LA DECLASSA. IL 12 MAGGIO SARÀ DEFAULT ?


GRECIA, IL FMI DICE NO. SE ATENE NON PAGA, IL 12 MAGGIO SARÀ DEFAULT. RENDIMENTI SCHIZZATI ALLE STELLE, BOND DECLASSATI DA STANDARD & POOR’S E PROSPETTIVE SEMPRE PIÙ BUIE

Il Fondo Monetario Internazionale ha detto NO. La Grecia sarà obbligata a pagare 747 milioni entro il 12 maggio, in caso contrario sarà default.

A riportare la notizia è il Financial Times, secondo cui il FMI avrebbe deluso le speranze elleniche sostenendo che una rinegoziazione del debito sarebbe possibile solo all’interno di un accordo più ampio. In altre parole, se Atene riuscisse a trovare un’intesa con l’Eurogruppo e la BCE, allora l’ente internazionale potrebbe ripensarci. Ma i negoziati non promettono nulla di buono e allora neanche l’organizzazione guidata da Christine Lagarde è disposta a retrocedere.


Alexis Tsipras aveva tentato un’ultima disperata mossa per cercare di pagare stipendi pubblici e pensioni a maggio, ma l’accavallarsi delle scadenze renderebbe impossibile adempiere agli obblighi.

Senza un accordo al vertice dei ministri delle Finanze in calendario per l’11 maggio, Atene farà probabilmente default sui 747 milioni di euro che deve restituire al FMI il giorno successivo, il 12 maggio.

Nel 2015 inoltre, la Grecia dovrà versare al Fondo Monetario internazionale altri 9 miliardi di euro. Dunque, anche se dovesse riuscire in extremis a onorare le due scadenze di maggio (932 milioni), il fallimento sarebbe solo rinviato di un mese. A giugno infatti, scadranno altri termini.

Ormai, il default si avvicina sempre di più. Secondo la stampa tedesca, la Germania starebbe già preparando un piano volto a «controllare» il fallimento di Atene, un programma che consentirebbe agli ellenici di rimanere nell’euro, a condizione che vengano rispettati gli impegni.

Grecia: rendimenti alle stelle
Nel frattempo, il mercato si prepara al default. Stamattina, i rendimenti sui titoli di Stato a 2 anni sono saliti alle stelle, aumentando di 240 240 punti base al 26,6%. Stessa sorte per i decennali che sono schizzati di 81 punti al 12,77%.
In salita anche i rendimenti a 5 anni (+133 bp al 18,41%.
Boom anche per i rendimenti a 5 anni, saliti di 133 bp al 18,41%.

Impossibile non cogliere il messaggio degli investitori: nessuno crede più a un possibile accordo con Bruxelles.

Oggi, il ministro dell’Economia, Yanis Varoufakis, incontrerà a Washington il collega tedesco Schaeuble, il segretario al Tesoro USA, Jacob Lew, il ministro italiano Pier Carlo Padoan e forse anche Barack Obama alla Casa Bianca. La speranza è che l’intervento degli USA riesca a sbloccare la situazione.

Standard & Poor’s
Ieri, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha abbassato il giudizio del Paese da B- a Ccc+ sul lungo e ’C’ sul breve termine in luogo dei precedenti ’B-’ e ’B’.

L’outlook negativo, afferma l’agenzia in una nota, elimina Atene dalla lista dei ’creditwatch negativi’.

Il motivo della scelta risiede nella convinzione che, in assenza di riforme economiche radicali o un ulteriore sconto sul debito, la situazione dei conti pubblici ellenici si faccia «insostenibile».

Sempre secondo S&P, le prospettive negative riflettono il rischio di ulteriore indebolimento della liquidità a livello di emittente sovrano, banche ed economia reale.

«Molto incerto» lo scenario per la crescita, mentre la facoltà di rimborsare il debito in scadenza appare sempre più legata a condizioni congiunturali favorevoli.

Stop Euro

Renzi negli Usa annuncia la fine della crisi. Se lo dice lui…

Renzi negli Usa annuncia la fine della crisi. Se lo dice lui…

Washington, 17 apr – Se il carburante necessario per traghettarci fuori dalla crisi fossero le chiacchiere, Matteo Renzi ci avrebbe già portato nel Paese del Bengodi. Quando poi è sui grandi palcoscenici, la verve retorica del premier si esalta.

È il caso del suo intervento alla Georgetown University, a Washington:

“L’Italia – dice – è tornata, finalmente siamo fuori dalla recessione. Ma con le riforme possiamo addirittura avere un ruolo leader nei prossimi vent’anni, possiamo diventare una speranza per il resto d’Europa: abbiamo fatto la riforma delle pensioni e quella del lavoro, siamo la seconda potenza industriale del continente e abbiamo da offrire la nostra eccellenza non solo nella cucina, nel design, nella moda o l’artigianato, ma anche nell’ingegneria come mi ha detto anche il capo della General Electric: formate molti dei migliori ingegneri del mondo”.

Il rettore dell’ateneo dà del presidente del Consiglio un ritratto decisamente pop, presentandolo come un politico innovatore, fan di “House of Cards” e pazzo per il calcio, Renzi ovviamente sta al gioco (“ho appena sentito che perso nella coppa europea con la Dinamo Kiev, dolore atroce”, commenta; in realtà la Fiorentina pareggerà nei minuti di recupero).

Non poteva mancare il capitolo riforme istituzionali. Renzi fa il galletto: “In Italia prima ci sono le elezioni e solo dopo si decide il premier… ci sarebbe da piangere ma io ho deciso di cambiare”. Parole curiose in bocca a uno che è diventato premier sfruttando esattamente questo meccanismo e non certo presentandosi agli elettori come candidato premier.

Poi arriva la leccata a Obama, che Renzi vedrà oggi alla Casa Bianca: “La presidenza Obama davanti alla crisi più terribile dalla seconda guerra mondiale ha investito in un nuovo sogno americano. L’Ue ha perso quest’occasione perché il suo focus non è stato sull’idea di crescita. Ad ogni consiglio Ue dico la stessa cosa ma non capisco perchè gli americani ci riescano e noi no. Obama è assolutamente un modello per questa visione”.

Allora siamo a cavallo… Giorgio Nigra - ilprimatonazionale

No al massacro degli ulivi in Puglia: «Frode speculativa e procurato allarme»

No al massacro degli ulivi in Puglia: «Frode speculativa e procurato allarme»


LA POPOLAZIONE SALENTINA E I COLTIVATORI SI SCHIERANO CONTRO IL PIANO DI ABBATTIMENTO A TAPPETO DEGLI ULIVI IN PUGLIA DECISO DAL COMMISSARIO DI GOVERNO: «È UNA FOLLIA, LA “CURA” È PEGGIO DEL MALE. E VOGLIONO INONDARCI DI PESTICIDI. È UN’OPERAZIONE CHE HA DIETRO ALTRI INTERESSI».

Il Forum Ambiente e Salute del Grande Salento ha lanciato un appello a tutta la popolazione pugliese per il sit in che si è tenuto giovedì 16 aprile sotto la Procura di Lecce «per chiedere di fermare ruspe e motoseghe e perché si accertino tutte le responsabilità di questa mostruosa vicenda che vuole il Salento e i suoi millenari ulivi e ogni specie vegetale e d’insetto cancellati per sempre compiendo un vero e proprio biocidio senza il minimo scrupolo».

Il piano del commissario del governo è stato ideato dopo la diffusione della xylella, un parassita sul quale si sono concentrati allarmi. Da giorni ormai centinaia e centinaia di cittadini presidiano le campagne giorno e notte a difesa degli ulivi e per impedire la diffusione di pesticidi chimici. Il Forum chiede «un intervento urgente della Procura di Lecce e non solo per sequestrare i cantieri volti al taglio degli alberi d’ulivo a Oria, a Veglie, come in altri paesi del Salento; vogliamo il sequestro dei cantieri per il taglio della flora spontanea lungo i canali, fossi, strade, nelle aree verdi; vogliamo il divieto di irrorazione di insetticidi, pesticidi e erbicidi in nome della xylella; vogliamo che venga impedita la distruzione delle piante bloccate ingiustamente all’interno dei vivai, nonostante esse siano completamente sane come risultato dalle analisi. Un’assurdità la loro distruzione prevista nel piano anti-xylella, come i divieti dei reimpianti in Salento delle innumerevoli piante ulivi, mandorli, rosmarino, alaterno, acacia, oleandri, albicocco, pesco, pruno, malva. Chiediamo alla magistratura di approfondire come sia stato possibile inserire all’interno di atti e decreti pubblici queste follie».

«In questo momento in cui è evidente che le istituzioni hanno smarrito la luce della ragione – prosegue il Forum – chiediamo alla magistratura di riportare razionalità, logicità, legalità, scientificità e, soprattutto, moralità nella nostra terra che è stata messa assolutamente in ginocchio non dal batterio, ma da quanto da taluni è stato mostruosamente costruito intorno ad esso. Sono già stati tagliati ulivi verdissimi e in fiore ad Oria (Br) dove gli esecutori di questa pura follia hanno dirottato la loro azione su alcuni grandi alberi all’interno di un campo recintato per neutralizzare il cordone pacifista di tantissime persone presente in loco. Le operazioni di massacro sono state compiute in pochi minuti barbaramente, ovviamente, senza alcuna profilassi fitosanitaria, a ulteriore conferma di quanto sia tutto una messa in scena mediatica strumentale; non a caso erano state convocate in loco le televisione di mezzo mondo e, a dimostrazione ancora del pressappochismo di tutta questa intollerabile operazione, senza il rispetto di alcuna norma di sicurezza per gli stessi operatori taglialegna».$









«Tanti esposti sono stati già precedentemente depositati in Procura a Lecce da innumerevoli cittadini e associazioni-comitati in merito alla questione xylella e agli innumerevoli punti poco chiari che stanno ammantando l’intera vicenda, sottolineando la sproporzione e l’inammissibilità di numerosi dei punti contenuti nel piano anti-xylella, in particolare:
-eradicazioni di olivi, nonostante il fatto che ovunque gli alberi colpiti da sintomatologia di secco di alcuni rami abbiano dimostrato grandi capacità di ripresa e rivegetazione con ritorno a una piena produttività;
-uso di pericolosi pesticidi per la salute umana e di ogni essere vivente, che, come segnalato in numerosi comunicati della LILT (Lega Italiana Lotta contro il Tumori) e di ISDE (Medici per l’Ambiente, uccidono insetti utilissimi come le api scompensando completamente il nostro ecosistema e con la ratio, inammissibile, di cancellare una specie dell’entomofauna salentina quale il cicadellide Philaenus spumarius vivente nel Salento da ben prima dell’arrivo dell’uomo, che, terroristicamente, è additato come responsabile della sintomatologia che in realtà tanti studi dimostrano essere prioritariamente collegata ad altri fattori: Il cicadellide viene considerato vettore della xylella in Salento sulla base di studi incerti e non corroborati e avvalorati da controverifiche in seno alla comunità scientifica;
-paradossale immorale cancellazione della flora spontanea e non, lungo i margini di strade canali e fossi, margini poderali e aree verdi, pubbliche e private, con la cancellazione di ben oltre 100 specie vegetali, diserbo dell’intera flora nelle aree agricole e naturali anche con l’uso del fuoco.

La cancellazione ovunque della flora spontanea è un atto di desertificazione artificiale che significa anche cancellazione della nidificazione degli uccelli insettivori che hanno il loro nido tra arbusti e alberi, la cui distruzione comporterà la decrescita della popolazione di tali uccelli con conseguente esplosione di insetti autoctoni come la Zeuzera pyrina, rodilegno giallo, che si sa essere con certezza una delle principali cause del CoDiRO (il nome dato recentemente alla sintomatologia degli ulivi che presentano disseccamenti di alcuni rami intono alla quale è stata costruita questa assurda frode della xylella). Proprio l’incuria nei confronti degli uliveti dove sono venute meno le antiche pratiche che vedevano contadini specializzati cercare i buchi nel tronco causati dallaZeuzera e nei quali tali esperti coltivatori inserivano un filo di metallo, detto “u zippu”, per uccidere tali bruchi, sono alla base della manifestazione del CoDiRO. Pertanto è doveroso qui evidenziare come le potature drastiche, che sono state previste e consigliate per combattere la Xylella, in realtà hanno favorito e favoriscono, come si nota sul campo, la propagazione delle infezioni fungine che, come si sa, si propagano per via di spore e che sono favorite dalle ferite dei tronchi non opportunamente protette e disinfettate e/o provocate da strumenti non adeguatamente sterilizzati. Così anche l’aver permesso l’asporto della legna secca, dicendo che la Xylella nella legna secca muore e non è elemento di ulteriore contaminazione perché non sporigena, in realtà ha favorito e favorisce la propagazione contaminante delle infezioni fungine, poiché i funghi-muffe, invece, hanno la capacità di propagarsi per via di spore; si crea, pertanto, un circolo vizioso. Che siano tali funghi responsabili del CoDiRO lo dimostra anche il fatto che si tratta degli stessi funghi che causano il mal dell’esca della vite. È inoltre grave che si presenti come un’epidemia pandemica assolutamente mai verificatasi con tale estensione quella del CoDiRO, termine di neoconiatura, quando la scienza agronomica salentina ci dice che proprio in maniera endemica gli ulivi salentini a distanza di molti decenni presentano cicliche epidemie che poi naturalmente superano, come dimostra l’esistenza di tantissimi olivi plurisecolari perfettamente vegeti e produttivi in tutto il Salento. Sarebbe anche interessante approfondire come sia possibile che nel CoDiRO, dove “Co-” sta per complesso, funghi-muffe e batterio Xylella dovrebbero collaborare insieme nell’attacco disseccante ai rami, quando solitamente proprio i funghi-muffe (questi sempre presenti negli olivi colpiti da CoDiRO) emettono notoriamente sostanze antibiotiche atte ad uccidere, o inibire, proprio la crescita dei batteri per accaparrarsi risorse alimentari e spazi, che in questo caso sono rappresentati dai medesimi vasi degli alberi. Si legge nelle relazioni ufficiali e/o presentate come scientifiche che al più la Xylella potrebbe essere un co-fattore del CoDiRO, ma non certamente la causa prima; inoltre laXylella non compare su tutti gli alberi colpiti da CoDiRO a differenza dei funghi. Né si è mai data la giusta importanza all’indebolimento dell’ecosistema olivicolo dovuto all’uso di fertilizzanti chimici, pesticidi e erbicidi chimici, come alla scomparsa di uccelli insettivori, come il Torcicollo (Jynx torquilla), una sorta di picchio degli olivi che fa il nido nei tronchi cavi di olivo e che è, con la sua lunghissima lingua con cui cattura nei buchi del legno i bruchi xilofagi (mangiatori di legno), un grandissimo ripulitore degli uliveti dallaZeuzera; nessuna indagine su eventuali cali della popolazione di questo uccello si son mai fatti come invece sarebbe il caso, cali forse dovuti ai pesticidi o alla pressione venatoria; un uccello insettivoro questo la cui scomparsa da sola può avere enormemente favorito la diffusione pertanto proprio del CoDiRO».

«Ragionare in questi termini agroecologici è quello di cui tutti abbiamo bisogno mentre assistiamo a scelte imposte da una politica assurda e suicida nel verso proprio di quell’agrochimica e di quei biocidi forsennati che sono le cause prime e vere, insieme ad una agricoltura orientata nel verso dell’industrializzazione, che hanno favorito quel problema, il CoDiRO, oggi così assurdamente strumentalizzato in questa frode!», dice il Forum.

Pende anche un ricorso trasferito al Tar del Lazio e gli avvocati che stanno seguendo quei ricorsi per conto dei proprietari degli uliveti dichiarano:

«Auspichiamo a questo punto un tavolo tecnico che possa tenere conto delle evidenze scientifiche depositate in atti e soprattutto dell’ultimo parere scientifico dal quale risulta che la pratica delle eradicazione degli alberi non ha dato i frutti sperati quanto alla eliminazione della Xylella fastidiosa nel mondo e pertanto così sarebbe anche in Salento».

«Suscita domande – dice ancora il Forum – il fatto che, nonostante secoli di continui traffici commerciali tra Europa e America, il batterio abbia scelto di giungere in Salento proprio dopo la sua collocazione nella lista dei patogeni da quarantena a livello europeo, batterio detto “fastidioso” proprio perché sarebbe difficile da diagnosticare e sul quale forse proprio per questo e sulla sua capacità di vivere su più piante alcune multinazionali hanno impostato strategie (vedi Brasile) per affermare le loro piante brevettate anche OGM presentate come resistenti ad un batterio che forse solo loro hanno la tecnologia per vedere! Non bisogna allora marginalizzare l’acume popolare che a questa xylella salentina ha attribuito i termini di ora “fantomatica”, ora “vantaggiosa” per alcuni. Da più parti ormai si parla sui media nazionali e internazionali di “frode della xylella”, guarda caso con un piano che sembra essere stato programmato per scattare proprio nei mesi in cui a Milano si è in procinto di inaugurare l’Expo 2015 sul cibo e l’alimentazione, contestatissima manifestazione internazionale, poiché vede da protagoniste la forte presenza delle multinazionali degli OGM e dei pesticidi. Non è un caso forse che in alcuni recenti convegni, alcune associazioni di categoria agricole abbiano visto i loro responsabili locali salentini dichiarare “porteremo la questione xylella all’Expo 2015”. E forse non è un caso che proprio quei soggetti che da diverso tempo stanno chiedendo all’Expo di aprire le porte alle multinazionali o che sono protagonisti di Expo abbiano parlato della necessità di aprire in Italia la ricerca alle bio-tecnologie per gli OGM, anche per la produzione di ulivi OGM resistenti a Xylella. Motivo per cui serpeggia sempre più nell’opinione pubblica l’idea che quella della xylella sia la prima falsa grande “carestia mediatica” costruita con il cavallo di troia fantomatico e agro-terroristico, per indicare sotto i riflettori dell’Expo nella ricerca OGM, nelle piante brevettate e negli organismi geneticamente modificati la soluzione a un falso problema, (facendo così aprire all’Italia, che ha da sempre chiuso le porte agli OGM, le porte a questi), che invece cittadini e agricoltori salentini stanno dimostrando essere un problema facilmente superabile con il ritorno ai metodi della tradizione: potature minime delle parti colpite, poltiglia bordolese contro gli attacchi fungini, alberi che rinascono rigermogliano e tornano produttivi in breve tempo. Non meraviglia pertanto che questi bravi operosi contadini siano additati sulla stampa denigratoriamente come santoni; questi salvifici contadini che stanno smascherando la truffa. Si vuole presentare come unica speranza proprio gli OGM in modo che siano i cittadini a richiedere al Governo di aprire le porte al business delle multinazionali. Un piano che pare persino ancorato a business speculativi locali legati alle biomasse facili, da distruzione degli alberi, e alla liberazione di suolo per varie speculazioni cementizie o di altro genere, in più facendo giungere tanti fondi pubblici per “emergenza” e “calamità”. È assurdo che ci sia chi sta affossando l’immagine del Salento e dell’intera Puglia conun assurdo procurato allarmeche ha portato già la Francia e l’Algeria e regioni italiane, come la Sardegna, a tentare di chiudere le loro frontiere a numerosi prodotti agricoli e vivaistici pugliesi». - Il Cambiamento -

E’ Israele la Vera Minaccia Nucleare in Medio Oriente

E’ Israele la Vera Minaccia Nucleare in Medio Oriente

Nascosta nei pressi del deserto del Negev, la fabbrica ha prodotto testate nucleari durante gli ultimi 20 anni. Israele nasconde un arsenale nucleare, rifiuta di sottoporsi a qualsiasi ispezione e strilla contro chiunque osi denunciarlo.

Mentre esperti e leader di tutto il mondo si interrogano sulla idoneità dell’accordo storico tra Stati Uniti e Iran a porre fine alla “minaccia nucleare iraniana”, continua a mantenersi un silenzio assoluto sul fatto che Israele già detiene armi nucleari.


Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per tenere nascosto il programma nucleare israeliano, volendo assicurare la superiorità militare del loro alleato preferito.Ora che gli Stati Uniti hanno concluso un accordo con l’Iran che, quanto meno, “rallenterà” il programma nucleare di quest’ultimo, Israele non può più presentare l’Iran come una “minaccia per la sua esistenza”. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu è furioso contro l’accordo perché sa che esso mette a nudo le sue menzogne, quelle che per anni hanno permesso al suo paese di dispiegare politiche sanguinarie e di sottrarsi, allo stesso tempo, alle pressioni perché aderisse al Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP).

Nel corso degli ultimi tre decenni, l’attenzione e le iniziative internazionali si sono concentrate sull’Iran, l’Iraq e la Siria, mentre Israele rifiutava di sottoporsi a qualsiasi ispezione internazionale sulle proprie capacità nucleari. Washington ha fatto di tutto perché Israele potesse sottrarsi a qualsiasi esame, mentre nello stesso tempo invadeva l’Iraq “per distruggere le sue armi di distruzione di massa”, che non sono mai esistite, e imponeva sanzioni all’Iran, per impedire a quest’ultimo di sviluppare un arsenale.

Israele si considera in diritto di rifiutare qualsiasi ispezione internazionale delle propri istallazioni militari, perché il fatto che essa non ha mai voluto firmare il TPN, la esenterebbe da qualsiasi pretesa della comunità internazionale di sottoporla a ispezioni.

Nel 2010, Israele ha risposto con violenza ad un appello redatto dai 189 paesi firmatari del TNP, tra cui gli Stati Uniti, per l’organizzazione di una conferenza, nel 2012, finalizzata a stabilire l’interdizione delle armi nucleari in Medio oriente. Israele ha attaccato, definendolo “folle e perverso”, il risultato di questa conferenza – una dichiarazione che chiedeva una ispezione, da parte delle Nazioni Unite, delle istallazioni nucleari israeliane.

Il governo israeliano ha dichiarato che, “non essendo tra i firmatari del TNP, Israele non è vincolata dalle decisioni di questa conferenza, che non ha alcuna autorità su Israele”.

Ciò che è davvero folle e perverso è questa logica, tipicamente israeliana: da quando in qua il rifiuto da parte di un paese di firmare un trattato internazionale, gli attribuirebbe il potere di violarlo?

Con la protezione degli Stati Uniti, la paralisi e il silenzio della sedicente comunità internazionale, Israele continua a rifiutare di aderire al TNP, e si serve di questo rifiuto come una scusa per la sua auto dichiarata impunità.

E questa protezione degli Stati Uniti è stata, più e più volte, confermata: nel 2010, il presidente Barack Obama ha fatto marcia indietro rispetto all’appello rivolto a tutti i paesi perché aderissero al TNP e ha criticato il tentativo dei firmatari di “denunciare Israele”.


Nascosto nel deserto

Alcune fughe di notizie, negli anni 1960, hanno fornito una qualche idea sul programma nucleare sviluppato da Israele, ma è stato solo nel 1986 che sono apparse delle informazioni dettagliate.

Mordechai Vanunu, un giovane tecnico nucleare israeliano, ha stupefatto il mondo, quando fornì dei dettagli, senza precedenti e completi, comprese delle foto, al Sunday Times di Londra. Poco tempo dopo, Vanunu venne rapito da agenti del Mossad in Italia, riportato in Israele e condannato a 18 anni di prigione, con lunghi periodi di completo isolamento.

Quando ho potuto, finalmente, incontrare Vanunu in un caffè di Gerusalemme est, nel 1998, ho trovato un uomo estremamente stanco, messo al bando dalla società israeliana, ma non spezzato. Mi ha detto, come dice a tutti quelli che incontra, che si sente fiero e non prova rimorso per quel che ha fatto, perché lo ha fatto per fermare il programma nucleare israeliano.

Dopo le fughe di notizie di Vanunu, altri dettagli sono venuti fuori sull’arsenale israeliano, i suoi missili e i suoi sistemi di spiegamento. Ma il mondo continua a fissare la propria attenzione solo sui paesi considerati da Washington come “una minaccia”.

I responsabili dell’occidente affrontano raramente la questione (del nucleare israeliano) e, se lo fanno, ne parlano in privato – come se vi fosse un consenso tacito a non parlarne, se non per difendere Israele. I pochissimi tra di loro che osano riconoscere l’esistenza del programma nucleare israeliano o criticare Israele pubblicamente, lo fanno di solito dopo avere dismesso le proprie cariche ufficiali.

Jack Straw, ex ministro degli affari esteri britannici, ha sorpreso molti, nel 2013, dicendo, durante il programma BBC “Radio 4’s Today” che, a differenza dell’Iran, Israele dispone di “ampie capacità nucleari”.

Ma dichiarazioni come quelle di Straw non rompono il muro del silenzio, non interrompono la complicità occidentale con il programma nucleare israeliano. Dopo tutto vi è un consenso occidentale assolutamente dichiarato per mantenere la superiorità israeliana nella regione (medio orientale).

E’ legittimo pensare che la determinazione degli Stati Uniti nel concludere un accordo con l’Iran provenga, in parte, dalla volontà di ridurre la capacità dell’Iran di opporsi a Israele. Assicurare la superiorità “nucleare” di Israele ha consentito a quest’ultima di dettare le proprie condizioni, sul terreno e nei tavoli di negoziato, pur continuando a rubare la terra dei Palestinesi.

Invece di obbligare Israele a rendere conto del suo operato e dei suoi crimini di guerra, l’Occidente ha giocato un ruolo ipocrita, e il suo impegno per una “zona libera da armi nucleari” in Medio Oriente significa, in realtà, il disarmo nucleare per tutti, tranne che per Israele.

Lo storico svizzero: in Ucraina un false flag. Gli Usa lavorano per dividerci

Lo storico svizzero: in Ucraina un false flag. Gli Usa lavorano per dividerci


Intervista a Daniel Gansen, storico svizzero, presidente della “Association for the Study of Peak Oil and Gas” (ASPO), direttore dello “Swiss Institute for Peace and Energy Research” (SIPER), In collaborazione col “Dipartimento Federale degli Affari Esteri” svizzero (FDFA) ha studiato l’impatto della globalizzazione sui processi di guerre e pace e come le multinazionali sostengano e traggano profitto dalle guerre.

Il punto più importante da capire è che è la Russia che viene accerchiata dall’occidente, cioè da noi. Questa paura nei confronti della Russia, in maniera più o meno diretta, viene fomentata. Si schiaccia il bottoncino e si dice “guardate che i russi mangiano i bambini“, oppure “Se indugiamo ancora una settimana Berlino, Berna e Parigi saranno occupate dai russi“, o cose del genere… Sono sciocchezze!

Per capire cosa è veramente successo, dobbiamo tornare indietro nella storia. Chi studia la storia ha maggiore comprensione di questi processi. Nel 1990, quando si parlava della riunificazione della Germania, la Germania Ovestera membro della Nato, mentre la Germania Est era membro delPatto di Varsavia. C’erano quindi un’alleanza capitalistica e un’alleanza militaristica. Assieme non andavano affatto bene. Dopo la fusione ci sarebbe stato il problema di cosa fare. Le opzioni erano: che la Germania divenisse neutrale (secondo me la preferibile, ma non venne fatto); che la Germania entrasse completamente o nel Patto di Varsavia; che la Germania entrasse completamente nella Nato. Si scelse l’ultima. Tuttavia, c’era bisogno che Gorbaciov acconsentisse a che la DDR si staccasse dal Patto di Varsavia. Una cosa gigantesca! Ma fu fatto. Si trattò, diciamo, di un regalo dei russi ai tedeschi, anche per guarire una vecchia ferita. Io credo che sia stato giusto che la Germania sia stata riunificata.

I russi pretesero però che la Nato non si espandesse ulteriormente. Gli americani lo promisero. Il presidente Bush, che contemporaneamente tramava la bugia delle incubatrici per la guerra del Kuwait, promise ai russi che certamente non si sarebbero estesi. Ma era appunto una bugia, perché la Nato si espanse. La Polonia entrò nella Nato, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania… sono tutti stati che sono molto vicini alla Russia. Poi entrarono anche la Romania, la Bulgaria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia. Bisogna essere in grado di comprendere anche i punti di vista degli altri. Per la Nato questo processo veniva giustificato perché “la gente lo vuole“. Anche se, certamente, il fatto che la gente lo volesse o meno non aveva nessuna importanza. Piuttosto, avvenne grazie alla complicità dei governi. Per i russi, al contrario, si trattò di una minaccia. La Russia lo ha sempre detto: “se la Nato prova a prendere anche l’Ucraina, se cioè anche lì fa cadere il Governo e fa insediare qualcuno che caldeggia l’ingresso nella Nato, noi non potremo tollerarlo“.

L’Ucraina è uno stato cuscinetto, come la Bielorussia o la Georgia, una zona che non si può tollerare cada sotto l’influenza della Nato. Pensate se ad allargarsi fosse stato il Patto di Varsavia, invece della Nato. Pensate se la Francia fosse entrata nel Patto di Varsavia, e poi la Spagna, la Germania, i Paesi Bassi… se tutti fossero entrati e poi a un certo punto avessero detto “serve anche il Messico“. Gli americani lo avrebbero considerato inammissibile! Significa che la lotta tra USA, Russia e Cina non è finita. Queste superpotenze lottano sempre per l’influenza. Gli americani, nel campo euroasiatico (l’Europa e l’Asia assieme), perseguono la strategia di dividere i diversi attori gli uni dagli altri. Cioè operano affinché i tedeschi e i russi non si piacciano, affinché l’Iran e l’Iraq siano in guerra, affinché in Ucraina i diversi gruppi siano divisi, perché se si unissero avrebbero molto potere economico e molte risorse. Le risorse si trovano nel continente euroasiatico, non in America. E il fracking non cambia la situazione: le risorse rimangono nel Golfo Persico.

Se la leggiamo con questa lente, è sbagliato interpretare la caduta di Janukovic, avvenuta nel 2014 in Ucraina, come una presa di potere (da parte di Poroshenko) avvenuta in seguito a una rivolta popolare contro un capo corrotto. C’erano dei paramilitari che agivano. In piazza Maidan, la piazza centrale di Kiev, nel giorno decisivo del febbraio 2014 c’erano cecchini che sparavano giù dai tetti e colpivano sia poliziotti che manifestanti. E questo, per uno storico, è un avvenimento strano, che porta a chiedersi: “Aspetta, hanno sparato a poliziotti e manifestanti, quindi non sono amici dei poliziotti, altrimenti non gli sparerebbero. Ora, i poliziotti sono espressione del Governo Janukovic, quindi se i cecchini sparano sui poliziotti è improbabile che siano dello stesso gruppo“. Ovviamente non ci sono prove, ma è evidente che il risultato finale è la generazione del caos. E se torniamo indietro al 1953, in Iran, Mossadeq è stato fatto cadere allo stesso modo. Furono i servizi segreti inglesi e quelli americani hanno a far cadere il Governo, un governo democratico. Tutte quelle chiacchiere sulla democrazia, ma alla fine volevano solo le materie prime. L’Iran aveva nazionalizzato il petrolio, ma l’Iranian Oil diceva “Hey, ragazzi, questo è il nostro petrolio. Saremo inglesi, ma il petrolio è nostro“. A quei tempi si chiamava Iranian Oil, oggi si chiama BP. Gli inglesi volevano il petrolio dell’Iran. Poi arrivarono gli americani e dissero: “Vi aiutiamo a far cadere l’Iran, ma vogliamo una parte del petrolio“. Per chi studia le guerre economiche è una cosa più che evidente.

Comunque, a quei tempi nella capitale dell’Iran, Teheran, vennero inscenati attacchi terroristici. Adesso abbiamo la versione ufficiale della CIA sulla caduta del governo nel 1953. E c’è scritto che la stessa CIA travestì agenti segreti da musulmani che compirono attentati terroristici. Questa si chiama “Flase Flag Strategy of Tension“, cioè “Aumento della Tensione sotto Falsa Bandiera“. E’ molto probabile che ciò sia successo anche in Ucraina. Doveva essere insediato qualcuno, Poroshenko, che nel lungo termine avrebbe legato l’Ucraina all’occidente, portandola nella Nato. Dall’altra parte i russi avrebbero cercato, col taglio degli approvvigionamenti di gas, di far cadere il regime di Poroshenko. Questo, secondo me, è un classico esempio di guerra per le risorse, combinata con la geostrategia. La Nato si espande verso la Russia, la quale taglia gli approvvigionamenti di gas, oppure prende la Crimea o l’Ucraina orientale. Diciamo che cercherà di portare i pezzi dalla sua parte della scacchiera.

E i media? Le analisi che vedo fare da giornali come “Der Spiegel“, “The Guardian“, “Faz” o “Sz” mi deludono. Questa immagine demonizzata di “Putin il cattivo” viene usata migliaia di volte e nessuno mostra una cartina dove ci sono da da una parte i territori della Nato nel 1990 e dall’altra i territori della NATO nel 2014, magari con un ingrandimento sull’Ucraina, il pomo della discordia. Non la troverete, se non facendo qualche ricerca su internet. Allora ci si accorgerà che “Oh, guarda! Ma è la Nato ad essersi espansa“. La seconda cosa che sarebbe importante èche si mostrassero i gasdotti e che si spiegasse la dipendenza dell’Europa dal combustibile fossile, mostrando cosa abbiamo fatto finora nel campo delle energie alternative. Ma questo non si fa. Piuttosto si dà un’altra mazzata a Putin. Questa, in un certo senso, è un’offesa all’intelligenza: la gente viene trattata come se fosse molto stupida. Ci trattano come se avessimo poco cervello.
byoblu

Expo: la kermesse dell’assurdo

Expo: la kermesse dell’assurdo

SI PARLA DI ALIMENTAZIONE E CI SI INGINOCCHIA A SPONSOR COME MC DONALD’S. SI PARLA DI SFAMARE IL MONDO, COMBATTERE GLI SPRECHI QUANDO EXPO PER SUA NATURA È L’APOTEOSI DELLO SPRECO

“Se gli italiani e i milanesi fossero davvero in crisi, alla fame, non avrebbero mai permesso una simile follia. A queste kermesse dell’assurdo basta dare un nome che riecheggi un po’ qualcosa di nobile, che intenerisca i cuori così come gli esperti di marketing sanno molto bene, basta coinvolgere un po’ di personaggi impegnati nel sociale, nell’ambiente e poi il gioco è fatto e dietro ad una pseudo parvenza di sostenibilità si può fare di tutto”. In un bellissimo editoriale di Paolo Ermani sulla follia chiamata Expo si enunciano tutte le contraddizioni, tutti i non sensi di quest’apoteosi dello spreco. “Si calcola che nemmeno se arrivassero 20 milioni di visitatori, che è già numero miracoloso da raggiungere, si rientrerà delle spese”.



Come si fa a dire di sfamare il mondo, combattere gli sprechi quando Expo per sua natura è l’apoteosi dello spreco? Chi si “nutrirà” veramente grazie ad Expo? Guardate la lista degli sponsor ed è già tutto chiaro. Si parla di alimentazione e ci si inginocchia a sponsor come Mc Donald’s , fra le multinazionali peggiori, garanzia di devastazione ambientale e degli apparati digerenti, riempiti di cadaveri animali e chimica, altro che sostenibilità. Fiera che rispetta l’ambiente?

Certamente, si cementifica tutto con massimo impiego di energia, soldi e risorse, poi rimarranno le solite cattedrali nel deserto a futura memoria. Si produrranno quantità inimmaginabili di rifiuti che alimenteranno i cancrovalorizzatori. E a proposito di rispetto per l’ambiente, quanto inquineranno i viaggi delle persone che verranno a vedere i monumenti dello spreco? Il settore turistico è uno dei più inquinanti del pianeta, ve le immaginate milioni di persone che usano l’aereo o l’auto per arrivare a Milano? Il massimo della purezza ambientale, non c’è che dire. Purtroppo, magari in buona fede, partecipano a questa assurdità anche gruppi e persone che pensano che, chissà, possa essere forse una occasione per comunicare qualche messaggio decente.

Ma ragioniamo razionalmente. Per dare un minimo di contenuto etico si aderisce e quindi si legittima una mostruosità che asfalterà qualsiasi misero risultato pseudo etico di personaggi come Vandana Shiva o simili che vengono ovviamente invitati in modo da mettere qualche foglia di fico qui e lì. Bisogna invece dire un chiaro e netto no a queste operazioni che, ormai lo sanno pure i sassi, servono solo ai soliti sporchissimi interessi, anzi sono fatte apposta. Più no ci sono e più si rafforza la cultura che questi eventi non hanno senso e non meritano il nostro apporto da nessun punto di vista. Non appoggiate l’Expo in alcun modo, non andateci e non fateci andare i vostri parenti e amici, il pianeta ve ne sarà estremamente grato.
Infine un appello a tutti quei giovani che gratuitamente donano il proprio tempo per la sagra della corruzione. Non fatevi sfruttare, non regalate il vostro appoggio, la vostra energia il vostro sudore, la vostra intelligenza a questa gente senza scrupoli. Ci sono mille modi migliori per conoscere altre culture, per fare attività veramente utili, interessanti e arricchenti che vadano a favore degli altri e dell’ambiente e non a favore di chi sul vostro lavoro ci lucra, si ingrassa e l’ambiente lo distrugge.

L’Antidiplomatico

Ex ministro del Venezuela: “La minaccia sta altrove, sta in chi vuole imporre un impero”

Ex ministro del Venezuela: “La minaccia sta altrove, sta in chi vuole imporre un impero”


ANA ELISA OSORIO: “L’UNITÀ E LA SOLIDARIETÀ DELL’AMERICA LATINA HANNO DI FATTO SCONFITTO IL MODELLO UNIPOLARE AMERICANO”

di Alessandro Bianchi e Marinella Correggia

Ana Elisa Osorio. Deputata per il Parlatino (Parlamento latinoamericano) ed ex ministro dell’ambiente in Venezuela

- Dopo diverse settimane di lotte e milioni di firme raccolte in tutto il mondo, alla fine Obama si è dovuto arrendere e ha dichiarato come il Venezuela non rappresenti più una “minaccia”. Quanto dovremmo aspettare prima che arrivi anche la deroga del decreto presidenziale?


E’ stata chiaramente una buona notizia l’ammissione di Obama che il Venezuela non rappresenti una minaccia per la loro sicurezza. Ora il presidente americano deve derogare questo decreto che ha portato alla mobilitazione di massa nel mondo con oltre undici milioni di firme raccolte. Lo deve fare non solo per il Venezuela, ma per il processo anti-imperialista in corso nel sud America. La minaccia sta altrove, sta in chi vuole imporre un impero.


- Da questo punto di vista, è stata molto significativa la VII Cumbre de las Américas a Panamá che ha ribadito il sostegno del continente al Venezuela. Cosa rappresenta oggi l’America Latina rispetto al modello unipolare neo-liberista che gli Stati Uniti vogliono ad esempio imporre in Europa attraverso il TTIP?

L’incontro di Panama è stato moto importante. Si è avuta la dimostazione di come l’America Latina sia oggi unita nella diversità, con paesi molto diversi tra loro – alcuni si definiscono socialisti, altri progressisti, altri di destra – ma uniti in un blocco, il Celac, che riproduce in parte il progetto originario di Simon Bolivar, che sognava una grande nazione di Repubblica unita.
A Panama è stato accolto questo messaggio. Un’esigenza nata con Chávez, con Lula, con Fidel, con Kirchnere che si sta materializzando attraverso uno spazio di unità, di integrazione dove la solidarietà e la condivisione vengono prima dei bisogni economici. Il mondo unipolare voluto dagli Stati Uniti, e dall’Europa, su tutto il pianeta, per questo, non esiste già più.
Nel suo progetto politico, Chávez voleva un sistema multipolare per la pace, non solo per la “Nuestra América” ma per tutto il mondo, per il rispetto dei diritti umani, per la lotta alla povertà. Oggi tutto questo non è un’esigenza solo dell’America latina unita, ma anche di Russia e Cina, ad esempio. Si va verso quella multipolarità importante per mantenere l’equilibrio del pianeta e che di fatto segna la sconfitta dell’idea unipolare dell’impero.


- Recentemente alla Camera dei deputati, il Movimento Cinque Stelle ha organizzato un convegno sull’organizzazione solidale e compensativa ALBA-TCP dove ha partecipato anche il Segretario Generale Bernardo Álvarez. E’ giunto il momento di pensare per l’Europa del sud un modello di integrazione similare per non divenire il cortile di casa della Troika?


L’idea di un’Alba mediterranea è meravigliosa. I modelli non sono esportabili di per sé, perché l’ALBA-TCP ha delle caratteristiche tipiche dell’America latina, è stata la nostra seconda indipendenza, che ha raccolto poi un’esigenza comune di Venezuela, Ecuador, Bolivia e altri paesi. Si tratta di un’integrazione solidale in cui il petrolio viene scambiato per cibo, il petrolio viene scambiato per servizi medici ed educazione, etc… E’ una relazione in cui guadagnano tutti i paesi e che va contro le logiche del profitto del capitalismo dove uno domina sull’altro. Noi abbiamo dimostrato che è possibile. Ed è straordinario che di tutto questo si discuta anche in Europa del sud: è un salto qualitativo per l’Europa quello che sta accadendo in Grecia, in Spagna e anche in Italia. E può essere un esempio in un continente dove il modello di integrazione è quello della logica economica tedesca della disuguaglianza e di un paese che domina sugli altri. Simón Bolívar diceva che l’unità è la forza. Anche nell’Europa del sud si deve comprendere come il potere risiede nei popoli, i popoli devono prendere coscienza di questo e assumersi le responsabilità storiche.


- Lei è stata ministro dell’ambiente nel governo Chávez. Ci può spiegare come si combina la cosidetta visione di “Ecosocialismo” in un paese estrattivo come il Venezuela?

Il Venezuela è stato il primo paese di tutta l’America Latina ad istituire negli anni ’70 un ministero dell’ambiente, il terzo paese al mondo a farlo. Con l’annuncio del “Piano della Nazione” da parte di Chávez, il ministero ha fatto un salto qualitativo enorme con l’obiettivo di attuare l’”ecosocialismo”. Partendo dal presupposto che il modello di sviluppo capitalista è predatorio, si scaglia sui più poveri e sta determinando disastri all’ambiente come il cambiamento climatico e il fracking, l’ecosocialismo si compone di diversi aspetti tutti volti al rispetto della Madre terra, come enunciato nelle costituzioni della Bolivia e dell’Ecuador, e al rispetto della donna. Noi in Venezuela abbiamo vigente un diritto che garantisce alla donna di vivere una vita libera da violenze. Questo non avviene in Spagna o in Italia.
Per costruire la via verso il socialismo, tuttavia, dobbiamo superare la nostra dipendenza dal petrolio e costruire un’economia che sappia diversificare la ricchezza con un’idea di economia che sappia valorizzare le piccole imprese, le imprese sociali, le cooperative contro l’appropriazione del grande capitale, dei monopoli finanziari, proteggendo l’ambiente, le famiglie, la nostra libertà e i nostri diritti.

(intervista rilasciata a Napoli sabato 11 aprile in occasione del Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana)

L’Antidiplomatico

Come mai con la crisi il popolo si impoverisce e i manager si arricchiscono? La classifica della vergogna.

Come mai con la crisi il popolo si impoverisce e i manager si arricchiscono? La classifica della vergogna.


IN TEMPI DI CRISI, DOVE IL POTERE DI ACQUISTO DELLE FAMIGLIE DIMINUISCE, QUELLO DEI MANAGER AUMENTA! COME MAI? LA CRISI ARRICCHISCE CHI LA INVENTA! LA CLASSIFICA
UN PAESE DI MARPIONNI – L’ITALIA È IN RECESSIONE DA 3 ANNI, MA I SUOI MANAGER GUADAGNANO SEMPRE DI PIÙ – SUL PODIO MARCHIONNE (9 MLN, PIÙ DECINE DI MILIONI IN TITOLI FIAT), LUCA BETTONTE (ERG, 5,7 MLN) E PIETRO SALINI (4,3 MLN)


Non c’è crisi che tenga. I super manager italiani guadagnano sempre di più. Nel 2014, il 65 per cento degli amministratori delegati delle maggiori società quotate in Borsa ha incassato uno stipendio maggiore o uguale a quello dell’anno precedente. Lo scrive l’Espresso, che nel numero in edicola domani pubblica la classifica aggiornata degli stipendi dei capi azienda.

In testa alla graduatoria si piazza Sergio Marchionne con una retribuzione di quasi 9 milioni di euro. Una somma che finisce per triplicare se si calcolano i pagamenti in titoli Fca e altri incentivi cash.

Alle sue spalle Luca Bettonte, a capo del gruppo energetico Erg (5,7 milioni di stipendio) e il costruttore Pietro Salini (4,3 milioni). Questo il podio della classifica pubblicata da l’Espresso, che mette in fila i 100 compensi più alti tra quelli dei top manager delle società quotate in Borsa.

A fare la differenza, quasi sempre, sono i bonus, cioè i premi in denaro calcolati sulla base dei risultati aziendali. Ci sono bonus di tutti i tipi e per tutti i gusti. E può capitare, come nel caso di Salini, che il manager venga premiato anche se nel 2014 il bilancio si è chiuso con un bilancio meno brillante rispetto al precedente.
La novità di quest’anno, almeno in Italia, sono gli incentivi all’ingresso, un compenso per convincere il manager ad accettare l’incarico. Ha fatto scalpore nei mesi scorsi il caso di Adil Mehboob-Khan, il manager che sei mesi fa è approdato al vertice di Luxottica di Leonardo del Vecchio. Il nuovo amministratore delegato, proveniente da Procter & Gamble, ha ricevuto 9 milioni di euro come “entry fee”. Un caso simile è quello del banchiere Piero Luigi Montani, che ha preso la guida di Carige con un incentivo di oltre un milione.

Tra i manager premiati da bonus milionari, la classifica de l’Espresso segnala Ernesto Mauri di Mondadori e Francesco Caltagirone di Cementir. Il più pagato tra i banchieri, invece, è Federico Ghizzoni di Unicredit, che l’anno scorso ha guadagnato poco più di 3 milioni.


Ernesto Mauri e Alfonso Signorini
Ghizzoni e Montezemolo
Luca Bettone
Pietro Salini (Imperiglio
ADIL MEHBOOB KHAN
Marchionne con Renzi


dagospia.com

Usa: le élite si preparano per “qualcosa di grosso”

Usa: le élite si preparano per “qualcosa di grosso”

Quale disastro naturale potrebbe essere tale da costringere l’interruzione di tutte le operazioni alla Federal Reserve di New York?

NEW YORK (WSI) – Pare che la Federal Reserve di New York si prepari a una calamità di grandi dimensioni. La preoccupazione è tale da spingere il trasferimento di personale a Chicago e la costruzione di un ufficio succursale.

Inoltre le autorità federali statunitensi hanno previsto lo svolgimento di “esercizi di addestramento” inusuali in tutta la nazione.

Quale disastro naturale potrebbe essere tale da costringere l’interruzione di tutte le operazioni alla Fed della Grande Mela? Potrebbe trattarsi di semplice paranoia delle autorità.

Fatto sta che nella storia degli Stati Uniti nella città di New York non si è mai verificato un disastro naturale così grave da portare alla sospensioni delle attività della banca centrale cittadina per un periodo prolungato.

Il tutto mentre il Dipartimento della Difesa americano ha deciso di comprare 62 milioni di set di munizioni che di solito sono usate per fucili semi automatici AR-15 e che verranno utilizzate in sessioni di addestramento.

A rendere la situazione ancora più strana è la notizia secondo cui dopo dieci anni dalla sua chiusura, il sito nelle Rocky Mountains di Cheyenne ospiterà nuovamente le apparecchiature più avanzate di comunicazione dell’esercito americano. Il commando aerospaziale nordamericano (NORAD) si sposterà nel Colarado per far si che i server e i sensori più sensibili del Pentagono siano al riparo da eventuali attacchi di impulsi elettromagnetici (EMP).

La settimana scorsa la Difesa ha stretto con Raytheon un contratto del valore di $700 milioni per chiedere la supervisione delle operazioni del NORAD e del commando del nord (USNORTHCOM), incaricato di proteggere il territorio statunitense e fornire sostegno alle autorità locali e federali.

Spendere 700 milioni di dollari per tornare in una montagna solo perché il luogo è al riparo dagli impulsi elettromagnetici, è una motivazione che deve destare qualche sospetto.

Fonte: Reuters – Tratto da Wall Street Italia

Da un’altro sito web, Zero Hedge, solitamente ben informato, oltre a quanto riportato sopra, apprendiamo altre notizie preoccupanti:

……..Le autorità degli USA hanno programmato una serie di inusuali “esercizi di addestramento” per tutta la nazione.
Tutti questi movimenti sono indicativi del fatto che qualche cosa potrebbe accadere o si tratta soltanto di normali manovre?
Il primo luogo focalizziamo la questione della Federal Reserve di New York.
Che tipo di disastro naturale sarebbe sufficientemente forte per far bloccare completamente le operazioni della Banca Federal Reserve di New York?

Senza dubbio si dovrebbe trattare di un avvenimento molto grande ed inusuale.

Bene sembra che la Federal Reserve di New York stia molto preoccupata del fatto che tale avvenimento potrebbe verificarsi.
Secondo l’agenzia Reuters, la FED di New York ha provveduto a trasferire personale da New York a Chicago ed ha costruito un ufficio parallelo che entrerebbe in funzione nel caso in cui un disastro naturale rendesse impossibile la prosecuzione delle normali operazioni a New York.

Questa manovra a molta gente sembra normale ma, a molti altri, è sembrata realmente strana.
In tutta la storia degli USA, non si è mai verificato un disastro naturale nella città di New York che sia stato tanto catastrofico da annullare tutte le operazioni della FED di New York durante un prolungato periodo di tempo.

Così ci si domanda perchè le autorità siano così preoccupate?
Realmente è difficile immaginare che tipo di disastro naturale potrebbe far decidere di chiudere la FED di New York durante un periodo di tempo talmente prolungato .

Un altro strano evento che ha fato parlare l’altra settimana è stato quello del massiccio acquisto, da parte del governo USA, di munizioni che si utilizzano normalmente per i fucili automatici AR-15, Così come le ha descritte il giornalista Paul Joseph Watson in un recente articolo….

La domanda in questo caso è perchè gli agenti delle Dogane e Protezioni delle Frontiere degli USA necessitano di tanti milioni di proiettili con la finalità generica di “addestramento”?

Una terza questione ha richiamato l’attenzione in queste ultime settimane ed è stata il ritorno del NORAS (Comando di Difesa Aerospaziale) alle vecchie istallazioni sotterranee nelle Cheyenne Mountain, un fatto di cui si parla nell’articolo che fa riferimento alla preparazione in vista di un possibile attacco elettromagnetico.


Ricordiamo che questa base all’interno delle montagne fu abbandonata come centro del NORAS nel 2006, dovuto agli alti costi di manutenzione e tuttavia, 10 anni dopo, il Pentagono decide di ritornare in quella sede, sotto il pretesto ufficiale che la Cheyenne Mountain si trova in un sito meglio protetto in vista di un possibile attacco Elettromagnetico che potrebbe distruggere le reti informatiche e le comunicazioni digitali, cosa che potrebbe accadere in forma naturale per causa di una tormenta solare, o di forma artificiale, per causa di un attacco nucleare elettromagnetico, che si potrebbe provocare mediante una esplosione nucleare a grande altezza.
Occorre sottolineare che il costo totale di questo trasferimento dalla base abbandonata di recente corrisponde a circa 700 milioni di dollari.

Questi non sono gli unici movimenti strani che stanno vivendo negli USA negli ultimi mesi.
I media alternativi degli USA, sono sovra eccitati davanti alle quantità di strani “esercizi di addestramento” dell’Esercito USA, programmati di recente in tutto il paese.

Uno di quegli esercizi si sta realizzando nello Iowa, tale e quale come lo indica la web del 13 Whotv.com.
Tutti questi esercizi si producono nel mezzo della polemica che riguarda il grande assieme delle manovre che hanno inondato le reti nordamericane queste ultime settimane.
Stiamo parlando delle manovre chiamate “Jade Helm”, una serie di “esercizi i guerra non convenzionale”, nei quali gli stati del Texas e dello Utah sono designati come “territori ostili”…

Certamente questi esercizi stanno provocando un certo grado di allarme in alcuni media alternativi nordamericani, che li considerano come i preparativi per la possibile proclamazione di una Legge Marziale negli USA.
Nonostante che non esista alcuna prova che alimenti questi sospetti, a volte paranoici e senza fondamento, risulta indicativo che le manovre dell’esercito si accentrino, non nel combattere nemici esterni, ma sul come controllare la popolazione civile.
Da ultimo, un altro degli indizi che hanno causato un certo stupore negli ultimi giorni, è stato la chiusura improvvisa di cinque grandi centri commerciali della gigantesca catena Wall-Mart, tale e quale, come si indicava in un precedente articolo. (……………………….).

La parte più curiosa della questione è che tali chiusure si sono prodotte simultaneamente ed a causa, presumibilmente di problemi di idraulica in tutti questi centri avvenuti in tutti i casi, con la chiusura programmata per 6 mesi.
Di fatto la chiusura è stata tanto improvvisa che i lavoratori sono stati licenziati in un solo pomeriggio con solo il tempo di portarsi via i loro effetti personali.

La questione ha sollevato molti dubbi ed interrogativi in proposito.

Cosa potrebbe costituire una grave minaccia per gli stati Uniti? Alcuni esperti si riferiscono all’ERP, che significa un attacco di impulsi elettromagnetici, che potrebbe essere attuato, secondo l’ex direttore della CIA, James Woolsey, il quale ha diffuso la preoccupazione di una possibile bomba atomica che i nemici degli USA potrebbero far esplodere in orbita sopra gli Stati Uniti, bomba che metterebbero fuori uso le reti elettriche ed informatiche.

Quali sono i nemici temibili per gli USA? Arriva pronta la risposta: la Corea del Nord, la Russia di Putin e, naturalmente, l’Iran. Quest’ultimo giudicato il più pericoloso. Lo sostiene il prof. Peter Vincent Pry, israelita, direttore di un Istituto (Homeland Security) che scrive su un giornale on line Aruts Sheva (giornale dei coloni ebraici) e che risulta abbia collaborato con organismi della CIA.

La minaccia di un imminente attacco dell’Iran, non è nuova ed è stata pubblicizzata già da oltre un mese da ambienti israeliti-americani, interessati a far fallire le trattative sul nucleare dei 5+1 che si sono tenute a Losanna. Sembra ovvio che la lobby filo israelita negli USA stia facendo di tutto per demonizzare il pericolo dell’Iran che rappresenta il maggior nemico di Israele.

L’altro possibile grande nemico degli USA è la Russia di Putin che potrebbe, nella narrazione dei “neo cons”, una volta messa alle strette dall’accerchiamento militare della NATO, attaccare gli USA nei suoi centri nevralgici.

La popolazione nordamericana potrebbe risvegliarsi un’altra volta dopo un grande evento tipo 11 Settembre che, come già accaduto, potrebbe giustificare una nuova campagna di guerre per “esportare la democrazia”.

Il mondo ha già dato per le guerre americane ma, per i responsabili di Washington, forse non è mai abbastanza.

Zero Hedge - Controinformazione

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