02 maggio 2015

CHI C’È DIETRO I BLACK BLOC? GLI “ANTISISTEMA” CREATI DAL SISTEMA

CHI C’È DIETRO I BLACK BLOC? GLI “ANTISISTEMA” CREATI DAL SISTEMA

- di Salvatore Santoru –
Che sia il G8, il G20, l’Expo o altri eventi internazionali con grande copertura mediatica, appaiono sempre i cosiddetti “black bloc”, e ogni volta è la stessa storia:automobili bruciate, città messe a ferro e fuoco, scontri con la polizia e così via.
Oltre a questi eventi, i black bloc si sono visti nelle primavere arabe, e solitamente compaiono nei “riots”,  ad esempio in quelli delle banlieu francesi o nei quartieri inglesi, e tattiche praticamente identiche si sono viste nelle proteste di Ferguson e  Baltimora delle comunità afroamericane.


Black bloc egiziano (notare la curiosa scritta della felpa) Fonte: www.news24.com

Altri black bloc egiziani (da notare la bandiera di Otpor rivisitata nello stile del gruppo “mascherato”) Fonte: rt.com

Riot di Ferguson

Altri black Bloc in Egitto Fonte: militantz.wordpress.com

Tutti questi eventi hanno qualcosa in comune, visto che sia primavere arabe, sia le proteste di Ferguson che di Baltimora e molti altri “riots” in giro per il mondo sono stati finanziati da George Soros, che è anche tra gli ideatori di Otpor! e delle cosiddette “rivoluzioni colorate”, tramite la “Open Society Institute” che presiede.
OTPOR – Loghi delle varie rivoluzioni controll… ehm… colorate
Il principale sito internet della galassia “antagonista” e “no global”  (da una cui frazione derivano i black bloc) mondiale è il portale “Indymedia”, che per la sua creazione è stato finanziato dalla Open Society di Soros con ben 70mila dollari.
Si veda:
Interessante risulta il fatto che Soros stesso è critico, come molti black bloc e tutti i movimenti altermondialisti(molti di essi finanziati dallo stesso), verso l’economia di libero mercato e il sistema capitalista basato sulla classe media e la proprietà privata, e sostiene la creazione di un nuovo ordine mondiale basato sulla fine delle sovranità nazionali e la concessione di maggiori poteri per l’ONU, ente in cui ha diversi  agganci, tra cui quello dell’economista “progressista” e “socialista” Jeffrey Sachs, che sostiene da anni obiettivi nobili come la redistribuzione della ricchezza tra tutte le nazioni del mondo, per mettere  “fine della povertà” entro il 2015, ed inoltre è un’ente che è visto molto benevolmente dai “no global”.
Interessante risulta anche che durante le riunioni di gruppi come il “Council o Foreign Relations” ( finanziato anche questo da Soros ), della Trilaterale o del Bilderberg, i black bloc non si sono mai visti, visto che l’area politica più vicina ad essi ritiene che non sono importanti nonché argomento dell’odiato “complottismo” da essi accusato di “fascismo”, mentre i veri nemici sarebbero solamente il “capitalismo” e il “fascismo” (da intendersi in senso generale ) che pervaderebbero la società, e il sistema della proprietà privata su cui si fondano.
Su quest’ultimo punto, i black bloc e gli “antagonisti” più vicini ad essi giustificano l’azione di distruggere le automobili e le vetrine dei negozi, quasi sempre di piccoli commercianti, in quanto proprietà privata e quindi espressione del “capitalismo” da essi combattuto, e per il resto la distruzione della città viene considerata di primaria importanza in quanto l’ordine essi lo associano al “fascismo” o comunque alla “civiltà borghese” odiata, mentre il caos al nichilismo “rivoluzionario” necessario per la creazione di un nuovo ordine mondiale fondato sull’assenza della proprietà privata e delle sovranità nazionali, che descrivono come migliore ma …
risulta che anche Soros nonché i principali esponenti dell’alta finanza e dei cosiddetti “poteri forti” internazionali la pensino in modo sostanzialmente simile, visto che per entrambi il problema è l’esistenza della classe media e del sistema di libero mercato, e in questo modo l’utopico e speranzoso “no nation, no border” degli antagonisti viene a realizzarsi in una costruzione di un mondo post-capitalista, senza nazioni e senza frontiere sotto guida dell’ONU e di altre organizzazioni internazionali, egualitario e collettivista  per la massa ma guidato dall’avanguardia “rivoluzionaria” rappresentata dalle più influenti e ricche personalità “progressiste” (Soros, Buffet e compagnia ), insomma una sorta di “neofeudalesimo” spacciato come la realizzazione dell’utopia socialista, una versione “liberal” dell’URSS.
Sembrerà magari ancora irrealistico, ma sembra che tutto ciò non sia poi così lontano dalla realtà, e a tal riguardo si pensi al fatto che Soros, oltre ad essere tra i maggiori finanziatori del Partito Democratico USA, lo è diventato anche di quella sinistra postcomunista che se fino agli anni 90 guardava all’URSS, oggi guarda agli USA e nemmeno così incoerentemente, e a tal proposito c’è da segnalare, che oltre a comprarsi parte dei gioielli industriali italiani, lo stesso Soros fa affari d’oro con le “coop rosse”…
Tratto da Lo Sai

Guerra del Vietnam: Il ruolo cruciale delle armi russe

Guerra del Vietnam: Il ruolo cruciale delle armi russe


ESATTAMENTE 40 ANNI FA, I VIETNAMITI IRRUPPERO A SAIGON PRENDENDO GLI STATUNITENSI CON LE MUTANDE ABBASSATE. COME NELLA CORAGGIOSA DIFESA DEL LORO PAESE, I VIETNAMITI USARONO LA POTENZA DI FUOCO DI UNA SUPERPOTENZA PER SCONFIGGERNE UN’ALTRA.

Per avere un’idea di quanto brutale si stata la guerra del Vietnam, ancora più importante, la natura radicale della vittoria vietnamita, si pensi a ciò: durante il conflitto gli statunitensi persero oltre 2000 aeromobili; i vietnamiti solo 131. Questo dato incredibile fu ottenuto dai vietnamiti contro una superpotenza dalle risorse militari virtualmente illimitate e che poteva anche contare sul supporto di alleati come Australia, Corea del Sud e Nuova Zelanda; fu possibile grazie alla lotta quasi sovrumana dei militari e civili vietnamiti. La guerra iniziò nel 1954 e si concluse con la vittoria vietnamita il 30 aprile 1975. Per questa vittoria clamorosa il popolo del Vietnam non solo fece enormi sacrifici, ma li fece pesare. La leadership vietnamita evacuò intere città (600000-800000 civili da Hanoi furono inviati in campagna e montagna); i bambini andavano a scuola con le foglie attaccate alle spalle per camuffarsi contro gli attacchi aerei; i camion viaggiavano di giorno nascosti nelle giungle e di notte guidati da luci appese sotto il telaio. Gli ingegneri vietnamiti inventarono i ponti sommersi che non si vedevano dal cielo, inoltre idearono una complessa rete di gallerie, alcune proprio sotto le zone occupate dagli statunitensi, per spostare truppe, cibo, carburante, civili e feriti. Contavano ogni proiettile. Il 22 dicembre 1972 un’unità antiaerea vietnamita con un’arma singola da 14,7mm abbatté un cacciabombardiere supersonico F-111. Ciò che fu notevole era che l’arma antiaerea aveva solo 19 proiettili quando fu avvistato l’aereo statunitense. Mentre morale, patriottismo, addestramento e convinzione sulla giusta causa erano chiaramente fattori cruciali per i vietnamiti, la vittoria fu anche dovuta al flusso praticamente continuo di armi dall’URSS. Negli anni ’50 e primi anni ’60 Mosca aveva una politica di basso profilo sul conflitto nel sud-est asiatico. Il premier Nikita Krushjov, per esempio, voleva evitare un braccio di ferro nucleare come nel 1962 a Cuba. Ma i successori Aleksej Kosygin e Leonid Breznev vollero accontentare i sostenitori della linea dura tra i militari sovietici e di conseguenza aumentarono gli aiuti militari.


Arrivano i russi!
Nella primavera 1967, un flusso di aiuti scorreva dalla Russia al Vietnam del Nord. Alla fine degli anni ’60 più di tre quarti del materiale militare e tecnico ricevuto dal Vietnam del Nord proveniva da Mosca. Sergej Blagov scrive su Asia Timesche Mosca contribuì con armamenti essenziali per la difesa del Vietnam del Nord contro la guerra aerea statunitense, tra cui sistemi radar, artiglieria antiaerea, missili superficie-aria (SAM). “Senza questo materiale, la difesa aerea vietnamita sarebbe stata difficilmente realizzabile“, dice. Le forniture militari dall’URSS trasformarono completamente la guerra. A differenza di ciò che mostrano i film di Hollywood, i vietnamiti non combatterono solo con astuzia e camuffamento, colpirono gli statunitensi con una potenza di fuoco sbalorditiva. Il loro arsenale comprendeva 2000 carri armati, 7000 pezzi di artiglieria, oltre 5000 cannoni antiaerei e 158 lanciamissili superficie-aria. Le nuove armi, anche se non le più recenti dell’arsenale di Mosca, erano più avanzate di quelle statunitensi, portando a molte sconfitte sul campo delle forze militari statunitensi. Gli aerei statunitensi incrociavano sui cieli le scie dei SAM e le spesse salve antiaeree. Intere ondate di aerei statunitensi furono spazzate dai cieli, perché i vietnamiti lanciavano raffiche incessanti di SAM, sapendo che le forniture russe erano in arrivo. “Nell’agosto 1965, i primi SAM furono lanciati contro quattro F-4 Phantom sul Vietnam, abbattendone tre. Fu la prima volta che gli aerei statunitensi furono attaccati dai SAM“, scrive Blagov. I bombardieri strategici statunitensi venivano abbattuti dopo essere stati colpiti dai SAM forniti dai sovietici (i nonni degli attuali missili S-300 e S-400). Operatori sovietici dei SAM spararono ai bombardieri B-52, furono i primi incursori abbattuti su Hanoi. Un operatore sovietico disse alla radio: “Dopo il nostro arrivo in Vietnam, i piloti statunitensi si rifiutarono di volare“. (Tuttavia, dal 1966 le truppe sovietiche non parteciparono direttamente ai combattimenti, perché le forze vietnamite erano state addestrate all’impiego degli equipaggiamenti sovietici, secondo la rivista russa Eko Planetij). I jet sopravvissuti a questi brutti colpi venivano attaccati dagli assi dell’Aeronautica vietnamita che volavano su MiG-17 e MiG-21; questi aerei da combattimento venivano diretti sui loro obiettivi dai radar forniti dai sovietici. Per darvi un’idea di ciò che i vietnamiti affrontavano, nel 1966 solo 30 MiG combattevano contro 660 aerei statunitensi, eppure questi persero 46 caccia F-4 di cui 13 abbattuti da MiG. I vuoti furono subito colmati. Nel 1966 l’Aeronautica vietnamita cominciò a ricevere l’ultimo intercettore MiG-21. Il 7 luglio, due MiG-21 abbatterono un F-105 con un missile aria-aria russo Atoll, creando il panico nell’US Air Force. Ormai i piloti vietnamiti divenivano sempre più confidenti con i loro aviogetti russi. Roger Bonifacio scrive in MiG sul Vietnam del Nord: “I piloti dei MiG-17 iniziarono a indulgere in duelli aerei con aerei statunitensi; essendo sempre più fiduciosi nel poter sempre tener testa ai più veloci F-4 e usare il loro cannone con effetto letale a distanza ravvicinata. Il MiG-21 usava la velocità superiore tuffandosi sugli aerei statunitensi da quote più elevate. La VPAF impiegava MiG-17 e MiG-21 contro gli statunitensi, coordinandoli per intrappolare gli statunitensi in ciò che può essere descritto come picchiata e virata a ‘sandwich’”. I piloti statunitensi ebbero così paura di incontrare gli assi vietnamiti che in molti casi fuggirono dalla zona di combattimento a piena velocità.
L’allarme dei servizi segreti militari russi salvò innumerevoli vite vietnamite. Truong Nhu Tang, alto ufficiale nordvietnamita, scrive nelle Memorie di un Viet Cong, che navi russe nel Mar Cinese Meridionale fornirono allarmi tempestivi alle forze vietnamite. Navi russe rilevavano i bombardieri B-52 statunitensi volare da Okinawa e Guam. Velocità e direzione venivano trasmesse al quartier generale politico e militare vietnamita. I vietnamiti quindi calcolavano l’obiettivo dei bombardieri e inviavano i loro caccia sulle rotte dell’attacco. Questi preavvisi diedero il tempo di sottrarsi ai bombardieri e nonostante i bombardamenti devastanti, grazie all’allerta dal 1968-1970 non uccisero un solo leader militare o civile del comando generale. Inoltre la Russia fornì al Vietnam medicine, cibo, petrolio, macchinari e pezzi di ricambio, e a differenza di materiale e armi dalla Cina, chiesero un pagamento differito, inoltre l’aiuto dell’URSS fu fornito a titolo di aiuto piuttosto che di prestito. Nella guerra, il denaro speso per la causa vietnamita fu pari a 2 milioni di dollari al giorno. Alla fine del marzo 1965, Breznev annunciò che il suo governo aveva ricevuto “molte richieste” da cittadini sovietici che si offrivano volontari in Vietnam. Tuttavia, i volontari non erano necessari. Da luglio 1965 alla fine del 1974, circa 6500 ufficiali e oltre 4500 soldati e sottufficiali delle forze armate russe visitarono il Paese come “consiglieri”. Inoltre, le scuole militari e le accademie sovietiche addestrarono oltre 10000 militari vietnamiti. Solo 13 cittadini sovietici persero la vita nella guerra, dice Eko Planetij.


Kalashnikov contro Colt
Sul campo il quadro era oscuro, se possibile, per gli statunitensi. La guerra del Vietnam fu il primo conflitto della storia in cui i fucili d’assalto furono utilizzati da entrambe le parti su vasta scala. I soldati vietnamiti ebbero la fortuna di avere in quel periodo il fucile più avanzato, l’AK-47. Il proiettile più leggero del Kalashnikov significava che ogni vietnamita poteva trasportarne circa 350, permettendogli di combattere a lungo dopo che gli avversari erano a corto di munizioni. Il fucile era anche di notevole facile manutenzione, traducendosi in migliori prestazioni nell’ambiente umido del Vietnam. Al contrario la fanteria statunitense era armata con l’incredibilmente scadente Colt M16, che s’inceppava spesso tanto che le reclute statunitensi dovevano subire il dramma macabro di camminare tra soldati statunitensi feriti o morenti per prendere un M16 che non s’era inceppato in battaglia. Vi furono numerosi casi di plotoni statunitensi sconfitti negli scontri a fuoco per il malfunzionamento dell’M16. In un agguato notturno dei guerriglieri vietnamiti, le ultime parole via radio di una compagnia statunitense furono: “Tranne le bombe a mano, tutte le armi sono inceppate“. La situazione era così terribile che alcuni statunitensi iniziarono a prendere gli AK-47 dai soldati vietnamiti morti, secondo Esquire. Era una pratica pericolosa perché si rischiava il fuoco ‘amico’ dato che Kalashnikov e M16 hanno suoni nettamente diversi. Una volta un sergente statunitense con un AK-47 fu fermato dal suo comandante che gli chiese perché aveva con sé un’arma russa. Il sergente rispose: “Perché funziona!” L’esempio dell’AK-47 contro l’M16 simbolizza la qualità superiore delle armi russe nella guerra. Infatti, le armi russe funzionavano così bene che i cinesi iniziarono a rubacchiare i nuovi equipaggiamenti che attraversavano il loro territorio. Mosca fu costretta a usare la pericolosa via marittima per garantirsi che i vietnamiti ricevessero gli aiuti di cui avevano bisogno per vincere la guerra. Le perdite statunitensi sarebbero state più elevate se l’URSS avesse fornito alle forze armate vietnamite le armi più avanzate nel suo arsenale. Per esempio, le motomissilistiche classe OSA, che l’India aveva usato per distruggere il porto di Karachi nella guerra del 1971 non arrivarono mai alla Marina vietnamita. Queste barche armate con l’estremamente preciso missile Styx potevano creare il caos nell’US Navy. Forse i vertici di Mosca ritenevano che gli statunitensi avrebbero fatto ricorso a un attacco nucleare sul Vietnam se avessero perso uno delle loro ammiraglie, come la portaereiEnterprise. Blagov dice che i vietnamiti si lamentavano di ricevere missili obsoleti. “Alcuni complessi missilistici assegnati al Vietnam dall’Unione Sovietica durante la guerra, erano in realtà armi di seconda mano prodotte nel 1956-1958“, scrive. “Il motivo principale del mancato rifornimento di Mosca al Vietnam del Nord di armamenti più nuovi era la paura del Cremlino che i vietnamiti cedessero i segreti militari sovietici ai cinesi“.


Fine dei giochi
Carl von Clausewitz definisce la guerra come “atto di forza per piegare il nemico alla nostra volontà“. I generali vietnamiti semplicemente si rifiutarono di permettere ai molto più potenti militari statunitensi la guerra che volevano. Attraverso strategie brillanti e potenza di fuoco costrinsero gli Stati Uniti a ritirare le proprie forze e, infine, scaricare il governo fantoccio di Saigon. Il 30 aprile 1975 il mondo vide i carri armati vietnamiti T-54 abbattere i cancelli del palazzo presidenziale a Saigon. In un’altra parte della città, vietnamiti arrabbiati assaltarono l’ambasciata USA cogliendo l’ambasciatore Graham Martin praticamente in mutande. Unità dell’esercito vietnamita ebbero nel mirino l’elicottero su cui veniva evacuato, ma la lunga guerra era finalmente finita e pensarono che non valesse la pena di aggiungere il suo miserabile scalpo alle perdite statunitensi pari a 58200 morti, oltre 150000 feriti e 1600 dispersi.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“SCHIAVA DI FMI, UE E USA, L’UCRAINA È UNA BARCA CHE AFFONDA CON 40 MILIONI DI PERSONE”

“SCHIAVA DI FMI, UE E USA, L’UCRAINA È UNA BARCA CHE AFFONDA CON 40 MILIONI DI PERSONE”



Le promesse dei leader di Maidan sull’imminente futuro europeo rimangono parole vuote, mentre la situazione nel Paese peggiora giorno dopo giorno.

Ecco cosa scrive Sputnik:

Il governo ucraino non può assumersi le responsabilità per la situazione nel Paese e va verso un’amministrazione controllata dall’estero, ritiene l’economista ucraino Alexander Koltunovich.

“Le promesse vuote e false riguardo la costruzione dell’Europa in Ucraina di più di un anno sono rimaste in aria. In pratica la situazione ricorda una nave mezza affondata, che giorno dopo giorno si inabissa sempre più nell’acqua con oltre 40 milioni di passeggeri, che le autorità hanno abbandonato al loro destino,”

— commenta l’economista ucraino.

L’Ucraina riceve ingenti somme di denaro da parte dei creditori internazionali, in particolare dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), ma tutto ciò non aiuta la ripresa economica.


Durante il vertice Ucraina-UE è stata avanzata la proposta di pagamento ai funzionari ucraini da parte della UE, che in sostanza sancisce la subordinazione delle autorità ucraine a Bruxelles.

“Alla fine emerge che nel tentativo di conquistare la libertà nel 2014, decine di migliaia di ucraini, senza nemmeno rendersene conto, sono diventati totalmente dipendenti da singoli Stati. Inoltre, con l’avvento al potere del nuovo governo, l’Ucraina è diventata dipendente dagli istituti di credito internazionali. Se ricordiamo che tutte le forze di sicurezza lavorano attivamente con gli istruttori stranieri, risulta chiaro come l’Ucraina si sia gradualmente trasformata in una colonia sottosviluppata di diversi Stati”,

— è convinto l’economista ucraino. -Stop Euro-

Londra: manifestanti contro la pedofila, impunita, tra i Parlamentari

Londra: manifestanti contro la pedofila, impunita, tra i Parlamentari

‘Manifestanti in protesta  a Londra per l’inchiesta sui pedofili, che viene posticipata. Sono passati 3 mesi da quando il parlamentare John Mann  ha rivelato informazioni sulla questione e NON un politico dei 24 attualmente sotto accusa per abuso sessuale sui bambini, è stato arrestato o interrogato’



demotix

Ricordiamo che in Gran Bretagna nel 2012 è scoppiato lo scandalo Savile

Dei BAMBINI sono stati vittime di abusi satanici inclusi stupri, omicidi e anche usati per la produzione dei cosidetti “snuff-films” che riprendono le uccisioni, hanno affermato ieri notte due importanti organizzazioni benefiche.


Uno scandalo senza precedenti sta travolgendo in questi giorni la Bbc e il governo britannico. Il presentatore storico dell’emittente Jimmy Savileavrebbe abusato di centinaia di donne, tra cui molte minorenni e disabili, approfittando del suo ruolo e degli studi televisivi.


Potrebbe rivelarsi la vicenda di pedofilia più inquietante nella storia britannica e la più vasta inchiesta del genere se le nuove accuse, che tirano in ballo un influente politico conservatore dell’epoca Thatcher, dovessero trovare riscontro

‘Il governo andrà fino in fondo e non lascerà nulla di intentato’’ per cercare di stabilire la verità in un altro sconvolgente caso di pedofilia che investe la Gran Bretagna ancora scossa dallo scandalo per le accuse contro Jimmy Savile, star della tv morto un anno fa e ora sospettato di aver molestato sessualmente fino a 300 minori.


Sono emerse nuove gravi accuse nello scandalo di pedofilia che riguarderebbe figure pubbliche britanniche nel periodo 1970-1980.
Una delle presunte vittime ha rivelato che un deputato conservatore avrebbe ucciso strangolandolo un 12enne nel corso di un festino a sfondo sessuale negli anni Ottanta.

Dominio finanziario e militarizzazione viaggiano in parallelo

Dominio finanziario e militarizzazione viaggiano in parallelo

Lo spettro di un nuovo prossimo collasso finanziario, che potrebbe essere tale da far impallidire quello del 2008, si aggira per gli uffici degli organismi di potere degli Stati Uniti, una super potenza sempre più caratterizzata dal dominio militare/poliziesco e dell’apparato di spionaggio, che dall’11 Settembre del 2001 si è spogliata rapidamente di ogni legittimazione mentre accade in questo momento che si affannano nervose mediazioni, da Wall Street alla City, passando per Francoforte, per calibrare il collasso delle quotazioni petrolifere: una valanga che si abbatte sulle società petrolifere, le principali aziende di servizio del settore, e sulle rischiose speculazioni delle banche troppo grandi per fallire (too big to fail) su di un debito tossico emesso per finanziare il business dello shale gas.

Questo si somma già ad una bolla di 500 mila milioni di dollari, la punta di una colossale iceberg speculativo soltanto immaginabile nelle sue dimensioni dagli addetti della Citigroup e dai distruttori di tutte le leggi che impedivano di scommettere senza alcun limite sui derivati, passandone al pubblico (depositanti e contribuenti) i costi dello scoppio della bolla in un contesto polarizzato su una serie di bolle, la cui esplosività accumulata, dall’Iraq, alla libia, all’Ucraina al Iguala,Tlatlaya (Messico), Ferguson e Baltimora, già oscilla pericolosamente sul mondo.

Deriva strettamente da questi sostegni finanziari e militari/polizieschi, collegati al ristagno dell’economia, la provocazione ed il terrore di Stato, attuato non nel rispetto degli strumenti costituzionali o del diritto penale internazionale, nè dal Consiglio di Sicurezza dall’organizzazione delle Nazioni Unite che, con sempre maggiore frequenza, si manifesta al servizio del potere statunitense, sotto la nozione post 11/S., da cui il Comandante in Capo (e presto le grandi corporations nella sfera degli accordi del Trans pacifico e del prossimo Trans Atlantico ATP-TTIP) procedono senza autorizzazione legislativa – o giudiziale- in qualsiasi campo di battaglia, incluso nel territorio degli Stati Uniti. La guerra e lo stato d’assedio sono lì, nella legge Ptroct Act; la disattivazione della legge Posse Commitatus del 1878 – che proibiva l’utilizzo dei militari nel territorio dgli Stati Uniti e nelle funzioni di Mimoistero Pubblico-, e nel disdegno della Convenzione di Ginevra per l’attuazione della crociata antiterrorista.

La guerra di aggressione contro l’Afghanistan, la petroguerra illegale contro l’Iraq, la Libia, i piani operativi contro l’Iran, il Venezuela, la Siria o gli strumenti del terrorismo di Stato – il Plan Colombia, l’Iniziativa Merida in Mexico-, e gli operativi contro la Russia schierati in Ucraina, si sommano al promemoria settimanale che viviamo in uno stato di assedio globale che tiene come asse la Casa Bianca che dirige l’uccisione dei sospettati di terrorismo utilizzando i droni senza pilota.


E’ accaduto quando poco tempo fa si è riferito su varie uccisioni di massa (avvenute in Messico) non incluse nella normale routine, come di recente emerso da uno psicodramma stabilito con una profonda dissonanza cognitiva, (Leon Festinger, 1957), che un sotto segretario di Stato degli Stati Uniti, durante un giro di lavoro per il Messico, ha enunciato che, dopo gli avvenimenti di Tlatlaya e Ayotzinapa, (omicidi di massa di studenti), il Messico si trova sotto un forte giudizio della comunità internazionale. Lo stesso sottosegretario ha confidato che le prossime elezioni del 7 di Giugno si spera che portino in qualche modo effetti positivi per farla finita con la tradizione di impunità in materia di violazioni di diritti umani, corruzione, sequestri e sparizioni di persone, offrendo come fine dell’ipocrita inconsistenza (dal mondo che si osserva) il suo impulso nel continuare con la macelleria, la catastrofe umana attraverso l’ipermilitarizzata e militarizzante iniziativa di Merida: il sottosegretario ha detto che, oltre all’appoggio che il suo paese offre al Messico per mezzo degli accordi di cooperazione, esistono altri programmi che sono stati messi a disposizione del governo messicano per affrontare questi problemi.

Occorre chiedersi se questi programmi non specificati prevedano l’annientamento delle rivolte rurali ed urbane – travestite da operazioni antinarco- , per utilizzare l’equipe militare che, nonostante la generalizzata impunità e la tortura, le sparizioni forzate e le esecuzioni stragiudiziali, di recente il dipartimento di Stato USA ha autorizzato la vendita al Messico di armamenti per 300 milioni di dollari ed il paese risulti leader attualmente tra i 39 paesi dell’America Latina e del Caribe negli acquisti di armi made in USA, come autoblindate (Humvee) ed aerei di addestramento (Beechcraft T-6C Texan II ) . Questo nonostante il Messico si trovi in fase di tagli di spese sociali e stretta fiscale. ( ………).

Di recente la CNN ha informato che le dimostrazioni a Fergusson, Missouri, ed il altre parti (Baltimora, ecc.) provocate dai mortali e sistematici attacchi della polizia contro giovani afroamericani, erano da considerare forze nemiche come in una guerra. (…….).

Queste sono guerre, operativi e catastrofi che, oltre ad accompagnare la precipitosa decadenza di una potenza in stato d’assedio (assieme al collasso climatico in corso), sono sintomi di crisi terminale del sistema del capitalismo neo liberista come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.


- di John Saxe-Fernández –  La Jornada.unam - Traduzione: Luciano Lago per Controinformazione

Un black bloc al Viminale. Adesso.

Un black bloc al Viminale. Adesso.



Non si poteva prevedere. Questo è chiaro. L’inaugurazione di una fiera di portata mondiale come Expo 2015, permessi e percorsi decisi con largo anticipo, facinorosi provenienti da diversi paesi del mondo che alloggiano da tempo a Milano, dove nei giorni scorsi sono state ritrovate mazze, bombe e tutto l’armamentario de manuale atto a distribuire coccole e carezze. Come si faceva a prevedere che esattamente oggi, esattamente in quelle strade, si sarebbero radunati gruppi di violenti con l’intenzione di distruggere, devastare, mettere a ferro e fuoco la città? No, Alfano non ha colpe, è chiaro. Mica è il Ministro dell’Interno, lui. Mica è responsabilità sua. E’ il fato, il destino. E’ l’imprevedibilità del caos, l’entropia. Come già accadde per la distruzione di Piazza di Spagna a Roma. Certe cose succedono. Imprevedibilmente. Come la morte. Direi anzi a questo punto di abolire il ministero dell’Interno, ente inutile e impossibilitato a realizzare qualunque misura efficace di prevenzione. Un costo che possiamo risparmiarci. Non si può combattere con il fato. Magari Alfano lo ricollochiamo, lo riassegniamo al sociale: potrebbe tenere d’occhio le risse tra anziani alle bocciofile, se si sente qualificato a farlo, anche se l’aggressività che si sviluppa quando il pallino viene toccato a volte è incontrollabile e potrebbe spaventarlo a morte.
Se il Ministro dell’Interno non si dimette oggi, se il Parlamento non chiede la sua testa adesso, magari tornando in aula nonostante sia il primo Maggio, la festa dei lavoratori, e loro siano tanto stanchi, allora tanto vale mettere un black bloc al Viminale, che evidentemente sanno organizzarsi meglio.

Tanto nel Social Progress Index 2015 il “Terrore Politico” in Italia ha già un bel pallino rosso.

ByoBlu

Può un Parlamento incostituzionale modificare la Costituzione italiana?

Può un Parlamento incostituzionale modificare la  Costituzione italiana?




Riceviamo e volentieri pubblichiamo

– Domenico Alessandro Mascialino –

Vedere due minus habens come la Boschi e Renzi diventare padri costituenti, a rigor di logica, dovrebbe scatenare il raccapriccio di tutto il mondo civilizzato, e forse anche di qualche altro corpo celeste. Soprattutto questo dovrebbe capitare nella terra della Costituzione più bella – nonché meno applicata – del mondo.

Tralasciamo il fatto che a modificare la legge fondamentale dello Stato sia un personaggio non eletto a debite elezioni politiche (sebbene si sia affrettato a considerare il risultato delle europee come equivalente), la vera domanda è: come la mettiamo con la sentenza della Corte Costituzionale?

Quel famoso premio di maggioranza illegittimo del Porcellum, il Parlamento pieno di abusivi e quant’altro?

Nella sentenza della Corte si legge che l’elezione delle nuove Camere (e i relativi atti) resta valida per il principio di “continuità dello Stato”, ma può un Parlamento eletto con una legge elettorale e un premio di maggioranza incostituzionali, usare quella stessa abbondante maggioranza per modificare la Costituzione?

Non si tratta di un fatto eversivo, golpista, fascista, che repelle al buon senso?

Sarebbe interessante, una volta che il ridicolo spettacolo del passaggio delle “riforme” alle Camere sia terminato, sentire cosa la Corte pensa in proposito.


Non solo su questo tema, ma anche sul possibile conflitto di questa riforma con i

cosiddetti “principi supremi” dell’ordinamento, che per loro natura non sono modificabili. Uno di questi principi è che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti dalla Costituzione”.

Ora, con la Fantastica Riforma si vogliono portare le firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare a 250mila (rispetto alle 50 mila precedenti) e quelle per il referendum abrogativo a 800mila. Questi non sono forse casi di lesione, o forte compressione, della sovranità popolare?

Bravi avvocati potrebbero probabilmente trovare altri casi di conflitto, come ad esempio un eccessivo potere messo nelle mani dell’esecutivo.

Altro elemento da far presente alla Corte è se sia nello spirito dei (veri) Costituenti cambiare la Costituzione con una maggioranza sostanzialmente incostituzionale, tenendo conto che la doppia votazione a maggioranza assoluta in seconda battuta fu adottata proprio per evitare cambiamenti poco ponderati della Carta.

La Corte e il popolo italiano dovranno decidere se vogliono realmente lasciar cambiare la Costituzione nata dalla Resistenza a un bamboccione buono solo a twittare stupidaggini e alla sua maggioranza abusiva.

Una ratifica del popolo e della Consulta di questa aberrazione giuridica sarebbe la conferma che questo Paese non ha più alcuna speranza di essere una vera democrazia.

Facebook Seguimi