23 maggio 2015

Colpo di stato: come ci stiamo consegnando alle multinazionali.

Ci stanno Comperando in Saldo - Oltre al colpo di stato

Qui siamo oltre al colpo di stato! Un colpo di stato sostituisce una classe dirigente con un’altra. Qui stiamo regalando la proprietà degli stati ai Consigli di Amministrazione delle multinazionali. Come? Semplice: con la clausola ISDS (Investor to State Dispute Settlement) contenuta nel TTIP, il grande trattato di commercio e di investimento transatlantico.

Il TTIP, per farla breve, mira a creare un grande mercato unico tra l’Europa e gli Stati Uniti d’America, fatto di regole comuni e di abbattimento delle barriere, tariffarie e non, dove quel “non” significa probabilmente un’ulteriore diminuzione dei diritti dei lavoratori e un’ecatombe di Piccole Medie Imprese italiane, che non potranno più competere con le grandi multinazionali americane (quante sono, già oggi, quelle capaci di innovare?). E tutto per cosa? Per un incremento di appena lo 0,5% del Pil UE, parola di Commissione Europea. Che poi, suvvia, ci azzeccassero qualche volta…

Come interviene, allora, l’ISDS? Semplice: se lo Stato italiano dovesse per esempio fare una legge che tutela gli agricoltori, o i produttori di latte, o i lavoratori, e queste tutele dovessero confliggere con il trattato di libero scambio, le multinazionali che hanno investito in Italia potrebbero immediatamente fare causa allo Stato, ottenendo risarcimenti milionari o miliardari.

Avete letto bene? Significa che non saremo più liberi di votare un programma di governo che vada contro agli interessi delle multinazionali stabiliti nel TTIP. E se lo faremo, dovremo pagare sanzioni elevatissime, che si tradurranno in più tasse e in maggiore debito pubblico, ovvero in uno strangolamento ulteriore dell’economia, in nuove misure di austerità e così via.

Secondo Lori Wallach, direttrice dell’Osservatorio sul commercio globale, “si tratta di un lento colpo di stato, un cavallo di Troia che apre le porte a un attacco devastante alle più elementari leggi e regolamenti nazionali“.

In realtà si tratta di qualcosa di peggio: se il principio stabilito dalla clausola ISDS dovesse passare, si tratta della definitiva capitolazione del principio di sovranità e di autodeterminazione dei popoli di fronte alle delibere dei consigli di amministrazione, composte da uomini d’affari notoriamente privi di scrupoli e governate dalle leggi del business.

Prova ne è che tutti i negoziati vengono condotti a porte chiuse, di nascosto dall’opinione pubblica. E qui a Bruxelles, prima dell’estate, è atteso un round decisivo, a cui non possiamo mancare. Se mi sosterrete, io ci sarò.

Diffondete queste informazioni.

Oltre il colpo di Stato – Una settimana di Byoblu


Cari eurotomani e sfintere-oppressi, mi rivolgo a quel che resta del vostro fegato. Lo so che non avete tempo di leggere. E allora vi racconto quello che è successo nell’ultima settimana.
Comincio col farvi vedere un simpatico vecchino. Uno talmente democratico che quando ci sono le elezioni si barrica in casa con una collana di aglio intorno al collo e si nasconde in una bara con dentro la terra raccolta a Cernobbio all’ultimo Forum Ambrosetti (che se per caso una scheda elettorale o un santino lo colpiscono, gli vengono le stigmate). Lui non è un non morto, no: lui è un eterno non–eletto: lo puoi votare solo piantandogli nel cuore una matita copiativa! Lo avrete capito, sto parlando di Mario Monti.

Hanno recuperato alcune sue esternazioni che al confronto Pol Pot era un sincero democratico: “le istituzioni europee hanno accettato l’onere dell’impopolarità, essendo al riparo dal processo elettorale“. E ancora, parlando del divorzio tra la politica e la Banca d’Italia, “ci sono valori che saranno meglio tutelati, se affidati a qualcuno che può permetterselo trovandosi al riparo dal processo elettorale“.

In buona sostanza, la visione della Costituzione che ha Monti mi ricorda quella che gli imprenditori della filiera del cotone, nella Louisiana dell’800, avevano dei diritti dei lavoratori. Ma almeno quelli avevano bisogno che gli schiavi non si suicidassero. Qua invece, se ci togliamo un po’ dai coglioni è meglio, che siamo troppi eh?

George Friedman, invece, è un americano di origini ungheresi,fondatore e presidente del think-tank Stratfor (oggi se non hai un think tank tutto tuo non sei nessuno), ed è secondo il New York Times un’ ”autorità in materia di intelligence tattica e strategica globale”. Secondo lui l’obiettivo della politica estera degli Stati Uniti non è quello di conquistare, colonizzare, né tantomeno esportare democrazia. No: ”La sua politica è finanziare entrambe le parti in modo che si battano l’una con l’altra. E’ cinico, non è molto morale, ma funziona. La destabilizzazione è il vero scopo delle nostre azioni estere. Non instaurare una democrazia. Una volta destabilizzato un paese, dobbiamo dire ‘missione compiuta’ e tornarcene a casa”.

Ma allora… scusate un attimo.. se il vero scopo degli Stati Uniti è destabilizzare, allora con l’Ucraina destabilizzano i rapporti tra l’Unione Europea e la Russia, con l’Iraq e l’Iran alimentano l’ISIS (ricorderete il senatore Mac Cain) e destabilizzano l’occidente, con le primavere arabe destabilizzano il nord africa e i paesi del mediterraneo… Certo, quando sono arrivati all’Italia hanno lasciato perdere perché siamo talmente instabili che rischiavano di destabilizzarsi loro. Ci hanno detto: “ragazzi, però così è un po’ troppo, se prima non vi date una calmata noi non possiamo farci niente“.

Ma in fondo l’opera di destabilizzazione più faraonica l’hanno fatta con l’euro: ci hanno invasi di titoli tossici, li hanno fatti crollare, hanno piegato l’economia dei paesi del sud Europa, poi loro che avevano la FED hanno iniettato liquidità, si sono fatti un paio di siringhe di adrenalina e si sono rimessi in piedi, noi che abbiamo la BCE e Salvini siamo ancora qui a farci la guerra euro sì-euro no. Una strategia geniale!

Il risultato lo dice lo stesso Friedman: “E’ una catastrofe sociale: l’Europa del sud non si riprenderà per almeno una generazione. Quando un povero diventa più povero, nessuno se ne accorge, ma quando dottori, ingegneri, professionisti improvvisamente perdono il lavoro, e dopo 6/7 anni si accorgono che le loro speranze di riaverlo sono destinate a spegnersi, che non riavranno più la loro vita indietro, allora di solito arrivano i signori con i baffetti e prendono i voti”.

A confermare che si tratta di una catastrofe sociale, nientemeno che il nostro governatore della Banca d’Italia, uno di quelli che secondo Monti difende meglio i nostri valori perché “al riparo dal processo elettorale”. Visco ha detto che “nel giro di 10-20 anni un lavoro su due scomparirà: rischiamo la disoccupazione di massa“.

Perché lo dice? Non rischia di causare un panico incontrollato? No, tranquilli, perché tanto – aggiunge Visco – “l’alfabetizzazione degli adulti italiani è molto bassa: il 70% degli italiani non comprende ciò che legge o non sa come usare le informazioni scientifiche e tecnologiche che possiede”. Infatti dopo che Visco ha pronunciato le parole “Rischiamo la disoccupazione di Massa”, pare che subito a Carrara andassero in giro toccandosi i coglioni spaventatissimi: “Maremma maiala: o vuoi vedere che i prossimi siamo noi?”.
E allora, se il 70% degli italiani non capisce un cazzo, la cosa più importante non è mettergli le istruzioni nella scatola, ma fargli una bella confezione regalo. Sapete, una con tutti quei fiocchettini. Sentite cosa ha dettoMassimo Franco, a otte e mezzo, davanti al Ministro Boschi, parlando dell’Italicum: “Credo che in realtà questa sia una votazione storica, che è uno spartiacque nel quale in realtà Renzi non aveva come referente il Parlamento ma l’opinione pubblica. Cioè questa è un’opinione pubblica che dopo dieci anni ha una legge. Credo che fosse più importante cambiare in qualunque modo che non guardare al contenuto del cambiamento. E credo che su questo Renzi abbia scommesso e per adesso abbia vinto”.

Cioè, secondo Massimo Franco, notista del Corriere della Sera, è più importante fare una nuova legge, una qualunque nuova legge, anche cattiva, anche pessima, che non preoccuparsi di fare una legge buona.
Che è un po’ come dire che è più importante dire qualunque cosa, anche una cagata che al confronto quella della corazzata Potemkin tutto sommato era abbastanza moderata, piuttosto che preoccuparsi di dire qualcosa di sensato.

E anche dalle istituzioni europee, sul nostro QI non la pensano tanto diversamente. Qualche giorno fa hanno organizzato la Festa dell’Europa. Che è un po’ come se alle fosse ardeatine le SS avessero organizzato la festa della Croce Uncinata, tanto per far svagare un po’ i familiari delle vittime. Hanno aperto le porte della UE e invitato i cittadini a farsi un giretto dentro. Sentite però quali slogan si sono inventati.

“Incontra i revisori dei conti dell’UE. Scopri come proteggono gli interessi finanziari dei cittadini europei. Metti alla prova le tue conoscenze di audit in un quiz e guarda se hai la stoffa per diventare un ispettore dell’UE.”

“Aiuta Federica Mogherini, alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, a mettere in atto la politica estera e di sicurezza comune“.

Stiamo parlando di “clUEdo“, il nuovo gioco da tavola ispirato alla saga dell’austerity? O del novo Risiko, dove i carrarmatini della troika devono invadere la Grecia e tutti i paesi del sud Europa? Qui siamo oltre il reality: stanno trattando i cittadini europei come una grande, immensa massa di coglioni.

No, perché sulle questioni serie, loro devono stare “al riparo dal processo elettorale”. Per esempio, vi hanno mai chiesto se e come volevate salvare la Grecia? No, certo… Ma sulle cagate, per Dio, dovete dire la vostra! Per esempio, oggi la Commissione Europea vi chiede di votare per il nuovo design della vostra moneta preferita: l’euro! Vai sul sito, voti l’effigie, vinci una vacanza o un ipad!!

Non so voi, ma io per l’Euro proporrei la scritta “1984” da un lato e la faccia di Orwell dall’altro. O, a voler essere meno garbati, una pecora da una parte, e “90°” dall’altra.

No, perché intanto che vi fanno giocare a clUEdo e vi fanno votare sulla monetina, prima mandano Monti e la Fornero a tagliarvi l’indicizzazione delle pensioni. Una cosa assolutamente illegittima e incostituzionale. Poi, quando la Consulta stabilisce che le indicizzazioni non potevano essere bloccate e che i soldi ai nonnini vanno restituiti, il Governo si fa due conti in tasca e scopre che per ridare i soldi a tutti ci vogliono 14,5€ miliardi di euro. Ma i soldi mica li possono ridare a tutti-tutti… No. E perché no? Ma perché “se no sforiamo il limite del 3% imposto dall’Europa sul rapporto deficit-pil“.

Ma scusate, quale limite del 3%? Non sarà mica quello inventato di sana pianta, senza nessun fondamento scientifico, dall’economista del gabinetto di Miterrand, una sera di giugno del 1981, perché serviva un numeretto qualunque da dare in pasto all’opinione pubblica? Quel limite lì? E’ per quello che non ridate le pensioni a tutti?

Intanto, assistiamo al grande ritorno del mortadella sulla scena internazionale. E scopriamo che il lupo cattivo Vladimir Putin, dipinto dai media occidentali come il male assoluto, in realtà prima che la UE lo bersagliasse di sanzioni economiche, era anche ben disposto nei nostri confronti.
Così racconta Prodi a Che Tempo Che Fa: “Quando Putin cominciava a salire venne a trovarmi Gorbaciov, e mi disse: ‘Sta salendo una persona al vertice russo con un curriculum vita brutto, ma è l’unico‘ e mi ricordo bene la frase ‘che può salvare la Russia e legarla alle democrazie occidentali‘. Mi colpì moltissimo. E all’inizio (io ero presidente della Commissione Europea) il rapporto Russia-Europa andò piuttosto bene. Cominciammo a collaborare bene. La grande rottura – e lo ricordo perché ho passato ore ed ore alla vigilia della guerra in Iraq, a discutere di questo fatto drammatico – fu proprio la guerra in Iraq, con Putin che dice: ‘Da domani io sono sotto assedio. Proseguiranno con l’Ucraina e la Georgia‘. E cominciò la rottura che tuttora dura”.

Non sarà mica che George Friedman aveva ragione e che l’opera di destabilizzazione portata avanti dagli Stati Uniti prevede proprio l’introduzione di tensioni artificiali? Magari per evitare che il capitale finanziario e la tecnologia tedeschi si saldino con le risorse naturali e la manodopera russe?

Anche Berlusconi non vede nulla di buono nell’emarginazione della Russia dal blocco dell’Unione Europea. Un po’ perché dal lettone di Putin transitavano fior fiore di gnocche, e questa è la prima ragione. Ma poi anche, come sostiene in una lettera al Corriere, per il motivo seguente: “ Davvero pensiamo, dopo decenni di guerra fredda, che sia una prospettiva strategica lucida quella di costringere la Russia ad isolarsi? Costringerla a scegliere l’Asia e non l’Europa? Crediamo che questo renderà il mondo un luogo più sicuro, più libero, più prospero? Nell’attuale scenario geo-politico l’Occidente ha di fronte due sfide, quella economica delle potenze emergenti dell’Asia e quella politica e militare dell’integralismo islamico. Per sostenere queste sfide è fondamentale avere la Russia dalla nostra parte”.

E per l’informazione libera, ve lo ricordo, è fondamentale sentire tutte le campane. Per questo vi invito a firmare la petizione per chiedere a Putin di concedere un’intervista alla rete. Le domande l’avete scritte voi, l’avete votate. Tutta farina del vostro sacco. Adesso mancano solo le risposte. Firmate la petizione adesso, che poi la consegniamo al Cremlino.

Almeno finché ce lo lasceranno fare. Se eravate preoccupati per le cessioni di sovranità a un livello comunitario, infatti, ora dovreste proprio rabbrividire per la cessione del vostro diritto di autodeterminazione non a un livello politico superiore, sia pure di fatto da non eletti, ma direttamente alle multinazionali.

Qui siamo oltre al colpo di stato! Un colpo di stato sostituisce una classe dirigente con un’altra. Qui stiamo regalando la proprietà degli stati ai Consigli di Amministrazione delle multinazionali. Come? Semplice: con la clausola ISDS (Investor to State Dispute Settlement) contenuta nel TTIP, il grande trattato di commercio e di investimento transatlantico. Come interviene, allora, l’ISDS? Semplice: se lo Stato italiano dovesse per esempio fare una legge che tutela gli agricoltori, o i produttori di latte, o i lavoratori, e queste tutele dovessero confliggere con il trattato di libero scambio, le multinazionali che hanno investito in Italia potrebbero immediatamente fare causa allo Stato, ottenendo risarcimenti milionari o miliardari.

Avete capito bene? Significa che non saremo più liberi di votare un programma di governo che vada contro agli interessi delle multinazionali stabiliti nel TTIP. E se lo faremo, dovremo pagare sanzioni elevatissime, che si tradurranno in più tasse e in maggiore debito pubblico, ovvero in uno strangolamento ulteriore dell’economia, in nuove misure di austerità e così via.

Insomma, il prossimo Governo potrebbe essere tutto a trazione commerciale. Al ministero della Cultura ci mettiamo Amazon. Alla Sanità la Bayer, all’Economia direttamente Goldman Sachs che tanto non cambia niente, alle politiche agroalimentari e alla Politica Estera la Nestlè, alle pari opportunità la Adidas e la Nike, al ministero del Lavoro ci mettiamo direttamente Monster o ManPower e come presidente del Consiglio… beh lì è difficile. Ci vorrebbe una marionetta sovvenzionata dalla finanza che garantisca gli interessi di tutti e vada avanti a colpi di fiducia e tratti gli italiani come se fossero spettatori di un reality potrebbe andare bene. Capite, insomma, che è difficile… Dove lo troviamo uno così?

Bene… Salutatemi quel che resta del vostro fegato. E, se volete provare a cambiare le cose, date un’occhiata al progetto Europaleaks e vedete se riuscite a sostenerlo.

Vogliono buttare giù Atene. Per la seconda volta!

Vogliono Buttare Giu Atene480

Correva l’anno 2011, quando il paese che ha inventato la democrazia (la Grecia) e quello che l’ha deturpata (l’Italia) venivano abbattuti dai carri armati della Troika a distanza di 48 ore l’uno dall’altro, per insediare due “podestà forestieri”: Mario Monti a Roma e Lucas Papademos ad Atene. Noi fummo commissariati per via di quel “culona inchiavabile” di cui Berlusconi onorò Angela Merkel, mentre i nostri cugini ellenici pagarono l’affronto di George Papandreou, che voleva già allora lanciare un referendum sulle misure di austerity. Erano gli anni in cui ancora coltivavamo l’illusione di essere cittadini sovrani. Avremmo imparato presto che non contavamo più niente. L’Italia non si è più ripresa, passando da un “podestà forestiero” a un altro, grazie al fuoco di copertura di Giorgio Napolitano. La Grecia ha avuto invece un rigurgito di sovranità quando Tsipras è stato eletto, al grido di “stracceremo gli accordi con la Troika”. E insieme a lui, quel Varoufakis che per un po’, ammettiamolo, ci ha fatto sognare, finché non lo hanno tagliato fuori dai negoziati perché giudicato “ingestibile”.




Il 5 giugno Atene dovrebbe rimborsare 303 milioni di euro al Fondo Monetario Internazionale (quello che ha ammesso che “i programmi di austerità promossi durante gli anni di crisi hanno causato più danni di quanto previsto“). Ma non ha intenzione di farlo: ha detto che prima vengono le pensioni e gli stipendi del popolo greco. E mentre i pallottolieri stanno già frullando per inventarsi nuovi astrusi prestiti ponte per arrivare fino all’autunno, in un ciclo di debito infinito che ha il solo scopo di mantenere lo schiavo abbastanza in forze per produrre, ma non abbastanza per liberarsi dalle catene, Wolfgang Schauble inspiegabilmente si ricorda del concetto di sovranità popolare. In una intervista rilasciata al Wall Street Journal, riferendosi ai tempi in cui garantiva che non avrebbero mai lasciato fallire Atene, ha dichiarato: “La decisione sovrana, democratica del popolo greco ci ha lasciati in una posizione molto diversa“.

Credete che uno così parli di sovranità popolare perché la rispetta? Gente che ha architettato la deindustrializzazione di un paese come l’Italiasolo per crearsi un mercato per il suo export? No, certo che no. Se Schauble si riferisce alla sovranità popolare dei greci, facendo espressamente riferimento al fatto che il default è dietro l’angolo e che i cittadini, con l’espressione della loro volontà, se ne dovranno accollare onori ed oneri, sta in realtà lanciando un messaggio molto chiaro, messo nero su bianco a pagina 17 del Corriere di oggi.

“Si apre uno scenario che in Europa ha preso ormai piede senza che nessuno lo espliciti: prevede che la soluzione alla crisi ellenica passi per un cambio di governo ad Atene. Che potrebbe avvenire attraverso nuove elezioni o un referendum. La questione corre sottopelle ma sta diventando di attualità.”

Stanno buttando giù Syriza! Varoufakis potrebbe essere presto cibo per i pesci. Questo succede quando non ti allinei, quando ti ribelli. L’illusione della sovranità ha infiammato milioni di cittadini greci. Li hanno lasciati giocare un po’. Adesso arriverà la doccia fredda. E sono fortunati se non sarà a gas.
Boldrini: “La democrazia in Italia è in pericolo”… VEDIAMO PERCHE’

La Boldrini a “Che tempo fa” (02/02/2014) “La democrazia è in pericolo“…
- Perché il governo è succube delle banche?
- Perché molti politici sono riconducibili al Bilderberg, gruppo di potere che secondo Imposimato è legato addirittura alle “stragi di Stato” ? [1]
- Perché i vertici delle 3 principali istituzioni sono legati alla massoneria? [2]
- Perché i nostri politici sono complici della Germania, che viola i trattati a nostro discapito? [3]
- Perché la Presidente della Camera ha utilizzato ILLEGALMENTE la “ghigliottina”, NON PREVISTA alla Camera ma solo al Senato? [4]
- Perché sta per entrare in vigore il Fiscal Compact, ovvero il FUNERALE dell’Italia?[5]

NO… SECONDO LA SIGNORA BOLDRINI SONO I DEPUTATI M5S CHE METTONO IN PERICOLO LA DEMOCRAZIA !!! NON CI SONO PAROLE!!!


Storia di Michele Riccardi, l’estorsore della famiglia Boldrini

Storia di Michele Riccardi, l’estorsore della famiglia Boldrini

Un tipo molto strano lo presenta al fratello della presidente e chiede soldi. Per questo viene arrestato e tenuto a lungo in cella, senza nemmeno una visita psichiatrica. E qui s’impicca, lasciando dietro di sé molti dubbi


Studio-approfondimento sulla scomparsa di Sergio Isidori». Si parte dalla sparizione del piccoloSergio di soli 5 anni, nel lontano 1979, per passare al Silenzio della Rosa, una raccolta di racconti scritti da un prete. Il culto della Madonna delle rose, la simbologia della Vergine e della Madre nera: «Rosa equivale a Iside e Iside equivale a Isid-ori»… Di queste farneticazioni è zeppo il bislacco «dossier» che il 6 settembre 2013 Michele Riccardi, un ragioniere disoccupato di 43 anni, consegna all’ufficio comunale di Monte Roberto (Ancona): l’uomo vuole che ne prenda visione Ugo Boldrini, segretario in quel comune ma soprattutto fratello della presidente della Camera, Laura Boldrini.

La mattina del 13 settembre i due si incontrano in comune. Ma sono in ascolto anche i carabinieri, perché Ugo Boldrini ha presentato una denuncia per tentata estorsione. Riccardi, che gli si è presentato sotto il falso nome di «Mirko Rocchi», vuole infatti concludere un affare con i Boldrini: vuole vendere un farneticante «dossier» dove ha distillato il suo studio sulla scomparsa del bambino e su misteriose trame esoteriche che a suo dire coinvolgerebbero Laura.

La presunta estorsione, peraltro, è assai anomala. Prima di tutto perché l’uomo ritira da Ugo Boldrini un assegno di 3 mila euro, più 500 in contanti, e in cambio gli consegna addirittura una quietanza firmata, con tanto di contratto. Tutto, insomma, è tracciabile, tutto è alla luce del sole. Ma di strampalato non c’è solo questo. Basta leggere l’incipit del documento, e soprattutto il paragrafo in cui Riccardi traccia un collegamento tra il «sacrificio» del bambino in «forma di ringraziamento o propiziatorio verso la divinità satanica-ebraica di Iside la nera, conosciuta anche come culto demoniaco Lilithiano», e la «brillante carriera» del «beneficiante» di quel sacrificio. Laura Boldrininon è mai citata espressamente nel dossier, ma il riferimento a lei è chiaro.

Riccardi è un uomo molto strano, quasi uno squilibrato, però appare incapace di fare male a una mosca. È infantile, più che naïf. Lo si capisce anche da toni ed espressioni della conversazione intercettata dai carabinieri, là dove il presunto estorsore suggerisce alla sua vittima, Ugo Boldrini, come compilare l’assegno per evitare che la cifra scritta possa essere corretta e aumentata.
Un divorzio alle spalle, nessun figlio, Riccardi è disoccupato dal 31 agosto e da allora trascorre il tempo in solitudine. Vive a San Marino, dove da tempo coltiva studi di criminologia ed esoterismo. È incensurato. Forse non si rende conto di commettere un reato, con la vendita del «dossier». O forse è davvero persuaso di aver prodotto un documento scientifico: «Pensava davvero che venderlo in quei termini fosse una cosa lecita» sostiene il suo legale, Alessandro Petrillo. «Riccardi aveva una visione deformata della realtà, non a caso aveva preparato una quietanza per la riscossione dell’assegno».

Quella paradossale quietanza, di cui resta traccia anche nell’intercettazione, non è però agli atti. Ed è scomparso anche Riccardi. Nel senso che l’uomo è morto: il 15 novembre, dopo due mesi trascorsi nel carcere di Ancona, s’è impiccato alle sbarre della finestra mentre i suoi compagni erano all’ora d’aria. Su alcuni fogli di carta trovati vicino al suo cadavere restano le ultime parole di un uomo terrorizzato, prostrato da una carcerazione che gli pareva non dovesse avere fine. «Lo stato psichico di mio fratello era incompatibile col carcere» afferma sua sorella, Maria Lucia. «Quando sono andata a ritirare i suoi effetti personali, due ispettori della polizia penitenziaria mi hanno detto che per loro non avrebbe mai dovuto entrare in una cella».

Chi ha conosciuto Riccardi, in effetti, racconta che bastava guardarlo in faccia per capire che aveva problemi di equilibrio psicologico. Ma tutti lo descrivono come un tipo innocuo, un bambinone che si chiudeva talvolta nel mutismo. Eppure, nessuno dei tre pm incaricati del fascicolo in cui è coinvolta la terza carica dello Stato si risolve a disporre una perizia psichiatrica. Preso atto della «ferrea opposizione» all’ipotesi dei domiciliari, l’avvocato Petrillo avvia una trattativa informale nella speranza di attenuare le rigidità del carcere. Ma non riesce a smuovere il tribunale.

«Mio fratello» protesta Maria Lucia «è stato vittima di un autentico agguato. Se fosse capitato a chiunque altro, senza il coinvolgimento dei Boldrini, pensate che ci sarebbe stato un tale dispiegamento di forze?». La sorella di Riccardi era pronta a trasferirsi nel Riminese per affittare un appartamento da condividere con il fratello. Tutto pur di attenuare l’intransigenza della procura in una vicenda che aveva assunto i contorni di un affare di Stato. Anche la stampa locale si era scagliata contro il presunto estorsore: aveva fatto filtrare anche la suggestiva notizia di una pistola rinvenuta nell’appartamento dell’uomo, a San Marino. Nessuno aveva però precisato che Michele, ex carabiniere durante la leva, possedeva un regolare porto d’armi.
Il caso solleva molti dubbi. Perché il fascicolo di un presunto estorsore viene assegnato addirittura a tre pm? Perché un incensurato con chiare manifestazioni di disagio mentale, uno che vaneggia di sette e riti neri, viene seppellito in carcere per due mesi insieme a criminali comuni? Perché la procura non chiede una perizia psichiatrica per accertarsi della compatibilità con la galera? Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice si paventa il rischio di reiterazione del reato: possibile? E nei confronti di chi?
All’indomani dell’arresto, in un’intervista al Resto del Carlino, Ugo Boldrini aveva raccontato che la sorella Laura «si è fatta una risata dopo aver saputo quanto accaduto». E aveva aggiunto: «Ripeto, siamo gente perbene, normalissima e anche se mia sorella è presidente della Camera ci piace vivere con grande semplicità». Tanta semplicità da non pensare che forse l’autore di quel dossier «farneticante», così lo bolla oggi la presidente Boldrini interpellata da Panorama, non era un pericoloso estorsore ma uno squilibrato che non doveva stare in carcere. Laura Boldrini vuole aggiungere pochissime parole: dice di avere provato «grandissimo turbamento» nell’apprendere la notizia della morte. E qui si ferma.
Maria Lucia Riccardi scuote la testa: «Sarà» mormora «ma fino a oggi da parte della famiglia del presidente non è giunto né un messaggio di cordoglio né un fiore». La donna si dispera: «Se mio fratello scriveva cose farneticanti, perché lo hanno trattato da delinquente? L’hanno arrestato e poi se ne sono completamente dimenticati. Se solo Michele avesse indirizzato quel dossier a chiunque altro, oggi sarebbe ancora qui».

Continua a leggere l’articolo alla fonte: Panorama.it

BOLDRINI ASSENTEISTA ALLA CAMERA! PRESIEDE SOLO IL 25% DELLE SEDUTE!

BOLDRINI ASSENTEISTA ALLA CAMERA! PRESIEDE SOLO IL 25% DELLE SEDUTE!

POLTRONE BOLLENTI

BOLDRINI, ALLA CAMERA DIRIGE I LAVORI MENO DI UNA VOLTA SU QUATTRO
LE CIFRE CHE INCHIODANO LADY MONTECITORIO: DIRIGE I LAVORI IN AULA MENO DI UNA VOLTA SU QUATTRO. IL COLLEGA PIETRO GRASSO LA DISTACCA

Laura Boldrini si è seduta sullo scranno più alto di Montecitorio una seduta su quattro. La Presidente della Camera risulta infatti più assenteista del suo omologo a Palazzo Madama, Pietro Grasso, dirigendo i lavori d’Aula solo per il 24% della loro durata. In pratica alla data del 5 febbraio, secondo i dati resi noti dal Messaggero, la Boldrini ha presieduto la Camera solo per 218 ore e 8 minuti su un totale di 920 ore e 40 minuti, mentre il presidente del Senato è stato presente al 40% delle sedute, cioè 212 ore e 28 minuti su un totale di circa 530 ore.

Le accuse di assenteismo – Ora, è vero che la seconda e la terza carica hanno un’agenda fittissima di impegni istituzionali che vanno ben oltre la presidenza delle sedute parlamentari, ma che Laura Boldrini non perda occasione per farsi sostituire è altrettanto evidente. Tanto che la scorse estate Libero fece notare che non vi è luogo o manifestazione in cui la presidente non si faccia vedere mentre l’aula di Montecitorio è l’unico posto in cui fa fatica a metter piede. Lei si giustificò dicendo che la percentuale di presenze era in linea con quelle di Fini e di Casini. Insomma mal comune, mezzo gaudio…

Fonte: Basta Casta

M5S, “violati i nostri uffici alla Camera. È scandaloso”

M5S, “violati i nostri uffici alla Camera. È scandaloso”

È la denuncia del Movimento 5 Stelle che invita la presidente Laura Boldrini a farsi garante della sicurezza. Nuti e D’Incà: “È la terza volta che avviene. Era già accaduto col pc del capo del legislativo e un’altra volta nei confronti di un impiegato”

“Durante le feste natalizie l‘ufficio del direttore amministrativo del gruppo parlamentare alla Camera è stato aperto, sono stati rotti i sigilli del pc. È altamente probabile che sia stato asportato l’hard disk per essere copiato e reinserito”. È la denuncia del M5S che invita la presidente della Camera Laura Boldrini a farsi garante della sicurezza.

Riccardo Nuti (nella foto) e il capogruppo Federico D’Incà hanno accompagnato il direttore amministrativo a sporgeredenuncia alla polizia di Montecitorio: “È la terza volta che avviene. Era già accaduto col pc del capo del legislativo e un’altra volta nei confronti di un impiegato. È scandaloso – concludono – che ciò succeda in un palazzo che dovrebbe fare della sicurezza il suo pilastro principale”.

Laura Boldrini, lingua biforcuta e volto ‘umano’ della NATO

Laura Boldrini, lingua biforcuta e volto ‘umano’ della NATO
Non per fare i bastian contrari, ma per dare sempre voce anche all’altra campana…e anche perché personalmente le icone ambulanti mi lasciano sempre poco convinta… (Giuliana di FabioNews)

- Alessandro Lattanzio -

“A tutte quelle donne che, pur nascondendo i loro volti con una sciarpa perché temono ritorsioni, non rinunciano a denunciare gli abusi subiti e che con coraggio e determinazione testimoniano la tragedia di un popolo. A loro, la prova vivente delle atrocità commesse dal regime che si accanisce contro i suoi cittadini, va tutta la mia solidarietà, in una giornata che ricorda al mondo quanto essere donna significhi ancora, a ogni latitudine, essere discriminata, usata, violata. In Siria è in corso un disastro umanitario con milioni di persone in fuga ma il mondo sembra voltarsi da un’altra parte, sordo alla richiesta di porre fine a tanto spargimento di sangue. Per quanto ancora le voci di queste donne verranno ignorate?”
Le ‘atrocità commesse dal regime siriano’, ovviamente, questa è la posizione, espressa l’8 marzo 2013, quindi quest’anno, da Laura Boldrini, oggi eletta presidente della Camera dei deputati. Laura Boldrini è una giornalista che ha lavorato per la RAI, e dal 1989 per l’ONU. È stata portavoce dell’UNCHR, l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU, per il quale ha coordinato anche le attività di informazione per l’Europa meridionale. Ritornando alla posizione assunta dalla portavoce ONUsiana sulla situazione in Siria, chiaramente si schiera con l’asse dell’aggressione anti-siriana, non solo elogiando l’operato della Turchia, che avrebbe allestito dei campi che ospiterebbero 65.000 profughi siriani; sebbene siano decine le testimonianze che indicano in questi campi basi null’altro che delle facciate per camuffare le basi operative della NATO, utilizzate per addestrare ’65000′ terroristi e mercenari integralisti islamisti, arruolati e infiltrati in territorio siriano per destabilizzare il governo socialista e patriottico di Damasco, allo scopo di disintegrare la Siria in tanti staterelli etnici governati da banditi salafiti proni agli interessi della NATO e delle petro-monarchie arabe.
Laura Boldrini sa benissimo quel che accade realmente in Siria, ma se ne guarda bene dall’indicarlo, poiché all’assalto concentrico alla Siria e alla Libia, hanno fornito un sostegno mediatico decisivo anche gli organismi ONUsiani proprio come accaduto in Libia, nel 2011. Non si trascuri questo passaggio: “...il mondo sembra voltarsi da un’altra parte, sordo alla richiesta di porre fine a tanto spargimento di sangue…”, ebbene, proprio come nel caso della Jamahiriya Libica, la richiesta di porre fine allo spargimento di sangue viene avanzata dagli esponenti del terrorismo integralista attivo in Siria, che chiedono che la ‘comunità internazionale’, ovvero la NATO e gli USA, inviino armi ai cosiddetti ‘ribelli’, bombardino la Siria, e impongano aree protette e ‘corridoi umanitari’ con cui rifornire di armi la legione islamista-atlantista e avere a disposizione una porzione del territorio siriano per poter proclamare un governo provvisorio, a cui poter assegnare la qualifica di governo legittimo della Siria, e avviare l”intervento umanitario’ della NATO, come invocato da Boldrini, e come visto in modo lampante e netto in Libia.
A proposito della Libia, Laura Boldrini aveva già, nel 2010, aggredito, grazie alla copertura di esponente dell’UNCHR, l’accordo tra Libia e l’Italia riguardo la gestione del flusso di migranti dall’Africa all’Italia. Era chiaramente un’operazione mediatica di preparazione all’aggressione e invasione della Libia socialista. Un puro pretesto, poiché la stessa Libia jamahiriyana ospitava ben 2,5 milioni di lavoratori immigrati africani e nordafricani, su circa 6 milioni di abitanti. La strumentalità delle posizioni di Laura Boldrini sono evidenziate dal suo assordante silenzio verso le attuali persecuzioni continue contro gli immigrati e la minoranza libica africana, attuate dagli integralisti-atlantisti finanziati dal Qatar, e armati dalla Turchia, che oggi saccheggiano e devastano ciò che resta della Libia.
“Quando si bolla un migrante come clandestino non è un problema di semantica ma si compie una scelta politica … è ovvio che chi fugge da una guerra o una persecuzione non abbia il tempo di portare con sé un documento”. Laura Boldrini afferma così di preoccuparsi della sorte dei migranti che fuggono dalle guerre. Dovrebbe chiarire se fa rientrare in queste guerre anche la categoria degli ‘interventi umanitari’ dell’occidente in Costa d’Avorio, Libia, Mali, Afghanistan, ecc., e quindi se siano colpevoli del disastro umanitario quelle potenze che fomentano rivolte, sovversioni, guerre civili e cambiamenti di regime, tutti causanti una notevole quota di queste migrazioni forzate a mano armata. Ma finora, Laura Boldrini si è limitata ad accusare e a denigrare i governi di Libia e Siria, vittime, e non responsabili, delle guerre e dei conflitti che sfociano in massicci flussi di profughi. Qui, Boldrini può fare la voce grossa sul rispetto dei diritti umani, ma nel suo ruolo di ufficiale dell’ONU, appare chiaramente complice e collusa con le cause e i fautori proprio di quelle tragedie che formalmente denuncia.
Non paga del suo interventismo nel Grande Medio Oriente, svolgendo propaganda attiva a favore delle operazioni di Turchia, Giordania e Qatar in Siria e Libia, Laura Boldrini ha puntato la sua artiglieria ‘umanitaria’ anche contro il popolo greco, accusandolo di razzismo e persecuzione degli immigrati. Il totale disprezzo verso la sorte dei greci, è ben evidenziato da questo passaggio: “caso della Grecia è forse il più eloquente. Nel clima di esasperazione che da due anni vive una parte della società greca si sono insinuati gruppi di ispirazione neonazista che hanno tra gli obiettivi quello di tutelare i valori greci e “ripulire” il paese dagli immigrati considerati la causa dei problemi odierni. … Il partito Alba Dorata che siede nel Parlamento greco non fa mistero delle proprie idee ultra nazionaliste e della sua matrice d’ispirazione politica, così come ha fatto delle drastiche misure anti-immigrazione un suo cavallo di battaglia. … Sulla scorta dell’esperienza greca, a pochi mesi dalle elezioni e nel clima generale di smarrimento, l’avanzare di queste componenti politiche non dovrebbe forse destare preoccupazione e suscitare un serio dibattito?” E altrove ribadisce: “Con una telefonata mentre ero in Grecia: un paese in cui la crisi sociale sta mettendo a rischio in modo impressionante la sicurezza fisica stessa dei migranti di colore, che ormai vengono aggrediti e picchiati in strada senza che nessuno intervenga” Anche in questo caso, la popolazione greca viene colpevolizzata, la tragica situazione socio-economica totalmente ignorata, quando non strumentalizzata, e per l’ennesima volta s’invoca l’intervento armato (l’Eurogendfor? la Blackwater?) contro la Grecia. Un’ottima scusa, il razzismo, per avviare la repressione di un popolo giunto al limite della sopportazione a cause delle politiche economicide e sociocide della burocrazia dell’Unione europea. Burocrazia sovranazionale di cui fa parte la stessa Laura Boldrini.
La putrefazione ideologico-culturale cui è giunta la sinistra, viene per l’ennesima volta espressa da questa signora: sostegno all’intervento armato della NATO nel mondo extra-occidentale, supporto alla repressione armata della maggioranza della popolazione in Europa, utilizzando, in ognuna di tali occasioni, la copertura ideologica della difesa dei ‘più deboli’, ovviamente quelli ritenuti tali nel quadro di una visione liberal-liberista della società, quindi i più deboli sono le donne, ‘tutte le donne’ indistintamente intese; le minoranze sessuali, anche quando si tratta delle potenti lobby gay degli USA; una massa indistinta di ‘immigrati’ cui si vuole attribuire ‘carta bianca’. Lavoratori, operai, studenti, disoccupati, casalinghe, soprattutto se italiani, scompaiono totalmente dal quadro generale della situazione. Non hanno più diritto di cittadinanza, in quanto bianchi e italiani?
Si leggano la promesse elettorali della stessa Boldrini: “Si parta con la riforma della legge sulla cittadinanza, in modo da consentire l’inclusione di chi nasce, vive, studia e lavora in Italia … Bisogna superare la ‘Bossi-Fini’, così come il pacchetto sicurezza. L’attuale legislazione non ha in alcun modo facilitato il processo di integrazione e oggi assistiamo al dilagare dello sfruttamento e degli abusi su migranti e rifugiati, oltre ad un aumento esponenziale dei casi di razzismo e xenofobia”. “Valorizzare la figura del migrante vuol dire comprendere la mobilità contemporanea e gestire con realismo e serenità un fenomeno naturale del processo di globalizzazione.”
Valorizzare la globalizzazione, ovvero, niente tutele e garanzie per i cittadini normali, tutela e garanzie indiscriminate ai migranti. Ma perché al compimento del 18.mo anno di età di un immigrato di seconda generazione, non deve essere consentito di scegliere, come giustamente propone il M5S? Imporre una cittadinanza a priori, che senso ha? Nessuno governo espelle i figli minorenni di immigrati che vivono e lavorano regolarmente in Italia, o in Europa. Quindi qual’è il problema? Perché poi dev’essere una priorità modificare una delle poche leggi civili, quella sulla cittadinanza, varate in Italia? E questa storia della sicurezza? A che pro? Serve forse a fare entrare in Italia le oramai migliaia di terroristi-mercenari salafiti che hanno compiuto atti di sangue nel Medio oriente? Magari per costituire e fare agire liberamente e impunemente organizzazioni armate islamiste, e magari intruppate da galeotti e finanziate dai petrodollari provenienti dal Qatar, dall’Arabia Saudita e dagli altri regni petroliferi del Golfo Persico, verso cui Laura Boldrini ha mostrato, riguardo la loro politica regionale, più che comprensione, complicità?
Attenzione: sul suo account Twitter, al momento dell’elezione a presidente della Camera, ha scritto: “il mio pensiero a Jamila, Nur, Iman, Fadila e a tutte le donne siriane.” Prepariamo i già magri portafogli per finanziare la guerra ‘umanitaria’ contro la Siria di questi dirittumanitaristi al servizio del Pentagono.

Appendice – Orgogliose di aver bombardato la Libia:
Di seguito, un’intervista a Laura Boldrini, che ne traccia, elogiativamente, il ruolo di supporter dell’aggressione alla Jamahiiriya Libica, contro cui ha condotto una campagna denigratoria allo scopo di preparare il terreno sia per la successiva distruzione della repubblica araba socialista nordafricana, sia per scardinare gli ultimi residui del sovranismo italiano.
“Indicata come “Italiana dell’anno 2009” dal settimanale Famiglia Cristiana, in ragione del “costante impegno a favore di migranti, rifugiati e richiedenti asilo, oltre che della dignità e della fermezza mostrate nel condannare i respingimenti degli immigrati nel Mediterraneo..”, Laura Boldrini, aveva da poco pubblicato nell’aprile del 2010 per Rizzoli “Tutti Indietro”, un libro che ha squarciato il silenzio sulla realtà dei respingimenti in Libia, affidati dal governo italiano al braccio armato di Muhamar Gheddafi, in cambio di sostanziosi aiuti economici e in palese violazione di diritti riconosciuti dalla Costituzione della Repubblica italiana e dalla Convenzione ONU di Ginevra. Con Lei ho cercato di riflettere sugli atteggiamenti di paura e di difesa che la gran parte dei nostri concittadini ha assunto in questi ultimi 15 anni nei confronti del fenomeno dei migranti e, più in generale, sulla necessità culturale e politica di restare ben ancorati al rispetto di diritti umani uguali per tutti, nonostante la deriva prodotta in Italia dall’introduzione del reato di clandestinità e dalle politiche dei respingimenti.L’intervista, di cui sono particolarmente orgogliosa, è stata registrata tre giorni prima che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizzasse – con la risoluzione 1973 – l’imposizione di una “no fly zone” sulla Libia e il successivo intervento militare delle forze internazionali a protezione dei civili libici.”
Fonte: Telestense
Infine, Boldrini è presumibilmente, (non avendo trovato elementi determinati al riguardo) una discendente di Marcello Boldrini, stimato docente universitario amico di Dossetti, Lapira e di Enrico Mattei, alla cui morte, occorsa nell’attentato aereo del 1962, divenne presidente dell’ENI. Nel 1919, Marcello Boldrini, casualmente, lavorò a Ginevra per la Società delle Nazioni, l’antenata dell’ONU. Una parentela probabile, suffragabile dall’idolatria cui è oggetto da parte del settimanale Famiglia Cristiana, che le ha assegnato il suddetto premio ‘Italiana del 2009′, e dal fatto di essere entrata in RAI a soli 24 anni, e già con la qualifica di giornalista… Siamo sempre in Italia, no?




Chi è Laura Boldrini, la radical chic odiata sul web

Chi è Laura Boldrini, la radical chic odiata sul web

52 anni, ex commissario Onu ora terza carica dello Stato -di Cristina Giudici --

La denuncia a la Repubblica sulle minacce online ha colpito. Ritratto del presidente della Camera
Laura Boldrini 

Sarà colpa del sessismo, che non risparmia nessuno, neanche una donna charmant, dall’aria perbene, con un eccellente curriculum, dedicato a una persistente e coerente battaglia per i diritti civili. Oppure sarà per via della contrarietà dei suoi detrattori politici, che non hanno digerito che una signora della buona borghesia marchigiana – madre antiquario, padre avvocato, ottime entrature nei salotti radical chic – sia riuscita a salire sullo scranno della terza carica dello Stato, passando per il partito di Nichi Vendola. Oppure ancora per sue frequenti esternazioni a favore degli ultimi, piene di enfasi, ma la presidente della Camera, Laura Boldrini, è diventata una figura divisiva.


Al punto che, quando due giorni fa ha confidato di aver ricevuto diverse minacce di morte, di cui molte a sfondo sessuale, alla penna compassionevole de la Repubblica, Concita De Gregorio, e ha invocato provvedimenti per mettere mano all’anarchia del Web, le reazioni sono state contrastanti. Tante donne le hanno espresso solidarietà, ci mancherebbe altro, per le minacce ricevute, dai toni grevi e morbosi. Il “popolo del web”, però, è subito insorto contro la sua tentazione censoria della libertà virtuale, che può esprimere oltre alla democrazia digitale dell’informazione anche le peggiori pulsioni, ancestrali, per cercare di denigrare chiunque.

Persino il popolo digitale de la Repubblica, che l’ha trasformata sin dalla sua elezione alla presidenza della Camera in un’icona della vittoria della buona politica espressa dalla società civile contro la casta, si è diviso. E le riservato aspre critiche. «Laura Boldrini potrebbe candidarsi per lavorare in Corea del Nord, dove sicuramente questi problemi non esistono», ha commentato un lettore sul sito del quotidiano.

Eppure quando lei venne eletta, il 16 marzo, per via di uno stratagemma tattico di Pier Luigi Bersani, che sperava in questo modo di aprire un canale con il M5s, il suo discorso di insediamento dedicato agli ultimi, ai sofferenti, agli esodati, agli imprenditori rimasti senza imprese e soprattutto alle donne vittime dalla violenza maschile, venne accolto con una standing ovation. E gli applausi arrivarono, durante qualche passaggio del suo discorso, anche dai banchi del Pdl. A molti, almeno a quelli che hanno ceduto alla rabbia e al fastidio verso la casta, la sua elezione sembrò una brezza di aria fresca.



Del resto cosa si poteva rimproverare a una donna avvenente, che ha passato 20 anni nelle organizzazioni umanitarie internazionali, prima alla Fao e poi all’Unhcr, l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, ad occuparsi delle piaghe dell’umanità? Cosa si poteva rinfacciare a una donna elegante, anche se non griffata, sobria ma vivace, che, quando si insediò a Montecitorio e pronunciò la frase sulla lotta alla mafia, ci mise così tanta enfasi da rianimare le speranze di tutte le persone di buona fede? Si può pensare male di una donna, la terza dopo Irene Pivetti e Nilde Iotti a ricoprire la terza carica dello Stato, che parla in modo semplice, mai in politichese, apparentemente sempre col cuore in mano? Si può provare antipatia o reticenza verso una signora, 52 anni, con un viso bello ma non ritoccato, che restituisce un po’ di dignità a tutte quelle donne, per anni messe in imbarazzo da quella che è stata definita la “mignottocrazia” di Silvio Berlusconi? Impossibile.

Certo, il suo terzomondismo, che la spinse a 19 anni a lasciare le campagne marchigiane per cercare la vastità del mondo, in Venezuela, può non piacere a tutti. Soprattutto a chi non ha condiviso l’inquietudine della sua generazione, che indusse molti a cercare in America Latina, fra la miseria degli indios, o nella rivoluzione sandinista in Nicaragua, un senso alla propria esistenza. Pur sapendo di avere, una volta vissuta l’avventura, il biglietto di ritorno per tornare nei salotti radical chic. Anche se lei, che ha lavorato in una risaia in Venezuela, per poi risalire fino all’ombelico del mondo della Grande Mela, ha fatto tutto in modo ordinato. Sei mesi passati a viaggiare, sei mesi passati a studiare. E così dopo il liceo classico, si è laureata in Giurisprudenza all’università della Sapienza di Roma con una tesi sul diritto di cronaca.


Laura Boldrini

Giornalista, ora vittima della cattiva informazione, ha passato molti anni nelle zone più buie del mondo, sui fronti di guerra. Nel 2009 ingaggiò un duello con l’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a Lampedusa, dove il sindaco le rese omaggio con l’onorificenza della cittadinanza onoraria, perché si oppose ai respingimenti degli immigrati clandestini nel Mediterraneo. Paladina degli uomini in fuga dalla miseria e dalle guerre, ci scrisse pure un libro nel 2010: “Tutti indietro” (Rizzoli). E al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che con la sua nota eleganza verbale la definì «disumana e criminale», lei rispose: «Agli attacchi personali non rispondo, si commentano da soli».

Anche se ora che è presidente della Camera, non risparmia critiche a chi la critica, anche sempre con una dose dibon ton. A cominciare da Beppe Grillo che, dopo la sua elezione alla presidenza della Camera, l’ha liquidata come un’ulteriore espressione della partitocrazia. «Boldrini e Grasso due foglie di fico», ha scritto Grillo sul suo blog. E lei si è precipitata a Che tempo che fa, nel salotto televisivo politically correct di Fabio Fazio per rispondere con tono piccato. «Sono affermazioni del tutto fuori luogo, non sono mai stata iscritta a un partito, la mia storia parla per me», ha replicato durante l’intervista (generosa) di Fabio Fazio. Anche se è a Grillo, che lei deve la sua salita nell’Olimpo di Montecitorio, visto che se non ci fosse stato il M5s , la “partitocrazia” non avrebbe mai scelto una figura della società civile per cercare di sedare la rabbia anti-casta.

Certo, a molti non piacciono i suoi cliché sui disagiati (cattolica, ha raccontato che da piccola suo padre le faceva recitare il rosario in latino), ma fino ad ora sembrava essere apprezzata, capace di suscitare empatia grazie alla sua sensibilità. E una forte personalità, che la contraddistingue. Almeno fino alla maldestra gaffe, che le ha alienato molte simpatie, quando, dimenticandosi del suo ruolo istituzionale, il 28 aprile ha twittato (e poi dichiarato pubblicamente) : «Chi ha sparato a Palazzo Chigi era disperato per perdita di lavoro. Urge dare risposte perché la crisi trasforma le vittime in carnefici». Una frase infelice, forse anche ingenua, che ha sollevato molta polvere. Soprattutto sui social network. Il direttore del telegiornale de La7, Enrico Mentana, in un tweet, due giorni dopo ha cinguettato: «Definire Preiti vittima che diventa carnefice, come fa Laura Boldrini dà alibi sociale all’orrore del cittadino che si fa giustizia da sé». È forse anche per questo motivo, che le vessazioni verbali di cui è stata vittima non hanno suscitato un vero moto di indignazione. Sconfortante per lei, che ha fatto dell’indignazione una molla per entrare in politica. «Mi sono candidata per indignazione», ha ribadito più volte.

Il vero «Codice da Vinci»? il genio di Fra Luca Pacioli, il Francescano amico e ispiratore di Leonardo

Il vero «Codice da Vinci»? il genio di Fra Luca Pacioli, il Francescano amico e ispiratore di Leonardo


Il pensiero rinascimentale della natura divina della geometria, dell’armonia inscritta nel disegno del Creatore emerge dal celebre manoscritto De Divina Proportione di Luca Pacioli, frate francescano del XV secolo, illustrato da Leonardo. Il pregiato volume, di cui esistono solo due esemplari conservati a Milano e Ginevra, è stato ora riprodotto in un facsimile da collezione da Aboca. A presentare l’iniziativa ieri alla Pontificia Università Lateranense c’era, tra gli altri, don Andrea Lonardo, direttore dell’ufficio catechistico della diocesi di Roma. Paolo Ondarza lo ha intervistato:

Luca Pacioli, Leonardo e l’armonia del creato
R. – Luca Pacioli, che era un frate francescano, insieme all’umanesimo condivideva l’idea che ci fosse una proporzione, un’armonia nel mondo. Uno dei versetti più citati nel volume è Sapienza 11,20, dove si dice che Dio ha fatto ogni cosa con misura, proporzione, ordine… E quindi il suo è il tentativo di cercare Dio nella bellezza delle cose, anche nella matematica. Leonardo e Pacioli hanno vissuto insieme per ben cinque anni, viaggiando, spostandosi di corte in corte insieme – un frate e il grande pittore – e si scambiavano informazioni … Ci sono nel libro le illustrazioni leonardesche dei 59 poliedri che sono delle costruzioni che cercano di immaginare una forma geometrica che sta dietro alle cose; c’è un alfabeto scritto su forme geometriche … dietro c’è proprio quest’idea dell’ordine, dell’armonia, della pace, della bellezza di ciò che esiste.

Luca Pacioli e l’armonia nell’economia
D. – Chi era Luca Pacioli?
R. – Luca Pacioli è originario di San Sepolcro amico di Piero della Francesca fin da giovanissimo, e poi diventa un famosissimo matematico-geometra; fa parte di quel gruppo francescano che Francesco incoraggiò dando a Antonio da Padova il permesso di studiare: evangelizzavano anche tramite la cultura. Per esempio – e questo è interessante – Pacioli si occupa di economia, e siamo proprio negli anni in cui nascono i “banchi di pietà”. A differenza di quello che pensava Max Weber, che la finanza onesta nasce con Calvino, in realtà gli studiosi moderni come Todeschini dimostrano che essa nasce con il francescanesimo. Francesco non usa il denaro, ma sa che la città ha bisogno del denaro e quindi i suoi frati forniscono delle regole: cercano di dire che il denaro va usato con giustizia, che chi lo rischia ha diritto a guadagnare qualcosa ma non può guadagnare più di tanto perché se no impoverisce l’altra persona. E quindi, ecco che vediamo Pacioli addirittura occuparsi di economia: insegna l’armonia nell’economia, la giustizia nell’economia così come nell’arte, nell’architettura e così via.

Un testo ancora attuale
D. – L’armonia, la proporzione sono concetti che emergono in tutta la produzione artistica e letteraria di quest’epoca, del Quattrocento. Sono attuali, oggi? Parlare di armonia, concetto inserito nel disegno del Creatore, di Dio, è attuale anche per i nostri giorni?
R. – Lo è assolutamente. Pensiamo all’uomo vitruviano di Leonardo: è l’idea che bisogna disegnare l’uomo bello, le sue proporzioni, la distanza fra le due mani distese, l’altezza, la grandezza del piede, eccetera, dicono che c’è un’armonia, che c’è una bellezza. Quello che la realtà umanistica dimentica è l’esistenza del peccato: ci sarà poi il dramma della riforma che mostrerà che insieme alla bellezza c’è anche un vulnus, c’è una ferita che è entrata. Però, di sicuro un libro come questo – così come l’opera di Leonardo – ci ricorda che la cultura non può essere finalizzata solo a soluzioni concrete. Oggi nella riforma della scuola si parla molto del “problem solving”, cioè secondo alcuni autori sembrerebbe quasi che la scuola debba solo preparare future persone nel mondo del lavoro: manager, professionisti, operai e così via. Ma questa è la fine della scuola: la scuola deve aprire il cuore a cose belle, a cose vere, a cose giuste, a cose di carità. Ecco, vedendo le opere di questo autore, si vede che questa armonia non è immediatamente finalizzata a un risultato concreto, altrimenti si svilisce tutta la funzione della cultura che libera l’uomo, lo fa crescere – come insegna anche Papa Francesco …

Umanesimo integrale da riproporre anche ai nostri giorni
D. – Parlare di armonia in un contesto culturale dove spesso si tenta di decostruire il concetto di umano, cosa vuol dire? E’ una sfida per i nostri giorni?
R. – Questa visione dell’uomo è necessaria oggi dove noi vediamo solo il frammentario, vediamo solo il frammento, perdiamo la visione d’insieme. E’ l’uomo nella sua dignità, nella sua libertà, nella sua carità, nel suo bisogno di cercare Dio, che è importante; l’umanesimo ci presenta una visione nella quale è l’uomo come creatura di Dio che dev’essere accolto, amato ed è prezioso così com’è.

PS: qui un dettagliato profilo di Luca Pacioli e dei suoi rapporti con Leonardo

Tratto da: Il Timone

Gli Usa potrebbero fornire all'Ucraina sistemi di difesa antimissile

Gli Usa potrebbero fornire all'Ucraina sistemi di difesa antimissile


Kiev ha annunciato di aver catturato due presunti soldati dell’esercito russo (notizia prontamente smentita da Mosca) - di Eugenio Cipolla -

La tensione tra Kiev e Mosca è ormai a un punto di non ritorno. Nonostante in questi mesi le diplomazie lavorino a ritmi serrati per ripristinare normali rapporti tra i due paesi, i continui duelli mediatici a distanza tra Poroshenko e gli uomini di Putin hanno contribuito solamente a esacerbare gli animi. «Con la Russia siamo in una vera e propria guerra», ha detto l’altro giorno il presidente ucraino intervistato dalla Bbc, mandando su tutte le furie Mosca. La risposta non si è fatta attendere ed arrivata dal proprio dal portavoce di Putin, Dmitry Peskov: «L'Ucraina non è in guerra con la Russia – ha detto durante una conferenza stampa - ma con i suoi stessi cittadini, i cittadini dell'Ucraina che vengono bombardati e muoiono ogni giorno».

La situazione, dunque, peggiora di ora in ora e investe più fronti. Nei giorni scorsi Kiev ha annunciato di aver catturato due presunti soldati dell’esercito russo (notizia prontamente smentita da Mosca), parlando di prove evidenti dell’aggressione “orchestrata” da Vladimir Putin. A non aiutare la pacificazione c’è anche l’intenzione dell’Ucraina di avvalersi di una moratoria sul pagamento dei debiti esteri (tra questi 3 miliardi di dollari investiti dalla Russia in titoli di Stato ucraini), definita dal presidente russo come un imminente annuncio di default.

Intanto in Donbass continuano le grandi manovre. I filorussi nei giorni scorsi hanno denunciato le operazioni attraverso le quali Kiev sta riportando sulla linea di contatto le armi pesanti. La notizia non trova alcuna conferma da fonti indipendenti, ma potrebbe risultare comunque credibile. «Ci aspettiamo un nuovo attacco entro l’estate e dobbiamo far di tutto per non farci trovare Impreparati», ha detto Poroshenko e questo fa pensare che la tesi dei separatisti non sia poi così tanto assurda.

Ciò che potrebbe far esplodere definitivamente la situazione, però, riguarda le dichiarazioni di Oleksandr Turchinov, ex presidente ucraino ad interim subito dopo la caduta di Yanukovych ed oggi a capo del Consiglio di sicurezza ucraino. «Non escludo che dovremo temere delle consultazioni sull’installazione di elementi di un sistema di difesa missilistica sul territorio ucraino come strumento di protezione dalla minaccia nucleare russa», ha detto ieri, intervistato dall’agenzia di stampa filogovernativa Ukrinform.

«Turchinov ha prima venduto l’indipendenza all’occidente e ora sta cercando di trasformare l’Ucraina in un luogo dove installare sistemi missilistici Usa», ha detto Alexei Pushkov, capo della Commissione Affari esteri della Duma. La vera stoccata è arrivata da Dmitry Peskov, il quale ha fatto capire molto esplicitamente che, se un’ipotesi del genere dovesse concretizzarsi, ci saranno conseguenze serie. «Questo significa che l'Ucraina intende schierare elementi del sistema missilistica statunitense di difesa sul suo territorio – ha detto Peskov - circostanza che ovviamente può essere interpretata in modo completamente negativo dal momento che suppone una minaccia alla Federazione russa. Se il sistema missilistico di difesa statunitense venisse schierato in Ucraina, nascerebbe l'esigenza per la Russia di prendere adeguate misure per garantire la propria sicurezza», ha tagliato corto.

In serata è subito arrivata la smentita del Dipartimento di Stato Usa. «Non abbiamo intenzione di installare alcun sistema del genere in Ucraina», hanno fatto sapere da Washington. Ma molti analisti internazionali ritengono che non sia così e che molto presto gli Usa potrebbero ufficializzare una decisione che porterebbe sicuramente a una nuova e cruenta escalation del conflitto in Donbass.

La Via della Seta arriva in Sud America

La Via della Seta arriva in Sud America


La Cina risponde al Pivot degli Stati Uniti in Asia con il proprio perno

Il premier cinese Li Keqiang è in visita in Sud America, e ci si aspetta che formalizzi la versione regionale della Via della Seta, la Ferrovia Interoceanica, durante il viaggio, scrive Andrew Korybko per Oriental Review. Un ampio progetto per costruire una ferrovia di 5300 km dal Brasile al Perù, attraversando alcuni dei territori più difficili e delicati del mondo. Lungo la strada, tuttavia, affronterebbe certe minacce asimmetriche emergenti, come il potenziale assalto di gruppi ambientalisti indigeni violenti o il riemergere dell’organizzazione terroristica Sendero Luminoso. Se il progetto dovesse essere costruito e attivare il proprio potenziale economico, tuttavia, potrebbe risolvere la rivalità tra Alleanza del Pacifico e Mercosur che minaccia di dividere il continente e impedirne l’integrazione multipolare.

Grandi ambizioni

La grande strategia della Cina è facilitare il commercio globale attraverso progetti infrastrutturali strategici, credendo che la libertà economica offra ai partner la possibilità di liberarsi dal quadro unipolare occidentale e facilitare la transizione verso il sistema multipolare emergente. Assieme a questa visione, sono annunciati i progetti Fascia economica della Via della Seta e Via della Seta Marittima, diffondendo questa visione in Eurasia e Africa orientale. Informalmente, però, ha anche lo scopo di lcolegare l’America Latina a questo sistema tramite i più recenti impegni verso il continente (America Centrale e Sud America). La Cina risponde al Pivot degli Stati Uniti in Asia con il proprio perno, sia pure verso l”emisfero occidentale, e l’ultimo programma ferroviario è un’indicazione della scommessa cinese su una presenza prolungata nella regione. IlDialogo Chino è un’ottima didascalia interattiva delle specifiche della Ferrovia interoceanica, spiegando la natura tramutante del progetto. Dovrebbe partire da Porto Do Acu, vicino Rio De Janeiro, e correre direttamente a nord-ovest fino al confine settentrionale con la Bolivia, dopo di che serpeggiare attraverso le Ande e terminare a Puerto Ilo in Perù. Lungo il percorso, attraverso il cuore industriale, carbonifero, agricolo (soprattutto soia e manzo), minerario (fosfati) e del legname del Brasile, ne trasporterebbe i prodotti oltre le Ande avvicinandoli all’affamato mercato cinese. L’obiettivo immediato è integrare le economie dei due Paesi BRICS, più vicini che mai, nonché dare a Pechino un punto d’appoggio sulla costa pacifica del Sud America, attraverso la porta peruviana, completandone la strategia emisferica assieme al Canale Transoceanico in Nicaragua, finanziato dai cinesi, con i due grandi progetti infrastrutturali che creano gli ancoraggi nord e sud del perno della Cina in America Latina.

Le minacce emergenti alla Ferrovia Interoceanica

Mentre il piano della Via della Seta sudamericana della Cina suona bene sulla carta, potrebbe in realtà essere piuttosto difficile attuarlo sul campo. A parte gli ostacoli geografici come montagne vertiginose e giungle impenetrabili, vi sono anche minacce socio-politiche e militari che potrebbero ritardarne o fermarne completamente la costruzione in alcune aree. Ecco ciò che potrebbe ragionevolmente incontrare la Ferrovia Interoceanica o essere fabbricato.

Resistenza ambientalista indigena

Anche se la rotta ufficiale della ferrovia deve ancora essere resa pubblica, le stima di ciò che probabilmente attraverserà preoccupa alcuni per le conseguenze ambientali e sociali. Più precisamente, importanti tratti di foresta pluviale, fauna selvatica e comunità indigene (alcune delle quali rimangono volontariamente isolate) probabilmente rischierebbero di essere disturbati dal progetto, e questi due temi, ambiente e diritti degli indigeni, notoriamente creano coalizioni di sostenitori nazionali ed internazionali. Il rischio è che la resistenza da tali due gruppi (soprattutto da comunità indigene e sostenitori) potrebbe divenire uno scandalo per le pubbliche relazioni, creando un caso di politica interna e dibattito nazionale, consentendo ai movimenti di opposizione anti-multipolarismo in Brasile e Perù di capitalizzare sui sentimenti negativi e sfruttarli nelle loro campagne per il potere.

Opposizione armata

L’evoluzione dello scenario delle minacce già citato per la Ferrovia interoceanica, è possibile se gli attori citati infine passassero all’opposizione armata. Dopo tutto, non sarebbe del tutto peculiare, dato che una guerriglia che in generale sostiene tali movimenti è recentemente spuntata in Paraguay. L’Esercito Popolare Paraguaiano (PPE) è un presunto gruppo di guerriglieri marxisti con legami con FARC ed organizzazioni di narcotrafficanti sudamericani, ed usa l’ambientalismo militante come suo ultimo grido di battaglia. L’ultimo attacco del PPE, ad aprile, ha visto la presenza di opuscoli di propaganda accanto a tre vittime uccise, denigrando la coltivazione di “soia, mais e altri prodotti che richiedono pesticidi” (prevedibilmente in risposta al controllo della Monsanto sul Paese), così come l’armamento delle milizie antiguerriglia degli agricoltori. Invano esso cercò il favore della popolazione indigena Mbya Guaraní in passato, ma ciò non significa che le mosse precedenti lo portino in futuro ad abbandonare completamente tale strategia. Pertanto, come si vede nel suo intenzionale (ma non necessariamente riuscito) uso di ambientalismo e diritti dei popoli indigeni, nell’ambito degli sforzi per sensibilizzare la comunità, il PPE presenta la violenta fusione di due temi principali che un giorno potrebbero riunire i principali come massa organizzata i gruppi d’interesse che si oppongono alla Ferrovia interoceanica. Non si prevede che il PPE espanda le attività in Brasile o Perù, ma movimenti simili potrebbero svilupparsi attorno a tali principi, e il fatto stesso che il PPE le utilizzi nell’ambito della propria attività d’informazione, crea il presupposto per futuri gruppi violenti nascosti dietro di essi.

Campagne terroristiche

L’apice dell’opposizione alla Via della Seta sudamericana vede gruppi ambientalisti e indigeni unirsi in una campagna terroristica contro i governi brasiliano e peruviano. Mentre il Brasile non ha una storia di terrorismo rurale, finora, il Perù sì ed è possibile che tale problema possa rispuntare ‘convenientemente’ con la Cina che porta la Ferrovia interoceanica nel Paese. Sendero Luminoso, riconosciuto come gruppo terrorista da Stati Uniti e Unione europea, mostra piccole scintille di una rinnovata attività negli ultimi due anni (per lo più traffico di droga), facendo pensare che un giorno possa acquisire una seconda vita. Se il movimento si rianima (forse anche con supporto esterno (occidentale)), potrebbe rappresentare un disastro per la costruzione della Via della Seta sudamericana, soprattutto perché il gruppo ha un passato operativo nelle giungla e montagne che la ferrovia dovrebbe attraversare. C’è anche lo scenario inquietante che tattiche terroristiche e motivazioni di Sendero Luminoso ed Esercito Popolare Paraguaiano si diffondano nell’Amazzonia brasiliana, creando una grave crisi interna che potrebbe impantanare il bastione sudamericano dei BRICS.

UNASUR più forte?

La costruzione della Ferrovia interoceanica collegando le coste atlantica e pacifica del Sud America attraversa il centro del continente, rappresenta un’impresa ingegneristica storica dalle profonde implicazioni economiche e politiche. Uno dei segni più importanti del completamento del progetto potrebbe benissimo essere la mitigazione delle tensioni tra i blocchi commerciali Alleanza del Pacifico e Mercosur e il rafforzamento del gruppo integrativo continentale UNASUR. Il ragionamento dietro questo ottimismo è semplice, l’economia cinese ha dimensione e forza tali che Pechino potrebbe usarla ‘mediando’ tra i due blocchi, e ciò ancora di più se i progetti ferroviari (l’unico dei grandi progetti infrastrutturali che li collega) venissero completati. Se l’Alleanza del Pacifico e il Mercosur convergono, come è stato già detto, il risultato logico sarà la creazione di una zona di libero scambio pan-continentale fornendo la base economica essenziale a una maggiore integrazione in altri campi. Dovrebbe essere un dato di fatto che la maggiore integrazione renderebbe il Sud America più resistente all’egemonia degli Stati Uniti; e con la Ferrovia Interoceanica quale motore del processo multipolare, ci si può aspettare che gli Stati Uniti mobilitino i loro agenti in qualsiasi modo possibile, per sabotarla ad ogni costo.

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