30 maggio 2015

Turkish Stream. Gazprom: “Andremo avanti anche contro il volere dell’Europa”. E la geopolitica energetica non sarà più lo stessa…

Turkish Stream. Gazprom: “Andremo avanti anche contro il volere dell’Europa”. E la geopolitica energetica non sarà più lo stessa…

STRATFOR: “CON IL GASDOTTO TURKISH STREAM, LA RUSSIA RAGGIUNGE CONTEMPORANEAMENTE DUE OBIETTIVI STRATEGICI”

La Russia continuerà a sviluppare il progetto Turkish Stream che può contribuire ad aumentare in modo significativo le esportazioni di gas verso l’Europa e il mercato turco, che è in rapida crescita, dicono gli analisti dellasocietà d’intelligence Stratfor.
Gazprom ha messo in chiaro che andrà avanti con la costruzione del gasdotto russo-turco indipendentementedagli ostacoli politici che si dovrebbero creare in Europa, si legge in un rapporto che mette in evidenza lo status della Russia “come il maggior produttore di gas naturale e petrolio del continente” e lo individua come uno dei fattori dell’influenza russa in Europa.

Secondo il rapporto, “gli europei credono che la Russia non continuerà con i suoi piani se l’Europa non avvierà i lavori sulla loro parte dell’infrastruttura per il gas che attualmente riceve dall’infrastruttura che attraversa l’Ucraina”.

Tuttavia, aggiunge, Gazprom ha già detto all’Europa che prevede di smettere di usare il percorso attuale di esportazione attraverso l’Ucraina entro il 2019 e dirottare le forniture di gas naturale verso il nuovo gasdotto Turkish Stream.
“La Russia ha investito a sufficienza e ha scorte necessarie per iniziare almeno la costruzione del primo dei quattro gasdotti paralleli del Turkish Stream, ciascuno con una capacità di circa 16miliardi di metri cubi”, afferma la pubblicazione.

“Anche se l’Europa non dovesse impegnarsi nel medio termine, Gazprom può utilizzare una versione ridotta del Turkish Stream per rifornire il piccolo ma crescente mercato del gas naturale in Turchia “, scrivono gli esperti di Stratfor.

Gli autori del rapporto sottolineano che il nuovo gasdotto russo-turco dovrebbe sostituire il South Stream che doveva passare attraverso il territorio della Bulgaria. Il progetto di South Stream è stata sospeso dal presidente russo, Vladimir Putin, il 1° dicembre a causa dell’opposizione da parte dell’Unione europea.

“Quasi subito, è stato sostituito con il Turkish Stream. Per la Russia, Turkish Stream ha lo stesso obiettivo del South Stream, ma senza i vincoli politici del trasporto del gas in Bulgaria, membro dell’Unione europea”, conclude il rapporto.


Sorpresa! Gli F35 non si tagliano più

Sorpresa! Gli F35 non si tagliano più
IL PRECEDENTE MINISTRO DELLA DIFESA ERA RIUSCITO A FARE PERSINO MEGLIO DELL’ATTUALE, CHE, ALLA FACCIA DELLE PROMESSE E DELLE COMMEDIE, HA RICONFERMATO GLI INVESTIMENTI NEGLI F35, AEREI DA GUERRA CHE SI STIMA COSTINO SUI 130 MILIONI DI DOLLARI L’UNO.

La conferma arriva dallaRivista Italiana della Difesa che cita il Documento Programmatico Pluriennale (DPP) per la Difesa per il triennio 2015 – 2017 presentato dal ministro Pinotti al Parlamento. La prima tranche, secondo quanto dice la RID, sarà di 38 F35 da acquistare entro il 2020.

«Dopo quella data, il programma verrà ulteriormente rimodulato, per un efficientamento complessivo della spesa, ma l’impegno all’acquisizione di 90 velivoli complessivi al momento resta». E ancora: «Nel corso di quest’anno al programma andranno 582,7 milioni di euro: 260 milioni per acquisizioni e supporto logistico, 66 per le predisposizioni e gli adeguamenti infrastrutturali ed altri 233 milioni di euro per il consolidamento dei ritorni industriali pianificati. Ad oggi, l’Italia ha contrattualizzato l’acquisto di 8 velivoli – 3 dei LRIP (Low Rate Initial Production) 6-7 e 2 del LRIP-8. Sei velivoli sono già in produzione nello stabilimento di Cameri ed uno a già effettuato il roll-out in vista della consegna entro l’anno all’Aeronautica. Quest’anno è prevista la firma dei contratti LRIP 9 e 10. Il LRIP 9 dovrebbe prevedere per l’Italia l’acquisizione di 2 aerei, di cui il primo in variante a decollo corto e atterraggio verticale STOVL».

Poi si va alla pagina 144 del documento e si legge che ci sono «oneri complessivi stimati per circa 10 miliardi: completamento previsto 2027».

Nel settembre 2014 la Camera aveva approvato una mozione che impegnava il governo «a riesaminare l’intero programma F35 per chiarirne criticità e costi con l’obiettivo finale di dimezzare il budget finanziario originariamente previsto». Ebbene, quella mozione non è servita a nulla e la decisione suona come una beffa nei confronti di chi, come la Rete Disarmo con la campagnaTaglia le ali alle armi, si è impegnato per contrastare l’emorragia di denaro pubblico in questa direzione.

Avanti tutta, allora, con i cacciabombardieri. Il documento parla di «rispetto delle mozioni» e di «notevole diminuzione» della spesa per gli F35: ma è quella che aveva già fatto 3 anni fa l’ex ministro della difesa Giampaolo Di Paola portando il numero dei bombardieri da comprare da 131 a 90. E poi? Nulla. O tutto, secondo i punti di vista.

Ne esce sconfitta la grande campagna Taglia le ali alle armi. «L’obiettivo era ed è quello del disarmo con una forte riduzione delle spese militari al fine di arrivare ad una difesa rispondente al nostro dettato Costituzionale che prevede il ripudio della guerra per la soluzione delle controversie internazionali – si legge nel documento della campagna – Per rispondere alla seconda parte dell’articolo 11 della Costituzione, cioè promuovere le organizzazioni internazionali che assicurino la pace e la giustizia tra le nazioni, occorre creare corpi di polizia affiancati da corpi civili di pace in ambito sia di Nazioni Unite che di Unione Europea. L’alternativa, come in tutte le cose c’è, non è vero che se non vogliamo l’F35 non vogliamo difenderci o vogliamo declassare il prestigio del nostro Paese. Dove sta scritto che il prestigio internazionale derivi dallo sfoggiare portaerei e cacciabombardieri, dove sta scritto che l’eccellenza ci deve essere solo in campo militare (perché non in quello sanitario). Ci dicono che dobbiamo rispettare gli impegni internazionali, ma non ce lo dicono quando non lo facciamo per la cooperazione allo sviluppo, dove siamo il fanalino di coda dei paesi donatori. Ma l’F35 lo abbiamo preso di mira anche perché è l’esempio palese di come in nome della “difesa della nazione” si sperperano soldi pubblici che arrivano dalle tasche di noi contribuenti. Quindi un discorso che va oltre le questioni della difesa o dell’etica della pace, ma riguardano l’amministrazione del bene pubblico».

«Soprattutto in un momento come questo, di grave crisi economica e finanziaria, di cui pagano le conseguenze le fasce più deboli della popolazione –si legge ancora – è necessario ripensare il nostro modello di difesa, il ruolo internazionale dell’Italia e la dimensione delle Forze Armate. Sono state colpite le spese sociali, i trasferimenti agli enti locali, gli stanziamenti per l’ambiente, ma le spese militari sono state solamente sfiorate. Si tratta di porre questo problema non solo in ambito italiano, ma in un contesto europeo. E’ necessario avviare una politica di disarmo su scala europea ed ottimizzare risorse e mezzi di paesi che comunque agiscono come alleati nelle missioni internazionali di pace. Ed é tempo che il nostro paese si dia una politica di pace e non solo di disarmo: per questo chiediamo maggiori finanziamenti alle politiche pubbliche di cooperazione allo sviluppo fino allo 0,7% del PIL -come richiesto anche dalle Nazioni Unite in numerose occasioni- e poi un ruolo delle Forze Armate all’estero rigorosamente rispettoso dell’art. 11 della Costituzione (L’Italia ri- pudia la guerra) e della Carta delle Nazioni Unite: autentiche missioni di pace e non interventi militari camuffati da missioni umanitarie. Si tratta anche di spezzare il persistente connubio di interessi tra industria militare, commesse pub- bliche e Forze Armate, che tante vicende oscure ha causato, come dimostra anche la storia di Finmeccanica. Accentuare i controlli sul commercio e traffico delle armi e sostenere con maggior forza i processi di riconversione dell’industria militare sono per noi due importanti priorità».

Volete protestare? Fatelo scrivendo a:

Ministero della Difesa

Palazzo Baracchini

Via XX Settembre 8 – 00187 Roma

Oppure telefonando allo 06-4882126 o scrivendo una mail a segreteria.ministro@difesa.it

Fonte: Il Cambiamentodell’Italia e la dimensione delle Forze Armate. Sono state colpite le spese sociali, i trasferimenti agli enti locali, gli stanziamenti per l’ambiente, ma le spese militari sono state solamente sfiorate. Si tratta di porre questo problema non solo in ambito italiano, ma in un contesto europeo. E’ necessario avviare una politica di disarmo su scala europea ed ottimizzare risorse e mezzi di paesi che comunque agiscono come alleati nelle missioni internazionali di pace. Ed é tempo che il nostro paese si dia una politica di pace e non solo di disarmo: per questo chiediamo maggiori finanziamenti alle politiche pubbliche di cooperazione allo sviluppo fino allo 0,7% del PIL -come richiesto anche dalle Nazioni Unite in numerose occasioni- e poi un ruolo delle Forze Armate all’estero rigorosamente rispettoso dell’art. 11 della Costituzione (L’Italia ri- pudia la guerra) e della Carta delle Nazioni Unite: autentiche missioni di pace e non interventi militari camuffati da missioni umanitarie. Si tratta anche di spezzare il persistente connubio di interessi tra industria militare, commesse pub- bliche e Forze Armate, che tante vicende oscure ha causato, come dimostra anche la storia di Finmeccanica. Accentuare i controlli sul commercio e traffico delle armi e sostenere con maggior forza i processi di riconversione dell’industria militare sono per noi due importanti priorità».

Volete protestare? Fatelo scrivendo a:

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Oppure telefonando allo 06-4882126 o scrivendo una mail a segreteria.ministro@difesa.it

Medico:”Ho curato mia moglie dal tumore con terapie alternative”

Medico:”Ho curato mia moglie dal tumore con terapie alternative”


Nel 2009, dopo la diagnosi di cancro cerebrale invasivo, fa 3 cicli di chemio che la portano in stato terminale. Approda allora alla Terapia Di Bella e a farmaci vietati in Italia ma che all’estero funzionano. Sua moglie, mamma di tre bambini, è guarita.

Questa è la storia di un odontoiatra lombardo di 42 anni, Carlo, sposato e con 3 figli piccoli, che è riuscito a cambiare il suo destino. Davanti alla malattia della moglie – un tumore al cervello ad alto grado (astrocitoma anaplastico) invasivo, lo stesso tumore che stroncò Ted Kennedy – che l’ha portata in fin di vita, ha scelto di sfidare la casta della medicina ufficiale e rivolgersi a terapie non riconosciute e addirittura vietate in Italia.

Ecco di seguito l’intervista riportata dal Giornale:

Come vi siete accorti del tumore? (lo stesso che stroncò Ted Kennedy)
“Nell’aprile 2009 mia moglie aveva 35 anni, ha avuto un attacco epilettico mentre lavorava. In ospedale le hanno trovato una lesione cerebrale, è stata operata dieci giorni dopo”.

Diagnosi?
“Astrocitoma anaplastico (il cancro delle cellule che sostengono i neuroni) al terzo grado. È un tumore maligno che cresce rapidamente anche se non dà metastasi. Il dramma è che non si riesce a rimuoverlo del tutto perché infiltra i tessuti sani vicini”.

E qual è la cura?
“Radioterapia e chemioterapia prolungate nel tempo, la sopravvivenza a due anni è del 50% a cinque anni del 18%.”

Come trovarsi l’iceberg a un palmo dalla prua…Che avete fatto?
“Il protocollo prevede 30 sedute di radioterapia e concomitante chemioterapia, si cerca di andare avanti il più possibile, il guaio è stato che dopo tre cicli di chemio mia moglie ha manifestato altissima tossicità al fegato e al sangue: non aveva più globuli rossi e bianchi, né piastrine. Neppure le trasfusioni le davano sollievo. A dicembre è entrata in uno stato cachettico (la condizione del malato terminale)… pensavamo non arrivasse a fine anno…Durante questa mia tragedia non dormivo più, studiavo ogni notte e in ogni pausa del giorno, avrò consultato centinaia di studi e decine di professionisti”.

Dove è approdato?
“Alla terapia Di Bella, innanzittutto: il dottor Achille Norsa ha pubblicato diversi ‘case report’ sui tumori cerebrali, l’ho consultato insieme a Giuseppe Di Bella e a Paolo Lissoni.”.

Quali effetti ha avuto la terapia Di Bella su sua moglie? “Ottimi. Oggi, a tre anni di distanza, lavora e si occupa della famiglia come prima di ammalarsi, il suo cancro non è andato avanti, è rarissimo che un tumore cerebrale di questo tipo resti immobile, gli esami però lo provano. Come dicevano i latini contra factum non datur argomentum, ossia, di fronte ai fatti non serve discutere. Quel che ho capito è che non si può pensare di arrestare un tumore senza la somatostatina (soffoca le cellule maligne, togliendo loro il nutrimento dei vasi sanguigni).”

Ha provato a dirlo a un oncologo tradizionale?
“Durante il periodo delle cure i medici degli ospedali mi hanno sempre trattato come un deficiente, ora che vedono mia moglie viva e vegeta tacciono e la guardano come si guarda un fantasma. Ripetevano ‘che queste terapie non servono a nulla’, mentre io dico che se avessero letto Schally, Pollak, Lincoln forse qualche dubbio gli sarebbe venuto. Negli Usa è normale testare i farmaci off label, ossia i medicinali per uno scopo diverso da quello che è scritto sul bugiardino, è il caso della somatostatina e degli inibitori prolattinici usati da Di Bella contro i tumori ma anche di altre sostanze. Là si fa quando le cure tradizionali si rivelano inefficaci, da noi nemmeno è possibile immaginarlo”.

A proposito di altre sostanze, lei non ha curato sua moglie soltanto con il metodo Di Bella.
“No. Ero deciso a provarle tutte. Ho impiegato anche altri due farmaci non riconosciuti in Italia. Il primo è CRM 197, scoperto dallo scienziato italiano Buzzi, è la parte non tossica della tossina difterica che provoca, nel malato di tumore, una cascata immunitaria (è in corso una sperimentazione in Giappone su donne con tumore ovarico)”.

Il secondo?
E’ un oncolitico (‘scioglie’ il cancro), si chiama virus di Newcastle, della famiglia dei virus responsabili dell’aviaria, è un ritrovato di un medico ungherese. In Germania questo prodotto è impiegato nelle cliniche e negli ospedali”.

Quindi ha acquistato i medicinali all’estero.
“Sì, entrambi. Non solo, ho dovuto anche farli somministrare all’estero, perché in Italia sono farmaci vietati”.

Ma non è rischioso mescolare tutte queste sostanze? “Certamente bisogna saperle usare, ci vuole un medico esperto. Quanto al mescolarle mi ero informato, sono adatte a sposarsi con la terapia Di Bella e al caso di mia moglie. La mia fortuna è che so leggere bene in inglese”.

Quindi lei non ci sa dire se il tumore di sua moglie si è stabilizzato per il metodo Di Bella o per le altre due terapie. “Francamente no. Ma non mi importa, quel che conta è che lei stia bene e faccia una vita normale”.

Avrà speso un sacco di soldi.
“Tanti. Sa qual è la tristezza? Che io ho potuto fare tutto questo (tradotto: curare la madre dei miei figli) perché: sono medico, ho studiato e non ho problemi economici, ma gli altri…?”

Per gli altri offre lo Stato…Ma è vero che lei ora fa il consulente gratis?
“E’ l’effetto del passaparola, abito in un centro piccolo, ormai ho una discreta competenza sui tumori cerebrali, così la gente viene qui a chiedermi un parere e io per comodità, concentro le consulenze dopo il lavoro. L’ultima ora della giornata la passo così. È il minimo che possa fare dopo quello che ho ricevuto, è il mio modo di aiutare chi sta male”.



Tratto da: Dionidream

La tecnotirannide della NSA: una nazione sotto sorveglianza

La tecnotirannide della NSA: una nazione sotto sorveglianza

- di John W. Whitehead -

Ormai abbiamo una quarta branca del governo. Come documento nel mio nuovo libro “Battlefield America: The War on the American People” (Campo di battaglia America: la guerra al popolo americano), questa quarta branca è venuta in essere senza alcun mandato elettorale o referendum costituzionale, eppure possiede superpoteri molto al di sopra di qualsiasi altra agenzia governativa tranne l’esercito. E’ onniscente, onnivedente e onnipotente. Opera al di fuori della portata del presidente, del Congresso e dei tribunali, e marcia di pari passo con l’elite delle compagnie che comandano davvero a Washington.

Potremmo chiamare questa nuova branca Sorveglianza, ma io preferisco “tecnotirannide”, termine coniato dal giornalista investigativo James Bamford per indicare un’era di tirannide tecnologica resa possibile dai segreti, le menzogne, le spie e i legami aziendali del governo.

Attenti a ciò che vedete, leggete, scrivete, a dove andate e con chi parlate, perché verrà tutto registrato, archiviato e alla fine usato contro di voi, nel luogo e nel momento scelti dal governo. La riservatezza è morta.
Lo stato di polizia sta per passare la staffetta a quello di sorveglianza.
Dopo aver già trasformato la polizia locale in un’estensione dell’esercito, il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, il Dipartimento di Giustizia e l’FBI si stanno preparando per trasformare i poliziotti-soldato del paese in tecno-guerrieri completi di scanner dell’iride e del corpo, dispositivi radar Doppler agli infrarossi, programmi di ricognizione facciale, lettori di targa, dispositivi Stingray per i cellulari e tanto altro ancora.
Questo sta per diventare il nuovo volto della sorveglianza in America.

La National Security Agency è stata la distrazione perfetta per distoglierci dalla più vasta campagna tecnologica del governo che ci renderà impotenti di fronte ai suoi occhi indiscreti. Di fatto molto tempo prima che la NSA diventasse l’agenzia che amavamo odiare, il Dipartimento di Giustizia, l’FBI e la Drug Enforcement Admnistration stavano portando avanti la propria segreta sorveglianza di massa sulla popolazione ignara.
Praticamente ogni branca del governo, dal Servizio Postale al Dipartimento del Tesoro e tutti quelli in mezzo, ha ora il proprio settore di sorveglianza autorizzato a spiare il popolo americano. Poi ci sono i centri di fusione e antiterrorismo che raccolgono tutti i dati dalle spie governative più piccole (polizia, ufficiali sanitari, trasporti ecc) e li rendono accessibili a chi è al potere. Senza ovviamente parlare della complicità delle compagnie, che ci comprano e vendono dalla culla alla bara finché non abbiamo più dati da fornire.

Il dibattito infuocato sul destino dei programmi di sorveglianza interna, palesemente incostituzionali, illegali e continui, è solo rumore, ciò che Shakespeare definiva “suono e furia, con nessun significato”.Perché non significa nulla: le leggi, le rivelazioni, le task force e gli ostruzionisti. Il governo non sta rinunciando né cedendo. Ha smesso di darci retta. Ha smesso da molto tempo di prendere ordini da “noi popolo”.
Se non ve ne siete ancora accorti, niente di tutto questo (le simulazioni militari, la sorveglianza, la polizia militarizzata, le perquisizioni, le palpatine casuali, perfino le telecamere indossate dalla polizia) è per combattere il terrorismo. E’ tutto per controllare la popolazione. Nonostante il fatto che l’attività di spionaggio si sia dimostrata inefficace nel rilevare, figuriamoci fermare, qualsiasi effettivo attacco terroristico, la NSA continua ad operare largamente in segreto, portando avanti sorveglianza di massa senza mandato su centinaia di milioni di telefonate, email, sms e simili, aldilà del controllo del Congresso e dei contribuenti, costretti a finanziare il suo bilancio multimiliardario per le operazioni segrete.

Leggi come il Patriot Act servono solo a legittimare le azioni di un’agenzia segreta gestita da un governo ombra. Perfino il proposto e alla fine sconfitto Freedom Act, che si proponeva di limitare la portata del programma di sorveglianza telefonica della NSA, almeno sulla carta, dispondendo che l’agenzia necessitasse di un mandato prima di sorvegliare i cittadini americani e proibendo la conservazione di qualsiasi dato raccolto sugli americani, ammontava a poco più che una tigre di carta: in apparenza minacciosa, ma priva di morso reale.
La questione di come fare con la NSA, un’agenzia che opera al di fuori del sistema di controlli e contrappesi stabiliti dalla costituzione, è un argomento divisivo che polarizza perfino quanti si sono opposti alla sorveglianza senza mandato della NSA fin dall’inizio, costringendoci tutti, cinici, idealisti, politici e realisti, a vedercela con una “soluzione” politica profondamente dubbia e insoddisfacente a un problema che si situa aldilà della portata degli elettori e dei politici: come confidare che un governo che mente, bara, ruba, aggira la legge e poi si auto-assolve, in effetti ubbidisca alla legge?

Dalla sua nascita ufficiale nel 1952, quando il presidente Harry S. Truman emanò un ordine esecutivo segreto istituendo la NSA quale centro delle attività di intelligence estera del governo, l’agenzia ha operato nell’ombra, senza responsabilità di fronte al Congresso pur usufruendo dei dollari del contribuente per finanziare le sue operazioni segrete. Fu solo quando nel 1969 l’agenzia giunse a impiegare 90.000 impiegati, facendone la più grande agenzia di intelligence del mondo, con un notevole spazio occupato fuori Washington, che diventò più difficile negarne l’esistenza.
In seguito al Watergate del 1975 il Senato tenne incontri sotto il Comitato Church per stabilire esattamente in quale tipo di attività illegali l’apparato di intelligence americano fosse impegnato sotto la direzione del presidente Nixon, e come impedire future violazioni della legge. Era la prima volta che la NSA veniva esposta allo scrutinio pubblico fin dalla sua creazione. L’investigazione rivelò un’operazione sofisticata, i cui programmi di sorveglianza si curavano ben poco della costituzione. Per esempio, sotto il Progetto Shamrock la NSA spiava i telegrammi da e per gli USA, così come la corrispondenza dei cittadini americani. Inoltre, come riporta il Saturday Evening:
“Sotto il Progetto Minaret la NSA monitorava le comunicazioni dei leader dei diritti civili e di quanti si opponevano alla guerra in Vietnam, compresi Martin Luther King Jr, Mohammad Ali, Jane Fonda e due senatori statunitensi. La NSA aveva lanciato questo programma nel 1967 per monitorare sospetti terroristi e trafficanti di droga, ma i presidenti successivi lo usarono per sorvegliare qualsiasi dissidente politico.”

Il senatore Frank Church (democratico dell’Idaho), che servì come presidente del comitato d’Intelligence che investigò la NSA, capiva benissimo i pericoli intrinseci nel permettere al governo di oltrepassare la sua autorità in nome della sicurezza nazionale. Church riconobbe che tali poteri di sorveglianza “potevano essere rivolti contro il popolo americano in qualsiasi momento, e nessun americano avrebbe avuto più alcuna riservatezza, tanta era la capacità di monitorare tutto: conversazioni telefoniche, telegrammi, non importa. Non ci sarebbe stato alcun posto per nascondersi.”

Constatando che la NSA avrebbe potuto rendere un dittatore capace “di imporre la totale tirannide” a un popolo americano completamente indifeso, Church dichiarò che non voleva “mai vedere questo paese attraversare il ponte” della protezione costituzionale, della supervisione parlamentare e della richiesta di riservatezza da parte del popolo. Egli dichiarò che “noi”, ovvero sia il Congresso che gli elettori, “dobbiamo fare in modo che questa agenzia e tutte le agenzie che possiedono questa tecnologia operino all’interno del diritto e sotto adeguata supervisione, affinché non oltrepassino mai quell’abisso. Quello è un abisso dal quale non c’è ritorno.”
Il risultato fu l’approvazione del “Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA) e la creazione del Tribunale FISA, che avrebbe dovuto supervisionare il modo in cui le informazioni d’intelligence venivano raccolte e archiviate. La legge prevede che la NSA ottenga l’autorizzazione del Tribunale FISA, un tribunale segreto di sorveglianza, prima di poter effettuare la sorveglianza dei cittadini americani. Arriviamo ai nostri giorni e la cosiddetta soluzione al problema posto dagli enti governativi che effettuano sorveglianza ingiustificata e illegale, ovvero il Tribunale FISA, è diventato inconsapevolmente ciò che permette tali attività, approvando quasi ogni richiesta gli venga sottoposta.

Gli attacchi dell’11 settembre sono serviti come spartiacque nella storia della nostra nazione, inaugurando un’era in cui attività governative immorali e/o illegali come la sorveglianza, la tortura, le perquisizioni corporali, le incursioni delle squadre d’assalto vengono sancite come parte dell’impegno a mantenerci “sicuri”.
In seguito all’11 settembre, George W. Bush autorizzò segretamente la NSA a condurre sorveglianza senza mandato sulle telefonate ed email degli americani. Tale programma di intercettazioni venne riportato come concluso nel 2007, in seguito al resoconto del New York Times che aveva provocato l’indignazione generale.
Con Barack Obama nulla cambiò. Di fatto le violazioni peggiorarono, in quanto la NSA venne autorizzata a raccogliere segretamente i dati telefonici e internet di milioni di americani e anche di governi stranieri.
Solo dal 2013, con le rivelazioni di Edward Snowden, gli americani hanno compreso appieno fino a che punto erano stati ancora una volta traditi.

Ciò che appare chiaro da questa breve storia della NSA è che la NSA non si può riformare. Finché al governo sarà permesso beffarsi della legge, che sia essa la costituzione, il FISA Act o qualsiasi altra norma intesa a limitare il suo potere e restringere le sue attività, e finché gli sarà permesso di operare a porte chiuse, affidandosi a tribunali segreti, bilanci segreti e interpretazioni segrete delle leggi, non ci sarà alcuna riforma.
Presidenti, politici e sentenze sono andati e venuti nel corso dei 60 anni di storia della NSA, ma nessuno di loro ha ottenuto granché per porre fine alla “tecnotirannide” della NSA. La bestia è diventata più grande delle sue catene. Non si farà imprigionare.

La crescente tensione che si vede e si sente nel paese è una tensione tra quanti esercitano il potere per conto del governo (presidente, Congresso, tribunali, esercito, polizia militarizzata, tecnocrati, i burocrati non eletti e senza volto che ubbidiscono ciecamente ed eseguono le direttive del governo, non importa quanto immorali o ingiuste, e le compagnie) e quanti nella popolazione si stanno alla fine rendendo conto delle crescenti ingiustizie, della corruzione che imperversa e delle tirannie senza fine che stanno trasformando il nostro paese in uno stato di polizia tecnocratico.

Ad ogni svolta siamo stati danneggiati, nella nostra ricerca di trasparenza, responsabilità e democrazia rappresentativa, da una cultura di segretezza dell’establishment: agenzie segrete, esperimenti segreti, basi militari segrete, sorveglianza segreta, bilanci segreti e sentenze segrete, tutti esistenti aldilà della nostra portata, operanti al di fuori della nostra conoscenza e non responsabili di fronte a “noi popolo”.
Quello che non siamo riusciti a capire davvero è che la NSA è solo una piccola parte dei un oscuro governo permanente costituito da burocrati non eletti che marciano di pari passo alle compagnie guidate dal profitto, quelle che di fatto governano Washington, e lavorano per tenerci sotto sorveglianza e, perciò, sotto controllo. Per esempio, Google lavora apertamente con la NSA, Amazon ha costruito un enorme database di intelligence per la CIA, da 600 milioni di dollari, e l’industria delle telecomunicazioni sta ottenendo grossi profitti proprio spiandoci per il governo.

In altre parole, l’America delle compagnie sta ottenendo abbondanti profitti lavorando come complice del governo nei suoi sforzi di sorveglianza interna. Guarda caso, come di recente rivelato dall’Intercept, molti dei più vocali difensori della NSA hanno legami finanziari con gli appaltatori della NSA.
Perciò, se questo regime segreto non solo esiste ma prospera, è perché lo abbiamo permesso con la nostra ignoranza, apatia e ingenua fiducia in politici che prendono ordini dall’America delle compagnie anziché dalla costituzione.
Se questo governo ombra persiste, è perché dobbiamo ancora scandalizzarci abbastanza da reagire alle sue prese di potere e mettere fine alle sue tattiche autoritarie.
E se questa burocrazia non eletta riuscirà a calpestare le nostre ultime vestigia di riservatezza e libertà, sarà perché ci saremmo scioccamente lasciati convincere che la politica conta, che votare fa la differenza, che i politici in effetti rappresentano i cittadini, che i tribunali hanno a cuore la giustizia e che tutto viene fatto nel nostro interesse.

In realtà, come avverte il politologo Michael J. Glennon, potete votare chi volete, ma le persone che eleggete non sono quelli che prendono davvero le decisioni. “Il popolo americano si illude… che le istituzioni che fanno da facciata decidano davvero la politica di sicurezza nazionale,” affermò Glennon. “Credono che quando votano per un presidente o membro del Congresso o quando riescono a portare un caso in tribunale, quella politica cambierà. Ma… in materia di sicurezza nazionale la politica è fatta da istituzioni nascoste.”

In altre parole, non importa chi occupa la Casa Bianca: il governo segreto con le sue agenzie segrete, i suoi bilanci e programmi segreti non cambierà. Semplicemente continuerà a operare nel segreto finché qualche talpa verrà fuori e per un po’ solleverà il velo e noi di dovere (e per poco) reciteremo la parte di pubblico scandalizzato, pretendendo responsabilità e sbattendo le nostre gabbie, portando però ben poche riforme vere.
Quindi la lezione della NSA e della sua vasta rete di partner per lo spionaggio interno è semplicemente questa: una volta che permettete al governo di cominciare a violare la legge, per quanto giustificabile ne appaia il motivo, rinunciate al contratto tra voi e il governo, quello che stabilisce che il governo lavora per voi e ubbidisce a voi, i cittadini, i datori di lavoro, i padroni.

Una volta che il governo di Washington comincia a operare al di fuori della legge, senza rispondere a nessuno ma solo a se stesso, non c’è modo per farlo tornare al suo posto, tranne una rivoluzione. E per “rivoluzione” intendo l’eliminazione dell’intera struttura, perché la corruzione e l’illegalità sono diventate pervasive.


Traduzione: Anacronista per Controinformazione

29 maggio 2015

Da Segretario di Stato, la Clinton ha approvato vendite di armi per 165 miliardi di dollari ai Paesi donatori della sua Fondazione

Da Segretario di Stato, la Clinton ha approvato vendite di armi per 165 miliardi di dollari ai Paesi donatori della sua Fondazione
DI QUESTI ACCORDI HANNO BENEFICIATO I SOLITI SOSPETTI DEL MEDIO ORIENTE..

Il mese scorso IBTimes dimostrava come Goldman Sachs avesse pagato 200mila dollari a Bill Clinton per un discorso prima di fare pressione sul Dipartimento di Stato (all’epoca gestito da Hillary Clinton) sulla legislazione legata alla Export-Import Bank, che avrebbe alla fine approvato un prestito ad una società cinese consentendole l’acquisto di aerei, per 75 milioni di dollari, dalla Beechcraft (che prima della bancarotta del febbraio 2013 era la Hawker Beechcraft), una società che è in parte di proprietà di Goldman.

L’implicazione, naturalmente, è che i soldi per il discorso di Bill siano stati pagati per influenzare il processo decisionale del Dipartimento di Stato, un’implicazione che Goldman definisce “assurda”.

I Clinton sono sotto esame anche per possibili conflitti di interesse derivanti dai contributi alla Clinton Foundation mentre Hillary Clinton guidava il Dipartimento di Stato. Più in particolare, un’indagine di Reuters ha rivelato che la Fondazione non è riuscita a segnalare “decine di milioni” di donazioni da parte di governi stranieri per un valore di 990 milioni in tre anni, spingendo il CEO dell’organizzazione Maura Pally a spiegare “l’errore”.. Poco dopo, la Reuters ha trovato delle inesattezze nella spiegazione della Pally, notando che in realtà, Clinton ha infranto le promesse di trasparenza fatte all’amministrazione Obama.

Ora, IBTimes, in un nuovo pezzo investigativo esamina il rapporto tra le donazioni di governi stranieri e aziende alla Foondazione Clinton e i contratti per la vendita di armi negoziati dal Dipartimento di Stato di Hillary Clinton, che, a quanto pare, ha approvato 165 miliardi di dollari in vendita di armi a nazioni che in precedenza aveva donato soldi alla Fondazione Clinton.


Negli anni precedenti alla nomina di Hillary Clinton a segretario di stato, il Regno dell’Arabia Saudita ha contribuito almeno con 10 milioni di dollari alla Fondazione Clinton Appena due mesi prima che l’accordo fosse finalizzato, la Boeing – l’appaltatore della difesa che produce uno dei jet da combattimento che i sauditi erano particolarmente desiderosi di acquisire, l’F-15 – han contribuito con 900mila dollari alla Fondazione Clinton, secondo un comunicato stampa dell’azienda.

L’accordo saudita è una delle decine di contratti per la vendita di armi approvato dal Dipartimento di Stato di Hillary Clinton che poneva le armi nelle mani dei governi che avevano donato soldi alla Fondazione della famiglia Clinton.

Sotto la guida della Clinton, il Dipartimento di Stato ha approvato accordi per la vendite di armi per un valore di 165 miliardi di dollari con 20 nazioni i cui governi hanno donato soldi alla Fondazione Clinton,secondo un’analisi dell’IBTimes dei dati del Dipartimento di Stato e della Fondazione Clinton. Tale cifra – che deriva dai tre anni fiscali del mandato della Clinton come Segretario di Stato (da ottobre 2010 a settembre 2012) – è quasi il doppio del valore delle vendite di armi americane fatte a quei paesi e approvati dal Dipartimento di Stato nello stesso periodo del secondo mandato del presidente George W. Bush …

Il Dipartimento di Stato guidato dalla Clinton ha anche autorizzato 151 miliardi dollari di accordi gestiti dal Pentagono con 16 dei paesi che hanno fatto donazioni alla Fondazione Clinton, con un conseguente aumento del 143 per cento nelle vendite a quelle nazioni rispetto allo stesso arco di tempo durante l’amministrazione Bush. Queste vendite extra erano parte di un ampio aumento delle esportazioni militari americane che hanno accompagnato l’arrivo di Obama alla Casa Bianca.
Di questi accordi hanno beneficiato i soliti sospetti del Medio Oriente con i quali l’amministrazione Obama si sta ora coordinando per la cacciata di Assad …

Il Dipartimento di Stato ha formalmente approvato queste vendite di armi, anche se si trattava di paesi governati da regimi autoritari che lo stesso Dipartimento aveva criticato per l’abuso dei diriiti umani. Algeria, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman e Qatar tutti donatori della Fondazione Clinton e che si sono guadagnati scorte di armi di fabbricazione americana anche se il Dipartimento li condanna per una serie di presunti mali, dalla corruzione alla limitazione delle libertà civili alle violente repressioni contro gli avversari politici. 
Come segretario di Stato, Hillary Clinton ha anche accusato alcuni di questi paesi di non riuscire a schierare una campagna seria e costante per affrontare il terrorismo. In un cavo del dicembre 2009 del Dipartimento di Stato pubblicato da Wikileaks, la Clinton si lamentava di “una sfida continua per convincere i funzionari sauditi a trattare il finanziamento del terrorismo proveniente dall’Arabia Saudita come una priorità strategica.” Ha dichiarato che “il livello generale della cooperazione del Qatar con gli Stati Uniti contro il terrorismo è considerata la peggiore nella regione “. 
… E nel caso in cui ci fosse qualche dubbio sulla capacità della Clinton di influenzare le vendite di armi a governi stranieri …

Domande sul nesso tra la vendita di armi e i donatori della Clinton Fondazione derivano dal ruolo del Dipartimento di Stato nel rivedere l’esportazione di armi di fabbricazione americana. L’agenzia ha il compito di approvare sia le vendite commerciali dirette da parte degli appaltatori della difesa degli Stati Uniti ai governi stranieri che le vendite mediate dal Pentagono a quei governi. Tali poteri sono sanciti da una legge federale che indica in particolare il segretario di Stato come “responsabile per la continua supervisione e la direzione generale delle vendite di armi, l’equipaggiamento militare e i servizi in paesi stranieri. In quel ruolo, Hillary Clinton aveva il potere di approvare o rifiutare le vendite per una vasta gamma di motivi, da considerazioni di sicurezza nazionale a questioni relative ai diritti umani.
Il rapporto non si ferma qui. Ci sono anche collegamenti tra i Clinton e il complesso militare-industriale, con artisti del calibro di Boeing, Lockheed Martin, e United Technologies che hanno tutti donato soldi alla Fondazione,

Questo gruppo di produttori di armi è stato coinvolto 114 tali accordi mentre la Clinton era segretario di stato …

La Boeing è stata una delle tre aziende che ha consegnato denaro personalmente a Bill Clinton mentre beneficiavano delle autorizzazioni rilasciate dal Dipartimento di Stato di Hillary Clinton. Le altre due sono la Lockheed e il colosso finanziario Goldman Sachs.
Alla fine, questo serve come ulteriore prova che la persona che è considerata, almeno per il momento, come il probabile prossimo comandante in capo degli Stati Uniti, è stata in passato esposta all’influenza di governi stranieri le cui donazioni alla Fondazione Clinton potrebbero essere servite a plasmare i contratti per la vendita di armi degli Stati Uniti agli alleati di Washington del Medio Oriente.

Come commenta il professore di Harvard Stephen Walt:

La politica estera americana è servita meglio se i responsabili non sono neanche lontanamente sospettati di avere questi conflitti di interesse.


Il tariffario dei rappresentanti di lista. Così si «paga» il voto: 50 euro l’uno. indaga la Digos | Video

Il tariffario dei rappresentanti di lista. Così si «paga» il voto: 50 euro l’uno. indaga la Digos | Video
Un tariffario (30, 40 O 50 EURO) per remunerare i rappresentati di lista in grado di procacciarsi le preferenze per le elezioni (nello specifico le prossime regionali). Le indagini della Digos di Bari sarebbero partite da un servizio realizzato dal TgNorba ed oggi ne è dato l’annuncio su Repubblica.it.


Nel servizio di TgNorba il meccanismo viene spiegato da un collaboratore del comitato elettorale di Maurodinoia, la candidata più suffragata alle scorse elezioni comunali con Schittulli ed ora in corsa con Emiliano per le regionali.

I rappresentanti di lista, reclutati dai comitati, non avrebbero avuto come compito primario quello di presenziare nel giorno dello spoglio delle schede e verificare la regolarità dell’assegnazione delle preferenze ma soprattutto quello di procacciarsi voti.

Ma non finiva lì. Il rappresentante sarebbe stato pagato in base al numero di voti ottenuti dal candidato-partito di riferimento nella sezione assegnatagli. La Digos avrebbe acquisito anche il servizio e l’articolo di Repubblica nel quale veniva raccontato il successo della candidata Maurodinoia grazie all’esercito di “rappresentanti di lista”.

Ecco il servizio di TgNorba su cui sta indagando la Digos:


Repetita Iuvant: Il compito del «rappresentante di lista» non è solo quello, canonico, di controllare il corretto andamento dello scrutinio elettorale, ma anche di garantire un certo numero di voti. A spoglio completato, infatti, come spiega l’addetto interpellato, si controllano le preferenze conquistate dal candidato-committente e se corrispondono all’accordo stipulato al momento del reclutamento, arriva la remunerazione. Appunto: 30, 40 o 50 euro, non si capisce se a voto conquistato o in totale per il seggio che si è chiamati a presidiare. A chi bisogna riferire dei voti riportati nel tabulato elettorale? L’addetto non ha incertezze: «Alla persona giusta». Ossia la stessa che ha provveduto al reclutamento.

Quello che Saviano non scrive: la narcoguerra contro il Venezuela promossa dagli Stati Uniti

Quello che Saviano non scrive: la narcoguerra contro il Venezuela promossa dagli Stati Uniti
IN ITALIA CHI FILTRA LE NOTIZIE CREDE ALLE TELENOVELE MADE IN MIAMI (CIA) SUL POLITICO, MILITARE E NARCOTRAFFICANTE DIOSDADO CARREÑO ARIAS.

Nil Nikandrov su Strategic Culture Foundation torna sulla questione del narcotraffico al confine tra Venezuela e Colombia e sulle responsabilità dirette americane con l’obiettivo di destabilizzare il territorio venezuelano. E lo fa con un’analisi approfondita che in Italia non avrà diffusione nell’opinione pubblica perché chi filtra le notizie alla massa, come Roberto Saviano su Espresso e Repubblica per non fare nomi, si limita a riportare le peggiori calunnie dalla stampa made in Usa o spagnola che lavora da anni come braccio armato dei loro governi per un rovesciamento forzoso del governo democraticamente eletto di Caracas.


Nella sua analisi Nikandrov sottolinea quello che vi abbiamo scritto da tempo e che è emerso in uno stessorapporto della Drug Enforcement Agency e vale a dire di come la CIA e la DEA hanno intensificato gli sforzi per dipingere il Venezuela come paradiso dei narcotrafficanti. E nell’analisi emerge come i cartelli della droga e media cooperano con i servizi speciali nella propaganda. Quasi ogni giorno le reti TV (CBS, NBC, ABC, FOX e CNN), così come giornali (The Wall Street Journal, USA Today, The Washington Post, New York Times, Los Angeles Times) diffondono informazioni sulla corruzione nella leadership politica e militare del Venezuela. La propaganda viene accompagnata da notizie martellanti sulle accuse degli Stati Uniti contro Diosdado Cabello, il Presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela. Le stesse che Saviano, subito dopo l’annuncio del presidente Maduro di una visita a Roma per ritirare un importante riconoscimento dalla Fao per il lavoro fatto nel sradicare la fame nel paese, utilizza come fonti nei suoi articoli.

L’obiettivo è chiaro: denigrare il governo di Nicolas Maduro e avere il pretesto per misure repressive contro il Venezuela. Siamo arrivati al punto che, prosegue Nikandrov, il canale televisivo ispanofono di Miami Telemundo manda in onda una serie dal titolo El Señor de los Cielos (Il signore dei cieli) dove uno dei personaggi è il generale Diosdado Carreño Arias, interpretato dall’attore venezuelano Franklin Virgüez residente a Miami. Strano che si chiama Diosdado e il cognome si associ a perfettamente a Cabello? Non è strano, perché Carreño Arias è un politico e ufficiale delle forze armate venezuelane. Nella serie viene indicato come barone della droga pronto a commettere qualsiasi reato per denaro. Vestendo la divisa da generale con un sigaro cubano in bocca fa un’arringa sulla sua vita, tra narcotraffico e prospettive illimitate di carriera politica. La Central Intelligence Agency è dietro tutto questo.


I tentativi intrapresi da Central Intelligence Agency e Drug Enforcement Agency per rovesciare Diosdado sono facilmente spiegabili. Lui è un partner affidabile del Presidente Maduro; entrambi erano amici stretti del Presidente Chavez. Gli Stati Uniti utilizzano l’inganno per dimostrare che il traffico di droga dal Venezuela minaccia la sicurezza degli Stati Uniti e l’emisfero occidentale. Gli esperti sanno che i cartelli della droga utilizzano aree scarsamente popolate del Venezuela per trasportare stupefacenti. Un piccolo aereo è precipitato al largo delle coste, a nord della Colombia, il 22 maggio e 1,2 tonnellate di cocaina sono state recuperate insieme al corpo del pilota con passaporto messicano. La guardia costiera colombiana ha scoperto droga contrabbandata in confezioni da un chilo tra i rottami del velivolo Hawker 800. “L’aereo, un Hawker 800, decollato dal Venezuela e diretto in America centrale, è stato rilevato nelle prime ore di oggi, quando è entrato illegalmente nello spazio aereo colombiano“, affermava una dichiarazione dell’aeronautica colombiana. Il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino ha detto che l’aereo proveniva dall’America Centrale e non dal suo Paese. Secondo lui, l’aereo era atterrato in una zona remota del Venezuela per un paio d’ore, e l’aeronautica del suo Paese l’aveva abbattuto quando era decollato. Il ministro osservava che la Reuter era stata faziosa nel riferire la notizia.

Dal 2013, le autorità venezuelane dicono di aver abbattuto o neutralizzato 90 aeromobili con più di 180 tonnellate di cocaina e altre droghe. Hanno anche distrutto 50 piste di volo illegali utilizzate dagli aerei che trasportano sostanze stupefacenti. La Dea e i capi dei cartelli internazionali della droga ne sono ben consapevoli. Non importa, testano l’efficacia della “difesa integrata” del Venezuela. Questa volta gli intrusi hanno cercato di ingannare l’aeronautica del Venezuela. L’aereo era atterrato in una pista di atterraggio clandestina nello Stato occidentale di Apure poco dopo mezzanotte. Quando l’aereo decollò un paio d’ore più tardi, i jet venezuelani ordinarono al pilota di atterrare, ma rifiutandosi fu abbattuto. L’aereo colpito volò fino in Columbia. Gli spacciatori colombiani e venezuelani causano grossi problemi, in una specie di wrestling Nanay. Gli interessi di spacciatori di droga e servizi speciali s’intrecciano.

La cocaina prodotta in grandi quantità in Colombia viene trasportata in Venezuela su piccoli aerei difficili da rilevare. Secondo i servizi speciali venezuelani, c’è un mercato degli aerei leggeri illegale in America Latina e Caraibi. Gli aerei rubati volano negli Stati Uniti per essere ridipinti e rimatricolati. Alcuni di essi sono usati da Central Intelligence Agency e Drug Enforcement Agency. Ad aprile il messicano La Jornada pubblicava un articolo intitolato “Scandalo DEA: droga, prostitute e “grotesque”, il doppiopesismo statunitense”. L’articolo dice che le agenzie governative degli Stati Uniti come ATF (Ufficio per Alcol, Tabacco, Armi da fuoco ed esplosivi (ATF) e Drug Enforcement Agency non mostrano alcun rimorso nel violare leggi nazionali, contrabbandare armi ai gruppi criminali coinvolti nel narcotraffico e riciclaggio di denaro, e neanche a partecipare alle feste dei narcotrafficanti, come chiarito da varie indagini condotte nel Paese confinante. In tali circostanze, è grottesco che politici e media statunitensi siano inquieti per la presunta inaffidabilità degli organi di sicurezza in Messico e Colombia, e usino tali preoccupazioni come pretesto per le operazioni delle loro truppe all’estero. La direttrice della Drug Enforcement Administration, Michele Leonhart, si dimise dopo lo scandalo sulle feste con prostitute di agenti della DEA in Colombia, e dopo che i deputati del Paese confinante la sfiduciarono per la sua azione sulla questione.
Ulteriori informazioni sulle attività DEA diventano di dominio pubblico. La vendita di armi degli organismi statunitensi ai narcotrafficanti in America Latina e Centrale sono un fatto comprovato. Nel 2014 più di 20mila armi made in USA furono sequestrate ai narcotrafficanti. Sono stati scoperti molti casi di riciclaggio di denaro da parte di agenti della Drug Enforcement Agency. Fondi segreti finanziano attività in “Paesi ostili” come Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Argentina e naturalmente Brasile. I leader di questi Stati sono stati abbastanza saggi da prendere le distanze dalle imprese di Bush Jr. e Obama. Di conseguenza, gli Stati Uniti ricorrono ai trucchi sporchi utilizzati nelle campagne diffamatorie come, ad esempio, accusare di corruzione, arricchimento illegale e persecuzione giornalisti e leader dell’opposizione. La pubblicazione del libro di Emili J. Blasco, corrispondente del quotidiano ABC a Washington, dal titolo Bumeran Chávez: Los Fraudes que Llevaron al Colapso de Venezuela (Boomerang Chavez: le frodi che portano al crollo del Venezuela) rientra nel piano della CIA “La leadership del Venezuela e il traffico di droga“. I servizi speciali ricorrono ai servizi offerti da Blasco per diffondere informazioni per infangare chi è caduto in disgrazia presso gli Stati Uniti. Il libro descrive una conversazione tra Blasco e Leamsy Salazar, militare venezuelano con stretti legami con il servizio di sicurezza di Hugo Chavez, Nicolas Maduro e Diosdado Cabello. Lasciato il Venezuela, Salazar si recò in Spagna da cui fu portato negli Stati Uniti come testimone speciale. Dovrebbe essere il testimone principale nel processo contro i narcotrafficanti venezuelani. Ciò che Salazar ha detto a Blasco è una menzogna diffusa da Central Intelligence Agency e Drug Enforcement Agency. In particolare, l’ex-agente di sicurezza ha detto che nel 2006 e 2007 il Comandante Chavez discusse personalmente di armi e munizioni in cambio di droga con i leader delle FARC, per aumentare la potenza della guerriglia nel combattere le forze governative. Ora è chiaro che Salazar non è attendibile, qualunque cosa dica. Secondo i dati dei servizi speciali venezuelani, Leamsy Salazar ebbe contatti con la CIA quando era guardia presidenziale. Il giornalista Juan Martorano non esclude che Salazar sia coinvolto nel complotto per assassinare Chavez. 
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Di tutto questo in Italia non saprete mai, anche perché chi avrebbe la possibilità di filtrarvi la verità come Roberto Saviano su Repubblica ed Espresso preferisce credere alle telenovele made in Miami (Cia) sul politico, militare e narcotrafficante Diosdado Carreño Arias.

Craxi: via noi, il regime violento della finanza vi farà a pezzi

Craxi: via noi, il regime violento della finanza vi farà a pezzi

Il regime avanza inesorabilmente. Lo fa passo dopo passo, facendosi precedere dalle spedizioni militari del braccio armato. La giustizia politica è sopra ogni altra l’arma preferita. Il resto è affidato all’informazione, in gran parte controllata e condizionata, alla tattica ed alla conquista di aree di influenza. Il regime avanza con la conquista sistematica di cariche, sottocariche, minicariche, e con una invasione nel mondo della informazione, dello spettacolo, della cultura e della sottocultura che è ormai straripante. Non contenti dei risultati disastrosi provocati dal maggioritario, si vorrebbe da qualche parte dare un ulteriore giro di vite, sopprimendo la quota proporzionale per giungere finalmente alla agognata meta di due blocchi disomogenei, multicolorati, forzati ed imposti. Partiti che sono ben lontani dalla maggioranza assoluta pensano in questo modo di potersi imporre con una sorta di violenta normalizzazione. Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici.

A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico, mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione della privatizzazione. La privatizzazione è presentata come una sorta di liberazione dal male, come un passaggio da una sfera infernale ad una sfera paradisiaca. Una falsità che i fatti si sono già incaricati di illustrare, mettendo in luce il contrasto che talvolta si apre non solo con gli interessi del mondo del lavoro ma anche con i più generali interessi della collettività nazionale. La “globalizzazione” non viene affrontata dall’Italia con la forza, la consapevolezza, l’autorità di una vera e grande nazione, ma piuttosto viene subìta in forma subalterna in un contesto di cui è sempre più difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale perdita di indipendenza.

I partiti dipinti come congreghe parassitarie divoratrici del danaro pubblico, sono una caricatura falsa e spregevole di chi ha della democrazia un’idea tutta sua, fatta di sé, del suo clan, dei suoi interessi e della sua ideologia illiberale. Fa meraviglia, invece, come negli anni più recenti ci siano state grandi ruberie sulle quali nessuno ha indagato. Basti pensare che solo in occasione di una svalutazione della lira, dopo una dissennata difesa del livello di cambio compiuta con uno sperpero di risorse enorme ed assurdo dalle autorità competenti, gruppi finanziari collegati alla finanzainternazionale, diversi gruppi, speculando sulla lira evidentemente sulla base di informazioni certe, che un’indagine tempestiva e penetrante avrebbe potuto facilmente



individuare, hanno guadagnato in pochi giorni un numero di miliardi pari alle entrate straordinarie della politica di alcuni anni. Per non dire di tante inchieste finite letteralmente nel nulla.

D’Alema ha detto che con la caduta del Muro di Berlino si aprirono le porte ad un nuovo sistema politico. Noi non abbiamo la memoria corta. Nell’anno della caduta del Muro, nel 1989, venne varata dal Parlamento italiano una amnistia con la quale si cancellavano i reati di finanziamento illegale commessi sino ad allora. La legge venne approvata in tutta fretta e alla chetichella. Non fu neppure richiesta la discussione in aula. Le Commissioni, in sede legislativa, evidentemente senza opposizioni o comunque senza opposizioni rumorose, diedero vita, maggioranza e comunisti d’amore e d’accordo, a un vero e proprio colpo di spugna. La caduta del Muro di Berlino aveva posto l’esigenza di un urgente “colpo di spugna”. Sul sistema di finanziamento illegale dei partiti e delle attività politiche, in funzione dal dopoguerra, e adottato da tutti anche in violazione della legge sul finanziamento dei partiti entrata in vigore nel 1974, veniva posto un coperchio.

La montagna ha partorito il topolino. Anzi il topaccio. Se la Prima Repubblica era una fogna, è in questa fogna che, come amministratore pubblico, il signor Prodi si è fatto le ossa. I parametri di Maastricht non si compongono di regole divine. Non stanno scritti nella Bibbia. Non sono un’appendice ai dieci comandamenti. I criteri con i quali si è oggi alle prese furono adottati in una situazione data, con calcoli e previsioni date. L’andamento di questi anni non ha corrisposto alle previsioni dei sottoscrittori. La situazione odierna è diversa da quella sperata. Più complessa, più spinosa, più difficile da inquadrare se si vogliono evitare fratture e inaccettabili scompensi sociali. Poiché si tratta di un Trattato, la cui applicazione e portata è di

 

grande importanza per il futuro dell’Europa Comunitaria, come tutti i Trattati può essere rinegoziato, aggiornato, adattato alle condizioni reali ed alle nuove esigenze di un gran numero ormai di paesi aderenti.

Questa è la regola del buon senso, dell’equilibrio politico, della gestione concreta e pratica della realtà. Su di un altro piano stanno i declamatori retorici dell’Europa, il delirio europeistico che non tiene contro della realtà, la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione. Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare, accrescere i conflitti sociali, è una fantastica illusione che i fatti e le realtà economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a mettere in chiaro. La pace si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato, e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non può rinunciare. Più nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali. Cancellare il ruolo delle nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire. Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare.

(Bettino Craxi, estratti dal libro “Io parlo, e continuerò a parlare”, ripresi da “Il Blog di Lameduck” il 19 maggio 2015. Il libro, edito da Mondadori nel 2014, cioè 14 anni dopo la morte di Craxi, raccoglie scritti del leader socialista risalenti alla seconda metà degli anni ‘90. Scritti che oggi appaiono assolutamente profetici).

Libia. Il Parlamento di Tripoli cambia la Costituzione, la sharia unica fonte di legge



Il Congresso nazionale generale (Gnc), parlamento di Tripoli, ha approvato un emendamento che rafforza il ruolo della legge islamica (sharia), facendone l’unica fonte di diritto, nella Costituzione libica del 2011. Costituzione che peraltro un’assemblea costituente creata dalla rivale Tobruk (riconosciuta internazionalmente) sta riscrivendo ex novo. La modifica ha rilievo, in quanto connota la spiccata islamicità della fazione di Tripoli, che punta a conformare aspetti economici e privati alla legge islamica.

Come riferisce il sito Libya Akhbar, l’emendamento all’articolo 1 della Dichiarazione costituzionale, varata nell’agosto di quattro anni fa dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi, è stato approvato domenica e sostituisce la definizione di Stato «democratico» con quella di «musulmano». Ma soprattutto stabilisce che la sharia non è solo «principale fonte» di legislazione, come sancito nella versione del 2011, ma ormai «fonte di tutta la legislazione». Sempre con riferimento alla sharia, viene anche aggiunto che «ogni legislazione, azione o atto emesso contrariamente alle sue disposizioni sono nulle».

Una fonte di Tripoli ha spiegato all’ANSA che la modifica costituzionale punta a innescare modifiche pratiche, ad esempio in favore della finanza islamica nel sistema bancario (divieto di ottenere interessi sui prestiti) e assicurativo, ma anche della poligamia. Anche se ormai superata, dato che si attende una quarta versione, la terza bozza di accordo nel negoziato fra Tripoli e Tobruk con mediazione Onu, all’articolo 33, prevede sostegno finanziario e logistico all’Assemblea per la stesura della costituzione già al lavoro da tempo.

Fonte: Sponda Sud

INCONTRO SEGRETO A LONDRA PER “ELIMINARE I CONTANTI” ?




L’economista Martin Armstrong afferma che ci saràun “incontro segreto per eliminare il denaro contante” , si svolgerà a Londra prima della fine del mese, con la partecipazione di rappresentanti della BCE e della Federal Reserve.

Armstrong, che è noto per aver predetto il crash del Lunedì Nero del 1987,così come il crollo finanziario russo del 1998, ha espresso il suo shock ,riguardo al fatto, che nessungiornale ha riportato nulla su questa conferenza.

“Trovo estremamente preoccupante che sono stato l’unico a riportare la notizia della riunione segreta a Londra. Kenneth Rogoff dell’ Harvard University, e Willem Buiter, il capo economista di Citigroup, incontreranno le banche centrali per ottenere l’eliminazione di tutti i contanti,in modo tale che,non si potrà comprare o vendere nulla senza l’approvazione del governo “, scrive Armstrong.

“Quando ho “googolato” la questione per vedere chi altro l’ha portata all’attenzione dei media, con mia grande sorpresa, ho scoperto che ero l’unico.Ho trovato solo altri post, che citavano me come unica fonte; ho anche trovato la diffusione,di alcune notizie, relative alla Banca centrale della Nigeria, ma devo ancora trovare delle relazioni sulla riunione che si terrà a Londra.”

Armstrong ha riportato per primo l’attenzione sul presunto incontro all’inizio di questo mese , ha rivelato che i rappresentanti della Federal Reserve , e della BCE così come irappresentanti delle banche centrali svizzere e danesi sarebbero tutti invitati a una “grande conferenza a Londra”, in cui Kenneth Rogoff dell’ Harvard University, e Willem Buiter, il capo economista di Citigroup, la presiedono.


Discussioni e tendenze verso l’eliminazione del contante si ripetono continuamente nelle ultime settimane.

Willem Buiter, Armstrong sostiene che parlerà alla riunione segreta, ha recentemente sostenuto l’abolizione totale dei contanti al fine di “risolvere il problema delle banche centrali del mondo” con tassi di interesse negativi. “


L’anno scorso, Kenneth Rogoff è anche stato chiamato a discutere “l’abolizione della moneta fisica” per fermare “l’evasione fiscale e attività illegali”, così come impedire alle persone di ritirare i soldi quando i tassi di interesse sono prossimi allo zero.

“Quando tutto il denaro esiste solo in conti correnti – monitorati, e anche controllati dal governo – le autorità saranno in grado di incoraggiare la spesa quando l’economia rallenta, o scoraggiarla quando è surriscaldata”.

Troviamo toni simili alla slide sopra,dall’ ex economista della Banca d’Inghilterra Jim Leaviss che ha scritto un articolo per il Telegraph di Londra all’inizio di questo mese, in cui ha detto che, una società senza contanti potrebbe essere raggiunta solo “costringendo tutti a spendere solo per via elettronica da un conto presso una bancagovernativa“, che sarebbe” monitorato, o anche direttamente controllato dal governo. “

Le grandi banche, sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti stanno già avviando il ritiro o il deposito di grandi quantità di denaro in attività sospette. Report emersi amarzo, dal Dipartimento di Giustizia Americano, ordinano ai dipendenti delle banche,diconsiderare di chiamare la polizia quando i clienti ritirano $ 5000 dollari o più.

Intanto in Francia, sono previste nuove misure ,che entreranno in vigore nel mese di settembre, che limitano i cittadini francesi di effettuare pagamenti in contantisuperiori a 1.000 € . Armstrong suggerisce che “la guardia di finanza” potrebbe far rispettare questa nuova legge, “con il controllo di persone su treni di passaggio attraverso la Francia per vedere se stanno trasportando contanti.”

Come ha fatto notare Armstrong, eliminare il contante toglie quel poco di libertà economica alle persone, che gli è rimasta, per contrastare le politiche disastrose delle banche centrali, questo è a dir poco totalitarismo economico.

“Nella mente di un tiranno economico, l’eliminazione del contante rappresenta il Santo Graal”,scrive Michael Krieger . “Forzare la plebe su un sistema di operazioni in valuta fiat digitale offre un controllo totale tramite un monitoraggio continuo di tutte le transazioni nell’economia, e la capacità di bloccare i pagamenti se un cittadino arrogante osa uscire dal seminato“.

JOBS ACT: CAPIRLO CON UN CARTONE ANIMATO!

La quantità di retorica, falsità, mistificazioni con cui Governo e padroni hanno coperto il Jobs Act è impressionante. Dall’invenzione delle “tutele crescenti” alla sparata sulla “fine del precariato”, passando per i tweet del Premier secondo cui “nessuno verrà lasciato solo”… bugie ripetute così tante volte da sembrare quasi vere!


Contando sul gigantesco apparato mediatico che possiedono, padroni e lacchè sperano di poter nascondere la natura reale di questa terribile controriforma. Lo sperano perché immaginano la rabbia che si scatenerà contro di loro quando milioni di lavoratori e lavoratrici si renderanno conto sulla propria pelle di cosa si nasconde dietro le loro belle parole.

Per aiutare i lavoratori a capire e i padroni a temerci, abbiamo realizzato questo piccolo video animato in cui tentiamo di spiegare cosa si nasconde realmente dietro questa misura, oltre la propaganda di Renzi. Un ulteriore piccolo contributo alla lotta per la dignità e il rispetto di chi deve lavorare per vivere!

Tratto da: miccolismauro

Onu shock: agli anziani meno cure mediche

New York, 29 mag – Penalizzare una parte dell’umanità, trasversale a tutte le comunità e le Nazioni, invece che riconoscere che il sistema nel suo complesso non funziona e agire di conseguenza. Questo difetto fondamentale pare caratterizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibileemanati dall’Onu, che dovrebbero entrare in vigore entro quest’anno, per quanto riguarda la parte dedicata alla sanità.

Secondo le linee guida delle Nazioni Unite, non obbligatorie ma fortemente raccomandate agli Stati membri – praticamente, tutto il mondo – ilnumero di morti premature per malattie come cancro, infarto (patologie cardiache), diabete e demenza dovrebbero essere ridotte di un terzo al 2030. Tutto bene se non che,come riporta il giornale britannico The Telegraph, non sono classificate come “morti premature” quelle relative a individui di oltre 70 anni.

In una lettera aperta pubblicata tempo fa sulla prestigiosa rivista The Lancet, in fase di discussione degli obiettivi Onu, Peter Lloyd-Sherlock, professore di politiche sociali e sviluppo internazionale all’università della East Anglia in Inghilterra dichiarava che “questo obiettivo sulla mortalità prematura è fortemente anti-etica, dal momento che discrimina senza giustificazioni le persone più anziane”, aggiungendo che “sappiamo già che sussiste una discriminazione basata sull’età nella cura e chirurgia del cancro e questi obiettivi di fatto la approvano”. Lloyd-Sherlock conclude “questi obiettivi non sono ancora definitivi, per cui abbiamo un’ultima opportunità per chiedere all’Onu di modificarli, altrimenti le persone di 70 anni e oltre diventeranno cittadini di seconda classe rispetto alle politiche della salute”.

La baronessa Sally Greengross, già direttrice dell’agenzia per l’invecchiamento in Gran Bretagna, cofirmataria, da parte sua ritiene che “se adottati, questi obiettivi Onu potrebbero portare a una discriminazione istituzionalizzata contro i più anziani nella cura della salute, rinforzando una pratica già in atto”.


Rapporto tra costi e redditi per fasce d’età in vari paesi del mondo. I giovanissimi costano molto più degli anziani eccetto che in Cina dove il sistema pensionistico è molto limitato

Se è vero che tra oggi e il 2030, come riportato in un successivo e recente articolo ancora su The Lancet – tra gli autori ancora il Prof. Lloyd-Sherlock – la quota di popolazione over-60 nel mondo passeràdall’attuale 10% al 22%, gli stessi autori di quest’ultimo articolo segnalano che gli allarmi per l’impatto macroeconomico di questo fenomeno sono esagerati. Tra l’altro, l’aumento dell’infertilità implica una maggiore quota di donne nel mondo del lavoro, una diminuzione della dipendenza dei più giovani, cambiamenti comportamentali come una maggiore propensione al risparmio in vista di una vita più lunga.

Intanto, sul piano pratico delle cure, appare eticamente corretto secondo i principi universali e di antica data della medicina, decidere il trattamento di chiunque sulla base degli esiti attesi e non certo dell’età. In questo senso, è pur vero che accanirsi nel recuperare alla vita un anziano colpito da un forte infarto può risultare in una qualità della vita probabilmente indegna di essere vissuta, così come certe operazioni chirurgiche potrebbero peggiorare o perfino ridurre l’esistenza di una persona oltre una certa età. “Non nuocere” è un principio basilare della medicina fin dai tempi di Ippocrate e fin qui niente di nuovo, né tanto meno si vede il bisogno di una raccomandazione del tipo di quella dell’Onu.

In realtà, pare che nessuna delle due “parti”, né l’Onu né i suoi detrattori sopra menzionati, in materia di politica sanitaria per gli anziani, riescano a cogliere un punto fondamentale e sottostante: discriminare gli anziani sul piano sanitario o invocare cambiamenti attitudinali come l’infertilità, il lavoro femminile e perfino l’improbabile accumulazione di risorse in vista della vecchiaia, sono aspetti dello stesso problema, in cui la medicina e i suoi principi non c’entrano molto. Il problema è il declino economico e sociale delle Nazioni nel mondo globalizzato, che si dispiega attraverso la diminuzione della natalità nei paesi sviluppati, la sostituzione dei popoli e delle identità, il crollo delle prospettive, del reddito e delle competenze giovanili, la competizione globale per le risorse che, anziché ridursi grazie allaresponsabilità delle singole Nazioni nel segno di una ragionevole autarchia, si acuisce sempre più in un vortice di sanzioni e tensioni al limite della guerra calda.



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