27 giugno 2015

Nodo dell'inchiesta il business dei migranti. Mafia Capitale, 44 nuovi arresti: c'è anche Luca Gramazio


Blitz nel Lazio, Sicilia, Abruzzo ed Emilia. Anche 21 indagati. Nodo dell'inchiesta il business dei migranti. Coinvolti Gramazio, Tredicine, Ozzimo, Coratti, Caprari e Tassone. Arresti anche nella coop cattolica La Cascina. Nelle carte Alemanno e i "voti dalla 'ndrangheta". Il sindaco: "Dimissioni? No, vado avanti". In un'intercettazione di Buzzi: "Se Marino resta sindaco altri tre anni e mezzo, con il mio amico capogruppo ci mangiamo Roma"di MARIA ELENA VINCENZI e GIOVANNA VITALE

L'arresto di Luca Gramazio (ansa)ROMA - Mazzette una tantum, stipendi mensili, acquisti di case e assunzioni di parenti e amici nelle cooperative di Salvatore Buzzi, gestite all'ombra di Massimo Carminati. Il tutto in cambio di favori nell'assegnazione di appalti e lavori di ogni tipo. C'è mafia ma c'è anche molta corruzione nella seconda ondata di arresti dell'inchiesta sul "Mondo di mezzo". Quarantotto gli indagati nell'ordinanza di 428 pagine firmata dal gip di Roma Flavia Costantini di cui 44 arrestati all'alba dai carabinieri del Ros (19 in carcere e 25 ai domiciliari) perché accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni e trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante delle modalità mafiose.


Gli arresti. Una seconda scossa che tocca la destra e la sinistra e arriva dritta alle istituzioni. Comune, soprattutto, ma sfiora anche la Regione. In carcere finisce Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione: il procuratore aggiunto Michele Prestipino e i pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli lo accusano di avere messo le sue cariche istituzionali al servizio dell'associazione criminosa guidata da Massimo Carminati. Di avere elaborato con loro "le strategie di penetrazione nella Pubblica Amministrazione" ottenendone migliaia di euro. I Ros, nelle carte dell'indagine, parlano della sua "straordinaria pericolosità".





Ma non è l'unico. Arrestato anche Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale in quota Pd, dimessosi a dicembre dopo la prima ondata di arresti. Insieme a Coratti, ex Dc, ex Udeur, ex Forza Italia, e ora Pd, dietro alle sbarre finisce anche il suo capo segreteria, Franco Figurelli. Secondo l'accusa, avrebbero ricevuto la promessa di 150mila euro, la somma di 10mila e l'assunzione di una persona segnalata da Coratti in cambio di favori alle cooperative di Salvatore Buzzi che lo aveva ribattezzato "Balotelli" perché, diceva, "non fa gioco di squadra". In una intercettazione il patron delle Coop dice: "Me sò comprato Coratti, lui sta con me".

Dietro alle sbarre pure Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa dem: anche lui aveva lasciato la Giunta dopo essere risultato indagato nell'inchiesta su Mafia Capitale. Per il gip era al servizio di Buzzi. Con lui, è indagata tutta la sua segreteria politica: ai domiciliari Angelo Marinelli e la sua assistenteBrigidina Paone. I pm contestano al consigliere Pd, di avere ricevuto da Carminati&Co una costante "erogazione di utilità a contenuto patrimoniale, comprendente anche un'assunzione" per favorire le attività della coop 29 Giugno.

Ancora. Tra gli arrestati anche Angelo Scozzafava, ex capo dipartimento alle Politiche Sociali di Roma. In carcere pure Pierpaolo Pedetti, eletto consigliere comunale nel 2013 con il Pd, presidente della Commissione Patrimonio, e un dipendente del suo dipartimento, Mario Cola. L'accusa nei suoi confronti è anche quella di essersi fatto acquistare un appartamento.

C'era anche chi preferiva avere uno stipendio fisso dalla banda: è il caso diGiordano Tredicine, consigliere comunale e vicecoordinatore regionale di Forza Italia e rampollo della discussa famiglia di venditori ambulanti che gestiscono, quasi in esclusiva, i camion bar di Roma. Secondo il gip che ha disposto per lui i domiciliari, si era messo al servizio di Buzzi e Carminati, in cambio di "continue erogazioni" di denaro. In un'intercettazione telefonica i due dicono: "Giordano s'è sposato con noi e noi semo felici de stà con lui. E' un serio e poco chiacchierato nonostante faccia un milione di impicci".

Carcere, invece, per Massimo Caprari, capogruppo di Centro Democratico, formazione di Bruno Tabacci: anche per lui remunerazione costante e l'assunzione di un amico. E' stato sospeso dal partito. Indagato anche Andrea Tassone, ex presidente del X Municipio, costretto dal Pd a dimettersi dopo essere finito impigliato nelle maglie della prima ordinanza per rapporti poco chiari con Buzzi: da stamattina è ai domiciliari. Per i pm avrebbe ricevuto 30 mila euro in cambio di una serie di favori a Buzzi e Carminati per la gestione di spiagge di Ostia. Tra gli indagati ci sono anche l'ex segretario regionale della Lega Coop, Stefano Venditti, il direttore del Dipartimento Politiche Sociali della Regione, Guido Magrini, e il sindaco di Castenuovo di Porto, Fabio Stefoni.




Le perquisizioni alla "Cascina". Non solo politica. Ai domiciliari finisce anche il costruttore Daniele Pulcini. Arrestati anche Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara, tutti manager della cooperativa "La Cascina" vicina al mondo cattolico, perquisita stamattina dai carabinieri. Per Ferrara è stato disposto il carcere, mentre nei confronti degli altri tre sono scattati i domiciliari. Secondo il gip, Luca Odevaineavrebbe ricevuto dai quattro "la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l'aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014". Inoltre la coop bianca "di concerto" con quelle rosse di Buzzi avrebbe "turbato una gara per l'individuazione dei centri in cui accogliere 1278 migranti già presenti a Roma e altri 800 in arrivo".

Il gip ha però rigettato la richiesta della procura di emanare un nuovo provvedimento di arresto per Odevaine (comunque già in carcere a Torino da sei mesi). Stessa decisione per Giovanni Fiscon, ex dg di Ama, attualmente agli arresti domiciliari a Roma. Salvatore Buzzi è stato invece colpito da un nuovo provvedimento restrittivo: da dicembre è già detenuto a Nuoro. E proprio Buzzi si conferma personaggio centrale dell'inchiesta. A lui, uomo proveniente dalla sinistra, era affidato il compito di accaparrarsi le simpatie della nuova giunta dopo la sconfitta alle elezioni di Alemanno. Tanto che è lui, in un'intercettazione, a dire ai suoi collaboratori: "Se Marino resta sindaco altri tre anni e mezzo, ci mangiamo Roma". Buzzi puntava sull'appoggio dell'ex capogruppo Pd in Campidoglio Francesco D'Ausilio, che però fu poi allontanato da quel ruolo proprio per dissapori con il primo cittadino. D'altra parte per Buzzi, come per Carminati e altri 32 33 imputati coinvolti nella prima ondata di arresti il gip aveva disposto nei mesi scorsi il giudizio immediato. Il processo inizierà a novembre.

Le perquisizioni sono scattate non solo a Roma ma anche in Sicilia. Le intercettazioni svelerebbero infatti il sistema di corruzione attorno al Cara di Mineo, che potrebbe essere a questo punto commissariato dal presidente dall'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, e il tariffario delle mazzette sui migranti: "Facciamo un euro a persona" diceva Odevaine. I Ros si sono presentati anche negli uffici della Manutencoop a Zola Predosa (Bologna) per sequestrare della documentazione in un ufficio, un faldone relativo ad una gara del 2014 per la gestione del servizio sanitario Cup della Regione Lazio. Lo stesso appalto per cui è stata perquisita anche l'abitazione dell'ex capo di gabinetto di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio, Maurizio Venafro, già indagato dai pm romani per il reato di tentativo di turbativa d'asta, dimessosi nel marzo scorso. In tutto sono 21 le perquisizioni di oggi.

Nelle carte compare anche il nome di Gabriella Errico, la presidente della cooperativa "Un Sorriso", finita nell'occhio del ciclone qualche mese fa in seguito alle tensioni nel quartiere romano di Tor Sapienza tra i residenti e gli immigrati del centro di accoglienza di via Morandi. Per lei rigettata la richiesta d'arresto.

Mafia Capitale, blitz dei Ros: la cattura di Massimo Carminati

Nelle carte il nome di Alemanno. Dall'ordinanza emerge anche che il clan ndranghetista Mancuso sarebbe stato arruolato da Buzzi nella campagna elettorale di Gianni Alemanno al Parlamento europeo. Stando a quanto si legge negli atti "a fronte di una richiesta di sostegno da parte di Alemanno, sin dalla fine del mese di marzo 2014, in vista delle elezioni europee del 25 maggio 2014, Buzzi aveva espressamente richiesto, tramite Giovanni Campennì, appoggio all'organizzazione criminale calabrese (di cui quest'ultimo è ritenuto espressione), per procurare voti all'ex sindaco di Roma". L'ex sindaco però replica: "Bisogna finirla con questa balla: nei due comuni di riferimento del clan Mancuso, che sarebbe stato contattato da Buzzi, io ho preso un numero ridicolo di preferenze"

Marino: "Su Mafia Capitale gran lavoro di Pignatone"



Le reazioni. La nuova raffica di arresti ha scatenato polemiche politiche con Salvini che chiede le dimissioni di Marino e il sindaco di Roma che replica: "La politica nel passato abbia dato un cattivo esempio ma oggi abbiamo persone perbene che vogliono ridare la qualità di vita e tutti i diritti e la dignità che la Capitale merita". E ancora: "Dimissioni? No, andiamo avanti cambiando tutto. Ho allontanato la politica colpevole. Negli anni della giunta Alemanno la criminalità organizzata si era infiltrata nei livelli piu alti dell'amministrazione, oggi con i cambiamenti che abbiamo fatto tutto questo non è possibile". E l'assessore capitolino alla Legalità Sabella: "Mi pare che la corruzione a Roma fosse ampiamente diffusa e non c'è solo questa inchiesta straordinaria a dimostrarlo. Tuttavia, possiamo tranquillizzare tutti i cittadini romani: tipologie di appalti come quelli finiti nell'inchiesta da qualche mese sono stati sostanzialmente aboliti". Il commissario del Pd di Ostia Stefano Esposito fa sapere intanto: "Gli arresti non erano inaspettati: noi siamo arrivati prima dei pm". E il governatore del Lazio aggiunge: "Dalla Procura un lavoro importante e utile per fare chiarezza e rafforzare la legalità nella pubblica amministrazione". "Quella che si è scoperta a Roma ''non è mafia con la lupara'' - sottolinea Libera - ma uno dei volti della moderna criminalità organizzata, che dimostra oggi più che mai come corruzione e mafia siano due facce della stessa medaglia. Abbiamo bisogno di una politica responsabile e di un coinvolgimento sempre maggiore delle forze sane della Capitale e della Regione ma soprattutto bisogno di verità".

"Rimpasto" in Campidoglio. Lo tsunami è però arrivato nell'Assemblea capitolina: dopo la notifica della misura cautelare, il consiglio comunale procederà con la surroga temporanea dei 4 consiglieri coinvolti nella vicenda di Mafia capitale. Al posto loro i primi quattro non eletti e cioè Alessandro Cochi (FI) al posto di Giordano Tredicine e Daniele Parrucci al posto di Massimo Caprari (lista civica). Il Pd vedrà entrare due donne Liliana Mannocchi e Cecilia Fannunza al posto di Mirko Coratti e Pierpaolo Pedetti.

"Scioglimento del Consiglio comunale" : "E' un atto che spetta al consiglio dei ministri - ha sottolineato il prefetto di Roma Franco Gabrielli - ma il 15 giugno la prefettura riceverà infatti il risultato dell'accesso agli atti svolto dalla commissione d'inchiesta insediata sei mesi fa e io avrò tempo per decidere di chiedere o meno lo scioglimento fino al 30 luglio. Passerò giorni di grande riflessione".

Vertice d'emergenza al Pd. Al Nazareno si è tenuto invece un confronto di due ore tra il
sindaco di Roma, il presidente della Regione e il presidente del Pd Matteo Orfini che nel pomeriggio ha indetto una conferenza stampa. "Marino e Zingaretti sono stati un baluardo della legalità e quello che sta emergendo è dovuto anche alle loro denunce. Sono loro il baluardo della legalità".

Arresti Pd, 12 mesi di nomi noti e meno noti. Da Giorgio Orsoni a Francantonio Genovese, fino a Giuseppe Ferrandino


Dodici mesi vissuti pericolosamente, si potrebbe intitolare così il film sugli esponenti del Partito Democratico finiti in manette in questo ultimo anno. Nomi noti e meno noti. Dall'ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, coinvolto nello scandalo Mose, alsindaco di Ischia Giuseppe Ferrandino, accusato di corruzione, in manette da poche ore. Un arresto arrivato a tre mesi da Mafia Capitale, una ferita ancora aperta per il Pd.

A dare inizio alle danze era stato Francantonio Genovese, con l'accusa di riciclaggio, un anno fa esatto. L'ex sindaco di Messina, figlio di un senatore, nipote di un ex ministro, è stato il primo in questa legislatura ad aggiudicarsi una richiesta di arresto.Richiesta approvata a suo tempo dalla Camera con oltre 370 voti a favore. Per lui le manette sono scattate nel marzo del 2014. L'accusa è per truffa e riciclaggio. Emerse frodi effettuate ai danni della Regione Sicilia da parte di società a lui riconducibili. La scorsa settimana i giudici del Tribunale del riesame gli hanno negato la scarcerazione.

Ad aprile è stato il turno di Ernesto Palermo, ex consigliere comunale di Lecco eletto in quota Pd, insegnante modello fino a undici mesi fa. Ora siede sul banco degli imputati nel processo nato dall'operazione Metastasi, indagine sulla 'ndrangheta nel Lecchese, coordinata dalla Direzione investigativa antimafia di Milano, diretta da Ilda Boccassini. Per Ernesto Palermo, che ha optato per il rito abbreviato, l'accusa ha chiesto 16 anni di reclusione.

Luigi Calogero Addisi, ex consigliere comunale Pd di Rho, cittadina alle porte di Milano dove sorgono i cantieri di Expo, è finito in manette prima dell'estate con l'accusa di aver riciclato denaro della cosca Galati. A proposito, è il padrino della figlia di Ernesto Palermo. Primo Greganti, ex funzionario del Pci e del Pds, reduce di Tangentopoli, tesserato del Partito democratico, è stato arrestato nell'inchiesta sull'Expo 2015 con l'accusa di corruzione e turbativa d'asta. Il Pd lo ha sospeso.

L'ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, eletto con il centrosinistra nel 2010, è caduto a giugno. Travolto dallo scandalo Mose - anche se lui nega ogni addebito - Orsoni avrebbe ricevuto 500 mila euro in bustarelle. Alla fine del giugno scorso il gip Massimo Vicinanza rigettò la richiesta di patteggiamento a 4 mesi avanzata dai legali dell'ex sindaco in seguito all'arresto. Domenico Madafferi, sindaco di San Ferdinando,Reggio Calabria, è stato arrestato a ottobre per concorso esterno in associazione mafiosa.

Fallisce il negoziato Grecia-Ue Corsa a bancomat e supermarket


(AGI) - Atene, 27 giu. - Il programma di aiuti alla Grecia finira' martedi' sera. Lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo constatando "con grande dispiacere" che i negoziati sono falliti. Intanto la situazione in Grecia appare sempre piu' tesa dopola decisione del governo di Atene di abbandonare il tavolo del negoziato, con lunghe file ai bancomat e ai supermercati e un intensificarsi dei presidi delle forze dell'ordine. A quanto riferiscono gli inviati dell'agenzia Reuters, alcuni sportelli della Bank of Piraeus solitamente aperti il sabato sono rimasti chiusi, con file di circa cento persone davanti. Un funzionario di una filiale della banca ha spiegato che la sede di sua competenza e' rimasta chiusa per "preoccupazioni relative alla sicurezza".

Sono state registrate inoltre lunghe code ai supermercati, con i cittadini impegnati a fare scorte di beni di prima necessita', preparandosi al peggio. La polizia intanto ha aumentato i cordoni di sicurezza intorno ai bancomat, davanti ai quali hanno iniziato a formarsi capannelli subito dopo l'annuncio notturno di Tsipras. Ad ogni modo, non si sarebbe finora registrato alcun disordine. Il governo ellenico ha cercato di rassicurare la popolazione, assicurando che non verranno imposti controlli sui capitali e che le banche non chiuderanno ma la banca centrale greca ha sottolineato che sta facendo "sforzi enormi" perche' i bancomat rimangano riforniti di contante.

Il cerino e' ora in mano alla Bce, che finora ha continuato a garantire liquidita' di emergenza agli istituti di credito continuando ad alzare il tetto del meccanismo di emergenza 'Ela'. Non e' pero' facile valutare se sussistano ancora le condizioni per continuare questa forma di sostegno, l'unico canale attraverso il quale Atene ha potuto approvvigionarsi di liquidi le scorse settimane. E' invece facile prevedere che l'assalto dei greci ai bancomat per ritirare i propri risparmi dai conti sia destinato a intensificarsi ulteriormente.

TERRORISMO ISLAMICO: 28 MORTI IN TUNISIA UNO IN FRANCIA 25 IN KUWAIT. (QUANDO BOMBARDAMENTI A TAPPETO SULL'ISIS?)

TERRORISMO ISLAMICO: 28 MORTI IN TUNISIA UNO IN FRANCIA 25 IN KUWAIT. (QUANDO BOMBARDAMENTI A TAPPETO SULL'ISIS?)


Tunisia, Francia e Kuwait nel mirino degli islamisti. Tre attentati terroristici quasi in contemporanea hanno scosso i tre Paesi: in Tunisia, a Sousse, in un resort, colpi di kalashnikov contro bagnanti e turisti occidentali in vacanza; in Francia, in un'azienda di gas industriale nell'Isere, l'autore, oltre a far esplodere delle bombole, decapita un uomo e in Kuwait, a Kuwait City, un kamikaze si fa esplodere in una moschea sciita durante la preghiera del venerdi'.

Un attacco globale del terrororismo islamico, un mostro da abbattere quanto prima.

Due gli alberghi di lusso presi di mira a Sousse. Il racconto dei testimoni e' ovviamente confuso ma altrettanto spaventoso: secondo alcuni gli jihadisti sono arrivati via mare, per altri a bordo di una piccola mongolfiera.

Uno dei terroristi - poi ucciso dalle forze di sicurezza che hanno in seguito arrestato un complice - e' uno studente non conosciuto alla giustizia, vestito come un comune bagnante, arriva in spiaggia con un kalashnikov nascosto nell'ombrellone. E fa fuoco: almeno 28 i morti (compreso l'attentatore), di cui 7 turisti di nazionalita' britannica, tedesca e belga.

Il panico si diffonde appena partono i primi colpi di arma da fuoco: i bagnanti in spiaggia fuggono nei rispettivi hotel e si barricano nelle stanze.

In Francia, nella regione dell'Isere, nel sito dell'azienda di gas industriale Air Products a Saint-Quentin-Fallavier, un uomo a bordo di un'auto forza l'ingresso e fa saltare delle bombole di gas, provocando una enorme deflagrazione. Due i feriti ma la 'messa in scena' jihadista e' tremenda: la testa di un uomo decapitato viene trovata nel sito industriale, il suo corpo lasciato nelle vicinanze dell'azienda.

Trovati anche brandelli di tessuto con iscrizioni in arabo. Gli inquirenti arrestato un uomo vicino al movimento salafita, di cui pero' non risultavano contatti con terroristi. Si chiama Yassine Sali, non ha precedenti penali. Sarebbe arrivato in azienda a bordo di un'auto insieme al suo capo per fare una consegna. Avrebbe ucciso il suo capo e lo avrebbe decapitato, poi l'irruzione.

La polizia inoltre avrebbe fermato una seconda persona.

Infine in Kuwait, nella moschea sciita al Imam al Sadiq di Kuwait City, un uomo con indosso una cintura esplosiva si fa saltare in aria, durante la preghiera del venerdi' al grido di "Allah e' grande". Il nuovo bilancio ufficiale fornito dalla ministero dell'Interno kuwaitiano e' di 25 morti e 202 feriti. L'attacco e' stato rivendicato dall'Isis.

Gli indizi di una possibile guerra tra Cina e Stati Uniti

Gli indizi di una possibile guerra tra Cina e Stati Uniti

Mentre gli Usa cercano di ridurre le spese militari, il bilancio della Difesa cinese cresce ogni anno in modo significativo

Il conflitto nel Mar Cinese Meridionale non è l'unico segnale della crescente tensione nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti Ci sono altri indizi che suggeriscono che una guerra tra queste due potenze potrebbe avverarsi, anche se non in un immediato futuro. Sia la Cina e gli Stati Uniti continuano ad aumentare infatti i loro bilanci militari, che sono già i maggiori al mondo.

Il blog End of American Dream elenca tutti gli indizi che suggeriscono che le due potenze si stanno preparando per una resa dei conti.

Il conflitto nel Mar Cinese Meridionale

La Cina si impegna a rafforzare le sue posizioni nella regione delle isole Spratly. Mentre Pechino dice che la creazione di isole artificiali della regione ha scopi scientifici, l'intelligence USA insiste sul fatto che la Cina prevede di stabilire basi militari nella zona contesa. Da superpotenza, gli Stati Uniti d'America cercano di contrastare il desiderio di Pechino di dominare il Mar Cinese Meridionale.

Secondo diversi analisti , l'espansione artificiale delle isole da parte della Cina è percepita a Washington come un tentativo per far pendere la bilancia in modo unilaterale a favore della Cina, così esprime la sua forte protesta. In Cina, si parla apertamente di una guerra che potrebbe essere necessaria per difendere gli interessi nazionali nel Mar Cinese Meridionale.

Washington si sta preparando per una guerra nucleare in Europa. Dal Guardian

Washington si sta preparando per una guerra nucleare in Europa. Dal Guardian

La Nato rivaluterà la propria strategia nucleare "a causa della Russia"

La Nato si appresta a rivalutare la propria strategia nucleare alla luce delle dichiarazioni russe sulla sua abilità nucleare. Fonti dell'Alleanza Atlantica hanno riferito al Guardian.

La questione, discussa a margine di una due giorni di riunione ministeriale Nato che ha avuto inizio a Bruxelles mercoledì, riguarda, in particolare, come integrare le armi nucleari nelle esercitazioni NATO e come rispondere alle minacce verbali della Russia.

La scorsa settimana Putin ha annunciato che la Russia aggiungerà 40 nuovi missili balistici al suo arsenale nucleare, una prima risposta al tentativo degli Usa di allargare la propria presenza militare in Polonia e nei paesi baltici.

Europa, un potenziale bersaglio

"Gli Stati Uniti stanno cercando il modo per giustificare l'abbandono del Trattao INF, Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, e installare le loro testate nucleari in Europa, vicino al confine con la Russia", ha detto a ' Vzgliad' Konstantin Sivkov, Vice Presidente dell'Accademia di Problemi geopolitici. 

Se gli Stati Uniti abbandonano il Trattato INF, la Russia dispiegherà 600 lanciatori di missili da crociera con una gittata di 5.000 chilometri. L'eventuale dispiegamento dell'arsenale nucleare americano in Europa mira a distogliere l'attenzione dal territorio statunitense e trasformerebbe i paesi europei in un potenziale bersaglio.

"I leader europei devono capire una cosa semplice. Se avverrà l'installazione di armi nucleari statunitensi in Europa, il territorio europeo diventerebbe automaticamente teatro di una guerra nucleare. E' una trappola per l'Europa ", ha aggiunto l'esperto.

Secondo lui, "l'aumento dele esercitazioni nucleari in Europa significa che Washington si sta preparando per la guerra nucleare in Europa."

Lo Stato Islamico potrebbe essere sconfitto in due giorni. Ehud Barak, ex ministro della Difesa di Israele

Lo Stato Islamico potrebbe essere sconfitto in due giorni. Ehud Barak, ex ministro della Difesa di Israele

"Lo Stato Islamico ha successo perché non c'è uno sforzo coerente e coordinato per distruggerlo"

L'ex ministro della difesa Ehud Barak di Israele ritiene che lo Stato islamico "non sia forte" e potrebbe essere totalmente sconfitto "in due giorni". Barak ha fatto queste osservazioni durante un'intervista con RT.

"Penso che lo Stato Islamico abbia successo perché non c'è uno sforzo coerente e coordinato per distruggerlo. Tecnicamente, non sono forti. Sono 30.000 o 40.000 persone. I loro veicoli sono Toyota pickup dotati di mitragliatrici ", ha detto Ehud Barak in una intervista con RT .

"Probabilmente non hanno né un aereo né un singolo elicottero", prosegue Barak che ha partecipato a un gran numero di missioni di combattimento ed è considerato uno dei soldati più decorati d'Israele ha detto.

"Penso che con un piccolo sforzo più coordinato, lo Stato islamico . potrebbe essere sconfitto, non è facile, ma non è escluso, non sono giganti", ha detto il politico israeliano, aggiungendo che la capacità operativa dei miliziani dell'ISIS viene "esagerata".
 

Fondamentalmente quello che hanno affrontato a Ramadi e in altre città in Iraq è un esercito non vuole combattere. Quando l'esercito non vuole combattere, non hai bisogno di grandi capacità per vincere ", ha detto Ehud Barak, aggiungendo che" l'ISIS non mai combattuto una vera e propria battaglia . "

L'unica grande forza di resistenza che hanno incontrato sono state le milizie curde a Kobane, ha detto il politico. Secondo Barak, sono stati i turchi con le loro centinaia di anni di "regno" nella regione e "un sacco di esperienza" che hanno descritto "il giusto approccio per l'ISIS in Siria"

" I turchi dicono Siamo pronti a collaborare con gli americani contro il Daish, ma non dimenticate Assad. Non possiamo sconfiggere il Daish e rendere Assad più felice".

Dopo gli attentati dell'11 settembre, negli Usa l'estremismo domestico ha causato più morti dell'estremismo islamico

Dopo gli attentati dell'11 settembre, negli Usa l'estremismo domestico ha causato più morti dell'estremismo islamico

Il pericolo dell'estremismo di destra negli Stati Uniti è sottovalutato?

Di volta in volta, il paese che ha lanciato una crociata globale contro l'estremismo jihadista è costretto a guardare dentro i suoi confini per valutare la minaccia rappresentata dall'estremismo di casa propria.

È un processo che si ripete ogni volta che si verifica un attacco come quello della scorsa settimana all'African Methodist Episcopal Church Emanuel di Charleston, nella Carolina del Sud, in cui nove persone sono morte

La minaccia degli islamisti radicali è esagerata? e il pericolo dell' estremismo di destra negli Stati Uniti è sottovalutato?, si interrogano gli esperti.

E non a caso dal momento che dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 a New York e Washington, l'estremismo domestico ha causato più morti sul suolo americano che l'estremismo islamico.

Quasi il doppio. 

Le nove persone che sono state uccise da Dylann Roof, ispirato da idee sulla supremazia bianca, si vanno ad aggiungere ad un triste elenco compilato dal centro di ricerca New America, con sede a Washington DC.

Secondo i dati dell'organizzazione, a partire dal 2001, 48 persone sono morte in attacchi da parte degli estremisti di destra, rispetto alle 26 persone che sono cadute vittime di attacchi jihadisti. 


I suprematisti bianchi, i fanatici e altri estremisti non islamici hanno condotto 19 attacchi sul suolo americano in questo lasso di tempo. Al contrario, ci sono stati sette attacchi mortali da parte di militanti islamici.

Il Southern Poverty Law Center (Southern Poverty Law Center), un'organizzazione con sede in Alabama, informa e avverte dei pericoli di un estremismo nazionale fuori controllo.

Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, le agenzie di sicurezza nazionale si sono concentrate sulla minaccia del terrorismo islamico, limitando le risorse pubbliche per la lotta contro i gruppi di odio nazionale.

Prima di Charleston, il caso più recente e drammatico di un attacco da parte di un estremista di destra si è verificato nll'agosto 2012, quando il neo-nazista, ex veterano dell'Esercito, Wade Michael Page è entrato un tempio Sikh in Wisconsin e ha sparato uccidendo sei persone e ferendone altre tre prima di essere ucciso dalla polizia.


Nel mese di giugno 2014, Jerad e Amanda Miller, una coppia con idee neonaziste e forti oppositori del governo, sono entrati in una pizzeria a Las Vegas e hanno ucciso due poliziotti che stavano pranzando. La coppia ha lasciato una svastica sui corpi e una nota che diceva: "Questo è l'inizio di una rivoluzione" . La Miller ha ucciso una terza persona in un negozio vicino.

Per non parlare di un altro caso che sarebbe potuto finire in tragedia ad Austin, Texas, quando Larry McQuilliams ha sparato oltre 100 proiettili contro alcuni edifici governativi, tra cui il quartier generale della polizia e il Consolato del Messico.

I proiettili non hanno colpito nessuno e McQuilliams è stato ucciso da un agente di polizia, che ha impedito il sospetto di far esplodere una bomba che portava con sé.

Gli estremisti nazionali, riuniti sotto l'egida di organizzazioni della supremazia dei bianchi o che agiscono da soli , generalmente condividono il rifiuto delle minoranze, l'ostilità nei confronti del governo e una strenua difesa del concetto di "cittadino sovrano".

Nei loro manifesti o interventi sui social network, spesso denunciano il "genocidio dei bianchi" , presentandosi come vittime.

Chi sono i bersagli dei loro attacchi? Gli agenti di polizia, membri delle minoranze razziali, religiosi e civili casuali.

In un rapporto del 2009, il Department of Homeland Security ha avvertito che la combinazione di una economia debole e l'elezione del primo presidente nero avrebbe potuto scatenare una reazione violenta da parte dei suprematisti bianchi.

Tuttavia, mentre ci sono centinaia di esperti che lavorano nei diversi livelli di governo per svelare le minacce islamiste, ci sono solo decine di analisti federali che monitorano la minaccia nazionale.

Ora, dopo la sparatoria della Carolina del Sud, ci sono state voci che chiedono la stessa determinazione emersa dopo l'attentato di Oklahoma City del 1995 per affrontare il pericolo di avere il nemico in casa

La Cina denuncia la "preoccupante" situazione dei diritti umani negli Usa

La Cina denuncia la preoccupante situazione dei diritti umani negli Usa

Il dossier di Pechino dopo la pubblicazione dell'annuale rapporto americano sulla situazione dei diritti umani nel mondo

In risposta alla relazione sulla situazione diritti umani nel mondo pubblicata dagli Stati Uniti, la Cina ha rilasciato il proprio studio sulla situazione "preoccupante" dei diritti umani che esiste nella nazione americana.

Giovedì il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani negli altri paesi, che sottolinea le sistematiche violazioni di tali principi nel gigante asiatico e, in particolare, condanna la repressione, la limitazione della libertà di espressione e il "forte" controllo di Internet e la censura, tra gli altri problemi.

Da parte sua, il documento predisposto dall'Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato cinese e citato dall'agenziaXinhua ha detto che la parte americana ha voluto commentare la situazione dei diritti umani in molti paesi senza mostrare un minimo di pentimento o di intenti di migliorare la terribile situazione in materia di diritti umani nel proprio paese.

"Abbondanti dati mostrano che nel 2014 gli Stati Uniti, autoproclamato difensore dei diritti umani, non hanno sperimentato alcun miglioramento nella questione dei diritti umani e, anzi, hanno registrato numerosi nuovi problemi ", dice il rapporto. noltre si sottolinea che Washington ha violato i diritti umani in altri paesi in "maniera sfacciata."

Il rapporto denuncia la diffusione nel paese nordamericano di armi da fuoco, che minaccia la vita dei suoi cittadini, e l'uso eccessivo della forza da parte della polizia che ha ucciso molte persone e il malcontento pubblico. Pechino ha anche ricordato la "tortura crudele" della CIA e la discriminazione razziale e il pregiudizio razziale nella polizia giudiziaria e del sistema statunitense.

I diritti umani sono uno dei temi più delicati nei rapporti degli Stati Uniti e la Cina. Washington accusa spesso le autorità cinesi di aver violato questi principi e Pechino ha ripetutamente sollecitato gli Stati Uniti ad affrontare i propri problemi dei diritti umani e non fare da "giudice internazionale" e interferire negli affari degli altri paesi.

L'ennesimo fallimento del FMI: Ucraina in default il 24 luglio

L'ennesimo fallimento del FMI: Ucraina in default il 24 luglio

Il paese si trova ad affrontare una crisi di solvibilità e liquidità. Goldman Sachs

di Eugenio Cipolla

L’incontro decisivo dovrebbe tenersi martedì 30 giugno. Al tavolo delle trattative, assieme a Natalia Jaresko, ministro delle Finanze ucraino, siederà anche una delegazione del Fondo Monetario Internazionale. Dall’altra parte della barricata bisognerà affrontare l’esigente comitato dei creditori privati, guidato dall’americanaFranklin Templeton, per cercare di trovare una soluzione alla ristrutturazione del debito estero di Kiev. I negoziati vanno avanti a ritmi serrati da diversi mesi, ma fino ad ora non si è riusciti ad arrivare a un compromesso che accontentasse tutte le parti. Da un lato, l’Ucraina punta a risparmiare 15,3 miliardi di euro, dall’altra i creditori privati non sembrano intenzionati a rinunciare ai propri interessi.

La situazione per l’ex Repubblica sovietica si fa sempre più difficile. Dal punto di vista finanziario l’altro giorno è arrivata la mazzata del Fondo Monetario Internazionale, che attraverso un suo portavoce ha fatto sapere che Washington ritiene i tre miliardi prestati dalla Russia all’Ucraina lo scorso anno parte del debito pubblico e non privato, quindi non soggetto a ristrutturazione. Da Kiev non è arrivato nessun commento, ma fonti di governo hanno sottolineato un certo disappunto da parte di Arsenij Yatsenyuk e Petro Poroshenko, i quali vedevano la non restituzione di quei tre miliardi come una sorta di vendetta verso Putin per quanto sta accadendo in Donbass.

Intanto a tutti i livelli di governo è arrivato l’ordine di preparare psicologicamente i mercati internazionali a unsempre più probabile default del paese. A iniziare l’operazione ci ha pensato qualche giorno fa il premier Yatsenyuk. «L’Ucraina non può permettersi di rispettare gli obblighi derivanti dai debiti accumulati negli ultimi tre anni. Dobbiamo impiegare il 5% del Pil nel settore della Difesa e al momento non ci sono i margini per rimborsare i creditori», ha detto il leader del Fronte Popolare. Parole che hanno trovato l’eco di Natalia Jaresko, la quale ha precisato che il paese potrebbe “teoricamente” annunciare un default alla fine del prossimo mese.

Insomma, l’immediato futuro non promette niente di buono. Ieri Artem Shevalev, viceministro dell’economia di Kiev, ha precisato che un default sul debito estero dell’Ucraina non avrebbe un impatto sull’economia del paese. «L’impatto di una tale decisione in una situazione interna sarà piuttosto limitato. La principale conseguenza di un possibile scenario sarebbe l’incapacità dello Stato o delle imprese ucraine ad accedere a prestiti su mercati esteri».

Diversi analisti di Goldman Sachs, citati ieri da Bloomberg, hanno confermato le stime del governo ucraino: il default è atteso entro luglio. «Il paese – è l’opinione di diversi esperti della società americana – si trova ad affrontare una crisi di solvibilità e liquidità. Molto probabilmente non sarà in grado di garantire il pagamento delle cedole obbligazionarie in scadenza nel prossimo mese». La data decisiva sarà il 24 luglio e se Kiev non pagherà passerà a uno stato di insolvenza. E’ a quel punto che sull’Europa e sul Fondo Monetario Internazionale si materializzerà l’ennesimo spettro di un fallimento annunciato, con le politiche di austerità che non hanno portato ai risultati sperati.

Putin telefona ad Obama: di cosa avranno parlato?

Putin telefona ad Obama: di cosa avranno parlato?

Secondo le versioni ufficiali di Isis, programma nucleare iraniano e conflitto ucraino

Quasi un anno dopo l'ultima telefonata tra Obama e Putin, durante la quale il presidente americano chiese al presidente russo di usare la sua influenza su Kiev “per evitare l’uso della forza e lo spargimento di sangue” nella guerra civile Ucraina istigata dal Dipartimento di Stato, in uno sviluppo inatteso, ieri, è stato Putin che ha fatto una telefonata improvvisa ad Obama. 

Questo è ciò che il Cremlino ha dichiarato essere lo scopo ufficiale della telefonata di Putin:

Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama.

In particolare, i due leader hanno discusso della crisi in Ucraina e l'adempimento degli accordi Minsk. I Presidenti hanno convenuto che il vice segretario di Stato Victoria Nuland e il vice ministro degli Esteri russo Grigory Karasin saranno in contatto per discutere l'attuazione di tali accordi.

Notevole attenzione è stata data durante la discussione ad una serie di questioni relative alla lotta contro il terrorismo, in particolare la diffusione dell' influenza del gruppo "Stato Islamico" in Medio Oriente. Vladimir Putin e Barack Obama hanno deciso di incaricare il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il Segretario di Stato americano John Kerry di tenere una riunione per discutere la questione.

Inoltre, i presidenti di Russia e Stati Uniti hanno avuto una discussione approfondita di temi di attualità nelle relazioni bilaterali. Hanno inoltre avuto uno scambio di opinioni sulla situazione in Siria e toccato la questione del programma nucleare iraniano. 

Secondo la versione americana, come riporta La Stampa, "a chiamare è stato Putin, che voleva discutere della strategia per combattere l’Isis e del negoziato nucleare con l’Iran, cioè i due dossier su cui la Russia pensa di poter dare un contributo interessante per l’Occidente. Obama però gli ha risposto che la situazione non è cambiata, e prima di riaprire il dialogo il collega deve rispettare fino in fondo gli accordi di Minsk sull’Ucraina". 

Ma veramente Putin ha chiamato Obama per questo?

Secondo il blog americano Zerohedge non sarebbe proprio così e la conversazione avrebbe innanzitutto riguardato il destino di Assad, alleato della Russia, impegnato, per la gioia degli americani, a combattere su tre fronti: cioè, il Fronte al-Nusra nella provincia nord-occidentale di Idlib e sempre più vicino al principale nodo infrastrutturale della Siria di Latakia, l'ISIS nella parte centrale della nazione dove ha occupara la storica città di Palmira, e i "ribelli" in prossimità di Damasco. Una situazione che potrebbe presto portare alla sconitta dell'esercito di Assad o, più probabilmente, ad un ammutinamento e alla deposizione del presidente, spostando però poi tutta l'attenzione sul fronte ucraino. Le battute di arresto per Assad potrebbero aver indotto i politici occidentali a suggerire che una finestra di opportunità potrebbe aprirsi per la Siria.


Secondo il blog americano, la conversaione potrebbe essersi sviluppata così, con Putin a dire: lasciate che Assad rimanga al potere e non salvaremo la Grecia in collaborazione con la Cina e non pianteremo una base navale russa nel Pireo, proprio accanto alla nuovissima base militare cinese, nel bel mezzo di un paese della NATO, che causerebbe il più grande mal di testa diplomatico per l'amministrazione Usa da quando, nel mezzo di una riunione delle Nazioni Unite, decise di far passare un flacone pieno di una innocua polvere bianca come arma di massa distruzione per avere un prestesto per invadere l'Iraq.

Decapitazione in Francia, attacco a una moschea in Kuwait, uccisioni di massa in Tunisia

Decapitazione in Francia, attacco a una moschea in Kuwait, uccisioni di massa in Tunisia

Per ora l'ISIS ha rivendicato solo l'attacco in Kuwait

Mentre il mondo musulmano riflette durante il culmine della preghiera del venerdì di Ramadan, l'ISIS è stato impegnato.

In primo luogo, l'attacco in una fabbrica a Saint-Quentin-Fallavier nei pressi di Lione, dove due uomini avrebbero fatto schiantare la propria macchina all’entrata della fabbrica, causando un’esplosione, e che è stato definito da Hollande "un attacco terroristico" e che, data la presunta presenza di una bandiera dell'ISIS sulla scena dell'attacco, è momentaneamente attribuibile all'ISIS, salvo sviluppi successivi.


Un paio d'ore più tardi, i militanti dell'Isis hanno rivendicato la responsabilità per un attentato durante la preghiera del venerdì nella moschea di al-Imam al-Sadiq al-Sawaber, in Kuwait, nel quale sono morte almeno 25 persone.

Come riporta l'Independent, la dichiarazione dell'ISIS "ha identificato l'attentatore come Abu Suleiman al-Muwahed e ha detto che l'obiettivo era un" tempio dei negazionisti "- un termine usato dall'ISIS per indicare i musulmani sciiti.



E poi, almeno 27 persone sono state uccise quando uomini armati hanno fatto attaccato la spiaggia di alcuni alberghi della città costiera tunisina di Sousse, secondo ministero dell'Interno del paese. Tra le vittime ci sarebbero dei turisti stranieri. 

Al momento non c'è nessuna rivendicazione di responsabilità per i fatti tunisini, anche un tweet dell'ISIS a breve non dovrebbe meravigliare.


Francia e Tunisia sono da mesi nel mirino dell'ISIS e altri gruppi qaedisti dopo gli attacchi di Parigi e l'attacco al Museo del Bardo di Tunisi.

26 giugno 2015

Il FMI disponibile a finanziare l’Ucraina comunque sia, anche se trattasi di uno stato già fallito

Il FMI disponibile a finanziare l’Ucraina comunque sia, anche se trattasi di uno stato già fallito

di Alexander Mercouris

Mentre il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e l’Unione Europea esercitano forti pressioni sulla Grecia perchè imponga una nuova ondata di tagli sociali, le stesse istituzioni sono disponibili a finanziare incondizionatamente l’Ucraina. A differenza del Governo greco, che per lo meno sta cercando di non tagliare le pensioni più basse, il Governo ucraino non esita ad imporre misure antisociali che in qualsiasi altro paese europeo causerebbero una forte ondata di proteste: l’aumento brutale dei costi energetici (riscaldamento) per la popolazione, la riduzione delle pensioni più basse, la privatizzazione generalizzata o il licenziamento massiccio dei dipendenti pubblici, tutte misure adottate dal governo di Kiev.

L’FMI lo ha reso già ufficiale: continuerà ad erogare prestiti all’Ucraina indipendentemente dal fatto che questo sospenda il pagamento dei suoi debiti privati con l’Occidente. Il comunicato del FMI, pubblicato in forma di lettera aperta sulla sua pagina web, lo mette in chiaro. La parte più importante della lettera della Christine Lagarde è la seguente dichiarazione:

“In generale, il FMI sostiene gli accordi volontari preventivi nei processi di ristrutturazione del debito, tuttavia nel caso che non si raggiunga un accordo negoziato con i creditori privati ed il paese determini di non poter fare fronte ai suoi debiti, il Fondo può seguire erogando prestiti all’Ucraina in coerenza con la sua politica di prestiti sugli arretrati”.

Apparentemente, l’idea è che l’ Ucraina, che deve restituire 23.000 milioni di Us. $ ai suoi creditori occidentali nel corso dei prossimi 4 anni, possa sospendere il pagamento di questo debito vincolando il buco nero dei 15 mila milioni di US. $ che ha il paese, al finanziamento che il FMI sta proporzionando all’Ucraina.

Non c’è bisogno di far notare che si tratta evidentemente di una decisione politica, che dimostra la volontà dell’organismo finanziario di erogare il prestito ad un paese in bancarotta.

In realtà, quello che sta facendo il FMI, visto che non è disponibile ad aumentare l’importo già prestato, è un finanziamento dell’Ucraina a spese dei suoi creditori.
Si prospetta un allontanamento significativo ed anche discutibile dalle abituali procedure seguite dal FMI. Tuttavia esiste una pressione politica delle centrali di potere occidentale (USA e Regno Unito) che controllano il FMI per continuare nell’appoggio all’Ucraina che si è anteposto a qualsiasi altra considerazione puramente finanziaria.

Si tratta di una proposta rischiosa per l’FMI. E’ molto ben risaputo che, nel 2010, tutti i rappresentanti non occidentali del consiglio dell’FMI, così come il rappresentante svizzero, si opposero energicamente al piano di riscatto della Grecia, in vista del fatto che si trattava di un tentativo evidentemente politico di riscattare l’Euro girando a carico della Grecia un debito che non avrebbe mai potuto pagare.

In quella occasione, la decisione fu imposta dalla maggioranza occidentale, per quanto più in avanti fosse stata comprovata la critica espressa a quella decisione dai rappresentanti non occidentali.

Risulta probabile che accadrà qualche cosa di simile adesso con l’Ucraina, un paese che rappresenta tassello importante delle strategie USA. Risulta previsto che il consiglio del FMI si dovrà riunire in Luglio, quando si aspetta che si torni a forzare la decisione, probabilmente con l’opposizione, una volta di più, dei rappresentanti non occidentali.

A meno che i creditori non si tirino indietro, cosa che potrebbe anche essere possibile, è prevedibile che si riproduca una ondata di contenziosi contro questa decisione in vari tribunali nazionali ed internazionali. Nonostante che parte del debito possa essere soggetto alla legislazione ucraina, le recenti decisioni dei tribunali statunitensi sull’Argentina, fanno dubitare che il tipo di moratoria che si dovesse proporre per l’Ucraina possa eseguirsi ed essere accolta in toto a livello internazionale. Non è difficile vedere come il FMI potrebbe finire come parte nel mezzo di questo contenzioso, un qualche cosa che potrebbe indurre in un certo imbarazzo i responsabili dell’organismo finanziario.

In teoria questa decisione non pregiudica gli impegni dell’Ucraina con la Russia, che come debito pubblico dovrebbe pagare al margine della moratoria. Il prossimo termine di pagamento di questo debito, 75 milioni di Us. $, scade alla fine del mese. Se l’Ucraina sospende il pagamento di questo debito, ci sarà una azione legale, questa volta da parte della Russsia che metterà in questione il programma del FMI, visto che le norme del Fondo vietano espressamente di finanziare uno stato che sia in posizione insolvente.

Per il FMI il possibile default del riscatto dell’Ucraina produrrebbe critiche aggiuntive alle autorità del FMI in un momento in cui le potenze non occidentali sono occupate nel creare le propri organismi finanziari alternativi a quelli esistenti (dominati da USA e Regno Unito). Non c’è dubbio che in questo caso, sarebbe complicato per il FMI giustificare un’altro riscatto per l’Ucraina.


Traduzione e sintesi: Luciano Lago per Controinformazione

Nella foto in alto: Christine Lagarde e la ministra dell’ Economia dell’ Ucrania, Natelie Jaresko

Nsa, Usa & Co.: Amici e spioni

Nsa, Usa & Co.: Amici e spioni

- di Filippo Ghira –

Gli Stati Uniti che spiano la Francia. Sono cose che tra alleati non si fanno. Meglio sarebbe dire tra l’imperatore e i suoi vassalli ma il fatto, o meglio la sua rivelazione all’opinione pubblica, non è andato giù a Francois Hollande che se ne è lamentato con Barack Obama.

Ma no, cosa dici, non è come sembra. Come nella barzelletta dove la moglie si giustifica con il marito che l’ha scoperta a letto con l’amante. Nel caso della Francia, la protesta è in fondo il frutto del rimpianto per una Grandeur ormai sfiorita, e che non tornerà più, e della necessità di stimolare l’orgoglio nazionale dei cittadini che, dopo la perdita dell’impero coloniale, non ha più molte occasioni di essere alimentato. I francesi, nonostante tutte le loro aspirazioni, come il ruolo svolto nella guerra contro Gheddafi, si devono accontentare di un ruolo di comprimari sullo scenario internazionale, solo che non lo possono ammettere apertamente.

Lo spionaggio in questione è quello operato dalla National Security Agency su tutte le comunicazioni via Internet francesi e degli altri Paesi europei ma in buona sostanza di tutto il mondo. Una realtà ben conosciuta dalle classi dirigenti francesi (ed europee) ma che, evidentemente, ha raggiunto livelli così imbarazzanti da costringere Hollande ad intervenire. Tranne poi lasciare cadere la questione nel dimenticatoio.

Uno spionaggio, quello, che riguarda tutte le comunicazioni via Internet e che si è andato ad aggiungere a quello esercitato da decenni su tutte le comunicazioni telefoniche del mondo, svolto dalla Nsa unitamente alle analoghe strutture, anche se di minori dimensioni, degli altri quattro Paesi di lingua inglese: Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Uno spionaggio effettuato tramite i satelliti e le centrali di ascolto collocate in tutto il mondo. Un sistema (indicato all’epoca come Echelon) basato non sul controllo del singolo telefono, fisso o cellulare che sia, ma su tutte le telefonate. Un sistema che venne reso noto ufficialmente da una interrogazione di un deputato britannico al Parlamento Europeo nel 1998 ma che era ben noto non solo agli addetti ai lavori (governi e membri dei servizi segreti) ma anche al grande pubblico.

Un libro come “Il Negoziatore” (1989) di Frederick Forsyth ne parlava tranquillamente, offrendo oltretutto al lettore tutte le indicazioni per calcolare in quante ore la trascrizione di una telefonata fatta in Europa, intercettata da un satellite, poi filtrata dai computer e reputata interessante ai fini di quella specifica indagine, finiva sulla scrivania del funzionario addetto nella sede della Nsa a Fort Meade nel Maryland. Altri libri in precedenza, come “La Talpa” di John Le Carrè (1974), ne parlavano apertamente, senza però arrivare a dettagli tecnici.

Quello svolto dagli Usa su Internet è invece un sistema di spionaggio incentrato su una seconda base della Nsa che è situata nel deserto del Nevada e che, come quella di Fort Meade, occupa migliaia di dipendenti, tutti esperti nelle più avanzate tecnologie. Un sistema ancora più invasivo e subdolo di quello telefonico e che può avvalersi della collaborazione delle principali aziende americane del settore. Sia quelle produttrici di computer, Ibm, Apple ed Hewlett Packard, sia soprattutto quelle che producono sistemi informatici, in primo luogo la Microsoft. In buona sostanza, qualunque email inviamo ad un nostro amico o ad un’azienda per motivi di lavoro viene automaticamente intercettata dalla Nsa. Tutto prevedibile comunque.

I programmi Microsoft, tanto per citare quelli più usati, contengono in sé una chiave che permette alla casa madre (e quindi alla Nsa) di tenere costantemente sotto controllo i suoi utilizzatori. Ed è una chiave che si trasferisce automaticamente anche nei programmi pirata, quelli che vengono clonati da quanti non li vogliono pagare. Tanto che ai clienti abusivi arrivano di continuo comunicazioni nelle quali si ricorda che il programma in uso è illegale e che, quindi, stanno commettendo un reato. Di fatto si tratta dell’ammissione che tutti i programmi sono controllabili e controllati.

Non è un caso che anni fa, poi la cosa è stata dimenticata, la Microsoft annunciò che, a richiesta, i programmi in uso potevano essere “riparati” dalla sede centrale. Della serie: non ci sfugge niente. Non è difficile immaginare quale tipo di tecnologia avanzata ci sia dietro. Allo stesso tempo, è naturale concludere che essa sia di supporto alla concezione imperiale della quale gli Usa sono impregnati e che esercitano dal 1945.

In un mondo ormai totalmente globalizzato, diventa fondamentale infatti la necessità di conoscere in tempo reale cosa fanno e pensano i cittadini e i governi dei Paesi amici e nemici. E cosa stanno combinando i concorrenti delle proprie imprese nazionali. Il tutto per motivi economici ma anche ai fini del mantenimento della supremazia militare Usa. Non scordiamo che le aziende americane del settore sono legate mani e piedi all’apparato militare Usa e che Internet venne resa accessibile ai comuni cittadini dopo essere stata per anni una esclusiva del Pentagono.

Da questo fatto ne deriva un altro che è molto più di una ipotesi. E cioè che i sistemi operativi a disposizione delle alte sfere militari Usa siano molto superiori, quanto a potenzialità di applicazione, a quelle dei comuni mortali. Quello che semmai colpisce è il silenzio complice dei governi europei, compreso quello italiano, che all’epoca dell’avvio della Echelon telefonica avevano permesso l’installazione di stazioni di ascolto a terra sul territorio nazionale e che poi avevano taciuto sulla sua esistenza. Un silenzio a dir poco incredibile considerato che il sistema in questione, nato nell’epoca della Guerra Fredda in funzione antisovietica, venisse poi utilizzato per spiare anche i Paesi alleati della Nato. Quando nel 1998 emerse la vicenda, Romano Prodi, allora capo del governo, farfugliò imbarazzato: “Non so bene… forse sì.. mi dicono che in effetti c’è qualcosa..”. E Prodi non poteva non esserne al corrente, sia per il suo ruolo istituzionale sia per il suo essere professore universitario di economia e politica industriale e quindi dentro i processi tecnologici ed informativi.

La verità vera è che il silenzio dei governi europei sul sistema di spionaggio americano (Echelon Due) è ancora più grave del precedente. Esso è il segnale di un vassallaggio politico e mentale nei riguardi degli Usa. Al tempo stesso, è la conseguenza del fatto che gli europei non dispongono di una tecnologia propria e che si trovano costretti ad utilizzarne una americana e ad esserne dipendenti, con il rischio concreto di vedersi razziati i propri dati e i propri segreti industriali dalla Nsa e di conseguenza dai concorrenti di oltre oceano.

LA TROIKA HA UCCISO LA GRECIA ED ORA INFIERISCE SUL CADAVERE

LA TROIKA HA UCCISO LA GRECIA ED ORA INFIERISCE SUL CADAVERE

CONTINUIAMO A SENTIRE UNA REALTÀ COMPLETAMENTE DISTORTA DA PARTE DEI MEDIA SULLE VICENDE GRECHE. LA CRISI VIENE DIPINTA COME UNA SITUAZIONE IN CUI IL PAESE SI È TROVATO PER LA PROPRIA DISSENNATEZZA E DAL QUALE LA BUONA E SOLIDALE EUROPA CERCA DI SALVARLA.

Nulla di più falso. La Grecia non ha mai avuto alcun tipo di problema economico. La Grecia non ha vissuto sopra le sue possibilità. La Grecia era un normale Paese fino a quando i criminali senza scrupoli della finanza internazionale, attraverso il proprio braccio armato (la Troika ovvero UE, FMI e BCE), hanno deciso di renderla il più grande laboratorio di distruzione di uno Stato sovrano e di imposizione della dittatura del capitale con conseguente cancellazione dei diritti umani fondamentali.

Nel 2009 la crisi in Grecia poteva facilmente essere stoppata con il semplice acquisto da parte della BCE dei titoli di Stato ellenici consentendo al Paese di finanziarsi senza alcun tipo di problema e senza alcun limite, atto doveroso per difendere i diritti inalienabili dell’uomo. Anzi nel 2009 la crisi avrebbe potuto (e dovuto) diventare uno spunto di riflessione. Ovvero si doveva comprendere che l’Europa aveva bisogno di una banca centrale prestatrice di ultima istanza visto che era demenziale che Stati sovrani dovessero deliberatamente subordinare il benessere dei propri popoli ed ogni diritto sociale e democratico ai capricci dei mercati finanziari. Nessuna persona sana di mente (o in buona fede) riterrebbe tale scelta ottimale.

Nonostante ciò il dibattito neppure iniziò e la Grecia venne di fatto commissariata. Vennero concessi al Paese prestiti di emergenza con cui finanziarsi imposti in cambio di misure di austerità composte da tagli alla spesa ed inasprimento della pressione fiscale. Così facendo una crisi esclusivamente addebitabile all’assenza di una banca centrale europea prestatrice di ultima istanza è diventata una vera crisi economica. Infatti sono state le misure della Troika a distruggere il Paese che non aveva alcun tipo di problema economico reale prima che iniziassero le politiche di feroce taglio della spesa pubblica.

I tagli come noto hanno un moltiplicatore monetario fortemente negativo e la Grecia è stata la più evidente prova di questo. Ogni Euro di spesa pubblica in meno ha causato un calo del PIL che lo stesso FMI ha recentemente stimato essere stato pari ad almeno un Euro e mezzo (in realtà il dato è probabilmente sottostimato). La conseguenza che ogni Euro “risparmiato” ha causato una perdita secca per il Paese ed un conseguente calo delle entrate provocando un letale avvitamento.

Ogni intervento della Troika ha avuto questi effetti distruggendo economia e soprattutto il popolo greco. In questi giorni, ancora una volta in cambio di un prestito di emergenza per mantenere il paese nella zona Euro (come se la cosa fosse auspicabile!), si chiede ai greci di tagliare salari e pensioni. Se il paese accetterà il prestito degli strozzini internazionale pagherà proprio i creditori, ovvero in gran parte i medesimi strozzini. Tuttavia la conseguenza che tutto questo causerà nell’economia reale del paese sarà il netto peggioramento della già drammatica situazione del popolo greco rendendo necessario un nuovo piano “salvataggio” tra poco tempo.

Ecco alcuni dati della catastrofe greca che dovreste scolpirvi nella mente. Nel 2008 la Grecia aveva un debito pubblico pari al 99,19% del PIL, un dato assolutamente nella norma. Dopo l’austerità il dato è schizzato al 178,3% nel 2013, dato che continua a peggiorare. Con buona pace di chi affermava che il precedente dato fosse allarmante… Desolante. Nello stesso periodo il PIL che aveva segnato il massimo nel 2008 è sceso fino a 176,6 miliardi ovvero ha avuto un calo del 23%. Ma ovviamente il dato più drammatico, che evidenzia il crimine insito nelle misure di austerità, è il dato occupazionale. La Grecia nel 2008 aveva un tasso di disoccupazione pari al 7,68% passato già nel 2011 al 14,62%. La disoccupazione è poi arrivata nel 2013 al 27,3% e continua a salire.

Sic et simpliciter quanto accaduto in Grecia è un crimine contro l’umanità. Non si possono dare altre definizioni, sarebbero intellettualmente scorrette. Si è usata l’economia, anziché l’esercito, per conquistare una nazione e sottometterla. I media hanno collaborato a tutto questo guardandosi bene dallo spiegare ai greci i rudimenti necessari a comprendere la macroeconomia che, come noto ai lettori di scenari economici, non ha nulla a che vedere con la microeconomia. I bilanci degli Stati nel lungo periodo non devono essere in pareggio ma in disavanzo, altrimenti la crescita è impossibile (urliamolo soprattutto agli economisti asserviti che non hanno mai avuto uno straccio di argomento per confutare tale affermazione). Il punto è che i finanziamenti devono essere sovrani, fatti con la propria moneta e non con moneta creata dal nulla da privati senza scrupoli.

La spesa pubblica dunque non è un demone ma è semplicemente il modo con cui lo Stato immette moneta nel sistema.

La spesa pubblica viene logicamente prima delle tasse che non servono affatto a pagare i servizi come ci raccontano, ma servono a fare politica monetaria in senso ampio, redistribuzione dei redditi compresa (non a caso nella nostra Costituzione l’obbligo di contribuzione fiscale è inserito nella parte politica e non in quella economica). La moneta per pagare le tasse infatti deve prima essere fornita ai cittadini attraverso la spesa! I cittadini non creano moneta dal nulla, ogni attività privata usa la moneta che già esiste in circolazione (salva la richiesta di prestiti che tuttavia comportano il pagamento di interessi e dunque la creazione di debito privato). E se questa moneta è troppo poca è lo Stato che deve intervenire pompandola nell’economia come un cuore pompa il sangue in un corpo. Insomma la spesa pubblica è reddito privato di tutti, reddito indiretto e differito.

In Grecia e purtroppo anche in Italia il paradigma si è invertito imponendo il dogma del pareggio in bilancio in cui improvvisamente diventano le tasse a pagare la spesa pubblica in un percorso inverso economicamente impraticabile, poiché i cittadini non dispongono matematicamente del denaro per pagarla. Anno dopo anno questo meccanismo banale (ma letale) obbliga tutta la spesa pubblica a sparire cancellando lo Stato. Senza Stato si perdono i diritti fondamentali costituzionalmente tutelati. Perdiamo welfare, sanità, istruzione, sicurezza, diritti civili ovvero perdiamo la democrazia in senso proprio.

In Grecia si sono dunque calpestati i diritti umani e chi ha commesso tali crimini non deve gestire i destini europei ma deve subire una nuova Norimberga. Speriamo solo che ciò accada prima di quella guerra che inevitabilmente seguirà alla prosecuzione di queste politiche criminali. L’umana sofferenza provocherà la recrudescenza dei più bassi istinti umani con le conseguenze terribili che la storia ci ha già insegnato. Ma evidentemente non abbiamo imparato la lezione.

Vale la pena leggere alcuni passaggi della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che immediatamente fanno comprendere quanto sia assurdo e criminale anteporre la moneta, la cui scarsità è una vile scelta politica per tutelare pochissimi ricchi consegnando loro anche il pieno potere politico, ai diritti inalienabili dell’uomo. Cominciamo con il preambolo:

“Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell’uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti dell’uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’eguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni”.

Questo splendido passo evidenzia come dal 1948 ad oggi il pensiero umano sia regredito e che avvoltoi come Mario Draghi, Christine Lagarde, Junker (spazzatura di nome e di fatto), Mario Monti, Padoan ed affini siano l’esempio più evidente di tutto questo.

La dichiarazione universale, al suo articolo 2, afferma poi che: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”.

La ricchezza non è dunque una condizione che determina la concessione dei diritti inalienabili. Assurdo che la loro compressione in Grecia ed in Europa avvenga senza che i responsabili vengano immediatamente puniti. Assurdo che questi diritti vengano subordinati ad una mera unità di misura del lavoro come il denaro.

Meritano poi attenta lettura gli artt. da 22 a 25 poiché riguardano specificatamente ciò che la Troika ha criminalmente tolto al popolo greco e, altrettanto criminalmente, vuole togliere ad ogni Stato europeo:

“(art. 22) Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

(Art. 23) 1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. 2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. 3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale. 4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

(Art. 24) Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

(Art. 25) Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. 2. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale”.

In Grecia il salario minimo è sceso alla cifra di 580 euro mensili (e si chiede a Tsipras di ridurlo!). Un importo che non consente una vita libera e dignitosa e che sottopone i lavoratori ad un regime di criminale schiavitù.

Secondo l’unicef oltre 400 mila bimbi patiscono la fame e la cronaca racconta di svenimenti in classe. Aumentati invece del 336%, secondo la Caritas, il numero degli abbandoni di minori. I suicidi sono aumentati di oltre il 35,7% dal 2011. Ad esempio a giugno e luglio 2012 si sono registrati oltre sessanta suicidi al mese. Anzi occorre parlare di omicidi. La mortalità infantile è salita del 43%.

Quando Tsipras parla di crimini ha ragione. Non si possono definire che con tale nome e chiunque a qualsiasi livello non lo dice è colpevole quanto gli aguzzini che hanno portato la Grecia a questo punto. Forza Grecia dunque. Non basta un no alle istituzioni europee serve la forza di lanciare un vasto movimento di opinione che porti a ciò che la giustizia impone. La condanna di tutti i criminali che hanno causato questo sfacelo.

IL PENTAGONO SI NUCLEARIZZA CONTRO LA RUSSIA

IL PENTAGONO SI NUCLEARIZZA CONTRO LA RUSSIA
DI PEPE ESCOBAR

Tutti ricordiamo come, all’inizio di giugno, il Presidente Putin abbia annunciato che la Russia avrebbe posizionato più di 40 nuovi ICBM “in grado di superare anche il più tecnicamente avanzato sistema antimissilistico”.

Oh cielo! Il Pentagono e i suoi scagnozzi europei stanno dando di matto da quel momento.

Prima il Segretario Generale della NATO, l’action figure norvegese Jens Stoltenberg, che ha condannato l’evento come una “minaccia di guerra nucleare”.

Poi il tenente generale Stephen Wilson, capo del Comando Globale USA per gli Attacchi Aerei – ovvero il responsabile per gli ICBM e i bombardieri nucleari statunitensi – – durante un recente briefing a Londra: “Hanno annesso una regione, cambiato i confini internazionali e stanno innalzando la retorica a livelli che non vedevamo dai tempi della guerra fredda”.

L’introduzione per il consueto parallelo con il nazismo “Alcune delle recenti azioni della Russia non si vedevano dagli anni ’30, quando intere nazioni venivano annesse e i confini cambiati per decreto”.

Al comando de La Voce del Padrone, l’UE ha diligentemente esteso le sanzioni contro la Russia. In contemporanea il boss del Pentagono Ashton Carter, a Berlino, ha dichiarato che la NATO deve alzarsi in piedi contro – cosa se non altro – “l’aggressione russa” e “il tentativo di ristabilire un sfera di influenza di stampo sovietico”.

Non si scommette nemmeno sul vero significato di questo cianciare. Potrebbe ruotare attorno alla Russia che si permette di costruire un’intera nazione vicina a tutte quelle basi NATO. Potrebbe essere che un gruppo di idioti che spinge per scatenare una guerra su suolo europeo per “liberare” definitivamente tutte le preziose risorse energetiche della Russia e degli –stan centroasiatici.

Sfortunatamente quanto sta accadendo è drammaticamente preoccupante.

Comprate i biglietti per il prossimo film della NATO

In ampie zone dei desolati centri di pensiero USA almeno si ammette che tutto ciò ha in parte a che fare con l’imperativo eccezionalista di prevenire “la nascita di un egemone in Eurasia”. Beh, non sono solo “parzialmente” ma totalmente in errore, perchè per la Russia – e la Cina – il gioco sul tavolo ruota attorno all’integrazione attraverso gli scambi commerciali.

Tutto ciò relega, per ora, il “perno verso l’Asia”, nel secchio dell’immondizia della retorica. Per l’amministrazione Obama del “non fare cose stupide” – e per il Pentagono – il gioco sul tavolo è quello di creare una nuova cortina di ferro dal Baltico al Mar Nero e tagliare la Russia fuori dall’Europa.

Non c’è da stupirsi che all’inizio di giugno l’Office of Net Assessment, esso stesso un centro di pensiero, ha messo sotto contratto un ulteriore centro di pensiero, il CEPA (Centro Europeo per l’Analisi Politica) per sfornare – cosa se no – strategie di guerra.

Il CEPA è diretto da A. Wess Mitchell, un ex consigliere dell’ex candidato repubblicano alle elezioni presidenziali e campione d’inutilità Mitt Romney. Mitchell – che sembra essere stato rimandato in storia in terza media – paragona la Russia ad una nuova Cartagine “un tetro e punitivo potere determinato a finanziare una politica estera vendicativa per sovvertire il sistema che disprezza a causa della perdita della sua grandezza”.

L’intelligence russa è ben a conoscenza di queste mosse da parte degli USA, per cui non è strano che Putin continui a fare riferimento all’ossessione della NATO di costruire un sistema di difesa missilistico in Europa proprio al confine con la Russia “è la NATO che si avvicina ai nostri confini, noi non stiamo andando da nessuna parte”.

La NATO, nel frattempo, si prepara alla sua prossima produzione: la Trident Juncture 2015, la più grande esercitazione militare dai tempi della guerra fredda, che si svolgerà in Italia, Spagna e Portogallo dal 28 settembre al 6 novembre, con forze di terra, aeree e navali e forze speciali di 33 nazioni (28 della NATO e 5 alleate).

La NATO la definisce come uno spettacolo ad “alta visibilità e credibilità” che dimostrerà la forza di reazione di 30.000 uomini. Non c’entra solo la Russia o come una prova del preposizionamento di abbastanza armi pesanti per i 5.000 soldati in Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia, Romani, Bulgaria e Ungheria.

C’entra anche con l’Africa e la simbiosi NATO/AFRICOM (ricordate la “liberazione” della Libia?) il comandante supremo della NATO il generale Breedhate [gioco di parole sul generale Breedlove, NdT], si è vantato, ufficialmente, che “i membri della NATO giocheranno un grande ruolo in nord Africa, nel Sahel e nell’Africa sub Sahariana”.

Senti l’amore dei miei S-500

Dal punto di vista della Russia, questa isteria guerrafondaia è patetica.

Prove: sotto Putin, la Russia ha attivamente ricostruito la sua forza missilistica nucleare strategica. Le star sulla scena sono il Topol M – un ICBM che viaggia a 16.000 miglia all’ora – e il sistema di difesa missilistico S-500, che viaggia a 15.600 miglia orarie e protegge con efficacia lo spazio aereo russo.

L’intelligence russa ha identificato all’alba del nuovo millennio che le armi del futuro sarebbero state i missili, non goffe portaerei o flotte di superficie, che potrebbero facilmente essere spazzate via da missili di prima categoria (come il nuovo SS-NX-26 anti-nave, un missile Yakhont con una velocità superiore ai 2.9 Mach).


Il Pentagono lo sa – ma l’alterigia impone di mostrare la posa “siamo invincibili”. No, non lo siete: i silenziosi sottomarini russi al largo degli USA sono in grado di ingaggiare una sparatoria nucleare su qualsiasi grande città degli Stati Uniti in pochi minuti ed in totale impunità. In soli 15 anni la Russia è balzata avanti di due generazioni rispetto agli USA per quanto riguarda la missilistica e potrebbe essere sul punto di avere la capacità per un primo attacco nucleare, mentre gli Stati Uniti non potrebbero reagire poichè il Pentagono non riesce a venire a capo dell’S-500.

L’opinione pubblica statunitense non sa nulla di ciò – quello che rimane è solo la posa. Torniamo al capo del consiglio dei capi dello staff generale Martin Dempsey che dichiara che gli USA “stanno valutando” di dispiegare in Eurasia silos per missili – con testate nucleari – in grado di raggiungere le città russe.

Questa affermazione non è qualificabile se non come una infantile – e pericolosa – provocazione. Quei missili sarebbero inutili. Gli USA hanno a disposizione missili sottomarini e non possono comunque superare le difese russe: l’S-500 farebbe il suo lavoro. Quindi se il Pentagono e la NATO vogliono veramente la guerra, aspettino l’anno prossimo o al massimo il 2017 – con Hillarator o Jeb “io non sono Bush” alla Casa Bianca – quando la messa in opera dell’S-500 sarà completata.

Putin sa molto bene quanto pericoloso sia quell’atteggiamento. Ecco perchè sottolinea sempre che la fuoriuscita unilaterale da parte degli Stati Uniti dal Trattato Contro i Missili Balistici del 1972 (ABM) – che stabiliva che nè gli USA nè la Russia avrebbero mai provato a creare una barriera antimissile che sbilanciasse lo stallo tra i due arsenali nucleari – sta spingendo il mondo verso una nuova Guerra Fredda: “Ciò infatti spinge ad una ripresa della corsa alle armi, perchè cambia il sistema di sicurezza mondiale”.

Washington è uscita unilateralmente dall’ABM durante l’era Dubya dell’ “assedel male” nel 2002. Il pretesto era che gli USA avevano bisogno di “protezione” dagli stati canaglia, al tempo identificati in Iran e Corea del Nord. Il fatto concreto è che ciò ha dato carta bianca al Pentagono per costruire un sistema antimissilistico globale diretto contro – e chi se no – le uniche vere “minacce” contro gli egemoni: i membri dei BRICS Russia e Cina.

Terminator Ash senza freni

Sotto il neocon Ash Carter- al paragone del quale Donald Rumsfeld s tento somiglia a Cenerentola – il Pentagono vuole fare il Temrinator della situazione.

Le “opzioni” vagliate contro la Russia sono uno scudo missilistico offensivo attraverso l’Europa per colpire i missili russi (totalmente inutile contro il Topol M): una “forza opposta” (in Pentagonese) che implica attacchi non nucleare preventivi contro i siti militari russi e “il controbilanciamento delle capacità d’attacco”, che in Pentagonese significa dispiegamento preventivo di missili nucleari puntati su obiettivi – e città – in territorio russo.

Si sta parlando dell’impensabile: un attacco nucleare preventivo contro la Russia. C’è un solo scenario possibile in caso ciò accada: una guerra nucleare totale. Il solo fatto che questa sia un’ “opzione al vaglio” svela ciò che ognuno dovrebbe sapere circa quanto passa per “politica estera” nel cuore della “nazione indispensabile”.

In Iraq, un attacco preventivo – anche se non nucleare – era stato “autorizzato” sulla base di inesistenti armi di distruzione di massa. Tutto il pianeta sa che l’Impero del Caos è in grado di crearsi ad arte qualsiasi pretesto. Nel caso della Russia, il Pentagono può atteggiarsi a Terminator quanto vuole, ma non sarà una gita di piacere, dopotutto in meno di due anni lo spazzio aereo russo sarà totalmente protetto dall’S-500.

Fate pure tutto lo “shock and awe” che volete. Non ci sono chance che il Pentagono prenda sul serio Putin (Ash Carter, ufficialmente, sbava per il cambio di regime). Recentemente il presidente russo non avrebbe potuto essere più esplicito “Questo non è dialogo. È un ultimatum. Non mettetevi a darci degli ultimatum”.

La Distruzione Mutua Assicurata è sorpassata da un pezzo. Ha permesso una pace scomoda per settant’anni di guerra fredda. La guerra fredda 2.0 è estrema e con tutti quei Breedhate Stranamore a piede libero, la follia nucleare è a 5 secondi da mezzanotte.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: rt.com

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Facebook Seguimi