04 luglio 2015

260.000 austriaci hanno firmato la petizione per l’uscita dall’Europa, costringendo il dibattito referendario in parlamento

260.000 austriaci hanno firmato la petizione per l’uscita dall’Europa, costringendo il dibattito referendario in parlamento
Oltre 260.000 austriaci hanno firmato una petizione che chiede l’uscita europea per il paese, e ora il Parlamento austriaco deve discutere di un referendum sulla questione.

Nel complesso, le 261.159 persone che hanno firmato la petizione rappresentano il 4,12 per cento dell’elettorato.

La petizione è stata più popolare nelle regioni della Bassa Austria (dove il 5,18 per cento di potenziali elettori ha firmato) e in Carinzia (4,85 per cento).

La soglia per indire un dibattito su un potenziale referendum è di 100.000 persone.
La petizione è stata lanciata da Inge Rauscher, 66 anni, traduttore in pensione che compose una petizione simile nel 2000. In tale occasione, è stato firmato dal 3,35 per cento dell’elettorato.

Rauscher ha detto a The Local che probabilmente c’è maggiore sostegno per il referendum adesso a causa della crisi economica e la crisi greca.

In un comunicato stampa, ha detto che è stato “un grande risultato.”

L’Austria è uno dei più benestanti paesi dell’UE, con solo il 4,3 per cento della disoccupazione nel 2012, la cifra più bassa nel blocco EU. L’Austria è anche uno degli 11 paesi più ricchi del mondo in termini di PIL.

Un referendum simile è previsto anche nel il Regno Unito. Dovrebbe svolgersi prima del 2017, anche se la data esatta non è stato data. L’ultimo sondaggio d’opinione condotto da YouGov suggerisce che il 38 per cento dei cittadini britannici vorrebbe lasciare l’Unione europea, mentre il 44 preferirebbe rimanere.

La prima volta che David Cameron ha promesso di tenere il referendum nel 2013, ha innescato sondaggi d’opinione sulla stessa questione in altri paesi dell’UE. In Danimarca il 52 per cento sostiene di restare nell’Unione europea, anche se il 47 per cento dei danesi voleva una revisione dei termini di adesione del paese. In Irlanda, i due terzi degli intervistati ha detto che preferirebbe restare.

Fonte: rt.com

SENSAZIONALE! LA MERKEL SAPEVA GIA’ NEL 2011 CHE IL DEBITO DELLA GRECIA ERA INSOSTENIBILE!

SENSAZIONALE! LA MERKEL SAPEVA GIA’ NEL 2011 CHE IL DEBITO DELLA GRECIA ERA INSOSTENIBILE!
Una notizia destinata a fare rumore viene dalla rivelazione di una delle intercettazioni compiute dalla NSA americana ai danni della Merkel e divulgate da Wikileaks. pubblicata dal sito Vox.com: la Cancelliera tedesca nel 2011 era perfettamente a conoscenza che il rifinanziamento del debito greco sarebbe risultato insostenibile, senza un continuo versamento di ulteriori aiuti. La Merkel lo disse espressamente al suo segretario privato in una conversazione intercettata dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza: nella conversazione la leader tedesca afferma testualmente che l’insostenibilità del debito greco non è un fatto discutibile e che i creditori sanno perfettamente che non saranno ripagati.

Secondo il giornalista del sito economico, Matthew Yglesias, la ragione per cui si spinse a far accettare un pianoconsiderato non sostenibile anche da molti Paesi nel board del FMI fu quella di tenere sotto controllo i greci con il debito, costringendoli alle riforme volute dalla UE. Con il ricatto del debito, continuamente da rifinanziare, la Grecia sarebbe infatti rimasta (come è accaduto) alla mercé dei suoi creditori, i quali avrebbero potuto richiedere qualsiasi intervento e, soprattutto, le privatizzazioni che sono un lucroso affare.

Questa rivelazione è clamorosa non tanto per la conoscenza dello stato della Grecia, che si poteva presumere, quanto perché dimostra la chiara volontà di prendere il controllo e depredare uno Stato sovrano, sapendo bene che il costo di queste riforme sarebbe stata la povertà e la perdita di ogni tutela e diritto del popolo greco. Quattro anni di lacrime e sangue totalmente inutili, perché tutti i creditori erano perfettamente a conoscenza del fatto che sarebbero stati tali.

La Grecia potrebbe fare default e rimanere nell’Eurozona?

La Grecia potrebbe fare default e rimanere nell’Eurozona?
- di Daniele Della Bona e David Lisetti –

Il referendum di domenica 5 luglio 2015 in Grecia si annuncia decisivo. Una pagina nella lunga e travagliata storia dell’Eurozona che potrebbe segnare il futuro non solo della penisola ellenica ma anche del resto d’Europa e soprattutto dell’Eurozona. I cittadini greci sono chiamati a decidere se accettare o meno la proposta dei creditori internazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e istituzioni europee), una scelta che il governo guidato da Alexis Tsipras ha deciso di mettere nella mani dei cittadini.

In questo articolo, che è una parte di un documento esclusivo con le risposte alle questioni più importanti riguardanti la situazione greca redatto da FEF Academy (trovi il link al documento integrale in chiusura),risponderemo alla domanda: la Grecia potrebbe fare default e rimanere nell’Eurozona?

La sua stesura è basata su un report interno di Deutsche Bank del 19 giugno 2015, dal titolo Focus Europe. On the edge, che abbiamo potuto consultare in via esclusiva. Il tutto è stato integrato da una serie di colloqui con economisti ed esperti di finanza internazionali. La ricerca e la raccolta dei dati, così come la rielaborazione delle informazioni, è stata effettuata direttamente da FEF Academy.

La alla nostra domanda è sì. Anche in caso di default da parte del governo di Atene infatti potrebbero non esserci conseguenze per il sistema bancario greco. I titoli di Stato greci presenti sui bilanci delle banche greche ammontano a soli 13,6 miliardi (per i dati completi consulta documento integrale) e quindi le conseguenze sul loro capitale dovrebbero essere modeste. Anche se, fa notare Deutsche Bank, potrebbero esserci conseguenze sulla qualità dei prestiti erogati dalla banche attualmente a bilancio. Se infatti il default dovesse innescare conseguenze negative e portare ad un ulteriore peggioramento dello scenario economico si potrebbe verificare un deterioramento della qualità delle attività finanziarie detenute dal sistema bancario ellenico. E, ipoteticamente, ciò potrebbe richiedere un bail in stile Cipro per mantenere il sistema bancario all’interno dell’Eurosistema.

Ma, in ogni caso, fintanto che la BCE (direttamente o tramite la Banca Centrale Greca) accetterà il collaterale delle banche greche e quindi garantirà loro la liquidità necessaria non sembra esserci la possibilità di un’uscita forzata dall’euro per la Grecia. Insomma, non esiste uno strumento legale per “buttare fuori” un paese dall’Eurozona.



Puoi trovare l’intero documento direttamente su FEF Academy al seguente indirizzo:

L’attuale controllo sui capitali e la chiusura delle banche sono il primo passo per un’uscita della Grecia dell’Eurozona?

L’attuale controllo sui capitali e la chiusura delle banche sono il primo passo per un’uscita della Grecia dell’Eurozona?
- di Daniele Della Bona e David Lisetti –

Il referendum di domenica 5 luglio 2015 in Grecia si annuncia decisivo. Una pagina nella lunga e travagliata storia dell’Eurozona che potrebbe segnare il futuro non solo della penisola ellenica ma anche del resto d’Europa e soprattutto dell’Eurozona. I cittadini greci sono chiamati a decidere se accettare o meno la proposta dei creditori internazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e istituzioni europee), una scelta che il governo guidato da Alexis Tsipras ha deciso di mettere nella mani dei cittadini.

In quest’articolo, che è una parte di un documento esclusivo con le risposte alle questioni più importanti riguardanti la situazione greca redatto da FEF Academy (trovi il link al documento integrale in chiusura), cirisponderemo alla domanda: l’attuale controllo sui capitali e la chiusura delle banche sono il primo passo per un’uscita della Grecia dell’Eurozona.

La sua stesura è basata su un report interno di Deutsche Bank del 19 giugno 2015, dal titolo Focus Europe. On the edge, che abbiamo potuto consultare in via esclusiva. Il tutto è stato integrato da una serie di colloqui con economisti ed esperti di finanza internazionali. La ricerca e la raccolta dei dati, così come la rielaborazione delle informazioni, sono state effettuate direttamente da FEF Academy.

La risposta alla nostra domanda è non necessariamente. Come sottolinea anche Deutsche Bank, in molti hanno sostenuto che di fatto Cipro fosse uscita dall’euro per l’attuazione di controlli sui capitali, ma questa argomentazione sembra essere debole. All’inizio di quest’anno Cipro ha interrotto questi controlli e al momento la situazione si sta normalizzando sia per quanto riguarda i flussi di capitali in entrata che quelli in uscita. Infatti, molti dei controlli sono terminati abbastanza velocemente e solamente il controllo sui grossi trasferimenti transfrontalieri è rimasto in vigore per tutto il 2015. Inoltre, a Cipro il controllo sui capitali ha giocato un ruolo chiave nella risoluzione dei problemi legati al sistema bancario. È stato infatti realizzato quello che in gergo tecnico si chiama bail in, ovvero sia un prelievo sui depositi non assicurati presenti sui bilanci delle banche come via per il salvataggio degli istituti di credito. Infine, è bene ricordare – conclude Deutsche Bank – che il contesto cipriota vedeva un’alta incidenza di grandi depositi di soggetti esteri, il cui spostamento avrebbe generato una maggiore instabilità nel sistema bancario.

In Grecia la situazione appare differente. Il controllo dei capitali attuale è stato introdotto ufficialmente per limitare l’esposizione del sistema bancario greco e della Banca Centrale Greca nei confronti dell’Eurosistema(l’insieme delle Banche Centrali Nazionali dell’Area Euro), non per una risoluzione dei problemi del sistema bancario greco. In realtà, infatti, il fatto di limitare i prelievi (60 euro al giorno al massimo) e la conseguente chiusura delle banche fino almeno al referendum di domenica sono funzionali ad evitare che il sistema bancario ellenico si ritrovi privo della liquidità necessaria a garantire lo spostamento di fondi all’estero (come stava avvenendo in maniera crescente negli scorsi mesi).

Domenica scorsa la BCE ha deciso di mantenere invariato il tetto dell’Emergency Liquidity Assistence (ELA) per le banche greche a 89 miliardi. Di che si tratta: l’ELA è uno strumento che fornisce liquidità (tecnicamente “riserve”) alle banche greche in cambio di attività finanziarie poste a garanzia (in gergo si dice utilizzate come “collaterale”). In poche parole è un prestito temporaneo da parte della Banca Centrale Greca agli istituti di credito, che può essere rinnovato nel tempo (la sua durata è giornaliera): la BCE (nello specifico tramite la Banca Centrale Greca previa autorizzazione della BCE stessa) presta riserve alle banche elleniche in cambio di garanzie (collaterale) in modo che possano far fronte ai loro pagamenti interbancari derivanti dallo spostamento di fondi dai loro conti correnti a quelli di altri paesi. In pratica l’ELA consente di addebitare il conto riserve delle banche greche nel momento in cui c’è una fuoriuscita netta di depositi. Lo scorso febbraio, infatti, le banche greche erano state tagliate fuori dalle normali operazioni di rifinanziamento presso la BCE, che aveva deciso di non accettare più a garanzia i titoli del debito pubblico greco, lasciando di fatto aperta come unica finestra di rifinanziamento quella dell’ELA.

In questo scenario, senza la garanzia di ulteriori prestiti, un deflusso di denaro dai depositi bancari delle banche greche verso l’estero avrebbe comportato l’impossibilità di effettuare quei trasferimenti da parte del sistema bancario ellenico. Come previsto anche da Deutsche Bank ben prima che ciò avvenisse la “BCE potrebbe accelerare i controlli sui capitali in via indiretta fissando un tetto all’ELA. Se la BCE ponesse un limite all’ELA non ci sarà modo di finanziare ulteriori spostamenti di depositi dalle banche Greche. Per scongiurare una corsa agli sportelli su vasta scala, la Grecia potrebbe essere costretta a chiudere le banche e riaprirle in un regime di controllo sui capitali, in modo da mantenere l’accesso ai contanti in euro all’interno del limite dell’ELA”.

È vero anche che invece della chiusura delle banche sarebbe forse stato sufficiente introdurre una semplice limitazione ai prelievi in euro, evitando forse i forti disagi e il malcontento dei cittadini rispetto a questa situazione.

Pertanto, per concludere, possiamo dire che il controllo dei capitali sembra più un dispositivo temporaneo utile a prendere tempo per vedere quali saranno i prossimi sviluppi. E potrebbe avere una durata estremamente ridotta a seconda di quello che la BCE deciderà di fare sull’ELA. Non a caso, forse, il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem ha commentato qualche mese fa che il controllo dei capitali potrebbe essere una parte della strategia per tenere la Grecia all’interno dell’Area Euro.



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Tutte le balle sul ddl Cirinnà

Tutte le balle sul ddl Cirinnà
- di Elia Buizza -

È frequente, inevitabile e forse politicamente comprensibile che alcuni parlamentari nostrani, nella speranza di vedersi approvati disegni di legge da loro proposti, cavalchino senza ritegno luoghi comuni e sentimentalismi di un popolo che pare subire passivamente il corso degli eventi, vittima del mainstream orginato dalla rivoluzione sessuale del ’68.

Non fanno eccezione i sostenitori del ddl della senatrice Monica Cirinnà in materia di unioni civili.

“Unioni civili sì, matrimonio no”, “unioni civili sì, adozioni no”, “occorre concedere le unioni civili perché in qualche modo hanno il diritto di ricevere qualche tutela giuridica”, “ce lo chiede l’Europa”, “occorre stare al passo con i tempi”, “urge un’apertura verso nuovi modelli familiari extra art.29 Cost.”. Questi i ritornelli più ricorrenti. Eppure a noi, irriducibili vigilanti di una società in decadenza, non può sfuggire che tali argomentazioni sono chiaramente prive di fondamento giuridico.

Alla luce di un’analisi attenta del testo, risultano invece del tutto fondate le principali obiezioni di chi lo contrasta: chela civil partnership è un matrimonio sotto mentite spoglie e che, di fatto, apre all’adozione.

Il testo del disegno di legge è suddiviso in quattro parti: la prima (artt. 1 – 7) riguarda le civil partnership tra persone dello stesso sesso (un simil-matrimonio, ad eccezione dell’adozione); la seconda (artt. 8 – 21) attiene ai patti di convivenza tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso che intendono contrarre un’unione meno vincolante; la terza riguarda le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso che desiderano semplicemente vivere insieme senza pretendere alcuna qualificazione giuridica; la quarta, infine, riporta l’istituto matrimoniale come disciplinato fino ad oggi.

Soffermandosi sulla prima parte del testo, non si può non rimanere perplessi di fronte alla formulazione testuale di certi articoli. L’art.3 recita che “ad ogni effetto, all’unione civile si applicano tutte le disposizioni di legge previste per il matrimonio”, eccezion fatta, afferma la Cirinnà, per l’istituto adottivo.

Non è necessaria un’approfondita conoscenza della materia costituzionale per rilevare che questa riserva, gravante sulle civil partnership, costituisce una palese violazione del dettato costituzionale che stabilisce il divieto di discriminazione, ex art. 3 Cost. Quest’ultimo articolo è “diretto, più che ad assoggettare a un identico trattamento giuridico tutti i consociati, a precludere le discriminazioni arbitrarie fra soggetti che si trovino in situazioni identiche o affini, nonché a impedire le arbitrarie assimilazioni fra soggetti che si trovino in situazioni diverse” (Valerio Onida e Maurizio Pedrazza Gorlero, Compendio di diritto costituzionale, terza edizione, Giuffrè Editore, p.112). Appare quindi manifestamente incostituzionale un disegno di legge che preveda la sostanziale equiparazione di due situazioni “identiche” (così dicono i sostenitori del ddl) ad eccezione di un elemento. Alla Corte costituzionale, infatti, è attribuito il potere di dichiarare incostituzionali leggi o parti di leggi, stabilendone l’abrogazione (in toto o limitatamente alla parte giudicata incostituzionale). In seguito al pronunciamento della Corte, quindi, si otterrebbe un regime para-matrimoniale, con pieno accesso all’istituto adottivo, alla fecondazione artificiale e il riconoscimento di bambini generati attraverso la pratica dell’utero in affitto.

A conferma delle intenzioni della relatrice, giova riprendere altri 2 articoli del testo sulle unioni civili. L’art. 4 afferma che “nella successione legittima i medesimi diritti del coniuge spettano anche alla parte legata al defunto da un’unione civile tra persone dello stesso sesso”, mentre l’art. 7, nella delega per l’attuazione con decreto governativo della riforma, sancisce il principio per cui “in materia di ordinamento dello stato civile, gli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso sono conservati dall’ufficiale dello stato civile insieme a quelli del matrimonio”.


Dagli elementi analizzati traspare nitidamente il fine autentico della proposta legislativa. Tuttavia, l’ennesima conferma dell’equiparazione delle civil partnership al matrimonio è deducibile dalla lettura della seconda parte del disegno, riguardante la disciplina delle convivenze (estesa anche alle persone di sesso diverso). La redazione di tale parte conferma l’obiettivo perseguito dalla prima: distinguere le civil partnership (che realizzano un sistema identico a quello matrimoniale) dalle semplici convivenze.

Peraltro, gli articoli costituzionali, spesso citati a sproposito dagli accaniti sostenitori di questo disegno di legge, non lasciano spazio ad equiparazioni di questo tipo. Basti pensare all’art. 29 Cost che concepisce la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, in cui il termine “naturale” esclude il riconoscimento di altre forme familiari che non siano quelle caratterizzate dalla complementarietà sessuale dei due partner.

Giova inoltre richiamarsi anche all’art. 16 della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, che all’art. 16, c.3, riconosce che “la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società”.

È infine inaccettabile che una coppia di persone dello stesso sesso abbia accesso all’istituto dell’adozione, disciplinato in modo chiaro e con un orientamento ben definito dalla L.n. 184/1983 (riformata da L.n.149/2001). Esso richiede, quali prerequisiti necessari, un rapporto di coniugio della durata di almeno 3 anni, assenza di separazione ed idoneità di educazione, istruzione e mantenimento nei confronti dei minori che intendono adottare. Anche in questo campo, evidentemente, il Legislatore ha riscontrato nella famiglia naturalmente e costituzionalmente intesa l’ambiente più idoneo per la sana e serena crescita del minore che, come recita il titolo delle disposizioni in tema di adozione, è titolare del diritto ad avere una famiglia.

L’idea che civil partnership e matrimonio siano sinonimi a tutti gli effetti è infine confermata da alcune dichiarazioni rilasciate da esponenti politici che negli ultimi anni si battono per le rivendicazioni del mondo LGBT. L’On. Scalfarotto, chiamato ad esprimersi sul ddl Cirinnà in un’intervista a Repubblica del 16 ottobre 2014, affermò: “L’unione civile non è un matrimonio più basso, ma la stessa cosa. Con un altro nome per una questione di realpolitik”.

Infine, come ulteriore conferma dell’evidenza, si può considerare il confronto svoltosi durante la trasmissione Uno Mattina del 19 giugno 2015.

Il prof. Gandolfini, smascherando pubblicamente la reale portata della proposta legislativa in questione e dichiarando che essa porta all’accesso all’adozione e alle pratiche di fecondazione assistita, ha costretto la stessa Cirinnà, nell’impossibilità oggettiva di smentirlo, ad estrarre dal cilindro il luogo comune per eccellenza: “l’Italia non può continuare a rimanere medioevale” (una motivazione che lascia alquanto perplessi).

Il clima ideologico e menzognero in cui siamo costretti a vivere richiede che vigiliamo affinché proposte legislative inique come quella esaminata non vengano propugnate ai cittadini sotto le mentite spoglie di disegni di legge necessari per consentire al nostro Paese di considerarsi “civile”. A mio avviso, può dirsi “civile” un Paese in cui i più deboli (nel nostro caso i bambini) vengono preservati e difesi dalle rivendicazioni e dai desideri individualistici dei più forti. L’approvazione del ddl Cirinnà, pertanto, non farebbe altro che rendere l’Italia un paese ancora più incivile, eticamente inaccettabile e drammaticamente iniquo.

L’enciclica che piace a tutti. Finché non la si legge

L’enciclica che piace a tutti. Finché non la si legge

- di Giuliano Guzzo -

E’ facile presentare la nuova enciclica di Papa Francesco, Laudato si‘, come un nuovo manifesto dell’ambientalismo globale. Tentativi in questo senso si sprecano, basti pensare al quotidiano L’Unità, testata storicamente tutt’altro che tenera con la Chiesa e i cattolici, che ieri ha fatto il proprio ritorno in edicola con l’enciclica pubblicata a puntate. La passione per il documento del pontefice argentino esige però una cosa: che non lo si legga. Se lo si fa, infatti, non solo non mancano sorprese, ma accade – specie se si sposa la cultura dominante – che si perda letteralmente la pazienza. Cosa che è accaduta, nei giorni scorsi, allo scrittore e giornalista Carlo Patrignani secondo cui «al di là dei forti accenti ambientalisti e anti-tecnologici di stampo heideggeriano, l’enciclica di Papa Francesco, ennesima apostasia contro il male, insito nel progresso scientifico, già salutata come rivoluzionaria, presenta passaggi insidiosi per non dire inquietanti». Quali saranno mai questi «passaggi insidiosi per non dire inquietanti»? (Huffingtonpost.it, 22.6.2015).

Il Nostro non esita a segnalarlo: «Laddove si riferisce all’embrione umano: “Non è praticabile un cammino per l’accoglienza dei deboli quando non si dà protezione a un embrione umano”». Ad irritare Patrignani, oltre al fatto che in un’enciclica dedicata alla cura del creato si sia fatto riferimento alla necessità di dare «protezione» all’essere umano più piccolo in assoluto, sono le stesse parole «embrione umano»: «Come si può conferire l’aggettivo “umano” a un sostantivo “embrione” quando è appurato da tempo, grazie ai progressi della scienza, essere un ammasso di cellule indistinte che in prospettiva possono differenziandosi diventare feto che, a sua volta, diventa solo con la nascita[…] essere umano?». Ora, per replicare a simili rilievi urge anzitutto una precisazione: un conto, con riferimento all’embrione, è la sua identità umana – aspetto biologico -, un altro è la sua identità personale, aspetto che invece possiamo considerare bioetico. Il Nostro, però, neppure si pone il problema dell’identità personale dell’embrione, arrivando a negarne perfino, «grazie ai progressi della scienza», l’identità umana.

Tocca rilevare che, se da un lato l’identità personale dell’embrione – come detto – investe il piano bioetico, sul quale il dibattito è per molti versi aperto e perfino vivace -, quella umana, checché se ne dica, non è affatto in discussione giacché numerosi ed autorevoli testi di embriologia e biologia da diversi anni utilizzati anche nell’insegnamento universitario riportano il concepimento quale momento dell’inizio della vita umana attraverso la fecondazione, cioè l’unione di spermatozoo ed ovulo che determina la formazione dello zigote anche prima dell’impianto nell’utero materno: dal testo fondamentale di Sadler a quello di Gilbert, da quello di Kalthoff a quello di Yanagimachi sono davvero molti i riferimenti bibliografici che si possono portare a suffragio di questa che, a ben vedere, non è neppure più una ipotesi né tesi scientifica ma, in vero da anni, una lapalissiana evidenza che proprio «grazie ai progressi della scienza» siamo pacificamente nella condizione di riconoscere come tale.

Come e perché l’embrione umano sia già persona è poi questione, come detto, da affrontarsi con argomenti bioetici anche se per risolverla, a ben vedere, basterebbe applicare rettamente l’aristotelico principio di non contraddizione (Cfr.Metafisica, 1005 b 19-20). Torniamo però al cuore della critica mossa suHuffingtonpost, dove i riferimenti alla vita umana prenatale vengono qualificati – abbiamo visto – come «passaggi insidiosi per non dire inquietanti»; in effetti, al di là del giudizio che su di essi s’intende dare, oltre a quello ricordato sulla necessità di dare «protezione a un embrione umano», in altri passi dell’enciclica il Papa critica duramente quanti «invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso […] si limitano a proporre una riduzione della natalità» (Laudato sì, n.50, p.38) spiegando che «la difesa della natura» non è «compatibile con la giustificazione dell’aborto» (n. 120, p.94). Non c’è quindi alcun dubbio che, pur affrontando esplicitamente la tematica ambientale, Laudato si’esprima e sottolinei una ferma contrarietà all’aborto. Come mai?

Si potrebbe, con una battuta, ricordare che si tratta pur sempre di un documento scritto da un Papa. La verità è però un’altra e cioè che l’antropologia cristiana – da sempre – è strettamente connessa al concetto di persona umana, al cui valore riconosce un indiscutibile primato. Ecco perché Papa Francesco, pur dedicando l’enciclica alla salvaguardia della casa dell’umanità, non ha perso occasione – anche se forse questo “particolare” è sfuggito alla redazione de L’Unità – di denunciare una certa «ossessione di negare alla persona umana qualsiasi preminenza» che giustifica una paradossale lotta «per le altre specie che non mettiamo in atto per difendere la pari dignità tra gli esseri umani» (n. 90, p.70). Prima viene dunque l’uomo, sempre. Il che, si badi, non risulta affatto in contraddizione con la difesa del creato ma ne costituisce una fondamentale promessa dal momento che se perdiamo di vista il rispetto della vita umana difficilmente si potrà, al di là di ragioni ideologiche ed evanescenti, comprendere ancora il vero significato dei valori del rispetto e della vita, che diventerebbero solo pretesti ed elementi di una battaglia confusa e ipocrita.

(“La Croce”, 1.7.2015, p.5). Fonte: Giuliano Guzzo

Il numero 666 è pericoloso?

Il numero 666 è pericoloso?
Molti cristiani, anche cattolici, temono la possibilità che a breve i Governi di tutto il mondo obblighino i cittadini a usare dei microchip sotto la pelle. Protestanti neopentecostali, sempre “unti” con l’aura di interpretazione corretta della Bibbia, garantiscono che i chip inseriti sotto la pelle sono la concretizzazione di questa profezia dell’Apocalisse:

“Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei” (Apocalisse 13, 16-18).

Guardate il materiale che la televisione della Chiesa Universale del Regno di Dio ha preparato sulla questione (un film dell’orrore di serie B perde al confronto):


Dopo questa dose quasi suicida di esegesi biblica decrepita, andiamo ai fatti. È possibile che in futuro tutti i cittadini debbano usare dei microchip sotto la pelle? Sì, è possibile. Sarà una cosa positiva? Sarà negativa? Non lo sappiamo. Per ora, come ha detto monsignor Estêvão Bettencourt, dal punto di vista religioso possiamo solo dire che l’utilizzo di questa tecnologia è qualcosa di neutro Revista P&R, Nº 486 – Anno 2002 – p. 496).

I profeti isterici anti-chip affermano che questa tecnologia sarebbe usata da un Governo mondiale per controllare la vita delle persone. È probabile, ma… Dove eravate quando è scoppiato lo scandalo WikiLeaks? Su Marte? I Governi e le imprese hanno già ampio accesso a ogni passo dei loro cittadini e consumatori, perché quasi tutto ciò che facciamo è registrato nei nostri computer personali (PC, smartphone, tablet ecc.) e nelle telefonate, per non parlare delle telecamere sparse in quasi tutti gli ambienti che frequentiamo.

Il chip sotto la pelle, se venisse inserito su scala globale, non farebbe altro che intensificare una realtà già abbastanza ampia: abbiamo molta poca privacy e i nostri passi sono quasi tutti monitorati e registrati da Governi e imprese. È bizzarro e preoccupante? Sì. Potrà portare molti mali? Forse, lo dirà il tempo. E la Chiesa sicuramente ci metterà in guardia nel caso in cui fosse necessario.

Una cosa sia chiara: nessuno sarà condannato per il fatto di aderire a un sistema di identificazione elettronico. Possiamo essere condannati, questo sì, per il fatto di aderire a valori e ideologie anticristiane. Questo è il vero segno della bestia, il segno della mondanità.

Il segno della bestia dei tempi di Giovanni

Gli studiosi dell’Apocalisse concordano sul fatto che il numero 666 si riferisce a Nero Caesar, imperatore che avviò una terribile persecuzione contro i cristiani. La sua malvagità era tale che i cristiani iniziarono a chiamarlo “bestia”. Questa spiegazione è piuttosto plausibile, perché San Giovanni dice chiaramente che il numero della bestia è il numero di un uomo.

Scrivendo il nome di Nerone in lettere ebraiche, risulta:

N R W N Q S R

50 200 6 50 100 60 200 = 666

Ai tempi dell’apostolo Giovanni, i cristiani andavano al mercato, ed era imbarazzante – e perfino pericoloso – non offrire incenso a qualcuna delle tante sculture degli dei pagani. Se un commerciante cristiano aveva un banco, le persone si stupivano del fatto che non vi tenesse alcuna immagine degli idoli. Queste sculture erano presenti ovunque, e i cristiani suscitavano sfiducia e ostilità perché non vi rendevano culto.

Come dice l’Apocalisse, quindi, le attività di compravendita dei cristiani erano compromesse dalla loro fedeltà al Vangelo.


Con la scusa di proteggere le loro famiglie, molti cristiani iniziarono a fingere di adorare i falsi dei, per evitare problemi. Alcuni erano funzionari pubblici e non volevano perdere incarichi e prestigio. Molto probabilmente pensavano tra sé: “Non adoro questi falsi dei, ma devo cedere su qualcosa per poter sopravvivere. Nel mio cuore continuo ad adorare solo Gesù”. La loro testimonianza di idolatria e tradimento era però davanti a tutti.

Se il 666 è il numero di un uomo – rappresentante di un grande potere (in questo caso l’Impero romano) –, ricevere il segno della bestia significa piegarsi all’idolatria imposta da quell’uomo, tradendo, così, i valori della propria fede.

Ricevere il segno della bestia, quindi, è adottare i pensieri della Bestia, la sua ideologia (segno sulla fronte), e praticare le opere che la bestia ordina (segno sulla mano). Non ha niente a che vedere con farsi dei tatuaggi sulla mano o sulla fronte, o inserirvi un chip.

Il segno della bestia al giorno d’oggi

L’Apocalisse, a differenza di ciò che pensano molti, non è un libro che parla solo della fine dei tempi. Comunica un messaggio che è sempre attuale, perché porta alla luce la realtà della persecuzione e della sofferenza vissuta dai cristiani di ogni epoca.

A volte questa persecuzione si intensifica e si mostra più feroce. Ogni potere e ogni tirannia che si leva per cercare di annichilire il popolo cristiano è una nuova Bestia dell’Apocalisse, come lo è stato Nerone.

Nei Paesi dominati da dittature comuniste e in molti Paesi a maggioranza musulmana, vediamo scorrere senza sosta il sangue dei martiri. Anche in Occidente la persecuzione è durissima, ma non ferisce né uccide il corpo. È peggio: attacca e uccide l’anima. Per l’imposizione ideologica che si infiltra nella nostra cultura, nei media e nelle istituzioni educative, i cristiani subiscono una grande pressione a negare Gesù Cristo e ad accettare i valori che Gesù e la sua Chiesa condannano.

Anche l’ONU ha fatto la sua parte da Anticristo: promuove la sessualizzazione infantile, l’aborto, gli anticoncezionali, l’accettazione sociale del matrimonio omosessuale e l’ideologia di genere. Un’ex funzionaria dell’ONU, Amparo Medina, ha già denunciato pubblicamente che il suo lavoro era minare la fede cattolica e impiantare la cultura degli anticoncezionali e dell’aborto in tutti i Paesi. Chi concorda o collabora con questa agenda anticristiana non fa altro che accogliere su di sé il segno della Bestia.

Così agiscono al giorno d’oggi moltissimi cristiani: frequentano la Chiesa, praticano le proprie devozioni, ma nel mondo agiscono come pagani. Sono il tipo di persone che hanno paura di perdere l’impiego, di essere esclusi dagli amici o di subire qualche pregiudizio a causa della loro fede. E abbracciano le idee del mondo, lo spirito del mondo, pensando che ci si possa salvare camminando sul crinale. Illusi! Adoratori della Bestia!

L’opposizione all’idea di inserimento universale di microchip sotto la pelle è piuttosto valida e ragionevole, ma non basta a cadere nel delirio protestante e a dire che il chip è il segno della bestia.

State attenti, perché questo allarmismo serve solo a distrarci e a sviarci da quello che deve essere il nostro obiettivo: la nostra conversione quotidiana, la nostra lotta contro i nostri peccati, giorno dopo giorno. Le famiglie si stanno sfasciando, la castità è rara, l’eresia invade i nostri templi, il relativismo impera, la fede cristiana muore in Europa, il martirio flagella i cristiani d’Oriente… E la gente pensa ancora che la minaccia alla nostra salvezza sia un chip?

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]
Fonte: O Catequista

Tratto da: Aleteia

«Dipingete i gay come vittime, parlate di diritti fino alla noia, fate passare per retrogrado chiunque si opponga». Anno 1989, l’alba dell’agenda Lgbt

«Dipingete i gay come vittime, parlate di diritti fino alla noia, fate passare per retrogrado chiunque si opponga». Anno 1989, l’alba dell’agenda Lgbt

- di Benedetta Frigerio -

Il matrimonio gay? «È l’idea più inverosimile che sia mai stata estratta dal cilindro» per «dare inizio all’avanzata del totalitarismo». A parlare così alla Marcia per la famiglia, che ha sfilato lo scorso 19 giugno a Washington, è stato Doug Mainwaring (foto a sinistra), noto attivista omosessuale dei Tea Party convinto che «non c’è bisogno di usare argomentazioni religiose» per opporsi ai matrimoni gay: «Basta la legge naturale, anche se le persone oggi la mettono da parte».

TOTALITARISMO ALLA MOZILLA. Che i figli nascono dall’unione di un uomo e una donna, per Mainwaring, è un’evidenza come lo era fino a dieci anni fa anche «per la comunità gay, ci scherzavano su così: “Questo è mio marito ah ah”». Poi però «i gay e le lesbiche sono stati usati come pedine dai progressisti per dare inizio all’avanzata progressiva del totalitarismo». Quando parla di “totalitarismo”, Mainwaring si riferisce al famoso caso Eich, l’ex ad di Mozilla costretto a dimettersi perché contrario alle nozze gay. In quel caso è stato inviato un messaggio preciso a tutti: «Sta per accadere anche a te. È meglio che tu faccia attenzione». E questo alimenta «l’autocensura» sui temi sensibili, che porta a «dare l’impressione che siamo tutti d’accordo. Chi tace acconsente». Anche per questo, igiudici di mezza America in barba ai Parlamentistanno legalizzando nei diversi Stati le nozze gay, conseguenza di «strategie di marketing intelligenti» prodotte «con cura artigianale da parte dei gruppi di interesse».

UN’ALZATA DI SPALLE. L’attivista dei Tea Party aveva già parlato di questo tema citando alcune parti del libro degli attivisti gay Marshall Kirk e Hunter Madsen After the Ball (sottotitolato Come l’America vincerà la sua paura e l’odio dei gay negli anni ’90), pubblicato nel 1989, in cui «viene presentato un piano globale per rendere normale il fatto di essere gay e lesbiche». «La strategia artificiosa di marketing di Kirk e Madsen è un successo clamoroso. In molti modi, quello che ora vediamo verificarsi è attribuibile alla loro preveggenza». Basterebbe leggere brani come questo: «Abbiamo in mente una strategia (…) congegnata e potente (…), manipolativa. Non bisogna tentare di convincere la gente direttamente che l’omosessualità sia una cosa buona. Ma se riuscite a far pensare che sia solo qualcosa che non merita altro che un’alzata di spalle, allora la vostra battaglia per i diritti giuridici e sociali è praticamente vinta».

VINCERE GRAZIE ALLA NOIA. Perché? «La discussione – continuano gli autori – libera e frequente sui diritti dei gay (…) dà l’impressione che l’omosessualità sia un luogo comune (…), dove i più moderni e “aggiornati” cittadini accettano o addirittura praticano l’omosessualità (…). La cosa più importante è parlare di omosessualità fino a quando la questione diventa completamente noiosa». E come minare la coscienza e l’autorità della Chiesa? Mainwaring ha citato questo passaggio: «Devono essere rappresentati come istituzioni e figure retrograde e antiquate non al passo con i tempi e con le più recenti scoperte della psicologia. In America contro le chiese [questo metodo] ha già funzionato bene per quanto riguarda i temi come il divorzio e l’aborto».
I gay devono poi essere dipinti come «vittime della circostanza, che non possono scegliere il loro orientamento sessuale esattamente come non si può scegliere la propria altezza (…). In secondo luogo dovrebbero essere dipinti come vittime di pregiudizi».

LAVORARE DAL BASSO. Lo schema di Madsen e Kirk avrebbe dunque funzionato brillantemente: «Siamo bombardati dai loro evidenti successi riportati ogni giorno dai notiziari», ha osservato Mainwaring. Di fronte a uno scenario simile, secondo l’attivista, siccome «i media nazionali sono stregati dal politicamente corretto», occorre «semplicemente e quasi sempre scegliere di ignorarli». In questa fase bisogna solo «parlare liberamente faccia a faccia, in piccoli gruppi o all’interno di congregazioni, parrocchie e organizzazioni civiche», visto che «tutto ciò che viene detto dagli oppositori del programma della sinistra radicale viene distorto (…). In un certo senso, siamo come quelli che in un passato non troppo lontano si opponevano alla tirannia degli Stati totalitari». Si tratta di persone che «vinsero lavorando di nascosto in condizioni più tiranniche e molto più pesanti di quelle che stiamo affrontando ora».
Mainwaring invita ad imitarle «stando coraggiosamente nelle nostre comunità locali», non permettendo «a noi stessi di essere messi a tacere dal politicamente corretto. Rimaniamo fermi sul matrimonio. Rimaniamo fermi sulla vita. Rimaniamo fermi sui diritti dei bambini a nascere e ad avere sia una mamma sia un papà. Abbiamo la verità dalla nostra parte. Abbiamo ragione e loro hanno torto, quindi non c’è da temere». L’unico errore da non fare è «rimanere tranquilli in attesa di trovare un argomento vincente (…). La verità prevarrà, se ognuno di noi aprirà la bocca e la proclamerà. Se posso citare Madsen e Kirk: “Spetta a voi, lettori senza paura, agire”».

Fonte: Tempi

03 luglio 2015

FINANCIAL TIMES: ''L'ORRIBILE VERITA' E' CHE LA UE NON HA RISPETTATO LE SUE PROMESSE DI PROSPERITA' E UNITA''' (THE END)


LONDRA - La serrata delle banche greche e' l'immagine di una grave sconfitta dell'Unione Europea, scrive l'editorialista del "Financial Times" Gideon Rachman.

La crisi, a suo parere, non riflette solo il "fallimento dello Stato greco moderno", ma anche quello del "sogno europeo di unita', pace e prosperita'". Negli ultimi trent'anni, ricorda il commentatore, l'Europa ha abbracciato la sua versione della visione della "fine della storia", con l'idea di mettersi alle spalle un passato di conflitti.

Quando in Grecia fu rovesciato il regime dei colonnelli, nel 1974, il paese divenne "il pioniere di un nuovo modello d'Europa" e, nel 1981, il decimo paese membro dell'Ue. Quel modello, che prevedeva il consolidamento democratico nel contesto dell'integrazione europea, "e' stato implementato in tutto il continente nei successivi tre decenni": prima in Spagna e Portogallo, usciti anch'essi da regimi autoritari ed entrati nel consesso europeo nel 1986; poi nel blocco ex sovietico. Per l'Ue "l'allargamento in stile greco e' diventato il piu' potente strumento di espansione della stabilita' e della democrazia".

Il rischio ora e' che la Grecia possa diventare "l'emblema di un nuovo e pericoloso processo: la disintegrazione dell'Ue".

La Grexit, infatti, metterebbe in discussione l'idea che unirsi al club europeo costituisca una garanzia di prosperita' e stabilita'; l'orribile verita' che si sta facendo strada e' che l'Ue non ha rispettato le sue promesse di prosperita' e unita'.

La Grecia, oltretutto, si trova in una "posizione strategica": a sud c'e' il caos della Libia, a nord l'instabilita' dei Balcani, a est l'aggressivita' della Russia. Il governo Obama, infatti, e' incredulo di fronte all'apparente volonta' dell'Ue di lasciar fallire la Grecia.

Alle critiche di Washington gli europei rispondono che una comunita' funziona solo se i suoi membri sottostanno alle regole e agli obblighi reciproci. La crisi, infine, ha implicazioni profonde anche per la democrazia: certamente e' in atto "uno scontro tra mandati democratici". Concretamente, i poteri finanziari europei della zona euro sono sempre più insofferenti alla democrazia.

Parole come pietre.

Redazione Milano


ECCO IL TESTO ORIGINALE DELLA PROPOSTA INVIATA DA TSIPRAS ALLA UE. NESSUNA ''RESA'' COME INVECE SCRIVE LA STAMPA SERVA


ECCO IL TESTO ORIGINALE DELLA PROPOSTA INVIATA DA TSIPRAS ALLA UE. NESSUNA ''RESA'' COME INVECE SCRIVE LA STAMPA SERVA

Athens, June 30th, 2015

To the President of the European Commission

Mr. Jean Claude Juncker

To the President of the European Central Bank

Mr. Mario Draghi

To the Managing Director of the IMF

Ms Christine Lagarde

Dear Managing Director, dear Presidents,
I am writing to inform you on the position of the Hellenic Republic towards the list of
Prior Actions of the Staff Level Agreement as published on the European Commission
website on June 28th 2015. The Hellenic Republic is prepared to accept this Staff Level
Agreement subject to the following amendments, additions or clarifications, as part of an
extension of the expiring EFSF program and the new ESM Loan Agreement for which a
request was submitted today, Tuesday June 30th 2015. As you will note, our amendments
are concrete and they fully respect the robustness and credibility of the design of the overall
program.

1. VAT reform:
Maintain the 30% discount on islands, to be applied to the new rates.

2. Fiscal structural measures:
Gradually increase the advance payment of individual business income tax to 100 percent
and phase out the preferential tax treatment for farmers (including the subsidies for excise
on diesel oil) by end-2017.
Reduce the expenditure ceiling for military spending by €200 million in 2016 and €400
million in 2017 through a targeted set of actions, including a reduction in headcount and
procurement.


3. Pensions:
The 2010 reform will be fully implemented but the 2012 reform (sustainability factor) will be
postponed until the new legislative reform is implemented in October 2015.
EKAS will be phased-out by end-2019 but without any immediate action on the top 20% of
beneficiaries.
All nuisance charges will be phased out by end-2017, starting from October 31, 2015.

4. Labour markets:
The new framework will be legislated in autumn 2015.

5. Product markets:
Immediately implement specific recommendations from OECD’s toolkit 1 (tourist rentals,
tourist buses, truck licenses, code of conduct for traditional foodstuff and eurocodes on
building materials), toolkit 2 (beverages and petroleum products), and open the restricted
professions of notaries, actuaries, and court bailiffs, liberalize the market for gyms and
eliminate significant portion of nuisance charges.
Moreover, in cooperation with the OECD, implement an ambitious reform package
including:

Create One-Stop-Shop (OSS) services for businesses (best practice analysis, as well as
a comprehensive roadmap already prepared and completed in cooperation with the
OECD);

Conduct immediately a comprehensive competition assessment on specific sectors
characterized by oligopolistic practices (e.g. construction, wholesale trade,
agricultural products, media, etc.) and adopting recommendations accordingly
(roadmap and timelines already prepared by the OECD);

Implement immediately a comprehensive strategy against corrupt business
practices, for example in the area of public procurement procedures (roadmap and
timeline already prepared by the OECD).


ADMIE will be split from the PPC into a separate legal entity under state majority ownership.

Thank you in advance for your support. I look forward to hearing from you.

Yours faithfully,

Alexis Tsipras.

LA LEGGE E' UGUALE PER (QUASI) TUTTI: CON DE LUCA LA LEGGE SEVERINO E' STATA INTERPRETATA, CON BERLUSCONI APPLICATA.



NAPOLI - "La decisione del Tribunale di Napoli ci fa venire un dubbio ben più che amletico. O la legge Severino non è uguale per tutti, e questo sarebbe l'ennesima dimostrazione di un atteggiamento vessatorio di una certa magistratura nei confronti del nostro leader, oppure il presidente Berlusconi deve essere riabilitato pienamente e può tornare in Senato a svolgere la sua attività parlamentare. Comunque, l'unica cosa certa in tutta questa vicenda è che ciò che è stato fatto, e si continua a fare, al leader di Forza Italia non è ammissibile in uno Stato di diritto e in un Paese civile". Lo dichiara la senatrice di Forza Italia, Maria Rizzotti.

Ma non è l'unico commento di questo tono e contenuto. 

"La Legge Severino si applica solo a Berlusconi? Dopo la sentenza De Luca il dubbio è legittimo". Lo scrive su Twitter Renata Polverini, deputata di Forza Italia. 

E ancora.

"La riabilitazione di De Luca da parte della giustizia italiana è arrivata in un battibaleno, mentre per Silvio Berlusconi il calvario giudiziario è stato infinito". Lo afferma in una nota Daniela Santanché di Forza Italia.

"Finalmente ora gli italiani hanno capito che la legge Severino riguarda solamente e specificatamente Silvio Berlusconi". Lo scrive su Twitter il senatore di Forza Italia Andrea Mandelli.

E in ultimo: "La sentenza con cui il tar della Campania ha reintegrato il governatore Vincenzo De a Luca è una nuova conferma, dopo la vicenda analoga del sindaco De Magistris, che l'unica e vera finalità della legge Severino era espellere il presidente Berlusconi dall'assemblea del Senato e impedirne la possibile ricandidatura". Lo dichiara in unan nota Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera.

"Una legge 'contra personam' visto che dopo il caso Berlusconi - osserva - non è stata più applicata o, laddove applicata, i suoi effetti sono stati cancellati con sentenze del Tar. Né vale la distinzione fra le funzioni amministrative tipiche del sindaco e del presidente di Regione rispetto alla funzione politica di rappresentanza del senatore Berlusconi. L'espulsione di Berlusconi, per la natura del mandato parlamentare, ferisce non solo una comunità o una Regione ma l'intera nazione visto che ogni parlamentare è rappresentante della nazione".

"Ora è chiaro perché il governo non ritiene utile una revisione della legge Severino. Per la semplice ragione - conclude Gelmini - che essa viene interpretata per gli amici e applicata ai nemici. Con buona pace dello stato di diritto, ferito mortalmente con l'espulsione di Berlusconi dal Senato e messo in quarantena con le sentenze favorevoli per De Luca e De Magistris".

LA GRANDE RAPINA E' SERVITA: IL PD FA APPROVARE ALLA CAMERA IN VIA DEFINITIVA IL PRELIEVO FORZOSO DEI SOLDI DAI C/C



ROMA - L'aula della Camera ha approvato in via definitiva la legge di delegazione europea 2014 che recepisce 58 direttive europee, adegua la normativa nazionale a 6 regolamenti Ue e attua 10 decisioni quadro. I sì sono stati 270, 113 i no, 22 gli astenuti.

Tra i contrari Lega M5S e Forza Italia, secondo cui le nuove norme danno il via libera al "prelievo forzoso" dai conti correnti al di sopra di 100mila euro per salvare la propria banca da una eventuale crisi.

La direttiva contro cui si scaglia l'opposizione è la direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive - BRRD) che affronta il tema delle crisi delle banche approntando strumenti nuovi che le autorità possono impiegare per gestire in maniera ordinata eventuali situazioni di dissesto anche in via preventiva o ai primi segnali di difficoltà.

Lo strumento più innovativo di una procedura di risoluzione è il cosiddetto 'bail -in', che consiste nella riduzione forzosa del valore delle azioni e del debito della banca in crisi, e/o nella conversione di quest`ultimo in capitale.

In tal senso, si passa da un sistema in cui la risoluzione delle crisi è imperniata sul ricorso ad apporti esterni, forniti dallo Stato (bail-out) ad un nuovo sistema, che ricerca all`interno degli stessi intermediari le risorse necessarie tramite il coinvolgimento di azionisti e creditori (bail-in).

Sono escluse dall`applicazione del bail -in solo alcune categorie, come i depositi di valore inferiore a 100.000 euro.

Si indigna Movimento 5 Stelle, Renzi continua a pagare il pizzo alle lobby che lo hanno piazzato a Palazzo Chigi: oggi alla Camera il Pd e la maggioranza stanno votando il prelievo forzoso sui conti correnti superiori ai 100 mila euro per salvare le banche dal default. Indecente e scandaloso". 

La protesta arriva sul blog di Beppe Grillo: "Si chiama Direttiva Europea 2014/59/UE. Significa, brutalmente, che dal 1 gennaio 2016 se la vostra banca va in crisi dovrete pagare voi con i vostri conti correnti, azioni e obbligazioni. Oggi con limite superiore a 100 mila euro, ma si potrebbe finire a 30 mila come già in Germania", scrivono i parlamentari M5S.

"Se ricordate - aggiungono - è la stessa cosa che successe qualche anno fa a Cipro: per evitare il fallimento delle banche si rastrellarono i soldi dei risparmiatori con un bail-in, e questa bella idea piacque così tanto all'Europa che si decise di farla adottare a tutti quanti. Tutto ciò in barba ad ogni buonsenso, alla Costituzione e persino alle più recenti parole del Papa. I giornali opportunamente tacciono. Tra qualche mese diventeremo tutti soci delle banche, ma sia chiaro, sempre con le consuete regole contrattuali: se le perdite saranno di tutti, i profitti restano i loro".

La Cina potrebbe aiutare la Grecia attraverso strumenti dell'UE o direttamente. Funzionario cinese

La Cina potrebbe aiutare la Grecia attraverso strumenti dell'UE o direttamente. Funzionario cinese

In caso di scenario peggiore in Grecia, le esportazioni cinesi diminuirebbe del 2,2 per cento. Goldman Sachs

Lunedì, dopo l'annuncio di un referendum da parte del primo ministro greco Alexis Tsipras che ha scatenato una corsa ai bancomat greci, ai negozi di alimentari e ai distributori di benzina, il blog americano ZeroHedge ha twittato questo "suggerimento"

In effetti, ora potrebbe essere il momento opportuno per sfruttare Pechino per qualche miliardo dato che la Cina ha lanciato ufficialmente l'AIIB, la Banca d'investimento per le infrastrutture asiatiche, questa settimana. Come promemoria, il successo dell'adesione all'AIIB della Cina è stato un disastro politico per la Casa Bianca, che ha speso notevoli sforzi per scoraggiare gli alleati degli Stati Uniti a sostenere la nuova istituzione finanziaria a guida cinese.

E, prosegue il blog, sarebbe difficile immaginare un programma pilota più adatto per il nuovo creditore sovranazionale del mondo di un pacchetto di salvataggio per la culla della democrazia occidentale che è stata messa in ginocchio dalla più occidentale di tutte le istituzioni multilaterali, il FMI.

E mentre ogni finanziamento cinese alla Grecia sarebbe probabilmente erogato attraverso il Fondo della Via della Seta (almeno per ora, visto che l'AIIB ha solo pochi giorni, ufficialmente), qualsiasi aiuto dalle tasche profonde di Xi Jinping ad Atene rappresenterebbe una spettacolare colpo di stato sia a livello economico e politico.

Mentre il mondo non crede alla prospettiva di un pivot "orientale" greco, l'assistenza cinese potrebbe essere più probabile di quanto l'Europa voglia ammettere.


La Cina potrebbe aiutare la Grecia direttamente attraverso i suoi nuovi strumenti finanziari, ha dichiarato il direttore del Dipartimento Quantitative Finance presso l'Institute of Quantitative and Technical Economics della Cina.

Goldman Sachs ha previsto in un rapporto pubblicato mercoledì che in caso di scenario peggiore le esportazioni cinesi diminuirebbe del 2,2 per cento a causa della crisi economica della Grecia. Aldilà delle esportazioni verso la Grecia, la crisi potrebbe anche danneggiare le economie dei paesi vicini, dove gli uomini d'affari cinesi hanno anche fatto notevoli investimenti.

"La crisi greca ha un'influenza indubbiamente seria sul commercio della Cina con la Grecia e gli investimenti nel paese. Ma io credo che i paesi europei insieme con la Cina possano aiutare la Grecia a superare i problemi sorti , ha dichairato Fan Mingtao.

"Credo che ci siano due modi per dare alla Grecia l'aiuto cinese. In primo luogo, nel quadro degli aiuti internazionali attraverso i paesi dell'Unione Europea. In secondo luogo, la Cina potrebbe aiutare la Grecia direttamente. Soprattutto se si considera la Cintura economica della Via della Seta e l'AIIB.La Cina ha questa capacità ", ha aggiunto Fan.

E mentre è impossibile nascondere quanta ironia c'è nel fatto che la Cina comunista potrebbe essere la migliore speranza del mondo per impedire che la culla della civiltà occidentale agganci il Terzo mondo, il grafico seguente potrebbe aiutare a chiarire le idee:

"Cina, Russia e Corea del Nord pongono gravi preoccupazioni di sicurezza all'America e ai suoi alleati" Il Pentagono ha rilasciato la sua nuova strategia militare nazionale nella quale di promette di "difendere" la sicurezza in tutte le parti del mondo, "sostenere" gli alleati e rispondere alle minacce provenienti da "stati rivali e attori non statali". Gli USA sono la nazione "più forte del mondo, che dispone di vantaggi unici in tecnologia, energia, alleanze e demografia", recita la nuova strategia nazionale militare del Pentagono. Tuttavia, secondo il documento, ora questi "benefici sono sfidati" da parte di alcuni paesi e attori non statali. Così, i principali stati rivali per Washington includono la Russia, l'Iran, la Cina e la Corea del Nord. Il documento accusa Mosca di violare "numerosi accordi" con le sue "azioni militari" pur evidenziando il "contributo russo alla sicurezza globale in settori come la lotta contro il terrorismo e la droga". Corea del Nord e l'Iran sono accusati di volersi dotare di ami nucleari, cosa che il Pentagono considera una "sfida strategica" per la comunità internazionale. Inoltre, il documento afferma che gli USA vogliono vedere la Cina come un "partner nella costruzione della sicurezza globale", ma finora le azioni del gigante asiatico "hanno solo creato tensioni nella regione Asia-Pacifico." "Nessuno di questi paesi è alla ricerca di un conflitto militare diretto con gli Stati Uniti o i nostri alleati", riassume la strategia, ma aggiunge anche che "ognuno di loro solleva gravi problemi di sicurezza per la comunità internazionale ". Inoltre, una grande sfida è rappresentata dagli attori non statali, in particolare i gruppi terroristici come lo Stato islamico ",impegnati a radicalizzare la popolazione, diffondendo la violenza e l'uso del terrore per imporre la loro visione delle regole sociali "principalmente in Medio Oriente e Nord Africa. Presenza globale La presenza militare degli Stati Uniti è descritta come una chiave per la sicurezza degli alleati e un "fattore di stabilità". "Siamo pronti a usare il potere in tutte le direzioni al fine di fermare l'aggressione e vincere le guerre. Anche se noi preferiamo agire con i nostri alleati, gli Usa agiranno unilateralmente se la situazione lo richiede ", dice il documento. Gli Usa ammettono che "continueranno a modificare l'equilibrio nella regione Asia-Pacifico ", insieme con i loro alleati: Australia, Giappone, Corea del Sud, Filippine e Tailandia. In Europa gli USA aumenteranno la loro presenza e "offriranno tutte le garanzie di sicurezza" agli alleati della Nato. A sua volta, in Medio Oriente, Washington "rimane pienamente impegnata" per Israele e per aiutare i suoi "partner vitali" nella regione, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto. In Africa, gli Stati Uniti d'America rafforzeranno le istituzioni che "promuovono la stabilità e la pace e la lotta contro l'estremismo regionale", mentre in America Latina Washington "sosterrà i paesi latino-americani" nei loro sforzi volti a promuovere la stabilità regionale e la lotta contro la criminalità organizzata.

Dopo la strage di Charleston, una decina di chiese frequentate da afroamericani è stata date alle fiamme


La società americana vacilla perennemente sull'orlo di uno sconvolgimento sociale


Le rivolte che hanno segnato Baltimora alla fine di aprile e il massacro compiuto la scorsa settimana presso la chiesa metodista di Charleston ci avvertono che la società americana vacilla perennemente sull'orlo di uno sconvolgimento sociale, scrive il blog americano ZeroHedge. Sempre più spesso, quelli che sentono che 'il sistema' ha in qualche modo fallito si rivolgono alla violenza come mezzo per affrontare le loro rimostranze, che tradisce una completa mancanza di fiducia nella capacità del governo di contribuire a creare le condizioni in cui i gruppi e gli individui prosegue ZH, sembra che l'America sia diventata un paese in cui tutti si sentono emarginati e / o lesi in un modo o nell'altro.

Nel corso di appena due settimane, quasi una decina di chiese prevalentemente frequantate da afroamericani sono state date alle fiamme, con le autorità che ritengono gli incendi dolosi.

Nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio, la Chiesa AME di Mount Zion a Greeleyville, nel South Carolina, è stata data alle fiamme. Come riporta AFP, non è la prima volta che la chiesa è oggetto di tali attacchi. Venti anni fa, due membri del Ku Klux Klan hanno confessato di aver appiccato l’incendio alla stessa struttura. La chiesa aveva ottenuto 37, 8 milioni di dollari nel processo contro i Christian Knights del Ku Klux Klan e il loro leader nella South Carolina

Oltre alla Chiesa di Mount Zion, il 26 giugno è stata data alle fiamme la Glover Grove Baptist Church in Warrenville, South Carolina, il 24 è toccato alla Briar Creek Road Baptist Church in North Carolina, il 23 allaGod's Power Church Of Christ di Macon, Georgia, il 21 alla College Hill Seventh Day Adventist church di Knoxville, Tennessee. E ancora la College Heights Baptist Church a Elyria, in Ohio; la Fruitland Presbyterian Church, a Gibson County nel Tennessee.





Così, mentre una qualche connessione discernibile tra gli incidenti di cui sopra deve essere ancora dimostrata, pare che almeno alcuni di questi incendi siano stati causati intenzionalmente a conferma che il tessuto della società americana si sta lacerando.

Confronto con vecchi e nuovi 'nemici' e dominio globale: la nuova strategia militare americana

Confronto con vecchi e nuovi 'nemici' e dominio globale: la nuova strategia militare americana

"Cina, Russia e Corea del Nord pongono gravi preoccupazioni di sicurezza all'America e ai suoi alleati"

Il Pentagono ha rilasciato la sua nuova strategia militare nazionale nella quale di promette di "difendere" la sicurezza in tutte le parti del mondo, "sostenere" gli alleati e rispondere alle minacce provenienti da "stati rivali e attori non statali".

Gli USA sono la nazione "più forte del mondo, che dispone di vantaggi unici in tecnologia, energia, alleanze e demografia", recita la nuova strategia nazionale militare del Pentagono. Tuttavia, secondo il documento, ora questi "benefici sono sfidati" da parte di alcuni paesi e attori non statali.

Così, i principali stati rivali per Washington includono la Russia, l'Iran, la Cina e la Corea del Nord. Il documento accusa Mosca di violare "numerosi accordi" con le sue "azioni militari" pur evidenziando il "contributo russo alla sicurezza globale in settori come la lotta contro il terrorismo e la droga".

Corea del Nord e l'Iran sono accusati di volersi dotare di ami nucleari, cosa che il Pentagono considera una "sfida strategica" per la comunità internazionale. Inoltre, il documento afferma che gli USA vogliono vedere laCina come un "partner nella costruzione della sicurezza globale", ma finora le azioni del gigante asiatico "hanno solo creato tensioni nella regione Asia-Pacifico."

"Nessuno di questi paesi è alla ricerca di un conflitto militare diretto con gli Stati Uniti o i nostri alleati", riassume la strategia, ma aggiunge anche che "ognuno di loro solleva gravi problemi di sicurezza per la comunità internazionale ".

Inoltre, una grande sfida è rappresentata dagli attori non statali, in particolare i gruppi terroristici come lo Stato islamico ",impegnati a radicalizzare la popolazione, diffondendo la violenza e l'uso del terrore per imporre la loro visione delle regole sociali "principalmente in Medio Oriente e Nord Africa.

Presenza globale

La presenza militare degli Stati Uniti è descritta come una chiave per la sicurezza degli alleati e un "fattore di stabilità". "Siamo pronti a usare il potere in tutte le direzioni al fine di fermare l'aggressione e vincere le guerre. Anche se noi preferiamo agire con i nostri alleati, gli Usa agiranno unilateralmente se la situazione lo richiede ", dice il documento.

Gli Usa ammettono che "continueranno a modificare l'equilibrio nella regione Asia-Pacifico ", insieme con i loro alleati: Australia, Giappone, Corea del Sud, Filippine e Tailandia. In Europa gli USA aumenteranno la loro presenza e "offriranno tutte le garanzie di sicurezza" agli alleati della Nato. A sua volta, in Medio Oriente, Washington "rimane pienamente impegnata" per Israele e per aiutare i suoi "partner vitali" nella regione, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto.

In Africa, gli Stati Uniti d'America rafforzeranno le istituzioni che "promuovono la stabilità e la pace e la lotta contro l'estremismo regionale", mentre in America Latina Washington "sosterrà i paesi latino-americani" nei loro sforzi volti a promuovere la stabilità regionale e la lotta contro la criminalità organizzata.

L'Esercito americano paga i "ribelli" siriani fino a 400 dollari al mese. Il Pentagono

L'Esercito americano paga i ribelli siriani fino a 400 dollari al mese. Il Pentagono

..'ribelli' che 'misteriosamente' scompaiono dopo aver ricevuto una formazione militare dall'Esercito degli Stati Uniti

Quando i ricercatori come me riferisco che gli Stati Uniti finanziano Al Qaeda, Nusra, ISIS e le altre organizzazioni terroristiche collegate in Siria, non scherzano, scrive Brandon Tourbeville su ActivistPost.com. Eppure, nonostante il governo degli Stati Uniti abbia ammesso di aver finanziato i terroristi - direttamente e indirettamente, attraverso l'Arabia Saudita, la suggestione è stata accolta con incredulità, è stata ridicolizzata o del tutto ignorata.

Ora, però, il governo degli Stati Uniti ha ammesso che finanzia i terroristi sul terreno in Siria, ancora una volta, questa volta rivelando un importo individuale in dollari per "l'assistenza fornita".

Secondo il Pentagono, i "ribelli" siriani che Washington "addestra" e "controlla" stanno ricevendo una "compensazione" che va dai 250 ai 400 dollari al mese per agire come forze delegate americane in Medio Oriente. Reuters riporta che i livelli di pagamento sono stati confermati dal Pentagono e anche che il Segretario alla Difesa Ashton Carter e Comandante della Marina Elissa Smith hanno ammesso separatamente il fatto che questi "nuovi" terroristi stanno ricevendo uno stipendio.

Reuters riferisce anche dei presunti ostacoli che il Pentagono afferma di trovarsi ad affrontare per quanto riguarda la capacità di formare i volontari delle squadre della morte a causa della mancanza di capacità di "controllarli" in modo appropriato e del bizzarro incidente che porta i combattenti ad abbandonare la missione dopo aver ricevuto una formazione dall'Esercito degli Stati Uniti. La ragione fornita dal Pentagono è che i combattenti non vogliono firmare un contratto nel quale accettano di non combattere Assad. Ma, nello stesso rapporto, il Pentagono afferma che non esiste tale contratto - si chiede loro solo di "rispettare i diritti umani" e "lo stato di diritto", e quindi il motivo della scomparsa di questi combattenti manca di legittimità. Si può solo speculare sul dove siano finiti questi "tirocinanti" scomparsi.

Naturalmente, "diritti umani" e "stato del diritto" non sono mai stati una reale preoccupazione quando gli Stati Uniti hanno finanziato, armato, addestrato e diretto gli jihadisti sul terreno fin dall'inizio della crisi siriana. Perchè i ribelli "moderati" non sono in realtà mai esistiti in Siria. Dopo tutto, è bene ricordare che proprio la Defense Intelligence Agency degli Usa è stata recentemente costretta a rilasciare e declassificare documenti che rivelano che non solo gli Usa sapevano che la "ribellione" era composta da forze di al-Qaeda e Nusra ma che queste organizzazioni e gruppi simili tentavano di creare un "principato salafita" nella parte orientale della Siria e occidentale dell'Iraq. La documentazione della DIA mostra anche che gli Stati Uniti stavano sostenendo tutti questi sforzi. In realtà, naturalmente, gli Stati Uniti stavano dirigendo questi sforzi.

Non commettete errori, gli Stati Uniti non stanno finanziando "ribelli controllati moderati" per combattere ISIS o al-Qaeda. Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi jihadisti e mercenari per lavorare al fianco dell'ISIS e al-Qaeda (se non sono già membri di queste organizzazioni) per rovesciare il governo laico di Bashar al-Assad. Praticamente ogni persona moderata in Siria da tempo sostiene il governo siriano. In effetti, non c'è mai stato un ribelle moderato in Siria per cominciare e la realtà sul terreno non è cambiata da allora.

Se le rivelazioni che gli Stati Uniti stanno finanziando un esercito mercenario per rovesciare Assad non è una novità, l'unica rivelazione contenuta in queste relazioni recenti è l'ammontare della quantita di denaro che questi terroristi stanno accettando per i loro servizi in nome di un ordine mondiale anglo-americano.

La manipolazione mediatica del referendum greco

La manipolazione mediatica del referendum greco

In Grecia va in scena la strategia della tensione economica, combinata con una massiccia dose di menzogne giornalistiche e di disinformazione mirata

di Federico Pieraccini *

La strategia del referendum intrapreso dall’esecutivo greco si basa su un ragionamento legittimo e del tutto logico. Il tentativo di utilizzare un eventuale esito favorevole nel voto di Domenica per aumentare il potere contrattuale con l’UE e il FMI. Nessuno nega che sia una mossa rischiosa, ma pare anche essere l’unica strada realisticamente percorribile. La questione ellenica si riduce quindi ad una domanda che l’esecutivo pone al popolo greco: volete che Atene continui a pagare i debiti con i metodi imposta da anni, causando austerità ed un impoverimento collettivo ? Sulla carta non dovrebbero esserci dubbi, l’autolesionismo non piace a nessuno, normale quindi ritenere improbabile una vittoria del Si.

Eppure, nonostante ciò, il problema fondamentale non pare essere stato risolto e potrebbe costare caro a Tsipras in termini di risultati. Il rischio è concreto e va ricercato nell’equivoco astutamente insinuato nel popolo greco da parte della manipolazione mediatica. Votare ‘No’ non significa uscire dall’Unione Europea e abbandonare l’Euro, questo è ciò che più di ogni altra cosa sta ripetendo Tsipras al popolo greco. L’insistenza su questo punto cruciale è ben ponderata dato che da anni, tutti i risultati a livello di indagine statistica affermano che la maggioranza dei Greci vuole restare all’interno dell’Unione Europea.

L’arma che Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea e governi vari stanno adoperando si chiamastrategia della tensione economica, combinata con una massiccia dose di menzogne giornalistiche e di disinformazione mirata. La chiusura delle banche non ha di certo aiutato, anzi ha aggiunto quel senso di panico che spesso risulta determinante nell’orientare le masse in una consultazione elettorale. Cruciale sarà combattere queste falsità e coloro vorrebbe volutamente trasformare la questione referendaria in un aut-aut sulla permanenza di Atene nell’eurogruppo. Dietro le quinte si sta giocando una partita ben più importate del debito greco, si tratta di rimuovere Tsipras, liberarsi di Syriza e tornare ad un governo di unità nazionale molto più in armonia con i diktat euro-atlantici.

Washington mira ad ottenere una serie di vantaggi (soprattutto nella guerra dei gasdotti con la Russia) che difficilmente potrebbe conseguire con un esecutivo greco sempre più orientato verso un modello multipolare Sino-Russo. Siamo quindi di fronte al consueto copione in cui il rovesciamento di un governo democraticamente eletto pare essere, in una visione unipolare, funzionale ad un tornaconto geopolitico Americano.

Auguriamoci che per Domenica questo passaggio sia ben impresso nella mente del popolo greco, che il terrorismo mediatico non prevalga e che finalmente si opti per una scelta che assecondi gli interessi nazionali ellenici. Ne avremmo tutti da guadagnarci, greci e non. 

"L'umanità è in pericolo! Il futuro non è a Milano nell'EXPO dell'esibizionismo ma nell'agricoltura sana".

L'umanità è in pericolo! Il futuro non è a Milano nell'EXPO dell'esibizionismo ma nell'agricoltura sana.

Joao Pedro Stedile"Le imprese multinazionali di Expo Milano sono quelle che producono Lampedusa!"

Durante il periodo della Guerra Fredda, tra gli anni 1945-1990, i giornali annunciavano ogni giorno che l'umanità si trovava di fronte al pericolo di una guerra nucleare, che avrebbe distrutto il nostro pianeta. Per fortuna questo non è avvenuto!

Tuttavia, ora, ci troviamo di fronte ad un pericolo simile, che non arriverà dalle bombe o dalle guerre, con la loro stupida distruzione. 

Ora siamo di fronte a una distruzione lenta, graduale, ma permanente, dei nostri popoli. 

Una distruzione prodotta dall'uso di veleni agricoli e dal controllo che le multinanzionali hanno degli alimenti di tutta l'umanità 

Con l'egemonia del neoliberismo e del capitale finanziario, negli ultimi 20 anni, l'economia mondiale è stata dominata dal capitalismo e controllata da non più di 500 imprese transnazionali. Queste detengono il 58% di tutta la ricchezza, ma danno lavoro solo all'8% della popolazione.

E questa forza egemonica controlla anche l'agricoltura e la produzione alimentare. 

Meno di 50 imprese controllano in tutto il mondo la produzione di veleni agricoli, la costruzione di macchine agricole, controllano l'agroindustria e il commercio degli alimenti.

Ci hanno imposto una matrice tecnologica basata sui semi geneticamente modificati, sulla meccanizzazione su larga scala e l'uso intensivo di veleni. 

Espellono manodopera dalle campagne, che va a gonfiare le città e a migrare verso altri paesi.

Le imprese multinazionali di Expo Milano sono quelle che producono Lampedusa! 

Questo modello dell'agrobusiness è anti-sociale, è insostenibile a medio termine sotto l'aspetto economico ed ecologico. 
Perché è un modello che distrugge la natura ed esclude le persone dal loro sviluppo. 
Come diciamo in Via Campesina è una agricoltura senza agricoltori! E questo non ha futuro.
Le conseguenze sono lì davanti ai nostri occhi, denunciate anche da Papa Francesco, nella sua enciclica e nelle sue dichiarazioni.
Questo modello distrugge la biodiversità, perché i pesticidi uccidono ogni essere che vive in quello spazio, siano essi piante, batteri o animali. Contaminano l'aria e l'acqua. 
E i loro residui vanno negli alimenti, che, consumati quotidianamente, si trasformano in malattie di ogni genere, e in particolare generano cancro, perché distruggono le cellule del corpo umano.
Qui in Brasile, dopo aver implementato questo modello, sono state espulse quattro milioni di famiglie contadine. E il paese è diventato il più grande consumatore al mondo di veleni agricoli. 
E ogni anno, ci sono 500.000 nuovi casi di cancro tra la popolazione, come ha denunciato l'Istituto nazionale del cancro, del Ministero della Salute. 
Questo è il costo che il popolo paga, per permettere che alcune aziende facciano soldi esportando soia, cellulosa, etanolo e carne di manzo!
Ma al capitale non interessa la vita umana, lo stare bene, l'equilibrio della natura. 
Al capitale interessa solo il profitto, l'accumulazione di ricchezza.
Per tutto questo noi ci uniamo a tutte le voci del mondo, ora in questo Convegno alternativo di Milano, per dire che l'EXPO di Milano è l'esposizione del profitto e della morte. 
E' l'EXPO dell'esibizionismo di una mezza dozzina di imprese transnazionali, che lo usano come propaganda ideologica per giustificare, legalizzare il loro modello che concentra, esclude e si impadronisce di tutti gli alimenti nel mondo, che elimina le abitudini culturali dei popoli.

Non dobbiamo scoraggiarci davanti alla dimensione del potere economico. 

Le sue contraddizioni stanno già evidenziandosi in tutto il mondo, e la società sta divenendo cosciente che questo modello non serve all'umanità. Sono sicuro che nei prossimi anni avremo molte manifestazioni in tutto il mondo, perchè ci siano cambiamenti, e possiamo costruire un altro modo di produrre cibo, nel rispetto della natura e delle abitudini alimentari di ogni territorio.

Il futuro non è a Milano e nei loro conti bancari. Il futuro è nelll'agricoltura che produce cibo sano.

Joao Pedro Stedile

Militante del Movimento Sem Terra -MST in Brasile e di Via Campesina Internazionale

(traduzione di Antonio Lupo)

Testo originale:

A humanidade está em perigo!

Durante o período da guerra fria, entre 45- 90, todos os dias os jornais anunciavam o perigo que a humanidade enfrentava com a possibilidade de uma guerra nuclear que destruiria nosso planeta. Felizmente não aconteceu!
Porem, agora, estamos diante de um perigo semelhante, que não virá de bombas, nem guerras com sua destruição estúpida. Agora estamos diante de uma destruição lenta, gradual, porem permanente, de nossos povos. A destruição produzida pelo uso de venenos agricolas, e pelo controle dos alimentos em toda humanidade pelas empresas transnacionais.
Com a hegemonia do neoliberalismo e do capital financeiro, nos últimos 20 anos, a economia mundial está dominada pelo capitalismo e controlada por não mais de 500 empresas transnacionais. Elas detem 58% de toda riqueza, mas empregam apenas 8% da população.
E essa força hegemônica controla também a agricultura e a produção de alimentos. Menos de 50 empresas controlam em todo mundo, a produção dos venenos agrícolas , a construção das maquinas agrícolas, controlam a agroindústria e o comercio dos alimentos.

Nos impuseram uma matriz tecnológica baseada nas sementes transgênicas, na mecanização de larga escala e no uso intensivo de venenos. Expulsam a Mao-de-obra do campo, levando-os a incharem as cidades e migrarem para outros países. As empresas da expo milano são as que produzem Lampedusa. Esse modelo do agronegócio é anti- social, é insustentavel econômica e ecologicamente a médio prazo. Porque é um modelo que destroi a natureza e exclue as pessoas de seu desenvolvimento. Como dizemos na via campesina é uma agricultura sem agricultores! E isso não tem futuro.
As conseqüências estão ai a olhos vistos, denunciadas até pelo Papa Francisco, em sua encíclica e em seus pronunciamentos.
Esse modelo destrói a biodiversidade, pois os agrotóxicos matam todos os seres vivos daquele espaço, sejam vegetais, bactérias ou animais. Contaminam o ar, e água. E seus resíduos vão para os alimentos, que ingeridos quotidianamente, vão se transformando em enefremidades de todo tipo, e sobretudo o câncer, pois eles destrói as células do organismo humano. 
Aqui no Brasil, depois que se implantou esse modelo, foram expulsas quatro milhões de famílias do campo. E o país se transformou o maior consumidor mundial de venenos agrícolas. E a cada ano, surgem 500 mil novos casos de câncer, entre a população como denunciou o Instituto Nacional do câncer, do Ministério da Saude. Esse é o custo que o povo paga, para que algumas empresas ganham dinheiro exportando soja, celulose, etanol e carne de gado! 
Mas ao capital não lhes interessa a vida humana, o bem estar, o equilíbrio da natureza. Ao capital só lhes interessa o lucro, a acumulação de riquezas.
Por tudo isso nos somamos, a todas vozes do mundo, agora na cumbre alternativa de Milano, para dizer que a exposição de Milano, é a exposição do lucro e da morte. É a exposição do exibicionismo de meia dúzia de empresas transnacionais, que a usam como propaganda ideológica para justificar , legalizar seu modelo concentrador, excludente e padronizador de todos os alimentos no mundo, que elimina os hábitos culturais dos povos.

Não devemos desanimar diante de tamanho poder econômico. Suas contradições já estão aparecendo em todo mundo, e a sociedade está se concientizando que esse modelo não serve para a humanidade. Tenho certeza que nos próximos anos teremos muitas manifestações em todo mundo para que haja mundanças, e possamos construir uma outra forma de produzir os alimentos, respeitando a natureza e os hábitos alimentares de cada território.
O futuro não está em Milano e suas contas bancarias. O futuro está na agricultura que produz alimentos sadios.

Joao Pedro stedile
Militante do MST no Brasil e da Via Campesina Internacional

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