11 luglio 2015

Egitto, bomba al consolato italiano del Cairo: almeno un morto

Egitto, bomba al consolato italiano del Cairo: almeno un morto



EGITTO, BOMBA AL CONSOLATO ITALIANO

L’esplosione, scrive Al Jazeera, “ha coinvolto una delle più affollate intersezioni del Cairo, un’arteria maggiore che connette piazza Ramsis al cuore della città del Cairo”. Le agenzie parlano di “bambini tra gli 11 e i 13 anni coinvolti tra le sette persone rimaste ferite”; l’attacco avrebbe colpito l’ingresso visitatori.

Un video realizzato da una testata locale mostra quanto il palazzo sia stato gravemente danneggiato.

Il giornalista freelance Alessandro Accorsi racconta di una disavventura con la polizia egiziana.

Io e altri tre giornalisti stranieri siamo stati fermati dalla polizia perché (secondo loro) siamo arrivati troppo velocemente sul posto. Quando siamo arrivati e finché ci hanno fermato, c’erano centinaia di persone vicine al sito dell’esplosione con telefoni e videocamere, ma naturalmente la polizia ha fermato solo noi. non sapevano neanche cosa fare con noi, ma alla fine siamo stati rilasciati senza problemi

Le menzogne della propaganda prevalgono in Occidente


- di Paul Craig Roberts –

Le menzogne relative alla Russia ed al suo presidente si sono fatte tanto grossolane da minacciare un possibile devastante conflitto nel mondo, cosa che ha spinto un gruppo di distinti cittadini nordamericani a formare il Comitato Americano per l’Accordo Oriente-Occidente. I membri del Comitato sono l’ex senatore Bill Bradley, Jack Matlock che fu ambasciatore USA nell’URSS durante l’Amministrazione di Ronald Reagan e di George H.W. Bush; William J. Vanden Heuvel, che fu ambasciatore all’ONU durante l’amministrazione Carter; John Pepper, ex presidente e dirigente esecutivo dell’impresa Procter & Gamble; Gilbert Doctorow, uomo d’affari da un quarto di secolo con esperienza commerciale con la Russia e i professori Ellen Mickiewicz dell’ Università di Duke e Stephen Cohen dell’ Università di Princeton e di quella di New York.

Risulta un fatto straordinario che la cooperazione tra Russia e gli Stati Uniti, svilupatasi attraverso dei decenni per mezzo si successivi governi, iniziando da quello di John F. Kennedy e culminando con la fine della guerra fredda con gli accordi di Reagan-Gorbachov, sia stata distrutta da un pugno i nordamericani neo-conservatori trafficanti di armamenti nel corso dell’ultimo anno e mezzo. I successi ottenuto con quaranta anni di lotta, cancellati dalla sera alla mattina da un gruppo di trafficanti della guerra, i quali credono che Washington abbia il diritto ad esercitare una egemonia mondiale.

Il problema era iniziato quando il presidente Clinton aveva violato le promesse date ai russi nel senso che la NATO non sarebbe mai arrivata all’Europa Orientale. Questo inadempimento della promessa noramericana fu seguito dal ritiro del governo di George W. Bush dal Trattato dei Missili anti balistici e dal cambio della dottrina militare degli USA per permettere a questi, gli attacchi nucleari preventivi contro altri paesi, principalmente contro la Russia.

Queste provocazioni furono seguite dall’annuncio di basi missilistiche create vicino alle frontiere della Russia. Da parte sua il regime di Obama ha aggiunto un colpo di stato in Ucraina, per lungo tempo una provincia russa e l’instaurazione di un governo vassallo che minaccia la sicurezza della Russia. Nel passato, tali provocazioni avevano condotto, se non alla guerra, per lo meno a contro provocazioni. Tuttavia, Vladimir Putin è un personaggio sereno e meditativo, un valore per la specie umana. Putin in maniera cortese si lamenta delle provocazioni ma continua a riferirsi a Washington d agli pseudo governi degli stati vassalli come ai “soci” della Russia, per quanto sappia che si tratta di nemici della Russia.

Putin risponde alla minacce, alle sanzioni illegali ed alla incessante propaganda con le dichiarazioni relative a quei governi che necessitano rispettare gli interessi nazionali di ciascuno e lavorare assieme per beneficio comune. Nessun politico occidentale si esprime in questi termini. I politici occidentali, incluso il mediocre cane da riporto di Washington,il Primo Ministro, David Cameron, il quale emette minacce contro la Russia nel linguaggio violento che permettono il paragone con le minacce che proferì Adolf Hitler, come più leggere rispetto a queste. La Russia potrebbe distruggere il Regno Unito in pochi minuti, nonostante questo, abbiamo lo spettacolo dello stupido primo ministro britannico che proferisce minacce contro la Russia nonostante il fatto che il Regno Unito non è capace neppure di riunire una forza significativa con cui affrontare la Russia.
Il cane da riporto di Washington, David Cameron, confida in Washington, ugualmente come il governo polacco confidò nella garanzia britannica.

I subdotati di Washington credevano di riuscire ad isolare la Russia ma quello che questi imbecilli stanno ottenendo è il fatto di isolare Washington ed i suoi vassalli dal mondo. I grandi ed importanti paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America del Sud si sono alleati con la Russia, non con Washington. I BRICS, il Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno creato la loro banca di sviluppo e stanno attuando intercambio commerciale tra di loro con le loro proprie valute, prescindendo dal dollaro nordamericano, la fallita “valuta mondiale di riserva”.

Amico lettore, prendi nota dell’indirizzo elettronico del Comitato Americano per l’Accordo Oriente-Occidente , http://eastwestaccord.com e mantieniti al giorno con il loro lavoro. Non confidare nella stampa prostituita. Robert Parry, poco tempo fa ha descritto in maniera precisa il New York Times come la versione di Washington del Grande Fratello (Orwell,1984) in “Due minuti di Odio”.

Putin viene rappresentato nell’immagine del giornale prostituito, il New York Times, che pubblica sulla prima pagina per evocare l’odio inculcato “verso il nemico”. L’odio verso il nemico contribuisce a mantenere in sviluppo le guerre di Washington e condiziona i cittadini nordamericani perchè accettino la loro perdita di libertà. come l’Habeas corpus, il processo legittimo ed il diritto alla vita, tutti diritti in via di disintegrazione di fronte ai propri occhi che non vedono, occhi accecati dalla propaganda.

Giusto nel concludere il Foro Económico Internacional di San Petersburgo, a cui sono stato invitato ma che non ho potuto presenziare, cosa che mi dispiace visto che avrei potuto essere presentato al presidente Putin. Il Presidente russo con convinzione ha assicurato all’enorme insieme di persone straniere e uomini d’affari presenti, che la Russia si è impegnata nel contesto della legge e che le loro attività in Russia sono assicurate.
Se tu, amico lettore, dai credito a qualsiasi propaganda che divulga la stampa prostituita occidentale, incluso Bloomberg, circa il “collasso” dell’economia russa, Tu stesso potrai renderti conto dell’abuso di tanta menzogna leggendo la relazione di Putin circa l’economia del paese. Vedi: Plenary session of the 19th St Petersburg International Economic Forum


Traduzione: Luciano Lago per Controinformazione

Ecco perché le banche centrali ci vogliono più poveri e ignoranti


Si dice che quando sale l'inflazione, la disoccupazione diminuisce, cioè crescono i posti di lavoro. Si potrebbe anche dire che se crescono i posti di lavoro l'inflazione sale e che dunque se i posti di lavoro diminuiscono la disoccupazione cresce! Se vogliamo capire perché l'economia Italiana appaia ormai destinata a un dapprima lento e poi sempre più veloce declino con chiusure di massa, delocalizzazioni inarrestabili e disoccupazione dilagante, dobbiamo allora andare a vedere quale sia il tasso di inflazione corrente. In Italia è prossimo allo zero e per quanto riguarda il tasso relativo a beni e servizi nel mercato è già da un po' di mesi andato in deflazione cioè sotto lo zero. Questo significa che i prezzi diminuiscono (Fig. 5).

Fig. 5 - Indice dei prezzi al consumo (CPI) Italia negli ultimi mesi.

Ecco perché le banche centrali ci vogliono più poveri e ignoranti

La diminuzione dei prezzi comporta degli effetti molto negativi per le persone normali e abbastanza positivi per il sistema finanziario in genere e in particolare per le banche. Quando i prezzi diminuiscono le imprese abbattono l'offerta e restringono l'occupazione in attesa di ricontrattare il costo del lavoro. I contratti del lavoro devono essere rivisti al ribasso e per fare questo spesso è necessario licenziare per poter riassumere a prezzi stracciati. I possessori di liquidità vedono crescere il valore del loro denaro che può acquistare più beni ma i debitori di mutui rischiano di vedere crescere il loro debito fino a livelli insostenibili e falliscono. Le banche che nel loro patrimonio hanno crediti e titoli vedono crescere il valore del loro patrimonio in termini reali, In particolare le banche Tedesche, a meno che questi crediti non diventino inesigibili per effetto dei fallimenti; in questo caso viene trascinato nella polvere anche chi ha dato soldi in prestito. Ma cosa provoca la deflazione? In un sistema economico sano, la massa monetaria immessa nel sistema dalla banca centrale deve essere tale da soddisfare le esigenze di negoziazione negli scambi di mercato. Tutti sappiamo che nelle attività di impresa il denaro il più delle volte non lo si possiede ma lo si chiede in prestito. A prestarlo sono le banche che a loro volta vengono finanziate dalla banca centrale o dal mercato interbancario. Senza questi finanziamenti le banche non prestano soldi a nessuno. In questo momento il mercato interbancario è fermo perché le banche, i cui bilanci sono pieni di titoli tossici non si fidano l'una dell'altra e non si prestano soldi a vicenda e la BCE ha concesso prestiti a bassi tassi attraverso lo strumento del Quantitive Easing, alle banche al solo scopo di consentire alle stesse di speculare sul finanziamento dei debiti sovrani a tassi speculativi al fine di ripianare i propri bilanci e non certo per rifinanziare il sistema produttivo. In pratica la BCE che dovrebbe stimolare l'economia stampando moneta esattamente come si fa in Giappone o negli Stati Uniti, per effetto del suo statuto, preteso dalla Germania, non può creare valuta in alcun modo se non creando altri squilibri debitori. La mancanza di moneta conferisce più valore a quella circolante e i prezzi scendono cioè sono necessari meno Euro per acquistare lo stesso bene. In questo contesto si può notare come l'Italia sia stata l'unico paese ad essere per davvero penalizzato dalla stretta monetaria (Fig. 6). L'offerta di moneta (M1) in Germania, Francia e Italia dal 2002 ad oggi. Dopo il 2010 Francia e Germania hanno continuato a fruire di un aumento dell'offerta di moneta, mentre per l'Italia i "rubinetti" sono stati chiusi.
Fig. 6 - Offerta di moneta M1 In Italia, Germania e Francia [cliccare sopra le immagini per ingrandirle]
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Ricapitolando. La crisi scoppiata per effetto degli indebitamento del sistema finanziario dovuto alla speculazione ha indotto la BCE ad aggiustare in conti delle banche a spese dei contribuenti costringendo gli stati a pagare tassi altissimi alle banche per ottenere il finanziamento della propria spesa corrente e del proprio debito a scadenza. Questo ha innescato forti politiche di restringimento della spesa pubblica che hanno depresso spesa ed investimenti generando un forte calo della domanda e discesa repentina dei prezzi ancora a vantaggio del sistema creditizio. Questa politica del rigore scelta dalla BCE e dalla Unione Europea come abbiamo visto aggiusta i conti delle banche ma provoca la distruzione del tessuto produttivo, dilagante disoccupazione e rinuncia al welfare state cioè a quelle politiche di redistribuzione dei redditi attraverso sussidi e pensioni alla popolazione meno agiata. Lo strumento di questa disastrosa politica economica è l'EURO.

di Nicola Di Cesare

La cosa più importante è che si continui ad agire perché i poveri contino. Ci incontreremo ancora. Ci incontreremo sempre. Ci incontreremo in tutto il mondo, in tutte le chiese, le case, le osterie. Ovunque ci siano uomini che vogliono verità e giustizia (Don Andrea Gallo)



È stato per cinquant’anni un prete di strada e da quaranta ha fondato la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova. È stato un salesiano, un  missionario in Brasile, cappellano  alla nave scuola della Garaventa , riformatorio di minori. Più tardi diventò agli occhi della Curia un prete scomodo che per decenni  ha operato in Italia, soprattutto a Genova, sempre vicino ai poveri, alle prostitute, ai tossicodipendenti, agli emarginati di quelle zone ghetto dove si annidano tristi storie di degrado ma a volte può germogliare un’umana solidarietà.
Chi riesce per tutta la vita a praticare in concreto il messaggio del più grande rivoluzionario della storia , cioè Cristo, e anche a ergersi contro corrente è un uomo di  straordinario spessore e  di grande umanità , di fede e giustizia . Uomini di tal fatta sono rari, sono  un esempio di vita per tutti, per chi crede e chi non crede. Don Andrea Gallo credeva in Dio ma soprattutto nell’uomo, e ha dato una mano,  una speranza e voce agli invisibili, cioè a  uomini, donne e ragazzi, di ogni età e provenienza, spesso ignorati .
Lo ricordo con un brano tratto dal suo libro “Così in terra come in cielo”, tratto da qui .
Grazie, Don Gallo.

“Mi hanno rubato il prete”.
Fui rimosso dall’incarico nel 1963. La motivazione ufficiale non la conosco ancora, però sospetto abbia a che fare coi miei metodi “licenziosi”. Nel gennaio 1965 mi spedirono come viceparroco alla Chiesa del Carmine, in pieno centro storico, sotto l’Albergo dei poveri. Era un quartiere popolare, di portuali e operai, con abitazioni inagibili e un mercato rionale quasi indecente. Giravo nei vicoli, sostavo fra i banchi, passavo in edicola, discutevo col salumiere che era convinto che mi piacesse il prosciutto ma comprassi la mortadella perché ero tirchio e volevo spendere meno. La zona era anche frequentata da famiglie borghesi in quanto vicinissima all’Università e al Liceo Colombo, dove nel ’68 nacque il movimento studentesco. Fu un periodo di grandi stravolgimenti: con il Concilio Vaticano II la Chiesa decideva di leggere i segni dei tempi, i giovani si impegnavano nel sociale, dibattevano sulla riforma scolastica e la guerra in Vietnam, nascevano piccole comuni, cresceva la partecipazione civile. Fu un risveglio e un contagio di idee, una primavera a tutti gli effetti. La mia parrocchia diventò un punto di riferimento, l’agape, un luogo di forte comunione e sinergia. Alla messa di mezzogiorno trattavo i temi di attualità, ero nettamente schierato al fianco degli ultimi, cominciai a tenere due leggii: da una parte il Vangelo, dall’altra il giornale. Evidentemente qualche zelante non approvava le mie omelie e avvisò la Curia. L’episodio che scatenò l’indignazione dei benpensanti fu la mia predica alla scoperta di una fumeria di hashish nel quartiere. Invece di inveire contro chi rollava qualche spinello ricordai quanto fossero diffuse e pericolose altre droghe, per esempio quella del linguaggio, talmente fuorviante che poteva tramutare “il bombardamento di popolazioni inermi” in “un’azione a difesa della libertà”. Apriti cielo.
Il parroco Don Emilio Corsi per ordini superiori dovette registrare di nascosto le mie prediche, poi mi chiese scusa, dimostrandomi tutto il suo affetto, e si rifiutò di continuare. Ma ormai la Curia aveva stabilito che promuovevo la politica e non il Vangelo e nel 1970 mi inviò un provvedimento di espulsione.
Addirittura il vescovo Chiocca telefonò a mia madre chiedendole di fare pressioni su di me affinché scegliessi “obbedienza o catastrofe”. Optai per l’obbedienza e per loro fu una catastrofe. Prima della mia partenza ci fu una sollevazione popolare inaspettata. Tutta la città reagì, tanto che della storia di questo pretino si dovettero occupare anche i quotidiani, perfino Le Monde seguì la vicenda e scrisse che “avevo il torto di essere stato fedele al Concilio.”
Le gente del quartiere inviò una lettera di protesta con 2370 firme (a cui non seguì alcuna risposta), organizzò una veglia di preghiera, occupò la chiesa per esprimere totale disapprovazione al mio allontanamento. Il 1 luglio 1970, mentre io stavo barricato in una trattoria, venni chiamato in piazza e lì trovai oltre duemila persone a manifestare. Rimasi colpito. Avevo deciso di non contestare il provvedimento, invece capitai nel bel mezzo di una mobilitazione popolare, dove il professore universitario teneva a braccetto lo spedizioniere, il fabbro la vecchietta, i figli delle prostitute alzavano i cartelli insieme ai figli dei grandi professionisti. Che commozione. Mi diedero un megafono e questo fu il mio saluto: “E’ vero, esiste un profondo dissenso fra me e la Curia, ma un dissenso di amore e di profonda, convinta ricerca della verità. La cosa più importante è che si continui ad agire perché i poveri contino. Ci incontreremo ancora. Ci incontreremo sempre. In tutto il mondo, in tutte le chiese, le case, le osterie. Ovunque ci siano uomini che vogliono verità e giustizia.
” Il 1 luglio 1970 un bambino piangeva sugli scalini della mia chiesa e quando il vigile gli chiese perché, lui rispose: “Mi hanno rubato il prete”.


La politica della Carenza : ci vogliono poveri, indebitati e senza cervello! Rimetti a noi i nostri debiti


La politica della Carenza : ci vogliono poveri, indebitati e senza cervello

LORO, I “RENTIERS” i ricchi “tesorieri” SANNO CHE IL DEBITO PUBBLICO SI PUO’ CANCELLARE

POSSIAMO TUTTI STARE BENE SE SOLO CI RIBELLASSIMO E ADOTTASSIMO LE MISURE CHE TANTI STUDIOSI DI FINANZA

NOI NON SAREMMO AFFATTO MESSI MALE, CE LO VOGLIONO FAR CREDERE!

Ci vogliono poveri e indebitati e “senza cervello”

In inghilterra ,Come ha scritto Warren Mosler e spiegato al convegno di Rimi, lo stato non ha bisogno di finanziarsi emettendo debito, la prova è che in Inghilterra da cinque anni stanno quatti quatti ritirando il debito pubblico con una pura manovra contabile, senza aumentare tasse e fare austerità, senza vendere beni pubblici, semplicemente scambiando Gilt con Sterline. E negli ultimi giorni Wall Street Journal, Financial Times e Telegraph parlano del fatto la Bank of England può ora semplicemente cancellarli con un colpo di tastiera...paf !... e 400 miliardi di titoli di stato non esistono più...

E PERCHE’ DA NOI NO?

Io qui parlo di ciò che colpisce al cuore i diritti umani e la dignità umana riscattati dopo 5.000 anni di abietta schiavitù in Europa. E quanto segue è terribilmente importante, per chi sa capire. Non sono molti questi ultimi. Il fatto è che la stragrande maggioranza degli intellettuali sceglie di ignorare gli aspetti più micidiali della recente evoluzione storico-economica europea per un motivo, che non è sempre convenienza o asservimento a un Potere, ma è qualcosa di molto più umano: terrore.

Quando posti di fronte a ricerche molto ben documentate come la mia, o, molto più autorevoli sono quelle degli studiosi che mi accompagnano, essi, gli intellettuali, si fanno prendere dal panico, un terrore incontenibile e intimo causato dal fatto che in effetti le cose stanno veramente come noi diciamo. Essi non sono equipaggiati per affrontarle, e la violenza della loro reazione – siamo complottisti, pagliacci, prezzolati, dementi ecc. – è proporzionale a quel terrore. Per voi pochi capaci di reggere la realtà, eccola.

Il saggio politico di fama mondiale più scentrato dell’epoca moderna è di certo La Fine Della Storia di Francis Fukuyama.

Se c’è una cosa che si è evoluta in aspetti inediti, e agghiacciati se si vuole, negli ultimi 20 anni è proprio la Storia.

Fukuyama, un Neoconservatore americano, pensò che col crollo dell’Unione Sovietica la partita della Storia fosse stata vinta del capitalismo del libero mercato, quello dei consumi in veste democratica, e che in effetti non vi sarebbe stata altra significativa evoluzione. A parte l’aver clamorosamente mancato il cosiddetto Scontro della Civiltà (Samuel P. Huntington) insorto dopo la nascita dell’islamismo radicale negli tardi anni ‘80, Fukuyama non ha saputo vedere quale abisso di oscurantismo si stava aprendo in Europa, che avrebbe portato all’attuale Eurozona e alla crisi di cui tutti siamo preda. Questo, credo con quasi certezza, è accaduto perché l’intellettuale americano vive in quella parte del mondo, e come quasi tutti gli americani non capisce niente di Europa, proprio non ce la fanno a capirci.

Lascio Francis, di cui ci interessa poco, e vengo al punto. Ciò che tutti voi state osservando come crisi dell’euro, crescente disoccupazione, pressione per aumentare la produttività diminuendo i redditi, tagli alle spese sociali e aumenti delle tasse, fallimenti aziendali a catena, montante insicurezza economica, crescente e inaudita povertà, perdita di sovranità di Stati e parlamenti – le Austerità in altre parole – non è altro che la veste attuale di un’evoluzione micidiale del Vecchio Continente che io chiamo la Politica della Carenza.

Essa trova le sue radici nel lavoro di uomini legati a doppia mandata al Vaticano negli anni ’30, e oggi è fermamente nelle mani dell’Opus Dei e dei maggiori ‘rentiers’ europei, coi favori vaticani non troppo distanti, anche se traballanti (vedi la corrente gesuita).

La Politica della Carenza è un mostro, di gran lunga peggiore del fascismo, perché essa ha compiuto il prodigio dell’essere supinamente accettata da 27 Stati sovrani e da milioni di persone senza necessitare l’uso di armi o di squadre della morte, e i danni che sta portando sono immensamente superiori al fascismo (si pensi solo che le perdite finanziarie della disoccupazione negli ultimi 20 anni superano quelle di tutte le guerre della Storia).

Infine, mentre le dittature erano facilmente identificabili e quindi colpibili, la Politica della Carenza no, anzi, è vista e propagandata come virtù economica. E la gente ci casca.

Ma cos’è esattamente? Come ho scritto nel mio saggio Il Più Grande Crimine 2011, dopo l’avvento della democrazia e dopo il conseguente riscatto di enormi masse verso un’esistenza più agiata ma soprattutto tutelata da diritti, l’obiettivo primario delle elites finanziarie e grandi industriali (Neomercantili), e in particolare dei ‘rentiers’ europei – cioè gli apparati di potere che per ‘diritto divino’ estraevano immense ricchezze dal lavoro altrui – fu uno solo:

tornare a sottomettere quelle masse immense di esseri umani che, da poco più che mandrie di semi-animali totalmente asservite ai lussi dei ‘rentiers’, avevano acquisito istruzione, diritti, e soprattutto avevano assaggiato l’agio dei consumi.

Questo, i ‘rentiers’, non l’accettarono mai, perché è ovvio che se la persona acquisisce i mezzi per rivendicare una fetta della ricchezza comune, e se queste persone divengono centinaia di milioni, la fetta di ricchezza che non andrà più ai ‘rentiers’ è enorme, e a loro questo non andò mai giù.

Non solo: questi cittadini erano divenuti ‘arroganti’, ardivano reclamare sempre più diritti con sempre maggiori risorse, e i ‘rentiers’ si chiesero allarmati “ma di questo passo che ne sarà di noi?”.

Non solo: il Vaticano vide sciami di fedeli staccarsi dai suoi ignobili ricatti superstiziosi, quindi dal suo controllo, proprio perché quelle persone stavano acquisendo una sicurezza economica e un’istruzione superiori al passato Era finita l’epoca in cui l’ignoranza sorella della povertà spingeva centinaia di milioni di esseri umani a subire senza fiatare le ignobili angherie della elites benedette dal diritto divino sancito dai Papi.

Questi cambiamenti epocali a svantaggio di ‘rentiers’ e della Chiesa più retriva avevano ricevuto un impulso formidabile non solo da Illuminismo, Socialismo, Relativismo e altre correnti di pensiero europee, ma in epoca più recente anche da un’altra formidabile fucina sociale: gli Stati Uniti d’America.

Negli USA il capitalismo dei consumi era divenuto un volano di una potenza incontenibile. Tutti, anche se solo vagamente, sappiamo come si sia edificato: il Sogno Americano era quello della famiglia che ha lavoro, casa, ferie, tv, shopping, svaghi, sport e che promette alle generazioni successive la medesima cosa, di più. Sappiamo che questo schermo nascondeva un’avidità mostruosa di profitti delle Corporations, una democrazia di plastica e parrucchini, e imprese coloniali intrise di sangue nel Terzo Mondo. Ma si faccia molta attenzione. Il capitalista americano doveva per necessità concedere alle masse almeno una cosa: sufficiente agio e democrazia affinché questi spendessero, oliando così una portentosa macchina di produzione, consumi e profitti. Le parole chiave sono SUFFICIENTE AGIO E DEMOCRAZIA. Esattamente ciò in cui i ‘rentiers’ e il Vaticano videro l’origine del loro incontenibile declino fra l’inizio del ‘900 e il boom del dopoguerra. Presero così ad odiare il modello americano, e a pensare a come distruggerlo qui in Europa, dove si era affermato in modo totale.

Non sto ora a riscrivere ciò che ho già pubblicato ne Il Più Grande Crimine (2011), cioè come si evolse il piano dei ‘rentiers’ e del Vaticano. Ricordo solo i passaggi principali. L’idea era dunque di riportare le masse europee a uno stato di povertà e carenza di diritti tale da ridurle alla sottomissione, quell’ordine sociale perduto ormai da decenni. Bisognava trovare il modo di costringere intere nazioni alla “singola ideologia del sacrificio” (Parguez, 2010), a una deflazione dell’economia su scala gigantesca, là dove si sarebbero ricreati gli “eserciti di riserva dei disoccupati” (Marx), con la creazione di sacche di nuova povertà su scala inaudita, e dove il mondo ideale degli economisti Neoagrari avrebbe trionfato, quel mondo dove i governi sono cartoline di rappresentanza privi di ogni potere reale, e dove non esiste la moneta nelle mani dello Stato, perché tutto si regola magicamente negli equilibri dei mercati (Ricardo, Walras, Jevons, Menger). Ecco nascere la Politica della Carenza.

Come si schiacciano milioni di persone sotto un volere e sotto interessi che esse non hanno mai votato e che le penalizzano a favore di pochi privilegiati? Con una psicosi di massa, semplice.

Gli anni dal 1950 al 1989 sfornarono le psicosi del pericolo rosso sovietico, la Guerra Fredda, la strategia della tensione in Italia, poi quelle delle guerre balcaniche, poi quelle delle epidemie di massa Aids, Sars, Aviaria, Mucca Pazza ecc., poi quelle della Jihad planetaria di Al Qaida.

Era nata la Politica della Paura, dove i consensi e quindi la sottomissione di intere popolazioni contro i loro reali interessi venivano ottenuti perché gli elettori, preda di ansie mediatiche, si arrendevano alla promessa di ‘protezione’ dei partiti forti. Ciò permise a diversi temi d’interesse strettamente elitario – dal complesso militare industriale, al mostro della farmaceutica, a quello della colonizzazione neoliberista dell’Est Europa, fino all’esecuzione capitale di una sfilza di diritti civili in diversi Paesi avanzati – di propagarsi con velocità fulminea sotto i nostri nasi.

I ‘rentiers’ e il Vaticano capirono già dagli anni ’30 che la via più efficace per riconquistare il mondo feudale perduto – milioni di esseri umani intimoriti e indifesi per mancanza di reddito e quindi di diritti, da guidare alla sottomissione più abietta – era di creare un’altra psicosi di massa.

La psicosi della crisi, di una crisi enorme, talmente travolgente da costringere alla resa anche gli Stati stessi, che quindi proclamassero l’INEVITABILITA’ della “singola ideologia del sacrificio, della deflazione dell’economia su scala gigantesca, là dove si sarebbero ricreati gli “eserciti di riserva dei disoccupati”, con la creazione di sacche di nuova povertà su scala inaudita, e dove il mondo ideale degli economisti Neoagrari avrebbe trionfato, quel mondo dove i governi sono cartoline di rappresentanza privi di ogni potere reale, e dove non esiste la moneta nelle mani dello Stato”.

Il loro lavoro di pianificazione, sempre spiegato ne Il Più Grande Crimine 2011, richiese 70 anni. Gli strumenti per creare la crisi, quella crisi immensa e travolgente, furono identificati nell’economia monetaria.

Cioè: se si toglie allo Stato il potere di emettere la sua moneta; se questo Stato viene messo nelle condizioni di dover prendere in prestito la moneta dai grandi capitali privati; se si toglie alle Banche Centrali degli Stati il potere di garantire la spesa dei governi per cittadini e aziende; se si impone la regola dei pareggi di bilancio agli Stati che avevano alti debiti, lasciando così a secco tutto il settore produttivo e dei redditi; se si deregolamentano le banche e le si lascia fare truffe colossali; questo non può che innescare la disintegrazione dell’economia di quei Paesi senza possibilità di riscatto. Proprio una carneficina economica epocale, una crisi epocale. Dalla crisi, che oggi viviamo sulla nostra pelle, nasce la psicosi. Ed eccola la psicosi e la sua applicazione: la Politica della Carenza.

C’è la crisi degli spread. La crisi dell’euro. La crisi delle banche fallite, la crisi dei mercati, la crisi del debito, la crisi del deficit, la crisi non dà lavoro, la crisi distrugge aziende, la crisi abbassa gli stipendi, la crisi alza le tasse, la crisi richiede sacrifici, la crisimanda a spasso gli operai, la crisi non dà lavoro ai giovani, la crisichiude i rubinetti dei crediti, la crisi è ovunque, la crisi non si ferma, la crisi ti fa rassegnare, la crisi non sai come prenderla, non la capisci, è più grande di te.

La crisi crea CARENZA, non c’è lavoro, non c’è liquidità, non ci sono spese pubbliche, si deve risparmiare, non ci sono investimenti, non ci sono case a prezzi umani, non ci sono mutui, non ci sono crediti, non ci sono quindi consumi, non ci sono profitti per le piccole imprese, non ci sono redditi sufficienti, non ci sono alternative, non ci sono alternative! C’è carenza, e tu non ti puoi licenziare da un posto di lavoro infame a tempo determinato a 890 euro, o da un posto di lavoro infame dove ti spremono la vita umiliandoti, c’è carenza di lavoro. Non possiamo salvare dalla disoccupazione le famiglie dei lavoratori Fiat o Alcoa, e spedire al macero le rispettive aziende, con un New Deal rooseveltiano, c'è carenza nelle casse dello Stato, che non ha neppure più la sua moneta. Non puoi evitare di indebitarti per fare quella risonanza magnetica urgente, perché c’è carenza di servizi. Non puoi pagare i tuoi operai, c’ècarenza di crediti. Non puoi sposarti, c’è carenza di mutui per un reddito come il tuo. Non puoi protestare, c’è carenza in casa tua e se perdi quel poco che hai sei finito. E hai paura.

Hai paura che anche quel poco che c’è può sparire. Ti dicono che devi accettare il ‘risanamento’, sai che ti fa morire, ma lo accetti per paura, perché c’è carenza, e non sai come girarti. La crisi ti assilla, e se peggiora? Ti propongono la Chemioeconomia, la accetti per paura della carenza. Ti propongono tutto e accetti tutto, lungo la una strada che tu non vedi ma che si chiama Spirale dellaDeflazione Economica Imposta, una spirale che porta dritti al feudalesimo dei diritti e dei redditi, la Grecia di oggi, 450 mila bambini denutriti e gente che si scalda d’inverno nell’auto dei vicini col diesel rubato dai camion. In Grecia, non a Calcutta.

Ti propongono la morte delle prerogative del tuo Stato di proteggerti, e tu l’accetti, perché c’è carenza. Lo Stato stesso l’accetta, per lacarenza, come accaduto alla Repubblica Italiana l’11 novembre 2011, dove la carenza di compratori dei nostri titoli di Stato, causata UNICAMENTE dall’euro, ha imposto un rovesciamento di un governo eletto e l’esautorazione di Camera e Senato.

La carenza economica ti ricatta, e se diventa come oggi un’epidemia continentale ti annienta la testa. Lo ripeto: ti obbligano ad accettare l’inimmaginabile reso plausibile. Il TUO parlamento sta seduto ad aspettare che la TUA finanziaria sia letta e approvata da gente che sta all’estero, poi e solo poi può balbettare qualcosa (Fiscal Compact).

Il tuo Stato deve indebitarsi con le banche per dare miliardi a un fondo da cui gli verranno prestiti che dovrà ripagare spremendo a sangue i cittadini e le aziende… cioè dobbiamo fare un debito per comprare la mazza con cui ci spaccheranno le ginocchia (Meccanismo Europeo di Stabilità MES). Una lobby di un centinaio di ‘rentiers’ (ERT) scrive la regola secondo cui l’Italia sarà approvata dai mercati solo se i risparmi saranno trovati nella Sanità e nelle pensioni, e questa regole diventa legge italiana (Europact). Abbiamo accettato l’inimmaginabile reso plausibile perché c’è carenza. Stiamo impoverendo il Paese verso un’economia kosovara, verso il sogno dei ‘rentiers’ e del Vaticano, perché c’è carenza, e l’accettiamo perché la carenza non ci dà alternative.

Va compreso, vi prego con tutto me stesso, che quanto descritto è reale, e va ben oltre i più arditi sogni dei capitalisti Neoliberali o Neoclassici. Ciò che le elite dei ‘rentiers’ e dei servi dell’Opus Dei hanno creato in Europa è precisamente un percorso di ritorno a condizioni di tale tracollo economico da riportare milioni di persone all’abbruttimento e alla paura delle epoche feudali. La Politica della Carenza non è più Neoliberismo, è Neofeudalesimo.

Ma come sono identificabili i ‘rentiers’ esattamente? La risposta è piuttosto semplice se si volge lo sguardo al passato: i nobili, i latifondisti, gli oligarchi, e già dai primi anni del XX secolo gli speculatori finanziari.



Oggi la cosa è più complessa. Scomparsi duchi e baroni, e i latifondisti delle corti borboniche, i ‘rentiers’ hanno dovuto modernizzarsi, cioè apprendere un mestiere almeno di facciata, pur sempre ricavando le loro fortune dal sudore e dalle abilità di altri. La famiglia Agnelli in Italia è un esempio. Forse i più inetti produttori di auto del mondo occidentale per quasi un secolo, sono sopravvissuti e hanno goduto di immensi privilegi grazie allo sfruttamento di generazioni di immigrati meridionali e a sussidi di denaro pubblico in quantità grottesca. Ben altri autori hanno documentato tutto ciò.

‘Rentiers’ della più tradizionale specie sono ancora i rampolli di famiglie europee di altissimo lignaggio. Probabilmente la famiglia ancora oggi più ricca di Germania è quella che discende dalla casata Thurn Und Taxis, proprietari immobiliari e terrieri da epoca feudale, con un ramo italiano di tutto rispetto.

Un altro nome è quello del Visconte Etienne Davignon, di origine belga, ma notorio soprattutto perché è stato il gran cerimoniere del più segreto e controverso club di Globocrati (definizione dell’Economist) al mondo: il Bilderberg.

Si legga a pagina 45 del mio Il PGC 2011 la impressionante lista di potentissimi internazionali che appartengono alla corte di Davignon. Altro nome di rilievo è quello dell’attuale presidente del Consiglio Europeo Herman Von Rompuy. Ma ve ne sono migliaia, includendo le diverse case reali ancora parassitarie in Europa. Per costoro è persino intuitivo capirlo, la crescita di blocchi di milioni di cittadini benestanti e tutelati da crescenti diritti fu, e rimane, una bestemmia al loro diritto ‘divino’ di essere le elites in controllo della ricchezza planetaria. La Politica della Carenza è vista da costoro come la penicillina dell’ordina naturale delle cose: il loro potere.

Oggi l’Italia, e l’Europa, vedono crescere coorti di banchieri ‘rentiers’, cioè affaristi i cui istituti di credito sono stra-falliti ma che godono delle rianimazioni dei gentili ……… David Cameron o Mariano Rajoy, a suon di favori miliardari per favorirne la ricapitalizzazione (cioè acquisti di quote societarie), che altrimenti sarebbe impossibile. In Italia i nomi di Monte dei Paschi e Unicredit sono in primo piano in ciò.



Va compreso che queste grandi banche oggi non necessitano più dell’economia reale, quella dei redditi-consumi-produzione, poiché ricavano appunto margini enormi dalla protezione dei governi e delle Banche Centrali, possono giocare con assets finanziari assai più che con i crediti, per cui poco gli importa se il Neofeudalesimo dimezza lo standard di vita di noi cittadini e aziende.



Ma ben oltre le banche, spesso incolpate di cose inesatte, vi sono i ‘rentiers’ degli Hedge Funds, i grandi speculatori, coloro cioè che grazie a una deregolamentazione scellerata degli scambi finanziari possono oggi sedere in un ufficio e, senza neppure possedere il capitale, giocare d’azzardo sul debito pubblico di un intero Paese come l’Italia.



Il meccanismo è complesso, prende il nome di Over the Counter contracts (OTC), shorting e via discorrendo, dove il ‘rentier’ prende in prestito un pezzo di debito italiano, scommette che calerà di valore, collude con tutta una serie di attori finanziari per far sì che ciò accada, e poi incassa fortune incredibili al momento buono. Non ha rischiato quasi nulla, meno che meno un proprio capitale, succhia ricchezza da noi e noi viviamo poi sulla nostra pelle il disastro degli spread e delle Austerità conseguenti . Hedge Funds sono JP Morgan, Bridgewater, John Paulson, Soros Fund, Man Group, BlackRock, Goldman Sachs Asset Management, Blue Crest, Magnetar, Tricadia. In Italia i principali sono: Generali I.A., Azimut Capital Management, Euroimmobiliare A.I., Capitalia I.A., Intesa, Lyxor, Pioneer A.I.M., Pirelli Re Opportunities, Zenit A.I., Duemme Hedge.





Ma ‘rentiers’ sono in Italia anche i magnate dell’imprenditoria che avendo fallito miseramente in qualsiasi ambito innovativo e produttivo, schiacciati come mosche dalla bravura dei concorrenti stranieri, si sono riciclati in due settori:



1) le privatizzazioni, dove acquisiscono a prezzi stracciati grazie appunto alla Politica della Carenza blocchi interi di assets pubblici edificati col lavoro di generazioni, favoriti da criminali pubblici……….



2) l’acquisizione, sempre per mezzo del punto precedente, dei servizi essenziali, quelli di cui nessun essere umano può fare a meno, con strade, treni, telefonia, sanità, gas, luce, e presto anche l’acqua.



Sanno che anche se la Politica della Carenza riportasse povertà semi-ottocentesche fra di noi, noi saremo comunque costretti a pagare quei servizi, a costo di mangiare una sola volta al giorno. Sono profitti garantiti per questi ‘rentiers’, che si chiamano…………. tutti coloro che si sono gettati qui nell’abbuffata delle privatizzazioni.





Infine, e con una portata demolitrice immensamente superiore, ‘rentier’ si può considerare la Germania stessa, che di fatto ha costruito la sua presente fortuna su altri due punti:



1) sulla gabbia dell’euro e sfruttando l’indebitamento dei noi mediterranei che gli abbiamo comprato l’ira di Dio di prodotti per 30 anni, per poi essere oggi additati come ‘mailai PIIGS’ spendaccioni.



2) sfruttando il lavoro ossessivo e sempre meno pagato di milioni di lavoratori tedeschi che con le riforme Hartz hanno ceduto alle Corporations Neomercantili della Germania una mole immane di forza lavoro tutta goduta da chiunque tranne loro, perché il frutto di essa, i prodotti, sono esportati in tutto il mondo a beneficio di altri, mentre i profitti sono solo delle Corporations.



La Germania dei Neomercantili – unitamente a tutte le industrie similmente ‘rentiers’ della UE fra cui le poche italiane – ha un interesse diretto che milioni di europei vengano impoveriti drammaticamente dalla



Politica della Carenza. Berlino sogna di trovare a pochi chilometri a sud di Monaco di Baviera masse di disoccupati alla disperazione pronti a lavorare per le succursali tedesche, o per le imprese italiane acquisite dalla Germania, a stipendi quasi cinesi. Sarebbe una delocalizzazione a due passi da casa e in più in un Paese, come l’Italia, o come la Spagna, dove le infrastrutture sono modernissime.



Naturalmente, ai ‘rentiers’ Neomercantili non importa un accidenti se i nuovi poveri neofeudali europei smetteranno di comprargli i prodotti. I managers di queste Corporations guardano con 40 anni di lungimiranza, e sanno che i nuovi immani mercati di domani non sono qui, ma in Brasile, Cina e India. Là devono competere. Qui gli schiavi al lavoro.





Sull’Opus Dei è stato scritto e pubblicato di tutto. Trovare le prove però del loro coinvolgimento nella creazione della micidiale macchina di impoverimento sociale automatico che si chiama Eurozona è semplice: l’economista francese ed ex insider del governo Mitterrand, Prof. Alain Parguez, ha personalmente testimoniato l’appartenenza all’Opus Dei del padre creatore di tutto il disegno dell’Europa moderna, l’onnipotente Jaques Delors, che fu anche a capo della Commissione Europea dall’85 al ‘95. A questo, l’accademico parigino aggiunge: “E tutti i membri dei consigli economici del Papa sono uomini dell’Opus Dei, la maggioranza dei quali proviene dall’università Bocconi di Milano”.



La Politica della Carenza, sostengo con disperata serietà, è oggi la forza dominante di tutto ciò che voi persone conoscete come Unione Europea, come governi tecnici, come ‘risanamento’. La devastazione che essa mira a portare fra centinaia di milioni di famiglie degne e ignare ha appena ora iniziato a far sentire i propri fetidi morsi con le Austerità. Non si fermeranno davanti a nulla, a meno che quelle milioni di famiglie rompano la maledizione dell’ignoranza su cui i ‘rentiers’ contano per distruggerle e si ribellino. L’Illuminismo ci riuscì 250 anni fa. Oggi si inizia da qui:


LORO SANNO CHE IL DEBITO PUBBLICO SI PUO’ CANCELLARE

POSSIAMO TUTTI STARE BENE SE SOLO CI RIBELLASSIMO E ADOTTASSIMO LE MISURE CHE TANTI STUDIOSI DI FINANZA QUI HANNO DIMOSTRATO (LEGGI SOTTO)

NOI NON SAREMMO AFFATTO MESSI MALE, CE LO VOGLIONO FAR CREDERE!

Questo mese le pubblicazioni economiche più importanti al mondo parlano della semplice e radicale soluzione del debito pubblico che qui si propone da due anni, cioè SEMPLICEMENTE DI CANCELLARLO, di farlo sparire nel bilancio della Banca Centrale (per sempre). 

Niente finanziarie di tasse, sacrifici, aumenti di IVA e accise, posti di blocco della GdiF, vendite di beni pubblici... una semplice MANOVRA CONTABILE CHE NON COSTA UN EURO.


Non è questione di una teoria "MMT" e Mosler, lo sanno tutti, sotto sotto, a Londra e a New York, al Fondo Monetario, al Wall Street Journal, al Telegraph, al Financial Times, alla City di Londra che il debito pubblico è un gioco di prestigio, un imbroglio e il governo lo potrebbe cancellare quando vuole. Alcuni pensano che proponga "teorie". Errore: qui mi limito ad informare il popolo di quello che si sa nei piani alti. 

Il 16 ottobre sul Wall Street Journal: "La Tentazione della Gran Bretagna: cosa succederebbe se la Banca di Inghilterra cancellasse semplicemente i 400 miliardi di debito pubblico che ora detiene.." ("..What would happen if the Bank of England simply canceled the nearly £400 billion of government debt that it holds?..")

Qualche giorno fa Gavyn Davies sul Financial Times, editoriale titolato: "La Banca Centrale cancellerà il debito pubblico ?" (Will central banks cancel government debt?). Questo Davies è l'ex capo economista di Goldman Sachs e cita Lord Turner (capo della FSA, la Consob inglese, che avrebbe detto in privato che una soluzione fattibile (Turner ha poi cercato di smentire quando è apparso riportato sul Guardian) 

Oggi sul Telegraph Ambrose Evans-Pritchard cita il report di due ricercatori al Fondo Monetario uscito ad agosto (di cui avevo parlato) che dimostra anche matematicamente che se lo stato stampa moneta in misura sufficiente, può eliminare sia il debito pubblico che il credito bancario e il risultato come PIL, reddito e il resto sarebbe ottimo. 

Oggi su BusinessInsider.com Joe Weisenthal cita un trader a Londra che gli parla della possibilità che la Banca di Inghilterra, che ha già comprato 1/4 del debito pubblico inglese, semplicemente lo mandi al macero e dica al governo che non le deve più niente. People Are Talking About A National Debt Solution That Might Actually Make Your Brain Hurt

Come ha scritto Warren Mosler e spiegato al convegno di Rimini ieri, lo stato non ha bisogno di finanziarsi emettendo debito, la prova è che in Inghilterra da cinque anni stanno quatti quatti ritirando il debito pubblico con una pura manovra contabile, senza aumentare tasse e fare austerità, senza vendere beni pubblici, semplicemente scambiando Gilt con Sterline. E negli ultimi giorni Wall Street Journal, Financial Times e Telegraph parlano del fatto la Bank of England può ora semplicemente cancellarli con un colpo di tastiera...paf !... e 400 miliardi di titoli di stato non esistono più... 

Nonostante sia ovvio che funzioni così e sia facile da spiegare, nonostante che qui si riportino esempi su esempi nella storia, nella letteratura economica e persino nell'establishment finanziario attuale del fatto che funzioni così, lo stesso tanta gente ha paura di pensare con la propria testa e accetta un idea solo quando appare su Repubblica, Corriere e in TV. Come titola Joe Weisenthal "...una soluzione al problema del debito che fa sì che il tuo cervello ti faccia male"

LO SANNO TUTTI A QUEL LIVELLO, ma il pueblo italiano e spagnolo (ad esempio anche i nostri vari antitrader, hobi50, traderoscar, vincenzoS...qui sul forum) va menato per il naso con la favola del "dobbiamo pagare i debiti" (dello stato) 

LORO SANNO CHE IL DEBITO PUBBLICO SI PUO’ CANCELLARE II 

Tutti gli articoli citati qui sopra si riferivano al fatto che DOPO CHE LA BANCA DI INGHILTERRA O LA FED HANNO RICOMPRATO TITOLI DI STATO (dal pubblico, da istituzioni finanziarie o da chiunque glieli venda) li possono ora cancellare e cominciano a circolare rumors che alla fine facciano proprio questo (è scritto negli articoli citati sotto, ma come al solito arrivano commenti di chi non li legge e mi tocca riassumerli) 

1) le Banche centrali stanno comprando tonnellate titoli di stato dal 2009 o sul mercato secondario come la FED e la Bank of Japan o anche direttamente in asta (come la Banca di Inghilterra (e come faceva la Banca d'Italia ai bei tempi) 

2) dopodichè la la Banca centrale in teoria dovrebbe tenerli fino alla scadenza e alla fine ricevere indietro i soldi dallo stato, quando appunto tra 3 o 5 o 10 anni i titoli scadono. Finora Ben Bernanke e Mervyn King hanno dato da intendere che era così, che si comportavano come un normale investitore che compra titoli di stato e poi quando scadono riceve i soldi del loro ammontare. Cioè finora avevano detto che compravano migliaia di miliardi di bonds solo per abbassarne il costo (vedi anche Draghi negli ultimi due mesi). 

3) Ma in realtà la Banca Centrale è lei stessa parte dello stato, è lei che garantisce tutti gli assegni e passa tutti i bonifici dello stato, perchè può accreditare qualunque somma senza limiti e senza vincoli e i soldi" li crea con il computer quando le pare, per cui se alla scadenza dei titoli di stato si accreditasse l'importo sarebbe solo una finzione contabile tra lei e il Tesoro. Le passività nel bilancio del Tesoro diventano attività nel bilancio della Banca Centrale e viceversa, ma non ci sono vincoli, possono fare come vogliono, 100 miliardi a destra e -100 miliardi a sinistra E' SOLO CONTABILITA' 

Di conseguenza, ora che sono passati 4 anni dall'inizio dell'Alleggerimento Quantitativo cominciano a far circolare l'ipotesi che in realtà alla Banca centrale alla fine non si faranno riaccreditare l'importo dei bonds dal Tesoro che poi dovrebbe tornare in asta a venderne un altro importo equivalente per essere in grado di fare l'accredito sul conto della Banca Centrale. Ma dato appunto che possono farlo senza alcun costo e senza alcun problema, possono alla fine far cancellare tutti questi 4 o 5 mila miliardi di titoli. 

Come spiegato dozzine di volte non creerebbe inflazione, perchè i soldi lo stato li ha già spesi e non cambia l'ammontare della spesa pubblica. Il fatto che continui a finanziarsi con debito oppure che di fatto (come questi articoli implicano) si finanzi semplicemente con moneta cambia solo i rendimenti sul mercato del reddito fisso (cioè la gente che vuole investire si ritrova meno titoli governativi e metterà i soldi in qualcosa d'altro) 

Paolo Barnard
GZ
Fonte: www.cobraf.com- See more at: http://www.spaziosacro.it/interagisci/blog/blog2.php/la-politica-della-carenza-ci-1#sthash.oZ1yFWqx.dpuf

10 luglio 2015

Rimetti a loro i nostri debiti

Rimetti a loro i nostri debiti
La vulgata dominante è che i Greci, dopo essere entrati nell’Eurozona, abbiano vissuto come “cicale” sulle spalle delle “formiche” nordeuropee. La realtà è diametralmente opposta, essendo del tutto evidente che le “cicale” stavano meglio prima di imbarcarsi con le “formiche”, ed essendo appurato che gli esempi strombazzati dalla propaganda sado-maso-austera sono grossolanamente stravolti. Ma io, anziché indulgere in una polemica che infuria in questi giorni, vorrei andare al nocciolo della questione.

Il fatto è che banche private, prevalentemente francesi e tedesche, hanno investito su imprese greche sia private che pubbliche. Era un investimento azzardato? In teoria sì, in pratica no, anzi, era un investimento a basso rischio grazie allo scudo dell’euro e per giunta garantiva rendimenti molto più alti che in Francia o Germania. Inoltre, per gonfiare ancor più quei rendimenti, gli investitori hanno corrotto: non parliamo solo di soggetti singoli, ma anche dei complessi industrial-militari (http://www.leblogfinance.com/2015/03/grecescandale-de-corruption-sur-contrats-darmement-avec-france-et-allemagne-la-suisse-saisit-des-comptes-bancaires.html).

Poi è venuta la crisi e chiunque avesse fatto investimenti a rischio doveva rimetterci. Chiunque, tranne le banche “too big to fail”, cioè troppo grosse per fallire senza gravi conseguenze sull’intero sistema bancario su cui è “impalata” l’economia occidentale, tirandosi appresso il resto del mondo. Allora i governi francese e tedesco hanno tirato fuori il coniglio dal cilindro per mano della Troika (BCE, FMI e Commissione Europea: tutti burocrati senza investitura democratica, che si sono costruiti una barriera di immunità da qualsiasi responsabilità civile, penale o politica per atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni). Codesti prestigiatori hanno rilevato i crediti inesigibili delle banche private e li hanno trasferiti sui conti pubblici, cioè sui cittadini europei, ivi compresi noi Italiani che, già nei guai per conto nostro, ci siamo caricati come debito pubblico i 40 miliardi di perdite delle banche private francesi e tedesche. Il trucco consiste nel far credere che il medesimo credito, chiaramente inesigibile da parte di soggetti privati, possa diventare esigibile se reclamato dalle “Istituzioni”. Istituzioni che sono teleguidate da un pugno di Globocrati e che si ostinano a imporre ai Greci le loro “cure”, senza scomporsi di fronte all’evidenza che quelle “cure” hanno fatto lievitare il debito greco del 50% e hanno reso sempre più arduo per i greci recuperare la salute produttiva. Istituzioni che irridono alla volontà popolare, democraticamente e dignitosamente espressa pur sotto ricatti e minacce.

Per la verità già nel 2003 Romano Prodi, allora presidente della Commissione Europea, aveva cercato di sollevare questi problemi ma si è subito zittito perché “…Schroeder e Chirac… dissero che avrei dovuto tacere”(intervista a Tagesspiegel, 11/02/2015 riportata su http://www.romanoprodi.it/interviste/la-grecia-non-ripaghera-mai-i-debiti-ma-se-esce-dalleuropa-lunione-collassera_10496.html). E che fanno i governanti di oggi? Non solo stanno zitti, ma aizzano i propri cittadini contro il falso bersaglio, cioè contro il popolo greco e il suo governo che, invece, stanno lanciando la riscossa non soltanto per se stessi ma anche per tutti gli europei, francesi e tedeschi compresi. Infatti la tragica vicenda greca sta scoperchiando la truffa monetaria globale, al cui confronto sono bazzecole anche le speculazioni finanziarie più spudorate. Andiamo per gradi:

Primo: larga parte del debito pubblico greco è “odiosa” perché contratta con inganno e per scopi che erano in palese conflitto con gli interessi della popolazione. Questa realtà è stata documentata da un’apposita commissione parlamentare, supportata da consulenti di fama mondiale, secondo le vigenti leggi e convenzioni internazionali (http://greekdebttruthcommission.org/index.php).

Secondo: tutti i debiti di Stati, imprese e cittadini, non importa che siano “cicale” o “formiche”, hanno una forte componente “odiosa” perché la sovranità monetaria è stata usurpata dai privati i quali creano denaro dal nulla nell’atto stesso di prestarlo, e lo caricano di interessi ingiustificati e illegittimi.

Terzo: poiché il denaro viene creato sotto forma di debito, per poter estinguere un debito si deve necessariamente creare un altro debito, più nuovi interessi composti. Il debito globale è, quindi, matematicamente inestinguibile, anzi crescente con trend esponenziale. I debitori più forti (pubblici o privati) riescono a mantenere aperte le loro linee di credito solo affossando ancor di più quelli più deboli (pubblici o privati), ma il destino finale di tutti (compresi francesi e tedeschi, pubblici e privati) è di finire nell’inghiottitoio se non si attua una riforma monetaria strutturale, a cominciare da quanto recentemente indicato dall’Islanda (http://www.forsaetisraduneyti.is/media/Skyrslur/monetary-reform.pdf).

Quarto: l’impasse fra economia reale e finanza è ancor più tragica perché pretestuosa. Infatti anche molte economie “arretrate” hanno raggiunto standard di surplus produttivo che, con le dovute armonizzazioni ambientali e in un contesto di più equa distribuzione, permetterebbero la liberazione di tutti gli esseri umani dai bisogni primari, dal lavoro quale necessità schiavizzante, e dal debito: premesse concrete per un nuovo Umanesimo.

CONCLUSIONE: Il problema è squisitamente e globalmente politico. La disputa fra “cicale” e “formiche” è un tragico inganno. Gli Europei finora si sono comportati più come i classici “polli di Renzo”, beccandosi a vicenda invece che coalizzarsi contro gli usurpatori della loro sovranità monetaria e politica. Il popolo greco ha capito tutto ciò provandolo sulla propria pelle, nonostante sia stato bombardato dal terrorismo mediatico, e governato fino a cinque mesi fa da “amici del giaguaro”. Anzi, proprio tale miope accanimento ha accelerato e acuito la consapevolezza dei Greci. E poiché, come dice Riccardo Petrella, l’Umanità non è l’insieme degli esseri umani ma sono gli esseri umani che vivono insieme, la consapevolezza di uomini, donne e popoli è molto contagiosa: presto anche i 500 milioni di cittadini europei prenderanno coscienza di tutto ciò e metteranno alla berlina pennivendoli, burocrati, politicanti e usurai per costruire società più eque e solidali, dove la moneta sia una semplice unità di misura delle risorse reali. Dove il denaro non sia un pessimo padrone ma un ottimo servitore.

La bolla cinese spiegata a mi’ nonna

La bolla cinese spiegata a mi’ nonna
- di Paolo Cardenà –

Come sapete, nelle ultime settimane, la borsa di Shanghai ha perso circa il 30%. Siccome tutti parlano della bolla cinese, ho pensato di raccontarvi “la vicenda” in modo irrituale […]. Buona lettura.

Accade che, con questo caldo, c’è una birreria (il broker) che serve dell’ottima birra ghiacciata. Tu sei accaldato, molto accaldato e hai proprio bisogno di rinfrescarti. Entri nel locale e trovi un sacco di persone che parlano, bevono, si rinfrescano e si divertono (sono gli investitori che stanno facendo profitti sulla borsa di Shanghai).

E’ una festa, insomma.

Allora, ti avvicini al bancone e chiedi una pinta di birra che costa 5 euro: esattamente l’importo che hai disponibile nelle tue tasche. Il barman te la serve e la butti giù tutta d’uno sorso (investi i tuoi primi soldi e guadagni). Ma siccome sei molto accaldato, non hai trovato molto giovamento dalla birra che hai tracannato e vorresti bere all’infinito (vorresti guadagnare all’infinito).

E poi c’è aria di festa e anche tu vuoi divertirti (vuoi continuare a guadagnare insieme a tutti gli altri). Il barman, vedendo che ne hai ancora voglia, chiede se deve servirti un’altra birra. Ma tu spieghi che non hai soldi e che quindi non puoi prenderne un’altra (non puoi permetterti di investire ancora, perché hai già investito tutti i tuoi soldi). Il barman, allora, vedendoti ancora accaldato e per non farti il torto di negarti il piacere di bere (cioè di investire ancora e lui di guadagnare commissioni sul tuo investimento), dice che è disposto a farti credito, purché riceva qualcosa come garanzia. In questo modo lui avrà comunque venduto altra birra (il broker continuerà a guadagnare commissioni sui soldi che continui ad investire grazie al prestito che ti ha concesso).

Ma tu, a parte i vestiti che indossi che sono di poco valore, non hai alcunché da lasciare come garanzia. Allora lanci la tua proposta e ti rendi disponibile a pulire il locale alla fine della serata (la garanzia per il prestito che ti concede il broker per farti investire). Il barista accetta e inizia a servirti un’altra birra, poi un’altra e ancora un’altra. Il locale è stracolmo, tu continui a bere e gli altri ancora più di te (c’è euforia sui mercati). Siete tutti alticci, per non dire ubriachi. I fumi dell’alcol offrono la sensazione di vivere nel mondo dei balocchi: tutto sembra bello, tutto sembra divertente e inviti a bere anche altre persone, che si uniscono alla festa (il parco buoi si butta in borsa).

Ad un certo punto qualcuno inizia a sentirsi male (ci sono i primi segnali di uno storno) e inizia a collassare. La serata perde tono (la borsa inizia a sgonfiarsi), ma tu continui a sorseggiare l’ennesima birra perché vuoi rilanciare la serata. Altre persone iniziano a sentirsi male e iniziano a vomitare. E tu inizi a preoccuparti del fatto che avevi promesso che avresti pulito il locale (le tue azioni stanno perdendo di valore e non coprono più il debito che hai con il broker).

Collassi anche te insieme a tutti gli altri ai quali il barista aveva fatto credito (scoppia la bolla e il mercato precipita). Siete tutti a terra, stramazzati.
Rimane in piedi solo il barista che dovrà pulire il suo locale senza incassare alcunché delle migliaia di birre servite (perde la garanzia).

E rimane anche il debito che la birreria ha verso i suoi fornitori (banche, sistema finanziario, più o meno ufficiale), che non può onorare perché non è possibile recuperare alcunché dai suoi clienti, tutti ubriachi fradici. Il sistema va in crisi e si contagia l’intera economia.

Ps: Mi’ nonna non ha mai bevuto birra, ed è campata quasi cent’anni.

Acqua capitale

Acqua capitale

Ricordate quelli che rivendicarono la vittoria referendaria del 2011? E quelli che nel 2012 si opposero all’ulteriore privatizzazione di Acea, proprio facendosi scudo dell’esito referendario?

Dimentichiamoli: oggi [ndr: 3 luglio 2015] quel PD vota insieme alla destra più becera contro la proposta di ripubblicizzazione dell’acqua di Roma. Vota contro la volontà di un milione e mezzo di romani che disse sì all’acqua pubblica (più di quelli che hanno eletto l’attuale sindaco).

Con un dibattito scarno in aula, ci auguriamo causato dall’imbarazzo di non sapere cosa dire, il Consiglio ha bocciato la proposta di delibera di iniziativa popolare con 13 voti contrari e 7 favorevoli, presentata insieme ad altre 3 proposte su scuola, patrimonio e finanza pubblica.

Un consiglio che dimostra di non volere voltare pagina, che non comprende come sia necessario cambiare radicalmente le regole per uscire dal pantano di Mafia capitale… o che forse non vuole uscirne!

Non per questo li “lasceremo fare”: la battaglia per l’acqua ha gambe molto lunghe, e la resistenza contro Acea S.p.A. e contro le sue speculazioni non si è mai fermata, e a maggior ragione non si fermerà adesso.

Roma, 3 luglio 2015.

Fonte: Coordinamento Romano Acqua Pubblica

Le misure proposte dalla Grecia alla UE sono una macelleria sociale e fiscale.

Le misure proposte dalla Grecia alla UE sono una macelleria sociale e fiscale.

Facciamo un rapido riepilogo delle misure offerte da Tsipras alle autorità europee così coem approvate ieri dal parlamento ellenico (da Kathimerini ed altri giornali greci):

a) Imposta sulle imprese: passaggio dal 26 al 28 o 29% se necessario. L’acconto viene portato al 100%.

b) IVA . Riforma su tre aliquote : 6 %, 13% e 23%.Nell’aliquota più bassa medicine, libri e teatro. Nell’aliquota intermedia alimentare di base, energia , acqua e tariffe alberghiere. Tutto il resto in quella più elevata. Fine della riduzione del 30% per le isole maggiori, la riduzione sarà mantenuta solo per le più periferiche sino al 2016, quando sarà sostituita da un regime di compensazione fiscale.

c) Fine dei regimi agevolati per il gasolio per gli agricoltori.

d) Aumento del contributo di solidarietà per i redditi oltre i 30 mila euro, da quantificare.

e) L’imposta sulle proprietà immobiliari dovrebbe dare 2,65 milairdi nel 2015 e lo stesso nel 2016.

f) Riduzione dei contributi al pagamento del riscaldamento a gasolio.

g) Abolizione delle agevolazioni ad armatori e spedizionieri.

h) Aumento della tassa di lusso sulle imbarcazioni, non più sopra i 10 metri, ma sopra i 5 metri. la tassa passerà sal 10 al 13% e si applicherà anche ad auto ed aerei.

i) Aumento delle tasse sugli affitti dal 11 al 15% per i redditi sotto i 12 mila euro all’anno e dal 33 al 35% per quelli superiori. 

l) Riduzione dell’area di non tassazione per i redditi bassi.

m) Aumento del livello di fatturato per i regimi semplificati esenti IVA, da 10 a 25 mila euro.

n) Aumento della tassazione su SLOT e VTL al 30%.

o) Vendita licenze telefonia e frequenze televisiva con gara internazionale.

p) Pensioni: graduale cancellazione del contributo EKAS,che garantisce una pensione minima e sua sostituzione entro il 2019 con un altro regime. Abbandono progressivo entro la stessa data del sistema retributivo per il contributivo, ed abbandono delle pensioni anticipate se non per le madri con figli non autosufficienti. Taglio del 20% delle pensioni più alte. Aumento dei contributi previdenziali e dei contributi sanitari: questi ultimi passeranno dal 4 al 6% .Tutte queste misure impatteranno sul PIL dello 0.5% nel 2015 e dell’1% per il 2016 .

Ricordiamo che il PIL greco è di poco sopra i 200 miliardi di euro. Il pacchetto fiscale peserà per 10-12 miliardi in 2 anni, per cui impatterà, ad occhio, per il 2% quest’anno, se consideriamo che abbia effetto per il secondo semestre 2015 e per tutto il 2016.Fatta questa premessa appare facile prevedere un PIL per il 2015 fortemente negativo per il paese ellenico, e senza considerare neppure i danni causati dalla scarsa liquidità e dalle banche chiuse nelle ultime settimane. Si può azzardare, un calo del PIL fra il 2 ed il 3% per il 2015, che peserà ancora di più sull’occupazione. Il governo promette anche lotta all’evasione , ma sappiamo bene che questa strana chimera non porta mai a casa grossi risultati, se non dei polveroni.

In risposta a queste proposte che , eufemisticamente, potremmo definire di macelleria sociale, la Merkel ha affermato che “Un taglio del debito non è in discussione”, quindi rimane solo al limite l’opzione “Swap temporale”. Schaeuble, con la sua usuale bonomia, ha affermato che non c’è da fidarsi dei greci. “Timeo Danaos et dona ferentes”, anche quando questi doni sono la testa della loro economia.

Oggi sono previsti incontri con le autorità europee alle 13 e voto parlamentare alle 14.

Djisselbloem, presidente Eurogruppo, ha affermato che “L’offerta è completa”. Si può affondare la spada

87% dei polli del supermercato sono pieni di antibiotici

87% dei polli del supermercato sono pieni di antibiotici


LE CONDIZIONI DI VITA PIETOSE IN CUI VIVONO GLI ANIMALI DA ALLEVAMENTO, CHE NON POSSONO MUOVERSI INCASTRATI IN GABBIE METALLICHE CIRCONDATI DA ESCREMENTI E MANGIME PIENO DI ORMONI CHE LI FANNO CRESCERE VELOCEMENTE, LI PORTA A SVILUPPARE MALATTIE, PER QUESTO RICEVONO DOSI MASSICCE DI ANTIBIOTICI.

TERRIBILI CONDIZIONI DI VITA CHE L’UOMO STA CAUSANDO

Provate a immaginare di passare la vostra vita in piedi su una mattonella: questo è ciò che accade alle galline da carne e ovaiole nel nostro paese, in Europa, in nord Africa. Lo spazio a loro disposizione è di 450 centimetri quadrati, corrispondente all’area di un foglio A4. Come se non bastasse, per evitare che si mangino a vicenda, con una pinza viene tagliato loro il becco, vengono bruciati i tendini delle ali e inferte altre mutilazioni utili alla produzione. A loro, sottoposti a un’alimentazione forzata, non è mai concesso il riposo, dato che vivono sotto la luce accesa 24 ore su 24.
MANGIME CON ESCREMENTI E OLIO ESAUSTO

Impressionante è poi scoprire che la loro alimentazione è costituita pasti fatti coi loro stessi escrementi, con scarti alimentari e residui d’ogni genere, perché – contrariamente alle normative per i bovini – i mangimi per pollame e tacchini possono contenere fino al 30% di farine di carne e di pesce, olio esausto di motori, grassi di origine animale, proteine animali derivate dalle interiora, dalle teste, dalle zampe, dalle piume dei pulcini precedentemente soppressi. Il restante 70% del mangime è costituito da mais e soia, generalmente di produzione transgenica in quanto meno costosa: questi mangimi, prodotti in Italia da due o tre aziende, hanno delle formule top-secret e quindi possono contenere di tutto e di più.

POLLI SEMPRE PIU’ GRASSI E IN SEMPRE MENO TEMPO

Il peso medio dell’animale è aumentato. Una gallina nel 1957 pesava in media 0,95 Kg, nel 2014 invece si è registrato un aumento di circa il 10% e il peso medio attuale è di 4,202 Kg. I risultati sono inequivocabili: i polli attuali sono grandi il 400% in più rispetto a quelli degli anni ’50. Questa rapida crescita è dovuta alla somministrazione di antibiotici e ormoni.

GLI ANTIBIOTICI HANNO RESO I BATTERI NEI POLLI RESISTENTI AI VIRUS

Sono stati analizzati a livello europeo 250 campioni di petti di pollo per valutare la presenza di batteri (famiglia Enterobatteriacea) più inclini di altri a sviluppare un meccanismo di resistenza agli antibiotici. Trovati E. Coli resistenti nell’84% dei 45 campioni comprati in Italia, a Milano e a Roma.

NEL 2014 SONO STATI RITIRATI 79 PRODOTTI CONTAMINATI DA SALMONELLA

Nel 2014 sono stati ritirati dal mercato europeo 79 prodotti,contaminati dalla salmonella. In Germania la percentuale di polli contaminati nel 2014 è stata del 17,6%, secondo la “Wirtschaftswoche”. Tuttavia non viene eliminata la stessa percentuale di carne, che quindi finisce comunque sugli scaffali.

COSA POSSIAMO FARE

Senza seri provvedimenti, dunque che limitino l’uso dei medicinali negli allevamenti, ci ritroveremo in breve tempo con malattie che il nostro corpo non riuscia a guarire neanche con farmaci e rimedi esterni.

Quello che noi consumatori possiamo fare è di non acquistare questi prodotti. Acquistate da piccoli produttori locali o comprate biologico. Etichette come “Nel rispetto dell’animale” non hanno alcuna valenza: chi crede che questo genere di etichette siano sinonimo di galline felici che vivono in una fattoria idilliaca si sbaglia di grosso. Tutto ciò non viene assicurato dalla legge, che si occupa di garantire solo i criteri minimi.

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