05 settembre 2015

LA CORTE DEI CONTI ACCUSA IL SINDACO RENZI DI ''GRAVI IRREGOLARITA' NELLA GESTIONE DEL DENARO DEL COMUNE DI FIRENZE''


LA CORTE DEI CONTI ACCUSA IL SINDACO RENZI DI ''GRAVI IRREGOLARITA' NELLA GESTIONE DEL DENARO DEL COMUNE DI FIRENZE''

LA CORTE DEI CONTI ACCUSA IL SINDACO RENZI DI ''GRAVI IRREGOLARITA' NELLA GESTIONE DEL DENARO DEL COMUNE DI FIRENZE''
I bilanci degli ultimi quattro anni del Comune di Firenze guidato oggi dal Sindaco Dario Nardella e negli anni di riferimento dall'attuale premier Matteo Renzi, a a giudizio della Corte dei Conti, contengono "gravi irregolarità" che comportano insieme "inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio" e "violazioni in merito alla gestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità".

Lo si legge in un'ordinanza della Corte datata 31 luglio, che fa seguito ad una precedente e analoga invita palazzo Vecchio "ad adottare entro 60 giorni i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio", pubblicata oggi per stralci dal "Fatto Quotidiano".

I giudici contabili danno atto all'attuale Giunta di aver "migliorato" rispetto alla gestione Renzi rispetto ad alcune contestazioni, ma denunciano la permanenza di di falle censurabili. In particolare, viene denunciato come "la gestione di cassa nel triennio 2011-2013 ha evidenziato l`impiego di fondi aventi specifica destinazione per spese di parte corrente, non ricostituiti al termine dell`esercizio" mentre "potevano essere ricostituiti integralmente con gli incassi avvenuti nei primi mesi del 2014".

Nel dettaglio, vengono elencate "somme correnti depositate nei conti correnti per 5,5 milioni, trasferimenti ministeriali per il funzionamento degli uffici giudiziari per il 2011 e il 2012 per 28,6 milioni, contributi erariali per 5,7 milioni" che avrebbero dovuto essere ricostituite come riserve e che invece la Giunta Renzi ha speso altrove determinando "una sostanziale difficoltà nella gestione dei flussi di cassa" e mettendo a rischio "l`equilibrio e la stabilità finanziaria dell`ente".

La Corte dei Conti, inoltre, contesta al bilancio degli ultimi quattro anni di palazzo Vecchio la "presenza consistente di residui attivi vetusti" (multe e tasse non riscosse) risalenti a prima del 2009 e che rischiano oramai di non essere più esigibili. E che la Corte chiede riconteggiare a bilancio come potenziali passività anzichè attività, poichè "la loro elevata incidenza percentuale comporta un potenziale rischio per la tenuta degli equilibri di bilancio negli esercizi successivi".

Redazione Milano



CONFINDUSTRIA TEDESCA: MANCANO LAVORATORI (BASSISSIMO STIPENDIO SENZA QUALIFICHE) USIAMO SUBITO I ''PROFUGHI'' (CAPITO?)



BERLINO - Il presidente degli industriali tedeschi Ingo Kramer ha duramente criticato il sistema tedesco di asilo politico a causa degli ostacoli burocratici all'integrazione dei rifugiati. Bisogna fare in modo che "i richiedenti asilo non rimangano isolati per mesi dal mercato del lavoro", ha dichiarato il numero uno della Confindustria tedesca (Bda). Kramer chiede che i rifugiati possano seguire un corso di lingua sin dal loro arrivo in Germania, e che i giovani iscritti a corsi di formazione ottengano subito il permesso di soggiorno.

Secondo Kramer, il flusso crescente di immigrati rappresenta un'opportunita' per il mercato del lavoro tedesco: "Nei prossimi vent'anni avremo bisogno di molta piu' forza lavoro di quella che produrremo", ha dichiarato il numero uno di Bda, citando un totale di 500mila posti di lavoro liberi in Germania.

Posti di lavoro, va precisato, a bassissimo reddito, dequalificati e per i quali, appunto, al momento in Germania non si trovano persone disposte a ricoprirli, neppure tra i già tanti immigrati regolari che la Germania accoglie da anni per rinforzare il sistema industriale e produttivo.

Ad ongi modo, "una delle opzioni per occupare queste posizioni lavorative vacanti - conclude Kramer - e' integrare i migranti nel mondo del lavoro il prima possibile".

Anche il direttore dell'Agenzia federale del lavoro (Ba), Frank-Juergen, intravede buone possibilita' di lavoro per i rifugiati sul mercato tedesco. "Al momento il nostro mercato del lavoro e' stabile e presenta capacita' di assorbimento. Chi parla bene tedesco trovera' presto un lavoro", ha dichiarato Weise.

Ma la maggior parte dei nuovi immigrati non ha queste caratteristiche: "Per questo dobbiamo investire nella formazione e nella preparazione linguistica. Questo accresce le possibilita' di trovare un lavoro e il lavoro e' la migliore forma di integrazione", ha concluso il direttore di Ba, il quale non crede che i profughi toglieranno il lavoro ai cittadini tedeschi: "Assolutamente no, le aziende hanno tantissimi posti di lavoro liberi e non riescono a trovare personale sufficiente". Proprio perchè le mansioni a cui fa riferimento sono così mal pagate e così dequalificate da essere rifiutate da tutti, in Germania.

Ora, forse si capisce meglio il motivo per il quale il governo Merkel ha spalancato le porte ai "rifugiati".

Redazione Milano



LA POLONIA IN BOOM ECONOMICO (2015 +3,3% PIU' DEL DOPPIO DELLA GERMANIA) E A OTTOBRE SI VOTA: DESTRA NO EURO-UE VINCERA'


VARSAVIA - Recesja (recessione), una parola che in Polonia resta in sonno sulle pagine del vocabolario. La sesta economia dell'Unione europea continua a marciare con un passo fuori dal comune. Basta guardare i numeri della crescita economica. Tra il 2008 e il 2014 il Pil dell'Unione Europea è cresciuto dello 0,7%, quello della Polonia è salito del 24%. Per quest'anno il copione non cambia.

Se per l'Unione, secondo le previsioni di Bruxelles, la crescita media è attesa intorno all'1,3%, Varsavia potrebbe archiviare il 2015 a +3,3%. Se continua questo trend, la Polonia nel 2025, secondo uno studio della McKynsey, potrebbe superare il Pil procapite di alcuni paesi che la precedono, quali Portogallo, Spagna e Italia.

Numeri che racchiudono la recente storia economica di un Paese che, uscito in ginocchio dal comunismo, ha saputo reinventarsi a partire dalla metà degli anni 90. La spinta decisiva è arrivata dal 1996 con la creazione delle zone economiche speciali (Zes) e l'azione costante del Paiiz, l'agenzia per gli investimenti esteri, che ha replicato con successo quanto fatto dall'Ida, l'agenzia irlandese per lo sviluppo, se quest'ultima ha trasformato l'Irlanda nella Tigre Celtica, la prima ha portato la Polonia dall'archeologia industriale ad hub europeo dello sviluppo economico.

Oggi le Zes sono 14 ed offrono un robusto pacchetto di incentivi, senza dimenticare che l'imposta sul reddito di impresa, valida su tutto il territorio nazionale, viaggia con una aliquota del 19%. Ma le grandi imprese industriali che si stabiliscono nelle zone speciali godono di una franchigia fiscale sugli utili pari al 25% della loro spesa per investimenti, per quelle medie si passa al 35%, per quelle piccole al 45%. Le franchigie sugli utili variano di zona in zona e vengono decise dal governo nel tentativo di mantenere forme di sviluppo economico equilibrato tra le diverse aree del paese.

La Germania resta il maggiore investitore estero con un stock di oltre 27,5 miliardi, l'Italia viaggia al sesto posto con 9,2, miliardi, non ci sono solo i grandi nomi come Fiat, presente in Polonia dal lontano 1921, Brembo, Ferrero, Finmeccanica, Astaldi e Salini-Impregilo, ma anche una numerosa pattuglia di medie imprese,spesso nel ruolo di fornitori. Tutte aziende italiane che NON investono in Italia ma lo fanno qui in Polonia. Il governo Renzi dovrebbe meditare a lungo su questo.

'Direi che l'imprenditoria italiana presente si muove su quattro terreni, quello commerciale con un interscambio annuale di circa 17 miliardi, quello degli insediamenti produttivi, quello delle infrastrutture e quello della difesa, sempre più promettente dopo l'ingresso del paese nella Nato' spiega Alessandro De Pedys, ambasciatore d'Italia in Polonia.

Sui numeri della presenza tricolore si parla di circa 1.500 imprese, 'non è un numero lontano dalla realtà, dopo le grandi imprese e quelle medie, si affacciano sul mercato quelle piccole, che hanno un maggiore bisogno della nostra consulenza. E poi aumenta la presenza italiana nel commercio al dettaglio, nella ristorazione, nella gelateria, tutti attratti dalla crescita di una classe media. Tra le curiosità, veramente singolari, e devo dire che mi ha fatto un pò sorridere, c'è anche chi vorrebbe aprire un sexy-shop' sottolinea, con una punta d'ironia, Giuseppe Federico, Direttore dell'Ice di Varsavia.

Ovviamente non c'è rosa senza spine. E almeno due appaiono le sfide più importanti del paese. La prima si giocherà sul terreno del fabbisogno energetico, si dovrà ridurre la dipendenza dal carbone, oramai poco conveniente oltrechè fonte di diseconomie esterne, tanto che le energie rinnovabili cominciano a coprire il 15% del fabbisogno energetico. Ridimensionare o chiudere il settore minerario, non è solo una questione economica ma soprattutto politica: i minatori, ben 500mila, votano e non vogliono spostarsi nel manifatturiero dove gli stipendi sono più bassi.

E le elezioni politiche sono vicine, si vota a fine ottobre, una questione tra il centro-destra filo Ue, al governo, e la destra all'opposizione anti euro e anti Ue, sinistra non pervenuta, in Polonia praticamente non esiste.

La seconda sfida riguarda la posizione del Paese nella catena globale di creazione di valore aggiunto. E' vero che la Polonia, guardando i numeri dell'anemica crescita economica dell'Unione europea, ma soprattutto della zona euro, perchè ad esempio la Gran Bretagna è in boom economico, balla da sola ma su una pista costruita con il decisivo contributo dei fondi europei, che peraltro ha saputo mettere a frutto. E i fondi nel 2026 finiranno. Undici anni comunque non sono pochi, per sistemare le cose. Al passo dello sviluppo di oggi, nel 2026 la Polonia sfiderà la Germania, altro che crisi.

E l'euro? Può attendere, anzi se non si fa vedere molto meglio. Se prima della crisi dell'Eurozona oltre la metà dei polacchi vedeva con favore l'adesione alla moneta unica; oggi, stando ai sondaggi, circa il 70% non ne vuol neppure sentir parlare. Si vive benissimo con lo zloty. E dopo le prossime elezioni di fine ottobre, per le quali tutti i sondaggi concordano nel dare la vittoria alla destra No euro No Ue, se solo rimaneva un barlume di possibilità che la Polonia accettasse l'euro, verrà cancellata. Così come, verrà cancellato "l'europeismo" adagiato alle volontà di Bruxelles. Molto, cambierà dentro la Ue dopo le elezioni in Polonia. La Germania contava sulla sponda polacca. Ebbene, la perderà.

Redazione Milano

POLIZIA AUSTRIACA: 200 BANDE IN GRECIA DI TRAFFICANTI DI ESSERI UMANI. EUROPOL: 30.000 CRIMINALI IN QUESTO TRAFFICO



Ilbusiness della tratta di esseri umani dall'Afghanistan e dal Medio Oriente attraverso i Balcani, sino all'Ungheria e poi al Nord Europa, ha assunto dimensioni assai maggiori del contrabbando di armi e stupefacenti lungo la stessa direttrice, avvertono le principali agenzie di pubblica sicurezza europee.

Nella sola Grecia operano almeno 200 bande dedite al traffico illecito di esseri umani, denuncia il colonnello Gerald Tatzgern, capo del servizio di polizia austriaco dedito a contrastare questo fenomeno. "(Il traffico di esseri umani, ndr)

E' divenuto un business miliardario", ha recentemente denunciato il ministro dell'Interno austriaco, Johanna Mikl-Leitner. I trafficanti si sono radicati nell'intera regione; in Bulgaria, Ungheria, Macedonia, Romania e Serbia.

La loro presenza e' evidente fuori dalla stazione ferroviaria Keleti di Budapest, scenario in questi giorni di alcune tra le scene piu' tragiche e concitate dell'emergenza migratoria europea. Rob Wainwright, capo dell'agenzia di polizia europea Europol, ha dichiarato all'emittente radio irlandese Newstalk che le bande e le reti criminali dedite allo scafismo e al traffico di esseri umani contano almeno 30 mila affiliati. Dall'inizio dell'anno - ha spiegato Wainwright - l'Europol ha seguito in oltre 1.400 casi legati a questo fenomeno. 

A tutti costoro, si aggiungono le migliaia di trafficanti islamici di esseri umani che agiscono in Africa avendo le basi operative principalmente sulle coste libiche, dopo che Tunisia e Algeria hanno impedito con la forza che potessero essere organizzate partenze di clandestini dalle loro coste. Trafficanti che col ricavato dei barconi comprano armi per alimentare il terrorismo dell'isis in tutto il Nord Africa.

A fronte, quindi, di un vero e proprio esercito criminale formato da non meno di 50.000 uomini armati e disposti a tutto per i loro profitti immondi, e sono l'equivalente di due "corpi d'armata" degli eserciti convenzionali, l'Unione Europea cosa fa? Niente, sottostà al ricatto, paga e tace. E la Nato cosa fa? Niente. Lascia che agiscano, alimentando il sospetto che vi siano complicità. 

Redazione Milano.





04 settembre 2015

Chi causa l'immigrazione? La grande disuguaglianza e la povertà estrema.


Chi causa l'immigrazione? La grande disuguaglianza e la povertà estrema.

La povertà estrema o povertà assoluta è la più dura condizione di povertà, nella quale non si dispone - o si dispone con grande difficoltà o intermittenza - delle primarie risorse per il sostentamento umano, come l'acqua, il cibo, il vestiario e l'abitazione. Si è considera tale la condizione di povertà di chi vive con meno di 1,25 dollari al giorno. Numero stimato in 1,4 miliardi il numero di persone sulla Terra che hanno vissuto nella condizione di povertà estrema nell'anno 2008.
Le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche e generando un mondo in cui 85 super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale. In Africa le grandi multinazionali “in particolare quelle dell’industria mineraria/estrattiva” sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà. Recenti studi statistici hanno dimostrato che, proprio negli USA, gli interessi della classe benestante sono eccessivamente rappresentati dal governo rispetto a quelli della classe media: in altre parole, le esigenze dei più poveri non hanno impatto sui voti degli eletti. Negli ultimi anni il tema della disuguaglianza è entrato con forza nell’agenda globale. I numeri della disuguaglianza • Circa metà della ricchezza è detenuta dall’1% della popolazione mondiale. • Il reddito dell’1% dei più ricchi del mondo ammonta a 110.000 miliardi di dollari, 65 volte il totale della ricchezza della metà della popolazione più povera del mondo. Il reddito di 85 super ricchi equivale a quello di metà della popolazione mondiale. 7 persone su 10 vivono in paesi dove la disuguaglianza economica è aumentata negli ultimi 30 anni. L’1% dei più ricchi ha aumentato la propria quota di reddito in 24 su 26 dei paesi con dati analizzabili tra il 1980 e il 2012. Negli USA, l’1% dei più ricchi ha intercettato il 95% delle risorse a disposizione dopo la crisi finanziaria del 2009, mentre il 90% della popolazione si è impoverito. Il rapporto di Oxfam Working for the Few in pillole: ovunque, gli individui più ricchi e le aziende nascondono migliaia di miliardi di dollari al fisco in una rete di paradisi fiscali in tutto il mondo. Si stima che 21.000 miliardi di dollari non siano registrati e siano offshore;
negli Stati Uniti, anni e anni di deregolamentazione finanziaria sono strettamente correlati all’aumento del reddito dell’1% della popolazione più ricca del mondo che ora è ai livelli più alti dalla vigilia della Grande Depressione; in India, il numero di miliardari è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni a seguito di un sistema fiscale altamente regressivo, di una totale assenza di mobilità sociale e politiche sociali;
in Europa, la politica di austerity è stata imposta alle classi povere e alle classi medie a causa dell’enorme pressione dei mercati finanziari, dove i ricchi investitori hanno invece beneficiato del salvataggio statale delle istituzioni finanziarie; in Africa, le grandi multinazionali i "n particolare quelle dell’industria mineraria/estrattiva " sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà.

03 settembre 2015

LA GERMANIA PRETENDE CHE IL TRATTATO DI SCHENGEN SIA SOSPESO ALLE FRONTIERE ITALIANE CON L'EUROPA! LA UE E' FINITA.



BERLINO - Su richiesta della Germania, l'Italia ha comunicato la disponibilita' a ripristinare i controlli al confine del Brennero e a sospendere temporaneamente gli accordi di Schengen, analogamente a quanto avvenuto in occasione del G7. Lo ha reso noto la stessa Provincia di Bolzano. 

La Germania, quindi, ha deciso di isolare l'Italia, diventata la porta dell'Africa dalla quale arrivano decine di migliaia di clandestini al mese, con numeri impressionanti e ingestibili.

La richiesta tedesca giunge a pochi giorni dalla lettera della Commissione Europea che accusa il governo Renzi di non avere seguito le direttive sull'immigrazione che obbligano gli stati nei quali arrivano i clandestini a prendere sia le impornte digitali, sia le foto e l'identificazione personale.

La decisione del governo tedesco di pretendere la fine di Schengen alle frontiere italiane verso la Germania è un passo decisivo verso la fine dell'Unione europea.

Non era mai accaduto, in passato, che uno stato della Ue si sentisse così minacciato da una nazione confinante o limitrofa, da pretendere che le sue frontiere tornassero attive per i controlli dei transiti.

Questo "risultato" è tutto da addebitare alle pazzesche politiche miratorie volute da Renzi con Pd e appoggiate perfino dal Vaticano.

Ora, l'Italia è sola e tenuta in quarantena come fosse un'appestata per colpa delle scellerate decisioni di Renzi che ha provocato un disastro nel Paese e una catastrofe nei rapporti tra il paese e l'Europa.

Se era questo, l'obbiettivo di Renzi, l'ha centrato perfettamente.

Ora la situazione è precipitata, e la fine dell'Unione Europea - come noi abbiamo previsto da tempo - grazie a Renzi sta per diventare realtà

Max Parisi





CENTRO CARDIOLOGICO MONZINO: NUOVA TECNICA SALVAVITA CONTRO LA FIBRILLAZIONE ATRIALE: 91% DI SUCCESSI (STRAORDINARIO!)



MILANO - I malati di fibrillazione atriale grave e recidivante oggi hanno una nuova possibilita' di cura: al Centro Cardiologico Monzino di Milano e' stato messo a punto un intervento 'salvavita' combinato "che permette di curare con successo anche i casi considerati fino a ieri irrecuperabili".

A dirlo sono gli stessi esperti, che hanno gia' trattato 45 pazienti con la nuova metodica e che "dopo un follow-up di un anno e mezzo hanno riportato una percentuale di successo del 91%". "Nelle forme di fibrillazione atriale piu' aggressive e complesse - spiega Claudio Tondo, responsabile dell'Aritmologia - l'ablazione, cioe' l'intervento tradizionale, puo' non essere risolutiva: il 10% dei pazienti non guarisce ne' con i farmaci ne' con ripetute ablazioni, e la qualita' della loro vita e' inaccettabile".

Il nuovo intervento invece 'attacca' il problema da due fronti: "Dall'interno con un mappaggio elettro-anatomico, che individua l'area malata ricostruendo con estrema precisione dove si forma l'anomalia del ritmo; e dall'esterno, con un approccio chirurgico mininvasivo che rimuove la lesione riportando in ritmo il cuore".

L'intervento, commenta il responsabile della Cardiochirurgia II Gianluca Polvani, "si fa praticando tre piccoli fori nel torace e posizionando temporaneamente un ablatore che, circondando l'atrio di sinistra, garantisce la completa esclusione dei 'focolai aritmici atriali', vale a dire quelle zone di alterata funzionalita' che generano l'aritmia".

Un intervento che "e' da considerare salvavita - prosegue Tondo - anche perche' la fibrillazione atriale e' il maggiore fattore di rischio per l'ictus".

I risultati ottenuti, conclude la struttura, "fanno pensare che la nuova metodica diventera' il trattamento standard che chirurghi e aritmologi dovranno utilizzare. Da qui l'idea di istituire al Monzino un Centro per il trattamento integrato della fibrillazione atriale cronica, che si occupera' anche del training di aritmologi e cardiochirurghi". 

Straordinario.

Redazione MIlano.




FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG: L'ITALIA NON FA CONTROLLI A MIGRANTI E PROFUGHI, COSI' SCHENGEN COLLASSA E LA UE CROLLA


BERLINO - Il principale quotidiano tedesco, da sempre voce ufficiosa - e talvolta ufficiale - del governo Merkel, attacca con durezza, nell'edizione in edicola questa mattina, l'Italia di Renzi sull' immigrazione clandestina.

"L'Italia ha annunciato ieri la reintroduzione provvisoria dei controlli delle persone ai confini con l'Austria in risposta a una richiesta in tal senso formulata dalla Germania, in difficolta' a causa dei flussi migratori diretti verso i suoi confini. Tuttavia - scrive il quotidiano tedesco "Frankfurter Allgemeine Zeitung" - sembra che il Belpaese non abbia alcuna intenzione di assumere impegni precisi in merito all'identificazione dei migranti che sbarcano sulle sue coste".

Parole come pietre.

A titolo di "aiuto tra paesi confinanti" con la Baviera, la provincia autonoma del Sud Tirolo ospitera' circa 400 migranti in attesa che la Baviera predisponga le strutture per la loro accoglienza. "Vogliamo convincere i migranti a fermarsi prima del confine", ha dichiarato il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher. Nel solo mese di agosto, infatti, sono arrivati in Germania piu' di centomila profughi e richiedenti asilo: si tratta di un dato senza precedenti, scrive sul quotidiano tedesco l'editorialista Klaus-Dieter Frankenberger, sottolineando che questi drammatici flussi migratori non rappresentano un evento passeggero.

Anche la disponibilita' dell'Italia a reintrodurre temporaneamente i controlli sul Brennero, continua Frankenberger, non servira' ad alleviare l'entita' della crisi: se le autorita' italiane prendessero sul serio tali controlli - critica il giornale in prima pagina - la maggior parte dei profughi e dei migranti non proseguirebbero il loro viaggio verso il Nord Europa e verrebbero obbligati a formulare domanda di asilo politico in Italia.

E' vero pero' - riconosce Frankenberger - che l'Italia, cosi' come la Grecia e i Paesi del Sud Est Europeo come l'Ungheria sono messi a durissima prova a causa della loro posizione lungo i confini esterni dell'Unione piu' esposti all'esodo da Africa e Medio Oriente. Allo stato attuale "l'accordo di Dublino e' stato sospeso e la liberta' di circolazione nell'area Schengen sta diventando un raduno di migranti in Germania".

La situazione attuale non puo' durare, ammonisce Frankenberger, che conclude: "L'impalcatura di Schengen rischia di collassare, e con essa ogni parvenza di unita' europea". 

Redazione Milano





02 settembre 2015

Marco Travaglio: “Ecco tutte le balle di Renzi”

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Marco Travaglio: “Ecco tutte le balle di Renzi”

Matteo Renzi annunciava: “Proporremo di dimezzare subito il numero e le indennità dei parlamentari. E vogliamo sceglierli noi con i voti, non farli scegliere a Roma con gli inchini al potente di turno” (18-10-2010). Con l’Italicum e il Senato delle Autonomie, i parlamentari non si dimezzano, ma scendono da 950 a 730, e le indennità dei 630 restano intatte.

Renzi voleva “una legge elettorale per scegliere direttamente gli eletti”, ma anche “l’imposizione del ricambio, attraverso un tetto di tre mandati parlamentari, senza eccezioni” (3-4-11). Con le due suddette “riforme”, i partiti continuano a nominarsi i deputati e per il Senato aboliscono direttamente le elezioni (i senatori li nominano i consigli regionali). Nessuna traccia dei tre mandati.

Renzi diceva: “Il Porcellum è la peggior legge elettorale possibile, in cui i parlamentari sono nominati” (15-4-11). Infatti sostituisce la peggior legge elettorale possibile con la peggior legge elettorale possibile, in cui i parlamentari sono più nominati di prima.

Renzi sosteneva: “I costi della politica devono diventare un tema fondamentale per l’Italia e il Pd. Io (da sindaco di Firenze, ndr) guadagno 50 mila euro netti l’anno. Perché un parlamentare o un consigliere regionale deve guadagnare molto più di me?” (18-7-11). Dunque i deputati continueranno a guadagnare molto più dei sindaci.

Renzi pretendeva una legge elettorale che “consenta ai cittadini di scegliere il presidente del Consiglio e i parlamentari in modo libero, come succede nei Comuni. I partiti devono consentire alla gente di scegliersi le persone, perché un cittadino possa guardare in faccia i propri rappresentanti. Poi se fa bene lo conferma, se fa male lo manda a casa e magari i politici proveranno l’ebbrezza di tornare a lavorare, che non è un’esperienza mistica, la fanno tutti gli italiani e possono farla anche i politici che perdono le elezioni” (26-4-12). I partiti seguitano a impedire alla gente di scegliere e guardare in faccia i propri rappresentanti.

Renzi aggiungeva: “Facciano quel che gli pare, purché lo facciano e che a scegliere siano i cittadini” (1-10-12). Vedi sopra.

Renzi insisteva: “L’importante è dare ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente, non necessariamente di incasellarsi in destra o sinistra. Comunque la pensi, puoi scegliere chi votare di volta in volta in base alla personalità di chi si candida, delle idee che esprime, del programma” (7-11-12). Ecco, appunto.

Renzi prometteva, “per riconquistare la fiducia della gente, alcuni segnali di buon senso: ridurre gli stipendi e dimezzare il numero dei parlamentari e abolire tutti i tipi di privilegi che fanno credere alla gente che i politici siano tutti uguali” (7-11-12). Ora anche i sindaci e i consiglieri regionali nominati senatori avranno un privilegio in più: l’immunità-impunità parlamentare.

Renzi trovava che “il Porcellum non è il male assoluto, peggio c’è solo il proporzionale puro. Ma è molto meglio il Mattarellum: almeno vedi in faccia i parlamentari, perché con queste liste elettorali possono mettere dentro di tutto” (19-11-13). Ora, con le liste dell’Italicum, Renzi potrà mettere dentro di tutto.

Renzi spiegava: “Il Mattarellum è senz’altro migliore del Porcellum: se, per garantire la governabilità, si aggiungesse un premio di maggioranza del 25%, sarebbe perfetto. Ma la soluzione migliore sarebbe la legge elettorale per l’elezione dei sindaci” (22-11-13). Sia il Mattarellum sia la legge dei sindaci consentono ai cittadini di scegliere: Renzi preferisce l’Italicum, che non lo consente.

Renzi si scagliava contro “le larghe intese fra Berlusconi e Grillo per conservare il Porcellum” (19-11-13). Poi le larghe intese con Berlusconi le ha fatte lui per conservare il peggio del Porcellum nell’Italicum.

Renzi avvertiva: “Attenzione a dare per morto Berlusconi: sono 15 anni che diciamo che è finito e invece ce lo ritroviamo sempre lì” (18-7-11). Buona l’idea di riceverlo al Nazareno e a Palazzo Chigi per fargli riformare la Costituzione.

CLAMOROSO: LA COMMISSIONE UE ACCUSA IL GOVERNO RENZI D'ESSERE RESPONSABILE DELL'INVASIONE DI CLANDESTINI IN EUROPA!



BRUXELLES - Scrive il Sole 24 Ore, non esattamente un quotidiano filo-leghista e tanto meno antigovernativo, data l'apertura più volte espressa da parte di Confindustria nei confronti di Renzi:

"Per la prima volta cifre alla mano, la Commissione europea ha criticato le manchevolezze dell'Italia nel gestire l'emergenza immigrazione. In una lettera inviata a Roma venerdì scorso, l'esecutivo comunitario ha fatto notare che il governo non rispetta gli impegni nel raccogliere le impronte digitali degli immigrati irregolari. La critica giunge mentre la situazione alla frontiera tra la Serbia e l'Ungheria, e tra quest'ultima e l'Austria rimane particolarmente tesa.

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, nella sua lettera la Commissione ha ricordato a Roma che le regole comunitarie prevedono l'identificazione dell'immigrato clandestino attraverso la raccolta delle impronte digitali, poi trasmesse a una banca dati europea. 

Bruxelles ha notato che nei primi sette mesi dell'anno, circa 92mila persone hanno attraversato illegalmente le frontiere esterne dell'Unione controllate dall'Italia. Di queste, solo 29.881 sono state identificate.

Da tempo, le autorità comunitarie rumoreggiano sull'impegno italiano a raccogliere le impronte digitali degli immigrati irregolari. Sospettano che Roma non rispetti l'obbligo per consentire nei fatti a queste persone di proseguire clandestinamente il viaggio verso il Nord Europa. Nella sua lettera, la Commissione ricorda che la raccolta delle impronte digitali è un impegno del Paese di primo sbarco, e una condizione cruciale nell'applicazione del Principio di Dublino.

Quest'ultimo, attualmente oggetto di dibattito, prevede che la domanda di asilo debba essere presentata dal rifugiato nel Paese di primo arrivo. Nella sua lettera, che nei fatti potrebbe rivelarsi un primissimo tassello in una eventuale procedura di infrazione, Bruxelles chiede all'Italia chiarimenti sulla discrepanza tra il numero di arrivi e il numero di identificazioni, e soprattutto misure per risolvere la situazione. 

Il governo italiano ha tempo fino al 10 settembre per rispondere alla missiva.

La presa di posizione non è per nulla banale nell'attuale contesto politico. Se in luglio i Ventotto hanno accettato obtorto collo una forma blanda di ricollocazione temporanea attraverso l'Unione di 32.256 rifugiati arrivati in Italia e in Grecia è a condizione che i Paesi di arrivo raccolgano con precisione e costanza le impronte digitali degli immigrati illegali, in modo anche da valutare volta per volta se le persone abbiano o meno diritto all'asilo. Nel venire meno a questo impegno, il governo italiano rischia di indebolire la sua posizione negoziale quando insiste a livello comunitario per una revisione del Principio di Dublino, e per una redistribuzione equa dei migranti attraverso l'Unione". 

Questa grave notizia è stata assolutamente censurata da tutti i canali televisivi italiani e da tutti i grandi quotidiani, fatta eccezione appunto per quello di Confindustria, a cui va il merito di averla divulgata. Inoltre, è stata cesurata da tutte le agenzie stampa in lingua italiana, a partire dall'Ansa.

Questo la dice lunga, sul regime che impera in Italia.

Resta il fatto che mancano solo 9 giorni al termine ultimo a disposizione del govenro Renzi per rispondere a queste gravissime e documentate accuse mosse dalla Commissione all'esecutivo italiano, dopo di che potrà accadere solo una delle due seguenti cose:

- Il governo Renzi immediatamente inizia la schedatura dei clandestini sul territorio nazionale e si assume la responsabilità delle conseguenze d'aver fatto invadere la Ue negli ultimi SETTE MESI da oltre 70.000 fantasmi senza identità, senza alcuna possibiità di capire da dove provengono e perchè, e il costo di questa assunzione di responsabiità sarà altissimo sia in termini economici sia in termini politici e di ruolo dell'Italia in Europa, con l'impegno formale e sostanziale di NON far mai più accadere che clandestini varchino le frontiere italiane verso la Ue.

- Il governo Renzi respinge queste chiare e indiscutibili accuse della Commissione Europea e per conseguenza avverrà l'apertura di una proceduta di infrazione che a usa volta causerà sia il diritto da parte degli altri Stati della Ue di sospendere Schengen nei confronti dell'Italia, sia il diritto di pretendere sostanziosi risarcimenti per i danni provocati dalle scellerate politiche sull'immigrazione selvaggia attuate da Renzi e dall'inconcepibile politica terzomondista criminale del Pd.

Altro non c'è da dire.

Max Parisi

STRAORDINARIA ANALISI DELL'UNGHERIA DI ORBAN E DEI MOTIVI PER I QUALI E' ODIATA DAI VERTICI UE E DELLE SINISTRE EUROPEE



Leggiamo e volentieri pubblichiamo questo straordinario - e documentatissimo - articolo che illustra come stanno le cose in Ungheria e perchè l'Ungheria di Orban è demonizzata dalle sinistre Ue e dai vertici della stessa Ue.

"Se c'è un Paese che gode di cattiva stampa, giusto per non dire diffamazione, quello è l'Ungheria. E quando non è presente un articolo costruito per parlarne in termini negativi allora è silenzio totale. 

Tutti i giornali “progressisti” (ma anche quelli cosiddetti di centro-destra), come qui la solita Repubblica, o il Corriere, o altrove il N.Y.T., l'Economist, la Bild-Zeitung, le Figarò, l'Humanitè ecc...se scrivono un articolo è solo di critica se non proprio per calunniare.

E non è certo un caso. 

(N.B. Qui da noi hanno perfino organizzato un “girotondo” per la “democrazia” contro l'antidemocratico Orban. Che però è stato eletto da un'ampissima maggioranza, mentre qui i "girotondi democratici" non si sono accorti che non si vota ormai da 4 anni e Monti è andato su con una congiura di Palazzo. Quisquilie.) 

L'Ungheria a Governo progressista-socialista (cioè pro-Troika, perchè questo vuol dire ormai progressista di sinistra da almeno 25 anni, al pari di quelli di centro-destra) aveva accumulato un debito elevato in pochi anni e costruito la dinamica usuale, con relativo intervento dell'FMI per 20mld, aiuti condizionati a programmi EU ecc... con la solita spirale debito-austerity, cioè la ricetta classica della Troika. 

Nel 2010 gli Ungheresi hanno eletto il “mostro” Viktor Orban. Che nel 2011 ha iniziato delle riforme completamente contrarie alle “raccomandazioni” dell'EU e basate sull'interesse Nazionale (una colpa gravissima questa). 

Vediamo un po' cosa ha fatto Orban e poi che risultati ha avuto. 

- 1) Intanto, pur mantenendo l'indipendenza della B.C. ha cambiato i criteri di nomina (che da noi ad esempio sono solo formalmente del Tesoro, perchè comunque sono su “indicazione” della B.d.I., cioè in pratica della BCE, cioè della Troika). E così ha nominato Matolcsy, che era Ministro dell'Economia, e che segue la sua linea. Cioè ha riproposto uno schema normale in cui Governo e B.C. lavorano in accordo, e non con una B.C. dipendente da interessi e visuali prevalentemente extra-nazionali. 

L'Unione Europea si è subito scatenata intentando una procedura di infrazione. I giornali hanno parlato immediatamente di “attentato gravissimo alla democrazia”. Contemporaneamente Moody's, S&P e Fitch hanno ribassato, per lo stesso motivo, il rating dell'Ungheria. Hanno poi attaccato il fiorino. 

Ma poi hanno smesso. Perchè Orban ha tirato dritto e Matolcsy gli ha detto a muso duro che faceva default la mattina dopo, e quella dopo ancora Orban nazionalizzava tutto e così ci rimettevano tutti i soldi. 

- 2) Ha messo una tassa temporanea (cosiddetta di crisi) su banche e multinazionali. Subito l'EU ha prodotto una serie di documenti di minaccia. Intanto i giornali hanno iniziato una musica coordinata con Orban nazista, fascista, sciovinista, razzista, antisemita ecc... I leader e giornali “di sinistra” nostrani (Il Fatto, il Manifesto ecc...) si sono subito distinti, quanto a senso del ridicolo, perchè, a parte strapparsi i capelli sull'antidemocratico Orban, si sono guardati bene dal menzionare anche vagamente al lettore questa tassa sul grande capitale. 

Come del resto gli Stiglitz e i Krugman, pure critici sull'austerity, ma mai una parola su tassare banche e multinazionali. E più ridere ancora hanno poi fatto i Tsipras e i Varoufakis delle “linee rosse” a favore di lavoratori e pensionati ma che in 6 mesi mai però hanno proposto di fare un provvedimento analogo per reperire i soldi per quei lavoratori e pensionati. Che caso. 

- 3) Ha abbassato le tasse (flat tax) al 16% (oggi al 15%) dal 44% che erano, con ciò spingendo i consumi. L'EU e i giornali si sono scatenati immediatamente in previsioni di default e poi di “iniquità” quando il default non c'è stato. [Sono molto equi loro con aliquote arrivate al 50 - 60% - 70% di tassazione]. 

- 4) Ha alzato l'IVA al 27% [che era invero un'aliquota alta nel 2011] cioè ha spostato il carico sulla tassazione indiretta (salvo alcuni beni di prima necessità dove invece ha ribassato l'IVA). Altre critiche feroci. Però ora l'IVA qui da noi è già al 22% (l'anno prossimo sarà al 23%) e in Grecia è già al 23%, ma con a fianco però tassazioni dirette di oltre il 50%, e non del 15% come in Ungheria. 

- 5) Ha posto in essere finanziamenti e aiuti massicci alla PMI. Altre “procedure” della EU sulla “concorrenza violata” (Ma a loro vanno bene i monopoli della grande impresa però). Orban ha tirato dritto. 

- 6) Ha ridotto progressivamente ed aggressivamente i tassi dal 7,5% all'1,35%. 

- 7) Ha convertito i finanziamenti in valuta estera in fiorini (erano i mutui in valuta estera a basso tasso fatti dagli Ungheresi, ma che dopo la crisi e la svalutazione del fiorino erano diventati per loro molto onerosi). 

- 8) Ha ripagato in anticipo all'FMI i 20mld che avevano dato all'Ungheria quando era pressochè in bancarotta come la Grecia, per avere le mani più libere, e l'ha invitato pure a chiudere gli uffici FMI a Budapest. 

- 9) Ha nazionalizzato parte del sistema bancario nazionale e parte dei fondi privati pensionistici. 

- 10) Ha ridotto le bollette e le tariffe dei servizi. 

Morale: l'Ungheria era in fallimento, con la spirale austerity-debito/PIL solita. Oggi viaggia al 3,6% di PIL, con un deficit/PIL sotto il 3% e inoltre ha ridotto il debito dall'80,9% al 77,3% dove ovunque in Europa invece è aumentato. Ha ridotto il debito estero, ha aumentato le riserve valutarie. 

Tutto questo in un'Europa dove la crescita è asfittica e cresce solo il debito. 

Qui comunque uno si guarda tutto quello che vuole,se intende verificare i dati appena scritti: 

http://www.tradingeconomics.com/analytics/api.aspx?source=chart 

L'EU rosica infuriata e non potendo dire niente manda fuori analisi "che non durerà" e l'unica cosa che evidenzia è la poca crescita del credito al consumo, dovuta alla mancanza di osservanza delle sue “raccomandazioni”. I giornali intanto parlano solo "del muro" e del fatto che Orban ha detto chiaro e tondo che l'Ungheria accetta stranieri [We welcome foreign investors, artists, scientists, but we don't want to mix on a mass scale] ma non vuole essere un Paese multietnico con una immigrazione forzata di massa. (Questa di non volere una mescolanza forzata è un'altra colpa gravissima per tutti, salvo per Israele). Ma non dicono una riga sul resto, nè fanno un confronto con gli altri Paesi sotto il profilo economico e sociale. 

Le multinazionali e le banche estere sono state più pragmatiche, tutto sommato. Hanno visto che la maggior tassazione verso di loro non ha compromesso più di tanto i profitti, anzi, dato l'aumento di attività e consumi. Questa tassazione poi sarà man mano ridotta entro il 2020 (e avranno sgravi fiscali per 10mld di fiorini) e già la ERSTE Austriaca è entrata [e con lei Tedeschi, Americani, Inglesi ecc...nei settori industriali e commerciali.] 

A febbraio 2015 è stata, dopo lotte infinite, firmata infatti una “pax bancaria” garantita pure dalla BERS (Banca Europea per la ricostruzione e sviluppo) e in cambio di sgravi il sistema bancario si impegnerà però a maggiori finanziamenti di progetti, soprattutto infrastrutturali. 

L'Ungheria ha comunicato intanto alla Ue che manterrà il programma di lavori pubblici finanziati dal Governo e manterrà i prestiti a tassi agevolati alle piccole e medie imprese e inoltre farà un altro taglio alle bollette dei servizi per ulteriori 10 miliardi di fiorini. Bruxelles ha subito fatto sapere che “dovrà valutare” in termini di “normative sulla competizione”. 

Il fatto è che a Bruxelles dovranno farsene una ragione: l’Ungheria sta dentro a tutti i parametri Europei e non ha debiti come la Grecia. Non è perciò molto ricattabile. Dovranno quindi tutt'al più ridursi a studiare qualche rivoluzione colorata “a la Soros” per “normalizzare” l'Ungheria. 

Che non è purtroppo esclusa. Basterà vedere se e quando comincerà una campagna stampa mondiale in grande stile sui “nazisti, fascisti, razzisti, sciovinisti ecc..”

L'autore dell'articolo si firma con uno pseudonimo "mincuo" sul sito web Comedonchisciotte.org - ringraziamo entrambi. (Max Parisi) 





ALCUNE OTTIME RAGIONI PER LE QUALI IL PROFESSOR IGNAZIO MARINO DOVREBBE FARE LA ''GENTILEZZA'' DI DIMETTERSI. GRAZIE.



Il funerale del presunto (non risulta che al momento del decesso fosse in stato di arresto) boss Casamonica, con tanto di elicottero a spargere petali di rosa, carrozza trainata da cavalli e manifesti al limite della blasfemia, trasmesso e ritrasmesso da ogni mezzo d’informazione internazionale è solo l’ultimo colpo all’immagine della capitale dello stato italiano, Roma, amministrata dal professor Ignazio Marino.

Qualche tempo prima era stato il New York Times a sparare in prima pagina lo stato di degrado di Roma, con tanto di foto di spazzatura abbandonata per la strada. L’illustre chirurgo primo cittadino aveva attaccato il quotidiano americano parlando di un complotto ai danni di Roma.

Con tutto il rispetto per il professor Marino, pensare che gli USA complottino ai danni di una capitale insignificante di uno stato periferico e per giunta in declino da anni, significa quanto meno sopravvalutare sé stesso, la città e lo stato. Posso capire che gli USA destabilizzino l’Ucraina nel tentativo di far saltare la mosca al naso a Putin, ma che perdano tempo a cercare di danneggiare l’immagine di una città e di un paese che riescono benissimo da soli nell’impresa, mi riesce difficile da pensare.

D’altra parte, è non è accaduto a Roma che un futuro ministro finisse a cena, in modo del tutto casuale s’intende, con i boss di Mafia Capitale? Un po’ come se Obama fosse stato pizzicato a mangiar la pizza con gli eredi di Lucky Luciano o Al Capone. Certo, è accaduto quattro anni prima che il suddetto ministro venisse nominato, ma la fotografia c’è ed all’estero avrebbe provocato una tale sollevazione di sdegno da farlo dimettere il giorno stesso della scoperta. Senza contare che i boss di mafia capitale, da esperti bunsiness man, hanno “aiutato” esponenti di ogni bandiera e colore: da destra a sinsitra, ecumenicamente nel nome degli euro.

Già, mafia capitale: scandalo in cui il presidente della commissione antimafia Bindi non è andato molto per il leggero nei confronti della giunta Marino. Riportiamo testuali le sue parole: “forse la mafia si è insediata e ha fatto il salto di qualità con Alemanno, ma è innegabile che ha avuto rapporti politici anche con la sua giunta”. Non sono proprio parole delicate, quelle rivolte da Rosy Bindi al primo cittadino di Roma.

Vogliamo credere, chiaramente, che lui non sia minimamente coinvolto nello scandalo, ma quanto meno non è stato particolarmente solerte nel vigilare sui propri collaboratori e dipendenti, se l’assessore Ozzimo e il presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti si sono dimessi perché indagati per corruzione.

Sì, parliamo dei dipendenti del comune di Roma, in particolare dei vigili urbani, che si sono fatti notare la sera di capodanno 2014, quando hanno marcato visita in 85 su 100! Qualcuno potrebbe pensare che si sia trattato di un caso fortuito, salvo poi scoprire che mediamente ogni giorno ben il 12% dei suddetti vigili marca malattia.

Ribadisco il concetto: sono assolutamente convinto che il sindaco Marino non abbia mai avuto alcun rapporto con esponenti di mafia capitale, ma sicuramente, ha dimostrato di non essere all’altezza di amministrare una città, piccola o grande che sia, in quanto non riesce a far funzionare la macchina burocratica e amministrativa. Se l’85% dei vigili di Roma si prende il lusso di presentare certificati medici più o meno attendibili la sera di capodanno, è perché manca il “manico”, ovvero si sa che chi è sopra di loro non ha la forza, l’autorevolezza per prendere provvedimenti

Ora, alla luce di tutto questo, il professor Marino è ad un bivio: può compiere un gesto di grande nobiltà, ammettendo di essere totalmente inadeguato a ricoprire il ruolo che ricopre, tornare ad occuparsi di medicina ed essere ricordato come il primo chirurgo ad aver compiuto un trapianto di fegato da babbuino ad essere umano ed aver salvato decine e decine di vite, oppure rimanere ancorato alla sedia di primo cittadino di Roma ed essere ricordato dai posteri come “er sor ‘Gnazzio, quello dei viggili ammalati la sera der cenone”.

Altre strade non ce ne sono, e per la stima che nutro nei suoi confronti come luminare della medicina spero sinceramente che scelga la prima strada e si dimetta quanto prima.

Luca Campolongo 

Fonti:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/04/mafia-capitale-ministro-poletti-si-dimetta/1249371/

http://www.leggo.it/NEWS/ROMA/mafia_capitale_bindi_marino/notizie/1074702.shtml

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/malattie-mirate-e-sindacati-cos-12-dei-vigili-roma-evita-1105051.html

http://www.panorama.it/news/esteri/il-degrado-di-roma-secondo-il-new-york-times/


01 settembre 2015

Ferrara, quando il vescovo ironizza sullo stupro di una bambina

Ferrara, quando il vescovo ironizza sullo stupro di una bambina


È possibile fare ironia sullo stupro di una bambina? Brecht, alla fine dell’Arturo Ui, sosteneva che si potesse anche ironizzare su Hitler. La satira riesce a regalare un riso amaro. Un velenoso antidoto ai drammi più atroci. Ma in questi giorni a Ferrara ho assistito a qualcosa che non riesco a mitridatizzare. Parlo del vescovo Luigi Negri. Lui in questa storia c’era finito tirato per i capelli da un servizio delle “Iene”. In questa storia poteva essere una semplice comparsa. E invece si è calcato addosso i panni del protagonista.

Il copione vede un giovane uomo di 33 anni,Erik Zattoni. Davanti alle telecamere del programma di Italia Uno ha raccontato la sua storia. O meglio, quella di sua madre. Stuprata a 14 anni dal prete che ospitava lei e la sua famiglia in una casa della parrocchia. Da quella violenza nacque Erik. Lui, da adulto, ha voluto conoscere il padre e ha scritto ai vertici dellacuria ferrarese e al vaticano per chiedere che quell’uomo venisse ridotto allo stato laicale. A parte un riconoscimento giudiziale di paternità del tribunale (tramite vie legali), non ottenne nulla.

Trent’anni dopo, a sentenza emessa, il prete gli fece pervenire una lettera. Una lettera di perdono dove definisce“uno sbandamento” lo stupro di una quattordicenne.

Voglio ricordare che Erik scrisse anche negli anni ’80 alla Congregazione per la dottrina della fede, il cui prefetto allora era il futuro papa Ratzinger. Nessuna risposta. Del suo caso sono stati informati i vari vescovi che si sono succeduti a Ferrara negli ultimi trent’anni. Nessuno ne ha mai fatto parola.

Perché si è permesso che per 40 anni quel sacerdote rimanesse impunito e soprattutto avvicinasse attraverso le sue attività altri minori? All’inviato delle “Iene” il vescovo Negri risponde seccato: “Lei vuole insegnare alla Chiesa a fare la Chiesa?”. Ma è giusto che un prete rimanga tale anche dopo un crimine di quel genere, gli viene chiesto. “Certamente è giusto se non ci sono state ragioni per cui la Chiesa ha ritenuto che dovesse essere dimesso. Lo stupro non è sufficiente. Per il risarcimento non so a chi si deve rivolgere, non a me. Sono cose civili non ecclesiastiche. La smetta perché mi ha irritato”.

Fermate il giudizio. Credo che sia peggiore la risposta, meditata, del giorno dopo. Affidata a un comunicato stampa. L’arcivescovo si dice “coinvolto inopinatamente e aggressivamente in una vicenda accaduta più di 30 anni fa” e afferma di essersi responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene”. Quindi fa intendere che a metà ottobre di quest’anno non è conoscenza del caso. In base a questo scrupolo informativo arriva a dire che “la Chiesa di Ferrara-Comacchio non ha niente di cui accusarsi”.

Piccola parentesi. Da un documento fornito dall’associazione che segue attraverso il proprio studio legale Erik, emerge che in realtà Negri era stato già informato il 13 aprile 2013 tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria, in cui si chiedeva di “ammonire formalmente il chierico” e a “sollecitarlo, nei limiti del possibile, ad assumersi seppur tardivamente le proprie responsabilità di padre”.

Ma lasciamo da parte l’Ottavo Comandamento e la questione sulla veridicità o meno delle affermazioni del vescovo. Concentriamoci sulle parole del suo comunicato. Dopo aver assolto la sua diocesi, Negri libera da ogni vincolo – patrimoniale – la curia: “la Chiesa, nei confronti dei sacerdoti, non si configura affatto come un datore di lavoro, che interverrebbe nelle vicende di carattere giuridico, economico e civile”.

Quanto a lui, il pastore dei fedeli ferraresi, sia chiaro che “le responsabilità di Mons. Luigi Negri nei confronti della Chiesa e della Società di Ferrara datano dal 3 marzo del 2013. Di quello che è accaduto prima avrebbe potuto anche non farsi carico ma se ne è interessato in termini rigorosi, e tale rigore lo ha portato alle considerazioni appena espresse”.

Poi arriva in conclusione il witz, il motto di spirito, l’ironia scacciapensieri: “Visto che comunque pare che sia una questione di cronologia e di tempi, e che è accusato di essere responsabile di cose accadute oltre trent’anni fa, l’Arcivescovo ci tiene a precisare, al fine di evitare spiacevoli equivoci in futuro, che non ha avuto nessuna parte nella dichiarazione della prima guerra mondiale e neppure della seconda e certamente non si è inteso con il presidente americano per lo sgancio della bomba atomica sul Giappone. Su queste cose è meglio riferirsi ad altri”.

Ecco, io non so se sia possibile fare ironia sullo stupro di una bambina. So solo che non tutti ci riuscirebbero.

La carità nascosta di Papa Francesco: paga latte, biscotti, affitti scaduti

La carità nascosta di Papa Francesco: paga latte, biscotti, affitti scaduti

Ogni notte il Pontefice invia nelle periferie il suo Elemosiniere. Ha messo a disposizione i regali ricevuti per raccogliere fondi destinati ai poveri

L’ultima donazione è di ieri sera. Un furgone carico di olio d’oliva, pasta, pomodori pelati, latte e biscotti è giunto al centro per rifugiati Baobab, al Tiburtino. Una struttura che accoglie migranti etiopi ed eritrei fuggiti dalla fame e dalla guerra. Lo ha inviato Papa Francesco, come già accaduto in passato. A consegnare i generi di conforto è stato monsignor Konrad Krajewski, polacco, elemosiniere di Sua Santità. Poco conosciuto dal grande pubblico, è responsabile di uno dei compiti a cui il Papa tiene maggiormente. In Vaticano si occupa dell’Elemosineria Apostolica: ha il mandato di svolgere la carità in nome e per conto del Pontefice.

Monsignor Krajewski è il “braccio destro” di Papa Francesco. Raccoglie donazioni, distribuisce aiuti, gira quasi tutte le notti le periferie e le stazioni di Roma. All’atto della sua nomina il Santo Padre l’aveva avvertito: «Tu non sarai un vescovo da scrivania – le sue parole – Dovrai essere il prolungamento della mia mano per portare una carezza ai poveri, ai diseredati e agli ultimi della città». E così padre Corrado – molti romani lo conoscono così – opera secondo le direttive del Pontefice. Un’azione concreta e silenziosa.La discrezione è un aspetto fondamentale del suo lavoro: nel piccolo ufficio vicino Porta Sant’Anna nessuno vuole parlare con i giornalisti. A pochi metri di distanza le guardie svizzere montano la guardia al confine dello Stato Vaticano. Qui si raccolgono alcune delle donazioni che saranno distribuite ai poveri. Le maggiori entrate provengono dalle pergamene con la benedizione apostolicarilasciate ai fedeli che ne fanno richiesta. Il denaro ricavato finisce in un “fondo per la carità” che finanzia l’attività dell’Elemosineria di Papa Francesco. A cui contribuiscono anche donazioni private e lo stesso Pontefice.

«Andate incontro ai poveri, non aspettate che essi vengano a voi». Per tener fede a questo principio, Papa Francesco si è dato da fare in prima persona. In questi mesi il Santo Padre ha deciso di mettere a disposizione i regali ricevuti da quando è stato eletto al soglio di Pietro. E così dall’inizio dell’anno ha già organizzato due riffe in Vaticano. Due lotterie pontificie per raccogliere fondi a favore dei poveri. Biciclette elettriche, orologi, videocamere digitali, penne stilografiche. Come primo premio il Papa ha messo in palio addirittura una macchina. Una Panda full optional che gli era stata donata da alcuni operai di Pomigliano. Una somma dopo l’altra, alla fine l’Elemosineria Apostolica ha iniziato a raccogliere cifre importanti. Solo lo scorso anno monsignor Krajewski ha potuto gestire oltreun milione e mezzo di euro. Circa il 25 per cento in più rispetto all’anno precedente. Intendiamoci, la carità ha sempre rappresentato un aspetto centrale della Chiesa Cattolica. «Eppure Papa Francesco – raccontano in Vaticano – ha dato davvero un nuovo impulso a questa attività».

Una volta raccolto, il denaro diventa un aiuto concreto per i bisognosi. Quasi ogni notte l’elemosiniere di Papa Francesco gira per Roma accompagnato da alcune suore e qualche guardia svizzera – ovviamente in borghese – per distribuire generi di conforto ai poveri della Capitale. Vengono donateprovviste alimentari ad associazioni di volontariato, centri per immigrati, mense parrocchiali. Con il denaro dell’Elemosineria lo scorso gennaio sono stati costruiti vicino alle Poste Vaticane alcuni bagni e un servizio docce per i clochard della città. Proprio sotto il colonnato di destra del Bernini. Chi si presenta per lavarsi riceve un kit con sapone e un cambio di biancheria intima. E il lunedì può usufruire di un servizio gratuito di barberia. Eppure c’è molto riserbo sulle attività di questo tipo. In Vaticano nessuno vuole dare troppa pubblicità alle iniziative benefiche. Si scopre però che alcuni mesi fa, durante la notte del Venerdì Santo, il Papa ha fatto distribuire alcune buste pasquali contenenti del denaro ai senzatetto che dormivano nelle stazioni di Roma. Per festeggiare il suo ultimo compleanno ha regalato circa 200 sacchi a pelo ad altrettanti vagabondi che dormivano per strada. In un’altra occasione, invece, ha distribuito trecento ombrelli ai poveri che frequentano Borgo Pio. Nessun acquisto, stavolta. Erano ombrelli accatastati un magazzino, persi negli anni dai turisti dentro i musei vaticani.


Sono piccoli doni, certo. «Proprio perché – raccontano in Vaticano – si è voluto estendere al maggior numero di persone il sostegno di un aiuto». A volte si offrono ai poveri beni e servizi. L’Elemosineria Apostolica, ad esempio, ha messo a disposizione di una cooperativa sociale un immobile per aprire una Casa d’Accoglienza per giovani madri nubili e i loro bambini. Altre volte si offrono piccole somme di denaro. A chi ha bisogno di aiuto viene pagata una bolletta del gas,una rata scaduta dell’affitto. Molte persone scrivono direttamente al Pontefice. Nel 2014 sono arrivate almeno 8mila richieste di sostegno. Papa Francesco le gira all’Elemosineria e si assicura che a ognuno venga risposto. Unica accortezza, le domande devono essere accompagnate da un’attestazione dei parroci o di altri ecclesiastici che garantiscano le reali necessità. Come è facile immaginare, la crisi ha visto impennare il numero delle lettere. «Le domande – si legge nel rapporto sull’attività della Santa Sede – hanno disegnato un quadro abbastanza complesso e variegato delle povertà che purtroppo da diverso tempo cominciano ad affliggere anche zone e categorie di persone che finora godevano di un certo benessere economico».

Francesco ha dato l’esempio, ma ha anche chiesto agli altri di seguirlo. E così recentemente l’ordine dei gesuiti – a cui il Pontefice apparteneva – ha deciso di mettere a disposizione dei senzatetto un immobile di proprietà. È un locale in via dei Penitenzieri, nei pressi della Chiesa di Santo Spirito in Sassia, a due passi dal Vaticano. Il contratto di locazione con l’agenzia di viaggi che affittava lo stabile è stato rescisso. Nei prossimi giorni aprirà una struttura in grado di accogliere fino a trenta senzatetto ogni notte. Per un Pontefice che ha chiesto «una Chiesa povera per i poveri», la carità è un punto fermo. Del resto «la gratuità dovrebbe essere una delle caratteristiche del cristiano, che, consapevole di aver ricevuto tutto da Dio gratuitamente, cioè senza alcun merito, impara a donare agli altri gratuitamente» ha spiegato Papa Francesco durante l’omelia dell’ultimo mercoledì delle Ceneri. «Oggi spesso la gratuità non fa parte della vita quotidiana, dove tutto si vende e si compra. Tutto è calcolo e misura. L’elemosina ci aiuta a vivere la gratuità del dono, che è libertà dall’ossessione del possesso, dalla paura di perdere quello che si ha, dalla tristezza di chi non vuole condividere con gli altri il proprio benessere».


Tratto da: Papa boys

31 agosto 2015

IL NUOVO SISTEMA OPERATIVO iOS DI APPLE PERMETTERA' DI INSTALLARE APP CHE BLOCCANO LA PUBBLICITA' (GOOGLE SCHIANTA)

IL NUOVO SISTEMA OPERATIVO iOS DI APPLE PERMETTERA' DI INSTALLARE APP CHE BLOCCANO LA PUBBLICITA' (GOOGLE SCHIANTA)



lunedì 31 agosto 2015


La prossima versione di iOS, il sistema operativo per dispositivi mobili che Apple potrebbe presentare il prossimo 9 settembre, permetterà agli utenti di installare app che bloccano la comparsa di inserzioni pubblicitarie sul browser Safari. Una simile possibilità a portata di mano di centinaia di milioni di persone dotate di iPhone e iPad rischia di mandare in tilt un mercato del marketing mobile che annualmente vale 70 miliardi di dollari. In esso gruppi editoriali e aziende tecnologiche sperano di generare ancor più ricavi grazie a un'audience in crescita.

Ma se sempre più utenti vedono meno messaggi promozionali, quel giro d'affari verrà colpito negativamente. La mossa di Apple è destinata a pesare enormemente su Google, le cui entrate da pubblicità su Internet superano quelle di ogni altra azienda al mondo.

Come spiegato al Wall Street Journal da Sean Blanchfield - amministratore delegato di PageFair, azienda che aiuta gli editori a lottare contro il blocco delle pubblicità - "Apple sta per creare nei consumatori un appetito enorme per le app che bloccano la pubblicità".

E la portata di una simile strategia è vasta visto che gli utenti iOS trascorrono più tempo sui loro dispositivi rispetto a quelli che invece usano smartphone o tablet dotati del sistema operativo Android di Google (dunque quegli utenti sono più redditizi agli occhi degli inserzionisti).

La speranza di chi compra spazi pubblicitari è che le persone non abbiano voglia di cercare e poi installare app anti-pubblicità, un passo extra da fare visto che non è Apple a creare ed offrire questi specifici software ma sviluppatori a cui viene concesso di lavorare nell'ambito del sistema iOS9.

Va fatta però una distinzione: Apple non permetterà il blocco delle pubblicità all'interno di app. Al gruppo d'altra parte va il 30% dei ricavi generati dalle app e a sua volta gestisce attività dedicate proprio a messaggi promozionali dentro le app.

L'iOS9 inoltre includerà Apple News, la app che ospiterà articoli dei principali gruppi editoriali. Apple potrebbe intascare una porzione delle entrate derivanti da pubblicità associate a quegli articoli.

Ma intanto, la guerra alla pubblicità infestante è iniziata. E con essa, risulta evidente che il vero obbiettivo sia Google, per distruggere il suo tirannico dominio del mercato pubblicitario.
Redazione Milano

LA CHIESA FRANCESE SI RIBELLA ALLA LINEA DI PAPA BERGOGLIO E INVITA A UN DIBATTITO MARION LE PEN, NIPOTE DI MARINE.

LA CHIESA FRANCESE SI RIBELLA ALLA LINEA DI PAPA BERGOGLIO E INVITA A UN DIBATTITO MARION LE PEN, NIPOTE DI MARINE.


LONDRA - Nei giorni scorsi il Front National guidato da Marine Le Pen ha raggiunto un altro importante traguardo che non ha precedenti nella storia politica francese.

Infatti, per la prima volta la chiesa cattolica d'Oltralpe ha invitato un rappresentante del Front National a partecipare a un proprio dibattito, alla faccia delle critiche dei socialisti di Hollande.

L’incontro e' avvenuto sabato scorso e il quotidiano Le Monde ha dedicato a questo avvenimento la sua prima pagina e parlato della caduta di uno steccato fra il Fn e una parte della Chiesa cattolica, certamente non quella orientata a sinistra dietro le orme del Papa argentino, che tra le prime cose che fatto, ha riabilitato la "teologia della liberazione" praticata in Sud America da preti non distinguibili dai guerriglieri marxisti alla Che Guevara.

Ad essere invitata alla tavola rotonda nella diocesi del Var, la regione di Marsiglia, nel Sud, è stata Marion Marechal-Le Pen, la nipote di Marine e del fondatore del partito, Jean-Marie, ora espulso e in guerra con la figlia, la clamorosa artefice di un consenso popolare per il Front National che marcia a passo di carica, al punto da riuscire a fare quello che i detrattori non digeriscono, fare del Fn il terzo polo tra la destra gollista e la gouche, sempre più simili nei contenuti politici.

La giovane Le Pen ha partecipato al dibattito insieme ad altre personalità politiche di destra e di sinistra.

Finora la Chiesa in Francia - e ancor di più in Vaticano - aveva mantenuto le distanze con il Front National, denunciandone i programmi e rifiutando di allacciare qualsiasi genere di rapporto con il movimento. Era soprattutto la politica estera e la linea ferma sull’immigrazione a far storcere il naso alle alte gerarchie ecclesiastiche transalpine, che come sappiamo bene anche qui in Italia perseverano in una politica di vana "accoglienza" che ha aggravato la situazione. Ma adesso sembra che al suo interno qualcosa sia cambiato, almeno in Francia. Se non si tratta di una ribellione alla linea ufficiale di Papa Francesco sull'immigrazione, poco ci manca. 

Ovviamente, questa notizia è stata del tutto censurata dalla grande stampa, dalle radio e dalle televisioni italiane, e non c'è di che stupirsene, perchè descrive una profonda frattura dentro la Chiesa cattolica, dove ormai molte voci criticano apertamente il pontificato sbilanciato a sinistra di un Papa che sta raccogliendo sempre più critiche che consensi. Tanto che molti oggi si domandano se donare l'otto per mille alla Chiesa guidata da Papa Francesco sia cosa diversa dal regalarlo a un partito d'estrema sinistra di matrice marxista-leninista.

GIUSEPPE DE SANTIS

I sindacalisti costano151 milioni allo Stato


Nel rapporto sul costo del lavoro pubblico la Corte dei Conti mette il dito nella piaga dei permessi e delle assenze. Il ministro Patroni Griffi: stiamo preparando delle ispezioni a sorpres

Pagati per non lavorare, sette giorni su sette, 365 giorni all’anno. Fortunati che hanno sbancato un «turista per sempre»? No, più di 4.500 dipendenti pubblici per i quali il Paese di Bengodi non è un luogo immaginario, ma la nostra Italia.

La stessa assediata dalla cri­si, con le aziende costrette a chiu­dere, dei posti di lavoro tagliati e de­gli imprenditori suicidi. A certifi­carlo è la relazione della Corte dei conti, che ha calcolato il costo dei permessi sindacali nel 2010: 151 milioni di euro. Tranquilli paga Pantalone, cioè noi.

Spiegano i magistrati contabili: «La fruizione dei diversi istituti (aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili, distacchi) re­lativamente al 2010 può essere sti­mata come equivalente all’assenza dal servizio per un intero anno lavo­rativo di 4.569 unità di personale, pari a un dipendente ogni 550 in ser­vizio». E sì,perché è la somma che fa il totale. «Applicando a tale dato il costo medio di un dipendente pub­blico- sottolinea la Corte dei conti­il costo a carico dell’erario è stato di 151 milioni al netto degli oneri rifles­si».

Altrettanto dolenti le note sulla produttività del settore pubblico. «In un contesto caratterizzato dalla perdita di competitività del sistema Italia» si ravvisano «preoccupanti segnali». In particolare, «il blocco della crescita delle retribuzioni complessive e della contrattazione collettiva nazionale hanno compor­tato il rinvio, da un lato, delle norme più significative in materia di valuta­zione del merito individuale e del­l’impegno dei dipendenti »e,dall’al­tro, «impeditol’avviodelnuovomo­dello di relazioni sindacali delinea­to nell’intesa del 30 aprile 2009, orientato ad una effettiva correla­zion­e tra l’erogazione di trattamen­ti accessori e il recupero di efficien­za delle amministrazioni», scrive nero su bianco la Corte.

Per il governo dei Prof non ci so­no buoni voti. È allarme sui «reitera­ti tagli lineari agli organici» che ri­schiano di avere «inevitabili, negati­vi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi».Dubbi soprattutto sull’int­e­sa di maggio tra tecnici, enti locali e sindacati sulla capacità dell’attuale sistema di collegare «premialità in­dividuale » e aumento di produttivi­tà del settore pubblico. La Corte dei conti interviene sul fronte già caldo del costo del lavoro pubblico e sul­l’efficienza della burocrazia sotto­pos­ta negli ultimi anni a una cura di­magrante e a un ridimensionamen­to degli stipendi. Il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi è costretto a puntualizzare: «Le perplessità espresse dalla Corte sono le stesse che ci inducono a in­tervenire per far sì che questo mec­canismo possa realizzarsi nella pra­tica. Premiare i migliori e aumenta­re l­a produttività sono le nostre prio­rità». Tanto che Patroni Griffi ora pensa ai blitz. «Stiamo lavorando as­sieme alla Gua­rdia di Finanza per fa­re verifiche ispettive un po’ a sorpre­sa sulle consulenze esterne».

Lotta agli sprechi e ai fannulloni, insomma. Cavalli di battaglia di Re­nato Brunetta, che ora può prender­si una rivincita: «Il ministro Patroni Griffi farebbe bene ad andarsi a ri­leggere con attenzione il rapporto. La Corte promuove le riforme del governo Berlusconi e boccia l’inte­sa Patroni Griffi­ sindacati della not­te del 3 e 4 maggio ». Ecco i passaggi che consentono all’ex ministro di ri­vendicare il buon lavoro svolto. «Al termine del 2010 i dipendenti in ser­vizio presso tutte le pubbliche am­ministrazioni con rapporto di lavo­ro a tempo indeterminato sono di­minuiti dell’ 1,9%, calo che fa segui­to a quello di analogo valore del 2009. Per la prima volta dalla priva­tizzazione del pubblico impiego- ri­leva la magistratura contabile - il conto annuale rileva una significati­va diminuzione del costo del perso­nale, su un valore di 152,2 miliardi» (1,5% in meno rispetto al 2009, seb­bene venga stigmatizzato il boom di assunzioni alla Presidenza del Consiglio nel 2010). Alla fine per Brunetta la chiosa è quasi scontata: «Il governo dei tecnici è nato per ri­solvere i problemi del Paese, non per realizzare regressioni a favore della cattiva burocrazia e del catti­vo sindacato». E 5mila assenteisti (col permesso dallo Stato) ringra­ziano.

IL BISOGNO PROFONDO DELLE PERSONE ESIBIZIONISTE


IL BISOGNO PROFONDO DELLE PERSONE ESIBIZIONISTE
Molte persone amano mettersi al centro dell’attenzione, cercano in tutti i modi di farsi notare dagli altri, sentono cioè un profondo bisogno di farsi vedere da tante persone, affinchè l’attenzione delle persone sia rivolta solo a loro, perchè si parli di loro.
Da dove nasce questo bisogno profondo?
Perché alcune persone cercano in tutti i modi di raggiungere questo obiettivo?
Prima di affrontare questo problema facciamo alcuni esempi pratici dei vari modi di mettersi al centro dell’attenzione:
– Gesticolare e parlare ad alta voce quando si è in pubblico
– Vestirsi in modo vistoso, con colori vivaci, a volte in modo bizzarro
– Cercare di partecipare a programmi televisivi di grande ascolto
– Cercare spesso luoghi affollati dove stare
– Fare le corse in macchina soprattutto per farsi notare
– Praticare uno sport pericoloso
– In un dibattito pubblico cercare sempre di prendere la parola
– Quando si và in discoteca, mettersi sempre in mezzo alla pista per attirare l’attenzione
Insomma queste persone sembrano essere felici e appagati solo dal contatto e dall’approvazione del prossimo, la loro massima soddisfazione si ha quando si parla di loro, quando si giudica un loro comportamento o modo di fare, quando il pubblico o un gruppo di persone dà loro un attenzione particolare.
Ma qual’è il bisogno profondo che viene colmato in questo caso?
Per rispondere a questa domanda, farò adesso un esempio pratico affrontando l’argomento su una delle categorie che possiamo ritrovare tra queste persone esibizioniste di cui abbiamo parlato:
i piloti di macchine veloci, i cosiddetti: racing driver.

LE MOTIVAZIONI PROFONDE DEI RACING DRIVER
(corridori sulle macchine)

Perché alcune persone amano correre in modo eccessivo in macchina?
Ci sono delle persone che sono attratte dalle corse in macchina, e che quando possono spingono l’acceleratore al massimo, per esibirsi davanti agli amici, per fare una sfida con altre persone, per provare il piacere della velocità. Ma cos’è che spinge queste persone a desiderare di correre a volte anche a rischio della loro vita?



Andiamo a cercare le motivazioni profondeche possono spingere questi ”driver” a sfrecciare quando possono con il loro veicolo.

Intanto vediamo quali possono essere le motivazioni che spingono i driver a correre in modo spericolato:

1- L’esibizionismo
2- Il senso del potere
3- L’affermazione di sè
5- Il non sentirsi più soli (perchè c’è un folto pubblico che li guarda)
6- La compensazione di un vuoto interiore

1 – L’ ESIBIZIONISMO

Di solito la persona che vuole attenzione (in questo caso il “driver”) ricerca un vasto pubblico, nel caso specifico, il pilota di macchine veloci corre davanti ad un pubblico che li incita e li acclama, così i driver corrono “per essere osservati”, per farsi notare, per far vedere agli altri “quanto si è bravi”, e cioè a causa di un forte desiderio di sentirsi ammirati, e per dimostrare agli altri e renderli partecipi di qualcosa di importante di sé, qualcosa di non comune che può essere:
– la propria bravura
– la superiorità nei confronti degli altri
– l’andare oltre i limiti e oltre le cose comuni
Questo voler dimostrare agli altri qualcosa di importante di sé, può rilevare da una parte un senso di inferiorità, infatti il senso di potere, il sentirsi più grandi, più importanti, più bravi, e nel voler dimostrare questo, può nascondere un complesso di inferiorità latente che deve essere analizzato.



2 – IL SENSO DEL POTERE E DI SUPERIORITA’

Il sentirsi potenti, o il dimostrare agli altri la propria superiorità, sia facendo una gara (quindi in competizione), sia da soli, può dimostrare in realtà un senso di inferiorità da parte della persona esibizionista, (in questo caso del “driver”) un complesso di inadeguatezza nei confronti di sè stessi o degli altri, così per risollevarsi, per compensare questa immagine di sé negativa, svalutante, per eliminare questo senso di inferiorità, l’esibizionista vuol fare qualcosa che và oltre il normale, qualcosa di grande, di superiore agli altri, di trasgressivo, qualcosa che và al di là delle regole, delle barriere, dei limiti comuni, come per compensare questo senso di inferiorità inconscio che lo pervade, e quindi per ristabilire un equilibrio interiore che viene minato dal complesso d’inferiorità, da questo stato illusorio della mente, da quest’immagine distorta che l’esibizionista (il driver) ha di sé stesso.
Quindi possiamo dire che un comportamento che và oltre le regole, un comportamento trasgressivo, è come una sorta di “compensazione” di un aspetto interiore, in questo caso di un complesso di inferiorità la cui natura è illusoria, immaginaria, non reale, perché la persona in realtà non è inferiore a nessuno, quindi il suo “sentirsi inferiore” è solo un’immaginazione, un illusione di cui la persona è prigioniera e da cui verrà influenzata nella vita e nelle relazioni umane se non si analizza ed approfondisce i perché ha creato in sé queste illusioni e queste immagini distorte di sé.
Quando un driver viene in terapia chiedendosi il vero motivo di queste sue corse sfrenate, di questo suo voler rischiare, le domande da porsi sono:
– Cosa vuole dimostrare?
– A chi vuole dimostrare qualcosa?
– Perché vuole dimostrare qualcosa?
– E soprattutto bisogna chiedersi: questo voler dimostrare qualcosa quale bisogno và a soddisfare?
Può trattarsi di un bisogno di ammirazione, allora durante la psicoterapia si andrà ad indagare ed analizzare se la madre o il padre non ammiravano il proprio figlio (o figlia), o se lo svalutavano, e perché lo svalutavano.
Può essere un bisogno di sentirsi superiori, ed allora andremo ad analizzare le cause profonde che hanno generato questo desiderio, che potranno essere per esempio una svalutazione da parte dei genitori del proprio figlio, le umiliazioni subite a casa, a scuola o nel luogo di lavoro, o una vita povera, insoddisfacente che può portare la persona a comportamenti opposti, eccessivi di compensazione.
Oppure questo “complesso di superiorità” può in alcuni casi rintracciarsi in un’eccessiva esaltazione del proprio figlio da parte di uno o di entrambe i genitori, che in questo modo possono lasciare una traccia profonda nel bambino, tanto da fargli credere di essere una persona speciale, superiore, unica.
(Come si può notare una mancanza di equilibrio da una parte o dall’altra nell’educazione può trasmettere una mancanza di equilibrio al figlio)
Un altro aspetto che risalta nel driver è un bisogno di potere, e anche qui dobbiamo indagare ciò che ha generato questo bisogno, a volte può essere rintracciato nell’adulazione continua da parte dei genitori, o al contrario nell’aver subìto un potere molto forte, una violenza psicologica da parte dei genitori tale da generare nel proprio figlio un desiderio opposto alla svalutazione che hanno subito, cioè un grande desiderio di potere , nel caso dei driver quindi le corse possono diventare un senso di rivalsa per sé stessi.
In realtà il bisogno di ammirazione, il bisogno di potere e il bisogno di attirare l’attenzione sono delle manifestazioni o espressioni di un solo bisogno:
il bisogno di essere amati ed accettati
E’ questo il vero bisogno profondo che si nasconde nella persona esibizionista, cioè un amore non ricevuto, non sentito, o un amore sbagliato, senza equilibrio da una parte (svalutazione) o dall’altra (esaltazione).
Così la persona esibizionista, (si tratti di un pilota di macchine veloci, oppure di uno stantman, di una persona che ama il rischio, di un attrice, di un ballerino, di una persona che vuole sempre avere l’attenzione su di sé), sente dentro di sè che se sarà ammirato, notato, acclamato, applaudito, osannato da qualcuno, soddisferà in questo modo questo suo bisogno immenso di essere amato, un amore che non ha ricevuto o che non ha sentito, e così solo quando farà qualcosa di straordinario, di forte, di trasgressivo, di pericoloso, di importante, di originale o di unico, solo allora troverà qualcuno che gli potrà ridare, restituire quell’amore tanto agognato. 
Di solito le persone trasgressive, non si rendono conto di questo a livello cosciente, ma possono rendersi conto di questo durante un’analisi approfondita, in questo modo potranno capire il perché delle loro azioni strane, eccessive, esibizioniste, e cominciando a prendere coscienza di questo, cominceranno a cambiare interiormente e nei loro comportamenti. Naturalmente c’è bisogno di tempo, di uno sforzo interiore, anche di umiltà per capire cosa succede dentro di noi, per imparare ad ammettere i propri errori, o per ammettere le cause di quello che facciamo, ma questo non può che farci bene, non può che esserci di aiuto.
Per quanto riguarda i driver, dobbiamo ricordare che a livello simbolico l’automobile rappresenta un’estensione del proprio sé, in quanto i driver si identificano con la propria macchina, e con tutto quello che la propria macchina riesce a fare, cioè le acrobazie, la velocità, i sorpassi azzardati, la vittoria sugli altri, ecc.
Ecco perché i driver di solito “personalizzano” la propria auto, perché in questo modo la loro macchina diventa unica, particolare, personale, e le modifiche che vengono apportate, sono modifiche che hanno un forte rapporto con la personalità del driver, che si rispecchierà nella macchina modificata.
continua…….

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