19 settembre 2015

Circo Barnum Orfini #OrfiniPagliaccio


Luigi di Maio ha querelato Orfini per le sue dichiarazioni: "I boss dei clan sono fan di di battista e di maio". Gli ha chiesto un risarcimento. I soldi saranno donati al Microcredito. Abbia il coraggio Orfini di rinunciare all'immunità. <<<

"MafiaCapitale: Orfini (PD) è bugiardo, penoso e vergognoso.
Mentre il suo PD è coinvolto dalla testa ai piedi in Mafia Capitale, con decine e decine di arresti per fatti di corruzione, lui cosa fa? Tenta di distogliere l'attenzione attaccando il M5S. L'unica forza politica integra e totalmente estranea a qualsiasi fatto di mafia.
Lo fa in un modo davvero meschino, risultando ridicolo.
Orfini accusa un esponente del M5S di aver ottenuto ben due "like" e condivisioni di pagine pubbliche su facebook da parte di un esponente dei clan di Ostia che neanche conosce. Di cosa sta parlando Orfini? Ha idea di come funziona facebook? Chiunque può ricevere dei "like" da chiunque. Ma non si vergogna Orfini di usare un'argomentazione senza senso? Ma può un deputato della Repubblica Italiana scendere cosi in basso?

VIDEO Le vergognose dichiarazioni di Orfini su M5S e #MafiaCapitale


Tutto questo solo per nascondere dei fatti di una gravità assoluta come che il sindaco Marino, in un video del 2013 annunciava pubblicamente che avrebbe donato il suo primo stipendio da sindaco alla Coop29 di Buzzi? O le intercettazioni di Buzzi che dichiara "Se resta sindaco Marino, con il mio amico ci mangiamo Roma ..." o ancora: "i Consiglieri comunali devono sta ai nostri ordini ..." e infine: "gli utili (40 milioni di euro) li abbiamo fatti sui zingari, sull’emergenza degli alloggi e sugli immigrati...".
Altrettanto ridicole e strumentali le accuse di Orfini nei confronti di Grillo che da sempre denuncia il "nuovo" volto delle mafie e lo fece già dieci anni fa proprio a Roma, preannunciando lo scandalo di Mafia capitale. Nel 2005 Beppe Grillo con don Luigi Ciotti ed il procuratore Giancarlo Caselli partecipò ad una manifestazione contro le infiltrazioni mafiose nella Capitale. Al fianco di don Ciotti dichiarò alle telecameredel Tg3: "La mafia in fondo non è più la stessa. E' stata corrotta dall'interno, dalla finanza, da questi nuovi finanzieri e i clienti della mafia. Se vedi un associazione mafiosa oggi sono formate da commercialisti, direttori di banche, impresari, uomini d'affari, c'è anche qualche magistrato". E ancora "quando parliamo di mafia uno immagina subito uno con un unghia lunghissima che si fa l'ottorino laringoiata con l'unghia, uno che dice 'minchia, di minchia, la straminchia'. La mafia non è più così da anni. La mafia ha le unghie curate. La mafia non dice "minchia" dice "sorry".

VIDEO Correva l’anno 2005 quando Grillo denunciò MafiaCapitale
"Le inchieste di oggi dimostrano che quelle parole non erano 'battute' al vento. Orfini deve vergognarsi profondamente perchè prendere una frase fuori contesto in questo modo scellerato stravolgendone il significato è da vigliacchi e ignobili.
Il M5S e Beppe Grillo sono stati sempre contro ogni tipo di Mafia e, addirittura, contro qualsiasi tipo di ombra mafiosa. E' dimostrato dai fatti, non dalle parole. Dai propri candidati ed eletti, tutti incensurati e trasparenti come l'acqua.
Il PD, invece, è inserito in un sistema criminale che si nutre delle risorse pubbliche attraverso la complicità e la corruzione dei propri politici, il sostegno delle organizzazioni mafiose e l'utilizzo delle cooperative rosse come viatico per arrivare agli appalti. Proprio Orfini, nominato Commissario del PD a Roma e chiamato dal proprio segretario a ripulire prima una Giunta Comunale inquinata e contaminata e poi l'intera sezione del partito, ha totalmente fallito e dovrebbe immediatamente dimettersi o essere rimosso dall'incarico.
I 44 arresti e 21 indagati di ieri attestano la totale inadeguatezza del ruolo ricoperto da Orfini e, soprattutto, che il PD ormai non è altro che un partito che a Roma si regge su scambi politici mafiosi. D'altronde candida condannati (come De Luca) sostenuti da personaggi vicini ai Casalesi. I propri esponenti politici fanno affari con i vari Buzzi e Carminati, utilizzando proprio i temi della vecchia sinistra - come l'emergenza sociale - per sottrarre in modo illecito soldi alle casse pubbliche e, dunque, ai cittadini.
Orfini, il M5S è altra cosa rispetto al tuo PD e rispetto alla Mafia in cui direttamente è coinvolto il tuo partito.
Fattene una ragione e mettiti l'anima in pace." M5S Parlamento

18 settembre 2015

Intercettazioni e bavaglio: martedì alla Camera la delega sul processo penale


Primo voto sulla legge che punisce con il carcere la pubblicazione delle conversazioni "rubate". Orlando: "Non è l’orientamento del governo prevedere la galera per i giornalisti"

Ritorno del bavaglio nella politica italiana. Il Parlamento ci prova ancora, l’obiettivo è sempre lo stesso: limitare la pubblicazione delle intercettazionitelefoniche. Martedì pomeriggio, dunque, tocca alla Camera. Dichiarazioni di voto e poi probabile via libera (il primo) alla riforma del processo penale. Dentro al ddl, c’è la delega al governo per metter mano alle intercettazioni. Ma prima servono i passaggi a Montecitorio e Palazzo Madama.

Evidentemente, tra le tante priorità del delicato periodo politico, le intercettazioni sono in cima all’agenda autunnale renziana. L’esecutivo infatti ha già chiarito di voler fare in fretta. Già a fine agosto il ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva dichiarato la volontà di approvare tutto in tempi brevi, in un’intervista al Messaggero: “Ce la possiamo fare entro la fine del 2015. La delega sulle intercettazioni possiamo attuarla a strettissimo giro, inizieremo a discuterne subito dopo il via libera alla Camera”. Che dovrebbe arrivare appunto martedì sera. Poi ci sarà il passaggio al Senato e poi il testo finirà nelle mani delgoverno. Tecnicamente, non ci sono impedimenti nel realizzare tutto nei tempi previsti da Orlando.
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Gran parte dellapolemica, prima della pausa estiva si era concentrata sul cosiddettoemendamento Pagano(dal nome del deputato di Ncd che l’aveva presentato), la norma che prevede la reclusione da 6 mesi a 4 anni per “chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, ripreseo registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza efraudolentamente effettuate”. Una legge che avrebbe fatto rischiare il carcere ai giornalisti d’inchiesta di gran parte delle trasmissioni televisive italiane. “Quella norma è stata superata – garantisce il deputato del Pd Walter Verini –. Il mattino successivo abbiamo risolto il problema con un emendamento a firma mia e di David Ermini (altro Pd, ndr): sono escluse le registrazioni ai fini di diritto di cronaca e uso processuale”.

Lo stesso ministro della Giustizia ha subito garantito che “non è l’orientamento del governo prevedere la galera per i giornalisti”. Ma la legge sulle intercettazioni non è solo l’emendamento Pagano. La stretta studiata in Parlamento riguarda la pubblicazione delleconversazioni non penalmente rilevanti. “L’orientamento – spiega ancora Verini – è quello della cosiddetta udienza filtro, dove l’avvocato della difesa, il pm e il giudice valutino quali siano le intercettazioni di rilevanza processuale. Se non lo sono, l’udienza filtro le esclude, le mette in una ‘cassaforte’ sotto la responsabilità del giudice, non vengono cancellate. L’obiettivo è la tutela dellaprivacy”.

Non è contemplato, ma al contrario combattuto, l’interesse pubblico alla conoscenza di conversazioni – e fatti – che non siano penalmente, ma politicamente o eticamente rilevanti. Per intenderci: le conversazioni tra Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi (quelle in cui l’attuale premier, tra le altre cose, definisce “un incapace” il suo predecessore a Palazzo Chigi) probabilmente non avrebbero mai passato l’udienza filtro, nonostante l’innegabile rilevanza pubblica. Il principio che il Parlamento ha tanta fretta di tutelare non è la libertà d’informazione, ma la riservatezza delle sue conversazioni.

da il Fatto Quotidiano del 13 settembre 2015

Che Gino Strada risulti "indigesto" al potere è chiaro



Che Gino Strada risulti "indigesto" al potere è chiaro. Lui non le manda a dire. Da tempo ripete che l'art.11 della Costituzione non è un optional. "Quell'articolo dice che la Repubblica è nata ripudiando la guerra e garantendo alcuni diritti: come quello alla salute. E anche quell'articolo è stato tradito" ha detto più volte nei suoi rari (ma intesi) interventi televisivi.

Da medico dice di accontentarsi di aver fatto una cosa "banale": curare gli altri, sforzandosi di portare l'eccellenza dove altri porterebbero qualche sporadico aiuto tanto per lavarsi la coscienza. "E' una vergogna che l'Africa sia nello stato in cui si trova, noi ci facciamo la Tac al primo mal di testa e a loro pensiamo che basti portare una scatola di medicine".

Gino Strada ricorda che in Italia nove milioni di cittadini non possono più permettersi cure. E denuncia: "I soldi per gli F35 servono alla sanità pubblica. Ma va denunciato anche il male al suo interno ovvero pretendere di fare profitto sulla salute. Ci sono troppi medici corrotti".

A Trento su invito di Fondazione Caritro Gino Strada, con grande fermezza e coraggio aveva speso parole chiare sulla sanità italiana.Il fondatore di Emergency giudica un'indecenza la sanità pubblica basata sul profitto. "Una vergogna" afferma con la franchezza che gli è tipica.

"Noi abbiamo deciso di portare servizi ai più poveri con 2 poliambulatori fissi e 2 mobili: a Marghera viene gente che non ha soldi per curarsi e sono italiani. In Puglia, Sicilia e Calabria ci eravamo andati seguendo le ondate stagionali dei raccoglitori di arance o pomodoro: immigrati che vivono in schiavitù. Ecco: dovermi dire che questo succede nel mio paese, è un grande dolore" aveva detto.

Viene da questa constatazione "Programma Italia" ovvero cure gratuite per la fascia più svantaggiata della popolazione. E' partita la campagna promozionale di raccolta fondi per sostenere una sanità gratuita per i nuovi poveri.
"Il 20% dei nostri pazienti sono italiani che non ce la fanno più" dice Gino Strada, che racconta di aver scoperto questo bisogno in Sicilia dove Emergency ci era andata per aiutare i migranti. "C'era invece una tragedia ben maggiore tra noi italiani, gente caduta in povertà, che non ha i soldi per pagarsi una visita o il farmaco.

Strada gode di una popolarità immensa e quando lo candidarono a Presidente della Repubblica rispose: "....lo prendo come un apprezzamento per il lavoro di Emergency, che è sociale e politico con la P maiuscola. Noi abbiamo scelto di curare le persone e non di ucciderle”.

Di far politica a lui in realtà non gliene importa affatto, anche se in fondo gli piacerebbe. Il suo lavoro è fare il medico e lui lo ha fatto in tutto il mondo. "Ci sono 21 cardiochirugie in Lombardia, in Africa ce n'è una: a Karthoum". Ma le sue parole sono politiche nel senso più alto del termine.

Parole che continua a dire ricordando che spendere per gli F35 e tagliare la sanità è folle.Si potrà obiettare che il governo sta lavorando ad una riduzione degli F35: da 90 a 45, ma per l'anno in corso i 6 che si dovevano comprare...si compreranno. "Vanno cancellati punto e basta", dice invece Gino Strada. "Non è possibile spendere quello che stiamo spendendo per le spese militari. E' tempo delle scelte".

Tanto più che i software di cui sono dotati sono aggredibili da hacker, e i mezzi risultino difettosi e vulnerabili. "Qualunque politico che creda ancora negli F35 e li voglia comprare è un cretino".

Quanto a Ebola, Gino Strada non manca di dare ai fatti la loro caratura reale. "L’epidemia in West Africa è in calo, andrà a estinguersi, ma quanto tempo ci vorrà perché siano spente anche le braci? A Trento, in collegamento dalla Sierra Leone, Gino Strada, nel corso di una serata promossa da Fondazione Caritro, aveva lanciato il suo appello: "aiutateci qui".

La pericolosa dittatura del pensiero positivo e del falso sorriso!


Sorriso e ottimismo sembrano essere diventati i mantra assillanti della società contemporanea, eppure forse sono solo in pochi a sapere che questa cosiddetta anfetamina del pensiero positivo a tutti i costi è esplosa da molti anni, ancor prima della bolla immobiliare americana.

Sorridi o muori: come il pensiero positivo si è preso gioco degli Italiani e del mondo. Credo che questo "MANTRA" sia riuscito a istupidire ulteriormente la maggioranza delle persone.

Basta guardarsi intorno per notare il percorso da noi intrapreso; è tutto un proliferare di persone banali sul “segreto della felicità” e sul proiettare un’immagine di sé ottimista e vincente.

Dilagano a macchia d’olio citazioni sul potere benefico di quello che dovrebbe essere considerato un atto spontaneo e s’invita la gente a pensare sempre positivo per numerosi motivi che riescono in modo astuto a colpire l’attenzione degli ingenui o degli insicuri. Sorridi per suscitare l’invidia altrui, pensa positivo per sconfiggere tutte le avversità della vita e raggiungere il successo.

Ho notato un aumento di sorrisi talmente fasulli da suscitare ilarità e la maggioranza delle persone che incontro quotidianamente indossa quella maschera di invulnerabilità come se volesse comunicare la propria potenza con quell’atteggiamento di ottimismo che si avvale della “certezza” di poter distruggere ogni negatività.

E se si legge nel viso di qualcuno uno sguardo neutrale o peggio ancora triste, quel povero disgraziato viene subito etichettato come potenziale perdente (sfigato).

Sorridi o muori è diventato dunque il nuovo mantra della società contemporanea.

La maldicenza

La maldicenza
-di San Giovanni Maria Vianney-

Omelie del santo Curato D’Ars
SI SCIOLSE IL NODO DELLA SUA LINGUA E PARLAVA CORRETTAMENTE (MC 7,35)

Sarebbe desiderabile, fratelli miei, che si potesse dire di ognuno di noi, ciò che il Vangelo dice di questo muto che Gesù guarì, cioè, che parlava molto bene. Ma, ahimè!, fratelli miei, forse ci si dovrebbe rimproverare che noi parliamo quasi sempre male, soprattutto quando parliamo del nostro prossimo. Quale è, infatti, la condotta della maggior parte dei cristiani dei nostri giorni?

Eccola: criticare, censurare, screditare e condannare, ciò che fa e dice il prossimo. Questo, fra tutti i vizi, è quello più comune, quello più universalmente diffuso, e, forse, il peggiore di tutti. Vizio, che non si potrà mai detestare abbastanza, vizio che produce le più funeste conseguenze, che sparge dappertutto il turbamento e la desolazione. Ah! piacesse a Dio di darmi uno dei suoi carboni di cui l’angelo si servì per purificare le labbra del profeta Isaia, perché potessi purificare la lingua di tutti gli uomini! Oh! Quanti mali si potrebbero bandire dalla faccia della terra, se si potesse scacciarne la maldicenza! Potessi, fratelli miei, farvi provare un tale orrore, da ricevere la grazia di correggervi per sempre da questo vizio! Ecco, fratelli miei, qual è il mio progetto.

1°: farvi capire cos’è la maldicenza;

2°: quali sono le sue cause e le sue conseguenze;

3°: la difficoltà e la necessità di combatterla.

Non voglio cominciare mostrandovi la gravità e la nefandezza di questo crimine, che semina tanto male; che è la causa di tante discordie, di odio, di omicidi e di inimicizie, che spesso durano tanto quanto la vita delle persone, crimine che non risparmia né i buoni, né i cattivi. E’ sufficiente che vi dica, che questo crimine è uno di quelli che trascina più anime nell’inferno.

Credo, però, che sia più necessario farvi conoscere in quanti modi noi possiamo rendercene colpevoli, affinché, conoscendo il male che fate, possiate correggervi, ed evitare i tormenti che sono preparati nell’altra vita per questo vizio. Se mi domandaste: che cos’è la maldicenza? Io vi risponderei: la maldicenza è far conoscere un difetto o una colpa del prossimo, in maniera tale da nuocere, poco o molto, alla sua reputazione. E ciò avviene in vari modi. Si parla male, in primo luogo, allorché si attribuisce al prossimo un male che non ha fatto o un difetto che non ha, e questo si chiama calunnia. E’ un crimine infinitamente terribile, ma che, tuttavia è molto comune. Attenti a non ingannarvi, fratelli miei, perché dal parlar male al calunniare, il passo è molto breve. Se ci facciamo caso, ci accorgiamo che, quasi sempre, si aggiunge qualcosa e si aumenta il male che si dice del prossimo. Una cosa che passa per molte bocche, non è più la stessa; colui che l’ha detta per primo, non la riconosce più, tanto è stata cambiata e accresciuta. Da ciò, io concludo che uno che parla male è, quasi sempre, anche calunniatore, e ogni calunniatore è un infame. C’è un santo padre che dice che bisognerebbe scacciare i maldicenti dalla società degli uomini, come si trattasse di bestie feroci. Si parla male, inoltre, quando si gonfia il male che il prossimo ha fatto. Avete visto qualcuno che ha commesso qualche colpa, e voi cosa fate? Invece di ricoprirla col velo della carità, o, almeno, di ridimensionarla, voi invece la ingigantite. Vedete un domestico che si riposa un istante, o un

operaio che fa lo stesso, e se qualcuno ve ne parla, riferirete, senza nessuna verifica, che è un fannullone, che ruba il denaro del suo padrone. Vedete passare una persona in una vigna o in un frutteto, e vi accorgete che coglie qualche radice o qualche frutto, cosa che non dovrebbe fare, è vero. Ma voi andrete a raccontare a tutti quelli che incontrate, che quel tale è un ladro, che bisogna guardarsi da lui, anche se quello non ha mai rubato; e così via… E’, ciò che si chiama, parlare male per esagerazione. Ascoltate cosa dice san Francesco di Sales: “Non dite che il tale è un ubriaco o un ladro, perché lo avete visto rubare o ubriacarsi una sola volta. Noè e Lot si ubriacarono una volta; eppure né l’uno né l’altro erano degli ubriachi. San Pietro non era un bestemmiatore, per aver imprecato una volta. Una persona non è viziosa, per essere caduta una volta nel vizio, e quand’anche vi cadesse più volte, parlandone male si corre il rischio di accusarlo falsamente. E’ ciò che accadde a Simone il lebbroso, quando vide la Maddalena ai piedi del Salvatore, mentre li bagnava con le sue lacrime: “Se quest’uomo fosse un profeta, come si dice, non saprebbe che è una peccatrice, colei che si è gettata ai suoi piedi?”. Egli si sbagliava di grosso: la Maddalena non era più una peccatrice, ma una santa penitente, perché le erano stati perdonati tutti i suoi peccati.

Vedete ancora questo orgoglioso fariseo, che, stando nel tempio, faceva l’elenco di tutte le sue pretese opere buone, ringraziando Dio di non essere come gli altri uomini, adulteri, ingiusti e ladri, proprio come quel pubblicano. Egli riteneva che quel pubblicano fosse un peccatore, invece, in quello stesso momento, quello era stato giustificato. Ah! figli miei, continua questo ammirevole san Francesco di Sales, dal momento che la misericordia di Dio è tanto grande, che un solo istante è sufficiente perché Egli perdoni il più grande delitto del mondo, come possiamo noi avere l’audacia di dire che colui che fino a ieri era un gran peccatore, lo sia anche oggi?”.

Concludendo le osservazioni fatte in precedenza, io dico che quasi sempre ci sbagliamo, quando giudichiamo male il nostro prossimo, sebbene la cosa su cui portiamo il nostro giudizio, possa avere qualche apparenza di verità. Dico ancora che si parla male, quando si fa conoscere, senza una legittima ragione, un difetto nascosto del prossimo, o una colpa ignota. Ci sono persone che s’immaginano che quando vengono a sapere qualcosa di male sul prossimo, possono tranquillamente dirlo ad altri e intrattenervisi. Ti sbagli di grosso, amico mio. Che cosa la nostra religione ci raccomanda più della carità? La stessa ragione ci suggerisce di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi. Considerate la cosa più da vicino: saremmo contenti noi, se qualcuno ci avesse visto commettere una colpa, e andasse a spifferarla a tutti? No, senza dubbio; al contrario, se ci facesse la carità di tenerla nascosta, gli saremmo molto riconoscenti. Sapete bene come vi infastidisce, se qualcuno dice qualcosa sul vostro conto o sulla vostra famiglia. Dov’è, dunque, la giustizia e la carità? Finché la colpa del vostro prossimo è nascosta, egli conserverà la sua reputazione; ma dall’istante in cui la farete conoscere, gli ruberete la stima di cui gode, e in ciò gli farete un gran torto, più che se gli toglieste una parte dei suoi beni, poiché lo Spirito Santo ci dice che una buona reputazione vale più delle ricchezze. Si parla male, inoltre, allorché si interpretano male le buone azioni del prossimo. Ci sono persone simili al ragno, che trasforma in veleno le cose migliori. Un poveretto, una volta che finisce sulla lingua dei maldicenti, è simile a un chicco di grano, sotto la ruota del mulino: viene lacerato, sfracellato e completamente distrutto. Questa gente, vi attribuirà delle intenzioni che voi non avete mai avuto, avveleneranno ogni vostra azione e ogni vostro movimento. Se siete persone pie, che vogliono adempiere fedelmente i doveri della vostra religione, per loro siete solo degli ipocriti, che vi comportate come un dio, quando state in Chiesa, e come diavoli, quando siete in casa vostra. Se compite opere buone, essi penseranno che lo fate per orgoglio, per farvi vedere. Se fuggite le abitudini del mondo, per essi siete persone strane, malati di testa; se avete cura dei vostri beni, per essi siete soltanto avari. Diciamolo francamente, fratelli miei, la lingua del maldicente è come un verme che intacca i buoni frutti, cioè le migliori azioni di questo mondo, e cerca di trasformarli in roba da buttar via. La lingua del maldicente è come un bruco che insudicia i fiori più belli, deponendo in essi la traccia disgustosa della sua

schiuma. Affermo ancora, che si parla male, perfino senza dire nulla, ed ora vi spiego come. Potrà accadere che, alla vostra presenza, si lodi una persona che si sa che conoscete. E voi non dite nulla, oppure la lodate con una certa freddezza: allora il vostro silenzio o la vostra simulazione, porteranno a pensare che voi conoscete, sul suo conto, qualcosa di brutto, e che ciò vi porta a non dire nulla. Altri, poi, parlano male sotto un’apparenza di compassione. “Non sai niente, essi dicono, non hai sentito ciò che è successo a quella tale, che conosci bene? Peccato, che si è lasciata ingannare!…

Tu, tu che sei come me, non avresti mai creduto?…”. San Francesco ci dice che una simile maldicenza è simile a una freccia avvelenata, che si immerge nell’olio, perché penetri più in profondità. E poi, un gesto, un sorriso, un “ma…”, un dondolio della testa, una sottile aria di disprezzo: tutto ciò contribuisce a far pensare un gran male della persona di cui si parla. Ma la maldicenza più nera e più funesta nelle sue conseguenze, consiste nel riferire a qualcuno ciò che un altro ha detto di lui o ha fatto contro di lui. Queste delazioni, producono i mali più terribili, che fanno nascere sentimenti di odio e di vendetta, che durano spesso fino alla morte. Per mostrarvi quanto questa specie di persone sia colpevole, ascoltate quello che ci dice lo Spirito Santo: “Ci sono sei cose che Dio odia, ma la settima egli la detesta, questa settima è la delazione”. Ecco, fratelli miei, in quanti modi, pressappoco, si può peccare a causa della maldicenza. Scandagliate il vostro cuore e vedete se non siete anche voi, in qualche modo, colpevoli in questa materia

Anzitutto vorrei avvertirvi che non si deve credere facilmente al male che si dice degli altri, e, se capita che una persona, accusata, non si difenda, non si deve affatto credere che, per questo, ciò che si va dicendo sia vero. Eccovi un esempio che vi dimostrerà che possiamo sbagliarci tutti, e che dobbiamo molto difficilmente credere al male che ci viene riferito sugli altri. Si racconta che un vedovo, che aveva una figlia unica molto giovane, la affidò a uno dei parenti e andò a farsi religioso in un monastero di solitari. La sua virtù lo rese amabile da parte di tutti gli altri religiosi.

Da parte sua, egli era molto contento della sua vocazione, ma qualche tempo dopo, pensando a sua figlia, la tenerezza che nutrì per la ragazza, lo riempì di dolore e di tristezza per averla abbandonata così. Il padre abate se ne accorse e un giorno gli disse: “Fratello mio, cos’è che ti affligge tanto?” – “Ahimè! padre mio, gli rispose il solitario, ho lasciato in città una ragazza molto giovane: è questo il motivo della mia pena”. L’abate, non avendo compreso che si trattava di una figlia, ma credendo che fosse un figlio maschio, gli disse: “Vai a cercarlo e portalo qui, così lo farai crescere in mezzo a noi”. Subito quello partì, considerando il comando come se fosse una voce dal cielo, e, trovata la figlia, ancora piccola, che si chiamava Marina, le disse di prendere il nome di Marino, le raccomandò di non rivelare mai di essere una donna, e la condusse in monastero. Il padre si adoperò talmente per mostrarle la necessità della perfezione, dopo che aveva lasciato il mondo per donarsi a Dio, che, in poco tempo, ella divenne un modello di virtù, anche per i religiosi più anziani, pur essendo, lei, così giovane. Prima di morire, suo padre le raccomandò fortemente di nuovo, di non rivelare mai la sua vera identità. Marina aveva appena diciassette anni, allorché il padre la lasciò. Tutti i religiosi, la chiamavano Marino. La sua umiltà profonda e la virtù non comune, la fecero amare e rispettare da tutti i religiosi. Ma il demonio, geloso perché la vedeva camminare tanto rapidamente nella via della virtù, o piuttosto, volendo Dio metterla alla prova, permise che fosse calunniata nel modo più abietto. Le sarebbe stato molto facile dimostrare la sua innocenza, ma ella non volle farlo. Capite, così, che una persona che ama veramente Dio, considera tutto ciò che Dio permette che accada, persino la maldicenza e la calunnia, come un dono per il suo maggior bene. I fratelli del monastero, erano soliti, certi giorni della settimana, andare al mercato a fare provvista, e quel fratello (Marino) li accompagnava. Il padrone dell’osteria, aveva una figlia che aveva peccato miseramente con un soldato. Essendosi accorto che era incinta, volle sapere da lei chi l’aveva disonorata. Questa figlia, piena di malizia, si inventò la più oscena maldicenza e la più terribile calunnia, e disse a suo padre che era stato il monaco Marino che l’aveva sedotta, e che era caduta nel peccato insieme a lui. Il padre, pieno di furore, venne a fare le sue rimostranze all’abate, il quale rimase molto stupito che il monaco Marino avesse potuto fare una simile cosa, proprio lui che era ritenuto un grande santo. Allora il padre abate mandò a chiamare fratel Marino alla sua presenza e gli chiese che cosa mai avesse combinato, che razza di vita avesse condotto finora, e se si rendesse conto quale vergogna fosse per un religioso! Il povero fratel Marino, elevando a Dio il suo cuore, pensava a che cosa dovesse rispondere, e allora, piuttosto che diffamare quella ragazza impudica, si accontentò di rispondere così: “Sono un povero peccatore, che merita di fare penitenza”. L’abate non indagò oltre, e credendolo colpevole del crimine di cui veniva accusato, lo castigò aspramente e lo cacciò dal monastero. E questa povera figlia, simile a Gesù Cristo, ricevette i colpi e l’affronto, senza aprire bocca per lamentarsi né per fare riconoscere la sua innocenza, lei che avrebbe potuto dimostrarla con tanta facilità. Ella restò per tre anni alla porta del monastero, guardata da tutti i religiosi come un’infame. Quando i religiosi passavano, si prostrava davanti a loro per chiedere l’aiuto delle loro preghiere e un piccolo pezzo di pane, per non morire di fame. La ragazza dell’osteria, avendo partorito, custodì per qualche tempo il bambino, ma poi, quando fu svezzato, lo inviò a fratel Marino, come se ne fosse il padre. Egli, senza manifestare per nulla la sua innocenza, lo accolse come se fosse suo figlio, e lo nutrì per due anni, condividendo con lui le poche elemosine che riceveva. Gli altri religiosi, commossi da tanta umiltà, andarono a pregare l’abate di avere pietà di fratel Marino, osservando che da cinque anni faceva penitenza alla porta del monastero, e che bisognava accoglierlo e perdonarlo per amore di Gesù Cristo. Il padre abate, avendolo fatto venire, gli rivolse aspri rimproveri: “Tuo padre era un santo, gli dice l’abate, ti fece entrare qui dalla tua infanzia, e tu hai avuto la sfrontatezza di disonorare questo luogo col più detestabile dei crimini. Tuttavia, ti concedo di entrare in questa casa con questo bambino, del quale tu sei l’indegno padre, e ti condanno, come espiazione del tuo peccato, ai servizi più vili e più bassi verso tutti gli altri fratelli”. Il povero fratel Marino, senza dire una sola parola di lamento, si sottomise a tutti, sempre contento e sempre deciso a non dire nulla per far conoscere la sua completa innocenza. Questo nuovo lavoro, che a mala pena avrebbe potuto sostenere un uomo robusto, non lo scoraggiò affatto. Tuttavia, di lì a poco, schiacciato dalla fatica del lavoro e dall’austerità dei digiuni, soccombette, e, pochi giorni dopo, morì. L’abate ordinò, secondo carità, che gli fossero tributati gli uffici, come a ogni altro religioso; ma per stigmatizzare al massimo il vizio dell’impurità, lo fece seppellire lontano dal monastero, perché al più presto venisse dimenticato. Ma Dio volle che si riconoscesse la sua innocenza, che ella (Marina = fratel Marino) aveva tenuta nascosta per sì lungo tempo. Avendo i fratelli scoperto che era una donna, si misero a gridare, percuotendosi il petto: “Dio mio, come ha potuto, questa santa figlia, soffrire con tanta pazienza tante ingiurie e afflizioni, senza lamentarsi, quando invece le sarebbe stato tanto facile discolparsi?”. Allora corrono dal padre abate, urlando con forza e spandendo lacrime in abbondanza: “Venite, padre mio, gli dissero, venite a vedere fratel Marino”. L’abate, meravigliato per queste grida e per queste lacrime, corre verso questa povera figlia innocente. Egli fu assalito da un così vivo dolore, che si inginocchiò, battendo la fronte per terra e versando torrenti di lacrime. Allora tutti insieme, lui e i suoi religiosi, cominciarono a gridare, desolati: “O santa e innocente figlia, ti scongiuro, per la misericordia di Gesù Cristo, di perdonarmi tutte le pene e gli ingiusti rimproveri che ti ho fatti! Ahimè! urlava l’abate, ero nell’ignoranza; tu hai avuto

tanta pazienza per accettare tutto, mentre io troppo poca luce per riconoscere la santità della tua vita”. Avendo fatto riporre il corpo di questa santa donna nella cappella del monastero, portarono la notizia al padre della ragazza che aveva accusato fratel Marino. Questa povera disgraziata, che aveva falsamente accusato il santo fratello Marino, dopo il peccato era rimasta posseduta dal demonio. Ella venne, disperata, ai piedi della santa (Marina), per confessare il suo crimine, domandandole perdono. E subito, per sua intercessione, fu liberata dal demonio.

Vedete, fratelli miei, quanto la calunnia e la maldicenza fanno soffrire dei poveri innocenti!

Quante povere persone, anche nel mondo, vengono accusate falsamente, ma nel giorno del giudizio, riconosceremo essere innocenti. Tuttavia, coloro che sono accusati in questo modo, devono riconoscere che è Dio che lo permette, e che la cosa migliore per loro, è quella di rimettere la loro innocenza nelle mani di Dio, e di non tormentarsi perché la loro reputazione ne può risentire; quasi tutti i santi hanno fatto così. Vedete ancora san Francesco di Sales, che fu accusato davanti a un gran numero di persone, di aver fatto uccidere un uomo, per convivere con sua moglie. Il santo lasciò tutto nelle mani di Dio, e non si preoccupò per nulla della sua reputazione.


A coloro che gli consigliavano di difenderla (la reputazione), rispondeva che lasciava a Colui che aveva permesso che fosse infamata, il compito di ristabilirla, quando lo avesse ritenuto opportuno.
Siccome la calunnia è qualcosa che ferisce la sensibilità, Dio permette che quasi tutti i santi siano calunniati. Credo che la scelta migliore che possiamo fare in questi casi, sia quella di non dire niente, di chiedere al buon Dio di poter soffrire tutto ciò per amor suo, e di pregare per coloro che ci calunniano. D’altro canto, Dio permette questo solo a coloro sui quali la sua misericordia nutre grandi aspettative. Se una persona è calunniata, significa che Dio ha deciso di farla giungere a grande perfezione. Dobbiamo piangere su coloro che oscurano la nostra reputazione, e rallegrarci per noi stessi, perché stiamo accumulando grandi tesori nel cielo.

Ma ora ritorniamo al nostro argomento, poiché il nostro principale scopo è quello di far conoscere il male che il maldicente procura a se stesso. Vi dirò che la maldicenza costituisce peccato mortale, quando si afferma qualcosa di grave, poiché san Paolo colloca questo peccato tra quelli che ci escludono dal regno dei cieli. Lo Spirito Santo ci dice che il maldicente è maledetto da Dio, che egli è in abominio a Dio e agli uomini. E’ vero anche che la maldicenza è più o meno grave, a seconda della qualità, della prossimità e della dignità della persona a cui è riferita. Di conseguenza, è peccato più grave divulgare i difetti e i vizi dei propri superiori, come anche del proprio padre o della propria madre, della moglie o del marito, dei propri fratelli e sorelle e dei parenti, piuttosto che divulgare i difetti di gente estranea, poiché si deve nutrire maggiore carità per gli uni che per gli altri. Parlare male, poi, delle persone consacrate e dei ministri della Chiesa, è un peccato ancora più grave, a motivo delle conseguenze funeste che si causano alla religione, e dell’oltraggio che si compie contro la loro sacra dignità. Ascoltate ciò che lo Spirito Santo ci dice per bocca del suo profeta: “Maledire i ministri sacri, equivale a toccare la pupilla del proprio occhio”. Vale a dire che niente li può oltraggiare in modo tanto sensibile, e quindi si commette un crimine talmente grande che non lo si potrà mai comprendere appieno… Gesù Cristo ci dice anche: “Chi disprezza voi, disprezza me”. Perciò, fratelli miei, quando vi trovate in compagnia di persone di un’altra parrocchia, sempre pronti a parlar male del loro pastore, non dovete mai prendervi parte. Allontanatevi, se lo potete, e se non vi è possibile, rimanete zitti. Ciò detto, fratelli miei, sarete d’accordo con me, che per fare una buona confessione, non basta dire che si è parlato male del prossimo; bisogna aggiungere se lo si è fatto per leggerezza, per odio, per vendetta, se abbiamo voluto nuocere alla sua reputazione. Bisognerà precisare, di chi abbiamo parlato male: se si tratta di un superiore, di un collega, del padre, della madre, dei nostri parenti, o di persone consacrate a Dio; e davanti a quante persone: tutto ciò è necessario, per fare una buona confessione.

Molti si ingannano su quest’ultima cosa: ci si accusa, magari, di aver parlato male del prossimo, ma non si precisa di chi, né quale fosse l’intenzione che li spingeva a parlar male di quelle persone, e ciò è causa di molte confessioni sacrileghe. Altri, poi, se si chiede loro se per caso queste maldicenze abbiano recato danno al prossimo, vi risponderanno di no. Amico mio, ti sbagli di grosso; tutte le volte che hai detto qualcosa di male su qualcuno, e quella cosa fino ad allora era sconosciuta alla persona con cui ne hai parlato, ciò ha prodotto un danno al prossimo, perché hai pur sempre sminuito nell’animo di questa persona, la buona stima che essa poteva avere dell’altro.

Da ciò possiamo facilmente dedurre, che quasi mai si parla male senza nuocere, o indebolire, in qualche modo, la reputazione del prossimo. Ma forse mi obietterai: se il fatto è di pubblico dominio, non c’è nulla di male. Amico mio, quando la cosa è ormai risaputa, è come se una persona avesse tutto il corpo coperto di lebbra, eccetto una piccola parte, e tu dicessi che siccome ormai è tutto coperto, bisogna finire di ricoprirlo (di lebbra). Così avviene qui.

Se il fatto è pubblico, tu devi, al contrario, avere compassione di questo povero infelice, nascondere o sminuire la sua colpa quanto più puoi. Ti sembrerebbe giusto, vedendo una persona malata sull’orlo del precipizio, approfittare della sua debolezza e del fatto che è prossima a cadere, per spingerla giù? Ebbene! Proprio questo si fa quando si ripete ad altri un fatto di pubblico dominio. Ma, mi dirai, e se si riferisce il fatto ad un amico, facendosi promettere che non lo dirà mai a nessuno? Ti sbagli ancora; come puoi pensare che quello non lo dirà, dal momento che tu stesso non ti sai trattenere dal dirlo? E’ come se tu dicessi a qualcuno: “Vedi, amico mio, sto per dirti una cosa, ti prego di essere più saggio e più discreto di me; abbi più carità di me; non fare e non dire ciò che ti dico”. Ma allora la cosa migliore è che tu non dica proprio niente. Qualunque cosa un altro faccia o dica, a te non deve interessare che una cosa soltanto: guadagnarti il cielo. Mai nessuno si è dispiaciuto di non aver detto nulla, mentre quasi sempre ci si è pentiti di aver parlato troppo. Lo Spirito Santo ci dice che “chi troppo parla, non parla mai bene”. Vediamo adesso, quali sono le cause e le conseguenze della maldicenza.

Ci sono molti motivi che ci portano a parlar male del prossimo. Gli uni parlano male per invidia, e questo accade soprattutto fra persone dello stessa condizione, per trarne vantaggio. Essi diranno male degli altri: che le loro mercanzie non valgono niente, o che ingannano, che sono dei poveracci, e che quindi sarebbe impossibile per loro dare la mercanzia a un prezzo così basso, che molti sono rimasti delusi…, che si accorgeranno essi stessi che ciò che hanno comprato è inservibile…, oppure che non era il peso o la misura giusta. Un operaio giornaliero, dirà che quell’altro non è un buon operaio, che dovunque vada a lavorare, nessuno resta contento; che invece di lavorare, perde tempo, oppure, che non sa proprio lavorare. E poi chi vi sta parlando aggiungerà: “Mi raccomando, non riferire a nessuno ciò che ti ho detto, non vorrei che gli procurasse un danno”. Allora bisognerebbe rispondergli: “Ma, se è così, non sarebbe stato meglio che ti fossi stato proprio zitto?”. Un contadino vedrà che la proprietà del vicino prospera più della sua: ciò lo infastidisce, e allora comincerà a sparlare. Altri parleranno male di te per vendetta, specialmente se gli hai detto o fatto qualcosa, magari, per dovere di carità. Cominceranno a screditarti, a inventare mille cose contro di te, per vendicarsi. Se poi parli bene di qualcuno, altri restano infastiditi e ti diranno: “E’ come gli altri, ha anche lui i suoi difetti; ha fatto questo., ha detto quest’altro…; tu non lo conosci, non hai mai avuto a che fare con lui”. Parecchi sparlano per orgoglio, credendo di mettere in risalto se stessi, abbassando gli altri, parlando male degli altri; essi faranno valere le loro presunte buone qualità; tutto ciò che essi stessi diranno o faranno sarà bene, e tutto ciò che gli altri faranno o diranno, sarà male.

La maggior parte della gente, però, sparla per leggerezza, per un certo prurito di parlare, senza esaminare se quello che dicono è vero o no, basta che parlino. Sebbene costoro siano meno colpevoli degli altri, cioè di coloro che sparlano per odio, per invidia o per vendetta, tuttavia non sono esenti da peccato; quale che sia il motivo che li spinga, tuttavia, non sono meno nocivi alla reputazione del prossimo Sì, fratelli miei, questo peccato contiene in sé il veleno di tutti i vizi: la meschinità della vanità, il veleno della gelosia, l’asprezza della collera, il fiele dell’odio, e la leggerezza, tanto indegna di un cristiano. E’ questo che fa dire a san Giacomo apostolo “che la lingua del mormoratore è piena di veleno mortale, è un mondo di iniquità”. Se volessimo prenderci la pena di esaminare meglio tutto ciò, nulla ci sembrerebbe più chiaro. Non è, infatti, la maldicenza che semina, quasi dappertutto, discordia e divisione, che scompiglia le amicizie, che impedisce ai nemici di riconciliarsi, che turba la pace delle famiglie, che mette il fratello contro il fratello, il marito contro la moglie, la nuora contro la suocera, il genero contro il suocero? Quante famiglie vivevano in armonia, prima che una sola lingua cattiva le mettesse sottosopra, e ora non si possono più vedere e non si parlano più. Chi ne è stata la causa? La sola malalingua del vicino o della vicina.

Sì, fratelli miei, la lingua del maldicente avvelena tutte le buone azioni e mette allo scoperto quelle peggiori. E’ lei, che tante volte spande su un’intera famiglia delle macchie, che si trasmettono di padre in figlio, da una generazione all’altra, e che, forse, non saranno mai cancellate! La lingua del maldicente arriva perfino a rivoltare le tombe dei morti, ella tenta di riesumare le ceneri di quei poveri malcapitati, facendole rivivere, cioè ricordando i loro difetti, che erano stati sepolti con loro nella tomba. Quale ignominia! Da quale indignazione sareste presi, fratelli miei, se vedeste un disgraziato infierire contro un cadavere, tagliuzzandolo in mille pezzi?

Ciò vi farebbe gemere di compassione. Ebbene! E’ ancora molto più grande il crimine di andare a riesumare le colpe di un povero morto.

Quante persone, che hanno quest’abitudine, parlando di qualcuno che è morto, diranno: “Ah! quante ne ha combinate ai suoi tempi, era un ubriaco incallito, un furbo finito male, insomma, viveva molto male”. Ahimè! amico mio, forse ti sbagli, e quand’anche avessi indovinato, potrebbe darsi che quello ora si trovi in cielo, avendolo il buon Dio perdonato. Ma dov’è la tua carità? Non pensi che stai danneggiando la reputazione dei suoi figli, se ne ha, o dei suoi parenti?

Saresti contento che si parlasse così dei tuoi parenti? Se avessimo la carità, noi non troveremmo niente da dire su nessuno, cioè ci prenderemmo cura di esaminare soltanto la nostra condotta e non quella degli altri. Ma se mettete da parte la carità, non ci sarebbe sulla terra un solo uomo, nel quale non trovereste qualche difetto; sicché la lingua del maldicente, trova sempre qualcosa da ridire su chiunque. No, fratelli miei, noi non conosceremo se non nel Giorno della Vendetta, il male che la lingua del maldicente ha fatto. Considerate che la sola calunnia che Aman fece contro i Giudei, poiché Mardocheo non aveva voluto piegare le ginocchia davanti a lui, aveva prodotto nel re, la decisione di far morire tutti i Giudei. Se la calunnia non fosse stata sventata, la nazione giudea sarebbe stata sterminata, secondo il disegno del generale (Aman). Dio mio! Quanto sangue sarebbe stato sparso per una sola calunnia! Ma Dio, che non abbandona mai l’innocente, permise che questo disgraziato perisse col medesimo supplizio con cui voleva far morire i Giudei.

Ma, senza andare troppo lontano, quanto male fa una persona che parli male col figlio, del proprio padre o della propria madre, o dei suoi padroni. Così facendo, avete iniettato in lui una cattiva opinione, per cui egli li guarderà con disprezzo; se non avesse timore della punizione, arriverebbe perfino a maltrattarli. Come risposta, il padre e la madre, il padrone o la padrona, lo malediranno, imprecheranno contro di lui, lo tratteranno con durezza; e quale sarà stata la causa di tutto ciò? La vostra malalingua! Avete parlato male dei ministri della Chiesa, e forse anche del vostro stesso pastore; così facendo avete indebolito la fede in coloro che vi ascoltavano, ed ora hanno abbandonato i sacramenti, e vivono senza più religione; e quale ne è stata la causa? La vostra malalingua! Siete voi la causa per cui quei mercanti o quegli operai non fanno più gli stessi affari, perché li avete screditati. Quella moglie, che viveva felice e contenta con suo marito, voi l’avete calunniata presso di lui; adesso egli non può più sopportarla, sicché a causa delle vostre mormorazioni, in quella famiglia non c’è più che odio e maledizione.

Fratelli miei, se le conseguenze della maldicenza sono così terribili, la difficoltà nel porvi rimedio non è meno grande. Allorché la maldicenza è di una certa gravità, fratelli miei, non è sufficiente confessarsi di averla commessa. Con ciò non voglio dire che non bisogna confessarla; no, fratelli miei, perché se non confessate le vostre maldicenze, sarete condannati, nonostante tutte le penitenze che potreste fare. Ma voglio dire che, dopo averle confessate, bisognerà assolutamente, se è nella vostra possibilità, riparare il danno che la calunnia ha causato al vostro prossimo. Come, infatti, il ladro che non restituisce i beni che ha rubato, non vedrà mai il cielo, allo stesso modo, colui che ha tolto la reputazione al suo prossimo, non vedrà giammai il cielo, se non farà tutto ciò che dipende da lui, per ristabilire la reputazione del suo prossimo.

Ma, mi chiederete, come si deve dunque fare per riparare la reputazione del proprio prossimo? Ecco. Se quello che si è detto contro di lui è falso, bisognerà assolutamente andare a trovare tutti coloro con i quali si è parlato male di questa persona, riconoscendo che tutto ciò che si è detto è falso; che si è parlato per odio, per vendetta o per leggerezza. E se anche, facendo così, passeremo per bugiardi, per furbi o per impostori, dobbiamo farlo lo stesso. E se, per caso, ciò che avevamo detto era vero, non potremo disdire, perché non è mai permesso di mentire, ma bisognerà dire di quella persona tutto il bene che conosciamo, in modo da cancellare il male che si è detto prima. E se poi quella maldicenza, quella calunnia, gli hanno causato qualche torto, si è obbligati a ripararlo tanto quanto lo si può.

Giudicate voi stessi da ciò, fratelli miei, quanto sia difficile riparare le conseguenze negative della maldicenza. Vi accorgerete, fratelli miei, come sia imbarazzante dover ammettere di aver mentito su quella persona; eppure, se quello che abbiamo detto è falso, bisognerà farlo, se non volete dire addio al cielo! Ahimè! fratelli miei, proprio questa mancanza di riparazione, rischia di mandare il mondo in perdizione! Il mondo è pieno di maldicenti e di calunniatori, ma non c’è quasi nessuno che voglia riparare al male fatto, e, di conseguenza, quasi nessuno si salverà! Non c’è una via di mezzo, fratelli miei, o la riparazione, se è nella nostra possibilità, o la dannazione.

Esattamente come accade per i beni che uno ha rubato; saremo dannati se li possiamo restituire ma non li restituiamo. Ebbene! fratelli miei, capite, adesso, il male che fate con la vostra lingua e come sia difficile, poi, riparare? Tuttavia, bisogna anche capire che non sempre si tratta di maldicenza.

Non è maldicenza, infatti, allorché si fanno conoscere ai genitori i difetti dei propri figli, al padrone il difetto del suo domestico, purché lo si faccia nell’intento di aiutarli a correggersi. E allora se ne parlerà soltanto con coloro che possono porvi rimedio, e sempre guidati dal vincolo della carità.

Termino dicendo che non è da evitare solo il parlar male o il calunniare, ma anche ascoltare con un certo piacere la maldicenza e la calunnia. Infatti, se non ci fosse chi ascolta, non esisterebbe neppure chi calunnia. San Bernardo ci dice che è molto difficile giudicare chi sia più colpevole, se chi calunnia, o chi ascolta; l’uno ha il demonio sulla lingua, l’altro nelle orecchie. Ma, mi direte voi, che cosa si deve fare quando si capita in una compagnia dove si sparla? Ecco. Se si tratta di un suddito, cioè di una persona a voi sottomessa, dovete imporgli di tacere all’istante, facendogli notare il male che va facendo. Se è una persona del vostro rango, dovete con abilità sviare la conversazione, parlando d’altro, o dando a vedere di non gradire ciò che dice. Se poi si tratta di un superiore, cioè di una persona che è al di sopra di voi, non la potrete rimproverare. Ma allora, mostrerete un’aria seria e triste, che gli faccia capire che vi trovate a disagio, e, se potete andarvene, dovete farlo.

Cosa dovremo concludere da tutto ciò che si è detto, fratelli miei? Ecco. Non dobbiamo, per nessun motivo, prendere l’abitudine di parlare del comportamento degli altri. Dobbiamo pensare che ci sarebbe tanto e poi tanto da dire sul nostro conto, se gli altri ci conoscessero come siamo veramente. Dobbiamo invece fuggire le compagnie mondane più che possiamo. Con sant’Agostino, dobbiamo spesso ripetere: “Dio mio, fammi la grazia di conoscermi come sono veramente”. Felice! mille volte felice, colui che userà la sua lingua soltanto per chiedere a Dio il perdono dei suoi peccati, e per cantare le sue lodi!


Università gratis per gli immigrati, a pagamento per gli italiani: la Costituzione calpestata?

Università gratis per gli immigrati, a pagamento per gli italiani: la Costituzione calpestata?
È notizia di oggi che l’Università Orientale di Napoli ha deciso di lanciare un progetto, definito di integrazione: corsi di laurea completamente gratis per gli immigrati, dall’iscrizione, alle tasse regionali, fino ai libri di testo, offerti da una ONLUS. Alle contestazioni per l’indubbio privilegio, l’Università ha ribattuto che un progetto simile è stato già adottato in Germania con ottimi risultati e che non c’è alcuna discriminazione verso gli italiani in difficoltà economica, visto che per essi sono previste agevolazioni sulle spese di iscrizione, con una diminuzione della retta annuale da 972 fino a 471 euro.

Ora, a parte il fatto che da gratis a 471 euro (più i libri di testo, più le tasse regionali) c’è una certa differenza, quello che sembra sfuggire all’Ateneo ed a tutti i sostenitori di iniziative simili, è il fatto che questi trattamenti agevolati violano il dettato e lo spirito della nostra Costituzione.

Dalla coordinazione fra art. 2 (riconoscimento diritti inviolabili dell’Uomo) art. 3 (principio di uguaglianza) ed art. 10 (condizione giuridica dello straniero) si ricavano infatti questi principi-guida:

I diritti inviolabili sono riconosciuti a tutti, cittadini e stranieri, residenti o meno in Italia.
Il diritto all’esercizio delle libertà democratiche è garantito allo straniero con il diritto d’asilo.
I diritti sociali sono garantiti al cittadino e, tendenzialmente in regime di parità, allo straniero.

Cosa significa tendenzialmente? Che i diritti sociali, come quello al lavoro, all’istruzione, all’assistenza, sono garantiti ai cittadini (come indica l’intestazione della parte I: Diritti e doveri dei cittadini) in quanto popolo italiano, quindi destinatario naturale dei compiti che la Costituzione assegna allo Stato, e, come espressione della solidarietà di cui all’art. 2, allo straniero non cittadino, se possibile. È evidente che lo Stato deve cercare di trattare ugualmente il cittadino e lo straniero, ma sicuramente non può trattare meglio quest’ultimo, a parità di condizioni.

Offrire quindi condizioni migliori per accedere all’istruzione universitaria all’immigrato diventa un grave rovesciamento dello spirito della Costituzione, per cui il cittadino diventa il soggetto che tende a ottenere lo stesso trattamento dello straniero, se possibile. Ma la violazione sussisterebbe anche se si trattasse di disparità fra cittadini, perché comunque violerebbe il dettato dell’art. 3 sull’uguaglianza di trattamento delle persone che si trovino nelle stesse condizioni.

Questo malinteso buonismo, figlio di una visione falsa ed ipocrita dell’accoglienza, si trasforma pertanto in discriminazione a danno del popolo italiano e nella negazione delo spirito solidaristico della Costituzione, la quale impone ogni sforzo per garantire i diritti agli stranieri, in questo ponendosi all’avanguardia rispetto a molti altri Paesi, ma mai a scapito o a condizioni migliori rispetto al propriopopolo.

Chissà se all’Università Orientale di Napoli, ateneo peraltro antico e prestigioso, la nostra Carta si studia ancora…



C’è gas e gas

C’è gas e gas
- di Marco Cedolin –

Leggendo le parole del quotidiano La Stampa di Torino (e in verità anche di tutti gli altri) riguardo a quanto sta accadendo al confine con l’Ungheria, si percepisce la profonda indignazione degli articolisti nei confronti delle forze dell’ordine ungheresi che di fronte alle cariche dei migranti che tentavano di sfondare le barriere in filo spinato, hanno sparato gas lacrimogeni ed usato gli idranti per respingere l’attacco. Risultato degli scontri, sempre stando alle parole dei giornalisti italiani, il ferimento di 300 migranti ed anche una ventina di poliziotti. Dure condanne per quanto accaduto, non solo da parte dei media nostrani, ma anche dall’ONU e dalla UE che si sono detti scioccati per l’uso di una violenza inaccettabile…..

Fatta la debita premessa che personalmente sono profondamente “allergico” all’uso degli idranti e dei lacrimogeni (troppe volte sperimentati sulla mia pelle), quello che mi preme mettere in evidenza è l’atteggiamento completamente antitetico espresso dalla “buona stampa” nei confronti delle persone che vengono gasate dalle forze dell’ordine, a seconda che la polizia sia quella di uno stato profondamente nemico da criminalizzare, come l’Ungheria, o quella di uno “stato” a libro paga del quale i giornalisti si ritrovano, come la Ue che solo qualche giorno fa gasò e bastonò gli agricoltori che protestavano a Bruxelles, nell’indifferenza mediatica generale, o l’Italia che in altrettanta indifferenza fece anche di peggio.

Dico di peggio perché le forze dell’ordine italiane, asserragliate dietro alle barrriere in filo spinato del cantiere – fortino del TAV a Chiomonte, il 3 luglio 20113 spararono ben 4367 lacrimogeni al gas cs (vietati in guerra dalla convenzione di Ginevra), come emerso dagli atti del maxiprocesso di Torino. E li spararono non solamente contro giovani facinorosi e mascherati, ma anche e soprattutto, contro donne ed anziani che tentavano di difendere con i propri corpi la terra in cui vivono.
Senza scomodare l’ONU e la UE, che ignorarono bellamente la vicenda, gli articolisti della “buona stampa” (compresi quelli della “busiarda” torinese) elogiarono pubblicamente le forze dell’ordine, stigmatizzando non la loro violenza, ma quella della popolazione valsusina che aveva assalito le barriere in filo spinato, tentando di penetrare nel cantiere.

Insomma, anche quando si parla di gasare la gente c’è il gas buono e quello cattivo, quello che “fanno bene ad usarlo” e quello che invece fa indignare profondamente, tanto i giornalisti quanto il bestiario politico internazionale. Peccato non accada la stessa cosa anche per i media mainstream, lì quelli buoni davvero non ti riesce di trovarli e devi rassegnarti a vederli sempre tutti allineati dalla stessa parte.

Fonte: Il Corrosivo

L’Isis risponde alle direttive di Washington: “Cargo Usa paracadutano armi, munizioni e cibo”

L’Isis risponde alle direttive di Washington: “Cargo Usa paracadutano armi, munizioni e cibo”

L’Isis risponde alle direttive di Washington: “Cargo Usa paracadutano armi, munizioni e cibo”, secondo un rapporto dell’intelligence iraqena.

– di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti –

A Damasco il tempo è sangue. Potrebbe essere questo il pensiero che ha attraversato la mente di Putin nel teso colloquio di qualche settimana fa con l’ambasciatore turco a Mosca. Stando alle cronache trapelate dall’incontro, c’è stato un duro scambio di vedute tra il presidente russo e l’ambasciatore sul ruolo della Turchia in Siria, dopo aver permesso agli Stati Uniti di usare le basi aeree sul suolo turco per lanciare offensive contro l’ISIS. In realtà, né Erdogan né Washington sembrano nutrire alcuna seria intenzione di debellare la minaccia dello Stato Islamico, il primo perché più interessato ad arginare le manovre dei guerriglieri curdi e i secondi perchénon possono spegnere la loro creatura capace di destabilizzare gli Stati considerati nemici e di instaurare al loro posto governanti compiacenti. La conferma che la creazione delle cellule terroristiche siano opera di unastrategia destabilizzante del Dipartimento di Stato USA è giunta ufficialmente dai documenti declassificati della DIA, che descrivono il costante supporto logistico e finanziario di Washington agli estremisti salafiti, necessari per rovesciare Bashar Al Assad e precludere la sfera geopolitica di Teheran.

Ma la vera notizia che sembra incrinare la strategia unilaterale degli USA èlo scetticismo che corre tra le cancellerie europee, che sembrano sempre meno convinte della reale efficacia della politica americana in Medio Oriente e iniziano a invocare un ripensamento sugli obiettivi da perseguire; su questo da segnalare per la prima volta la possibilità di creare un fronte anti-ISIS che veda la partecipazione di Assad come ha dichiarato il Ministro degli Esteri austriaco Kurz, che non crede più alla possibilità di sconfiggere lo Stato Islamico senza “la partecipazione di potenze come Russia e Iran” necessarie per uno sforzo solidale che “veda coinvolto anche il governo di Assad nella lotta all’organizzazione terroristica”.

Una posizione lontana da quella degli USA e del Regno Unito di Cameron, che ha tenuto a ribadire la sua assoluta contrarietà a intraprendere dei colloqui con il governo di Assad, da esautorare con un “nuovo governo che inauguri una nuova transizione lontana da Assad” e si dichiara pronto adappoggiare un intervento armato britannico in Siria, nonostante la contrarietà del nuovo leader laburista Jeremy Corbyn, fermo oppositore delle ipotesi di bombardamenti aerei sulla Siria.

Cameron sembra ignorare che un nuovo governo in Siria significherebbe la definitiva ascesa al potere da parte della minaccia terrorista di matrice islamica. Ciò porterebbe alla somalizzazione della Siria, una strada sulla quale sembra avviata la Libia, preda delle bande armate e dominata dal caos. Il gioco delle potenze occidentali a questo punto appare smascherato in tutta la sua contraddittorietà e fallacia, quando esse non mostrano alcun reale interesse a contrastare la minaccia dell’ISIS, ma sono più preoccupate a rovesciare un governo legittimo come quello di Assad che ha solamente l’anno scorso vinto le ultime elezioni con un largo consenso. Da qui le crepe nel blocco occidentale, che da ultimo hanno portato anche la Spagna a invocare un cambio di rotta, per bocca del suo ministro degli Esteri Garcia Margallo che ha sottolineato la necessità di negoziazioni con Assad.

Dopo oltre quattro anni di guerra il bilancio del conflitto è devastante e i profughi rovesciati sui confini dell’Europa, priva di una qualsiasi strategia unitaria nell’affrontare questa emergenza, non possono non portare a una nuova direzione che non sia quella stabilita dai falchi di Washington.L’emergenza dei profughi siriani è solo uno degli effetti più drammatici che ha prodotto la strategia americana in Medio Oriente, sul quale ilmainstream mediatico tace e sorvola, dando così l’impressione che i flussi di profughi siriani siano spontanei e non indotti dal costante finanziamento di cui gode lo Stato Islamico.

Chi provvede dunque al sostentamento delle cellule terroristiche che sembrano godere di costanti rifornimenti?Secondo i servizi di intelligence dell’Iraq “aerei cargo militari degli Stati Uniti avrebbero paracadutato casse di armamenti e munizioni per resistere all’assedio delle forze militari irachene”. La stessa fonte sostiene che questo tipo di munizioni, da 2000$ al pezzo, siano date in dotazione esclusivamente a chi collabora con il Pentagono, e ciò sarebbe la prova che l’ISIS risponde alle direttive di Washington. Come si può debellare il terrorismo con dei raid aerei non autorizzati dalla comunità internazionale, quando allo stesso tempo se ne favorisce la riproduzione? Sarebbe sufficiente interrompere questi rifornimenti per consentire alla guerra di finire, ma questo manderebbe in fumo i piani di sovvertimento del governo Assad, vero obbiettivo del Dipartimento di Stato USA. Da qui scaturisce il disappunto per l’intervento di Putin che manda a monte la possibilità di un intervento militare diretto americano in Siria, sulla scorta del pretesto di arginare l’esodo dei profughi.

Il presidente russo farà di tutto per impedire la caduta di Damasco, ed è pronto a trasformare la capitale siriana nella Stalingrado del Medio Oriente. Sa bene che qualora si verificasse questa eventualità, il terrorismo islamico divamperebbe ancora di più in tutta l’area e niente probabilmente riuscirebbe più ad arrestarlo. Il rilancio di Putin è venuto proprio dalla proposta di costituire un’alleanza internazionale per abbattere l’ISIS, alla quale Assad ha prontamente espresso la sua adesione, ma che per il momento è caduta nel vuoto. La reale volontà di contrastare la minaccia del terrorismo è ripetuta in dichiarazioni verbali da tutti i governi occidentali, ma nelle sue manifestazioni pratiche è puntualmente contraddetta. Qualsiasi governo che abbia serie intenzioni in Siria di ostacolare l’ISIS, non può non prescindere dalla legittima collaborazione con il governo di Assad, che lotta su quel fronte da quattro anni. Fino al momento in cui non esisterà questa intenzione, lo Stato Islamico avrà il suo migliore alleato in quei governi che di fatto ne permettono l’esistenza.

Fonte: ByoBlu

TEORIA GENDER, LA GIANNINI: “CENSURA CIÒ CHE NON ESISTE?”

TEORIA GENDER, LA GIANNINI: “CENSURA CIÒ CHE NON ESISTE?”
Teoria gender, Fusaro risponde alla Giannini: “Censura ciò che non esiste?”

“Qualsiasi tesi deve essere liberamente espressa senza essere censurata”. Così Diego Fusaro, filosofo marxista e analista sempre attento ai temi dell’attualità, commenta le parole del ministro Giannini che annuncia querele per chi associa la Buona Scuola alla teoria gender. Ma non solo: aIntelligonews il giovane professore dice anche altro.

“Chi ha parlato e continua a parlare di ‘teoria gender’ in relazione al progetto educativo del governo Renzi sulla scuola compie una truffa culturale e voglio dire con chiarezza che ci tuteleremo con gli strumenti adeguati”: ha avvertito Stefania Giannini. Cosa pensa Diego Fusaro delle parole del ministro dell’Istruzione a Radio24? 

“Qualsiasi tesi deve essere liberamente espressa senza essere censurata. Fa ridere che a ricordare questo saldo principio della tradizione liberale debba essere io, che non sono di quella tradizione. In tempi di violenza economica, di autoritarismo, è sempre più evidente come il neoliberalismo neghi le sue stesse radici. E’ paradossale questo”.

La Manif parla di minaccia grave “perché lede il diritto alla libertà di opinione”…

“Certo! Anche la tesi più folle, più assurda, ha il diritto di essere pronunciata, poi starà alla verità emergere confutando la tesi e ridicolizzando chi la sostiene”.

Sul lessico utilizzato dalla Giannini, “truffa culturale”, ha qualcosa da dire? 

“A me non sembra che sia una truffa culturale svolgere indagini filosofiche o critiche su qualsiasi argomento. In base a cosa uno dice che è una truffa oppure no? Se poi si deve per forza parlare di truffe, beh, ne vedo di ben più gravi. Per esempio mi sembra proprio una truffa dire, come è stato detto in passato, che a scuola non c’è mamma e papà ma genitore 1 e 2, questo lo controbattono anche grandi psicanalisti come Massimo Recalcati ad esempio”.

La piazza del 20 giugno si sente chiamata in causa qualche modo. Un grave errore parlare in quel modo? 

“Stento a credere che abbia detto queste cose il ministro, sarebbe una cosa talmente controproducente… Un’affermazione di questo tipo mi pare che una persona che occupa quel ruolo non possa averla detta. La cosa incredibile è che prima ti dice che la teoria gender non esiste, poi se critichi la teoria gender ti vuole tappare la bocca. Se uno critica una cosa inesistente perché tanto clamore? Forse perché la posta in gioco qui c’è”.

E’ uscito uno studio sull’omofobia come disturbo mentale. Ma non è discriminazione anche questa?

“Tutto dipende da cosa intendiamo per omofobia. Se per omofobia intendiamo il negare il diritto di esistere a una persona in base ai suoi gusti sessuali allora sicuramente è una malattia mentale, ma se intendiamo il poter discutere tranquillamente su cos’è la famiglia, sul fatto che i sessi sono due e non si scelgono a piacimento, la malattia mentale è di chi vuol negare questa libertà direi”.

“La teoria del gender non esiste! Mai esistita!”

“La teoria del gender non esiste! Mai esistita!”
Chi crede che esista una volontà pubblica di instillare la teoria del “gender” negli scolari è: “bigotto”, “sessuofobo”; uno che ha problemi di gestione della sua sessualità; uno che crede ai “Protocolli dei savi di Sion”, un “imbranato”, “cialtrone e infinitamente stupido”: con questi pacati e ragionevoli argomenti tal Nicoletti, su Radio 24, ha provato a combattere – con furia, violenza e malanimo sospetti – la preoccupazione dei genitori allarmati di ciò che verrà insegnato loro a scuola.

Intervista alla ministra Giannini, che ha minacciato di conseguenze penali di “diffonde la calunnia”; perché no, a scuola non si insegna la teoria del gender, ma solo la “sensibilizzazione alla parità dei sessi”; saranno lezioni “contro l’omofobia”; contro “la cultura della discriminazione”. Poi il Nico dà la parola al “sessuologo Emmanuele Iannini”, presentato sobriamente come ”uno dei sessuologi più conosciuti nel mondo, una delle nostre eccellenze scientifiche”.Sottinteso: non osate di criticarlo voi, ignoranti.

E così sono state dispiegate le due tenaglie con cui il potere riesce a schiacciare le idee e informazioni proibite: le Procure penali e la cosiddetta autorità scientistica. Lo fanno con chi prova a studiare l’Oloché, lo fanno con chi ha obiezioni sull’evoluzionismo darwinistico, e adesso, coi genitori che si vedono privati dallo Stato del loro diritto primario ad educare i propri figli secondo natura. Diritto che si limitano a delegare alloStato, e di cui invece lo Stato si appropria.



Il gioco è stato facile, ascoltatori al telefono non avevano dati precisi da portare, il Nicò li trattava da bigotti, sessuofobi e cialtroni, e ripeteva: “La teoria gender non esiste, non è mai esistita”.

In realtà il sessuologo Iannini, la nostra eccellenza scientifica, qualcosa ha buttato là in fretta: con un accenno a un “ John Money”, sessuologo, autore a suo dire di “una cialtronesca teoria” secondo cui appunto, il sesso con cui uno o una nasceva, poteva esser cambiato secondo “il ruolo” che gli si fa’ assumere, la “identità” sessuale essendo non un fatto naturale, ma culturale. Questa teoria, giura grida Iannini, non è mai stata accettata dai veri scienziati.

Ah no, certo. John Money (1921-2006) però era un professore


John Money. l’amputatore

della prestigiosissima John Hopkins University, che grazie alla sua teoria aveva aperto, dal 1965, una Clinica per l’Identità di Gender. Dove si facevano operazioni plastiche e iniezioni di ormoni per transessuali. Ha sorvolato, Iannini, sul più celebre esperimento di Money: quello del neonato David Riemer, che nel ’67 aveva avuto il pene amputato da un delittuoso tentativo di circonciderlo mediante cauterizzazione. Money convinse i genitori di David che un’operazione plastica, una cura di estrogeni e una adeguata educazione di tipo femminile l’avrebbe trasformato in una bambina. A nemmeno due anni d’età, al piccolo David furono asportati i testicoli, chiusi i dotti seminali e trasformato lo scroto, con un intervento plastico, in una “rudimentale vagina esterna”.

Il punto è che David aveva un gemello maschio; per Money era l’esperimento ideale per dimostrare ‘scientificamente ‘ la sua teoria (ideologia), ed esibire al mondo due individui con lo stesso DNA, maschile per entrambi, ma di cui uno era diventato felicemente femmina.


Il tragico David reso Brenda

Quel che il Nicò e il sessuologo eccellente non hanno detto, è che questo crudele esperimento fu gabellato per un quindicennio come un grande successo della scienza, e come tale la letteratura scientifica lo esaltò all’unisono. Nella sua clinica dell’identità di genere pazienti facevano la fila per farsi operare dal professor Money: transessuali aspiranti al cambio di sesso, ma anche genitori che offrivano i loro bambini nati con malformazioni genitali, all’amputatore di testicoli e rifacitore di pseudo-vagine.

Il disgraziato David, divenuto ormai “Brenda”, veniva seguita dalla scientifica équipe del Mengele della John Hopkins, che durante il trascorrere degli anni attestarono lo “sviluppo” di Brenda come una femminuccia serena, che giocava con le bambole, e a cui spuntavano i seni (con l’ausilio di massicce dosi di estrogeni). In realtà, il tragico David-Brenda “andò incontro ad una devastante crisi d’identità”. Si sentiva un maschio, si comportava da maschio, e per questo subiva le derisioni di compagni e compagne. A 14 anni manifestò idee suicidarie; i genitori allora gli confessarono la verità su quello che avevano fatto al suo corpo. Allora “Brenda” decise di tornare “David”, si sottopose a terribili interventi, mastectomia doppia, dosi di testosterone; riuscì persino a sposarsi, nel 1990. Ma solo nel ’94 il suo caso fu rivelato da un sessuologo, Milton Diamond, che scrisse un libro sulle sofferenze del David-Brenda e sbugiardò quello che Money – ancora sulla cresta dell’onda – continuava a dichiarare il suo miglior successo della sua teoria. Ma ci volle ancora un’inchiesta di uno scrittore-giornalista, John Colapinto, con la dolorosa intervista del povero David ex-Brenda, a determinare il tramonto completo di Money come “scienziato”. Era il 2000, l’altro ieri.


Nel 2004, David ex Brenda si è tolto la vita, all’età di 38 anni. Vittima dell’esperimento crudele di Money. Del tutto impunito.



Il libro che ha smascherato Money

Ancora nel 2006, quando infine Money è scomparso, la categoria dei sessuologhi Usa lo ha pianto come “Il primo scienziato che ha dato un linguaggio all’identità sessuale”. Ben più che un linguaggio, ma tutte le tecniche lucrose di cambiamenti artificiale di sesso, un business in crescita.

“La teoria gender non esiste, non è mai esistita”, ripete con furia il Nicoletti dai microfoni di Confindustria. E chi si allarma che ci sia un progetto per instillarla negli scolari, “è uno che crede ai Protocolli”, anzi – è giunto a dire lo scienziato – si riconosce “la stessa mano” che ha scritto i Protocolli in quella che ha elaborato la teoria della cospirazione sul gender.

Basta sorvolare sul fatto che l’Unicef (ossia l’ONU) il 9 novembre 2014 ha emanato una direttiva – titolo “Eliminating Discrimination Against Children & Parents Based on Sexual Orientation and/or Gender Identity” dove dà per acquisiti tutti i dogmi dell’ideologia di genere, il sesso non è naturale ma culturale…Questo documento propone esplicitamente cambiamenti legislativi nelle varie nazioni, ovviamente con la scusa di combattere “le discriminazioni”: i bambini devono essere educati ad accettare l’omosessualità. Un suggerimento rilanciato – e come non poteva? – dalla Unione Europea: nel 2010 il Comitato dei Ministri Europeo invita i governi della UE “a introdurre nella scuola appositi momenti di ‘sensibilizzazione’ degli studenti sulle tematiche della discriminazione verso gay e lesbiche: in concreto, si utilizzi l’esperienza della associazioni gay per informare gli studenti sulle “nuove realtà” delle “famiglie omosessuali”. In Francia, nell’anno scolastico 2013-14, il governo Hollande ha reso obbligatorio il nuovo insegnamento. Esso è “finalizzato a sostituire le categorie mentali come quella di ‘sesso’ con il concetto di ‘genere’, il quale (…) mostra che le differenze tra uomo e donna non sono basate sulla natura, ma sono prodotte storicamente e replicate dalla condizioni sociali (…) In una lettera ai responsabili educativi, il ministro francese dell’istruzione, Vincent Peillon, ha invitato le scuole a che “distolgano gli studenti da ogni forma di determinismo, familiare, etnico, sociale e intellettuale” (L’Express, 2 settembre 2012). L’ispettorato degli Affari Sociali raccomandava alle scuole di combattere gli stereotipi sessuali ‘fin dalla più tenera età’, di decostruire la ‘ideologia della complementarità” (…) alle scuole è richiesto diprevenire il processo di differenziazione basato sul genere sessuale, e l’acquisizione psicosociale da parte del bambino della sua identità sessuale”.

Capito? In Francia agli insegnanti viene ordinato di “prevenire” la tendenza dei bambini a sentirsi maschi o femmine: che cosa vuol dire “prevenire”, se non “reprimere”? Reprimere le manifestazioni naturali della identità sessuale dei maschietti e delle femminucce. Dopo il tragico esperimento di David Reimer, ridotto a Brenda da Money e che ha voluto disperatamente tornare uomo, per poi suicidarsi, c’è ancora un potere pubblico che vuole reprimere, vuole forzare a sentirsi gender.

“La teoria gender non esiste, non è mai esistita!”, strilla il Nicoletti.


Utero in affitto è bello

Ma no, non esiste. A parte che sotto il governo Monti sono state emanate “linee guida” – ovviamente con l’angelica scusa e il titolo Strategia nazionale per la prevenzione della discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”; una direttiva strategica a cui il governo Letta ha fornito un finanziamento di 10 milioni. Queste linee guida sono state “redatte con il contributo esclusivo di organizzazioni di gay e lesbiche e prevedono corsi di aggiornamento per insegnanti di ogni ordine e grado”.

Non ho scritto niente di mio. Ho copiato ampie citazioni dalla nuova edizione del libro “UniSex”, di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta (Arianna Editrice, , 11,89 euro) che è una profonda e definitiva, documentatissima inchiesta sul complotto per cancellare l’identità sessuale. Vi consiglio di comprarlo. Per rispondere a chi vi ripete, con furia sospetta, che “La teoria del gender! Non esiste! Non è mai esistita!”.

POST SCRIPTUM

Come mi ricorda un lettore, è stato depositato in Senato un disegno di legge, ddl 1680 del 2015, che vuole introdurre l’insegnamento del gender nelle scuole, su modello francese. In nome del “progresso” e della “non discriminazione”. E’ firmato da una serqua infinita di parlamentari soprattutto del PD.Lo si può leggere qui:


La Boldrini firma per gli Stati Uniti d’Europa!

La Boldrini firma per gli Stati Uniti d’Europa!
LA BOLDRINI FIRMA PER GLI STATI UNITI D’EUROPA (o anche “il più grande colpo di stato della storia”)
Laura Boldrini, senza alcun mandato, esautorando per l’ennesima volta il Parlamento e abusando del suo ruolo di Presidente e del peso istituzionale che le viene conferito, ha firmato arbitrariamente una dichiarazione insieme ai presidenti delle maggiori Camere di Francia, Germania e Lussemburgo, per richiedere l’attuazione immediata degli Stati Uniti d’Europa, presentata ieri a spese dei contribuenti in pompa magna alla Camera dei Deputati. “Cessione di sovranità” è la parola d’ordine, e le dichiarazioni dei suoi colleghi sono anche peggio: realizzare subito integrazione perché altrimenti i cittadini voterebbero contro. Stiamo vivendo l’atto finale del più grande colpo di stato mai avvenuto nella storia. Coinvolge milioni di cittadini ai quali viene imposta la perdita di ogni rappresentanza politica nella maniera più antidemocratica possibile. E con la complicità dei media e dei giornalisti asserviti al “frame”

“Noi, Presidenti della Camera dei Deputati italiana, dell’Assemblée nationale francese, del Bundestag tedesco e della Chambre des Députés del Lussemburgo, che detiene attualmente la Presidenza del Consiglio dell’UE e della Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti dell’UE, siamo convinti della necessità di dare nuovo slancio all’integrazione europea“.

Comincia così PIU’ INTEGRAZIONE EUROPEA: LA STRADA DA PERCORRERE, un documento firmato ieri alla Camera, in pompa magna, con tanto di pianisti e cori che interpretano l’Inno alla Gioia, dalla nostra Presidente della Camera Laura Boldrini, dal presidente dell’Assemblea Nazionale FranceseClaude Bartolone, da Norbert Lammert, Presidente del Bundestag e daMars Di Bartolomeo, Presidente del Gran Ducato del Lussemburgo. Il tutto suggellato da una campagna social dall’hashtag che parla da solo: “All we need is MORE EU“, prodotto e diffuso dalla Camera dei Deputati.


Durante la conferenza stampa, ecco le parole della Boldrini: “L’EU ci ha garantito pace, crescita e benessere” (pace e benessere? E i suicidi? E i bambini affamati in Grecia?), “Non c’è alternativa a una maggiore integrazione politica europea: dobbiamo riprendere il percorso verso gli Stati Uniti d’Europa“. E cosa dice Claude Bortolone, presidente della più importante camera francese, in un’intervista a Repubblica? In sostanza, che per fare gli Stati Uniti d’Europa ci sarebbe bisogno di cambiare i trattati, ma siccome non c’è tempo, e siccome “se ora ci fosse un voto in Francia avremmo un altro risultato sfavorevole all’Europa“, allora bisogna accellerare con l’integrazione (cedere sovranità fiscale), così “se riuscissimo a dare risposte alle inquietudini dei cittadini, le cose potrebbero andare diversamente“. Che cosa significa? Significa – e davvero più chiaro di così non si può – che siccome democraticamente questi USEnon riuscirebbero a costruirli mai, loro li fanno lo stesso, sperando che poi i cittadini possano accettarlo. Il tutto con la benedizione di Sergio Mattarella, che ha ospitato i quattro “pionieri” (come vengono definiti su Repubblica) per dare loro la sua benedizione.



Mattarella che intanto continua a non rispondere alla lettera dell’economista Paolo Savona, che gli chiede proprio conto di accordi riservati che avrebbe preso per la definitiva cessione della sovranità fiscale italiana alla UE. Una risposta che francamente, dopo quello che è successo alla Camera, appare scontata, ma che ciononostante è necessario continuare a chiedere, usando l’hashtag #MattarellaRispondi.

Dunque non so se vi siete resi conto: abbiamo la Presidente della Camera (che in un’ottica di terzietà rispetto alle istanze politiche dovrebbe limitarsi a garantire il corretto funzionamento del Parlamento, organo deputato a prendere decisioni in nome e per conto del popolo sovrano) cheprende l’iniziativa di firmare una dichiarazione congiunta con Francia, Germania e Lussemburgo per chiedere agli altri presidenti dei parlamenti UE di unirsi nella richiesta di procedere speditamente alla finalizzazione degli Stati Uniti d’Europa. Badate bene, non sono i”parlamenti” a fare questa richiesta (i parlamenti parlano attraverso le leggi), ma i presidenti delle Camere, cheutilizzano il loro ruolo, abusandone, per dare un indirizzo politico. E lo fanno usando una sede istituzionale, con una scenografia e una coreografia elaborate, utilizzando soldi pubblici per perseguire interessi privati (anche se loro li identificano unilateralmente con l’interesse di tutti).

Per giustificare l’esigenza di questa ennesima eversiva e sfacciata accelerazione, Laura Boldrini utilizza la tragedia dei migranti. La solita vecchia tecnica delle crisi motore dell’integrazione europea.

Qualcuno potrebbe rispondere che Laura Boldrini, come tutti i cittadini, ha facoltà di fare dichiarazioni su quello che le pare. In realtà no: il suo ruolo è tale per cui non deve esserle consentito abusare del suo peso istituzionale e della sua autorevolezza, conferiti in un’ottica ben precisa e limitatamente ai compiti previsti dai regolamenti, per portare avanti campagne personali e superare il Parlamento (che su questi temi recentemente non è mai stato chiamato ad esprimersi) su temi così drammaticamente esiziali per la vita democratica del Paese. Questa, a mio parere, si chiama “eversione” (dalla Treccani: “Rovesciamento, sconvolgimento del potere costituito anche attraverso atti rivoluzionari o terroristici“). Oggi non serve più la complicità dell’esercito per fare un colpo di stato: basta quella dei principali media, che inneggiano a questa iniziativa festanti, mentre una intera classe di ragazzini inconsapevoli viene invitata a Montecitorio per subire la propaganda europeista della Boldrini, che mescola la retorica dei “padri costituenti” alle tragedie umanitarie per spingere a commozione, senza specificare che gli unici padri costituenti a cui dobbiamo rispetto e che hanno rilevanza sono quelli che hanno scritto la Costituzione italiana, perché è uscita da un lungo percorso assembleare. Quale percorso assembleare ha avuto il manifesto di Ventotene?


Non c’è legittimazione politica agli Stati Uniti d’Europa. E’ un progetto eversivo unilaterale di cessione della sovranità che un paese normale dovrebbe denunciare e processare. Invece loro brindano, senza nessuno che gli ricordi che esiste un Parlamento per decidere queste cose. Né i cittadini né il Parlamento stesso.

Fonte: ByoBlu

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