26 settembre 2015

Dipendenti dei partiti licenziati? Pagano gli italiani



Dipendenti dei partiti licenziati? Pagano gli italiani

Il decreto prevede la cassa integrazione per i dipendenti licenziati. M5S: «Sarà come un vitalizio»

«Vuole sapere la verità? Continueremo a mantenere i dipendenti dei partiti italiani con i soldi pubblici». Il deputato Danilo Toninelli non si è fatto troppe illusioni. Esponente del Movimento Cinque Stelle in commissione Affari costituzionali, approfitta di una breve pausa tra una votazione e l’altra per denunciare uno dei passaggi più discussi del decreto che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. È l’articolo 16 del provvedimento. «Una cassa integrazione vita natural durante», spiega seduto su un divanetto del Transatlantico mentre sfoglia il testo della legge. «È come se il governo avesse garantito un reddito di cittadinanza a una particolare categoria di cittadini: i dipendenti dei partiti». 

Al centro del caso c’è una specifica disposizione della norma. Una forma di tutela per i dipendenti che rischiano di perdere il posto di lavoro in seguito alla stretta sui finanziamenti pubblici alla politica. Un articolo che estende a partiti e movimenti politici cassa integrazione e contratti di solidarietà. Il secondo comma definisce anche l’entità della spesa: «Ai fini dall’attuazione del comma 1 - si legge - è autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per l’anno 2014, di 8,5 milioni di euro per l’anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016». Qui Toninelli quasi alza la voce. «Secondo noi c’è il rischio che un’interpretazione estensiva della norma si trasformi in una vera e propria truffa».

Il Movimento Cinque Stelle ne fa una questione di uguaglianza. Ben venga l’uso di ammortizzatori sociali, se necessari. Ma che almeno lo Stato ne garantisca pari accesso a tutti i cittadini. «Qui, invece, continuiamo a distinguere tra lavoratori di serie A, di serie B e di serie C e a dare le garanzie sempre e solo a certe categorie» spiega al Senato la grillina Elisa Bulgarelli. Con buona pace dei critici, entro pochi giorni il decreto del governo sarà definitivamente convertito. Entro la settimana l’aula di Montecitorio dovrebbe licenziare il testo. Eppure per risolvere la questione i deputati del Movimento Cinque Stelle avevano proposto alla maggioranza una soluzione. «Solo undici emendamenti qualificati - spiega Toninelli - E tra questi una proposta di modifica che limitava a soli due anni la cassa integrazione per i dipendenti dei partiti. Ovviamente non ci hanno neppure ascoltato». 

Oggi il debito pubblico italiano da record: 2.218 miliardi, in rap­porto al Pil quest’anno pre­vede al 132,5%, mentre nel 1960 era di appena 4 miliardi.



Ci hanno taroccato tutti i conti pur di entrare nell'Eurozona favorendo solo Banche, Germania, FMI, paralizzando l'economia reale.

Italia-Debito pubblico in percentuale del PIL (1997)
117,5% del PIL (1997)

Oggi il debito pubblico italiano da record: 2.218 miliardi, in rap­porto al Pil quest’anno pre­vede al 132,5%, mentre nel 1960 era di appena 4 miliardi.

XIII LEGISLATURA
Governo Prodi - (17.05.1996 - 21.10.1998) Coalizione Ulivo- INDIPENDENTI
Presidente del Consiglio: Romano Prodi
Vicepresidente del Consiglio: Walter Veltroni

Il Patto di Stabilità (conosciuto brevemente con il nome di PSC, o Patto di Stabilità e di Crescita), è un accordo stipulato nel 1997 dai Paesi membri dell’Unione Europea al fine di vincolare le politiche di bilancio pubblico, e indurre i vari Stati a rimanere in linea con i requisiti di adesione all’Eurozona.

Cerchiamo allora di comprendere cosa preveda il patto, e perché il suo rispetto è essenziale per lo sviluppo delle nazioni nell’area euro.

Cosa prevede il patto di stabilità

Il patto di stabilità prevede che tutti gli Stati membri che abbiano deciso di adottare l’euro rispettino i requisiti relativi al bilancio dello Stato, ovvero:

– Deficit pubblico non superiore al 3 per cento del Pil;

– Debito pubblico al di sotto del 60 per cento del Pil o, nell’ipotesi di in cui il rapporto sia superiore, debito pubblico tendente alla riconduzione al di sotto di tale soglia.

Cosa accade se non si rispetta il patto di stabilità

Stabiliti i requisiti necessari per il rispetto del patto, rimane da comprendere cosa accade se un Paese non riesce a rimanere in linea con le prescrizioni del documento. Le fasi di “deterioramento” della propria posizione sono tre:

1 – Avvertimento: se il deficit di un Paese si avvicina alla soglia massima del 3 per cento del Pil, la Commissione Europea propone all’approvazione del Consiglio dei ministri un early warning, una sorta di avvertimento preventivo.

2 – Raccomandazione: se nonostante l’avvertimento il tetto del 3 per cento del Pil viene sforato, viene diramata una raccomandazione esplicita allo Stato interessato affinchè adotti misure correttive nella propria politica di bilancio.

3 – Sanzione: se nonostante la raccomandazione lo Stato non interviene, viene sottoposto a una sanzione che assume la forma tecnica di un deposito infruttifero, che dopo due anni di persistenza verrà convertito in una vera e propria “multa”. L’ammontare della sanzione è stabilito in una misura fissa dello 0,2 per cento del Pil e in una misura variabile pari al 10 per cento del gap del disavanzo pubblico dal tetto del 3 per cento, ma non oltre lo 0,5 per cento del Pil. Se invece lo Stato adotta misure correttive, la procedura è sospesa.

Il Patto di stabilità è oggetto di frequenti critiche, soprattutto da parte di chi lo ritiene uno strumento troppo “miope”, poiché legato alle oscillazioni dei risultati dei singoli bilanci d’esercizio e non agli andamenti dei cicli economici.

Reparti russi partecipano alla battaglia di Aleppo al fianco dell’Esercito Siriano ed Hezbollah

Reparti russi partecipano alla battaglia di Aleppo al fianco dell’Esercito Siriano ed Hezbollah
All’alba di ieri fonti israeliane affermano che reparti russi dei fanti di Marina, della 810 Brigata, hanno attaccato le postazioni dell’ISIS nella base aerea di Kweiris, ad Est di Aleppo, assieme all’Esercito siriano ed agli Hezbollah per liberare la base e ripulirla della presenza dei miliziani takfiri.

Nella base attaccata dalle forze congiunte russe/siriane, secondo le informazioni di intelligence, sono presenti miliziani ceceni sotto il comando di Abu Omar al-Shishani, uno dei capi ceceni, jihadisti di lingua russa e provenienti dalla Georgia, che sono ricercati dalle autorità russe per i crimini commessi sul suolo russo, sospettati di aver preso parte ad attentati terroristici avvenuti nel Caucaso. Questo spiega perchè i russi lo hanno scelto come primo obiettivo: per regolare i conti oltre alla necessità di rompere l’accerchiamento dei miliziani dell’ISIS su Aleppo, la seconda città della Siria.

Queste notizie hanno immediatamente allarmato le autorità israeliane che seguono con molta attenzione gli avvenimenti in Siria e non si aspettavano un coinvolgimento così diretto ed immediato dei reparti russi nella guerra sul territorio siriano. In particolare spavanta gli israeliani il fatto che i reparti russi affianchino non solo l’Esercito siriano ma anche Hezbollah, la formazione sciita libanese che Israele considera una organizzazione “terroristica” perchè difende il Libano dalle aggressioni di Israele e dell’ISIS .

Alle autorità di Israele invece sembra del tutto normale apppoggiare i gruppi terroristi come il Fronte Al Nusra che combattono in Siria per rovesciare il governo di Al-Assad, sembra normale rifornirli, proteggerli con la propria aviazione, assisterli e ricoverarli nei propri ospedali. Ci sono “terroristi buoni” e “terroristi cattivi”, secondo l’entità sionista. Anzi sembra che le autorità israeliane siano particolarmente preoccupate per le loro “creature” e temono che i russi possano ucciderle o catturarle e pubblicare tutte le prove della collusione di Israele con le organizzazioni terroriste che operano in Siria.

Per questo alcuni giornali israeliani come Debka File, normalmente ben informati, iniziano a lanciare “strilli” metaforici e denunciare che “Putin ha tradito gli accordi con Netanyahu”, ci aveva assicurato che le truppe russe non sarebbero intervenute nei combattimenti, questo cambia la natura dell’intervento russo ed altre lamentele simili.

I commentatori israeliani notano che l’affiancamento dei russi all’Esercito siriano non avveniva dal 1974, anno della Guerra del Kippur, quando Israele riuscì ad occupare le ature del Golan siriano (da cui non si è mai ritirato) e da dove partono alcuni gruppi di miliziani jihadisti che godono della protezione dell’Esercito israeliano e svolgono incursioni sul territorio siriano. Sono gruppi assistiti e protetti da Israele tanto che Tel Aviv invia gli elicotteri a recuperare i miliziani feriti e li ricovera presso i suoi ospedali, cosa ormai nota.

Il fatto grave per Israele è che i russi si trovino al fianco di Hezbollah, nemico giurato di Israele in quanto difende il Libano dalle incursioni israeliane. Israele teme che molte delle nuovi armi sofisticate consegnate dai russi alla Siria possano finire nella disponibilità di Hezbollah rafforzandone le sue capacità militari. Questo perchè Hezbollah da molto tempo affianca l’Esercito siriano nelle operazioni contro i gruppi terroristi, ben consapevole che, se cadesse la Siria di Al -Assad, i terroristi jihadisti dilagherebbero anche nel Libano e massacrerebbero la popolazione sciita, drusa e cristiana che vive nel paese dei cedri. Tanto che in Hezbollah si sono arruolati anche molti cristiani ed è stata formata la prima Brigata cristiana di Hezbollah.

Il conflitto in Siria con l’arrivo dei russi è ormai ad una svolta : il baluardo del governo di Al-Assad contro il terrorismo jihadista si è rafforzato e i piani di USA ed ISraele per rovesciare il regime e disarticolare il paese arabo sono stati bloccati da Putin. Israele deve adesso “ingoiare il rospo” e cambiare i suoi piani.

Fonti:

Traduzione e commenti: Luciano Lago per Controinformazione

L’ultima infame trovata del governo Renzi e della sua ministra Lorenzin: abolire gli esami clinici precauzionali

L’ultima infame trovata del governo Renzi e della sua ministra Lorenzin: abolire gli esami clinici precauzionali
- di Luciano Lago –

Non ci si poteva aspettare altro dal governo euroservo dei privatizzatori se non che mettesse le mani, dopo averlo fatto sul lavoro, sulla scuola e sulle riforme istituzionali, anche sulla Sanità Pubblica per riformarla, adottando il modello aziendalista.
Detto fatto si presenta il ministro Lorenzin, grande “esperta” di problematiche mediche (una diplomata di liceo) la quale con aria trionfante annuncia la riforma della Sanità : ci saranno “razionalizzazioni” sugli esami medici per evitare gli sprechi, annuncia la Lorenzin.

In cosa consistono queste razionalizzazione lo si comprende subito: abolizione degli esami medici superflui, in pratica quelli che il medico ti mandava a fare in via cautelativa quando non vi erano ancora sintomi precisi ma si poteva sospettare l’esistenza di una patologia grave: una epatite, un diabete, una anemia con sospetto di emofilia, una fibrosi, una dispepsia gastrica, ecc. Per coloro che si presentano al medico della USL , non sarà più possibile fare le preanalisi e gli esami medici cautelativi fino a che non ci siano sintomi gravi di una patologia, che potrà essere divenuta ormai allo stadio avanzato. Così ha deciso la Lorenzin, l’illustre “scienziata” che occupa il posto di Ministro della Sanità.

Se passa questo provvedimento legislativo, le preanalisi diventeranno esclusivo appannaggio dei laboratori privati, per chi se lo potrà permettere, esclusi per tutti gli altri, visto che ai medici sarà proibito prescriverli, considerati “esami inutili”, da evitare dietro la minaccia di sanzioni al medico che dovesse contravvenire alla regola imposta.
Non è difficle rendersi conto della portata negativa di questo provvedimento che viene giustificato con la necessità dei risparmi alla sanità, dopo tutti quelli già apportati di recente.

Si tratta di una misura che va inquadrata in quel processo di privatizzazione e liberalizzazione del mercato che è il mantra ispiratore di tutti i governi neo liberisti, quelli del “ce lo chiede l’Europa”, da Monti a Letta a Renzi. Un processo che investe tutti i settori pubblici e che pretende di fare del sistema sanitario, per quanto sia possibile, un sistema appaltato a cliniche e laboratori di analisi privati, con qualche convenzione di comodo destinata ai soliti noti, con partecipazioni di società assicuratrici (meglio se collegate alle Cooperative) che stipuleranno polizze integrative, un mercato che promette di essere un grande business per gli operatori privati ed un calvario per gli utenti di basso reddito che inevitabilmente, per mancanza di esami medici preventivi, si ammaleranno di più e si accorcerà la vecchiaia con grande risparmio per le casse della Previdenza Pubblica. Esattamente quello che volevano: risparmio sulle spese di assistenza sociale.

Naturalmente i soliti entusiasti sostenitori del libero mercato spiegheranno che si tratta di eliminare sprechi, di rendere più efficiente il sistema ed in linea con gli standard europei, definendo nuovi paramentrie di assistenza estesi a tutti, senza pregiudizio per alcuno
Gli esami diagnostici si potranno fare ma soltanto ogni 5 anni e se nel frattempo il paziente si ammala, dovrà aspettare il successivo esame o rivolgersi a strutture private.

Il governo e la ministra affermano che, con il nuovo sistema, si potranno risparmiare 13 miliardi che potranno essere spesi meglio. Tutti i tagli alla spesa pubblica son giustificati così da sempre, e da sempre sappiamo che questo non è vero. La sostanza è che si ridurrà la prevenzione sulle malattie, soltanto chi dispone di alto reddito potrà permettersela, i poveri si ammaleranno di più e così finalmente si accorcerà quella aspettativa di vita ecessivamente lunga che finiva per aggravare i conti dello Stato.

Il malumore dei medici al cospetto di questa riforma verrà frenato ricorrendo ad una compensazione tramite ad un grazioso “dono” per la categoria: la soppressione delle cause dei cittadini per malasanità che tanti problemi apportava ai medici, in particolare a quelli assunti negli ospedali dietro raccomandazioni politiche. I medici saranno messi al riparo dalle cause per “malasanità” mentre i pazienti non saranno al riparo dalle malattie più varie.

Nonostante questo “dono” molti medici sono giustamente in agitazione contro questa legge, perché verrebbero sottoposti ad uno standard di regole e comportamenti di modello aziendalistico. Sembra infatti evidente che, anche in questa “riforma”, il modello aziendalistico alla Marchionne, sia quello prevalente. Come avvenuto per la scuola con l’istituzione dei “presidi marescialli”, anche nella sanità ci saranno strutture e poteri burocratici che avranno il compito di decidere sui comportamenti e la condotta dei medici di base.

Si istituisce anche nella Sanità un modello aziendale fondato sul profitto che è quello che da tempo si sta progressivamente imponendo nei servizi pubblici, a colpi di privatizzazioni e di nuove regole, il tutto volto a trasformare le persone ed i loro diritti costituzionali in oggetti di mercato.

PAPA FRANCESCO DONA OLTRE UN MILIONE DI EURO A SENZATETTO E DISOCCUPATI

PAPA FRANCESCO DONA OLTRE UN MILIONE DI EURO A SENZATETTO E DISOCCUPATI

PAPA FRANCESCO “REGALA” OLTRE UN MILIONE DI EURO A SENZATETTO E DISOCCUPATI

Le offerte per l’Ostensione della Sindone a Torino utilizzare per mini alloggi e borse lavoro per i giovani

1.200.000 euro: a tanto ammonta il denaro raccolto dalle offerte dei pellegrini durante l’ostensione della Sacra Sindone, chepapa Francesco, il giorno della sua messa a Torino, aveva chiesto di impiegare per un’azione concreta di sostegno e di accompagnamento ai poveri, alle famiglie e ai giovani in difficoltà.

IL PAPA APPREZZA LA GENEROSITA’

In una sua lettera inviata all’arcivescovo di Torino alcuni giorni dopo la sua visita, Papa Francesco scrisse: “Non posso dimenticare la generosa partecipazione alle necessità dei più bisognosi, da parte dei pellegrini che hanno venerato la Sindone” (tropeaedintorni.it, 21 settembre).

AIUTI IN DUE DIREZIONI

Le sollecitazioni del pontefice sono stato accolte con favore da monsignor Cesare Nosiglia. A beneficiare del “regalo del Papa” «le famiglie che debbono sottostare allo sfratto incolpevole o bisognose di aiuto per situazioni particolari di disagio, per la casa, il lavoro e il sostegno per i minori, per le cure sanitarie a propri congiunti» e i «giovani senza lavoro».

RETE DI MINI ALLOGGI

Prosegue Nosiglia: «Saranno le ‘case dell’Amore più grande’, che ci ricorderanno sempre il dono di Francesco e l’ostensione del 2015». Partendo dai servizi già in atto nei programmi di Caritas, Migrantes e Fondazione Operti, sarà sviluppato il progetto di una «rete di mini-alloggi già esistenti o da reperire, per metterli a disposizione di famiglie sfrattate o comunque in difficoltà per la casa.

BORSE LAVORO PER I GIOVANI

La seconda “direzione” che prenderanno i fondi raccolti durante l’ostensione riguarderà la lotta concreta alla disoccupazione. La Chiesa proverà ad accompagnare alcuni giovani nel mondo del lavoro. «Sono previste borse-lavoro per i giovani – conclude Nosiglia – per il loro effettivo inserimento nelle aziende interessate e responsabilizzate a questo scopo».

Fonte: Aleteia

Tratto da: Lo Sai

Burkina Faso: fine di un colpo di Stato

Burkina Faso: fine di un colpo di Stato

Il Presidente burkinabé Michel Kafando, dopo essersi sottratto alla custodia del Reggimento Presidenziale che lo aveva sequestrato insieme al Premier Zida, e aver trascorso alcuni giorni nascosto a Ouagadougou ha annunciato di avere “ripreso ufficialmente” la propria carica e le proprie responsabilità tenendo un discorso presso la sede del Ministero degli Esteri nella serata di ieri.

L’annuncio é arrivato contemporaneamente alla notizia che sei Capi di Stato dell’ECOWAS (Comunità Economica dell’Africa Occidentale) si stavano dirigendo nella capitale del Burkina Faso per porre termine ufficialmente alla crisi scatenata dal colpo di mano dell’RSP la settimana scorsa.

L’ECOWAS si é infatti incaricata di supervisionare il ritorno al regime di transizione verso le elezioni presidenziali, mediare il negoziato per un’amnistia verso i golpisti (che hanno accettato la sconfitta senza impugnare le armi contro i reparti lealisti), e discutere i termini in cui possa essere garantito l’accesso alle elezioni a personalità legate all’Ex-presidente Compaoré (che era uno dei dichiarati motivi dell’abortito ‘alzamiento’ dell’RSP).

Era solo questo l’obiettivo di Diendéré, Bamba e degli altri ‘putschistes’? Difficile dirlo; certo, uno dei candidati Compaoristi che stavano subendo l’interdetto dal diritto elettorale passivo era Eddie Komboïgo, Presidente del partito dell’Ex-presidente (CDP) e cognato del Generale; ma é più probabile che questo fosse “l’obiettivo minimo” e che se le forze armate si fossero schierate decisamente coi golpisti staremmo ora assistendo a una vera e propria restaurazione.

Del resto é emerso che poco prima del colpo di mano Diendéré si era recato ad Abidjan, in Costa d’Avorio, paese in cui é stato esiliato Compaoré; più che probabile, quindi, che si sia incontrato con uomini del suo entourage. Contrariamente ad altre prove di forza in paesi dell’Africa Nera questa é stata caratterizzata da un uso della forza militare molto moderato. Le unità lealiste si sono fermate fuori dalla capitale e i golpisti hanno accettato di deporre le armi in cambio di garanzie riguardo la sicurezza propria e delle loro famiglie. Purtroppo alcune vittime si sono avute tra la popolazione civile durante dimostrazioni e scioperi di protesta contro il tentato colpo di stato.

25 settembre 2015

SPECIALE SIRIA / ECCO COSA STA ACCADENDO SUL CAMPO, LA GUERRA ALL'ISIS, IL RUOLO DI RUSSIA, IRAN, GERMANIA, TURCHIA


SPECIALE SIRIA / ANALISI DELLE FORZE IN CAMPO E QUADRO DELLA SITUAZIONE

La tregua di sei mesi raggiunta tra il governo Damasco e i ribelli nella zona di Zabadani, al confine con tra Siria e Libano, rappresenta l'ennesimo segnale positivo per il presidente Bashar al Assad. Anzitutto perche' il cessate il fuoco e' stato raggiunto con la mediazione delle Nazioni Unite e di inviati iraniani, confermando le previsioni secondo cui l'accordo sul programma nucleare di Teheran avrebbe portato a una svolta nella crisi siriana. In secondo luogo perche' la tregua arriva dopo che il cancelliere tedesco Angela Merkel e soprattutto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, fervido sostenitore della linea dura contro il governo Damasco, hanno riconosciuto in Assad un interlocutore nel processo di transizione. Il terzo aspetto da considerare e' che l'accordo per il cessate il fuoco avviene nel contesto del rafforzamento della presenza militare russa a Latakia, roccaforte alawita (la setta sciita di Assad) lungo la costa occidentale della Siria, e dell'escalation tra il Fronte al Nusra, ala siriana di al Qaeda, e lo Stato islamico nell'area di Aleppo, nel nord-est del paese. 

Il cessate concordato a Zabadani, nella provincia di Damasco, e in due villaggi del regime a Idlib, Fuiya e al Kafriya, prevede anzitutto la messa in sicurezza di tutti i feriti. Solo dopo entrera' in vigore una tregua in due fasi: la prima con il ritiro delle milizie ribelli e delle loro famiglie da Zabadani verso Idlib; la seconda con la distruzione delle armi pesanti e l'uscita dei civili sciiti dai due villaggi del regime. Fonti dell'Onu citate dall'emittente televisiva qatariota "al Jazeera" hanno espresso soddisfazione per questo accordo sostenendo che "si tratta di un passo in avanti positivo". Da alcuni giorni nella zona era in atto un cessate il fuoco, con la stessa opposizione siriana che aveva deciso di prolungare la tregua raggiunta nei giorni scorsi con le milizie sciite libanesi Hezbollah nell'area al confine con il Libano.

L'accordo era stato siglato in Turchia, tra il gruppo ribelle Ahrar al Sham e rappresentanti del movimento sciita libanese Hezbollah. Si tratta del terzo cessate il fuoco dichiarato in quelle zone da agosto, e segue una rinnovata offensiva dai ribelli contro i due villaggi della provincia di Idlib: al Foua e Kefraya. Intanto sono in corso trattative tra i ribelli e il governo di Assad per arrivare uno stop dei raid aerei nella zona. Le trattative sono condotte dai capi dell'Esercito di al Fatah con rappresentanti iraniani. Secondo "al Jazeera", l'accordo definitivo comprende - oltre al divieto di sorvolo di Idlib - anche la liberazione dei prigionieri e la concessione agli abitanti di Fujya e Kafriya di lasciare la zona.

La presenza sempre piu' consistente di forze russe nell'area di Latakia e il rischio di un ampliamento del conflitto siriano sul piano internazionale, inoltre, hanno spinto diversi leader mondiali e regionali nel solco tracciato dal presidente Vladimir Putin. Ieri il cancelliere tedesco Angela Merkel ha sottolineato che il presidente siriano Bashar al Assad dovrebbe essere coinvolto in tutte le trattative di pace sulla Siria, in particolare di fronte all'attuale crisi dei profughi che stanno attraversando i vari paesi europei. Secondo il capo del governo tedesco e' "necessario parlare con molti attori, fra cui anche Assad e molti altri". Infatti per la Merkel occorre coinvolgere non solo Stato Uniti e Russia, ma gli altri partner regionali importanti, come l'Iran e le monarchie sunnite del Golfo, con in testa l'Arabia Saudita. 

Le posizioni di Berlino vicine a quelle di Mosca non stupiscono, considerando che in questi anni la Germania ha mantenuto sempre un profilo quasi neutrale nei confronti delle crisi in Medio Oriente e Africa del nord. Sorprende invece l'apertura ad Assad del presidente turco Erdogan. In questi anni Ankara ha ospitato i membri del Consiglio nazionale siriano (Cns) e fornito aiuti militari e finanziari ai gruppi ribelli siriani nel quadro della lotta contro il governo Damasco, oltre ad aver accolto sul suo suolo circa 1,9 milioni di profughi. Dopo i tentativi di istituire una zona cuscinetto "libera" dallo Stato islamico nella striscia di circa 90 chilometri fra la citta' di Marea e Jarabulus (nel nord est della Siria) e soprattutto dopo il fallimento del reclutamento e dell'addestramento dei ribelli moderati siriani, la Turchia sembra ora mutare la sua posizione.

Intanto Mosca prosegue la sua attivita' di rafforzamento dell'esercito siriano. Dalle foto satellitari diffuse dai media internazionali i militari russi avrebbero completato altre due piste per il decollo di aerei da guerra. Le basi si aggiungono ai mezzi militari terrestri e sistemi anti-missile SA-22 (alcuni ipotizzano anche S-300), velivoli ed elicotteri d'attacco in grado di colpire bersagli a terra trasportati in queste settimane a Latakia. Gli armamenti sono aumentati in particolare dopo l'attacco con colpi di mortaio che nei giorni scorsi ha colpito l'ambasciata russa a Damasco. Inoltre sarebbero giunti presso l'aeroporto Bassel al Assad di Latakia dodici bombardieri tattici a bassa quota Su-24 Fencer, dodici aerei da attacco al suolo e supporto ravvicinato Su-25 Frogfoot e quattro supercaccia Su-30SM. 

L'aviazione siriana, forte dei mezzi e del nuovo materiale giunto dalla Russia, ha intensificato nei giorni scorsi i suoi attacchi aerei su Palmira, zona sotto il controllo dello Stato islamico, uccidendo piu' di 100 combattenti delle forze dell'isis e "civili". Le incursioni di aerei da guerra ed elicotteri con barili bomba e missili giungono a tre mesi dalla conquista della citta' da parte dell'Isis e dalla parziale distruzione di diversi dei momenti della citta' antica. L'entrata in campo della Russia, che in queste settimane ha aumentato le sue forniture di armi all'esercito siriano, sembra dunque aver dato nuovo slancio ai militari siriani, consentendo in particolare all'aviazione di contrattaccare i terroristi in aree rimaste per mesi sotto lo stretto controllo dello Stato islamico.

Sempre nell'area di Aleppo, inoltre, l'adesione del gruppo armato Esercito dei Muhajirin tra le file del Fronte al Nusra potrebbe essere decisiva per l'esito finale dello scontro tra Stato islamico e ribelli. Secondo quanto sostiene il quotidiano libanese "Assafir", vicino alle milizie sciite Hezbollah che combattono in Siria, "il gruppo di ribelli e' composto da circa 1.500 combattenti ceceni, uzbeki e tagiki ed ha giurato fedelta' al Fronte di al Nusra, ala siriana di al Qaeda". Questa decisione potrebbe favorire al Nusra nel conflitto con i rivali dello Stato islamico, che controllano larga parte dei territori siriani e iracheni. "Tra le battaglie in corso tra al Nusra e lo Stato islamico - si legge - vi e' quella per il controllo di alcuni settori della citta' siriana di Aleppo, dove il ruolo dei combattenti dell'Esercito dei Muhajirin potrebbe essere decisivo".

Fondamentale per il futuro della Siria sara' l'incontro tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e Putin a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in programma a New York dal 28 settembre al 3 ottobre. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa russa "Tass", nonostante le profonde differenze fra i due paesi, Obama ritiene che sarebbe irresponsabile non verificare la reale opportunita' di fare progressi impegnando forze ai massimi livelli. Nell'ultimo anno i contatti fra i due leader sono stati molto rari a causa della crisi in Ucraina. L'ultimo faccia a faccia fra Putin e Obama era avvenuto nel novembre 2014 al vertice della Cooperazione economica asiatico-pacifica (Apec).

Stando a quanto dichiarato dall'ex generale dell'Esercito Usa ed ex direttore della Cia, David Petraeus, la Siria e' una "Chernobyl geopolitica" e la politica adottata fin qui da Washington e' stata fallimentare. Petraeus ha proposto la creazione di "safe zone", enclave in territorio siriano difese dalla copertura aerea della coalizione dove addestrare le forze locali, proteggendole dallo Stato islamico e dal governo di Bashar al Assad. "Impediremo all'aviazione siriana di volare", ha dichiarato l'ex direttore della Cia, affermando che l'attuale presidente siriano dovra' abbandonare il potere quando ci saranno le condizioni per la ricostruzione del paese, quindi non adesso che non c'e' alcuna alternativa politica. 

Redazione Milano

IL NOBEL PER LA PACE LECH WALESA: ''VIA DALLA POLONIA MIGRANTI E PROFUGHI ISLAMICI, SONO UN GRAVE PERICOLO''


LONDRA - Nei giorni scorsi in Polonia ci sono state diverse manifestazioni contro l'arrivo di immigrati e il pericolo di islamizzazione che questi portano.

Come tanti cittadini dell'est europeo anche i polacchi ne hanno abbastanza di queste folli politiche migratorie volute dai parassiti di Bruxelles e tra di essi c'e' pure un personaggio eccellente.

Lech Walesa, ex leader di Solidarnosh e premio Nobel per la pace, ha espresso tutto il proprio disappunto su queste politiche migratorie dichiarando che l'apertura delle frontiere portera' all'arrivo di milioni di immigrati i quali inizieranno presto a imporre quelle che sono le loro usanze tra le quali c'e' la decapitazione.

In una intervista rilasciata al Jerusalem Post Walesa ha sottolineato come questi cosiddetti rifugiati appaiono ben nutriti, ben vestiti e forse piu' ricchi di tanti cittadini polacchi che sopravvivono con una pensione misera in piccoli appartamenti, spesso addirittura senza riscaldamento, a parte qualche stufa a legna.

Certo anche i polacchi hanno emigrato, ma hanno rispettato le leggi dei paesi ospiti mentre tanti musulmani di seconda o terza generazione si sono rivoltati contro i paesi che li hanno ospitati nonostante abbiano ricevuto una buona educazione e siano diventati benestanti, ha aggiunto Walesa.

A tale proposito l'ex leader di Solidarnosh ha riservato una nota polemica verso tutti questi cosiddetti rifugiati ricordando che il regime comunista gli offri' la possibilita' di scappare e diventare un rifugiato ma rifiuto' perche' preferi' rimanere in Polonia a lottare contro il comunismo.

Effettivamente le dichiarazioni di Walesa pesano come macigni perche' dimostrano non solo il buon senso ma anche il coraggio di un leader che giustamente si e' guadagnato un posto nella storia e quanto affermato dovrebbe servire da lezione a tutti i buonisti che appoggiano questa invasione e credono di essere nel giusto.

Ovviamente la stampa di regime ha censurato questa storia perche' darebbe fastidio a troppe persone e metterebbe in imbarazzo i vari Renzi e Boldrini visto che non possono accusare Lech Walesa di essere un razzista ignorante, oltre al fatto che ha vinto il Premio Nobel per la Pace.

GIUSEPPE DE SANTIS



Vivere alternativo

Vivere alternativo

- di Marco Cedolin –

Che si tratti di una comunità di “ardimentosi equilibristi” che hanno scelto di vivere in case sospese fra gli alberi, come accade in Piemonte ed in molti paesi del nord Europa, oppure di semplici ecovillaggi all’interno dei quali sperimentare un’esperienza comunitaria a contatto con la natura, l’ambizione d’intraprendere un percorso di vita alternativo sembra contagiare un sempre maggior numero di persone.
Da un lato la recessione economica e la conseguente progressiva incapacità di costruire un reddito necessario al sostentamento proprio e della famiglia, dall’altro le condizioni sempre più disumane in cui versano le grandi città, soffocate dall’inquinamento e dalla delinquenza, con un tessuto sociale profondamente marcescente, non possono che indurre alla ricerca di un’alternativa alla canonica dimensione di vita cittadina…..

Ciò nonostante la maggior parte delle persone si manifestano però refrattarie (o semplicemente non sono mature) ad una vita comunitaria all’interno di un eco villaggio, dove spesso gli spazi sono condivisi e le scelte di vita possono apparire troppo radicali.
Facendo sì che molto spesso il desiderio o la necessità di “cambiare modo di vivere” non trovino un riscontro praticabile nel mondo reale o almeno non sembrino trovarlo.
Fortunatamente in realtà per “cambiare vita” non è indispensabile calarsi in una dimensione comunitaria, vivere sugli alberi o sperimentare case ecologiche di ultima generazione (pur trattandosi senza dubbio di esperienze edificanti), ma può essere sufficiente rompere le catene che ci vincolano ad un tessuto urbano in via di putrefazione.

Troppo spesso restiamo vittima di un circolo vizioso all’interno del quale ci vediamo costretti a “guadagnare” cifre elevate che ci consentano di continuare a realizzare il nostro stesso guadagno. Il tutto fra affitti e mutui stratosferici, in un ambiente malsano sottoponendoci a ritmi massacranti che ci privano del tempo che vorremmo dedicare ai nostri affetti ed ai nostri interessi, dovendo dipendere dal denaro per qualsiasi bene o servizio ci sia necessario.

È possibile cambiare dimensione, abbandonare le città, ridurre radicalmente la propria dipendenza dal denaro, riscoprire un rapporto simbiotico con la natura, anche senza andare a vivere in un ecovillaggio.Occorre comunque molta decisione ed una certa dose di coraggio, per rivalutare magari le frazioni di montagna o di campagna abbandonate, per mettersi in gioco in dimensioni che ci erano sconosciute, per sostituire la TV con un orto e prendere coscienza del fatto che non tutto deve essere necessariamente acquistato nelle corsie di un ipermercato.

Aprirsi ad orizzonti che ci sembravano impossibili, può essere più facile di quanto si sospettasse, e spesso si tratta dell’unico modo per ricominciare a vivere, o iniziare a farlo per la prima volta.

Fonte: Il Corrosivo

LA BANCA DI SPAGNA STA RITIRANDO L’ORO DELLA CATALOGNA IN PREVISIONE DEL VOTO DI QUESTO FINE SETTIMANA

LA BANCA DI SPAGNA STA RITIRANDO L’ORO DELLA CATALOGNA IN PREVISIONE DEL VOTO DI QUESTO FINE SETTIMANA
Questo fine settimana, la lunga corsa della Catalogna per l’indipendenza dalla Spagna potrebbe ottenere una spinta se i separatisti riusciranno a garantire una maggioranza parlamentare assoluta nelle elezioni regionali. Ecco un breve riassunto da FT per chi non conosce la situazione:

Se il movimento indipendentista va per la sua strada, l’elezione regionale catalana di domenica porterà [il processo di indipendenza] ad una situazione drammatica . Se le parti pro-secessione otterranno la maggioranza assoluta in parlamento, si porterà avanti un piano per separare questa ricca regione dal resto della Spagna entro 18 mesi.

Entrambe le parti pro e anti-indipendenza guardano a Barcellona come il campo di battaglia cruciale. Polo turistico globale, città che ha ospitato le olimpiadi e gioello architettonico tout court, la città è tradizionalmente visto come una strada in salita per la campagna per l’indipendenza. I sostenitori del sindacato con la Spagna si aspettano di Barcellona e la sua periferia densamente popolate ad agire come loro principale linea di difesa contro l’assalto dei secessionisti.

“Cosa succederà in Catalogna il 27 settembre, non dipenderà dagli indipendentisti. Dipenderà dagli uomini e dalle donne dellì’area metropolitana di Barcellona che non sono indipendentisti, e che tradizionalmente non votano alle elezioni regionali. Se voteranno questa volta, nessuno sarà in grado di separare la Catalogna dal resto della Spagna,” Così ha dichiarato questa settimana Xavier García Albiol, il leader del Partito Popolare Conservatore Catalano.

Per quanto riguarda, come è probabile, la Convergenza Democratica di Catalogna CDC) e la Sinistra Repubblicana di Catalogna (Esquerra Republicana de Catalunya, ERC) saranno in grado di garantire i 68 posti di cui hanno bisogno per andare avanti con l’indipendenza, il Citi (Centre for the Sociological Studies e Citi research) ritiene che deluderanno le aspettative ma come i grafici seguenti mostrano, si tratta di un invito a chiudere:



In tale contesto, vi segnaliamo questa notizia, senza ulteriori commenti, se non per dire che forse la Banca di Spagna ne sa qualcosa più di chiunque altro e si sta forse preparando ad ogni evenienza.

Via VilaWeb (Google tradotto):

Questo pomeriggio c’è stato un movimento insolito in una succursale della Banca di Spagna, Barcellona, ?? In Catalogna Square. Oltre trenta furgoni blindati sono entrati poi hanno lasciato l’edificio poco dopo per una direzione sconosciuta. Molte persone hanno scattato fotografie. La Banca di Spagna hnon ha voluto commentare l’operazione e dire ciosa è successo, ma le persone che lavorano nella zona hanno detto che non è una dispiegamrento normale.








Diversi lettori di Vilaweb hanno riferito che lunedi mattina presto c’è stato un dispiegamento simile


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura della redazione

I crimini di guerra degli USA e della NATO in Siria

I crimini di guerra degli USA e della NATO in Siria

- di Christopher Black –

La notizia della richiesta fatta dagli USA alla Grecia ed alla Bulgaria di bloccare il transito agli aerei cargo russi (quelli che portano aiuti alla Siria ) nel loro spazio spazio aereo, rappresenta una estensione logica dell’aggressione criminale contro la Siria che viene attuata dalle potenze della NATO e dai loro alleati nella regione. L’alleanza della NATO ha portato a compimento una guerra di aggressione contro la Siria dal 2011, quando era riuscita a distruggere la Libia ed è stata la responsabile delle ondate di umanità che sono fuggite dai bombardamenti della NATO, e che adesso cercano di fuggire dalle violenze dei miliziani Takfiri che la NATO ha utilizzato come propri ausiliari.

Queste azioni sono chiaramente crimini di guerra di primo ordine, sono violazioni della carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale e di ogni regola morale. La miseria delle popolazioni dei paesi caduti sotto l’attacco, che si vedono obbligate a fuggire e si sono trasformate in rifugiati nel cuore della stessa alleanza che sta attaccando i loro paesi, va molto più in là delle parole. Le immagini ci bombardano diariamente. Tuttavia le immagini non sono presentate dai media occidentali per creare un richiamo a favore della pace nella regione. Invece di questo, come si può vedere nelle recenti dichiarazioni dei leaders britannici, dei leaders francesi e di quelli americani, le immagini sono quelle che si utilizzano per manipolare le emozioni dei cittadini dei paesi della NATO in modo da giustificare una richiesta di aggressione militare contro la Siria, che andrebbe a creare più miseria, più vittime e più rifugiati.

La diffusione di storie dei rifugiati siriani nella stampa occidentale viene utilizzata come uno strumento di propaganda che risulta facile da vedere se lo paragoniamo con la situazione dei rifugiati che provengono dalla Libia e dall’Ucraina. La popolazione libica, in buona parte, è dovuta fuggire dall’inferno che la NATO ha creato già da quattro anni, con migliaia di persone che arrivano in Europa principalmente sulle coste dell’Italia.

Tuttavia non c’è stata alcuna chiamata per i gangster mafiosi che la NATO sta installando in sostituzione di quella che era la Repubblica progressista della Jamahiriya, nessuna chiamata a restaurare la società civilizzata che esisteva prima che Gheddafi fosse butalmente assassinato dalle stesse forze, nessuna chiamata per un cambio di regime a Tripoli. In sostituzione di quello il caos, il gangsterismo e tutto il resto regnano sovrani in quel paese.

In Ucraina più di un milione di persone sono fuggite dai massicci attacchi armati della giunta di Kiev effettuati contro il suo stesso popolo, lo stesso tipo di attacchi che i paesi della NATO hanno utilizzato come pretesto per giustificare il loro attacco alla Libia. (Il doppio standard degli USA e della NATO).
Le marionette di Kiev hanno utilizzato i bombardamenti sui civili, proiettili al fosforo bianco, bombe a grappolo ed altre armi proibite e le hanno utilizzate non su obiettivi militari delle forze di resistenza ma contro edifici redidenziali, negozi, scuole, ospedali, centrali elettriche ed altre infrastrutture civili.

Alimenti e forniture di medicinali sono bloccate, La popolazione del Donbass si trova sotto assedio. Tutte queste azioni costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Tuttavia. i media occidentali non dicono una sola parola su questi episodi. Non risulta alcuna chiamata da Washington o da Londra o da Parigi, o da Ottawa per bombardare Kiev e rimuovere Poroshenko. Al contrario riforniscono lui ed i suoi amici delle bande neo naziste di Kiev con armi, finanziamenti ed inviano le proprie forze militari per facilitare questi attacchi criminali.

Il doppio standard e la profonda ipocrisia ed il cinismo dimostrato dai governi della NATO e dai media occidentali che che diffondono le informazioni alla gente, deve scuotere ciascuno dalla convinzione di una pretesa “superiorità” della civiltà occidentale. In contrasto con questo, la Federazione Russa ha accolto oltre un milione di rifugiati tanto lontano dall’Ucraina senza lamentarsi, mentre i paesi della UE discutono duramente fra di loro quando devono farsi carico dei rifugiati che loro stessi hanno causato , mentre allo stesso tempo si ravvivano le fiamme della xenofobia tra le loro popolazioni. In ogni caso a seguire, le motivazioni sono completamente diverse. I russi vogliono aiutare le persone che sono state oggetto di attacchi della NATO e del suo governo fantoccio di Kiev. I governi europei desiderano soltanto utilizzare i rifugiati come mezzo per creare isteria in Europa, in modo che la propria opinione pubblica appoggi un attacco della NATO in Siria.

Da quando questi ipaesi della UE, in un modo o in un altro, appoggiano le forze che hanno attaccato la Siria ed hanno applicato l’embargo contro il paese, sono responsabili in virtù del diritto internazionale per accogliere e assistere i rifugiati che hanno loro stessi creato. Si devono seguire certe norme umanitarie nel trattamento di quelli, ma invece vediamo le immagini di quelle persone alimentate come animali e prese a calci dagli stessi giornalisti inviati dagli stessi media per informare sulla crisi umanitaria.

Tuttavia adesso la situazione si è aggravata ancora di più con gli Stati Uniti che esigono che la Grecia e la Bulgaria impediscano il passaggio delle forniture di aiuto della Federazione Russa chiudendo il loro spazio aereo , un tentativo di bloccare completamente queste forniture. La Grecia ha trovato il valore di rifiutare la richiesta. La Bulgaria, a sua vergogna, ha deciso di” leccare gli stivali” del padrone USA. Gli USA cercano di giustificare la loro richiesta, argomentando che alcuni di questi voli si utiolizzano per consegnare forniture militari alla Siria. Se questo avviene pertanto quale sarebbe il problema? La Russia dispone di ogni diritto di appoggiare il governo della Repubblica Araba di Siria nella sua lotta contro l’alleanza NATO-Saudi -Israele e ausiliari che combattono in Sira sotto le sigle di ISIS o Al Qaeda e lo hanno fatto apertamente fin dall’inizio.

Non esiste un atto delle Nazioni Unite che approvi l’embargo di armi contro la repubblica di Siria e gli Stati Uniti ed i loro alleati stanno quotidianamente fornendo armi a questi gruppi di miliziani ed hanno fatto sapere anche che delle loro forze speciali stanno operando sul terreno assieme con questi gruppi. Soltanto l’altro giorno si è interrotta la storia dell’Esercito israeliano che trasferisce i feriti di questi gruppi di miliziani per assisterli negli ospedali delle zone occupate, tanto che uno deve chiedersi se questi che stanno aiutando non siano di fatto forze speciali al servizio di Israele.
Gli americani ed i britannici sono adesso non soltanto preoccupati per le forniture miltari dei russi che si vanno a consegnare a Damasco. Vogliono anche che il popolo siriano debba sperimentare il massimo grado di miseria e di disperazione come castigo per il loro appoggio al proprio governo e per cercare di forzarli a rivolgersi contro. Di fatto i governi della Federazione Russa e della Siria affermano che molti voli vanno ad offrire loro i tanto necessari aiuti umanitari che comprendono forniture di prodotti medici, generatori di energia per gli ospedali, alimenti, brandine per i rifugiati dell’interno del paese ed altre forniture per alleggerire le sofferenze della popolazione siriana di fronte agli attacchi statunitensi provocati contro di loro.

Una persona potrebbe domandarsi: dove sono le forniture umanitarie degli americani e degli europei per la popolazione siriana? Dove sono le navi e gli aerei che dovrebbero portare le stesse forniture umanitarie che i russi stanno portando? Se queste di fossero consegnate e se questi avessero insistito per fermare gli attacchi terroristi in Siria non ci sarebbe questa ondata di rifugiati. In realtà vogliono che si crei la massa di rifugiati per dare adito alla propaganda di guerra e per questo non vogliono fornire soccorsi.
La Russia ha tutto il diritto diritto di appoggiare il governo della Repubblica Araba di Siria fornire aiuti umanitari alla popolazione che si trova da quasi cinque anni sotto gli attacchi dell’alleanza NATO-Sauditi – Israele e milizie terroristiche.

Il tentativo di bloccare la consegna di quantitativi di prodotti per asssistenza umanitaria deve considerarsi come un crimine di guerra in virtù del diritto internazionale, includendo la Convenzione di Ginevra, i principi stabiliti a Norimberga e lo Statuto di Roma che stabilisce le definizioni dei crimini di guerra sotto la giurisdizione della Corte Penale Internazionale. Il blocco dell’asssitenza umanitaria costituisce un delitto di assassinio, a tratti inumano, il castigo collettivo, una azione destinata a ottenere la distruzione fisica della popolazione e della nazione, oltre ad altri delitti connessi che sono stati commessi contro i civili siriani. Ogni leader europeo che partecipa alla cospirazione criminale deve essere accusato di crimini di guerra. Il presidente degli Stati Uniti dovrebbe essere il numero unoi sul banco degli accusati. Yuttavia il dirittto internazionale si trova nei suoi uffici dell’Aja e si rigira i pollici mentre Damasco, Aleppo ed Donetsk bruciano.

Le cataste dei morti straboccano dai cimiteri. Montagne della miseria della vita. La speranza che rimane per la pace e la sicurezza, compreso per un poco di bontà in questa vita, gocciola al di fuori delle nostre vene con ogni goccia di sangue versata dalle vittime di queste guerre della NATO.
E’ molto facile rimanere vittime della disperazione, mi dispero ma dobbiamo resistere. Dobbiamo esigere di fermare queste guerre, dobbiamo smettere di oziare con riserva di metterci la faccia e navigare in internet, uscire da questi mondi artificiali che si sono costruitio per farci diventare come zombi della vita ed uscire sullle strade dove siamo, dove ancora ci temono e dove possiamo gridare la nostra indignazione e le nostre richieste tanto forte da far tremare le pareti dello stesso stato.

Fonte: Journal-Neo

Traduzione: Luciano Lago per Controinformazione

Ambiente: Renzi shock, il Governo prepara 12 nuovi inceneritori: ecco dove verranno costruiti

Ambiente: Renzi shock, il Governo prepara 12 nuovi inceneritori: ecco dove verranno costruiti

Peggio, molto peggio del suo alter ego Berlusconi, che almeno aveva la stampa contro e l’opinione pubblica si scaldava. Con Renzi le peggiori porcate rischiano di passare in cavalleria. Come quella che si evince dal decreto Sblocca Italia e che prepara il terreno alla costruzione di 12 nuovi inceneritori, sparsi sul territorio nazionale: ecco dove verranno costruiti e le conseguenze per la salute dei cittadini.

A denunciare l’ennesimo scandalo che caratterizza il Governo Renzi è il gruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, che coglie l’occasione per rimarcare – ancora una volta – come il ciclo dei rifiuti possa essere gestito in maniera diametralmente opposta a quanto vorrebbe fare il Premier con l’articolo 35 del decreto Sblocca Italia.

“È una politica disastrosa, fuori dal tempo, contro le norme europee, è un obbrobrio che contrasteremo nei territori, imposto con la forza da Renzi e da chi lo sostiene, cioè gli inceneritoristi” afferma il deputato del M5S Massimo De Rosa.

Riguardo all’inceneritore di Parma, ancora funzionante, la senatrice Paola Nugnes e il deputato Mirko Burto chiariscono che: “Non è stato un fallimento, non potevamo fermarlo ma lo stiamo “affamando”, il comune sta dimostrando quanto l’inceneritore sia inutile potenziando al massimo la raccolta differenziata, ha raggiunto il 70% in pochissimo tempo”.

“Noi dobbiamo seguire le vie legali, l’inceneritore era fatto non si poteva ostacolare, più facciamo differenziata più creiamo problemi all’impianto, il governo prova a salvarlo con lo Sblocca Italia, dandogli i rifiuti di altre Regioni e noi continuiamo a lottare contro il decreto a livello parlamentare per dare una mano al sindaco di Parma” conclude De Rosa.

LO SCHEMA TAV

Il problema, grave, è che i futuri inceneritori costituiranno “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale” e di conseguenza nessuno (o quasi…) potrà opporvisi senza rischia grosso, penalmente e civilmente. Per capirci, questo è lo “schema Tav”, con autorizzazioni più veloci, meno potere alle regioni, protezione rafforzata dei siti scelti contro le proteste dei cittadini. È la democrazia secondo (i padroni di) Renzi, bellezza.

I SITI DEI 12 NUOVI INCENERITORI



Il 29 luglio scorso, come riportato dal Fatto Quotidiano, “è arrivata alle Regioni la bozza di decreto legislativo che attua una delle previsioni del testo divenuto legge a novembre scorso, quella sugli inceneritori”. E “il testo prevede l’autorizzazione di 12 nuovi inceneritori in dieci regioni: due in Toscana e Sicilia, uno a testa in Piemonte, Liguria, Veneto, Umbria, Marche, Campania, Abruzzo, e Puglia”.

Perché per il Governo del fu Rottamatore Renzi strategico non è differenzia ma incenerire. I rifiuti e la salute dei cittadini.

L’ALTERNATIVA: RIFIUTI 2.0

L’alternativa alla politica degli inceneritori è una legge che unisca “sostenibilità ambientale ed economica” e punti a “rafforzare la prevenzione-riduzione di rifiuti, il riciclo e l’implementazione della raccolta differenziata con obiettivo del 75% entro il prossimo anno, l’85% al 2020 ed il 95% al 2025 e redigendo un piano di dismissione di inceneritori e discariche”.

Questa è la proposta presentata dai 5Stelle, una proposta sensata e lucida come non se ne vedevano da tempo.

Come arrivare a questi obiettivi?

Attraverso l’incentivazione al riciclo/compostaggio ed il recupero di materia e disincentivando il ‘recupero d’energia’ (combustione), vietando lo smaltimento e combustione di ogni materiale riutilizzabile e non trattato. Premiando cittadini ed aziende virtuose attraverso la ‘tariffa puntuale’ (più ricicli meno paghi) punto di arrivo di ogni raccolta differenziata domiciliare spinta. Tutto questo unito alla separazione tra chi raccoglie e chi smaltisce, creando società pubbliche prive di conflitti d’interesse, riformando i consorzi di riciclo e tante altre proposte.

Per dirlo con la parole di Papa Francesco, scritte nella sua enciclica Laudato Si’, l’Italia dovrebbe “adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare“.

Pan-Europa: Il Piano Kalergi

Pan-Europa: Il Piano Kalergi

Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi era un conte austriaco considerato pioniere dell’integrazione europea. nato a Tokio nel 1894 e morto nel 1972. Nel 1923 scrive il suo primo libro, che guarda caso si chiama “Pan-Europa“. Lo manda a tutte le persone più influenti e allega ad ogni copia un modulo di adesione. Oggi lo chiameremmo spam. Così nasce il Movimento Pan-Europeo. Che non era mica il circolo del bridge: dentro c’era gente come Albert Einstein, Thomas Mann e Sigmund Freud.

Kalergi voleva una grande nazione europea che venerasse Napoleone, Mazzini, Victor Hugo, Kant, Nietzsche, gente così insomma… Ma era unelitista, seguace di quella teoria secondo cui le masse sono confuse, allo sbando, incapaci di darsi una direzione, e in questo caos hanno buon gioco le minoranze potenti e ben organizzate. La stessa teoria di cui sono convinti personaggi come Mario Monti (ricorderete che fu a capo della Commissione Trilaterale, il cui primo studio era quel “Crisis of Democracy” che sosteneva, appunto, che le masse devono restare in apnea), le cui convinzioni si traducono in presidenti del consiglio e governi che cambiano senza elezioni e in frasi come “al riparo dal processo elettorale” (se vuoi sapere cosa significa, leggi il post). Quindi Kalergi non poteva che ambire auna società che sostituisse la democrazia con una aristocrazia illuminata.

Obiettivo centrato, direi! Del resto, chi poteva finanziare il suo movimento se non un banchiere, Max Warburg, che gli era stato presentato dal barone Ludwig Nathaniel Freiherr von Rothschild? E, ironia della sorte, i Kalergi erano greci! Per la precisione, di Creta. Ma sentite questa: un antenato del nostro conte, nel 300, firmò un trattato per la sottomissione di Creta al dominio veneziano. Si comincia bene! Per questo Monti un giorno dirà che “la Grecia è il più grande successo dell’euro“: perché, da un’isola, sono passati a sottomettere uno Stato intero.

A dire il vero, Kalergi voleva anche una pan-America, una pan-Eurasia (con dentro la Russia), una unione pan-asiatica che comprendesse Cina e Giappone e dominasse sul Pacifico, e voleva perfino una pan-ideologia (un misto tra capitalismo e comunismo che, se volete, si è realizzato nei parlamenti nazionali con quell’illusione del bipolarismo già perseguita con ilPiano di Rinascita Democratica e concretizzatasi con il Pd renziano) e un’unica pan-lingua, l’inglese, da parlarsi in tutta Europa accanto agli idiomi nazionali. Riuscì peraltro a convincere molti leader politici dell’epoca, gente del calibro di Konrad Adenauer, Robert Schuman (cui non a caso è intestato un building del Parlamento Europeo), Alcide De Gasperi, Winston Churchill. Non ebbe molta fortuna con Benito Mussolini né con un tale di nome Adolf Hitler, che lo guardava con ribrezzo e considerava il suo piano un piano massonico.

Fu Kalergi a lanciare l’idea degli Stati Uniti d’Europa: Altiero Spinelli venne molto dopo. Fu Kalergi, nel 1955, a proporre l’Inno alla Gioia di Beethoven (dalla nona sinfonia) come inno ufficiale dell’Unione Europea, che in seguito venne adottato. Fu Kalergi, aiutato da Robert Schuman, ministro degli esteri francese, ad assegnare la gestione della produzione di acciaio, ferro e carbone ad una sovranità sovranazionale, sotto la direzione dei primi euroburocrati non eletti da nessuno: i famosi commissari europei. Fu Kalergi a mandare i primi memorandum ai governi di Italia, Francia, Germania e Regno Unito, negli anni ’60, perché adottassero una unione monetaria. E per non farsi mancare niente, nel libro “Practical Idealism” il conte traccia anche l’idea di Europa che aveva in mente dal punto di vista demografico. E dice:“L’uomo del futuro sarà di razza mista. Le razze e le classi di oggi gradualmente scompariranno” e ci sarà un’unica “razza euroasiatico-negroide, simile in apparenza agli antichi egizi”, che sostituirà i popoli con gli individui. Questo, nelle intenzioni del conte, avrebbe dovuto portare a una maggiore governabilità delle masse, sempre secondo i principi dell’elitismo di cui sopra (la democrazia non esiste poiché il popolo non ha le capacità di autogovernarsi e nel momento in cui si organizza esso porta automaticamente un’élite a prendere il potere).

Si può dire che il Piano Kalergi ha avuto successo praticamente in tutto. O perlomeno i suoi discepoli stanno procedendo a grande velocità verso la sua finalizzazione (Draghi che chiede l’unione bancaria e nuove cessioni di sovranità; la Boldrini che chiede l’accelerazione degli Stati Uniti d’Europa, Mattarella che discute di cessione della sovranità fiscale), ma cosa ne è delle teorie del conte sulla questione razziale?

Abbiamo degli indizi. Quindici anni fa uno studio dell’Onu introduce il concetto di “immigrazione di rimpiazzo” che porta al centro del dibattito la necessità di sostituire (letteralmente) buona parte della popolazione europea con migranti, al fine – si dice – di compensare il calo delle nascite e garantire il sistema pensionistico. Massimo D’Alema invoca 30 milioni di immigrati. Il sottosegretario Sandro Gozi rilancia con 40 milioni. Laura Boldrini dice che lo stile di vita dei migranti presto sarà il nostro. Nel frattempo, Angela Merkel apre le frontiere e mette al lavoro i siriani, la Repubblica Ceca assume 5 mila rifugiati

Insomma, tutto fa pensare che anche sul tema immigrazione, presto il Piano Kalergi potrebbe trovare una sua attuazione definitiva.


 
Fonte: ByoBlu

Il siriano sgambettato in Ungheria? In patria era un terrorista

Il siriano sgambettato in Ungheria? In patria era un terrorista

Ne avevamo parlato sulla nostra pagina facebook, di seguito l’articolo di Roberto Derta:

Roma, 24 set – Gli elementi per la storia strappalacrimec’erano tutti: un uomo un po’ in carne e un po’ goffo, con suo figlio in braccio, che scappa dalla guerra in Siria; dall’altra parte la giornalista ungherese che gli fa lo sgambetto, facendolo rotolare rovinosamente a terra, perfetta vittima sacrificale vista anche la nazionalità e le posizioni del premier di Budapest.

Sarebbe finito qui, non fosse che dietro la vicenda c’è anche dell’altro. E cioè che il povero padre, che con quel suo incedere un po’ stentato sembrava uscito da un cartone animato nel quale, ca va sans dire, rappresenterebbe il buono per antonomasia, il realtà proprio buono non è. Anzi, è un terrorista.

Trattasi, secondo numerosi fonti siriane, di Osama Abdul Mohsen, combattente del fronte Al Nusra, l’organizzazione dei sedicenti “ribelli” affiliata ad Al Qaeda. “Osama Abdul Mohsen si unì ai gruppi terroristici nel 2011 e ha commesso crimini contro le minoranze civili, tra cui i curdi”, spiegano dal Democratic Union Party, formazione curdo-siriana.

Prima di approdare in Europa spacciandosi per rifugiato ed ottenere pure un incarico da allenatore in Spagna, insomma, Osama si dilettava negli attacchi contro la popolazione csiriana, martoriata da anni di guerra civile. Ulteriore prova è data dal fatto che Osama è stato fino al 2010 allenatore della squadra di calcio della città di Deir ez Zor, l’Al Fotuwa, molti giocatori della quale si unirono alle schiere degli jihadisti.

SCOOP DI PROVITA: BAMBINI IN VENDITA PER 75000 DOLLARI A MILANO CENTRO!

SCOOP DI PROVITA: BAMBINI IN VENDITA PER 75000 DOLLARI A MILANO CENTRO!
Utero in affitto e bambini in vendita, a Milano centro!

ProVita ha le prove che in Italia, al centro di Milano, si pratica di fatto e contro la legge penale, il commercio di bambini e la riduzione in schiavitù delle donne: la ignobile pratica dell’utero in affitto.

Ecco il resoconto che i nostri inviati speciali, X e Y, ci hanno fatto.

Il giorno 23 settembre il dottor Daneshmand è passato a Milano per un periodo di circa 24 ore. Sfruttando tale occasionel’associazione “Prepara” ha organizzato un incontro esclusivo nel centro di Milano per parlare di GPA (Gravidanza per altri),il nome politicamente corretto dell’utero in affitto.

Il dottor Daneshmand è il fondatore della Fertility Clinic una clinica basata negli Stati Uniti che si occupa di gravidanze surrogate (cioè di affittare donne e vendere bambini) servendo clienti provenienti da tutto il mondo. L’associazione Prepara è un ente che si occupa proprio di pubblicizzare i servizi della Fertility Clinic e di trovare clienti europei da presentare al dottore.

Da una prima ricerca su internet, però, il nome di Danshmand non risulta né tra i fondatori, né tra gli impiegati della Fertility Clinic, anche se la sua foto è dappertutto. Sarà stato un nome falso…

X e Y sono due amici che hanno finto di essere una coppia gay. Venuti a conoscenza dell’incontro che si sarebbe svolto il 23 , scrivendo direttamente all’associazione Prepara, sono riusciti a farsi invitare ricevendo via mail la comunicazione del luogo ed ora esatti dell’incontro.

Al luogo dell’appuntamento vengono fatti accomodare in un salone affittato per eventi privati dove sono già presenti diverse coppie, sia etero che di soli uomini. C’è anche un single. Sono tutti lì per capire come fare per avere un figlio nonostante ciò sia impossibile in modo naturale.

Impossibile alla natura ma non al denaro.

Come a voler confermare questa affermazione, il primo tema che viene trattato sono i costi per poter comprare un bambino appena partorito da una donna che rinuncia a qualsiasi diritto sul neonato.

Tutti sanno all’incirca quanto costa quindi il dottore si focalizza sui risparmi che la sua clinica può permettere a chi decidesse di rivolgersi a lui e volesse lasciargli in mano l’intero processo: a partire dal prelievo dei “gameti femminili” (gli ovuli, che al 50% determinano i caratteri fisici del nascituro), alla selezione della “gestante” (o surrogata, colei che porterà il bambino in grembo per 9 mesi, comunemente chiamata madre che che letteralmente dovrebbe chiamarsi “surrogante” , non surrogata), fino alle analisi di salute sugli embrioni (per eliminare bambini potenzialmente affetti da malattie cromosomiche o ereditarie, quelli imperfetti, insomma, e quelli del sesso non gradito).

Le cifre sono:

5-10.000$ per gli ovuli

15-30.000$ per la madre surrogata

10.000$ per un esame dell’embrione

2-5.000$ per un esame del feto alla decima settimana (se questo test andasse male potrà essere abortito)

Più vari altri costi per analisi sui “genitori”, sui gameti, le provvigioni di agenzie intermediarie ed avvocati. In totale si va dai 75.000$ ai 120.000$, senza considerare possibile sorprese, problemi o complicazioni.

Non serve neanche spiegare perché la “gestante” non può essere anche venditrice degli ovuli: si vuole limitare al minimo qualsiasi legame tra la donna che deve partorire ed il bambino (9 mesi di gravidanza… che legame volete che sia…), ma soprattutto ciò su cui si insiste di più è chiarire che sia la venditrice degli ovuli sia la “surrogata” vengono selezionate secondo criteri molto restrittivi, perché qualsiasi problema o complicazione durante la gravidanza o il parto farebbe lievitare i costi per i “committenti” (coloro che hanno messo il seme o comunque coloro che fin dal principio di tutto il processo sono titolari della paternità sul “feto su ordinazione”).

Tutto procede con molta naturalezza, col dottore che presenta nei dettagli tutto il processo e le diverse opzioni tra cui i futuri “genitori” dovranno scegliere, c’è anche spazio per le battute: “Al momento della selezione dell’ovulo possiamo scegliere secondo i nostri canoni di preferenza giusto? Magari una bella bionda con gli occhi azzurri alta 1.80”. Questa battuta fa rabbrividire X e Y: queste persone si ritengono già “genitori” dal momento in cui ci sarà un embrione che loro hanno deciso di far impiantare in una “surrogata”: questa ricerca dell’aspetto e della razza perfetta stride dolorosamente con la bellezza del desiderio di paternità e maternità naturalmente insito nell’uomo.

Si chiude con le domande più particolari e specifiche dei potenziali clienti e si approfondiscono le opportunità discegliere “gestanti” nei diversi paesi, negli Stati Uniti o del Canada, scelta da fare anche in base agli strumenti legali ed assicurativi che ciascuna legislazione mette a disposizione dei “genitori”. Ovviamente la Fertility Clinic mette a disposizione i propri avvocati o i contatti di avvocati esterni che seguano i propri clienti fin dalla stesura dei primi contratti con la venditrice degli ovuli e con la “gestante”, fino al momento di rimpatriare il bambino.

Quest’ultimo punto sorprende notevolmente X e Y: il rimpatrio sembra una vera e propria formalità: “Basta rientrare in Europa facendo scalo in un altro paese prima dell’Italia”, una volta atterrati in Europa ed aver ufficializzato presso le autorità europee che si sta rientrando con il proprio “figlio” di pochi giorni o poche settimane, il successivo passaggio da uno stato dell’unione all’Italia non darà nessun problema. Una coppia lo conferma: “Molti nostri amici gay hanno diversi bambini e non hanno avuto nessun problema”.

Successivamente X e Y si fermano a chiacchierare e tra le lamentele sulla legge italiana qualcuno afferma che di fatto in Italia tutto è illegale e anche questo incontro. X e Y fingono di essere sorpresi ma sanno benissimo che la legge italiana (la legge 40) recita: “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”.


Tratto da: Lo Sai

NON VOGLIAMO CHE TUTTO QUESTO DIVENTI UNA PRATICA LEGALE E DIFFUSA,

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DALLA LEGGE CIRINNA’

PAPA FRANCESCO INCORAGGIA LE SUORE CHE SI OPPONGONO A OBAMA MA I MEDIA NON RIPORTANO LA NOTIZIA

PAPA FRANCESCO INCORAGGIA LE SUORE CHE SI OPPONGONO A OBAMA MA I MEDIA NON RIPORTANO LA NOTIZIA

Stranamente – “stranamente” per modo di dire – i media italiani hanno dato poco rilievo a un fatto piccolo, ma significativo, avvenuto ieri a Washington durante la visita di papa Francesco negli Stati Uniti. Il Pontefice, infatti, ha trovato il tempo fra i tanti impegni ufficiali di visitare il convento delle Piccole Sorelle dei Poveri.
Una visita non casuale, ha spiegato padre Federico Lombardi, portavoce della Sala stampa vaticana, con cui il Santo padre ha voluto sostenere le religiose nella loro battaglia civile. Le stesse suore hanno poi raccontato che il Pontefice le ha rincuorate e incoraggiate a proseguire sulla strada intrapresa.

FIERE OPPOSITRICI. Di quale battaglia stiamo parlando? Sì, sempre dell’opposizione dei cattolici all’Obamacare, anche se qui in Italia si preferisce sottolineare la grande “sintonia” tra Barack Obama e Francesco. In realtà, le cose paiono stare un po’ diversamente e il “fuori programma” di Francesco sembra essere un segnale. Le Piccole Sorelle dei Poveri sono infatti delle fiere oppositrici dell’amministrazione Obama, che avversano pubblicamente in merito ai provvedimenti che obbligherebbero anche gli enti religiosi a fornire gratuitamente ai dipendenti coperture assicurative per contraccettivi e farmaci abortivi.
Insomma, un altro indizio del fatto che quando l’altro giorno papa Francesco ha incalzato Barack Obama, non stava parlando della libertà religiosa calpestata su Marte, ma proprio lì, negli States.

Foto Ansa/Ap


Tratto da: Lo Sai

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