03 ottobre 2015

ILLUSIONE E ASUEFAZIONE DEL GIOCO D'AZZARDO, SI PERDE....


Come si dice: il banco vince sempre. Una regola non scritta del gioco d'azzardo che vale anche per le slot machine. E in questo caso la regola è pure scritta. Dove? Nelle norme statali - nella fattispecie il Tulps, Testo unico delle leggi sulla pubblica sicurezza (commi 6/a e 6/b) - che regolamentano il funzionamento delle apparecchiature elettroniche, che siano le slot machine diffuse nei bar oppure le videolottery delle sale giochi.
Il meccanismo è semplice e si basa sulle statistiche e le probabilità di vincere. Facendo un esempio, giocando un solo euro - che è la giocata base delle slot che si trovano nei bar, ovviamente esclusi gli ormai 350 che hanno aderito alla nostra campagna «no slot» - le norme prevedono che il 75% della giocata venga restituita al giocatore come vincita massima.
In realtà non si tratta di una vincita: perché, nel caso in cui fossimo fortunati, avremmo - in media - comunque perso. Quanto? Semplice: 25 centesimi del nostro euro giocato. «Eppure c'è chi gioca pochi soldi e ogni tanto vince», potrebbe obiettare qualcuno.
Vero: ma la probabilità che questo avvenga è sempre stabilita dalle norme scientifiche che regolano il funzionamento delle macchinette. E, più le cifre ipotetiche da vincere sono alte, più la probabilità di aggiudicarsele si abbassa. Il risultato è che, in media, chi gioca 1 euro se gli va bene perde soltanto 25 centesimi. Ma, se gli va male, perde l'intero euro.
Non può vincere di più, perché la probabilità di vincita, come detto, si abbassa salendo con le cifre in palio. E la conferma si ottiene sommando tutti i soldi giocati alle slot e verificando quelli restituiti in vincite. Parole astratte? Assolutamente no.
Ecco i dati. Prendiamo, per esempio, il «giro d'affari» delle slot in Italia nel gennaio 2012. Le macchinette installate erano 369.769. I giocatori hanno inserito qualcosa come 2 miliardi e 454 milioni di euro per giocare, vale a dire, in media, 6.636 euro per ciascuna slot. Le macchinette hanno restituito in vincite 1.856 milioni di euro, con una percentuale del 75,63%, come previsto dalla legge (dal 2013 il dato è stato fissato al 74%).
Ma questo - attenzione - non significa che si vince il 75%, come potrebbe sembrare, bensì che si perde il 25% di quanto si è giocato. E ad andare bene, visto che stiamo parlando di media matematica. Per chiarire meglio questo aspetto è semplice il confronto con i «Gratta e vinci», la lotteria istantanea gestita sempre dai Monopoli.
Nel 2012 il Gratta e vinci ha incassato 9,3 miliardi di euro e distribuito premi per 6,4 miliardi. Ma, anche in questo caso, benché tagliandi che costano tra i 5 e i 20 euro possono far vincere fino a 5 milioni in un colpo, la verità è ben diversa.
Su 30 milioni di biglietti stampati, quelli vincenti sono sì 11 milioni. Ma il 90% di questi 11 milioni restituiscono vincite «illusorie», di 5 o 10 euro, praticamente quanto giocato. La probabilità statistica di vincere 500 mila euro è una su 6 milioni di giocate. Figuriamoci vincere 5 milioni di euro.
Lo stesso meccanismo è applicato alle slot machine che troviamo nei bar e alle videolottery delle sala giochi, con la differenza che nelle prime la giocata massima di ciascuna partita è di 1 euro, nelle seconda di 100. Le slot dei bar erogano il 75% del giocato in vincite, ma in un ciclo di 140 mila partite, ciascuna delle quali ha una durata minima di 4 secondi e media di 15. In pratica in 15 secondi si butta via un euro. E, se ci va bene, ci tornano in tasca 25 centesimi (che erano già nostri). Questa è la cruda e matematica realtà. Tutto il resto sono solo illusioni.

Il più grande dipendente da gioco d’azzardo è lo Stato


Nel 2014 le perdite degli italiani alle macchinette e ai gratta e vinci sono state pari a 17,2 miliardi di euro e la metà è finita in tasse.

Se se ne occupa pure l'Economist, vuol dire che la situazione è seria. Secondo il Global Betting and Gaming Consultancy, gli italiani nel 2014 hanno perso al gioco d'azzardo qualcosa come 17,2 miliardi di euro. È una cifra mostruosa, ancor di più se si pensa che è triplicata dal 2001, in poco meno di quindici anni.

Nel frattempo siamo diventati più poveri, e questo dovrebbe indurci a una riflessione: che la dipendenza da macchinette e gratta e vinci (si calcola che in Italia se ne stampi il 20% di tutti quelli stampati al mondo) cresce al decrescere della ricchezza e della fiducia nel futuro. E che l'azzardo è una sorta di succedaneo della speranza che lo studio, il lavoro, la fatica possano davvero essere il viatico del benessere.

Gli italiani nel 2014 hanno perso al gioco d'azzardo qualcosa come 17,2 miliardi di euro. Compriamo un quinto dei gratta e vinci stampati nel mondo.

Quando questa speranza svanisce ci si affida alla sorte. E pazienza se si sa benissimo che non si vincerà mai. Si continua a giocare per il piacere di sperare che le cose possano cambiare improvvisamente, per un colpo di fortuna. Nel frattempo, la fortuna è dello Stato, che incamera come extra gettito la metà di quel che gli italiani perdono al gioco.

I conti sono presto fatti. Buona parte del bonus degli 80 euro in busta paga ai lavoratori dipendenti - che nel 2014 è costato circa 11 miliardi - è stato finanziato con i circa 8 miliardi e mezzo che lo Stato ha raccolto dalle perdite sul gioco di disoccupati, sfiduciati, comunque scarsamente abbienti: la storia dell'uomo di Battipaglia che rapina una gioielleria perché ha perso tutti i suoi soldi ai gratta e vinci è più che esemplificativa.

Certo, ognuno è libero di scegliersi il proprio vizio, la propria dipendenza, il proprio modo di regalare soldi a chi vuole. Ma forse, lo Stato due conti dovrebbe farli, invece di incassare e tacere. Perché la ruota gira e quei 9 miliardi all'anno che entrano in cassa potrebbero diventare, domani, un gigantesco fardello di indigenza e rabbia sociale. E quando accadrà, ci sarà ben poco da scommettere.

La verità sulle Banche che nessuno osa raccontare! Contano più loro che i cittadini…VIDEO

banche

Che le banche siano diventate il fulcro principale di ogni questione è un dato di fatto. Loro contano molto più di un semplice cittadino che versa nell’ indigenza. A noi non regalano sconti o sgravi fiscali…Alle banche però donano ingenti quantitativi di capitali e all’occorrenza chiudono anche un occhi, se non tutti e due!

Sapete qual è stata l’infamata principale fatta per le Banche?
Spostare 7,5 miliardi di fondi di riserva, nonchè fondi pubblici per l’italia e gli Italiani, nelle tasche di Privati e vanno a rimpinguare i loro interessi. Per non parlare dei 450 milioni annui che vanno ad essere regalati alle banche OGNI ANNO PER LE BANCHE AZIONISTE.
Quello stesso denaro che prima andava alle riserve, funzioni pubbliche o allo Stato.
Ora passano direttamente nelle casse dello stato… Ovviamente a nostro discapito, a nostra insaputa.
GUARDA IL VIDEO CARICATO NELL’ ARTICOLO. GUARDATE COME I POLITICI STESSI GLISSANO LE DOMANDE EVITANDO LE RISPOSTE…

Con questi stessi soldi ci potrebbero fare lavori pubblici per il bene del paese.
Potrebbero investire sulla salute invece che tagliare le visite specialistiche, considerate troppo costose…
Potrebbero investirli sul lavoro o magari potrebbero costruire o migliorare le scuole che cadono a pezzi.

Sapete cosa ha risposto un intervistato?
“NON CI RENDIAMO CONTO CHE LE BANCHE NON STANNO BENE”
Eh già…. PERCHE’ IL POPOLO INVECE NAVIGA NELL’ORO?!!
Fareste più bella figura a tacere invece che dire boiate!

La cosa peggiore è che la Tv pubblica si disinteressa a questi argomenti perchè evidentemente scomodano a troppi interessi. In tutto ciò noi siamo sempre di più con le pezze al … nel disinteresse generale della classe politica che si occupa e si preoccupa solo della salute del portafogli delle banche.

IL VIDEO DA PERDERE…

Questa classe politica ci sta mandando allo sfacelo totale. Non gli interessiamo perchè per loro siamo solo un numero. Ci calcolano solo nel momento in cui ci sono consensi da ottenere e voti da raggiungere…Ma visto che non ci lasciano neppure votare, be…è ovvio che valiamo meno di zero. Il loro interesse principale è il benessere delle loro banche, la salute dei loro portafogli ma non il malessere di noi poveri comuni mortali i quali lavoriamo per dare allo stato il 70% di ciò che guadagniamo, tutto trasformato in tasse.E dove sono i servizi che dite di offrirci? Io sono ben disposto a pagare una tassa se dietro di esse ci sono servizi e garanzie; qui però non se ne vede neppure l’ombra. Come può essere possibile che noi buttiamo il sudore per guadagnare 1,300.00 €…e voi vi permettete di prendevi più della metà del nostro guadagno in tasse e ruberie varie? Voi che per lavorare poche ore al giorno guadagnate oltre 10 mila euro mensili… E poi vi rivediamo seduti sulle sedie dell’aula parlamentare a dormire…O addirittura assenti! Noi i nostri soldi ce li sudiamo! Così come le nostre pensioni…. Voi invece? Raccontateci quanto sudore esce dalla vostra fronte per avere stipendi così alti… E in tutto ciò…poi vi permettete di regalare pure i soldi alle banche…Già, perchè il popolo a quanto pare non è ha bisogno, è già ricco così!

Altro che Poste Italiane! Chiamatele pure “Poste Cinesi”. Sono state vendute alla Cina pezzo pezzo!LEGGI

Poste Italiane

Un altro pezzo importante dell’Italia è stato ceduto, anzi no: SVENDUTO alla Cina.
Poste Italiane ormai non è più di nostra proprietà e di Italiana ha ben poco ormai… Potremmo quasi chiamarle Poste Cinesi ma forse sarebbe troppo duro da sostenere il raffronto…

Entro Ottobre tutto questo sarà ufficiale e Poste saranno nelle mani di Pechino.
Non bastavano i tanti negozi Made in Cina presenti in vari angoli delle nostre città e forse non bastavano neppure le importazioni di pomodoro cinese…Ora gli abbiamo regalato anche le Poste… Alla fine di tutta questa crisi, resterà qualcosa di italiano? O magari si venderanno anche noi cittadini al primo offerente? Vuoi che questi non ci barattino con l’ISIS in cambio della loro immunità?! Mah… sta di fatto che ci stiamo sbriciolando pezzo pezzo pezzo, ci stiamo privando della nostra identità.

Lunedì, infatti, verranno pubblicate dagli analisti delle banche del consorzio di collocamento le ricerche che consentiranno di fissare le prime valutazioni della società, facendo scattare la cosiddetta fase di pre-marketing che durerà per tutta la settimana.

La cosa che più sconcerta è che la privatizzazione delle PI alla Cina è stata considerata come un’ ancora di salvezza. In questo modo le Poste Italiana saranno in grado di mantenere gli impegni presi ed assicureranno una crescita cospicua. Ma siamo certi?
L’ unica cosa certa è che, oggi come oggi, anche le Poste Italiane ci hanno abbandonato come se fosse merce di scambio e sono state cedute al prezzo di qualche accordo ai Cinesi…
Resterà qualcosa di Italiano in Italia?

02 ottobre 2015

Lo sai perchè paghi le tasse per la tua casa?Semplice,perchè non è più tua…Ecco perchè

tasse esproprio beni casa


Pagare un affitto su una casa propria è un paradosso tutto italiano.Il vero motivo che nell’UE non possediamo nulla,nulla è nostro,nemmeno i nostri beni, nemmeno quelli per cui abbiamo pagato e sudato per ottenerli, e le tasse servono proprio ad espropriarci da essi.Ecco perchè.

Partiamo dal presupposto che il debito pubblico fa sì che tutte le nostre proprietà e beni siano “sotto scacco delle banche”, e visto che tale debito è studiato ad arte per essere insanabile, non potremmo mai dire ne pensare che un qualcosa di nostra proprietà la possediamo completamente.

Teniamo presente, che di quel 70% di tassazione che versiamo (partite iva e aziende), circa il 50% di esso serve a pagare solo gli interessi (100 miliardi all’anno) generati dal nostro debito pubblico. Quindi le tasse non servono ad avere infrastrutture e servizi, ma servono ad arricchire continuamente i banchieri. All’usuraio non conviene liberare lo schiavo dall’oppressione del debito perché perderebbe la sua principale fonte di guadagno. 

Ormai, molti, hanno capito che pagare le tasse è un furto e versarle per le nostre proprietà ci dovrebbe far comprendere che siamo stati anche espropriati dei nostri beni, perché altrimenti che senso avrebbe pagare un “affitto annuale” su una casa di nostra proprietà? Per un immobile, qualcuno ha lavorato una vita per averlo, magari lo sta ancora pagando con il mutuo, oppure lo ha avuto in eredità grazie al duro lavoro e ai sacrifici dei propri genitori. Quindi se paghiamo un affitto, anche minimo, significa che ci hanno espropriato del nostro bene, altrimenti non lo si dovrebbe pagare.Forse per questo ci hanno fatto intendere comunemente che si definisce “proprietà privata”, evidentemente perché siamo stati “privati della proprietà”. Un contadino sa benissimo che se produce degli ortaggi dal suo terreno, quando li venderà sul cartello ci scriverà sopra “produzione propria” e non “produzione privata”. Forse una casa, se fosse realmente nostra, sarebbe più indicato definirla “proprietà propria” e non proprietà privata. In conclusione dobbiamo comprendere che le tasse servono semplicemente ad espropriarci di tutte le nostre ricchezze. Il meccanismo è sempre lo stesso sia a livello internazionale, con la schiavitù del debito pubblico e sia a livello nazionale attraverso i debiti individuali. Le imposte non devono essere spostate da una parte all’altra, ma devono essere ridotte drasticamente e in futuro, con la sovranità monetaria e con il rinnegamento del debito pubblico eliminate quasi del tutto.

Citiamo una frase di Giacinto Auriti che spiega in modo chiaro e con poche parole il quadro della situazione sopra citata:

“Pagare un debito di moneta con altra moneta emessa a debito è impossibile; a lungo andare si pagherà con i propri beni (ciò che sta accadendo), o con il proprio lavoro non retribuito (ciò che dovrà accadere): quindi con la schiavitù”

Lo sai che è possibile ridurre i debiti con equitalia fino alla loro eliminazione?Ma nessuno lo dice

debiti equitalia rinegoziare ridurre

Lo sai che è possibile ridurre i debiti con Equitalia,rinegoziandoli fino alla loro eliminazione?C’è una legge che lo permette:Legge n°3 del 2012.Ma nessuno informa e non si è è a conoscenza di questa possibilità legale che i cittadini hanno di “prendere ossigeno” nel loro rapporto con il fisco.

Un nuovo spiraglio si apre con l’entrata in vigore della Legge n. 3 del 2012 (modificata dal D.L. 179/2012 convertito dalla Legge n. 221/2012) in merito all’opportunità per i privati e le piccole imprese di risanare i propri debiti anche con il fisco.
Grazie al cosiddetto “procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento” finalmente sarà possibile per i soggetti non fallibili, come le persone fisiche (ossia i singoli privati), i consumatori, i lavoratori autonomi, i liberi professionisti, gli imprenditori agricoli, gli imprenditori sotto-soglia, gli enti non economici ed anche le start up (imprese in fase di avvio), accedere ad un accordo o ad un piano di risanamento agevolativo con il creditore, al fine di eliminare l’esposizione debitoria.

Il ricorso a tale procedimento impedisce, infatti, ai creditori di esperire azioni cautelari o esecutive individuali e sospende, altresì, il corso degli interessi convenzionali o legali.
Questa nuova procedura concorsuale si affianca a quelle già previste dalla Legge Fallimentare (quali il concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione dei debiti) ed è applicabile a tutti quei soggetti che sino ad oggi erano stati discriminati dal fatto di non poter usufruire delle nuove opportunità introdotte dal Legislatore per proporre ipotesi alternative al fallimento al fine di soddisfare i creditori.
Tale procedimento, infatti, pone particolare attenzione alle difficoltà economiche del debitore, confrontando la sua reale disponibilità economica con il complesso dei debiti.
Nella maggior parte dei casi l’esito del confronto è sproporzionato.
Per questi motivi, quindi, è importante rivolgersi ad un Organismo di composizione della crisi o ad un professionista abilitato, quale può essere un avvocato, che, dopo un’attenta analisi della singola posizione, potrà presentare presso il Tribunale competente un piano di rientro per i debiti contratti, e ridurre così gli importi dovuti.
La Legge mira ad eliminare quello stato di perenne indebitamento che purtroppo molti privati e piccole imprese sono costretti a subire, dando l’occasione finalmente di poter ripartire e vivere nuovamente una vita da protagonista, riacquistando fiducia nel proprio futuro e negli investimenti.

Così se l’accordo viene approvato dal Giudice, il debitore ottiene la cd. “esdebitazione” che permette di ridurre il debito a quanto effettivamente lo stesso è in grado di pagare in base alle sue disponibilità, ed il resto del debito viene cancellato.
Vediamo ora quali sono i requisiti soggettivi ed oggettivi da soddisfare al fine della presentazione della domanda.
Si è visto come di tale agevolazione possano usufruire i soggetti non fallibili sopra elencati.
In particolare, per gli imprenditori sotto-soglia, per poter accedere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, il Legislatore ha stabilito la necessità di non superare i cosiddetti “parametri dimensionali” determinati dalla Legge Fallimentare (art. 1.comma 2 ) ovvero:

1) Attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore a 300.000,00 euro nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della domanda di ammissione all’istituto (ovvero nel minore periodo dall’inizio dell’attività);

2) Ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore a 200.000,00 euro nel medesimo arco temporale;

3) Debiti, compresi anche quelli non scaduti, per un ammontare non superiore o pari a 500.000,00 euro.
In caso di rispetto di tali limiti dimensionali il debitore rientrerà nella definizione di imprenditore commerciale “sotto soglia” e potrà, pertanto, essendo esclusa la fallibilità del soggetto, rientrare a pieno titolo nella crisi da sovraindebitamento.

Tuttavia, la proposta non è ammissibile quando il debitore:
È soggetto ad altre procedure concorsuali;
Ha già utilizzato, nei 5 anni precedenti, i benefici della legge sul sovraindebitamento;
Ha subito, per cause a lui imputabili, un provvedimento di annullamento o revoca di un accordo o piano del consumatore omologati;
Ha fornito documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.
Relativamente al requisito oggettivo, invece, la persona o l’impresa che intende avvalersi di questa particolare procedura dovrà trovarsi in uno stato conclamato di sovraindebitamento identificando con tale definizione la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte.
Condizione che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente.
Tipici “indicatori” di una situazione di squilibrio/sofferenza sono dati da:

Revoca di affidamenti bancari e/o interruzione del credito bancario con intimazione al rientro immediato;
Decreti ingiuntivi non opposti;
Procedure esecutive in atto e/o in fase avanzate;
Debiti erariali definitivamente accertati ed in fase avanzata di riscossione (cartelle Equitalia scadute e in riscossione).
Vi sono però delle eccezioni per cui l’esdebitazione non può operare:

1) Debiti derivanti da obblighi di mantenimento e alimentari;

2) Debiti da risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, nonché per le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti;

3) Debiti fiscali che, pur avendo causa anteriore all’apertura della procedura di sovraindebitamento, siano stati accertati successivamente.

Le prime applicazioni della nuova procedura hanno già prodotto risultati molto positivi, ed i primi esempi sono proprio relativi a cartelle di pagamento dell’Agente di riscossione Equitalia. Presso il Tribunale di Busto Arsizio, infatti, l’Autorità Giudiziaria ha omologato un piano di composizione della crisi da sovraindebitamento riducendo il debito di euro 86.994,83, che una contribuente aveva contratto nei confronti di Equitalia, ad euro 11.166,67.
Tale cartella, ritenuta troppo al di sopra delle reali disponibilità della debitrice, è stata ridotta dal Giudice, tenendo conto di tutti i redditi della stessa nonché dei bisogni della famiglia.
Pertanto, quale che sia la gravità della situazione, ci sarà sempre una soluzione ed un rimedio esperibile caso per caso.
Tutto questo consente di dare alle famiglie ed ai piccoli imprenditori una nuova opportunità per poter pianificare, in modo sostenibile, il proprio futuro economico.

relazione a cura di :

Studio Avv Emanuele Di Maso
Via di Corticella n.9
40128 BOLOGNA
tel 051355626 fax 0514153479

I potenti non vogliono che il popolo sappia queste cose importantissime sull’Italia.Altro che Repubblica…

ciò che i potenti non vogliono che tu sappia sull'Italia repubblica italiana
Cosa siamo noi?E cos’è realmente la Repubblica italiana?Non potreste mai immaginarlo!I potenti non vogliono che il popolo sappia queste cose sull’ Italia.

Per capire ciò dobbiamo tornare indietro nel tempo.

Nel 1933 c’è stata la peggiore bancarotta concordata, ormai famigerata: furono azzerati i debiti e fu ANCHE proibito il possesso dell’oro da parte dei privati (vi ricordate “l’oro alla patria”?) e gli Stati hanno conferito tutto il proprio oro, insieme a quello confiscato e raccolto, in un unico fondo globale, per custodire il quale è stata fondata la BIS, Bank for International Settlements (Banca per le Transazioni Internazionali) – che darà il via ad un’altra sconcertante storia, come il Sukarno Trust e le denunce attualissime tuttora in corso alla Federal Reserve, (ma ora non è il caso di parlarne, altrimenti rischiamo di mettere troppa carne al fuoco) – che ha sede a Basilea, in Svizzera e fu fondata e controllata dai Gesuiti e dai Cavalieri di Malta. Come per tutto il resto è facilmente verificabile e certificato, sempre per la legge del libero arbitrio.

Vi esorto a fare TUTTE le verifiche possibili e se vi va anche a fare ricerche su quel che sta succedendo con il fondo di oro globale e le richieste di risarcimento alla Federal Reserve.
Ma, sempre nel 1933 (udite, udite!,) le Nazioni diventano Società di Diritto Privato, registrate presso la SEC (Security Exchange Commission) con sede a Washington D.C., che è l’equivalente della nostra CONSOB (organismo che controlla la Borsa).
Queste Società di Diritto Privato chiamate Nazioni, apparentemente pubbliche e repubbliche, ma in realtà privatissime, possiedono oggi il DIRITTO DI PROPRIETA’ sulle persone nate in quello stato, in base alle tre Bolle Papali.

La prima istintiva reazione è: non l’Italia! Che è una Repubblica fondata sul lavoro e che ha la sua meravigliosa Costituzione!! Purtroppo invece è vero.

Andate a controllare voi stessi (in calce il link alla pagina della S.E.C): c’è la registrazione e il numero di registrazione di “ITALY REPUBLIC OF” – Company Registration Number 0000052782, con tanto di documenti di quotazioni di borsa, cessioni di quote ecc…
Il “Business Address è: “Ministero dell’Economia e delle Finanze – Via XX Settembre, 97 – Roma” e il mailing Address è : “C/O Studio Legale Bisconti, Via A. Salandra, 18 – Roma”.

Quindi l’Italia NON è una Repubblica libera e pubblica, ma una Private Company e lo Stato possiede il diritto di proprietà delle persone (noi tutti) nate sul suo territorio.
Il link di seguito prova che l’Italia non è una “Repubblica costituzionale fondata sul lavoro”, ma una Società Privata registrata presso la S.E.C. di Washington D.C., in America:

SIRIA, PRIMO RAID RUSSO: PENTAGONO “HANNO COLPITO UNITÀ ADDESTRATE DALLA CIA”

SIRIA, PRIMO RAID RUSSO: PENTAGONO “HANNO COLPITO UNITÀ ADDESTRATE DALLA CIA”

Il primo raid russo in Siria, avvenuto appena due giorni dopo l’incontro tra Putin ed Obama per smussare le profonde differenze di approccio dei loro paesi nel conflitto, non sarebbe stato indirizzato contro le postazioni dello Stato islamico. Secondo alcuni funzionari USA, ripresi dal quotidiano statunitenseWashington Post, i russi avrebbero bombardato unità sostenute dagli Stati Uniti e precedentemente addestrate ed armate dalla CIA.

E’ innegabile che l’introduzione del “potere aereo russo” in Siria sconvolgerà la strategia degli Stati Uniti che, ad oggi, continua a mostrare evidenti lacune di approccio. I raid russi hanno dimostrato, ancora una volta, che Putin sostiene Assad e quello stesso status quo che Obama continua a definire come la causa principale della questione siriana. Il Pentagono si è detto infastidito del primo raid russo, anche per le modalità utilizzate: Mosca avrebbe notificato l’inizio dei bombardamenti soltanto un’ora prima che prendessero il via le operazioni.

Secondo il Ministero della Difesa russo, i bombardieri hanno colpito venti Target dello Stato islamico a Rastan, Talbiseh ed in altre città nei pressi di Homs, punto strategico della Regione. Subito dopo i raid, il Pentagono, ha espresso forti perplessità sulle unità colpite. Sappiamo che proprio la zona di Homs è stata focolaio della rivolta popolare contro Assad nel 2011 e non è mai stata identificata come roccaforte del califfato. I bombardieri russi sarebbero entrati in azione per spianare la strada agli elicotteri armati di Assad.

La provincia di Homs rappresenta il collegamento principale tra la capitale Damasco e le roccaforti del governo sulla costa mediterranea, tra cui la città portuale di Latakia (e quella base navale di Tartus gestita da Mosca). I russi, si attende ancora il comunicato ufficiale del Pentagono, avrebbero bombardato la cittadina di Lataminah, nella provincia siriana occidentale, sotto il controllo del gruppo ribelle Tajammu al-Aaza. Il gruppo, appoggiato dagli Stati Uniti, ha anche pubblicato un video che mostra aerei da combattimento che solcano il cielo pochi secondi prima che iniziassero a sganciare ordigni.

La CIA ha formato migliaia di combattenti nelle sue basi segrete in Giordania, nel tentativo di rafforzare le fazioni moderate contro il governo di Assad. Lo strike russo sulle unità sostenute dagli Stati Uniti non farà altro che incrinare i rapporti con l’amministrazione Obama da cui adesso si attende una risposta.

(foto: TASS)

Come creare il mostro

Come creare il mostro

- di Marco Cedolin –
Questa volta il compito di creare il mostro e sbatterlo in prima pagina, con l’evidente scopo di screditare il presidente siriano Bashar al Assad presso l’opinione pubblica italiana sembra spettare agli articolisti del Corriere della Sera che sicuramente sono stati ben remunerati per il servizio reso ai macellai occidentali, che da qualche anno nutrono l’intenzione di distruggere la Siria, facendole fare la stessa fine dell’Iraq di Saddam Hussein e della Libia di Gheddafi.

In un penoso aticolo dossier dal titolo “Così tortura e uccide Assad”, per dare concretezza al proprio lavoro e giustificare la ridicola inchiesta giudiziaria avviata dalla Francia contro il presidente siriano (dagli articolisti del Corriere etichettato come dittatore) per “crimini contro l’umanità”, materia in cui i francesi fin dal periodo coloniale dovrebbero essere dei veri esperti, non trovano di meglio che rifarsi alle dichiarazioni e foto di un fantomatico “Cesar”, presentando costui come il depositario di una verità assoluta…..

Il Cesar in questione, secondo la fervida fantasia che da sempre colora la mitologia occidentale, sarebbe stato per anni un fotografo militare dell’esercito siriano, deputato a fotografare e catalogare le persone torturate ed uccise nelle carceri per ordine del governo di Assad, che il Corriere definisce “regime”, dal momento che non è stato votato dal popolo come invece quello di Matteo Renzi.

Codesto Cesar dunque, personaggio a metà fra un eroe dei fumetti ed un agente segreto stile 007, avrebbe fotografato negli anni 11mila persone torturate e uccise nelle carceri siriane, producendo 45mila scatti, prima di abbandonare la divisa e fuggire in Occidente, dove ha deciso di scrivere un libro che uscirà il prossimo 7 ottobre ed è servito proprio alla Francia per dare il via al procedimento giudiziario.

Dopo le bufale dei cimiteri spacciati per fosse comuni in Libia, i terroristi finanziati dall’Occidente “cantati” come eroici ribelli e le armi chimiche millantate nella stessa Siria, l’Occidente crea dunque un personaggio di fantasia nuovo. Il disertore dal volto umano, un poco fotografo ed un poco spia, ma soprattutto anima gentile, distrutta dagli orrori che è costretta a documentare, fino al punto di non dormire più la notte e rischiare la propria vita per fuggire in Occidente dai “buoni”, portando con sè le prove di tutti i misfatti del “cattivone” Assad.

Sicuramente il bestiario occidentale non brilla affatto per diritti, democrazia e rispetto dei propri cittadini, ma in quanto a fervida fantasia e gusto della fiction risulta davvero imbattibile. Se dopo libro dell’eroe Cesar uscisse anche una soap opera, magari titolata “Prison Assad” non dovremmo stupirci più di tanto, leggendone la recensione sulle pagine del Corriere che sicuramente si sarà meritato l’onore di averne l’anteprima.

Fonte: Il Corrosivo

01 ottobre 2015

Renzi vuole un Nuovo Ordine Mondiale – VIDEO -

Renzi vuole un Nuovo Ordine Mondiale – VIDEO -
Durante il Question Time di ieri, mercoledì 30 settembre 2015, alla Camera dei Deputati, Matteo Renzi ha detto: “Se vogliamo tutti insieme affermare un Nuovo Ordine Mondiale, ben venga l’accordo a Cuba, ben venga l’iniziativa in Iran…“. Questo fa il paio con una delle tante dichiarazioni di Giorgio Napolitano: “Si impone come materia concreta di riflessione e poi di impegno la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale” e con tante altre esternazioni dello stesso tipo, che ormai proliferano sulla bocca di numerosi cosiddetti rappresentanti del popolo, eletti e non.

Senza scadere nelle più nefaste ed estreme interpretazioni sul significato di questa sigla, vorrei chiedere ai signori che la utilizzano con così tanta convinzione sui media e nelle sedi istituzionali, cosa intendono per “Nuovo Ordine Mondiale” e anche – ma so che è passato di moda – se e dove tale costruzione geopolitica alternativa sia stata votata, quando e da chi.

 Fonte: Byoblu

VACCINI: PROTESTA CHOC DEI GENITORI INVADE FACEBOOK – ECCO LE FOTO CHE FANNO MALE

VACCINI: PROTESTA CHOC DEI GENITORI INVADE FACEBOOK – ECCO LE FOTO CHE FANNO MALE

Ildy, la mamma di Marco, ha pubblicato sul suo profilo Facebook una foto che sta facendo il giro del social con migliaia di condivisioni. Non solo: altri genitori hanno seguito il suo esempio e hanno deciso di metterci la faccia.

Sono tutti genitori che in buona fede si sono fidati delle istituzioni, genitori che mai avrebbero pensato che dietro il commercio dei vaccini ci fosse un pericolo per i propri figli. Un pericolo a volte mortale, come nel caso di Vittoria, bambina morta a 11 anni, uccisa dal vaccino obbligatorio.

Noi non possiamo far altro che ringraziare e stimare questi genitori perché, nonostante il dolore che continuano a provare, hanno avuto la forza di compiere questo gesto, un gesto che potrebbe evitare effetti collaterali (anche mortali) a migliaia di giovani, spronando gli italiani ad informarsi approfonditamente prima di far iniettare un mix potenzialmente fatale nel corpicino di un bimbo.

Grazie veramente.

Di seguito le foto che stanno invadendo Facebook e il testo pubblicato dalla mamma di Marco.
danni da vaccino 2danni da vaccino 3danni da vaccino 4danni da vaccino 5danni da vaccino 6danni da vaccino


IO NON LO SAPEVO QUANTO FOSSERO CRIMINOSI I VACCINI E FORSE NON LO SAI NEMMENO TU, GENITORE, CHE STAI LEGGENDO IL MIO POST!!!


SE AMI TUO FIGLIO FARAI DI TUTTO PER INFORMARTI CORRETTAMENTE: (CONTENGONO antibiotici (Neomicina e Streptomicina), formaldeide, glutammato monosodico (MSG), Thimerosal-MERCURIO METILICO,ALLUMINIO,siero fetale di bovini (FBS),piombo, cadmio, solfati, le proteine del lievito,acetone (utilizzato in acetone).Questi vaccini sono coltivati su animali (organi) o tessuti umani, come i reni di scimmia, embrioni di pollo, siero di vitello, cellule diploidi umane (gli organi sezionati di feti abortiti), sangue di maiale, sangue di cavallo e il cervello di coniglio. Fonte:http://www.vacciniinforma.it/?p=2536)

NON INIETTARE ALLA CIECA TUO FIGLIO SOLO PERCHE COSI SI FA DA SEMPRE E COSI FANNO TUTTI! TUO FIGLIO E’ TROPPO PREZIOSO PER AFFIDARLI LA SALUTE IN MANO AI ALTRI.
SII TU IL PRIMO DOTTORE DI TUO FIGLIO!
SEGUI IL TUO ISTINTO E NON GIUSTIFICARTI DICENDO “IO NON NE CAPISCO NIENTE!” PERCHE, PRESTO POI, POTRAI CAPIRE SULLA TUA PELLE CHE VUOL DIRE AVERE UN FIGLIO DANNEGGIATO. NON CI CREDI? GUARDA ME, GUARDA Thomas Nicola Ghidotti, Curca Viorica, Giorgio Alberto Tremante, Alberto Tremante Roberto Mastalia, E TANTI MIGLIAIA DI GENITORI FERITI CHE ELABORANO ANCORA IL LORO DOLORE.

“NON GIOCATE CON IL FUOCO!” LO DITTE SEMPRE AI VOSTRI FIGLI…”PERCHE, PRIMA O POI CI SI BRUCIA E FA MALE!” ECCO, SEGUITE ANCHE IN QUESTO CASO IL VOSTRO STESSO CONSIGLIO CHE DATE AI VOSTRI FIGLI…FATELO PER LORO, PERCHE LI AMATE.

LA PAURA CHE VI VIENE TRASMESSA DAI PEDIATRI E PROPRIO PERCHE FANNO LEVA SULLA VOSTRA IGNORANZA. LORO NON SONO PIU MEDICI DI UNA VOLTA, MA VENDITORI DELLE CASE FARMACEUTICHE!!!

Fonte: Lo Sai

La Russia ha lanciato una nuova ondata di attacchi aerei in Siria: 30 obiettivi da distruggere. Nervosismo a Washington e scambi di accuse

La Russia ha lanciato una nuova ondata di attacchi aerei in Siria: 30 obiettivi da distruggere. Nervosismo a Washington e scambi di accuse
Gli aerei da guerra russi hanno portato a compimento anche oggi una nuova ondata di attacchi aerei in Siria su circa 30 obiettivi da distruggere delle milizie jihadiste dell’ISIS, di Al Nusra e degli altri gruppi. Molti degli attacchi si stanno effettuando nell’area nord del paese, incluse le località di Yisr al Shugur e Kafr Nabl, dove esiste una concentrazione dei gruppi terroristi. La televisione libanese ha segnalato che decine di componenti del Fronte al-Nussra, collegato ad al Qaeda, sono risultati morti o feriti in questi attacchi su Yisr al Shugur.

Dall’altro lato del paese, fonti ben informate hanno segnalato che la Forza aerea russa ha trasportato altri cinque cacciabombardieri in Siria con il fine di incrementare la forza d’attacco dell’Aviazione siriana contro l’ISIS e gli altri gruppi affiliati.

Gli attacchi aerei avvenuti ieri, i prime effettuati dalle forze russe/siriane, sono stati qualificati come “un completo successo” dal Ministero della Difesa russo.
“Otto posizioni dell’ISIS sono state distrutte completametne nel corso degli attacchi”, lo ha riferito il portavoce del Ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, il Mercoledì dopo gli attacchi aerei.
Sono risultati distrutti depositi di munizioni, armi, combustibile ed equipaggiamenti militari, come risultato degli attacchi e come si vede nei filmati diffusi dalla TV russa. In particolare sono stati totalmente distrutti i posti di comando e controllo delle milizie takfire nella zona di Hama e di Homs.

Le infrastrutture civili non sono state attaccate, al contrario di quanto diffuso da falsi filmati trasmessi dai miliziani takfiri e subito diffusi dalle TV occidentali che funzionano ormai come centri di propaganda del Pentagono. Inutile e patetico il tentativo di falsificare e far credere che i bombardamenti russi/siriani abbiano prodotto vittime civili, tentativo fatto proprio da coloro che, come coalizione USA/Saudita, hanno operato per oltre un anno nel paese senza fermare l’avanzata dell’ISIS ma con l’effetto di distruggere infrastrutture civili (centrali elettriche, depositi di carburante, ecc..) e mietendo un alto numero di vittime civili che mai hanno fatto vedere le TV occidentali.


La massiccia propaganda del “Grande Fratello” USA è già iniziata sul fronte mediatico per distorcere gli avvenimenti.
Nel frattempo si registrano forti reazioni a Washington e preoccupazioni dovute all’avvenuto attacco russo che molti strateghi dell’Amministrazione Obama non si aspettavano e che ha mandato all’aria i piani del Pentagono di far avanzare le milizie addestrate dalla CIA e dai britannici per rovesciare il governo di Bashar al-Assad e creare un protettorato americano in Siria suddividendo il paese in più zone.

Quello che avviene è che proprio i guppi dei miliziani addestrati ed armati dal Pentagono sono oggetto di attacco da parte dell’Aviazione russa siriana che colpisce con precisione e distrugge i depositi di armi sofisticate, le centrali eletroniche ed i rifornimenti consegnati dagli USA e per cui gli americani avevano speso centinaia di milioni di dollari.

Obama ha messo sotto accusa i generali che non lo avevano informato degli scarsi successi del programma sul terreno militare, i generali accusano la CIA di non aver attuato il piano come previsto, John Kerry viene indicato come “poco competente” ed altri strateghi, profumatamente pagati come consiglieri militari del Presidente, lamentano di non essere stati messi al corrente da generali e dalla CIA.

Sembra che a Washington si siano svolte riunioni molto animate durante le quali sono state lanciate dalle varie parti accuse di incompetenze e superficialità con reazione degli interessati e, da alcuni informatori, pare che siano sentite grida e che siano “volate” anche delle sedie.
Si vedrà nei prossimi giorni quali decisioni verranno prese dalla Casa Bianca che attualmente, per queste vicende, risulta aver perso molta credibilità di fronte ai governi della regione mediorientale.


Sputnik News

Traduzione e note: Luciano Lago per Controinformazione

Giuliano Amato voleva fottere la democrazia. Ecco le parole che lo inchiodano.

Giuliano Amato voleva fottere la democrazia. Ecco le parole che lo inchiodano.

Giuliano Amato è stato una figura centrale in tutto il processo, durato anni, di scrittura di una nuova costituzione europea. E’ stato il vice-presidente dei socialisti nella Convenzione, l’organismo che scrisse la prima bozza di costituzione nel 2002/2003 sotto la leadership dell’ex presidente francese Giscard d’Estaing. Quella proposta di costituzione venne rigettata dal popolo in due referendum distinti tenutisi nel 2005: una volta dai francesi e una volta dagli olandesi.



Dopo due anni di riflessione, allora, Amato guidò un gruppo di 16 politici determinati che prepararono una versione semplificata di quella stessa costituzione. Il gruppo era noto ufficiosamente come “Amato Group”: tolse da quella bozza gli elementi che la identificavano chiaramente come una costituzione, incluso l’articolo sul simbolo di un’Europa Unita, ma lasciò inalterata la sostanza.

Fu Giuliano Amato, dunque, a fregare i cittadini europei trasformando una Costituzione in un trattato che non potesse più essere rigettato dai cittadini. Quel trattato fu chiamato il “Trattato di Lisbona“. Quello stesso trattato che, tra le altre cose, trasferì la giurisdizione degli aspetti commerciali dell’Unione Europea a livello centrale, esautorando gli stati, rendendo così possibile, oggi, la costruzione del TTIP (se non sapete cos’è, cliccate qui: “Il segreto più importante per l’Europa” e “Oltre al colpo di stato: come ci stiamo consegnando alle multinazionali“).

Come dite? Giuliano Amato non era consapevole? In fondo è così che ha detto anche lui, vero (guarda il video dove Giuliano Amato confessa che nonostante fossero stati avvisati del disastro che stavano creando, andarono avanti ugualmente con l’euro)? Dunque, vediamo. Il Trattato di Lisbonavenne firmato il 13 dicembre 2007. Già nel febbraio del 2007, per la precisione il 20, Amato si trovava a fare una lezione alla London School of Economics, quella stessa dove Frattini avrebbe parlato dei progetti sull’immigrazione selettiva che stava conducendo con la sua Commissione Europea fin dal 2005.

E cosa disse, giù il 20 febbraio 2007? Ecco uno stralcio del libro The Great European Rip-off: How the Corrupt, Wasteful EU is Taking Control of Our Lives, di David Craig.


Disse: “La cosa buona di non chiamare il Trattato di Lisbona Costituzione è che nessuno può chiedere un referendum!“.

Serve altro? Va bene. Sempre Giuliano Amato. Sempre prima della firma del Trattato: “I leaders europei hanno deciso che quel documento doveva essere illeggibile. Se non è leggibile, non è costituzionale. Questa era più o meno l’impressione“.

E ancora: “Ma c’è del vero, perché se questo è il tipo di documento che la Conferenza intergovernativa produrrà, qualunque primo ministro potrà presentarsi davanti alle camere e dire ‘Guarda, vedi, è assolutamente illeggibile. E’ il tipico trattato di Bruxelles, niente di nuovo. Non c’è bisogno di un referendum’.“.

Questi sono i discorsi che faceva Giuliano Amato nel 2007. Poi oggi dice che non avevano capito.

A voi giudicare.

Fonte: ByoBlu

Il pressing di Papa Francesco funziona: bloccate due esecuzioni negli Stati Uniti

Il pressing di Papa Francesco funziona: bloccate due esecuzioni negli Stati Uniti

IL GOVERNATORE DELL’OKLAHOMA SOSPENDE LA CONDANNA A MORTE DI UN OMICIDA. IN VIRGINIA NIENTE INIEZIONE LETALE (PER ORA) AD UN SERIAL KILLER.

Il pontefice scrive al governatore dell’Oklahoma, che sospende la condanna a morte di un uomo accusato di omicidio. E in Virginia niente iniezione letale (per ora) ad un serial killer

S’era detto che l’appello di Papa Francesco contro la pena di morte, durante il suo viaggio negli Usa, non aveva avuto gli effetti sperati sul caso di Kelly Gissendaner, prima donna a subire le pena capitale in 70 anni in Georgia. La Gissendaner è stata uccisa alle 12.21 del 29 settembre con un’iniezione letale (Quotidiano.net, 29 settembre).

LO STOP IN OKLAHOMA E VIRGINIA

Se la donna è stata giustiziata nonostante l’intervento del Pontefice, altre due condanne che dovevano eseguirsi tra mercoledì e giovedì sono state sospese, in Oklahoma e in Virginia: anche in questo caso Francesco aveva chiesto il loro annullamento, in particolare mandando una lettera per chiedere la sospensione dell’esecuzione in Oklahoma (Corriere della Sera, 1 ottobre).

“CASI DI ASSOLUTA NECESSITA’”

Francesco aveva esortato il governatore dell’Oklahoma di considerare le parole di papa Giovanni II secondo cui la pena capitale dovrebbe essere usata solo «in casi di assoluta necessità», che sono «molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti».


37 GIORNI SI SPERANZA PER GLOSSIP

Poche ore dopo la lettera, la governatrice Mary Fallin, ha deciso di rimandare di 37 giorni l’esecuzione del condannato a morte Richard Glossip. Ufficialmente la decisione è stata presa per dare modo alle autorità dello Stato di valutare se i protocolli adottati per l’esecuzione rispettino le procedure approvate dalle corti federali (La Repubblica, 1 ottobre).

Glossip, condannato, per il suo ruolo nell’uccisione nel 1997 del proprietario del motel Oklahoma City, si è sempre dichiarato innocente e ritiene di essere stato incastrato dal vero killer, che sta scontando l’ergastolo e che è stato il testimone chiave per l’accusa di Glossip.

NUOVA UDIENZA PER IL SERIAL KILLER

In Virginia, invece, un giudice federale dello Stato ha bloccato a tempo indeterminato l’esecuzione del serial killer Alfredo Prieto e fissato un’udienza in cui verrà discussa l’adeguatezza dell’uso del pentobarbital, uno dei farmaci usato per l’iniezione letale.

Prieto venne condannato nel 2010 per gli omicidi di Rachel Faver e del suo ragazzo Warren Fulton in un sobborgo di Washington, nel 1988. Faver venne anche stuprata.

Fonte: Aleteia

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / BREVE STORIA DELLE TASSE SULLA CASA, CHI LE HA TOLTE PER DAVVERO E CHI LE HA RIMESSE...

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / BREVE STORIA DELLE TASSE SULLA CASA, CHI LE HA TOLTE PER DAVVERO E CHI LE HA RIMESSE...

Correva l’anno 2008 e la sinistra italiana incassava l’ennesima vittoriosa sconfitta (nel senso che hanno sempre, sistematicamente, perso tutte le elezioni cui hanno partecipato, avendo vinto solo quando hanno candidato… democristiani) per mano di Silvio Berlusconi, il quale aveva fatto dell’abolizione dell’ICI il suo cavallo di battaglia.

L’ICI, una delle imposte più odiose mai partorite dalla mente dei burocrati italiani, colpiva la proprietà delle abitazioni, comprese le prime, quelle fatte con fiori di sacrifici dagli italiani.

La sinistra aveva urlato, strepitato, manifestato contro l’abolizione dell’ICI in quanto la considerava un “regalo ai ricchi”, come se possedere la casa in cui si abita fosse un crimine contro l’umanità, crimine per altro commesso... da oltre il 62% degli italiani!.

Incredibilmente, per la politica italiana, Berlusconi mantenne la promessa ed abolì l’ICI sulla prima casa.

Sappiamo poi come andarono le cose: la congiura di palazzo ordita dall’allora presidente della repubblica Napolitano su imbeccata della cancelliera tedesca Merkel che vedeva come il fumo negli occhi il governo Berlusconi reo di non piegare la schiena ai diktat di Berlino, porta alla nascita del governo Monti, acclamato dalla sinistra come salvatore della patria, non foss’altro per il motivo che le aveva consentito di conquistare il potere senza passare dalle elezioni.

Il governo non eletto Monti rimise subito le mani in tasca agli italiani massacrandoli di tasse e ripristinando immediatamente l’ICI, ribattezzata IMU e aumentata in modo esponenziale rispetto a prima. Il gettito passò infatti da 9,2 miliardi nel 2011 (ICI seconda casa) a 23,7 nel 2012, regnante Monti. Quasi tre volte il precedente. Non c’è che dire quanto a macelleria sociale attuata dal governo voluto ed imposto da Giorgio Napolitano.

E mentre Monti parlava di “luce in fondo al tunnel” in Italia, sui media stranieri, dichiarava apertamente che stava distruggendo la domanda interna per tutelare i creditori esteri.

La sinistra, che dovrebbe essere paladina dei ceti deboli, non ebbe nulla da ridire sulla reintroduzione della tassa sulla prima casa, che colpiva il ceto medio basso, non certo i grossi possidenti, che già pagavano anche ai tempi di Berlusconi.

Tramontato il cavaliere nero Monti fu il turno della stella filante Letta, durata dalla sera alla mattina e falciata da un’altra congiura di palazzo, questa volta interna al PD. Ovviamente, anche in questo caso il PD non ha avuto nulla da eccepire sul mantenimento della tassa sulla prima casa, coerente, nella sua visione distorta della società. Sotto Letta il gettito si è mantenuto costante, ma giunto al potere Renzi, la cui unica vittoria annoverabile nel suo curriculum è quella delle elezioni condominiali, ovvero le primarie di partito, il gettito è ulteriormente lievitato a 27 miliardi.

Tre primi ministri in quota PD e tre salassi a carico dei proprietari di casa, che, lo ricordiamo, non sono certo i grandi immobiliaristi plutocratici che la propaganda sinistrina tende a dipingere, a meno che non venga considerato tale il proprietario di un monolocale di periferia.

Poi, qualche giorno fa, all’improvviso, il premier non eletto Renzi, dichiara che abolirà l’IMU. Orpo: non è una dichiarazione di Berlusconi, l’ha detto proprio Renzi!. Ora, ci si sarebbe aspettati che il suo partito gli urlasse di tornare in sé e di ritirare la dichiarazione, perché non si può togliere una tassa che è stata il cavallo di battaglia del PD in nome del suo strano concetto di “equità”.

Ed invece, come nelle migliori vignette di Guareschi, il “contrordine compagni” detto dal Capo, è stato immediatamente recepito dal partitone, che si è schierano prono e cieco ai suoi piedi, lodando quanto sia bello ed importante l’abolizione dell’IMU. Il tutto senza temere di cadere nel ridicolo e senza tener conto delle indicazioni della UE che, al contrario, predica un inasprimento delle tasse sulla casa per tagliare quelle sul lavoro (leggasi benefit alle aziende, meglio se multinazionali).

Naturalmente, c’è un risvolto della medaglia: 208 esami diagnostici che diverranno a pagamento nei prossimi anni. Il premier non eletto dà con una mano e prende con l’altra, oltretutto nel modo più odioso, ovvero giocando sulla salute degli italiani.

Sarà poi interessante capire come il PD riuscirà a conciliare la “ferma ed irrevocabile” dichiarazione di Renzi di abolire l’IMU, con i diktat della UE che ne vuole il mantenimento. Foss’altro perché il PD si è sempre dimostrato ultra ortodosso nel rispettare gli ordini che giungono dagli oligarchi di Bruxelles.

Il nostro timore è che alla fine gli italiani si ritroveranno con i tagli alla sanità ed il mantenimento dell’IMU.

Si accettano scommesse.

Luca Campolongo

Fonti

http://www.repubblica.it/economia/2013/11/26/news/scheda_dall_ici_all_imu-tasi_il_gettito_passa_da_9_a_27_miliardi-72013390/

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/07/18/ici-imu-e-tasi-10-anni-di-tormentone-su-prima-casa_13738aa0-3c99-480b-b2bc-6e92c36268a0.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/28/fisco-commissione-ue-italia-tagli-tasse-sul-lavoro-e-le-alzi-su-consumi-e-immobili/2074463/

IL DISASTRO DELLA VOLKSWAGEN E' UNA PIUMA RISPETTO LA CATASTROFE DEUTSCHE BANK CHE PUO' ARRIVARE DA UN MOMENTO ALL'ALTRO



BERLINO - Nei primi mesi del 2014, le azioni di Deutsche Bank sono state scambiate a più di 50 dollari. Da quel momento, il valore è caduto di oltre il 40% e oggi si scambiano a meno di 29 dollari.

Prima del “crollo improvviso” di Lehman Brothers il 15 settembre 2008, sulla stampa c’erano state notizie di licenziamenti di massa nell’azienda. Quando le grandi banche iniziano a trovarsi in guai seri, questo è quello che fanno: cominciano a sbarazzarsi del personale. Ecco perché gli operatori finanziari più avveduti sono così preoccupanti i massicci tagli di posti di lavoro che la Deutsche Bank ha appena annunciato. Nel mirino ci sono 23.000 dipendenti, cioè circa un quarto di tutto il personale, secondo il piano dell’amministratore delegato John Cryan. Inoltre, negli ultimi tre anni la banca ha dovuto sborsare qualcosa come 9 miliardi di dollari per contenziosi legali, ed è così diventata una sorta di manifesto di cultura aziendale corrotta.

Già nella primavera 2014, la Deutsche Bank è stata costretta ad incrementare di 1,5 miliardi il Tier (capitale azionario e riserve di bilancio). Perché? Un mese più tardi, maggio 2014, è continuata la corsa alla liquidità, con la banca che annunciava la vendita di 8 miliardi di euro di titoli con uno sconto del 30%.

E ancora una volta: perché? Questa mossa ha messo la pulce nell’orecchio ai mezzi di stampa finanziaria. L’immagine esteriore, calma, della Deutsche Bank non rispecchiava i suoi sforzi concitati nell’aumentare la sua liquidità. Dietro doveva esserci per forza qualcosa di marcio.

A marzo di quest’anno 2015, la banca ha fallito gli stress-test della Bce, ricevendo «una severa intimazione a controllare la struttura del suo capitale». Ad aprile, Deutsche Bank ha confermato il suo accordo congiunto con Usa e Regno Unito sulla manipolazione del Libor, il tasso interbancario di riferimento per i mercati finanziari (tasso variabile, calcolato giornalmente, per cedere a prestito depositi in sterline, dollari, franchi svizzeri ed euro da parte delle principali banche operanti sul mercato interbancario londinese).

Sul colosso tedesco incombe poi un enorme pagamento, oltre 2 miliardi di dollari, da versare al Dipartimento di Giustizia degli Usa, comunque una bazzecola rispetto ai suoi guadagni illeciti.

Negli ultimi mesi, questa estate, la situazione è precipitata: a maggio, il Cda ha conferito poteri speciali ad uno degli amministratori, Anshu Jain. Il 5 giugno, quando la Grecia non è riuscita a pagare il Fmi, le ripercussioni sono arrivare anche alla Deutsche Bank. E il 6/7 giugno i due Ceo della banca tedesca hanno annunciato entrambi le loro dimissioni, appena un mese dopo dal conferimento dei nuovi poteri (Anshu Jain lascerà per primo, alla fine di giugno; Jürgen Fitschen nel maggio 2016).

Non è finita: il 9 giugno 2015 “Standard & Poor’s” ha ridotto il rating della Deutsche a BBB+, cioè solo tre posizioni al di sopra del livello “spazzatura”, addirittura sotto il livello di rating che aveva Lehman Brothers poco prima del suo crollo.

Quello che ha reso le cose ancora peggiori è stato l’incauto comportamento della Deutsche Bank. A un certo punto, si è potuta stimare un’esposizione in derivati da parte della Banca di ben 75 trilioni di dollari. Da tener presente che il Pil tedesco di un anno intero è di solo 4 trilioni di dollari.

Così, quando alla fine anche la Deutsche Bank crollerà, né in Europa e né in qualsiasi altro luogo del mondo ci saranno abbastanza soldi per poter ripulire il pasticcio. Questa apocalisse da derivati è un'arma di distruzione finanziaria di massa.

Se la Deutsche Bank dovesse fallire completamente, sarebbe un disastro finanziario peggiore di quello di Lehman Brothers: sarebbe come abbattere letteralmente l’intero sistema finanziario europeo e provocare a livello globale un panico finanziario mai visto prima d’ora. A quel punto, sarà meglio avere il proprio denaro con sé piuttosto che tenerlo in banca.

L'analista finanziario Michael Snyder teme che la calma apparente sia destinata a finire presto: «Credo che il resto del 2015 sarà estremamente caotico e accadranno cose piuttosto gravi, cose che nessuno avrebbe potuto oggi immaginare. Nei giorni che vengono, invito tutti a seguire attentamente sia la Germania che il Giappone. Stanno per accadere cose grosse, e milioni di increduli ne resteranno spiazzati».

Redazione Milano.

- Si ringrazia per il contributo giornalistico il blog libreidee.org.

Putin – Intervento all’assemblea generale ONU – in italiano

Putin – Intervento all’assemblea generale ONU – in italiano

IL TESTO DELL’INTERVENTO DI PUTIN ALL’ASSEMBLEA ONU

Sua eccellenza Signor Presidente, Sua eccellenza Vice Segretario, Distinti Capi di Stato e di Governo, Signore e Signori,

Il settantesimo anniversario delle Nazioni Unite è una buona occasione per fare il punto della situazione sul passato e parlare del nostro comune futuro.

Nel 1945 i paesi che sconfissero il nazismo collaborarono insieme per ricostruire le solide fondamenta dell’ordine mondiale in seguito alla seconda guerra mondiale.

Lasciatemi ricordare che le decisioni chiave sui principi che rivestono questa cooperazione e la creazione delle Nazioni Unite furono prese nel nostro paese, a Yalta, all’incontro dei capi della coalizione contro Hitler.

Il sistema di Yalta è nato con grande difficoltà. E’ nato al costo di milioni di vittime e due guerre mondiali che hanno spazzato il pianeta nel ventesimo secolo.

Siamo onesti: le Nazioni Unite hanno aiutato l’umanità durante tempi difficili ed eventi drammatici, negli ultimi 70 anni. Hanno salvato il mondo da sconvolgimenti su larga scala.

Le Nazioni Unite sono uniche nella capacità di rappresentare legittimità e universalità. E’ vero che ultimamente le Nazioni Unite sono state ampiamente criticate per non essere state sufficientemente efficienti e per avere mancato al dovere di prendere decisioni su certe problematiche fondamentali, a causa di insormontabili differenze tra alcuni membri del Consiglio di Sicurezza in primis.

Vorrei comunque sottolineare che ci sono sempre state differenze all’interno delle Nazioni Unite durante i 70 anni della sua esistenza. Il diritto di veto è sempre stato esercitato dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra, dalla Francia, dalla Cina, dall’Unione Sovietica, dalla Russia, e ciò è assolutamente naturale per i rappresentanti di una tale organizzazione.

Quando le Nazioni Unite furono create, i suoi fondatori non pensarono che ci sarebbe stata sempre unanimità. La missione dell’organizzazione è cercare e trovare compromessi, e la sua forza deriva dal prendere in considerazione differenti punti di vista e opinioni.

Decisioni discusse all’interno delle Nazioni Unite possono essere intese come risoluzioni o meno, come dicono i diplomatici, che “possono passare o possono non farlo”.

Qualunque azione uno stato intraprenda per scavalcare questa procedura è illegittima e va contro lo statuto delle Nazioni Unite e il diritto internazionale.

Sappiamo tutti che dopo la fine della Guerra Fredda è comparso un unico centro di dominio mondiale. Coloro che si trovarono ai vertici della piramide furono tentati di pensare che, se erano così forti e fuori dal comune, ne sapevano di più e non avevano più bisogno di confrontarsi con le Nazioni Unite che, invece di autorizzare e legittimare automaticamente le decisioni necessarie, spesso creavano ostacoli, o, per così dire, erano d’intralcio.

E’ ormai facile notare che le Nazioni Unite, nella loro forma originale, siano diventate obsolete, avendo raggiunto la loro missione storica. Ovviamente il mondo sta cambiando e le Nazioni Unite devono adattarsi a questa trasformazione naturale. La Russia è sempre pronta a lavorare assieme ai suoi interlocutori sulla base di un largo consenso; tuttavia consideriamo estremamente pericolosi i tentativi di minare la legittimità di altre nazioni. Simili tentativi potrebbero portare al collasso dell’intera architettura delle relazioni internazionali: non ci sarebbero più regole, se non quelle della forza.

Ci sarebbe un mondo dominato dall’egoismo invece che dal lavoro collettivo, un mondo sempre più caratterizzato da direttive invece che dall’uguaglianza. Ci sarebbero meno democrazia autentica e libertà, sarebbe un mondo dove veri stati indipendenti verrebbero rimpiazzati da protettorati e territori controllati dall’esterno.

Che cos’è dunque la “sovranità nazionale”? Come menzionato dai miei colleghi prima di me, è la libertà, la libertà per ogni persona, nazione o stato di scegliere il proprio destino. Lo stesso vale per la questione della legittimità dell’autorità di stato. Non si dovrebbe giocare con le parole o manipolarle, ogni termine dovrebbe essere chiaro e trasparente per la legge internazionale, dovrebbe avere un criterio uniformemente comprensibile.

Siamo tutti diversi e dovremmo rispettarlo. Nessuno ha l’obbligo di adeguarsi ad un singolo modello di sviluppo che qualcun’altro ha riconosciuto una volta per tutte come l’unico adeguato.

Dovremmo ricordarci tutti cosa ci ha insegnato il passato, ricordarci anche episodi passati della storia dell’Unione Sovietica, “esperimenti sociali”, basati su orientamenti ideologici, esportati per ottenere cambiamenti politici in altri paesi, che shanno spesso condotto a conseguenze tragiche e degradanti invece che al progresso.

Sembra, nonostante questo, che invece di imparare dagli sbagli degli altri, tutti stiano ripetendoli. Ecco così che l’esportazione di rivoluzioni, questa volta cosiddette “democratiche”, continua. Sarebbe sufficiente osservare la situazione in Medio Oriente e in Nord Africa. Certamente i problemi politici e sociali nella regione si sono accumulati da tanto tempo e la popolazione desiderava dei cambiamenti.

Ma cosa è successo alla fine? Invece di portare riforme, un’aggressiva interferenza straniera ha prodotto una evidente distruzione delle istituzioni nazionali e della vita stessa.

Invece del trionfo della democrazia e del progresso abbiamo ottenuto la violenza, la povertà e il disastro sociale. E a nessuno importa veramente nulla dei diritti umani, incluso il diritto alla vita.

Non posso che chiedere a coloro che hanno causato questa situazione: vi rendete conto adesso di ciò che avete fatto? Ho tuttavia il timore che nessuno mi risponderà. Infatti, le politiche basate sulla presunzione, sul credersi eccezionali e godere di impunità, non sono mai state abbandonate.

E’ ovvio, ormai, che il vuoto politico creato in alcuni paesi del Medio Oriente e in Nord Africa abbia prodotto l’emergere di territori in cui vige l’anarchia: questi ultimi hanno cominciato immediatamente a popolarsi di estremisti e terroristi.

Decine di migliaia di soldati combattono sotto la bandiera del cosiddetto “Stato Islamico”. Tra le sue fila ci sono anche ex soldati iracheni che sono stati lasciati per strada dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003. Molte reclute arrivano anche dalla Libia, un paese la cui struttura statale è stata distrutta in palese violazione della risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite del 1973.

Ora i ranghi degli estremisti vengono aiutati da membri della cosiddetta opposizione siriana “moderata”, sostenuta dai paesi occidentali. Prima vengono addestrati e armati, e poi si uniscono allo Stato Islamico. A parte questo, lo Stato Islamico non è arrivato dal nulla. E’ stato creato come strumento per far leva contro regimi secolari indesiderati. Avendo stabilito una testa di ponte in Iraq e Siria, lo Stato Islamico comincia ad espandersi attivamente in altre regioni. Cerca la dominazione nel mondo Islamico e pianifica di andare ben più lontano.

La situazione è più che pericolosa. In queste circostanze è ipocrita ed irresponsabile fare dichiarazioni rumorose sul terrorismo internazionale, mentre si chiudono gli occhi di fronte ai canali di finanziamento e di sostegno ai terroristi, incluse le pratiche del traffico di droga, petrolio ed armi.

Sarebbe ugualmente irresponsabile provare a manipolare gruppi di estremisti, provare ad assoldarli per raggiungere i propri obiettivi politici sperando di riuscire a “gestirli” o, in altre parole, ad usarli per poi liquidarli in un secondo momento.

A coloro che credono sia possibile, vorrei dire: cari signori, senza dubbio state dialogando con persone crudeli e violente, ma che non sono per niente primitive. Sono intelligenti quanto voi e non saprete mai chi stia manipolando chi. I recenti dati sui trasferimenti di armi a questa opposizione “moderata” ne sono la prova migliore.

Crediamo che qualsiasi tentativo di giocare con i terroristi, per non parlare di armarli, sia cieco e potenzialmente catastrofico.

Questo potrebbe determinare un incremento drammatico della minaccia terrorista e la sua espansione in nuove regioni. Soprattutto perchè lo Stato Islamico addestra i propri soldati in vari paesi, inclusi quelli europei.

Sfortunatamente la Russia non è una eccezione. Non possiamo permettere a questi criminali che conoscono l’odore del sangue di tornare a casa e continuare con il loro crimini. Nessuno desidera ciò, vero?

La Russia è sempre stata decisa e concreta nell’opporsi al terrorismo in tutte le sue forme. Oggi diamo assistenza militare e tecnica sia all’Iraq che alla Siria, che stanno combattendo gruppi terroristi. Pensiamo sia un enorme sbaglio rifiutarsi di collaborare con il governo siriano e le sue forze armate che stanno combattendo il terrorismo con valore, faccia a faccia. Dovremmo poi riconoscere che nessuno, tranne le forze armate del Presidente Assad e le milizie curde, sta combattendo veramente lo Stato Islamico e le altre organizzazioni terroristiche in Siria.

Cari colleghi, devo notare che l’approccio diretto che la Russia ha avuto è stato usato come pretesto per accusarla di crescenti ambizioni (come se coloro che sostengono tutto ciò non ne avessero affatto).

Comunque, ciò non riguarda le ambizioni della Russia ma il riconoscere il fatto che non possiamo più tollerare l’attuale situazione nel mondo.

In sostanza suggeriamo che dovremmo essere guidati da valori comuni e comuni interessi invece che da ambizioni. Dobbiamo unire i nostri sforzi per affrontare i problemi che ciascuno di noi ha davanti sulle basi della legge internazionale, e creare veramente una ampia coalizione internazionale contro il terrorismo, simile alla coalizione contro Hitler.

Questa coalizione potrebbe riunire una larga porzione delle forze che sono desiderose di resistere con risolutezza a coloro che, come i Nazisti, seminano malvagità e odio contro l’umanità.


Naturalmente i paesi musulmani sono invitati a giocare un ruolo chiave nella coalizione, specialmente perché lo Stato Islamico non solo li minaccia direttamente, ma arriva a dissacrare una delle più grandi religioni del mondo con crimini sanguinosi.

L’ideologia dei fondamentalisti fa una caricatura dell’Islam e perverte i suoi autentici valori umanistici. Vorrei rivolgermi ai capi religiosi dei Musulmani: la vostra autorità e la vostra guida sono oggi molto importanti. E’ essenziale evitare che la gente reclutata dai fanatici possa prendere decisioni sconsiderate. E quelli che sono già caduti nell’inganno e che, a causa di varie circostanze, si trovano fra i terroristi, devono essere aiutati a trovare la propria strada per una vita normale, deponendo le armi e mettendo fine alla lotta fratricida.

Come Presidente in carica del Consiglio di Sicurezza la Russia convocherà quanto prima un incontro fra ministri per analizzare in maniera globale le minacce in Medio Oriente.

Prima di tutto, proponiamo che sia discusso se sia possibile convergere su una risoluzione che consenta di coordinare le azioni di tutte le forze che contrastano lo Stato Islamico e le altre organizzazioni terroristiche.

Ancora una volta, questo coordinamento dovrebbe essere basato sui principi della Carta delle Nazioni Unite.

Speriamo che la comunità internazionale sia in grado di sviluppare una strategia complessiva di stabilizzazione politica e di ripresa sociale ed economica del Medio Oriente.

Se questo avvenisse, non ci sarebbe più bisogno di nuovi campi profughi.

Oggi il flusso di persone costrette a lasciare la loro madrepatria ha letteralmente congestionato l’Europa. Ora sono centinaia di migliaia, ma presto potrebbero essere milioni. Di fatto, è una nuova, grande e tragica migrazione di popoli, ed è una severa lezione per gli europei.

Vorrei sottolineare questo: indubbiamente i rifugiati hanno bisogno della nostra compassione e del nostro sostegno, ma l’unico modo per risolvere il problema alla radice è ripristinare l’autorità statale dove è stata distrutta, rinforzare le istituzioni governative, far avere una assistenza globale (militare, economica e materiale) a paesi in una situazione difficile e, certamente, a quei popoli che non abbandonano le loro case nonostante tutte le difficoltà.

Naturalmente, ogni assistenza agli stati sovrani può e deve essere offerta, non imposta, ed esclusivamente e solamente in ossequio alla Carta delle Nazioni Unite.

In altre parole, tutto quanto viene fatto e sarà fatto in questo campo, nella misura in cui osserverà le norme del diritto internazionale, meriterà sostegno.

Tutto quanto invece contravverrà alla Carta delle Nazioni Unite sarà respinto. Soprattutto credo che sia della massima importanza ripristinare le istituzioni governative in Libia, sostenere il governo dell’Iraq e fornire una completa assistenza al legittimo governo della Siria.

Colleghi, assicurare la pace e la stabilità regionale globale rimane l’obiettivo chiave della comunità internazionale, con le Nazioni Unite al timone. Crediamo che questo significhi creare uno spazio di sicurezza equa ed indivisibile che non sia tale per pochi, ma per tutti.

Si, è un impegno faticoso, difficile e che richiede tempo, ma semplicemente non ci sono alternative.

In ogni caso, lo schema mentale abituato a ragionare per blocchi contrapposti del tempo della guerra fredda e il desiderio di cercare nuove aree geopolitiche è ancora presente fra alcuni dei nostri colleghi. E’ riprovevole che alcuni dei nostri colleghi non abbiano finora scelto una strada diversa da quella che porta ad acquisire nuovi spazi geopolitici.

Prima di tutto hanno continuato la loro politica di espansione della NATO e delle sue infrastrutture militari.

In secondo luogo hanno offerto ai paesi dello spazio post sovietico una scelta ingannevole: essere Occidente, o essere Oriente.

Prima o poi questa logica di confronto era destinata a produrre una grande crisi geopolitica. Questo è esattamente quanto accaduto in Ucraina, dove il malcontento popolare nei confronti delle autorità al potere è stato strumentalizzato e dove è stato orchestrato dall’esterno un colpo di stato militare che ha prodotto, come risultato, una guerra civile.

Crediamo che solo una piena e leale attuazione degli accordi di Minsk del 12 febbraio 2015 possa porre fine al bagno di sangue e consentire di uscire dal vicolo cieco.

L’unità territoriale dell’Ucraina non può essere assicurata con le minacce e con la forza delle armi. Quello che serve è una sincera attenzione per gli interessi e i diritti della gente della regione del Donbass, e un rispetto per la loro scelta.

Bisogna concordare con loro, come previsto dagli accordi di Minsk, gli elementi chiave del profilo politico del paese.

Questi passi garantiranno la crescita dell’Ucraina come paese civile, come un collegamento essenziale nella costruzione di un comune spazio di sicurezza e di cooperazione economica in Europa ed in Eurasia.

Signore e Signori, ho citato intenzionalmente il comune spazio di cooperazione economica. Non molto tempo fa sembrava che nella sfera economica, con le sue oggettive leggi del mercato, ci saremmo abituati a vivere senza linee divisorie. Che avremmo edificato sulla base di regole trasparenti e concordate, inclusi i principi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che affermano la libertà di commercio e di investimento in un contesto di libera competizione.

A dispetto di ciò, al giorno d’oggi sanzioni unilaterali che aggirano la Carta delle Nazioni Unite sono diventate un elemento quasi fisso del panorama. Oltre a perseguire obiettivi politici, queste sanzioni servono come mezzo per eliminare la concorrenza.

Vorrei sottolineare un altro segno di crescente “autoreferenzialità economica”. Alcuni paesi hanno scelto di creare associazioni economiche chiuse ed “esclusive”, governate da regole contrattate dietro le quinte, nascoste agli stessi cittadini di quei paesi, al grande pubblico e alla comunità degli affari.

Altri stati, i cui interessi potrebbero venire danneggiati, non sono informati di nulla. Sembra che dobbiamo essere per forza messi davanti al fatto compiuto, al cambiamento delle regole in favore di un ristretto gruppo di privilegiati, senza che l’Organizzazione Mondiale del Commercio abbia nulla da obiettare.

Questo processo potrebbe sbilanciare completamente il sistema commerciale e disintegrare lo spazio economico globale.

Sono argomenti che toccano gli interessi di tutti gli stati ed influenzano il futuro dell’economia mondiale nel suo complesso. Ecco perché proponiamo di discuterli all’interno delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e del G20.

Contro la politica di “limitazione”, la Russia propone di armonizzare i progetti economici regionali. Mi riferisco alla cosiddetta “integrazione delle integrazioni” basata su regole di commercio internazionale universali e trasparenti.

Per esempio, vorrei menzionare i nostri piani di interconnettere l’Unione Economica Euroasiatica e l’iniziativa cinese della Cintura Economica della Via della Seta.

Restiamo convinti che l’armonizzazione dei processi di integrazione fra l’Unione Economica Eurasiatica e l’Unione Europea sia una prospettiva molto promettente.

Signore e Signori, questi argomenti, che pesano sul futuro di tutti i popoli, includono la sfida dei cambiamenti climatici globali.

E’ nel nostro interesse che la conferenza che si terrà a Parigi a dicembre possa concludersi con un successo.

Come parte del nostro contributo nazionale, abbiamo in programma di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra del 70-75% rispetto ai livelli del 1990.

Suggerisco, comunque, che si assuma una visione più ampia della materia. Sì, possiamo differire il problema per qualche tempo, stabilendo quote sulle emissioni dannose o adottando altre misure che hanno un valore solo temporaneo. Ma non risolveremo il problema in questo modo. Ci serve un approccio totalmente diverso.

Dobbiamo concentrarci sull’introduzione di tecnologie fondamentalmente nuove ispirate dalla natura, che non danneggino l’ambiente ma che siano in armonia con esso.

Queste tecnologie potrebbero ristabilire l’equilibrio fra biosfera e tecnosfera, alterato dalle attività umane. E’ davvero una sfida di portata planetaria, ma ho fiducia che il genere umano disponga del potenziale intellettuale per affrontarla.

Dobbiamo unire i nostri sforzi. Mi appello, prima di tutto, ai paesi che hanno una solida base di ricerca scientifica e che hanno compiuto progressi significativi nelle scienze fondamentali.

Proponiamo di organizzare uno speciale centro di confronto sotto gli auspici delle Nazioni Unite, per una valutazione complessiva delle materie correlate al depauperamento delle risorse naturali, la distruzione dell’ambiente e i cambiamenti climatici. La Russia sarebbe pronta a co-sponsorizzare un simile centro.

Signore e Signori, il 10 gennaio 1946, a Londra, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tenne la sua prima sessione. Zuleta Angel, un diplomatico colombiano, Presidente della Commissione Preparatoria, aprì la sessione offrendo, credo, una concisa definizione dei principi basilari che le Nazioni Unite dovrebbero seguire nella loro azione: sfidare le doppiezze e gli inganni con spirito di cooperazione.

Oggi, le sue parole sono una guida per tutti noi.

La Russia crede nel grande potenziale delle Nazioni Unite, che dovrebbero aiutarci ad evitare un nuovo confronto globale e impegnarci in una cooperazione strategica.

Assieme agli altri paesi, lavoreremo con costanza per rafforzare il ruolo di coordinamento centrale delle Nazioni Unite. Ho fiducia che lavorando insieme faremo del mondo un luogo pacifico e sicuro, e forniremo le condizioni per lo sviluppo di tutti gli stati e le Nazioni.

Grazie.

Traduzione revisionata da Massimo Mazzucco

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