07 novembre 2015

Hanno massacrato la Grecia, ma si calano le brache con il Regno Unito

Hanno massacrato la Grecia ma si calano le brache con il Regno Unito

Gli amichetti del quartierino, Wolfgang Schäuble, ministro delle finanze tedesco nonché nuovo papabile alla cancelleria, e George Osborne, segretario di stato del Regno Unito, si sono incontrati lo scorso lunedì sera a cena, ironia della sorte in un ristorantino italiano di Berlino, per parlare di come riscrivere i trattati europei a loro uso e consumo. Chissà seSchäuble ha pagato con la carta di credito della Merkel e cosa ha scritto sul resoconto dello scontrino: “pizzata per cambiare i trattati unilateralmente“?

Il punto è che Londra minaccia di uscire se non le verrà garantito che non dovrà pagare una sola sterlina per i casini della zona euro e se le società finanziarie della City non saranno discriminate dall’appartenenza a un’area valutaria diversa. Cameron vuole, insomma, che i trattati siano riscritti per esplicitare chiaramente che il club dell’Unione Europea è “una unione a molte valute” e per introdurre strumenti ben definiti per abbandonare l’Unione Europea qualora le cose si mettessero male. La nuova formulazione voluta da Londra deve rendere evidente che alcuni stati – tra cui il Regno Unito – potrebbero non unirsi mai al nucleo interno dell’Eurozona, che invece potrebbe proseguire con una integrazione più stretta, per i fatti suoi. 

Dal rigore inflessibile teutonico, quello che ogni giorno apre il fondoschiena a coloro che mettono in discussione l’eurozona, quello del dogma dell’irreversibilità assoluta dell’euro, ci si aspetterebbe un “nein!” secco. E invece martedì, il giorno dopo, nel corso di una conferenza organizata da BDI (la voce dell’industria tedesca), davanti ai pezzi grossi del business e dell’industria, Angela Merkel ha benedetto l’incontro tra Schäuble e Osborne e tirato la volata al successivo intervento dell’inglese.

Le sue parole sono state: “Dove vi siano giustificate preoccupazioni – sia che si parli di competitività che di un funzionamento migliore dell’Unione Europea -, le preoccupazioni inglesi sono le nostre preoccupazioni“.
E poi ha aggiunto: “L’Europa di oggi non è più un Europa a una sola velocità“.

Quindi in Italia non siamo neppure autorizzati a ratificare per via parlamentare la decisione di salvare la Grecia, come invece ha fatto il Bundestag, mentre Cameron e la Merkel si possono accordare unilateralmente addirittura per cambiare i trattati costitutivi dell’Europa stessa, quelli per cui milioni di cittadini europei hanno versato sangue e lasciato a terra diritti.

E Sandro Gozi, il delegato di Renzi agli affari europei (come se gli “affari europei” fossero una cosa secondaria, di poco conto, e non fossero invece ormai la sola ragione per cui si fa qualunque legge) cosa dice? Forse solleva qualche dubbio? Forse tira fuori un senso residuo di rappresentatività verso gli elettori italiani e mette sul piatto un carico da venti, come le nostre richieste da includere nella riscrittura dei trattati? Interrogato dal Financial Times, chiosa: “Crediamo anche noi che l’Unione Europea vada riformata. Dobbiamo pensare a un nuovo modo di essere membri“. Bene – uno dice – vuoi vedere che finalmente hanno capito che l’integrazione forzata, politica, fiscale, monetaria, a colpi di antidemocratiche cessioni di sovranità, è un boomerang, prima ancora di essere un crimine? Macché! Aggiunge Gozi: “Non bisogna forzare nessuno ad andare avanti verso un’unione ancora più stretta, ma non bisogna fermare quei paesi che vogliono muoversi in quella direzione“. Provate a immaginare quali saranno i paesi che “vogliono muoversi in quella direzione” (senza peraltro averlo chiesto ai loro cittadini).

Quindi avremo gente furbacchiona che si tiene fuori dai guai ma pretende di avere tutti i vantaggi a livello di libera circolazione di mercato rispetto a quelli che i guai se li accollano, e avremo gente costretta ad accollarsi i guai senza avere vantaggi. E mentre su una dilazione nei pagamenti dovuti dalla Grecia, o sullo sforamento del limite del 3% per gli investimenti, l’Europa della Merkel, di Schäuble e della Commissione Europea si è dimostrata inflessibile e arrogante, per chi vuole addirittura cambiare i trattati per garantirsi tutti i benefici, mettendo per iscritti che può andarsene quando vuole, la UE e la Germania si calano le brache senza dignità.

E’ questa gente qui, che ci fa la morale. E’ per cose come questa, che la politica italiana vi chiede sempre nuovi sacrifici. E’ questo il “ce lo chiede l’Europa”.

Vi presento Paul, già Beatrix, prova vivente che la teoria del gender non esiste

Vi presento Paul, già Beatrix, prova vivente che la teoria del gender non esiste

Con la presente si avvisano i colleghi correttori di bozze, i conservatori reazionari in generale, ivi compresi tutti i cattolici integralisti e gli altri nemici di papa Francesco, nonché già che ci siamo gli organizzatori di convegni omofobi, i giudici cattolici del Consiglio di Stato e le altre brutte persone di ogni risma, che a far data da oggi lorsignori sono tenuti a convincersi senza menarla troppo delle seguenti cose:

1. La teoria del gender non esiste.

2. Anche il sesso non esiste. O meglio, non è che non esiste, diciamo che esisticchia. Lo ha confermato niente meno che la Corte costituzionale italiana sentenziando che i cittadini possono cambiare sesso all’anagrafe anche senza sottoporsi per forza a operazione chirurgica. Leggendo l’ormai celebre pronunciamento, depositato proprio giovedì 5 novembre, si può facilmente apprendere che, in effetti, ci sarebbero un paio di leggine italiane in cui è scritto che una persona può pretendere la rettificazione del sesso anagrafico solo dopo che siano «intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali». Tuttavia, ragionano i giudici, la chirurgia è solo una delle tante modalità attraverso cui si può realizzare un “percorso di transizione” allo scopo di adeguare i propri «caratteri sessuali» all’identità percepita. Non c’è solo Casablanca. Ci sono anche, per esempio, le cure ormonali. Solo il Correttore di bozze (e magari anche il suo amichetto sentinello Carlo Deodato) può pensare che il legislatore quando scrisse «caratteri sessuali» intendesse proprio il pennarello e/o l’astuccio.

3. Il sesso, ammesso e non concesso che esista (vedi al punto 2), è una dittatura. E se questa vi sembra un po’ fortina, è solo perché venerdì 6 novembre non avete letto Repubblica. «Il sesso è una dittatura» campeggiava infatti letteralmente nel sommario apposto dai titolisti del quotidiano romano a un’intervista semplicemente strepitosa a tale Paul Preciado, già Beatrix, «filosofo, attivista», ma soprattutto «studioso di teorie di genere». Ebbene, non avete idea di quante belle idee ha questo autore (già autrice) di libri fenomenali come l’autobiografico Testo Tossico, in uscita per Fandango.

Dice Paul: «Cambiare nome è un’esperienza politica di una forza straordinaria. (…) Ogni volta che qualcuno pronuncia il mio nome lo sento come un atto di sovversione (…). È un piacere politico ineguagliabile. Quando qualcuno mi chiama Paul è l’intera società che è coinvolta in un processo di transgenderizzazione».

Domanda l’intervistatrice Elena Stancanelli: «Nell’ottobre 2005 ha iniziato a prendere dosi di testosterone in gel, secondo un dosaggio non sperimentato, non quantificato da un protocollo. Questo (libro, ndr) è il diario di quell’esperienza. Si definisce un gender hacker, cioè un utilizzatore copyleft di testosterone. Paul, come spiegherebbe a qualcuno non esperto di teorie di genere, il suo genere sessuale?».

Risponde il gender hacker: «L’identità di genere non mi interessa. È una tassonomia, un sistema di classificazione, un insieme di convenzioni politiche che segnano il confine tra il normale e il patologico. La cosa importante per me è oppormi alla standardizzazione che identifica come patologia quello che non riconosce. Nella maggior parte dei paesi europei, se alla nascita sei stato riconosciuto di sesso femminile e vuoi prendere il testosterone, devi passare attraverso un protocollo medico, sottometterti a un test psicologico che ti riconosca una “disforia di genere” e accettare di diventare un uomo, possibilmente eterosessuale. Io ho cominciato a prendere testosterone senza attenermi al protocollo medico. Non mi sento un malato, ma un dissidente, da un sistema politico in cui femminilità e mascolinità sono le uniche alternative».

Ammettetelo, è un dialogo strepitoso. Sembra di stare alla Corte costituzionale.

Interviene di nuovo la Stancanelli, scodellando una citazione abbastanza familiare ai lettori di Tempi: «Nel 1957 lo psicologo e sessuologo John Money inventa il termine “genere” (gender) differenziandolo dal tradizionale “sesso” per designare l’appartenenza di un individuo a un gruppo culturalmente riconosciuto come “maschile” o femminile” e afferma che è possibile modificare il genere di un neonato fino ai 18 mesi d’età”. In che modo questa scelta determina la nostra società?».

E Paul: «La nozione di sesso binaria non è una realtà anatomica o cromosomica. Si tratta di un’invenzione politica che serve a mantenere le strutture sociali della famiglia e del modello eterosessuale», eccetera eccetera.

4. Sappiate anche, però, che Repubblica è lo stesso giornale che domani tornerà a scrivere che la teoria del gender non esiste, la teoria del gender non esiste, la teoria del gender non esiste. E stronzo chi dice il contrario.

5. Se ci pensate bene, comunque, anche i capelli sono una dittatura. Il Correttore di bozze ha sempre sognato di vedere un giorno riconosciuta ufficialmente all’anagrafe la sua identità di biondo, o magari di fulvo, pur senza dover per forza ricorrere alla tricologia per modificare i propri caratteri piliferi. Sarebbe un meraviglioso progresso di civiltà, no? Ecco. Dite un po’ voi se vi pare giusto che questo diritto gli venga negato solo perché è pelato.

@Correttoredibox

Fonte: Tempi

L’abbattimento dell’Airbus russo e lo SIIL creatura della CIA

L’abbattimento dell’Airbus russo e lo SIIL creatura della CIA




L’esplosione dell’Airbus A321-200 russo della Metrojet sul Sinai in Egitto solleva inquietanti domande. Vi sono numerose teorie in un’altra lunga “indagine” internazionale, accompagnate da infiniti svolazzi politici. Sentiamo numerose varianti che si riducono a due teorie di base: un guasto meccanico catastrofico o una bomba. Molti funzionari hanno già escluso l’attacco missilistico, perché non vi è alcuna prova di un lancio di missile né di combustione di un motore. Satelliti statunitensi hanno rilevato calore attorno all’aereo prima dell’esplosione, ma la causa è ignota. In un resoconto dell’Associated Press, l’analista dell’aviazione statunitense Paul Beaver ha dichiarato: “non ci dice se sia una bomba, o se qualcuno ha abbattuto l’aereo con un cannone, ci sono varie cose che potrebbero accadere a tal proposito”, infittendo il mistero Beaver ha anche osservato che nel caso dell’esplosione di un serbatoio o un motore, “questi sono progettati in modo che se qualcosa non funziona, riguardi solo il motore“. L’aereo s’è disintegrato in volo. Ultimamente funzionari inglesi hanno fortemente suggerito una bomba quale causa. Ed ora, agenti dell’intelligence USA abbracciano l’idea della bomba. Guardando oltre il fumo politico, uno scenario va controllato.
egypt-aviation-accident-russia-495222778-5638c8781b596Lo Stato islamico (SI) rivendica la responsabilità dell’incidente, affermando di aver abbattuto l’aereo russo in rappresaglia per l’intervento militare russo in Siria. Funzionari egiziani hanno subito deriso l’affermazione come propaganda per danneggiare l’immagine dell’Egitto. Ma allo stesso tempo, l’autenticità della propaganda dello SI non è stata smontata. La natura della propaganda è in linea con rivendicazioni precedenti, una procedura standard della CIA. Vi sono “prove sufficienti” per sostenere la pretesa, ma mai prove decisive, come previsto. Tenuto conto del fatto ampiamente documentato che lo SIIL sia una creazione dell’intelligence degli Stati Uniti, attivo come risorsa e fronte militare e dell’intelligence della CIA, finanziato, curato e addestrato da Stati Uniti e alleati, perché le rivendicazioni non vanno prese per oro colato? In un’epoca in cui le atrocità sotto falsa bandiera sono la politica estera degli Stati Uniti, non c’è modo d’escludere che le forze alleate a Washington abbiano commesso l’ennesimo atto terroristico, un altro atto di guerra, inviando un avvertimento o provocazione a Mosca. Non è affatto la prima volta che l’abbattimento di un aereo viene sfruttato per scopi politici contro la Russia. L’abbattimento sotto falsa bandiera dell’MH-17 e l’insabbiamento e la propaganda seguiti ne sono un esempio terribile. La storia delle operazioni segrete statunitense è gravida di atrocità riguardanti aerei. La CIA è opportunista, flessibile e selettiva nel suo lavoro. In questo caso opportunamente cronometrato Washington può negare il terrorismo, mettendone in guardia, condannando la retorica jihadista (proveniente dalla propria macchina propagandistica) ed esprimere solidarietà, sempre come brutale messaggio politico a Mosca. Tale scenario non è semplicemente “teoria della cospirazione”, quando lo si confronta al quadro generale della realtà, con una superpotenza in guerra. Come dice Michel Chossudovsky: “Mentre la narrazione multimediale riconosce che la Russia ha approvato la campagna contro il terrorismo, in pratica la Russia (indirettamente) lotta contro la coalizione USA-NATO sostenendo il governo siriano contro i terroristi, fanteria dell’alleanza militare occidentale con mercenari e consiglieri militari occidentali nei suoi ranghi. In pratica, la Russia combatte i terroristi supportati dagli Stati Uniti. La verità nascosta è che aiutando militarmente Siria e Iraq, la Russia (indirettamente) affronta gli USA. Mosca sosterrà i due Paesi nella guerra per procura contro lo SIIL sostenuto da Stati Uniti e alleati. La Russia è ora direttamente coinvolta nella campagna antiterrorismo in coordinamento con i governi siriano e iracheno“. Infatti, come scrive Tru Publica, la guerra in Siria non riguarda lo Stato islamico, “I Paesi coinvolti in questa guerra provengono da tutto il pianeta, ora presenti e impegnati in un conflitto che sarà sicuramente condotto fino alla fine“.
Possiamo anche andare oltre questo punto di vista misurato. Dall’Ucraina alla Siria, ai focolai in Medio Oriente e Nord Africa, si assiste a una guerra sempre più aperta tra Washington e Russia, non diversamente dalla guerra fredda (Vietnam, ecc.), ma con puntate anche estreme che inghiottono il pianeta. Si aggiungano le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina, e il quadro del conflitto globale letteralmente coprirà il mondo. Ciò che non può essere sostenuto è che la guerra tra le due superpotenze s’intensifica, forse fino al baratro. L’abbattimento dell’aereo passeggeri russo e la morte di centinaia di russi non significa nulla per gli ambiziosi criminali di guerra che aspirano a conquistare le aree geografiche più ricche di risorse della Terra. La Russia ha apertamente e risolutamente intrapreso efficaci operazioni antiterrorismo contro i fronti terroristici di Stati Uniti e NATO; tutti gli eserciti terroristici jihadisti come SIIL e al-Qaidasono fronti di Stati Uniti e CIA. Ciò che Mosca ha fatto è chiamare il bluff di Washington e alzare la posta. Semplificando, Mosca ha detto: “Se (USA-NATO) vogliono veramente combattere il terrorismo nella regione, allora dovremmo ‘aiutarvi’ a farlo veramente“. Queste operazioni sono state seguite dall’agonizzante e sconcertato piagnucolio di Washington, come accade ogni volta che le attività terroristiche dell’impero anglo-statunitense vengono ostacolate nel massiccio tentativo di rovesciare il regime di Assad. I colloqui di pace di Vienna-Ginevra sono una farsa per far guadagnare tempo a Washington nel contrastare le azioni russe. Mosca, come attuale “bravo ragazzo”, ha “rovinato tutto” strappando la maschera da “falso bravo ragazzo” di Washington nella sua grande operazione criminale. Tale imbarazzo per l’impero va lavato con una risposta disperata. L’Airbus A321-200 della Metrojet fa parte di tale risposta? Il messaggio dello Stato islamico (ovvero la CIA) lo chiarisce. Il messaggio è stato ricevuto: il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, Dmitrij Peskov, ha respinto velocemente qualsiasi collegamento tra l’incidente e l’operazione militare russa in Siria, mentre lo stesso Putin ha promesso che nulla lo spaventerà.russian russia egypt airplane crash debris sinaiL’Airbus A321-200 del Volo 9268 della Kogalymavia, con 224 persone a bordo, era decollato dal Sharm al-Shayq International Airport, Egitto, per l’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo. L’aereo volava presumibilmente a 10200 m di quota, alla velocità di 748 km/h, prima di scomparire. I piloti non poterono comunicare nulla mentre l’aereo precipitava. La sezione di coda fu trovata a 5 km dal resto dell’aereo, non si tratta di un guasto meccanico, ma di qualcosa d’immediatamente violento, il velivolo si disintegrò in volo. La tesi prevalente suggerisce che l’aereo di linea della Metrojet sia stato distrutto da una bomba piazzata a bordo all’aeroporto di Sharm al-Shayq. Difatti, il premier inglese David Cameron dichiarava, il 5 novembre, che “probabilmente” è una bomba che ha distrutto il velivolo della Metrojet, e perciò bandiva i voli inglesi da e per il Sinai grazie a “intelligence e informazioni” che indicavano che una bomba era la causa del disastro aereo di Sharm al-Shayq. La portavoce del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova dichiarava che, se la Gran Bretagna aveva informazioni su una bomba nell’aereo, era “scioccante” che non l’avesse riferito ala Russia, “parlando francamente, è davvero scioccante pensare che il governo inglese avesse informazioni che potrebbero far luce su quanto accaduto nei cieli dell’Egitto. Se tali informazioni esistono, e a giudicare da quello che il ministro degli Esteri ha detto, sì, nessuno l’ha riferito ai russi“. Una squadra inglese era in Egitto per rafforzare la sicurezza nell’aeroporto di Sharm al-Shayq, mentre Cameron incontrando il Presidente al-Sisi diceva che “vogliamo al più presto possibile” riportare i turisti a casa, e aerei partiranno dalla Gran Bretagna per questo. Dopo l’incontro con Cameron, il presidente egiziano Abdelfatah al-Sisi aveva detto che funzionari inglesi avevano controllato la sicurezza dell’aeroporto di Sharm al-Shayq 10 mesi prima e ne erano soddisfatti. Invece, secondo agenti dei servizi segreti degli Stati Uniti, un dispositivo esplosivo era stato piazzato nell’aereo passeggeri russo, distruggendolo in volo, affermando inoltre, che l’aeroporto di Sharm al-Shaiq, da cui l’Airbus A321 della Metrojet era decollato, è noto per la “sicurezza lassista”. “Questo aeroporto ha una sicurezza bassa. E’ noto. Ma l’intelligence suggerisce l’aiuto di qualcuno nell’aeroporto”. Il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, insisteva che gli investigatori lavorano su ogni possibile tesi sulla catastrofe dell’Airbus A321, “Non si può escludere una sola teoria, ma a questo punto non ci sono ragioni di indicarne una affidabile, solo gli investigatori possono farlo“.EGYPT-RUSSIA-AVIATION-ACCIDENT
Note:
Global Research
Russia Insider
Russia Insider
The Saker

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecco la condanna a morte che ci attende. Pubblicato il testo del TPP

Ecco la condanna a morte che ci attende. Pubblicato il testo del TPP

“Peggiore di qualunque cosa avessimo mai immaginato“. “Un atto di guerra al clima“. “Un omaggio all’agricoltura intensiva“. “Una condanna a morte per la libertà della rete“. “Il peggior incubo“. “Un disastro”
Questo è il tenore dei commenti di chi ha letto e studiato il testo del TPP, il fratello gemello del TTIP, l’accordo di libero scambio commerciale tra Usa e Ue, negoziato in segreto, di cui vi ho parlato mercoledì sera a La Gabbia.

Il TTIP fa parte di una gigantesca strategia globale degli Usa, le cosiddette “Tre T“, che comprendono anche ilTTP e il TISA. Il TTIP è l’accordo di liberalizzazione commerciale che stanno negoziando (in segreto) Usa e UE. Il Tisa (Trade in Services Agreement) è l’accordo, anche peggiore, sullaliberalizzazione dei servizi e il TPP (Trans Pacific Partnership), è l’omologo del TTIP sul fronte pacifico, che includerà 12 paesi, tra cui Singapore, la Nuova Zelanda, gli Stati Uniti, l’Australia, il Messico, il Giappone e il Canada. Caso vuole che in nessuno dei tre accordi siano presenti i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Caso vuole? No, in effetti non è un caso, ma esattamente lo scopo per cui le Tre T sono state create: aggirare il peso che i paesi emergenti hanno assunto nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), isolare la Cina (con la strategia militare e commerciale definita “Pivot to Asia“) e assicurare il dominio delle grandi corporation USA nell’economia mondiale.

Questi trattati sono negoziati in segreto (perché se no non glieli lasceremmo fare): per la UE ci pensa quella simpaticona indefessa adoratrice dei più stringenti principi democratici che si chiama Cecilia Malmström (la signoraio-non-rispondo-ai-cittadini). Solo le lobby hanno libero accesso al testo del negoziato. Se gli europarlamentari vogliono visionarlo, devono chiamare l’ambasciata americana, farsi dare un appuntamento che è disponibile solo due volte a settimana, in una fascia oraria di sole due ore, solo due alla volta, all’ingresso devono consegnare ogni dispositivo elettronico, firmare un impegno di riservatezza e finalmente possono avere davanti agli occhi intere sezioni di codici e codicilli legali, per due ore, senza poter prendere appunti e guardati a vista da due guardie americane. Se questo lo chiamate democrazia, fatevi visitare da uno bravo!

Lato Usa invece usano la Fast Track Negotiating Authority for Trade Agreement, che è uno strumento che consente al Presidente degli Stati Uniti d’America di negoziare trattati commerciali per i fatti suoi, e poi presentare un pacchetto fatto e finito al Congresso, che può solo approvarlo o respingerlo in toto, a maggioranza semplice, (un po’ come la nostra fiducia): i deputati USA non possono in alcun modo proporre emendamenti o fare ostruzionismo. E’ nato per consentire l’approvazione di trattati commerciali che altrimenti non avrebbero mai visto la luce, e per consentire ai deputati di votare a favore senza perdere la poltrona (negli Usa c’è il recall), dato che chi li ha eletti ne sarebbe probabilmente scontento. Figuratevi quanta democrazia ci sia anche da quelle parti: hanno creato uno strumento per fare in modo di poter votare quello che democraticamente non potrebbero! Chapeau! (e questa è la più grande democrazia del pianeta, figuriamoci le altre!).

Dunque cosa succede? Succede che il testo del TPP finalmente è stato rilasciato, dopo essere stato finalizzato dalle ultime negoziazioni di Atlanta, in Georgia. La pubblicazione dei contenuti del trattato ha così avviato il periodo di tre mesi che precede il suo atterraggio al Congresso, chiamato ad approvarlo. Ecco il testo ufficiale: TPP FINAL TABLE OF CONTENTS.

La reazione di chi ha avuto lo stomaco di leggerselo è stata questa:

“Dai leaks, aevamo saputo qualcosa sull’accordo, ma capitolo dopo capitolo la lettura del testo finale è peggiore di quello che ci aspettavamo: le richieste di 500 lobbisti che rappresentano gli interessi delle corporation sono state soddisfatte a svantaggio dell’interesse pubblico. Questo accade quando le lobby possono negoziare in privato, nell’oscurità, e i cittadini vengono tagliati fuori”.

“Il TTP è un disastro per il lavoro, per l’ambiente e per la democrazia. E’ l’ultimo passo verso la resa della nostra società alle corporation.L’enorme accordo tra 12 nazioni sulle coste del Pacifico ha meno a che fare con la vendita delle merci di quanto, piuttosto, abbia a che fare con la riscrittura delle regole dell’economia globale in favore del grande business. Esattamente come il North American Free Trade Agreement (il NAFTA), 20 anni fa, sarà una cosa ottima per i più ricchi e un disastro per chiunque altro. Il NAFTA ha radicato le disuguaglianze e causato la perdita di un milione di posti di lavoro negli USA. E il TPP non è altro che una versione del NAFTA iperpotenziata”.

“Ora che abbiamo visto il testo definitivo, viene fuori che il TTP, vero e proprio assassino dell’occupazione, è peggiore di qualunque altra cosa che sia mai stata immaginata. Questo accordo abbatterà i salari, inonderà il nostro Paese di alimenti importati e non sicuri, innalzerà i prezzi delle medicine salva-vita, e tutto questo mentre si faranno affari con paesi dove gli omosessuali e le mamme single possono essere lapidate“.

“Il testo è pieno di sussidi per le società che fanno affari sui combustibili fossili e di incredibili possibilità per queste compagnie di fare causa ai singoli governi che cercano di diminuire l’uso dei combustibili fossili. Se una provincia mette una moratoria sul fracking, le corporation possono perseguirla legalmente; se una comunità cerca di fermare una miniera di carbone, le corporation possono prevalere in punta di diritto. In breve, queste leggi minano la capacità dei singoli stati di attuare quello che gli scienziati dicono che sia la sola cosa più importante da fare per combattere la crisi climatica: abbattere i consumi di carburanti fossili”.

“E’ un accordo disegnato per proteggere il commercio libero di prodotti energeticamente sporchi come i depositi non convenzionali di catrame e bitume, depositi di carbone e gas naturale liquefatto spedito dai porti della costa occidentale. Il risultato sarà un’accelerazione dei cambiamenti climatici derivante delle emissioni di CO2 in tutto il Pacifico. Il presidente Obama ha venduto agli americani false promesse: il TTP tradisce la promessa di Obama di fare dell’accordo un trattato amico dell’ambiente”.

“Il capitolo ambientale conferma molti dei peggiori incubi dei gruppi ambientalisti e degli attivisti contro il cambiamento climatico”.

“Con le sue disposizioni che tagliano le mani agli ispettori alimentari sulle frontiere e danno più potere alle compagnie che operano nella biotecnologia, il TPP è un regalo alle grandi multinazionali del settore dell’agricoltura intensiva e del cibo biotech. Questo genere di società useranno gli accordi come il TPP per attaccare le misure di sicurezza sugli alimenti sensibili, per indebolire le possibilità di ispezionare il cibo importato e per bloccare ogni sforzo di rafforzare gli standard di sicurezza alimentare degli Stati Uniti. Innanzitutto quelli per etichettare correttamente gli alimenti OGM. Inoltre, qualunque criterio di sicurezza alimentare sull’etichettatura dei pesticidi o degli additivi che sia più elevato rispetto agli standard internazionali, potrà essere additato come unabarriera commerciale illegittima. Sotto al regime del TTP, il business dell’agricoltura intensiva e le multinazionali biotech delle sementi hanno adesso un modo più semplice per sfidare a quei paesi che vietano l’importazione di alimenti geneticamente modificati, che controllano la contaminazione OGM, che non approvano prontamente nuovi prodotti OGM o anche solo richiedono un’etichettatura adeguata”.

“Se il Congresso degli Stati Uniti firmerà questo accordo malgrado la sua sfacciata pericolosità, firmerà la condanna a morte per la rete internet aperta e metterà il futuro della libertà di opinione a repentaglio. Tra le molte sezioni del documento che destano gravi preoccupazioni, ci sono quelli relative ai marchi commerciali, ai brevetti delle case farmaceutiche, alla protezione del copyright e ai segreti commerciali. La sezione J, che riguarda gli internet service providers, è una delle sezioni peggiori che impatta sulla libertà della rete. Richiede ai fornitori di servizi internet di comportarsi come poliziotti della rete e collaborare con le richieste di oscuramento, ma non obbliga i paesi a dotarsi di un sistema di contestazione. Così, una società potrebbe ordinare a un sito web di essere oscurato in un altro paese e non ci sarebbe nessuno strumento per il proprietario del sito di confutare la legittimità della richiesta nel caso, per esempio, dei blog di critica politica che usano materiale protetto da copyright sotto il regime del fair use. La sezione J è scritta in maniera tale che gli internet service provider non saranno perseguibili per nessuno degli errori che dovessero commettere sull’oscuramento dei contenuti, incentivandoli così a “sbagliare” a favore dei detentori di copyright invece che a favore di chi esercita la libertà di opinione”.

“Anche una parte dell’opinione pubblica canadese è molto preoccupata sulle conseguenze dell’accordo commerciale sui diritti umani, sulla salute, sull’occupazione e sulla democrazia. Il Consiglio dei canadesi, un’organizzazione alla testa di un largo network impegnata nella difesa dell’equità sociale, ha chiesto formalmente al nuovo primo ministro Trudeau di organizzare una consultazione pubblica che includa un ampia analisi indipendente del testo, dal punto di vista dei diritti umani, delle conseguenze economiche e di quelle ambientali, prima di procedere oltre nella ratifica. Trudeau è sottoposto a enormi pressioni per adottare l’accordo il più presto possibile, con numerose insistenti telefonate da Barack Obama e dal presidente giapponese Shinto Abe, ma una approfondita revisione pubblica dell’accordo è necessaria prima di poter stabilire se il TPP è nell’interesse del Canada”.

State molto attenti, perché quello che c’è nel TPP è con grandissima probabilità quello che troveremo nel TTIP, quando la nostra Malmströmavrà finito di farsi i ©azzi suoi in privato con le lobby e deciderà finalmente di pubblicare un testo che poi il Parlamento Europeo sarà chiamato ad approvare. Per quella data, dobbiamo essere pronti a fargli un culo così.

Fonte: ByoBlu

Corvi in Vaticano, avvoltoi e iene nei giornali

Corvi in Vaticano, avvoltoi e iene nei giornali
COSI’ IN PRIMA PAGINA

Libero: In Vaticano hanno rubato pure i soldi delle Messe

Repubblica: I conti segreti del Vaticano. Spese fantasma per milioni

Corriere della Sera: Vaticano, le altre carte rubate

Il Giornale: Ecco le carte del Papa. Ricchezza, sprechi e giochi di potere

Il Fatto Quotidiano: Casta vaticana spa: attrici e viaggi d’oro, sartorie e tv porno

La Stampa: Vatileaks, sprechi e privilegi. Il Papa: “Serpenti velenosi”

Il Messaggero: Corvi in Vaticano, nuovi indagati

Il Tempo: Ecco gli sprechi del Vaticano. I pm contro lo Ior

Due libelli di denuncia di veri o presunti casi di distrazione e sottrazione di fondi della Santa Sede, nonché di cattivo uso del suo patrimonio, scritti l’uno da un giornalista che lavora per il maggior gruppo editoriale italiano di orientamento radicale-progressista (L’Espresso- Repubblica) e l’altro da un suo collega che lavora per il gruppo editoriale italiano che fa capo alla famiglia Berlusconi, vengono presentati al pubblico nello stesso giorno. Dei due libelli sono già state contrattate e predisposte traduzioni in oltre quindici lingue. L’edizione francese di uno dei due verrà presentata l’11 novembre prossimo, pochi giorni dopo l’uscita dell’edizione italiana.

In un Paese come il nostro, dove anche atti processuali secretati giungono in quattro e quattr’otto sulle prime pagine dei quotidiani, del contenuto dei libri si sa nulla malgrado tutte le copie di testo inedito che devono essere circolate durante le trattative per la vendita dei loro diritti di traduzione e per le traduzioni medesime. Per non dire della loro stampa, e della distribuzione delle copie stampate ai grossisti di libri e ai librai di tutta Italia. In una lettera al direttore di Avvenire, che il giornale ha pubblicato ieri, don Maurizio Patriciello ha rivelato che Gianluigi Nuzzi, il giornalista conduttore di Quarto Grado su Rete4 autore di uno dei due libri, aveva cercato di convincerlo a partecipare alla sua presentazione senza però darglielo da leggere in anticipo. ma limitandosi a raccontandoglielo a voce.

Quando poi tutto è pronto il caso scoppia a seguito dell’arresto in Vaticano del prelato e della consulente ritenuti responsabili della consegna ai giornali dei documenti riservati e delle registrazioni illegali di cui i due giornalisti si sono serviti per scrivere i loro libelli. Passa il tempo che occorre perché la notizia faccia il suo colpo e poi, all’antevigilia della loro presentazione in Italia, ne cominciano a circolare in anteprima alcune pagine e si moltiplicano le interviste televisive dei due autori, il già citato Nuzzi e Emiliano Fittipaldi, giornalista de L’Espresso.


Non essendo ancora disponibile il loro contenuto per intero già solo per questo non sarebbe serio parlarne. Sono noti invece i due titoli e sottotitoli, che meritano qualche parola.Via Crucis/ da registrazioni e documenti inediti la difficile lotta di papa Francesco per cambiare la Chiesa sono il titolo e il sottotitolo del testo di Nuzzi, edito da Chiarelettere, mentre sulla copertina di quello di Fittipaldi, edito da Feltrinelli, si legge:Avarizia / le carte che svelano ricchezza, scandali e segreti della Chiesa di Francesco. Interessante: il contenuto è equivalente, ma le due titolature hanno un “taglio” su misura per chi ama che la Chiesa ci sia, e rispettivamente per chi invece vorrebbe semplicemente che sparisse dalla faccia della terra.

Per parte nostra non amiamo concentrarci sui retroscena, che non si riescono mai a vedere completamente, e sulle informazioni riservate. Per farne tranquillo uso occorre essere certi di qualcosa di cui invece si può essere certi soltanto di rado, ovvero perché quelle informazioni riservate le stanno dando proprio a te e proprio nel momento in cui te le danno. D’altro canto di regola, se osservato attentamente, quanto sta sulla scena basta e avanza.

E quanto si vede nel caso di cui sopra basta e avanza per dire che siamo di fronte a una grande operazione di discredito della Chiesa, e più in particolare della Santa Sede, che prende spunto da innegabili zone d’ombra della Curia romana. Non si punta però il dito su queste zone d’ombra perché ad esse venga posto rimedio in quanto non soltanto costituiscono un male in sé, ma anche infangano una realtà altrimenti ricca di grandi santità e di grande dedizione; insomma perché si ama o quantomeno si stima la Chiesa. Nient’affatto. Si fa piuttosto leva su di esse per screditarla e delegittimarla.

Che il diavolo stringa d’assedio il cuore della Chiesa è del tutto prevedibile; che una struttura di così grande valore simbolico possa attirare anche degli ambiziosi e dei profittatori è del tutto ovvio. Quello invece che sorprende è l’evidente insufficienza dei meccanismi di selezione e poi di vigilanza su coloro che vi lavorano: qui c’è evidentemente moltissimo da fare, scegliendo persone solide sia moralmente sia professionalmente. Talvolta ci sono parrocchie e congregazioni che si mettono nei pasticci perché come amministratori non scelgono professionisti adeguati ma magari preti ritenuti del mestiere che prima di andare in seminario avevano studiato ragioneria; o come responsabili di uffici tecnici non scelgono ingegneri ma preti ritenuti adatti al ruolo perché figli o fratelli di ingegneri. Sembra che, anche alla scala planetaria della Santa Sede, troppo spesso accada più o meno lo stesso. É ora di cambiare. Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

Maria Zakharova: “Qualcun altro è Charlie?”

Maria Zakharova: “Qualcun altro è Charlie?”

LA PORTAVOCE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI DELLA RUSSIA HA SOLLEVATO QUESTO INTERROGATIVO SU FACEBOOK DOPO CHE LA RIVISTA FRANCESE CHARLIE HEBDO HA PUBBLICATO DELLE VIGNETTE SULLA SCIAGURA DELL’AEREO A321 RUSSO NEL SINAI.

Maria Zakharova, portavoce ufficiale del ministero degli Esteri, ha commentato le caricature sulla tragedia dell’A321 russo in Egitto, comparse sulle pagine della rivista francese Charlie Hebdo.

“Qualcun altro è Charlie?” — ha scritto Zakharova su Facebook.


In precedenza la rivista ha pubblicato due caricature sul tema della sciagura dell’aereo russo. Una delle immagini mostra un combattente dello “Stato islamico” che si ripara la testa mentre su di lui cadono dei pezzi dell’aereo, nell’altra è raffigurato un teschio con occhiali da sole sullo sfondo dei rottami dell’aereo.

Non è la prima volta che la rivista francese “ironizza” sulle vittime delle tragedie. L’estate scorsa, per esempio, dopo che venivano scoperti i primi frammenti dell’aereo malese scomparso nell’oceano Indiano, Charlie Hebdo ha pubblicato una vignetta che mostrava dei “frammenti” di una hostess e di un pilota del Boeing scomparso.

In settembre Maria Zakharova aveva commentato la vignetta di Charlie Hebdo sulla morte del piccolo siriano.

“Sapete perché non sono Charlie? Perché credo che stiano ingannando sia noi, sia se stessi… dicendo che non esistono temi vietati. Se così fosse, si potrebbe capire (non accettare, ma capire) anche la caricatura sulla morte del piccolo siriano, ma soltanto ad una condizione: se il giorno dopo l’attacco terroristico alla sua redazione Charlie pubblicasse un numero con vignette dei colleghi uccisi. In tal caso quello che fanno i giornalisti dell’edizione sarebbe sì una provocazione pericolosa, ma si potrebbe almeno parlare di una concezione del mondo particolare”, — ha scritto allora la portavoce del ministero degli Esteri.

In gennaio dell’anno in corso, dopo la pubblicazione delle vignette su Maometto, contro la redazione di Charlie Hebdo è stato sferrato un attacco armato. Due malviventi hanno fatto irruzione negli uffici della rivista, aprendo il fuoco. Nell’attacco sono more 12 persone, compresi 2 agenti di polizia.

Poco dopo l’attacco alla redazione sui social media è comparso l’hashtag #JeSuisCharlie (Sono Charlie). Lo slogan è diventato estremamente diffuso, lo si poteva vedere sulle prime pagine dei giornali francesi, su tantissimi siti internet, nelle vetrine dei negozi… Molte persone portavano distintivi con queste parole.

Fonte: sputniknews

Fonte: sputniknews

MM spa: indagini in corso


I vertici ‘tecnici’ di MM spa, tra cui il Direttore delle Costruzioni Infrastrutturali e Opere Idrauliche Roberto Stefani, sono finiti al centro delle indagini su presunte tangenti pagate dal Gruppo Castelli, una delle imprese che hanno partecipato alla costruzione del sito di Expo, più in particolare del cosiddetto ‘campo base’. Le indagini coinvolgono in pieno il Comune di Milano visto che MM è una spa posseduta al 100% da Palazzo Marino. Nel 2014 l’ex consigliere comunale del PD Davide Amedeo Corritore (ritratto in foto mentre inaugura la Zara-Expo), fino al 2013 direttore generale del Comune di Milano, è stato nominato dalla Giunta Pisapia quale amministratore delegato. L’indagine potrebbe presto allargarsi a nuovi ambiti visto che Stefani figura quale responsabile anche di una delle opere collegate ad Expo più contestate, le vie d’acqua, il canale di Expo, appalto già finito nell’indagine della cosiddetta ExpoCupola che ha visto gli arresti e le condanne della Maltauro spa, di Angelo Paris (ex direttore lavori di Expo) che dell’ambrogino d’oro Antonio Acerbo (per anni Direttore Tecnico del Comune). Il campo base, oggetto delle presunte tangenti pagate dal Gruppo Castelli, è luogo in cui sono stati avviati i lavori che avrebbe portato alla ‘riqualificazione’ del milione di metri cubi della ‘piastra di Expo’. MM spa, nata nel 1953 col nome di Metropolitane Milanesi, dal 2003 gestisce tutto il servizio idrico di Milano, gli acquedotti pubblici e il sottosuolo milanese. Dal 2014 la Giunta Pisapia gli ha affidato la gestione e la manutenzione degli immobili di proprietà del Comune di Milano, l’enorme patrimonio pubblico residenziale.

Pubblicato da Stefo Mansi

06 novembre 2015

CLAMOROSO, IL PAPA SFANCULA RENZI! LO CONSIDERA INETTO COME MARINO: ECCO LO SGARBO DI FRANCESCO AL CODARDO DI FIRENZE


Non ho mai avuto tanti ‘amici’ come adesso. Tutti sono amici del Papa”. Jorge Mario Bergoglio l’aveva fatto capire in tempi non sospetti, con un’intervista alla radio argentina Fm Millenium lo scorso 14 settembre: le continue attenzioni nei suoi confronti dei personaggi pubblici non gli piacciono, sono diventate troppo invadenti. Regali, strette di mano, selfie e foto di rito varie in compagnia dei politici hanno cominciato davvero a dargli noia. Di recente, il pontefice aveva espresso in modo clamoroso il suo fastidio nei confronti dell’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino (“Non è stato invitato a Filadelfia né da me, né dagli organizzatori”). Stavolta, l’ha fatto sapere niente meno che al presidente del Consiglio.
MARTEDÌ 10 NOVEMBRE Bergoglio sarà a Firenze, trent’anni dopo l’ultima visita di un Papa nel capoluogo toscano (Giovanni Paolo II nel 1986). A Matteo Renzi era sembrata un’occasione naturale per comparire con la sua famiglia vicino al Santo Padre, proprio nella sua città, tra la sua gente. D’altro canto la propaganda iconografica del premier è uno degli aspetti più curati della sua comunicazione politica, scandita a ritmo incessante dagli scatti del fotografo di Palazzo Chigi, Tiziano Barchielli, e dai tweet del portavoce Filippo Sensi, tra discorsi alle Nazioni Unite, corsette a Cuba e altre #cosedilavoro.
Renzi però non ha fatto i conti con Bergoglio. Il Vaticano ha fatto capire molto chiaramente alla Presidenza del Consiglio che la sua presenza a Firenze non è necessaria. Anzi, non è proprio gradita. Con un certo imbarazzo, è stato comunicato che nella visita pastorale fiorentina – che non è un incontro di Stato – l’intervento del presidente del Consiglio non è previsto. In questi casi, generalmente, partecipano al massimo il sindaco e gli amministratori locali.
Il programma toscano di papa Francesco è pieno di impegni: il pontefice arriva martedì mattina a Prato, prima di raggiungere Firenze in elicottero, attorno alle 9 e 15. Il primo appuntamento fiorentino è in piazza del Duomo. Nella Cattedrale, Bergoglio incontrerà i delegati del quinto Convegno Ecclesiale Nazionale. Alle 11:30 è previsto l’Angelus nella basilica della Santissima Annunziata, da qui raggiungerà la Caritas e infine il grande evento: la messa allo stadio Artemio Franchi inizia alle 15 e un quarto. L’impianto sarà riempito fino all’orlo, sono previste circa 52 mila persone. I biglietti, gratuiti, sono distribuiti nelle parrocchie cittadine: chi non riesce a prendere il tagliando può seguire la messa nei maxischermi allestiti in diverse piazze e allo stadio Ridolfi (vicino al Franchi).
Renzi sperava di ritagliarsi uno spazio per incontrare Bergoglio al Duomo, prima, e poi seguire la messa allo stadio della sua squadra del cuore. Con lui, ci sarebbero stati la moglie Agnese e i tre figli. La freddezza del Vaticano ha intralciato i suoi piani. Ora al presidente del Consiglio non resta che decidere se rinunciare del tutto, o mescolarsi ai suoi concittadini come un semplice fedele.
L’ULTIMA VOLTA che Renzi e famiglia hanno avuto un incontro col pontefice è stata poco meno di un anno fa. Il 13 dicembre 2014 il premier, Agnese e i figli sono stati ricevuti in Vaticano per un’udienza ufficiale, a cui hanno partecipato anche gli altri ministri del governo. Dopo un colloquio privato di 30 minuti con Bergoglio, il Papa ha pronunciato un solenne discorso sulla famiglia. Era il quarto incontro tra i due e la seconda visita del premier al Santo Padre. Poi più nulla. In mezzo, c’è stato lo sfogo di Bergoglio sui troppi “amici” che lo circondano e l’inconsueta invettiva nei confronti dell’ex sindaco di Roma. Il fastidio di Francesco era stato ribadito anche da monsignor Vincenzo Paglia, nella telefonata “rubata” dalla Zanzara: “Marino si è un po’ imbucato – aveva detto il prelato, ironia della sorte, proprio a un imitatore di Matteo Renzi – ed è stato molto insistente per vedere papa Francesco, in giro con quella fascia… il Papa era imbestialito”. Renzi, quello vero, forse non lo ha ascoltato.
Tommaso Rodano E Carlo Tecce | il Fatto Quotidiano

E’ dovere dell’Italia riacquistare la sovranità monetaria


L’Italia con l’adesione all’euro e con la sottoscrizione dei trattati europei che ne regolano l’attuazione, ha rinunciato alla propria sovranità monetaria.
Questo significa che non possiamo stampare moneta “autonomamente” e che per avere euro a disposizione per pagare i propri debiti e finanziare le proprie attività istituzionali lo Stato – visto che il gettito fiscale non è sufficiente a ciò – deve ricorrere alla BCE ed al sistema bancario internazionale che acquista i titoli emessi.
Tali istituzioni (che hanno natura privata, compresa la BCE in quanto controllata dalle banche centrali dei paesi UE, a loro volta controllate da banche private) ben volentieri ci riforniscono di euro, perché tale rifornimento non è “al costo della carta” ma ad un tasso di interesse determinato dal mercato (il famigerato “spread”): tanto più le aspettative sull’Italia sono favorevoli tanto meno costa il rifornimento e viceversa. Inoltre l’acquisto dei nostri titoli è fatto, ad un costo piuttosto che ad un altro, anche sulla base dello “standing” della nazione: e qui stiamo messi maluccio, a giudicare dal “rating” che le famigerate agenzie internazionali hanno attribuito alla qualità del nostro debito, giudicato poco sopra il debito spazzatura! Ma, incredibilmente le ultime emissioni vanno a gonfie vele e la domanda di titoli italiani è sempre molto superiore all’offerta….
Il nostro debito pubblico accumulato “costa” in termini di interessi passivi da pagare, circa 80/90 miliardi di euro all’anno e nel triennio 2015/2018 non diminuirà.
Per Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone e BRICS non è così! USA e Giappone, per esempio, hanno debiti pubblici stratosferici e per onorarli stampano quintali di “banco note” che le loro banche centrali comprano immettendo contemporaneamente liquidità sul mercato. Da noi in Europa è un po’ diverso: troppa liquidità fa aumentare l’inflazione. Questa è la paura atavica e genetica di tutti i tedeschi che la Merkel ben percepisce e rappresenta alla BCE con ferrea disciplina. Ne sanno qualcosa i Greci… Obiettivo primario della BCE, checché ne dicano in molti non è lo sviluppo dei consociati ma non far crescere l’inflazione. A costo della deflazione, della recessione e dell’abbattimento costante, inesorabile, dello stato sociale e dei diritti “costosi” per le finanze pubbliche, quelli delle classi più deboli.
Il punto resta irrisolto. La UE non è una economia chiusa e se ricordiamo la genesi del default USA del 2007/2008 e del mondo intero a seguire, da cui non ci siamo ancora ripresi, come si modifica la ricetta? Non si modifica. Nein. Crepare. Questa è la globalizzazione finanziaria.
Conseguentemente come UE possiamo mai essere competitivi con USA e Giappone, che battono moneta e se ne fottono dell’inflazione? Spread/debito contro costo della carta: teniamolo a mente!
Torniamo nel Belpaese. A fine 2011 la speculazione internazionale fece lievitare lo spread a livelli critici, fecero fuori Berlusconi (ultimo governo eletto “regolarmente”) e il resto lo abbiamo visto e lo vediamo tutti i giorni. Non entro nei meandri politici e non credo ai complottisti vari. Vero è che, però, saltato Berlusconi, come d’incanto, la speculazione internazionale ha smesso di perseguitare le nostre emissioni, fino ad arrivare alle ultime vendite che addirittura vedono tassi “negativi”.

Ma la necessità (e l’obbligo) di onorare il debito pubblico resta. E per farlo servono sempre i soliti 80/90 miliardi di euro annui, che, al contrario, potrebbero (anche solo in parte) essere utilizzati per sviluppo, welfare ed opere pubbliche. Ma per farlo si torna al problema di partenza: se non c’è sovranità monetaria saremo sempre al punto di dover subire l’obbligo di pagare uno spread/rimborso al posto del “costo della carta”.
E nessuno pensa, comunque, di non onorare il debito pubblico esistente con una sorta di “autoriduzione” o “spalmatura” in più anni del medesimo, così da alleviare le finanze pubbliche.
Non siamo l’Argentina. Non ce lo possiamo permettere. E tutto sommato non sarebbe neanche una grande idea. Dobbiamo recuperare la sovranità monetaria per far crescere di nuovo l’economia interna, le esportazioni, le opere pubbliche utili: in tal modo avere, in termini di gettito fiscale, maggiori entrate e, conseguentemente, maggiori capacità non solo di pagare il servizio del debito (oltre alle spese correnti senza fare macelleria sociale come la Fornero) ma, finalmente, iniziare anche a rimborsarne la quota capitale (oltre 2.000 miliardi di euro….).
Adesso, se l’idea di recuperare la sovranità monetaria verrà condivisa da chi ci rappresenterà nei prossimi anni, il problema è: come fare? Ricordiamoci che tale funzione – battere moneta – è essenziale per uno stato che si definisca tale.
Intanto togliamoci dalla testa di poter uscire dall’euro sic et simpliciter (magari con un semplice referendum abrogativo – la costituzione non lo consente – ovvero con una legge di iniziativa popolare: idem con questi attuali equilibri politici e comunque si arriverebbe sempre prima alle elezioni.
I trattati, se legittimamente sottoscritti vanno rispettati; qui si potrebbe aprire un dibattito infinito sulla legittimazione di chi li ha sottoscritti e se tale procedura è stata rispettosa del dettato costituzionale e se , ancora, i cittadini ne siano stati debitamente messi al corrente PRIMA di tale sottoscrizione… Non mi avventuro in questa analisi. Onestamente, però, penso che più di una forzatura ci sia stata e che la disinformazione (ovvero l’informazione non obiettiva, che è pure peggio) siano state elevate.
Anche volendo fare un … colpo di testa , come la breve storia di questa nazione (non uso la maiuscola volutamente) insegna, non andremmo troppo fuori dal seminato!
Dall’unità (e qui con questo termine rido amaramente) in poi, non siamo stati molto coerenti nelle alleanze, politiche, militari (!!!) e diplomatiche: ergo una conversione ad U in più o una in meno adesso, rottamando unilateralmente i trattati farebbe – a livello di considerazione internazionale goduta dagli italiani – poca differenza. Al massimo qualche tedesco potrebbe dire: “…i soliti italianen tratitoren…” . Onestamente, come dargli torto? Ed i mercati, lo spauracchio dei più, a mio modesto parere, reagirebbero, viceversa, con moderazione…..
Ma qui si tratta di sopravvivere….mantenendo buoni rapporti col mondo finanziario globalizzato, da cui non possiamo, anche volendo, autoescluderci.
Quindi serve/servirà la legittimazione elettorale del partito/movimento, che uscirà vincitore dalle prossime elezioni. Tale governo dovrebbe ridiscutere con i partner UE la nostra adesione ed in particolare: sovranità monetaria e gestione dei tassi d’interesse interni, regole del famigerato rapporto del 3% debito/PIL, la chimera distruttiva del fiscal compact, l’assurdità filosofica del pareggio di bilancio. Discutere a muso duro e vedere cosa succede.
Tale auspicabile governo – se deciso, serio e coerente con il mandato preso dagli elettori – avrebbe un’unica cosa da dire agli spocchiosi tedeschi, francesi, olandesi e via europeggiando (dove tali regole, per loro sono sempre in deroga, non dimentichiamolo!!): cari amici senza l’Italia l’euro crolla, quindi vediamo di venirci incontro, perché noi non siamo – con tutto il rispetto – la bellissima Grecia. Senza di noi va tutto a puttane……(sempre con rispetto parlando..)
Nel frattempo si possono ipotizzare scenari balenanti intelligenza finanziaria, doppi corsi monetari, e via discorrendo: ma il problema vero è solo uno: ridiscutere, tramite governo e non tramite talk show o twitter, le condizioni di adesione alla Ue, all’euro ed ai trattati sottostanti.
Altrimenti ognuno a casa sua!

http://www.rinascita.net/101/e-dovere-dellitalia-riacquistare-la-sovranita-monetaria

Le guerre USA? Pianificate. Tutte. 14 anni fa.

Le guerre USA? Pianificate. Tutte. 14 anni fa.

Wesley Clark è un generale in pensione delle forze Usa, laureato ad Oxford in filosofia, politica ed economia. In 34 anni di carriera ha ricevuto medaglie alla libertà e all’onore, vari cavalierati e ha comandato l’operazione Allied Force della Nato in Kosovo, tra il 1997 e il 2000. Di certo non si può definire un complottista da strapazzo.

Intevistato da Democracy Now, ha rilasciato la dichiarazione che potete ascoltare nel video.

Una decina di giorni dopo l’11 settembre sono andato al pentagono, dove ho incontrato il Ministro della Difesa Rumsfeld e il suo vice, Wolfowitz. Sono sceso a salutare alcune delle persone nei vertici delle forze armate che avevano lavorato per me, e uno dei generali mi ha chiamato e mi ha detto: “Signore, venga dentro che le vorrei parlare un secondo“.

Io gli ho detto: “Lei ha troppo da fare“. Ma lui insiste: “No, no, no…Abbiamo preso la decisione di andare in guerra contro l’Iraq“. Era circa il 20 settembre [ndr: 2001].

Allora io gli ho detto: “Andiamo in guerra contro l’Iraq? Perché?“. E lui dice: “Non lo so!“. E aggiunge: “Immagino che non sappiano cos’altro fare!“.


Così, io gli chiedo: “Hanno trovato informazioni che collegano Saddam con Al-Qaeda?“. E lui: “No, no, non c’è niente di nuovo su quel fronte. Semplicemente, hanno deciso di andare in guerra contro l’Iraq“. Poi dice: “Immagino che non sappiamo bene cosa fare con i terroristi, ma abbiamo un buon esercito e possiamo tirar giù governi“. E ancora: “Credo che se l’unico strumento che hai è un martello, allora ogni problema deve assomigliare a un chiodo“.

Sono tornato ad incontrarlo, qualche settimana dopo. A quel punto stavamo bombardando l’Afghanistan. Gli chiedo: “Stiamo sempre per andare in guerra contro l’Iraq?“. E lui risponde: “Ancora peggio di così!“. Prende un foglio dalla scrivania e dice: “Questo è appena arrivato da sopra, cioè dal Ministro della Difesa, oggi. Questo memorandum spiega comefaremo fuori 7 nazioni in 5 anni. Prima l’Iraq, poi la Siria, il Libano, la Libia, la Somalia, il Sudan e infine l’Iran!“.

Ho chiesto: “E’ un documento classificato?“. Risposta: “Sì, signore“. Così dico: “Beh, allora non mostrarmelo“.

L’ho rivisto un anno fa e gli ho chiesto: “Ti ricordi quello che mi hai mostrato?“. E lui risponde: “Signore, non le ho mostrato quel memorandum. Non gliel’ho mai mostrato!“.

Fonte: ByoBlu

Grazie ai vincoli europei dobbiamo sborsare altri 84 Mld di tasse entro fine anno!


Mentre Renzi non perde l’occasione per ricordare “urbi et orbi” che in Italia è in atto la ripresa e la BCE di Draghi continua ad inondare i mercati finanziari di liquidità con il QE senza tuttavia far affluire un solo centesimo all’economia reale, nei prossimi 60 giorni gli italiani sono chiamati a pagare ulteriori 83,820 Mld di euro in tasse.

Come consuetudine infatti, è partito il conto alla rovescia dei pagamenti delle tasse di fine anno che porteranno ad un drenaggio di liquidità a scapito delle imprese, professionisti, artigiani, commercianti e cittadini costretti a fare letteralmente lo slalom fra circa 500 tributi con difficoltà tecniche d’interpretazione sempre più elevate.

Distribuite nei prossimi due mesi si dovranno mettere le mani ai portafogli 4.812.000 contribuenti per versare saldo IRPEF per 11,490 Mld, 4.646.500 contribuenti per saldo IRAP per 12,360 Mld, 4.632.500 contribuenti per versamento IVA per 29,920 Mld, 1.242.500 contribuenti IRES per 15,510 Mld, 25.745.000 contribuenti per 13,650 Mld fra IMU e TASI ed infine 1.226.500 contribuenti per 890 ml di cedolare secca.

Ma tutta questa “pressione” fiscale non è altro che figlia della nostra partecipazione alla moneta unica europea. Infatti aderendo ai Trattati e in particolare all’adesione all’euro, abbiamo completamente abdicato alla nostra Sovranità monetaria e di conseguenza alla determinazione della nostra politica economica di cui la moneta è uno strumento essenziale. Tutti i fabbisogni finanziari dello Stato pertanto devono essere reperiti per mezzo della fiscalità e/o del taglio della spesa pubblica, essendo inibita la monetizzazione anche parziale del debito.

Pertanto se in tutti i paesi del mondo, tranne ovviamente gli eurodotati, si ricorre almeno con un pò d’immissione di moneta per non costringere troppo il proprio sistema imprese/famiglie a prelievi fiscali elevati, noi siamo costretti ad avanzi primari “disumani” da decenni che non fanno altro che comprimere consumi e crescita. Tutto in omaggio ai dogmi previsti dalla partecipazione al “club” dell’euro, che prevede la stabilità dei prezzi, cioè il contenimento dell’inflazione, e il rigore dei conti pubblici fino al perseguimento del pareggio di bilancio, come unico presupposto per la crescita!

Questo di contro, non significa mettersi a stampare moneta a manetta, ma almeno cercare di non far ricadere esclusivamente sul Sistema Paese l’onere del reperimento del fabbisogno finanziario dello Stato. Se poi il prezzo da pagare è un pò di inflazione, ben venga, visto che il modello proposto da Bruxelles, Francoforte e Berlino ha fatto fino ad ora precipitare il Continente in profonda deflazione con conseguenze drammatiche in termini di tassi di disoccupazione e saggi di crescita.

In conclusione riflessione finale: è stupido tutto il resto del mondo o solo i paesi che adottano l’euro? A voi la risposta!

Antonio M. Rinaldi

CRISI IN MOLDAVIA: È CADUTO IL GOVERNO PRO-UE

CRISI IN MOLDAVIA: È CADUTO IL GOVERNO PRO-UE
Si apre un nuovo fronte nella crisi dell’eurozona: anche la Moldavia volta le spalle ai partiti pro-UE. Mentre la UE è spesso – come in Ucraina – spacciata per un rimedio contro la corruzione, la realtà è esattamente opposta: l’ex primo ministro pro-UE è infatti accusato di aver favorito una frode ai danni dello stato pari addirittura al 20% dell’intero PIL del paese. Alla luce degli avvenimenti, i Moldavi sono scesi in piazza e preteso le dimissioni dell’attuale governo – in continuità con l’ex primo ministro. Il governo è stato sfiduciato grazie al cambio di rotta del partito comunista, che ha abbondonato i filo-UE e sembra volersi associare con i Socialisti, più inclini ad appoggiarsi alla Russia. Come tutti i tentativi precedenti, il nuovo “impero europeo” ha conosciuto un periodo favorevole in corrispondenza di un allargamento progressivo, ma ormai l’espansione sembra essersi arrestata su tutti i fronti. E quando un impero smette di espandersi, è vicino il momento del collasso.

Di Alexander Mercouris su Russia Insider, 30 ottobre 2015

Già a maggio Russia Insider aveva pubblicato un articolo sul fatto che il clima politico in Moldavia stava virando dai partiti pro-UE ai partiti filo-russi.

Tale virata si sta ancora più intensificando dopo la decisione del Parlamento Moldavo di sfiduciare il governo pro-UE della Moldavia.

Il voto è avvenuto a seguito di settimane di proteste dopo che alcuni dei leader politici moldavi pro-UE sono stati implicati in uno scandalo di corruzione.

La cosa più eclatante è che uno dei principali leader politici pro-UE, l’ex primo ministro Vlad Filat, è statoarrestato dalla polizia un paio di settimane fa proprio nel palazzo del Parlamento Moldavo.

Non appena si è diffusa la notizia degli scandali di corruzione, si sono sviluppate le proteste. Inizialmente sembrava che fossero condotte da gruppi pro-UE. Tuttavia nelle ultime settimane sembrano essere guidate dal grande Partito – filorusso – Socialista della Moldavia, che si ha avuto la maggioranza relativa alle elezioni dell’inizio di quest’anno.

Il crollo del governo è stato decretato dalla decisione dell’ex partito comunista al governo di ritirare il suo appoggio. Sembra che ora esso stia preparando un’alleanza con i Socialisti.

Sembra che anche altri deputati indipendenti siano in procinto di passare all’opposizione.

Non è possibile prevedere l’esito di quest’ultima crisi.

È possibile che i partiti pro-UE cercheranno di impedire le elezioni mettendo insieme un altro governo. Ma senza l’appoggio dei comunisti è difficile che tale governo possa avere una maggioranza in Parlamento.

L’alternativa sarebbero presumibilmente le elezioni. Come dice l’articolo dal Financial Times che pubblichiamo di seguito, c’è una forte possibilità che in tali elezioni vincano i partiti filo-russi.

L’articolo del Financial Times rende l’allarme che questo causerebbe a Bruxelles – e a Washington – fin troppo evidente.


Giovedì è caduto il governo della Moldavia; le conseguenze derivanti dal furto di 1 miliardo di dollari dalle banche del paese ha trascinato la nazione più povera d’Europa in una crisi politica sempre più profonda.

I legislatori del paese hanno fortemente appoggiato una mozione di sfiducia contro il governo pro-UE tra il pubblico oltraggio per il suo ruolo nel buco da 1 miliardo di dollari, questo avvenimento prenuncia settimane di instabilità politica e indebolisce gli sforzi di integrazione del paese nell’UE.

Il voto è venuto una quindicina di giorni dopo l’arresto dell’ex primo ministro del paese, accusato di aver fatto parte di una truffa in cui 13.5 miliardi di “lei”, equivalenti a quasi un quinto del PIL del paese, sono stati rubati da tre banche del paese.

La frode, che secondo gli investigatori comprendeva un complesso sistema di contratti e transazioni legati ad uno degli uomini più ricchi della Moldavia, ha catalizzato il già diffuso disgusto per il governo, scatenando proteste nella capitale del paese contro quello che molti vedono come un gruppo di oligarchi che gestiscono la politica Moldava.

Schiacciato tra la Romania e l’Ucraina, l’ex stato sovietico è stato a lungo conteso tra l’integrazione con l’UE e la forza di Mosca. Una serie di deboli coalizioni pro-UE non sono finora riuscite a reprimere l’endemica corruzione.

In un’intervista prima del voto, Joseph Daul, Presidente del partito popolare europeo (PPE), il più grande gruppo politico al Parlamento europeo, ha detto che il crollo del governo “diminuirebbe le prospettive europee del paese e porterebbe a un caos economico e sociale senza precedenti”.

Il PPE aveva esortato la Moldavia ad “abbandonare i giochi politici” per il bene delle “riforme, dello sviluppo e della modernizzazione”. La Moldavia ha firmato un accordo di adesione con l’UE nel 2014, causando una serie di blocchi alle importazione da parte di un’infuriata Russia.

Balazs Jarabik, “visiting scholar” presso la “Carnegie Endowment for International Peace” – un think-tank di politica estera – ha descritto le conseguenze derivanti dal furto come un “terremoto politico”.

La mozione di sfiducia è stata proposta dai partiti di opposizione che hanno chiesto legami più forti con Mosca e ha visto almeno 15 membri della coalizione al potere votare contro il proprio governo.

I funzionari occidentali temono che partiti filo-russi potrebbero beneficiare di eventuali nuove elezioni che potrebbero essere indette se non fosse possibile mettere insieme un nuovo governo nelle prossime settimane.

Vlad Filat, l’ex primo ministro arrestato in Parlamento questo mese e accusato di aver accettato bustarelle pari a 260 milioni di dollari per facilitare la frode, è ancora sotto interrogatorio da parte degli investigatori.

I leader dei partiti europeisti del paese in Parlamento hanno detto dopo il voto che speravano di formare un nuovo governo senza una passare per nuove elezioni.

PRESTO ANCHE IN ITALIA: OLTRE DUE MILIONI DI GRECI VERSO IL BLACKOUT PER BOLLETTE NON PAGATE


La Grecia incatenata all’euro fa un altro passo verso il medioevo. Zero Hedge riferisce di come l’azienda elettrica pubblica stia programmando di lasciare al buio oltre due milioni di greci, a causa di bollette non pagate. Quel che è peggio, quasi metà del conto delle bollette non è consumo effettivo, ma tasse di vario genere, incluso il canone televisivo…

di Zero Hedge, 05 novembre 2015

L’Azienda Elettrica Pubblica greca è arrabbiata. Il totale delle bollette non pagate dai clienti ha raggiunto la cifra astronomica di 2,5 miliardi di euro. L’Azienda è così arrabbiata che sta programmando di tagliare l’elettricità il più presto possibile a tutti quelli con debiti in essere – esi tratta della bellezza di 2,1 milioni di cittadini greci, che rischiano il blackout.

Come riportato da KeepTalkingGreece, molti greci non possono permettersi di pagare la bolletta bimestrale perché il conto da pagare risulta quasi raddoppiato a causa delle tasse supplementari che vi sono contenute, come tasse sulle emissioni, cose ecologiche varie, tasse comunali, canone della televisione pubblica, ecc.

Per esempio l’ammontare della spesa bimestrale per l’elettricità è stimata dalla DEH a 52 euro, per mi viene chiesto di pagare 100 euro per via delle tasse supplementari. Il conto include un 13 percento di IVA, ma anche “interessi” di 0,44 euro, sebbene io paghi regolarmente con ordine bancario, e non sia mai stato in ritardo. Ogni 4 mesi ricevo una bolletta basata sul mio consumo reale – e non su una “stima” – e mi sento svenire. I mesi estivi sono più costosi a causa dell’uso del condizionatore d’aria, i mesi invernali sono anch’essi costosi, a causa dell’uso dei dispositivi di riscaldamento dell’appartamento. Il conto esplode di diverse centinaia di euro.

Non sono l’unico ad avere difficoltà a pagare le bollette. In molti non ce la fanno.

Secondo i report dei media greci, ci sono 2,1 milioni di utenti che hanno debiti arretrati per le bollette elettriche. Si tratta di famiglie, attività commerciali, artigiani, piccole e medie imprese.

Ora l’azienda pubblica sta programmando di “chiudere l’interrutore” e lasciarli tutti al buio. Non senza preavviso, naturalmente. L’azienda manderà ai consumatori degli avvertimenti, e se essi non si mettono in regola, i loro tentativi di accendere la luce alla sera, preparare la cena ai figli, tenere il formaggio in frigo, utilizzare il telefono, guardare la televisioni, scaldare la casa, o anche solo lamentare la propria condizione su internet, saranno disperati.

I debiti delle attività commerciali sono stimati in 1,8 miliardi di euro.

Ad essere esentati dal programma di chiusura dell’elettricità saranno i consumatori che rientrano nei programmi di “politica dei prezzi sociali”, sebbene l’azienda pubblica stia decidendo anche di ridefinire questa categoria di consumatori, dato che alcuni avrebbero apparentemente abusato di questa fornitura, che è rivolta solamente alle famiglie povere e alle persone con disabilità.

Alcuni consumatori corrono a regolare i loro debiti, ma trovano che i pagamenti mensili all’azienda pubblica sono superiori a ciò che possono permettersi di pagare. Inoltre, i casi di vita quotidiana mostrano che quando uno è in debito con l’azienda pubblica, lo resta sempre a meno che non paghi una volta per tutte. Non c’è nemmeno lo 0,001 percento di riduzione dei casi di consumatori che abbiano pagato 1.000 euro in una volta sola – tanto per dirne una.

Le famiglie e le imprese hanno iniziato a sprofondare nel debito con l’azienda elettrica pubblica dopo che il governo ha incorporato la Tassa Speciale sulla Proprietà nelle bollette elettriche del 2011. I debiti verso l’azienda elettrica pubblica hanno iniziato rapidamente ad aumentare perché i consumatori semplicemente non riuscivano a pagare bollette elettriche bimestrali che erano esplose da, diciamo, 100 euro a più di 250 euro in un colpo solo, e nel mezzo della crisi economica, con recessione, disoccupazione e calo dei redditi.

Households and businesses started to sink in PPC debts after the government incorporated the Special Property Tax in the PPC bills in 2011. Debts to PPC increased rapidly because consumers were simply unable to pay the bi-monthly bills that skyrocketed from let’s say 100 euro to more than 250 and thus amid the economic crisis of recession, unemployment and income decreases.

Nel frattempo la Tassa sulla Proprietà arriva separatamente e direttamente dall’ufficio delle imposte, ma questa pratica così incredibilmente disdicevole, stabilita nel 2011 e nel 2012, e i debiti in sospeso che si sono creati in questo modo, tengono in ostaggio famiglie e imprese per il resto della loro vita.

Due mesi fa ho postato la notizia di una vicina di casa disoccupata che si trova vittima del taglio dell’elettricità da parte dell’azienda pubblica dallo scorso marzo. La sua bolletta era di 700 euro. Ecco, a lei le nuove interruzioni della corrente non interessano. Lei vive già al buio e non ha mezzi per riscaldare la casa.

In una nota finale, KeepTalkingGreece si domanda ad alta voce …

cosa pensa di ottenere l’azienda elettrica pubblica se taglia la corrente. Non riceverà indietro un soldo da chi, comunque, soldi non ne ha.


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