21 novembre 2015

Financial Elite: chi gestisce la moneta comanda il mondo!

                      

“Quella attuale è la nuova forma di feudalesimo, che sottrae la sovranità agli Stati e alle sue istituzioni: si potrà forse dire non schiave, ma ridotte spesso, con ingiustificata presunzione, a semplici esecutori di politiche economiche, monetarie e sociali, imposte non certo democraticamente dal di fuori.

Il trasferimento della sovranità dello Stato democratico al Leviatano tecnocratico della troika (composta dalla Bce, l’Fmi e le istituzioni europee dominate dall’ideologia cultural-politica tedesca, che impone punizioni e austerità agli Stati peccatori), passaggio invero che sembra obbligato per arrivare all’unica possibile soluzione di un’Europa politicamente unita e democratica, comporta quindi una revisione totale dei diritti dei cittadini e delle istituzioni democratiche, assopite nelle loro funzioni e dedite ormai solo all’esecuzione delle decisioni di gerarchie esterne e fuorvianti”.

“Secondo una ricerca pubblicata nel mese di luglio 2012, gli individui ricchi e le loro famiglie hanno più di 32 mila miliardi di dollari di attività finanziarie nascosti in paradisi fiscali off-shore, con una perdita fiscale pari a 280 miliardi di dollari l’anno.

Lo studio stima l’entità della ricchezza privata globale detenuta in conti correnti off-shore, senza contare le attività non-finanziarie, come i patrimoni immobiliari, l’oro, e i beni mobili, che aggiungerebbero all’entrate dell’erario tra i 21 e i 32 miliardi di dollari.

La ricerca è stata condotta grazie alle pressioni del gruppo Tax Justice Network, che si batte contro i paradisi fiscali, guidata da James Henry, ex capo economista della McKinsey & Co.

Per realizzare le stime, si sono utilizzati i dati della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, delle Nazioni Unite e delle Banche Centrali. Secondo Henry, la ricchezza detenuta all’estero rappresenta un buco enorme per l’economia mondiale”.

“La minaccia reale per la nostra Repubblica è il governo invisibile, che come una piovra gigante estende i suoi tentacoli viscidi sulle nostre città, stati e nazioni. Senza fare facili generalizzazioni, lasciatemi dire che a capo di questa piovra sono i Rockefeller- Standard Oil, più un gruppo di potenti finanziari generalmente indicati come “banchieri internazionali”. Questa piccola cricca di potenti banchieri praticamente usa il governo degli Stati Uniti per i loro scopi egoistici.

Controllano entrambe le parti politiche, scrivono l’agenda di governo, inseriscono nelle istituzioni i loro uomini […] Hanno la maggioranza dei giornali e delle riviste di questo paese, utilizzando l’informazione per influenzare la nomina delle principali cariche pubbliche.

Operano sotto la copertura di uno schermo, controllano i nostri dirigenti, gli organi legislativi, le scuole, i tribunali e ogni agenzia creata per la sicurezza pubblica.

“Quando il gruppo di ricerca ha cominciato a districare l’enorme rete di proprietà, è risalito ad una ‘super-entità’ costituita da 147 società. Tutta la proprietà di queste aziende è detenuta dai membri di questa super-entità che controlla il 40% della ricchezza totale del nucleo.

La maggioranza proprietaria della rete è detenuta da istituzioni finanziarie, mentre solo l’1% è detenuto dalle imprese stesse. In cima alla lista ci sono 20 banche, tra le quali Barclays Bank, JPMorgan Chase & Co, e The Goldman Sachs Group”.

Costoro hanno creato le banche centrali in tutto il mondo (tra cui la Federal Reserve), usandole per imprigionare i governi nazionali in un ciclo di debito da cui non c’è scampo. Il debito pubblico è un modo “legale” per prendersi i nostri soldi attraverso le tasse, per poi essere trasferiti nelle tasche degli ultra-ricchi”.

“Il potere del capitalismo finanziario ha un obiettivo di vasta portata: niente meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani provate in grado di dominare il sistema politico di ogni paese e l’economia del mondo nel suo complesso.

Questo sistema deve essere gestito in maniera feudale dalle banche centrali del mondo, le quali agiscono in coordinamento tramite accordi segreti stipulati nelle frequenti riunioni e conferenze a porte chiuse”.

The top 50 of the 147 superconnected companies

1. Barclays plc
2. Capital Group Companies Inc
3. FMR Corporation
4. AXA
5. State Street Corporation
6. JP Morgan Chase & Co 
7. Legal & General Group plc 
8. Vanguard Group Inc
9. UBS AG
10. Merrill Lynch & Co Inc 
11. Wellington Management Co LLP
12. Deutsche Bank AG
13. Franklin Resources Inc
14. Credit Suisse Group
15. Walton Enterprises LLC
16. Bank of New York Mellon Corp
17. Natixis
18. Goldman Sachs Group Inc
19. T Rowe Price Group Inc
20. Legg Mason Inc
21. Morgan Stanley
22. Mitsubishi UFJ Financial Group Inc
23. Northern Trust Corporation
24. Société Générale
25. Bank of America Corporation
26. Lloyds TSB Group plc 
27. Invesco plc
28. Allianz SE 29. TIAA 
30. Old Mutual Public Limited Company
31. Aviva plc 
32. Schroders plc
33. Dodge & Cox
34. Lehman Brothers Holdings Inc*
35. Sun Life Financial Inc
36. Standard Life plc
37. CNCE
38. Nomura Holdings Inc
39. The Depository Trust Company 
40. Massachusetts Mutual Life Insurance 
41. ING Groep NV 
42. Brandes Investment Partners LP 
43. Unicredito Italiano SPA 
44. Deposit Insurance Corporation of Japan 
45. Vereniging Aegon 
46. BNP Paribas 
47. Affiliated Managers Group Inc 
48. Resona Holdings Inc 
49. Capital Group International Inc 
50. China Petrochemical Group Company

* Lehman still existed in the 2007 dataset used

Graphic: The 1318 transnational corporations that form the core of the economy

(Data: PLoS One)

20 novembre 2015

Parigi: ecco le drammatiche immagini di uno degli attacchi [VIDEO]

Parigi: ecco le drammatiche immagini di uno degli attacchi [VIDEO]

Sul sito del tabloid inglese Daily Mail spuntano le prime immagini video di uno degli attacchi di Parigi. Non è ben chiaro a quale delle sparatorie parigine si riferisca, ma l’uomo che si vede sparare contro un bistrot, secondo il giornale, sarebbe Salah Abdeslam. La telecamera riprende gestori e avventori di un locale sorpresi dalle raffiche improvvise di Ak47. Tutti cercano di mettersi in salvo e apparentemente, almeno nelle immagini in questione, non ci sarebbero vittime. C’è un momento anor più drammatico, quando il killer rivolge a distanza ravvicinata l’arma automatica verso una donna assiepata sotto a un tavolino all’esterno del locale, che però sembrerebbe incepparsi.

Le masnade del Nulla e chi le sconfiggerà

Le masnade del Nulla e chi le sconfiggerà

Ogni giorno, in questa «terza guerra mondiale a pezzi», occorre decidere se stare dalla parte delle avanzate del Nulla o dalla parte opposta. E di fronte a uomini-arma che si fanno saltare in aria o sono disposti a morire gridando il nome di un Dio ridotto a maschera del Nulla, occorre sapere che nome mormorare ogni mattina, impegnandosi nel nostro esercito silenzioso e pacifico. Ci sono stati tanti commenti politici, sociali, geo-militari dopo i fatti di Parigi. Qui si tenta un commento che riguarda il cuore. Il che non significa un commento che riguarda un livello astratto, o inefficace. Anzi.

Il Papa ha dato voce a tutti gli uomini di buona volontà dicendo che quegli atti sono «disumani» e sono una «bestemmia». Se vogliamo vincere davvero questa guerra, se non vogliamo opporre solo disumanità a disumanità, occorre dunque che ciascuno si interroghi su quel che nella sua opera quotidiana è affermazione di umanità, e ciò che non è bestemmia. E quale sia l’amore che sostiene questa opera meno visibile, ma più forte di attentati e bombe.

Già Platone affermava che un esercito è invincibile se è composto di «innamorati». È entrato in scena un esercito “irregolare” che sembra essere perversamente innamorato del Nulla. Ad esso si può opporre solo un esercito pacifico innamorato di qualcosa e qualcuno che vale più del Nulla. La vera domanda che, tenuta nascosta dal clamore dei media, in realtà attraversa le coscienze è: di cosa siamo innamorati noi ? È in gioco solo una rivalità in nome del potere ? E si può essere davvero innamorati di idee e di proclami vaghi e retorici ? Si può essere combattenti innamorati di valori astratti ? Senza porci e senza rispondere a questa domanda ogni triste evento ci lascia solo più deboli e smarriti. Mentre può e deve essere un’occasione di accrescimento del bene. Lo dobbiamo innanzitutto alle vittime innocenti.

E ovvio che a un attacco occorre rispondere con la difesa e il taglio dei rifornimenti di chi ci attacca. Ma la guerra è, si sa, una cosa sporca. E sappiamo bene che anche in una guerra mossa per “validi motivi” si annidano motivi meno validi e spesso inconfessabili. Per questo, la vera difesa passa innanzitutto per la scoperta di chi è che cosa sono al centro del nostro amore. Non si può amare la retorica, o una bandiera, o una idea. Occorre finalmente dirselo. Quelli sono simboli o ombre di simboli. Occorre amare prima qualcosa di vivo e presente. Da dove trarre altrimenti la forza per la costruzione di situazioni di giustizia, di accoglienza vera e non retorica, di capacità di incontro e apertura? L’Europa ha sostituito la fede in un Dio vivo, personale e misericordioso, con la retorica intorno ai valori che da quella fede, peraltro, discendono. Per questo a ogni colpo ci pare più smarrita. E più divisa e più debole.

Occorre un esercito di innamorati. Alla follia di chi ama il Nulla si può opporre la quotidiana poesia di chi ama Qualcuno che ci sostiene nel difficile compito di rendere più buona la terra. Per questo occorre ripeterlo con forza non è una guerra di religione, ma una guerra di potere, una guerra di soldi, che girano a volte “puliti” con acquisti di azioni, di squadre di calcio, di Università, di immobili, e a volte sporchi attraverso conquiste armate. A tale guerra di potere (da qualunque parte combattuta) si può opporre solo un esercito pacifico di innamorati, nei cui cuori un autentico senso religioso può nutrire formidabili risorse di pace e di inesausta ricerca della concordia. Dall’amore nasce la vita, da tutto il resto (sicurezza, paura, sete di potere) nascono solo cose che somigliano più o meno alla guerra.

Fonte: Avvenire

Dov’è la coalizione araba nella battaglia contro l’Isis?

Dov’è la coalizione araba nella battaglia contro l’Isis?


I paesi arabi che rivendicano la loro opposizione allo Stato Islamico si sono ritirati dalla battaglia contro l’auto-proclamato “Califfo Ibrahim”, creando un vuoto politico nella Coalizione

– di Bruce Riedel –

Roma, 20 novembre 2015 Nena News - Sulla scia degli attacchi dello Stato islamico nella penisola del Sinai, a Beirut e a Parigi, c’è un urgente bisogno di mobilitare risorse per affrontare la minaccia rappresentata dall’Isis, in particolare nel mondo arabo. Invece, l’Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo stanno dedicando tutte le loro risorse e i loro sforzi a una complicata e costosa campagna militare in Yemen.

Quando la campagna aerea contro l’Isis è iniziata, più di un anno fa, la Royal Saudi Air Force è stata una delle prime partecipanti. Eppure, non vola in missione contro obiettivi Isis da settembre, secondo il New York Times. Il Bahrain ha effettuato una missione area contro lo Stato islamico nel mese di febbraio. Gli Emirati Arabi Uniti si sono fermati a marzo, mentre la Giordania ha smesso nel mese di agosto.

Non c’è stato alcun annuncio ufficiale o pubblico della ritirata. Tutti i governi arabi ribadiscono la loro ferma opposizione all’Isis. Questa settimana, i grattacieli di Riyadh si sono tinti dei colori della bandiera francese per esprimere solidarietà con Parigi. Re Salman bin Abdul Aziz Al Saud ha detto al presidente Usa Barack Obama ad Ankara che l’Arabia Saudita avrà un ruolo importante in Siria. Ma, nella pratica, i funzionari militari americani riferiscono che la guerra nello Yemen ha lentamente portato via la forza aerea araba dalla lotta contro i terroristi in Siria e in Iraq. Lo Yemen è la priorità, anche se di tanto in tanto vengono effettuate operazioni simboliche per colpire obiettivi Isis.

L’assenza di forze aeree arabe ha creato un vuoto politico – non militare – anche se la Russia, la Francia e l’America sono pienamente in grado di condurre una guerra aerea contro l’Isis. Alla coalizione manca però la risposta musulmana all’auto-proclamato “califfo Ibrahim.” Si tratta di uno spreco di risorse simbolicamente importanti.

La guerra è anche costosa. Nessuna stima ufficiale dei costi delle operazioni militari è stata ancora rilasciata, ma in questo momento devono essere utilizzati decine di miliardi in armamenti, manutenzione e altre spese.

Ad esempio, questa settimana il Pentagono ha annunciato la vendita di 1,29 miliardi di dollari in munizioni terra-aria e attrezzature associate per rifornire l’aviazione saudita delle bombe utilizzate nella campagna in Yemen. La vendita fornisce qualcosa come 20 mila nuove munizioni in sostituzione di quelle già usate. Anche il Regno Unito, un’altra fonte importante nel magazzino degli aerei di Riyadh, sta reintegrando le scorte usate dai sauditi. Amnesty International e Human Rights Watch hanno sollevato domande circa l’uso di queste armi e su possibili crimini di guerra.

L’Arabia Saudita è stata ripetutamente presa di mira dall’Isis, che ha effettuato attentati suicidi sia in Arabia Saudita che in Kuwait. E promette di rovesciare la Casa dei Saud e di issare le bandiere nere sopra la Mecca. Centinaia di cittadini sauditi stanno combattendo con il gruppo terroristico in Iraq e Siria, mentre la Giordania è stato un obiettivo dell’Isis, con uno dei suoi piloti chiuso in una gabbia e bruciato vivo dai miliziani del Califfato. Questi stati hanno quindi un interesse in questa guerra.

Ma l’attenzione e le risorse di Riyadh sono focalizzate sullo Yemen, su una guerra in situazione di stallo. Dopo alcuni successi durante l’estate, la coalizione a guida saudita aveva promesso di riconquistare Sanaa, capitale dello Yemen, entro questo autunno. La cosa sembra improbabile oggi. La guerra si è trasformata anche in una catastrofe umanitaria per 25 milioni di yemeniti, con il protrarsi di un blocco che impedisce la fornitura di cibo e medicine alla popolazione.

La cosa peggiore è che i principali beneficiari della guerra finora sono al-Qaeda e l’Iran. Al-Qaeda ha preso il controllo di gran parte del sud-est dello Yemen dall’inizio della guerra. Le sue bandiere nere volano su Aden, la capitale provvisoria del governo filo-saudita. Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) è cresciuta sempre di più da quando ha Parigi lo scorso gennaio: non è più debole. Questo è un segno preoccupante per coloro che ora promettono di sconfiggere l’Isis. 

L’Iran sta lottando fino all’ultimo houthi, ridendo dei sauditi e degli emiratini mentre questi spendono risorse in quello che Teheran spera sarà un pantano senza fine. L’Iran guadagna in Iraq e Siria dal dirottamento delle forze sunnite nello Yemen.

Washington e Parigi hanno entrambi fatto troppe concessioni alla missione di Riyadh nello Yemen, in quanto entrambi hanno ospitato il ministro della Difesa saudita, il principe Mohammed bin Salman – il trentenne architetto della guerra in Yemen – e hanno fatto troppo poco per porre fine a questo disastro. Possono fare pressioni, insieme a Londra, in quanto controllano l’oleodotto di rifornimento militare dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati, ma i loro tentativi poco convinti di avviare un processo politico si fanno ora molto più urgenti.Entrambe le parti hanno accettato la mediazione delle Nazioni Unite e la risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu per un cessate il fuoco, ma il conflitto si trascina senza sosta.

Dopo il massacro di Charlie Hebdo nel mese di gennaio, si era levato un coro di promesse ai terroristi in Yemen che hanno lanciato l’attacco a Parigi: avrebbero ricevuto una risposta globale. Invece sono più forti che mai e lo Yemen è diventato un altro campo di battaglia nella guerra settaria fra sunniti e sciiti che sta devastando il mondo islamico. Nena News

Nalla foto: I membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo

Fonte: nena-news.it

Articolo origiale: al-Monitor

Bnp Paribas alla sbarra per finanziamenti ad Al Qaeda

Bnp Paribas alla sbarra per finanziamenti ad Al Qaeda

- di Daniele Bellocchio –

Cè una banca che si chiama BNP Paribas, ci sono centinaia di morti, due attentati e una sigla del terrore: Al Qaeda.

Non è una notizia riguardante i fatti avvenuti nelle ultime ore nella capitale francese, ma è comunque una storia di vittime, di carnefici e di internazionalismo islamista.
Quanto riportato a metà settimana da media internazionali e anche italiani, tra cui il sito di Nigrizia, serve per comprendere, anche adesso, come le dinamiche del terrore non si limitano alla marzialità del fanatismo, ma hanno complicità capillari, valicano religioni e frontiere, così come le vittime sono tali in quanto uomini, uomini con il diritto di essere diversi, e uomini accomunati dalla non accettazione del totalitarismo dell’orrore, a Parigi come a Nairobi.
La storia denunciata dalla stampa statunitense e locale riguarda la banca francese BNP Paribas, che negli USA deve rispondere dell’accusa di aver fornito ”deliberatamente e consapevolmente, denaro, sostegno materiale e risorse” ai qaedisti che attaccarono le ambasciate americane di Nairobi e Dar es Salaam nel 1998.
L’origine del processo ha radici in una sentenza americana che ha riguardato l’Istituto di Credito nel 2014. La banca transalpina risulta essere infatti stata condannata a pagare quasi 9 miliardi di dollari, dopo aver ammesso di aver violato gli embarghi americani in Sudan, Iran e Cuba. E durante il processo sarebbe stato appurato che il colosso transalpino abbia ricoperto il ruolo di ”banca centrale del governo sudanese” e che questo suo compito abbia permesso anche il finanziamento di gruppi del terrore grazie a passaggi di denaro tra Bnp Nord America e Bnp Svizzera.
Ma non è l’unica sentenza alla quale si sta appellando oggi l’accusa; ce n’è anche un’altra, emessa nel 2011 dalla Corte Statunitense, in cui è stata riconosciuta la responsabilità di Iran e Sudan nel sostegno al terrorismo e, nello specifico, per quel che riguardava i fatti del ’98.
Ora, quindi, dopo essere stato decretato che Iran e Sudan sono Paesi che hanno aiutato gli jihadisti e che la BNP Paribas ha supportato questi Paesi, il pool di avvocati dello studio Fay Kaplan punta ad ottenere la condanna della banca e il risarcimento per i parenti delle vittime statunitensi.

Le stragi avvennero il 7 agosto 1998: 224 morti, 11 americani e 213 africani, e oltre 4000 i feriti.

Tuona il Papa: «Maledetti quelli che causano e vogliono le guerre»

Tuona il Papa: «Maledetti quelli che causano e vogliono le guerre»

FRANCESCO A SANTA MARTA: «SONO DELINQUENTI»; GESÙ PIANGE SU UN MONDO CHE UCCIDE E NON CAPISCE LA PACE, CHE VIVE PER LA VIOLENZA «CON IL CINISMO DI DIRE DI NON FARLA»

- DI DOMENICO AGASSO JR –
Quella di oggi è stata una delle omelie più sofferte per papa Francesco. «Tutto il mondo» oggi «è in guerra», ha constatato, per la quale «non c’è giustificazione». La mancanza di volontà di ricerca della «strada della pace» porta al pianto di Dio. E coloro che causano e vogliono la violenza «sono maledetti, sono delinquenti». Lo ha detto all’omelia della Messa celebrata questa mattina in Casa Santa Marta, come riferisce Radio Vaticana.
 Nel Vangelo odierno si legge che Gesù si avvicina a Gerusalemme e – probabilmente da un punto sopraelevato – la guarda e piange, rivolgendo alla città queste parole: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi». Il Pontefice ha commentato: «Ma anche oggi Gesù piange. Perché noi abbiamo preferito la strada delle guerre, la strada dell’odio, la strada delle inimicizie. Siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi… tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace».
Papa Bergoglio ha ricordato le commemorazioni recenti sulla seconda guerra mondiale, le bombe di Hiroshima e Nagasaki, la sua visita a Redipuglia l’anno scorso per l’anniversario della «Grande Guerra»: «Stragi inutili», ha ribadito le parole di papa Benedetto XV. «Dappertutto c’è la guerra, oggi, c’è l’odio», ha sottolineato con tristezza.
Poi ha domandato: «Cosa rimane di una guerra, di questa, che noi stiamo vivendo adesso?». La risposta è inequivocabile: «Rovine, migliaia di bambini senza educazione, tanti morti innocenti: tanti!, e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi. Una volta, Gesù ha detto: “Non si può servire due padroni: o Dio, o le ricchezze”. La guerra è proprio la scelta per le ricchezze: “Facciamo armi, così l’economia si bilancia un po’, e andiamo avanti con il nostro interesse”».
Francesco poi ha evidenziato: «C’è una parola brutta del Signore: “Maledetti!”. Perché Lui ha detto: “Benedetti gli operatori di pace!”. Questi che operano la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti. Una guerra si può giustificare – fra virgolette – con tante, tante ragioni. Ma quando tutto il mondo, come è oggi, è in guerra, tutto il mondo!: è una guerra mondiale – a pezzi: qui, là, là, dappertutto … – non c’è giustificazione. E Dio piange. Gesù piange».
Il Papa ha denunciato: «E mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un’altra, un’altra, un’altra, danno la vita». Proprie come si è comportata «un’icona dei nostri tempi, Teresa di Calcutta». Contro la quale pure «con il cinismo dei potenti, si potrebbe dire: “Ma cosa ha fatto quella donna? Ha perso la sua vita aiutando la gente a morire?”. Non si capisce la strada della pace…», ha affermato con amarezza.
In conclusione Francesco ha invitato a «chiedere la grazia del pianto, per questo mondo che non riconosce la strada della pace. Che vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla. Chiediamo la conversione del cuore. Proprio alla porta di questo Giubileo della Misericordia, che il nostro giubilo, la nostra gioia sia la grazia che il mondo ritrovi la capacità di piangere per i suoi crimini, per quello che fa con le guerre».
 Fonte: Vatican Insider

Assad: “Hollande mi vuole cacciare? Si vergogni”

Assad: “Hollande mi vuole cacciare? Si vergogni”

Non si smorzano le tensioni sull’asse Parigi-Damasco. Nei giorni scorsi Francois Hollande aveva definito Bashar al Assad “parte del problema” in Siria. Secca è arrivata la replica del rais, intervistato dalla rivista francese Valeurs Actuelles. “Hollande è stato indicato dal popolo siriano per parlare a suo nome? – si è chiesto -. Un cittadino francese accetterebbe che qualsiasi altro politico nel mondo sostenesse che il presidente Hollande non debba essere il presidente francese? Non sarebbe un’umiliazione per il popolo francese? Noi la vediamo allo stesso modo. E’ un’umiliazione per il popolo siriano quando dice una cosa del genere”.

Per Assad “è una vergogna per qualcuno che rappresenta il popolo francese fare e dire qualcosa che è contro i principi della Repubblica francese, orgogliosa delle sue tradizioni e dei principi della rivoluzione francese”. Quindi, ha aggiunto, “Hollande si deve vergognare” di provare a “umiliare un popolo come quello siriano, che ha una civiltà e una storia lunga migliaia di anni. Questa è la mia reazione. Penso che (Hollande, ndr) non influenzerà i fatti in Siria, perché i fatti non saranno influenzati da certe dichiarazioni”.

Se poi la Francia pensa di “sostenere il popolo siriano in materia di democrazia e libertà, farebbe meglio a occuparsi prima del popolo saudita. Se hai un problema con la democrazia nello Stato siriano come puoi avere buone relazioni e amicizia con i peggiori Stati al mondo, con i paesi più sottosviluppati, che sono l’Arabia Saudita e il Qatar? Con questa contraddizione si perde credibilità”. Secondo Assad, il problema è che “oggi la politica francese non è indipendente da quella americana. Spero che ci sarà un cambiamento politico in Francia, che innanzitutto la riporti ad avere un atteggiamento realistico, indipendente e amichevole rispetto al Medio Oriente e alla Siria. E che la porti a stare alla larga dal metodo e dal doppio standard dell’America”.

Per combattere il terrorismo, ha sottolineato, “prima di tutto c’è bisogno di serietà”. E su un eventuale collaborazione con la Francia in Materia ha risposto: “Non perderemo il nostro tempo a cooperare con un paese, un governo o un’istituzione che supporta il terrorismo. Bisogna innanzitutto cambiare la propria politica, usare un unico standard e non tanti standard diversi. E bisogna essere parte di un’alleanza con paesi impegnati solo a combattere il terrorismo e non con paesi che al tempo stesso sostengono il terrorismo e lo combattono. E’ una contraddizione”.

La lettera di Maometto a difesa dei cristiani

La lettera di Maometto a difesa dei cristiani

I MUSULMANI COME DOVREBBERO TRATTARE I CRISTIANI? IN UNA LETTERA, SCRITTA DAL PROFETA MAOMETTO, EGLI DIFENDE E TUTELA TUTTI I CRISTIANI.
Come vanno trattati i cristiani da parte di coloro che professano la fede islamica?
La risposta è in una lettera scritta a mano dal profeta Maometto, un tempo conservata e custodita come una cosa sacra nel monastero di Santa Caterina nel Sinai d’Egitto. In tale documento il profeta Maometto difende il culto cristiano e i suoi seguaci.

QUALCHE BREVE CENNO STORICO

Per comprendere la portata storica e l’autenticità del documento, va chiarito che l’archivio del Monastero di Santa Caterina ospita una vasta collezione di manoscritti antichi. La sua biblioteca riveste una grande importanza perché contiene la seconda più grande raccolta di codici e manoscritti del mondo, superata solo dall’incredibile Biblioteca Apostolica Vaticana. Nel Museo si trovano più di 3.500 volumi in greco, copto, arabo, armeno, ebraico, georgiano, siriaco e in molte altre lingue. Tra questi capolavori spicca fra tutti una Bibbia del VI secolo.
Fatta questa premessa, che vuole testimoniare quanto la biblioteca e l’archivio del Monastero di Santa Caterina sia importante, dal punto di vista del valore artistico e culturale, è noto che nell’Eremo del Sinai è stato conservato, per secoli, un documento fra i più importanti al mondo, scritto di pugno da Maometto. Il profeta Maometto, con tale documento, accordava assoluta protezione ai cristiani e ai loro luoghi di culto. Il profeta volle ringraziare così i monaci cristiani di Santa Caterina perché, a sua volta, era stato accolto e protetto dai suoi nemici all’interno delle mastodontiche mura che difendono il monastero. In virtù di questo documento il monastero e la sua comunità di monaci sono riusciti a sopravvivere alla dominazione araba. Inoltre, il monastero è considerato un luogo sacro dalle tre maggiori religioni monoteiste: il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam. All’interno delle sue mura i monaci fecero costruire persino una moschea per garantire, ai musulmani in visita, un luogo per loro adeguato ove pregare. Purtroppo, però, la moschea non venne mai aperta al culto perché, per errore, non era stata orientata verso la Mecca.
Il documento di Maometto oggi non è più conservato nella biblioteca del monastero di Santa Caterina. Durante la conquista ottomana dell’Egitto nel 1517, il documento originale venne sequestrato dal monastero dai soldati ottomani e portato al palazzo del sultano Selim I a Istanbul. La lettera originale è ora conservata nel Museo Topkapi di Istanbul ed è stata analizzata da alcuni ‘giudici dell’Islam’ che hanno attestato la sua autenticità storica.

(NOZIONI STORICHE TRATTE DAL THRILLER STORICO IL QUINTO VANGELO DICARLO SANTI, II EDIZIONE 2013 CIESSE EDIZIONI, ISBN 978-88-6660-062-6)

L’ATTUALITÀ DEL DOCUMENTO DI MAOMETTO

Il documento originale
Il documento originale

Una scansione della lettera di Maometto
Una scansione della lettera di Maometto
In un momento come quello attuale, soprattutto in seguito alla nascita dello Stato Islamico e la conseguente dichiarazione della jihad, è giusto ricordare che il profeta Maometto ha voluto che i cristiani andassero considerati quali ‘amici’ da parte di tutti i musulmani. Un uomo o una donna di fede islamica, quindi, non può fare del male a un cristiano in alcun modo, né con atti della sua mano, né con il linguaggio, in caso contrario il musulmano pecca didisubbidienza al volere del suo profeta. A quanto pare, lo Stato Islamico o non conosce l’esistenza della lettera di Maometto, oppure ne ignora volontariamente il contenuto.

IL GIURAMENTO DEL PROFETA MAOMETTO AI SEGUACI DEL NAZARENO

Anton F. Haddad
Anton F. Haddad

Il documento che segue viene denominato il ‘Achtiname di Muhammad’, noto anche come il Patto oSanto Testamento del profeta Maometto. La lettera è un ‘ahdname’ (atto o accordo dal valore giuridico in uso all’epoca, ndr) che è stato scritto dal profeta islamico quale concessione della sua protezione e altri privilegi a favore dei monaci del monastero di Santa Caterina e a tutti i cristiani del mondo. Il documento si chiude con un’impronta che rappresenta la mano di Maometto.
Vi sono diverse traduzioni della lettera, alcune differenziano dalle altre, ma di poco. Ciò che si propone di seguito è quella curata nel 1902 da Anton F. Haddad, intitolata ‘Il giuramento del Profeta Maometto ai seguaci del Nazareno’, ritenuta dagli storici la traduzione ‘migliore’ e, per questo, riproposta nel 2004 dall’associazione internazionale H-Bahai (Ente di studio scientifico di fama mondiale, che favorisce la discussione accademica della cultura e della storia delle tradizioni religiose millenarie e / o esoteriche).

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LA TRADUZIONE DELLA LETTERA DI MAOMETTO

CoverTraduzioneHaddad
Questa è una lettera che è stata rilasciata da Mohammed, Ibn Abdullah, il Messaggero, il Profeta, il fedele, che viene inviata a tutte le persone come una parola da parte di Dio (Allah, ndr) per tutte le sue creature. In verità Dio è l’Eccelso, il Saggio. Questa lettera è indirizzata agli ambasciatori dell’Islam, come alleanza data ai seguaci del Nazareno (Gesù venne riconosciuto da Maometto come profeta al suo pari, gli islamici lo chiamano, appunto, Nazareno, ndr) in Oriente e Occidente, a quelli vicini e lontani, agli arabi e agli stranieri, al noto e all’ignoto. Questa lettera contiene il giuramento dato loro (ai Nazareni, ndr), e chi disobbedisce ciò che vi è scritto, sarà considerato un disobbediente e untrasgressore a quella Fede alla quale egli è comandato. Egli sarà considerato come uno che ha corrotto il giuramento di Dio, o il Suo testamento, che ha respinto la Sua Autorità, disprezzato la Sua religione, e si è fatto meritevole della Sua maledizione, sia fosse un sultano o qualsiasi altro credente dell’Islam.
Ogni volta che monaci, fedeli e pellegrini si riuniscono, sia in una montagna o valle, o tana, o luogo frequentato, o semplice, o la chiesa, o in luoghi di culto, in verità Dio è su di loro e li protegge, e protegge le loro proprietà e la loro morale, anche da me stesso, dai miei amici e dai miei assistenti, perché sono dei soggetti sotto la mia protezione. Io li esento da tale atti che li possano turbare; degli oneri che sono pagati da altri come un giuramento di fedeltà. Essi non devono dare nulla del loro reddito, ma ciò che piace loro, non devono essere offesi, o disturbati, o costretti o obbligati. I loro giudici non devono essere modificati o impedito loro di realizzare i propri uffici, né i monaci disturbati nell’esercizio del loro ordine religioso, o la gente di clausura essere arrestati da dimora nelle loro celle. A nessuno è permesso di saccheggiare i pellegrini, o distruggere o rovinare una delle loro chiese, o case di culto, o di prendere una qualsiasi delle cose contenute all’interno di queste case e portarlo alle case dell’Islam. Colui che toglie da essa, sarà uno che ha corrotto il giuramento di Dio, e, in verità, disobbedisce al Suo Messaggero.
Le tasse non dovranno essere messe sui loro giudici, sui monaci, e quelli la cui occupazione è il culto di Dio; né qualsiasi altra cosa potrà essere presa da loro, che si tratti di un bene, una tassa o un diritto ingiusto. In verità io conservano la loro compattezza, ovunque si trovino, in mare o sulla terra, in Oriente o Occidente, da nord o da sud, perché sono sotto la mia protezione e il mio testamento dà loro la mia sicurezza contro tutte le cose che vanno aborrite. Nessuna tassa o decime devono essere ricevuti da coloro che si dedicano al culto di Dio in montagna, o da chi coltiva la Terra Santa. Nessuno ha il diritto di interferire con i loro affari, o portare qualsiasi azione contro di loro. In verità questo è per altra cosa e non per loro; piuttosto, nelle stagioni delle colture, che dovrebbe essere data una Kadah per ogni Ardab di grano (circa cinque quintali e mezzo, ndr) come fondo per loro, e nessuno ha il diritto di dire loro che questo è troppo, o chiedere loro di pagare alcuna imposta. Per quanto riguarda chi possiede proprietà, i ricchi e i commercianti, le tasse che possono essere prese da loro non devono superare i dodiciDirham(Il Dirham era la valuta in uso a quel tempo dagli arabi, oggi lo Stato Islamico ha ripristinato l’utilizzo di questo tipo di valuta, ndr) a testa all’anno.
Non può essere imposto a chiunque di intraprendere un viaggio, o di essere costretto ad andare in guerra o usare armi per i musulmani, chiunque deve combattere per la loro ragione, non quella di altri. Il seguace dell’islam non deve fare nessuna disputa o discutere con loro, ma accordarsi secondo il verso registrato nel Corano. Essi non devono essere costretti a portare armi o pietre; ma i musulmani devono proteggerli e difenderli contro gli altri. Qualora una donna cristiana è sposata con un musulmano, tale matrimonio non deve avvenire se non dopo il suo consenso, e a lei non deve essere impedito di andare nella sua chiesa per la preghiera. Le loro chiese devono essere onorate e non devono esserci impedimenti nella costruzione di luoghi di preghiera o la riparazione dei loro conventi.
Spetta a ognuno della nazione dell’Islam non contraddire e a rispettare questo giuramento fino al Giorno della Resurrezione e della fine del mondo.

L’ORRENDA STRAGE DI PARIGI RICHIAMA ALLA MENTE MACABRE ATMOSFERE MASSONICHE

L’ORRENDA STRAGE DI PARIGI RICHIAMA ALLA MENTE MACABRE ATMOSFERE MASSONICHE
- di Francesco Maria Toscano –

Venerdì a Parigi si è consumata l’ennesima strage che lascia intravedere in controluce l’ombra lunga della massoneria. Fino a quando il metodo “11 settembre” continuerà a funzionare, gli attentati “terroristici” messi in atto da sedicenti difensori dell’Islam non cesseranno. Perché mai le élite mondialiste dovrebbero archiviare uno schema fino ad oggi risultato vincente? Come insegna anche la storia italiana, la “strategia della tensione” serve a stabilizzare il sistema. Di fronte al crescere di un malcontento diffuso non più occultabile da media asserviti e di regime, la mera mistificazione non è più sufficiente. Le stragi invece producono quasi sempre in automatico alcuni prevedibili effetti: rendono semplice la criminalizzazione del dissenso pacifico ora accusato di fare “il gioco dei terroristi”, e danno fiato alle forze politiche “istituzionali” e “moderate” chiamate- nel nome della sempreverde “responsabilità”- a fare fronte comune contro tutti “gli estremismi e i fondamentalismi”. Gli antichi romani, che di politica qualcosa ne capivano, erano soliti domandarsi un bel “cui prodest?” prima di procedere all’analisi di qualsiasi evento degno di nota. Non ci vuole molto per capire quali interessi servano questi attentati, propedeutici al successivo e già pianificato lancio in pompa magna di operazioni aggressive sotto il profilo internazionale e liberticide per quanto concerne la politica interna dei singoli Paesi coinvolti. Senza Bin Laden e la sua fantomatica Al-Qaeda, il “Patriot Act” (legge illiberale ed emergenziale, ndm) non sarebbe mai stato approvato negli Stati Uniti, così come nessuno si sarebbe potuto mai accanire contro Saddam Hussein e le sue altrettanto fantomatiche armi di distruzione di massa. C’è un filo nero e sporco di sangue che lega i massacri di ieri a quelli di oggi? La crescita e il consolidamento dell’Isis non sono forse il risultato di un ventennio di politiche folli, volte a destabilizzare il Medio Oriente? E questa destabilizzazione, oggettivamente funzionale all’esplosione dell’Isis, è voluta o casuale? Possibile che le migliori “teste d’uovo” delle agenzie di intelligence d’Occidente, addestrate con rigoroso puntiglio, non siano mai state sfiorate da nessun dubbio al riguardo? Certo, se tutti i capi dei servizi segreti dei principali Paesi al mondo avessero non più di 8 anni la tesi “innocentista” risulterebbe facilmente sostenibile. In caso contrario temo che qualcosa non torni. Giusto per continuare a porci interrogativi ai quali i media mainstream mai proveranno a dare risposta, gettiamo adesso un altro sasso nello stagno: perché mai i terroristi dell’Isis dovrebbero odiare proprio la Francia, nazione che insieme agli Stati Uniti d’America ha nei fatti contributo più di ogni altra al consolidamento del potere del califfo del terrore Abu Bakr Al Baghdadi? Fino allo sbarco dei russi di Putin, per i “tagliagole” la vita in Siria era letteralmente uno spasso. Ogni giorno i sedicenti soldati della “guerra santa” si dilettavano a mandare impunemente in giro per il mondo videocassette macabre, rilanciate dai media occidentali bravi nel diffondere il mito lugubre del “sanguinario antieroe” difensore della fede. L’altro giorno, leggendo qualche frammento di Eraclito, mi si è accesa una lampadina. L’antico filosofo greco sosteneva che “l’armonia è il risultato dell’equilibrio fra elementi opposti e in continua tensione fra di loro”. Detta così sembra una specie di “supercazzola” per feticisti del pensiero. Invece si tratta di una massima degna di particolare attenzione. Eraclito teorizza un concetto molto in voga presso tutte le società esoteriche, ovvero quello che insegna “l’unità fra gli opposti”, principio al centro della spiegazione offerta pure dal leggendario Lao Tzu, il cui Tao Te Ching è posto quale imprescindibile fondamento della filosofia taoista. In parole povere: il pompiere serve solo nella misura in cui esistano gli incendi, altrimenti si tratterebbe di una figura inutile, siamo d’accordo? Parimenti i difensori della “purezza atlantica”, così per come disegnati ad esempio nel libro “Lo scontro delle civiltà” di Samuel Huntington, acquistano forza e importanza in misura direttamente proporzionale al livello di aggressività palesato da sedicenti propugnatori di valori e stili di vita presuntivamente incompatibili con il nostro. Tutto chiaro? Per gli amanti della “numerologia” non resta infine che segnalare che Venerdì era il 13-11 del 2015. L’Undici (a partire dall’undici settembre 2001) è un numero che ricorre spesso in occasione di eccidi eclatanti. Mentre il numero 13 è notoriamente legato alla “sommossa di Lucifero”. Casualità buone per eccitare la fantasia di complottisti incalliti. O forse no?

Fonte: Il Moralista

Parigi: qualche kamikaze era radiocomandato?

Parigi: qualche kamikaze era radiocomandato?

Vi è piaciuta la sceneggiata “Caccia all’uomo a Parigi?”. Un thriller che nemmeno l’indimenticabile Frenzy di Roman Polanski con Harrison Ford ha uguagliato. Vi è piaciuto? Ai giornalisti italiani è piaciuto: hanno occupato tutta la giornata a raccontare – da dietro transenne lontanissime – cosa stava succedendo. Non vedevano niente, ma li informava la polizia, e si sentivano gli spari, le raffiche, gli scoppi. Erano così eccitati che i giornalisti della Rai avevano il fiato grosso, come se fossero loro lì a sparare e a correre…Poi, a cose fatte, li han fatti avvicinare alla casupola di Saint Denis, tutta devastata da colpi sui muri, finestre rotte. Eh sì, è andata proprio così. I morti ammazzati – disdetta – non racconteranno più chi li pagava e chi li ha istigati. La “mente”, ossia il ragazzo dalla faccia di cammello, è stato ucciso? E’ in fuga? Il thriller continua.
la Mente di tutto ciò
la Mente di tutto ciò
I giornalisti sono stati tenuti occupati un giorno intero dietro quelle transenne. Sicché non hanno avuto tempo di occuparsi di certi particolari, certe sbavatura della narrativa.
Brahim Abdeslam. Per esempio. Uno dei kamikaze. 31 anni, era proprietario a Molenbeek, il quartiere degradato belga, del caffé Les Béguines. Le autorità comunali gli avevano chiuso quel bar – il 5 novembre, per quattro mesi – perché vi si spacciava ed era un covo di piccoli delinquenti. Lui, Brahim era uno che trincava e fumava a più non posso. L’ex moglie Niama: “Si faceva di canne e dormiva tutto il giorno, non aveva lamentele contro l’occidente”: Si viveva, ricorda la ex, con il sussidio di disoccupazione, mille euro mensili.
Questo piccolo delinquente comune, a cui hanno chiuso il bar di cui è padrone il 5 novembre, il 13 novembre è a Parigi. Seduto sulla “terrasse” (ossia sui tavolini fuori, spesso riparati da vetrina) del bistrot di Comptoir Voltaire, n.253 di Bvd Voltaire, ore 21.45. Come racconteranno all‘Express il padrone del bistrot e i camerieri, Brahim s’è seduto tranquillamente al tavolo, non ha gridato Allah Akbar, niente. Un normale avventore. Quando s’è avvicinata la cameriera per prendere “la comanda”, s’è fatto saltare. La cameriera è rimasta ferita all’addome e al torace: ma l’esplosione non era abbastanza forte da ucciderla, è ricoverata non in pericolo di vita.

UNA CINTURA ESPLOSIVA STRANAMENTE DEBOLE.

Un kamikaze che non grida per rivendicare il suo atto, che non uccide nessuno, nemmeno la cameriera che è a un metro da lui..un comportamento innocuo in modo anomalo.
Tanto più che, secondo la narrativa, è lui che in Belgio ha noleggiato la SEAT nera cercata per ogni dove, e trovata parcheggiata a Montreuil, alle porte di Parigi: con dentro 3 (diconsi tre) kalashnikov, cinque caricatori pieni, 11 vuoti….Perché non ha portato una di queste armi al bistro Comptoir Voltaire, e fatto una strage? No. Sembra quasi che il suo compito non fosse di partecipare alle stragi; magari, doveva solo aspettare gli altri e riportarli in auto in Belgio. Così era stato istruito di fare? Da chi? Sta per ordinare una bibita – ed è saltato: è morto solo lui, cintura esplosiva piccola e debole.
Magari – oso dire – radiocomandata da altri?
Lo so che mi darete del pazzo. Ma una impressione del genere ha dato qualche sbavatura negli attentati di Londra, quattro esplosioni simultanee nel metrò il 7 luglio 2005. Io ero là come inviato, e me lo ricordo. I quattro terroristi, abitanti a Luton, lasciano la macchina nel parcheggio di Luton per prendere il treno per Londra: con tanto di bollo orario sul parabrezza, come se dovessero tornare la sera a casa, non finire i loro giorni da kamikaze. Hanno degli zaini. Che esplodono in tre stazioni del metrò. Il quarto, Hasib Mir Husain, di 18 anni, è salito invece su un autobus a due piani; si spargono le prime voci che qualcosa di orribile è accaduto nel metrò. Il bus esce misteriosamente dal suo percorso e si mette in una piazzetta appartata, Tavistock (mai saputo chi ha avvisato l’autista); il giovane – testimonieranno gli altri passeggeri sopravvissuti – si mette a frugare freneticamente nel suo zaino, tutto sudato – e lo zaino gli esplode in faccia. Come sappiamo, era stata indetta una esercitazione che simulava esattamente quella quadruplice esplosione a Londra; forse i quattro ragazzi erano stati ingaggiati per “l’esercitazione” che a loro insaputa diventò reale? Forniti dello zaino che ciascuno di loro aveva? Sono tutti morti, e non possono rispondere.
Anche a Parigi il 13 novembre c’è stata la esercitazione di soccorritori, poliziotti e pompieri proprio mentre avvenivano le stragi. O anche le mancate stragi.
Mancata strage, di sicuro allo Stade de France, durante la partita dove era presente (raccontano) Hollande. Ben tre kamikaze si sono fatti saltare – in modo così maldestro, da ammazzare solo loro stessi e un passante, per caso.
Alle 21.20 uno fa’ saltare la sua cintura esplosiva al livello della porta D dello stadio, riempita di esplosivo fatto in casa e bulloni: è il solo che uccide un uomo, uno che passava troppo vicino.
21.30– Altra esplosione. 1 morto: il solo jihadista. La vetrina del ristorante vicino è solo crepata.
22. Una strada vicina, il terzo jihadista esplode per via della cintura esplosiva che porta; strano, mentre è all’entrata di un vicolo cieco, come se si fosse isolato prima di premere il bottone fatale…
Attenzione: fuori dallo stadio. E prima che la partita finisca. Se si fossero fatti esplodere dopo la partita, mentre i tifosi uscivano a frotte a prendere il metrò. L’agenzia France Presse (AFP) raccoglie lo stupore di una “fonte della polizia” che, sotto anonimato, dice: “E’ incomprensibile. Un miracolo che ci siano state così poche vittime. Concretamente, quel che hanno fatto (i jihadisti, ndr.), a parte suicidarsi, non ha alcun senso. Se volete fare una carneficina, lo fate al momento dell’entrata o dell’uscita degli spettatori…quel che è accaduto a Parigi intra muros ha senso, ma qui ci sono solo dei tizi che si sono suicidati…”.
Ma mica si son fatti saltare, qui, gli assassini. Arrivati, secondo testimoni, su una Mercedes nera nuova, coi vetri oscurati (mica la SEAT a nolo); bianchi, alti 1.85, aspetto magro-atletico, secondo alcuni testimoni oculari, vestiti di abiti neri attillati “senza cerniere lampo”. Perfettamente sbarbati, capelli corti e ben pettinati..
“Sembravano soldati o mercenari, hanno eseguito la cosa come un’operazione militare”, dicono i testimoni. “Ha cambiato il caricatore con calma molte volte, ha sparato alle vetrine verso la strada perché assicurarsi che nessuno filmasse niente o prendesse foto. Tutto è durato sei minuti”.
Che differenza – vero? – fra questi freddi e precisi professionisti e quei pasticcioni che si fanno saltare da sé lontano da tutti, uno mentre ordina qualcosa al Comptoir Voltaire, gli altri allo stadio ma fuori e prima del tempo. Qui professionisti sembrano quasi – posso dire la parola? – kidonim. Certo, ci sono anche di jihadisti bianchi. Alti 1,85 un po’ meno. Con quell’accuratezza, meno ancora.
Altri apppunti: alle 19.30 un avventore entra in un ristorante a tre minuti dal Bataclan; vede arrivare una Polo nera con targa belga. Dentro ci sono quattro persone: “Sembravano dei morti viventi, come fossero drogati”, dice il testimone. Il guidatore e uno dei passeggeri “di tipo europeo, genere convertiti all’Islam”. Suscitano immediati sospetti nell’avventore. Il testimone esce dal ristorante alle 21.30 e quelli sono ancora lì in auto. Dieci minuti dopo apprende delle esplosioni allo stadio, e tenta di chiamare la polizia “almeno 80 volte” per segnalare quei quattro. Mai risposto, la polizia. I quattro hanno avuto il tempo di entrare al Bataclan e fare strage.
E che dite del cellulare trovato buttato via al Bataclan? E’ di uno degli attentatori o permette di risalire a lui: come le carte d’identità e i passaporti abbandonati? Ma c’è di meglio: “Secondo una fonte giudiziaria – scrive Le Figaro – le cinture esplosive avrebbero potuto essere azionate da telefono portatile”. Dunque da altri che dai “kamikaze”? Povere spendibili vittime radiocomandate?
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Abdeslam Salah, fratello del defunto (a Comptoir Voltaire) Ibraim, amico del cosiddetto “cervello” dell’operazione Abdelhamid Abbaoud, dopo l’eccidio a Parigi è tornato in auto verso il Belgio. Sono dentro in tre. L’auto è stata fermata dalla polizia tre volte, l’ultima il 14 novembre alle 9 del mattino a Cambrai, ormai a 50 chilometri dal confine belga (in questi momenti qualunque guidatore con la pelle un po’ scura viene fermato per controlli, spiega un avvocato degli arrestati minori) – e gli agenti non hanno trovato niente di strano nel terzetto: la loro scusa sarà che Salah Abdeslam non era stato segnalato ancora come attentatore. Del resto, un uomo si era presentato a ritirare dei soldi in un ufficio postale di Saint Denis mostrando come documento d’identità il passaporto di Salah Abdeslam; a quel punto, è già un ricercato; gli impiegati hanno telefonato alla polizia; disdetta, la polizia arriva trdi, quando l’uomo è già scomparso coi suoi soldi.

Vall ha altri amici
Vall ha altri amici
Strana mancanza di zelo – dopo la strage. Ma anche prima, non c’è male. Manuel Valls, il primo ministro di Hollande, aveva ricevuto l’offerta dai siriani di una lista dei jihadisti francesi: l’ha rifiutata. Sdegnosamente. Non hanno bisogno di farsi aiutare dai servizi del mostro Assad.
Ma non credetemi. E’ una teoria del complotto. E Francois Hollande e il governo francese hanno già annunciato in marzo che, Hollande, disturbato dalle versioni non-ufficiali che giravano sull’eccidio di Charlie Hebdo, aveva promesso di rendere illegali le teorie del complotto. “Bisogna prendere coscienza che le tesi complottiste si diffondono via internet e le reti sociali. Ora, dobbiamo ricordarci che è stata per via della parola che si è preparato lo sterminio (della Shoah!). Dobbiamo agire a livello europeo, ed anche internazionale, perché venga definito un quadro giuridico definito, e che le piattaforme internet (…) siano messe di fronte alle loro responsabilità, e sanzioni siano elevate in caso di mancanza”.

Palle molli, spada dell'Islam
“Palle molli”, Spada dell’Islam

UNA LETTRICE MI AVVERTE CHE DALLA FRANCIA NON SI POSSONO APRIRE  I MIEI ARTICOLI.

Strano.
PS – Per foruna Putin batte il ferro finché è caldo. La sua aviazione ha distrutto 5oo carri-cisterna destinati a portare il petrolio dell’ISIS in Turchia per la raffinazione. Devono essere camion turchi. Un costo finalmente per Erdogan. Bisogna far presto perché i finanziatori, armatori e arruoilatori dei “terroristi islamici” si stanno riorganizzando, e rimangiandosi la “Lotta al Califfato” che avevano sottoscritto appena dopo il mega-attentato a Parigi. Il governo USA ha appena deciso l’invio all’Arabia Saudita (ossia ai terroristi) di 19 mila bombe d’aereo, al prezzo di 1,29 miliardi di dollari. Duemila bombe sono fra le 500 e le 2 mila libbre, 1500 sono bunker buster (per distruggere bunker sotterranei) e 6 mila sono bombe a guida laser. E Obama, Hollande eccetera hanno ripreso a dire che “non possono nemmeno immaginare” che l’ISI sia sconfitto se, prima, non viene deposto Assad…La guerra civile quindi continuerà. Con l’aiuto delle 19 mila bombe di cui sopra.
Inoltre, sta per riprendere la guerra in Ucraina contro il Donbass – una occasione da non perdere per demonizzare di nuovo Putin come prima dell’attentato a Parigi.

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