19 dicembre 2015

La Pechino Europea

M5S Lombardia voterà contro il bilancio regionale

Il M5S Lombardia voterà contro il bilancio dei grandi tagli e degli sprechi infiniti. A bilancio le risorse per l’ambiente, la qualità dell’aria, ridurre il rischio idrogeologico, tutelare le risorse idriche e le aree verdi sono insignificanti. Sono del tutto insufficienti i finanziamenti al trasporto pubblico locale, alle strutture sanitarie e gli investimenti per garantire innovazione nella sanità pubblica. Questo bilancio difende persino la mala gestione di ALER Milano con una proroga del piano di risanamento che costringe gli inquilini a vivere nel degrado.
Su tutti questi temi si concentreranno gli emendamenti e gli ordini del giorno del Movimento 5 Stelle. Ci faremo sentire per ottenere più fondi per il microcredito per le PMI, la dose unica del farmaco, il monitoraggio inquinanti e la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici.
Certo nel bilancio ci sono, come abbiamo preteso,  le risorse per il reddito di cittadinanza. Anche qui non è abbastanza: va ampliata la quota finanziata e la piattaforma dei beneficiari, troppe famiglie non arrivano a fine mese mentre Maroni pensa solo a buttare soldi in inutili infrastrutture.

Far West certificati di buona salute, un odg al bilancio regionale per renderli gratuiti

“Con una media di 50 euro a certificato, la Lombardia ha il record del costo più alto in Italia del certificato di buona salute per le attività sportive non agonistiche come palestra o piscina. La discrezionalità di costi va abolita e una somma così elevata rappresenta una barriera in entrata allo sport non agonistico. L’attività fisica è vantaggiosa per il mantenimento della salute e per la prevenzione di rischi e fattori di rischio, sborsare 50 euro per accedere a una palestra è assurdo”, così Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia che ha presentato un ordine del giorno che sarà discusso la settimana prossima nel corso del Consiglio regionale sul bilancio.
Nell’ordine del giorno si chiede alla Giunta Maron che “i certificati legittimamente richiesti per i minori di anni 18 siano in ogni caso gratuiti” e di “adoperarsi con l’Ordine dei Medici affinché si possa andare nell’immediato a un adeguamento delle tariffe nazionali uguale in ogni regione, per indirizzarsi – poi - verso una totale gratuità della certificazione per tutti i cittadini di ogni fascia di età”.
“Ci auguriamo che a grande maggioranza si voti per abolire il far west dei certificati di buona salute in Lombardia”, conclude Macchi.

Nomine sanità: no al ripescaggio dei bocciati al quizzone

“Chiediamo a Maroni di essere coerente con quanto ha dichiarato pochi giorni fa e non ripescare Direttori Generali della sanità tra i bocciati al quizzone. Troppo facile fare dichiarazioni puriste prima e poi avere ripensamenti tesi in modo evidente solo al mantenimento dei fragili equilibri politici della sua maggioranza in Regione.
I cittadini sono esasperati dall’ipocrisia della classe politica, se è stata fatta una selezione devono essere rispettati i risultati che ha dato, anche se per qualcuno sono scomodi.
La sanità lombarda, infangata ampiamente da scandali che coinvolgono figure dirigenziali nominate politicamente, ha bisogno di un cambiamento, il cui primo passo potrebbe essere proprio quello di prendere atto di questa selezione, sbandierata ai quattro venti come concreta presa di posizione di Maroni riguardo nomine puramente politiche. Forse non gli bastano ì 100 manager che hanno passato il quizzone fra cui scegliere?
Se Maroni ricadrà, come è prevedibile, nelle nomine per vicinanza di partito dimostrerà, ancora una volta, di essere ostaggio degli appetiti della sua litigiosa maggioranza.
Ci auguriamo che i nomi di Armando Gozzini, forzista ed ex medico sociale del Milan, circolato nelle ultime ore per una Irccs prestigiosa come l’Istituto dei Tumori e del leghista Alessandro Visconti per l’altrettanto prestigioso Istituto Besta , non compaiano veramente tra i nominati, sarebbe un’ennesima presa in giro per tutti”, così Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia, sulle nomine dei nuovi direttori della sanità.

Rinnovo commissioni: dal PD livore mediatico

L'elezione a Consigliere segretario della Commissione Bilancio del capogruppo di M5S Lombardia Stefano Buffagni ha scatenato le ire del PD che ha diffuso una nota a stampa di questo tenore: "Il Movimento 5 Stelle ha "capitalizzato" oggi il sostegno dato a Maroni per il referendum consultivo sulla maggiore autonomia della Lombardia. In ufficio di presidenza della commissione bilancio, nel ruolo di Consigliere segretario, è stato infatti eletto il capogruppo grillino Stefano Buffagni. Ai nove voti pentastellati se ne sono aggiunti venticinque della maggioranza. I grillini hanno imparato in fretta a fare quella politica che dicono di detestare. Ormai l'asse Lega - M5S non è più solo feeling politico ma anche questione di poltrone. I Lombardi butteranno via cinquanta milioni per un referendum inutile, ma almeno i cinque stelle avranno il loro tornaconto. Ovviamente per noi, da oggi il Movimento 5 stelle è ufficialmente in maggioranza, a sostegno di Maroni". Lo dichiara il capogruppo del Pd in Regione Enrico Brambilla.
"Il livore mediatico di Brambilla - ha dichiarato Stefano Buffagni - si spiega solo con l'attaccamento alle poltrone del PD che prospetta fantasiose ricostruzioni politiche che non hanno motivo di esistere. Forse Brambilla deve rivedere i conti perché i voti della maggioranza sono finiti anche a loro.  O forse, date le larghe intese, non riescono più neanche a distinguerli. E' il caso che il PD inizi a rispettare di più il Movimento 5 Stelle che lavora e non sta a guardare e che è l'unica opposizione vera a Maroni in Lombardia. Quanto al referendum sappiamo tutti che il PD è allergico alla democrazia e alla consultazione popolare. Se costi ci saranno però, sarà perché il PD di Renzi non consentirà di accorpare il referendum alle elezioni amministrative in un election day il 12 giugno prossimo".
Redazione M5S

17 dicembre 2015

LA SITUAZIONE IN GRECIA È MOLTO PEGGIORE DI QUANTO SEMBRA

LA SITUAZIONE IN GRECIA È MOLTO PEGGIORE DI QUANTO SEMBRA

Da Business Insider, un articolo di aggiornamento sulla Grecia, pur da un punto di vista mainstream,  ci mostra una situazione di sbando con il governo ridotto a una precaria maggioranza e un clima di sfiducia generalizzato sia all’interno del paese che verso i partner della cosiddetta “unione” europea. La parabola di Tsipras, con le sue speranze e le sue disillusioni, porta con sé la fatica della sopravvivenza nel vuoto della politica.  
Traduzione di @Rododak
di Paul Taylor, 6 Dicembre 2015
,Dopo un anno turbolento – due elezioni, un referendum, il default, la chiusura delle banche, i controlli sui movimenti di capitali e l’arrivo di un’ondata di immigrati – c’è da stupirsi che la Grecia sia ancora in piedi, come il Partenone che domina Atene.
Eppure la prima impressione di chi arriva non è quella di un Paese in profonda depressione, giunto all’ottavo anno di una recessione che ha provocato una contrazione dell’economia superiore al 25% e la perdita del lavoro per una persona su quattro.
Certo, per le strade c’è più gente che chiede l’elemosina, la sanità pubblica è in declino e molte famiglie greche si ritrovano a patire privazioni. Ma i bar e i ristoranti sono pieni, le luci di Natale scintillano e ad Atene nei negozi del centro i soldi si spendono in abbondanza.
Il paradosso è che la situazione è peggiore di come sembra.
Dopo che a metà anno si è sfiorata la catastrofe, quando il governo di sinistra radicale del primo ministro Alexis Tsipras ha rifiutato un accordo di salvataggio con i creditori, non è stato in grado di restituire i prestiti al Fondo Monetario Internazionale, ha organizzato un referendum per sfidarli ed è stato costretto a chiudere le banche per tre giorni e a stabilire un limite per i prelievi di contanti, la Grecia ora è in una situazione migliore.
Il governo Tsipras, che è stato rieletto, sta sistematicamente mettendo in atto le misure richieste dal terzo programma di salvataggio alla fine accettato in agosto, sta cooperando in modo migliore con le istituzioni creditrici e ha ricapitalizzato con successo le quattro grandi banche cruciali per la tenuta del sistema.
Il suadente ministro delle Finanze Euclide Tsakalotos sta lavorando per costruirsi un buon curriculum di risultati, sperando in un accordo per ristrutturare e prolungare la scadenza del debito greco nei confronti dell’Eurozona entro la prossima primavera e in un rilancio dell’economia nella seconda metà del 2016.
L’economia non dà segni di ripresa, ma nemmeno ha subìto il tracollo previsto da alcuni economisti come conseguenza del controllo dei capitali. Secondo fonti governative, molti risparmiatori si erano già mossi in previsione del peggio, accumulando i contanti sotto il materasso o in conti all’estero accessibili via carta di credito.
Questi tentativi di stabilizzazione politica e finanziaria potranno trasformarsi in una ripresa sostenuta? Tutto dipende dalla fiducia: ma di fiducia ce n’è poca.
Sospetto reciproco
Benché Klaus Regling, direttore del fondo salva-stati europeo, la settimana scorsa abbia affermato che “è stata ristabilita un po’ di fiducia”, i governi dell’eurozona si fidano poco della Grecia, dopo la tempesta di quest’anno, e la tengono stretta al guinzaglio.
Il sentimento è reciproco. Lo scontento del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che in luglio ha cercato di far uscire la Grecia dall’euro, cova sotto la cenere nelle stanze ministeriali.
E anche sulla crisi dei migranti c’è una profonda diffidenza tra Atene e i partner europei, alcuni dei quali hanno agitato la minaccia di sospendere la Grecia dall’area Schengen, per costringerla ad accettare la partecipazione dell’Unione europea alla gestione dei suoi confini.
I Greci ritengono di essere stati colpiti dall’onda d’urto degli arrivi con scarso supporto pratico o economico da parte dell’Unione. Gli altri governi accusano Atene di non riuscire a controllare i confini esterni dell’UE e di non registrare i migranti prima di dare loro il via libera verso l’Europa del nord.
E questo non è sicuramente l’unico aspetto in cui la fiducia manca.
Il mondo degli affari non si fida del governo, sia a causa degli imprevedibili aumenti delle tasse sia dell’incertezza generale sulle regole, ma anche perché lo Stato deve al settore privato qualcosa come 6 miliardi di euro di arretrati.
La settimana scorsa Tsipras, durante una conferenza di affari Greco-Americana tenuta ad Atene, ha lanciato un appello agli investitori stranieri. Ma il suo governo è ancora esitante sulle privatizzazioni, riluttante a cedere le proprietà pubbliche e succube della retorica anticapitalista.
Inoltre, la Grecia tiene lontani gli investitori, diffondendo l’immagine di un Paese schiacciato da una paralizzante montagna di debiti e vittima di creditori rapaci, piuttosto che di una terra di opportunità per fare affari.
“Bisogna avere una storia positiva e vendere un piano che giustifichi l’investimento”, ha commentato John Moran, già segretario generale del ministero della Finanza Irlandese, che collaborò a orientare la strategia di ripresa di Dublino dopo il programma di salvataggio UE/FMI.
Sul fronte politico, i tre partiti di centro, moderati e dell’opposizione moderata che hanno sostenuto il programma di salvataggio in Parlamento ora si rifiutano di soccorrere il governo su un punto scottante: la riforma delle pensioni.
Una maggioranza che si assottiglia
Nessuna delle parti ha fiducia negli argomenti dell’altra. I partiti al potere prima di Tsipras – corresponsabili del sistema clientelare greco – sono anche troppo felici di far ribaltare il tavolo di Syriza, il partito di sinistra del premier, che quando era all’opposizione soffiava sul fuoco dell’indignazione popolare contro l’austerità e i tagli alle pensioni.
Secondo Nick Malkoutzis, editorialista del sito di analisi politiche ed economiche MacroPolis, la fiducia scarseggia anche tra il pragmatico Tsipras e il suo stesso partito, benché le ali di sinistra più radicali siano state sconfitte e abbiano abbandonato Syriza durante l’estate.
Il sostegno al governo si è già ristretto fino a far basare la maggioranza su tre soli seggi, il che rende Tsipras vulnerabile sia nei confronti delle defezioni di chi è contrario all’incombente riforma delle pensioni – che punta a ridurre i vantaggi e alzare i contributi – sia dei parlamentari che sfruttano la loro posizione per ottenere incarichi o favori.
“Tsipras rischia di ritrovarsi senza più una maggioranza al momento di portare in Parlamento la riforma delle pensioni e delle tasse”, avverte Malkoutzis, anche se sottolinea che Tsipras potrebbe riuscire ad assicurarsi il sostegno dei nove parlamentari dell’Unione dei centristi per puntellare la sua coalizione.
Un funzionario del governo vicino a Tsipras ha affermato di essere sicuro che si troverà una maggioranza per affrontare “scelte molto coraggiose”, come unificare i diversi e cronicamente sottofinanziati enti pensionistici.
Ancora, la fiducia scarseggia tra il governo di Tsipras, composto per lo più di accademici con scarsa esperienza di governo, e una amministrazione pubblica indebolita e demoralizzata.
Un funzionario dell’amministrazione, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha dichiarato che molti ministri si comportano da dilettanti. Uno stretto collaboratore di Tsipras ha ribattuto che Syriza, in quanto outsider, si è trovata ad affrontare “tutti i problemi della burocrazia greca… ma noi possiamo usare la nostra influenza politica e il nostro mandato per far muovere le cose”.
Il rischio è che se anche i ministri spingono le leve giuste, nulla si muova in sala macchine.

BANCHE, NESSUNO METTE IN DISCUSSIONE IL SISTEMA A “RISERVA FRAZIONARIA”


di MATTEO CORSINI
“Lo Stato non può farsi carico dell’ammontare complessivo dei risparmi andati in fumo dei piccoli obbligazionisti. La responsabilità primaria di quanto avvenuto è del sistema bancario, che quindi dovrà concorrere sicuramente e con un contributo importante per rispondere alle richieste dei cittadini più deboli coinvolti in questa vicenda. Noi faremo la nostra parte. Stiamo studiando una misura che tenga conto della delicatezza specifica della questione ma al tempo stesso sia in linea con le regole del mercato. Altrimenti rischiamo di creare un precedente serio”. Nella generale confusione che caratterizza la vicenda di quello che è stato definitosalvataggio di quattro banche da tempo in amministrazione straordinaria, anche il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha detto la sua.
Il ministro Padoan, per allontanare i sospetti di aiuti di stato da parte della Commissione europea, è arrivato a parlare di “aiuti umanitari” a cui il governo starebbe pensando per alleviare le perdite subite dai possessori di obbligazioni subordinate emesse dalla banche in questione, che hanno perso l’intero capitale investito. Renzi e i suoi sostenitori vanno in giro dicendo che il governo ha salvato quelle banche, main realtà, al netto di una parziale garanzia prestata da Cassa Depositi e Prestiti, l’onere è andato a carico delle altre banche. Un conto piuttosto salato, superiore a 3,6 miliardi. Oltre all’azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate emesse dalle quattro banche in questione, che richiederebbe un “intervento umanitario”.
Baretta parla, senza apparentemente supporre di rendersi ridicolo, di una misura “in linea con le regole del mercato”. Una misura in base alla quale ogni euro versato a chi ha subito perdite (e come stabilire chi risarcire e in quale misura sarà ovviamente deciso politicamente) verrà in parte dai contribuenti, e in parte ancora una volta dalle altre banche. Le quali aggiungeranno altri oneri a quelli già sostenuti per consentire a Renzi di dire che il governo ha salvato le banche. In ultima analisi, saranno gli azionisti delle banche sane (o meno malate) a sobbarcarsi gran parte dell’onere, e in parte forse anche i clienti di queste banche sane (o meno malate). Soggetti che si suppone siano anche contribuenti. Gira e rigira, si arriva sempre al contribuente.
Il fatto è che in Italia l’educazione finanziaria è a livello di pressoché totale analfabetismo, e questo può cambiare da un giorno all’altro, anche volendo. Né mi pare che lo Stato, in qualità di monopolista di fatto della fornitura di istruzione, abbia finora dimostrato grande interesse ad alleviare l’ignoranza dei rudimenti di finanza personale degli studenti italiani.
Ne consegue che gran parte dei risparmiatori può effettivamente aver sottoscritto o acquistato obbligazioni subordinate senza la necessaria consapevolezza dei rischi che andava assumendo. E se lo Stato non tollera l’ignoranza quando si tratta di pagare tasse e rispettare i tanti obblighi o divieti che impone alle persone nella vita di tutti i giorni, è ben lieto di soccorrere (sempre con i soldi altrui) dei risparmiatori (forse) inconsapevoli, magari citando l’articolo 47 della Costituzione (mai citato quando si invoca l’aumento dell’inflazione per alleviare l’onere del debito pubblico).
Resta il fatto che norme a tutela degli investitori ne esistono già (per esempio la direttiva Mifid), e invece di addossare indistintamente a tutte le banche (quindi ai loro azionisti e clienti) ulteriori oneri, dovrebbero essere chiamate a rispondere delle eventuali violazioni solo le banche o altri intermediari che hanno collocato quelle obbligazioni.
In tutto il dibattito in corso, tra l’altro, nessuno ha minimamente voluto affrontare la questione del perché le banche siano così fragili e soggette a rischio di contagio.Nessuno ha voluto mettere in discussione il sistema della riserva frazionaria. Il motivo è duplice: in alcuni casi si tratta di ignoranza, in altri si è consapevoli che ridimensionando (o, meglio, abolendo) la riserva frazionaria il credito sarebbe molto più limitato e, di conseguenza, costerebbe di più. Per tutti costoro è molto meglio andare avanti a fondi di garanzia (che non potrebbero comunque far fronte a crisi sistemiche) o, peggio ancora, a interventi ridicolmente definiti umanitari, dove l’umanitarismo (coatto) è sempre quello degli altri.
 Fonte: Il Miglio Verde

Ex avvocato, ora lavapiatti. E chiudono 50 aziende al giorno

Ex avvocato, ora lavapiatti. E chiudono 50 aziende al giorno


Renzi ha appena ieri fatto una dichiarazione delle sue, una di quelle trovate geniali che lo caratterizzano (come quella famosa, secondo cui l’Italia è più ricca perché sono aumentati i risparmi dei depositi in banca, trascurando il non lieve particolare che sono aumentati i depositi, sì, ma di coloro che guadagnano cifre sopra al milione di reddito, e in questi “depositi a risparmio” devono essere considerati anche i depositi effettuati dai multimilionari). La notiziona è che ci sono 415.000 posti di lavoro in più; un’impresa epica, perché è pari alla metà di quel milione di posti di lavoro che promiseBerlusconi, e per cui costui fu criticato e preso in giro da tutti. Pensate un po’ che meraviglia. Berlusconi promise un milione di posti di lavoro, senza mantenere la promessa. Renzi, senza aver fatto analoghe promesse, ha realizzato la metà del risultato, senza particolare sforzo.
Che ci siano 415.000 lavoratori in più è senz’altro vero. Infatti, considerato che dai dati forniti da “Il Sole 24 Ore”, e di quelli che ci danno le varie categorie professionali, risulta che il reddito medio delle categorie dei professionisti (avvocati, notai,
ingegneri, geometri, consulenti del lavoro e commercialisti, psicologi) è diminuito del 50% dal 2008 ad oggi. Nel 2012 sono 9.000 i professionisti che si sono cancellati dall’albo ed erano 6.000 i cassaintegrati dipendenti di studi professionali; nel 2013 e 2014 sono aumentati ancora, e nel 2015 i dati non sono definitivi ma, solo nella categoria professionale degli avvocati, a giugno 2015 se ne erano cancellati 4.000 (quindi presumibilmente ad oggi saranno circa il doppio). Va ancora peggio il settore imprenditoriale; nel Veneto si registrano migliaia di chiusure all’anno, in tutta Italia falliscono circa 50 imprese al giorno, quindi a fine anno saranno circa 30.000 le aziende che avranno chiuso i battenti.
In altre parole. Si, è vero che ci sono 415.000 posti di lavoro in più. Ma perchè, tra imprese fallite e professionisti che hanno chiuso l’attività, molti si sono ridotti a fare gli impiegati nei call center, o a diventare rappresentanti di prodotti con pagamento a percentuale, o perchè hanno stipulato contratti di lavoro determinato per 15/20 giorni. Considerando che nel numero dei nuovi occupati ci sono anche i contratti a tempo, voglio fare un esempio personale: mi sono cancellato dall’albo degli avvocati nel 2014, quindi rientro in quei 9.000 professionisti in meno; in compenso quest’estate ho lavorato 15 giorni come lavapiatti nel ristorante di una mia amica, che mi ha fatto un regolare contratto di assunzione. Quindi risulto tra i 415.000 nuovi posti di lavoro del 2015, per quei quindici di lavoro nel ristorante. E se fossi stato assunto per due volte in due posti diversi risulterei ben due volte nella statistica.
A me questa cosa non sembra proprio corretta e mi piacerebbe essere tirato fuori dal numero dei nuovi contratti dilavoro. Idem per quel mio amico che, invece, è stato assunto per 15 giorni come guardia privata presso un’abitazione. E un altro ha fatto ben due giorni di lavoro come falegname ad una festa di paese per montare il palco, anche lui con regolare contratto di due giorni. Un altro mio collega, anche lui cancellato dall’albo degli avvocati, prenderà invece la somma di 50 euro al giorno per fare il Babbo Natale in un centro commerciale, anche lui con regolare contratto dilavoro. Invece un mio compagno dei tempi dell’università, detto Black and Decker, che non si è mai laureato, fa il gigolò e guadagna molto di più di quanto guadagnavo io ai tempi d’oro della mia professione. Ah, ma mentre scrivo rifletto che purtroppo lui non fa statistica, perché il suo è tutto
guadagno in nero. Ecco… mettiamola così: il calcolo esatto io non so farlo, però direi che da una sommaria statistica in mio possesso i posti dilavoro non sono proprio 415.000 ma al massimo 414.996.
Al di là di questo piccolo aggiustamento alla statistica, che certamente non inficia il dato positivo delineato da Renzi, il quadro è comunque positivo (è infatti sempre Renzi che ha detto: «Ma non preoccupiamoci troppo dei dati… 0.8, 0.7, 0.6, non è tanto quello che conta… l’importante è che il segnale positivo c’è»). Direi che saremo però vicini ai tempi di una ripresa definitiva, appena gli evasori totali, come il mio amico Black and Decker, verranno scovati e consegnati finalmente allagiustizia. Qualche giorno fa, uscendo di casa, sono andato prima in lavanderia e poi a comprare una bombola di gas; la lavanderia aveva chiuso, e il consorzio agrario pure (pare con unfallimento di qualche milione di euro); andando a lavorare ad Ancona, quest’anno, come tutti gli anni mi sono recato nella pizzeria dove andavo a mangiare di solito: chiusa. Idem per il negozio di kebab che era l’altro mio luogo preferito: chiuso anche lui. Ieri Stefania è uscita di casa e ha trovato il cartello “chiuso” sul bar storico del paese in cui vive; un bar aperto da decenni. State sereni. L’Italia riparte e avanti tutta!!!

Non solo “Salva-Banche”, anche Consiglio di Stato dove si viene nominati per “attitudine”

Non solo “Salva-Banche”, anche Consiglio di Stato dove si viene nominati per “attitudine”


- di Maria Melania Barone –
Ormai ci siamo, fra poco andrà in pensione anche il vicepresidente del consiglio di Stato, organo spesso dimenticato da tutti ma importante al punto da gestire 500 miliardi di euro all’anno. La poltrona di Presidenza era stata già resa vacante dall’ex presidente PresidenteGiorgio Giovannini che si era infatti dimesso nel giugno scorso per protesta, perché ignorato dopo aver dichiarato che il Consiglio di Stato sarebbe rimasto privo di organico a seguito dei pensionamenti previsti per fine anno. Una motivazione scarna? Non è importante. Quello che è importantissimo è quanto è accaduto dopo: la poltrona è rimasta vuota per lungo tempo, un tempo quantomeno sospetto. Possibile che nessuno sia mai stato tentato dal presentare una candidatura in quello che è forse il ruolo più importante in Italia? Difficile da credere… Del resto, mai come adesso è importante per l’attuale Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha spesso parlato di “riforma della pubblica amministrazione” citando molto spesso i TAR.
Ancora più importante è quanto è stato scritto l’11 settembre su Il Fatto Quotidiano sull’ipotesi di candidatura delConsiglio di Stato di Francesco Patroni Griffi un super-tecnico esperto di diritto e processo amministrativo oltre che di organizzazione del lavoro pubblico, già collaboratore di ministri come Cassese, Bassanini, Amato e Frattini, ed ex ministro alla Funzione Pubblica durante il governo Monti. Testualmente, sul Fatto si legge: “Ma la vera mossa a sorpresa sarebbe quella di far cadere la scelta su Filippo Patroni Griffi, ministro per la Pubblica amministrazione nel governo di Mario Monti” – e ancora – “In quest’ottica, un profilo come quello di Patroni Griffi agevolerebbe il confronto con Palazzo Chigi, principale interlocutore istituzionale del Consiglio di Stato”. Il discorso e la “proposta” nell’articolo del 15 settembre, fa riferimento alla necessità di riformare il Consiglio di Stato così come si evince dalle dichiarazioni di Pierluigi Mantini, membro laico del Consigliio di presidenza riportate nello stesso articolo: “Questa nomina è una buona occasione per valorizzare il merito, l’attitudine ad interpretare una giustizia amministrativa del terzo millennio. E dunque in buona sostanza di innovare in base ad un approccio riformatore. Non neghiamo che ci sia bisogno di una riforma, ma non può passare il concetto che i tar siano il male assoluto. C’è uno spazio significativo di interlocuzione e qui dentro ci sono tante forze nuove disponibili a un confronto utile a delineare il futuro: per usare una metafora non c’è bisogno di usare la ruspa, ma semmai del cacciavite”.
Ma Patroni Griffi non è l’unico ad aver ricevuto “sponsorizzazioni”. Tra i corridoi di Palazzo si aggirano alcune voci: “Il Governo Renzi ha proposto una rosa di 5 nomi. Di questi solo due sono candidati alla Presidenza”. Alla nostra fonte chiediamo: “E quali sono questi nomi?”.  Fonte privata: “Il primo è Patroni Griffi, il secondo è Paino. ma la cosa grave è che tra i requisiti necessari a ricoprire questa carica c’è l’attitudine. Ma che vuol dire?”.
Effettivamente ce lo domandiamo anche noi: che razza di requisito è l’attitudine? Andiamo avanti perchè non è finita qui: in data 10 dicembre viene presentata dal Senatore Antonio Razzi un’interrogazione parlamentare che , secondo la fonte, “viene immediatamente cancellata”. L’interrogazione parlamentare viene però pubblicata su un giornale on linepoliticamentecorretto.it e poi immediatamente sparisce (ma noi siamo riusciti a recuperarne lecache e quindi a risalire alla richiesta d’interrogazione presentata da Antonio Razzi).
L’interrogazione parlamentare è abbastanza irriverente, di un’irriverenza che, avendo intuito i gusti di questo governo, scommetiamo non piace. Ne riportiamo i contenuti essenziali.
INTERROGAZIONERAZZI –
Al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Giustizia.Premesso che:- in data 11 settembre u.s., il quotidiano “il Fatto Quotidiano” ha pubblicato un articolo riguardante la competizione per la presidenza del Consiglio di Stato, vacante dal 1° ottobre 2015, affermando che, tra i candidati più accreditati, vi fosse l’allora Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione del Governo tecnico guidato dal Sen. Mario Monti, poiché avrebbe un profilo tale da “agevolare il confronto con Palazzo Chigi, principale interlocutore istituzionale del Consiglio di Stato”;- in data 8 gennaio 2012 e 24 novembre 2013, il medesimo quotidiano pubblicava alcuni articoli nei quali si ricordava come lo stesso ex ministro Filippo Patroni Griffi, dopo avere preso in locazione un appartamento di 109 mq. prospiciente il colosseo in via del Monte Oppio n. 12, ne otteneva nel 2008 l’assegnazione in proprietà al prezzo di € 177.000, e cioè con uno sconto di € 623.000, avvalendosi della sentenza n. 5961 del 2005, emessa dalla sesta sezione del Consiglio di Stato di cui lo stesso ex ministro era all’epoca ed è anche oggi presidente di sezione;- tale sentenza, sulla base di una perizia ivi disposta, qualificava quell’immobile come “non di pregio”, nonostante il sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Maria Teresa Armosino, avesse dichiarato di essersi fermamente opposta, con il decreto poi annullato dal Consiglio di Stato, a quella che ad ogni effetto pareva essere una finzione, per aggiudicarsi un immobile di eccezionale interesse al prezzo di una casa popolare di periferia;- quest’ultima ha più volte sottolineato di essere stata addirittura sbeffeggiata da un importante inquilino di quel palazzo con la frase “hai visto che alla fine hai perso la tua battaglia?”, potendosi presumere che soltanto un collega avrebbe potuto ritenersi autorizzato a dare del tu all’esponente di Governo;- in aggiunta, come riferito dal quotidiano “Il Giornale” del 15 gennaio 2012, la stessa sesta sezione del Consiglio di Stato emetteva una sentenza gemella, la n. 5960 del 2005 relativa allo stabile di via Nicola Salvi n. 68, anch’esso prospiciente il Colosseo, sulla base di una perizia ivi definita “fotocopia”, chiedendosi ovviamente come in due stabili adiacenti potessero rinvenirsi le stesse sorprendentemente identiche lesioni alle strutture; – sui fatti in questione la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un’inchiesta, affidata all’allora Procuratore aggiunto dr. Alberto Caperna, poi prematuramente scomparso il 14 ottobre 2012, il cui esito come reso noto è stato di archiviazione per insussistenza di reati;- le relative risultanze, come d’obbligo, avrebbero dovuto essere trasmesse ai titolari dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati amministrativi coinvolti, e cioè al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Consiglio Superiore della Magistratura;- tuttavia, non si ha notizia di alcuna indagine interna, mentre, risulta che inspiegabilmente le due sentenze del Consiglio di Stato siano state tolte dal sito Web dove normalmente tali decisioni sono accessibili al pubblico, nonostante paradossalmente siano ivi consultabili le due sentenze appellate del TAR Lazio, sez.II; – nel frattempo, il dr. Patroni Griffi ha assunto l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del governo Letta dal giorno 28 aprile 2013, cioè da quando presumibilmente la notizia di rilevanza disciplinare, proveniente dall’inchiesta del dr. Caperna, avrebbe dovuto pervenire alla stessa Presidenza del Consiglio, per esserne valutato l’inizio, così determinandosi un vistoso conflitto di interessi; – il dr. Patroni Griffi, infine, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera in data 4 giugno u.s., nel ricordare il suo ruolo fondamentale di coautore della legge Severino, ne sosteneva la retroattività, avallandone così gli effetti più perversi ed incostituzionali;si chiede di sapere: se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, in caso affermativo, se intendano adottare i doverosi atti conseguenti a quello che ad ogni elementare analisi appare essere un vero e proprio intrigo di Stato, abilmente coperto da mani esperte ed interne alle Istituzioni, anche segnalandone il prevedibile danno erariale alla Procura Regionale della Corte dei Conti. 
La vicenda di Patroni Griffi l’abbiamo citata anche noi nell’articolo “Consiglio di Stato, chi sarà l’onesto che presiederà un organo in grado di dirottare ben 500 miliardi di euro?“. Alcuni degli articoli dell’epoca sulla vicenda della cricca da cui emerse anche il nome di Griffi che poi ne uscì illeso, furono cancellati dalla rete nonostante fossero stati pubblicati mentre la vicenda era in corso. Trascriviamo quanto già ricordato in precedenza:
“Il Fatto Quotidiano che fa il nome di Patroni Griffi, è lo stesso che 3 anni fa denunciava quell’assurda vicenda in cui rimase coinvolto l’ex Ministro Scajola (chi ricorda la “Cricca” e la vicenda Anemone Balducci?), colpevole di aver acquistato “una casa a sua insaputa” con vista Colosseo, (poi assolto perché il fatto non costituisce reato n.d.r.), vicenda per cui, all’epoca, l’ex Ministro annunciò le sue dimissioni. In quello stesso periodo, lo stesso Fatto Quotidiano, rese nota una vicenda analoga che però atteneva proprio all’Ex Ministro della Pubblica Amministrazione Patroni Griffi, in un articolo del 7 gennaio 2012 di cui conserviamo solo il permalink, in quanto l’articolo pare sia stato rimosso dal sistema. Non conoscendone il motivo, abbiamo provato a cercare lo stesso articolo in rete e siamo riusciti fortunatamente a trovarlo sul buon Dagospia.
In sostanza, i fatti raccontati dal Fatto di quasi 4 anni fa, dipingevano un Patroni Griffi affarista che aveva acquistato una casa con vista Colosseo per 177 mila euro (“pagandola meno di Scajola”, sottolineava Il Fatto) e poi l’aveva rivenduta ad un conte che produceva vino in Puglia per 800 mila euro. “Un affare da 623 mila euro scriveva il Fatto che, semmai, testimoniava l’incredibile talento di Griffi nel saper amministrare le proprie economie. Nonostante a molti la casa sembrasse “di prestigio”, era descritta dallo stesso Patroni Griffi come “popolare”.
E’ anche vero però che come ci fa notare la nostra fonte “ci furono anche perchè la giustizia amministrativa non pose il caso alle azioni disciplinari”. In realtà questo sarebbe il minimo, perchè la riforma dei TAR rischia di diventare un’arma a doppio taglio nelle mani di questo Governo. Cosa accadrebbe infatti, alla luce di oggi, dello scandalo Salva-Banche se i poteri dei TAR venissero improvvisamente ridimensionati? E soprattutto cosa c’entrano le banche in tutta questa storia?
Ci limitiamo a constatare quanto scritto in precedenza:
LE DIMISSIONI DI GIANNINI – L’ex Presidente Giorgio Giovannini si era infatti dimesso nel giugno scorso per protesta, perché ignorato dopo aver dichiarato che il Consiglio di Stato sarebbe rimasto privo di organico a seguito dei pensionamenti previsti per fine anno. Anche lo stesso Giovannini infatti sarebbe andato in pensione a dicembre 2015, assieme all’attuale vicepresidente del consiglio di Stato. Queste, almeno, sono le sue dichiarazioni ufficiali e non sappiamo se, in realtà, ci sia dell’altro. Quello che sappiamo è che il Consiglio di Stato ha la facoltà di rompere le scatole ai potenti o di agevolarne gli affari (compresi quelli bancari, n.d.r.), basti citare l’ultimo caso balzato alle cronache, lo scandalo della Banca di Spoleto venduta a seguito di un commissariamento voluto da Bankitalia a Banco Desio. Manco a dirlo, la vicenda è stata pubblicata da Il Fatto Quotidiano che rende nota l’iscrizione di Visco, governatore di Bankitalia, nel registro degli indagati dal settembre 2015 per “concorso in corruzione”, “abuso d’ufficio e truffa”, e “infedeltà a seguito d’azione o promessa di utilità”. Nella vendita della Banca di Spoleto, Visco avrebbe ignorato l’offerta di una banca di Hong Kong superiore di ben 100 milioni di euro all’offerta di Banca Desio, che poi si sarebbe aggiudicata la compravendita. Con quest’operazione, le quote dei soci della cooperativa “Spoleto Credito e Servizi” risultavano diminuite al 10%. L’inchiesta della magistratura umbra, diretta dal pm Gennario Iannarone, coInvolgerebbe altri commissari di Bankitalia (Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro e Nicola Stabile), i componenti del comitato di Sorveglianza (Silvano Corbella, Giovanni Domenichini e Giuliana Scognamiglio) e l’attuale presidente di Bps, Stefano Lado, che è vicepresidente di Banco Desio.
La vicenda non termina così anzi, è proprio nell’epilogo che interviene il Consiglio di Stato, allora presieduto da Giovannini: a seguito della compravendita di BPS, l’istituto venne poi commissariato così come venne commissariato Spoleto Crediti e Servizi, ma il commissariamento venne annullato dal Consiglio di Stato. Era febbraio 2015.
Nonostante i riferimenti del Fatto siano precisi e riportino date e nomi altrimenti confutabili,fonti della Banca d’Italia hanno comunicato che “l’Istituto non è a conoscenza di alcuna iniziativa dell’autorità giudiziaria”. Una piccola precisazione sulla banca di Hong Kong ce la fa notare un commentatore attento: “Nit Holding di Hong Kong famosa per avere millantato un’analoga offerta per MPS di 10 mlrd di euro rivelatasi poi fasulla. Dichiaravano che il bonifico era partito, ma non arrivava mai….. La vicenda mi ricorda il rinvio a giudizio dell’ex governatore Fazio prosciolto da pressochè tutte le accuse, la cui maggiore colpa è stata quella di avere ingenuamente dato fiducia ad un banchiere (Fiorani) che non la meritava”. 

Vaccini sbagliati Stallergenes ritirati in Francia. E in Italia?

Vaccini sbagliati Stallergenes ritirati in Francia. E in Italia?


l 3 dicembre a seguito di alcune gravi reazioni allergiche autonome, derivanti da somministrazione di una dose di vaccino accadute in Francia nel mese di novembre, la ANSM, l’AIFA francese, ha sospeso l’attività del laboratorio Stallergenes di Antony (Francia).
Dalle indagini è emerso  che dal 13 agosto 2015, a seguito di un errore informatico, l’abbinamento tra prodotto e codice corrispondente non era corretto. In altre parole può essere accaduto che una fiala contenente un vaccino contro gli acari sia stata etichettata come vaccino contro i pollini e via dicendo.
La notizia della sospensione delle attività del laboratorio francese è finito sui giornali e sui siti di mezza Europa.
La Stallergenes, infatti, è uno dei maggiori produttori di vaccini desensibilizzanti e tutti i vaccini destinati ai paesi europei vengono prodotti e distribuiti dal sito di Antony.
Il vaccino viene distribuito anche in Italia. Cosa ha fatto dunque l’Aifa?
A sollevare il caso è stato il magazine il Test che ha contattato l’Agenzia italiana del farmaco, che alla rivista ha risposto che “sta valutando il caso ma non sono ancora disponibili aggiornamenti”.
L’associazione Konsumer Italia intanto ha annunciato lapresentazione di un esposto ai Nas per fare luce sulla tempistica e sulla tempestività del sistema di allerta farmaceutico in Italia.
“Konsumer è meravigliato dal fatto che l’AIFA non abbia ancora preso una posizione, né abbia diramato un comunicato: stiamo parlando di vaccini prodotti e distribuiti per oltre 4 mesi, non si può perdere né prendere tempo quando si parla della salute dei cittadini, in presenza di un fatto conclamato”.
L’associazione chiede che venga fatta luce “su quello che appare un grave e immotivato ritardo d’intervento del nostro sistema di allerta farmaceutico e, se appurato, si passi al ritiro immediato delle confezioni di Stallergenes da tutte le farmacie interrompendo quello che appare come un grave danno alla salute dei cittadini”.
L’associazione fa sapere di essere disposizione dei pazienti che hanno usato i vaccini Stallergenes e che siano eventualmente costretti alla sospensione della terapia.
Fonte: Informasalus

La Legge di Stabilità non blocca l’aumento dell’IVA al 25%

La Legge di Stabilità non blocca l’aumento dell’IVA al 25%

Aumenta l’IVA entro il 2018 al 25%: la legge di Stabilità 2016 si avvicina alla definitiva approvazione, ma nessuno si è opposto alla cancellazione della clausola di salvaguardia.
La legge di Stabilità per il 2016 sta per essere approvata e, tra le numerose critiche sollevate all’articolato testo varato dal Governo (primo tra tutti l’introduzione delCanone Rai nella bolletta della luce), nessuno ha ancora parlato della previsione – un codicillo, piuttosto – dell’aumento dell’IVA al 25% programmato al 2018.
La norma, in verità, era già contenuta nella prima manovra del Governo Renzi, quella cioè per l’anno in corso, nascosta sotto una delle tante “clausole di salvaguardia”, ma l’esecutivo aveva promesso di disinnescarla. Non è andata così: anzi, la nuova legge di Stabilità ripropone l’aumento in misura quasi identica alla prima versione. Vediamo come stanno le cose.
La legge di Stabilità per il 2015
La manovra di fine anno 2014 (cosiddetta Legge di Stabilità 2015) aveva previsto il graduale aumento dell’IVA in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi della spendig review. Gli incrementi sarebbero avvenuti secondo le seguenti percentuali:
nel 2016: Iva ordinaria dal 22% al 24%; Iva agevolata dal 10% al 12%;
 nel 2017: Iva ordinaria dal 24% al 25%; Iva agevolata dal 12% al 13%;
 nel 2018: Iva ordinaria dal 25% al 25,5%. Ferma l’Iva agevolata al 13%.
 La legge di Stabilità per il 2016
I predetti aumenti non vengono affatto cancellati come invece aveva promesso il Governo, ma viene eliminato il gradino intermedio del 2016. Per cui:
  nel 2017 l’Iva ordinaria passerà direttamente dall’attuale 22% al 24%,
 – per poi arrivare l’anno successivo, nel 2018, al 25%. Così l’Iva agevolata, nel 2017 passerà subito dall’attuale 10% al 13%.
In pratica, viene solo posticipato l’aumento dell’IVA al 24% che, anziché partire dal 2016, passa al 2017. Il tutto sempre vincolato alla cosiddetta “clausola di salvaguardia” che, per quest’anno, dovrebbe essere il conseguimento degli obiettivi prefissati dall’erario attraverso il rientro dei capitali evasi all’estero (cosiddetta “voluntary disclosure”). Il che equivale un po’ a dire che, se i grossi evasori non si ravvedranno, a pagarne le conseguenze saranno tutti gli altri consumatori.

16 dicembre 2015

SALVA BANCHE: PRESTITI SUBORDINATI COME CAMPI DEI MIRACOLI.

SALVA BANCHE: PRESTITI SUBORDINATI COME CAMPI DEI MIRACOLI.



Qualche lettore mi chiede un parere sullo scandalo delle banchette, in cui è coinvolto il papà della Boschi – su cui si concentra la furia della cosiddetta “opposizione politica”, come fosse quello il problema, e via la Boschi, sarebbe risolto. Ora, scrivere un pezzo è inutile, perché non saprei scriverlo meglio di Iceberfinanza di Andrea Mazzalai,   che non conosco personalmente. Vi consiglio di andare lì e leggervi tutto, specie le illuminanti tabelle.
 Mi limito a copiare-incollare alcune frasi-chiave:
“…Iniziamo partendo da qui, prima che il politico a caccia di voti  o il promotore della porta accanto, sempre a caccia di clienti,  vi racconti l’ennesima fesseria.Se sono saltate quattro banche e altre ne salteranno nei prossimi anni, non significa che tutte le banche d’Italia stanno per saltare, chiaro sino a qui?
C’è chi dice che in Italia manca l’educazione finanziaria, come quella che eccelle nei paesi anglosassoni, si proprio quella dove milioni e milioni di dotti, medici e sapienti si sono fatti rifilare miliardi di cartolarizzazioni subprime e fregare la casa e la salute”.
Ora facciamo un rapido passo indietro, mentre mezzo mondo si diverte a dichiarare fragile il sistema finanziario italiano. Credo che tutti i lettori di Icebergfinanza sanno che l’Italia ha contribuito per oltre 125 miliardi di euro al fondo ESM…
Se qualcuno crede davvero che i fondi servano per aiutare gli Stati dimenticando che questa è in realtà…
UNA CRISI DI DEBITO PRIVATO e non PUBBLICO
(…)
Inutile ricordare a tutti, come vi raccontiamo dal 2011,  che prima di impedire al nostro Paese di salvare le proprie banche con interventi pubblici o con il ricorso al Fondo interbancario per la tutela dei depositi visto come una forma di aiuto di Stato, nessuno ha avuto da ridire mentre la Germania salvava le sue banche dal fallimento con oltre 418 miliardi di euro…
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La domanda è una ed unica!
Per quale motivo l’Italia ha accettato senza distinzione alcuna l’unione bancaria e l’avvento del ” bail-in  ” pur sapendo che viste le circostanze e l’austerità e la deflazione salariale e il pareggio di bilancio, patto di stabilità e altre amenità varie imposte avrebbero avuto ripercussioni sulla nostra economia reale e di conseguenza sui bilanci delle banche?

Per tutelare i risparmiatori e evitare nuove crisi! Fantastico!
Per anni abbiamo esaltato la solidità patrimoniale delle famiglie italiane, abbiamo raccontato che pochi Paesi al mondo vantano un alto grado di ricchezza privata come la nostra.  Ecco dove ha cercato di attingere il sistema bancario italiano.
Venerato  maestro
Venerato maestro
Ma tu guarda, la Germania si è salvata le sue banche in parte nazionalizzandole e ora non vede l’ora di aiutarci, condividendo la tutela dei risparmiatori. E’ mai possibile che nessun politico abbia compreso la trappola messa in piedi da chi aveva tutto l’interesse ad assistere ad un indeboilimento del sistema Italia?

SCHAEUBLE, NO ASSICURAZIONE DEPOSITI

Prima di proseguire però è fondamentale comprendere come un sistema finanziario come il nostro che ha retto in maniera eccellente alla crisi subprime, ora sia in grave difficoltà come ci racconta il professor Alberto Bagnai…
(…) La crescita economica (e quindi la capacità per famiglie e imprese di rimborsare i propri debiti col sistema bancario nazionale) e l’equilibrio dei conti con l’estero (e quindi la capacità di ripagare con i proventi delle esportazioni le proprie importazioni, senza indebitarsi col sistema bancario estero) sono due obiettivi incompatibili. Il motivo (lo ripeto) è che se un’economia cresce di più, a parità di altre condizioni cresceranno di più le sue importazioni (che dipendono dal reddito degli abitanti), e quindil’obiettivo di maggiore crescita viene pagato in termini di deficit estero. È il famoso “vincolo esterno” del quale abbiamo parlato ad esempioqui, spiegando come esso condizioni la crescita di lungo periodo di un sistema economico. Di fatto, un paese non può permettersi di crescere oltre un certo limite, dettato da quanto crescono i suoi partner commerciali, il resto del mondo. Se la Germania reprime la propria crescita, ad esempio comprimendo gli investimenti e facendo deflazione salariale, gli altri paesi europei devono fare altrettanto o vanno in deficit (indebitandosi con la Germania, loro principale partner commerciale, per acquistare prodotti tedeschi). Questo perché reprimendo la crescita del suo reddito, la Germania reprime la crescita delle proprie importazioni, cioè delle nostre esportazioni, e quindi condiziona la nostra capacità di importare beni senza indebitarci (cioè finanziando le importazioni coi proventi delle esportazioni). (…)
Il problema vero delle banche italiane
…) Il problema delle banche italiane è quello di fare le banche, cioè di erogare credito alle imprese (71% di credito a imprese contro il 56% di media europea) e in particolare alle PMI (36% contro 17%). Eh già! Perché mentre le banche con “vocazione” più speculativa magari quando viene la crisi guadagnano (esempio: prendono a prestito dalla BCE a tassi irrisori e comprano titoli di paesi che offrono tassi altissimi causa spread), quelle con “vocazione” più commerciale soffrono, perché l’austerità deprime i redditi dei loro clienti.
Lo scandalo
Ma ora torniamo all’argomento del giorno, ovvero quanto è accaduto a migliaia di risparmiatori italiani, alla ricchezza delle famiglie italiane, ricchezza che non dimentichiamocelo, qualche miliardo di euro  non contribuirà mai più ad alimentare l’economia italiana.
“Il 24 marzo 2015 l’ESMA, l’autorità europea di tutela del risparmio invia la seguente raccomandazione: “il detentore di una obbligazione subordinata si trova in una posizione meno favorevole rispetto al detentore di una obbligazione ordinaria, da momento che il rimborso è subordinato, appunto, al rimborso prioritario di altri debiti. Questa posizione meno favorevole è difficile da valutare per l’investitore medio retail. Il prospetto e/o la documentazione legale di questi titoli è difficile da comprendere. Per questo tali titoli dovrebbero (should) essere considerati complessi.”
Un passaggio che fa capire chiaramente cosa c’è dietro le parole del commissario europeo al mercato finanziario Jonathan Hill secondo cui in Italia sono stati venduti “prodotti finanziari inadeguati a persone forse ignare”.”
Forse ignare, giusto, perchè qualche furbo che godeva di rendimenti intorno al 7 % e ora fa il finto tonto lo si trova sempre.
Che facevano Bankitalia e la Consob in questi anni invece di vigilare?
Chi sono due facce della stessa medaglia che il lettore è bene che conosca.
La prima è questa…
“Io Luigino me lo sento sulla coscienza perché mi sono comportato da impiegato di banca e se fossi stato una persona che rispettava le regole non gli avrei fatto fare quel tipo di investimento”. Lo afferma a Repubblica Marcello Benedetti, ex impiegato della banca Etruria di Civitavecchia, il funzionario che ha venduto obbligazioni per centomila euro a Luigino D’Angelo, il pensionato che si è tolto la vita per averli persi.
“Luigino – racconta Benedetti – fu uno dei primi clienti della banca a cui proposi questo investimento, firmò il questionario che sottoponevamo a tutti, nel quale c’era scritto che il rischio era minimo per questo tipo di operazione. In realtà, nelle successive carte che il cliente firmava, era presente la dicitura “alto rischio”, ma quasi nessuno ci faceva caso. Era scritto in un carteggio di 60 fogli”.
“Avevamo l’ordine – fa quindi sapere l’ex funzionario di banca Etruria – di convincere più clienti possibili ad acquistare i prodotti della banca, settimanalmente eravamo obbligati a presentare dei report con dei budget che ogni filiale doveva raggiungere. L’ultimo della lista veniva richiamato pesantemente dal direttore”.
…la seconda ovviamente è questa…
I titoli subordinati di Banca Etruria, il cui valore è stato azzerato, in mano al pensionato di Civitavecchia Luigino D’Angelo, morto suicida lo scorso 28 novembre, erano stati emessi nel 2006 e sono stati da lui comprati all’inizio del 2013 sul mercato secondario e non quindi ‘spinti’ dalla banca nella rete di filiali dando disposizioni ai propri dipendenti. È quanto spiegano fonti finanziarie secondo cui l’istituto aveva già collocato nel 2006 questi titoli per soddisfare i propri bisogni di capitale e quindi l’iniziativa, nel caso, è stata presa dall’ex dipendente dell’istituto su cui pende un’indagine penale in fase di istruttoria su un altro tema e che sarebbe alla base del suo licenziamento.
La verità verrà accertata dagli organi competenti a noi interessa raccontarvi cosa sta dietro alcune leggende metropolitane.
Personalmente non interessano particolarmente le vicende della famiglia Boschi ma basterebbe dare un’occhiata a questo articolo per comprendere che in realtà più che una banca, questa era un’associazione a delinquere…

TUTTI I RETROSCENA DEL FALLIMENTO DELLA VECCHIA BANCA ETRURIA …

“I 13 ex amministratori e i 5 ex sindaci cumulano 198 posizioni di fido a loro concessi per ben 185 milioni. Ne vengono utilizzati 142 con perdite per la banca di 18 milioni. Non solo ma di questi soldi dati agli amministratori ben 90 milioni finiscono tra i prestiti in incaglio e sofferenza. Non verranno cioè restituiti. Fanno parte di quel lento accumulo di prestiti malati che sono la vera croce per l’istituto.”
Ma attenzione perchè non finisce qui il bello deve ancora arrivare…
“La prima lacuna del decreto salva banche è la mancata decadenza o la sospensione dei requisiti di onorabilità per gli organi amministrativi o di controllo delle banche in risoluzione. (…)

LE MISURE FAVOREVOLI AGLI AMMINISTRATORI NON CAMBIATE DAL DECRETO

Vi ricorda nulla questo? Certo un manipolo di falliti e ladri, con l’aiuto di un decreto allegro, una volta spente le luci dei riflettori, potrà tornare ad amministrare e distruggere qualche altra creatura aziendale.
Di tutto ciò statene pur certi sui media principali troverete ben poca traccia!
(…) Come racconto nei miei incontri in giro per l’Italia, nella finanza tutto si crea, nulla si distrugge, tutto si trasferisce da una tasca all’altra.
Una storia che si ripete, nulla cambia tutto è per sempre uguale.
(…) La politica dovrebbe aver il buon gusto di fare silenzio, visto che molte delle banche coinvolte negli ultimi anni dal Monte dei Paschi di Siena sino alla Banca Etruria e le  fondazioni, non sono altro che le loro galline dalle uova d’oro.
Nel fine settimane ho letto di tutto e di più, consigli e manifesti ovunque, un inno al risparmiatore, quasi una razza in via di estinzione da salvare, consigli dell’ultima ora per spostare i propri risparmi da una banca all’altra, da un prodotto finanziario all’altro, il solito squallido manifesto postumo.
C’è addirittura chi consiglia di scegliere solo banche di grandi dimensioni possibilmente quotate in borsa.
E’ naturale che in mezzo a questa “repressione finanziaria” la tendenza è quella di concentrare il potere finanziario in poche grandi banche. Le banche più grandi sono le più solide, le più sicure dicono loro, anche se magari sono quelle che hanno contribuito maggiormente alla crisi, ma poco importa.
Ieri il direttore generale di Bankitalia, tanto per cambiare, ha detto che la riforma del credito cooperativo avviata dal governo è fondamentale, «perché sono molte banche e molto piccole e cominciano ad avere serie difficoltà a resistere in un mercato che si sta globalizzando e che chiede di avere molto capitale»
Fa piacere che finalmente la Banca d’Italia abbia ammesso che … «da relativamente poco tempo, da 3 o 4 anni abbiamo cominciato a investire nella tutela del cliente delle banche, è una funzione che la legge ci assegna da un po’ di anni, l’abbiamo svolta inizialmente forse con timidezza».
(…) Quello che importa è che oggi bisogna eliminare tutto ciò che è piccolo, farlo credere fragile …

BCC: «SI EVITI L’EQUAZIONE CHE VUOLE LE BANCHE TERRITORIALI PIÙ FRAGILI DELLE ALTRE…

Ma fermiamoci qui perchè gli sciacalli sono di casa in questa vicenda.
In questo caso ovviamente la colpa è sempre se solo di chi travestito da pollo ha sottoscritto un prodotto finanziario semplice con allegate un prodotto finanziario semplice con allegate ben 245 pagine di bugiardino, giusto per usare l’ironia…
245 pagine di fumetti in legalese, da leggere la sera prima di andare a dormire per un pensionato sono uno scherzo, sostengono alcuni, se non sa leggere nessuno lo obbliga a sottoscrivere una simile operazione.
Sto pensando ai milioni di fessi che hanno comprato una Volkswagen, Audi o Porsche che prima di acquistarla non si sono letti come funzionano le emissioni C02 o a tutti quelli che vanno sotto i ferri del chirurgo e ci restano per sempre.
La colpa è loro perchè prima di fare l’intervento dovevano studiare medicina, anche se non capivano nulla, mica erano obbligati a farsi operare suvvia.
Come sempre la verità sta nel mezzo, ma spesso e volentieri a pensare male, senza generalizzare ovviamente si fa peccato ma ci si azzecca.
Da domani non sarà più possibile seminare obbligazioni subordinate…
«A questo punto è necessario e urgente che per prodotti come le obbligazioni subordinate venga vietata la vendita allo sportello, per legge». Il direttore della Banca d’Italia Salvatore Rossi torna a chiedere una norma che impedisca la vendita alla clientela al dettaglio di questi strumenti perché con le nuove norme sul bail-in «è davvero cambiato il mondo nel campo della gestione delle crisi bancarie».
Ma certo geniale, così risolviamo il problema, perchè non aggiungervi anche le obbligazioni strutturate, le unit linked, gli etf a leva e … Ragazzi, altro che Pinocchio, questo è il vero campo dei miracoli, non sanno più che pesci pigliare!

(MB: Commento finale: e volete mandar via la Boschi? Io licenzierei i pagatissimi dirigenti della Banca d’Italia, onde non possano più nuocere. E gli confischerei il 90 per cento degli stipendi, onde da una parte fargli restituire il danno, dall’altra riportare la paghe al livello delle loro qualità professionale: diciamo 1500 euro mensili netti?)

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