02 gennaio 2016

L’uomo diventa sempre più furbo e più debole



L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l’esempio e la dottrina corrente che non si trova nei libri insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione.

Sapete chi era Bertoldo? Un personaggio letterario del Cinquecento: il contadino che s’atteggiava a difensore dell’esperienza contro l’istruzione, dell’improvvisazione contro la preparazione. È l’archetipo dell’italiano che s’arrangia; rappresenta l’orgoglio della furbizia impunita, ed è ancora tra noi. Qualche volta si fa chiamare assessore o diventa direttore di qualcosa; quasi sempre porta la giacca e guida una bella automobile. Cambia regione, lavoro, partito: non cambia abitudini. È affascinante e tragico, come tante maschere italiane.

Quanta ipocrisia! Magari non se ne rendono neanche conto, o magari fingono. Si credo che sono in molti a fingere! Fingere di essere onesto, puri e duri, "fanno i froci con il culo degli altri". Con l’eliminazione del diritto del più forte si è introdotto il diritto del più furbo. Fanno più quello gli conviene.... invece di quello che è giusto. Educano i figli ad essere, furbi.non onesti. La furbizia..... la prostituzione dell’intelligenza.....

Il motivo per cui stupidi e furfanti se la cavano meglio al mondo di uomini più saggi e onesti è che sono più vicini al carattere generale dell’umanità, che è null’altro che un insieme di inganno e stupidità.

Si può essere più furbo di un altro, ma non più furbo di tutti gli altri.

I furbi ci fottono sempre al momento giusto, nel posto giusto, col sorriso giusto. Camminano con sprezzo anche sopra la loro merda.

Niente provoca più danno in uno Stato del fatto che i furbi passino per saggi. Certa gente non si rende conto che potrà credersi furba proporzionalmente a quanto tu sarai disposto a fare il fesso.

È più facile che sia furbo un cretino che un intelligente.

Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.

L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono.

Concludo:

L’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza.




Enzo Vincenzo Sciarra

Le armi di distrazione di massa



Le armi di distrazione di massa sono una categoria di strumenti mediatici utilizzati dai potenti per distrarci dai problemi reali. Fin da bambini siamo stati vittime di questa pratica barbara, che serviva a distogliere la nostra attenzione da ciò che accadeva intorno.

Ecco un tipico esempio: hai 5 anni e i tuoi genitori ti avevano promesso che ti avrebbero portato a Gardaland. E invece oggi c'è lo sciopero dei pupazzi e Gardaland è chiuso.

Come fanno i tuoi genitori a farti dimenticare la grande delusione e a farti smettere di piagnucolare? Ti comprano un bel gelato o un giocattolo, in modo da allontanare la tua attenzione dal vero obiettivo.
Questo stratagemma ha come vittima solo un innocente bambino. 

Ma cosa succede quando la vittima è un'intera popolazione?
La strategia della distrazione.
Da sempre i governi hanno cercato di tenere occupata la mente pensante dei cittadini con cagate varie: dalla televisione allo sport, dal sesso alla religione. 
Elencherò di seguito le tecniche di distrazione di massa più utilizzate, andando a valutare i vantaggi, gli svantaggi e i casi in cui conviene utilizzarle.

Comincio con le distrazioni che colpiscono un limitato gruppo di persone.
Tecnica dell'invito della persona famosa o dell'evento, esempio: 
Paolo Meneguzzi.... può essere una buona idea....: costa poco e non è un cantante impegnato. I testi delle sue canzonette non danno da pensare come quelle di un Guccini.

Tecnica che adesca un limitato numero di persone: valida ad esempio nei luoghi di lavoro, nei quartieri e, nei casi in cui si invitano celebrità importanti o si creano eventi di notevole interesse, può arrivare a distrarre un'intera città. 

Faccio alcuni esempi.

A scuola: può essere capitato talvolta che qualche calcinaccio nella scuola di tuo figlio sia caduto in testa a un suo compagno. Il tetto della scuola sta per crollare! Il preside invita allora a scuola un cantante noto, come Claudio Baglioni, a tenere una conferenza sulla musica, in modo che gli studenti parlino dell'evento e i genitori si dimentichino del problema.

Nel quartiere: le strade sono piene di buche e il numero degli incidenti è aumentato? L'assessore al traffico invita allora un personaggio noto, come Claudio Baglioni, alla biblioteca comunale per parlare del suo ultimo libro, distraendo così gli abitanti del quartiere.

La città: i cittadini sono assediati da smog, traffico e microcriminalità? Il sindaco fa tenere un concerto a Claudio Baglioni nella piazza principale del paese, cosicché nessuno avrà memoria dei problemi fino al prossimo concerto.


In tutti questi casi la gente tornerà a casa felice, dimentica di quanto di grave è accaduto o al massimo, male che vada, darà la colpa di tutto a Claudio Baglioni. Questa tecnica è utile sia quando il problema o lo scandalo sta per scoppiare, sia quando è già scoppiato e si ha bisogno insabbiarlo. 
È consigliato chiamare personaggi che devono promuovere qualche loro libro o album o film, in modo che il costo dell'operazione sia limitato.

L'invito di una persona famosa può essere sostituito da altri eventi, differenti a seconda dell'ambito in cui vi trovate:
A scuola o in ufficio è possibile organizzare recite o gite o serate a tema.
In un quartiere o in un paese di provincia si può organizzare la Sagra della lombata di carpa, le cui spese di allestimento saranno totalmente coperte dagli introiti.

In una grande città la situazione si complica e bisogna avere numerose conoscenze e agganci in svariati settori: una buona idea è fare in modo che la squadra locale di calcio vinca un'importante partita, oppure fare in modo che alla città venga assegnato qualche evento importante, come i Mondiali dei fachiri o la Giornata mondiale della melanzana sott'olio o Expò. In questo caso è richiesta una notevole mole di denaro per poter attuare una corruzione degna di questo nome: svendendo qualche assessorato e regalando appalti, si possono ottenere buoni risultati. Ecc.... 

PS: 
Potrei continuare e Armi di distrazione di massa nazionali, Tecnica dell'ottimismo, Tecnica della paura ingiustificata, Eventi periodici, Dibattiti riciclati ogni anno, Tecnica dello scaricabarile, per poi arrivare alle Armi di distrazione di massa globali.

Enzo Vincenzo Sciarra

Karl Marx


Marx nasce a Treviri nel 1818; studia a Bonne e Berlino e dopo aver tentato la carriera accademica si dedica al giornalismo. La gazzetta Renana per la quale scrive, viene però censurata e Marx decide di trasferirsi a Parigi dove conosce Proudhon, Heine, Bakunin e soprattutto Engels che gli sarà amico e collaboratore per tutta la vita. Insieme a lui nel 1845 scrive “La sacra famiglia” mentre nel 1847 pubblica la Miseria della filosofia contro il socialismo utopistico.
Nel 1847 la Lega dei Comunisti chiede a Marx di scrivere un manifesto del loro movimento ed egli accetta pubblicando un anno dopo il Manifesto del partito comunista, una delle sue opere più importanti. Marx si stabilisce definitivamente a Londra ed è qui che scrive i “Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica“ e nel 1864 fonda
l'associazione internazionale dei lavoratori, conosciuta come la Prima Internazionale. Nel 1867 esce il primo libro Il Capitale. Gli altri due appariranno postumi a cura di Engels nel 1885 e nel 1894. Nel 1875 scrisse la Critica del programma di Gotha. Marx muore a Londra nel 1883.

Marx: azione rivoluzionaria e democrazia comunista
I filosofi hanno interpretato il mondo; ora si tratta di trasformarlo. Con questa celebre frase Marx intende rivendicare che quello che conta non è la sola teoria quanto l' azione, in particolare l'azione rivoluzionaria che lui chiama “praxis”.

Secondo Marx l'uomo risolve i suoi problemi non solo con la speculazione quanto con una azione diretta. Insomma, la teoria deve servire alla pratica. 

Marx ha cercato di realizzare una interpretazione del mondo e dell'uomo che sia, contemporaneamente, impegno di trasformazione e attività rivoluzionaria. Nel mondo attuale egli osserva che l'uomo è divis tra gli interessi particolari e privati e quelli comuni. 
I tratti essenziali della civiltà moderna sono l' individualismo e l' atomismo , nel senso che il singolo è separato ed anche escluso dalla comunità. E siccome lo Stato legalizza tale situazione, riconoscendo i diritti di liberismo economico e di proprietà privata, lo Stato non è altro che la proiezione politica di una società strutturalmente asociale.

Marx ritiene che l'unico modo di realizzare una comunità solidale sia l'eliminazione delle disuguaglianze reali tra gli uomini, e in particolare il principio stesso di ogni disuguaglianza, cioè la proprietà privata dei mezzi di produzione. 

Per Marx sarà proprio la classe priva di ogni proprietà, cioè il proletariato, ad essere destinata ad eseguire la condanna storica della civiltà egoistica e proprietaria, ovvero a realizzare la democrazia comunista. Per arrivare a questo l’unica via è la rivoluzione e spiega questo processo attraverso la teoria del Materialismo storico.

Le forze produttive e i rapporti di produzione –secondo Marx - costituiscono la struttura della società che è definita dal modo di produrre e distribuire ricchezza, ossia dall' economia. L' economia è la base della società e sopra questa vi sono molteplici sovrastrutture: diritto, politica, arte, religione, filosofia che sono a loro volta espressioni dipendenti dalla struttura economica . 

In altri termini, è la struttura economica che determina le leggi di uno Stato, le forme artistiche, le religioni, le filosofie e non viceversa. Ecco il materialismo storico: le forze motrici della storia sono di natura materiale, cioè socio-economica e non spirituale o astratta.

Per quanto riguarda la religione, Marx la definisce "il sospiro della creatura oppressa, il cuore di un mondo spietato…è l'oppio del popolo“. Dunque è il prodotto di un'umanità alienata e sofferente che cerca illusoriamente nell'aldilà ciò che le è negato di fatto nell'aldiqua. Se perciò la religione è il sintomo di una condizione umana e sociale alienata, l'unico modo di eliminarla non sarà la semplice critica filosofica alla Feuerbach, ma la trasformazione rivoluzionaria della società ; in altri termini, la distruzione delle strutture sociali che la producono. 

La disalienazione religiosa ha come suo presupposto la disalienazione economica ossia l'abbattimento della società capitalistica. Con l'avvento del comunismo, non vi sarà più alcun bisogno religioso, e non esisterà più alcuna religione.

Una volta realizzata la rivoluzione il passaggio successivo è l’avvento del comunismo. Se sociale è la produzione della ricchezza, infatti, sociale dovrebbe essere anche la distribuzione della stessa. 

Il comunismo, per Marx, è lo sbocco inevitabile della storia perché ogni formazione economica e sociale è un gradino di un processo che porta inevitabilmente al comunismo, inteso come forma di società in cui l'uomo , vincendo l'alienazione, si pone come padrone del proprio destino. 

Nel suo libro “L’ideologia tedesca” Marx scrive: " Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti .

Marx individua come soggetto della storia la lotta di classe: 

1) le classi si definiscono in rapporto alla proprietà o meno dei mezzi di produzione, il che fa sì che in ogni epoca vi siano sempre due classi antagonistiche; 
2) la lotta di classe conduce inevitabilmente, attraverso la dittatura del proletariato, alla soppressione delle classi e ad una società senza classi e quindi senza Stato.

Nella teoria marxista la rivoluzione proletaria abbatterà le istituzioni dello Stato borghese ed in primo luogo la proprietà privata dei mezzi di produzione. In un primo momento vi sarà la dittatura del proletariato, una fase di transizione fino al completo avvento del comunismo.

All'uomo "economico" ossessionato dall'avere, Marx contrappone un uomo totale che esercita in modo creativo le sue potenzialità.


Enzo Vincenzo Sciarra

01 gennaio 2016

Elogio alla decrescita



Elogio alla decrescita.

Le crisi ricorrenti della nostra società, le differenze sociali sempre più marcate fra ricchi e poveri,  l’alienazione dell’uomo moderno sono i sintomi di un modello di sviluppo in stallo. Ripensarlo a “misura d’uomo” significa garantire la sopravvivenza della specie.
Il tutto nasce da una costatazione e da una domanda. La costatazione è che il nostro mondo, la società in cui viviamo, il nostro “territorio” insomma è pieno zeppo di oggetti obiettivamente inutili al nostro vivere. Oggetti che abbiamo acquistato piuttosto sull’onda del consumismo, del conformismo che per  effettiva necessità, spronati da un meccanismo sociale volto a “gonfiare” a dismisura il mondo, a generare falsi bisogni, a forzare  il consumo sfrenato per favorire la crescita ad oltranza del sistema, a qualunque costo.  Un meccanismo diabolico che si fonda sul libero mercato, sulla pubblicità asfissiante, sul condizionamento delle libere coscienze, per risolvere, in definitiva, i problemi degli economisti, degli statisti, degli ingegneri, dei tecnocrati perché se da un lato è pur vero che sulla crescita la nostra società ha fatto le sue fortune, è però altrettanto evidente che questo meccanismo non può continuare all’infinito, ha il fiato corto, un ottica di breve termine, ma soprattutto non risolve i problemi della società e dell’uomo, anzi li crea. L’abuso delle risorse porterà inevitabilmente all’implosione del sistema.
Ed è in una società come questa che l’uomo moderno accetta di barattare il proprio tempo, il più grande bene che possiede, per il gioco malsano di produrre prima, per comprare e consumare poi, cose, oggetti, servizi, completamente inutili. Un meccanismo fine a se stesso, che consuma senza produrre beneficio. Come gli indios d’America barattavano monete d’oro con i conquistadores in cambio di specchietti e cianfrusaglie, l’uomo moderno baratta il suo bene più prezioso per una manciata di paccottiglia, per subire la meccanica scansione del proprio tempo rigidamente ancorata al ritmo del lavoro e del tempo libero.  Ma il sistema fa’ di più, molto di più, organizzando anche quest’ultimo, il tempo libero, con lo stessa scansione di quello lavorativo, obbligati come siamo a sfruttarlo pienamente, a divertirci a prescindere, è vietato perdere o sciupare il tempo. E così il “turno giornaliero” è quello adibito al lavoro, mentre il “turno di notte” al divertimento, ai ristoranti, balli, viaggi, musei.  L’anatomia del villaggio turistico è uno spaccato esemplare del villaggio globale.  Il turno giornaliero adibito allo sport, ginnastica, corsi di cucina mentre quello serale allo spettacolo, discoteca, caraoke. Le facce allegre e soddisfatte dei turisti sono garanzia del gradimento. L’uomo moderno è diventato un pigro esecutore,  abbisogna del “già pensato”, dell’adattamento al gruppo, preferisce conformarsi perché ormai incapace di affrontare la propria libertà, quella vera, di sostenere la fatica della solitudine creativa, perfino nel divertimento, figuriamoci nel resto.

Ed è da questa costatazione che nasce la domanda. Se si eliminasse l’inutile, l’artefatto, se avessimo cioè un’auto, una casa, una televisione, che costano la metà dell’attuale, se avessimo a disposizione la metà dei canali televisivi, metà vestiti e scarpe, metà del conto in banca, se uscissimo a cena la metà delle volte, insomma se consumassimo la metà ma potessimo anche lavorare la metà, produrre la metà ed avere quindi il doppio del tempo a disposizione saremmo più soddisfatti e la vita ne gioverebbe? Insomma se pensassimo alla decrescita organizzata, eliminando le cose inutili, per dedicarci a vivere diversamente, riappropriandoci di noi stessi,  saremmo forse più felici? Se il nostro tempo fosse libero davvero, se non avessimo la paura di perderlo,  se riuscissimo a pensare che il tempo non è denaro, se sostituissimo la passività della televisione con l’energia del teatro, la carta con internet, le autostrade col telelavoro, le centrali nucleari con il risparmio energetico, le automobili con l’informazione, le pesche del Perù con quelle dell’orto, la pubblicità con la poesia, l’isola dei famosi con la cultura, il cemento delle seconde e terze case con alberi ed energie rinnovabili, l’arte del riciclo al posto dello spreco, se le risorse andassero alla ricerca e non alla finanza selvaggia, se si smettesse di pensare al mondo come un territorio da colonizzare, sfruttare, inquinare, se si parlasse di sviluppo sostenibile invece che di crescita ad oltranza, significherebbe tornare al baratto e alle caverne o tornare all’uomo come fine e non come mezzo? Il fatto è che l’attuale società è fortemente strutturata proprio per il contrario, per massimizzare produzione e consumo e non concede spazio alcuno neppure a coloro che volessero tentare vie diverse, anzi se ne guarda bene perché tossiche. Forse bisognerebbe proprio ricordare a tutti che la felicità non è cercare di “avere” per soddisfare i propri bisogni, spesso falsi, ma adattare i propri bisogni veri a ciò che si ha, che, per l’uomo moderno è già moltissimo, anzi decisamente troppo.

Enzo Vincenzo Sciarra

LA DISGRAZIA DEI “GOVERNI-MINESTRONE”


LA DISGRAZIA DEI “GOVERNI-MINESTRONE”
I GOVERNI delle larghissime intese (meglio, dei grandi inciuci e imbrogli) Pd-Fi-Ncd-Udc – prima Monti, poi Letta ed ora Renzi – saranno ricordati dalla storia come i più incapaci, dannosi e nocivi per il popolo italiano…
Oligarchia il sistema di governo imposto da un gruppo ristretto di persone ed è anche detto governo di pochi, "Banchieri, Multinazionali, Finanza" ecc.... i quali componenti politici fanno l'interesse loro, quello della finanza. Politici, governi, istituzioni, insomma tutti gli individui nominati dall'alta finanza, banchieri ecc...non eletti dal popolo ne concorrono a dei bandi per la nomina, come vuole la costituzione, siamo governati da abusivi.
E' nostro diritto volere una Democrazia diretta!
Quella forma di democrazia nella quale anche i cittadini possono, nel rispetto delle regole previste, esercitare il potere legislativo.
“La democrazia diretta si caratterizza per i fatto che il popolo è un organo dello Stato che esercita, oltre alle competenze elettorali classiche, delle attribuzioni specifiche in materia costituzionale, convenzionale, legislativa o amministrativa. Essa è dipendente o 'addomesticata' quando l'esercizio di queste attribuzioni dipende dall'intervento o dalla volontà di un altro organo dello Stato, Parlamento o capo di Stato. È indipendente o 'propria' quando il momento ed il tema sul quale il popolo interviene non dipende che dalla volontà di quest'ultimo, o da un criterio oggettivo sul quale gli altri organi dello Stato non hanno influenza”.
“Così definita, la democrazia diretta non si oppone, ma completa la democrazia rappresentativa.”
La democrazia diretta quindi è quel sistema legislativo nel quale nessun organo dello Stato detiene il potere legislativo in forma monopolistica.

Enzo Vincenzo sciarra

SCOOP DI ''LE FIGARO'': NELLA PRIMAVERA 2016 ATTACCO ALL'ISIS IN LIBIA DI FRANCIA, ITALIA E GRAN BRETAGNA (ESERCITI UNITI)


PARIGI - Il quotidiano "Le Figaro" scrive oggi in apertura della sua prima pagina che la Francia sta accelerando i passi politici, diplomatici e militari per la creazione di una coalizione internazionale per intervenire militarmente in Libia contro lo Stato islamico impiantatosi nella zona di Sirte: citando fonti del ministero della Difesa, il quotidiano afferma che per sradicare il "cancro jihadista e le sue metastasi libiche" viene giudicata indispensabile una azione armata entro sei mesi o addirittura prima della prossima primavera. La guerra potrebbe iniziare già tra febbraio e marzo 2016.
Anche se lo stato maggiore francese mantiene ovviamente la massima discrezione sui preparativi militari, il "Figaro" ricorda come gia' alla fine dello scorso mese di novembre il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian avesse reso noto che dei voli di ricognizione richiesti dal governo del Ciad avessero accertato la presenza di campi posti 250 chilometri a sud della capitale libica Tripoli, dove alcuni jihadisti di origine francese starebbero addestrando altri terroristi all'uso delle armi.
Sulla base di questa e di altre informazioni, i servizi di sicurezza occidentali - inclusi quelli italiani , secondo Le Figaro - concordano nell'indicare il rischio che dalla base di Sirte l'Isis abbia intenzione di estendere i suoi tentacoli verso il sud della Libia ed i suoi siti petroliferi.
Il giornale parigino poi enumera i paesi europei maggiormente interessati  e coinvolti in un intervento militare in Libia condotto da forze armate, fanteria, truppe corazzate, forze d'assalto. Innanzitutto l'Italia, che si e' gia' proposta per svolgere un "ruolo guida" in un'eventuale operazione: Roma ha addirittura chiesto che il comando di una forza multinazionale chiamata a sostenere il nuovo governo libico di unione nazionale che sta emergendo grazie alla mediazione delle Nazioni Unite sia affidato al generale Paolo Serra, ex comandante dei "caschi blu" in Libano ed attuale consigliere militare del segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon.
L'Italia in questa guerra all'isis in Libia metterebbe a disposizione della missione le sue basi ed alcune unità dei Carabinieri e delle forze speciali dell'esercito e della Marina Militare. Anche la Gran Bretagna, secondo il "Figaro", sarebbe della partita: il primo ministro David Cameron avrebbe offerto la partecipazione di un migliaio di soldati britannici, tra cui in particolare alcuni commando delle famose Sas. La Francia metterebbe in campo non meno di tre divisioni, più aviazione e Marina Militare.
Stupisce - non poco - la stampa francese il fatto che in Italia nessuno parli di questi preparativi di guerra in Libia, benchè siano ormai a uno stadio molto avanzato.
Redazione Milano.



La finanza vuole (ed ha già imposto) un governo fantoccio per l’Italia

La finanza vuole (ed ha già imposto) un governo fantoccio per l’Italia

- di Marco Mori –
Nell’indifferenza generale proseguono le sconcertanti dichiarazioni sia da parte dei politici che da parte delle agenzie di rating sulla situazione italiana. Quelle che mi hanno colpito di più in questi giorni in cui, con l’approvazione dell’italicum, si è surrettiziamente modificata la forma di governo del paese sono quattro.
La prima certamente è stata quella di Alfredo D’Attorre, deputato PD, il quale in un’intervista trasmessa su LA7 ha candidamente affermato (davanti ad un muto e rassegnato Mario Adinolfi) che Renzi sta facendo interessi stranieri e che la disoccupazione è mantenuta alta volontariamente.
Neppure il tempo di rabbrividire per l’ammissione, ampiamente scontata per me e per gli amici di scenari economici, ed ecco arrivare tre dichiarazioni semplicemente incredibili, da parte di Renzi, Moody e del sempre presente (purtroppo) Mario Monti, una calamità perenne per il Paese.
Renzi, prima dell’approvazione dell’italicum, è saltato fuori con uno strepitoso “potete mandarci a casa ma non potete fermarci”.
Nessuno ovviamente ha pensato di chiedere all’abusivo inquilino di Palazzo Chigi chi è il soggetto che non può essere fermato ma tanto la risposta l’aveva già data D’Attorre: Renzi ovviamente si riferiva agli interessi della finanza.
Il “noi” che ha usato assomiglia tremendamente al “noi” che usano i tifosi sportivi quando la propria squadra vince.
Entrambi non contano nulla ed a vincere sono altri. Ma Renzi è fiero del suo ruolo che lo pone ad essere il capo degli schiavi.
L’agenzia di rating Moody, altrettanto incredibilmente, ha ribadito che l’Italia non è più sovrana ed indipendente (come se ci fosse bisogno di rimarcarlo ancora), affermando con la consueta spudoratezza che la sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni è una “sconfitta”. Ancora una volta è lecito domandarsi per chi. La risposta è sempre la stessa, è una sconfitta per la finanza che Moody rappresenta.
Il pagamento di pensioni più alte è un atto infatti che va nella direzione opposta alla distruzione dei consumi interni del paese e della deflazione che invece gli avversari della democrazia vogliono per cancellare gli ultimi barlumi di libertà.
Moody ha poi parlato dell’italicum e chiaramente il giudizio è stato fortemente positivo a patto che venga abolito anche il Senato elettivo e che dunque effettivamente un solo partito possa porsi al controllo della Nazione attraverso l’occupazione di tutti gli organismi istituzionali, occupazione assai semplice quando si ha la maggioranza assoluta nell’unica Camera.
Maggioranza che uno zoccolo d’uro di un centinaio di parlamentari eletti in base alle nomine dirette del partito rendono ancora più salda e sostanzialmente soggetta ad un vincolo di mandato indirettamente costituito.
Moody definisce la dittatura che consegue a tale nuova forma di governo con il termine “stabilità”.
L’agenzia dunque avrebbe certamente dato un ottimo voto anche al fascimo ed alla Legge Acerbo che consolidò la dittatura nel 1923. Anzi forse avrebbe espresso qualche dubbio, la legge Acerbo era troppo democratica, aveva le preferenze!
Con l’italicum la Repubblica Parlamentare cessa di esistere ed il potere legislativo e giudiziario vengono per sempre subordinati a quello esecutivo.
L’Italia diventa un protettorato in cui un governo fedele alla finanza non avrà più alcun problema ad eseguire gli ordini di volta in volta assegnati, senza fastidiosi ritardi.
Il bersaglio grosso è ovviamente giungere all’abrogazione della Costituzione che con i suoi principi fondamentali immutabili (quella italiana è una Costituzione rigida) rimane una spina nel fianco per il completo smantellamento dell’Italia come nazione sovrana ed indipendente.
Ma non è finita, poteva stare zitto in tutto questo Mario Monti? Certamente no.
Monti si è lanciato in una critica alla Corte Costituzionale per l’ineccepibile sentenza sulle pensioni. d’altronde è una sentenza che lo ha punto sul vivo poiché è stato uno dei provvedimenti di distruzione della domanda interna più efficaci del suo governo illegittimo.
Tale critica rappresenta, ancora una volta, il preludio ideologico a ciò che con l’italicum sarà possibile fare, ovvero nominare una Corte politica che non fermerà la distruzione della carta costituzionale.
Infatti con Parlamento e Presidente della Repubblica in mano alla maggioranza si potrà procedere a superare definitivamente la Costituzione senza timori di essere fermati dalla Corte preposta a difenderla.
Già si dice che la sentenza sulle pensioni sia stata emessa con un solo voto di scarto a favore dell’incostituzionalità. Ciò significa che sei giudici della Corte sono già pesantemente influenzati dalle volontà politiche perché davvero l’incostituzionalità era manifesta a chiunque. Sei giuristi di quel livello, se in buona fede o comunque liberi da condizionamenti, non potevano non accorgersene.
Ma torniamo alla dichiarazione. Precisamente Monti ha affermato: “La Corte Costituzionale guarda uno spicchio significativo di un intero problema, e cioè il blocco delle indicizzazioni delle pensioni, e forse non da altrettanto rilievo ad altri valori di pari rilievo costituzionale come per esempio il vincolo del pareggio in bilancio” e poi ha demenzialmente rincarato “Ma lassù, più in alto, c’è il mondo augusto e distaccato delle Corti Costituzionali”.
Il plurale, come per Renzi, non è un caso. Monti, quale uomo di spicco della finanza, odia tutte le Corti Costituzionali che ostacolano le cessioni di sovranità degli Stati, dunque non solo la Corte italiana.
Monti come di consueto è peraltro in malafede, altrimenti sarebbe un ignorante di proporzioni cosmiche e sappiamo molto bene che così non è.
Mentre Renzi certamente non è una cima e forse poco comprende di alcune dinamiche, Mario Monti è certamente un uomo dei poteri forti in grado sufficientemente elevato per avere chiaro il disegno complessivo.
Infatti è impossibile ritenere che Monti non sappia che i principi fondamentali della Costituzione ed i diritti inalienabili sono valori di rango costituzionale ben superiori all’insignificante pareggio in bilancio che addirittura non è compatibile con essi.
In una Repubblica fondata sul lavoro il pareggio in bilancio, peraltro introdotto proprio da Monti con un colpo di mano palesemente eversivo dell’ordine costituzionale, contrasta con la necessità di eseguire politiche di piena occupazione che inderogabilmente richiedono un deficit di bilancio nel lungo periodo.
L’art. 47 Cost. coerentemente con i principi fondamentali impone alla Repubblica di tutelare ed incoraggiare il risparmio in tutte le sue forme. Il risparmio, ovviamente, è matematicamente possibile solo con politiche di deficit. Se lo Stato tassa quanto spende, o addirittura di più (conseguendo l’avanzo primario che ci contraddistingue da vent’anni) è evidente a qualsiasi persona dotata di intelletto che il risparmio diviene matematicamente impossibile perché ogni anno la moneta che circolerà nell’economia reale diverrà sempre meno.
Il pareggio in bilancio rende dunque impossibile la crescita nel lungo periodo ed impedisce alla Repubblica di adempiere ai propri obblighi fondanti. Non potendo contrastarsi l’effetto del vincolo con il potenziamento delle esportazioni e ciò è sempre vero soprattutto nel lungo periodo.
Al contrario di quanto dice Monti la Corte, in futuro, non dovrà dunque preoccuparsi di analizzare questo vincolo per farlo prevalere sui principi fondamentali, ma anzi dovrà fare l’esatto opposto.
Attraverso una rimissione ad hoc, che spero possa arrivare già a luglio da parte del Tribunale di Genova nella causa da me intrapresa contro la Presidenza del Consiglio per le illegittime cessioni di sovranità compiute, chiarire il ruolo giuridico del deficit e della moneta mettendo fine, e questa volta per sempre, al crimine del pareggio in bilancio.
Esiste un solo limite quantitativo alla crescita economica ed è quello naturale, ovvero la presenza materiale sul pianeta di risorse sufficienti. Questo limite ovviamente non sarebbe superabile neppure per la tutela del lavoro, in quanto sarebbe materialmente impossibile.
Peraltro non si vede come non dovrebbe essere possibile evolvere con politiche ecologicamente sostenibili in campo economico. Farlo è possibile, basterebbe togliere il controllo a chi ha interessi opposti per ragioni di mero profitto. Guarda caso un’azione che la nostra Costituzione consentirebbe!
La linea da prendere dunque è semplicissima: basta fare il contrario di quello che chiede la Troika. Non serve nemmeno sforzarsi, ciò che loro dicono essere buono è per noi male e viceversa.
Quando i limiti dello sviluppo non dipendono dalla terra ma da scelte umane quali quella di rendere finito un bene per definizione infinito com’è la moneta, allora le ragioni sono unicamente politiche. Pertanto il bilanciamento dei valori costituzionali deve portare alla prevalenza dei principi fondanti dell’ordinamento.
Chi antepone la vita al pareggio in bilancio dovrebbe avere una casa molto specifica, quella circondariale (il carcere).
La Corte Costituzionale peraltro si è già espressa in questo senso con la sentenza n. 238/14 nella quale ha affermato la superiorità dei principi fondamentali e dei diritti inalienabili dell’uomo anche nei confronti dei Trattati UE che sono poi l’origine del pareggio in bilancio e più in generale della crisi economica.
Evidentemente questa sentenza non è sfuggita a Monti che sa bene che il successo del suo disegno criminoso che ha sposato passa necessariamente dal controllo sulla Corte Costituzionale.
Tali ragionamenti portano a concludere che la riforma dell’art. 81 Cost. voluta ed attuata dallo stesso nel 2012 rappresenta, in tutto e per tutto, un attentato alla costituzione perché ne ha tradito i valori e dunque Mario Monti e tutti coloro che consapevolmente hanno votato la riforma sono punibili ai sensi e per gli effetti dell’art. 283 c.p.
Vero che dopo l’assurda riforma del codice penale del 2006 l’attentato alla Costituzione o il mutamento della forma di governo (che è poi quanto accaduto surrettiziamente con l’italicum) sono puniti solo se compiuti con la violenza, ma è concetto ampiamente noto in giurisprudenza che la violenza sussiste anche quando vi è coercizione attraverso la cooptazione della volontà.
Lo strumento di coercizione con cui si è mutata la Costituzione e la forma di governo del Paese è ovviamente la crisi economica, crisi che sempre Monti ha dichiarato essere lo strumento migliore, specialmente se la crisi è grave, per obbligare i popoli a cedere la propria sovranità. Infatti l’ex presidente del consiglio (tutto rigorosamente minuscolo) ci ha ricordato che senza gravi crisi i popoli rifiuterebbero le cessioni per il proprio senso di appartenenza nazionale.
C’è bisogno di aggiungere altro?
Il disegno criminale di smantellamento della democrazia costituzionale è in corso (e quasi compiuto) ed il fatto che la finanza voglia un governo fantoccio per il paese ormai è ammesso da una serie di dichiarazioni sempre più folli.
Come sempre concludo chiedendomi che cosa stiano facendo alla Procura di Roma…
Per il tema incompatibilità costituzione e per il ruolo giuridico di deficit e moneta si consigliano invece i video dei convegni di www.riscossaitaliana.it

Il pareggio in bilancio in Costituzione: cretinismo economico? No è un reato.

Il pareggio in bilancio in Costituzione: cretinismo economico? No è un reato.


Art. 283 cp: “Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del governo è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni”.
Nel 2012, al culmine della falsa crisi del debito sovrano italiano, il trattato cd. “fiscal compact” ci ha imposto la modifica della nostra Costituzione. Tra le norme modificate c’è l’art. 81 Cost.: con esso si è introdotto nella Carta il principio universale del cretinismo economico. Lo Stato, dopo la riforma, deve comportarsi come una famiglia o un’azienda e quindi non deve spendere più di quanto incassa.
La società è stata trasformata in quello che Keynes amava chiamare “la parodia dell’incubo di un contabile”. Non produciamo più ciò di cui siamo capaci per limiti auto imposti. Recentemente abbiamo sentito ben due, dei tre nuovi Giudici eletti in Corte Costituzionale, dichiararsi favorevoli a tale norma. Per loro onestamente non credo alla malafede, è semplice cretinismo economico. Probabilmente dovuto anche ad una diffusa propaganda mediatica, che li ha influenzati in un campo, quello della contabilità pubblica, in cui evidentemente non erano adeguatamente preparati. A loro favore va il fatto che non sono temi usualmente di competenza dei giuristi, ma da qualche anno a questa parte lo sono drammaticamente diventati.
Con il pareggio in bilancio non siamo solo davanti ad un atto economicamente insensato, ma ad un vero e proprio delitto contro la personalità giuridica dello Stato. Con il pareggio infatti lo Stato perde il suo potere assoluto d’imperio sul proprio territorio, diventando un soggetto giuridico al pari di ogni privato dell’ordinamento. Scordiamoci sanità, pensioni, sicurezza, istruzione, ecc. Con la nuova legislazione nulla di tutto questo potrà continuare.
Proviamo a spiegarlo ai dannosi ignoranti che difendono questa norma nel modo più semplice ed atecnico possibile. Ricorriamo ad un esempio paradossale, ma drammaticamente reale.
Poniamo che uno Stato, ab origine, ovvero dal primo anno della sua creazione, abbia deciso di seguire l’idioma imbecille del “non viviamo sopra le nostre possibilità” e abbia codificato da subito il pareggio in bilancio. Il nostro Stato deciderà di spendere 100 e dovrà pertanto tassare a fine anno esattamente 100.
Che cosa succederà secondo voi? Nulla di buono. Abbiamo semplicemente creato una società priva di risparmio. Una società in cui la crescita è bandita e la domanda di beni o servizi sarà sempre troppo bassa per assenza della moneta sufficiente a pagarli, una società che vivrà sotto le proprie possibilità. Così facendo la disoccupazione rimarrà ovviamente alle stelle perché il lavoro non produrrà alcun profitto. Avremo una stagnazione secolare (curiosamente proprio quello che Padoan ha dichiarato di temere per il futuro dell’Italia). Insommauna società diametralmente opposta a quella prevista dai principi fondamentali codificati nella nostra Costituzione.
In un Paese non più dotato di sovranità monetaria l’esempio degli effetti del pareggio in bilancio sono, peraltro, ancora peggiori. L’Italia dal 1981 (divorzio banca d’Italia – tesoro) non si finanzia più con la propria banca centrale (dunque non si finanzia indipendentemente), ma lo fa sui mercati. Così facendo il Paese si è indebitato verso soggetti privati che richiedono interessi.
Questo comporta che se introduciamo il pareggio in bilancio accade, proseguendo nel nostro semplice esempio, esattamente questo: se spendiamo 100 e tassiamo 100, ma 10 di queste spese vanno per gli interessi sul debito (nella realtà interessi che finiscono in parte consistente all’estero, questo è decisivo ai fini di questo ragionamento)mi ritrovo a spendere (dunque ad immettere moneta) nell’economia reale 90 per poi tassare 100.La differenza si può ottenere unicamente dal risparmio monetario o dal l’esproprio dei beni reali dei cittadini, ovvero da tutto ciò che si è ottenuto nel corso degli anni con politiche di deficit, le uniche che creano matematicamente risparmio.
Qui è racchiuso il crimine economico del pareggio in bilancio, che obbliga a politiche volte all’abbattimento dei salari per ottenere la moneta mancante attraverso le esportazioni, oppure a politiche volte a trasformare il debito pubblico in debito privato. Due scelte egualmente disastrose per il Paese e per l’economia, poiché entrambe non possono funzionare.
La modifica della Costituzione del 2012 è stata dunque un vero attentato ai valori della Carta, un’attentato alla personalità giuridica dello Stato che in un colpo smantella il diritto al lavoro, il welfare (come dicono i due fenomeni eletti alla consulta, le pensioni si pagano se ci sono i soldi) ed in generale il modello economico costituzionale dando addio al risparmio, che diviene impossibile ex lege.
Tutto questo sarebbe stato pacificamente reato prima del 2006 allorquando il requisito della violenza non era contemplato nel dettato dell’art. 283 c.p. e dunque, la modifica della Costituzione, contro il divieto di compromettere i suoi principi fondamentali, era certamente reato.
Dopo la riforma del 2006 occorre valutare se si sia o meno in presenza di violenza. Rispondere affermativamente è assai semplice. La violenza in giurisprudenza è anche la mera cooptazione, la coercizione della volontà altrui. Proprio attraverso una falsa crisi economica, causata ad arte dagli speculatori finanziari, ormai onnipotenti grazie a Stati che hanno ceduto le proprie sovranità economiche e monetarie, si è indotta nella gente la paura. Questa paura ha fatto vincere il cretinismo economico così cooptando la volontà, ben diversa, che altrimenti avrebbe rappresentato un popolo adeguatamente informato. Chi vorrebbe disoccupazione e distruzione del risparmio per arricchire e (soprattutto) conferire potere assoluto alle lobby finanziarie? Se la domanda fosse questa nessuno accetterebbe queste politiche.
Purtroppo è avvenuto esattamente quello che Mario Monti, vero traditore dei valori della nostra Patria, Presidente del Consiglio al momento della modifica costituzionale di cui dibattiamo, si prefigurava laddove affermava, sino ad oggi impunemente, che:
“Io ho una distorsione che riguarda l’Europa ed è una distorsione positiva, anche l’Europa, non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di GRAVI crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini, ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico di non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile conclamata. Certamente occorrono delle autorità di enforcement(n.d.s. costrizione traducendo in Italiano) rispettate che si facciano rispettare che siano indipendenti e che abbiano risorse e mezzi adeguati oggi abbiamo in Europa troppi Governi che si dicono liberali e che come prima cosa hanno cercato di attenuare la portata la capacità di azione le risorse l’indipendenza delle autorità che si sposano necessariamente al mercato in un’economia anche solo liberale”.
La Costituzione è tradita, ma il popolo non lo capisce. I Patrioti devono cominciare a chiedersi cosa va fatto a questo punto. La sola informazione non basta, serve uscire dal dogma del divide et impera, ma questo sarà oggetto del mio prossimo post.

VOLKER PISPERS: IL DENARO PRIVATIZZATO, E LA TRUFFA DEL DEBITO PUBBLICO

VOLKER PISPERS: IL DENARO PRIVATIZZATO, E LA TRUFFA DEL DEBITO PUBBLICO


- di Mauro Miccolis –
Ho già parlato di Volker Pispers, scoperto per caso in rete, e mi accingo a farlo nuovamente con molta gioia; un comico che fa politica e questa non è una novità, la novità è che attacca i burattinai (banchieri), e non i burattini (politici) come fanno certi sedicenti salvatori del popolo qui in italia, non facciamo nomi ma solo cognomi : Crozza e Grillo, che non a caso sono amici.
Sono sbalordito e felice ,che ci siano delle persone che hanno audience che hanno il coraggio di dire la verità sul denaro privatizzato (come l’euro e il dollaro) sulla truffa chiamata debito pubblico.
Lo fa benissimo, spiega benissimo, chiunque può capire.
Evviva Volker Pispers, Evviva la Germania che ci ha regalato un esempio di coraggio e di amor patrio.

Fonte: miccolismauro.wordpress.com

CONTO ALLA ROVESCIA: DAL 1°GENNAIO, 14 BANCHE ITALIANE PRONTE A FALLIRE (RAPINA DI STATO A UN MILIONE DI RISPARMIATORI)


Mentre il nuovo governo portoghese ha deciso di tutelare i risparmi dei cittadini salvando le banche con denaro pubblico (cosa che fece anche l’Inghilterra ai tempi della crisi del 2008 ad esempio con Royal Bank of Scotland, nazionalizzandola, bonificandola e poi rivendendola guadagnandoci pure sopra una discreta sommetta), il governo non eletto del premier fiorentino, va avanti a testa bassa nell’applicare “quello che ci chiede l’Europa”, con un atto di fede (o di stupidità) degno di migliori cause.

Diciamoci la verità: se l’Europa vi chiedesse di buttarvi dal balcone, lo fareste? Chiaramente no, eppure il premier non eletto è quello che vi sta chiedendo per rispettare i dettami europei sui salvataggi bancari, riassunti nelle parole "bail in", che però il governo italiano poteva tranquillamente rifiutare di accettare, tanto quanto la Germania - bloccando l'intero meccanismo dell'unione bancaria della zona euro voluta e perorata da Mario Draghi in persona, fosse poco - ha rifiutato la salvaguardia a livello europeo dei conti correnti fino a 100.000 euro. Per la Germania, ciascun Paese dell'eurozona deve badare a sè stesso, quando si tratta di garantire i conti correnti. Capito bene?

Voltando pagina, ma dello stesso sciagurato libro titolato "Banche fallite, risparmiatori rapinati dal governo Pd" è proprio di questi giorni, l’approvazione da parte dell’assemblea dei soci di VenetoBanca, una delle grandi malate del sistema italiano, della quotazione in borsa e della svalutazione delle proprie quote da 40 a poco più di 7 euro, con una perdita secca di 3,3 miliardi di euro per 88.000 piccoli azionisti, la maggior parte pensionati e non certo avidi speculatori. Già, perché VenetoBanca aveva emesso anni fa prestiti obbligazionari che poi erano stati convertiti in azioni per cercare di salvare la baracca. La stessa banca ha circa 5 miliardi di euro di crediti deteriorati.

E VenetoBanca non è certo l’ultima dei malati italiani, visto che la lista delle banche in amministrazione controllata continua ad essere bella lunga.

C’è da dire che dal primo gennaio, quindi fra pochi giorni, la situazione potrà solo che peggiorare, per i clienti delle banche, visto che entreranno definitivamente in vigore le norme europee, il famoso “bail in”, che sarebbe meglio chiamare “buttati dalla finestra”, come dicevamo prima.

Perché, cari clienti delle banche, dal primo gennaio, in caso di dissesto della banca, pagheranno tutti e caro: azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti normali, correntisti (teoricamente sopra i 100.000 euro, in realtà anche quelli sotto, visto che il fondo di garanzia interbancario non ha risorse sufficienti a coprire la situazione). Che dire? Potrebbe essere un inizio d’anno col botto.

La cosa stupefacente è che mentre in Islanda i banchieri responsabili del disastro sono finiti in galera, seppure con pene lievi, nell’italico stivale si sta facendo di tutto perché rimangano impuniti. Chiaramente, il fatto che il padre di un ministro sia coinvolto in uno scandalo bancario è una pura coincidenza e peste lo colga chi pensa che il governo abbia agito in palese conflitto d’interessi. Quelle sono cose che capitavano coi governi di centrodestra, ora che governa il sol dell’avvenire renzista è tutto trasparente e al massimo si tratta di qualche peccato veniale. Quando si suol dire due pesi e due misure…

Tornando a voi, cari risparmiatori, ricordatevi che l’italico stivale, regnante Monti I l’Austero, ha finanziato pesantemente con i vostri soldi il fondo di stabilità europeo, cui la Spagna ha attinto più volte per salvare le sue banche. Esatto, cari contribuenti, voi avete aiutato i cittadini spagnoli a non perdere i loro soldi, mentre la Commissione europea guarda con grande stima e apprezzamento Matteo il Magnifico rifiutare qualsiasi tipo di intervento pubblico a tutela del vostro risparmio, cosa che collide un po’ anche con la costituzione della repubblica italiana che all’articolo 47 recita “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.”

Direi che quanto abbiamo visto in questi giorni è quanto meno in contrasto con quanto riporta la Magna Charta italica. Ma, si sa, per il premier non eletto, la Costituzione è un optional di cui si può tranquillamente fare a meno. In fondo, lui le elezioni mica le ha vinte per sedere dove sta.

In fondo, in tutti i regimi, morire per la patria è stato considerato un gesto di grande valore, e siccome oggi in questa UE sempre più simile all’URSS sono le banche a comandare, morire per salvare la banca in cui avete messo i vostri sudati risparmi sarà sicuramente apprezzato, meglio ancora se prima di andare in pensione.

In un simile frangente, il consiglio che ci sentiamo di darvi è quello di suddividere il vostro patrimonio tra più banche, possibilmente non collegate da rapporti societari, e di tenere una discreta fetta di denaro liquido, pronta a qualsiasi eventualità.

Qui di seguito, per concludere, riportiamo l’elenco aggiornato delle banche in amministrazione controllata

Banca Pop. di Etruria

BCC Terra d’Otranto

Istituto per il credito sportivo

Cassa di risparmio di Ferrara

Cassa di risparmio di Loreto

Banca popolare dell’Etna

Banca popolare delle province calabre

Banca di Romagna

BCC Irpina

Banca delle Marche

Cassa di risparmio di Folgaria

Credito trevigiano

Banca di Cascina

Banca Brutia

E se le cose andassero un filo peggio di come già vanno, alla lista dovrà essere aggiunta anche Veneto Banca.

Togliendo dalla lista, anzi non mettendocela proprio Veneto Banca, quando le banche di questo elenco falliranno, non meno di un milione di risparmiatori che hanno investito nelle obbligazioni (di tutti i tipi!) e gli azionisti perderanno tutto. 

Luca Campolongo

Fonti

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/veneto-banca-ha-due-miliardi-perdite-gennaio-verit-1206795.html

http://www.ilgiornale.it/news/esteri/lislanda-risorge-crisi-punendo-banchieri-e-politici-881375.html

http://www.jus.unitn.it/cardozo/Obiter_Dictum/cost/art47.htm

http://www.ilsole24ore.com/articlegallery/finanza-e-mercati/2015/banche-italiane-commissariate/index.shtml

Veterano della guerra in Iraq: L’ISIS l’ho creato io

Veterano della guerra in Iraq: L’ISIS l’ho creato io


Dopo 14 anni di Guerra al Terrore, oggi ridenominato ISIS, l’occidente è diventato bravissimo a fomentare la barbarie e a creare stati fallimentari. Nel corso degli ultimi anni, il mondo si è chiesto da dove fosse saltato fuori l’ISIS. Le spiegazioni sono state molte, ma più che altro focalizzate sulla geopolitica (l’egemonia statunitense), sulla religione (il mondo dei sunniti e degli sciiti), sull’ideologia (il wahhabismo) o anche su questioni ambientali (la migrazione dovuta ai cambiamenti climatici). Molti commentatori e anche ex ufficiali militari suggeriscono invece, a ragione, che la guerra in Iraq sia la prima responsabile per la liberazione delle forze che oggi conosciamo come ISIS, ISIL, DAESH e così via. Qui spero di aggiungere qualche riflessione e qualche aneddoto utili alla discussione.
Vincent Emanuele è uno scrittore, un giornalista radiofonico e un attivista che vive a Michigan City, nell’Indiana. E’ anche un veterano della guerra in Iraq. Ecco quello che riporta. 

COSÌ NASCE L’ISIS: L’INCUBO DELLA MESOPOTAMIA.

Quando mi trovavo d’istanza in Iraq, nel primo battaglione del settimo Marines, tra il 2003 e il 2005, non immaginavo le ripercussioni che ci sarebbero state, ma sapevo che qualcuno si sarebbe vendicato. Questa punizione, altrimenti nota come fiammata di ritorno, viene attualmente inflitta in molte parti del mondo, dall’Iraq all’Afghanistan, allo Yemen, alla Libia, all’Egitto e al Libano, passando per la Siria, la Francia, la Tunisia, la California e così via, senza che se ne veda la fine.
A quei tempi, vidi e partecipai quotidianamente a molte oscenità. Certamente, la malvagità della guerra non è mai stata davvero compresa in occidente. Senza dubbio, le organizzazioni pacifiste hanno provato a descrivere gli orrori della guerra in Iraq, ma i media mainstream, il mondo accademico e le organizzazioni politiche occidentali hanno sempre ostacolato un serio esame del più grande crimine di guerra del ventunesimo secolo.
Mentre pattugliavamo la vasta regione della provincia iraqena di Al-Anbar, buttando le rimanenze del nostro cibo in scatola fuori dai veicoli, non mi sono mai soffermato a immaginare come saremmo stati ricordati nei libri di storia. Semplicemente, volevo fare un po’ di spazio nel mio Humvee. Anni dopo, durante un corso di storia universitario sulle civiltà occidentali, ascoltando il professore che parlava della culla della civiltà, ho ripensato alla spazzatura di cui abbiamo ricoperto il deserto mesopotamico.
Esaminando i recenti avvenimenti in Siria e in Iraq, non posso non pensare ai bimbi piccoli che i miei compagnimarines bersagliavano come birilli, con i dolcetti contenuti in quelle scatole di cibo. I dolciumi non erano le sole cose gettate ai bimbi: bottiglie d’acqua riempite di urina, pietre, rottami e molti altri oggetti. Mi domando spesso come ricordino quelle cose, molti membri dell’ISIS e di altre organizzazioni terroristiche.
Inoltre, penso a quelle centinaia di prigionieri che abbiamo catturato e torturato in prigioni di fortuna piene di adolescenti del Tennessee, di New York e dell’Oregon. Non ho mai avuto la sfortuna di lavorare in quei campi di prigionia improvvisati, ma ricordo molto bene le storie. Ricordo molto vividamente  i marines raccontarmi di pugni, schiaffi, calci, gomitate, ginocchiate e testate agli iracheni. Non dimentico i racconti di torture sessuali: forzavano gli uomini iracheni ad avere rapporti sessuali tra di loro, mentre i marines puntavano i coltelli sui loro testicoli, qualche volta sodomizzandoli con i manganelli. 
Comunque, prima che questi abomini venissero consumati, quelli di noi che facevano parte delle unità di fanteria ebbero il piacere di radunare gli iracheni durante i raid notturni, ammanettarli con lacci di plastica, incappucciarli e gettarli nel retro degli Humvees e dei camion mentre le loro mogli e i loro bambini si gettavano ai loro piedi e piangevano. Qualche volta, li prendevamo durante il giorno. Il più delle volte non opponevano resistenza. Qualcuno si teneva per mano mentre i marines li colpivano al volto con il calcio dei fucili. Quando arrivavano al centro di detenzione, li trattenevano per giorni, settimane, anche mesi talvolta. Le loro famiglie non venivano avvisate. E quando venivano rilasciati, li portavamo nel mezzo del deserto e li rilasciavamo a chilometri e chilometri da casa.
Dopo averli liberati dai lacci e dopo avergli tolto i cappucci, molti tra i nostri marines più matti gli sparavano dietro con l’AR-15, a terra o in aria, a poca distanza, spaventandoli mentre scappavano. Si divertivano. Molti iracheni correvano, ancora in lacrime per le sofferenze patite al centro di detenzione, nella speranza di trovare un po’ di libertà, là fuori. Chi può dire quanto a lungo siano sopravvissuti. Dopo tutto, non interessava a nessuno. Sappiamo di un ex prigiorniero degli USA che ce la fece: Abu Abkr al-Baghdadi, il capo dell’ISIS.
Sorprendentemente, l’abilità di disumanizzare il popolo iracheno riusciva anche a crescere dopo che gli spari erano finiti, perché molti marinespassavano il tempo libero a scattare foto dei morti , spesso mutilando i loro corpi per gioco o colpendo i loro corpi rigonfi con i manganelli per qualche risata a buon mercato. E siccome gli iPhone non c’erano, a quel tempo, molti marines vennero in Iraq con macchinette digitali. Quelle macchine fotografiche contengono una storia mai raccontata della guerra in Iraq, una storia che l’occidente spera che il mondo possa dimenticare. Quella storia e quelle macchine fotografiche contengono anche video di massacri gratuiti e di numerosi altri crimini, realtà che gli iracheni non possono dimenticare.
Sfortunatamente, posso rammentare infiniti episodi di puro orrore, relativi alla mia permanenza in Iraq, Persone innocenti non soltanto veniva quotidianamente radunate, torturate e imprigionate, ma venivano ancheincenerite a centinaia di migliaia. Qualche studio suggerisce persino a milioni.
Solo gli iracheni possono capire il male puro che è stato riversato sulla loro nazione. Ricordano il ruolo dell’occidente negli otto anni di guerra tra l’Iraq e l’Iran. Ricordano le sanzioni di Clinton nel 1990, politiche che risultarono nella morte di ben oltre 500 mila persone, per lo più donne e bambini. Poi venne il 2003 e l’occidente terminò il lavoro. Oggi, l’Iraq è un nazione completamente devastata. Le persone vengono avvelenate e mutilate e l’ambiente naturale è tossico a causa delle bombe all’uranio impoverito. Dopo quattordici anni di Guerra al Terrore, una cosa è chiara: l’occidente è bravissimo a fomentare la barbarie e creare stati rovinati.

VIVERE CON I FANTASMI

Gli occhi caldi e trasparenti dei giovani bimbi iracheni mi danno la caccia di continuo, come è giusto che sia. Le facce di quelli che ho ucciso, o almeno di quelli di cui ho potuto esaminare da vicino il corpo, non usciranno mai dai miei pensieri. I miei incubi e le riflessioni quotidiane mi ricordano da dove venga l’ISIS e perché, esattamente, ci odiano. Quell’odio, comprensibile e spiacevole, sarà diretto verso l’occidente per anni e decenni a venire. Come potrebbe essere altrimenti?
Di nuovo, la scala di distruzione che l’occidente ha inflitto al Medio Oriente è assolutamente inimmaginabile per la grande maggioranza delle persone che vivono nel mondo sviluppato. Questo punto non può mai essere enfatizzato troppo, perché gli occidentali, ingenuamente, continuano a chiedere: “Perché ci odiano?”.
Alla fine, le guerre, le rivoluzioni e le controrivoluzioni accadono, e le generazioni successive debbono coesistere con le conseguenze: civiltà, società, culture, nazioni e individui sopravvivono o muoiono. E’ così che funziona la storia. In futuro, come l’occidente gestirà il terrorismo dipenderà in massima parte dalla sua scelta di continuare o meno con il suo comportamento terroristico. Ovviamente, la maniera con la quale l’occidente cercherà di prevenire la nascita di organizzazioni future del tipo dell’ISIS è di opporvi il militarismo occidentale in tutte le sue forme più spaventose: colpi di stato orchestrati dalla Cia, guerre per procura, attacchi portati a termine attraverso i droni, campagne controinsurrezionali, conflitti economici e così via.
Nel frattempo, quelli di noi che hanno partecipato direttamente nella campagna o, meglio, nel genocidio militare in Iraq, continueranno a vivere con i loro fantasmi di guerra.

Fonte: ByoBlu

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