16 gennaio 2016

Più si beve latte e più calcio si perde dalle ossa: parola del British Medical Journal

Più si beve latte e più calcio si perde dalle ossa: parola del British Medical Journal

Non esiste alimento migliore. Il latte che sgorga dalle mammelle è da sempre raccomandato da medici e nutrizionisti per il fabbisogno proteico e soprattutto per l’apporto di calcio, minerale questo fondamentale per far crescere e mantenere in salute la struttura ossea.
Fin qui nulla da eccepire se si trattasse del latte di mamma e se le mammelle fossero di una bella madre e non di una vacca ingravidata artificialmente.
Questa premessa è obbligatoria perché ancora oggi c’è chi confonde le due cose. Si confonde il latte materno, vero e unico nutrimento basilare per il sano e corretto sviluppo del neonato d’uomo, con il latte di vacca, alimento predisposto esclusivamente per la crescita rapidissima dei vitelli.
Confusione questa assai pericolosa per la salute umana, ma ormai incarnata nell’inconscio collettivo per la gioia delle lobbies alimentari e farmaceutiche.
Per fortuna sempre più studi scientifici stanno evidenziando e sottolineando tale rischio, affermando che il latte vaccino non va bene per l’alimentazione umana.
L’ennesima ricerca arriva dalla svedese università di Uppsala è ed stata pubblicata su uno dei giornali scientifici più accreditati al mondo, il British Medical Journal.
Nello studio vengono presi in esame due grandi coorti composte da 61.433 donne (dai 39 ai 74 anni) e 45.339 uomini (dai 45 ai 79 anni), monitorati per ben 20 anni.
Durante il follow-up medio di 20 anni, 15.541 donne sono morte e 17.252 hanno avuto una frattura ossea, delle quali 4.259 all’anca. Per gli uomini in un follow-up medio di 11,2 anni, 10.112 sono morti e 5.066 hanno avuto una frattura, dei quali 1.116 all’anca.
Le conclusioni dello studio svedese non lasciano spazio a nessun dubbio: i ricercatori hanno scoperto che non solo non vi è stata alcuna riduzione delle fratture ossee nelle persone che hanno consumato latte, ma addirittura nelle donne il consumo stesso di latte è stato associato ad una maggiore probabilità di subire una frattura.
Le persone che hanno bevuto tre bicchieri o più di latte al giorno avevano il doppio delle probabilità di morire presto rispetto a chi ne aveva consumato meno di uno.
L’autore dello studio, il professor Karl Michaelsson, spiega che i loro risultati “possono mettere in dubbio la validità delle raccomandazioni su un consumo elevato di latte per prevenire le fratture da fragilità. Un maggior consumo di latte nelle donne e uomini non è accompagnato da un minor rischio di frattura. Invece può essere associato ad un più alto tasso di morte”.
Ma non ci hanno sempre detto che per prevenire l’osteoporosi bisogna bere tanto latte e mangiare tanti formaggi?
Questa cosa è risaputa da sempre in chi si occupa seriamente di nutrizione umana, mentre è ancora un’eresia da estirpare con ogni mezzo per coloro che studiano sui libri scritti dalle lobbies farmaceutiche e si basano sulle piramidi alimentari redatte dalle industrie alimentari!
A parte le sterili diatribe sul latte sì o latte no, i dati parlano chiaro: nei paesi maggiori consumatori di latte e latticini vi è il maggior numero di fratture ossee. E questo è un dato di fatto assodato.
Come si spiega? Come la mettiamo?
Semplicissimo: da una parte l’elevato contenuto del lattosio, lo zucchero del latte che crea un ambiente acidificante dato che a livello intestinale viene degradato ad acido lattico, e tale ambiente fa aumentare le infiammazioni e lo stress ossidativo. Condizioni queste alla base di un maggior rischio di mortalità e paradossalmente di fratture ossee.
Nella medesima ricerca tale associazione di rischio è stata osservata anche con l’assunzione dei derivati del latte come i formaggi, anche se in questo caso sono andati coi piedi di piombo per non andare a cozzare esageratamente contro interessi economici enormi (industria casearia).
E’ bene ricordare che il latte di un mammifero è specie-specifico quindi adatto e perfetto per il cucciolo di quella specie. Il latte di donna per esempio è perfetto per il neonato dell’uomo, la cui crescita è molto lenta, mentre il latte di vacca è perfetto per far crescere molto velocemente il vitello. Un neonato in sei mesi raggiunge il peso di circa 7/8 kg, mentre nello stesso periodo il vitello oltre 300 kg.
Quindi è normale che il latte vaccino contenga livelli spropositati di ormoni della crescita (estrogeni ma non solo), cosa che non ha il latte umano. Questo esubero di ormoni andrà a squilibrare in senso negativo la funzionalità delle ghiandole endocrine e tutto il delicatissimo asse ormonale umano (ipofisi, tiroide, seni, ovaie, testicoli, prostata, ecc.).
Altre ricerche hanno riscontrato che il latte delle vacche da allevamento intensivo (tutto il latte venduto nella grande distribuzione) contiene un ormone, l’estrone solfato, in maniera 33 volte superiore a quello delle vacche che producono latte normalmente.
L’estrone solfato è imputato di essere la causa di numerosi tumori ormono-sensibili: seno, prostata, testicoli e colon…
Un altro fattore imputato nei tumori al seno e alla prostata è l’Insulin-like Growth Factor (IGF-1). Questo ormone, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumano regolarmente latticini. Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono pure presenti nel latte vaccino.
La d.ssa Susan Hankinson di Harvard ha dimostrato che le donne sotto i 50 anni con i tassi di IGF-1 più elevati hanno un rischio 7 volte maggiore di contrarre il cancro al seno rispetto a donne con valori bassi. Stessa cosa per il cancro alla prostata, solo che in questo caso gli uomini con maggior IGF avevano un tasso di rischio fino a 9 volte maggiore.
Infine il latte vaccino è un alimento difficilmente digeribile e assimilabile per il nostro metabolismo in quanto sempre più spesso l’uomo è privo dei due enzimi basilari imputati a questo compito: la rennina e la lattasi.
L’intolleranza al lattosio colpisce il 95% dei soggetti asiatici, il 74% dei nativi americani, il 70% degli africani, il 53% dei messicani e il 15% dei caucasici. Non esiste al mondo una sostanza intollerante quanto il latte vaccino. Ci sarà un motivo oppure no?
Senza questi enzimi o con una loro carenza, le proteine e gli zuccheri del latte non sono correttamente digeribili e possono creare nel tempo seri problemi all’organismo (problemi gastro-intestinali, diarrea, flatulenza, morbo di crohn, ecc.).
La medicina naturale sa queste cose da sempre, mentre la medicina allopatica è ancora dell’idea che il latte vaccino sia l’alimento perfetto per l’essere umano, l’alimento che protegge le ossa dall’osteoporosi…
E questo anche se, come dice l’oncologo Franco Berrino, “non esiste un solo studio che abbia documentato che una dieta ricca di latticini in menopausa sia utile ad aumentare la densità ossea e a prevenire le fratture osteoporotiche”.Invece ciò che è risaputo è che “la frequenza di fratture in menopausa è tanto maggiore quanto è maggiore il consumo di carne e di latticini”.
Esattamente il contrario di quello che ci viene detto.
Beata ignoranza…
Lo studio è pubblicato nel sito ufficiale del British Medical Journal www.bmj.com/content/349/bmj.g6015

Due anni senza comprare vestiti

Due anni senza comprare vestiti


SE VI IMMAGINATE LA SCENA DEL MIO ARMADIO DESOLATAMENTE VUOTO, DOVRETE RICREDERVI. FACCIO DI TUTTO PER CONSERVARE SOLO GLI ABITI CHE MI SERVONO E CHE METTO CON REGOLARITÀ MA, CONFESSO, FACCIO UNA CERTA FATICA NONOSTANTE L’IMPEGNO A SVUOTARE PERIODICAMENTE.
 – di Marìca Spagnesi* –
Un giorno ho deciso di non comprare più abiti perché i vestiti che avevo nell’armadio erano più di quanti potessi metterne. Ho iniziato a dar via, a fare cernite e riordini e l’armadio si è ridotto di moltissimo. Eppure avevo ancora vestiti che non usavo o mettevo raramente. Mi sono resa conto che mi sento bene con pochissime cose e tendo a mettere sempre quelle, cioè quelle che mi fanno sentire a mio agio e che mi piacciono. Non è necessario, quindi, acquistare vestiti per poi tenerli nell’armadio del tutto inutilizzati.
Negli armadi delle persone che conosco si ammassano decine, quando non centinaia, di abiti mai messi o usati una volta, di cui difficilmente si riesce a tenere il conto. A questi si aggiungono i nuovi acquisti. Continuiamo ad acquistare e ad accumulare perché siamo continuamente stimolati a farlo ma la maggior parte di noi potrebbe vivere gli anni a venire senza problemi con i soli vestiti già presenti in casa.
Vivendo in questo modo, si mette su quasi spontaneamente una specie di rete nella quale vengono prelevati e messi in circolo abiti di ogni genere: per tutti i giorni, da lavoro, da sera, da cerimonia, abiti sportivi, costumi da mare, scarpe e perfino biancheria per la casa. Ed è davvero difficile che si abbia la necessità di comprare qualcosa. Mi è capitato moltissime volte di ricevere abiti con ancora il cartellino, quindi neanche mai indossati.
Personalmente ho iniziato con gli amici e i parenti ma poi il cerchio si allarga e arrivano vestiti di persone che neppure conosci perché amici di amici. Da lì si preleva quello che può servire e il resto, con qualche telefonata, si rimette in circolo.
Se ci pensiamo, l’acquisto stagionale di vestiti non è quasi mai dettato dalle necessità ma dal nostro desiderio di avere qualcosa di diverso e di nuovo. Ma un vestito usato per un altro diventa, di fatto, nuovo e diverso per me.
Si tratta di iniziare a vedere le cose con occhi nuovi: l’impulso all’acquisto è, in realtà, telecomandato dalle pubblicità martellanti e dalle vetrine sapientemente organizzate e scintillanti di oggetti che sembrano chiamarci. Quei nuovi jeans indossati dalla tale modella o attrice hanno il magico potere di farci diventare come lei. O, almeno, è quello che crediamo. La moda stessa è un sapiente sistema per produrre, consumare e buttare nel tempo di una stagione. Se ieri i pantaloni erano stretti oggi dovranno essere larghi e poi, dopodomani, di nuovo stretti così non potrò mettere quelli che avevo comprato l’anno prima. Il rischio è quello di sentirsi diversi dagli altri. E il magico mondo della moda si basa esattamente su questo: farti desiderare ciò di cui non hai bisogno. E le riviste di moda e quelle “femminili” contribuiscono al sistema in modo non indifferente.
Questi meccanismi si aggiungono al marketing sempre più accattivante e strategico, capace di riuscire a farti acquistare cose che già sai che non metterai, che non sono della tua taglia ma lo diventeranno in un immaginario futuro o a rendere desiderabile un abito o un accessorio solo perché è in saldo.
Ho fatto parte anch’io di quel sistema in cui si crede di dover uscire e comprare solo per il fatto che ci sono delle offerte. So per certo che moltissimi capi acquistati in saldo non vengono mai messi e che è difficile, ormai, che si acquisti per reale necessità.
Così, vivo da due anni senza praticamente acquistare vestiti. E’ divertente, creativo (ho imparato ad aggiustare, stringere, sistemare) è utile e rispetta l’ambiente. Ho smesso di pensare ai vestiti come una consolazione, un modo per omologarsi, per essere riconosciuti o parte di qualche gruppo. Anche così, ho comunque più di quello che mi serve. Se ci concentriamo solo su ciò che davvero ci serve, ci piace e ci sta bene sarà facile, molto facile vestirci. Se spargiamo voce o iniziamo noi il circuito virtuoso del reindossare, sarà facile trovare montagne di abiti disponibili e in ottime condizioni solo col passaparola.
Vivendo così si dà più valore a ciò che si acquista e non si rischia di portare a casa cose inutili. E’ più facile avere chiaramente l’idea di ciò che davvero ci serve, porta un risparmio notevole nelle nostre tasche senza considerare i risvolti etici e ambientali.
Viviamo nel mondo dello spreco e ci sono persone, anche famiglie, che vivono e mangiano (benissimo) solo cibandosi di cibo avanzato o scartato da mercati e supermercati. Si tratta di ottimo cibo che viene così rimesso in circolo. Per i vestiti si può fare la stessa cosa. Sono convintissima che sia un piccolo, grande contributo a dare l’esempio che comportamenti alternativi e nella nostra vita quotidiana sono possibili e praticabili per tutti.
Marìca Spagnesi collabora anche con il blog llht.org

IN GRECIA FU VERO GOLPE PER EVITARE RITORNO A MONETA NAZIONALE

IN GRECIA FU VERO GOLPE PER EVITARE RITORNO A MONETA NAZIONALE

Golpe e controgolpe. Se ne era parlato l’estate scorsa, quando la Grecia sembrava a un passo dall’uscita dall’euro. Ma solo ieri è arrivata la prima autorevole conferma di quelle voci. Intervistato dalla rete ellenica Skai Tv, il governatore della banca centrale greca Yannis Stournaras ha dichiarato che gli era arrivata una soffiata secondo cui era pronto un piano segreto per introdurre una moneta parallela nel caso in cui i negoziati con i creditori internazionali fossero falliti.
Il piano comportava l’irruzione nella zecca nazionale. «Allora ho riunito i consulenti legali della banca centrale e alcuni ex primi ministri. Ne ho parlato con il presidente della Repubblica e abbiamo, per modo di dire, alzato un muro, una difesa contro un’eventualità del genere». Stournaras non ha fatto nomi, ma tutto fa pensare che si riferisse all’allora ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, poi estromesso dal premier Alexis Tsipras dopo che Troika ne aveva chiesto la testa. Varoufakis aveva prima negato e poi ammesso l’esistenza di un piano per introdurre la moneta parallela, ma nessuno aveva pensato che tutto fosse pronto per il blitz. Da notare che Stournaras ha sventato l’assalto con l’aiuto di alcuni ex premier, tra i quali c’era probabilmente il predecessore di Tsipras, da lui sconfitto alle elezioni, Antonis Samaras. Va poi rimarcato che Stournaras è stato ministro delle Finanze del governo filo-Troika guidato da Samaras. Mentre il presidente della Repubblica Prokopis Paulopoulos al momento dei fatti era stato da poco eletto con il voto di Syriza e di Nuova Democrazia, il partito di Samaras, con cui ha fatto tutta la sua carriera politica. Il quadro che emerge è inquietante: il governo Tsipras, eletto dal popolo ma schiacciato fra la Troika e gli esponenti del precedente esecutivo, in pratica ha sempre avuto le mani legate. Si può pensare che anche il secondo governo Tsipras sia nelle stesse condizioni.

Prezzo del petrolio arma geopolitica

Prezzo del petrolio arma geopolitica

Anche l’attuale crollo delle quotazioni del greggio ben difficilmente può essere descritto come un mero fenomeno economico. Analizziamo le implicazioni.
- di Giuseppe Masala -
La quotazione del barile di petrolio è da sempre molto di più che un fattore di influenza della congiuntura economica internazionale ma è un vero e proprio strumento usato per ottenere risultati di natura geopolitica.
I due casi storicamente più eclatanti dell’utilizzogeopolitico del barile di petrolio sono stati:
1) L’abbandono da parte degli USA degli accordi di Bretton Woods che prevedevano la convertibilità del dollaro in oro e la conseguente implementazione di un sistema fluttuante dove però il barile di petrolio viene prezzato in dollari (petrodollaro). Tale sistema ha consentito il mantenimento dell’egemonia del dollaro negli scambi internazionali e di fatto è – assieme allo strumento militare- una colonna portante della supremazia USA nello scacchiere mondiale;
2) Il crollo del prezzo del petrolio degli anni ’80 causato dall’iperproduzione saudita con il fine di mettere in difficoltà l’URSS(grande esportatore di gas e petrolio) e che ne ha accelerato la fine.
Anche l’attuale crollo delle quotazioni del greggio ben difficilmente può essere descritto come un mero fenomeno economico. Le finalità nella scelta saudita di mantenere stabile la produzione in un contesto di calo della domanda, causata dal rallentamento della congiuntura internazionale, ha da un lato – sì – l’obbiettivo di spiazzare i tanti concorrenti (Venezuela, Russia, Iran ma anche USA che ha aumentato enormemente la sua produzione grazie alle cosiddette tecniche di fracking) ma ha anche la finalità di mettere in forte difficoltà nazioni come la Russia e l’Iran che ostacolano l’egemonia saudita nel Medio Oriente: basti pensare a tale proposito alla crisi siriana dove Iran e Russia appoggiano politicamente e militarmente quell’Assad che è avversato dai sauditi.
In questo contesto di assoluta tensione va notato che anche i paesi che in qualche modo subiscono la strategia saudita (probabilmente però avallata dagli USA) si muovono per riuscire ad attutirne le conseguenze negative. Già da tempo infatti la Russia sta ponendo in essere una strategia graduale tendente a minare l’egemonia del petrodollaro grazie alla vendita dei propri idrocarburi in valute diverse da quella statunitense, in particolare lo yuan cinese. A tale proposito è passata sotto silenzio, almeno sui media occidentali, unanotizia clamorosa riguardante l’India (grande importatore di petrolio) e l’Iran (avviato a ritornare un grande esportatore dopo la fine delle sanzioni): le due nazioni si sono accordate percommerciare il petrolio in rupie indiane scavalcando completamente il dollaro americano.
Questa strategia di dedollarizzazione del petrolio non può essere considerata come una mera strategia commerciale ma come un’iniziativa che ha il fine di distruggere quel sistema monetario basato sul petrodollaro – nato grazie a Nixon nel 1971 – che è una delle chiavi dell’egemonia statunitense. Inutile ricordare inoltre che gli Stati Uniti sono i veri protettori della Casa Saud.
Come sempre i terremoti nelle quotazioni del prezzo del petrolio portano a terremoti a livello geopolitico. Non è azzardato dire che anche questa circostanza farà la Storia e deciderà se questo secolo sarà un altro secolo americano o un secolo multipolare.

Unioni civili. Oltre 100 giuristi dicono no al ddl Cirinnà

Unioni civili. Oltre 100 giuristi dicono no al ddl Cirinnà

Il ddl Cirinnà sulle unioni civili divide la politica. E’ tensione all’interno del Pd sullo stralcio della contestata stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner. Il provvedimento arriverà in aula al Senato il prossimo 28 gennaio e ha ricevuto ieri una bocciatura da Forza Italia. Intanto sono oltre 100 i giuristi che hanno aderito all’appello del Centro studi Livatino contro il ddl. Tra i punti contestati: l’equiparazione al matrimonio, l’adozione o l’affido dei minori e la pratica dell’utero in affitto che il testo rischia di legittimare. Al microfono diPaolo Ondarza uno dei firmatari, Filippo Vari, docente di diritto costituzionale all’Università Europea:
R. – La Costituzione configura un regime privilegiato per la famiglia. Questo Disegno di Legge vuole svilire questa preferenza, attribuendo lo stesso regime della famiglia a forme di convivenza che hanno una diversa funzione nella società.
D. – Voi evidenziate il danno derivante per i minori dalla “Stepchild adoption”, l’adozione del figlio del compagno…
R. – C’è un danno perché la legislazione in vigore, ma anche la Corte Costituzionale, hanno sempre riconosciuto: non esiste un diritto degli adulti all’adozione, ma esiste il diritto di un bambino ad essere inserito invece in una famiglia. Questo Disegno di Legge, nel prevedere la “Stepchild adoption”, non garantisce che i minori abbiano un padre e una madre – come, invece, vuole la Costituzione – ma finisce per dare ad un bambino due padri o due madri.
D. – Voi, tra l’altro, dite no anche all’alternativa alla “Stepchild adoption”, ovvero la soluzione dell’“affido rafforzato”…
R. – L’affido è un istituto che sorge con presupposti radicalmente diversi. E’ una soluzione di compromesso, che però nasconde una grave ipocrisia. Su certi temi il compromesso non è possibile! In realtà anche con l’affido non cambierebbe il fatto che il minore, anziché trovarsi inserito in una famiglia in cui c’è un padre e una madre, si troverebbe ad essere inserito dall’ordinamento in una diversa forma, in cui ha due punti di riferimento che non sono il padre e la madre, ma sono o due padri o due madri.
D. – Non credete che il tentativo sia, invece, quello di favorire in qualche modo il minore nel garantirgli una figura di riferimento genitoriale?
R. – La figura di riferimento genitoriale il minore ce l’ha ed è il genitore biologico con il quale convive. Dopodiché l’ordinamento già prevede strumenti adeguati: se il genitore muore, il partner del genitore, se c’è un legame affettivo stabile con il minore, può adottarlo.
D. – Il partner anche dello stesso sesso?
R. – Sì, si, si! Dopo che è morto il genitore…
D. – Voi dite: i diritti individuali che vengono chiesti, in realtà, sono già riconosciuti e non serve una legge ad hoc…
R. – In realtà qui l’intento è di creare una forma di convivenza che venga equiparata alla famiglia. Nessuno mette in dubbio la legittimazione del convivente ad andare a trovare in ospedale, andare a trovare in carcere…
D. – Tutto questo è garantito oggi dalla legge?
R. – Oggi questo è tutto garantito. Poi insisto: un problema specifico di riconoscimento dei diritti dei conviventi non c’è oggi. Mi sento, con la stessa onestà, di dire che un singolo problema potrebbe sorgere, rispetto a casi della vita che noi non siamo nemmeno in grado di immaginare, ma se sorgesse si interviene puntualmente e non con un disegno istituzionale …  La critica che a me si potrebbe fare è quella di dire: “Sì, però il partner non gode della pensione di riversibilità”. Qui però bisogna capirsi: la Costituzione pone sullo stesso piano tutti i figli nati in un matrimonio o nati al di fuori; per quanto riguarda, invece, la posizione dei partner la Costituzione volutamente discrimina, perché la Costituzione riconosce la specificità della formazione sociale familiare. La pensione di reversibilità – ad esempio – ha un costo per la società; la società si sobbarca questo costo notevolissimo non perché i coniugi si vogliono più bene rispetto ad altre unioni: la pensione di reversibilità e tanti diritti sono garantiti in maniera esclusiva ai coniugi proprio per questa funzione infungibile che la famiglia ha nella società e che noi chiediamo che il legislatore finalmente cominci a riconoscere e a promuovere in maniera adeguata, visto che l’Italia è uno dei fanalini di coda per quanto riguarda le politiche pubbliche a sostegno delle famiglie. Il motivo più grande di crisi dello stato sociale in Italia è l’“inverno demografico”.
D. – Voi contestate l’iter, la modalità con cui questo ddl arriva all’Aula del Senato…
R. – Per la prima volta l’Aula si trova ad esaminare un Disegno di Legge, senza che questo Disegno di Legge sia stato esaminato dalla competente Commissione parlamentare. Questa è una gravissima forzatura!

Unioni civili, 30 gennaio: scende in piazza il popolo. E’ ufficiale: ci sarà “una marea umana”

Unioni civili, 30 gennaio: scende in piazza il popolo. E’ ufficiale: ci sarà “una marea umana”


C’è l’ufficialità. Il 30 gennaio scende in piazza il popolo che non vuole le unioni civili e con esse la stepchild adoption e tutto ciò il Ddl Cirinnà contiene. C’è fermento e gli organizzatori hanno dato “inizio alle danze”. L’obiettivo è altissimo, il numero di persone che questa volta si riuniranno marciando è consistente. Probabilmente, il corteo partirà da Circo Massimo a San Giovanni intorno alle 11:30 di mattina. E Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia, annuncia contattato da IntelligoNews: “Sabato 30 gennaio una marea umana sfilerà a Roma per mandare un messaggio chiaro al Presidente Renzi e a tutto il Parlamento: no alla rottamazione della famiglia, no al Ddl Cirinnà”.
Parole forti e ferme, che raccontano una nuova scesa in campo del popolo schierato coi diritti naturali della famiglia e dei nascituri ad avere un padre e una madre, diritti che li matrimonio é chiamato a favorire. C’è chi ha chiamato questa gente i  “cobas della tradizione” (Marcello Veneziani) chi ci ha visto una nuova Solidarnosc cattolica italiana (Fabio Torriero), quel che è certo è che la politica stavolta non è delegata, non viene più lasciata ai politici e la Chiesa ha già espresso “la libertà di coscienza” dei vescovi di esserci o meno. Un qualcosa di davvero nuovo nel panorama italiano, che racconta un nuovo modo di agire e di mettersi in gioco della cittadinanza.
Un popolo di famiglie, di civiltà, unito dalla stessa visione della vita. E non solo cattolico. D’altronde l’aveva detto sempre a IntelligoNews Savarese: “Noi organizzatori non vogliamo che il Family day diventi una manifestazione confezionata dalla Chiesa cattolica perché questo escluderebbe tanti nostri amici di altre confessioni o aconfessionali che ci stanno aiutando in questa nostra sfida antropologica e laica. (…) Non vogliamo il bollino della Cei ma che la Cei appoggi l’impegno dei laici contro la rottamazione della famiglia, un tema su cui la Conferenza episcopale italiana è assolutamente schierata”.
E cosa pensa questo popolo della proposta di affido rafforzato, proposta dai cattolici dem? Basterà a placare gli animi?Massimo Gandolfini, presidente del Comitato difendiamo i nostri figli, fu chiaro quando ci disse: “L’idea dell’affido rafforzato è una presa in giro e una soluzione che si può accettare solo se se si è degli ingenui. Perché  significa inventare una norma giuridica inesistente viste che l’attuale legge che regola l’affido pone come condizione fondamentale il fatto che il bambino possa tornare nella famiglia di origine. Ma in questo caso mi domando quale? Quindi non si tratta di affido”.
Amen.

MENTRE SUONAVA LA GRANCASSA DEL ”PERICOLO NUCLEARE NORDCOREANO” OBAMA AUTORIZZAVA TEST DI NUOVA BOMBA ATOMICA PORTATILE!

MENTRE SUONAVA LA GRANCASSA DEL ”PERICOLO NUCLEARE NORDCOREANO” OBAMA AUTORIZZAVA TEST DI NUOVA BOMBA ATOMICA PORTATILE!

WASHINHTON –  Mentre lo scorso anno la Corea del Nord scavava una galleria in vista del test nucleare dei giorni scorsi, osservata dai satelliti spia statunitensi e criticata dalla comunita’ internazionale, l’amministrazione del presidente Usa Barack Obama (prenio Nobel per la Pace…)  si preparava ad effettuare a sua volta un test nucleare nel deserto del Nevada, in maniera assai piu’ discreta e lontano dalla grancassa dei media.
Un velivolo da combattimento F-15, scrive il “New York Times” facendo un clamoroso scoop che in Italia non è diventato neppure una “breve” sui giornali, si e’ sollevato in volo e ha sganciato una versione della prima bomba nucleare a guida laser mai sviluppata dagli Usa: evoluzione della B61, una bomba gia’ in dotazione all’arsenale atomico statunitense. Un’arma atomica – inoltre – dalle ridottisime dimensioni, talmente ridotte da essere definita “portatile”, ovvero trasportabile da un solo soldato.
Si tratta di un ordigno atomico la cui tecnologia è stata sviluppata con un “modesto” investimento di 10 miliardi di dollari, e l’ordigno e’ stato concepito proprio per l’impiego contro nemici come Pyongyang e cioè la Korea del Nord, con l’obiettivo di colpire in maniera devastante infrastrutture sotterranee o pesantemente fortificate.
La forza esplosiva della bomba atomica puo’ essere regolata in base alle caratteristiche e alla posizione dell’obiettivo per ridurre i danni collaterali, riduzione che ovviamente è del tutto irrisoria, trattandosi di una bomba nucleare comunque molto più potente di quellE sganciate durante la Seconda Guerra Mondiale contro il Giappone.
5Il fatto che il dipartimento dell’Energia e il Pentagono abbiano scelto di “pensare in piccolo”, sottolinea il quotidiano americano senza celare il sarcasmo, costituisce un grave rischio per la causa della non proliferazione mondiale, e non il contrario.
La prospettiva di bombe atomiche dalla potenza e dal raggio distruttivo ridotti, infatti, sta gia’ portando molti a Washington ad accarezzare l’inimmaginabile: impiegare la forza dell’atomo contro i nemici del “mondo libero”.
Tra questi “bombaroli atomici” figurano anche diversi collaboratori dell’amministrazione Obama, che pure ha sempre pubblicizzato l’importanza di un mondo libero da armi nucleari. E cosi’, all’interno dell’amministrazione si e’ scatenato uno “scontro filosofico” tra chi considera la modernizzazione dell’arsenale atomico e la maggior facilita’ d’impiego un efficace elemento deterrente per i nemici del paese, e chi invece lo ritiene un pericoloso incentivo all’impiego anche preventivo delle armi atomiche.
Il tutto, ovviamente, nel nome della “pace” possibilmente “guarnita” dal Nobel…
 Fonte: Il Nord

Democrazia negata: gli USA trasformano Haiti nell’ennesimo Stato vassallo

Democrazia negata: gli USA trasformano Haiti nell’ennesimo Stato vassallo

Robert Baer ha fatto un’ammissione incredibilmente importante, che per me comunque arriva troppo tardi ma comunque buona a sapersi. L’ex funzionario della CIA ammette di aver ricevuto milioni di dollari che ha poi usato per corrompere i politici dell’ex Jugoslavia perché tradissero gli interessi del Paese. Robert Baer descrive come gli Stati Uniti hanno portato la democrazia in Jugoslavia, distruggendola.
Naturalmente questa politica finanziata con i dollari delle mie tasse, non porta alcun beneficio a me od al mio vicino di casa; ma alcuni individui sia negli Stati Uniti che nell’ex Jugoslavia hanno avuto notevoli benefici dall’operazione. Oops, troppo spiacente per quelle centinaia di migliaia di vite; oops, troppo spiacente per Srebrenica. Quindi, adesso, Robert Baer sta provando a fare ammenda, in qualche modo, rendendo pubblica l’intera questione.
Quindi, è con questo contesto in mente che voglio scoprire come la politica statunitense può colpire moltitudini di persone, beneficiare una piccola cricca ed essere comunque definita “di successo”. La politica statunitense in Jugoslavia ha letteralmente cancellato il Paese dalla carta geografica. Se non si è una persona a favore della pace e della giustizia, si può dire che la politica statunitense per distruggere quel Paese è stata efficace e di successo, nonostante la tremenda perdita di vite umane che ne è conseguita. E adesso, gli Stati Uniti stanno tentando di portare “democrazia” ad Haiti.
Haiti si trova al momento nel pieno di una crisi elettorale perché gli Stati Uniti vogliono decidere chi sarà il prossimo presidente. Nel 2010, il Segretario di Stato Hillary Clinton interferì con i risultati elettorali, negando al popolo il proprio diritto di autodeterminazione. Secondo l’allora (e anche attuale) capo della Commissione Elettorale per le presidenziali di Haiti, Pierre Louis Opont, la Commissione Elettorale aveva preparato i risultati elettorali perché venissero pubblicati; questi risultati vennero trasmessi a Cheryl Mills, il responsabile del personale dell’allora Segretario di Stato H. Clinton. Ma, invece di annunciare i due vincitori, che avrebbero poi partecipato al ballottaggio finale, Mills annunciò un risultato completamente diverso. Opont e gli altri membri della Commissione rimasero scioccati, ma non dissero o fecero nulla allora, permettendo che i falsi risultati avessero effetto.
Nel luglio 2015, Opont rese pubblica la saga, proprio quando Haiti stava per iniziare la sua campagna per le presidenziali del 2015. Inutile a dirsi, vinse Michel Martelly sostenuto dagli Stati Uniti, un personaggio televisivo noto sugli schermi come “Sweet Mickey”, battendo Jude Celestin, che era sostenuto dal presidente uscente Rene Preval, un alleato di Jean-Bertrand Aristide. Democrazia negata.
Durante le elezioni del 2010, il Dipartimento di Stato statunitense aveva commentato che Celestin “era troppo vicino a [il presidente venezuelano Hugo] Chavez”. Il governo statunitense era arrivato a negare la democrazia agli abitanti di Haiti perché questi avevano votato un alleato di Chavez affinché li guidasse. Bene, adesso Hugo Chavez non è più un problema, né lo è la repubblica bolivariana del Venezuela, che ha appena dato un colpo al protetto di Chavez, Nicolas Maduro, alle elezioni parlamentari del 10 dicembre 2015.
Allo stesso tempo, si è venuto a sapere che il Segretario H. Clinton aveva premiato, attraverso l’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) un’organizzazione che sosteneva il presidente scelto dalla Clinton, Martelly, con una donazione di 100.000 dollari. Dopo il suo insediamento, uno dei motti preferiti da Martelly è stato “Haiti è aperta per gli affari”. Per l’allora Segretario di Stato questo slogan è apparso come un minimizzare i loro rapporti. Per prima cosa, è stato rivelato che Tony Rodham, il fratello del Segretario, ha ottenuto un contratto per estrarre l’oro di Haiti. Tony Rodham non ha particolare esperienza nell’estrazione dell’oro, se non quella di essere il fratello di Hillary Clinton.
Inoltre, gli Haitiani avevano rifiutato di estrarre altro oro perché avevano fermamente richiesto la restituzione dei loro lingotti d’oro, presi dagli Stati Uniti nel 1915 per “mantenerli al sicuro” . Gli Stati Uniti occuparono militarmente Haiti fino al 1934, mantenendo successivamente un controllo economico sulla nazione. E’ questo controllo economico sulle risorse di Haiti che è al centro della battaglia di Haiti per l’autodeterminazione. Ora, il Segretario di Stato Hillary Clinton sta correndo per l’elezione a Presidente degli Stati Uniti, ma deve ancora rispondere alla domanda su come suo fratello ha ottenuto un contratto per l’estrazione dell’oro ad Haiti durante il suo incarico al Dipartimento di Stato. La sua risposta ufficiale è che lei non ne sapeva nulla.
Più recentemente, un’altra rivelazione è venuta alla luce e cioè che la Fondazione Clinton ha interessi nel commercio degli arachidi. Acceso Peanut Enterprise Corporation, conosciuta come Acceso Haiti, è un progetto della Fondazione Clinton e del magnate canadese delle miniere, Frank Giustra. Alla candidata Clinton deve essere ancora chiesto del suo investimento ad Haiti che aveva origine nel risultato truccato delle elezioni del 2010.
In aggiunta al trovare oro negli arachidi, nel momento in cui “Sweet Mickey” è giunto al termine della sua presidenza (la costituzione di Haiti proibisce al presidente di succedere a se stesso), ancora un altro donatore della Fondazione Clinton è stato ricompensato con un contratto ad Haiti. Nell’ottobre 2015, il presidente Martelly ha attribuito ad una società israeliana, l’HLSI, l’incarico di occuparsi della sicurezza dei confini di terra e di mare haitiani.
Adesso, con la prospettiva di avere ancora un’altra elezione falsificata, la popolazione di Haiti si è rivoltata per proteggere il proprio diritto all’autodeterminazione e, ancor di più, per proteggere le proprie risorse da altri saccheggi dei Clinton. Questa battaglia per l’indipendenza e la dignità è tanto importante oggi per questo piccolo Paese caraibico quanto lo fu una lotta simile che scaturì nella Rivoluzione di Haiti del 1804.
Rendendosi conto che la situazione potrebbe facilmente sfuggire al suo controllo, l’ambasciata statunitense ha convocato il candidato presidente Jude Celestin per “consultazioni”. Il risultato è stato che Celestin si è alzato ed è uscito dall’incontro. Egli ha dichiarato: “Non sono un commerciante, sono un dirigente”. Celestin, comunque, non ha rivelato il contenuto del “commercio” che è stato discusso. Sicuramente c’è tanta carne al fuoco. Ma l’ambasciata statunitense non dovrebbe essere nella posizione di proteggere gli introiti disonesti della candidata alle presidenziali statunitensi contro il volere del popolo della nazione interessata.
Jude Celestin è già stato defraudato della precedente elezione da parte dei Clinton; ma questa volta, egli ha creato una relazione con gli altri candidati. Si chiamano tra loro i “G8”. Finora, i G8 sono stati fermi e hanno dichiarato fraudolenta la prima tornata dell’elezione presidenziale, e che non riconosceranno alcun risultato elettorale annunciato dalla corrotta Commissione Elettorale per le presidenziali senza un’inchiesta indipendente in merito alle accuse di frode.
L’ambasciata statunitense non è stata in grado di rimuovere nessuno dei candidati che formano il G8. Da un recente viaggio nella nazione, l’ambasciatore Kenneth Merten è tornato a mani vuote. Ora, una delegazione speciale delle Nazioni Unite è ad Haiti nel tentativo di sistemare la situazione perché né gli Stati Uniti né l’Organizzazione degli Stati Americani è stata in grado di muovere i G8 dalla loro posizione condivisa.
Allo stato attuale, i G8 rimangono uniti nella richiesta di un’inchiesta sulle frodi elettorali che hanno caratterizzato il primo turno delle elezioni presidenziali.
Gli Stati Uniti hanno portato la democrazia in Jugoslavia e questa non esiste più. Gli Stati Uniti hanno speso secondo il Dipartimento di Stato 5 miliardi di dollari per portare la democrazia in Ucraina e questa è in tumulto. Alla fine, né il popolo jugoslavo né quello ucraino hanno beneficiato della democrazia americana. E così sta andando con il popolo di Haiti. Ma la lista dei non-haitiani che beneficiano della “democrazia” statunitense è lunga, invece. E la famiglia della Fondazione Clinton e i suoi donatori primeggiano nella lista.
Cynthia McKinney
Fonte – traduzione di M. Janigro
Tratto da: ByeByeUncleSam

THE GUARDIAN: ATTENTI ALLA CRISI FINANZIARIA DEL 2016 (CHE CALERÀ IL SIPARIO SULL’EURO)

THE GUARDIAN: ATTENTI ALLA CRISI FINANZIARIA DEL 2016 (CHE CALERÀ IL SIPARIO SULL’EURO)





Il Guardian riprende le considerazioni di Albert Edwards, noto analista presso la borsa londinese, e della Royal Bank of Scotland, sulla situazione finanziaria globale. La caduta dei mercati a inizio anno, la svalutazione delle monete dei paesi emergenti, il crollo del prezzo del petrolio e il probabile fallimento delle banche centrali in Europa e USA nell’evitare la deflazione, lasciano prevedere una nuova recessione globale quest’anno. In tal caso l’euro, che è sopravvissuto nell’ultimo periodo solo grazie al clima mite dell’economia globale, avrebbe il colpo di grazia.

di Larry Elliott, 12 gennaio 2016
Il più schietto ed esplicito “pessimista” della City di Londra ha avvertito che il mondo si sta dirigendo verso una crisi finanziaria severa quanto quella del 2008-2009, che potrebbe dare avvio al disfacimento dell’eurozona.
Albert Edwards, esperto analista della banca Société Générale, ha detto che l’Occidente è sul punto di essere colpito da un’ondata di deflazione proveniente dai mercati delle economie emergenti, e che le banche centrali non si sono rese conto del disastro che sta per investirle. Le sue considerazioni sono venute dopo che gli analisti della Royal Bank of Scotland hanno esortato gli investitori a “vendere tutto” in previsione di un imminente crollo del mercato azionario.
Gli sviluppi dell’economia globale spingeranno di nuovo gli Stati Uniti in recessione“, ha detto Edwards durante un convegno sugli investimenti a Londra. “La crisi finanziaria ricomparirà. Sarà in tutto simile a quella del 2008-2009, e si rivelerà davvero grave“.
I timori di una seconda grave crisi finanziaria nel giro di un decennio sono stati sollevati dalla turbolenza nei mercati all’inizio del nuovo anno. I prezzi delle azioni sono rapidamente crollati e il prezzo del petrolio è sceso collocandosi a malapena sopra i 30 dollari al barile.
Può andare peggio? Certo che può“, ha detto Edwards, il più noto tra gli “orsi” del mercato azionario — “orso” indica un analista che pensa che i prezzi delle azioni siano sopravvalutati e perciò destinati a scendere. “Le valute dei mercati emergenti sono tuttora in caduta libera. Il settore delle imprese statunitensi sta venendo schiacciato dalla rivalutazione del dollaro“.
L’analsta di Société Générale ha detto che l’economia USA è in una condizione molto peggiore di quanto la sua banca centrale, la Federal Reserve, abbia compreso. “C’è stata una massiccia espansione del credito negli Stati Uniti. Ma non per l’economia reale. È servita solo a ricomprare le azioni finanziarie“.
Edwards ha attaccato ciò che ha definito la “incredibile presunzione” dei banchieri centrali, che non hanno imparato affatto la lezione della bolla immobiliare che ha portato alla crisi finanziaria e alla recessione del 2008-2009.
Non hanno capito il sistema allora e non stanno capendo adesso quale caos stanno preparando. La deflazione incombe su di noi e le banche centrali non la vedono“.
Edwards ha detto che il dollaro si è rivalutato tanto quanto lo yen giapponese negli anni ’90, una rivalutazione che spinse il Giappone in deflazione e creò problemi di solvibilità per le banche del paese asiatico. Edwards ha aggiunto che un segno dell’arrivo della crisi è stato il crollo della domanda di credito in Cina.
Ciò accade quando la gente perde fiducia nel fatto che i decisori politici sappiano ciò che stanno facendo. Questo è ciò che sta per avvenire anche in Europa e USA“.
L’Europa ha dato timidi segnali di ripresa l’anno scorso, ma Edwards dice che gli sforzi della Banca Centrale Europea di svalutare l’euro e favorire la crescita verranno azzerati in caso di nuova recessione. “Se l’economia globale torna in recessione, sull’euro cala il sipario“.
Paesi come la Francia, la Spagna e l’Italia non accetteranno un nuovo aumento della disoccupazione dovuto a un’altra recessione, ha detto. “Quale disastro sia stato l’euro è ben chiaro: un’arma letale in favore dell’economia tedesca“.
Gli avvertimenti di Edwards giungono nel momento in cui il mercato azionario ha un attimo di tregua dopo l’ondata di vendite che è iniziata con l’anno nuovo. L’indice FTSE 100 è cresciuto di 57 punti, chiudendo a 5.929, mentre il Dow Jones Average è salito di 10 punti a New York.
L’umore nei mercati azionari è stato aiutato dall’intervento della Banca Popolare Cinese, che è intervenuta a sostegno dello yuan, che ha fatto si che la moneta cinese si rivalutasse.
Ma la discesa dei prezzi del petrolio continua, con l’indice Brent del greggio sceso di un ulteriore 3,5 percento, chiudendo a 30,45 dollari a Londra [dati riferiti a martedì 12 gennaio, NdT]. Il petrolio non era sceso a 30 dollari dal 2003.
Prezzobarile
Edwards ha scherzato sul fatto che, dopo anni in cui era tendenzialmente una voce solitaria, ora altre istituzioni stanno diventando pessimiste sulle prospettive globali.
Ha fatto riferimento al consiglio dato dalla Royal Bank of Scotland, che ha avvertito del fatto che gli investitori dovranno affrontare un “anno da cataclisma” in cui i mercati azionari potrebbero crollare fino al 20 percento, e il prezzo del petrolio potrebbe scendere a 16 dollari al barile.
In una nota ai suoi clienti la banca ha detto: “Vendete tutto tranne i titoli di eccezionale qualità. Ora è importante recuperare il capitale, non gli interessi sul capitale. In una sala affollata, le porte d’uscita sono piccole“. Ha affermato poi che la situazione attuale ricorda quella del 2008, quando il crollo della banca d’investimenti Lehman Brothers portò all’esplodere della crisi finanziaria globale. Questa volta il punto di rottura potrebbe arrivare dalla Cina, sostiene la Royal Bank of Scotland.

15 gennaio 2016

Patrizia Bedori: Milano a misura di famiglia...( Enzo Vincenzo Sciarra: La storica Milano da bere e l'attuale Milano da respirare... )


Enzo Vincenzo Sciarra

La storica Milano da bere e l'attuale Milano da respirare...
ri cittadini Milanesi in primavera si andrà alle urne a votare, avrete dei dubbi per chi votare ed è lecito e umano, "io non ne ho! Voto, Patrizia Bedori". Ma grazie ai vostri dubbi ci siamo impegnati a dissuadervi e darvi le certezze. I vostri dubbi , sono per noi combustibile, energia, che ci fanno attivare a fin che il nostro lavoro onesto a divulgare il nostro programma, che vuole migliorare la società partendo dal base, denundo le nefandezze, far emergere tutto ciò che la TV e giornali non raccontano. cominciando da noi del M5S. Si da noi! Attivisti o simpattizzanti, Con entusiamo e passione. Siamo convinti di stare dalla parte giusta, e convinceremo tanti altri ancora rendendoli coscienti e consapevoli di ciò che stiamo perdendo giorno dopo giorno, Il m5S, Patrizia Bedori, l'unica forza politica, è l'alternativa per cambiare le cose, dare in mano ai cittadini la sovranità di decidere le sorti di Milano. Questa nostra convinzione onesta e sincera, sicuramente contaggerà quella parte di elettori che hanno ancora dubbi per chi votare, " votate Patrizia Bedori. Non cè altra alternativa se si vuole cambiare questo paese migliorare queta città. Diversamente si resta affacciati alla finestra, sentirci suonare il solito spartito, continuiando a fare i sudditi, cittadino passivo, colui che lascia che la politica viva la sua vita con false promesse e tante tasse "il bastone e la carota", questo è ciò che consuetudine i media, televisioni e giornali, mezzi di comunicazione, in mano a partiti, industriali, caste e lobby, i quali creano "ingannando" l'opinione pubblica, l'elettore viene confuso non sa per che votare, gli viene la possibilità di analizzare, considerare, l'operato di chi ha governato fino ad oggi, cittadini a bombardati di informazioneartefatte, le quali tendono ad influenzare e indottrinare l'opinione pubblica, la decisione diventa ardua. La mia considerazione a riguardo è la seguente: l' espressione di voto è soggettiva, si deve basare su fatti concreti, un programma che si affacci a favore della collettività. Qualcuno menziona una frase tratta dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa IL GATTOPARDO: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" Questa è ua vera strumentalizzazione dell menti, va contrastata! Il M5S con Patrizia Bedori, gli attivisti, dei meetup di tutte le 9 zone di Milano, con i cittadini ci riprenderemo insieme e l'applicheremo la democrazia partecipata, dove noi cittadini Milanesi governeremo la nostra Milano, grazia al nostro lavoro che stiamo svolgendo sul territorio Milanese "i fatti lo dimostreranno" che il M5S con Patrizia Bedori, sono la vera speranza, PIU' asili, PIU' assistenza agli anziani, PIU' sotegno alle famigle, Aiuto alle piccole e medie imprese, BASTA degrado, riqualificazione dei quartieri, BASTA poverta, PIU' walfare, PIU' politiche sociali, BASTA Equitalia, NO pignoramenti delle prime case, BASTA case sfitte, Basta inquinamento, BASTA tasse, Basta alla politica manovrata e gestita da Banche, Finanza, Mafie. 
 
Enzo Vincenzo Sciarra

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