06 febbraio 2016

Ledeen e Renzi - Chi è Michael Ledeen?

Chi è Michael Ledeen?

Chi è Michael Ledeen?

Michael Ledeen, faccendiere e persona dichiarata non gradita all’Italia già negli anni ’80, coinvolto in scandali internazionali, complicati rapporti diplomatici tra stati e azioni riferibili ai servizi segreti italiani, americani e israeliani, è oggi annoverato tra i collaboratori del Primo Ministro Matteo Renzi e rappresenta il consigliere “a stelle e strisce” per la politica estera italiana. La sua figura, molto nebulosa, potrebbe rappresentare la causa delle “discutibili” scelte politiche del nostro Paese nelle recenti controversie in Medioriente e Russia.

E’ proprio questo uno dei motivi per cui dovremmo interessarci di Ledeen: se le nostre aziende sono messe in ginocchio dall’embargo russo, potrebbe essere anche “merito” di questo equivoco personaggio che Renzi ha voluto con sè.

Chi è Ledeen? Michael Ledeen è uno storico e giornalista dal passato alquanto oscuro negli ambienti dell’intelligence americana e italiana. Negli anni Ottanta senza ricoprire nessun incarico ufficiale è, di fatto, consulente strategico per i servizi americani lavorando nelle Amministrazioni di Ronald Regan e diGeorge W. Bush. Neoconservatore e, da sempre, “appassionato” di Italia, ha anche lavorato come consulente storico per il SISMI (servizio informazioni e sicurezza militare italiano). Nel 1980, infatti, è stato al servizio di Giuseppe Santovito, il generale pidduista all’epoca capo del SISMI. In quegli anni ha coltivato alcune “pesanti” amicizie tra le quali Bettino Craxi e Francesco Cossiga, quest’ultimo ritenuto tra i più grandi protettori di GLADIO (organizzazione paramilitare clandestina italiana di tipo “stay behind” promossa dalla NATO per contrastare una possibile invasione dell’Europa occidentale da parte dell’Unione Sovietica).

Ledeen è membro dell’American Enterprise Institute uno degli organismi che, dopo l’11 Settembre, hanno forzato la politica estera Usa nell’attuale e rovinosa guerra al terrorismo globale, hanno indotto l’invasione dell’Afghanistan, l’occupazione dell’Iraq, hanno provato ripetutamente l’aggressione dell’Iran. Consulente di vari ministri israeliani, Ledeen è stato anche tra i capi del Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA), ossia la cupola semi-segreta in cui si allacciano i rapporti inconfessabili tra l’esercito israeliano, alcuni settori del Pentagono e l’apparato militare industriale americano.

Ledeen e l’Italia. Come detto, Ledeen è stato anche attratto dal mondo dei servizi segreti italiani e la sua abilità di depistaggio è stata riservata anche al nostro paese. Il suo nome appare in alcuni “misteri” nostrani: da “esperto” in aiuto di Cossiga al tempo del sequestro Moro, a consulente del già citato SISMI al quale avrebbe venduto dei “corsi” antiterrorismo. Il suo nome è legato anche all’attentato al Papa Giovanni Paolo II: allora Leeden concepì la pista bulgara, in gran parte considerata falsa, per nascondere alcune verità inconfessabili. Ciò sarà confermato dalla spia Francesco Pazienza che nel corso del processo del 1986-1988, in cui fu imputato e poi condannato per i depistaggi nella strage di Bologna, ha raccontato che Ledeen era nel Supersismi prima che lui ci entrasse. Pazienza si espresse così: “Il Supersismi non era una struttura ma un’organizzazione. […] tra loro c’era Michael Ledeen, che era già lì prima che arrivassi io, e continuò a collaborare con i servizi, tanto che io arrivai a sapere con assoluta certezza che nel 1985 lui ottenne tutto il materiale dell’inchiesta sull’attentato al Papa”. Il Supersismi, quindi, fu la struttura segreta sovrimposta ai servizi militari dalla P2 di Licio Gelli. Dalle indagini sulla strage di Bologna risulta che gli insabbiamenti furono coordinati dalla P2, soprattutto con i suoi uomini nel SISMI. A metà degli anni ottanta, l’allora capo del SISMI, Fulvio Martini allontanò Ledeen dal paese definendolo “persona non gradita all’Italia”.

Ledeen riappare in un altro scandalo italiano: “Mani Pulite”. Invitò più volte Antonio Di Pietro, immediatamente dopo essersi tolto la toga per approdare alla politica, a Washington all’American Enterprise Institute, il think tank neoconservatore di cui Ledeen era membro di punta.

Da alcuni appunti di Craxi si legge: “Ciò che si può onestamente dire è che l’azione di Di Pietro nel corso delle sue inchieste e delle sue attività di presentazione internazionale è stata fortemente sostenuta dal governo americano. Di certo, in alcuni dei suoi viaggi negli Usa, secondo notizie riportate dalla stampa, Di Pietro apparve accompagnato da un personaggio notoriamente legato agli ambienti informativi Usa (CIA)”. Il personaggio in questione è, neanche a dirlo, Michael Ledeen vecchio amico di Craxi.

Proprio con Craxi, Ledeen, fu protagonista di un altro inquietante episodio italoamericano. Nell’autunno del 1985, durante la cosiddetta crisi di Sigonella, gli USA decisero arbitrariamente di dirottare l’aereo che trasportava quattro terroristi palestinesi sulla base Naval Air Station di Sigonella, in Sicilia. Durante il colloquio telefonico tra Craxi e il presidente Regan, Ledeen si inserì nella traduzione simultanea in inglese e alla domanda di Craxi del “perché in Italia?”, Ledeen rispose così: “per il vostro clima perfetto, la vostra favolosa cucina e le tradizioni culturali che la Sicilia può offrire”. Il traduttore ufficiale Thomas Longo jr, capo dell’Italian Desk del dipartimento di Stato protestò vivamente e ottenne l’allontanamento di Ledeen.

Il passato di Ledeen. Il Sole24Ore riporta alcune iniziative di Ledeen finite fra gli episodi più imbarazzanti nella storia dell’Italia. Nel 1985-1986 è stato al centro dello scandalo Iran-Contras (più noto col nome di Irangate) ovvero un traffico illegale di armi con l’Iran (su cui vigeva l’embargo), allo scopo di facilitare il rilascio di sette ostaggi statunitensi in quel momento nelle mani degli Hezbollah (storicamente legati all’Iran) in Libano. Col ricavato si è finanziata in modo occulto l’opposizione violenta dei Contras al governo sandinista del Nicaragua, legittimamente eletto, ma inviso agli USA perché filo-cubano. Una commissione d’inchiesta parlamentare definirà la faccenda come “episodio imbarazzante” ed “esemplare dei rischi di iniziative fuori dai canoni“. Anche perché che l’iraniano individuato e patrocinato da Ledeen come perno dell’intera operazione, era risultato un inaffidabile faccendiere e acclarato bugiardo.

Quindici anni dopo, il nome di Ledeen è riemerso in un’altra inchiesta parlamentare su un’altra operazione da lui escogitata. Parliamo di un “summit” segreto organizzato a Roma nell’ottobre del 2011 tra due funzionari del Pentagono e i vertici del SISMI per valutare un’operazione di spionaggio in Iran. E chi era il perno di quell’operazione? Ancora Ghorbanifar.

Il nome di Ledeen appare al centro di un altro scandalo, Nigergate, legato a presunti contatti tra Niger e Iraq in merito alla fornitura di uranio per la fabbricazione di armi nucleari. La vicenda venne alla luce con un’inchiesta svolta dai giornalisti italiani Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo, secondo cui l’intelligence militare italiana il SISMI, avrebbe consegnato alla CIA falsi documenti che avrebbero dovuto provare l’importazione di uranio dal Niger da parte dell’Iraq di Saddam Hussein. Tali documenti sarebbero stati, poi, utilizzati dal Presidente degli Stati Uniti George W. Bush come prova dei tentativi del dittatore iracheno di procurarsi armamenti nucleari. Da questo falso si costruì la seconda guerra del Golfo.

Ledeen e Renzi. Secondo il “New York Post”, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele come anche pro Arabia Saudita. In questa direzione va anche il suo principale consulente politico, Marco Carrai (ricordate l’imprenditore/amico che pagò l’affitto della casa di Firenze a Renzi per ben 34 mesi?) magicamente impegnato in Israele in venture capital e nuove tecnologie.

Ledeen ha spesso difeso Berlusconi, mentre seguiva la crescita politica di Renzi del quale oggi è consigliere.Una storia che si ripete dopo Craxi e Di Pietro. I suoi interessi sembrano cambiare continuamente.

Mi chiedo, gli italiani sanno che questo personaggio incontra periodicamente il Presidente del Consiglio italiano per parlare di “cose che forse m’illudo di conoscere – Medio Oriente, Russia, chi sale e chi scende nella scena politica americana” (sue parole al Sole 24Ore)?

Ritengo doverose alcune domande. E aspetto delle risposte:
Ogni nazione ha facoltà di scegliere i propri consulenti, ma l’amministrazione del Democratic Party di Obama, non ha niente di meglio da fare che “piazzare” in Italia, oggi, un vecchio trombone della destra neoconservatrice repubblicana?Un uomo così controverso su cui è stato versato un mare d’inchiostro. E se Ledeen non obbedisse a direttive e interessi coincidenti con quelli della Casa Bianca? Certo, bisognerebbe porre domande analoghe anche a Renzi, ma lui, si sa, è un habitué della non risposta…
Perché l’ammiraglio Fulvio Martini, capo dei servizi segreti italiani, uomo che nessuno può definire nemico degli USA (incastrò i sovietici di Kruscev sugli aiuti militari negati da Mosca nella crisi Cuba/Kennedy dando a Washington le prove degli aiuti russi!), espulse Ledeen dall’Italia? Chi ha deciso, e quando, che Ledeen fosse riabilitato nella nostra nazione? E con quale motivazione?

Qualcuno ci risponderà oppure dovremo aspettare 1000 giorni?

Redazione

SCIOPERO GENERALE IN GRECIA - SCOPPIA L'INFERNO AD ATENE!


Lo scorso Dicembre il Parlamento greco ha approvato un’altra delle misure imposte dall’Europa per ottenere un nuovo prestito di un miliardo di euro.


In particolare, si è trattato di due leggi che autorizzano l'una la cessione di crediti "malati" delle banche greche a investitori stranieri, l'altra che definisce un più basso livello di stipendi per i dipendenti pubblici. Anche questa volta il governo Tzipras è riuscito a confermare la sua maggioranza, seppur risicata, ed è quindi potuto sopravvivere. L'ostacolo più arduo, però, lo incontrerà in Gennaio perché, per poter continuare e ricevere altri fondi dovrà varare quelle leggi che finora è riuscito a posporre. Si tratta di provvedimenti che potrebbero innescare una crisi di coscienza anche in quei parlamentari della maggioranza che, fino ad ora, erano rimasti fedeli e obbedienti alle richieste del loro Primo Ministro.

Si comincerà con la privatizzazione delle reti di trasmissione elettrica (la Terna greca), si continuerà poi con l'eliminazione dei sussidi per gli agricoltori e con la riduzione di almeno 2 miliardi di euro l'anno dal bilancio per il pagamento delle pensioni. Se consideriamo che la disoccupazione media raggiunge il 25%, è evidente che per diverse famiglie le pensioni di genitori o nonni, attualmente piuttosto generose, costituiscono la condizione per il mantenimento di un accettabile livello di vita.

Un‘altra importante decisione che colpirà pesantemente la vita dei greci riguarda i mutui bancari erogati per l'acquisto di abitazioni. Già oggi, come succede ovunque, mutui non onorati consentirebbero alle banche di entrare in possesso delle case coinvolte, ma alcune categorie di cittadini particolarmente bisognosi e senza alternativa abitativa han potuto continuare a restare nella loro dimora. Da Gennaio è probabile che il numero delle categorie protette sia ridotto causando così l'incremento di coloro che si troveranno senza un tetto.

Come se non bastasse, la Grecia dovrà affrontare ulteriori e maggiori spese per l'accoglimento di profughi in arrivo dalla Turchia. Fino a poco fa, tutti coloro che sbarcavano rimanevano in Grecia solo il tempo necessario per attraversarla e, quindi, i costi della loro permanenza erano in un certo senso limitati. Da qualche tempo a questa parte, le barriere imposte dagli altri Paesi balcanici e da quelli di teorica destinazione renderanno sempre più difficile per i profughi riuscire a lasciare il Paese ellenico. Anche la decisione europea di forzare Atene ad accettare la presenza di Frontex e l'effettuazione obbligata delle registrazioni secondo i vincoli dell'accordo di Dublino, trasformeranno un puro transito in una lunga permanenza. Che la Turchia voglia e riesca veramente a fermare le partenze è tutto da dimostrare.

Sarà dunque Gennaio il momento della resa dei conti per Tzipras?

L'uomo è certamente abile e finora a saputo mantenersi al potere grazie a piroette che avrebbero fatto invidia perfino ad Andreotti. Tuttavia, la situazione che si annuncia è talmente difficile che non ci sarebbe da stupirsi se dovessero nascere condizioni per una crisi di governo e nuove elezioni. I greci sono un popolo tendenzialmente mansueto ma il disagio sociale causato dalla povertà crescente e aggravato dalla presenza di tanti stranieri disperati potrebbe portare a disordini di piazza, magari più violenti di quelli avuti nel passato.

Quel che è certo è che la politica ferrea imposta ad Atene non è ancora riuscita a sollevare il Paese dalla crisi né a far intravvedere l'uscita dal tunnel. Le banche tedesche e francesi, prime creditrici verso la Grecia, sono state salvate grazie ai soldi dei contribuenti europei e i greci sono stati puniti per aver lungamente vissuto sopra i propri mezzi, ma ora? Decidere oggi di abbuonare gran parte dei debiti potrebbe diventare una complicazione anche per i bilanci dei Paesi attuali prestatori. Tuttavia, continuare sulla strada intrapresa non da' alcuna garanzia che la situazione non possa addirittura peggiorare.

Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/opinioni/20160107/1845709/grecia-aiuti-finanziari-tsipras.html#ixzz3zQ9dvoD1

CRISI DEL DEBITO E FRUSTRAZIONI DELLO SPREAD




E’ fondamentale definire chiaramente il concetto di Debito Pubblico. Con questo termine si intende comunemente la copertura (mediante emissione di titoli di Debito Pubblico quali BOT, BTP e CCT) della somma delle maggiori uscite di spesa di uno Stato ossia del suo disavanzo primario. Quest’ultimo, così definito, è semplicemente la differenza passiva tra entrate ed uscite di uno Stato al netto degli interessi pagati sul suo stesso Debito Pubblico.

Gli acquisti pubblici, ossia i trasferimenti da parte dello Stato verso soggetti economici privati e non (ad esempio i trasferimenti alle Regioni e i vari sussidi tra cui la disoccupazione), vengono bilanciati da quest’ultimo attraverso le entrate statali che sono composte in larga misura dal gettito fiscale e dall’applicazione di imposte dirette ed indirette sul reddito.

Influiscono notevolmente sul deficit (e quindi successivamente sul Debito Pubblico) le politiche economiche della domanda aggregata, le politiche demagogiche mirate ad un facile e subdolo consenso, le deboli politiche fiscali come i cosiddetti condoni fiscali (altamente diseducativi per i soggetti debitori), la bassa crescita economica ma soprattutto l’oramai radicata evasione e/o elusione fiscale. Il gettito monetario di queste passività entra a costituire il Debito Pubblico nel momento in cui queste vengono finanziate attraverso il suddetto programma di emissione di Titoli di Stato sottoscritti da soggetti privati e non.

Da un punto di vista strettamente tecnico viene riconosciuta una definizione di Debito Pubblico in relazione al Prodotto Interno Lordo. Pertanto se da un lato è indiscutibilmente importante tenere sotto controllo le uscite di bilancio, è altrettanto rilevante sapere se e come verrà rifinanziato il deficit all’interno di una prospettiva di crescita economica di medio-lungo periodo.
Quindi dalla pura e matematica relazione tra Debito su PIL ne deriva che per aumentare o diminuire l’indice totale di Debito Pubblico è necessario aumentare o diminuire la forbice tra le grandezze dell’equazione. Quindi laddove il Debito rimane costante di anno in anno, ma il PIL è crescente, non significa necessariamente che la situazione sia negativa poiché maggiore è la crescita economica che traina il PIL e maggiore sarà la probabilità di ripagare gli interessi sul Debito precedentemente acquisito.

Ne deriva che qualora lo Stato desiderasse diminuire questo rapporto può adoperarsi non solo attraverso un maggiore gettito fiscale (aumentando cioè le tasse) bensì incrementando un ciclo virtuoso di sviluppo tale da prospettare una progressiva crescita economica. Difatti una politica economica tendente all’equilibrio dovrebbe adoperarsi verso entrambe le direzioni, ma soprattutto nella seconda.

Il finanziamento attraverso l’emissione di Titoli di Stato nel mercato obbligazionario risente notevolmente della maggiore o minore fiducia che uno Stato possiede da parte degli altri Stati.
Questa analisi ci fa porre l’attenzione su una serie di eventi che stanno investendo l’Europa e tutti i Paesi con Debito Pubblico elevato e quindi tutti coloro che sono attualmente esposti all’odierna crisi economica. Assodato che la maggior parte dei Paesi Occidentali (compresi USA e Giappone) hanno un elevato Debito Pubblico e un elevato disavanzo primario, si cerca di correre ai ripari attuando politiche economiche più congrue che diano segnali forti e rassicuranti ai mercati finanziari. Difatti ogni qual volta un Debito viene finanziato sul mercato obbligazionario il suo tasso di interesse e il suo valore nominale vengono influenzati dall’outlook (anche se non vincolante ma di certo influente) delle Agenzie di Rating. Ne deriva che quando uno Stato deve finanziare il suo Debito, qualora su di esso ci fosse (come oggi sta accadendo all’Italia) il giudizio negativo delle Agenzie di Rating, al fine di attrarre investimenti dovrà praticare tassi d’interesse obbligazionari maggiori rispetto a quelli che avrebbe applicato in una situazione standard. Per ovvie ragioni il circuito si conclude con più introiti nell’immediato ma con maggiori costi sostenuti nel lungo periodo.

Le Agenzie di Rating in questo ultimo periodo hanno realmente e notevolmente influenzato la politica economica dei singoli Paesi. Lo spauracchio di un eventuale outlook negativo sulla capacità di ripagare gli interessi sul Debito ha gettato le basi per una serie di importanti ed ardue politiche di Austerity. Tali misure, che mirano alla riduzione degli sprechi quali la diminuzione delle inefficienze, lo snellimento della Pubblica Amministrazione e il taglio dei costi dello Stato in toto, stanno però colpendo fasce della popolazione lavorativa attiva creando ineluttabili problemi sociali. Il progressivo taglio dei costi dell’apparato pubblico, al fine di liberare risorse da destinare allo sviluppo, ha generato nello stesso tempo una durissima recessione dovuta ad un calo della domanda aggregata.
Le reali ragioni dell’attuazione di politiche economiche tanto ardue non sono di certo (e comprensibilmente) intese dalla maggior parte della popolazione. Ridurre il potere d’acquisto delle famiglie di ceto medio basso, che sono coloro che hanno una maggiore propensione al consumo, vuol dire reprimere la domanda di beni e servizi annullando completamente anche la minima propensione al risparmio.

La misura della maggiore o minore capacità di pagamento degli interessi sul debito è data dallo Spread. Quest’ultimo è in sostanza la differenza tra il valore di due differenti titoli di Debito Pubblico rapportati tra loro. Generalmente si prende come valore di comparazione il Bund tedesco. Maggiore sarà la forbice dello Spread con i Bund e minore sarà la fiducia nei confronti del titolo di debito (si veda ad esempio quello italiano). Ne discende che ogni qual volta le Agenzie di Rating declassano un Paese (attraverso un outlook negativo) aumenta anche la forbice di comparazione tra i titoli di debito rispetto al titolo di riferimento sul mercato obbligazionario. La domanda fondamentale da porsi è la seguente: i mercati sono realmente in grado di essere influenzati dal giudizio delle Agenzie di Rating? A seguito del discorso fin qui adottato la risposta sarà certamente affermativa.

Nel momento storico attuale, in cui l’attenzione verso un eventuale giudizio negativo da parte delle Agenzie di Rating è cosi elevato, ogni Paese è moralmente obbligato ad attivare tutte le misure affinché il declassamento non avvenga. A loro volta le Agenzie di Rating sono a conoscenza del loro potere mediatico e lo usano fino in fondo. Il problema è che nello stesso momento in cui vediamo i singoli Paesi obbligati a pubblicizzare le loro misure di austerity, si cominciano ad avere i reali effetti collaterali di tali misure sul sistema economico generale. Le misure di austerity sicuramente mettono in luce alcune inefficienze e costi ingiustificabili dell’apparato pubblico e non, ma dall’altro in un ottica di revisione globale dei costi deprimono realmente la domanda aggregata sostenuta dai consumi. Questi ultimi sono realmente in fase decrescente sia per effetto dell’erosione inflazionistica, sia per effetto del basso livello quantitativo monetario.

E’ evidente come in uno scenario economico simile venga meno la catena del reddito data da consumi, investimenti e spesa pubblica. Il giudizio, apparentemente non vincolante delle Agenzie di Rating, diviene invece nella realtà molto più vincolante di quello che ci si aspetterebbe. Sarebbe quindi il caso di porre l’attenzione sulla funzione di queste ultime. Molti opinionisti cominciano realmente a credere che dietro i declassamenti dei debiti pubblici ci sia un aspetto lucrativo. Non a caso i Consigli di Amministrazione delle più importanti Agenzie di Rating sono a volte composti da amministratori di grandi banche e di grandi fondi speculativi. Sarebbe poco onesto intellettualmente non sospettare di particolari interessi privatistici a riguardo.

In Europa la Banca Centrale Europea dovrebbe contrastare l’azione di questi gruppi speculativi attraverso un forte coordinamento e una forte coesione politica-economica da parte dei Paesi dell’Unione mentre invece assistiamo ad un semplice e continuo adeguamento delle politiche economiche degli Stati alle singole dichiarazioni periodiche delle agenzie d’oltreoceano.

Rendersi conto dell’importanza e della delicatezza del tema è assolutamente vitale per le decisioni presenti e future dell’Europa stessa. Le massime cariche istituzionali dovrebbero avere il compito di calmare i mercati finanziari non solo attraverso misure di austerity, bensì rilanciando un concreto panorama di sviluppo per l’intero continente e soprattutto per i Paesi dell’Europa meridionale, decisamente più instabili e di conseguenza più colpiti dall’attacco speculativo.

Adoperandosi così per la riduzione di quella proporzione matematica precedentemente citata, si procederebbe verso una progressiva riduzione del rapporto Debito/PIL che darebbe ugualmente un forte segnale ai mercati finanziari confermando gli sforzi effettuati per il contenimento del Debito Pubblico, ma nello stesso tempo si eviterebbe una ingiustificata manovra di depressione dei consumi che sta affliggendo le fasce sociali più deboli e sta minando la reale sussistenza delle famiglie.

"Redazione "

ECCO PERCHE’ NESSUNO SI RIBELLA AL SISTEMA.



Ti sei mai chiesto perché nessuno reagisce di fronte all’infame ondata di oppressione e abuso di ogni tipo che stiamo subendo? Non rimani perplesso del fatto che non succede assolutamente nulla, viste le tante rivelazioni di casi di corruzione, ingiustizia, ruberie e prese in giro della legge e della popolazione in genere, alla quale si è rubato letteralmente il presente e il futuro? Ti sei mai chiesto perché non scoppia una rivoluzione di massa e perché tutti sembrano essere addormentati e ipnotizzati?

In questi ultimi anni ogni tipo di informazioni che dovrebbe aver danneggiato la struttura del Sistema fino alle sue fondamenta, è stata resa pubblica, eppure questa stessa struttura continua a essere intatta senza neppure un graffio superficiale. Questo rende palese un fatto veramente preoccupante che sta sotto il nostro naso e al quale nessuno presta attenzione.

Il fatto che CONOSCERE LA VERITA’ non importa a nessuno, sembra incredibile, ma i fatti lo confermano giorno dopo giorno.

L’informazione non è rilevante.

Rivelare i più oscuri segreti e renderli di dominio pubblico non produce nessun effetto, nessuna risposta da parte della popolazione per quanto i segreti siano terribili e scioccanti.

Per decenni abbiamo creduto che chi lottava per la verità, gli informatori capaci di svelare fatti nascosti o mettere in piazza i panni sporchi potevano cambiare le cose, potevano alterare il divenire della storia.

Siamo cresciuti in realtà, con la convinzione che conoscere la verità era cruciale per creare un mondo migliore e più giusto e di chi lottava per rivelare il nemico più grande dei potenti tiranni.

E forse per un periodo è stato così.

Oggi, però, “l’evoluzione” della società e soprattutto della psicologia di massa ci ha portato a un nuovo stato di cose: uno stato mentale della popolazione che non avrebbe osato immaginare il più alienato dei dittatori. Il sogno di ogni tiranno della faccia della terra: non dover nascondere né occultare niente al suo popolo.

Poter mostrare pubblicamente tutta la sua corruzione, malvagità e prepotenza senza doversi preoccuparsi di alcuna risposta da parte di quelli che opprime. Questa è la realtà del mondo in cui viviamo. E se credete che questa sia un’esagerazione, osservate voi stessi ciò che vi circonda.

Il caso della Spagna è lampante. Un paese immerso in uno stato di putrefazione generalizzato, divorato fino all’osso dai vermi della corruzione in tutti gli ambiti:
giuridico
industriale
sindacale
politico (soprattutto)

Uno stato di decomposizione che ha ecceduto tutti i limiti immaginabili, fino a infettare con la sua pestilenza tutti i partiti politici in maniera irreparabile.

Eppure, nonostante siano resi pubblici continuamente tutti questi scandali di corruzione politica, gli Spagnoli continuano a votare per la maggior parte gli stessi partiti politici, dando tuttalpiù alcuni dei loro voti a partiti più piccoli che non rappresentano in nessun modo una possibilità reale.

Ecco l’allucinante caso della Comunità Valenciana, la regione più rappresentativa del saccheggio vergognoso perpetrato dal Partito Popolare e dove, nonostante tutto, questo partito di autentici fuorilegge e banditi continua a vincere le elezioni con maggioranza assoluta.

Una vergogna inimmaginabile in nessuna nazione minimamente democratica.

E sfortunatamente il caso di Valencia è solo un esempio in più dello stato generale del paese: lì abbiamo il caso indegno dell’Andalusia dominata da decadi dall’altra grande mafia dello stato, lo PSOE, che con i suoi soci del Sindacato e l’appoggio puntuale della Sinistra Unita hanno rubato a piene mani per anni e anni.

O il caso della Catalogna con “Convergència i Unió”, un partito di baroni ladri d’élite, tanto per dare un altro esempio. E potremmo continuare così per tutte le comunità autonome o il governo proprio centrale dove le due grandi famiglie politico-criminali del paese, PP e PSOE, si sono dedicate a saccheggiare senza alcuna moderazione.

E nonostante siano stati resi pubblici tutti questi casi di corruzione generalizzata, siano state rivelate le implicazioni delle alte sfere finanziarie e industriali con il tacito consenso del potere giuridico, la dimostrazione che in forma attiva o passiva riguarda il Sistema in tutti gli ambiti e si rende impossibile la creazione di un futuro sano per il paese, nonostante tutto ciò, la risposta della popolazione è stata… non fare niente.

La cittadinanza ha risposto al massimo con “l’esercitare il legittimo diritto di manifestazione”, un’attività molto simile a quella che fa la massa quando la sua squadra di calcio vince una competizione ed esce per strada a celebrarla. Nessuno ha fatto niente di effettivo per cambiare le cose, salvo un piccolo spuntino.

Nel caso della corruzione venuta alla luce in Spagna e l’inesistente reazione della popolazione, è un solo esempio tra i tanti nel mondo. Adesso riportiamo il caso dello sport di massa, sotto pressione per il sospetto di corruzione, di manipolazione di dopaggio e per la molto probabile adulterazione di tutte le competizioni sotto il controllo commerciale delle grandi marche…nonostante questo, continuano ad apparire in televisione con un seguito sempre più numeroso.

Tutto ciò si impoverisce davanti alla gravità delle rivelazioni di Edward Snowden e confermate dai governi in causa che ci hanno detto in faccia alla luce di riflettori che tutte le nostre telefonate , le attività sui social networks, il nostro navigare in Internet è controllato e che ci stiamo dirigendo inesorabilmente verso l’incubo del Grande Fratello vaticinato da George Orwell nel “1984“.

E la cosa più allucinante è che “una volta filtrate” queste informazioni, nessuno si è preoccupato di ribatterle. Tutti i mezzi di comunicazione, i poteri politici e le grandi imprese di Internet implicate nello scandalo, hanno confermato pubblicamente come un qualcosa di reale e indiscutibile questo stato di sorveglianza. L’unica cosa che hanno promesso, in maniera poco convincente e a mezza bocca che non continueranno a farlo…e si sono permessi anche di darci alcuni dettagli tecnici!

E quale è stata la risposta della popolazione mondiale quando è stata rivelata questa verità? Quale è stata la reazione generale di fronte a queste rivelazioni?

Tutti continuano ad essere assorbiti dal loro smartphone, continuano a rotolarsi nel dolce fango dei social network e continuano a navigare nelle acque infestate di Internet senza muovere nemmeno una falange di un dito… A cosa serve, allora, dire la verità?

Nel caso ipotetico che Edward Snowden o Julian Assange siano personaggi reali e non creazioni mediatiche con una missione segreta, a cosa sarebbe servito il loro sacrificio?
Che utilità ha accedere all’informazione e rivelare la verità se non provoca nessun cambiamento, alterazione, trasformazione?
A che serve conoscere in forma esplicita e documentata il fatto chel’energia nucleare può solo portare disgrazie come dimostrato dai terribili incidenti di Chernobyl e Fukushima, se queste rivelazioni non provocano nessun effetto?
A cosa serve sapere che le banche sono enti criminali dediti al saccheggio di massa, se continuiamo a utilizzarle?
A cosa serve sapere che il mangiare è adulterato e contaminato da ogni tipo di prodotti tossici, cancerogeni o transgenici, se continuiamo a mangiarli?
A cosa serve sapere la verità su qualsiasi fatto importante se non reagiamo per quanto gravi siano le sue implicazioni.

Non inganniamoci da soli per quanto sia duro accettare tutto questo. Affrontiamo la realtà così com’è… Nella società attuale, conoscere la verità non significa nulla.

Informare sui fatti che veramente succedono, non ha nessuna reale utilità; anzi la maggior parte della popolazione è arrivata a un livello tale di degradazione psicologica che come dimostreremo, la rivelazione della verità e accedere all’informazione, rafforzano ancora di più la loro incapacità di risposta e l’inerzia mentale.

La grande domanda è: perchè? Che cosa ha portato tutti noi a quest’apatia generale?

E la risposta, come succede sempre quando ci rivolgiamo domande di questo tipo, è tra le più inquietanti. Ed è in relazione con il condizionamento psicologico cui è sottoposto l’individuo della società attuale. I meccanismi che disattivano la nostra risposta quando accediamo alla verità per quanto scandalosa possa essere, sono semplici ed effettivi. E sono nella nostra vita quotidiana.

Tutto si basa su un eccesso d’informazione.

E’ un bombardamento degli stimoli così esagerato che provoca una catena di avvenimenti logici che finiscono con lo sfociare in un’effettiva mancanza di risposta: in pura apatia.

E per lottare contro questo fenomeno è bene conoscere come si sviluppa il processo…

COME SI SVILUPPA IL PROCESSO?

Per prima cosa dobbiamo capire che questo stimolo sensoriale che riceviamo è carico d’informazioni.

Il nostro corpo è predisposto alla percezione e alla lavorazione di stimoli sensoriali, ma la chiave del tema sta nella percezione di carattere linguistico dell’informazione, per linguistico sta a indicare ogni sistema organizzato con il fine di codificare e trasmettere informazione di ogni tipo.

Per esempio, ascoltare una frase o leggerla comporta la sua entrata nel nostro cervello a livello linguistico. Ma lo stesso avviene quando guardiamo il logo di un’impresa, l’ascolto delle note musicali di una canzone, guardare un segnale del traffico o udire la sirena dell’ambulanza, tanto per darvi alcuni esempi…

Oggi, una persona è sottoposta a migliaia di stimoli linguistici di questo tipo solo durante un giorno; molti li percepiscono in forma cosciente, ma la grande maggioranza in forma non cosciente che deve essere elaborata dal nostro cervello.

Potremmo dividere il processo di captare ed elaborare questa informazione in tre fasi:
percezione
valorizzazione
risposta

Percezione.

Indubbiamente, in tutta la storia dell’umanità, apparteniamo alla generazione che ha la capacità più grande di elaborare informazioni a livello celebrale, con potere di differenziare soprattutto a livello visivo e auditivo.

Man mano che nascono e crescono nuove generazioni acquisiscono una maggiore velocità di percezione dell’informazione. Una dimostrazione di quanto affermato la ritroviamo nel cinema.

Guardate un vecchio film western di John Wayne, una scena qualsiasi di azione per esempio una sparatoria. E poi guardate una scena di sparatoria o di inseguimento di macchine di un film odierno. Una qualsiasi scena d’azione di un film attuale è piena di successioni rapidissime di primi piani di breve durata.

Solo in 3 o 4 secondi si vedranno diverse figure:

il volto del protagonista che guida, quella del compagno che grida, la mano sul cambio della macchina, il piede che spinge il pedale, la macchina che schiva un pedone, l’inseguitore che slitta, il cattivo che afferra la pistola, che spara dal finestrino, ecc… e ogni primo piano sarà durato al massimo una decina di secondi.

Le immagini si succedono a tutta velocità come gli spari di una mitragliatrice. Eppure siete in grado di vederle tutte e di elaborare il messaggio che contengono.

Adesso rivedete il film di John Wayne. Non troverete successioni di scene a ritmo di mitragliatrice, ma successioni di scene dalla durata più lunga e con un campo visivo più ampio. Probabilmente uno spettatore dell’epoca di John Wayne si sarebbe sentito male vedendo un film attuale poiché non era abituato a elaborare tanta informazione visiva a tale velocità. Questo è un semplice esempio del bombardamento di informazioni cui è sottoposto il cervello di ognuno di noi oggi rispetto a quello di una persona di cinquant’anni fa.

Aggiungeteci tutte le fonti di informazioni che ci circondano, come la televisione, la radio, la musica, l’onnipresente pubblicità, i segnali del traffico, i diversi tipi di abbigliamento che indossano le persone che incrociamo per la strada e che rappresentano ognuna di loro, un codice linguistico per il tuo cervello, l’informazione che vedete sul cellulare, sul tablet, in internet e inoltre i vostri impegni sociali, le fatture, le preoccupazioni e i desideri che hanno programmato tu avessi, ecc. ecc. …

Si tratta di un’autentica inondazione di informazione che il vostro cervello deve elaborare continuamente. Tutto questo con un cervello della stessa misura e capacità di quello spettatore dei western di John Wayne di cinquant’anni fa.

Per quanto ne sappiamo, sembra che il nostro cervello abbia la capacità sufficiente per percepire tali volumi di informazione e comprendere il messaggio associato a questi stimoli.

Il problema quindi non sta lì. Infatti, sembra che il nostro cervello ne goda poiché ci siamo trasformati in tossicodipendenti degli stimoli.

Il problema sembra risiedere nella fase che segue.

Noi ci scontriamo con i nostri limiti quando dobbiamo valutare l’informazione ricevuta, cioè quando arriva l’ora di giudicare e analizzare le implicazioni che comporta.

Questo succede perché non abbiamo il tempo materiale per fare una valutazione profonda di quell’informazione.

Prima che la nostra mente, da sola e con i criteri chele sono propri, possa giudicare in maniera più o meno profonda l’informazione che riceviamo, siamo bombardati da un’ondata di stimoli che ci distraggono e inondano la nostra mente.

E per questa ragione che non arriviamo a valutare nella giusta misura l’informazione che riceviamo per quanto importanti siano le implicazioni che comporta.

Per capire meglio tutto questo, utilizzeremo un’analogia sotto forma di una piccola storia.

Immaginiamo una persona molto introversa che passa la maggior parte del suo tempo rinchiusa in casa. Praticamente non ha amici e non intavola relazioni sociali di nessun tipo.

Supponiamo adesso che questa persona vada al supermercato a comprare una bottiglia di latte e quando va a pagare gli cade per terra e la rompe causando grande scompiglio e macchiandosi i vestiti sotto gli occhi di tutti e della cassiera.

Quando questa persona torna a casa, isolata com’è e senza uno stimolo sociale, darà probabilmente un gran valore a quanto avvenuto al supermercato.

Si domanderà perché gli è caduto il latte e quale movimento falso abbia fatto perché questo avvenisse; si domanderà se la colpa fosse sua, o della bottiglia che era troppo spigolosa; nella sua testa analizzerà lo sguardo della cassiera e i gesti e i commenti di ogni cliente; osserverà anche le macchie sui vestiti e tenterà di indovinare ciò che hanno pensato gli altri di lui.

Si sentirà ridicola e giudicherà quel fatto meramente aneddotico molto più importante di quanto lo sia stato in realtà. Solo perché quella situazione ridicola al supermercato sarà il grande avvenimento del giorno o della settimana. E forse non lo dimenticherà mai per tutta la vita.

Adesso sostituiamo la persona introversa e senza relazioni con un modello opposto.

Una persona estroversa che passa tutto il giorno circondata da una gran quantità di persone e di fatti, interagendo freneticamente con clienti e compagni di lavoro, che parla al telefono, organizza incontri, compra, vende, fa riunioni, ride, si arrabbia e termina la giornata bevendo un bicchiere con gli amici.

Supponiamo che questa persona va a comprare il latte e anche a lei cade la bottiglia causando un gran scompiglio e macchiandosi i vestiti.

La sua valutazione dell’accaduto sarà solo aneddotica poiché rappresenta un evento in più tra tutti quelli a carattere sociale che sperimenta durante la giornata. E in poche ore se ne sarà dimenticata.

Una persona della società attuale, assomiglia molto al secondo modello, sottoposta a una grande quantità di stimoli sensoriali, sociali e linguistici.

Per noi, ogni informazione ricevuta è rapidamente digerita e dimenticata, portata via dalla corrente incessante dell’informazione che entra nel nostro cervello come un torrente.

Perché viviamo immersi nella cultura del “twit”, un mondo dove ogni riflessione su un evento dura 140 caratteri. E questa è la profondità massima cui arriva la nostra capacità di analisi.

E’ per questa ragione, per la nostra impotenza di valutare e giudicare da soli il volume di informazione al quale siamo sottoposti, che l’informazione che ci è trasmessa, porta incorporata l’opinione che dobbiamo averne, cioè quello che dovremmo pensare dopo aver realizzato una valutazione approfondita dei fatti, cioè chi emette l’informazione risparmia al ricevente lo sforzo di dover pensare

Questo è il procedimento che utilizzano i grandi mezzi di comunicazione e in un mondo di individui autenticamente pensanti sarebbe tacciato di manipolazione e lavaggio del cervello.

La televisione è un esempio lampante. L’esempio degli onnipresenti incontri politicidove gli ospiti sono presentati come “opinionisti”. La loro funzione è generare l’opinione che noi dovremmo costruire da soli.

Così il bombardamento di informazione continuo e incessante nel nostro cervello ci impedisce di giudicare adeguatamente il valore dei fatti, con un criterio nostro. Ci toglie il tempo che dovremmo avere per soppesare le conseguenze di un avvenimento e lo frammenta in pezzettini da 140 caratteri e lo trasforma in un giudizio breve e superficiale.

Risposta.
Una volta che la valorizzazione personale dei fatti è ridotta alla minima espressione, entriamo nella fase decisiva del processo, quella che è priva della nostra risposta.

Qui entrano in gioco le emozioni e i sentimenti, il motore di ogni risposta e azione.Frammentando e riducendo il nostro tempo, riduciamo la carica emotiva che associamo all’informazione.

Osserviamo le nostre reazioni: possiamo indignarci molto nel vedere una notizia in un notiziario, per esempio lo sgombero forzato di una famiglia senza mezzi, ma dopo pochi secondi siamo bombardati da un’informazione diversa che porta verso un’altra emozione superficiale e diversa che ci fa dimenticare la precedente.

Per esprimere questo in forma grafica e chiara: la nostra capacità di giudizio e di analisi è pari a un “tweet”, la nostra risposta emotiva è pari a un emoticon.

E qui sta la chiave.

Qui rimane disattivata la nostra possibile risposta. Per capire meglio, torniamo all’analogia della persona introversa ed estroversa che rompeva la bottiglia di latte al supermercato.

La persona introversa chiuse nel suo mondo che ha dato un valore più profondo ai fatti avvenuti al supermercato continuerà a rimuginarci sopra più volte.

Non dimenticherà facilmente le emozioni legate al ridicolo che ha provato in quel momento e con molta probabilità esporre continuamente le proprie emozioni finirà con provare un certo imbarazzo solo a ripensarci.

E’ possibile che non torni per un certo periodo a fare spesa in quel supermercato, anche se implica il fatto di dover andare più lontano a comprare il latte; arriverà anche a provare repulsione per il luogo e le persone che l’hanno reso ridicolo.

L’energia emotiva che ha messo su questo fatto concreto diventerà una reazione effettiva per il fatto. Invece, la persona estroversa tornerà al supermercato senza nessun problema poiché mentalmente quanto accaduto, non ha rilevanza emotiva; tuttalpiù arrossirà al vedere la cassiera o qualche cliente. La persona estroversa non intraprenderà azioni effettive e tangibili che derivano dal fatto della bottiglia di latte.

Oltre le valutazioni fatte su questi personaggi inventati, questi esempi ci servono per dimostrare che il bombardamento incessante dell’informazione cui siamo sottoposti finisce con lo sfociare in una frammentazione della nostra energia emotiva e perciò finiamo col dare una risposta superficiale o nulla.

E’ una risposta che per il momento in cui viviamo intuiamo che dovrebbe essere molto più contundente eppure non arriviamo a darla perché ci manca l’energia sufficiente per farlo. E tutti guardiamo disperati gli altri e ci domandiamo: “Perché non reagiscono? Perché non reagisco?”

E questa impotenza alla fine diventa una sensazione di frustrazione e di apatia generale. Questa sembra essere la ragione per cui non avviene una Rivoluzione quando per la logica dei fatti dovrebbe essere già scoppiata. Si tratta quindi di un fenomeno psicologico. Questo è il meccanismo di base che interrompe ogni risposta della popolazione davanti ai continui abusi che riceve.

E’ la base sulla quale si poggiano tutte le manipolazioni mentali cui ci sottopongono oggi E’ il meccanismo psicologico che rende la popolazione docile e sottomessa.

Potremo riassumere il tutto così:

L’eccessivo bombardamento di informazioni ci impedisce di avere il tempo necessario per dare il giusto valore a ogni informazione ricevuta e, di conseguenza, associarla a una carica emotiva sufficiente per generare una reazione effettiva e reale.

COSPIRAZIONE O FENOMENO SOCIALE?

Non ha importanza se tutto questo fa parte di una grande cospirazione atta a controllarci o se siamo arrivati a questo punto per via dell’evoluzione della società, perché le conseguenze sono esattamente le stesse:

i più potenti faranno il possibile per mantenere attivi questi meccanismi e fomenteranno anche il suo sviluppo secondo le loro potenzialità solo perché ne ricevono benefici.

Rivelare la verità, in effetti, favorisce questi meccanismi.

Ai più potenti non importa mostrarsi come sono o svelare i propri segreti per quanto sporchi e oscuri siano. Rivelare queste verità occulte contribuisce in gran parte all’aumento del volume di informazione con il quale siamo bombardati.

Ogni segreto portato alla luce produce nuove ondate di informazioni che possono essere manipolate e rese tossiche con l’aggiunta di dati falsi, contribuendo così alla confusione e al caos dell’informazione e da qui arrivano nuove ondate secondarie di informazioni che ci stordiscono ancora di più e ci fanno sprofondare di più nell’apatia.

Se combattiamo quest’apatia, frutto della poca energia emotiva con cui cerchiamo di rispondere, con le tremende difficoltà che il sistema ci mette davanti quando è il momento di punire i responsabili, si generano nuove ondate di frustrazione sempre più forti che ci portano passo dopo passo alla resa definitiva e alla totale sottomissione.

Non ponetevi nessun dubbio: alle persone che ostentano il potere interessa bombardarvi con enormi volumi di informazioni il più superficiali possibili; perché una volta instaurata questa forma di interagire con l’informazione ricevuta, tutti noi ci trasformeremo in persone dipendenti da questo incessante scambio di dati.

ll bombardamento di stimoli è una droga per il nostro cervello che ha bisogno di sempre più velocità per lo scambio di informazioni ed esige meno tempo per poterle vagliare.

Succede a tutti noi: ci costa sempre più fatica leggere un lungo articolo pieno di informazioni strutturate e ragionate. Abbiamo l’esigenza che sia stringato, più veloce, che si legga in una sola riga e che si possa ingerire come una pasticca e non come un lauto pranzo.

Il nostro cervello si è trasformato in un tossicodipendente da informazione rapida, in un drogato avido di continui dati da ingerire pensati e analizzati da un altro cervello in modo che noi non dobbiamo fare lo sforzo di fabbricare una nostra opinione complessa e contraddittoria.

Il fatto è che noi odiamo il dubbio perché ci obbliga a pensare. Non vogliamo farci domande. Vogliamo solo risposte rapide e facili. Siamo e vogliamo essere antenne riceventi e replicanti di informazioni come meri specchi che riflettono immagini esterne. Gli specchi però sono piani e non hanno vita propria, tutto quello che riflettono viene da fuori.

L’essere umano a gran velocità si sta dirigendo verso quello stato di fatto. Lo permetteremo?

CONCLUSIONE

Tutto quanto è stato scritto, forse non lo avreste voluto ascoltare. E’ poco stimolante ed è qualcosa di complicato e farraginoso, ma le complesse realtà non possono essere ridotte in un titolo ingegnoso di tweet.

Per intraprendere una profonda trasformazione del mondo, per iniziare un’autentica Rivoluzione che cambi tutto e ci porti verso una migliore realtà, dovremmo discendere nelle profondità della nostra psiche, fino alla sala macchine, dove si muovono tutti i meccanismi che determinano le nostre azioni e i nostri movimenti.

E’ lì che si risolve l’autentica guerra per il futuro dell’umanità.

Nessuno ci salverà facendo da un pulpito dei proclami brillanti e delle promesse per una società più giusta ed equa. Nessuno ci salverà raccontandoci una verità presunta o rivelandoci i segreti più oscuri dei poteri occulti.

Come abbiamo visto, l’informazione e la verità non sono importanti perché i nostri meccanismi di risposta sono invariati. Dobbiamo scendere fino a loro e ripararli; e per fare ciò dobbiamo sapere come funzionano. E non sarà necessario fare un complesso corso di psicologia: osserviamo con attenzione e ragioniamo da soli e potremo raggiungere il risultato.

Non si tratta di qualcosa di esoterico o basato su strane credenze dal carattere Mistico, Religioso o New Age. E’ pura logica: non c’è rivoluzione possibile senza una profonda trasformazione della nostra psiche a livello individuale perché la nostra Mente è programmata dal Sistema.

Per cambiare quindi il Sistema che ci imprigiona, prima lo dobbiamo disinstallare dalla nostra mente.

Lo faremo?

Fonte: voxinsana Tratto da stampalibera

Denuncia il compagno che la maltratta e l’Inps le blocca il bonus bebè

Denuncia il compagno che la maltratta e l’Inps le blocca il bonus bebè

Dopo violenze, maltrattamenti, botte, si era finalmente decisa a lasciare il suo compagno. La burocrazia però adesso le nega il bonus bebè per la sua bimba, avuta assieme proprio all’ex compagno, perché la domanda era stata presentata da lui e quel nucleo familiare ad oggi non esiste più. Ne ha parlato Laura Secci suLa Stampa.
di Laura Secci
Ci sono lividi che non si vedono, sigillati tra i binari rigidi e rassicuranti dei «ma, però». Ci sono dolori che ingoiano silenzi, ricacciati dentro come bocconi amari, da digerire in fretta se conditi di speranza. Ma da quell’uomo, amato tanto da farle desiderare un figlio, Anna adesso deve difendersi. E a quell’inferno di botte e insulti che non hanno concesso tregua neanche durante la gravidanza, ha avuto il coraggio di dire «basta».
La denuncia scattata dopo l’ennesimo pestaggio, il ricovero al pronto soccorso, il trasloco dai suoi genitori, ai quali finora aveva risparmiato la verità del suo dramma, nella speranza che «le cose si sarebbero sistemate».
Adesso Anna deve trovare i soldi per andare avanti. Il primo passo è riscuotere il bonus bebè che il governo «regala» ai nati tra il 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2017. Dura fino al terzo anno di vita del bambino. Sono 36 mensilità.
«Ci dispiace, ma non può averlo. La pratica in cui è indicato l’Isee del nucleo familiare è stata sospesa, perchè quel nucleo non esiste più».
La burocrazia risponde con il linguaggio che le è proprio, non ammette eccezioni.
La domanda per il «bonus bebè», per legge, può essere presentata da uno (e uno solo) dei genitori. In questo caso era stato il compagno ad occuparsene. “Ma la pratica è stata sospesa dall’Inps – spiega la Cgil astigiana -. E’ corretto, secondo le nuove normative scattate da gennaio di quest’anno per scovare i “furbetti” che a volte chiedono delle agevolazioni ma non ne hanno diritto, per reddito. In questo caso però la situazione è ben diversa». «Tenteremo un’altra strada – spiega il sindacato – ripresentando un’altra pratica, con l’Isee della ragazza, stavolta e non dell’uomo. La normativa è complessa, non sarà semplice ma possiamo farcela. E per i mesi che sono trascorsi il contributo oramai è perso ”.
Ventisei anni, un lavoro perso che non ha intenzione di farsi ritrovare, l’anima divisa in due tra odio e, ancora, amore. Perchè lui è difficile da dimenticare, lui piange e implora perdono, disegna un futuro che non sarà mai per una famiglia che non è. E che non è mai stata.
«Per lei, già provata da quanto successo, è stato l’ennesimo schiaffo in faccia – spiega il padre -. Ci siamo rivolti a tutti i sindacati, ma la risposta è stata la stessa: non c’è nulla da fare».
«Da un lato si fanno migliaia di campagne pubblicitarie, riempiendosi la bocca e riempiendoci la testa sulla lotta contro la violenza sulle donne, poi quando una ragazza trova il coraggio per denunciare, nonostante la dipendenza economica da quel mostro, la risposta è questa? La priva di ogni possibilità di vivere dignitosamente, accedendo a ciò che spetta a migliaia di altre donne che non hanno no subito violenze».
Quando la ragion di Stato non contempla la ragione.

Fonte: www.qelsi.it

Adesso che il Montenegro fa parte della NATO è costretto a combattere in Afghanistan

Adesso che il Montenegro fa parte della NATO è costretto a combattere in Afghanistan

Secondo la pubblicazione Balkan Insight, i soldati montenegrini potrebbero essere costretti a partecipare alle operazioni della NATO. In questo modo ha abbandonato il principio volontario di partecipazione nelle operazione all’estero, che aveva effetto dal 2010.
Il governo del paese balcanico programma passare in esame al parlamento alla fine di marzo 2016 il corrispondente progetto di rettifica alla legge. Quello che sta avvenendo è legato al fatto che nel dicembre 2015 il Montenegro ha ricevuto ufficialmente l’invito ad entrare nell’Alleanza.
“La partecipazione dei soldati montenegrini alle operazioni della NATO sarà obbligatoria. Questo significa che se il comando prende questa decisione, i militari saranno spediti in Afghanistan o in qualsiasi altro paese dove l’Alleanza Nordatlantica conduce le operazioni militari. In caso contrario i militari rischiano di perdere il lavoro” ha dichiarato un alto funzionario del ministero della Difesa del Montenegro.

Lobby: ecco chi ci sarà dietro al prossimo presidente USA

Lobby: ecco chi ci sarà dietro al prossimo presidente USA

Lobby e potere: Un giornalista chiede a Hillary Clinton dei suoi discorsi a pagamento in Goldman Sachs: lei ride di gusto, in maniera sprezzante, e non risponde. Un uomo sullo sfondo fulmina il ragazzo che fa la domanda. La Clinton ha guadagnato oltre 2 milioni di dollari facendosi pagare discorsi davanti ai lupi di Wall Street in meno di sette mesi, di cui 675mila dollari solo con Goldman Sachs!
Mentre in America i candidati alle presidenziali fanno il giro degli Stati per raccattare voti, lobbisti, banchieri e faccendieri fanno a gara a chi dona più soldi ai vari partiti. Naturalmente nessuno versa fior di quattrini per ricevere in cambio una stretta di mano. Le lobby non sono organizzazioni senza scopo di lucro e, d’altronde, lo scandalo Watergate che coinvolse Richard Milhous Nixon fece da spartiacque nella storia americana. Il quadro generale che esce fuori da queste prime battute elettorali è che tutti i finanziatori, come nelle corsa all’ippodromo, sono pronti a puntare i soldi sul cavallo vincente. O, più che altro, a farlo vincere. Ma quanti soldi spendono, queste lobby? E chi sono? Facciamo qualche conto.

LE LOBBY DIETRO A JEB BUSH

Il concorrente presidenziale repubblicano Jeb Bush, solo nel 2015, ha ricevuto una somma pari a 103 milioni di dollari. Naturalmente, per sapere come verranno spesi bisognerà aspettare i dati ufficiali che verranno forniti dal Fec(Federal Election Commission). Ma per intanto si sa già chi sono i generosi benefattori. Circa 10 milioni di dollarisono stati versati dalla società di Hank Greenberg, la C.V. Starr che si occupa di servizi assicurativi ed è anche attiva nel campo energetico. Circa 3 milioni di dollari sono stati versati da Miguel Benito “Mike” Fernandez, uomo d’affari nel settore sanitario americano e fondatore del MBF Healthcare PartnersUn milioneda Morton S. Bouchard, proprietario di una società petrolifera e altri 300 mila dollari da Francis Rooney, che è stato ambasciatore sotto George W. Bush. Ma l’aspetto ancora più preoccupante è che dell’intera somma, circa43 milioni di dollari sono stati spesi per l’informazione, tra tv e annunci digitali.

LE LOBBY DIETRO A HILLARY CLINTON

Lo stratega della Clinton, Guy Cecil, ha ricordato che di questi dollari, sei milioni sono stati investiti per screditare e attaccare la candidata e in previsione futura, ha continuato Cecil, gli oppositori: “Stanno preparando una campagna di un miliardo di dollari per ingannare e distorcere“. Certo la Clinton non è da meno in fatto di finanziamenti ricevuti da parte di lobbisti e banchieri. In prima fila infatti c’è George Soros. L’uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra ha versato nelle casse della Clinton, per lo meno la parte ufficiale, 6 milioni di dollari. Altri sostenitori facoltosi sonogli israeliani Haim and Cheryl Saban, che hanno versato 3 milioni di dollari.
Naturalmente la lista di questi generosi donatori è molto più lunga. Il portafoglio della candidata alla guida del governo americano, negli ultimi mesi si è riempito raccogliendo 125 milioni di dollari per la sua campagna elettorale. Chissà che uso ne farà. La domanda è lecita, perché Hillary è solita fare molti discorsi a pagamento e il suo cachet ammonta a 275.000 dollari, come accaduto davanti ai clienti delGoldenTree Asset Management. Ma quando le fanno notarequesta sua forte simpatia per le idee e per il portafoglio deglisciacalli di Wall Street, la Clinton ha puntualizzato come anche l’attuale presidente Barack Obama in passato abbia ricevuto forti finanziamenti dai colletti bianchi e come questo non sia stato di impedimento per far passare alle camere la riforma Dodd-Frank, che in sostanza promuoveva una maggiore regolazione della finanza speculativa tutelando i consumatori. Anche se in molti sono critici perché tale riforma non tutela affatto gli statunitensi. Dulcis in fundocome non menzionare i 675 mila dollari versati a Hillary Clinton dalla Goldman Sachs?Quando un giornalista le fa notare che lei si accompagna con banchieri ambigui, chiedendole se renderà pubblico il contenuto dei suoi discorsi alla Goldman Sachs, la Clinton in tutta risposta… ride!.
n.b. Ricordatevi di abilitare i sottotitoli nella finestra video
D’altronde, Hillary Clinton ha un rapporto privilegiato con Goldman Sachs: più volte si è presentata alle conferenze con Lloyd Blankfein, presidente e CEO della banda d’affari.
L’altro candidato, Bernie Sanders, ha raccolto una somma non indifferente: circa 75 milioni di dollari. Alcune società però si muovono sotto la luce del sole, nell’elargizione dei propri contributi. Una di queste è la Apple. Da quando il fondatore Steve Jobs è morto, la società ha speso una fortuna in lobbismo, circa 27 milioni di dollari, ricevendo in cambio molti vantaggi, come l’operazione Trans-Pacific Partnership. Anche la lobby delle case farmaceutiche non è da meno: suddivide i suoi investimenti privilegiando i repubblicani, cui destina il 63% dei 20 milioni di dollari investiti (11 milioni di dollari), e lasciando qualcosina anche ai Democratici, 6 milioni e mezzo di dollari, che non si sa mai!
Certo, come sia possibile farsi eleggere a suon di vagonate di milioni di dollari dalle industrie petrolifere, farmaceutiche, bancarie e finanziarie, e garantire poi di avere come priorità l’interesse dei cittadini, è uno di quei misteri buffi a cui la gente piace credere, senza farsi troppe domande.
Ma se Atene piange, Sparta non ride. Ecco, in questo video, chi sono i lobbisti al Parlamento Europeo. C’è anche la Walt Disney e l’industria del porno:
LOBBY A BRUXELLES - Chi sono i lobbisti al Parlamento Europeo. Anche la Walt Disney e l'industria del porno
E qui la lettera dell’Ikea che invitava a pranzo gli eurodeputati, per discutere della nuova legge sul regime fiscale.

Fonte: ByoBlu

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