26 febbraio 2016

Chi sono i “preti arcobaleno” che se la prendono col Family Day


- di Marco Margrita

«LA FAMIGLIA OSANNATA NEI VARI “FAMILY DAY” È UN’ASTRAZIONE, LEGATA A UNA PARTICOLARE CULTURA DI PARTICOLARI MOMENTI STORICI, CONDIZIONATA DA SISTEMI E COSTUMI SOCIALI, ECONOMICI E RELIGIOSI»

C’è chi li ha battezzati “preti arcobaleno”. E questa volta non c’entra il pacifismo, ma una netta presa di posizione a difesa del ddl Cirinnà. Una compagnia abbastanza canuta del clero turboprogressista. Un “settebello” di una certa notorietà mediatica grazie alla costante pratica del “dissenso”, quindi tutti firmatari senza il “don”: Paolo Farinella, Aldo Antonelli, Raffaele Garofalo, Michele Dosio, Pippo Anastasi, Giorgio De Capitani e Claudio Miglioranza.

Il biblista già grillino (Farinella), il parroco autorottamato con blog sull’Huffpost (Antonelli), l’antiratzgeriano pro-preservativo (Garofalo), il presbitero operaio (Anastasi), il cappellano dell’antiberlusconismo e tifoso dell’ictus per il Cav (De Capitani) e colui che tuonò dal pulpito contro Marchionne (Miglioranza). C’è pure, manco a dirlo, un pizzico di No Tav: don Dosio è il sacerdote che guida le preghiere dei “Cattolici per la Vita della Valle” al pilone eretto al cantiere di Chiomonte. Evidentemente l’assalto alla natura lo fanno i treni veloci, ma non il businnes dell’utero in affitto.

Con estrema leggerezza, potremmo chiamarla teologia creativa, i reverendi passano da “Dio è Amore” (un Dio, ci spiegano, “laico”) a “love is love”. Manco fossero la minoranza Pd, scrivono che «noi preti cattolici firmatari, cittadini di uno Stato che vogliamo credere ancora laico e libero, ci troviamo a disagio nel difendere l’ultima versione del disegno di legge-Cirinnà sulle unioni civili perché è un compromesso al ribasso, frutto della peggiore interdizione reciproca dentro una maggioranza di governo raccogliticcia e indifferente ai diritti civili, ma interessata alle manovra di potere».

Sparano un po’ di fango sui politici che osano «la qualifica di “cattolici” (…) assunta da senatori e deputati che in Parlamento appoggiano e votano qualsiasi sconcezza, calpestano qualsiasi etica, sono conniventi con malaffare, malavita e interessi di parte, facendo della corruzione e della illegalità il loro pane quotidiano».

Pasticciando con il diritto costituzionale non meno che con la teologia, ci tengono a far sapere che «se in Italia vi fosse anche una sola coppia di persone che convivono, i suoi componenti hanno il diritto di essere tutelati e garantiti non solo come singoli, ma anche come nucleo affettivo e familiare “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (Costituzione Italiana Art. 3)».

Per non farsi mancare niente aggiungono che sono, accidentalmente al contrario del Papa, «convinti che la storia dell’umanità non è mai stata portatrice di un solo modello di famiglia e tanto meno si fa garante di “una famiglia come voluta da Dio”, dal momento che la Sacra Scrittura (Antico e Nuovo Testamento) non ne parla, ma offre a ciascuno la possibilità di vivere il dono dell’alleanza e dell’amore a perdere come segno e manifestazione del volto del Dio di Gesù Cristo. La famiglia osannata nei vari “Family Day” è un’astrazione, legata a una particolare cultura di particolari momenti storici, condizionata da sistemi e costumi sociali, economici e religiosi». Abituati ad assimilarsi alla chiacchiera della “sinistra del costume” aggiungono che «sperimentiamo che la famiglia uomo-donna-bambino/a, troppo spesso è il luogo turpe delle più atroci violenze, anche di natura sessuale, sui bambini, che i difensori di quel modello vorrebbero tutelare. Anche noi siamo dalla parte dei bambini, ma vogliamo esserlo sempre e non solo a certe condizioni».

Pare che la loro «esperienza» dica «che occorre interrogarsi, senza preclusione di sorta, sull’esclusivo interesse, che deve essere assoluto, del bambino o della bambina, valutando non il diritto all’adozione, ma unicamente la capacità, la disponibilità, l’idoneità adottiva e affettiva degli adulti che vogliono prendersi cura e tutela del minore, senza alcuna riserva verso la coppia tradizionale, la coppia omosessuale/lesbica, i nonni, parenti o altre situazioni oggi non previste». Questo perché «estendere i diritti non è mai un atto pericoloso, per nessuno, bambini compresi». Se lo dicono loro…

“Caro John, i soldi non comprano la dignità”: giovane algherese scrive a Elkann


- di Giancarlo Balbina

“Caro John,
scusami se mi permetto tanta sfrontata confidenza. Vivo in Germania, a Monaco di Baviera, da circa 5 mesi”.

Chi scrive è Giancarlo Balbina, 28 anni, algherese.

La sua lettera è stata pubblicata ieri sul giornale on line Caratteri Liberi (e sta facendo il giro del web) come risposta alle dichiarazioni di John Elkann, rampollo d’oro di casa Agnelli che a 38 anni si è ritrovato a presiedere la Fiat e un bel po’ di altre società miliardarie. Il giovane Elkann pochi giorni fa l’aveva sparata grossa: durante una lezione organizzata dalla Banca Popolare di Sondrio nella città lombarda aveva detto che i giovani italiani “non hanno la giusta determinazione a trovare lavoro” “perchè stanno bene a casa”, ricordando poi che ”io e i miei fratelli abbiamo il desiderio di fare, di partecipare e questa è una grande motivazione per avere una vita positiva. Penso che sia più interessante fare una vita in cui sei impegnato e lavori con passione che fare una vita in cui sei in vacanza tutto il tempo, perché dopo un po’ ci si annoia”. Poche ore dopo l’imprenditore Diego Della Valle aveva bollato il giovane John come “Un imbecille”.
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Riportiamo per intero la lettera di Balbina, che in poche ore ha avuto migliaia di condivisioni e commenti in tutto il web.

“Faccio parte di quella generazione che “vola” da un posto all’altro, con un bagaglio e qualche ricordo da mettere su un mobiletto di un appartamento di 29 mq. Quelli che al mese costano circa 500 euro, se sei fortunato. Hai mai provato l’eccitazione di guadagnare 800 euro e spenderne più della metà per un affitto? Dio, dovresti provarlo John, è come un fungo allucinogeno, da quanto non sembra reale quello che ti capita di vivere.

Voglio dirti una cosa, John. In questo mio soggiorno bavarese ho incontrato decine di italiani laureati e pluri-specializzati, artisti, scrittori, ingegneri, matematici, chimici; quasi tutti trentenni, incazzati e sofferenti. E sai perché? Perché il loro “viaggio” non è una vacanza, ma una ragione di sopravvivenza, indotto da un mondo diseguale dove i ricchi sono molto più ricchi, mille volte più ricchi, del primo dei poveri. Lo sapevi questo, John? Andare lontano dal proprio paese non è mai facile. È un esercizio che richiede forza di volontà, voglia di emergere, fortuna e altre qualità che, senz’altro, un imprenditore sagace e risoluto come te conosce bene. Uno come te che viene dal nulla, che si è fatto da solo; mica come quelli che nascono in famiglie ricche e benestanti, con cognomi importanti, che studiano in Università private pagando rette mensili universitarie, che valgono tanto quanto lo stipendio annuale di un lavoratore qualsiasi. Di mio padre, per esempio. Cazzo John, tu sei diverso. Tu hai faticato, hai lavorato duro, hai rischiato e ci sei riuscito. Tu sei un esempio da seguire. Insegnami come si fanno i soldi partendo dal nulla; come si fa a prendere in giro quei “bamboccioni” che stanno bene solo a casa con la mammina che gli rimbocca le coperte.


Non credere a chi racconta che l’azienda per la quale lavoravano, magari ha chiuso o delocalizzato e sono rimasti con le pive nel sacco da un giorno all’altro; insegnami le magie del jet-set con quella “nonchalance” che dimostri di avere negli ambienti che contano. Anche io voglio essere così, e fanculo la coscienza che mi dice qualcos’altro. Voglio essere un ricco spavaldo. Possedere una Ferrari, una squadra di calcio, avere un Rolex nel polsino, un abito Ferrè e Valentino per tutti i giorni, far parte di una decina di C.d.A., partecipare a quelle feste mondane dove ci sono i giornalisti specializzati nei gossip, che mi chiedono, in mezzo a centinaia di persone: “È una bella festa questa” e io che rispondo: “Certo l’ho organizzata io”. Che soddisfazione!
Sai John, io credo nella teoria del caos. Nessuno ha deciso di nascere in una famiglia povera o ricca, bello o brutto, alto o basso, in Congo o in Svizzera, in Afghanistan o in America. C’è sempre qualche “causa maggiore” che decide per noi. Tu non hai mica deciso volontariamente di far parte di quella èlite italiana del 10%, che detiene più della metà della ricchezza del paese; così come io non ho deciso volontariamente di nascere in una famiglia monoreddito in Sardegna e di far parte, invece, della squadra del 46%, quella dei disoccupati a cui politiche criminali a vantaggio di quelli come te stanno levando il futuro. Sai John, le frasi che hai detto a Sondrio: “i giovani non trovano lavoro perché stanno bene a casa”; e bisogna essere “più ambiziosi” per riuscire nella vita, mi hanno fatto pensare che il più delle volte la ricchezza dà alla testa, impedisce un’analisi razionale degli eventi. In Italia non ci sono più imprenditori, tantomeno capitalisti disposti a rischiare. Il vero imprenditore è quello che investe il proprio capitale, rischia i propri soldi su progetti che reputa validi, investe sugli uomini, sulla conoscenza e sulle idee. Tanti imprenditori, per come li conosciamo ora, non investono i loro capitali; li fanno girare nella finanza creativa, per creare denaro su denaro, senza alcuna ricaduta sociale. Lo ha fatto anche la Fiat, negli anni novanta, ma tu ovviamente non lo sai, forse eri a Cambridge a studiare economia.

La mia lettera, John, per non tediarti troppo, finisce qua; ma vorrei dirti ancora una cosa. Se mai un giorno io dovessi diventare ricco come te e mi chiamassero a dibattere, in qualche università, di economia e sviluppo, di investimenti, di giovani, non direi mai frasi come quelle che hai pronunciato tu, e per un motivo sostanziale. Ci sono valori che i soldi e la ricchezza non possono né comprare né valutare, cioè il rispetto e la dignità delle persone. Ricordati sempre che in un paese di 60 milioni di cervelli, c’è e ci sarà sempre qualcuno più intelligente, capace e preparato di te; purtroppo, forse, non altrettanto fortunato. Ogni mattina, alzandoti dal letto a baldacchino sul quale riposa tutte le notti il tuo plutocratico sedere, ricorda questo non secondario particolare, e ringrazia la teoria del caos alla quale devi tanto, forse tutto. Ti servirà per essere più umile e forse, anche più avveduto di quanto dai l’impressione di essere.

Il tuo bamboccione sardo-italo-tedesco”



Le unioni civili passano al Senato. «Un testo figlio di minoranze ideologiche»


- di Maurizio Sacconi
«A NULLA VALGONO LE TIMIDE BARRIERE FORMALI TRA MATRIMONIO E UNIONI PERCHÉ, COME RECITA UN PROVERBIO, SE MIAGOLA COME UN GATTO, NON PUÒ CHE ESSERE UN GATTO». MA QUESTO «NON È CHE L’INIZIO, CONTINUA LA LOTTA»

Le unioni civili passano l’esame del Senato. Ieri è stata votata la fiducia e il testo è passato con 173 sì e 71 no. Nel pomeriggio, il portavoce del comitato Difendiamo i nostri figli, Massimo Gandolfini, aveva parlato ai giornalisti ribadendo la propria completa contrarietà alla legge sulle unioni civili. «Il maxiemendamento su cui il governo si appresta a porre la fiducia – aveva detto Gandolfini – è frutto di una strategia antidemocratica e di una cultura menzognera. Il popolo del Family Day non si riconosce in esso e constata irritato che si è rimasti sordi alle sue richieste. Il maxiemendamento tradisce le richieste del Family Day perché, di fatto, introduce il matrimonio gay in Italia».

Di seguito pubblichiamo il testo dell’intervento in aula del senatore Maurizio Sacconi (Ncd) che, così come alcuni suoi colleghi di partito, tra cui Roberto Formigoni che l’aveva preannunciato, non ha votato la fiducia, e così l’ha motivata:

Prendo la parola per annunciare, in aperto dissenso con il gruppo di appartenenza, che con altri colleghi non voterò la fiducia per ragioni di metodo e di merito. Già le prime sono più che politiche in quanto nascono dalla più aperta violazione delle regole sostanziali del diritto parlamentare nel momento in cui, tra commissione e assemblea, è stato impedito l’esame analitico del provvedimento ed il voto di fiducia sottrae a molti la possibilità di manifestare liberamente il proprio pensiero formato su singoli contenuti normativi. Invito i colleghi della sinistra ad interrogarsi su ciò che essi stessi avrebbero fatto nel caso di una analoga forzatura parlamentare ad opera del Presidente Berlusconi. Esprimo un sincero rispetto per i colleghi del gruppo Cinque Stelle per avere anteposto ad un obiettivo perseguito con determinazione e convinzione un principio di democrazia parlamentare.
Le ragioni di merito traggono origine da un testo che mani esperte hanno redatto in funzione della giurisprudenza successiva al fine di agevolarne l’obiettivo di una rivoluzione antropologica attraverso l’accettazione della produzione, anche nelle forme più odiose, di bambini disancorata da un atto naturale d’amore, il riconoscimento della genitorialità omosessuale, la formazione della famiglia artificiale. Quel testo è figlio di minoranze ideologiche che i nuovi Ghibellini hanno qui assunto a loro riferimento nonostante il diverso avviso della parte maggioritaria della società, quale è stato evidenziato da tutte le rilevazioni campionarie. La mediazione realizzata tra i due partiti di governo sarebbe stata buona cosa se non fossero in gioco principi che possono essere salvaguardati solo nella loro interezza. Le correzioni non hanno potuto rovesciare un impianto costruito sulla sovrapposizione tra unioni e matrimoni in modo da offrire a qualunque giudice interno o europeo il presupposto per l’equiparazione delle prerogative a partire dall’accesso alle adozioni. Le unioni infatti si costituiscono attraverso un rito identico a quello del matrimonio, ne hanno le stesse cause impeditive, danno luogo al cognome comune, determinano la presunzione di comunione dei beni, consentono il comune indirizzo familiare – e sottolineo familiare -, inducono nel caso di eredità la quota di legittima oggi riservata al coniuge, oltre agli ascendenti e discendenti, beneficiano della pensione di reversibilità peraltro negata alle stabili convivenze eterosessuali con figli perché, appunto, non sposate. A nulla valgono quindi le timide barriere formali tra i due istituti perché, come recita un proverbio, se miagola come un gatto, non può che essere un gatto.

Questo voto mi spaventa per le implicazioni democratiche e antropologiche che ho descritto. Ma mi spaventa ancor più perché lacera una nazione già fragile violando principi largamente condivisi dal suo popolo. Per il Governo non è una responsabilità di poco conto. Questa non è tuttavia una resa al peggio. Come fu scritto su molti muri nella mia gioventù: «Non è che l’inizio, continua la lotta!».

Quando Michael Jackson dichiarò: “È Tutto falso: il mondo è manipolato da entità occulte”


- di Leonardo Spinale

Michael Jackson dopo queste gravi affermazioni pronunciate, durante una conferenza stampa scrisse la sua condanna a morte, denunciando la cospirazione globale in atto.

1)L’industria della musica e’ in mano a persone che sfruttano i personaggi per veicolare e manipolare le masse

2) Tutta la Stampa manipola le notizie e mente spudoratamente, nascondendo il vero e trasmettendo il falso

3) Le stesse persone che manipolano la stampa hanno manipolato i libri di storia! Cresciamo con una storia ben diversa da quella reale!


4)Tutto quello che accade nel mondo e’ perché’ c’e’ una cospirazione nella struttura del potere globale…

5) E’ importante che la gente inizi a svegliarsi prima che sia troppo tardi…

Ecco quello dichiarato da Michael Jackson:

25 febbraio 2016

BLOOMBERG: ''DRAGHI E' ARRIVATO AL CAPOLINEA, LA BCE NON PUO' FARE PIU' NIENTE PER SALVARE L'EUROZONA''

BLOOMBERG: ''DRAGHI E' ARRIVATO AL CAPOLINEA, LA BCE NON PUO' FARE PIU' NIENTE PER SALVARE L'EUROZONA''



NEW YORK - Secondo la più importante agenzia finanziaria del mondo, Bloomberg, Mario Draghi è arrivato al capolinea.

Al presidente della Banca centrale europea, infatti, restano soltanto due settimane per venire a capo di un piano di stimolo per l'eurozona che non deluda gli investitori e al contempo non incorra nelle ire dei suoi colleghi meno propensi a ricorrere alla potenza di fuoco del cannone monetario. E far quadrare la cosa è praticamente impossibile.

Il consiglio direttivo della Bce si riunirà il 9 e 10 marzo prossimi nelal sede centrale di Francoforte per stabilire se i tassi d'interesse negativi e i 60 miliardi di euro destinati ogni mese all'acquisto di debito sovrano siano abbastanza per rilanciare l'inflazione all'interno della zona euro. Ovviamente, non lo sono, visto che i dati sull'inflazione sono drammaticamente vicini alla deflazione nell'eurozona, e gli acquisti di titoli di stato per 60 miliardi di euro al mese non stanno provocando alcuna reazione positiva, nè nell'economia dell'area dell'euro, nè, come detto, per ristabilire un'inflazione prossima al 2% annuo.

Con un ulteriore taglio ai tassi d'interesse gia' dato per scontato e dunque prezzato dai mercati, principalmente Draghi (e i suoi colleghi, tra i quali il rappresentante della Bundesbank, contrario già ora al QE, figuriamoci ad altri stimoli inflattivi) deve trovare il modo di proporre il quantitative easing in una nuova luce.

Il presidente della Bce ha gia' dichiarato che "non ci sono limiti" alle misure che l'istituto adottera' entro i limiti del suo mandato, ma Bloomberg - in una lunga nota d'agenzia - sottolinea come quei limiti, di fatto, siano ormai già stati raggiunti: i tassi d'interesse sotto zero portano con sè pesanti rischi, ed espandere ulteriormente il programma di acquisto dei titoli di debito sovrano "è piu' facile a dirsi che a farsi", specie considerate le resistenze che la Bce gia' sconta da parte di paesi come la Germania.

"Espandere ulteriormente l'easing quantitativo - sottolinea Bloomberg - sarebbe molto difficile".

"Significherebbe gettare dalla finestra il libretto delle istruzioni - sostiene James Nixon, economista presso Oxford Economics Ltd -. Quindi, dubito che l'Eurotower ricorrerà a una misura così eclatante a meno di una situazione davvero grave".

Un'altra opzione potrebbe essere l'eliminazione del "capital key" che porta la Bce a dipendere, per sostenere i debiti dei paesi più in difficoltà, dalle obbligazioni di quelli che invece sono finanziariamente più solidi, a partire dalla già citata Germania.

Ciò consentirebbe di acquistare una maggior quantità di debito pubblico da paesi come l'Italia. Il rischio, però, è che la Bce dia l'idea - e infatti sarebbe così - di favorire i Paesi che hanno perseguito politiche finanziarie e di bilancio "meno assennate" secondo ovviamente i criteri tedeschi.

La Bce potrebbe anche estendere il Qe ad altre categorie di prodotti finanziari, ad esempio le obbligazioni corporate, ma il debito aziendale disponibile potrebbe non essere sufficiente.

Alla fine, la Bce potrebbe lasciare immutato il Qe e affidarsi solamente all'intervento sui tassi di deposito, col rischio però di trascinare al ribasso i mercati di cui deluderebbe le aspettative. Come si vede, è un dedalo senza una via d'uscita che non preveda forti tensioni interne alla Bce o esterne sui mercati della zona euro. In tutti i casi, conclude "Bloomberg", Draghi non sembra avere di fronte a sè alcuna soluzione agevole. E quelel disagevoli sono una più pericolosa dell'altra.

Redazione Milano 


Butac si lancia contro IXR: “!la vostra è una bufala!” Galeotto l’articolo sulle cellule di embrioni in alimenti e vaccini. Peccato non sia così.


Cari amici,

ci troviamo a dover dimostrare l’ovvio.

A pochissimo tempo dalla pubblicazione dell’articolo Cellule di embrioni abortiti impiegate negli alimenti, tratto da varie fonti vagliate (proprio per la particolarità della notizia), BUTAC esce con un pezzo che “sbufalerebbe” il nostro.

Il pezzo in questione in modo beffardo andrebbe ad insinuare che avremmo scritto un mare di fandonie, ma allo stesso tempo non lo dimostra.

Si appellerebbe, infatti, al dire solo che sì, le cellule in questione sono di HEK (rene di embrione umano), ma sono cellule coltivate dallo stesso embrione.


Questo non è basilare per dire che avremmo scritto falsità, anzi: né nel nostro articolo viene negato.

Resta il fatto che le multinazionali citate utilizzino egualmente cellule provenienti da embrione umano, così come nei vaccini vengono utilizzate cellule denominate MRC-5 = cellule derivate da tessuto polmonare di feto oltre le 14 settimane JP Jacobs Sept 1966.





Abbiamo citato, come dimostrazione, un link del sito governativo in cui la Senomix dispone di 77 brevetti depositati presso l’ufficio brevetti degli Stati Uniti, 70 dei quali citano il loro uso di HEK (rene embrionale umano) delle cellule: Patent: 7,906,328, March 15, 2011 “Cell lines that express hetero oligomeric taste receptors.”


Pertanto l’articolo di BUTAC, che mira solo a diffamare Informare per Resistere, senza dare fonti attendibili o dimostrazioni dell’errore del seguente articolo, pare scrivere esclusivamente per dare addosso allo staff.

“Cattobigotti!!”. E Perché?

Perché nell’articolo è citata una dichiarazione della presidentessa di un’associazione prolife, presa tra l’altro dal Il Fattaccio (fonte riportata subito prima del paragrafo).

Perché, ci chiediamo, allora Butac non si è sbizzarrito anche contro Il Fattaccio?

Dobbiamo pensare che nello staff di BUTAC ci sia qualche conoscenza rancorosa nei confronti di IXR?

Libia, Renzi e Gentiloni cedono Sigonella a Obama


La base siciliana di Sigonella servirà alla NATO per le missioni in Libia. Solo azioni di difesa specifica il governo, ma è l’ennesima concessione di sovranità.

Che da lungo pezzo fosse “passato quel tempo” non avevamo alcun dubbio, ma a darci definitiva conferma che la località siciliana di Sigonella, (che ancora molti di noi associano al ‘guizzo’ craxiano di indipendenza e sovranità di fronte ai diktat della Casa Bianca), sia tornata a essere obbediente ingranaggio oleato nella politica di sistematica intromissione americana nel Nordafrica mediterraneo (che dovrebbe invece costituire il principale teatro d’azione di una latitante politica estera italiana) ci ha pensato qualche ora fa il ‘Wall Street Journal’.

Il quotidiano statunitense infatti, ha lasciato filtrare l’indiscrezione che, dopo oltre un anno di “pressing” del Pentagono, il Governo Renzi, preso per stanchezza o bisognoso di un certo sostegno da Oltreatlantico, avrebbe acconsentito a che le forze militari Usa utilizzino l’area NAS di Sigonella come base di lancio per missioni di UCAV (droni armati) mirati contro bersagli in terra libica.

I partner americani (bontà loro) si sono prodigati a spiegare ai loro accondiscendenti vassalli italici come tali missioni non configureranno un impegno militare continuo contro la nostra ex-colonia, ma saranno piuttosto degli interventi “ad hoc” per proteggere squadre di forze speciali u.s.a. presenti nel paese nordafricano.

(Perché la presenza sul terreno di berretti verdi, seal, ranger e quant’altro in Libia non configura invece un impegno militare stabile? Mah…)

Le azioni che dovrebbero venire ‘lanciate’ dalla base di Sigonella sarebbero, operativamente, simili a quella che lo scorso venerdì, a Sabratha, nel NordOvest libico, molto vicino alle coste italiane, ha visto un UCAV americano (partito però dalla base inglese di Lakenheath) colpire coi suoi missili un accampamento dell’ISIS ed eliminare circa una trentina di aspiranti jihadisti tra cui, sembrerebbe, nientemeno che la ‘mente’ degli attentati al Museo del Bardo e alla spiaggia di Sousse in Tunisia, Noureddine Chouchane.

Visti gli effetti meno che mirabolanti sortiti dalle ‘campagne di droni’ condotte dagli Usa in Yemen, in Afghanistan/Pachistan e in Irak, crediamo che, più che l’eradicazione della presenza ISIS dall’ex-Jamahiriyah, l’intento di Washington sia quello di giocare un’estenuante partita tra le varie fazioni in campo, nella tradizione del ‘caos controllato’ così caro agli strateghi e analisti dell’Impero a stelle e strisce.

24 febbraio 2016

Expo, gli amministratori: “Rosso 2015 è di almeno 30,6 milioni. A marzo riduzione del capitale per perdite”


Lobby
La relazione del consiglio di amministrazione di Expo 2015 presentata ai soci il 9 febbraio. Sala: "Risorse sono sufficienti per le prossime 3-4 settimane". Corte dei Conti: "Mancano risposte sulla copertura dei costi post esposizione" di Gaia Scacciavillani


Il candidato sindaco di Milano del Pd, Giuseppe Sala, ha un bel dire che non c’è nessun buco Expo. La società che ha gestito l’esposizione universale meneghina ha chiuso il 2015 con un rosso compreso tra 30,6 e 32,6 milioni di euro, a seconda dei risultati finali del recupero crediti. A smentire Sala è lo stesso Sala. O meglio, il consiglio di amministrazione diExpo 2015 da lui guidato, che lo scorso 18 gennaio ha messo nero su bianco la cifra in una relazione che è stata discussa dai soci il 9 febbraio scorso. Dieci giorni dopo la data inizialmente prevista, il 29 gennaio a ridosso delle primarie del Pd che hanno incoronato Sala candidato sindaco di Milano, poi spostata su indicazione del ministero dell’Economia. Nel documento, che ribadisce la rilevanza del risultato a livello di patrimonio netto, positivo per 14,2 milioni, si legge anche che “in considerazione delle spese strutturali previste nei primi mesi del 2016 (quantificabili in 4 milioni mensili), è probabile una ricaduta nelle previsioni dell’articolo 2447 del codice civile durante il mese di marzo”. Il che significa, in altre parole, che secondo i calcoli del consiglio guidato dallo stesso Sala, da febbraio 2016 le disponibilità liquide di Expo 2015 si sono esaurite, ma non le spese. E andando avanti così, è sempre la stima del cda, è prevedibile che entro il mese prossimo la società arrivi ad accumulare perdite superiori a un terzo del suo capitale. Una situazione in cui la legge impone l’abbattimento del capitale stesso e il suo contemporaneo aumento per riportarlo al minimo legale.

La scivolosità del caso non è sfuggita al collegio sindacale di Expo 2015 che, nel corso dell’assemblea che due settimane fa ha deliberato la messa in liquidazione della società, ha chiesto “chiarezza in relazione alla necessità di risorse per la liquidazione” stessa. Richiesta condivisa dal magistrato della Corte dei Conti, Maria Teresa Docimo, che ha sottolineato come la messa in liquidazione risponde “ad uno solo dei temi inseriti nella relazione degli amministratori, mentre non sono fornite risposte, nel merito, in relazione alla copertura dei costi sopportati dalla società successivamente alla data di chiusura dell’evento”. Tanto più che lo stesso Sala ha confermato che “le risorse sono sufficienti per le prossime 3-4 settimane” e che “è importante rendere chiara la situazione al nominato organo di liquidazione”. Anche perché i liquidatori freschi di nomina – il prorettore della Bocconi Alberto Grando, Elena Vasco (Camera di Commercio), Maria Martoccia (ministero Finanze) e i confermati Domenico Ajello (Regione Lombardia) e Michele Saponara (Città Metropolitana) per i quali è stato fissato un compenso complessivo di 150mila euro – hanno 90 giorni per elaborare un progetto di liquidazione. Per la scadenza, però, stando alle stime del cda, Expo 2015 avrà una carenza di liquidità di oltre 80 milioni di euro.

Nel frattempo, però, è imminente una finalizzazione degli accordi con Arexpo sulla gestione delle aree fino al 30 giugno 2016, quando i terreni torneranno sotto l’ala della società in cui sta facendo il suo ingresso il Tesoro. Le indicazioni dei soci di Expo 2015 ai liquidatori sono inequivocabili, in quanto auspicano “il compimento di una attività di rivitalizzazione di parti del sito Expo 2015 nella fase transitoria dello smantellamento del sito stesso, attuato preservando i valori del sito medesimo, secondo principi di sinergia fra le società Expo 2015 S.p.A. e Arexpo S.p.A., nel rispetto delle funzioni proprie di ciascuna delle due società”. I liquidatori, quindi, sono invitati ad individuare, tra i principali criteri in base ai quali deve svolgersi la liquidazione, quelli preordinati alla realizzazione “di eventuali sinergie e collaborazioni tra Expo e Arexpo S.p.A; anche con riferimento alla fase convenzionalmente denominata Fast Post Expo“. Cioè l’evento previsto in concomitanza con la ventunesima Triennale Internazionale di Milano, tra aprile e settembre, che dovrebbe utilizzare l’area del Cardo.

Il punto non è secondario. Secondo i calcoli del vecchio cda di expo, infatti, per il 2016 la società ha bisogno di 58,3 milioni di euro: 39,6 per lo smantellamento e 18,7 per la chiusura dell’azienda. La somma andrebbe chiesta pro quota ai soci (pubblici) di Expo. Ma grazie al Fast Post Expo può essere ridotta di 19,5 milioni con il “ribaltamento dei costi sostenuti ad Arexpo”. E così agli azionisti di Expo toccherebbe sborsare “solo” 38,8 milioni: al ministero dell’Economia toccherebbero 15,5 milioni, alla Regione e al Comune 7,8 a testa, mentre la Provincia e alla Camera di Commercio ne dovrebbero versare 3,9 ciascuna. Resta da capire quanto costerà l’operazione sul lato Arexpo i cui soci, dopo l’ingresso del Tesoro, saranno ancora una volta lo Stato, la Regione e il Comune, oltre alla Fondazione Fiera Milano pur destinata a diluirsi fortemente.

Expo 2015 spa risultati 2015
CONDIVIDI Expo 2015 spa andamento liquidità
CONDIVIDI Expo 2015 spa ipotesi abbattimento capitale a marzo 2016
CONDIVIDI Expo 2015 spa Post Expo e richieste ai soci

FU VERO GOLPE!


Come è ben noto, il diavolo è bravissimo nel fare le pentole ma non i coperchi e a distanza di meno di cinque anni i soliti spioni americani ci fanno indirettamente sapere che nel 2011 in Italia ci fu vero Golpe! Questa volta però non c’era la Forestale ai comandi del Principe nero Junio Valerio Borghese in quella che ancora oggi passa per un Colpo di Stato da operetta, ma due paesi considerati “amici”, oltre che partners nell’Unione Europea e “condivisori” della stessa moneta!

La potentissima ed invisibile NSA americana infatti ha “monitorato” (termine tecnico per definire lo spionaggio) tutti i leader europei ed in particolare il trio Merkel-Sarkozy-Berlusconi in quell’estate rovente del 2011, facendo emergere nei dettagli e in modo inconsapevole, che fu ordito un Colpo di Stato in piena regola a danno dell’Italia.Sappiamo finalmente cosa celavano veramente le risatine del duo Merkel-Sarkò e a cosa miravano. Ma la sig.ra Angela e l’ex presidente francese sono stati eletti direttamente dai rispettivi loro concittadini e non dagli italiani, pertanto perché si arrogano così prepotentemente il diritto di decidere anche in casa nostra?

Ora sono palesi i motivi per il quale il presidente della repubblica Giorgio Napolitano nominò in fretta e furiasenatore a vita un alto funzionario europeo (tale era!) che rispondeva al nome di Mario Monti conferendogli dopo tre giorni l’incarico di formare un nuovo governo dopo le “spintane” dimissioni di Berlusconi (da ricordare dimissionario senza una sfiducia parlamentare!!!). Quali accordi e interessi sotterranei ci sono stati per bypassare il sacrosanto diritto degli italiani nel decidere democraticamente e autonomamente da chi farsi governare?

E’ corretto che vengano decisi i Capi di Governo di un paese come l’Italia non per mezzi e metodi democratici ma per volontà ed interessi di potenze straniere? Ora sappiamo con prove documentali inoppugnabili che Mario Monti si è prestato a ricoprire il ruolo che fu del generale Petain, capo del governo francese collaborazionista fantoccio agli ordini e comandi del III° Reich, e non certoper il bene del proprio paese (è bene specificare l’Italia perché per come si è comportato a molti potrebbe sorgere il più che fondato dubbio su quale sia il suo paese!).


Per non parlare di Giorgio Napolitano che ha avallato, nelle vesti di presidente della repubblica, il golpe franco-tedesco con l’irrituale conferimento dell’incarico a quello che è stato fatto credere come “l’uomo della provvidenza” in un momento in cui lo spread aveva raggiunto livelli inaccettabili di non ritorno, mentre invece era solamente ilgarante degli interessi esterni al Paese. Insomma lademocrazia e le garanzie Costituzionali sono state completamente calpestate da persone i cui comportamenti dovrebbero essere vagliate al più presto prima da unaCommissione d’inchiesta e poi da un tribunale speciale per verificare puntualmente le responsabilità, compresa anche quella di alto tradimento. Materiale per inchiodare molte persone che hanno preferito tradire invece di fare gli interessi del Paese questa volta è più che sufficiente!

Paradossalmente dobbiamo ringraziare le attività spionistiche degli americani (da sempre attivissimi con chiunque) se oggi abbiamo la certezza che in Italia la democrazia è totalmente sospesa e che i cittadini sono sotto totale e completa dittatura economica. Piuttosto i nostri servizi ancora non sono a conoscenza che anche i telefonini dotati di sistemi di decriptazione più sofisticati possono essere “monitorati” facilmente dalla tecnologia americana?

Dobbiamo ringraziare quelle 46 milioni di telefonate intercettate in Italia dall’intelligence americana, secondo rivelazioni del sitoCryptome, (361 ml in Germania, 70,2 ml in Francia e 61 ml in Spagna) per conoscere tutto il “film” del complotto ordito contro l’Italiadove è emerso che al posto delle bombe, paracadutisti e carri armati si è utilizzato il più micidiale e devastante spread per metterci in ginocchio.

Come dobbiamo ancora ringraziare soprattutto Ciampi e Prodi se ci ritroviamo con il cappio sempre più stretto al collo avendo permesso che l’Italia si legasse a Trattati internazionali senza aver preventivamente capito che ci saremo consegnaticompletamente a ricatti e imposizioni di ogni genere. E’ loro la colpa di aver ingannato gli italiani facendogli credere che l’Europa era l’Unione Europea e l’euro e che le cessioni di Sovranità nazionali erano per riceverne in cambio una più forte che tutelasse e salvaguardasse ancora di più di quanto potessero fare singolarmente gli Stati membri.

Questa volta la misura è colma e attendiamo risposte prima che la Storia faccia inesorabilmente giustizia!

Antonio M. Rinaldi



La dittatura del “like” che porta l’uomo a sfruttare se stesso


Così l’abuso di tecnologia ha convinto l’uomo a sfruttare se stesso senza bisogno di costrizioni. La denuncia geniale di tre intellettuali.

- di Rodolfo Casadei -

Che le tecnologie informatiche possano generare dipendenza e fare male alla salute lo dicono in tanti; che stiano cambiando l’essere umano in peggio e lo stiano disumanizzando lo denunciano genialmente alcuni intellettuali delle più diverse estrazioni. Per Fabrice Hadjadj le nuove tecnologie informatiche sono alla base della disincarnazione che mette a rischio l’umanità dell’uomo tanto quanto le biotecnologie che lo riducono a fattori materiali scomponibili e ricomponibili.

La comunicazione tramite schermo attenta alla famiglia come luogo di comunione e di generazione affettiva dell’umano, impedendole di riunirsi veramente attorno alla tavola: «Qual è il luogo dove si tesse il tessuto familiare? Dove le generazioni si incontrano, conversano, talvolta litigano e tuttavia, attraverso l’atto molto primitivo di mangiare insieme, continuano a condividere e a essere in comunione? Questo luogo è tradizionalmente la tavola. Oggi invece sempre di più ciascuno mangia davanti alla porta del frigorifero per tornare più rapidamente al proprio schermo individuale. Non si tratta nemmeno più di individualismo, ma di “dividualismo”, perché su quello schermo ciascuno apre più finestre e si divide, si frammenta, si disperde, perde il suo volto per diventare una moltitudine di “profili”, perde la sua filiazione per avere un “prefisso”. La tavola implica il raggrupparsi, entro una trasmissione genealogica e carnale. Il tablet implica la disgregazione, entro un divertimento tecnologico e disincarnato. Se la tavola scompare, è anche perché l’adolescente diventa capofamiglia: è lui che sa maneggiare meglio gli ultimi gadget elettronici, e né il nonno né il papà hanno niente da insegnargli».

Se applicate troppo entusiasticamente all’evangelizzazione, le tecnologie informatiche rischiano di corrompere il cuore stesso dell’Annuncio: «Il mezzo impone al messaggio il suo format. Se questo mezzo è il Mediatore (Cristo, come si legge nella lettera agli Ebrei, 8,6) in carne e ossa, il format si trasmuta in forma divina: il precetto diventa presenza, il corpus di regole corpo, la notifica volto, il messaggio mistero. Se il mezzo è informatico, il format non è più quello del Servitore sofferente ma del server: tutto si riduce a informazione automatizzata, e la presenza diventa download, il corpo bit e pixel, il volto “profilo”, il mistero “messaggio”… Si può diffondere il Vangelo attraverso Twitter, in brani di 140 caratteri, ma significa ridurlo a slogan. Peggio: è fare come se il Vangelo fosse una notificazione intorno a qualcosa, e non un incontro con qualcuno».

La cultura del “rating”
Bret Easton Ellis, l’autore del romanzo American Psycho, ha scritto uno strepitoso commento sul New York Times a proposito dell’“economia della reputazione” che la cultura del “like” e del “rating” dominante su internet e nei social media ha reso pervasiva. Non solo mettere dei “like” ed effettuare valutazioni di servizi permette alle imprese di fare il nostro ritratto di consumatori e di sfruttare i dati che in questo modo trasmettiamo. Ma la consapevolezza che oltre a valutare siamo valutati dagli altri – imprese e utenti – ci trasforma in soggetti impauriti e assoggettati al politicamente corretto, conformisti e intruppati per non essere messi ai margini e quindi privati delle opportunità sociali ed economiche.

Easton Ellis deplora «questo fiorire del culto del “like” e la temuta nozione di “relazionabilità” che ultimamente riduce ciascuno a un’arancia meccanica neutralizzata, asservita allo status quo imposto dalle corporation. Per essere accettati dobbiamo seguire un codice di moralità positivo in forza del quale deve piacerci tutto e la voce di tutti deve essere rispettata, e ogni persona che ha un’opinione negativa – un “dislike” – sarà esclusa dalla conversazione. Chiunque resista al pensiero di gruppo sarà spietatamente svergognato. (…) Anziché abbracciare la natura genuinamente contraddittoria degli esseri umani, con tutte le loro faziosità e imperfezioni, continuiamo a trasformarci in virtuosi robot».

Ma anche sottomettersi all’economia della reputazione ha conseguenze dolorose: «L’economia della reputazione è l’ennesimo esempio di addolcimento dei costumi, e tuttavia l’imposizione del pensiero di gruppo ha solo aumentato l’ansia e la paranoia, perché le persone che abbracciano l’economia della reputazione sono, come è ovvio, le più spaventate di tutte. Cosa succede se perdono quello che è diventato il loro bene più prezioso? L’adesione all’economia della reputazione è un minaccioso promemoria di quanto economicamente disperate siano le persone e del fatto che gli unici strumenti che hanno per salire sull’ascensore economico è la loro reputazione brillantemente in ascesa. Cosa che aumenta la loro incessante preoccupazione circa il loro bisogno di piacere, di ricevere dei “like”».


Ma il più tagliente di tutti i critici della rete di livello accademico è senz’altro Byung-Chul Han, filosofo coreano che insegna da molti anni presso l’Università delle Arti di Berlino ed è autore di una serie di libri sull’argomento che sono punti di riferimento ineludibili, soprattutto Nello sciame. Visioni del digitale e Psicopolitica (che attualmente esiste solo in tedesco e in spagnolo). Per lui è a causa delle nuove tecnologie che quelle che in passato erano le masse, poi la folla (Gustave Le Bon) e infine le moltitudini (A. Negri – M. Hardt), soggetti reali potenzialmente rivoluzionari, sono diventati lo “sciame digitale” dei nostri giorni: una folla senza anima incapace di un “noi” reale, puro insieme di dati sfruttabili dalle aziende, capace di emozioni intensissime ma senza durata.

Per capire il ruolo delle tecnologie informatiche nel sistema di dominazione odierno, bisogna anzitutto capire che il capitalismo neoliberista ha convinto l’uomo a sfruttare se stesso senza bisogno di costrizioni. Come dice Han a Federica Buongiorno in un’intervista apparsa su Doppiozero, «Oggi il corpo non è più un mezzo di produzione. Foucault parla in riferimento alla biopolitica della “popolazione”, ma oggi non abbiamo a che fare con la popolazione bensì con uno sciame digitale, con una massa digitale che va controllata e governata. L’analisi del potere foucaultiana vale soprattutto per una società che si fonda sulla repressione: ospizi, manicomi, prigioni, caserme e fabbriche sono istituti di questa società. Al loro posto è subentrata già da molto tempo una società di tutt’altro tipo, vale a dire una società composta di centri commerciali, palestre, centri yoga. Non è possibile descrivere l’odierna società della prestazione attraverso l’analisi del potere di Foucault. La produzione non si basa, attualmente, sulla repressione e sullo sfruttamento da parte di estranei, non reprime la libertà ma ne fa uso. Siamo noi stessi a sfruttarci: questo auto-sfruttamento è assai più efficace nella misura in cui si accompagna al sentimento della libertà».

Il consumo di emozioni
La libertà si riduce a un’apparenza asservita agli scopi del lavoro. Il tele-lavoro, la raggiungibilità universale garantita dagli smartphone e dai computer portatili garantiscono la continuità del lavoro, dal quale è sempre più difficile “staccare”. «Ho sostenuto – dice Han – che lo smartphone è una forma di campo di lavoro. Con lo smartphone noi ci portiamo dietro un campo di lavoro. Esso ci promette la libertà, ma di fatto è diventato un campo di lavoro, un confessionale e uno strumento di sorveglianza. Il tratto peculiare del contemporaneo campo di lavoro è che siamo al tempo stesso detenuti e sorveglianti. Non siamo servi, soggetti allo sfruttamento di un padrone. Piuttosto, siamo insieme servi e padroni».

L’altro modo in cui le nuove tecnologie realizzano l’alienazione umana è l’emozionalizzazione della comunicazione prodotta dal suo incremento di velocità: «L’accelerazione della comunicazione favorisce la sua emozionalizzazione, dal momento che la razionalità è più lenta dell’emotività. La razionalità è senza velocità. Per questo l’impulso acceleratore conduce alla dittatura dell’emozione». «Gli oggetti non possono essere consumati all’infinito, le emozioni invece sì. Le emozioni sono dispiegate al di là del valore d’uso. Quindi si apre un nuovo campo di consumo con caratteristiche infinite».


Fonte: Tempi

I “moderati” dell’FSA rifiutano il cessate-il-fuoco mediato da Usa e Russia!


Fonti diplomatiche siriane, riprese dall’agenzia ufficiale SANA, hanno confermato che il Governo del Presidente Assad abbia accettato la proposta russo-americana di una cessate-il-fuoco.

Tuttavia Damasco ha specificato che continuerà i combattimenti non solo contro i militanti del cosiddetto ‘Stato Islamico’ e del Fronte Al-Nusra, ma anche contro tutte quelle organizzazioni che proseguiranno le ostilità.

Dal Libano l’emittente televisiva Al-Mayadeen ha riportato le dichiarazioni di molti comandanti dell’FSA (il cosiddetto ‘Esercito Libero Siriano’) che hanno annunciato la loro intenzione di continuare a combattere a fianco di Al-Nusra e di rifiutare il cessate-il-fuoco.

Tale sviluppo era prevedibile visto che intorno a Idlib, a Jisr-Al-Shoughour e attorno ad Aleppo, così come nella ‘sacca di Hama’ le unità dell’FSA e quelle di Al-Nusra sono contigue e organiche le une alle altre ed era una pura e semplice illusione sperare di vedere un gruppo armato arrendersi e quello schierato cento metri più in là continuare a combattere.

Questo sviluppo dimostra quanto sia illusorio da parte degli Usa forzare sviluppi “diplomatici” basati sul proprio irragionevole convincimento che esista una ipotetica ‘opposizione moderata’ che sul campo non è mai esistita.

Il maggiore raggruppamento delle opposizioni presente alle trattative, l’Alto Comitato per i Negoziati, ha fatto sapere che rispetterà la tregua a condizione che il regime tolga l’assedio a 18 località, rilasci i prigionieri e cessino i bombardamenti degli aerei governativi e russi.

Non si capisce chi dovrebbe seguire queste direttive sul campo, visto che a tale entità ‘negoziale’ non corrisponde quasi nessun gruppo armato sul terreno e anche se le forze siriane bloccassero le loro attività in certe zone del paese ad avvantaggiarsene sarebbero immediatamente Al-Nusra, l’ISIS e altri gruppi estremisti takfiri.

Fonte: L’Opinione Pubblica

Scienziati credenti che hanno cambiato la storia dell’umanità


Chi sono i padri, gli “inventori” della scienza?

Ad una domanda simile, posta a bruciapelo, la stragrande maggioranza delle persone forse risponderebbe: Niccolò Copernico, Galileo Galilei, Isaac Newton…Qualcuno proverebbe a ricordare anche qualche precursore greco: Pitagora; Euclide, Eratostene…E magari aggiungerebbe anche qualche pensatore medievale: Roberto Grossatesta, Buridano, Nicola d’Oresme, Ruggero Bacone, e il nome di qualche altra personalità della scuola di Chartres o dell’università di Oxford.

Risponde giuste, certamente, ma assai incomplete.

La risposta, penso, dovrebbe essere un’altra: l’autore della Genesi e, tramite lui, il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe…; e dopo di lui, sant’Agostino, sant’Ambrogio, gli apologeti cristiani dei primi secoli, e, con loro, migliaia e migliaia id altri predicatori, confessori, teologi, filosofi, vescovi, papi…E con loro, come giganti sulle spalle di giganti, Grossatesta, Copernico, Galilei…

Perché una simile risposta? Il contributo seguente lo mostra bene.

Scienziati credenti

Libia, Renzi e Gentiloni cedono Sigonella a Obama


La base siciliana di Sigonella servirà alla NATO per le missioni in Libia. Solo azioni di difesa specifica il governo, ma è l’ennesima concessione di sovranità.

Che da lungo pezzo fosse “passato quel tempo” non avevamo alcun dubbio, ma a darci definitiva conferma che la località siciliana di Sigonella, (che ancora molti di noi associano al ‘guizzo’ craxiano di indipendenza e sovranità di fronte ai diktat della Casa Bianca), sia tornata a essere obbediente ingranaggio oleato nella politica di sistematica intromissione americana nel Nordafrica mediterraneo (che dovrebbe invece costituire il principale teatro d’azione di una latitante politica estera italiana) ci ha pensato qualche ora fa il ‘Wall Street Journal’.

Il quotidiano statunitense infatti, ha lasciato filtrare l’indiscrezione che, dopo oltre un anno di “pressing” del Pentagono, il Governo Renzi, preso per stanchezza o bisognoso di un certo sostegno da Oltreatlantico, avrebbe acconsentito a che le forze militari Usa utilizzino l’area NAS di Sigonella come base di lancio per missioni di UCAV (droni armati) mirati contro bersagli in terra libica.

I partner americani (bontà loro) si sono prodigati a spiegare ai loro accondiscendenti vassalli italici come tali missioni non configureranno un impegno militare continuo contro la nostra ex-colonia, ma saranno piuttosto degli interventi “ad hoc” per proteggere squadre di forze speciali u.s.a. presenti nel paese nordafricano.

(Perché la presenza sul terreno di berretti verdi, seal, ranger e quant’altro in Libia non configura invece un impegno militare stabile? Mah…)

Le azioni che dovrebbero venire ‘lanciate’ dalla base di Sigonella sarebbero, operativamente, simili a quella che lo scorso venerdì, a Sabratha, nel NordOvest libico, molto vicino alle coste italiane, ha visto un UCAV americano (partito però dalla base inglese di Lakenheath) colpire coi suoi missili un accampamento dell’ISIS ed eliminare circa una trentina di aspiranti jihadisti tra cui, sembrerebbe, nientemeno che la ‘mente’ degli attentati al Museo del Bardo e alla spiaggia di Sousse in Tunisia, Noureddine Chouchane.

Visti gli effetti meno che mirabolanti sortiti dalle ‘campagne di droni’ condotte dagli Usa in Yemen, in Afghanistan/Pachistan e in Irak, crediamo che, più che l’eradicazione della presenza ISIS dall’ex-Jamahiriyah, l’intento di Washington sia quello di giocare un’estenuante partita tra le varie fazioni in campo, nella tradizione del ‘caos controllato’ così caro agli strateghi e analisti dell’Impero a stelle e strisce.

PM, MILITARI E UN GENERALE TURCO ARRESTATI: AVEVANO FERMATO UN CARICO DI ARMI DESTINATE A RIBELLI RADICALI IN SIRIA


Il quotidiano turco Today Zaman riferisce che , sono stati arrestati due dei 4 avvocati impegnati nella difesa del personale militare che nel mese di gennaio 2014 ha fermato alla frontiera alcuni carichi di armi del servizio segreto turco, destinati ai ribelli siriani.

Qui ‘autorevole al Monitor riferisce su quei fatti: http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2015/01/turkey-syria-intelligence-service-shipping-weapons.html#ixzz3OzufGWup). La Turchia ha sempre smentito di rifornire di armi i ribelli : chi ha denunciato quest’evidenza come Can Dündar – direttore del quotidiano d’opposizione “Cumhuriyet”, famoso intellettuale, produttore televisivo e autore – è stato arrestato . La giornalista iraniana Serena Shim , che aveva detto in diretta TVdi avere le prove su questi traffici di supporto ai ribelli ed ad ISIS (effettuati su mezzi dell’Onu), è scomparsa poco dopo in un misterioso incidente.”I documenti firmati dal comando generale della gendarmeria turca di Adana sono stati intercettati da un gruppo di hacker, pubblicati in Rete il 13 gennaio e rapidamente rimossi.
Il governo ne ha bloccato la diffusione. E ha minacciato di bloccare anche Facebook e Twitter se non avessero oscurato le informazioni sull’inchiesta. Ma il loro contenuto è stato sintetizzato su al Monitor,una delle più autorevoli testate online sul Medio Oriente. Secondo quanto scritto dal reporter Fehim Tastekin, le carte proverebbero che il Mit, il servizio segreto turco, ha organizzato numerosi viaggi in camion per trasportare missili, mortai e munizioni anti aeree oltre il confine siriano”. (Lettera 43)


I documenti firmati dal comando generale della gendarmeria turca – (clicca per ingrandire)

L’ordine di detenzione spiccato contro i due avvocati è stato eseguito domenica per ordine di un tribunale di Istanbul.

Il Comandante Brigata. Gen. Hamza Celepoğlu che era il responsabile delle operazioni di controllo in frontiera in ADANA dove transitavano i camion è stato anch’esso arrestato lo scorso novembre .

Today Zaman riassume in breve i fatti:


Nel gennaio 2014 i gendarmi hanno fermato tre camion diretti in Siria che transitavano nelle province meridionali di Adana e Hatay dopo che i magistrati hanno ricevuto soffiate che i veicoli trasportavano illegalmente armi a organizzazioni armate in Siria.

La cosa più sconcertante è che la gendarmeria non ha agito di iniziativa ma a seguito di un preciso ordine della Procura della Repubblica che evidentemente si era accorta di questo continuo traffico di armi.

Ebbene sia i pubblici ministeri che i militari che hanno obbedito all’ordine esecutivo di perquisizione dei carichi, sono da un anno in carcere in attesa di processo.

Le motivazioni dell’arresto per i due legali è delirante:

“gli avvocati si trovano ad affrontare l’accusa di appartenenza a un’organizzazione terroristica “ perché cercavano di “ottenere informazioni sullo questioni segrete dello stato” e sarebbero coinvolti in “ spionaggio politico e militare” finalizzato a “rovesciare il governo della Repubblica di Turchia”.

Non ci vuole molta fantasia per capire la funzione intimidatoria che questi provvedimenti rappresentano.



Il messaggio è chiaro: in Turchia il personale di polizia di frontiera che il compito ispettivo sul traffico transfrontaliero dovrà chiudere tutti e due gli occhi quando sfilano sotto il naso carichi di armi destinati ai terroristi in Siria,nonostante questo sia in contrasto con le leggi nazionali ed internazionali ed ad una risoluzione Onu.

E’ allucinante che nonostante i fatti siano chiari, ‘’l’attuale primo ministro Ahmet Davutoglu, che al momento del fatto ministro degli Esteri, ha affermato che il carico era costituito di aiuti umanitari destinati alla comunità Turkmena siriana dall’altra parte del confine’’.

Il governo , nonostante le evidenze, non ammette che i camion portavano armi, nonostante la stampa ha diffuso le foto della perquisizione.

E’ un fatto ancor più inquietante che durante le indagini preliminari, i gendarmi coinvolti hanno presentato prove che la zona dove erano diretti i camion ‘’era popolata da gruppi radicali’’ (ed anche il MIT ha ammesso che nella zona non c’erano solo ribelli turkmeni).

Anche il direttore (Can Dündar) e un redattore (Ceyda Karan) del quotidiano turco ‘Cumhuriyet’ (che si sono occupati dell’episodio e dei suoi sviluppi giudiziari pubblicando un servizio giornalistico), sono stati arrestati nel novembre scorso. Anch’essi “affrontano l’accusa di appartenenza a un’organizzazione terroristica, e spionaggio “ reati per i quali in Turchia è prevista la reclusione a vita.

Questa è l’amministrazione della giustizia di Erdogan ma la dittatura non è in Turchia ma è in Siria… Ad ognuno le proprie debite considerazioni.

PM, militari, un generale turco arrestati: avevano fermato un carico di armi destinate a ribelli radicali in Siria. 2
approfondimenti:

Turkish intelligence helped ship arms to Syrian Islamist rebel areas: court documents


Nota: Today Zaman di oggi è un quotidiano in lingua inglese con sede in Turchia . Fondata il 16 gennaio 2007, l’edizione in lingua inglese del quotidiano turco Zaman , di oggi Zaman comprende una copertura nazionale e internazionale, e regolarmente pubblica supplementi d’attualità

Il movimento di Gülen è un movimento religioso e sociale transnazionale guidato da turco islamico studioso e predicatore Fethullah Gülen . Il movimento non ha un nome ufficiale, ma di solito è indicato come Hizmet ( “il Servizio”) dai suoi seguaci e come Cemaat ( “Comunità / Assemblea”) da parte del pubblico più vasto in Turchia.

Il movimento ha attirato sostenitori e critici in Turchia, Asia Centrale, e in altre parti del mondo. Il movimento è attivo nella formazione con scuole e le università private in oltre 180 paesi, anche negli USA. Ed ha avviato forum per il dialogo interreligioso. Ha notevoli investimenti in mezzi di comunicazione, della finanza, e in cliniche. Alcuni hanno elogiato il movimento come pacifista, versione moderna orientata dell’Islam, e in alternativa alle scuole più estreme dell’Islam, come il salafismo .

-Wikipedia-

Tutte le guerre sono guerre di banchieri


Comincio a pubblicare la traduzione del bellissimo articolo di Michael Rivero, “All war are bankers’ wars” (tutte le guerre sono guerre di banchieri) perchè, come già detto qui, mi è sembrato particolarmente bello ed efficace, nella sua sintesi. Per chi volesse approfondire suggerisco il documentario di Bill Still col suo The Money Masters”, ma vi avverto, sono quasi 4 ore di documentario!

– di Michael Rivero –

So che molte persone hanno molta difficoltà a comprendere come molte guerre siano state originateunicamente dalla volontà di imporre banche centrali private ad una nazione, per cui lasciatemi fare alcuni esempi in modo che capirete perchè il governo USA sia coinvolto in così tante guerre in giro per il mondo. Vediamo prima gli antefatti.

Gli Stati Uniti avviarono la rivluzione Americana principalmente a causa della legge sulla moneta di re Giorgio III, che obbligava i coloni ad utilizzare unicamente banconote stampate dalla banca d’Inghilterra e prestate ad interesse. Dopo la rivoluzione, i nuovi Stati Uniti adottarono un sistema economico radicalmente diverso nel quale il governo emetteva moneta basata sul valore, in modo tale che le banche private come la Banca d’Inghilterra non potesse succhiar via la ricchezza della gente attraverso una moneta gravata di interesse.

“Il rifiuto del re Giorgio III di permettere alle colonie di operare con un sistema monetario onesto, che liberasse l’uomo della strada dal potere dei creatori di denaro, fu probabilmente la prima causa delle rivoluzione.” Benjamin Franklin, Founding Father

Ma i banchieri non sono nulla senza il loro potere di acquisire le vostre ricchezze, e sanno anche fin troppo bene quanto facile è corrompere i capi di una nazione. Solo un anno dopo che Mayer Amschel Rothschild ebbe pronunciato il suo famigerato “Lasciatemi emettere il denaro di una nazione e me ne infischio di chi ne fa le leggi”, i banchieri riuscirono a creare una nuova banca centrale privata chiamata the First Bank of the United States, in buona parte grazie al supporto del principale supporter dei Rotschild negli USA, Alexander Hamilton. Fondata nel 1791, per la fine del suo mandato ventennale aveva quasi completamente rovinato l’economia della nazione, arricchendo i banchieri. Il Congresso si rifiutò di rinnovare il mandato e annunciò l’intenzione di tornare ad una moneta di stato basata su valore sulla quale nessun cittadino dovesse pagare alcun interesse ad un banchiere.

Questo portò ad una minaccia da parte di from Nathan Mayer Rothschild contro il governo USA: “O garantite il rinnovo del mandato, o gli Stati Uniti si troveranno invischiati in una guerra disastrosa”. Il Congresso continuò a negare il rinnovo del mandato alla First Bank of United States, e Nathan Mayer Rothschild tuonò: “Date una lezione a quegli imprudenti degli americani! Ricacciateli indietro allo stato di colonie!”. L’Inghilterra, finanziata dalla banca d’Inghilterra controllata dai Rothscild, avviò la guerra nel 1812 per ri-colonizzare gli Stati Uniti e ricondurli nella schiavitù coloniale, o per riempirli di così tanto debito che avrebbero accettato una nuova banca centrale privata. E il piano funzionò. Sebbene la guerra del 1812 fu vinta dagli Stati Uniti, il Congresso fu costretto a concedere una seconda licenza di emettere denaro (prestandolo) per un’altra banca privata, chiamata the Second Bank of the United States. Ancora una volta, banchieri privati erano al controllo della fornitura di denaro, e se ne infischiavano su chi faceva le leggi o su quanti soldati inglesi o americani fossero morti.

Ancora una volta la nazione fu spinta nel debito, disoccupazione, e nella povertà a causa della depredazione da parte della banca centrale privata, e nel 1832 Andrew Jackson lanciò la sua campagna per il secondo mandato elettorale sotto lo slogan: “Jackson And No Bank!“. Fedele alla parola data, Jackson ebbe la meglio nell’impedire il rinnovo del mandato alla Second Bank of the United States.

“Signori! Ho analizzato attentamente le azioni della Bank of the United States. Miei uomini vi hanno osservato da vicino per un sacco di tempo, e io sono sicuro che voi avete usato i fondi della banca per speculare sulla nazione. Quando vincevate, vi dividevate i profitti fra di voi, quando perdevate, caricavate le perdite sulla banca. Voi ora mi dite che se io ritiro i depositi dalla banca e annullo il mandato manderò in rovina 10.000 famiglie. Sarà anche vero, signori, ma è colpa vostra! Se io vi lasciassi continuare, rovinerei 50.000 famiglie, e quella sarebbe solo colpa mia!Siete un covo di vipere e di ladri, sono deciso a cacciarvi, e, per l’Eterno (battendo il suo pugno sul tavolo) io vi caccerò!” Andrew Jackson, poco prima del termine del mandato della Second Bank of the United States.

Poco dopo che Andrew Jackson (l’unico presidente Americano in grado di ripianare il debito pubblico) terminasse il mandato della Second Bank of the United States, ci fu un tentativo di assassinio che fallì perchè entrambe le pistole dell’attentatore, Richard Lawrence, non funzionarono. Lawrence dichiarò in seguito che con Jackson morto ci sarebbe stata “maggior abbondanza di denaro”.

Ovviamente il sistema scolastico pubblico, sottomesso com’è ai desideri dei banchieri, si guarda bene dal dirvi la verità, così come i media delle corporations, sottomessi alla Monsanto, si guardano bene dal dirvi i pericoli degli alimenti OGM o, sottomessi alla nuova religione del riscaldamento globale, si guardano bene dal dirvi che negli ultimi 16 anni la terra si è effettivamente raffreddata. Quindi nessuna sorpresa che anche le vere ragioni della guerra civile non siano note all’americano medio.

Quando la Confederazione degli stati del Sud si separò dagli Stati Unit i banchieri intravvidero un’altra opportunità per una ricca raccolta di debito, e offrirono a Lincoln la possibilità di finanziarlo, per vincere la guerra di secessione, al 30% di interesse. Lincoln rispose che non avrebbe liberato i neri al prezzo di schiavizzare i bianchi e, con la sua autorità di presidente, fece emettere una nuova valuta, i green back. Questa era una diretta minaccia al potere delle banche centrali, che risposero immediatamente.

“Se questa abominevole politica finanziaria, che si sta creando in Nord America, dovesse prendere piede,alla fine quel governo provvederà al proprio denaro senza alcun costo. Pagherebbe i debiti e rimarrebbe libero dal debito. Avrà tutto il denaro necessario per i suoi commerci. Diventerà prospero come nessuno prima, nella storia. Le migliori menti e le ricchezze del mondo andranno in America. Quel paese va distrutto o distruggerà ogni monarchia del pianeta” Citato dal The London Times in risposta alla decisione di Lincoln di emettere da sè i greenbacks per finanziare la guerra civile, invece di aderire alla proposta di prestito di banchieri privati al 30% di interessi.

Nel 1872 i banchieri di New York spedirono una lettera ad ogni banca negli Stati Uniti sollecitandoli a finanziare i giornali che si opponevano alla moneta emessa dal governo (i greenbacks di Lincoln).

“Cari signori: è raccomandabile che facciate tutto ciò che è in vostro potere per sostenere tali important quotidiani e settimanali… che si opporranno all’emissione dei greenback, e che ritirate i fidi o i prestiti a tutti quelli che non vogliono opporsi all’emissione governativa di denaro. Che il governo emtta le monete e le banche le banconote del paese. Ristabilire la circolazione di denaro emesso dal governo significherebbe fornire denaro alla gente, e questo intaccherà seriamente i vostri profitti personali come banchieri e concessori di prestiti”


Non bisogna lasciar circolare i cosiddetti greenback neanche per un periodo limitato di tempo, dal momento che non potremmo poi controllarli”

“La schiavitù sarà probabilmente abolita a seguito della guerra, e la schiavitù dei beni mobili anche. Noi, io e i miei amici europei, siamo a favore di ciò: perchè la schiavitù non è altro che il possesso del lavoro e del lavoratore, mentre il piano europeo, condotto dall’Inghilterra, è per un controllo del lavoro col capitale, tramite il controllo degli stipendi. E QUESTO PUO’ ESSERE FATTO SOLO CONTROLLANDO IL DENARO.

– Tratto da Triuphan Plutocracy: ; the story of American public life from 1870 to 1920, by Lynn Wheeler.

Spinti dai banchieri private, la maggior parte dell’Europa sostenne la Confederazione contro l’Unione, con la prospettiva che la vittoria su Lincoln avrebbe significato la fine dei greenback. La Francia e l’Inghilterra ritenevano un loro diritto attaccare gli Stati Uniti per sostenere la confederazione, ma furono tenuti al palo dalla Russia, che aveva appena terminato il suo sistema servile e aveva una banca centrale pubblica simile a quella su cui erano stati fondati originariamente gli Stati Uniti. E così, senza l’intervento degli europei, l’Unione vinse la guerra, e Lincoln annunciò la sua intenzione di continuare ad emettere greenbacks. Dopo l’omicidio di Lincoln, i greenbacks vennero ritirati dal mercato per tornare ad una economia basata su banconote prestae ad interesse da banchieri privati.

Alla fine, nel 1913, i banchieri delle banche centrali private europee, in particolare i Rothschilds inglesi e i Warbugs tedeschi, si incontrarono con i loro collabotari finanziari americani a Jekyll Island, Georgia, per creare un nuovo cartello bancario con l’esplicita intenzione di formare la Third Bank of the United States,allo scopo di avere il pieno controllo dell’emissione mometaria statunitense, ancora una volta sotto il controllo di banchieri privati. A otivo delle ostilità precedenti, si decise di chiamarla “The Federal Reserve”, in modo da dare un’immagine quasi statale, ma in realtà sappiamo che è una banca privata, non più “Federal” di quanto non sia la Federal Express. Addirittura, nel 2012, la Federal Reserve potè opporsi ad una ingiunzione da parte di Bloomberg News basata sulla legge Freedom of Information sulla base del fatto che, essendo una banca privata, non è sottoposta a tale legge.

Il 1913 fu un anno decisivo per l’economia nazionale, prima con l’approvazione del 16simo enedamento, quello sulla tassa sui redditi (“Income tax”) e con il falso storico della sua ratficazione (NDT: non fu mai ratificato).

“Credo che si andasse a guardare nelle carte, e si cercasse la ratificazione del 16mo emendamento, quello sulla tasse sui redditi, scoprireste che, di fatto, scoprireste che un numero insufficient di stati l’ha ratificato”” – U.S. District Court Judge James C. Fox, Sullivan Vs. United States, 2003.

Più tardi, nello stesso 1913, apparentemente per non rischiare un altro emendamento discutibile, ilCongresso passò il Federal Reserve Act, durante le vacanze di Natale, mentre i membri del congresso contrari erano a casa. Questo fu un atto veramente subdolo, dal momento che la Costituzione investe esplicitamente il Congresso dell’autorità di emettere la valuta, non autorizza la sua delega, e pertanto avrebbe richiesto un nuovo emendamento trasferire quella facoltà ad una banca privata. Ad ogni modo il congrsso lo passò, e il presidente Woodrow Wilson lo firmò, coime aveva promesso ai banchieri che avevano finanziato la sua comampagna elettorale. In seguito Wilson si penstì di quella decisione.




L’anno successivo cominciò la prima Guerra mondiale, ed è importante sottolineare come prima della creazione della Federal Reserve non fosse stata una cosa come una “Guerra mondiale”


“Allora, quanti ne devono morire, per forzare il nostro schemino di Ponzi in tutti gli altri stati?” – “Duecento milioni” – “Non male, per niente male”

La prima Guerra mondiale scoppiò fra il regno Austro-ungarico e la Serbia, ma si spostò rapidamente sulla Germania, la cui capacità industriale era vista come una minaccia dalla Gran Bretagna, che vedeva il declino della sterlina come conseguenza di un’enfasi troppo accentuata sulle attività finanziarie a discapito dell’agricoltura, dell’industria, delle infrastrutture (proprio come oggi negli Stati Uniti). Nonostante la Germania prima della guerra avesse una banca centrale privata, la sua attività era fortemente controllata e l’inflazione mantenuta a livelli accettabili. Sotto il controllo statale venivano garantiti gli investimenti finalizzati a svliluppi economici domestici, e la Germania era una delle principalòi potenze mondiali. Nei media del tempo la Germania era dipinta come il principale nemico nel primo conflitto mondiale, e non doveva solo essere sconfitta, ma la sua base industriale doveva essere rasa al suolo. A seguito del trattato di Versailles, la Germani fu costretta a ripagare i debiti di guerra di tutte le nazioni partecipanti, anche se, di fatto, non era stata la Germania a iniziare la guerra. Questi ammontavano a tre volte l’intero valore della Germania stessa!

La banca centrale privata tedesca, con la quale lo stato si era indebitato per far fronte ai costi di guerra, si liberò del controllo statale, creando inflazione incontrollata (perlopiù spinta da speculatori di valute), incatenando i tedeschi ad un debito eterno. Quando la repubblica di Weimar crollò economicamente, si aprirono le porte del potere ai nazionalsocialisti. La loro prima mossa fu quella di emettere moneta di stato non presa a prestito da banchieri privati. Liberati dal peso degli interessi sul denaro in circolazione, la Germania rifiorì e in breve tempo ricostruì la sua industria. I giornali lo definirono “il miracolo tedesco”. La rivista Time magnificò Hitler per lo stupefacente progresso nella vita dei tedeschi e per l’esplosione dell’industria, e lo nominò addirittura “Uomo dell’anno” nel 1938.

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Parte seconda e terza.

Fonte: Ingannati

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