05 aprile 2016

NEL SOLITO SILENZIO DELL'INFORMAZIONE ITALIANA DOMANI REFERENDUM IN OLANDA: RATIFICA ACCORDO UCRAINA-UE (SARA' BOCCIATO)


Il referendum consultivo che si terrà domani nei Paesi Bassi sulla ratifica dell'accordo di associazione Ue-Ucraina "è una questione interna che riguarda il popolo olandese e sta al popolo olandese valutare come votare". Così il portavoce capo della Commissione Ue, Margaritis Schinas, precisa la posizione dell'esecutivo comunitario sulla consultazione che si terrà domani nei Paesi Bassi. "L'accordo tra Ue ed Ucraina - ha continuato Schinas - è stato firmato. Per quanto riguarda il processo di ratifica, ricordo che 27 Stati membri hanno notificato la ratifica. I procedimenti interni di ratifica sono questioni interne che riguardano gli Stati membri. E' anche in corso di ratifica nel Parlamento Europeo". 

Se l'accordo non venisse confernato dal referendum olandese di domani, perderebbe valore e decadrebbe in quanto tale. 

"In attesa che venga "ratificato da tutti gli Stati membri, parti rilevanti dell'accordo di associazione vengono applicate provvisoriamente. Non è compito della Commissione - conclude il portavoce - dire alla gente come votare, ma è suo compito sottolineare quale sia l'importanza per l'Europa di quel voto". Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker in gennaio ha invitato gli elettori olandesi a non votare contro l'accordo, avvertendo che un voto contrario potrebbe aprire le porte a "una crisi continentale" e che il primo beneficiario sarebbe la Russia di Vladimir Putin. Questa diretta ingerenza di Juncker nelle scelte politiche degli olandesi non è stata apprezzata per niente, anzi, ha dato una gran mano a chi vuole che l'accordo venga bocciato alle urne referendarie.

Il referendum, ricorda Judy Dempsey del think tank Carnegie Europe, è stato organizzato dopo che GeenPeil, un movimento euroscettico olandese che va per la maggiore, è riuscito a raccogliere molte più delle firme sufficienti a richiedere la consultazione, dopo l'entrata in vigore di una nuova legge che consente ai cittadini di ottenere la convocazione di una consultazione referendaria su qualsiasi legge passata dal Parlamento, a condizione che vengano raccolte almeno 300mila firme.

GeenPeil ne ha accumulate ben 470mila, quindi molte di più rispetto al minimo necessario. L'obiettivo politico di GeenPeil, spiega ancora la Dempsey, era di sottolineare la necessità di un maggior controllo democratico sul Parlamento, quando ratifica accordi siglati dall'Ue con altri Paesi. Tuttavia, prendendo di mira l'accordo di associazione Ue-Ucraina, il movimento "ha trasformato il referendum in un pericoloso gioco che vede contrapposti da un lato gli euroscettici e la Russia e dall'altro l'Ue e l'Ucraina". Va da sè che questo think tank sia europeista, c'è anche chi afferma finanziato sottobanco proprio dall'Unione europea.

I sondaggi, allo stato, a meno di 24 ore dal voto, prevedono una netta vittoria del 'no' alla ratifica, cosa che creerebbe "grossi problemi: al governo olandese, che dovrà reagire al voto; all'Ue, perché tutti gli Stati membri dell'Ue devono ratificare l'accordo di associazione e ne basta uno contro per inficiarlo; e per l'Ucraina, perché l'attuale governo ha un disperato bisogno dell'accordo per ricevere capitali e sostegno economico dalla Ue, altrimenti può dichiarare bancarotta in poche ore".

Inoltre, se prevale il "no", sarà un grande successo per Vladimir Putin, ma questo è già evidente ora. 

Redazione Milano





FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG: ''ALLO STATO ATTUALE, IL DEFAULT DELLA GRECIA A LUGLIO E' INEVITABILE'' (FINE DEI GIOCHI)


BERLINO - Distratti dalle tante emergenze immediate, che vanno dal disastro migranti al pericolo mortale del terrorismo islamico in Europa, a cui si aggiungono la deflazione nell'area dell'euro e la stagnazione delle principali economie europee, la "questione default della Grecia" sembra passata in secondo ordine, quando invece è di una terribile attualità, fa sapere il principale quotidiano tedesco, il Frankfurter Allgemeine Zeitung.

"C'e' una cosa che non sorprende nell'affaire Fmi-Wikileaks sulla Grecia: il contenuto delle conversazioni condotte dai membri del Fondo Monetario Internazionale sulla prosecuzione delle trattative fra la Troika e il governo di Atene. Tutte le questioni piu' scottanti - scrive l'editorialista Werner Mussler sul quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung in prima pagina - sono risapute".

"E' vero, i tre membri politicamente decisivi della Troika - accanto all'Fmi, la Commissione Europea e la Bce - non hanno una posizione negoziale comune nei confronti di Atene - prosegue l'articolo - . La Commissione europea, in particolare, appare disposta a qualunque compromesso. La Ue e' politicamente paralizzata, non solo a causa dell'imminente referendum sulla Brexit in Gran Bretagna, ma anche per lo scontro non ancora composto sulla gestione della crisi dei profughi. Gli Stati della Ue sono ancora divisi sulla posizione da adottare di fronte alla crisi del debito greca. La maggior parte degli Stati, cosi' come il Fondo Monetario Internazionale, vogliono concedere ulteriore credito ad Atene".

Quindi, al "questione default" è risolta? Non proprio.

"Una piccola minoranza guidata dalla Germania, invece, e' contraria. E la prossima estate un'insolvenza dello Stato greco non e' solo possibile, ma inevitabile, a meno che Atene non riceva ingenti aiuti finanziari. Anche su questo punto - scrive Mussler - i rappresentanti dell'Fmi hanno ragione: solo sotto una pressione diretta e cioe' la minaccia dell'insolvenza il governo greco potrebbe dirsi disposto ad attuare le riforme che avrebbe dovuto realizzare gia' nell'autunno del 2015. L'immediata e stridente indignazione del governo greco e' per questo poco credibile: il premier Alexis Tsipras - conclude il Frankfurter Allgemeine Zeitung - confonde cause ed effetti quando accusa l'Fmi di voler ricattare il suo governo con la minaccia dell'insolvenza".

"Ma per Il Fondo Monetario - sono le ultime lapidarie parole dell'articolo - una cosa e' chiara: fino a quando lo Stato greco non fallira', il governo di Atene non muovera' un dito". 

Fine dei giochi.

Redazione Milano





03 aprile 2016

INCHIESTA BANCHE / SCOPERCHIAMO IL VASO DI PANDORA DEI CREDITI MARCI DELLE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO (SPAVENTOSI)


INCHIESTA BANCHE / SCOPERCHIAMO IL VASO DI PANDORA DEI CREDITI MARCI DELLE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO (SPAVENTOSI)


Mentre Draghi e la BCE stanno pensando di dare le risorse del quantitative easing direttamente ai cittadini nella speranza, come vedremo più avanti, del tutto vana di far aumentare i consumi, desideriamo soffermarci ancora sulla crisi del nostro sistema bancario ed in particolare sulle BCC, da molti considerate più solide e rassicuranti rispetto alle grandi banche nazionali. I dati, purtroppo, non sembrano andare in questa direzione: sono infatti ben 37 le BCC che hanno crediti marci superiori al 20% del proprio portafoglio crediti, soglia considerata patologica e foriera di possibili disastri.

L’elenco di queste banche pericolanti e la relativa percentuale di crediti marci è il seguente:

Banca 

% di crediti deteriorati 

Banca 

% di crediti deteriorati


BCC colli morenici del garda 

20,7 

BCC Area Pratese 

21,7

Banca sviluppo coop credito 

23,9 

BCC di Masiano 

20,6

Cassa Rurale di Rovereto 

22,2 

BCC di Caltanissetta 

20,3

Credito Coop Interprovinciale veneto 

20,6 

Cassa Rurale di Mori 

26,2

BCC Toniolo San Cataldo 

22,6 

Cassa Rurale di Caldonazzo 

21,7

BCC Agrobresciano 

25,6 

BCC del Nisseno 

20,8


Banca Rimini Credito Coop 

21,9 

BCC Falconara Marittima 

20,5


Cassa Rurale di Pergine 

23,5 

Credito Coop. Centro Calabria 

20,5

Cassa Rurale di Aldeno e Cadine 

21,8 

BCC di Scafati e Cetara 

20,8

BCC Anagni 

20,7 

Cassa Rur. e Art. di Camerano 

37,9

Banca di Pistoia 

25,7 

Cassa Rurale di Pinzolo 

26,3

BCC Picena 

21,1 

BCC del Vibonese 

23,5

BCC Recanati 

25,5 

Banca di Teramo 

32,9


BCC Comuni Cilentani 

21,9 

Cassa Rurale di Levico Terme 

25,0

BCC di Gatteo 

20,9 

BCC di Paceco 

23,4

B.C.A. Don Rizzo – BCC Sicilia Occ. 

22,3 

Cassa Rurale di Brentonico 

24,5

BCC Ghisalba 

22,9 

BCC del Lametino 

20,2

Cassa Rurale Pinetana 

22,5 

BCC Sila Piccola 

21,8

BCC Verbicaro 

21,3

Come si può vedere, la situazione è diffusa in tutto l’italico stivale e presuppone una crisi sistemica.

Fossi nei panni dei correntisti di queste banche, non dormirei sonni tranquilli, ma non li dormirei comunque, perché quando la crisi è sistemica come in questo caso, nessuno può considerare di avere i propri risparmi al sicuro, a meno che non siano in contanti o in conti fuori dal sistema Italia e possibilmente in valuta estera, meglio se sterline, franchi svizzeri o dollari, perché avere euro è come avere una bomba in tasca, anche se depositati in conti di “solide” banche tedesche (per gli euristi convinti consiglio sempre di donare il loro oro alla causa versandolo alla Deutsche Bank).

Perché dico che l’euro è una bomba in tasca? Semplice, perché la BCE è arrivata ad annunciare che potrebbe stampare moneta da far giungere direttamente ai cittadini per stimolare i consumi. Non sono stati resi ufficiali i modi, anche se è bastata questa voce per far strepitare come anatre impazzite i tedeschi, che paventano l’iperinflazione che portò Hitler al potere (dimenticandosi che Hitler giunse al potere perché diceva ciò che i tedeschi pensavano e pensano tutt’ora e non per l’iperinflazione) e la deviazione dall’ortodossia dell’austerità.

Quando si arriva a pensare di distribuire denaro ai cittadini perché spendano, significa che quel sistema economico è giunto alla frutta, perché incapace di sorreggersi in modo autonomo. Tuttavia, sarebbe il caso di ricordare ai “geni” della BCE che quando un’economia è vittima della trappola della liquidità, cosa che è avvenuta nell’eurozona, si possono stampare tonnellate di carta sotto forma di moneta, ma i consumi non ripartiranno, perché i cittadini si limiteranno a tenerli sotto il materasso per paura che poi qualcuno li ripretenda indietro attraverso tasse o prelievi forzosi vari in nome, appunto, dell’austerità e del rigore di bilancio.

A meno che la mossa pensata da Draghi non abbia un altro scopo: sistemare i bilanci delle banche. In che modo? Semplice: se “sparo” liquidità nei conti dei cittadini, coloro che ora non pagano i propri debiti, potranno farlo e i crediti marci diventeranno improvvisamente “sani” e così banche ed euro potrebbero “tirare a campare” ancora un po’, magari in attesa che ci pensino gli elettori bocciando i partiti filo ue a porre fine a questa tragica farsa di regime nazista che è l’unione europea.

A pensar male, diceva qualcuno, si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Luca Campolongo

Fonti:

per i dati sulle bcc, elaborazione IlSole24Ore su dati centro studi Mediobanca, bilanci 2014








BLOOMBERG DEMOLISCE LA FUSIONE BANCO POPOLARE - BPM. NESSUN VERO BENEFICIO E AVVISA: E I 360 MILIARDI DI CREDITI MARCI?


NEW YORK - L'Italia sembra finalmente in procinto di assistere a una fusione tra istituti bancari, ma resta ancora molto da fare per risolvere le gravi storture del settore bancario italiano, scrive Duncan Mavin in un editoriale per l'agenzia "Bloomberg", e su tutto grava un macigno costituito da centinaia di miliardi di euro di crediti concessi dalle banche italiane alla clientela e diventati inesigibili.

"La fusione tra Banco popolare Sc e Banca popolare di Milano Scarl (Bpm) - scrive l'agenzia Bloomberg - unisce una banca dal bilancio relativamente debole a una che invece gode di una posizione di relativa forza. In aggiunta, Banco popolare progetta un aumento di capitale da un miliardo di euro: i due istituti sostengono che l'entita' combinata avra' un healthy capital ratio del 13,7 per cento, mentre il monte delle sofferenze bancarie verra' portato in linea con quelli degli altri grandi istituti di credito del paese".

La riuscita della fusione potrebbe anche costituire l'innesco per un ulteriore consolidamento del settore bancario italiano, afferma di conserva il governo e il ministero dell'Economia.

Ma secondo l'editoriale scittto da Mavin, che rappresenta la posizione di Bloomberg, la più importante agenzia finanziaria del mondo, "queste aspettative vanno prese con la dovuta dose di scetticismo".

"Anzitutto - prosegue l'editoriale - non e' chiaro se e come un singolo accordo spianerà davvero la strada a una serie di altre iniziative simili. E' vero che lo scorso anno il governo è intervenuto per rimuovere alcuni degli ostacoli al consolidamento bancario, ma Banco Popolare e Bpm ancora non soddisfano i criteri di governance e capitale fissati dalla Banca centrale europea per un istituto bancario post-fusione. L'Eurotower, insomma, e' stata flessibile, ma non è detto lo sarà anche in futuro".

"In secondo luogo, qualora si verificassero davvero altri accordi tra banche italiane, non è detto che questi produrrebbero necessariamente guadagni in termini di efficienza auspicati dai regolatori. Popolare e Bpm, ad esempio, affermano di poter conseguire un risparmio pari al 10% dei loro costi combinati. Si tratta di un dato significativo, che però è soltanto ipotetico. Quanto al beneficio apportato dalle sinergie all'utile combinato, invece, la previsione e' di un deludente 1%, non del 10%".

"Ma anche al di là della mera questione delle fusioni - conclude l'editoriale - il settore bancario italiano resta soggetto a un problema enorme e irrisolto: quello costituito dai circa 360 miliardi di euro di crediti deteriorati che gravano sui bilanci degli istituti di credito".

Redazione Milano.



IL FINANCIAL TIMES SFERRA UN COLPO DA K.O. ALLE BANCHE ITALIANE: ''CLIENTELARI, INCAPACI, SOMMERSE DI SOFFERENZE'' (ADDIO)


LONDRA - Pesantissima denuncia il prima pagina - pubblicata questa mattina - del più importante quotidiano finanziario d'Europa contro il sistema bancario italiano, una denuncia che ha pochi precedenti a livello europeo, se non al riguardo delle disastrate banche della Grecia.

"Quello italiano, è un sistema bancario appesantito dai consigli d'amministrazione piu' stravaganti di qualsiasi altro posto in Europa, con poche donne (appena il 16%) e ancor meno stranieri, nei quali e' difficile trovare meno di 15 consiglieri la cui retribuzione è dell'altro mondo con una media di 850.000 euro".

E' il giudizio sprezzante e drammatico del Financial Times sulle banche italiane, che "negli stress test della Bce del 2014 hanno preso la bocciatura piu' sonora di tutte eppure elargiscono stipendi d'oro ai loro amministratori che continuano a occupare cda assolutamente in sovrannumero".

E il quotidiano della City londinese non rimane sul generico, fa nomi e cognomi, citando a mo' d'esempio i 18 consiglieri di Bper, i 24 di Banco popolare, i 23 di Ubi Banca. 

"La lunga recessione ha certo pesato molto sui 360 miliardi di sofferenze lorde accumulate dalle banche italiane, ma - a giudizio del Ft - pesa anche una cultura del credito clientelare garantita da una governance nella quale le fondazioni nominavano spesso potenti locali, collegati alla politica oltre che alla comunita', nei cda". Ed è evidentissimo il riferimento a Mps e al diretto coinvolgimento nel suo tracollo dei vertici del Pd, che a più livelli hanno avuto la responsabilità della nomina dei vertici della banca senese oramai ridotta a una banca-zombie con davanti il fallimento.

"E' una situazione che si avvia a conclusione anche se fra molte tensioni - secondo il quotidiano britannico -. Giocano a favore del cambiamento la trasformazione delle popolari in spa, le fusioni in arrivo (ultima quella fra Bpm e Banco popolare dopo un lungo tira e molla con la Bce che chiedeva una cda piu' snello) e alla vigilanza su scala europea affidata ora alla Bce, e dunque potenzialmente meno vicina alle sensibilita' clientelari".

Delle vere e proprie sassate, queste del Financial Times.

Una stoccata, infine, il Financial Times la riserva a Intesa SanPaolo: "28 consiglieri con il duale (che tuttavia la banca sta abbandonando) e la scelta di nomi con scarso spessore internazionale che avrebbe scioccato un grosso investitore istituzionale. Gli analisti di Mediobanca ritengono che sia l'ultimo giro in cui le fondazioni eserciteranno una tale influenza, nel frattempo - scrive il Ft - Intesa San Paolo sembra andare alla sfida dell'internazionalizzazione con un consiglio di persone piu' a proprio agio con i bizantinismi del capitalismo italiano che con il modo di pensare che prevale a New York, Londra o Shanghai".

Il risultato di questo articolo - di rara ferocia - non si sono fatti attendere: quando il giornale portavoce del primo mercato finanziario al mondo, qual è la City di Londra, sferra un attacco del genere, significa che i mercati stanno per travolgee le banche italiane, ed infatti oggi tutto il settore bancario nazionale alla Borsa di Milano accusa perdite clamorose, da Unicredit che segna quasi -5% a Banco Popolare che è insieme e Bper è stato sospeso per eccesso di ribasso e ora perde oltre il 7% è un crollo generale.




Redazione Milano.


CONFEDERCONTRIBUENTI LANCIA L'ALLARME: ''RIMBORSI NON FATTI, ORA C'E' LO SPETTRO DELLA LIQUIDAZIONE DELLE 4 NUOVE BANCHE''


CONFEDERCONTRIBUENTI LANCIA L'ALLARME: ''RIMBORSI NON FATTI, ORA C'E' LO SPETTRO DELLA LIQUIDAZIONE DELLE 4 NUOVE BANCHE''


Nel silenzio più assoluto del governo Renzi, le conseguenze disastrose del decreto Salva-banche aumetano: i risarcimenti non partono, la data entro la quale avrebbero dovuto essere autorizzati dal governo è scaduta, era quella del 30 marzo 2016, i cittadini risparmiatori rapinati rimangono senza tutela e all'orizzonte appare lo spettro della liquidazione delle quattro banche. 

A fronte di tutto questo, è interventuto il presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro: “E’ inammissibile che, entro la scadenza prevista del 30 marzo, non siano stati varati i decreti attuativi per l’accesso al fondo di risarcimento. Sono trascorsi più di quattro mesi ed ancora il Governo non ha dato attuazione alle promesse fatte: non ci sono i decreti attuativi, non è stato ampliato il fondo previsto per i risarcimenti, non si possono avviare gli arbitrati. Le vittime delle quattro banche soggette al bail-in (Banca Etruria, Cariferrara, Carichieti e Banca Marche) si sentono prese in giro. Siamo pronti ad iniziative eclatanti di protesta, serve un tavolo di confronto immediato con il Ministero dell’Economia e con la Banca d’Italia; ci devono dare risposte concrete”.

“La situazione è paradossale ed è divenuta insostenibile. Al momento siamo fermi alle promesse fatte mesi fa dal Governo, che già erano insufficienti. In realtà non si sono realizzate nemmeno quelle” - sottolinea l’avv. Marco Carollo, responsabile dell’Ufficio Legale Nazionale di Confedercontribuenti.

“E’ incredibile, - prosegue l’avv. Carollo, - invece di essere tutelati dalle istituzioni con un intervento concreto, ormai sono gli stessi risparmiatori a proporre soluzioni tecniche all’Unità di crisi presso la Banca d’Italia. Non si può proseguire in questo modo, a questo punto aumenteranno i cittadini truffati che decideranno di rivolgersi ai Tribunali, senza attendere le risposte che il Governo non sta fornendo”.

E se è grave quanto disgustosa l'assenza d'azione del governo Renzi, c'è all'orizzonte un altro drammatico problema, rispetto il quale addirittura la rapina ai risparmiatori delle quattro banche fallite diventa una baggianata. Lo spettro della messa in liquidazione dei nuovi istituti. 

"Le obbligazioni subordinate erano state annullate nell'ambito della procedura di bail-in, che prevedeva l’acquisto delle nuove quattro good-bank da parte di altri istituti, entro il 30 aprile. Il sacrificio delle obbligazioni subordinate era stato giustificato - dal governo Renzi - per consentire tali acquisti; invece non vi è stata alcuna offerta ed è ormai chiaro che anche questo termine decorrerà invano. A questo punto non si può escludere nulla, nemmeno che le quattro banche finiscano in liquidazione. Ed in questo caso, a rischiare saranno tutti, non solo gli investitori, ma anche i risparmiatori e di correntisti” - conclude l'avv. Carollo.

Per tali motivi, Confedercontribuenti mette a disposizione dei cittadini i propri consulenti legali, per chi avesse bisogno di tutela e per il coordinamento delle prossime iniziative comuni:

 info@confedercontribuenti.it 06/98356829

Redazione Milano.







RENZI E' ALLA FRUTTA, COME CRAXI NEL 1992 CERCA DI DIFENDERE L'INDIFENDIBILE E HA DALLA SUA LA STAMPA DEI POTERI FORTI


"Renzi e' alla frutta e vedendolo questo pomeriggio a 'In Mezz'ora', incalzato dal fuoco delle domande di Lucia Annunziata, mi e' sembrato di rivedere e risentire l'intervento di Bettino Craxi del 1992 quando, a Montecitorio, cercava di difendere l'indifendibile. Un Renzi imbarazzante, che non ha nemmeno potuto fare un appello, anche se forse l'avrebbe voluto fare, in favore dell'astensione sul referendum sulle trivelle, invitando i cittadini ad andarsene al mare, sapendo che altrimenti l'elettorato penserebbe alle trivelle della Total, della Guidi, di Gemelli ecc...".


Redazione Milano.



BUCO DI 100 MILIARDI DI EURO NEI CONTI INPS PER COLPA DELLE PENSIONI DEI LAVORATORI PUBBLICI: INPS VICINA AL FALLIMENTO


Emerge un dato molto allarmante: l'Inps per colpa delle pensioni Enpals e Inpdap ha un buco nei conti da cento miliardi di euro. Ammonta a oltre 11 miliardi l'anno la perdita di bilancio che l'Inps registra regolarmente dal 2012 (anno in cui ha incorporato l'Enpals e Inpdap), e che stima di registrare anche al termine del 2016. Il patrimonio netto dell'Inps, che cinque anni fa misurava oltre 40 miliardi di euro, è ormai diretto verso la completa erosione e con esso anche i 21 miliardi di euro incassati tramite un intervento straordinario di ripianamento delle perdite risalente a due anni fa. E' quanto emerge da una analisi del Centro studi ImpresaLavoro.

A fine anno i conti dell'Istituto potrebbero essere ancora peggiori, innanzitutto perché per gli esercizi 2015 e 2016 il disavanzo è ancora una previsione, e in passato i consuntivi hanno fatto registrare delle perdite ben più ampie di quelle inizialmente preventivate. Anche se i dati per una volta risultassero in linea con le attese, il patrimonio netto fotografato al 31 dicembre 2016 non andrebbe oltre gli 1,8 miliardi, con la sostanziale imminente necessità di un ulteriore ripiano da parte dello Stato. 

In particolare, c'è un costo che l'INPS ha finora sempre regolarmente sottostimato nei suoi bilanci preventivi: quello derivante dalla svalutazione dei crediti, ovvero di quella parte dei contributi che l'ente previdenziale si attende inizialmente di riscuotere ma che nei fatti viene persa. Il fenomeno -si legge nello studio- è dovuto a cause diverse: a parte gli evasori, si va dal caso di debitori falliti o liquidati oppure deceduti senza eredi che ne abbiano accettato l'eredità a quello di crediti caduti in prescrizione o per i quali ne viene accertata l'insussistenza.

Per dare un'idea delle dimensioni del problema, la massa dei contributi non incassati dovrebbe superare a fine anno per la prima volta la quota dei 100 miliardi, crescendo nel frattempo al ritmo medio di 740 milioni di euro al mese (una tendenza ormai consolidata). Il loro ammontare esatto supererebbe quindi i 104 miliardi, di cui oltre la metà (56,3) sottoposti a svalutazione.

Sono cifre catastrofiche, se questo trend non viene bloccato, a breve l'Inps dichiarerà fallimento, altro che "conti in equilibrio". Per la parte pubblica, cioè rispetto gli impiegati pubblici andati in pensione per i quali lo Stato italiano non ha mai accantonato i contributi pensionistici, l'Inps è in bancarotta.

Uno degli aspetti più delicati, rileva ImpersaLavoro, è proprio la stima di quanti crediti verranno effettivamente incassati e su quanti invece l'Inps dovrà inevitabilmente gettare la spugna. Ad oggi le svalutazioni previste o effettuate si basano essenzialmente su due parametri ben definiti: il primo è l'anno di riferimento del credito (più lontano è nel tempo e minore è la probabilità di recuperarlo); il secondo è la gestione specifica a cui si riferisce (per alcune gestioni il recupero è più difficile che in altre).

ImpresaLavoro ha scoperto che proprio negli ultimi bilanci questi criteri sono stati rivisti al ribasso. Quelli risalenti fino al 2009, indipendentemente dalla gestione cui si riferiscono (42,8 miliardi secondo gli ultimi dati disponibili), vengono svalutati al 99%, riconoscendone quindi la sostanziale irrecuperabilità salvo episodi del tutto sporadici e quindi si tartta di una vera e propria voragine finanziaria nei conti dell'Inps. Per il triennio successivo la svalutazione è del 55% per le gestioni dei lavoratori dipendenti e gli agricoli, mentre è del 30% per gli artigiani e i commercianti e si limita al 10% per la gestione separata. Sui crediti relativi all'ultimo triennio è proposta una svalutazione media del 10%.

La gravità delle stime è in aumento sia per i parametri utilizzati (ben più pessimistici rispetto all'ultimo consuntivo), sia per il fatto che materialmente il recupero crediti non sembra sinora riuscito a sostenerle: di anno in anno il volume di contributi non incassati cresce e nel contempo cresce pure la quota che l'Inps deve accantonare al rispettivo fondo di svalutazione.

ImpresaLavoro osserva infatti che le gestioni che mostrano le più basse probabilità di recupero sono quelle più rilevanti: 56,7 miliardi di crediti non incassati (il 54,3% del totale) si riferiscono alle gestioni dei lavoratori dipendenti (incluso le prestazioni temporanee) mentre in minoranza troviamo quelle dei commercianti (20,7%) e artigiani (15,3%). Solo per il 2,3% dei mancati incassi (e con anzianità dei crediti piuttosto bassa) pesa la gestione separata di parasubordinati e autonomi. 

Il quadro messo in luce da ImpresaLavoro è agghiacciante. 

Redazione Milano


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