20 maggio 2016

Il collaborazionismo di Tsipras con la Troika


di Giorgio Cremaschi

Approvate le nuove misure di massacro sociale in Grecia. Tsipras si conferma un fantoccio della Troika o, se preferite, un collaborazionista con chi occupa il suo paese.

È bene conoscere in concreto le misure adottate dal governo Tsipras per conto degli usurai della Troika, perché il palazzo europeista e il giustificazionismo a prescindere di alcuni – sempre più ridotti per fortuna – settori della sinistra ex radicale, tendono assieme a nascondere la realtà.
Il governo ha tagliato tutte le pensioni sopra il livello minimo di 384 euro mensili.
Il governo ha aumentato le tasse sulle – cioè ridotto le – retribuzioni che superano i 795 lordi mensili.
Il governo ha aumentato l’IVA su tutti i principali beni al 24%.
Il governo ha aumentato gli affitti calmierati delle abitazioni.

Queste sono le misure che colpiscono in Grecia chi ancora un lavoro, una pensione, una casa ce l’ha. Poi bisogna aggiungere il sequestro dei fondi degli ospedali, che non hanno più i soldi nemmeno per le emergenze, le privatizzazioni a saldo, perché ovviamente sono le multinazionali a scegliere e a fare il prezzo.
E naturalmente bisogna ricordare il 25% di disoccupazione ed il 40% di povertà ufficiali.
In cambio di questo sangue la Grecia riceve periodicamente prestiti che alla fine di una partita di giro tornano tutti a chi li ha erogati, sotto forma di interessi sul debito. Per questo è giusto parlare di usura internazionale e lo denunciò nel passato anche Tsipras, che prima di firmare la resa aveva affermato che non un centesimo dei prestiti della Troika era andato al popolo greco.
Insomma la Grecia è un paese saccheggiato ed affamato da una occupazione estera di rapina, che usa le banche al posto delle cannoniere, ma che non è meno feroce delle conquiste militari del passato. 

Ha suscitato qualche scandalo il fatto che io abbia definito, in questo contesto terribile, il governo Tsipras come fantoccio della Troika. Se questo termine sembra troppo brutale possiamo usare quello tecnicamente inappuntabile di governo collaborazionista. Collaborazionista era nel 1940 il governo Petain in Francia con gli occupanti tedeschi. Collaborazionista il governo socialdemocratico in Danimarca, sempre nel 1940, con l’occupazione militare da parte della Germania. All’inizio questi governi riscossero un grande consenso popolare perché il loro slogan “Noi siamo il meno peggio” sembrava l’unico possibile.
Il governo Tsipras attua le misure dei banchieri occupanti e collabora con loro con la stessa argomentazione di fondo: il meno peggio.
Noi stiamo invece con chi lotta, con chi ha scioperato sfidando fame e polizia, con i 30 sindacalisti del PAME arrestati in un solo giorno, con chi scende in piazza e non si arrende. È dura, ma alla fine la Resistenza vince e il collaborazionismo finisce nelle pattumiere della storia.

Fonte: Megachip

I 10 Alberi che “mangiano” le Polveri Sottili

I 10 Alberi che “mangiano” le Polveri Sottili

E se gli alberi potessero aiutarci a ridurre l’inquinamento? A questa domanda stanno cercando di rispondere alcuni studi, condotti sia in Italia sia altrove nel mondo, con l’obiettivo di trovare gli alberi che potremmo denominare anti inquinamento, capaci di rendere l’aria più pulita.

Uno studio interessante è quello condotta dal CNR-Ibimet di Bologna e dall’Università di Southampton, nel Regno Unito, le cui ricerche sono state incentrare sulla città di Londra e hanno verificato che gli alberi in città sono stati capaci di rimuovere tra le 850 e le 2100 tonnellate di Pm10 all’anno. Un altro studio è invece stato condotto dall’American Forestry Association sostiene che un albero di circa 20 metri di altezza riesce ad assorbire ogni anno circa 1000 grammi di particolato.

Scopriamo quindi quali sono i 10 migliori alberi che ci aiutano a ridurre l’inquinamento:
1. ORNIELLO


2. OLMO COMUNE

3. GELSO NERO

4. FRASSINO MAGGIORE

5. LECCIO



Party sessuali con un sieropositivo, è l’ultima folle moda: “Come la roulette russa”


Dottori di Barcellona, intervistati da El Periodico, confermano: “Si è perso il rispetto per l’Hiv, i rischi sono altissimi”. Queste orge sono chiamate in gergo “blue party” perché i partecipanti assumono farmaci antivirali per diminuire il rischio di contagiare ed essere contagiati.
E’ l’ultima folle moda: partecipare a orge nelle quali c’è una persona sieropositiva (senza sapere chi sia ad avere l’Hiv).

Le prime segnalazioni in Serbia dove la “roulette sessuale” si è diffusa rapidamente tra i party gay, ma ora sta spopolando anche tra eterosessuali.

Tutto per il brivido e il rischio di essere contagiati, scrive il Mirror.

Uno spogliarellista serbo dice: “E’ come se si trattatesse di una roulette russa. Questo tipo di pratica è molto popolare: i partecipanti indossano delle maschere, fanno sesso e tra di loro è nascosta una persona infetta dell’Hiv”.

La moda, sostiene la fonte, ha preso piede “soprattutto tra i ceti alti: il rischio di poter aver fatto sesso con una persona sieropositiva è alla base della roulette sessuale”.

Dottori di Barcellona, intervistati da El Periodico, confermano che il numero di questi party è in aumento: “Si è perso il rispetto per l’Hiv, i rischi sono altissimi”.

Pare che alcune di queste orge siano chiamate in gergo “blue party” perché i partecipanti assumono farmaci antivirali per diminuire il rischio di contagiare ed essere contagiati.

Se ti va bene sei salvo, se ti va male sei potenzialmente a rischio contagio. Pericolo ancor maggiore, la persona infettata scoprirà di esserlo solo dopo sei mesi tramite gli appositi controlli mediante prelievo del sangue. Nel mentre, in questi 90 giorni, la persona infetta sebbene inconsapevole di essere malata si trasforma in untore spargendo il virus a destra e a manca se va con più partner sessuali e senza prendere le dovute precauzioni. In Serbia dove è nata, questa moda si è diffusa rapidamente soprattutto nell’ambiente gay per poi trasferirsi, in modo sempre più prepotente, anche nel mondo eterosessuale.

Un prezzo enorme da pagare per un folle gioco faccia a faccia con la sorte. In Italia attualmente sono 120mila le persone affette da Hiv, a queste si aggiungono ogni anno quattromila nuovi casi. Uno ogni due ore. I più colpiti sono i giovani tra i 25 ed i 29 anni. Tra le regioni italiane più colpite spicca la Lombardia con 20mila persone sieropositive. Dietro a lei seguono Lazio, Emilia Romagna e Liguria. Al momento è ignoto se anche in Italia sia arrivata questa folle moda, questo folle gioco. In realtà sono errati entrambe i termini. Quel che è certo, non può essere definita né moda, né gioco, il puro e semplice disprezzo per la propria vita.

Riferimenti:

L’UE: UNO STRUMENTO DEI FORTI PER SFRUTTARE I DEBOLI


Il parlamentare britannico ed ex sindaco di Londra Boris Johnson ha pubblicato sul suo account facebook unbellissimo appello agli inglesi, affinché rifiutino la UE e quello che ormai rappresenta. Questo organo remoto e opaco è diventato uno strumento nelle mani di una ricca élite per poter mantenere e aumentare i propri privilegi e la propria ricchezza a spese della maggioranza degli europei. Per sostenere le aziende britanniche sane, la scelta giusta è quella di uscire da questo meccanismo alla prima occasione.

Di Boris Johnson, 16 maggio 2016

Alla conferenza del partito Tory dell’anno scorso ho attirato l’attenzione su di una statistica preoccupante sul modo in cui sta cambiando la nostra società . È la proporzione tra lo stipendio medio dei top manager del FTSE100 e quello del suo dipendente medio – ribadisco, medio – in azienda. Questa proporzione sembra in fase di esplosione a un ritmo straordinario, inspiegabile e francamente sospetto.

Platone diceva che nessuno dovrebbe guadagnare più di cinque volte di chiunque altro. Be’, Platone si sarebbe stupito dalla crescita della disuguaglianza aziendale odierna. Nel 1980 la proporzione era 1 a 25. Nel 1998 era salita a 47. Dopo 10 anni di Tony Blair e Peter Mandelson – e del loro atteggiamento “intensamente rilassato” nei confronti degli “schifosamente ricchi” – i massimi dirigenti delle grandi aziende britanniche guadagnavano 120 volte la retribuzione media dei dipendenti di basso livello. Lo scorso anno la proporzione è arrivata a 130.

Quest’anno – stappando una bottiglia di champagne – i pezzi grossi hanno sfondato la barriera magica di 150. Il CEO medio del FTSE100 si porta a casa 150 volte lo stipendio del suo dipendente medio – e in alcuni casi molto di più. Non usiamo mezzi termini: queste persone guadagnano così tanti più soldi degli altri nella stessa società, che volano su jet privati e costruiscono piscine sotterranee, mentre molti dei loro dipendenti non possono nemmeno permettersi di acquistare alcun tipo di casa. C’è un signore là fuori che guadagna 810 volte la media dei suoi dipendenti.

Cosa sta succedendo? È solo avidità, o favori reciproci dei comitati di remunerazione? Non c’è dubbio che ci racconteranno, come sempre, che questi sono “i prezzi di mercato”. Ma ho notato un’altra cosa di questi uomini del FTSE100 (e ho paura che siano quasi sempre uomini): che sono sempre felicissimi di sfilare per Downing Street e dichiarare la loro eterna devozione verso l’UE. Firmano entusiasticamente lettere ai giornali, spiegando come sia fondamentale che restiamo nell’UE. Credono che l’UE faccia bene al loro business.

Ma come, esattamente? Il mercato unico è un microcosmo di bassa crescita. E’ cronicamente affetto da un elevato tasso di disoccupazione. I paesi dell’UE sono gli ultimi della fila in quanto a crescita tra i paesi dell’OCSE; ed è incredibile che ci siano 27 Paesi extracomunitari che hanno goduto di una crescita più veloce delle esportazioni di merci verso l’UE della Gran Bretagna, a partire dall’avvio del mercato unico nel 1992, mentre 20 Paesi hanno fatto meglio di noi nell’esportazione di servizi. Far parte dell’UE non è poi così conveniente per le aziende britanniche.

Perciò che cosa piace dell’UE a questi pezzi grossi? Sostanzialmente due cose. A loro piace l’immigrazione incontrollata, perché aiuta a mantenere bassi i salari dei lavori meno qualificati, e quindi aiuta a controllare i costi, e quindi ad assicurarsi che vi sia ancora più grasso da spartirsi per quelli che comandano. Un rifornimento costante di solerti lavoratori immigrati significa non doversi preoccupare più di tanto delle competenze o delle aspirazioni o della fiducia in sé stessi dei giovani che crescono nel loro Paese. E in quanto clienti di Learjets e frequentatori di salotti esclusivi, essi non sono solitamente esposti alle tipiche pressioni causate dall’immigrazione su larga scala, come quelle sull’intrattenimento, sulla scuola o sugli alloggi.

Ma poi c’è una ragione ancor più sottile – il fatto che l’intero sistema di regole UE è così lontano dai cittadini e opaco che i pezzi grossi possono volgerlo a loro vantaggio, al fine di mantenere le loro posizioni oligarchiche e, tenendo lontana la competizione, spingere la propria busta paga ancora più in alto.

Nel loro ottimo libro “Perché le Nazioni falliscono”, Daron Acemoglu e James A. Robinson spiegano come istituzioni politiche trasparenti siano essenziali per l’innovazione e la crescita economica. Distinguono tra le società “inclusive”, dove le persone si sentono coinvolte nelle loro democrazie ed economie, e società “esclusive”, dove il sistema è sempre più manipolato da una élite per proprio esclusivo vantaggio. L’UE sta cominciando ad assumere alcune caratteristiche delle società “esclusive”. E’ dominata da un gruppo di pochi politici internazionali, lobbisti e affaristi.

Queste persone si conoscono a vicenda. Essendo parti di grandi aziende, possono permettersi di assumere qualcuno per seguire le complesse regole che vengono da Bruxelles. Possono fissare appuntamenti coi responsabili delle Commissioni. Possono perfino incontrarli alle conferenze o agli eventi – il più famoso di questi è Davos. In questo senso, hanno un immenso vantaggio rispetto alla maggioranza delle aziende del Paese.

La maggior parte delle aziende (e in effetti la maggior parte degli inglesi) non hanno alcuna idea di chi lavori per la Commissione, o di come mettersi in contatto con queste persone, e non saprebbero distinguere i loro euro-parlamentari da dei marziani. Solo il 6% delle aziende britanniche in realtà esportano in UE, e ciò nonostante il 100% di esse deve sottostare al 100% delle leggi UE, che si tratti di aziende piccole o grandi – un peso normativo che costa circa 600 milioni di sterline alla settimana.

La scorsa settimana ho visitato la Reid Steel, un’azienda britannica di successo a Christchurch, nel Dorset. Esportano acciaio per costruire ponti in Sudan, alberghi alle Mauritius, hangar di aerei in Mongolia. L’unica cosa che li frena, dicono, sono le regole UE – generate attraverso un incomprensibile processo che coinvolge i lobbisti di grosso calibro, le grosse multinazionali e i governi di paesi stranieri. Non vedono l’ora di uscire dall’UE, e hanno ragione. Pensano che le altre nazioni UE stringerebbero rapidamente nuovi trattati commerciali. E che le aziende britanniche, liberate dalle catene europee, finirebbero per esportare in Europa di più anziché meno di quanto facciano ora.

Naturalmente, i pezzi grossi del FTSE100 firmeranno per poter rimanere in UE: a livello personale stanno diventando sempre più ricchi – sfruttando manodopera immigrata per le loro aziende e manipolando le regole UE a vantaggio dei grandi attori, gli unici a poterle comprendere – mentre i meno fortunati hanno invece visto una diminuzione in termini reali delle loro retribuzioni. Questa è una delle ragioni per le quali la UE ha una bassa innovazione, bassa produttività e bassa crescita. Se volete sostenere gli imprenditori, i faticatori, gli innovatori, i lavoratori, le imprese dinamiche e fiorenti dell’Inghilterra – allora votate per uscire dalla UE il 23 giugno, e date a questi parassiti il calcio nel sedere che si meritano.

L’Iran chiede risarcimento agli Stati Uniti per il colpo di Stato del 1953


Il parlamento iraniano chiede agli Stati Uniti di risarcire l’Iran per i danni provocati dal colpo di Stato organizzato dagli Usa nel 1953, che portò al potere lo Scià filo-americano Reza Pahlavi.

Il parlamento iraniano ha approvato una legge in cui invita il governo a chiedere un risarcimento agli Stati Uniti per danni spirituali e materiali.

Inoltre martedì, il Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano ha votato per presentare una denuncia presso la Corte internazionale di giustizia contro gli Stati Uniti, nell’ambito della sentenza della Corte Suprema del mese scorso che ha approvato la confisca dei beni iraniani.

La Cia ha riconosciuto la sua regia dietro il colpo di Stato del 1953, in cui venne cacciato il primo ministro democraticamente eletto dell’Iran, Mohammad Mosaddeq. Lo Shah Mohammad Reza Pahlavi rimase al potere fino alla Rivoluzione islamica nel 1979.


Il parlamento chiede inoltre un risarcimento, tra le altre cose, per le 17mila vittime di omicidio, il “martirio” di 223,600 soldati nella guerra imposta Iran-Iraq degli anni ’80, e più recentemente per i danni causati dai blocchi commerciali, sanzioni e sequestri dei beni appartenenti al governo iraniano.

Mentre si fa a gara sulle varie richieste di risarcimento, il popolo iraniano resta ancora in attesa che vengano realmente rimosse le sanzioni imposte dall’Occidente, nonostante il tanto sbandierato accordo sul nucleare.

Basta coi populismi: Roundup è buono e fa’ bene


Chi oserà dire che non avvengono più miracoli? Ne ha appena fatto uno la globalizzazione: il diserbante glisofato, prima indicato come probabile cancerogeno, non lo è più. Lo hanno stabilito, unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e le Nazioni Unite, attraverso la sua organizzazione per l’agricoltura e l’alimentazione, la FAO.

Queste due entità globali, insonni nel perseguire il bene dell’umanità, hanno unito le loro immense forze. Hanno costituito un comitato scientifico congiunto, Joint Meeting on Pesticides Residues (JMPR) che ha scoperto “improbabile il rischio cancerogeno per gli umani attraverso l’esposizione col regime alimentare”. Ciò smentisce diametralmente i lavori precedenti del Centro Internazionale per la Ricerca sul Cancro (CIRC), che nel 2015 ha classificato il glisofato come “probabile” cancerogeno. Ma questo CIRC dipende solo dall’OMS. Unendo le forze con la FAO, gli esperti hanno visto la luce. E niente paura: gli studi del CIRC, dichiara il JMPR, sono “differenti ma complementari” al suo. Infatti: “Il CIRC passa in rivista gli studi pubblicati”, ma “non valuta i rischi incorsi dalle popolazioni associate con una esposizione al rischio”. Invece il nuovo ente lo valuta, eccome.

E fa’ l’esempio che tutti ci convince: l’esposizione agli ultravioletti. Classificati come cancerogeni, mentre l’esposizione della popolazione generale al Sole non presenta un rischio cancerogeno. Personalmente, noi cadiamo in ginocchio: ci vuole infatti la fede per essere conquistati da un tale comparazione. La fede vera, non in Dio (che non esiste) ma nelle forze della globalizzazione.

Celiachia: incidenza in rapporto al glisofato

In Argentina, il paese massimo coltivatore di soia geneticamente modificata – ossia modificata soltanto ed appostaper resistere al glisofato di Monsanto – una organizzazione chiamata “Rete dei medici delle località irrorate” (Physicians Network of Sprayed Towns) registra i dati dell’incidenza di cancro. Il coordinatore, il pediatra Medardo Ávila-Vázquez, docente all’università nazionale di Córdoba, nel febbraio 2015 ha segnalato che la mortalità per cancro in quelle zone è del 30%, contro il 20% della media nazionale. E l’aumento dei decessi si registra dal 2000, in relazione diretta con ”l’espansione dell’uso di glisofato e di sostanze agrochimiche massicciamente applicate nelle aree”.. Gli agricoltori di tutto il continente americano infatti non si limitano più a usare il glisofato per incenerire le erbacce nelle fasi iniziali della crescita; lo irrorano anche, e in grande abbondanza, pochi giorni prima del raccolto, perché facilita il raccolto meccanico in quanto brucia i fusti della soia. L’uso come defoliante…


Come si sa, diversi paesi europei vietano l’uso del glisofato, in quanto lo sospettano non solo di effetto cancerogeno, ma di avere una parte in una quantità di problemi sanitari, affezioni renali, difetti neonatali, celiachia, per non parlare dell’ecatombe delle api, impollinatrici insostituibili.

Ma invece – miracolo nel miracolo – il nuovo studio OMS/FAO dà ragione alla Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) che sostiene l’innocuità del Roundup. Immediatamente il CDU, il partito di Angela Merkel, ha preteso l’adozione del glisofato: una soluzione che “tenga conto degli interessi dell’agricoltura”, ha detto Peter Tauber, segretario generale del partito. Il quale ha anche minacciato il SPD, il partito socialdemocratico con cui governa in Grossekoalition, e che ha nel governo la ministra dell’ambiente Barbara Hendricks, contrarissima – a non strumentalizzare elettoralmente il tema del diserbante, perché questo lo farebbe scadere nel “populismo”. Alla fine, il SPD ha accettato di registrare il Roundup come innocuo. In settimana il Comitato permanente europeo deciderà sulla questione: sicuramente, come suggerirà la GrosseKoalition germanica, sarà convinto della innocuità di Roundup. Il populismo è stato un’altra volta sconfitto.

Il “populismo” preoccupa sempre più i poteri transnazionali. Il Financial Times segnala in un commento che il pericolo populista è molto aumentato dall’affermazione di leader “populisti” che sono “uomini forti”: ci mancavano Putin, Victor Orban, Erdogan, l’uomo forte austriaco; adesso ecco che anche Trump viene a turbare il ben oleato rapporto di amicizia fra il business e le “democrazie” (il business chiama “democrazie” i regimi che lui mette al potere). Come mai le democrazie perdono il favore della popolazione?, si domanda angosciato il giornale della City. Come mai i governi democratici perdono voti elezione dopo elezione?

Vai a sapere. Forse perché Putin ha bandito da tempo l’uso di glisofato sul suo territorio, ed ora ha vietato l’importazione di granaglie OGM dagli Stati Uniti, perché contaminate non solo da glisofato, ma da altri infestanti, come la ruggine cubica del mais. Impenitente populista, nemico della democrazia e dei nostri valori occidentali.

Al contrario, l’Organizzazione Mondiale di Sanità è la più alta espressione dei nostri valori: con sede a Ginevra, è stata creata per vegliare sulla salute dell’intero genere umano. Nel 2009 infatti diede l’allarme al mondo intero: sta infuriando uno nuova pandemia: l’influenza suina! Dichiarò anzi lo stato di pandemia: dizione giuridica che, in base alle norme internazionali, obbligò tutti gli Stati a comprare vaccini e farmaci che prevenivano l’insorgere della malattia negli adulti e nei bambini sani. Farmaci di cui nessno aveva prima sentito parlare. Ma che – che fortuna, la Roche aveva appena inventato chiamandolo Tamiflu, e la GlaxoSmithKline aveva giustappunto scoperto nei suoi laboratori, chiamandola Relenza.

Lo stato italiano spese, se ben ricordo, 250 milioni in questi miracolosi farmaci preventivi; il Regno Unito, 424 milioni di sterline; gli Usa 1, 3 miliardi di dollari dei contribuenti per accumulare la scorta strategica dei medicinali.

Solo a cose fatte un gruppo medico indipendente dallo strano nome, “Collaborazione Cochrane”, appurò che i due farmaci erano inefficaci, e che l’OMS aveva modificato la definizione giuridica di “pandemia” per farci entrare a viva forza l’influenza suina.Dosi comprate e dosi inutilizzate

Vero è che nessuno ha pagato all’OMS per questa truffa, che ha reso miliardi di profitti indebiti a Roche e SmithKline; ma la reputazione scientifica del benefico ente ne è rimasta per qualche tempo oscurata. Anche perché si scoprì che tra i massimi finanziatori dell’OMS c’era Bill Gates, il filantropo, che staccava assegni di 220 milioni per finanziare disinteressate ricerche de tipo: sterilizzazione dei maschi per mezzo di ultrasuoni. Ora, passati sette anni, la dimenticanza generale ne deve avere ristabilito la autorità sicché l’OMS unito alla FAO, alla UE e alla Merkel, sono tornati alla carica: il Roundup non è “probabilmente” cancerogeno; dunque si introduca.

Monsanto avrà speso un occhio? Il dio della globalizzazione , cui dobbiamo tali miracoli, si chiama Mammona.

Le multinazionali gay-friendly fanno affari dove si perseguitano i gay


Non è il morso del cane al postino a fare notizia, ma quello del postino al cane. Eppure, come abbiamo già documentato, in North Carolina a riempire la prima pagina di tutti i quotidiani è una legge che impone ai maschi di usare il bagno dei maschi e alle femmine quello delle femmine.

Un’ovvietà, viene da pensare. Ed invece è stata definita anti-Lgbt da chi vorrebbe concedere a chiunque si “senta” dell’altro sesso di frequentare il bagno pubblico che preferisce. A schierarsi dalla parte della lobby arcobaleno sono arrivate le solite subrette dello spettacolo, affiancate dalla principali multinazionali come PayPal, Facebook, Google ed Apple ecc. Interessate a dimostrarsi sensibili alla tematica e pronte a tutto per contrastare le discriminazioni, anche a costo di rimetterci, tanto che i responsabili di PayPal hanno rinunciato all’apertura di una sua sede in questo Stato sbandierando, con chiaro intento moralmente ricattatorio, la perdita di 3,6milioni di euro e oltre 400 posti di lavoro.

Peccato che, come è stato fatto notare dal Washington Times (notizia ripresa anche in Italia dagli amici di Zenit.it), queste multinazionali fanno volentieri del moralismo se fiutano la possibilità di sponsorizzare la loro immagine, ma non si pongono paletti etici quando invece c’è da generare profitti in Paesi che non sono propriamente “aperti a chiunque”. PayPal, ad esempio, ha aperto un centro di operazioni globali in Malesia, il cui codice penale prevede punizioni severe nei confronti di chiunque abbia una “condotta omosessuale”. Si va dalle 20 frustate alla detenzione fino a 20 anni. La sede internazionale di PayPal si trova a Singapore, dove i rapporti tra persone dello stesso sesso sono puniti con due anni di carcere. L’azienda ha poi un centro di sviluppo software a Chennai, in India, dove senz’altro ci sono tanti informatici preparati, ma dove al tempo stesso esiste l’articolo 377 del codice penale, che punisce i rapporti sessuali “contro natura”.

Apple, invece, possiede molti stabilimenti in Cina, dove gli omosessuali fino al 2001 erano considerati malati mentali a cui era necessario destinare una “terapia di guarigione” con scariche elettriche. Terapia che – come rivelato da alcune inchieste – è in uso ancora oggi in certe cliniche cinesi. Diversi negozi sono stati attivati recentemente inArabia Saudita, dove le persone omosessuali vengono direttamente eliminate anche senza provare che l’omosessualità sia praticata. Anche Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, non ha avuto grossi problemi morali ad aprire il suo ufficio in India e non lo ha chiuso quando, nel 2014, la Corte Suprema indiana, ha confermato il reato di omosessualità. Tanto meno lo hanno fatto Googlee Microsoft, già presenti da anni sul territorio indiano.

La stessa ipocrisia del nostro Ivan Scalfarotto, sottosegretario italiano e attivista omosessuale, autore del famigerato ddl sull’omofobia che avrebbe introdotto in Italia il reato d’opinione. Mentre scriveva infuocati tweet contro gli omofobi italiani, contemporaneamente si trovava in Iran, dove è ancora oggi prevista la pena di morte, tramite impiccagione, per le persone omosessuali (come accaduto nel 2005). Ma c’erano affari da portare avanti con il governo iraniano e Scalfarotto non si è tirato indietro dal definire il presidente iraniano Hassan Rohani un“riformatore” (ricevendodura reprimenda su gaypost.it).

Altro che diritti, è lo sfruttamento dell’omosessualità in quanto moda attuale che smuove un colossale giro d’affari, tra cui potenziali profitti derivanti dalle biotecnologie applicate alla riproduzione umana, alla vendita di ovociti, all’affitto di uteri e alla tecnoscienza. Infatti, nella parte del mondo dove l’arcobaleno non è proprio di tendenza, le stesse multinazionali non si fanno remore ad entrare in affari con chi sventola dollari con la mano destra e reprime gli omosessuali con la sinistra. In quei Paesi, come in Indonesia (o in Uganda, in Nigeria ecc.), lontano dal plauso mediatico, soltanto la voce della “omofoba” Chiesa cattolica si alza in difesa di queste persone. Come sempre è avvenuto, secondo l’interessantedocumentazione fornita da Lucetta Scaraffia, docente di Storia contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma.

Fonte: UCCR

17 maggio 2016

Papa Francesco e la dittatura argentina



[Carta di Laura Canali]
10/04/2013

Un alone di mistero circonda le relazioni tra Bergoglio e la giunta di Videla negli anni Settanta. Il pontefice è accusato di non aver impedito l’arresto dei gesuiti Yorio e Jalics. Campagna diffamatoria o argomenti fondati? Per alcuni l’allora provinciale difese i diritti umani.

L’atlante di papa Francesco in edicola, in libreria e su iPad

di Massimiliano Ferrara

In Argentina non tutti hanno brindato alla nomina del nuovo pontefice e un alone di mistero circonda i rapporti di Bergoglio con gli ambienti militari durante la presidenza di Videla. Diffamazioni gratuite o accuse documentabili?

Per molti la scelta del nome Francesco è già una certificazione di rinnovamento, per altri (pochi?) tornano alla mente antiche e pericolose relazioni tra Stato e Chiesa, imperatori e papi, dittatori e porporati. Forse perché in quelle terre lontane, “quasi alla fine del mondo”, il confine tra lecito e illecito, legale ed illegale, corruzione e moralità è perennemente labile?

L’elezione di Jorge Mario Bergoglio ha lasciato esterrefatti un po’ tutti, compresi i vaticanisti che non lo menzionavano tra i papabili. In molti la sera del 13 marzo hanno conosciuto per la prima volta il viso e la voce del Santo Padre, che cattura i fedeli con il suo fare semplice, impacciato, da “papa buono”. Altri, preoccupati, hanno associato il cardinale Bergoglio alla dittatura argentina della fine degli anni Settanta.

Andiamo con ordine. Il 23 maggio 1976 militari della Marina argentina della Esma, Escuela Superior de Mecánica de la Armada, camuffati da soldati dell’Esercito, hanno portato termine una retata nella baraccopoli di Belén, nel quartiere Bajo Flores di Buenos Aires. Tra i prigionieri vi erano i due gesuiti Orlando Virgilio Yorio e Francisco Jalics, membri della pastorale dell’arcidiocesi porteña. Mentre all’indomani gli arrestati venivano rilasciati, i due religiosi, accusati di sovversione, rimanevano in prigionia e torturati fino all’intervento del Vaticano il 26 ottobre 1976.

Un intervento della Chiesa di Roma senza l’intercessione dell’allora superiore provinciale dei gesuiti argentini, Jorge Bergoglio? È stato proprio quest’ultimo a consegnare i due preti nelle mani dell’esercito? Durante la prima conferenza stampa da portavoce di papa Francesco, Federico Lombardi ha respinto tutte le voci di connivenza dell’attuale pontefice con la dittatura argentina. Inoltre, Lombardi ha accusato alcuni quotidiani internazionali di essere "di sinistra e anticlericali”.

Nel frattempo, un settore dei sostenitori del governo Kirchner preferisce acclamarlo come "papa argentino e peronista". Ma quali sono le posizioni nei confronti del nuovo pontefice? Per i bergogliani, Francesco si è mosso per salvare preti e laici dalle torture della dittatura argentina, anche se non ha condannato pubblicamente i crimini. Del resto non sarebbe stato possibile se non a costo della vita. Bergoglio ha avuto il merito di frenare i confratelli che recriminavano il passaggio all’opposizione attiva. Una vera e propria campagna diffamatoria alimentata dai nemici del pontefice ha indicato in lui il mandante del sequestro dei 2 gesuiti: era vero il contrario. L’allora provinciale si è recato di persona da Videla (capo della giunta militare argentina) per chiedere la liberazione di Yorio e Jalics, per i quali, secondo gli atti della giunta militare, era stato richiesto il passaporto.

Con questa battaglia, Bergoglio ha guadagnato la stima dei leader del movimento per i diritti umani, come Alicia de Oliveira, e il rispetto delle madri di Plaza de Mayo, molto severe nei confronti della gerarchia cattolica. Il papa non si è mai piegato ai caudillos, militari o politici, che si sono alternati alla guida dell’Argentina, prendendo sempre le difese dei più deboli e perseguitati. Pessimi i rapporti con i presidenti Menem e Duhalde, prudenti con De la Rua, di reciproca insofferenza con i Kirchner.

Lo stesso presidente Néstor Kirchner ha definito il cardinale Bergoglio “capo spirituale dell’opposizione politica”. Buone invece le relazioni con Luis D’Elia e il movimento dei piqueteros. Di recente il Clarín ha pubblicato un breve spezzone della testimonianza di papa Francesco nel palazzo dell’Arcivescovado di Buenos Aires risalente all’8 novembre 2010, in merito al processo per i crimini commessi nella famigerata caserma Esma. In quell’occasione il papa, che nel 2010 era arcivescovo di Buenos Aires, ha testimoniato sul rapimento dei 2 sacerdoti gesuiti. Nel video Bergoglio ha affermato di avere incontrato Jorge Videla ed Emilio Massera (capo della Marina) in 2 occasioni, allo scopo di intercedere per i preti incarcerati. Inoltre l’alto prelato sosteneva di aver visto in diverse circostanze Jalics e Yorio: era una pratica abituale per lui conversare e confrontarsi con i gesuiti che lavoravano per aiutare i poveri.

Il pontefice ha aggiunto anche che in quel periodo i gesuiti temevano per la propria incolumità: nel 1974, ad esempio, era stato assassinato Carlos Mujica, religioso argentino vicino al Movimento dei sacerdoti per il terzo mondo. In una nota del 19 agosto 1977 inviata da Bergoglio al provinciale tedesco Juan Hegyi si legge: “Osservo che padre Jalics (e forse anche padre Yorio) ha l’impressione di essere stato accusato in qualche modo su alcuni punti […] Le voci sui contatti che alcuni padri della comunità avrebbero intrattenuto con gruppi estremisti mi paiono inesatte ed ingiuste […] È una grandissima leggerezza l’accusa di falsa dottrina formulata contro Jalics, giacchè i suoi scritti e i suoi corsi possono contare sull’imprimatur e il nihil obstat ecclesiastico e fanno del bene a tanta gente”. Il provinciale argentino sottolineava l’afflizione per le sofferenze del “buon padre Jalics nei suoi 6 mesi di detenzione da innocente” e di comprensione per i suoi sentimenti per “essere stato sospettato di contatti con i guerriglieri o di cattiva dottrina”.

Chi, invece, chiama direttamente in causa Bergoglio per i crimini commessi negli anni della dittatura militare è soprattutto un giornalista filo-governativo, scrittore e attivista argentino di nome Horacio Verbitsky. Il cronista, oggi 71enne, ha fatto parte dell’organizzazione armata dei Montoneros, oppositori della giunta militare negli anni Settanta, ma è diventato celebre soprattutto per la sua carriera di giornalista d’inchiesta. Verbitsky sostiene che Jalics, il quale ha 85 anni e vive ritirato in un monastero in Germania, si sia riconciliato non con Bergoglio ma con "quegli eventi, che per me sono un fatto concluso".

Jalics non nega i fatti, che ha narrato nel suo libro "Esercizi di meditazione" del 1994: “Molta gente che sosteneva politiche di estrema destra non vedeva di buon occhio la nostra presenza nelle baraccopoli. Interpretavano il fatto che vivessimo lì come un appoggio alla guerriglia e si proposero di denunciarci come terroristi. Noi sapevamo da dove soffiava il vento e chi era il responsabile di queste calunnie”. In un altro paragrafo egli aggiunge che quella persona “rese credibile la calunnia valendosi della sua autorità" e "rese testimonianza, dinnanzi agli ufficiali che ci sequestrarono, del fatto che avevamo lavorato sulla scena dell’azione terrorista. Poco prima avevo manifestato a questa persona che stava giocando con la nostra vita".

In una lettera scritta a Roma nel novembre del 1977 e rivolta all’assistente generale della Compagnia di Gesù, padre Moura, Orlando Yorio ha raccontato la stessa storia, ma sostituendo "una persona" con Jorge Mario Bergoglio. Faceva anche menzione delle critiche che circolavano nella Compagnia di Gesù contro lui e Jalics: "Fare strane preghiere, convivere con donne, eresie, impegno con la guerriglia". Il primo articolo di Verbitsky risale all’aprile del 1999; lì si sosteneva che il neoarcivescovo di Buenos Aires" a seconda della fonte che si consulti è l’uomo più generoso e intelligente che abbia mai detto messa in Argentina o un machiavellico malfattore che tradì i suoi fratelli per un’insaziabile ambizione di potere. Forse la spiegazione risiede nel fatto che Bergoglio riunisce in sé due aspetti che non sempre vanno insieme: è un conservatore estremo in materie dogmatiche e possiede una manifesta inquietudine sociale. In entrambi gli aspetti assomiglia a chi lo pose alla guida della principale diocesi del paese, il papa Karol Wojtyla”.

È lo stesso concetto espresso giovedì 13 marzo quando la fumata bianca ha annunciato l’esito del conclave. Per Verbitsky, Massera aveva un rapporto diretto con la Guardia de Hierro, il gruppo della destra peronista in cui Bergoglio ha militato in gioventù e a cui Massera ha assegnato un funzionario di controllo a partire dal colpo di Stato, con il proposito di sommarlo alla sua campagna per l’eredità del peronismo.

Il giornalista sostiene che durante un’indagine ha trovato per caso nell’archivio del ministero degli Esteri argentino una cartella con documenti “scottanti” e ha chiesto subito a un notaio di certificarne la collocazione. Il direttore di allora, il ministro Carlos Dellepiane, li ha custoditi nella cassaforte per impedire che fossero rubati o distrutti. Secondo questi scritti nel novembre 1976, Jalics era fuggito in Germania dopo esser stato messo in libertà. Nel 1979 il suo passaporto era scaduto e Bergoglio aveva chiesto alla Cancelleria che fosse rinnovato senza che tornasse in patria. Il direttore del Culto Cattolico della Cancelleria, Anselmo Orcoyen, raccomandò di rifiutare la richiesta "in ragione dei precedenti del richiedente", che gli furono forniti "dallo stesso padre Bergoglio, firmatario della nota, con speciale raccomandazione affinché non si desse luogo a ciò che sollecitava". Diceva che Jalics ha avuto conflitti di obbedienza, un’attività dissolvente in congregazioni religiose femminili e che è stato "imprigionato" nell’Esma assieme a Yorio, “sospetto contatto di guerriglieri”.

Quindi, secondo Verbitsky, Bergoglio sarebbe un maestro del doppio gioco. Molto probabilmente in medio stat virtus e di sicuro una nomina papale così audace ha spinto diverse “fazioni” ad amplificare fatti verosimilmente accaduti.

A oggi, però, è opportuno ribadire che non è stato dimostrato alcun coinvolgimento di Bergoglio con i crimini della dittatura argentina. Inoltre, una notizia infondata è circolata subito dopo la nomina del nuovo pontefice e a crederci non sono stati soltanto distratti internauti, ma anche giornalisti di importanti testate nazionali. Il riferimento è alla foto che mostrerebbe Jorge Mario Bergoglio in compagnia del dittatore argentino Jorge Rafael Videla. Risultato? Il porporato insieme a Videla non è Bergoglio!

All’epoca in cui Videla era dittatore argentino, dal 1976 al 1981, l’attuale papa aveva poco più di 40 anni. Basterebbe questo per capire che la persona in compagnia di Videla non è lui. Infatti è un altro uomo di Chiesa: Pio Laghi, ex cardinale e arcivescovo scomparso nel 2009 all’età di 86 anni, nunzio apostolico in Argentina dal 1974 al 1980. Invece, passati soltanto 6 giorni dall’esito del Conclave, ecco che appaiono le prime fotografie di papa Francesco con la “ex” nemica argentina Cristina Kirchner.

Potere della Chiesa! Al contrario, non sono mai mancate immagini che ritraggono il cardinale Bergoglio con uno dei suoi più grandi estimatori, il governatore della Provincia di Buenos Aires, Daniel Scioli. In una recente intervista a Radio Mitre, il governatore sostiene che il nuovo papa ha una personalità “abbagliante” e che lo ammira per la sua saggezza. Inoltre, nonostante sia stato criticato più volte per essersi fatto riprendere insieme al cardinale Bergoglio, Daniel Scioli ammette: " il porporato mi ha sempre trasmesso la formula delle tre p: pazienza, perseveranza e prudenza”.

Visto che papa Francesco è il pontefice dei primati…non si correrà mica il rischio di associargli anche la quarta p di peronista?

15 maggio 2016

Condannati ed Indagati ‪PD 2016: HA RAGIONE......

HA RAGIONE.......
Condannati ed Indagati PD 2016:

3 gennaio: nuovo avviso di garanzia per Crisafulli - Enna 
5 gennaio: indagato Fabozzi – Caserta 
8 gennaio: indagato Ferro – Quarto 
7 gennaio: condannato Ozzimo per corruzione – Roma
11 gennaio: indagato Lucini – Como 
12 gennaio: indagato Cimiotta – Marsala 
13 gennaio: Operazione della Gdf, Ballardin ai domiciliari - Luino
13 gennaio: Arresti domiciliari al sindaco Ballardin - Brenta (Varese) 
14 gennaio: indagato eurodeputato Caputo - Campania 
15 gennaio: consiglieri maggioranza legati alla mafia – Catania 
22 gennaio: condannato ex sindaco per corruzione - Gallipoli 
23 gennaio: sindaco Vecchi compra casa da un mafioso – Reggio 
25 gennaio: condannato Abaterusso - Puglia 
26 gennaio: avviso di garanzia a Montino – Fiumicino 
27 gennaio: indagati tre assessori giunta Marino – Roma 
28 gennaio: avviso di garanzia a De Luca – Salerno
28 gennaio: a processo il presidente di seggio che aggiunse voti al PD – Reggio Emilia 
2 febbraio: carabinieri perquisiscono comune per presunte infiltrazioni camorra – Pozzuoli 
7 febbraio: richiesta custodia cautelare per assessore - Catanzaro 
8 febbraio: nipote boss 'ndrangheta eletto segretario dei Giovani Democratici – La Spezia
9 febbraio: parte il processo “firme false” lista Chiamparino
9 febbraio: sen. Esposito condannato per diffamazione - Torino 
10 febbraio: rinviato a giudizio Ignazio Marino – Roma 
11 febbraio: presunti brogli tesseramenti PD – Basilicata
13 gennaio: Brenta (Varese), arrestati sindaco Pd ed ex capo dei vigili
15 febbraio: condannato ed deputato Bollomo – Palermo
16 febbraio: scoppia il caso primarie truccate a Salerno 
16 febbraio: indagato assessore Pieroni – Marche 
17 febbraio: la Corte dei conti condanna Fiorenza - Palermo 
17 febbraio: condannato Gaetani per bancarotta - Salerno 
18 febbraio: il PD salva dall’arresto il senatore De Siano – Roma 
23 febbraio: On. Nicotra condannato per danno erariale - Palermo 
26 febbraio: indagato Alfano, ministro del governo Renzi 
27 febbraio: rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Moteriggioni 
1 marzo: ex sindaco Rusconi condannato - Valmadrera 
2 marzo: indagato sindaco Capizzo - Monreale 
4 marzo: udienza per la Paita al processo alluvione 2014 – Genova 
4 marzo: rinvio a giudizio per Cacciarella – Ceprano 
5 marzo: indagato sindaco e assessori – Barletta 
6 marzo: indagato il sindaco De Rosa - Capasenna 
7 marzo: indagato sindaco Broglia – Crevalcore 
11 marzo: scoppia il caso primarie a Napoli 
12 marzo: scoppia il caso primarie a Roma 
12 marzo: consigliere Caviano patteggia per “firme false” – Em.R. 
12 marzo: a giudizio sindaco Piazza – Beinasco 
13 marzo: indagati Viviani e Novelli - Follonica 
14 marzo: iscritti ai Giovani PD denunciano brogli per la scelta del segretario giovanile – Roma 
14 marzo: indagati di dx e sx per la “gettonopoli” a Siracusa
15 marzo: indagata la deputata Bragantini 
15 marzo: il PD nomina il cugino del boss come “garante della legalità” a Moncalieri (TO)
16 marzo: Ministero Istruzione condannato a risarcire 
22 docenti per discriminazione 
16 marzo: rinviati a giudizio tre sindaci – Basilicata 
16 marzo: confermata la condanna per Lorenzetti – Umbria 
16 marzo: clinica dei Vip scuote la Regione Lazio 
17 marzo: rinviato a giudizio ex sindaco di Ascoli 
17 marzo: Denis Verdini condannato a 2 anni per corruzione 
17 marzo: “cocaina in municipio” sindaco Censi nei guai – PR 
17 marzo: scoperte 1150 tessere false del PD su 1200 iscritti a Ercolan
20 marzo: gli inquirenti indagano sul padre del Ministro Boschi
22 marzo: indagati sindaco e vicesindaco di Pescara 
22 marzo: rinviato a giudizio l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino 
23 marzo: il governo non ha ancora sbloccato i fondi per le vittime di mafia 
24 marzo: De Luca conferma come consigliere personale il sindaco di Agropoli indagato
25 marzo: Ministero dei Trasporti indagato per inquinamento
25 marzo: frode e abuso: a processo sindaco e vicesindaco di Morciano
29 marzo: Torre del Greco: scrutatori scelti tra figli e parenti dei consiglieri comunali
30 marzo: alluvione Nuoro: indagato l'ex presidente della Provincia Deriu
30 marzo: Ignazio Marino in conferenza stampa: "Se avessi seguito il Pd ora sarei in cella"
30 marzo: Novara, il sindaco Ballarè nomina il cugino nel Cda della Fondazione
30 marzo: Banca Etruria, a rischio pignoramento i beni di Boschi
31 marzo: Beni Comunali ceduti ad una Fondazione: 10 indagati nel centrosinistra Vibonese
31 marzo: sentenza TAR Toscana, il M5s chiede la pubblicazione delle spese sostenute dall'ex sindaco di Firenze Renzi
31 marzo: Milano – Elezioni, fra gli uomini di Sala ci sono ex democristiani e un condannato
31 marzo: indagato il compagno della Ministra Guidi (che si dimette)
31 marzo: Campania: condannato a sei anni consigliere regionale Iannace, già candidato con De Luca
1 aprile: condannato anche in appello Luigi Lusi, appropriazione indebita
1 aprile: Viggiano, arrestata l'ex sindaca Rosaria Vicino 
1 aprile: spese pazze all'ARS, conclusione indagini per Gianni Gennuso, Marziano e Bonomo 
1 aprile: la viceministro Teresa Bellanova, denunciata in Procura.Due gli articoli di legge violati: il n. 98 del DPR 361/1957 sulle elezioni e l'articolo 51 comma 2 della legge n. 352 del 25/05/1970 che disciplina i referendum. 
1 aprile: L'assessore all'Agricoltura ed ex capogruppo del Pd all'Ars, Antonello Cracolici, è stato condannato in primo grado dalla Corte dei conti
1 aprile: Colazioni istituzionali da 800 euro «a botta». Dopo Ignazio Marino, anche Matteo Renzi rischia di «scivolare» sulle spese di rappresentanza pagate con i soldi del Comune di Firenze
4 aprile: scandalo petrolio, indagato il capo della Marina, Gabriele De Giorgi, già nella segreteria del Sottosegretario Manzione (governo Renzi)
4 aprile: Fiumicino, il consiglio comunale boccia l’Odg che chiedeva le dimissioni del sindaco PD indagato con la giunta e vari consiglieri
4 aprile: Monreale, indagato l’assessore alla Polizia Municipale, Sandro Russo
5 aprile: referendum trivelle, il presidente della Puglia Emiliano denuncia “Intimidazioni dei capetti del PD”
6 aprile: chiesti 4 anni di galera per l’europarlamentare PD, Renato Soru – evasione fiscale
7 aprile: Guidi e le telefonate di favore per l'aeroporto di Firenze. Pastena: “Usciranno foto di Delrio con i mafiosi”
7 aprile: Ex cava di Vaglia: indagato l’ex Sindaco (PD)
7 aprile: L’ordine dei giornalisti condanna le offese alle giornaliste da parte del sindaco PD di Brindisi.
7 aprile: l’Asl di Brindisi si è costituita parte civile contro Mauro Vizzino (consigliere regionale eletto nella lista Emiliano) accusato di peculato

Enzo Vincenzo Sciarra

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