04 giugno 2016

CAMBIARE


Tutti sanno che avere una giusta informazione è un diritto fondamentale.
Infatti, avere la possibilità di consultare più fonti informative indipendenti dovrebbe servire a formare un’opinione libera, in quanto frutto non di manipolazioni ma di un’indipendente riflessione e autonome considerazioni.

Perché il gruppo egemone teme così tanto il formarsi di una libera opinione, a tal punto da pagare cifre astronomiche per impedirlo? 
Il problema fondamentale consiste nella possibilità di cambiamento. Utilizzare le proprie risorse per emettere un giudizio o per valutare fatti e persone, significa anche acquisire fiducia nelle proprie potenzialità, credendo che si possa (o si debba) trovare in se stessi un punto di riferimento, nelle proprie esperienze, nei propri pensieri, o anche nelle proprie intuizioni.
Al contrario, un sistema oppressivo ci vuole completamente dipendenti dall’esterno, inclini a credere a Tizio o a Caio, piuttosto che utilizzare autonomamente le nostre capacità di pensiero.

Perché è ritenuto così pericoloso pensare con la propria testa?
Perché se si crede in se stessi si può cambiare. 
La parola “cambiamento” ci piace: la associamo alla freschezza del nuovo. Per questo viene usata o strumentalizzata spesso in politica e nella pubblicità: il prodotto pubblicizzato è sempre “nuovo”, e i candidati politici si propongono come “facce nuove” o dicono di voler cambiare le cose. 

Cambiare significa crescere, evolversi, non rimanere in una situazione stagnante ma essere capaci di affrontare paure, insicurezze, vincere blocchi, diventare più liberi.
Quando la vita rimane statica si produce sofferenza, si può andare in depressione o ci accadono cose spiacevoli che potrebbero scrollarci dal torpore, indurci a conoscerci meglio, per capirci di più e modificare quello che produce disagio. 

Cambiare però non è semplice. Diventare veramente autonomi può significare affrontare le problematiche più profonde di se stessi, quelle che sono collegate alle emozioni, che a loro volta sono collegate ai vissuti originari della nostra esistenza, quelli di cui non abbiamo ricordo o ne abbiamo un vago ricordo.

Nel profondo di noi stessi cambiare significa ammettere che c’è qualcosa che non va, qualcosa da affrontare. 
Ci piace pensare di essere perfetti o quasi, e che quando un rapporto non va significa che c’è qualcosa di sbagliato nell'altro, mai in noi. 
Per cambiare, dunque, il primo scoglio da superare è il nostro narcisismo, che ci fa vedere bene i difetti degli altri, ma assai meno bene i nostri.

Pensare di dover cambiare non significa non accettarsi ma, al contrario, significa vedersi come un’energia sempre in movimento, in cammino verso una maggiore realizzazione. Una maggiore capacità di esprimersi e di fare esperienza deriva proprio dal vedersi in una condizione non statica ma dinamica. 
Paradossalmente, più ci si accetta e ci si ama e più si è disposti a cambiare.

Perché crescere è così difficile? Tutti vorremmo evitare di ristagnare nelle nostre nevrosi, ma molti di noi lo fanno. 
Per crescere bisogna superare paure: paura di non farcela, di scoprire cose spiacevoli o di soffrire. 
Il sistema attuale si regge sulla paura, e dunque ha interesse a che le persone rimangano statiche, bloccate nella paura, e che di conseguenza sviluppino nevrosi o altre malattie. In molti modi viene potenziato un eterno infantilismo, che non è avere la purezza e la vitalità di un bimbo, ma avere paura di crescere, di far maturare la propria emotività.

E’ più facile asservire persone attanagliate dalla paura, che non credono in se stesse e che cercano appoggi esterni.

Crescere è difficile perché toccare la vita affettiva ed emotiva provoca un “movimento” che può fare emergere sofferenze, portando a galla contenuti a cui abbiamo associato disagio, rifiuto o dolore. 
Crescere significa elaborare e fare esperienza nel rapporto con noi stessi, con la realtà e con gli altri. 
Per crescere occorre essere attivi, volerlo. In caso contrario si rimane sempre uguali, e nella mancata elaborazione dell’esperienza si può accumulare rancore, rabbia e frustrazione, che condizioneranno negativamente le esperienze future.
Alcuni, piuttosto che cambiare preferiscono farsi del male, e farne anche agli altri.

Per cambiare bisogna amarsi a tal punto che ci si vuole fare del bene, oltrepassando quelle tragiche ideologie coercitive che ci hanno inculcato sin da piccoli. Ci hanno detto di non valere granché e di essere dunque costretti a seguire autorità a noi esterne, che talvolta hanno confuso in noi l’amore con il pietismo, l’altruismo con l’opportunismo, il legame affettivo con l’aggancio emotivo immaturo.
Come sostiene lo psicoanalista Sturmius Wittschier: “Un essere umano che fa valere i suoi diritti… attribuisce valore a se stesso… si pone come un vaccino contro la costrizione dell’amore verso il prossimo: un vero e proprio amarsi”.
Se non si è capaci di amare se stessi non si può nemmeno essere capaci di amare gli altri, rispettando la loro crescita e sapendo evitare di creare rapporti emotivi non costruttivi.

Crescere esige il provare una certa sofferenza – per il distacco dal vecchio, o per l’elaborazione del vecchio vissuto – non si tratta di sacrifici o sofferenze gratuite, ma di un passaggio che sfocerà nella gioia di essere migliori, di avercela fatta. La vita non deve essere per forza dolore e privazione, come ci insegnano le religioni. Se si utilizzano le risorse interiori per crescere e si fanno esperienze per esprimere le proprie potenzialità non possono mancare momenti di gioia. 

La giusta sofferenza è passeggera e ci induce ad essere migliori. Si tratta della sofferenza di vedere aspetti di noi che non ci piacciono, o di accorgerci che il mondo non è come vorremmo. E’ anche la sofferenza, accompagnata da una profonda compassione, dovuta al vivere su un pianeta in cui la maggior parte delle persone vive in miseria o muore di fame. In cui molti vivono in stato di guerra e vedono il proprio paese distrutto e i propri cari morire. Questa sofferenza ci avvicina ai nostri simili, creando una vicinanza fra popoli di cui il mondo di oggi ha tremendamente bisogno. 
Essere sensibili alla sofferenza altrui ci rende più disponibili a fare qualcosa, nel nostro piccolo, per rendere la realtà migliore.

La nostra esistenza è un unicum “interno-esterno” e dunque quello che mostriamo all’esterno è quello che emotivamente siamo all’interno, e quello che viviamo dentro di noi può derivare da quello che attingiamo dall’esterno.
Ad esempio, una persona che ha vissuto in un ambiente in cui si provava soggezione verso l’autorità, se non affronta i contenuti relativi a questo modo di essere, sarà restìo ad accettare alcune cose negative legate a personaggi di potere. Per questo motivo potrà diventare servo del potere. Dunque, questa persona sarà incline a credere alla propaganda, anche quando sarà di fronte a prove inoppugnabili che la smentiscono.

Più facciamo maturare la nostra vita emotiva e più probabilità abbiamo di sfuggire al condizionamento del sistema. Più cresciamo interiormente e più diventiamo capaci di capire la realtà e di migliorarla. 
Per questo il sistema di potere attuale desidera vederci in balìa delle nostre stesse emozioni negative, stimolando la paura e il senso di insicurezza per indurci alla sottomissione.

Dunque, il nostro livello di crescita emotiva incide notevolmente su ciò che critichiamo, che ignoriamo o che riteniamo importante. 
Tutti abbiamo ricevuto condizionamenti al fine di adattarci alla realtà, e uscire da questi condizionamenti vuol dire lavorare sulle nostre emozioni. 

Crescere emotivamente significa anche essere capaci di voltare pagina. Cambiare spesso richiede il “perdere”, è un po’ come morire, perché parti di noi se ne vanno, a volte portandosi dietro persone, situazioni o cose.

Essere morbosamente attaccati a persone o cose talvolta significa avere molta paura del cambiamento. Ci sono persone che hanno rapporti sociali non costruttivi, stagnanti, che nascondono un certo livello di sofferenza.
Nessuno deve rimanere per forza emotivamente legato a qualcun altro. Diventare emotivamente maturi significa anche poter sceglie rapporti che migliorano la vita, che sentiamo positivi. Significa non essere schiavi dell’illusione infantile che ci fa credere che bisogna tenere in piedi rapporti anche quando c’è un alto grado di sofferenza o distruttività.

Crescere significa avere il coraggio di allontanarsi da situazioni o da persone che non sono più positive per noi. Il cui rapporto originariamente costruttivo si è esaurito o in cui è l’illusione ad avere la meglio.
L’illusione di credere che le cose debbano rimanere sempre uguali, che tradisce la paura del cambiamento.
Mantenere rapporti stagnanti o addirittura distruttivi significa temere che la perdita di quel rapporto possa riportarci ad una parte di noi che non vogliamo vedere. A volte si razionalizza: si dice che quella persona è “speciale” per noi, o che dopo tanto tempo non è facile interrompere un rapporto. Razionalizzando si vuol continuare a vivere in una situazione non più costruttiva, in cui è ormai alto il livello di incomprensione o di reciproco rigetto. Nel profondo di noi stessi vorremmo rimanere bambini, e come i bambini vivere in una improbabile simbiosi con gli altri. Non vogliamo che nel tempo quel determinato rapporto si dimostri diverso da come lo credevamo, e per questo razionalizziamo, pensando che i legami emotivi debbano per forza restare sempre uguali. Ma quando il legame fra le persone diventa una sorta di “aggancio” emotivo dovuto alla paura di cambiare ci troviamo di fronte ad una situazione che può produrre sofferenza, anche in forma di illusione o idealizzazione. E prima o poi l’illusione è destinata a diventare delusione.


Dunque, cambiare significa crescere, e crescere significa “movimento”, che è il contrario della pigrizia.
Pigrizia a volte è sinonimo di egoismo: razionalizzando crediamo di essere indispensabili all’altro, non vedendo che se offriamo un rapporto di “aggancio emotivo” l’altro rimane incagliato e non si può evolvere come potrebbe se lo lasciassimo andare.
Movimento significa avere rapporti sociali “vivi”, in cui c’è comunicazione emotiva e cognitiva. 
Per crescere è necessario rinunciare al narcisismo e al desiderio di simbiosi originari. Essere narcisisti significa anche pensare di non aver bisogno di alcun cambiamento, come se l’esistenza umana dovesse essere statica. 

Si tratta di un falso amore per se stessi, che nasconde la paura di essere incapaci di accettarsi a tal punto da viversi in modo dinamico. 
Cercare simbiosi significa temere di non essere capaci di stabilire un vero rapporto con l’altro, chiedendo dunque una conferma nell’aggancio emotivo morboso o privo di un vero e proprio dialogo emotivo-affettivo.

Appare romantico pensare che il legame con le persone possa rimanere sempre uguale anche se passano molti anni, come se nulla cambiasse veramente. Le persone che vivono rapporti in modo simbiotico di solito credono di viverli in modo profondo, più degli altri, e che i rapporti debbano rimanere sempre uguali. In realtà esse non hanno ancora affrontato le sofferenze del distacco dall’oggetto affettivo originario, di solito perché hanno vissuto un rapporto col materno eccessivamente frustrante oppure morboso. 
Molte di queste persone credono di avere moltissimi rapporti di amicizia, non sapendo distinguere fra la vera amicizia (rara) e i rapporti emotivi “di aggancio” che possono crearsi fra le persone. 
L’amicizia vera e propria richiede, oltre al legame affettivo, reciproca conoscenza, reciproco sostegno e un alto livello di comunicazione e comprensione. I legami emotivi, invece, possono stabilirsi anche fra persone assai diverse per età o per caratteristiche di personalità. In questi rapporti potrebbe non crearsi un alto livello di comunicazione e di reciproca comprensione. 
Paradossalmente, alcune coppie si sentono legate ma non comunicano, non si comprendono. Possono litigare per motivi sciocchi, e desiderare un partner diverso. Ma in alcuni momenti possono grogiolarsi nell’”unicità” del loro rapporto, scambiando il vecchio desiderio di simbiosi emotiva con un desiderio di vero rapporto. E’ come se confondessero l’illusione con la realtà, e considerassero l’illusione al di sopra della “banale” realtà. Ma se si rimane allo stadio dell’infantile illusione simbiotica e narcisistica non si potrà giungere allo stadio in cui le proprie emozioni saranno scandagliate al fine di renderle più mature, mettendo alla prova anche i nostri rapporti umani. 
Molte persone rimangono allo stadio narcisistico e simbiotico ritenendo troppo arduo andare oltre, e razionalizzando la loro scelta. Ma se si rinuncia alla crescita si rinuncia anche ad avere potere sulla propria esistenza, e si diventerà inclini a vedere all’esterno la forza propulsiva degli eventi. Si sarà indotti a credere che l'esistenza possa essere determinata da eventi creati da altri o da forze non controllabili.

Il sistema attuale, anche attraverso le teorie scientifiche, ci inculca l’idea di essere incapaci di autodeterminarci e di essere vittime della realtà esterna, incapaci di vivere liberamente sulla base di ciò che desideriamo. L’idea che l’uomo sia impotente verso la realtà esterna, intesa come destino o come forze a lui superiori, è molto antica, ed è stata riproposta in tempi moderni attraverso diverse filosofie, teorie scientifiche e religioni. 
Le religioni ufficiali ci educano ad abbracciare un Dio a noi esterno, che esige sacrificio e obbedienza, e dunque tiene l’uomo sottomesso al suo potere. E’ implicita l’idea di non poter fare ciò che si vuole, di non poter essere liberi, dovendo sottostare ad un’autorità esterna che guiderà verso la “salvezza”. 

Secondo molti autori sono le nostre emozioni a creare la realtà. 
Negli ultimi anni molti autorevoli studiosi ci dicono che la nostra realtà è nelle nostre stesse mani e credere diversamente significa rinunciare al potere sulla propria esistenza.
Alcuni studiosi, come Joseph Dispenza, Gregg Braden e Nader Butto, sono convinti che quello che esiste e che vediamo, ovvero la materia, è “pensiero condensato”. In altre parole, esisterebbe uno stretto legame fra pensiero e materia, e non sarebbe la materia a determinare il pensiero, ma viceversa. Più alta è la vibrazione della materia e più essa è modificabile dal pensiero. 
La realtà sarebbe creata dal pensiero, e dunque cambiando il pensiero può essere cambiata anche la realtà. 
Una vibrazione bassa del pensiero umano, dominata, ad esempio, dalla paura e dall’ansia, produce una realtà di problemi materiali e spirituali, mentre una vibrazione alta, in cui domina l’amore, crea una realtà di armonia e di benessere. 
La vibrazione più alta è quella dovuta all’energia detta “amore”, ovvero un’energia pura, prodotta dal cuore, che può incidere sulla materia. Le emozioni di paura e di insicurezza sarebbero dovute ad un blocco dell’energia dell’amore.
Ci sarebbe dunque energia bloccata o squilibrata, creata dalle emozioni spiacevoli, che produce malattie o altri problemi, mentre l’energia equilibrata, creata dalle emozioni positive, determinerebbe salute, fiducia e azione efficace. 
Dunque, non sarebbe vero quello che la Scienza ufficiale ci induce a credere, ossia che la realtà psicologica o di pensiero non possa creare la realtà esterna e che i singoli esseri umani sarebbero impotenti di fronte agli eventi esterni. 

Lo studioso Gregg Braden, durante la conferenza titolata “Matrix divina”, spiega come le emozioni modificano la realtà e come il DNA determina effetti sulla realtà esterna: “E’ la nostra ricerca, è l’atto del cuore e della mente umana che osservano l’universo aspettandosi di vedere qualche cosa, e questo crea qualche cosa che alla fine vedremo. E’ la nostra azione di guardare con l’aspettativa che ci sia qualcosa, è questo l’atto di creazione di per sé stesso… guardare con l’aspettativa che esista qualche cosa, è quello che crea quel qualche cosa che vi aspettate… la… coscienza… crea il nostro universo fisico”.(1) 

Secondo Braden, le emozioni umane cambiano il DNA, che a sua volta può cambiare la realtà.
Già Max Planck aveva dichiarato che non esiste il concetto di “materia” tipico della cultura occidentale, poiché la realtà è determinata da un flusso non “corporeo”, ovvero energia che fluisce attraverso la coscienza. 
Secondo Plack esiste un campo universale da lui chiamato “Matrix divina”. La Matrice divina, detta anche “Ologramma quantistico” sarebbe un campo che riflette quello che viene creato all’interno. Come in un ologramma, ogni piccola parte rispecchia il tutto.
L’atomo quantistico è costituito da energia, che può essere modificata. Se viene modificato il campo magnetico o il campo elettrico, anche l’atomo viene modificato. L’organo che produce un campo elettrico più forte è il cuore, e dunque sulla base di ciò che il cuore sente, le emozioni e i sentimenti, possono prodursi effetti sul corpo e sulla realtà esterna. 

Secondo il neurofisiologo e ricercatore Joseph Dispenza, le emozioni producono “un’impronta chimica” (neuropeptide) prodotta dall’ipotalamo che la trasmette all’ipofisi, che la immette nel gruppo sanguigno, che a sua volta la trasmette alla cellule. Dunque, le emozioni negative, la rabbia, l’avidità o l’invidia, possono favorire le malattie. 
Osserva Dispenza: 
“Chi guida quando controlliamo, rispondiamo alle emozioni? Fisiologicamente, le cellule nervose si connettono scaricando tra loro. E se si pratica ripetutamente uno stesso pensiero, le cellule nervose stabiliscono tra loro delle solide relazioni a lungo termine. Se ti lamenti quotidianamente, se soffri quotidianamente, dai corpo alla vittimizzazione nella tua vita. I pensieri fissi stabiliscono solide relazioni tra cellule nervose e danno corpo a ciò che viene chiamato ‘identità della persona’. Se interrompiamo consapevolmente certi pensieri consentiamo alle cellule nervose di interrompere le relazioni precedentemente instaurate ed ovviare alla conseguente risposta chimica del corpo. Più rigorosamente lo faremo, più rapida e definitiva sarà la disconnessione. Se proviamo ad interrompere dei processi di pensiero e non badiamo agli stimoli esterni ma soltanto agli effetti che tale pratica produce, potremo essere consapevoli che l’ambiente si adeguerà automaticamente alla nuova realtà… C’è una parte del cervello che si chiama ipotalamo ed è come una piccola fabbrica. E’ un luogo dove vengono assemblate le sostanze chimiche che danno vita alle emozioni che sperimentiamo. Tali sostanze sono delle proteine dette peptidi. Sono piccole sequenze di amminoacidi. Fondamentalmente il corpo è una unità di carbonio che si struttura fisicamente fabbricando 20 diversi amminoacidi. Il corpo produce proteine e l’ipotalamo ne elabora alcune sequenze, chiamate neuropeptidi o neuroormoni, che producono gli stati emozionali. Così ci sono sostanze chimiche per il dispiacere e la tristezza e ci sono sostanze chimiche per la vittimizzazione. Ci sono sostanze chimiche per la lussuria e per ogni altro stato emozionale. Pertanto, se sperimentiamo uno stato emozionale è perché l’ipotalamo ha prodotto i corrispondenti peptidi e li ha liberati nel sangue grazie alla ghiandola pituitaria. Dopo esser stati immessi nel sangue, raggiungono le varie parti del corpo reagendo con le cellule per mezzo dei recettori esterni… Sulla superficie della cellula i recettori sono soggetti alla ricezione di moltissime informazioni”.(2) 

Un recettore che contiene un peptide apporta modifiche alla cellula, attivando una serie di processi biochimici che possono cambiare il nucleo stesso della cellula. 
La cellula è considerata da molti studiosi come una minuscola unità di coscienza, la più piccola. Noi siamo fatti di emozioni e il nostro organismo è condizionato da esse. Tutte le cellule sono influenzate dai peptidi delle emozioni e se sono alimentate le emozioni negative troppo intense, di disagio, sofferenza o blocco, l’organismo ne può risentire e per reazione può produrre sintomi somatici. La cellula riceve i segnali dal cervello, e se i recettori di emozioni vengono sommersi da intensità troppo elevate a lungo andare possono degradarsi o distruggersi. 
Dispenza ritiene che anche la salute fisica dipende da noi stessi, da come gestiamo la vita emotiva: 

“Io creo la mia realtà: mi sveglio e creo coscientemente la mia giornata nel modo in cui voglio che accada. Ora, spesso, poiché la mia mente esamina tutte le cose che devo fare, ci vuole un po’ di tempo affinché si rilassi e arrivi al punto dove intenzionalmente io creo la mia giornata. Ma qui è il punto. Quando creo la mia giornata cominciano ad accadere, come dal nulla, piccole cose che sembrano inspiegabili. So che sono la conseguenza del processo o il risultato della mia creazione. Più faccio questo, e più costruisco nel mio cervello una rete neuronale che mi fa accettare che ciò è possibile. Mi dà il potere e l’incentivo di farlo anche il giorno dopo. Dobbiamo formulare ciò che vogliamo, ed esserne talmente centrati, talmente focalizzati, e talmente consapevoli da perdere persino il senso di noi stessi, il senso del tempo, il senso della nostra identità. Nel momento in cui diveniamo così coinvolti nell’esperienza, da perdere il senso di noi stessi e del tempo, questa diventa la sola immagine reale. Chiunque ha avuto l’esperienza di gestire la propria mente per raggiungere ciò che si desidera. Questa è la Fisica Quantistica in azione. Questo è manifestare la realtà… Siamo delle macchine produttrici di realtà. Attiriamo a noi stessi situazioni che appagheranno le voglie biochimiche delle nostre cellule corporee… Noi creiamo continuamente gli effetti della realtà”.(3) 

Non si tratterebbe però di un percorso esclusivamente intellettuale. Ad esempio, secondo molti studiosi nel momento della meditazione avvengono importanti processi, che permettono di “percepire” la realtà come un “tutto” e di produrre effetti psico-fisici. 
Chi pratica di frequente la meditazione può raggiungere l’obiettivo di avere un controllo cosciente sulle funzioni mentali e sul suo organismo, alzando la qualità della sua vita. 

La meditazione non sarebbe una pratica “esoterica” o mistica priva di effetti concreti, al contrario, essa può dare una maggiore consapevolezza di se stessi e della realtà e fa emergere che l’essere umano non è soltanto il suo corpo o la sua mente, ma molto di più. 
Negli ultimi decenni anche il settore scientifico ha appuntato l’attenzione proprio sulle pratiche di meditazione. Nel 1976 lo psicologo Daniel Goleman pubblicò i risultati di diverse ricerche sugli effetti benefici della meditazione, e nel 1984 la meditazione fu persino raccomandata dall’Istituto Nazionale della Salute Statunitense come trattamento terapeutico all’ipertensione leggera. Oggi molti specialisti del settore psicologico la consigliano per attenuare l’ansia e per migliorare la salute. 
Secondo lo psicoterapeuta Gianpaolo Buzzi la meditazione è molto utile sia per il corpo che per la mente: “La maggior parte delle persone di cui mi occupo come medico agisce inconsapevolmente, senza essere cioè consapevole del pensiero che sta dietro all’azione, con effetti devastanti, che impediscono il rapporto sociale: tuttavia modificando il pensiero si modifica anche il proprio modo di agire… La meditazione mi aiutava nello sport: mi serviva a concentrarmi e ad aumentare la mia energia. In seguito ho studiato le diverse tradizioni spirituali e terapeutiche (come la medicina tradizionale cinese) e l’antropologia, che mi hanno aperto orizzonti diversi, aiutandomi a comprendere il malato e la malattia, che non può essere legata a un concetto univoco… In effetti la condizione normale fisiologica della mente è un fluire ininterrotto dei pensieri, che si susseguono come fotogrammi di un film. Chi invece si aggrappa a un pensiero ansiogeno o depressivo e lo blocca, impedendogli di fluire, di scaricarsi, diventa triste o ansioso… Dopo aver imparato a diventare l’osservatore segreto della propria mente, si inizia a concentrarsi su un’immagine specifica, come un ambiente sereno, che favorisce il rilassamento, o a meditare su un oggetto, come il respiro, un’immagine, un mantra, un simbolo, un’idea). Mentre nella prima fase (quella dell’osservazione dei pensieri) lo stato di coscienza non è molto diverso da quello della veglia, qui è come quello del training autogeno avanzato, l’ipnosi, la trance, in cui compaiono a nel cervello le onde alfa e theta”.(4) 

Agli anni Settanta dello scorso secolo risalgono i primi studi scientifici sulle variazioni cerebrali e fisiologiche che si hanno durante la meditazione. Il fisiologo Robert Keith diresse il primo studio presso l’Università della California, a Los Angeles. Egli potè constatare che durante la meditazione si crea uno stato di profondo rilassamento, che attenua stress e ansia. La meditazione diminuisce il consumo di ossigeno e la frequenza cardiaca, e aumenta la resistenza della pelle. Questi risultati furono confermati da centinaia di studi successivi. 
Spiega Buzzi: 
“Da un punto di vista neurofisiologico, quando si medita c’è prima di tutto un’inversione della dominanza cerebrale. Di solito, in stato di veglia, noi utilizziamo l’emisfero sinistro, legato al pensiero logico, razionale, mentre quando si cambia stato di coscienza (come avviene durante la meditazione, il training autogeno avanzato, il rilassamento profondo, l’ipnosi) lavora quello destro, legato al pensiero irrazionale e all’intuizione. Ma soprattutto cambia il metabolismo cellulare: infatti vi è un minor consumo di ossigeno e di glucosio (e quindi di energia) da parte delle cellule cerebrali. Ancora, vi è una modificazione del sistema neuroendocrino: si abbassa il cortisolo (l’ormone dello stress) e l’adrenalina, anch’essa legata allo stress e aumenta il Dhea, l’ormone che favorisce il benessere. Inoltre nel sistema nervoso autonomo diventa prevalente l’attività parasimpatica. Queste variazioni influiscono determinano sul sistema neuroimmunitario: infatti, anche se i dati sono ancora discordanti, sembra che la meditazione aumenti le difese (i linfociti T-killer). Infine chi medita è meno suscettibiler alle infezioni delle vie respiratorie. Tuttavia dobbiamo prendere atto che siamo solo agli albori di una nuova era: la medicina i sta aprendo a nuovi orizzonti e dobbiamo continuare a studiare ed essere così umili da riconoscere che siamo solo agli albori di una nuova era”.(5) 

Possiamo avere diversi stati di coscienza, che ci possono vedere rilassati, lucidi e più o meno coscienti. Ciò dipende dalla frequenza delle onde cerebrali.
Gli scienziati hanno individuato quattro fasce di onde cerebrali, che corrispondono a quattro bande di frequenza, a cui corrispondono diverse attività del cervello:
Le Onde delta sono quelle che producono sonno profondo, hanno una frequenza tra 0,1 e 3 Hz e sono associate al più profondo rilassamento psicofisico. Sono le onde della mente inconscia, del sonno senza sogni, dell'abbandono totale. 
Le Onde theta producono sonnolenza e determinano il primo stadio del sonno. La loro frequenza è tra i 3 ed i 7 Hz e sono proprie della mente impegnata in attività di immaginazione, visualizzazione, ispirazione creativa. Producono il sogno ad occhi aperti, la fase REM del sonno (cioè, quando si sogna). Nelle attività di veglia le onde theta possono produrre conoscenza intuitiva e capacità immaginative. Sono dunque fonte di creatività e favoriscono l’apprendimento. 
Le Onde alfa danno un rilassamento vigile, hanno una frequenza che varia da 7 a 13 Hz e creano uno stato di coscienza vigile e rilassato. Favoriscono l’introspezione e sono dominanti durante la meditazione.
Le Onde beta sono quelle dello stato di allerta e di concentrazione. Hanno una frequenza che varia da 13 a 30 Hz e sono associate alle normali attività di veglia.

Dunque, il pensiero e le emozioni produrrebbero effetti chimici ed elettromagnetici, che influiscono sulla realtà. Credere di non avere potere sulla realtà significa non averlo. Sarebbe proprio questo stato di impotenza la condizione di esistenza di un potere oppressivo, che si nutre di emozioni negative e produce sofferenza e povertà al solo scopo di continuare a sopravvivere. Per uscire da questo stato di oppressione basterebbe potenziare le “armi” del cuore, ovvero la capacità di credere nelle proprie potenzialità di evoluzione emotiva e cognitiva. Credere di poter cambiare se stessi, e cambiando se stessi cambiare il mondo.


Di Antonella Randazzo

QUANDO SCATTA LA LEGITTIMA DIFESA PER MANCANZA DI DIRITTI?



ANZIANA DI 80 ANNI RUBA AL SUPERMARKET PER FAME: CONDANNA SENZA PIETA'
Ottanta anni, vedova, ex segretaria d'azienda, in stato di indigenza: è stata sorpresa a rubare generi alimentari, pane, carne, biscotti. Un bottiglia di limoncello: 20 euro in tutto. E' stata denunciata, processata, condannata. Due mesi e 20 giorni di reclusione, accusata di furto aggravato. Per lei in aula il suo avvocato ha invocato lo stato di necessita' a causa di un'indigenza economica evidente. Non è bastato.

QUANDO SCATTA LA LEGITTIMA DIFESA PER MANCANZA DI DIRITTI? 
"L'AGGRESSORE E' LA VITTIMA"

Aumentano in tutta Italia i casi di DISPERAZIONE dovuti allo stato di povertà in cui versano i nostri poveri " anziani, disoccupati, esodati, senza tetto, bambini" è il dramma silenzioso delle fasce più deboli della popolazione, 8.000.000 di poveri costretti a sopravvivere con un reddito da fame, pensiono misere, o piccoli bonus per raccattare voti in campagne elettorali" ogni tanto le cronache riportano il caso di qualche anziano che viene scoperto a rubare e magari si prende pure una denuncia oppure che compie qualche gesto inconsulto come l'85 enne che tentò due rapine per fame, o casi chi si uccidono dalla disperazione, solo saltuariamente guadagnano quel poco di visibilità che serve per vendere qualche copia in più di un quotidiano, o fare notizia in TV per tornare ben presto nel dimenticatoio, nessuno affronta la grave situazione con la SERIETA' che meriterebbe: non lo fa il governo, non lo fanno i partiti ne i sindacati... non lo facciamo nemmeno noi, soprattutto i giovani, perché se un problema non ci riguarda per molti è come se non esistesse: una società così non puo' definirsi civile. 
QUANDO SCATTA LA LEGITTIMA DIFESA? 
La legittima difesa: è giusto fare uso letale della forza per proteggere la vita nostra e degli altri? È giusto ricorrere a misure che potrebbero togliere la vita agli aggressori che minacciano la vita nostra ed altrui? 
Difendere sé stessi non ha a che fare con la vendetta. Difendere sé stessi non ha a che vedere col punire dei criminali, ma implica il preservare la propria salute, vita e beni quando sono minacciati dall’azione criminale di altre persone. Quando parliamo di far uso di forza potenzialmente letale nella difesa di sé stessi, parliamo dell’utilizzo di armi per proteggere noi stessi ed altri, anche se l’arma potrebbe non solo dissuadere, ma anche disabilitare l’aggressore.
Non solo dobbiamo prenderci cura del nostro corpo e della vita che contiene. Abbiamo anche l’obbligo di preservare il corpo e la vita di altre persone. Persino l’obbligo di proteggere coloro che si trovano in pericolo.
Se sapete che qualcun altro va incontro ad un pericolo e deliberatamente non lo avvertite, siete corresponsabili di aver fatto del male a quelle persone vittima di violenza. Questo non significa che siete responsabili di far si che essi prestino ascolto al vostro avvertimento. I versetti intorno a questo testo pure dicono che coloro che sono stati avvertiti non vi prestano ascolto, allora la sentinella non è colpevole se a questi viene fatto loro del male. "L'AGGRESSORE E' LA VITTIMA"


ENZO VINCENZO SCIARRA

03 giugno 2016

Perché indebitarsi? Ho costruito la mia Casa con 180 euro.


Mutui, affitti, prestiti, conti in banca prosciugati..il tutto per cosa? Avere un tetto sopra le spalle, un posto dove dormire tranquillamente. Si sa che per avere una Casa propria ci vogliono Sacrificio e Denaro…tanto Denaro!
Michael Buck, un inglese di 59 anni, non è della stessa opinione ed ha dimostrato che per costruire una  Casa non c’è bisogno di avere tanti soldi o indebitarsi fino al collo con banche o altro. Quest’uomo è riuscito a costruire una casa soltanto con 150 sterline, più o meno 180 euro.
Vi starete chiedendo: ma come ha fatto a costruire un’intera casa con così pochi spiccioli? Avrà rubato? Sarà il solito parente di un politico italiano?
Il signor Buck è un ex insegnante d’arte, ha così sfruttato la sua originalità e creatività utilizzando soltanto materiale trovato nei cassonetti e prodotti donati da Madre Natura senza alcun costo. Per riuscire nel progetto l’uomo ha utilizzato una tecnica di costruzione molto antica, ormai quasi dimenticata.
La Cob House (che tradotto letteralmente vuol dire “casa pannocchia”, è in realtà un termine usato in Inghilterra per le case costruite con materiali naturali) si trova nel giardino del signor Buck in una campagna dell’Oxfordshire ed è già stata affittata. L’attuale inquilino è un operaio di una fattoria li vicino e paga l’affitto con il latte.
casa-economica
La casa è fatta anche di scarti trovati nella spazzatura.
casa-economica-1
Per creare molte delle finestre della casa sono state usate delle assi del pavimento abbandonate, e il parabrezza preso da un vecchio autocarro.
casa-economica-2
Pur non avendo l’elettricità la casa ha comunque l’acqua corrente grazie ad una sorgente vicina, le pareti sono tinte con del gesso e una resina vegetale.
casa-economica-3
Il letto a castello per ottimizzare lo spazio.
Il metodo usato per la costruzione è antichissimo, risale alla Preistoria dove veniva usata soltanto argilla, paglia e terra.

I francesi non si arrendono alla riforma del lavoro: sciopero illimitato di treni e benzinai contro il Jobs Act


Manifestazioni, blocco dei camion, violenza in strada. Tutto ciò non è bastato. Il governo non si arrende, ma nemmeno i francesi che, secondo un sondaggio, sarebbero al 74%contrari a questa riforma. Adesso i pendolariannunciano uno sciopero “illimitato” dei treni contro il Jobs Act. Come riporta Euronews, da martedì sera la lotta sindacale contro la riforma del lavoro è passata nel campo dei trasporti pubblici ed è oggi, mercoledì, il primo giorno in cui gli effetti saranno percepibili per gli utenti: 6 TGV su 10 in circolazione, peggio per la rete metropolitana RER con 4 viaggi su 10 assicurati e soltanto la metà dei treni regionali.


A livello nazionale proseguono anche i blocchi delle raffinerie, dove lo Stato è costretto a inviare le forze dell’ordine per riaprire i rifornimenti di benzina. François Hollande ha ribadito che la legge non sarà ritirata. VIDEO:
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 Tratto da: Sapere è un Dovere

USA, REGNO UNITO E UNIONE EUROPEA SONO ORMAI DELLE DITTATURE




Come è possibile che in tutti i sondaggi per le primarie presidenziali, nei testa a testa tra Repubblicani e Democratici, il candidato Democratico favorito è quasi sempre Bernie Sanders, che molto probabilmente non sarà il candidato vincente, mentre tra i Repubblicani il favorito è John Kasich, che di certo non sarà il candidato Repubblicano nella corsa alla presidenza? Sanders e Kasich hanno anche registrato il più alto gradimento in rete per rispettivi partiti, ma quasi certamente nessuno dei due sarà sulla scheda elettorale l’8 novembre. Ma che razza di democrazia è questa?

Come è possibile che nel Regno Unito, Tony Blair, un Primo Ministro Laburista appoggiò George W Bush durante l’invasione dell’Iraq del 2003 per eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam che nemmeno esistevano? Non erano i primi ministri Conservatori a fare queste cose (cioè invadere Paesi sulla base di menzogne)? Può questa definirsi democrazia? E come è possibile che in tutta l’UE l’opinione pubblica è contraria agli OGM, a sostanze chimiche tossiche come il Roundup o il glifosato e contro trattati commerciali criminali come il TTIP, ma i leader politici stanno facendo tutto il possibile affinché tutte queste cose si realizzino? E’ questo il modo di ottemperare ad una carica pubblica? Di certo non in una democrazia.

Una dittatura è un autorità nazionale che governa il popolo, anziché essere governata dal popolo. Ne esistono varie tipologie, la dittatura comunista (la dittatura ‘dei lavoratori), fascista (dittatura delle corporazioni) e cosi via, ma si tratta fondamentalmente di distinzioni meramente terminologiche che fanno riferimento alla stessa terribile bestia che in tutte le sue varianti presenta sempre due categorie di persone: l’aristocrazia, che governa e il popolo, che è governato. In nessuna dittatura esiste un’ uguaglianza di diritti di fronte alla legge, perché in questo tipo di governo l’ aristocrazia è al di sopra della legge e legalmente non deve rendere conto al popolo, che al contrario è arbitrariamente pienamente responsabile (a seconda che collabori con gli aristocratici o meno) per qualsiasi violazione della legge(Ad esempio, è perfettamente plausibile rinchiudere i senzatetto in prigione, mentre al contrario i banchieri vengono sistematicamente salvati)

In molte dittature i veri governanti si nascondono dietro le quinte, mentre quelli di facciata sono i rappresentanti dell’aristocrazia, non certo del popolo. I governanti invisibili (in realtà soprattutto i loro rappresentanti) si incontrano in conclavi internazionali come il gruppo Bilderberg e la Commissione Trilaterale anziché nei parlamenti dei rispettivi Paesi e tendono ad essere molto discreti, per niente sbruffoni, l’esatto opposto dei politici. Non hanno bisogno di impressionare nessuno. Vogliono solo essere obbediti.

Il 17 maggio, Craig Murray, membro del Parlamento del Regno Unito, che è guarda caso è anche un fervente democratico (cosa alquanto rara), tuonava dal suo blog «I Tories saranno protetti dalla loro frode elettorale», e ha documentato che esiste di fatto «una sfacciata manipolazione di Stato» e che « in questo paese la legge elettorale non viene applicata contro chi è al potere», dimostrando di fatto come i detentori del potere nel Regno Unito possano violare la legge impunemente, anche quando la violazione è chiaramente comprovata e documentata.

Negli Stati Uniti, l’unico studio scientifico sul fatto che il Paese sia o meno una democrazia ha ampiamente dimostrato che non lo è. Sono state esaminate 1.779 proposte legislative a partire dal 1980 ed è venuto fuori che solo le preoccupazioni dei ricchi ( «gli oligarchi») influenzano il destino di un disegno di legge; le preoccupazioni del popolo (come riflesso da sondaggi di opinione in materia) non hanno alcuna influenza. Di conseguenza, le nazioni democratiche (e bisogna aggiungere la dittatura comunista dell’URSS) che sconfissero il fascismo nel 1945, non sono più di fatto democrazie vere e proprie; sono tutte «oligarchie» governate da una sorta di aristocrazia.

La chiave di volta di questo sviluppo sarebbe l’approvazione dei trattati commerciali internazionali TTIP, TPP, e / o TISA, proposti dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che trasferirebbero la sovranità nazionale dei paesi partecipanti (a prescindere che si tratti di democrazie) ad una dittatura aziendale transnazionale che vieta l’aumento di norme a tutela della sicurezza alimentare, della sicurezza dei prodotti, dei diritti dei lavoratori, del riscaldamento globale e di altre questioni ambientali, trasferendo di fatto il potere decisionale in tali ambiti agli azionisti delle multinazionali. La domanda da porsi a questo punto è se i governi nazionali siano già così compromessi che tali trattati possano essere approvati “democraticamente”. Se la risposta a questa domanda è sì, allora siamo già in un Brave New World fascista internazionale e i fascisti hanno finalmente vinto, anche dopo aver perso una guerra mondiale. E probabilmente hanno anche vinto in modo permanente, perché questi trattati, specie quelli che vincolano tra loro i destini di molte nazioni, sono praticamente impossibili da terminare. (Un esempio è la permanenza nella NATO: la sua stessa ragione d’esistere è venuta meno quando l’Unione Sovietica e la sua alleanza militare del Patto di Varsavia si conclusero nel 1991, tuttavia continua ancora oggi e minaccia ora di portarci alla terza guerra mondiale, che sarebbe poi il suo culmine.)

Se l’idea che viviamo in una dittatura sembra inverosimile, perché siamo assediati da una propaganda che cerca di convincerci del contrario , potremmo allora trarre inspirazione dalle vicissitudini di Winston Smith , il personaggio principale del romanzo allegorico-fascista “1984”. Amareggiato dalla propaganda che lui stesso contribuiva a diffondere, Winston sconta la pena e torna infine a vedere la luce: il Grande Fratello alla fine è il suo salvatore. L’ex senatore Gary Hart si è espresso di recente dal punto di vista disilluso del primo Winston Smith affermando che «In base agli standard stabiliti per le repubbliche fin dai tempi antichi, la Repubblica Americana è incredibilmente corrotta ». Forse, anche le persone come lui potranno un giorno vedere la luce, e smetterla di dire certe cose, ma anche se così non fosse ci ha comunque fornito una rappresentazione straordinariamente fedele della realtà che il libro di Orwell ci aveva descritto solo allegoricamente nel lontano 1948. Per Winston Smith sarebbe stato uno shock incontrare uno spirito tanto affine che scrivesse non nel 1984 ma nel 2015. Orwell a suo tempo fu molto indeciso sull’anno di ambientazione del romanzo. Probabilmente non ci siamo ancora arrivati, dopo tutto il libro è ambientato dopo un olocausto nucleare. Gli accordi internazionali e le alleanze sono già in piedi da un certo tempo. Forse il romanzo di Orwell avrebbe dovuto intitolarsi «2025». Ancora pochi anni e sapremo; non vediamo l’ora (se saremo tra i sopravvissuti)

Tali sono le vie del dell’aristocrazia internazionale. Se noi le tollereremo. Ma se non lo faremo, allora? Non c’è niente di più potente, ma è questa la fine della storia? Sono forse una piaga terminale? La NATO può essere conclusa senza che si arrivi a un punto di non ritorno? Oppure esiste un’ altra via?

Titolo Originale : U.S., UK, and EU, Are Now Dictatorships


Copyright © Eric Zuesse, Strategic Culture Foundation, 2016

Lo storico investigativo Eric Zuesse è autore del recente “They’re Not Even Close: The Democratic vs. Republican Economic Records, 1910-2010” [“Nemmeno vicini: confronto tra i dati economici democratici e repubblicani, 1910-2010”, N.d.t.] e di “CHRIST’S VENTRILOQUISTS: The Event that Created Christianity” [“I ventriloqui di Cristo: gli eventi che hanno creato la Cristianità”, N.d.t].



Titolo originale: “U.S., UK, and EU, Are Now Dictatorships”


Fonte: tradotto per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCO C

LE BANCHE ITALIANE ROVINATE MOSTRANO I PERICOLI CHE SI NASCONDONO DIETRO L’EURO


In un bell’articolo sul Telegraph, Hallagan sottolinea il legame tra le miserie economiche italiane e l’appartenenza all’euro. Non c’è dubbio che le attuali condizioni disastrose del nostro sistema bancario siano legate a doppio filo all’appartenenza all’UE e all’eurozona E la situazione è tale da rendere un’esplosione dell’eurozona probabile e dannosa per tutti i membri dell’UE. I cittadini britannici dovrebbero tenere conto di questi rischi quando decideranno se rimanere nell’Unione.

Di Liam Halligan, 28 maggio 2016

La scorsa settimana ero a Milano per parlare di Brexit, quando si è saputo che la maggiore banca italiana aveva perso il suo CEO.

L’UniCredit è a un passo dalla crisi, le sue azioni sono crollate del 40% durante il 2016. L’intero sistema bancario italiano sembra estremamente fragile, infatti, con i valori delle azioni delle banche in calo in media di un terzo da inizio anno.

Abbiamo sentito nelle scorse settimane un sacco di discorsi terrorizzanti riguardo i “pericoli del Brexit” provenire dal Tesoro e dalla Banca d’Inghilterra, istituzioni vitali che, sfortunatamente, sembrano ormai interamente politicizzate. Ma sentiamo molto meno di frequente le istituzioni che parlano dei gravi rischi di rimanere all’interno dell’UE.

Naturalmente un grosso pericolo ben presente nelle coscienze del pubblico inglese è l’immigrazione, di ben 333.000 persone lo scorso anno, comprese un numero record pari a 184.000 dalla UE. Non sono contrario all’immigrazione – nemmeno per scherzo – ma penso sul serio che le grosse differenze salariali all’interno della UE, unite al movimento di massa generalizzato da Africa e Medio Oriente verso l’Europa, significa che la “libertà di movimento” non è solo da ingenui, ma sempre più pericolosa.

La migrazione all’interno della UE sta mettendo a dura prova il tessuto sociale, radicalizzando la politica europea a un ritmo allarmante. Chiunque non si accorga di questo e non pensi alle sue implicazioni, mostra un’incredibile mancanza di consapevolezza.

Assistiamo alla continua ascesa di partiti come i Social Democratici svedesi, i Veri Finlandesi, Alternativa per la Germania, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo in Italia, e ovviamente l’Ukip, che sono partiti relativamente moderati, tutti sostenitori di controlli all’immigrazione e tutti accumunati da un forte consenso del pubblico.

Se questi partiti non dovessero ottenere i loro obiettivi, allora organizzazioni più dure e radicali prenderanno il sopravvento, chiedendo misure più estreme e mostrando pochissima tolleranza.

Ecco una ragione per cui il Regno Unito deve lasciare la UE: per poter passare a un sistema di immigrazione controllata e selezionata – come in altra nazioni avanzate come gli USA e l’Australia – capace di preservare la nostra tradizione di accogliere i veri rifugiati.

Se la Gran Bretagna lo facesse, sospetto che ci sarebbe un’enorme pressione politica nel continente per modificare l’accordo di Schengen, che alcune nazioni hanno già sospeso. “Impossibile” sento dire ai sostenitori della UE. “I trattati lo impediscono”.

Be’, gli stessi trattati avrebbero dovuto imporre il Patto di Stabilità e Crescita – ve lo ricordat? – che doveva limitare i debiti pubblici europei al 60% del PIL. I trattati impediscono i “salvataggi”. I trattati insistono sul fatto che nessun paese potrà mai lasciare l’eurozona.

Tutte queste regole apparentemente non negoziabili, queste verità immutabili, si sono mostrate adattabili se non delle pure follie, passando dalla teoria alla pratica politica. La stessa cosa vale per Schengen, qualunque cosa dicano “i trattati”. In Francia, il movimento di estrema destra del Front National arriverà probabilmente al ballottaggio alle prossime elezioni presidenziali.

Abbiamo appena visto il partito della libertà anti immigrati arrivare a un pelo dall’aggiudicarsi la presidenza austriaca.. I ben pensanti e la classe politica possono ignorare questi sviluppi, dando degli “stupidi” agli elettori, ma questa si chiama democrazia.

Se le politiche non danno risposte, prendendosi cura di un crescente numero di persone poco pagate ed economicamente vulnerabili, la politica europea peggiorerà ancora di più.

Ma lasciamo perdere questo argomento. Perché il pericolo legato a Rimanere nell’UE che vogli sottolineare questa settimana riguarda l’Italia e, in particolare, le performance economiche del Paese all’interno della moneta unica e le possibilità di una crisi bancaria nella quarta maggior economia dell’eurozona.


Non parliamo di un “Progetto Paura”, ma di un “Progetto guarda ai fatti, anche se scomodi. L’economia italiana è andata malissimo nel periodo dell’euro, facendo meglio della sola Grecia. L’Italia è cresciuta a una media dello 0,2% all’anno dal lancio dell’euro nel 1999.

Costretta nella camicia di forza della monetona, ha perso il 30% in termini di competitività da costo del lavoro rispetto alla Germania, una perdita che sarebbe stata compensata in larga parte da un deprezzamento graduale della lira.

Il tasso di disoccupazione ufficiale in Italia è dell’11,4%, che sebbene alto (nel Regno Unito è del 5,1%) viene in genere ignorato e sottostimato. In Campania il valore è del 53%. In Calabria del 65%. La disoccupazione giovanile, che era la 23% nel primo decennio di euro, è ora a un livello da infarto del 37%

Questa è una delle ragioni per cui i sondaggi mostrano come circa il 50% degli italiani vogliono lasciare la UE, mentre molti partiti tradizionali discutono apertamente la prospettiva dell’abbandono dell’euro. La perdurante mancanza di crescita in Italia ha aggravato pesantemente la crisi debitoria, il debito pubblico vale ora 2.170 miliardi di euro, ossia il 134% del PIL.

L’unica ragione per cui i titoli di stato non hanno rendimenti altissimi è che la BCE sta pompando 80 miliardi di euro al mese di QE. Tuttavia il problema più immediato, che pone il vero pericolo reale di collasso del sistema, sono le banche italiane. La montagna pari a 80 miliardi di euro di crediti in sofferenza di Unicredit è solo una parte della montagna di 360 miliardi di crediti a sofferenza complessivi.

Le banche italiane hanno crediti deteriorati nei loro bilanci per un controvalore di circa il 18% di tutti i prestiti in scadenza, e questo numero è in crescita – mentre in Germania questo valore è del 3% e in Francia del 4%. Mentre le azioni delle banche sono scese in tutta la UE quest’anno, in Italia sono scese più di una volta e mezza rispetto alla media.

Tardivamente – molto tardivamente, e sotto un’immensa pressione diplomatica – l’Italia sta cercando di ripulire il proprio settore bancario. Non c’è molta fiducia a riguardo. Lo scorso anno, il salvataggio di 4 piccole banche è andato storto, e alcuni clienti hanno perso tutti i loro risparmi, scatenando suicidi e indignazione nazionale.

Mentre lo Stato rischia l’insolvenza, le banche stanno cercando di imporre uno schema guidato dal settore privato secondo il quale, anziché tagliare il valore nominale dei crediti deteriorati e imporre di conseguenza perdite ai detentori di azioni e obbligazioni, come dovrebbe accadere, le banche grandi in difficoltà si appoggiano alle piccole banche in difficoltà.

Si tratta essenzialmente di un tentativo di salvare la faccia che potrebbe facilmente andare storto – se non altro perché la perdurante assenza di crescita in Italia all’interno dell’eurozona causerà a far aumentare i crediti deteriorati e il debito pubblico in percentuale al PIL. Sono rimasto scioccato dalla mancanza di un serio dibattito economico nel corso della campagna per il referendum (sul Brexit NdVdE).

Per esempio, chiunque interviene nel dibattito dà per assodato che la sterlina “crollerà” se ci dovesse vincere il Brexit, dato che lo dice la Banca Centrale di Inghilterra. Davvero? Allora perché nelle scorse settimane, mentre i sondaggi dicevano che l’esito del referendum è oggi imprevedibile, la sterlina si è apprezzata significativamente rispetto all’euro, registrando il massimo degli ultimi 4 mesi?

Analogamente, parlando della moneta unica, ormai quasi tutti accettano quello che gente come me dice da 25 anni, ossia che essa potrà sopravvivere solo se si creasse una significativa mutualizzazione di una grossa parte del budget dei governi nonché un’unione bancaria. Ma niente di tutto ciò accadrà a breve.

Si tratta infatti di tabù politici, non di soluzioni politiche realizzabili. Quindi, prima che si realizzi questa enorme diluizione della sovranità nazionale – e io umilmente sostengo che non si realizzerà mai – uno o più paesi finiranno fuori dall’euro, provocando una confusione enorme, il cui conto da pagare dovrà essere saldato dalle economie più forti della UE.

La moneta unica è una polveriera pronta a esplodere. Rappresenta probabilmente il più grande rischio sistemico per i mercati finanziari globali. E, a prescindere da quale dovesse essere la miccia che la farà esplodere, che sia il collasso del sistema bancario italiano o i disordini continui in Grecia, il Regno Unito, in quanto membro della UE, verrà esposto alle relative conseguenze se l’euro dovesse implodere. Tenetelo in considerazione quando valutate l’opportunità di rimanere nella UE.



La Mogherini a Jeddah: totale convergenza di vedute con i giustizieri sauditi sulla Siria


L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Mogherini è arrivata lunedì a Jeddah (Arabia Saudita) per una visita di due giorni. Dalle dichiarazioni rilasciate alla conferenza finale, emergono contraddizioni con la politica della Russia e degli Stati Uniti sulla modalità di risolvere la crisi siriana.

di Patrizio Ricci LPLNews24

Nel corso della sua visita a Jeddah compiuta dal 30 al 31 maggio, la responsabile della politica estera europea ha intrattenuto colloqui con alti funzionari sauditi tra cui il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) Abdullatif Al-Zayani e il ministro degli esteri saudita Jubeir.
I colloqui sono stati concentrati sopratutto sul progetto “Saudi Visio 2030” , un piano che nei prossimi 14 anni dovrebbe puntare alla diversificazione economica così da ridurre al minimo la dipendenza del regno dal petrolio. Ovviamente è una opportunità per i paesi europei perchè i sauditi investiranno in Europa comprando ‘a destra e manca’. Naturalmente non sono mancati colloqui sulle crisi in corso in diversi paesi dell’area mediorientale.


Su quest’ultimo argomento, il sito dellaCNN in lingua araba riporta che il ministro degli esteri saudita, Adel al – Jubeir ha detto durante la conferenza stampa congiunta con la ministra Mogherini chetra l’Unione Europea e l’Arabia Saudita“c’è consenso affinchè il sostegno militare attuale verso l’opposizione siriana moderata, venga mantenuto”.
Il ministro saudita ha aggiunto che la convergenza di vedute c’è anche “per quanto riguarda la Siria, Iraq, Yemen, Libia” – in particolare egli ha affermato che – “c’è intesa internazionale per una soluzione politica in Siria che si basi sui principi della risoluzione 2254 della Dichiarazione di Ginevra I e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite” (la Conferenza di Ginevra del giugno 2012 fu subito sabotata dalla Segretaria di Stato Hillary Clinton e dai ‘neocon’. La Francia circa due settimane dopo vanificò i colloqui di pace promuovendo la conferenza di Parigi degli “Amici della Siria” che mise le basi per una nuova escalation del conflitto tramite l’operazione “Vulcano di Damasco e terremoto della Siria”).Jubeir durante il suo intervento, ha accusato Assad di avere gravi responsabilità sulla mancata cessazione delle ostilità e nell’ostacolare l’accesso degli aiuti umanitari. Ha ribadito inoltre che è necessario mantenere una posizione forte verso il Presidente siriano e “fargliela pagare” se non risponde alle richieste internazionali. Infine ha auspicato che “le speranze e le aspirazioni dei fratelli siriani nella costruzione di una nuova nazione che non comprenda al-Assad sia raggiunto, se Dio vuole”.



Durante la visita è stata data particolare enfasi ai progressi fatti nel Regno per quando riguarda l’emancipazione femminile nella società. A tale scopo la Mogherini ha incontrato diverse donne saudite impiegate in diversi settori lavorativi. In particolare, la vice presidente della Camera di Commercio di Jeddah, Lama al-Sulaimanha ha auspicato che i cittadini europei siano informati più correttamente sulla società saudita e ha accusato i media stranieri di fare una cattiva informazione contribuendo nel creare stereotipi della società saudita e, in particolare, sulla condizione delle donne saudite. Una delle donne incontrate dalla Mogherini Rasha Hifzi, un membro del consiglio comunale, ha raccontato con soddisfazione delle lotte intraprese per ottenere l’autorizzazione a far sedere le donne a fianco a fianco agli uomini nei consigli comunali.

Queste ed altre timide esperienze che cercano di farsi strada nella società saudita, sono state raccontate al rappresentante della politica estera della UE. Tuttavia, benchè tali progressi siano positivi e vadano valorizzati, è sconcertante che Mogherini non noti il paradosso che esiste tra l’ostile atteggiamento che la UE riserva alla SIRIA e il clima di festosa amicizia e connivenza che la stessa intrattiene con l’Arabia Saudita paese di gran lunga meno libero e democratico della Siria.


Nota a Margine: … ‘ecco il seguito’rimasto solo in bozza (non pubblicato sull’articolo originale pubblicato su LPLNews24):La cosa che più sconcerta nella breve cronaca che ho riportato su LPLNews24, è che la Mogherini non sembra cosciente di essere la responsabile della politica estera della UE , sembra si senta più un ministro delle pari opportunità o qualcosa del genere. Stupisce come sia addirittura entusuasta del siparietto allestito per lei dai sauditi….

Questo è ciò che è scritto sul suo ‘diario’:

Il titolo è: “Ritorno dall’Arabia Saudita (con una bella storia di donne forti)”, la data è: 31 maggio 2016

scrive la Mogherini:

Scrivo come torno da Jeddah, per la mia seconda visita bilaterale in Arabia Saudita: ho trascorso due giorni di incontri politici e ho avuto un importante appuntamento con un gruppo di donne che lavorano in politica, nel commercio e nei media. Solo pochi giorni prima dell’inizio del Ramadan – quando milioni di fedeli si riuniranno per la città della Mecca nelle vicinanze – ho avuto una lunga conversazione con il ministro degli Esteri saudita, Adel al Jubeir.

Abbiamo concordato sulla necessità di rafforzare la nostra cooperazione bilaterale per l’economia, per lavorare insieme contro il terrorismo e su alcune delle crisi attuali della zona, in particolare sulla Siria, lo Yemen e la Libia. Abbiamo anche deciso di mantenere un canale aperto per il dialogo su alcuni della questioni di cui l’Unione europea si preoccupa di più , compresi i diritti umani, le politiche anti-radicalizzazione, la promozione dei diritti e delle opportunità per le donne.

Ieri ho anche avuto l’opportunità di vedere Abdullatif al Zayani, segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), che si è riunito a Gedda. Il prossimo luglio Bruxelles ospiterà la riunione ministeriale UE / CCG , e siamo già al lavoro per rafforzare la nostra cooperazione economica e politica, in particolare su tutte le crisi regionali. Durante tutte le mie visite ufficiali cerco sempre di incontrare i rappresentanti della società civile, e l’ho fatto lo stesso in Arabia Saudita.

Si tratta di scambi preziosi per comprendere la realtà di ciascun paese – e di guardare oltre gli stereotipi”.

(Quindi prosegue raccontando ciò che ha detto in premessa, cioè che ha incontrato la vicepresidente della camera di Commercio di Jedda Suleiman Lama e sottolinea “lei è la prima donna ad essere nominato a tale posto. Con lei erano donne avvocati e giornaliste… etc )

qui conferenza integrale: http://www.federicamogherini.net/press-conference-with-saudi-foreign-minister-adel-al-jubeir/?lang=en

Tratto da: Vietato Parlare

Allarme pensioni: enti locali non versano contributi ai dipendenti


Duecento i comuni in dissesto in tutta Italia e una domanda sorge spontanea e riguarda i contributi dei dipendenti pubblici degli enti locali. “Siamo sicuri che (ndr: gli enti locali) li abbiano pagati?” A chiederlo lecitamente è Gian Paolo Patta, esponente Cgil e membro del Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps che ha il compito di approvare il bilancio.

Dalle pagine de Il Giornale, Patta espone una situazione finora rimasta sconosciuta e che mette in luce come lo Stato sia un cattivo datore di lavoro che non paga i contributi.

Per spiegare i fatti bisogna andare indietro nel tempo quando l’Inps e l’Inpdap, l’istituto previdenziale dei dipendenti pubblici, abolito sotto il governo tecnico di Mario Monti, sono stati fusi e l’ente guidato oggi da Tito Boeri ha ereditato “insieme alla struttura poco efficiente e per niente informatizzata, un risultato di esercizio in perdita, con cifre che oscillano tra i 5 e gli 11 miliardi di euro.

“Quando ci fu la fusione Inps-Inpdap l’istituto di via Ciro il Grande si ritrovò con zero contributi fino al 1996 (non esisteva una gestione previdenziale della PA e lo Stato si limitava a pagare le pensioni). Ma anche negli anni successivi un caos di pagamenti a macchia di leopardo (…) Lo Stato ha in sostanza scaricato la sua gestione in perdita sui conti della previdenza privata, assicurando che avrebbe ripianato di anno in anno il buco. Tutto quadra quindi. E il presidente dell’Inps Tito Boeri non perde occasione per sottolineare come la situazione sia in equilibrio”.

L’allarme è soprattutto a livello locale, dove le cose non tornano. E a dirlo sono le cifre: la Cpdel, ossia la cassa ex Inpdap degli enti locali ha sul groppone ben 53,48 miliardi di euro di debiti accumulati che potrebbero raddoppiare in meno di 10 anni.

“Il vero buco della previdenza è destinato a diventare quello di comuni, province e regioni perché in questo caso lo Stato non è disposto, perlomeno in forma diretta, a coprirlo (…) La previdenza degli enti locali, come quella dell’amministrazione centrale, è in rosso perché nella Pa c’è poco turn over, cioè ci sono sempre meno lavoratori attivi e sempre più pensionati. Ma anche perché in passato varieamministrazioni pubbliche non hanno versato i contributi”.

E a differenza dei “normali cittadini”, lo Stato non fa nulla, non invia gli ispettori, richiesti dal Civ affinchè verifichino il regolare pagamento dei contributi, nè tantomeno si può visionare l’elenco degli enti che non hanno accantonato i soldi per i contributi dei dipendenti, richiesta avanzata sempre dal Civ e sempre rifiutata, come lamenta Luigi Scardone, membro della Uil nello stesso Consiglio di vigilanza dell’Inps.

“Non ce l’hanno mai dato, hanno anche sostenuto che non si può per la privacy»”.

Un trattamento di favore per i comuni quindi che i datori di lavoro privati sognano.

I tremila pasti dei frati senza un cent dal Comune


Mentre la micidiale Gelmini lancia l’atomica call center e bombarda di telefonate il potenziale elettore barricato in casa, la mia ultima settimana cerca-voti si apre con una mail agli amici di riflessione sull’esperienza e, peccato per i nubifragi dello scorso week-end, chiamata ai mercati. «Ebbene, questa mattina, dopo aver affrontato con tre pie donne con in mano il mio depliant rosso a fisarmonica il mercato del Giambellino (e perdiana, nonna Sirianni ha affrontato in solitaria anche piazza Napoli!), mi sono persuaso che l’ultima settimana bisogna trascorrerla al mercato. Dove la percentuale degli anziani è 8 a 10, e dei 2 giovani o quarantenni incrociati prevale 2 a 0 la totale indifferenza/estraneità/neppure conoscenza che il 5 giugno si vota. Degli 8 anziani su 10 in cui ti imbatti, un buon quarto ti sputa metaforicamente in un occhio. Sono in prevalenza maschi e: o sono incattiviti dalla vita grama (“vaffa”, “la politica è uno schifo”, “ma non ha di meglio da fare?”) o sono completamente andati (malanni dell’età, demenza senile, ignoranza becera), ti guardano come si guarda un beota e filano via brutti a vedersi. Dei rimanenti 6 abbiamo una sicura prevalenza di orientati verso Parisi, sono soprattutto donne e hanno solo bisogno di facce toste e gentili che dicano “buon giorno” e offrano il depliant rosso».

Nel frattempo succedono altre cose, sempre a causa dell’affettuosa inventiva degli amici. Madda ci offre una birrata in zona Famagosta, dove non c’è un bar nel raggio di dozzine di casermoni e decine di migliaia di milanesi che Pisapia deve aver scordato per dedicarsi ai famosi “eventi” Expo e agli happy hour sui Navigli. Stesso pensiero mi sorprende visitando con Fabio e Maurizio le mense francescane di via Piave e via Fratelli Fossati. Dove frati e suorine servono oltre tremila pasti al giorno a vagabondi, senzatetto, matti, migranti, padri separati con bimbi al seguito. E centinaia di volontari vestono gli ignudi. A domanda, segue sempre la stessa risposta: «Tutto viene dai benefattori. Dal Comune? Neppure un cent». Molto bene. Se questa è la sinistra, ok, io sono di destra.

L’Essere, la morale, la politica
Intanto fioccano gli inviti. A casa della Lela. In appartamento dalla Ceci. Nella magione di sua maestà Giovanna. Al mercato dell’altra periferia sud, via Neera, battuto con la Gianna. Cristina si offre per Niguarda. Elisa si prende in casa per una notte Olivier. Pensa te, il corrispondente da Roma del Les Échos (equivalente del nostro Sole 24 Ore), che per raccontare le elezioni a Milano si trova a pane e salamella in un compound dell’ex Scalo Farini, investito dalla festa con i favolosi Taylor.

«Il secondo evento decisivo per la mia vita fu l’incontro con Emilia, la donna che sarebbe diventata mia moglie. Da subito mi accorsi di un carattere assolutamente originale. Aveva un giudizio chiaro su cose e persone, ma paradossalmente senza misura. Il giudizio, cioè, non terminava mai nella definizione, ma nella dedizione. Ho avuto questa compagnia per venticinque anni, in cui mi sono reso sempre più conto del fondamento affettivo, amoroso, dell’intelligenza vera. Sono stato concretamente aiutato a comprendere che anche la fede è un affetto intelligente, perché non può essere calcolo. Come mi disse una volta don Giussani, mia moglie era come una stufa: dove c’era lei l’ambiente si scaldava». Rubo daEmilia e i suoi ragazzi il pensiero di Giancarlo Cesana, che ha dato il “la” a questa mia avventura in politica («te l’ho sempre sconsigliata, questa volta no, vai», disse quando insieme incrociammo a Tempi capitan Parisi), perché in questo mese, nel nostro piccolo, è andata proprio così. Betta, Chiara, Peppino, Giorgino, Paola, Marinella e il resto della compagnia che mi ha tenuto la campagna elettorale sono stati una stufa. Esempi di dedizione. Non a una causa. Ma a una persona. Mi sono chiesto: e un amico come Cavallari che cosa avrà visto di tanto speciale? La risposta è nei fatti, non nei pensieri. In ciò che viene trasmesso, non nel trasmettitore.

E mi torna in mente don Giussani, le cose che diceva le ultime volte che l’abbiamo sentito parlare. Battevano sempre lì. Sul tasto dell’Essere. «L’amore è così la formula partecipativa a quello che resterebbe un puro effimero. Spiritus est Deus, lo Spirito è Dio, ma lo Spirito di Dio è amore: Deus charitas est (l’essenza della Trinità sono i tre che si amano). L’essenza dell’Essere è l’amore, questa è la grande rivelazione. Perciò tutta la legge morale è totalmente definita dal termine carità». Allora capisci che Paolo VI non sbagliava. «La politica è la più alta forma di carità».


Fonte: Tempi

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