02 luglio 2016

ALLARME DELL'FMI: DEUTSCHE BANK E' LA BANCA PIU' PERICOLOSA AL MONDO! E' ESPOSTA PER 2.000 VOLTE IL SUO CAPITALE!

ALLARME DELL'FMI: DEUTSCHE BANK E' LA BANCA PIU' PERICOLOSA AL MONDO! E' ESPOSTA PER 2.000 VOLTE IL SUO CAPITALE!


NEW YORK - Con un'esposizione ai derivati pari a circa quindici volte il Pil tedesco, Deutsche Bank e' l'istituto che risulta la maggiore fonte potenziale al mondo di shock esterni per il sistema finanziario in grado di produrre una crisi sistemica di tutte le banche del pianeta.

E' quanto sostiene il Fondo Monetario Internazionale nel suo Financial Sector Assessment Program.

La banca tedesca, che ieri ha fallito insieme a Santander gli stress test della Federal Reserve, e', secondo il Fmi, "il piu' rilevante contribuente netto ai rischi sistemici tra le banche di rilevanza sistemica globale, seguita da Hsbc e Credit Suisse".

Secondo l'istituto di Washington, inoltre, il sistema bancario tedesco pone il maggior grado di rischi di contagio esterni in proporzione ai rischi interni (seguono Francia, Regno Unito e Usa).

L'Fmi sottolinea quindi che "la rilevanza di Deutsche Bank sottolinea la necessita' di un'intensa supervisione sulla gestione del rischio e di un monitoraggio sull'esposizione transfrontaliera, cosi' come della capacita' delle banche di rilevanza sistemica di elaborare nuove procedure di risoluzione".

"La Germania", si legge ancora nel documento, "ha bisogno di studiare se i suoi piani di risoluzione delle banche sono applicabili, dal punto di vista, ad esempio, della tempestiva valutazione delle attivita' da trasferire, dell'accesso continuo alle infrastrutture dei mercati finanziari e dalla possibilita' delle autorita' di assicurare controlli su una banca con tempi di risoluzione di pochi giorni, con l'imposizione, se necessario, di una moratoria".

A rendere estremamente vulnerabile l'istituto teutonico e' la colossale esposizione a derivati, stimata dalla Banca dei Regolamenti Internazionali come superiore a 50 mila miliardi di dollari, una cifra pari a duemila volte la capitalizzazione di mercato dell'istituto.

Secondo la Bri, inoltre, Deutsche conta da sola per il 14% dell'esposizione globale a derivati. "Immaginate di acquistare una casa facendo un debito di due milioni di dollari con garanzie per solo mille dollari", chioso' il 'Financial Times' in un articolo dello scorso febbraio e l'esempio si riferiva espressamente a Deutsche Bank. 

Redazione Milano.


DENUNCIA CGIA: ''CREDITI MARCI SALITI A 333,2 MILIARDI E PER L'81% FANNO CAPO AL 10% DELLA CLIENTELA (GRANDI GRUPPI)

DENUNCIA CGIA: ''CREDITI MARCI SALITI A 333,2 MILIARDI E PER L'81% FANNO CAPO AL 10% DELLA CLIENTELA (GRANDI GRUPPI)

Contrariamente a quanto ha sostenuto Renzi più volte, ovvero che le banche italiane soffrono perchè tanta gente non paga più le rate del mutuo e le piccole e medie imprese non rimborsano i crediti ricevuti, l'80 per cento delle sofferenze bancarie e' in capo ai grandi gruppi societari, ovvero quelli che sono considerati i migliori clienti e costituiscono il 10% degli affidati.

Lo segnala l'Ufficio studi della Cgia sottolineando che i crediti deteriorati costituiscono il principale problema che i nostri istituti di credito stanno vivendo da qualche anno a questa parte. A livello europeo solo Cipro e Grecia presentano una situazione peggiore dell'Italia.

Tra sofferenze, altri finanziamenti deteriorati che si configurano come inadempienze probabili o finanziamenti scaduti/sconfinati, al 31 marzo 2016 la dimensione economica complessiva del credito deteriorato ammontava in Italia a 333,2 miliardi di euro: 196 miliardi di sofferenze lorde, 125,2 miliardi di inadempienze probabili e 12 miliardi di euro di finanziamenti scaduti/sconfinati.

Questa situazione, rileva la Cgia, ha provocato una forte contrazione dei prestiti all'economia reale del nostro Paese, e di mezzo ci va proprio la piccola e media impresa e i privati che vorrebbero comprare casa col mutuo, cioè coloro che rappresentano il vero tessuto produttivo e sono responsabili solo del 20% del disastro crediti marci.

Non essendo in grado di recuperare una buona parte dei prestiti erogati, le banche hanno deciso di non rischiare piu' e hanno chiuso i rubinetti del credito. Solo nell'ultimo anno (aprile 2016 su aprile 2015) gli impieghi alle imprese italiane sono diminuiti di 24,3 miliardi di euro.

A livello regionale le contrazioni piu' significative si sono verificate nel Lazio (-5,6 miliardi di euro) e nel Veneto (-4,9 miliardi). Se poi misuriamo la stretta creditizia a partire dal punto massimo di erogazione del credito, raggiunto a novembre 2011, in quasi 4 anni e mezzo le imprese italiane hanno visto diminuire i prestiti bancari di ben 144 miliardi di euro.

In base a un'elaborazione su dati Banca d'Italia, l'Ufficio studi della Cgia segnala che al 31 marzo scorso l'80 per cento circa dei finanziamenti per cassa era stato erogato dalle nostre banche al primo 10 per cento degli affidati. Per contro, la quota di sofferenze causate dal primo 10 per cento degli affidati e' stato pari a poco piu' dell'81 per cento. 

"Il nostro sistema creditizio e' molto polarizzato - afferma il coordinatore dell'ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - la migliore clientela, pari al 10 per cento del totale, riceve ben l'80 per cento di tutti gli impieghi erogati dalle banche. Mentre al restante 90 per cento viene erogato solo il 20 per cento del totale dei prestiti. Ma a differenza di quanto ci si dovrebbe attendere, le sofferenze si annidano in grandissima parte tra la migliore clientela. Al primo 10 per cento, infatti, e' riconducibile l'81 per cento del totale delle sofferenze. In buona sostanza questo primo 10 per cento di affidati - costituito quasi esclusivamente da grandi aziende, grandi famiglie e gruppi societari - fa il bello e il cattivo tempo nei rapporti con le banche".

Questa al di là delle farneticazioni di Renzi è la realtà dei fatti.

"Questo 10% - prosegue a dire il responsabile CGIA - sfrutta il suo potere negoziale per ottenere gli impieghi, ma essendo poco solvibile, fa pagare il conto agli altri che, malgrado siano buoni pagatori e costituiscano la stragrande maggioranza della clientela, si sono visti ridurre drasticamente l'offerta creditizia. In altre parole gli artigiani, i negozianti, le piccole imprese a conduzione familiare e in generale tutto il popolo delle partite Iva sono sempre piu' a corto di liquidita', mentre alle poche grandi imprese presenti nel paese viene riservato un trattamento di favore del tutto ingiustificato. Un'anomalia presente solo in Italia che i nostri organismi di controllo del credito dovrebbero avere il coraggio di denunciare".

Un'ulteriore conferma delle conclusioni appena messe in luce, aggiunge la Cgia, emerge dall'analisi dei dati relativi alle sofferenze bancarie per classi di grandezza. Al 31 marzo 2016, il 70 per cento del totale delle sofferenze erano concentrate nelle classi sopra i 500.000 euro che, ovviamente, non possono che essere ascrivibili ad una clientela di grandi dimensioni. Si denota, inoltre, che in termini percentuali le variazioni di crescita maggiori di sofferenze verificatesi nel quinquennio 2011/2016 si sono verificate proprio nelle classi di grandezza piu' alte; vale a dire in quelle riconducibili agli importi di prestito piu' elevati che vengono concessi quasi esclusivamente alla migliore clientela.




Redazione Milano



29 giugno 2016

Firenze, primo processo per l’amianto in una scuola


Nonostante siano migliaia le scuole italiane nelle quali sono presenti parti e manufatti in amianto, il processo in corso al Palazzo di Giustizia di Firenze è il primo che discute la presenza dell’asbesto in un edificio scolastico.

La presenza dell’amianto nella scuola era finta sugli organi di informazione dopo che il preside aveva affisso cartelli che vietavano di correre, appendere quadri, sbattere le porte e urtare le pareti per non far staccare l’amianto presente sotto l’intonaco.

Grazie all’Osservatorio Nazionale Amianto la vicenda era poi approdata in tribunale: al centro dell’inchiesta c’è stata la vicenda di un professore deceduto per neoplasia.

“E’ necessario affermare la cultura della prevenzione primaria e cioè evitare ogni forma di esposizione all’amianto e a tutti gli altri cancerogeni e ciò è possibile solo evitando il rischio e quindi bonificando l’amianto, specialmente dalle scuole. Non riesco a comprendere i motivi per i quali gli amministratori della Provincia di Firenze e del Comune di Firenze, tra cui Matteo Renzi, che all’insediamento come presidente del Consiglio, si era dichiarato attento ai problemi della scuola, abbia ritenuto di lasciare l’amianto in questo importante istituto fiorentino, ponendo a rischio la salute del personale docente e non docente e degli allievi”

ha spiegato Ezio Bonanni.

Secondo il Renam (Registro Nazionale dei Mesoteliomi) dell’Inail sono 63 i casi di mesotelioma registrati tra il personale docente e non docente degli istituti scolastici italiani. Dati – come sottolinea l’Ona – in difetto visto che l’esposizione all’amianto provoca altre neoplasie.

Via | AdnKronos

INDIGENI PICCHIATI E SFRATTATI PER FARE POSTO ALLE PIANTAGIONI DI OLIO DI PALMA


Continuano le violenze ai danni delle popolazioni indigene: questa volta siamo in Indonesia, dovei la tribù degli Orang Rimba è stata attaccata e spogliata dei propri averi, oltre che delle proprie terre ancestrali, per lasciare spazio alle piantagioni di olio di palma.

La notizia è stata riportata da Survival International, che racconta come gli addetti alla sicurezza della società che gestisce le piantagioni di olio di palma sorte sull’antico territorio degli Orang Rimba abbiano attaccato con violenza la tribù, bruciandone gli averi.

Gli Orang Rimba sono una tribù nomade di cacciatori e raccoglitori che vive da sempre nella foresta, sull’isola di Sumatra. Il governo indonesiano ha istituito un parco nazionale per proteggerli ma, nello stesso tempo, ha venduto gran parte delle loro terre ancestrali a società che producono e commercializzano olio di palma, legname e altri prodotti agricoli.


Per questo, molti Orang Rimba si sono ritrovati a vivere all’interno delle stesse piantagioni, sopravvivendo grazie alla raccolta di semi di palma da olio e alla caccia ai cinghiali. Ma proprio l’abitudine di raccogliere i semi caduti dagli alberi, che fa parte della loro tradizione, ha fatto sì che la tribù venisse accusata di furto da parte della società che opera nell’area.




“Questa è la nostra terra ancestrale. La nostra vita e la morte sono in questa terra.” – ha spiegato un membro della tribù – “Come è possibile che sia proibito? È vietato ai bambini di raccogliere i semi caduti dagli alberi di olio di palma: come può essere vietato? Hanno piantato alberi di palma da olio in tutto il nostro paese.”

La società in questione, la PT Bahana Karya Semestra (BKS), che è di proprietà di Sinar Mas, ha recentemente ordinato alla tribù di lasciare definitivamente le piantagioni e di trasferirsi altrove. Un’imposizione che, per quanto crudele, è stata accettata dagli indigeni. Che, nonostante questo, sono rimasti vittima di un’aggressione violenta:gli addetti alla sicurezza della BKS hanno infatti attaccato e picchiato alcuni memrbi della tribù, dando poi fuoco ai ai loro rifugi, ai loro veicoli e a centinaia di abiti e stoffe, distruggendo così le loro uniche ricchezze.



L’ennesimo atto di violenza, insomma, contro delle popolazioni indifese, la cui unica colpa è di voler continuare a vivere secondo le proprie tradizioni nelle terre che abitano da sempre.

Lisa Vagnozzi


Fonte: GreenMe

Le menzogne delle marionette europee al servizio degli USA e della NATO non reggono di fronte alle prove


La NATO realizza manovre ed esercizi militari a ridosso delle frontiere della Russia e non perde occasione per dichiarare che questo paese (la Russia) rappresenta una “minaccia” per la propria sicurezza. Tuttavia sorgono dubbi su chi sia il vero aggressore (e su chi minaccia chi…) visto che l’Alleanza ha mancato a tutte le sue promesse ed i suoi impegni alla non espansione di questa verso l’Europa dell’Est.

Il servizio stampa della NATO ha voluto anche pubblicare una smentita circa questo tema nella sua pagina web:

“I rappresentanti ufficiali russi sostengono che i mandatari degli USA e della Germania si erano impegnati nel 1.990 nel non espandere la NATO nell’Europa centrale e nell’Est, a non costruire infrastrutture militari vicino alle frontiere russe ed a non schierare laggiù le proprie truppe in modo permanente. Non si era mai fatta una tale promessa (dice la NATO). Risulta impossibile confermare le dichiarazioni russe”, riferisce queste dichiarazioni il giornale KomsomskayaPravda citando tale comunicato.

Il giornale russo ha voluto presentare una serie di prove che confermano quanto davvero accaduto in quell’anno.
Le promesse dell’allora ministro degli Esteri della Repubblica Federale Tedesca, Hans Dietrich Genscher, sono risultate registrate in un video il 31 Gennaio del 1990 in un canale televisivo tedesco. “Abbiamo concordato – con l’Amministrazione della Unione Sovietica – che la NATO non amplierà il suo territorio verso Est”, dichiara nitidamente nel video Genscher. Non ci sarà espansione della NATO da alcuna parte! Vedi: Youtube.com/watch

2) Inoltre, se il Servizio stampa della NATO – che nega adesso le promesse e gli impegni di allora – se volesse aprire il suo archivio digitale, leggerebbe la trascrizione del discorso del segretario generale dell’Alleanza, Manfred Woerner, a Bruxelles, il 17.05. 1990, come suggerisce l’articolo: “Il mero fatto che siamo disposti a non schierare truppe della NATO al di fuori del territorio della Repubblica Federale Tedesca offre garanzie dirette di sicurezza all’Unione Sovietica”, sono le parole precise di Woerner nella pagina web del blocco.

3) I giornalisti statunitensi del giornale “The Los Angels Times”, anche loro hanno studiato gli archivi ed hanno scoperto gli appunti che James Baker, allora segretario di Stato USA, prese durante i negoziati con Gorbaciof nel 1990. “La sfera delle facoltà della NATO non si muoverà di un pollice verso l’Est”, aveva appuntato Baker.

4) Se ancora queste prove non bastassero, l’autore dell’articolo, l’esperto militare Victor Baranets, ricorda che il libro del consigliere speciale degli USA, Strobe Talbott, e del politologo statunitense, Michael Beschloss, include i protocolli degli accordi tra Gorbaciov ed i rappresentanti del paese nord americano. Tra quelli figurano gli impegni dell’ex ministro della Difesa degli USA, Robert McNamara, di non ampliare la NATO in direzione di Mosca. “Gli Stati Uniti si sono impegnati a non ampliare mai la NATO verso l’est, se Mosca accetta la riunificazione della Germania”, riprende l’articolo le parole dell’allora alto rappresentante statunitense.
Risulta che la presenza attuale della NATO sul territorio dei paesi baltici, oltre alla Polonia, la Bulgaria e la Romania, viola tutte le garanzie e gli impegni registrati nei protocolli, nei video archivi, documenti scritti a mano o digitali, conclude l’autore.

Nota: Questi documenti e queste testimonianze dimostrano quanto sia menzognera e subdola la politica degli USA che utilizzano la NATO come strumento militare per le loro finalità geopolitiche di egemonia e di espansione nel mondo.

Risulta noto che, gli stessi alleati degli USA, quando non servono più alle necessità di Washington, vengono scaricati in modo brutale, come dimostrato da innumerevoli episodi, gli ultimi in ordine dei quali furono quelli di Saddam Hussein (ex alleato USA finito poi con una corda al collo), l’egiziano Hosni Mubarak (che marcisce in un carcere egiziano dopo essere stato scaricato dagli USA in favore dei F.lli Mussulmani, nuovi alleati di Washington), Muhamed Gheddafi (fatto assassinare dai sicari della NATO quando aveva voluto adottare una propria moneta contro l’egemonia del dollaro) e molti altri casi (da Mobutu in Congo al filippino Marcos, al panamense Noriega, ecc..)

Quelli che non si sono fidati hanno consevato la pelle e resistono ancora ai vari tentativi di omicidio (come è stato per Fidel Castro ed adesso per Bashar al-Assad) architettati dalla CIA: Assad e i responsabili dell’Iran, come anche Vladimir Putin ed i rappresentanti del Governo di Pekino, hanno compreso finalmente la dura lezione della Storia: gli accordi con gli imperialisti USA sono pezzi di carta che valgono meno della carta del cesso.


Russia Insider

Traduzione e nota: Luciano Lago per Controinformazione

Lidl condannata per falso extra vergine di oliva deve pagare 550 mila euro. In arrivo altre condanne eccellenti?


’Antitrust ha condannato la catena di supermercati Lidl a pagare una multa di 550 mila euro, per avere venduto olio extra vergine con il marchio Primadonna che, secondo l’autorità, conteneva olio vergine di oliva. Si tratta di una sentenza che farà molto discutere sia perché l’importo della multa è elevato, sia perché secondo gli addetti ai lavori nei prossimi giorni ci potrebbero arrivare nei confronti di grandi marchi che nel maggio 2015 sono statti coinvolti in analoghe vicende.

Tutto è iniziato con l’esito delle analisi di laboratorio condotte nel mese di maggio 2015 dalla rivista mensile Test Salvagente su 20 marche di olio extra vergine di oliva venduto sugli scaffali dei supermercati. Test Salvagente aveva evidenziato difetti di: riscaldo, rancido, muffa e umidità in diverse bottiglie che secondo la rivista non potevano essere vendute come extra vergine come dichiarato in etichetta. Qualche mese dopo (novembre 2015), Raffaele Guariniello della procura di Torino (ora in pensione) fa prelevare dai Nas alcuni campioni di olio e li invia al laboratorio dell’Agenzia delle dogane. Il responso conferma la presenza di irregolarità e di difetti organolettici per i marchi: Carapelli, Bertolli, Sasso, Coricelli, Santa Sabina, Prima Donna e Antica Badia. A questo punto alcune associazioni di consumatori inviano un esposto all’Antitrust chiedendo un intervento di censura nei confronti delle aziende per pubblicità ingannevole.

Alcuni dei marchi accusati di contenere olio di oliva vergine al posto dell’extra vergine.

Oggi si è avuta notizia dalla rivista Test Salvagente e dal sito Teatro naturale della prima condanna per l’olio Primadonna ( marchio dalla catena di supermercati Lidl), in seguito ad un esposto firmato da Konsumer. Nella sentenza si dice che l’olio Primadonna “non corrisponde alla categoria olio extra vergine di oliva dichiarata in etichetta trattandosi, invece, di olio vergine di oliva”. La sentenza ribadisce la validità della prova organolettica, da affiancare ai test analitici per stabilire se un olio può essere classificato come extra vergine. Questo aspetto è importante, perché alcuni addetti ai lavori riescono ad aggiungere in modo fraudolento olio di categoria inferiore all’extra vergine senza sforare i parametri chimici previsti dalla legge. In queste condizioni solo la prova organolettica permette di evidenziare la frode.


Alcuni dei marchi di contenere olio di oliva vergine al posto dell’extra vergine.

Il settore è in fermento e attende con una certo timore le sentenze per gli altri marchi coinvolti nello scandalo che secondo alcune voci potrebbero arrivare nei prossimi giorni. Se l’Antitrust confermerà la linea seguita in questo primo giudizio, c’è da aspettarsi altre multe salate. Vi terremo aggiornati.



LA VERA CATASTROFE DEL BREXIT: LE 400 PERSONE PIÙ RICCHE DEL MONDO PERDONO 127 MILIARDI DI DOLLARI


Per lo scorno di tutti gli scettici, ZeroHedge conferma che il paventato disastro innescato dal Brexit si è effettivamente verificato: il crollo del mercato azionario successivo al referendum ha creato un buco di 127 miliardi di dollari nei patrimoni degli uomini più ricchi del pianeta, limandoli del 3,2%. George Soros l’aveva detto ai britannici: “state attenti, il Brexit vi renderà più poveri”. Non aveva precisato che si riferiva a se stesso e ai suoi colleghi miliardari, ma pare che i britannici l’abbiano comunque capito, votando di conseguenza.

di Tyler Durden, 25 giugno 2016

Nonostante l’allarmismo e le minacce di un’apocalisse finanziaria imminente se avesse vinto il Brexit, incluse le tremende previsioni di gente come George Soros, la Banca d’Inghilterra, David Cameron (che ha anche invocato la guerra), e pure Jacob Rothschild, qualcosa di “inaspettato” è successo ieri : il Regno Unito è stata il mercato europeo con le migliori prestazioni a seguito dell’esito pro-Brexit.


Questo risultato è stato proprio come ci aspettavamo tre giorni fa, per i motivi che abbiamo scritto in “Soros sbaglia?“, dove dicevamo che “in un mondo in cui le banche centrali corrono a svalutare la loro valuta con tutti i mezzi necessari solo per ottenere un modesto vantaggio competitivo nelle guerre commerciali globali, un crollo del GBP [Great Britain Pound, la sterlina inglese, ndT] è esattamente ciò che la Bank of England dovrebbe volere, se questo significa far partire l’economia del Regno Unito “.

Venerdì scorso, anche il mercato ha iniziato a riprezzare, e nel farlo si è scoperto che gli stati sovrani che perdono di più col Brexit non sono il Regno Unito, ma quelli dell’Europa.

Ma non solo. Perché come abbiamo notato ieri in “Chi sono i più grandi perdenti del Brexit?” c’è un perdente ancora maggiore rispetto all’UE: le persone più ricche della Gran Bretagna e d’Europa.



I 15 cittadini più ricchi della Gran Bretagna si sono ritrovati a perdere 5,5 miliardi di dollari delle loro fortune collettive venerdì, dopo che il paese ha votato per lasciare l’Unione europea. L’uomo più ricco della Gran Bretagna, Gerald Grosvenor, guida la pattuglia, con 1 miliardo di dollari, secondo l’indice Bloomberg dei miliardari. E’ stato seguito dal proprietario di Topshop, Philip Green, dal barone e proprietario terriero Charles Cadogan e da Bruno Schroder, azionista di maggioranza della società di gestione patrimoniale e mobiliare Schroders Plc.

Non è stata solo la Gran Bretagna: come ha aggiunto Bloomberg durante la notte, le 400 persone più ricche del mondo hanno perso 127,4 miliardi di dollari venerdì quando i mercati azionari globali hanno vacillato alla notizia che gli elettori britannici hanno scelto di lasciare l’Unione Europea. I miliardari hanno perso il 3,2 per cento del loro valore netto totale, portando la somma aggregata a 3,9 trilioni di dollari, secondo l’indice Bloomberg dei miliardari. La perdita maggiore è stata della persona più ricca d’Europa, Amancio Ortega, che ha perso più di 6 miliardi di dollari, mentre altri nove hanno perso più di 1 miliardo di dollari, tra cui Bill Gates, Jeff Bezos e Gerald Cavendish Grosvenor, la persona più ricca del Regno Unito.

Ironia della sorte, adesso si scopre che quando George Soros ha minacciato “lo schianto del Brexit vi renderà tutti più poveri – attenzione”, quello che intendeva veramente era “mi renderà più povero”. E sì, George, la gente è stata avvertita, che è il motivo per cui ha votato come ha fatto.

Questa Europa è già finita, fatevene una ragione


Incredulità, sfuriate contro l’elettorato «ignorante», surreali petizioni per nuovi referendum (senza che vi sia stata l’ombra di brogli): il voto del popolo inglese per l’uscita dall’Unione europea ha mandato in tilt tutto un sistema; quello dei mercati, della politica internazionale e degli innumerevoli maggiordomi travestiti da giornalisti che, in molti casi, assumono pure comici per non dire penosi atteggiamenti da intellettuali. Ora, in attesa che la Gran Bretagna venga travolta da catastrofi (quelle che, a detta di alcuni, toccherebbero a chi saluta Bruxelles), una considerazione è d’obbligo: qual è l’Europa che gli inglesi si apprestano ad abbandonare? Quella dei cristiani Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman? Suvvia, non prendiamoci per i fondelli. «Tutti i paesi dell’Europa – scriveva proprio Schuman – sono permeati della civiltà cristiana. Essa è l’anima dell’Europa, che occorre ridarle». Credo che decenni di esperienza abbiano ampiamente dimostrato, purtroppo, il contrario.

Infatti non solo l’Europa non ha affatto ritrovato la sua anima cristiana, ma lavora incessantemente contro il Cristianesimo, come dimostrano una serie impressionante di riscontri; per citarne solo un paio si pensi all’indegno rifiuto del riconoscimento delle radici cristiane – allora richiesto da San Giovanni Paolo II in persona – oppure a tutte le (decine) volte in cui cattolici e Santa Sede, ben più di Paesi in cui vi sono dittature e i diritti umani sono quotidianamente calpestati, sono finiti nel mirino dei signori di Bruxelles (raccomando a chi volesse saperne di più un libro di Roccella e Scaraffia:Contro il cristianesimo: l’ONU e l’Unione europea come nuova ideologia, Piemme 2005). Nella migliore delle ipotesi, insomma, l’Unione europea che la Gran Bretagna – sia pure per ragioni non legate all’ambito religioso – si appresta a salutare è un costoso e laicista carrozzone del quale c’è ben poco da salvare. Fa francamente pure sorridere la tesi secondo cui l’Unione europea sarebbe un valore perché, grazie ad essa, non vi sono stati più conflitti.

Ora, a parte che l’assenza di conflitti armati non implica l’assenza di conflitti (nel 2016 le invasioni ai danni di uno Stato sono anche e soprattutto economiche…), sarebbe da capire quale sia stato, per esempio il ruolo svolto dall’Europa contro la guerra in Libia o contro quella in Ucraina, oggi in mano ad un governo corrotto e miserabile subito, però, presentato come ottimo. Allo stesso modo, andrebbe compreso se la Germania, il “faro europeo”, non sia lo stesso Paese il cui Governo si è finora ben guardato dal rispondere all’appello-denuncia contro l’embargo alla Siria per sanzioni – che l’Unione europea appoggia ed elenca (cfr. The European Union and Syria, doc. 131018/01: 5/2/2015) – in teoria contro il regime ma le cui conseguenze, manco a dirlo, gravano anzitutto sull’affamato popolo siriano. E ancora, andrebbe compreso se l’Europa che dovremmo proteggere non è la stessa che favorisce in ogni modo politiche abortiste e contro la natalità (nella “pacifica” Europa si effettua un aborto ogni 11 secondi).


Il tutto, si badi, rigorosamente contro il proprio interesse dato che l’Europa – come tutti gli specialisti sanno bene – si presenta al momento come un Continente demograficamente finito nonostante i consistenti arrivi di immigrati, tanto che il Vecchio Continente – secondo le proiezioni del Pew Research – è «l’unica regione» del pianeta (!) destinata ad assistere alla riduzione «della propria popolazione totale fra il 2010 e il 2050» (The Future of World Religions: Population Growth Projections, 2010-2050, “Pew–Templeton”, p.147). Per la precisione, saranno seppelliti – senza essere rimpiazzati da nuovi nati – 46 milioni di europei, suppergiù gli stessi morti durante la Seconda guerra mondiale. Almeno si starà tutti più comodi e larghi, commenterà lo stolto. Chiaramente non tutto ciò è responsabilità diretta dell’Unione europea, ma senza alcun dubbio nessuno – proprio nessuno – provvedimento europeo risulta finalizzato a contrastare questa, che è davvero una catastrofe: altro che storie.

Concludendo, sarebbe sciocco, ingenuo e semplicistico addebitare all’Unione europea o all’Euro (che pure non c’entra col referendum inglese) tutti i mali del mondo. Allo stesso tempo, però, è fuori discussione come il sistema europeo oggi difeso a spada tratta dai vari Monti e Napolitano, o dai Saviano e Severgnini, sia un progetto fallito e con enormi responsabilità. E pensare che quasi dieci anni fa – precisamente nel marzo 2007 – un signore fotografò alla perfezione buona parte del disastro attuale. Era Papa Benedetto XVI: «Sotto il profilo demografico, si deve purtroppo constatare che l’Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo dalla storia. Ciò, oltre a mettere a rischio la crescita economica, può anche causare enormi difficoltà alla coesione sociale e, soprattutto, favorire un pericoloso individualismo, disattento alle conseguenze per il futuro. Si potrebbe quasi pensare che il continente europeo stia di fatto perdendo fiducia nel proprio avvenire».

«Una comunità – aggiunse ancora Ratzinger, rivolgendosi ai partecipanti ad un convegno dedicato a “Valori e prospettive per l’Europa di domani”. – che si costruisce senza rispettare l’autentica dignità dell’essere umano, dimenticando che ogni persona è creata ad immagine di Dio, finisce per non fare il bene di nessuno». Queste le parole di colui che probabilmente è il più grande pensatore vivente mentre in televisione, in questi giorni, sentiamo gente sproloquiare dicendo che se la Gran Bretagna lascia l’Europa sarà un bel guaio per tutti gli studenti desiderosi di recarvisi tramite il Progetto Erasmus: c’è dunque chi ieri indicava la Luna e chi, ancora oggi, è tragicamente fermo al proprio dito. Dato che però quelli fermi al proprio dito sono molti più e soprattutto molto più ascoltati, paradossalmente, di un uomo come Benedetto XVI, appare molto difficile abbandonare l’idea che la fuoriuscita della Gran Bretagna, oggi, sia davvero l’ultimo problema di quest’Europa senz’anima e senza futuro.

Il governo vuole regalare 40 miliardi alle banche con la scusa della Brexit


E’ Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, azionista di Intesa Sanpaolo che nella seduta odierna èsospesa per eccesso di ribasso con un calo teorico del -12% come tutti gli altri bancari italiani (Unicredit -8,33%, Mps -12,51%, Ubi -7,43%, il Banco Popolare -8,35% e Bpm -7,76%) a esortare un intervento della Consob. “Le autorità, invece, di dichiarare dovrebbero fare. Potrebbero prendere provvedimenti, ad esempio, vietando le operazioni allo scoperto“, ha detto Guzzetti a margine di un evento a Milano. “Non ci sono ancora provvedimenti, ma gli speculatori ci sono e le borse guardano al concreto”, ha aggiunto. Il governo italiano sta valutando possibili opzioni per proteggere le sue banche dopo che il voto britannico del 23 giugno sull’uscita dall’Unione Europea. Dopo i tonfi di venerdì, domenica si erano diffuse indiscrezioni su un presunto piano per intervenire a gamba tesa entrando addirittura nel capitale degli istituti più deboli con 40 miliardi di soldi pubblici. Operazione delineata in un editoriale domenicale di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera, in cui l’economista ipotizzava l’acquisto di azioni da parte dello Stato a dispetto della nuova normativa europea sul bail in. Questo invocando il ricorso a “strumenti alternativi” al salvataggio a carico di azionisti e obbligazionisti, consentito dai trattati europei in caso di “stress sistemici straordinari“.
Vediamo di capirci: cosa è in Borsa una “operazione allo scoperto”? Significa vendere a termine un titolo che non si possiede e/o del quale non si ha la disponibilità. Facciamo un esempio concettuale: C’è una automobile che a listino sta a 10 mila euro. Io mi impegno a vendertela e consegnarla fra due mesi a 8 mila euro. Tu ti impegni a comprartela e pagarla fra due mesi a 8 mila euro. E’ una scommessa speculativa pura: il venditore spera che fra due mesi quella macchina sarà a listino a 6 mila euro e quindi la comprerà a 6 mila e la venderà a te a 8 mila. Il compratore spera che fra due mesi la macchina starà ancora a 10 mila, lui la comprerà a 8 mila per rivenderla subito dopo a 10 mila. E’ in corso un “attacco speculativo” contro i titoli (le azioni) della banche italiane, qualcuno sta vendendo allo scoperto, e così facendo, offrendo sul mercato azioni a un prezzo più basso di quello di listino causa esso stesso il calo del listino (diciamo – 10% venerdì scorso, – 10% oggi, …). Una azione che giovedì scorso era a 10 euro oggi vale già 8, domani 6 e così via “soltanto perché lo speculatore vende allo scoperto”, cioè “promette di venderle fra X giorni a 6 euro”. Lo speculatore ci guadagna in due modi. In primis, come per l’automobile, comprerà a 4 incassando 8. Poi, quando avrà compiuto la prima fase coi soldi guadagnati vendendo allo scoperto ricomprerà le azioni della stessa banca a 6, e poiché il calo di valore era fittizio, dovuto solo a una manipolazione del mercato finanziario, le azioni risaliranno a 10 euro. Poi c’è da accennare all’effetto del cosiddetto “parco buoi”. Sono tutti quei soggetti che fiutato il movimento (banche, finanziarie, fondi d’investimento) vi si accodano con un effetto moltiplicatore mettendo la “vittima” nell’impotenza a reagire (ad esempio ricomprando essa stessa le proprie azioni a 10 euro per evitarne il crollo nelle quotazioni).Questa è la “Finanza”. Con questo sistema, vendendo lire allo scoperto, nel 1992 George Soros riuscì a far uscire la lira dallo SME, a farla svalutare del 30% e guadagnare in una notte 1 miiardo di dollari. Ci riuscì facilmente perché fiutato il businnes si accodò a Soros un enorme “parco buoi” italiano, che qualche anno dopo per ringraziarlo gli conferì la lurea Honoris Causa in Economia all’Università di Bologna, motivando “all’uomo che ha portato la fantasia nella finanza”. E indovinate chi? La sinistra. L’Ulivo. Prodi. Per i cittadini italiani la prodezza di Soros significò una “manovra monstre” di centomila miliardi e il prelievo forzoso del 6×1.000 sui conti correnti. Quindi non stupisce che il Presidente della Fondazione Cariplo invochi il “divieto di fare operazioni allo scoperto”. Ma legalmente, è possibile? Certamente, basta un provvedimento della Consob, divieto già decretato dal 11/1/2011 al 30/10/2012, è fattibilissimo e gli “speculatori” ne uscirebbero subito con le ossa rotte, a pagare decine o centinaia di milioni di penali.


Ma per capire perché la richiesta del Presidente della Fondazione Cariplo resterà inascoltata occorre aggiungere un altro capitoletto alle gesta di Soros del settembre 1992: Bankitalia. Nel nobile quanto impossibile tentativo di “difendere la lira” dall’attacco concentrico della speculazione internazionale e del parco buoi italiano, il governatore di Bankitalia dell’epoca, Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, bruciò in una notte 48 miliardi di dollari in valuta estera, tutte le riserve di Bankitalia. E poi a casse vuote “si arrese”. Fra questi 48 miliardi di dollari c’è il miliardo di dollari effettivamente guadagnato da Soros. Perchè altrimenti, senza questi 48 miliardi di dollari, Soros e parco buoi ne sarebbero usciti con le ossa rotte, con decine di migliaia di contratti di vendita di lire allo scoperto. Magari la lira avrebbe svalutato lo stesso ma con le casse piene, per loro “profitto zero”. L’impressione è che si stia ripetendo il copione (tanto, chi se lo ricorda). Invece di ordinare alla Consob di vietare le vendite allo scoperto (che non costa nulla) si mettono 40 miliardi di euro di soldi nostri nelle banche, affinché “si difendano” dall’attacco speculativo. E quindi garantendo almeno 40 miliardi di euro agli speculatori prima della “resa” (più o meno la stessa cifra messa a disposizione da Ciampi). Poi la colpa sarà data alla “Brexit”. Ma fosse che per caso Geoge Soros sta per ricevere la seconda laurea Honoris Causa nella antifascista Bologna?

Luigi Di Stefano

A morte gli euroscettici! Ma così la Ue continua a sbagliare


E’ stato martellante il diluvio di emozioni alimentate da una propaganda martellante e fuorviante, tesa a delegittimare il risultato del referendum britannico e a incutire paura agli altri popoli europei. Solo al quinto giorno un po’ di calma relativa, che però non acquieta lo smarrimento della maggior parte dei commentatori e dell’establishment che ora improvvisamente si chiede:

ma perché tutta questa sfiducia nei confronti dell’Unione europea? Perché i “populisti” euroscettici guadagnano consensi dappertutto? La risposta per me è ovvia:

perché la gente è sempre più povera,
perché i governi non hanno più poteri e prendono ordini da entità lontane e impalpabili come la Ue e gli organismi internazionali, veri padroni del mondo,
perché la gente è spaventata da un’immigrazione incontrollata e senza limiti che minaccia gli equilibri sociali e l’identitä culturale,
perché i giovani non hanno lavoro e gli anziani temono di perdere la pensione,
perchè le tasse aumentano ma i debiti pubblici non diminuiscono,
perché la Germania e Bruxelles conoscono solo una parola: austerità.

E soprattutto perché non c’è fiducia nelle classi politiche nazionali e ancor meno in un’Unione europea che sa scardinare ma non sa costruire, che comanda senza assumersene le responsabilità, che in nome del rigore distrugge le economie nazionali e calpesta ogni sovranità.

Poi i più informati guardano alla Grecia – totalmente ignorata dai media sebbene viva una situazione aggiacchiante – e che a parole è stata salvata almeno tre volte e che in realtà è stata schiavizzata, umiliata, dalle pretese assurde della Troika.


Quella Grecia dove, secondo gli ultimi studi, la mortalità infantile è aumentata quasi del 50%, le malattie croniche sono cresciute di circa il 24%, dove il 79% della popolazione non è coperto da assicurazione e quindi rimane senza cure per via della disoccupazione e in cui la percentuale di nascite sottopeso (sotto 2,5 kg) è aumentata del 19% nel 2008-2010.

Un caso isolato, si dirà. Ma la situazione negli altri Paesi non fa che peggiorare, tranne che in Germania. E a furia di veder negata la realtà e deluse le proprie aspettative, i cittadini hanno iniziato a cercare risposte altrove per sperare in un futuro più giusto e migliore. Anche in Paesi maturi benestanti, come l’Austria – vedi la recente avanzata della Fpoe – e come la Gran Bretagna, ovvero di un Paese che, guardando solo al proprio portafoglio, non avrebbe avuto ragione di andarsene.

Invece c’è qualcos’altro che muove i popoli. C’è una sfiducia profonda nei confronti delle classi dirigenti, una sfiducia che la propaganda e lo spin non riescono più ad acquietare. E anzichè puntare il dito contro “i populismi”, l’élite europea dovrebbe farsi un esame di coscienza. E rendersi conto che è lei ad aver causato questo profondo e crescente disagio.

L’euroscetticismo è l’effetto, non è la causa del malessere europeo. Criminalizzarlo non è la risposta giusta.

Fonte: Marcello Foa

Il PD reo confesso: abbiamo fatto gli interessi dell’UE, non quelli dell’Italia


Era da un po’ che non ritornavo in un post a parlare di delitti contro la personalità dello Stato. Non certo perché si è rinunciato alla battaglia, le denunce continuano ad essere depositate e, all’esito del processo di Trani, vi prometto ulteriori azioni, se sarà necessario anche contro i PM che ad oggi non procedono come per legge contro il crimine palese delle cessioni di sovranità.

È infatti pacifico che tali cessioni sono reato. Gli artt. 241 e 243 cp non lasciano dubbi, d’altronde è ovvio che se si priva uno Stato del suo potere d’imperio lo si cancella in quanto tale, si compie l’atto più ostile possibile contro la sua personalità giuridica. Le occupazioni militari avevano esattamente queste conseguenze.

Con questo post voglio segnalarvi un tweet surreale dell’account ufficiale del PD, che evidenzia un ulteriore delitto contro la personalità dello Stato, trattasi diun’ennesima confessione dal punto di vista processuale:


Avete letto bene! Il PD si vanta di aver fatto, sino ad oggi, gli interessi dell’Europa e non quelli italiani!Esattamente quanto aveva affermato tempo fa anche uno dei fuoriusciti più noti ed onesti del PD, Alfredo D’Attorre.

L’UE oggi, come noto, è solamente un’oscena dittatura finanziaria, dove la stabilità dei prezzi viene per norma prima del benessere e della pace (per gli euristi che rifiutano di prendere atto dell’evidenza leggere il combinato 127 tfue e 3 tue).

Una dittatura dedita a proteggere esclusivamente gli interessi del grande capitale internazionale. Chi nega tali verità normative certamente non ha mai letto i trattati europei.


Ad ogni buon conto, al di là della natura dell’UE, anche se non si ammettesse, per puro cieco campanilismo, che ho ragione su quanto appena detto, nulla cambierebbe. Tutelare gli interessi di un ordinamento diverso dall’Italia resta reato a prescindere dal fine dello stesso.

L’Art. 264 c.p. dispone infatti che: “Chiunque, incaricato dal Governo italiano di trattare all’estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all’interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni”.

L’infedeltà al mandato, ovvero all’obbligo di tutelare gli interessi nazionali che incombe al governo, è stata a questo punto confessata dal PD che in sostanza ha affermato questo: “abbiamo fatto gli interessi dell’Europa e non quelli dell’Italia”.

Il nocumento è più che mai evidente, il Paese grazie a queste politiche dissennate, che hanno favorito altri, ha perso 1/3 del proprio settore manifatturiero ed oltre il 25% della produzione industriale.

Con il movimento Alternativa per l’Italia procederemo ad un’interrogazione parlamentare su questa dichiarazione del PD e certamente affronteremo il problema innanzi alla Procura della Repubblica di Roma.

Siamo davvero curiosi di leggere cosa risponderanno questa volta, sempre che Grasso, ancora una volta, non decida, ritenendosi illecitamente il sovrano del Senato, di evitare al governo (minuscolo voluto) di dover rispondere su questo scottante tema.

Mai nella storia si era visto un governo, non solo apertamente ostile agli interessi nazionali, ma che addirittura se ne facesse espresso vanto. Ciò non fa che riprovare che l’Italia oggi è un Paese sotto occupazione straniera con un governo imposto dall’invasore che ci ha conquistato.

Vi fermeremo, questo è certo!

Avv. Marco Mori – scenarieconomici – Alternativa per l’Italia – autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea”, disponibile su ibs e amazon



Fonte: Scenari Economici

BANKITALIA SMENTISCE RENZI: HA AUMENTATO TASSE E DEBITO


Nuovo record per il debito pubblico, aumentato di 123 miliardi negli ultimi due anni: in previsione un ulterioreaumento della pressione fiscale.

Non passa giorno senza che qualche dato sull’economia del paese dimostri che quelle raccontate dal premier sono favole che rappresentano una realtà inesistente. A sbugiardarlo provvedono innanzitutto i dati di Bankitalia, secondo cui ad aprile l’Italia ha segnato un nuovo record del debito pubblico, salito all’insostenibile livello di 2.230,845 miliardi contro i 2.228,7 miliardi di marzo. A febbraio 2014, quando ha iniziato a governare Renzi, il debito pubblico ammontava a 2.107,6 miliardi di euro, quindi sotto l’attuale governo è aumentato di ben 123,20 miliardi in poco più di due anni: difficile che l’Europa non chieda il conto, costringendo l’esecutivo ad alzare ulteriormente le tasse.Mentre è in arrivo la rapina di metà anno rappresentata da ritenute Irpef, Tasi, Imu, Ires, Iva, Irpef, Irap, addizionali comunali/regionali Irpef e altro, le imprese e le famiglie dovranno versare ben 51,6 miliardi di euro di tasse; di questi, secondo un calcolo della Cgia di Mestre, 34,8 miliardi finiranno nelle casse dell’erario, 11 in quelle dei Comuni e 5,3 in quelle delle Regioni. Dal pagamento del diritto annuale alle Camere di Commercio, infine, gli enti camerali incasseranno dalle imprese 500 milioni di euro. In termini assoluti, il versamento più oneroso riguarderà le ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori che attraverso il sostituto di imposta saranno trasferite dalle imprese all’erario per un importo pari a 11 miliardi di euro.

Fonte: il Populista

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