09 novembre 2016

Le ombre della Clinton Foundation

Le ombre della Clinton Foundation

Sono una delle più grandi dinastie degli Stati Uniti. I Clinton sono sulla scena politica statunitense dagli anni 70, prima con Bill e poi anche con Hillary. E forse è proprio questo che gli ha permesso di costruire una rete globale di donatori senza pari.

Ma facciamo un passo indietro. Bill e Hillary hanno fondato – nel 1997 – la Clinton Foundation, una fondazione diversa da qualsiasi altra nella storia. È un impero filantropico globale gestito da un ex presidente degli Stati Uniti, con l’obiettivo di risolvere molti dei problemi più difficili al mondo.
Avviata in modo modesto – e inizialmente focalizzata sulla biblioteca personale di Bill – è via via cresciuta in modo molto ambizioso. Attualmente conta oltre 2000 dipendenti. Più specificatamente, i fondi raccolti dalla fondazione vengono spesi direttamente sui programmi aperti dalla società e non vengono donati ad altre organizzazioni di beneficenza.

Lo stesso ex presidente in passato ha dichiarato al Washington Post: “La fondazione è una macchina geniale che può trasformare qualcosa di intangibile in qualcosa di tangibile: il denaro“.

Ecco, il denaro. Secondo un’inchiesta del Washington Post, i due coniugi per le loro campagne politiche e per le raccolte fondi sono riusciti a racimolare 3 miliardi di dollari negli ultimi 40 anni. Cioè da quando Bill ha iniziato le sue prime campagne elettorali negli anni ’70. Di questi, 2 miliardi sono finiti direttamente nelle casse della Clinton Foundation, mentre la restante parte (cioè 1 miliardo di dollari) è andata direttamente a finanziare le campagne elettorali dei due coniugi.

Ma chi sono i donatori? Già nel 2008, quando Hillary è stata nominata segretario di stato durante la prima amministrazione Obama, si è sollevò il problema. Una delle accuse che vennero rivolte alla Clinton fu che tra i donatori ci fossero governi stranieri. Governi che, donando ingenti somme di denaro, potevano influenzare la politica estera del nuovo Segretario di Stato statunitense. Quindi, dopo un polverone di polemiche, l’amministrazione Obama chiese la pubblicazione dei donatori.

E la fondazione diffuse un elenco composto da circa 200mila nomi. Tra questi, c’erano un membro della famiglia reale saudita – che ha donato alla fondazione milioni di dollari – un oligarca ucraino, il governo del Qatar e potenti uomini d’affari come il magnate dell’editoria Rupert Murdoch.

Le donazioni da parte di governi stranieri ad un candidato ad un qualsiasi ruolo pubblico sono illegali negli Stati Uniti (in seguito ad una sentenza della Corte Suprema) e sono di conseguenza malvisti dall’elettorato statunitense.

Oltre a quelli già citati, tra i principali donatori della fondazione che hanno donato più di 25 milioni di dollari, troviamo anche la “Bill & Melinda Gates Foundation” (di Bill Gates, fondatore di Microsoft).


Costruire questa rete immensa, eterogenea e soprattutto fedele, non è stato facile per i due coniugi. Bill Clinton ha usato il suo carisma per catturare nuovi sostenitori, Hillary ha applicato la sua caratteristica attenzione ai dettagli per inviare note scritte a mano per celebrare fidanzamenti tra i donatori e nuovi arrivati. Delle mosse semplici ma efficaci. Talmente efficaci che solo l’1% dei donatori ha donato il 21% delle sovvenzioni totali ricevute dalla Clinton Foundation.


Ma torniamo all’attualità. Già nella campagna elettorale per la nomination democratica il senatore del Vermont Bernie Sanders ha risollevato la questione. “Ho un problema quando un ex Segretario di Stato – ha detto – riceve nella propria fondazione milioni di dollari da governi stranieri”. E poi ancora “penso che questo possa essere considerato conflitto di interessi”, ha concluso.

Nel mirino non sono finiti solo i finanziamenti ottenuti nella fondazione, ma anche quelli ottenuti dai coniugi Clinton da banche e servizi finanziari per le loro campagne elettorali nel corso degli anni.

Il Washington Post sostiene che Hillary Clinton avrebbe incassato oltre 3.5 milioni di dollari per alcuni discorsi discorsi a pagamento organizzati da banche e società finanziarie. Tra le banche che hanno elargito un sostanzioso assegno (di circa 675 mila dollari) in seguito a tre interventi dell’ex Segretario di Stato, figura anche Goldman Sachs. E tra gli sponsor che hanno pagato per uno o più discorsi di Hillary troviamo anche la banca tedesca Deutsche Bank, che ha elargito circa 485mila dollari.

In più, le società di servizi finanziari e di Wall Street hanno donato in tutto circa 44 milioni di dollari per sostenere le varie campagne elettorali di Hillary Clinton. Tutto questo successo tra gli investitori di Wall Street, come riporta il quotidiano statunitense, mostra come Hillary continui a beneficiare delle relazioni che lei e suo marito sono riusciti a forgiare dagli anni ’70 ai giorni nostri.

Proprio in quegli anni Bill Clinton decise di intraprendere la carriera politica, altro punto forte della raccolta fondi del clan Clinton. Perché, oltre ai piccoli donatori, anche le società di Wall Street hanno donato per le campagne elettorali. Ma entriamo nel dettaglio e andiamo a quantificare queste somme di denaro. Nel 1992, per la prima corsa presidenziale di Bill Clinton, circa 11 milioni e 700mila dollari. Soldi più che raddoppiati quattro anni dopo: più di 28 milioni di dollari, in occasione della campagna per la rielezione nel 1996.

Quattro anni dopo (nel 2000) Hillary si candida al Senato per lo stato di New York e ottiene oltre 2 milioni di dollari. Sei anni dopo, nel 2006, sempre per la corsa al Senato, quei soldi triplicano e Hillary riesce a ottenere oltre 6 milioni di dollari.

Ma è nel 2008 che Hillary decide di fare il grande salto e di correre per le presidenziali. Lo scontro con Barack Obama per la nomination democratica è storica, perché chiunque di loro avesse vinto sarebbe stata una “prima volta”: il primo uomo di colore contro la prima donna. E la Clinton ottiene sovvenzioni per oltre 14 milioni di dollari. Soldi sprecati visto che quella nomination la ottenne Obama.


Facciamo un salto in avanti di 8 anni. Hillary ci riprova, stavolta ha davanti il socialista Bernie Sanders e, grazie soprattutto all’appoggio del partito, la Clinton vince la nomination democratica. Ora rimane solo da battere il candidato repubblicano Donald Trump per diventare la prima presidentessa degli Stati Uniti, una carica inseguita per anni. E, in occasione di queste ultime elezioni, gli ultimi dati pubblicati dal Washington Post si fermano al 30 settembre scorso: oltre 6 milioni di dollari. Cifra che, sicuramente, nel frattempo sarà aumentata. Senza dimenticare che Bill ha già annunciato le sue dimissioni da presidente della fondazione Clinton se Hillary dovesse ottenere la presidenza. La motivazione è evitare il conflitto di interessi.
Ma se Hillary dovesse vincere le elezioni presidenziali, verrà nuovamente sollevato il velo sulla Clinton Foundation o si cercherà di nascondere il problema?



Fonte: Gli Occhi della Guerra

REFERENDUM, ECCO COME L’UE RICATTA L’ITALIA


Ancora una volta l’Unione Europea utilizza l’economia come minaccia per i Paesi membri: se in Italia vincerà il no al referendum, tornerà l’incubo-spread.

A poco meno di un mese dal referendum costituzionale, si fa sempre più accesa la battaglia fra i sostenitori del sì e quelli del no; a gamba tesa sulla questione – ma sarebbe il caso di parlare di vera e propria ingerenza – è entrata anche l’Unione Europea che si è schierata a favore del sì, non esprimendosi sul contenuto del referendum bensì con una minaccia di natura economica: se dovesse vincere il no, lo spread tornerà a salire e per l’Italia saranno guai.

Un monito surreale che toglie ulteriore credibilità a un’istituzione a cui di autorevolezza ne è rimasta ben poca, impegnata com’è a fare le pulci ai conti di alcuni Paesi rimanendo fin troppo morbida con altri (Germania e Francia in particolare, che hanno potuto far lievitare il debito pubblico senza neppure un rimprovero da Bruxelles) e assente su fronti ben più importanti, uno su tutti i fenomeni migratori e le stragi di esseri umani nel Mediterraneo.

Un atteggiamento intimidatorio che sposta l’attenzione da domenica 4 dicembre, giorno del referendum, a lunedì 5, quando si avrà la reazione delle borse all’esito della votazione; nemmeno una parola è stata spesa sul contenuto del referendum da parte dell’Unione Europea, che ha limitato il suo intervento ad un semplice ricatto sul risultato finale del voto, con un modo di fare scorretto e per certi versi subdolo. Anche perché il senso della posizione dell’Ue è grosso modo questo: se vince il sì, potrete contare sul nostro appoggio – per continuare ad annaspare nel grande mare dei mercati finanziari – se dovesse vincere il no, quel mare finirà per sommergere il Paese.

In sostanza l’Unione Europea vuole esercitare il suo controllo sulla sfera politica dei Paesi membri e lo fa non attraverso pareri di esperti e analisi nel merito delle questioni, ma con ricatti e minacce di tipo economico per far prevalere ciò che maggiormente conviene a Bruxelles, un’istituzione dura con i deboli e debole con i forti.


Tratto da: L’Euroscettico

Il programma. Meno tasse, no all’eutanasia e mano tesa a Putin: come cambierà l’America


Ecco il programma del neopresidente Donal Trump, così come emerso durante la lunga campagna elettorale.

VITA

ll miliardario repubblicano ha difeso per almeno tre decenni il diritto all’aborto, organizzando anche cene per la raccolta fondi dei principali gruppi abortivi degli Stati Uniti. A chi gli chiedeva perché, Trump rispondeva: «Sono cresciuto a New York, non nel Sud retrogrado». Negli ultimi anni il tycoon ha cambiato idea, schierandosi nel campo pro-vita e sostenendo che l’aborto dovrebbe essere dichiarato illegale dalla Corte suprema Usa. Quest’anno il candidato repubblicano ha suscitato polemiche quando ha affermato che bisognerebbe «punire le donne che interrompono la loro gravidanza» ma non gli uomini coinvolti. Più di recente ha però dichiarato che la legalità o meno dell’aborto dovrebbe essere decisa a livello statale e non a livello federale. Trump si oppone alla legalizzazione sia dell’eutanasia che del suicidio assistito.

ARMI

«Il diritto di auto-difesa degli americani non deve fermarsi quando questi escono di casa. Ecco perché ho un permesso per il trasporto di armi nascoste e perché difendo il diritto degli americani di averlo. Questo deve valere in tutti i 50 Stati», ha detto Donald Trump. Il miliardario ha accusato Clinton di voler eliminare il secondo emendamento alla Costituzione Usa che garantisce il diritto di difendersi. Il tycoon ha detto però che le persone sospettate di legami con il terrorismo o quelle alle quali è stato proibito di imbarcarsi su un aereo per motivi di sicurezza non dovrebbero poter acquistare armi. Ha anche sostenuto che i venditori di armi hanno il dovere di informare le forze dell’ordine quando qualcuno fa grossi acquisti di armi e di munizioni.

MIGRANTI

Donald Trump sostiene che «grandi quantità di reati sono commessi dagli immigrati» e ha per questo promesso di costruire un muro al confine meridionale degli Stati Uniti e di «farlo pagare al Messico». «Costruiremo un muro – ha detto – e ci metteremo una grossa, grassa, bellissima porta. Chi vuole entrare dovrà farlo legalmente». Il candidato repubblicano accusa l’America latina di «esportare illegalmente crimine e povertà» e assicura cherimpatrierà la maggior parte degli 11 milioni di immigrati senza permesso di soggiorno presenti negli Usa. Intende inoltre mettere fine ai programmi che permettono di assumere lavoratori stranieri qualificati, istituendo l’obbligo di assumere lavoratori americani prima di ogni straniero, senza alcuna eccezione.

ESTERI

Donald Trump ha avvertito la Nato e altri Stati alleati degli Usa che corrono il rischio di doversi difendere da soli se non iniziano a contribuire di più al costo del mantenimento della rete militare globale degli Stati Uniti. Ha detto più volte che la Cina sta «prendendo in giro» gli Stati Uniti e che come presidente la considererebbe alla stregua di un nemico, mentre vede con simpatia Vladimir Putin e, se eletto, riallaccerebbe rapporti più stretti con la Russia. Sulla lotta al terrorismo, ha affermato che distruggerebbe il Daesh, e farebbe «brillare di bombe il deserto in Medio Oriente». Ma non invierebbe più soldati in Siria o Iraq. Si oppone con forza all’accordo sul nucleare con l’Iran voluto dall’amministrazione Obama e ha promesso di cancellarlo.

ECONOMIA

Donald Trump sostiene che gli Usa stanno attraversando un periodo di forte declino economico. Il repubblicano considera responsabili in parte i patti commerciali internazionali, sui quali tiene una linea dura. Si oppone non solo all’accordo con il Pacifico, ma promette anche di «rottamare» il Nafta, l’accordo di libero scambio nordamericano negoziato nel 1990 da Bill Clinton. Non crede che lo stipendio minimo orario debba essere aumentato e propone tagli alle tasse per tutti che avvantaggerebbero soprattutto i più abbienti. Il magnate vorrebbe aumentare le tasse solo sugli hedge funds di Wall Street. Propone inoltre una riduzione dei controlli governativi sulle imprese. Trump promette però di «riportare in America» le centinaia di migliaia di posti di lavoro che le aziende hanno trasferito all’estero.

Fonte: Avvenire

Sondaggisti stupidi o disonesti?




Da mesi ci dicevano che Trump non aveva alcuna possibilità, che tutti i sondaggi davano la Clinton vincente con ampio margine. Fino all’ultimo, fino a qualche giorno prima delle elezioni, nonostante la riapertura del caso della mail cancellate (prontamente richiuso: avevano già controllato centinaia di migliaia di documenti in 2-3 giorni?), le chance di vittoria erano sempre sfacciatamente per la Clinton:

Allora? Che pensare? Qualcuno diceva che “a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca“. Io, lo dico apertamente, penso che i sondaggi abbiano una finalità pubblicitaria: spingere le persone a votare per quello che è stato scelto a priori dall’establishment.

Lo so, faccio peccato: ma io penso male.

I migliori commenti da Facebook:

Se verrà confermata la vittoria di Trump, la grande sconfitta non sarà la Clinton, ma la verità giornalistica che per mesi ci ha dipinto un mondo che non c’era.

..almeno loro votano..Io ho un figlio di 22 anni, che ha visto cambiare tre o quattro governi nel suo paese ma non ne ha ancora votato uno. 
Pero’ quelli della sua eta’ sanno tutto sulle trivelle in mezzo ai mari..


DONALD TRUMP HA VINTO!
Ma chi HA PERSO in pratica?
HA PERSO la banda internazionale del Nuovo Ordine Mondiale composta da miliardari senza scrupoli che volevano conquistare il controllo dell’intero mondo, compresa l’Italia con la collusione dei nostri governanti, distruggendo la democrazia per sostituirla con una loro oligarchia di illuminati senza scrupoli sociali.. e la Clinton era la loro leader

Ha vinto Trump, il meno peggio, ma il fatto che l’abbia fatto contro tutti i media, gli apparati, le borse e una feroce campagna denigratoria mondiale, è un fatto sensazionale, che da speranza.
Ora, mentre godiamo inevitabilmente della cosa nn aspettiamoci miracoli e attenzione ai colpi di coda…
Grazie Renzi, ora facci godere tu!!

Da Renzi a Mughini, dagli Elkan ai De Benedetti, tutti i vassalli degli USA-padroni sono affranti… Su SKY sostengono di essere stati ‘equidistanti’ , ora tutti i ruffiani Piddino-KillerYani sono ai remi per tornare indietro , pronti a nuovi ordini che giungessero dai nuovi capi di Pentagono e Casa Bianca. 
Speriamo che Trump riesca a mantenere le sue promesse, sarebbe la fine del terrorismo e delle minacce di guerra alla Russia e alla Cina.
Noi e tutti gli altri stati europei (tranne i golpisti ucraini) abbiamo tutto da guadagnare da un recupero di sovranità nazionale e da una ridiscussione della NATO, strumento operativo per le guerre USA.

I bambini concepiti ringraziano.

La vera grande e buona notizia è il tracollo dell’establishment statunitense e mondiale. 
Trump, vincendo, ha sconfitto la quasi totalità dei media, larga parte del mondo hollywoodiano, la schiera compatta della cosiddetta cultura politicamente corretta, tutti gli ex presidenti viventi, una fetta rilevante del suo stesso partito, i vertici di Wall Street e le cancellerie straniere.
Insomma, il mondo come ci viene calato dall’alto. Un gigante dai piedi d’argilla.
Dopo Brexit, oggi. Gli americani come gli inglesi.
Mancano all’appello gli italiani: riusciremo a mandare via Renzi? Io voto NO

Fonte: Ingannati

LA GRECIA È STROZZATA, ESPROPRIATA E IN SVENDITA


Teniamo le luci accese sulla Grecia. Dal blog Greek crisis dello storico ed etnologo Grigoriou Panagiotis abbiamo tratto alcuni brani presi da post diversi, che danno un quadro agghiacciante della situazione attuale del paese e dei disastrosi effetti della crisi, in tutta la sua concretezza quotidiana. Abbiamo scelto brani in cui Panagiotis parla della drammatica povertà della popolazione, dell’esproprio dei beni pubblici, dell’attacco all’ortodossìa, della voce del Padrone (Tsipras) e di tasse.

Di Grigoriou Panagiotis, ottobre 2016

Traduzione di Franz

Povertà: non è il terzo mondo… ma quasi.
I dati arrivano, pesanti, a raccontare come crollano gli abitanti di questo splendido paese. Si viene così a sapere che il 35,7% della popolazione è a rischio povertà, che il 21,4% già si trova al di sotto di questa soglia (9.475 euro all’anno per una famiglia di due adulti e due bambini), che il 44% dei pensionati sopravvive sotto la soglia di povertà (665 euro al mese) a causa dei tredici successivi tagli delle loro pensioni dal 2010 ad oggi (l’ultimo è stato il 1° ottobre 2016), con una perdita tra il 20 e il 50% del loro valore, mentre il 52% delle famiglie a basso reddito i non ha in realtà alcun reddito cui aggrapparsi se non quello dei genitori (o dei nonni) in pensione (statistiche ELSTAT, Kathimerini 23/6/2016 e Imerisia 28/9/2016).
[“Della Guerra” 4/10/2016]

(…) secondo gli ultimi dati delle Statistiche Greche (settembre 2016) circa il 40% della popolazione è privo di beni e servizi materiali essenziali, come il cibo e il riscaldamento; la percentuale sale al 44,5% per i giovani tra 0 e 17 anni. Infatti, una famiglia su sei (17,7%) occupa un alloggio sostanzialmente inagibile, con i tetti che perdono acqua, i muri e i pavimenti devastati dall’umidità e via dicendo. Nel complesso, più di 4.512.000 greci sono di fronte al concreto rischio di cadere in povertà, e con essi i loro bambini. È significativo che ben 230.774 bambini vivono in famiglie… senza nessun lavoratore e, praticamente, senza alcun reddito (stampa greca, 24 ottobre)
[Da “Carovane solidali (verso la fine del mondo)” del 27/10/2016] 

Esproprio: ciò che è mio è mio e ciò che è tuo… pure. Il ritorno della Treuhand.
(…) Il paese reale è messo in vendita, sovente a prezzo di saldo. TUTTI (in maiuscolo nel testo originale NdT) i beni pubblici dello stato Greco sono stati ceduti per una durata di 99 anni all’Iper Cassa comandata dalla Troika allargata, una specie di “Treuhand” (il nome completo è “Treuhandastalt”, letteralmente “agenzia fiduciaria”), cioè l’organismo legale della Germania ovest incaricato della privatizzazione dei beni della Repubblica Democratica Tedesca (DDR) dopo la riunificazione del paese. Ed è il “governo” Tsipras che ha firmato un atto di questo genere (Memorandum III) e, con esso, la sua fine.
[“Della Guerra” 4/10/2016]

(…) Il tempo delle privatizzazioni in serie, così come quello dell’iper cassa che domina sulla Grecia è vicino (grazie SYRIZA). D’altronde l’annuncio è ufficiale, secondo l’analisi del sito ”Bastamag” (18 ottobre): “Sarà un alto funzionario francese, ispettore generale delle finanze, Jacques Le Pape, che guiderà il programma di privatizzazioni delle proprietà e delle imprese pubbliche imposti alla Grecia. (…). Nonostante gli appelli dei sindacati e di milioni di cittadini greci, il parlamento del paese ha stabilito a fine settembre di rilanciare questo processo, nel quadro del nuovo accordo con i creditori europei. Al di sopra dell’agenzia di privatizzazione Taiped sarà creata una nuova entità chiamata Superfund, con un consiglio composto da tre greci e due europei. “I rappresentanti dell’UE avranno la possibilità di porre il veto sulle decisioni del Superfund per 99 anni, il che pone di fatto sotto il controllo della Troika i beni pubblici greci per un secolo” denuncia la federazione sindacale internazionale dei servizi pubblici ISP”.
[Da “Crisi, bellezza e serenità” 19/10/2016]

Ortodossia… verso chi?
(…) Negli ultimi tempi, gli ”tsiprosauri” al governo hanno scatenato una (presentata come) polemica con la Chiesa ortodossa di Grecia a proposito dell’insegnamento della religione (e delle religioni) nelle scuole, in un paese dove la Chiesa non è separata dallo Stato… salvo che lo Stato è nelle mani dei mondializzatori e la Grecia non è più un paese, ma un territorio neo-colonizzato, amministrato dall’estero (…). I mondializzatori del supposto nuovo ordine mondiale, altrimenti detti rappresentanti della Troika, hanno di recente preteso dal “governo”, così come dalla Chiesa, di non far più suonare le campane al momento delle messe e di non far più effettuare la celebre processione pubblica dell’”Epitaffio del Venerdì Santo”. Durante questa cerimonia, i fedeli seguono la bara di Gesù con le candele accese in mano, facendo il giro della propria parrocchia, e poi il giro delle piazze centrali delle rispettive città; (…) Infine, i “Troikani” hanno anche chiesto alla Chiesa di accorciare la durata delle messe, soprattutto quelle della Settimana Santa (reportage della stampa Greca e Radio “Realfm” 4 ottobre 2016).
Il diavolo è sicuramente nei dettagli, e questo immischiarsi della Troika nelle pratiche religiose dei Greci fatica a nascondere la volontà di distruggere le caratteristiche culturali (tra le altre) di un intero popolo. In questo modo l’uniformità globalizzante non troverà più alcun ostacolo. E non è necessario avere familiarità con l’Ortodossia, per cogliere allo stesso tempo un tentativo di destabilizzare l’asse geopolitico (reale o come parte della mentalità) tra la Russia e Grecia. (…)
Ma infine, secondo me, questa vicenda… presunto motivo di frizione tra gli Tsiprosauri e la Chiesa, serve come cortina fumogena affinché i media (già agli ordini dei padroni di questo mondo) non facciano più parola del crimine politico (o crimine e basta) posto in atto dal “governo” SYRIZA/ANEL ovvero la cessione di tutte le aziende municipali (e regionali) di distribuzione dell’acqua potabile in Grecia, attraverso l’Ipercassa (sorta di Treuhand) alla quale sono state ceduti per 99 anni tutti i beni di proprietà dello Stato (Memorandum Tsipras).
[Da “Luce e Bellezza” – 10/10/2016]

La voce del padrone. Tsipras come la UE: voti contro? Si rivota.
Ad Atene, così lontana dalle bellezze del Nord in lotta contro le avversità, ha avuto luogo – bisogna dire, nell’indifferenza generale dei Greci – il secondo congresso di SYRIZA, dove peraltro Pablo Manuel Iglesias Turriòn, di Podemos, ha preferito non andare, nonostante fosse stato invitato (rimpiazzato da un emissario… quasi sconosciuto ai Greci). Tempi duri!
Alexis Tsipras è stato rieletto alla testa dei… ridicoli, con il democratico risultato del 94% dei consensi! Salvo che una delle proposte di Tsipras in prima lettura non era stata approvata dai congressisti: “Avete capito cosa avete appena fatto? Avete votato contro una delle mie mozioni (quelle del capo)…” così ha gridato il ”buffone” politico Tsipras, visibilmente alterato. La stampa aveva lasciato microfono e telecamere accese e tutto il paese l’ha sentito.
Quanto ai delegati, sono stati invitati a rivotare e tutto è rientrato nella normalità.
[Da “Crisi, bellezza e serenità” 19/10/2016]

Tasse. L’imponibile non c’è più, e allora… tutto fa brodo
E per quanto riguarda il debito verso lo Stato e il suo erario, direttamente gestito dai “tecnici” della Troika allargata, più del 50% dei Greci (4 milioni di persone) che hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi ha accumulato ritardi e mancati pagamenti delle imposte per un montante complessivo di circa 100 miliardi di euro da qui alla fine del 2016 (1,3 miliardi di euro non versati ad agosto 2016, circa 9 miliardi non versati dall’inizio dell’anno – secondo quanto riporta il giornale economico Imerisia 28/9/2016). Segnali del prossimo affondamento?

(…) La Plaka, sotto l’Acropoli, si svuota dei suoi turisti, che ci lasciano senza avere né visto né conosciuto le enormi, quotidiane scene di collera e di scompiglio che si svolgono negli uffici del fisco, dell’azienda elettrica o della cassa mutua dei lavoratori autonomi. Per arrotondare i loro magri introiti, tutti questi organismi scoprono, o piuttosto si inventano, delle irregolarità… vecchie anche di decenni, rendendo così dei “cittadini” inadempienti verso lo stato, situazione che, dopo le leggi introdotte con il Memorandum, blocca ogni possibile attività economica degli interessati (dalle compravendite dei loro beni mobili o immobili fino alle eredità, ma anche, tra le altre cose, l’erogazione delle pensioni). (…) Oggi, più del 70% delle richieste del fisco (e degli… Organismi) si rivelano infondate se portate davanti al giudice (dal quotidiano “Kathimerini” del 2 ottobre)
[“Della Guerra” 4/10/2016]

In occasione di una recente visita in questa regione di frontiera, tra Albania, ex Repubblica Yugoslava di Macedonia e Bulgaria, Dimitris Tsakiris, direttore dell’organismo di sicurezza sociale e previdenza dei lavoratori autonomi in Grecia (OAEE) ha avuto grosse difficoltà a spiegare (ed a fare accettare) come possano fare i piccoli imprenditori a sopravvivere, dato che dal 1° gennaio 2017 la somma di tutto ciò che dovranno pagare tra tasse, imposte e tributi vari arriveranno non lontano dal 70% del loro guadagno. Nella città di Fiorina (non lontano da Kastoria) i partecipanti alla riunione hanno fatto notare che circa la metà degli iscritti alla Camera di commercio locale erano già falliti. “Se vi sembra patriottico, trasferitevi in Bulgaria, voi e le vostre famiglie” ha replicato Tsakiris.
[Da “Crisi, bellezza e serenità” 19/10/2016]
A dir la verità i (presunti) lavoratori ed altri professionisti detti Autonomi in Grecia, devono versare in tasse, imposte ed altri contributi… dal 60% al 75% del loro fatturato, con l’aggravante, decisa da questo anno, di versare sotto forma di… anticipo la cifra dovuta per l’anno fiscale 2017 (legge fiscale 2016 – Memorandum III.Tsipras), con un calcolo basato sul fatturato degli anni precedenti, da correggere poi eventualmente in un secondo momento!
[Da “Carovane solidali (verso la fine del mondo)” del 27/10/2016]

La chiosa: armonizzare nella schiavitù
Gli amici della Carovana solidale, arrivati dalla Francia, hanno ragione. Queste misure prese in nome dell’austerità non sono giustificate in Grecia più di quanto lo siano in Francia e questa ingiustizia è fondamentalmente la stessa per tutti i popoli europei. Hanno ragione su tutto, salvo, diciamo noi, su un punto non di poco conto. La cosiddetta Unione Europea non è mai stata fabbricata con l’obiettivo di una armonizzazione sociale ed economica tra le economie dei vari Stati. Se non, forse… nella schiavitù, poiché si trattava fin dall’inizio di un progetto totalitario (come ora lo sono i Trattati detti “transatlantici”), era una UE che non è mai semplicemente stata “antidemocratica per errore o per sue lacune” come qualcuno ama ancora presentarla, senza – a quanto mi pare – riuscire più a convincere.
[Da “Carovane solidali (verso la fine del mondo)” del 27/10/2016]

Dopo queste presidenziali il giornalismo italiano si deve solo vergognare


In queste presidenziali USA una cosa è certa: i giornalisti italiani dovrebbero imparare a fare il loro lavoro.Nessuna critica nei confronti dei pochi che si sono mostrati imparziali e obiettivi, ma una critica nei confronti di tutti quei giornalisti che hanno propagandato all’inverosimile il pensiero di Hillary Clinton. In Italia – paese tanto libero da essere negli ultimi posti a livello di libertà di stampa – è andato in onda un continuo spot elettorale a favore della moglie del 42esimo Presidente degli Stati Uniti, un giornalismo che è arrivato nei punti più infimi nel momento in cui si usavano slogan tipo “Hillary santa, Trump cattivo”. E questo è andato in onda sopratutto su reti televisive che vengono pagate da noi italiani con un canone che oggi ci viene imposto sulla bolletta della luce.

Non si può più ignorare che la maggioranza dei giornalisti italiani siano militanti di Sinistra. Durante quest’anno lo hanno presentato con sempre più evidenza. Si sono ignorate le elezioni presidenziali austriache se non per dire che aveva vinto – momentaneamente per giunta – il candidato dei Verdi, non si parla delle rivolte delle forze dell’ordine in Francia, la Brexit è stata presentata – tralasciando le scenate ingloriose sui poveri camerieri italiani a Londra – come la follia voluta da arteriosclerotici ultranovantenni e infine hanno presentato Donald Trump, la versione statunitense di Berlusconi, come un deficiente razzista e maschilista.

Spero sinceramente che qualcuno all’interno dell’ordine dei giornalisti si ponga un esame di coscienza, ovvero che capisca che una professione è stata ridicolizzata per volere di un certo apparato che proviene da sinistra. Il vero rischio comunque riguarda il popolo italiano che attualmente è così tanto narcotizzato da una stampa deviata che rischia di rimanervi schiavo. Basti pensare alla campagna per il No al Referendum. A oggi sembra che sia una sfida interna al solo centrosinistra, presentato al popolo come un partito unico, e nulla si parla delle centinaia di iniziative organizzate dal centrodestra, presentato dalla stampa deviata come una coalizione morta. Trump è comunque riuscito a smuovere l’anima dell’America più profonda, di quella maggioranza silenziosa – tanto amata da Nixon – che ha dato al mondo intero una lezione di democrazia.

Comunque almeno i giornalisti deviati italiani non sono arrivati ad affermare che aveva vinto lo stesso la Clinton. Non era una ipotesi così remota.

Farmaci, perché è importante segnalare gli effetti indesiderati?


- di Redazione InformaSalus.it

I medicinali possono comportare effetti indesiderati. Per questo è di fondamentale importanza che i potenziali rischi associati al loro uso siano compresi e comunicati da tutti i soggetti coinvolti nella prescrizione e somministrazione, in particolare medici, farmacisti, operatori sanitari e pazienti.

Al fine di promuovere la segnalazione dei sospetti effetti indesiderati legati all’uso dei farmaci l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) aderisce alla campagna di comunicazione social che da oggi sino all’11 di novembre è stata lanciata in 22 paesi europei.

L’Aifa ricorda che “la segnalazione dei sospetti effetti indesiderati fornisce alle agenzie regolatorie come AIFA informazioni importanti per assicurare che il profilo beneficio/rischio dei medicinali in commercio sia sempre favorevole per la popolazione. L’Italia ha un tasso si segnalazioni ampiamente superiore al gold standard stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ma esistono margini per migliorare e aumentare la consapevolezza di tutti gli attori del sistema, a cominciare dai pazienti”.


L’invito a medici, operatori sanitari e pazienti è quello di effettuare la segnalazione di una sospetta reazione avversaonline attraverso la piattaforma Vigifarmaco dell’AIFA, sviluppata dal Centro di Farmacovigilanza Regionale del Veneto.

La campagna è stata realizzata nell’ambito del progetto Strengthening Collaboration for Operating Pharmacovigilance in Europe (SCOPE) Joint Action. Uno degli obiettivi principali del progetto è aumentare la conoscenza dei sistemi nazionali di farmacovigilanza e la consapevolezza nell’uso dei medicinali.


08 novembre 2016

Hillary ha un nuovo guaio: le cene sataniche


Il capo della campagna elettorale della Clinton, John Podesta, invitato alle “notti da terremoto” dell’artista Marina Abramovic.

di Marcello Foa.

NEW YORK – Dal “cerchio magico” al cerchio spiritico il passo può essere insolitamente breve e sarà dura per Hillary Clinton rintuzzare quest’altro colpo che Wikileaks ha assestato al suo entourage.
L’organizzazione di Julian Assange ha infatti rilasciato alcune email trafugate relative a John Podesta: lettere in cui il presidente della campagna elettorale di Hillary viene invitato dal fratello a casa della discussa artista Marina Abramovic per una “spirit cooking dinner”, una cena che potremmo chiamare, con indulgenza, “spiritica”. Di certo non priva di sfumature sataniste.
“Sei a New York il 9 luglio? – chiede Tony Podesta a John – Marina ti vorrebbe a cena”. L’email è datata 28 giugno 2015 e fa il paio con un’altra della stessa Abramovic, datata 25 giugno e indirizzata a Tony: “Caro, sono proprio impaziente per la Spirit Cooking Dinner a casa mia. Riesci a farmi sapere se tuo fratello parteciperà?”.
Non è certo se John Podesta fosse un abitué di queste cene o se abbia mai accettato l’invito, ma dal ricettario della Abramovic (“Spirit Cooking with Essential Aphrodisiac Recipes” per Edition Jacob Samuel, edito nel 1996) sappiamo che il menu è piuttosto indigesto: nel libro si parla di zuppe al “latte materno fresco con aggiunta di latte-sperma” e di cocktail a base di “fresca urina del mattino”. Tutto da mandar giù durante “notti da terremoto”, probabilmente, ma non è detto, sessuale.
Di fatto, un’aura di occulto e promiscuità ha sempre circondato l’Abramovic, fin dall’inizio della sua carriera fatta di “performance”artistiche estreme, con al centro atti di autolesionismo e momenti di sangue.
Di recente, l’entourage della Clinton ha già avuto momenti a dir poco imbarazzanti, tra gli altri, per via del caso Anthony Weiner, marito dell’assistente di Hillary, Huma Abedin. Nel 2011 l’uomo si è dovuto dimettere dal Congresso dopo che la pornostar Ginger Lee pubblicò foto hard inviate dal politico a una quindicenne della Carolina del Nord. Weiner, nonostante lo scandalo, non ha perso il vizio: nel 2013, a seguito di altre mattane sessuali, s’è dovuto ritirare dalla corsa per diventare sindaco di New York e nell’agosto di quest’anno è stato pizzicato di nuovo a inviare via smartphone selfie osceni, con il figlio sullo sfondo. L’Fbi ha aperto un’inchiesta contro Weiner per abusi sessuali su minori, mentre la coppia – sposata da Bill Clinton – è definitivamente scoppiata e Huma ha chiesto il divorzio.

Fonte: www.cdt.ch

I nonni non muoiono mai: diventano invisibili… (bellissima, da leggere)


- articolo tratto da Piccole Storie

I nonni non muoiono mai: diventano invisibili e dormono per sempre nella parte più profonda del nostro cuore. Ci mancano ancora oggi e daremmo qualsiasi cosa per ascoltare di nuovo le loro storie, per ricevere le loro carezze, per vedere quegli sguardi pieni di infinita tenerezza.

Sappiamo che la vita funziona così: mentre i nonni hanno il privilegio di vederci nascere e crescere, noi dobbiamo essere testimoni del loro invecchiamento e del loro addio al mondo. La loro perdita è quasi sempre il primo addio che abbiamo dovuto affrontare durante l’infanzia.




I nonni non scompaiono mai da questo mondo, essi diventano invisibili, dormono per sempre su quella che è la parte più profonda che appartiene al nostro cuore. Ancora oggi ci mancano, noi daremmo qualunque cosa per riaverli nuovamente vicino a noi, per ascoltare le loro storie, per ricevere carezze da parte loro, per vedere il loro sguardi che tanto ci mancano.

Mente i nonni ci vedono nascere e crescere, noi diventiamo i testimoni del loro invecchiamento e del loro salutare questo mondo. La loro perdita rappresenta un qualcosa che molti hanno dovuto affrontare sin dalla prima infanzia. I nonni partecipi dell’educazione dei loro nipoti, su di loro lasciano una eredità che li accompagnerà per sempre, per il resto dei loro giorni, esattamente come i semi di un amore che si vedrà ancora di più quando i nonni risulteranno invisibili.




Al giorno d’oggi risulta comune osservare i nonno crescere i loro nipoti, rappresentano un punto di sostegno prezioso, e tra nonni e nipoti viene a formarsi un legame segnato dalla complicità profonda. La loro scomparsa può significare tantissimo, sia nei bambini che negli adolescenti.

Gli esperti sottolineano che quando il nonno non c’è più, è sbagliato dire ai bambini cose metaforiche come “il nonno è volato su una stella” oppure “il nonno adesso dorme in cielo”, in quanto ai piccoli va concesso l’ultimo saluto in ospedale e inoltre va spiegato loro proprio il concetto del trapasso, del fatto che su questo mondo si cessa di esistere, così da evitare che i bambini possano farsi idee sbagliate. Se spieghiamo ai piccoli il tutto mediante una visione religiosa, è inoltre importanter spiegare loro anche -in maniera chiara- che il nonno non tornerà mai più. L’informazione dovrà essere breve e semplice.

Non è inoltre necessario nascondere ai piccoli le lacrime di un adulto nel caso di un decesso.

Anche quando non sono più tra noi in modo fisico, i nonni ci sono ancora, la loro presenza è ancora viva, nei nostri ricordi, ogni volta che lo ricordiamo, e nei nostri cuori.



Terremoto, la truffa corre sui social: falsa vendita di prodotti tipici nursini


La truffa corre sui social. Ignobili, vigliacchi, gli sciacalli che in queste ore stanno cercando di speculare sulla disgrazia del terremoto.

Circola sui social una lista di aziende norcine che – secondo il post – sarebbero disponibili ad inviare prodotti tipici nursini a chi ne facesse richiesta, segue la lista e i nomi delle aziende con riferimenti telefonici (numeri di cellulari) e e-mail.

Il fatto in sé sarebbe anche encomiabile perché offrirebbe in teoria la possibilità di poter risollevare l’economia della zona duramente colpita. Se non fosse che – stando almeno ai primi risultati di un’indagine della Guardia di finanzadi Spoleto – si tratterebbe di una truffa che circola sui social. Il consiglio dunque è quello di fare molta attenzione, non inviare in alcun modo denaro e semmai dopo un’attenta verifica dei recapiti e delle denominazioni delle aziende.

Purtroppo nessuno può fermare i malintenzionati che approfittano persino di sciagure come quella del terremoto.

Il PD tenta di comprarsi il “sì” dei giovani con un volantino ingannevole sui 500 euro


Il PD e il comitato per il Sì alla riforma costituzionale sono disperati e non sanno più cosa fare per cercare di raccattare qualche voto favorevole al pastrocchio sul quale si andrà a votare il 4 dicembre. Convinti di riuscire ad infinocchiare ancora impunemente gli elettori, ora puntano a comprare con l’inganno il voto dei neodiciottenni. Sintomatico della situazione un volantino inviato dal comitato “Basta un Sì” di Molteno, Sirone e Garbagnate Monastero, nel Lecchese, ai giovani nati nel 1998: “Sei invitato all’incontro che si terrà lunedì 7 novembre. Si parlerà del referendum e del bonus di 500 euro previsto dal governo Renzi”.

Il volantino, ovviamente, è ingannevole perché tra il bonus (che in realtà si sta rivelando anch’esso una promessa di difficile realizzazione) e il referendum non esiste alcun nesso, e lo scandalo è stato denunciato con forza dalla Lega: “Questo è un modo indegno per comprarsi il Sì dei 570mila 18enni che intascheranno questo bonus, un modo indecente pagato quasi 300 milioni dai cittadini”, ha evidenziato il segretario lombardo Paolo Grimoldi. C’è purtroppo da attendersi che da qui al 4 dicembre, visto che i tutti i sondaggi danno in vantaggio il No, iniziative ingannevoli di questo tipo da parte del PD si moltiplicheranno.



Fonte: Il Populista

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