26 novembre 2016

Traffico di rifiuti e camorra, parla il boss Nunzio Perrella “Nel Bresciano sono rovinati, li abbiamo riempiti di rifiuti tossici“


Traffico di rifiuti e camorra, parla il boss Nunzio Perrella

Trent’anni al servizio della camorra. Poi grande testimone, pentito. Trent’anni nel “giro” del recupero e dello smaltimento dei rifiuti. Anche e soprattutto tossici. “Il quartiere Isola a Napoli è tutto pieno. Ma anche il Raccordo Anulare a Roma”. E la Lombardia: “Ah, il Nord è davvero molto rovinato. I rifiuti li abbiamo portati solo in Lombardia, fino al 1987. Poi stava tutto pieno, e abbiamo cominciato a portarli anche al Sud”.

Parola di Nunzio Perrella, ex camorrista che negli anni ’90 è diventato un collaboratore di giustizia. “Ho cominciato negli anni ’60 – ha raccontato ai microfoni della trasmissione Nemo, su Rai Due – ma sono stati subito chiaro: io non faccio droga e omicidi, io faccio la monnezza. Perché la monnezza è oro”.

Un tariffario ben preciso: “10 lire al chilo per la camorra, 25 lire al chilo per la politica. Ho festeggiato 2 miliardi in contanti al ristorante, una sera. E ancora mi chiamano, dopo anni. E sono grandi industriali, non piccoli”.

Il valzer dei rifiuti, anche nel Bresciano. Il pentito Perrella incontra Gigi Rosa, del Comitato Sos Terra di Montichiari. “Un paese – spiega Rosa – dove si possono trovare 7 discariche in 1 chilometro quadrato. Un paese dove sono stoccati 13 milioni di metri cubi. La situazione è critica: non sappiamo cosa respiriamo, e ormai sono arrivati alle falde acquifere”.
“Montichiari? Me la ricordo bene – ammette Perrella – e così Ospitaletto, Castegnato, Rovato.. Fino a Mantova siamo arrivati”. Ma a Montichiari, i rifiuti dove? “Dappertutto. Tutte le cave che stanno lì, guarda.. son tutte piene. State peggio di noi, siete più rovinati di noi”. Peggio della Terra dei Fuochi

Mistero intorno all’apertura della tomba di Cristo


Tratto da Aleteia

“Dolce aroma” e “perturbazioni elettromagnetiche” hanno sorpreso gli osservatori di questo evento storico.

Dal 26 al 28 ottobre scorso, la lastra di marmo che copre la tomba di Cristo è stata aperta. Un gruppo di scienziati e religiosi ha avuto accesso al luogo, e sono subito iniziate a correre le voci. In primo luogo, si è riusciti a percepire un “dolce aroma” che emanava dalla tomba, che ricordava le manifestazioni olfattive associate a certi santi. In secondo luogo, certi strumenti di misurazione impiegati dagli scienziati sono stati alterati dalle perturbazioni elettromagnetiche. Quando venivano collocati in verticale sulla pietra sulla quale ha riposato il corpo di Cristo, gli apparecchi smettevano di funzionare o funzionavano male.

La direttrice dei lavori, Antonia Moropoulou, ha affermato che è difficile immaginare che qualcuno abbia messo a rischio la propria reputazione per un “trucco pubblicitario”.

È stata la prima volta in quasi due millenni gli scienziati sono riusciti a entrare a contatto con la pietra originale sulla quale venne deposto il Santissimo Corpo di Gesù Cristo avvolto nei panni mortuari, il più famoso dei quali è la Sacra Sindone.
Il Santo Sepolcro subito prima dei lavori di restauro


La grotta originaria è oggi ospitata nella chiesa del Santo Sepolcro, nella parte vecchia di Gerusalemme. È coperta da una lapide di marmo risalente almeno al 1555, se non ancora prima.

“Quello che abbiamo riscontrato è sorprendente”, ha spiegato all’agenzia di notizie Associated Press l’archeologo Fredrik Hiebert, della National Geographic Society, che partecipa al progetto. “Ho trascorso del tempo nella tomba del faraone egiziano Tutankhamon, ma questo è più importante”.

“Serviranno molte e lunghe analisi scientifiche [degli abbondanti dati raccolti], ma alla fine siamo riusciti a poder vedere la superficie originale della roccia sulla quale venne deposto il corpo di Cristo”, ha aggiunto.

Finora non esistevano immagini di questo letto di roccia calcarea, mai fotografato a fortiori. Esistevano solo riproduzioni artistiche, più o meno felici.

Il Santo Sepolcro è stato aperto dagli scienziati per 60 ore, e poi è stato nuovamente sigillato.

Gli esperti hanno lasciato aperta una finestra rettangolare su una delle pareti rivestite di marmo dell’edicola, da dove i pellegrini potranno intravedere per la prima volta la parete di calcare della tomba di Gesù.

Qual è l’origine di questo tumulo?

Secondo i Vangeli, il corpo di Gesù venne deposto su un letto mortuario scavato nella pietra della collina vicina al luogo della crocifissione.

In realtà la distanza dal luogo della crocifissione è minima, ed è per questo che i due siti si trovano sotto il tetto della stessa chiesa, separati solo da poche decine di metri.

Il tumulo esisteva già prima della Passione e apparteneva a San Giuseppe di Arimatea, che lo aveva fatto realizzare per sé ma lo cedette al Santissimo Redentore.

Giuseppe di Arimatea era un uomo ricco, un grande commerciante padrone di una flotta di navi i cui interessi arrivavano fino all’attuale Gran Bretagna.

Era anche senatore e membro del Sinedrio, il collegio dei più alti magistrati religiosi del popolo ebraico. Segretamente era discepolo di Gesù.

Processione di San Giuseppe di Arimatea, chiesa di San Giacomo, Zambales, Filippine.

Fu lui che ottenne da Pilato la liberazione del corpo di Gesù e coprì le carissime spese della sua preparazione, offrendo anche il telo della Sacra Sindone.

In segno di rappresaglia per questa generosità, il Sinedrio lo fece perseguitare e fece espropriare i suoi consistenti possedimenti. Giuseppe venne anche abbandonato da amici e familiari.

Dopo aver trascorso 13 anni in carcere, San Giuseppe venne liberato dal nuovo governatore romano Tiberio Alessandro, ricostituì la sua grande fortuna e iniziò a usarla per la diffusione della fede. Morì nel pieno dell’attività missionaria.

La sua festa liturgica viene celebrata il 17 marzo in Occidente e il 31 luglio in Oriente. Contrariamente al “giovane ricco” del Vangelo che rifiutò la chiamata di Cristo per amore delle sue ricchezze, San Giuseppe d’Arimatea è l’esempio del ricco che usa i suoi capitali per servire meglio il Redentore e la sua opera.

San Marco scrisse di lui che era un “membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio” e “andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù” (Mc 15, 43).


San Matteo sottolinea nella sua descrizione che era un uomo ricco discepolo di Gesù: “Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò” (Mt 27, 57-60)

A sua volta, San Giovanni registra nel suo Vangelo: “Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di àloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino” (Gv 19, 39-42).

L’incolumità miracolosa del Sepolcro

L’imperatrice Sant’Elena fece costrfuire la prima chiesa del Santo Sepolcro. Basilica di Sant’Elena a Birkirkara, Malta.


Le descrizioni degli evangelisti ci permettono di avere un’idea del tumulo nel quale avvenne la Resurrezione, e precisano il luogo in cui si trova. La storia successiva, tuttavia, ha esposto questo sacro tumulo al rischio di scomparire, visto che il Santo Sepolcro è stato al centro di burrasche storiche i cui effetti durano ancora oggi. Si può anche ritenere a titolo personale che la sua preservazione sia un miracolo storico.

È anche una figura del Corpo Mistico di Cristo che è la Santa Chiesa cattolica, che nei secoli ha attraversato terribili tempeste che non sono riuscite ad avere la meglio su di lei.

La storia del Santo Sepolcro

Dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., l’imperatore romano Adriano ordinò di costruire sulle sue rovine una città pagana di nome Elia Capitolina, facendo immensi terrapieni.

La sepoltura di Gesù venne coperta dalla terra, e su di essa venne eretto un tempio dedicato a Venere, la dea dell’amore. Nel frattempo, i cristiani venivano perseguitati.

Sembrava che la Chiesa nascente potesse soccombere.

Nel 313 l’imperatore Costantino pose fine alle persecuzioni. Nel 326 sua madre Sant’Elena visitò Gerusalemme cercando le reliquie della Passione, e identificò il luogo della crocifissione (il Golgota) e la grotta chiamata Anastasis(resurrezione in greco).

L’imperatore cattolico approvò la costruzione di un santuario per sostituire il tempio di Venere dell’imperatore pagano Adriano. La nuova chiesa venne conosciuta da allora come Santo Sepolcro.

Eusebio (265-339), vescovo di Cesarea e padre della storia della Chiesa, ha lasciato una testimonianza di questi fatti nei suoi scritti.

Nel 614 la chiesa di Costantino venne gravemente danneggiata dai persiani sassanidi, pagani che conquistarono Gerusalemme e saccheggiarono i tesori della chiesa, lasciandone solo dei resti.

La basilica venne ricostruita quando Eraclio, imperatore di Costantinopoli, riconquistò Gerusalemme, ma la serie di invasioni, restauri, saccheggi e guerre era lungi dal terminare.

Stato attuale dell’esterno della chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme


Nel 638, Gersualemme e tutta la Palestina vennero invase dai musulmani. Nel 966 le porte e il tetto della chiesa andarono in fiamme.

Nel 1009 il califfo fatimide Al-Hakim ordinò di distruggere tutte le chiese di Gerusalemme, incluso il Santo Sepolcro. Solo i pilastri del tempio, che risalivano all’epoca di Costantino, sopravvissero alla distruzione, la cui notizia fu decisiva per ispirare il movimento delle Crociate.

Il successore di Al-Hakim, il califfo Ali az-Zahir, permise di ricostruire e ridecorare la chiesa. L’opera venne pagata dall’imperatore di Bisanzio Costantino IX Monomaco e da Niceforo, patriarca di Gerusalemme, e i lavori si conclusero nel 1048.

Fu quella chiesa che i crociati trovarono entrando nel 1099 a Gerusalemme. Il tempio restaurato dai crociati venne riconsacrato nel 1149, e nella sua essenza è quello che esiste attualmente.

Nel 1187 Saladino tornò a invadere la città, ma proibì la distruzione degli edifici religiosi cristiani.

Nel XIV secolo il luogo passò ad essere amministrato da monaci cattolici e monaci ortodossi greci.

Nei secoli successivi vennero eseguiti diversi restauri. Importanti furono soprattutto quello del 1810 su iniziativa britannica dopo un grande incendio e quelli tra il 1863 e il 1868. Nel 1927 un terremoto provocò danni consistenti alla struttura della chiesa.

Com’è bella la Libia democratica post-Gheddafi: 48 morti per il dispetto di una scimmia


- di Giuliano Lebelli per Il Primato Nazionale

C’era una volta la Libia di Gheddafi: certo non un modello di diritti civili, certo uno Stato con le sue complessità, ma comunque pacificato e in ordine con i suoi equilibri tribali. Poi ai libici abbiamo portato la democrazia: da allora, l’area è diventata non solo un crocevia per terroristi, predoni, briganti e trafficanti, ma ha subito anche una regressione tribale che mette spavento. Lo testimonia la recente, assurda “guerra della scimmia”. Accade nella zona di Sebha, una importante città del sud della Libia, a circa 700 chilometri da Tripoli nel deserto verso Niger e Ciad.

Qui, venerdì scorso, la scimmia di un negoziante della tribù dei Gaddadfa ha aggredito una ragazza del gruppo rivale degli Awlad Suleiman, strappandole il velo dal volto, graffiando e mordendo la giovane. L’episodio ha dato vita a una faida pazzesca tra le due tribù. Prima i parenti della ragazza hanno ucciso a colpi di kalashnikov la scimmia e 3 membri dei Gaddadfa. Poi le milizie delle due tribù hanno schierato fuoristrada con mitragliatrici pesanti montate sul cassone, hanno adoperato granate Rpg e alla fine sono scesi in campo perfino mortai e carri armati.

Al momento si contano 48 morti e una sessantina di feriti. Ma gli scontri continuano, mancano i medicinali negli ospedali, le scuole sono chiuse. Insomma, il caos. Dietro le rivalità tribali si celano anche questioni politiche: i Gaddadfa sono rimasti fedeli fino all’ultimo al colonnello Gheddafi, gli Awlad Suleiman si sono sin da subito schierati per i ribelli. Sembra inoltre che i Gaddadfa siano sostenuti da miliziani sudanesi, il che farebbe della “guerra della scimmia” una faida dai risvolti geopolitici sempre più intrigati.

La Bolivia ottiene l’indipendenza economica e respinge le banche Rothschild


Il Fondo monetario internazionale (FMI) e la Banca Mondiale sono stati i principali attori del panorama economico mondiale fin dalla loro creazione nelle organizzazioni bancarie internazionali 1944. Questi sono controllati privatamente dalla famigerata famiglia di banchieri Rothschild che così controllano le nazioni tramite il settore finanziario, consentendo in questo modo alle banche private di saccheggiare le loro economie.

Una volta che i governi sono costretti a bail-out il loro deregolamentato settore finanziario, il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale imposta un pacchetto di prestito scritto in segreto dai banchieri centrali e dai ministri delle Finanze che minano la loro sovranità nazionale costringendoli ad adottare politiche di austerità che danneggiano i lavoratori, famiglie, e l’ambiente.

Prima che Evo Morales assumesse la carica di presidente, la Bolivia soffriva gli effetti delle austerità della FMI / Banca Mondial imposte e la privatizzazione che sfruttava la sua gente e le risorse. È stata anche la nazione più povera del Sud America. Anche se il popolo boliviano, attraverso forti proiezioni di resistenza popolare per un periodo di anni, è stato in grado di fermare alcuni dei peggiori sforzi di privatizzazione – in particolare la privatizzazione delle risorse idriche della nazione , molte delle catene imposte da queste istituzioni Rothschild-controllate sono rimaste.

Morales, che divenne presidente della Bolivia nel 2006, è stato il primo presidente a venire da parte della popolazione indigena Aymara della Bolivia e da allora è concentrata sulla riduzione della povertà e la lotta contro l’influenza degli Stati Uniti e le multinazionali in Bolivia. Dieci anni dopo, Morales, un socialista democratico, è riuscito a trasformare la Bolivia in più rapida nella crescita dell’economia sudamericana, il tutto mantenendo un bilancio in pareggio e tagliando il suo debito pubblico, una volta-paralizzante.

Ritrovata l’indipendenza economica della Bolivia ha ora il potere Morales di respingere le stesse istituzioni che hanno depredato il suo paese. Solo poche settimane fa, Morales ha annunciato che la Bolivia non risponderà più alle richieste o ai ricatti degli Stati Uniti, la Banca Mondiale o il Fondo monetario internazionale.

Durante una visita a Tarija in Bolivia meridionale, Morales ha dichiarato: “Prima, al fine di ottenere credito dal Fondo monetario internazionale, siamo stati costretti a rinunciare ad una parte del nostro paese, ma noi abbiamo liberato noi stessi economicamente e politicamente e non siamo più dipendenti dagli altri paesi o istituzioni “. Morales ha elogiato i movimenti sociali e l’unità del popolo per la capacità del paese di resistere e respingere la privatizzazione e l’influenza straniera.

Tuttavia, la Bolivia ha fatto molto di più sotto la guida Morales di vietare cartelli bancari internazionali. La Bolivia ha buttato fuori numerosi multi-imprese da quando Morales è entrato in carica, tra cui McDonalds e Coca Cola, ma anche il rifiuto di collaborare con gli Stati Uniti nella disastrosa guerra contro la droga. La Bolivia dedica per contrastare la droga e il suo mercato, il 14% del bilancio nazionale per l’educazione , più di qualsiasi altro paese del Sud America.

Al contrario, solo l’1,7% del bilancio nazionale va alla formazione negli Stati Uniti. Morales ha anche costretto le compagnie petrolifere e del gas straniere a pagare un sorprendente 82% dei suoi profitti per il governo boliviano, che viene utilizzato per finanziare una serie di programmi popolari sociali a beneficio dei poveri. La povertà in Bolivia è diminuita in modo significativo. La trasformazione della Bolivia dimostra che qualsiasi nazione, non importa quanto sia impoverita, può spezzare le catene imposte da banchieri internazionali e restituire il potere al popolo.


Fonte originale: mintpressnews.com

Il mio No oltre la politica


-di Pietro Di Martino-

Il mio NO va oltre l’idea, la politica, il pregiudizio. E’ una questione di dignità e almeno a questo non voglio rinunciare.
Il rischio concreto, ammesso che si possa parlare di rischio, è che questo dibattito esprima considerazioni di parte e non di sostanza. Onde evitare tale banalizzazione occorre discutere sul contenuto della riforma evitando qualsiasi riferimento ideologico. Questo è un principio sul quale tutti dovremmo convergere: informarci ed esprimere il nostro voto in piena consapevolezza. Ho scelto di confrontarmi e provare a capirne i contenuti anche in considerazione della nostra attuale classe politica. Due aspetti inscindibili per giungere ad una valutazione complessiva rispetto alla riforma:
1) Contenuto;
2) Classe politica.

Innanzitutto prendiamo gli aspetti fondamentali ed andiamo ad analizzarli tenendo ben presente che tale riforma è illegittima in quanto: prodotta da un parlamento eletto con legge elettorale (ad porcellum) dichiarata incostituzionale. Dunque, iniziamo proprio dalla legge elettorale. Con questa riforma si consentirà ad una minoranza con premio di maggioranza di avere un potere tale da andare a ledere il principio democratico fondamentale attraverso l’esclusione di libera partecipazione e/o obiezione di ogni individuo rispetto al promulgamento di una legge. Gli organi di garanzia (come il Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale), invece, saranno rappresentati da una falsa maggioranza.
Non supera il bicameralismo, lo rende molto più complesso e sarà motivo di conflitto tra Stato e Regioni, nonché tra le Regioni stesse. Ciascun territorio infatti, avrà esigenze diverse dovute ad una situazione socio-economica-culturale non coinciliabile con quelle di altre realtà territoriali, siano Regioni o piccoli comuni. I futuri consiglieri dovranno portare le istanze della comunità che rappresentano, un compito difficile considerando il poco tempo a disposizione e il numero di Senatori che dovrà confrontarsi tralasciando il lavoro sul territorio. Ovviamente, si spera che siano o restino persone oneste. Mal che vada, con questa riforma, godranno dell’immunità parlamentare.
Ci dicono: “I costi del Senato saranno ridotti di un quinto!”. Bene. Sfugge a questa classe politica, che qualche milione di euro risparmiato non risolve un debito che supera i duemilamiliardi. Piuttosto, sarebbe necessario iniziare a parlare di proprietà popolare della moneta, materia evidentemente difficile da comprendere non solo per il “club dei rottamatori”, ma anche da chi ogni tanto, parla di sovranità monetaria e contestualmente aiuta il sistema di banche private attraverso il microcredito dimostrando di non rappresentare il nuovo, bensì un bluff.
Con la nuova riforma lo Stato assume un potere centrale che ha ben pensato di lasciare alle Regioni il compito di prendere decisioni ed iniziative rispetto alla sanità, ovvero, si continuerà a morire in alcune Regioni e a potersi curare in altre. Il voler triplicare da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni legge di iniziativa popolare credo non abbia bisogno di particolari considerazioni o commenti.
Questi dunque, alcuni aspetti fondamentali della riforma, altri sono volutamente incomprensibili. Una riforma scritta in modo da non dover essere capita. Non ho volutamente parlato del CNEL, perchè possiamo discuterne indipendentemente da una riforma Costituzionale mentre il Governo, in maniera subdola, fa leva sul contrario.
Il secondo e non meno importante motivo per il quale voterò NO riguarda la nostra classe politica ed i rischi che ne conseguono. Potremmo, infatti, mettere da parte la riforma senza entrare nello specifico, considerarla una buona riforma o tutta da rivedere, ma il punto imbarazzante è chi dovrà Governare post riforma. Badate bene, qui ci perdiamo tutti, destra, sinistra, centro, estremisti e moderati e vi spiego il perchè. L’unica cosa chiara di questa riforma è la veocità nel poter legiferare. In sostanza, un Governo di 5 anni potrebbe risanare l’Italia ma anche sprofondarla definitivamente! Ora, in piena sincerità e mettendo da parte le proprie convinzioni: davvero tra voi c’è qualcuno che pensa di poter trovare in una qualsiasi maggioranza di Governo le soluzioni rispetto al disagio sociale attuale e che riesca ad andare oltre l’interesse personale, lobbista e multinazionale?! Siate seri! Un cambiamento non è qualcosa di buono a prescindere e in questo caso, non lo è sicuramente. Ad oggi, l’equilibrio e l’alternanza democratica rappresentano la nostra unica ancora di salvezza. Non è importante avere una legge in tempi brevi. E’ importante che possa essere una buona legge. Abbiamo bisogno di uomini “nuovi” perchè il vero cambiamento è innanzitutto culturale!

IBERNAZIONE? LA RISURREZIONE CHE LA SCIENZA NON PUO’ DARTI


A Londra una ragazzina morta di cancro a 14 anni aveva chiesto di farsi ibernare per risvegliarsi (?!) quando ci fosse una cura

- di Tommaso Scandroglio -

Oltre il freddo della morte c’è l’ibernazione umana. Lei ha 14 anni, vive vicino a Londra e le viene diagnosticato un tumore incurabile. Lotta, soffre e soprattutto spera. Spera che qualcosa o qualcuno la possa strappare alla morte. Ma il suo destino è già segnato. Allora la ragazza chiede ai genitori divorziati di essere ibernata. In tal modo, così si augura, un giorno potranno destarla da quel torpore glaciale e come una bella addormentata risvegliarsi alla vita, tra cento e più anni quando avranno trovato una cura per tutti i tumori, compreso il suo.

UNA FAVOLA NOIR
Il padre però si oppone e il caso finisce davanti all’Alta Corte inglese. Alla malata terminale viene chiesto di spiegare le sue ragioni e lei lo fa: «Mi è stato chiesto di spiegare perché voglio questa procedura inusuale. Ho solo 14 anni e non voglio morire, ma so che morirò. Penso che essere crioconservata mi dia la possibilità di essere curata e di svegliarmi un giorno, anche se tra centinaia di anni. Non voglio essere seppellita sottoterra. Voglio vivere e penso che in futuro troveranno una cura per il mio cancro e mi sveglieranno. Voglio avere questa possibilità. Questo è il mio desiderio». Parla di “svegliarsi” la piccola, quasi che la morte fosse davvero un sonno. E pare quasi di vederla che si addormenta nel suo letto con la certezza che, come ogni altro giorno, la mattina dopo aprirà gli occhi e correrà a scuola.
Il giudice è anche andato a trovare l’adolescente in ospedale e ha riferito che è rimasto toccato da questa esperienza. Alla fine l’Alta Corte ha deciso di accondiscendere alla richiesta della giovane. Non è, in punta di diritto, un Sì all’ibernazione, ma più tecnicamente i giudici sono stati chiamati a valutare chi tra i due genitori poteva decidere dell’inumazione della figlia, dato che lei non aveva capacità giuridica per fare testamento e quindi per decidere delle proprie spoglie mortali. La sentenza ha dunque dato ragione alla madre che acconsentiva ai desideri della figlia. Però nonostante questo il pronunciamento emesso dai giudici suona tanto come una sentenza di risurrezione. Nel frattempo, un mese fa, la ragazza ha lasciato questo mondo e il suo cadavere ora giace in un sifone a meno 130 gradi presso un’azienda specializzata statunitense.

SE DECIDI DI FARTI METTERE IN FREEZER
Per un attimo lasciamo – è il caso di dire – in pace la giovane sventurata e occupiamoci invece di chi ormai maturo decide di farsi crioconservare dopo morto. Pare che siano circa 300 le persone decedute e attualmente ibernate tra Usa e Russia, gli unici due posti in cui, da quel che si consta, è possibile accedere a questa pratica da surgelati. Un cimitero a sottozero. Altri mille sono in lista d’attesa, i quali verranno prontamente accontentati appena la signora con la falce avrà fatto loro visita. I costi variano dai 50mila ai 200mila dollari per conservarsi almeno 300 anni. Se ti scongelano prima, viene da chiedersi chi potrà mai protestare. Il costo scende a 80mila se decidi di farti mettere in freezer solo la testa: l’idea è quella di impiantarla in futuro in un corpo sano.
Qualche riflessione di carattere clinico. In medicina c’è un solo processo irreversibile: è la morte. Se uno è morto non può tornare a vivere, Dio permettendo. Qui si congela la morte, non la vita. Quindi crioconservare un cadavere non serve a nulla. Sarebbe un inedito caso di accanimento terapeutico post-mortem. Rectius: una sofisticata tecnica di crio-imbalsamazione. Seconda riflessione: se iberniamo invece una persona viva, perché malato terminale, possono accadere due cose. O muore oppure, se anche riuscissimo a scongelarla in un futuro lontano, la persona avrebbe riportato tali e tanti danni – in primis all’encefalo – che la morte sarebbe comunque imminente.

QUALCHE RIFLESSIONE DI CARATTERE ANTROPOLOGICO
In primo luogo l’ibernazione è frutto di una visione scientista che vede l’uomo solo come una macchina, non come un corpo che custodisce in sé un’anima che dà vita al corpo. Una macchina a cui basta sostituire la batteria scarica e per incanto riprende a camminare. Siamo cioè allo zero kelvin dell’ateismo: credere in una vita eterna elargita da scienze umane, una resurrezione tecnologica. Pura gnosi dove la scienza è onnipotente come Dio e riesce a dare la vita ai morti. La madre della ragazza sembra quasi che si sia rivolta ai giudici come Marta si rivolse a Gesù per far resuscitare il fratello Lazzaro.
Poi c’è da evidenziare un paradosso che paradosso non è. Con l’eutanasia si interrompe la vita, con la crioconservazione si vuole non tanto interrompere la morte, ma sospenderla e quindi si vuole annullarla. Ma il minimo comune denominatore è il medesimo: avere il potere assoluto sulla propria vita, tentare di mettere in scacco la morte e, in questo caso, eternarsi all’infinito.
Torniamo alla povera ragazzina prematuramente scomparsa alla quale ovviamente nessun rimprovero può essere mosso a causa della sua giovane età e dell’infinita voglia di vivere. In questa sua scelta che spera l’insperabile si riverbera con commozione l’eco di un grido disperato: “non voglio morire”. Il grido di tutti noi quando scopriamo che siamo arrivati all’ultima pagina del diario della nostra vita. La giovane londinese però ha aggiunto – un’aggiunta struggente: e se morirò vorrò rivivere. E’ la promessa di risurrezione fatta da Cristo a ciascuno di noi. Una promessa però che non passa da un fusto in alluminio in cui seppellirsi come un merluzzo congelato, ma in due tronchi uniti a croce tra loro. Cara, carissima ragazza senza nome, riposa in pace perché la tua richiesta verrà un giorno esaudita da Dio.

Titolo originale: Ibernazione, la resurrezione ai tempi della scienza
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19/11/2016

La Scozia valuta l’introduzione del “diritto al cibo”: “Nessuno dovrà avere fame in un Paese così prosperoso come la Scozia”


Il governo scozzese potrebbe presto introdurre il “diritto al cibo” tra le sue leggi. L’obiettivo è quello di garantire a tutti un accesso sicuro al cibo: quest’ultimo, inoltre, dovrà essere adeguato in quantità e abbordabile a livello di costi. La proposta è stata avanzata dall’Independent Working Group on Food Poverty, un gruppo di lavoro incentrato proprio sulla risoluzione di problemi legati alla fame.

Il team ha pubblicato un report all’inizio di quest’anno e, basandosi sui dati in esso pubblicati, ha proposto al governo l’introduzione di alcune norme per implementare le politiche tuttora in vigore e per utilizzare al meglio le risorse disponibili. Sebbene il problema della fame non sia di facile risoluzione, le loro “raccomandazioni” rappresentano il desiderio di un passo in avanti.

Tra quelle suggerite e accettate dal governo, oltre al diritto al cibo esteso a tutti, c’è anche l’introduzione di un sistema di controllo della sicurezza di ciò che viene venduto visto che, come mette in evidenza uno studio dell’associazione Trussell Trust, negli ultimi tempi il fenomeno dei banchi alimentari è sempre più diffuso.

“Siamo stati molto chiari: nessuno dovrà trovarsi ad avere a che fare con un’emergenza legata al cibo in un Paese così prosperoso come la Scozia”, ha spiegato il segretario che si occupa di uguaglianza sociale, Angela Constance. “I tagli e le tasse hanno portato sempre più persone a sperimentare la crisi, aggravando il problema della fame – continua -. Noi vogliamo creare una soluzione sostenibile per affrontare il problema in Scozia e quindi vaglieremo una serie di ipotesi, tra cui anche il ‘diritto al cibo’. Questo vuol dire non soltanto dare alle persone la possibilità di accedere a cibo sano e fresco, ma anche condividere i pasti nelle comunità, sviluppare una serie di nuove capacità e cercare insieme una soluzione a lungo termine”.

“Nei campi rom matrimoni con spose bambine. E gli operatori sociali sono complici”


- di Adriano Scianca per Il Primato Nazionale

Nei campi rom vengono celebrati matrimoni con spose bambine e con l’omertà, se non con la connivenza, degli operatori sociali. La denuncia non viene da una fonte sospettabile di razzismo. Si tratta infatti del report “Uscire per sognare. L’infanzia rom in emergenza abitativa nella città di Roma”, presentato nei giorni scorsi dall’Associazione 21 luglio, , che da anni si occupa dei “diritti umani di rom e sinti in Italia”. Leggiamo nel documento: “Casi di matrimonio precoci tra adolescenti sono stati riscontrati anche presso alcune comunità rom provenienti dalla Romania e dal Kosovo e presenti negli insediamenti formali e informali della città di Roma, fra l’indifferenza generale di operatori sociali e mediatori che davanti ad un atto proibito dall’ordinamento giuridico italiano lo condonano in nome di una presunta ‘tradizione culturale rom’”.

Un atto di accusa molto forte, che non solo apre uno squarcio inquietante su ciò che avviene nei campi, ma mette sul banco degli imputati anche tutte quelle figure di estrazione buonista che con la scusa dell’integrazione finiscono per farsi complici dei misfatti zingari. Per il resto, il report descrive in termini piuttosto agghiaccianti la vita dei circa 20 mila minori rom che in Italia vivono in emergenza abitativa. Per loro, l’aspettativa di vita media è di circa 10 anni in meno rispetto al resto della popolazione. Dalla nascita sono esposti al rischio di malnutrizone e malattie infettive quali scabbia e tubercolosi, oltre che di infezioni virali, micotiche e veneree.

Tra gli adolescenti si registra un’elevata diffusione delle cosiddette “patologie da ghetto”, come ansia e depressione, e un consumo considerevole di alcool e stupefacenti. L’accesso all’istruzione, a partire dalla scuola dell’infanzia, è limitato e incostante. Si calcoli che, contro ogni carta dei diritti e convenzione internazionale, in Italia in un caso su 5 i minori che oggi vivono in un insediamento non inizieranno mai il percorso scolastico. Solo nell’1% dei casi avranno la possibilità di frequentare le scuole superiori e le probabilità di accedere ad un percorso universitario sono ridotte a zero. Quanto al precoce, diffusissimo e odioso avviamento alla criminalità di tali soggetti, invece, il rapporto non dice nulla. A quanto pare, il giustificazionismo in nome della “cultura rom” non ha confini.

I Sioux attaccati con i cannoni ad acqua nel gelo di Standing Rock (VIDEO)


Continuano gli scontri tra indiani e polizia militarizzata. Temperature sotto zero, granate stordenti e lacrimogeni.



Il confronto tra le forze dell’ordine e le tribù indiane americane che protestano contro la controversa Dakota Access pipeline è diventato ancora una volta violento. Negli Usa sta facendo molto discutere l’attacco portato dnella tarda notte del 20 novembre dalla polizia, che ha bersagliato con cannoni ad acqua i manifestanti mentre le temperature erano scese parecchio sotto lo zero. I pellerossa e gli ambientalisti hanno riferito di essere stati attaccati anche con proiettili di gomma, gas lacrimogeni e spray al pepe.

Gli scontri sono iniziati quando i “water protectors” hanno tentato di utilizzare un autoarticolato per rimuovere due veicoli militari carbonizzati da un ponte, il Backwater Bridge sulla Highway 1806 , che servono a bloccare l’accesso al grande accampamento di protesta di Oceti Sakowin. La strada permetterebbe ai manifestanti di bloccare l’oleodotto e i cantieri accessibili più in basso sull’autostrada. Dopo i veicoli bruciati ci sono barriere stradali di cemento sormontate da filo spinato, dietro le quali sono schierate le forze dell’ordine affiancate dai vigilantes della compagnia petrolifera e ch impediscono di accedere alla strada che collega la Riserva indiana di Standing Rock Sioux alla città di Bismarck dove ci sono i servizi medici di emergenza. Lo sceriffo della contea di Morton, Kyle Kirchmeier, ribatte che i manifestanti sono stati «molto aggressivi» e che i cannoni ad acqua sono stati necessari perché i i “water protectors” stavano accendendo dei fuochi: «Il North Dakota department ha chiuso il Backwater Bridge a causa dei danni provocati dopo che i manifestanti hanno appiccato numerosi incendi sul ponte il 27 ottobre, inoltre, l’ U.S. Army corps of engineers e chiesto alla contea di Morton di impedire che i manifestanti da sconfinassero sul suo terreno a nord dell’accampamento»

Secondo Think Progress, «La rappresaglia della polizia ha provocato lesioni significative tra le centinaia di manifestanti» e diversi gruppi indigeni confermano: «Più persone sono svenute e sanguinavano dopo essere stato colpite alla testa da proiettili di gomma. Un membro del International indigenous youth council è stato colpito in un attacco con una granata flash. Un anziano in prima linea ha avuto un arresto cardiaco, ma medici gli hanno praticato un CPR e sono stati in grado di rianimarlo».

Linda Black Elk, dello Standing Rock medic and healer council, che ha soccorso i manifestanti feriti, ha detto a The Intercept che 300 persone sono state trattate per ferite subite, 26 delle quali sono state portate negli ospedali della zona e descrive così l’attacco con i cannoni ad acqua: «E’ avvenuto mentre la gente camminava nel buio di una notte d’inverno del North Dakota notte, alcuni di loro avevano freddo, e sono stati irrorati con l’acqua per così tanto tempo, che i loro vestiti si sono congelati sul loro corpo e scrocchiavano mentre camminavano. Così si poteva sentire questo scricchiolio e questo pop-pop-pop, e la gente urlava [alla polizia], “Noi pregheremo per voi! Vi vogliamo bene!”. Anche secondo la dottoressa e guaritrice la polizia non si è limitata a inondare di acqua gelata i manifestanti, ma ha anche sparato proiettili di gomma e gas lacrimogeni durante un confronto durato per più di sei ore: «Tutto d’un tratto c’erano questi riflettori luminosi e accecanti, così ci potevamo vedere l’un l’atro ma non potevamo vederli [i poliziotti]. Ogni tanto si poteva sentire qualcuno urlare che era stato colpito da un proiettile di gomma».

Si è saputo dell’attacco della polizia grazie a una nota del Medic and healer council, che, mentre gli scontri erano ancora in corso, ha supplicato la polizia di smetterla di usare cannoni ad acqua. «Come medici professionisti, siamo preoccupati per il rischio reale di perdita della vita a causa di una grave ipotermia in queste condizioni».

In una conferenza stampa il dipartimento dello sceriffo ha cecato di negare l’evidenza: «Non abbiamo cannoni ad acqua. Era solo una manichetta antincendio E’ stata spruzzata più come una nebbia e non volevamo farlo direttamente su di loro, ma abbiamo dovuto usarla come misura per aiutare a mantenere tutti al sicuro». L’intento dichiarato è quello di frazionare i gruppi di manifestanti che sono stati accusati anche di aver attaccato la polizia ferendo un agente con un proiettile. Ma i medici presenti sul campo dicono che i manifestanti erano disarmati e in gran parte non violenti. Il dipartimento dello sceriffo ha annunciato di aver chiesto ulteriore assistenza dalla forze dell’ordine in tutto lo Stato e che la pattuglia di confine starebbe partecipando alle azioni repressive contro gli indiani

Noah Morris, un altro medico presente sulla scena degli scontri, smentisce lo sceriffo: «Con il loro cannone ad acqua, sparavano solo getti verso il basso, verso le persone, cosa che è continuata per tutte le 4 ore in cui sono stato ad assistere. Già all’inizio della settimana scorsa, i fiumi e torrenti nelle vicinanze avevano cominciato a fare una crosta di ghiaccio». Mentre Morris e il suo team curavano la gente colpita dai gas lacrimogeni, l’acqua e i liquidi urticanti utilizzati della polizia a terra si trasformavano in ghiaccio. Il medico riferisce di diverse persone colpite alla testa con pallottole di gomma o brutalmente manganellate. In una dichiarazione, il Medic and healer council dice che una donna indiana stata ferita ad un occhio da un proiettile di gomma, mentre una 21enne di New York, Sophia Wilansky, il 21 novembre ha subito un intervento chirurgico a un braccio gravemente ferito da una granata stordente che le ha provocato anche una commozione cerebrale, Secondo il padre della ragazza, Wayne Wilansky, , Sophia avrà bisogno di diversi interventi chirurgici per riacquistare l’uso del braccio e della mano: la granata gli ha portato via tutti i muscoli tra il gomito e il polso sono svanite: «Ogni giorno, per il prossimo futuro, avrà paura di perdere il braccio e la mano».

Ma, in una dichiarazione al Los Angeles Times, il dipartimento dello sceriffo ha negato anche l’uso di granate assordanti e ha ipotizzato che la ragazza sia stata ferita da esplosivi sarebbero stati utilizzati dai manifestanti. Il Medic and healer council ribatte: «Queste dichiarazioni sono confutate dalla testimonianza di Sophia, da diversi testimoni oculari che hanno visto la polizia lanciare granate addosso a persone disarmate, dalla mancanza di carbonizzazione della carne nell’area della ferita e dai pezzi di granata che sono stati rimossi dal suo braccio in chirurgia e verranno conservati per i procedimenti giudiziari».

Alcuni dei feriti sono stati trasportati al campo di Oceti Sakowin, dove sono stati trattati all’interno di strutture riscaldate. Altri manifestanti sono stati portati in una vicina palestra, dove i medici hanno tentato di far salire la loro temperatura corporea avvolgendoli con coperte e somministrando loro bevande calde.

Black Elk, una sioux della riserva di Standing Rock, un’etnobotanica e insegnate al Sitting Bull College che partecipa alla lotta contro l’oleodotto fin da febbraio, , che fa da facilitatore culturale per il Medic and healer council, ha detto che in questi mesi ha visto le reazioni della polizia alle proteste diventare «progressivamente più militanti, più violente». Quest’estate i poliziotti dissetavano i manifestanti incatenati sotto il sole alle macchine per il movimento terra, ora li attaccano brutalmente con cannoni ad acqua e pallottole di gomma, lacrimogeni e granate assordanti sparate ad altezza d’uomo.

Jesse Lopez, un chirurgo di Kansas City che va spesso in North Dakota a sostenere il Medic and healer council, ha detto a The Intercept: «Ci troviamo di nuovo in uno stato di incredulità. Forse potevo crede di vedere spray al peperoncino, forse proiettili di gomma, forse i gas lacrimogeni… ma i cannoni ad acqua? Tutto questo viene fatto per infliggere intenzionalmente gravi, danni che mettono in pericolo la vita».

Amnesty International Usa ha inviato un gruppo di osservatori per monitorare la risposta delle forze dell’ordine alle proteste di ottobre e si dice «Profondamente preoccupata per quello che abbiamo sentito durante la nostra precedente visita a Standing Rock e ciò che ci è stato segnalato»

Anche l’Onu sta indagando sulle segnalazioni di violazioni dei diritti umani contro i manifestanti nativi americani. Roberto Borrero, dell’International indian treaty council, ha detto alla Reuters: «Se si guarda a ciò che le norme internazionali dicono per il trattamento di persone e si è in un posto come gli Stati Uniti, è davvero sorprendente sentire alcune di queste testimonianze. Molti hanno sollevato preoccupazioni riguardo all’eccessivo uso della forza, agli arresti illegali e ai maltrattamenti in carcere, dove alcuni attivisti sono stati tenuti in gabbie».

Victoria Tauli-Corpuz relatrice speciale dell’Onu per i diritti dei popoli indigeni, dice che «I manifestanti sono nell’ambito dei loro diritti. Quello che mi preoccupa di più è il trattamento disumano contro i water protectors. Penso che abbiano il diritto di riunirsi e di esprimere le loro opinioni. Le azioni intraprese dalla polizia sono ingiustificate. E’ qualcosa che non si deve fare, perché questi sono i loro diritti legittimi».

La lotta di Standing Rock è ormai diventata internazionale: è sostenuta dai popoli autoctoni dall’Australia alle Filippine e Tauli-Corpuz a spiega che «Questa è un’esperienza molto comune per le popolazioni indigene. Il razzismo e la discriminazione è davvero qualcosa che sperimentano ogni giorno. Questo include l’imposizione di un cosiddetto progetto di sviluppo sul proprio territorio senza chiedere la loro consulenza o tener conto delle loro preoccupazioni. Alla fine, i nativi americani saranno quelli che devono affrontare eventuali impatti ambientali del progetto. Nulla è stato fatto per questi tipi di ingiustizie».

Ma nonostante l’uso di metodi repressivi sempre più pesanti, la tribù Sioux Standing Rock, insieme ad altre tribù di indiani americani e manifestanti ambientalisti e di sinistra provenienti da tutto il Paese, resta salda nella sua opposizione all’oleodotto da 3,8 miliardi di dollari che dovrebbe collegare il North Dakota all’Illinois passando sulle terre sacre Sioux e mettendo in pericolo l’approvvigionamento idrico della tribù di Standing Rock e di milioni di americani.

Tauli-Corpuz spera di recarsi in North Dakota per parlare con i manifestanti e le compagnie petrolifere ed è convinta che «Il dialogo tra le due parti potrebbe fornire una soluzione. Sono un ottimista e spero che questo accadrà».

Police Viciously Attack Peaceful Protestors at the Dakota Access Pipeline

Vaccinazioni: requisiti per la validità del consenso, deontologia professionale e responsabilità medica


- di Gabriele Milani per Autismovaccini.org

Ora che l’Italia è stata resa edotta, meglio tardi che mai, dell’esistenza di una “cupola dei vaccini“ e delle porcate che devono subire le famiglie impegnate nel riconoscimento del danno vaccinale del proprio figlio o della propria figlia [con riferimento al nostro percorso], auspico che le indagini della Magistratura approfondiscano i conflitti di interessi finanziari e le omissioni delle industrie, che sono all’ordine del giorno, nell’ambito di vaccinopoli e di talune branche della medicina che hanno a che fare con trattamenti farmacologici destinati ai bambini.

In realtà, le responsabilità in conflitto e omissione sono una caratteristica comune della vita quotidiana, nella politicae negli affari. Allora, perché essere così preoccupati per i conflitti di interessi e le omissioni dei medici vaccinatori? I numerosi esempi di cronaca di questi giorni portano tutti agli stessi risultati: rischio o lesioni ai pazienti, difetti nelle informazioni mediche e gravi vuoti etici.

Lasciatemelo dire: coloro che fanno soldi vendendo vaccini, omettono informazioni vitali, cagionando malattia alle persone, sono peggio delle prostitute. Più volte siamo stati informati di medici che fanno il giro del Paese per le aziende farmaceutiche, che cambiano i loro costumi ripetutamente a favore del prodotto della società chesponsorizza la loro attività.

I conflitti di interessi finanziari, e le omissioni d’informazione, minacciano la cura del paziente, macchiano leinformazioni mediche, e fanno lievitare costi. Creano inganno, alterano il giudizio dei medici, e riducono la loro volontà di essere a sostegno dei pazienti. Riducono dignità e integrità professionale, denigrano le professioni sanitarie, erodono la fiducia nei professionisti, erodono la fiducia nei ricercatori della professione, erodono la fiducia nelle istituzioni.

Per invertire il pedaggio eccezionale dei conflitti di interessi finanziari, e delle omissioni, in Sanità ci vorrebbe una nuova Norimberga. Dobbiamo cominciare con i principi. Idealmente, l’adesione ai più elevati crediprofessionali sarebbe l’approccio migliore. La professionalità è un nobile ideale ma, purtroppo, manca di specificità e non riesce a dominare l’assalto del denaro che ha deviato il settore e i valori morali di molti medici vaccinatori.

La norma etica non è scritta in nessun codice: non è altro che ricerca filosofica della soluzione “buona” di un dato problema; e in quanto tale, la validazione di quelle conclusioni è rimessa alla libera accettazione e adesione del singolo. L’etica in quanto scienza speculativa risponde ad un’esigenza propria dell’essere umano che consiste nel fare buon uso del proprio libero arbitrio, cioè nella capacità di “scegliere” liberamente e bene, cioè in modo consapevole e coerente col sistema di valori condiviso dalla collettività [saper scegliere in modo appropriato tra bene e male, giusto e ingiusto, buono e cattivo]. Ciò appare tanto più necessario quando si tratti di assumere precise decisioni o scelte su taluni problemi attinenti la vita e la salute umana, specie quando si fa più evidente la divaricazione fra condotta giuridicamente o deontologicamente lecita e quella più coerente col proprio sistema di valori: basti pensare a temi quali l’aborto, la procreazione assistita, l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, il segreto professionale, l’ingegneria genetica, i vaccini prodotti con tecnica a DNA ricombinante, i vaccini prodotti da colture di feti abortiti, i vaccini prodotti da colture di tessuti tumorali, le epidemie costruite a tavolino nei laboratori dell’OMS, ecc. ecc.

Ecco quindi che, fra le molte carte in gioco, assume un’importanza rilevante il consenso della persona assistita, ovvero la partecipazione, la consapevolezza, l’informazione, la libertà di scelta di decisione, la condivisione dell’assistito dell’attività effettuata da parte del medico vaccinatore e degli obiettivi perseguiti da entrambi. Il diritto dell’assistito all’autodeterminazione e alle modalità specifiche in cui un atto sanitario gli viene erogato costituiscono prerogative inalienabili di ogni cittadino, anche della persona ammalata, che resta in ogni momento libera di condividere e quindi di accettare o rifiutare una data scelta o prestazione medica.

L’obbligo da parte del medico vaccinatore di munirsi del preventivo valido consenso della persona assistita, ovvero di chi ne è il legale rappresentante [come nel caso del minore o del soggetto incapace], trova riscontro nella Carta costituzionale: basta leggere l’art. 32 della Costituzione [al 2° capoverso si afferma che “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di Legge” – per Legge i vaccini obbligatori sono solo 4 anziché un esavalente illegale – e “la Legge non può in nessun caso violare i limiti imposti nel rispetto della persona umana“], e basta leggere l’art. 13 della stessa Carta fondamentale, ove è sancito che “la libertà personale è inviolabile“.

Sulla base della giurisprudenza e di quanto la dottrina medico legale ha ampiamente discusso sulla materia, è da ritenere ormai pacifico che per essere giuridicamente valido il consenso della persona assistita ad una qualsiasi prestazione medica deve qualificarsi come:
informato
libero
esplicito
autentico
immune da vizi [perciò espresso da persona capace, nonché attuale e revocabile]

L’acquisizione preventiva del valido consenso dell’avente diritto non vale a coprire anche gli altri risvolti di responsabilità giuridica legati alla specifica condotta posta in essere dal professionista. Essa sarà valutata sotto il profilo della causalità materiale e psichica secondo quanto disposto rispettivamente dagli artt. 40 [causalità materiale], 41 [concause] e dall’art. 43 del Codice Penale [dolo, colpa, preterintezione].
REQUISITI PER LA VALIDITÀ DEL CONSENSO

Consenso informato – Il primo dei requisiti per la validità del consenso è che si tratti di consenso informato. L’informazione preliminare da rendere all’assistito deve essere completa, esauriente sulla natura dell’atto sanitario, sulle reali indicazioni e controindicazioni della prestazione che si va ad effettuare, sui rischi ad essa legati, sulle manualità o sulle terapie che verranno eseguite, sugli obiettivi e i benefici perseguiti, le possibili alternative, etc. Anzi, maggiore è il rischio di danno connesso ad una certa prestazione e più incerto il risultato, più completa dovrà essere l’informazione da rendere alla persona assistita con l’indicazione delle complicazioni eventuali del trattamento, immediate e a distanza; il tutto senza arrivare a quella sorta di “terrorismo psicologico“, conseguenza di una informazione pedante e talora spietata nei confronti dell’assistito, che da più parti è stata lamentata come deleteria per una relazione sanitaria efficace. Resta anche fermo che in ogni caso l’informazione, oltre che completa, debba essere: semplice, personalizzata, cioè adeguata al livello di cultura dell’assistito, alla sua capacità di comprendere effettivamente la problematica della situazione; completa, veritiera, sorretta, soprattutto per ciò che riguarda le malattie a prognosi infausta, dalla speranza, più che dal pessimismo.


E’ ovvio che quando ci giunge voce di Aziende Sanitarie che telefonano a casa delle famiglie, per procacciare la vaccinazione trivalente contro il morbillo, la parotite e la rosolia, siamo palesemente di fronte a una truffa criminale.

Libertà del consenso – L’espressione del consenso non deve essere condizionata dall’esterno cioè da altri, persone o situazioni, ma provenire da una interiore, autonomia, convinta riflessione della persona assistita; deve essere espressione della consapevolezza e quindi della responsabilità che ciascuno assume di fronte a se stesso ed alla collettività di amministrare la propria salute, di gestire il proprio corpo e di liberarsi dalla malattia. Nel caso la prestazione sanitaria venisse consapevolmente rifiutata da persona capace, il medico deve desistere dai conseguenti atti [diagnostici e/o curativi], non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona. L’art. 35 del codice di deontologia medica fa espresso divieto di compiere alcunché sul corpo dell’assistito senza il suo consenso e nel contempo lo ammonisce sulla invalicabilità del rifiuto al trattamento, sempre che sia espresso da persona capace e adeguatamente informata, nonché sul dovere di astenersi dall’accanimento terapeutico.

Si ricordi in materia il dettato degli artt. 32 e 13 della Costituzione. Si ricordi anche la Convenzione di Oviedo, sottoscritta nel 1997 dal Consiglio d’Europa, dalla Comunità Europea e da altri Stati e ratificata dall’Italia con la Legge n. 145/2001. In particolare occorre prendere in considerazione l’art. 5 della presente convenzione, dove viene espressamente sancita la regola generale del consenso informato:


Qualsiasi intervento in campo sanitario non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato il proprio consenso libero ed informato. Questa persona riceve preventivamente un’informazione adeguata in merito allo scopo ed alla natura dell’intervento nonché alle sue conseguenze ed ai suoi rischi. La persona interessata può liberamente ritirare il proprio consenso in qualsiasi momento.

Nel caso di mancato rispetto del rifiuto dell’assistito, anche se il trattamento ha avuto esito positivo non sussiste problema alcuno in tema di responsabilità professionale per colpa, il medico può essere chiamato a rispondere di lesione personale volontaria e del delitto di violenza privata [art. 610 codice penale].

Modalità di espressione: consenso esplicito e consenso scritto – Il consenso può in alcuni casi essere considerato implicito o presunto nella stessa richiesta di prestazione d’opera, il che avviene quando si tratti di prestazioni di routine esenti da rischi o scevre da controindicazioni. Si parla anche di consenso tacito.

In tutti gli altri casi, incluse le vaccinazioni [che sono atti sanitari non esenti da rischi], il consenso deve essere sempre richiesto ed ottenuto in forma esplicita e con riferimento specifico alla prestazione che si va ad attuare. La forma scritta è sempre preferibile. E’ imposta dalla Legge nei seguenti casi:
vaccinazioni, donazioni e trasfusioni di sangue: il legislatore chiede obbligatoriamente la forma scritta del consenso informato da parte del ricevente e, nel caso di emoderivati, anche del donatore;
accertamenti sierologici di un’infezione da HIV
disciplina del trapianto d’organi tra viventi, in cui si richiede che il consenso all’atto di donazione venga redatto in forma scritta;
procreazione medicalmente assistita, sperimentazioni cliniche e sperimentazioni farmacologiche
rettificazione dell’attribuzione di sesso

Autenticità del consenso – Autentico si dice di una cosa fatta, detta o scritta che proviene con certezza da chi ne è l’autore. Quando si parla di consenso autentico si vuole significare che esso deve essere personale, cioè provenire da chi è titolare del diritto, ossia essere frutto di una scelta diretta dell’assistito, manifestato da questi in modo libero e in modo inequivoco e certo. Se in talune condizioni i familiari sono chiamati a esprimere al suo posto il consenso al trattamento sanitario, ciò avviene in virtù dell’istituto giuridico della “tutela” disciplinato da precise norme di Legge [tutela dell’interdetto, tutela del minore, etc.].

Consenso immune da vizi – Perché si parli di consenso immune da vizi occorrono i seguenti requisiti:
la maggiore età della persona assistita [>18 anni];
o, nel caso di minor età: consenso di entrambi i genitori [art. 37 del Codice Deontologia Medica e artt. 316, 317 e 317 bis del Codice Civile];
nel caso di dissenso fra i genitori: autorizzazione da parte dell’Autorità giudiziaria;
la capacità psichica del paziente [vedasi art. 428 Codice Civile] di rendersi conto delle proprie condizioni di salute, della natura e del significato della prestazione sanitaria; del rapporto rischi-benefici della stessa, etc. Nel caso di incapacità anche transitoria e qualora ci si trovi di fronte a condizioni che richiedano decisioni tempestive o urgenti, il medico deve sapersi assumere le proprie responsabilità e tentare di conoscere quali fossero le intenzioni dell’assistito prima che si instaurasse lo stato di incapacità. In tal senso occorre ricordare che è necessario tener conto delle dichiarazioni dei familiari o di chi è il legale rappresentante. Può essere interessato il tutore, se la persona assistita è un interdetto [art. 343 Codice Civile] o l’amministratore di sostegno [Legge n. 6/2004]. La persona inabilitata [art. 415 Codice Civile] o i minori emancipati [art. 390 Codice Civile] possono invece validamente consentire a trattamenti medici ordinari poiché la rappresentanza del curatore ha valenza solo nelle decisioni su questioni patrimoniali;
il contratto terapeutico deve riguardare un bene disponibile [Art. 5 Codice Civile];
vi deve essere la buona fede dei contraenti; ad esempio, l’assistito potrebbe essere stato tratto in inganno [dal centro vaccinale che afferma di essere in possesso del vaccino monovalente contro la difterite, quando invece non è in commercio in Italia un vaccino monocomponente contro la difterite], inducendo ad un comportamento equivoco lo stesso, a seguito di dichiarazioni fuorvianti;
il consenso deve sussistere nella sua piena validità per tutta la durata del rapporto, senza essere mai stati revocato. E il caso degli indecisi che, all’ultimo secondo, decidono di rifiutare la prestazione sanitaria;
soprattutto il consenso non deve essere viziato da una scorretta informazione da parte del medico circa la diagnosi o la prognosi, il programma terapeutico, le probabilità di successo, ecc., sia nelle fasi iniziali del contratto sia successivamente; il vizio sussiste comunque quando si tratta di un errore essenziale e non solo di una “imprecisione” o di un errore marginale nella formulazione della diagnosi, della prognosi, della valutazione dei rischi, ecc.;
vi deve essere pieno rispetto della procedura operativa concordata con l’assistito; sicché se questi ha prestato consenso per un determinato accertamento o trattamento o intervento, il sanitario non è mai autorizzato o abilitato ad eseguire un altro, non preventivato né consentito, specie se al di fuori di uno stato di necessità. E’ questo il caso di talune pessime abitudini dove i genitori portano il proprio pargolo alla vaccinazione, convinti che gli vengano somministrati i soli vaccini obbligatori per Legge, e si ritrovano una serie di vaccinazioni raccomandate/facoltative mai richieste né autorizzate;
non devono sussistere vizi sul modo in cui il consenso è stato prestato [forma implicita o esplicita] e sull’interpretazione dello stesso [consenso inequivoco]. Dunque, non vi deve essere nessuna discordanza fra ciò che la persona assistita voleva effettivamente e ciò che è stato dichiarato o sottoscritto dal medico;
il consenso deve essere storicamente attuale, nel senso che deve essere prestato con specifico riferimento alla prestazione attuata in quel dato momento e non ad altra futura;
deve essere riferito infine allo specifico professionista che effettuerà quella prestazione e nona altro da lui delegato, specie se ad insaputa dell’assistito.

Si ricordi infine che la Direttiva Europea del dicembre 2009 regola il consenso informato obbligatorio per tutti i tipi di vaccinazione, per tutti i cittadini.

Il consenso informato ha valore legale di liberatoria per i medici e le aziende che producono il farmaco somministrato, per le richieste di risarcimento, per eventuali danni provocati alla salute del paziente dal trattamento sanitario. La liberatoria non ha valore e le richieste di risarcimento sono “legittime” per tutte quelle informazioni che sono state “omesse” e “non correttamente riportate”

Mozione Ue contro la Russia: per l’Unione Europea la Russia è come lo Stato Islamico


Tratto da: Vietato Parlare

La risoluzione del Parlamento UE per contrastare media russi ‘propaganda’ dimostra “il degrado politico” per quanto riguarda la “idea di democrazia” in Occidente, il presidente russo Vladimir Putin ha così detto, commentando il voto.

Gli eurodeputati a Strasburgo hanno votato su una risoluzione non legislativa, che invita l’UE a “rispondere alle guerra delle informazioni da parte della Russia.” RT e Sputnik agenzia di stampa sono accusati di essere tra gli “strumenti” più pericolosi di “propaganda ostile.” La risoluzione UE del Parlamento dimostra il “degrado politico” per quanto riguarda la “idea di democrazia” in Occidente, ha detto il presidente russo Vladimir Putin mercoledì, commentando il voto .Putin ha sottolineato che mentre “ognuno cerca di tenere una conferenza” alla Russia sulla democrazia, i legislatori europei ricorrono ad una politica di restrizioni “, che non è il modo migliore” per affrontare eventuali problemi. “l’approccio migliore è una discussione aperta, in cui luminosi e solidi argomenti per sostenere il proprio punto di vista devono essere presentati”, ha detto Putin . (RT)


Mozione Ue contro la Russia: “Putin come i terroristi islamici”

(…) Nella risoluzione gli eurodeputati sottolineano che “il governo russo sta impiegando un’ampia gamma di strumenti, come i think tanks, le emittenti televisive in più lingue (ad esempio Russia Today), pseudo agenzie di stampa e servizi multimediali (come Sputnik), social media e i troll sul web, per sfidare i valori democratici, dividere l’Europa, raccogliere sostegno interno e creare la percezione del fallimenti degli stati nel vicinato orientale dell’Ue”.

E lo accusano di “finanziare forze anti-europeiste”, come i partiti di estrema destra e le formazioni populiste. Non solo. Il testo arriva addirittura a paragonare la Russia ad “attori non statali” come lo Stato islamico, al Qaeda e altri gruppi jihadisti.


questo il documento UE: P8_TA PROV(2016) 044 1

The EU Parliament’s resolution to counter Russian media ‘propaganda’ demonstrates “political degradation” in regard to the “idea of democracy” in the West, Russian President Vladimir Putin said, commenting on the vote.

Azov: come farvi gradire un nazi-battaglione ucraino


In decine di università europee la proiezione di un documentario sul battaglione Azov, un’operazione simpatia per presentare i nazisti ucraini come patrioti europei.

di Fiorangela Altamura.

Un’aula universitaria all’Università di Salerno, a Fisciano. Proiettano “Maidan, The Aftermath”, un documentario sul battaglione Azov, il reparto militare di ispirazione nazifascista che il governo ucraino scaglia contro le popolazioni del Donbass. Segue il dibattito. Quando mi sono alzata in piedi e ho preso parola non ho potuto che cominciare dal significato del progetto che sta dietro la presentazione del documentario, a Salerno e in altre 20 città d’Europa. Lo spunto di questa campagna è il terzo anniversario delle manifestazioni di piazza ucraine poi passate alla storia come EuroMaidan. Iniziarono pacifiche, confluirono in un colpo di Stato trainato da USA/NATO/UE e sfociarono in una guerra civile perché le popolazioni russofone dell’est non vollero sottomettersi.

Il documentario proposto è frutto di un programma finanziato da un’agenzia dell’UE che “sostiene i progetti meritevoli che rendono coesa l’Europa”. L’Università di Salerno, tramite una società che organizza eventi e volontari, si è prestata a proiettarlo in anteprima in Italia.

Leggiamo nei dettagli dell’evento e ancor prima nella pagina che sponsorizza il documentario, dove si mostrano le magnifiche e progressive “prospettive dei giovani ucraini”, per “spiegare la situazione ucraina ai cittadini europei”.

In definitiva: per affrontare il tema della guerra in Ucraina si è scelto di raccontare il punto di vista di un giovane volontario del nazi-battaglione che combatte al fianco dell’esercito ucraino contro le popolazioni resistenti del Donbass, proclamatesi Repubbliche autonome.

Parlo al pubblico – poche persone – che ha appena assistito alla proiezione e vado dritta al nocciolo della questione. Questo documentario rappresenta una chiara scelta politica visto che l’UE ha voluto il golpe ucraino e sostiene l’attuale governo antidemocratico, in guerra contro la propria popolazione e nella cui compagine governativa vede partiti della destra estrema.

Il documentario umanizza la figura del giovane volontario del battaglione Azov e dei suoi amici, di cui mostra fidanzatine e famiglie, e passa per l’addestramento e i combattimenti di quelli che vengono presentati come patrioti liberatori contro l’aggressore russo.


Il moderatore ha tentato di sdrammatizzarne la portata politica e richiesto interventi che si attenessero al documentario in sé. Gli organizzatori hanno ammesso che si trattasse di una “prospettiva di parte” e fosse complicato segnare “la linea di demarcazione tra nazionalismo e degenerazione neo-nazista”, ma naturalmente la discussione che si è sviluppata è stata tutta politica.

In aula c’erano anche giovanissime ragazze ucraine dei progetti Erasmus favorevoli all’azione del battaglione Azov. Due di loro sostenevano di aver conosciuto personalmente, a Mariupol, quei giovani che combattono “per l’orgoglio ucraino, per la libertà”.

“Libertà da chi?”, chiedevamo io e la compagna Svetlana -intervenuta a spiegare chi fossero questi volontari e di quali crimini si fossero macchiati- e loro zitte o flebilmente: “dall’invasione, ingerenza russa”.

Le ragazze confondevano le aspirazioni a vivere in un paese democratico – essendo il loro modello quello degli altri paesi UE – con la negazione di ingerenze esterne e la degenerazione politica attuale che ha messo fratelli contro fratelli e fa dire loro “l’Ucraina non è mai stata unita”. Quali sono i valori trasmessi adesso alla “generazione Erasmus” da questa Europa? L’Europa che vorrebbe unire i popoli, ma che incoraggia nuovi odi.

Solo una si è smarcata dalla propaganda occidentale.

Gli italiani presenti in sala, invece, non hanno preso espressamente posizione ma annuito alle nostre denunce, alle nostre ricostruzioni e infine ci hanno ringraziate per aver portato alla discussione un punto di vista imprescindibile e volutamente ignorato in partenza.

Abbiamo presentato le ragioni di chi sostiene i valori dell’antifascismo, dell’autodeterminazione dei popoli e della democrazia, abbiamo parlato delle ingerenze USA/NATO e della propaganda antirussa, abbiamo ricordato la tragedia di Odessa e i bombardamenti e le sofferenze che soffrono i civili, la resistenza dei partigiani del Donbass.

E di fronte al moderatore che continuava ad affermare “la guerra è brutta, mai più guerre”, non ho potuto che concludere affermando che la pace può nascere solo dalla maturazione di una coscienza popolare che rifiuta le ingiustizie e pretende democrazia e giustizia sociale.

“Vogliamo la pace” è affermazione vana e inefficace se non accompagnata dalla rivendicazione dei propri valori e dal rifiuto degli obiettivi dietro i conflitti che si servono anche della sporca e subdola propaganda cui abbiamo dovuto assistere, in data 21 novembre 2016, in un’università pubblica italiana.

Fonte: Megachip

Francia, Fillon: Russia nemico virtuale frutto della fantasia dell’Occidente


Negli ultimi anni l’Occidente ha trasformato la Russia in un nemico virtuale, rifiutandosi di sviluppare la cooperazione e le relazioni bilaterali. Lo ha dichiarato oggi il vincitore del primo turno delle primarie del centrodestra in Francia ed ex premier Francois Fillon.

Fillon ha evidenziato che l’attuale inasprimento dei rapporti tra la Russia e l’Occidente ha avuto origine dal tentativo fallito di Barack Obama di riavviare le relazioni tra Washington e Mosca.

“Barack Obama ha iniziato dalla strategia del ‘reset’ che mirava a correggere le relazioni con la Russia. Tuttavia tutto è andato per il verso storto e la Russia è stata trasformata di nuovo in un nemico. Un nemico virtuale perché credo che la Russia infondo non sia un rivale per l’Europa”, ha spiegato Fillon a radio Europe 1.

Parlando delle prospettive nella cooperazione con la Russia, Fillon ha ricordato di avere alle spalle una fruttuosa collaborazione con il presidente russo quando entrambi erano capi del Governo dei rispettivi Paesi.

“Ho lavorato con Vladimir Putin quando era primo ministro e sono stati raggiunti molteplici accordi propizi per la Francia, per i quali mi sono battuto costantemente. È un interlocutore difficile, ma è un interlocutore che rispetta chi è capace di onorare i propri impegni”, ha affermato Fillon.

Il Parlamento Europeo approva (nel silenzio dei media) la risoluzione che apre la strada all’esercito europeo


DIFESA COMUNE: GLI EURODEPUTATI CHIEDONO ANCHE LA CREAZIONE DI UN QUARTIERE GENERALE PER LE FORZE MULTINAZIONALI.

L’esercito dell’Unione europea presto potrebbe diventare realtà. Il Parlamento europeo, oggi, ha approvato una risoluzione sulla difesa comune che va proprio in questa direzione. Il testo sull’Unione europea della difesa è stato approvato con 369 voti a favore, 255 voti contrari e 70 astensioni.

Nella risoluzione gli eurodeputati propongono di destinare il 2% del PIL alla difesa, di creare forze multinazionali e un quartiere generale operativo Ue per pianificare il comando e il controllo delle operazioni comuni. Quest’ultimo aspetto dovrebbe consentire anche all’Unione di agire laddove la NATO non sia disposta a farlo.

Secondo il Parlamento europeo, il terrorismo e le minacce ibride, l’insicurezza informatica ed energetica, costringono i Paesi Ue a intensificare i loro sforzi nel campo della sicurezza e della difesa, aprendo così la strada a un’Unione europea della difesa.

La risoluzione invita inoltre il Consiglio europeo a promuovere la creazione di “una politica di difesa comune a livello dell’Unione e a fornire ulteriori risorse finanziarie per assicurarne l’attuazione”.

Nell’attesa di un esercito comune, è in arrivo anche un quartiere generale per le forze multinazionali.

L’Europa che paragona la Russia all’Isis


Sulla falsariga dei regimi autoritari, anche l’Europa organizza la sua (contro?) propaganda che avrà un piano e una task force finanziata con soldi pubblici.

Sulla falsariga dei regimi autoritari, anche l’Europa organizza la sua (contro?) propaganda che avrà un piano e una task force finanziata con soldi pubblici. E lo fa con un rapporto “sulla comunicazione strategica dell’UE per contrastare la propaganda nei suoi confronti da parte di terzi” in discussione al Parlamento europeo per l’approvazione finale. 

In questo rapporto si accosta impropriamente la Russia all’Isis: si confonde il doveroso dialogo con un protagonista indiscusso della scena internazionale con il terrorismo islamico che semina terrore in Siria, nel nord dell’Iraq e in Europa. È vergognosa questa manipolazione interessata e mistificatrice della realtà.

Il pretesto per fare l’apologia dell’Europa è la cosiddetta propaganda russa che avrebbe l’obiettivo – si legge nel rapporto – “di seminare il dubbio, dividere gli Stati membri, paralizzare il processo decisionale, screditare le istituzioni dell’UE ed (…) erodere le argomentazioni europee basate sui valori democratici, sui diritti umani e lo Stato di diritto”.
Non è colpa della Russia se è crollata la fiducia in questa Europa e nei loro incapaci dirigenti.
I diritti dei cittadini vengono negati da tagli a sanità e pensioni imposti dall’austerity europea e non da troll russi! Queste politiche sbagliate stanno portando l’Europa all’autodistruzione e adesso gli eurocrati sperano di illudere i cittadini con una propaganda spacciata da legittima difesa. Ma questi trucchetti non funzionano più.

Vi ricordate la fiala di antrace mostrata da Colin Powell all’Onu? Era stato il pretesto (poi rivelatosi falso) per giustificare la guerra in Iraq.
Ebbene, adesso la Russia è il nuovo pretesto per fare il lavaggio al cervello ai cittadini europei che sono critici verso questa Europa. Con questa scusa si vuole “fornire sostegno diretto agli organi di stampa indipendenti”, che quindi cesseranno di essere tali, e “allestire una task force di comunicazione strategica dell’UE trasformandola in una unità a pieno titolo”.
Quello che si chiama “sostegno alla stampa indipendente” è in realtà una ingerenza per censurare le notizie scomode.
L’Europa vuole giornalisti al soldo della politica. Copia l’Italia che però – va ricordato – è al 73esimo posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa.

Al Parlamento europeo il Movimento 5 Stelle vota no a questo rapporto perché alza muri e diffidenze, anziché favorire il dialogo e la stabilità.
È arrivato il momento di ricucire le relazioni con la Russia chiarendo le reciproche priorità geopolitiche e favorendo cooperazione e mutuo rispetto e non una seconda ‘guerra fredda’ che molti vorrebbero.

Ecco il link al risultato finale del voto del Parlamento europeo.

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