08 dicembre 2016

E’ la classe media che si sta ribellando


Dopo Brexit in Inghilterra, l’elezione di Donald Trump negli Usa e il voto contro Matteo Renzi in Italia, potrebbe toccare alla Francia che però rimane prigioniera del suo sistema elettorale.

Alain de Benoist, scrittore, politologo e filosofo francese, fondatore del movimento culturale denominato Nouvelle Droite, commenta l’evoluzione della politica francese in vista delle elezioni presidenziali e alla luce di due importanti notizie: il gran rifiuto di François Hollande di presentarsi alle primarie socialiste e l’elezione di François Fillon nelle fila repubblicane.


Brexit in Inghilterra, Donald Trump eletto negli Stati Uniti d’America. Domani anche l’Austria e la Francia potrebbero esprimersi contro l’establishment dei loro Paesi. Alain De Benoist, il mondo sta cambiando? 

Si il mondo sta cambiando perché il fatto dominante è l’ascesa di una diffidenza generalizzata nei confronti delle istituzioni, dei partiti politici, dei massmedia e delle elite finanziarie. Questa diffidenza tocca principalmente le classi popolari e la classe media. Tutti sentono la minaccia di essere sostituiti. Il risultato è che siamo passati da una società che contava un terzo di scontenti e due terzi di persone soddisfatte, ad una società dove un terzo sono soddisfatti e due terzi sono scontenti. Quello che vediamo, Brexit, Trump e via discorrendo, è un evidente conseguenza della crisi dell’establishment.

Veniamo alle elezioni francesi previste in primavera del 2017. L’attuale capo dell’Eliseo Francois Hollande ha di recente dichiarato che non si presentarerà alle primarie del Partito Socialista. E’ cosciente della sua impopolarità? 

François Hollande voleva presentarsi alle primarie fino all’ultimo ma ci sono tre elementi che gli hanno fatto fare qualche passo indietro. Da un lato c’è un’impopolarità che non può essere risollevata, poi la sconfitta di Nicolas Sarkozy alle primarie di destra ha eliminato il suo diretto e naturale concorrente, ed infine l’attuale primo ministro Manuel Valls ha fatto di tutto affinché Hollande non si presentasse. Penso che del resto non aveva altra scelta. O si presentava direttamente alle elezioni presidenziali andando in contro ad un’umiliazione senza precedenti oppure passava attraverso le primarie socialiste e otteneva un’umiliazione maggiore con la scomunica dei suoi elettori.


Secondo Lei chi sarà il candidato socialista nel 2017? L’attuale primo ministro Manuel Valls?

Se Valls decide di presentarsi alle primarie ha buone possibilità di vincere tuttavia nulla è certo. Ci sono molti suoi avversari all’interno del partito che lo detestano proprio perché non lo considerano un socialista. In generale il PS è diventato un partito social-democratico e tra tutti i quadri Manuel Valls è l’unico che si colloca a destra.

Dall’altra parte crede che François Fillon, vincitore delle primarie Républicains, rappresenti un voto di rottura rispetto alla tradizione del centro-destra? 

No assolutamente. E’ un candidato che ha un programma ultra-liberale in economia e che allo stesso tempo vuole sedurre la sensibilità dell’elettorato conservatore. Vuole far convivere liberalismo e conservatorismo, vale a dire una dottrina economica che vuole abolire lo Stato e la tutela dei valori tradizionali che invece hanno bisogno dell’autorità dello Stato per regolamentare l’espansione del Mercato.

A destra, la scelta di François Fillon sembra che sia servita in qualche modo a congelare i voti dei Républicains proprio perché il rischio era quello di una migrazione di quell’elettorato verso il Front National. Cosa ne pensa?

Non credo che François Fillon possa congelare i voti dei Républicains perché gli elettori di destra appartenenti alle classi popolari non sono andati a votare alle primarie, questo è un dato molto importante. L’elettorato di destra rimane legato alla classe media ma soprattutto borghese.


Facciamo finta che Manuel Valls, che comunque rimane il favorito alle primarie socialiste, François Fillon e Marine Le Pen saranno i tre candidati ufficiali alle prossime presidenziali, Lei che scenario prevede al secondo turno elettorale?

Nulla è ancora sicuro, cinque, sei mesi prima del voto presidenziale tutti i pronostici vengono il più delle volte smentiti col passare del tempo. Due mesi fa si pensava che Alain Juppé avrebbe vinto le primarie a destra e invece non è andata così. Due mesi fa tutti pensavano che François Hollande si sarebbe ricandidato e invece pochi giorni fa ha dichiarato ufficialmente di non presentarsi. Dunque altre sorprese sono dietro l’angolo. Ad esempio non sappiamo se François Bayrou non si candiderà, come non sappiamo se Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia del governo Hollande, si lanci nella corsa elettorale collocandosi politicamente tra Valls e Fillon. Ad ogni modo lo scenario più probabile è il seguente: Marine Le Pen vincente al primo turno e perdente al secondo. E’ uno scenario probabile, ma ripeto, nulla è mai certo. Les jeux ne sont pas faits encore.

Dopo questa ondata mondiale contro l’establishment in tutte le sue forme, chi rappresenta da voi questa corrente politica? Insomma quale populismo per la Francia?

In Francia non esiste un partito politico integralmente populista. Non c’è qualcuno tipo il Movimento 5 Stelle in Italia. Tuttavia il partito che si avvicina di più a questa corrente di pensiero rimane il Front National. A sinistra invece c’è Jean Luc Mélénchon, segretario del Parti de Gauche, il quale presenta al suo interno un’importante componente populista. Non a caso alcuni punti del suo programma politico sono molto simili a quelli presentati dal Front National (articolo pubblicato in esclusiva domenica 4 dicembre su La Verità)



Il britannico Express commenta la reazione del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, alla vittoria del NO nel referendum costituzionale italiano. In una pervicace negazione della realtà, Juncker continua a parlare di irresponsabilità e populismo degli elettori del NO e però confida che alla fine il popolo “si renderà conto” che essere dentro la UE è una buona cosa.
(Di fronte a queste uscite delle istituzioni europee, quale migliore risposta di una distaccata ironia…)

di Rebecca Perring, 06 dicembre 2016

Jean-Claude Juncker ha decretato che gli elettori italiani che hanno votato “NO” al referendum costituzionale sono degli irresponsabili, e si è spinto a mettere in discussione il loro buon senso.

Ma il disperato boss di Bruxelles è ancora aggrappato al sogno del progetto europeo, quando afferma che “la gente si renderà conto che stiamo meglio se stiamo insieme“.

L’eurocrate capo ha fatto una serie di cupe osservazioni a seguito del risultato del referendum italiano, risultato che ha ulteriormente destabilizzato il già pericolante progetto dell’Unione europea.

Il duro verdetto del referendum, che ha portato il primo ministro italiano Matteo Renzi a presentare le dimissioni dopo che l’Italia ha votato contro la sua proposta di riforma costituzionale, si avvia a spianare la strada agli euroscettici del Movimento Cinque Stelle.


La loro ascesa rappresenterebbe una spinta per il paese verso l’uscita dall’eurozona, farebbe crollare l’euro e metterebbe in dubbio tutte le politiche economiche.

Dopo la sconfitta di Renzi, Juncker si è espresso così: “Il risultato italiano è una delusione, c’era la possibilità di rendere il paese efficiente e l’hanno sprecata. Viviamo in tempi pericolosi.”

Alla televisione pubblica olandese NPO ha detto: “Gli elettori del NO, i populisti, pongono dei quesiti ma non danno alcuna vera risposta.”

“A volte pongono le giuste domande, ma non hanno le risposte giuste. I populisti non si assumono responsabilità.”

Le sue accuse sono giunte dopo aver sottolineato come alcuni leader euroscettici siano stati coinvolti nelle trattative per portare la Gran Bretagna fuori dal malridotto blocco europeo.

Ad ogni modo, nonostante i suoi commenti sensazionalisti, il presidente della commissione Ue non ha perso le speranze sul futuro dell’unione, e ha detto che il progetto sopravviverà.

Ha aggiunto: “Credo che alla fine dei conti prevarrà il buon senso europeo. La gente si renderà conto che stiamo meglio se stiamo insieme.”

I commenti di Juncker arrivano dopo che una serie di politici di destra hanno esultato per la decisione dell’Italia e hanno acclamato la vittoria del NO come la fine della crisi della Ue.

La guerra dell’Occidente alla ‘verità’


La guerra al terrorismo è stata una “guerra alla verità”. Ora i governi cercano di screditare i ‘portatori di verità’ che sfidano le loro bugie.

di Paul Craig Roberts.

La guerra al terrorismo è stata contemporaneamente una “guerra alla verità”. Per quindici anni – a partire dall’11 settembre 2001 per arrivare alle “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein, ai “collegamenti con al Qaeda”, alle “armi nucleari” in possesso dell’Iran, all'”uso da parte di Assad di armi chimiche”, alle infinite bugie su Gheddafi, all'”invasione russa dell’Ucraina” – i governi delle cosiddette democrazie occidentali hanno trovato essenziale allinearsi saldamente a queste menzogne ​​al fine di perseguire i propri programmi politici. Ora questi governi stanno cercando di screditare i “portatori di verità” (truthtellers) che sfidano le loro bugie.
I mezzi di comunicazione russi sono sotto attacco da parte delle “presstitutes” (“prostitute dell’informazione”, ndt) dell’Unione Europea e dell’Occidente e sono accusati di essere dei fornitori di notizie false (“fake news” – si veda ad esempio l’articolo: www.globalresearch.ca).
Rispettando gli ordini del suo padrone di Washington, l’Unione Europea ha approvato una risoluzione contro i media russi che non seguono evidentemente la linea di Washington. Il presidente russo Putin ha detto che la risoluzione europea è un “segno visibile del degrado dell’idea che la società occidentale ha della democrazia”.
Come previsto da George Orwell, dire la verità è ora considerato dai governi occidentali “democratici” come un atto di ostilità. Un nuovo sito web, www.propornot.com, ha appena fatto la sua comparsa per condannare un elenco di 200 siti web che forniscono notizie e opinioni in contrasto con i media “presstitute” e che servono le agende dei governi occidentali. Forse i finanziamenti di propornot.com provengono dalla CIA, dal National Endowment for Democracy o da George Soros?
Sono orgoglioso di dire che anche il sito www.paulcraigroberts.org è nell’elenco.
In Occidente coloro che sono in disaccordo con le politiche omicide e sconsiderate dei funzionari pubblici sono demonizzati come “agenti russi”. Lo stesso Presidente degli Stati Uniti è stato indicato come un “agente russo”.

Questa consuetudine di denominare i “portatori di verità” come propagandisti ha fallito. Il tentativo di screditare i “portatori di verità” ha invece prodotto un catalogo di siti web in cui si possono trovare informazioni affidabili ed i lettori infatti stanno visitando in massa i siti inclusi nella lista.
Il tentativo inoltre di diffamare i “portatori di verità” dimostra che i governi occidentali e i loro media “presstitutes” sono intolleranti verso le verità e le opinioni differenti dalla loro, e si sono impegnati a costringere le persone ad accettare le menzogne servite dai governi come verità.
Chiaramente i governi e i media occidentali non hanno alcun rispetto per la verità, e così come per l’Occidente ritenersi democratico?
Un media “presstitute” come il “Washington Post” ha svolto il suo ruolo in tal senso nel sostenere la rivendicazione di Washington secondo la quale i media alternativi sarebbero costituiti da agenti russi. Craig Timberg, che appare privo di integrità o di intelligenza, o forse di entrambi, è il tirapiedi del “Washington Post” che ha riportato la falsa notizia secondo la quale “due gruppi di ricercatori indipendenti” – nessuno dei quali è stato individuato – avrebbero scoperto che i russi hanno sfruttato la mia ingenuità, quella di CounterPunch, del professor Michel Chossudosky di Global Research, di Ron Paul, di Lew Rockwell, di Justin Raimondo e quella di altri 194 siti web per aiutare “un candidato ribelle” (Trump) “a scalare la Casa bianca”.
Si noti il ​​termine applicato a Trump – “candidato ribelle”. Questo dice tutto.
I governi occidentali sono a corto di scuse. Dall’insediamento del primo governo Clinton l’ammontare dei crimini di guerra dei governi occidentali è superiore a quello della Germania nazista. Milioni di musulmani sono stati macellati, deportati e diseredati in sette Paesi. Non un singolo criminale di guerra occidentale è stato ritenuto responsabile di tutto ciò.
L’ignobile “Washington Post” è il principale difensore di questi criminali di guerra. L’intera stampa e le TV occidentali sono così pesantemente implicate nel peggiore dei crimini di guerra della storia umana che, se la giustizia farа il suo corso, le “presstitutes” saranno sul banco degli imputati insieme ai Clinton, a George W. Bush e a Dick Cheney, a Obama e ai loro agenti “neocon” ed esecutori, come è il caso che sia.

Con alcune correzioni di Megachip

Farage: «Il progetto europeo muore, gli italiani l’hanno preso a martellate»


Dopo Marine Le Pen, Nigel Farage. La sconfitta e le dimissioni di Matteo Renzi rappresentano un nuovo colpo per l’Europa dei burocrati. Il risultato che esce dalle urne, con la vittoria travolgente del No alle riforme costituzionali, conferma i timori tra i sostenitori del progetto comunitario. Che ora, dopo la Brexit, il trionfo di Trump negli Usa e il voto dell’Italia, guardano con preoccupazione a un possibile effetto domino per le elezioni del 2017 in Olanda, Francia e Germania. L’onda lunga del risultato italiano potrebbe sconvolgere tutta l’Eurozona.

LE PAROLE DI NIGEL FARAGE

Soddisfatto è il leader dell’Ukip, Nigel Farage. «Questo è un colpo di martello contro l’Euro», ha detto. «L’establishment pro-Ue ha dato agli italiani più povertà, disoccupazione e meno sicurezza a causa dell’immigrazione di massa». Ma non solo. «La Ue sta barcollando da una crisi all’altra: Rapide elezioni appaiono necessarie in modo che gli italiani abbiamo l’opportunità di liberarsi dell’establishment pro-Ue».
«SI TORNA A UNA DIMENSIONE NAZIONALE»

«L’Italia conferma che il progetto europeo sta morendo», ha detto ancora Farage. In un’intervista a Sky News, l’eurodeputato dell’Ukip ha fatto il punto della situazione. «Le dimissioni da premier di Matteo Renzi», ha sottolineato, «sono l’esempio di come in Europa si stia tornando indietro a una dimensione nazionale».

L’eredità lasciata da Renzi: un italiano su quattro a rischio povertà


- di Roberto Darta per Il Primato Nazionale

Un quarto degli italiani è a rischio indigenza. Lo si legge in un rapporto dell’Istat, in cui si dice che il 28,7% delle persone residenti in Italia, nel 2015, è “a rischio di povertà o esclusione sociale”. In totale, si tratta di 17 milioni 469 mila persone. È di una quota, scrive l’Istituto, “sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%)”.

Resta invariata anche la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%). Numeri che, scrive l’Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europea 2020 “ancora lontani”. Entro il 2020, infatti, l’Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila. Oggi la popolazione esposta è invece “superiore di 4 milioni 587 mila unità rispetto al target previsto”. Inoltre, quasi la metà dei residenti nel Mezzogiorno risulta a rischio povertà o esclusione sociale. Lo stima l’Istat calcolando che nel 2015 la percentuale di esposizione nell’Italia meridionale è pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (28,7%). Al Centro, infatti, la soglia si ferma al 24% e al Nord al 17,4%. “I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati – spiega l’Istat – in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%)”.

Il dopo Renzi si chiama Troika?


Secondo il quotidiano La Stampa, il Ministro Padoan chiederà l’intervento del fondo Esm per un prestito di 15 miliardi di euro per salvare il sistema bancario ed evitare una crisi di sistema. Il prossimo governo potrebbe quindi essere emanazione della Troika.

- di Marco Muscillo per L’Opinione Pubblica

Dopo la vittoria del No al referendum costituzionale di domenica scorsa, gli Italiani hanno scoperto che quando si vuole, le leggi si possono posso approvare velocemente anche in un sistema di bicameralismo perfetto. Infatti, dopo l’annuncio delle dimissioni da parte del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il conseguente incontro al Quirinale con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, quest’ultimo ha deciso di congelare le dimissioni del Premier uscente per “rispettare le scadenze” e approvare la legge di bilancio nel più breve tempo possibile. La Legge di Stabilità, già passata alla Camera, giungerà oggi in Senato e passerà con un voto di fiducia.

Intanto in Europa le reazioni sono state variegate, ma il clima di incertezza sembra essere svanito subito, complice anche l’andamento del mercato che ben tenuto. Infatti, il tanto temuto aumento dello Spread non si è assolutamente verificato, tenuto a bada dall’intervento della BCE sul mercato secondario: come ormai tutti sanno, la Banca Centrale svolge un ruolo fondamentale e lo Spread diventa un problema solamente quando questa, per scelta politica, decide di ritirare gli interventi di acquisto dei titoli di stato.
Così, accompagnato dalle parole di circostanza di Pierre Moscovici, secondo il quale “Renzi è stato un buon premier che ha fatto importanti riforme sociali e economiche”, l’Eurogruppo ha diramato una nota ufficiale con cui chiede all’Italia “misure aggiuntive” per rispettare il patto di stabilità:


“Italy – We agree with the Commission’s assessment that the budget is at risk of noncompliance with the requirements of the SGP. We note that according to the latest Commission assessment, Italy’s structural fiscal effort in 2017 will be -0.5% of GDP, whereas +0.6% of GDP is required under the preventive arm. On that basis, significant additional measures would be needed. We also note that an ex post assessment of overall budget execution, encompassing additional costs related to the refugee crisis, security measures and costs arising from recent earthquakes, may result in Italy being able to have a smaller though still significant deviation from the adjustment path towards its MTO. We invite Italy to take the necessary steps to ensure that the 2017 budget will be compliant with the rules of the preventive arm of the SGP. The high debt level in Italy remains a matter of concern. We recall the commitment to use windfall revenues or unforeseen expenditure savings in 2017 and step up privatisation efforts to bring the debt ratio on a declining path. We take note that in light of prima facie noncompliance with the debt reduction benchmark, the Commission will issue a new report under article 126(3) TFEU.”

L’Eurogruppo nota che “in base alle ultime valutazioni della Commissione lo sforzo strutturale dell’Italia nel 2017 sarà -0,5% del Pil, mentre è richiesto uno +0,6% nel braccio preventivo. Su questa base, misure addizionali significative sarebbero necessarie” e aggiunge: “Ricordiamo l’impegno ad utilizzare le entrate eccezionali o tagli di spesa non previsti nel 2017 e intensificare gli sforzi delle privatizzazioni per portare l’indice del debito su un percorso discendente”. In pratica serviranno circa 16 miliardi per riportare i conti pubblici al livello richiesto dalle Istituzioni europee. Se questo non si farà nella Legge di Stabilità, sarà uno dei compiti del prossimo governo. L’Eurogruppo monitorerà l’attuazione delle misure aggiuntive a marzo 2017.

Vi chiediamo di tenere ben in considerazione quello che abbiamo appena detto, mentre passiamo a trattare il prossimo problema, cioè quello che riguarda le banche. Stranamente e in contrasto con tutte le previsioni, da dopo il referendum, i titoli bancari stanno avendo in borsa riscontri positivi. Eppure, la situazione delle banche italiane è assai critico: con la vittoria del No, e quindi della sconfitta di una riforma chiesta espressamente da JP Morgan, la più grande banca d’Affari del mondo si starebbe ritirando dal piano di ricapitalizzazione di Mps. Ricordiamo che il piano constava di due step: la prima era la conversione “volontaria” delle obbligazioni subordinate in azioni per un totale di 1-1,5 miliardi di euro e la seconda con una “soluzione di mercato”, un intervento di ricapitalizzazione da parte di un fondo composto da vari gruppi finanziari, tra i quali JP Morgan, Mediobanca e il fondo del Qatar QIA. Il totale dell’operazione doveva aggirarsi intorno ai 5 miliardi di euro.

Se Monte dei Paschi costituisce il problema più evidente del nostro sistema bancario, non va dimenticato che ad un anno dal decreto Salva-banche, le quattro banche “salvate” coi risparmi degli azionisti e degli obbligazionisti, ripulite dalle sofferenze, sono di fatto rimaste invendute. Inoltre, la situazione di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, dopo l’intervento del fondo Atlante, resta ancora in bilico. Il problema dei crediti deteriorati investe molte delle banche del nostro Paese.

Per questi motivi, nella giornata di ieri, è giunta la notizia che dall’Europa avevano dato il via libera a un intervento diretto dello Stato per ricapitalizzare le banche in difficoltà. Le borse, come era prevedibile, sono andate in fibrillazione. Con tutta probabilità, però, dovrebbe trattarsi di un intervento statale mascherato, volto all’acquisto delle obbligazioni subordinate e rimborsare così i risparmiatori.

Invece, stamattina è stato un articolo de La Stampa che ha fatto sobbalzare tutti dalle sedie, anche se era già tenuta in conto. Secondo l’autorevole quotidiano nazionale, “il decreto a cui sta lavorando il Ministero del Tesoro, vale ben di più dei tre-cinque miliardi invocati al mercato per Siena, e al momento non prevede l’intervento diretto dello Stato, bensì quello dell’Europa attraverso il fondo Salva-Stati Esm. La cifra in ballo indicata da due fonti concordanti del Tesoro è di 15 miliardi di euro”.

E ancora:

“Lo schema è quello applicato dalla Spagna nel 2012 per evitare il crac degli istituti iberici e che il governo Monti rifiutò, preoccupato di non dare fiato alle trombe del grillismo. Allora l’Europa sborsò quaranta miliardi che furono trasferiti a un Fondo nazionale. La richiesta italiana vale meno della metà di quello spagnolo, e di per sé conferma la delicatezza della scelta. I fondi dell’Esm sono formalmente un prestito e per questo comportano la firma di un accordo con l’Europa che impone quelle che nel gergo tecnico si chiamano «condizionalità»”

Noi sappiamo bene cosa sono queste “condizionalità”: chiedere l’aiuto al fondo Esm significa commissariare (direttamente o indirettamente) il Paese alla Troika. Il fondo metterà a disposizione il denaro per i salvataggi ma saranno le Istituzioni sovranazionali a decidere come impiegare il denaro e quali “riforme” il governo dovrà fare in cambio dell’aiuto.

Insomma, il referendum costituzionale italiano potrebbe avere conseguenze molto simili a quelle accadute in Grecia dopo il referendum con cui il popolo greco aveva rigettato l’austerità europea. Ma a differenza della Grecia, l’Italia è un Paese economicamente più solido, con un PIL molto più alto. L’esperimento Troika potrebbe avere conseguenze e reazioni ben peggiori.

Rinnoviamo il nostro appello al Presidente Matterella a non piegarsi agli ordini di organismi sovranazionali. Se si darà retta a loro e non al popolo italiano, le cose peggioreranno e finirà davvero male. Confidiamo nel suo buon senso.

Marco Muscillo.

Aleppo, la bandiera siriana sventola nella città vecchia


- di Sponda Sud

I soldati dell’Esercito arabo siriano avanzano su Aleppo est: altri due sobborghi sono stati conquistati questa mattina secondo l’agenzia ufficiale Sana. Per l’Osservatorio dei diritti umani, i soldati di Damasco controllano ora tutta la città vecchia. Russia Today stima che le forze militari siriane abbiano riconquistato l’85% di Aleppo est, in mano alle forze dell’opposizione da oltre due anni.

I ribelli jihaidisti del gruppo Fatah Halab si sono infatti arresi nella maggior parte dei quartieri della città vecchia dopo le avanzate da ovest dell’esercito siriano. Il ministero degli Esteri siriano ha fatto sapere che “non permetterà che i cittadini di Aleppo est siano ostaggio dei terroristi, e farà ogni sforzo per liberarli”.

Secondo alcune stime, da Aleppo est in queste ultime settimane sono scappate oltre 80.000 persone, la maggior parte si è rifugiata nell’area ovest controllata dal governo di Damasco, mentre un’altra ha trovato riparo nelle zone controllate dalle forze curde. Il numero, secondo altre fonti, potrebbe essere più alto. “Non abbiamo dormito, la situazione è molto difficile”, ha detto all’FP Um Abdou, una donna di 30 anni che ha lasciato il quartiere di Bab al-Hadid con il marito, i suoi cinque figli e la madre. “Gli ultimi quattro giorni sono stati molto stressanti”, ha aggiunto in attesa di salire su un autobus noleggiato dal governo per visitare un campo profughi. Atle Hassan, che ha lasciato il quartiere Bayada, parla invece delle difficoltà incontrate per acquistare i beni di prima necessità dal mese di luglio a oggi: “Gli aumenti dei prezzi sono stati sorprendenti. E’ stato davvero difficile ottenere latte o pannolini per mio figlio di 8 mesi di età. Per fortuna le persone si aiutavano a vicenda”.


Dal loro canto, i ribelli hanno colpito con razzi il campo profughi palestinese di al Nairab, situato nella zona orientale di Aleppo. L’attacco è stato lanciato nella parte sud orientale di Aleppo ed è costato 6 feriti e ingenti danni alle strutture del campo, dove sono conservate diverse derrate di cibo e aiuti gestiti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (Unrwa). In un altro attacco compiuto dai ribelli nel quartiere di al Furqan, nella parte occidentale di Aleppo controllata dalle forze governative, sono morte 4 persone mentre oltre venti sono rimaste ferite.

Intanto è morto per le ferite riportate il colonnello delle forze armate russe Ruslan Galitskiy (foto in basso), ferito “in un attacco di artiglieria dei miliziani della cosiddetta opposizione contro uno dei quartieri di Aleppo ovest”. Lo riferisce il ministero della Difesa di Mosca precisando che l’alto ufficiale è deceduto in ospedale e “i medici hanno lottato per la sua vita per alcuni giorni”. Secondo il ministero della Difesa russo, Galitskiy faceva parte di un gruppo di consiglieri militari russi inviato in Siria.




Media arabi, citati da quelli israeliani, hanno infine riferito di un attacco dell’aviazione dello Stato ebraico questa mattina su obiettivi vicini all’aeroporto di Damasco. Secondo la tv Al-Mayadeen – ripresa da Haaretz -i velivoli hanno colpito l’aeroporto militare di Mezzeh (nella foto in basso) che si trova vicino al palazzo presidenziale di Bashar Assad. Nessuna conferma da parte israeliana. La scorsa settimana la Siria ha sostenuto che aerei israeliani avevano attaccato obiettivi ad est di Damasco.



Fonte: Sponda Sud

Il link tra Panama Papers e Isis


- di Mattia Carnieletto per Gli Occhi Della Guerra

La strage di Nizza del 14 luglio scorso ha rappresentato un cambio di strategia da parte dello Stato islamico. Proprio ieri l’Europol, l’agenzia europea di contrasto al crimine, ha lanciato un nuovo allarme: “L’Isis sta perdendo sul campo di battaglia in Iraq e Siria e la sua unica possibilità ora è eseguire contrattacchi in Europa. Dobbiamo aspettarci nuovi attacchi terroristici”. L’agenzia ha poi spiegato che i terroristi potrebbero ricorrere a “lupi solitari che colpiscono nel mucchio”, ovvero – secondo le ipotesi più probabili – con autobombe. Un po’ come succede in Medio Oriente, in particolare in Iraq, dove esercito regolare e peshmerga hanno imparato a conoscere i mezzi alla “Mad Max” dello Stato islamico.

Come scrive sull’Huffington Post Maria Antonietta Calabrò, gli obiettivi nel mirino dei terroristi sono “i cosiddetti ‘soft target’, luoghi affollati dove mietere il maggior numero di vittime, come è avvenuto a partire dall’attacco al Teatro Bataclan (Parigi, novembre 2015) o sul lungomare di Nizza (14 luglio 2016)”.

La novità, come sottolinea l’Huffington, è che l’allarme è stato lanciato dopo che si sono concluse le indagini finanziarie sui Panama Papers, questo il nome del fascicolo di 11.5 milioni di documenti riservati creato da Mossack Fonseca, uno studio legale panamense, riguardanti società e individui che, chi in un modo e chi in un altro, hanno cercato di evadere il fisco o riciclare denaro. Secondo le informazioni raccolte dall’Europol, nei documenti di Mosseck Fonseca ci sarebbero centinaia di nominativi sotto indagine nel progetto Hydra, elaborato dalla stessa agenzia per contrastare le diverse forme di finanziamento dello Stato islamico. Come ha spiegato il capo dell’intelligence finanziaria dell’Europol, Simon Riondet: “Il fatto è che oggi noi possiamo collegare le compagnie rivelate dai Panama Papers non solo con i crimini economici quali il riciclaggio, ma anche con il terrorismo, i gruppi criminali organizzati russi, il traffico di droga, il traffico di esseri umani”.

Un dato, questo, che secondo l’agenzia dimostrerebbe come i terroristi dello Stato islamico stiano sempre più ricorrendo alla criminalità organizzata per finanziarsi.

Occuparsi dei poveri? No, e’ di destra


Non se ne erano accorti. Lo ha spiegato il ministro Del Rio. In Italia oltre 17 milioni di persone sopravvivono al di sotto della soglia di povertà o comunque in in una situazione di difficoltà economica, ma il governo del Pd non lo sapeva. Il bugiardissimo era troppo impegnato a frequentare i banchieri, i suoi ministri passavano il tempo a trovare i soldi, nelle tasche degli italiani, per mantenere l’esercito dei migranti e nessuno si accorgeva che gli italiani diventavano sempre più poveri. Il ceto medio veniva spazzato via da politiche fiscali demenziali prima ancora che criminali, ma loro non se ne accorgevano. Maria Elena Etruria doveva occuparsi dei pasticci bancari del padre, il ministro Martina si inventava regole per consentire la concorrenza sleale in Italia, Poletti magnificava lo stile di vita dei giovani e meno giovani che campavano solo con i voucher. Troppo distratti per comprendere il disagio degli italiani. O così in malafede da entusiasmarsi per la fuga dei cervelli. Strano? Per nulla. Oggi la Busiarda (la Stampa) spiega che difendere i poveri e’ un atteggiamento di destra. E visto che la destra latita e non ha nulla da proporre, secondo la Busiarda e’ Grillo a spostarsi a destra e puntare sui poveri. Che, essendo poveri, non dovrebbero avere il diritto di votare, in base alle valutazioni dei radical chic politicamente corretti. Quelli che, grazie al sostegno del prefetto, respingono i migranti da Capalbio perché è una località turistica per ricchi. E pretendono di confinarli a Goro perché è una località di poveri. I bobo che girano film a Lampedusa, che organizzano concerti a Lampedusa, che propongono Lampedusa per il Nobel per la pace. E poi scoprono che a Lampedusa i No vincono con quasi l’80% dei voi. Così politicamente corretti da commuoversi sino alle lacrime di fronte alla “nobile uscita di scena” del bugiardissimo, accompagnato dalla moglie. Per poi scoprire che il guru della campagna elettorale del bugiardissimo era lo stesso di Cameron e che la scena del nobile addio del bugiardissimo era identica a quella di Cameron, moglie compresa. L’ennesima buffonata. Ma loro, ovviamente, non se ne erano accorti.


Fonte: Girano

I Veterani chiedono scusa in ginocchio per il genocidio dei Nativi americani (Video)


Quello che governo degli Stati Uniti non ha mai avuto il coraggio di fare.

Standing Rock, ND – In una sorprendente esposizione di umanità e di riconciliazione, I veterani Statunitensi andati a Standing Rock come parte di “Veterinari per Standing Rock” movimento guidato da Wes Clark Jr. il quale si è inginocchiato e ha chiesto perdono per il genocidio e tutti crimini di guerra commessi dai militari degli Stati Uniti contro la tribù dei nativi americani.

Mentre il governo degli Stati Uniti non ha mai ufficialmente chiesto scusa per il genocidio commesso sulle nazioni tribali, questi veterani coraggiosi accettano la responsabilità per le azioni degli Usa e hanno chiesto alla tribù il perdono.

Wes Clark Jr., in un atto di riconciliazione sincera, ha detto agli anziani delle tribù:

“Siamo venuti qui per essere la coscienza della nazione. E all’interno di tale coscienza, dobbiamo prima confessare i nostri peccati, perché molti di noi, me particolarmente, sono dalle unità che vi hanno ferito nel corso degli anni. Siamo venuti, vi abbiamo combattuto, abbiamo preso la vostra terra, abbiamo firmato i trattati che abbiamo rotto, abbiamo rubato i minerali dalle vostre colline sacre, abbiamo fatto scolpire i volti dei nostri presidenti sul vostra montagna sacra. Poi abbiamo preso ancora più terra, quindi abbiamo preso i vostri figli e poi cercato di prendere la vostra lingua e cercato di eliminare la lingua che Dio vi ha donato. Noi non rispettiamo voi, abbiamo inquinato la vostra terra, vi abbiamo fatto male in tanti modi, ma siamo arrivati a dire che ci dispiace, siamo al vostro servizio e imploriamo il vostro perdono “.

Leksi Leonard Crow Dog, a nome delle tribù presenti ha accettato le scuse e, a sua volta ha chiesto perdono per qualsiasi ferita che potrebbe essere stata causata dalla sconfitta degli Stati Uniti con la 7 ° Cavalleria dal Grande Nazione Sioux il 25 giugno, 1876.

06 dicembre 2016

NAZIONALIZZARE, SALVARE E RIVENDERE MPS, CARIGE, BANCHE VENETE, BANCA ETRURIA & SORELLE E' UN GRANDE AFFARE PER L'ITALIA


martedì 6 dicembre 2016

Ricordate le previsioni degli analisti “qualificati” prima del referendum qualora avesse vinto il NO? Crollo della borsa, spread alle stelle, siccità, carestia, morte dei primogeniti e per finire inabissamento dell’Italia nel Mediterraneo come una novella atlantide. Permetteteci la battuta, perché per l’ennesima volta, dopo brexit ed elezioni USA, le previsioni terroristiche degli analisti sono state brutalmente smentite dai fatti.

Un solo esempio: alle ore 12.35 del 6 dicembre, lo spread BTp bund è di poco superiore a 157 punti, contro i 187 del 2 dicembre. Guarda un po’: anziché salire in caso di vittoria del NO, è sceso. E la borsa? Alla stessa ora segna un +1,53%.

I catastrofisti filo Ue, persa anche questa battaglia, si sono ora concentrati sul “problema banche” e sul rischio di bail in di MPS, dato che al momento l’aumento di capitale è stato congelato. Un intervento dello stato viene visto come molto probabile, magari a supporto della conversione delle obbligazioni subordinate, che dovrebbe comunque essere obbligatorio.

La Ue e la germania premono per una soluzione di mercato, leggasi tosatura di obbligazionisti e correntisti, dimenticandosi a che suo tempo le banche tedesche hanno beneficiato di aiuti statali ben maggiori di quelli concessi dallo stato italiano: per essere precisi, il salvataggio delle banche tedesche è costato alla Germania qualcosa come il 10% del Pil! Ma, si sa, i tedeschi sono più uguali degli altri e quello che è consentito a loro deve essere negato agli altri, nella Ue formato IV reich.

Ora, immagino già le lamentele dei sacerdoti del libero mercato contro un eventuale intervento pubblico a salvataggio delle banche italiane infarcite di crediti deteriorati, frutto per la maggior parte della crisi innescata dalle folli politiche attuate dagli ultimi tre governi: “il mercato deve autoregolarsi, è la selezione naturale, non si può vincolare il libero mercato” e via di questo passo.

Peccato per loro che proprio nella patria del libero mercato, il Regno Unito che ha dato i natali ad Adam Smith, le banche siano state nazionalizzate dal governo, risanate e successivamente rimesse sul mercato con un guadagno per le casse pubbliche di 14 miliardi di sterline. Sì, avete letto bene: lo stato inglese ha guadagnato 14 miliardi di sterline a seguito della vendita delle banche precedentemente nazionalizzate per evitarne il fallimento.

Analogo discorso è avvenuto negli USA, dove il governo federale spese 426,4 miliardi di dollari per salvare banche ed assicurazioni e ne incassò 441,7 con un guadagno di 15!

Ma tu guarda, gli stati liberisti per definizione hanno nazionalizzato (parola tabù per i neoliberisti in salsa ue) le banche per evitarne il fallimento, le hanno risanate e le hanno vendute guadagnandoci.

Quindi, cosa ci sarebbe di così scandaloso se lo facesse anche lo stato italiano con le banche messe in difficoltà dai crediti incagliati che, è bene ricordarlo, in larga misura sono diretta conseguenza delle stesse politiche economiche dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni?

Certo, le norme Ue ce lo vietano, ma è altrettanto utile ricordare che queste norme sono state fatte DOPO che la Germania ha messo in sicurezza le proprie banche con un pesantissimo intervento di denaro pubblico, ben maggiore, in termini di percentuale del pil, di quello che sarebbe necessario in Italia, ovvero solo 1%.

A questo punto non si capisce perché lo stato italiano non dovrebbe fare ciò che ha fatto la Germania, senza chiedere permesso a nessuno e, soprattutto, senza chiedere l’intervento del fondo salva stati che consegnerebbe il paese nelle mani della troika.

Il buon senso ci dice che lo stato deve intervenire nazionalizzando le banche in difficoltà, risanarle e poi rimetterle sul mercato, vediamo se la politica saprà seguire il medesimo percorso virtuoso compiuto da USA e Regno Unito o se per l’ennesima volta sarà succube dei diktat tedeschi.

E adesso, parliamo di soldi. Quanto varrebbe MPS se fosse risanata? E' una delle pochissime banche sistemiche nazionali, è ben presente in tutta Italia, soprattutto al centro-nord produttivo, e se fosse liberata dal pericolo dei crediti marci, ovvero con una nazionalizzazione che la farebbe diventare al 100% dello stato - ora lo è solo al 10% - sarebbe facilmente cedibile ad un prezzo prossimo ai 20 miliardi du euro. L'operazione oggi costerebbe allo stato non più di 5 miliardi per la ricapitalizzazione e altrettanti per la garanzia di una cessione tranquilla e con assoluto margine di recupero degli NPL. Volendo proprio esagerare, lo stato potrebbe investirci fino a 15 miliardi in totale con la ragionevole certezza di recuperare e guadagnare dopo il salvataggio almeno quanto speso.

Ora passiamo alle altre banche che secondo il Financial Times col NO referendario vittorioso sarebbero fallite immediatamente. Non è accaduto, ma non è questo il punto. Il punto è che Carige, Pop.Bari e le banche venete aggiungendovi anche le 4 asfittiche banche "rinnovate" dopo il disastro Etruria & sorelle - tutte assieme - volendo nazionalizzarle cancellando il rischio crediti marci equivarrebbero a una spesa per lo stato non superiore ai 5 miliardi a cui aggiungerne 5 di garanzie sugli NPL. Tutte queste banche - risanate - varrebbero mediamente 2 miliardi l'una, cedute al 100%. E sarebbero un ottimo affare per lo stato.

Ecco, quindi la messa in sicurezza dell'intero comparto bancario italiano NON avrebbe costo per lo stato se segue lo schema suddetto, che è il medesimo che fu seguito da Germania, Gran Bretagna, ma anche Olanda e Belgio, rimanendo in Europa.

E allora basta ricatti, basta minacce delle oligarchie parassitarie di Bruxelles che hanno in pugno la Ue. Facciamolo e che non se ne parli più. La Ue cosa potrebbe fare per impedirlo? Ci manda Juncker da sobrio? O la troika dei gangster? Ci ricatta con lo spread? Non scherziamo. Questi signori hanno capito che il 60% che ha detto NO a Renzi è lo stesso 60% che è così incazzato, ma così incazzato con la Ue che è pronto a polverizzarla. 

State ben attenti a quello che fate, cari "signori" di Bruxelles. Molto, molto attenti.

Fonti:

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2016/12/6/NOTIZIE-MPS-In-borsa-attesa-per-le-news-Aumento-di-capitale-Lme-fino-a-1-028-miliardi-di-euro/736475/

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-06-14/salvare-banche-affare-gli-stati-081335.shtml?uuid=ACyBvY

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-01-05/salvare-banche-tedesche-e-costato-7percento-pil-080353.shtml?uuid=ACcIoK4B





DIMISSIONI? SOLO DI FACCIATA: LA CERCHIA RENZIANA DEL PD CONFERMA CHE IL CAPO VUOLE RESTARE AL POTERE, DIMISSIONI BUFALA


ROMA - Da stentare a crederci, eppure è quanto rilanciano le agenzie:"Resta in campo e dara' battaglia. Di fatto questo referendum si e' trasformato in una vera e propria elezione politica e nessuno, da solo, ha preso 13 milioni di voti come Matteo Renzi", spiega un dirigente della cerchia renziana all'agenzia Dire, subito ripresa.

"La direzione verra' spostata e questi giorni serviranno a valutare due percorsi dopo l'incontro con il Presidente Mattarella: da una parte approvare la legge di stabilita' poi cercare la persona da incaricare e il percorso da seguire; l'altra nel Pd, con la decisione sul prossimo congresso e l'indicazione del candidato a segretario. Che resta Renzi, visto che nessuno ha la sua forza, forza che gli deriva dai 13 milioni di voti presi".

Per l'incarico a presidente del Consiglio si parla di Grasso, Padoan... "E' prematuro- risponde il dirigente del Pd- il nome va deciso sicuramente dal Capo dello Stato di concerto con il segretario del Pd, visto che i Dem dovranno sostenere il governo, non e' pensabile indicare qualcuno di sgradito a Renzi...", sottolinea.

Per quanto riguarda gli 'alleati interni' Franceschini, Orlando, Martina? "Nessuno di loro ha una nave attrezzata a sostenere la tempesta che tra poco si scatenera'. Sara' mare grosso, molto grosso, e nessuno di loro ha la forza per attraversarlo... Quindi resteranno al loro posto".

Romano Prodi? "Candidatura inesistente- risponde il dirigente renziano del Pd- e poi te lo vedi lui a farsi sostenere da D'Alema? Non sara' disponibile".

Per quanto riguarda il prossimo congresso? "Davanti ci sono alcune scadenze internazionali da rispettare, il G7 e il vertice Nato... si potrebbe farlo a Maggio e poi votare a Giugno (insieme alle regionali in Sicilia, ndr) ma..." Ma? "Va considerato che i parlamentari non sono proprio favorevoli ad interrompere la legislatura, vogliono tirarla fino alla fine e la conferma e' arrivata anche dal Referendum. Quindi piu' probabile che alla fine il congresso del Pd si terra' a Novembre 2017. Poi il nuovo segretario, Matteo Renzi, avra' sei mesi per affrontare la campagna elettorale" taglia corto il dirigente renziano del Pd.

Detto in breve: il puzzone vuole restare al potere.

Redazione Milano.





DAKOTA PIPELINE: HANNO VINTO I SIOUX (PER IL MOMENTO)


- di Marta Albè per GreenMe

L’ultimo tratto della Dakota Pipeline potrebbe cambiare percorso. Per il momento hanno vinto i Sioux ma bisognerà continuare a lottare per salvare le terre ancestrali.

L’Army Corp of Engineers domenica 4 dicembre ha annunciato che non concederà i permessi per la costruzione della Dakota Access Pipeline sul territorio dei Sioux e che cercherà un percorso alternativo. La tribù ha celebrato la notizia con danze e canti al ritmo dei tamburi. In ogni caso, non è detto che il Governo Usa e le imprese costruttrici dell’oleodotto permetteranno tale cambiamento.

Per mesi i membri della tribù dei Sioux e i loro sostenitori sono scesi in campo per fermare la costruzione dell’oleodotto che rischia di inquinare le acque del lago Oahe, un’importante fonte per la loro sopravvivenza.

I Sioux hanno celebrato la loro prima vittoria vittoria ma nello stesso tempo temono che la decisione di modificare il percorso dell’oleodotto non sia permanente, sia per l’incognita delle prossime decisioni di Donald Trumpsia perché i sostenitori della Dakota Pipeline potrebbero fare pressione perché il percorso non venga modificato.

Gli attivisti dunque non abbandoneranno il proprio sito di protesta e continueranno a difendere le terre ancestralianche con l’arrivo dell’inverno e con l’abbassamento delle temperature nella speranza che la vittoria dei Sioux possa essere duratura.

I Sioux sanno bene che la vittoria potrebbe essere solo momentanea e che dovranno continuare a difendere le proprie terre e a far sentire la propria voce, come riporta la CNN.

“Nell’anno a venire potrebbero giungere nuove minacce e non possiamo smettere di protestare fino a quando il progetto per l’oleodotto non sarà completamente sconfitto e le nostre terre e acque non saranno salve”.








L’Army Corps of Engineers chiede che per l’oleodotto si trovi un percorso che non metta in pericolo le terre ancenstrali e le acque de lago Oahe.

Secondo Jan Hasselman, uno dei rappresentanti della tribù dei Sioux, bisognerà contrastare le decisioni dell’amministrazione Trump se non prenderanno in considerazione dei percorsi alternativi per l’oleodotto.

I Sioux non si arrendono e sono pronti a proseguire la protesta in nome della difesa dell’ambiente e delle terre ancestrali, si batteranno anche di fronte alle decisioni avverse del Governo, prendendo spunto proprio dal pronunciamento dell’Army Corps of Engineers sulla necessità di modificare il percorso dell’oleodotto.

Marta Albè

Fonte: GreenMe

Fonte foto: CNN

Renzi a casa. E adesso? Ecco gli scenari (e fanno tutti schifo)


- di Adriano Scianca per Il Primato Nazionale

Matteo Renzi ha commesso due errori cruciali: ha impostato il referendum costituzionale come plebiscito su di sé e ha fatto sfoggio di arroganza per tutta la campagna elettorale. Non poteva non perdere. Avesse agito diversamente, poteva anche spuntarla, ma così facendo si è chiuso in un vicolo cieco.

E adesso? Diverse le ipotesi sul tavolo, tutte mediamente raccapriccianti. Un Renzi bis dovrebbe essere escluso, anche in virtù del discorso abbastanza definitivo fatto dal premier. Si apre la strada per l’ennesimo governo senza mandato popolare, quindi. Bisogna vedere per fare cosa, tuttavia. Si tratterà di un governo fatto per restare o di uno creato per accompagnarci alle elezioni anticipate? In ogni caso i nomi che circolano sono quelli di Grasso, Padoan e Delrio (Romano Prodi, fortunatamente, si è già chiamato fuori da solo). Il primo ha il classico profilo “istituzionale” per galleggiare in attesa del nuovo voto, il secondo potrebbe uscire dal cilindro dopo qualche tremolio pilotato dei mercati, il terzo è quanto di più simile a un Renzi-bis ci possa capitare.

L’assetto futuro dipenderà anche da Renzi stesso, comunque, che non è di colpo diventato un pensionato che passa le giornate ai giardinetti, ma è pur sempre il segretario del partito di maggioranza. E comunque, malgrado la scoppola generale presa, il premier uscente ha comunque preso un 40% praticamente da solo. Forse è troppo presto per celebrare il suo funerale, quindi. A meno che, con un gesto ancor più clamoroso, Renzi non decida di tirarsi indietro anche dalla segreteria del partito e scomparire dalla politica, cosa comunque improbabile. Più plausibile è una sua ritirata strategica per tornare alla carica a breve. Il volto umano mostrato al momento delle dimissioni gli ha fatto guadagnare qualche consenso in più, se adesso pilota la transizione verso un governo distante da lui, avrà qualche mese per rifarsi un’immagine e riacquistare smalto in modo da stravincere le prossime elezioni. Nelle quali, eventualmente, se la vedrà con i grillini, che faranno comunque un grande risultato.

Quelli che si presentano a pezzi al voto sono invece gli zombie del centrodestra. Berlusconi, Salvini e Meloni, ai minimi storici in quanto a capacità di presentarsi con un progetto non diciamo credibile, ma anche solo intelligibile. Un’armata Brancaleone che non sa cosa vuole, che ha al suo centro una figura inciucista e ormai priva del benché minimo appeal, incapace di competere con i grillini nel raccogliere la rabbia popolare. Insomma, sul tavolo ci sono tanti scenari. E fanno tutti schifo.

Adriano Scianca

Ecco la prima dura risposta dell’Unione Europea alla vittoria del NO


- di Marco Zanni per Sollevazione

Come avevo avuto modo di anticipare qua e ribadire anche nel mio post di stamattina, finita la farsa del supporto a Renzi e alle sue riforme arriva la prima mazzata dalla UE per l’Italia, in particolare sulla legge di bilancio per il 2017.

Le istituzioni avevano dato una tregua al governo italiano fino al 5 dicembre ma poi avrebbero picchiato duro senza pietà: e la prima mazzata arriva dall’Eurogruppo, che si è riunito stamattina per, tra le altre cose, valutare i draft budget degli stati membri per il 2017.

Ecco quali sono le conclusioni per il bilancio italiano, che già vi avevo anticipato mentre tutti i giornalai stavano a contare lo 0,1% di flessibilità in più o in meno.

Il giudizio dei ministri delle finanze dell’Eurozona non lascia spazio a fraintendimenti: come potete leggere il bilancio 2017 del nostro Paese è a rischio di non conformità con le regole prescritte dal Patto di Stabilità e Crescita e dalla sua revisione.

Il pomo della discordia è il deficit strutturale e l’Obiettivo di Medio-Termine (MTO) del bilancio in equilibrio: Renzi si era impegnato con la UE, in cambio della flessibilità concessa lo scorso anno, a migliorare il saldo di bilancio strutturale (cioè al netto delle componenti straordinarie) dello 0,6% del PIL, mentre la proposta presentata da Padoan prevede un peggioramento dello 0,5%.
Altro che qualche punticino di PIL, parliamo di circa €15 miliardi di differenza! E ora l’Eurogruppo, pur riconoscendo gli sforzi eccezionali per terremoti e migranti, chiede una pesante correzione e demanda alla Commissione Europea di indicare al governo italiano i passi necessari per ridurre il debito secondo le nuove e stringenti regole di bilancio varate in risposta alla crisi post-Lehman.

I suggerimenti dell’Eurogruppo? Privatizzazioni selvagge e di utilizzare tutte le entrate straordinarie per ridurre il debito.

Ieri il No ha salvato formalmente la Costituzione Italiana del 1948, che però, indipendentemente da tutto rimane disapplicata nei suoi principi fondamentali; per tornare a farla vivere e ridare prosperità e speranza, è necessario rigettare gli assurdi vincoli europei che ci stanno asfissiando e che non ci permettono di mettere in atto le politiche di cui il Paese e i cittadini italiani avrebbero bisogno. QUI trovate tutte le decisioni dell’Eurogruppo odierno e la foto sotto si riferisce al paragrafo sull’Italia =>


Marco Zanni, europarlamentare M5S

Aleppo, i ribelli “moderati” attaccano ospedale militare russo: ucciso un medico, due infermieri feriti


Ospedale militare russo da poco istituito, attaccato in Aleppo Est dai ribelli.

Un ospedale mobile russo, portato ad Aleppo per soccorrere i civili ed attrezzato per pediatria ed ostetricia è stato completamente distrutto (alle ore 12.20/12.30 di oggi). Un medico e una operatrice sanitaria sono morti ed un ferito è grave. Russia Today riferisce che i ribelli ancora nell’enclave hanno lanciato sull’ospedale 9 razzi che hanno colpito con precisione l’ospedale. L’estrema precisione dei colpi, fa pensare che l’attacco sia stato mirato e premeditato.
Il centro sanitario era dotato di dispensario, un reparto terapeutico speciale per i bambini, un centro di chirurgia, di anestesiologia e terapia intensiva, annessa una sala radiologica. Disponeva inoltre di un laboratorio di cure mediche diagnostiche e specialistiche. Le squadre mediche comprendono medici, pediatri e ostetrici.
I medici militari del ministero della Difesa russo, sono arrivati nella zona della città di Aleppo, il 5 dicembre per l’accoglienza e l’assistenza ai residenti locali delle aree liberate della parte orientale della città. Il personale è stato ora spostato in una zona più sicura.
Dura presa di posizione di Mosca contro i mandanti e protettori dei terroristi.

Mosca ha informazioni che l’attacco si è basato su coordinate precise, che i ribelli non potevano possedere.


Mosca ha informazioni che l’attacco si è basato su informazioni precise, che i ribelli non potevano possedere. Il Ministero della Difesa russo, ha denunciato l’attacco come effettuato con l’ausilio di mezzi di rilevamento che i ribelli non hanno, sta a dire con l’aiuto tecnologico e di intelligence degli sponsor occidentali. Ed ha riguardo sostiene di possedere informazioni puntuali su chi è implicato.
Il portavoce del Ministero della Difesa, generale Igor Konashenkov ha detto chiaramente che l’attacco non sarebbe stato possibile senza la comunicazione ai terroristi delle coordinate precise del centro sanitario: “Mosca capisce – ha detto Konashenkov – da chi gli insorti siriani dell’opposizione hanno ricevuto le coordinate dell’ospedale russo ad Aleppo. Sappiamo chi ha fornito le coordinate precise. Pertanto, l’intera responsabilità per l’uccisione e il ferimento dei nostri medici, che erano lì per aiutare i bambini di Aleppo, non risiede solo nei esecutori immediati“.
Ed ha aggiunto: “Il sangue dei nostri soldati è sulle mani dei loro mandanti. Coloro che hanno creato, nutrito e armato queste bestie in forma umana, sono chiamati a giustificare le loro azioni alla propria coscienza e ai propri elettori. Sì, voi, signore e signori, protettori dei terroristi provenienti dagli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altri simpatizzanti paesi ed entità “ (RT).
Reazioni

Che interessi hanno i mandanti di cui parla Mosca? Le ipostesi sono due:
1 – sperare in una reazione rabbiosa dei russi che comporti un bombardamento indiscriminato sull’enclave di Aleppo est con grandi perdite civili (ostaggi) tale da poter usare poi come elemento di accusa nella consueta ‘guerra umanitaria’;
2 – evitare da parte dei più estremisti che ci siano ulteriori defezioni da parte di miliziani che vogliano arrendersi (in quanto difficilmente si potrà parlare più di amnistia alzando il livello di scontro da quello militare a puro terrorismo verso obiettivi non militari).


Francia. Aborto, approvata legge che vieta di difendere la vita su Internet


Con una votazione per alzata di mano, l’Assemblea nazionale francese ha approvato nella serata di giovedì 1° dicembre in prima lettura la norma che aggiunge agli «ostacoli all’interruzione di gravidanza» puniti dalla leggeanche quello «digitale».

La riforma, attesa ora dall’esame del Senato, nasce da un’iniziativa del governo socialista che punta a spegnere la voce dei siti Internet curati da varie associazioni a difesa della vita per sopperire agli effetti di un’altra legge fatta approvare esattamente un anno fa dalla maggioranza che eliminava la settimana obbligatoria di riflessione per le donne che stanno pensando di abortire. L’eliminazione di quello spazio nasceva dall’idea secondo la quale la donna non deve rendere conto a nessuno della sua decisione di abortire, che dunque da facoltà depenalizzata a certe condizioni diventa “diritto”. La conseguenza della cancellazione di qualsiasi figura con la quale la donna possa confrontarsi prima di decidere ne era l’inevitabile conseguenza.

L’ulteriore intervento normativo – apertamente liberticida – introduce una vera e propria repressione di presenze online che si propongono semplicemente di ascoltare e, se richieste, consigliare le donne alle prese con una scelta drammatica. Una riforma lungamente annunciata, contro la quale sinora non si è alzata nessuna tra le voci che abitualmente difendono la libertà di parola su Internet.

A difesa dei siti per la vita, animati dal vivacissimo associazionismo sociale francese, si è schierata la Chiesa cattolica con la lettera del presidente dei vescovi Pontier al presidente Hollande, rimasta senza risposta. Ugualmente inascoltati gli appelli dell’opposizione parlamentare, spalleggiati dalla rete associativa Alliance Vita, che sino all’ultimo ha tentato di far recedere la maggioranza da un disegno di legge che sconfessa la “liberté” della laica Francia.

Gli analisti politici, che dopo l’ampio successo di François Fillon alle primarie del centrodestra domenica scorsa ora si trovano davanti alla resa del presidente Hollande che rinuncia alla candidatura all’Eliseo, rilevano nella discutibilissima riforma sull’aborto un segnale dei socialisti al loro elettorato in vista delle presidenziali della primavera prossima. Ma una Francia che mostra con diversi segnali di guardare con rinnovato interesse al suo patrimonio di valori umanistici non sembra più così sensibile a simili esibizioni di laicismo illiberale. L’esame del Senato, forse già nei prossimi giorni, potrebbe stoppare la legge, visti i diversi equilibri nella seconda Camera. Ma intanto il voto parlamentare di questa serata rimane come un segnale inquietante nel cuore dell’Europa che in molte sue componenti politiche e istituzionali sembra non voler più sostenere la vita che nasce.

Fonte: Avvenire

L’EPIDEMIA COSTRUITA DA BIG PHARMA: LE DIAGNOSI SBAGLIATE DI ADHD


È stato uno dei temi dominanti nella discussione sul TTIP e sul CETA – lo strapotere delle multinazionali. Non si tratta di una questione astratta, ma carica di conseguenze pesanti sulle nostre vite. Questo articolo dello Scientific American denuncia un esempio della pressione delle aziende farmaceutiche: la diagnosi gonfiata di malattie, in questo caso psichiatriche, per aumentare i profitti sui farmaci. In Usa due terzi dei bambini cui vengono prescritti farmaci psichiatrici contro il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) probabilmente non ne hanno bisogno e si ritrovano ad assumerli – con tutte le conseguenze del caso – senza soffrire della malattia. Una denuncia impressionante, che è solo uno degli esempi possibili: la iperprescrizione di farmaci è da tempo emersa come uno dei problemi peggiori della medicina nel mondo occidentale.

di Gareth Cook, ottobre 2016

Traduzione di Guglielmo, con la collaborazione della redazione di Voci Dall’Estero

Secondo l’American Psychiatric Association, circa il 5% dei bambini americani soffre di disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). E invece questo disturbo è diagnosticato al 15% dei bambini, molti dei quali sono sottoposti a un pesante regime farmacologico, con conseguenze che durano per l’intera vita. Questo è il tema centrale del nuovo libro del giornalista Alan Schwarz, ADHD Nation. Trovare una spiegazione per questo fatto – ovvero come possa verificarsi che due terzi dei bambini cui è stato diagnosticato l’ADHD in realtà potrebbero non soffrire di questo disturbo – è il mistero al cuore del libro. La soluzione è una schiacciante accusa contro l’industria farmaceutica, e una descrizione allarmante di ciò che viene fatto ai bambini in nome della salute mentale.

L’autore ha parlato con Gareth Cook, giornalista di Mind Matters.

Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Nel 2011, dopo aver passato quattro anni a fare luce per il New York Times sui pericoli legati ai traumi nella National Football League e negli sport giovanili, cercavo un altro progetto. Avevo sentito che gli studenti della scuola superiore nel Westchester, da cui provengo (appena a nord di New York), sniffavano Adderall prima dei S.A.T (Scholastic Assessment Test) per essere più concentrati durante l’esame. Ero inorridito e volevo saperne di più. L’ho vista non come una storia di “psichiatria infantile”, e neppure di “abuso di farmaci”, ma come una storia sulla pressione scolastica e sulle richieste da cui i nostri figli si sentono schiacciati.

Quando ho esaminato la faccenda più a fondo, è emerso molto chiaramente che il nostro sistema nazionale per il trattamento dell’ADHD andava completamente alla cieca – in pratica, molti dottori prescrivevano il farmaco senza fare particolare attenzione al fatto che il bambino avesse realmente o no l’ADHD, e in seguito le pastiglie venivano comprate e vendute tra studenti che non avevano nessuna idea di ciò che stavano assumendo. Ho posto domande su questo fatto agli esperti ufficiali di ADHD e di psichiatria infantile, e questi hanno negato che ciò stesse accadendo. Hanno negato che ci fossero molte false diagnosi. Hanno negato che i ragazzi vendessero e comprassero pastiglie. Hanno negato che i tassi nazionali di diagnosi riportati dal C.D.C (Centers for Disease Control and Prevention) – in quel momento il 9.5% dei ragazzi tra i 4 e i 17 anni, ora l’11% e la percentuale è ancora in crescita – fossero valide. In sostanza, hanno negato che ci fosse qualcosa che non andava in assoluto nel settore. Alla fine, hanno negato troppo. Su tutto questo ho scritto una decina di articoli in prima pagina sul New York Timestra il 2012 e il 2014.

In che senso l’ADHD è “un’epidemia”, e come è stata “costruita”?

L’ADHD di per sé non è un’epidemia- le diagnosi errate di ADHD sono un’epidemia. Se il sistema funzionasse in un modo tale da stare attorno al 5% di diagnosi, come le indicazioni ufficiali dell’American Psychiatric Associationsuggeriscono, non saremmo in questo guaio. Ma il sistema non funziona in modo adeguato, nemmeno lontanamente. Circa il 15% dei bambini americani arrivano ai diciotto anni con una diagnosi di ADHD, il 20% dei ragazzi, e il 30% dei ragazzi che vivono al Sud. È completamente indifendibile. È tempo di capire che anche se non si può rimediare a tutto ciò, perché ormai quel che è fatto è fatto, bisogna migliorare il sistema per fare la diagnosi ai bambini che realmente rientrano nelle caratteristiche del disturbo e per aiutare gli altri bambini in altri modi. Molti bambini hanno problemi e necessitano di aiuto – ma molti di questi problemi in molti casi derivano da traumi, ansia, discordie familiari, poco sonno o dalla dieta, da bullismo scolastico o da altro. Non dobbiamo abbandonarli. Dobbiamo aiutarli. Ma dobbiamo anche essere più riflessivi nel farlo, invece di diagnosticare loro automaticamente un disturbo mentale serio e che li accompagna per tutta la vita.

Quanto a come questa epidemia è stata “costruita”, è chiaro che qualsiasi cosa l’ADHD sia, da qualunque causa venga e in qualsiasi modo si manifesti nelle diverse persone, è stata ingrandita molto al di là delle ragionevoli proporzioni. Il disturbo può esistere e deve essere rispettato senza che sia erroneamente diagnosticato a milioni di bambini in più. Non è colpa del disturbo se gli adulti che devono occuparsene hanno creato questo caos. Noi, gli adulti, lo abbiamo fatto diventare qualcosa in cui non doveva essere trasformato.

Quale ruolo hanno giocato le aziende farmaceutiche?

Un ruolo assolutamente prevedibile. Noi siamo una nazione pienamente capitalistica, particolarmente per quanto riguarda i medicinali, e l’industria farmaceutica ha grandi incentivi finanziari a produrre farmaci che rispondano ai bisogni medici. Tutti noi ne beneficiamo – sia che si parli dell’Advil che ho preso la scorsa notte per il mal di testa, o della chemioterapia che ha fatto mio fratello 30 anni fa a causa del Linfoma di Hodgkin. Non c’è nulla di sbagliato nel fatto che producano quello che le persone vogliono. Il problema, nel mondo dell’ADHD e in altri – in particolare nell’ambito della psichiatria – è che le aziende si sono interamente impadronite del campo. Hanno inglobato tutti i migliori ricercatori e medici del campo e hanno dato loro compensi a cinque, sei, addirittura sette zeri per condurre studi che vanno tutti nella stessa direzione: l’ADHD è molto più diffuso e pericoloso di quanto si può pensare, i farmaci funzionano meravigliosamente e senza quasi effetti collaterali, e se non diagnostichi e curi un bambino, lui o lei sarà destinato alla sventura scolastica e sociale, a fare incidenti in auto, a contrarre malattie veneree e molto altro.

Certo, tutti questi risultati ottenuti negli studi erano fondati su una piccola base di verità, ma sono stati esagerati senza scrupoli proprio per spaventare dottori e genitori e spingerli a fare diagnosi e dare farmaci ai bambini, senza gran riguardo al fatto che i loro problemi potrebbero non derivare dall’ADHD, ma da qualcosa d’altro, qualcosa di più complicato, e qualcosa magari che meriterebbe molta più attenzione e cura di una compressa di anfetamina al giorno. Tutto questo è stato orchestrato nell’alone di prestigio delle istituzioni accademiche – è facile cavarsela quando i medici che conducono gli studi insegnano ad Harvard, alla Johns Hopkins e a Berkeley, con solo minuscole postille in cui si dichiara che il loro lavoro è finanziato dai fabbricanti di farmaci e ricompensato da contratti di consulenza e divulgazione.

In seguito, a peggiorare le cose, le aziende farmaceutiche hanno usato questi studi per confezionare messaggi pubblicitari, in ultimo rivolti ai genitori stessi, che descrivono in maniera sbagliata ciò che il loro prodotto è, cosa cura, e cosa fa. Disgustoso, ma è così. Non è vero che i farmaci per l’ADHD consentono ai ragazzi di prendere “i voti che si confanno alla loro intelligenza”, che è ciò che un’inserzione pubblicitaria dell’Adderall XR diceva ai genitori sulla rivista People (gli Stati Uniti sono pressoché l’unico Paese nel mondo sviluppato a permettere pubblicità rivolta direttamente ai consumatori di farmaci venduti solo sotto controllo medico, come i medicinali per l’ADHD). Un’altra pubblicità presentava una madre che, grazie ai farmaci per l’ADHD, poteva dire al figlio “Sono orgogliosa di te”. Tutto ciò è disgustoso. Ma non c’è alcuna ripercussione per le aziende che lo fanno. Tutti i farmaci per l’ADHD – Adderall XR, Concerta, Vyvanse, Metadate o come si voglia chiamarlo – hanno ricevuto una condanna formale dalla Food and drug administration (Fda) per pubblicità falsa e ingannevole. Tutti.

Il Dottor Keith Conners è una figura interessante. Che cosa ritiene così intrigante nella sua storia?

È l’Oppenheimer dell’ADHD. È stato Conners, nei primi anni ’60 alla Johns Hopkins, a condurre il primo trial clinico ufficiale sull’uso del Ritalin nella cura di bambini indisciplinati (gli studi furono finanziati dal produttore del Ritalin, la CIBA.) I risultati furono incredibilmente interessanti – questo farmaco aiutò alcuni bambini che avrebbero potuto non riuscire a ricevere un’educazione ragionevole, né a vivere una vita familiare decente, a imparare a seguire le regole e prestare attenzione in un modo che ha trasformato le loro vite. Questi risultati hanno aiutato a spingere la ricerca verso ciò che allora era chiamato Disfunzione neurologica minore o Reazione ipercinetica dell’infanzia, e furono nuovi farmaci efficaci nel trattamento per ciò che noi ora chiamiamo essenzialmente ADHD. Conners diventò un campione nella diagnosi e nel trattamento, curò bambini nella sua università e nella clinica con cui collaborava, sviluppò una scala di sintomi per aiutare altri clinici a identificare e trattare il disturbo e lavorò per quasi tutte le aziende farmaceutiche a condurre trial clinici su nuovi e migliori medicinali. Tutto ciò fu fatto in buona fede e per il beneficio dei bambini. Ma durante gli anni ’80, ’90 e 2000, era così focalizzato su questi onesti fini che non prestò attenzione a come il settore stava completamente andando fuori strada. Non aveva realizzato di che cosa era diventato parte. Ora se ne è reso conto, e definisce le diagnosi sbagliate di ADHD “un disastro nazionale di proporzioni pericolose”.

Lei descrive questo problema come una frittata ormai fatta. Qual è la strada per il futuro?

Non c’è alcun modo di contenere le diagnosi di ADHD attorno al 5% che l’American Psychiatric Associationdefinisce appropriato, o magari attorno al 7 o all’8% includendo le persone che riescono a convivere con il disturbo (nessun sistema che implica una diagnosi soggettiva, come nel caso dei disturbi psichiatrici, sarà mai perfetto, e non possiamo aspettarcelo). Ma all’11% di bambini e ragazzi che attualmente hanno trai i 6 e i 17 anni è già stato detto che hanno l’ADHD da un medico, e nel momento in cui arriveranno all’età del college questa percentuale raggiungerà il 15%. Fanno parte dello zeitgeist medico e culturale, in parte perché i bambini che hanno avuto la diagnosi sono in così grande compagnia, e in parte perché i farmaci li aiutano, in generale, a comportarsi meglio a casa e a scuola. Tutto ciò è molto seducente per i genitori, i dottori, gli insegnanti e per chiunque si preoccupi dal comportamento dei bambini.

Che ci si creda o no, io direi che qualsiasi sorta di cambiamento improvviso nel trattamento dell’ADHD, qualsiasi significativa avversione nel permettere la diagnosi, nuocerebbe ai ragazzi che realmente rientrano nel disturbo e che beneficerebbero dei trattamenti – non possiamo reagire in maniera sproporzionata. Ciò che semplicemente dobbiamo fare è essere più riflessivi nelle diagnosi. Ai genitori e ai medici deve essere spiegato chiaramente che un bambino che ha difficoltà a stare attento o a stare seduto tranquillo a scuola, non ha, ipso facto, un disordine mentale permanente. È una cosa più complessa. Ci vuole del tempo per trovare quello che è meglio per ogni specifico bambino.

Noi, gli adulti, dobbiamo andarci più piano. Essere meno impulsivi. Prestare molta attenzione. Ciò che noi vogliamo dai nostri figli innanzitutto dobbiamo richiederlo a noi stessi.

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