05 settembre 2017

Educatori sfruttati

educatrice, sfruttata da una cooperativa sociale"

Avete bisogno di un parere riguardante l'educazione dei figli? Il rapporto con i propri figli è diventato problematico e faticoso? Pensate di aver bisogno di una dritta per i cambiamenti che interessano il bambino in qualsiasi fase della crescita? Siete in difficoltà con gli altri soggetti che in casa o fuori casa si occupano dell'educazione dei vostri figli?

"Maleducati" nasce per dare una risposta a queste e altre domande di natura pedagogica. Su Affaritaliani.it c'è Federico Fenzio, pedagogista scolastico e giuridico, nell'A.A. '12-'13 Prof. a Contratto in Pedagogia Generale e Sociale presso l'Università Statale dell'Insubria di Varese e Cultore della Materia in Criminologia presso l'Università Statale di Bergamo, dove si occupa del tema dei minori vittima e autori di reato. Ha scritto vari saggi di pedagogia tra cui "Adole-scienza impossibile" e "Ritrovarsi genitori", editi da Ghibli. Per maggiori informazioni visitare il sito www.federicofenzio.com

Domanda

Buongiorno Professore,
ho visto che lei insegna all'Università ai futuri educatori ed io sono il papà di una ragazza che, si fa per dire, di "lavoro" svolge la professione di educatrice. Mia figlia ha sempre avuto una dedizione per l'altro: da bambina il suo gioco preferito era quello di fare la maestra e la scuola l'ha sempre dipinta come una persona estremamente solare e predisposta all'aiuto degli altri. All'età di 8 anni è entrata a far parte degli scout e a 15 anni ha cominciato a dedicarsi al volontariato.

Dopo la scuola magistrale si è iscritta alla Facoltà di scienze dell'educazione laureandosi a pieni voti. Dopo un paio di anni dove ha dovuto svolgere i lavori più disparati, ha finalmente trovato un posto presso una "cooperativa sociale". Dopo una prima fase di entusiasmo sono iniziati i problemi: condizioni di lavoro improponibili, retribuzioni da fame e "capi" autoritari che utilizzano metodologie che assomigliano al mobbing. Sono tormentato dall'idea che mia figlia è stata rovinata da questa gente, che ha tradito il suo entusiasmo. Ora mia figlia ha perso la passione per questo lavoro, non ha più voglia di uscire di casa e credo sia lei ora ad aver bisogno di aiuto. Com'è possibile che proprio da questo ambiente possano provenire questi comportamenti? Cosa posso fare per aiutarla?
Cordialmente,
Enrico.

 

Risposta

Buongiorno Enrico,
il suo racconto mi coinvolge profondamente, perché in sua figlia rivedo l'entusiasmo dei miei alunni che nella aule d'università non vedono l'ora di dedicarsi a tempo pieno al lavoro nel sociale, bellissima esperienza dalla quale io stesso provengo. Ricordo ancora quando agli inizi del mio percorso professionale mi dedicavo ai progetti di "educativa di strada": ad orari improponibili incontravamo le compagnie di giovani "dimenticati" dalla società, nei confronti della quale emergeva un profondo vissuto e degli agiti di rabbia.

E da questa rabbia conquistare lentamente la loro fiducia, costruendo qualcosa insieme che potesse in qualche modo riconnetterli al mondo senza rinunciare alla loro essenza. Ricordo ancora l'espressione di questi ragazzi quando noi educatori dicemmo loro che avrebbero potuto organizzare un evento musicale ed artistico proprio nel parchetto dove solitamente restavano parcheggiati per fumare, annoiarsi parlando di musica o disegnando opere d'arte su muri che pochi avrebbero visto.

Vennero così coinvolti in un processo di negoziazione con la comunità circostante, da noi guidato, e alla fine l'evento finale vide la partecipazioni attiva di tutti: nonni, genitori, giovani e bambini.
Erano proprio questi ragazzi (i miei "utenti") che riuscivano a dare senso al mio lavoro, nonostante l'arroganza e l'ignoranza delle persone che rivestivano ruoli decisionali di potere. Per inciso: alcuni di questi ragazzi sono diventati dj famosi nel settore nonché artisti che espongono le loro opere realizzate con bombolette spray nelle gallerie d'arte internazionale.

Purtroppo confermo il quadro tragico da lei descritto. E' un fenomeno di cui si parla poco perché il senso comune è convinto che chi lavora nel "sociale" lo faccia per "missione" o per volontariato. Questo presupposto tutto italiano rende possibile alcuni soprusi come quelli da lei riportati.

Nell'immaginario collettivo dovrebbe passare l'idea che quello dell'educatore (uso questa espressione in senso lato e quindi comprendo tutti coloro che svolgono una funzione educativa, quindi anche gli insegnanti) è un lavoro come tutti gli altri perché il bancario che consiglia un investimento sbagliato ad un famiglia procura gli stessi danni di un educatore che opera scelte sbagliate con i soggetti da educare.

Spesso è lo stesso educatore, incrementando il suo senso di onnipotenza attraverso un effetto "boomerang", che ama infatti sbandierare che "il suo lavoro è diverso dagli altri perché lavora con persone e non con cose". E' fondamentale quindi considerare l'azione educativa come un lavoro: l'educatore non è un supereroe perfetto che non sbaglia mai (anche quando non lavora, attraverso un'indistinta separazione tra vita privata e vita professionale) ma è una persona che viene pagata per svolgere l'importante funzione dell'educare.

Personalmente non ho molta fiducia nel cosiddetto "terzo settore", quello delle cooperative sociali. Ovvio, non si può generalizzare ma ne ho sentite tante di storie come quella di sua figlia. Amministratori di cooperativa senza una laurea che vivono solo grazie al lavoro degli altri: si capisce così perché un Comune paga come tariffa oraria 20 euro alla cooperativa per un educatore e alla fine la cooperativa stessa riconosca all'educatore solo 8 euro.

In alcuni casi il personale utilizzato dalle cooperativa è poco qualificato (con un evidente ricaduta sulla qualità del servizio) ma la cosa più preoccupante è che nella maggior parte delle situazioni vediamo persone pluri-laureate, con master e specializzazioni, percepire una tariffa oraria che offende la dignità umana.
Da questo punto di vista aprirei una parentesi sulla responsabilità degli Enti locali che spesso e volentieri trattato una gara d'appalto per la gestione di un Nido come una gara d'appalto per il servizio di asfaltatura delle strade.

Sarebbe necessario infatti aprire una discussione politica sulla cosiddetta "esternalizzazione" dei servizi educativi, che ad oggi pare sia molto alla moda: dove ci ha portato e se essa ne sia valsa la pena (anche da un punto di vista economico). Non sarebbe meglio per un Ente locale selezionare ed inglobare direttamente (anche con forme contrattuali flessibili) personale educativo specializzato e riconoscendo un miglior trattamento economico? E se la cooperativa è un'impresa sociale che fa profitto (nonostante la sigla "no-profit") perché dovrebbe esserle riconosciuta una tassazione differente dalle normali società? Non è forse più corretto pensare a due tipologie di azione sociale, una garantita dalle associazioni di volontari (forse un luogo adeguato dove svolgere un'autentica "missione") e l'altra dalle imprese sociali elevate allo stesso rango di qualsiasi società che si pone obiettivi imprenditoriali?

Un altro fenomeno sommerso, oltre a quello della "guerra dei poveri" tra cooperative (che vedono vincere una gara d'appalto "a ribasso" quindi proponendo stipendi osceni ai propri educatori), è un'apparente collusione che a volte si registra tra Comune e terzo settore, con veri e propri passaggi di Assessori che vengono "collocati" in ruoli di presidenza o di direzione nelle cooperative affidatarie di un appalto precedentemente bandito dagli Assessori medesimi.

Le cooperative, come ogni altro luogo di lavoro, possono diventare contenitori dove alcuni individui esercitano ed abusano del loro indiscusso potere, rivestendo con arroganza ruoli fittizi creati ad hoc. Così, come ogni realtà "chiusa", una cooperativa all'interno della quale la stessa cricca di persone occupa tutti i poteri direttivi governando il popolo degli educatori che va e viene (turn-over direttamente proporzionale al burn-out), diventa un luogo di potere come tutti gli altri ove esercitare mobbing nei confronti di chi non si adegua al "sistema".
Da alcuni amici che hanno subito una vera e propria "epurazione" dalla cooperativa (che ha perso così grandi professionalità) ho potuto ascoltare storie surreali di convocazioni ad opera dei "capi" assomiglianti alle riunioni del talk-show "The Apprentice" (nella versione di Crozza), nelle quali si "richiamava all'ordine" col tentativo di manipolare e provocare sensi di colpa. Confermo quindi che da luogo dove viene esercitata la relazione d'aiuto, la cooperativa può paradossalmente trasformarsi in un luogo bisognoso di cura.

Alcune possibili soluzioni per sua figlia? Innanzi tutto, come genitore le consiglio di non "confondere" le sue emozioni con quelle di sua figlia. Capisco che per un padre è difficile vedere una figlia trasformarsi così profondamente ma può essere che questo momento in senso lato "depressivo" possa essere un'occasione importante di crescita per sua figlia, un'occasione dove tirare fuori risorse e capacità latenti: soprattutto grazie a questa connaturata capacità di prendersi cura dell'altro. Ovviamente, se e solo se il bisogno dovesse provenire da sua figlia, potrebbe rivolgersi ad un professionista (psicologo, psicoterapeuta o counselor) capace di aiutarla a rielaborare questo momento di difficoltà.

Ma concludo con un consiglio più generale che rivolgo ai giovani educatori: create voi un'impresa sociale sana e capace di mettersi sul mercato con professionalità e competenza, oppure proponetevi al mercato come "liberi professionisti" (come i giovani psicologi e i giovani avvocati) rivolgendovi alle famiglie come esperti di educazione. Il momento di "crisi" che stiamo attraversando (dove si assiste ad una riformulazione dei canali di finanziamento, dove il terzo settore è costretto a rivolgersi direttamente ai privati per sostenere i propri servizi prima alimentati dalla Mamma/Comune) è proprio una grande occasione per fare qualcosa di proprio in un'ottica imprenditoriale. Non fate sì che il vostro timore di lanciarvi nel mondo a volte spietato "dei grandi" venga ingiustamente confuso da qualcuno di questi "big" come l'essere un po' "choosy".

 

Federico Fenzio
www.federicofenzio.com

Senza sovranità nazionale nessun diritto sociale – VIDEO



“Senza sovranità nazionale nessun diritto sociale” con queste parole Diego Fusaro interviene al programma di La7 “La Gabbia” del 18 Gennaio 2017.

Il filosofo sostiene che: “non si possono dare diritti sostenendo la globalizzazione a dispetto della sovranità degli stati nazionali” e aggiunge “al contrario puoi difendere i diritti sociali e del lavoro solo se inserisci massicce dosi di sovranità nazionale”

Sul capitalismo dichiara:”la norma del capitale è trovare qualcuno che faccia lo stesso lavoro a prezzo più basso […] questo significa continuare a ribassare i diritti, continuamente liberarsi delle conquiste sociali”

Ed il capitale finanziario? Fusaro rincara la dose:”le leve del capitale finanziario sono due:” delocalizzazione, immigrazione di massa. Sposti la produzione per togliere diritti qua, importi masse di migranti da trattare come nuovi schiavi”.


https://youtu.be/rwp61zHiyyU


Offrirono 35 miliardi al Ministro della Sanità Tina Anselmi. Lei rifiutò. Poi l’attentato…


MAFIA SANITARIA
del Professor Paolo De Bernardi

Corsi e ricorsi storici:

RICORDANDO LA STORIA CHE INSEGNA

Nel 1979, quando Tina Anselmi è ministro della Sanità, decide il ritiro dal mercato di migliaia di farmaci che una commissione tecnica ha appena giudicato inutili o addirittura pericolosi.

Da lì a poco, viene avvicinata da un esponente delle industrie farmaceutiche che le offre 35 miliardi di lire in valuta straniera presso una banca svizzera di sua scelta, affinché ritiri quel provvedimento.

Il mattino dopo, la Anselmi rende pubblico questo tentativo di corruzione. Trascorsi pochi giorni, la sua auto salta in aria. Per pura coincidenza e per pochi attimi di ritardo, la senatrice democristiana si salva.

Comunque, dopo alcune settimane, viene rimossa dall’incarico.

Questo episodio è citato dal rimpianto Hans Ruesch nel suo Naked Emperess della Garzanti-Milano.

La clamorosa corruzione del ministro della sanità De Lorenzo da parte della Smith-Kline.

Passa una decina di anni e siamo nel 1990-91.

La Smith-Kline, del gruppo Beecham, unica produttrice mondiale del vaccino Energix B che pretende di prevenire l’epatite B, al fine di realizzare un piano di vaccinazioni garantito sulla pelle dei bambini italiani, versa in segreto, in banconote da 100 mila lire, la somma di 600 milioni di lire all’allora ministro della Sanità De Lorenzo.

Seicento milioni solo per apporre una firma di approvazione ministeriale per rendere non più facoltativa ma obbligatoria la vaccinazione antiepatite B. De Lorenzo viene preso con le mani nel sacco e finisce nelle carceri della Repubblica per diversi anni.

Fonte: De Bernardi

Scontri di Roma, Di Maio critico: “Fa più notizia la frase di un funzionario che il lancio di bombole”


Il vicepresidente della Camera a “Omnibus” su La7: “Lo Stato si deve far rispettare. Non si può tollerare che si lancino oggetti contro la Polizia”

Una daitriba più che mai aperta quella sugli scontri di Roma fra polizia e immigrati, avvenuti in Piazza Indipendenza nella giornata di ieri e accompagnati da uno strascico mediatico che, nelle ultime ore, si sta concentrando principalmente sulla frase incriminata pronunciata da un ufficiale delle Forze dell’ordine in merito all’atteggiamento da assumere qualora vi fosse stata un’aggressione da parte della comunità da sgomberare. Sulla vicenda si è espresso, durante un’ospitata alla trasmissione “Omnibus” di La7, il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, toccando proprio gli accertamenti in corso sulle parole del poliziotto: “E’ allucinante che faccia più notizia una frase infelice di un funzionario di polizia rispetto al lancio di bombole contro la polizia. E non credo che sia giusto che quel poliziotto sia messo sotto inchiesta per una frase. Non voglio essere ipocrita o moralista: la polizia ha fatto di tutto per evitare il peggio”.
Di Maio: “Lo Stato deve farsi rispettare”

Alle prime luci di ieri, le Forze dell’ordine avevano fatto irruzione nella tendopoli improvvisata nei pressi della Stazione Termini, dove avevano trovato rifugio i migranti eritrei sgomberati sabato scorso da Palazzo Curtatone (occupato dal 2013), intervenendo con gli idranti dopo che le autorità avevano riferito di bombole a gas in possesso degli accampati. Gli stessi, avevano reagito all’arrivo dei poliziotti in tenuta antisommossa con lancio di sassi e bottiglie, mentre dal primo piano dello stabile qualcuno di loro è stato inquadrato nell’atto di gettare una delle suddette bombole sulla strada sottostante: “Se c’è un immobile occupato abusivamente – ha detto Di Maio – va sgomberato. Si sono offerte alternative a quei rifugiati, ma a loro non vanno bene, che vogliano restare in quella zona invece di andare nella zona di Rieti. Lo Stato si deve far rispettare, non si può tollerare che si gettino oggetti contro la polizia. A chi ha commesso questo reato andrebbe tolto il permesso di soggiorno in Italia”.

Il vicepresidente della Camera, non ha mancato di lanciare un’offensiva al Governo, spiegando che “si spendono 5 miliardi per l’accoglienza e non si riesce neppure a trovare un alloggio dignitoso per i rifugiati che hanno diritto di stare in Italia”. Allo stesso tempo, però, l’esponente M5S ha criticato l’atteggiamento della comunità eritrea che, due giorni fa, aveva rifiutato la proposta di soluzioni abitative alternative: “Vogliono restare in quel quartiere perché si sono integrati? Anche gli insegnanti della Buona scuola volevano restare in Sicilia e invece sono stati sbattuti in Trentino- Alto Adige”.
“Roma? La partita dura 5 anni”

Ma, al di là dei disordini di Piazza dell’Indipendenza, non poteva mancare un riferimento alla recente bagarre in Campidoglio, con l’ennesimo avvicendamento all’assesorato al Bilancio che, stavolta, ha visto protagonista l’ex fedelissimo Andrea Mazzillo, rimpiazzato con Gianni Lemmetti,proveniente da Livorno: “Evidentemente si era rotto il rapporto fiduciario con la sindaca. Io a Roma voglio vincere la partita, non importa quanti cambi fa il Mister. E la partita dura 5 anni, non 90 minuti”.

fonte: interris

Soros, il problema indicibile – VIDEO

di Enzo Pennetta
La nazione è sottoposta all’ingerenza di un singolo personaggio che esercita un potere illecito e che, secondo le moderne definizioni, è in guerra contro l’Italia.

La presa esercitata da George Soros sull’Italia è andata chiarendosi negli ultimi tempi, un contributo rilevante è stato fornito da Daniel Wedi Korbaria, un eritreo che vive a Roma dal 1995, sulle colonne del sito Media Comunità Eritrea.

Nell’articolo si rimanda ad un episodio avvenuto nel 2010 e precisamente all’offerta fatta a George Soros dall’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di ospitare nello storico edificio delle Murate un centro di rifugio per ‘blogger perseguitati’.

In pratica il futuro Premier italiano ha cercato Soros per offrirgli un “regalo”, ma vediamo cosa diceva il Corriere di Firenze in quell’occasione:

La fondazione Soros ha accettato di aderire al gruppo di lavoro per creare «case rifugio» per i blogger dissidenti. Ventiquattro attivisti, giornalisti del web, che non possono più vivere nei paesi di provenienza perché perseguitati, abiteranno alle Murate, dal 2011. L’Open society institute & Soros Foundation, «braccio armato» (virgolettato nell’originale ndr) del discusso finanziere Soros, negli anni ha finanziato molte associazioni e gruppi indipendenti che lottavano contro i regimi: tra i primi, Solidarnosc in Polonia e il movimento che ha portato alla «rivoluzione delle rose» in Georgia. E ora la fondazione, per bocca del presidente Aryeh Neier, ha accettato di partecipare alla creazione di questo centro.

Un incontro tra i due era avvenuto durante un viaggio negli Stati Uniti nel corso del quale il sindaco di Firenze aveva chiesto di essere ricevuto da Soros, come riferito da “The florentine“. Ovviamente tra i blogger perseguitati che godono della protezione di Soros troviamo, e troveremo, solo quelli di paesi bisognosi di una rivoluzione colorata o di una esportazione della democrazia. Nella casa rifugio delle Murate non c’è posto per chi contesta le politiche dei governi neoliberisti, per questi ci sono i provvedimenti che prendono il nome di azioni contro le fake news e gli hate speech. Il fatto di ospitare un centro di destabilizzazione rende automaticamente Firenze una città colpevole di azioni contro Stati sovrani, di questo dovrebbero occuparsi la magistratura e il Parlamento.

Il regista dei cambi di regime attuati negli ultimi decenni avrebbe quindi ricevuto un regalo che aveva tutte le caratteristiche di un’alleanza, Soros con la capacità di influenzare i media attraverso le numerose testate di livello internazionale da lui controllate (The Guardian, Liberation, Huffington Post, etc…) e con la sua influenza negli ambienti politici, avrebbe appoggiato il sindaco di Firenze nella sua scalata alla Presidenza del Consiglio e in cambio il Presidente (senza passare attraverso elezioni, come gli ultimi predecessori) avrebbe riservato una corsia preferenziale all’agenda della Open Society Foundations, la ONG capofila delle numerose ONG di Soros. Quale sia il programma della OSF in generale, e quindi di quella italiana, è possibile leggerlo direttamente sul sito ufficiale e in maniera un po’ più esplicita su Wikipedia dove con una ulteriore esplicitazione troviamo tra le altre le seguenti iniziative:

Liberalizzazione delle droghe

Promuovere l’agenda LGBTQ

Promuovere i cambi di regime pro NATO nei paesi dell’ex URSS

Favorire l’immigrazione e la concessione della cittadinanza per gli immigranti irregolari


https://youtu.be/DEsXZXdNuGo


Tra le attività promosse dalla OSF troviamo anche il sostegno alle politiche abortiste e all’eutanasia. Inoltre mentre l’opinione pubblica è distratta da queste polemiche gli stati coinvolti subiscono una serie di privatizzazioni di cui la finanza e le società di Soros beneficiano.

Ma l’attività più rilevante in cui Soros è impiegato è quella che viene confermata da migliaia di documenti hackerati e resi disponibili, la sovversione di governi democraticamente eletti:

Soros è l’architetto o il finanziatore di più o meno ogni rivoluzione o colpo di stato nel mondo negli ultimi 25 anni.
Fonte “L’Inkiesta

Ogni paese che nell’ultimo quarto si secolo è stato coinvolto in un regime change o sottoposto all’azione delle ONG guidate dalla OSF, ha subito poi le politiche dettate dalla stessa. E’ dunque alla luce di questo legame con Soros che va letta l’agenda degli ultimi governi, in particolare le priorità date ai diritti LGBTQ e alla questione dei migranti, ecco quanto dice al riguardo sempre l’articolo di Korbaria:

Lo si deduce dalla lettera aperta scritta a Renzi con un tono pretenzioso da Costanza Hermanin, (senior policy officer presso l’Open Society Foundations) a due settimane dal suo insediamento a Palazzo Chigi intitolata: “Caro Matteo, adesso dammi una ragione per non dover più lavorare sui diritti umani in Italia.”
Nel primo paragrafo la Hermanin dice: “Adesso che il governo è pronto a mettersi al lavoro è giunto il momento di domandarti d’includere l’immigrazione, la parità e i diritti fondamentali nell’agenda delle riforme, politiche ma soprattutto istituzionali.”
Modifica del 31/08 su segnalazione dell’utente Iochlomond:
quella Hermanin che scrive imperiosa a Renzi, quale capataz italiana della Open Society…ora è segretaria particolare del Sottosegretario alla Giustizia, on. Gennaro Migliore. Quello a capo della Commissione parlamentare di inchiesta sui centri d’accoglienza…

Ed ecco assumere un significato le visite di Soros in Italia, accolto dal Premier Gentiloni, nel momento in il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, iniziava scoperchiare le manovre illecite delle ONG che traghettavano i migranti anziché soccorrerli, e di nuovo ad agosto, insieme al figlio ed Emma Bonino, quando scoppiava clamorosamente l’emergenza migranti con gli schiaffi ricevuti dall’Italia dalla Francia di Macron, dall’Austria e dalla UE nel suo complesso.

Soros con il figlio a Roma, sullo sfondo i Fori Imperiali

Il figlio di Soros con Emma Bonino

Ed ecco assumere un significato anche l’impegno per lo sbarco dei migranti in Italia preso senza il consenso della nazione dal governo Renzi e rivelato da una Emma Bonino, quantomeno ingenua, in una dichiarazione che è stata essa stessa fonte di problemi per il Governo sulla questione migranti prima della seconda visita di Soros:




L’accordo rivelato da Emma Bonino è stato fatto di nascosto e fondamentalmente in violazione ai principi costituzionali, ma è già stato insabbiato, fatto previsto con chiarezza di analisi da Marcello Foa.

Adesso che l’agenda della OSF è stata un po’ maltrattata soprattutto ad opera dei siti di libera informazione, e avendo imparato la lezione della Brexit e dell’elezione di Trump, ecco che il ministro Orlando vara una commissione che dovrà censurare proprio le voci della libera informazione sul web, quelle che non troveranno accoglienza nel rifugio del palazzo delle Murate, quelle che che saranno sottoposte al giudizio di una commissione nella quale sono state fatte entrare una decina di associazioni finanziate dalla OSF e della cui neutralità verso le direttive del finanziatore è lecito sospettare.

Soros, colui che nel 1992 compì un attacco alla Lira mettendo in ginocchio l’Italia, era già per quell’atto considerabile come nemico del nostro Paese, adesso siamo in presenza di una Rivoluzione colorata condotta in modo subliminale con la quale è riuscito nell’intento di esercitare un’indebita pressione sulle politiche nazionali piegandole alle finalità della OSF, e come ricordava il Gen. Fabio Mini in un’intervista qui su CS riferendosi al caso della Grecia:

piegare la volontà del governo e della stessa popolazione è senz’altro un atto di guerra

Quindi, secondo la moderna definizione di guerra, la OSF di George Soros è una realtà sovranazionale che ha condotto e conduce azioni di guerra nei confronti del popolo italiano e come tale va giudicata.

Ma solo un ingenuo potrebbe pensare che Soros agisca senza sostegni, e qui si dovrà necessariamente aprire un discorso sulle realtà che sottostanno all’operato della OSF e che lo affiancano.

Qualsiasi futuro governo che non passi attraverso questa denuncia darebbe un segnale di assenso al proseguimento nella direzione intrapresa. Non sollevare il problema dell’ingerenza delle ONG, e in particolare della Open Society Foundations, sarebbe indice di accettazione dello statu quo e quindi una resa alla OSF e alle realtà che vi stanno dietro. Ma un soggetto politico che si ponga in contrasto con questo stato di cose dovrà essere pronto ad affrontare le conseguenze che una tale presa di posizione comporterebbe, infatti si porrebbe in uno stato di guerra con l’organizzazione che negli ultimi 25 anni ha progettato e sostenuto tutti i “regime change”.

C’è qualcuno pronto a farlo?

Gli attacchi all’Italia che frena gli sbarchi


di Gianandrea Gaiani

I flussi di migranti illegali rallentano, ma non si fermano mentre la stampa internazionale accusa Roma di aver bloccato le partenze di barconi e gommoni pagando bande criminali prima al soldo dei trafficanti. Negli ultimi giorni la guardia costiera di Tripoli ha fermato un migliaio di migranti illegali riportandoli in Libia: il portavoce della Marina Ayoub Qassem ha citato l’aiuto dell’Italia per intercettare le barche messe in mare dai trafficanti.

Nonostante l’impegno libico, le capacità della Guardia Costiera non sono ancora tali da controllare tutto lo spazio marittimo di competenza e in questo senso molto potrà fare il nuovo accordo con l’Italia per la fornitura di altre motovedette e l’addestramento di mille uomini. Le falle consentono ancora a gommini e barconi di passare e raggiungere le navi militari europee e quelle delle Ong che continuano a sbarcarli in Italia. Un approccio che Roma dovrebbe invece contrastare imponendo a chi raccoglie in mare i migranti di riconsegnarli alle autorità libiche.

Oltre 600 persone sono state sbarcate il 30 agosto in Sicilia da una nave militare tedesca della missione europea Eunavfor Med, e dalla nave Vos Hestia di Save the Children. Altri 265 migranti illegali sono arrivati il giorno successivo a bordo della nave Aquarius di Sos Mediterranèe, in partnership con Medici senza frontiere. Un migliaio di persone che hanno portato a circa 4 mila il numero di immigrati clandestini arrivati in Italia in agosto contro i 21 mila dello stese mese del 2016. Un successo che comincia a dare fastidio a molti a giudicare dalla campagna mediatica scatenata da due agenzie di stampa internazionali, Reuters e Associated Press, che con documentate inchieste accusano Roma di pagare un paio di milizie nella zona di Sabratha per fermare flussi che hanno portato in Italia 650 mila immigrati illegali dal 2013.

Le milizie “Brigata 48” e “al-Ammu”, già note per essere in combutta con i trafficanti, sono però già poste formalmente alle dipendenze del ministero della Difesa e di quello degli Interni del governo di al-Sarraj. Al-Sarraj non ha un vero esercito né una vera polizia, così si appoggia a milizie che in diverse aeree del paese sostengono il suo governo o qualcuno dei suoi ministri per affinità politica o tribale, senza per questo rinunciare a gestire anche traffici illeciti. “L’integrazione ufficiale delle due milizie nelle forze di sicurezza di al-Sarraj permetterebbe all’Italia di lavorare direttamente con queste forze, non più considerate milizie o trafficanti, ma parte del governo riconosciuto” sottolinea la stessa AP.

Del resto Minniti ha avviato le trattative con sindaci e capi tribù di 14 città attraversate dai flussi migratori illegali proprio perché il governo di al-Sarraj non ha un’ampia giurisdizione. Molte critiche sono piovute sull’Italia dai media anglo-sassoni dalla tv tedesca che parlano di un vero pagamento da parte italiana verso queste organizzazioni che riceverebbero mezzi, armi e denaro per 5 milioni di dollari al mese al fine di fare il lavoro di contenimento richiesto da Roma.

“Il governo italiano non tratta con i trafficanti” ha replicato la Farnesina e in ogni caso non avrebbe potuto rispondere diversamente, come quando si pagano i riscatti per i connazionali sequestrati da gruppi terroristici e si nega di averli pagati. Vale la pena sottolineare che queste polemiche scoppiano non appena l’Italia è riuscita ottenere un il successo di quasi bloccare in due settimane gran parte dei flussi di migranti illegali senza l’aiuto dell’Europa.

Il successo di Marco Minniti ha riportato l’Italia al centro del gioco politico libico innervosendo francesi, britannici e tedeschi che ambiscono a scalzarci dall’area mediterranea. Minniti, poi, non si è fatto molti amici neppure nel governo di cui fa parte, anche perché ha interrotto il business dell’industria dell’accoglienza già proteso quest’anno a incassare quasi 5 miliardi. Pure il potente mondo delle Ong ha il dente avvelenato con il ministro degli Interni che ha imposto loro un codice di comportamento che impedisce i rapporti con i trafficanti e ha consentito alla Libia di estromettere le loro navi dalle sue acque. Sul piano concreto inoltre, considerato che nessuno in Italia ed Europa sembra propenso a conquistare la Libia o le sue coste “manu militari” per bloccare i flussi migratori illeciti, resta solo la soluzione di negoziare con gli interlocutori che il contesto ci offre: e cioè il governo di al-Sarraj, i militari della Guardia costiera e le milizie locali che sostengono il governo anche se tra queste latitano santi e gentiluomini.

Meglio quindi non scandalizzarsi tenendo conto che fermare i flussi migratori illegali sostenendo milizie riconosciute dal governo libico ci costerà meno in termini finanziari e sociali che accogliere nei prossimi 4 mesi i 100/150 mila nuovi clandestini previsti. Di fatto la strada del negoziato con chi ha il controllo del territorio in Libia appare l’unica soluzione per raggiungere l’obiettivo di chiudere definitivamente la rotta libica.

Il comandante delle Guardie Svizzere: “Attentati a Roma? Possibile ma siamo pronti”


di Andrea Acali

Christoph Graf non sottovaluta le minacce dell’Isis. Prolungato l’addestramento iniziale

“Può essere solo una questione di tempo prima che un attacco (come quello di Barcellona, ndr) avvenga a Roma. Ma noi siamo preparati” a difendere il Papa. Il comandante delle Guardie Svizzere, Christoph Graf, 56 anni, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista rilasciata al portale cattolico svizzero Cath.ch in occasione della 27^ Assemblea Generale che si è svolta a Soletta il 19 e il 20 agosto. Il colonnello Graf, in carica dal 2015, originario di Pfaffnau, nel corpo dal 1987, sposato e padre di due figli, ha sottolineato che le Guardie papali non sono solo un soggetto fotografico per i turisti che si recano in Vaticano con le loro uniformi pittoresche, gli elmi e le alabarde. Sono davvero un Corpo di protezione addestrato nelle tecniche più moderne. Per questo la Scuola iniziale di reclutamento, ha sottolineato il comandante, è stata portata da due a quattro mesi ed è svolta in collaborazione con la polizia cantonale ticinese. Argomenti come l’addestramento al tiro, la sicurezza personale, la protezione antincendio, il pronto soccorso o questioni giuridiche sono nel programma. In realtà Graf non fa altro che ribadire quanto più volte dichiarato fin dal suo insediamento: già in un’intervista del 2015 ebbe modo di dichiarare, di fronte alle ripetute minacce terroristiche dell’Isis, che “siamo sempre pronti a intervenire. Il nostro compito è la sicurezza e siamo ben organizzati come i gendarmi. Anche loro sono pronti se succede qualcosa”. E proprio la collaborazione con la Gendarmeria comandata da Domenico Giani è un altro dei punti di forza della sicurezza vaticana.

Una storia secolare

La Guardia Svizzera nacque ufficialmente oltre 500 anni fa, il 22 gennaio 1506, giorno in cui 150 Svizzeri dal Canton Uri entrarono, sotto il comando del Capitano Kaspar von Silenen, dalla “Porta del Popolo” per la prima volta nel Vaticano, chiamati da Papa Giulio II che li benedisse. Da allora la Guardia ha sempre vigilato sulla sicurezza del Pontefice regnante. Celebre il sacrificio del 6 maggio 1527, durante il tristemente famoso Sacco di Roma, quando il corpo difese la fuga di Clemente VII a Castel S. Angelo attraverso il “Passetto”, il corridoio che collega S. Pietro alla fortezza. Di 189 soldati se ne salvarono 42, quelli che accompagnarono il Papa. Gli altri furono massacrati dai lanzichenecchi sui gradini dell’altare di San Pietro mentre il comandante Kaspar Roist, ferito, sarà trucidato dagli spagnoli a casa sua sotto gli occhi della moglie. In ricordo di quei drammatici eventi, il 6 maggio di ogni anno avviene il giuramento delle nuove reclute.
La formazione spirituale


Nell’intervista al portale svizzero il comandante Graf sottolinea anche che in una società sempre più secolarizzata la formazione religiosa e spirituale delle Guardie diventa sempre più importante ai suoi occhi. Si può anche parlare di un “effetto Papa Francesco”. Christophe Graf è contento del fatto che durante il servizio presso la Guardia Svizzera siano sorte diverse vocazioni sacerdotali e religiose. Molti giovani che si arruolano, infatti, secondo il comandante cercano la loro direzione di vita e non hanno solo un interesse per l’aspetto militare o di sicurezza.

Foto Ansa

Fonte: Interris

Gerusalemme, scuola demolita perché non ha i permessi: bimbi studiano in tenda


L’Ocha ha sottolineato come per i palestinesi sia impossibile ottenere i permessi per costruire nelle aree C dei territori

Nonostante tutte le difficoltà pratiche, sia gli insegnati che i piccoli studenti non si sono persi d’animo e hanno continuato a studiare. Infatti, lo scorso 22 agosto, come riporta Asianews, la loro scuola è stata abbattuta dall’esercito israeliano perché la struttura – costruita nell’area C, sotto il controllo israeliano, composta sei prefabbricati e finanziata dall’Unione europea – non aveva i “permessi necessari”.
Altre scuole demolite in Cisgiordania

Dall’inizio del mese di agosto, la scuola di Jubbet al-Dhib, è stata la terza struttura scolastica della Cisgiordania ad essere rasa al suolo o privata delle sue infrastrutture. Infatti, come specificato da Asianews, l’unico asilo della comunità beduina di Jabal al-Baba è stato confiscato e in una scuola di Abu Nuwar sono stati tolti i pannelli solari, unica fonte di energia.
Unione europea e Nato preoccupati per la situazione

Sia la delegazione dell’Unione europea in Cisgiordania che l’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) hanno espresso la loro preoccupazione per la situazione. I membri della delegazione europea hanno ricordato come “tutti i bambini hanno diritto ad un sicuro accesso all’istruzione e gli Stati hanno l’obbligo di proteggere, rispettare e adempiere a questo diritto”. L’Ocha ha sottolineato come per i palestinesi sia impossibile ottenere i permessi per costruire nelle aree C dei territori.

fonte: interris

Trump chiude il consolato russo a San Francisco, ira di Mosca: “Reagiremo”


di Daniele Vice

Arriva la ritorsione dopo l’espulsione di 755 diplomatici americani decisa dal Cremlino. Lavrov: “Presto la nostra risposta”

Dopo l’espulsione di 755 diplomatici americani dalla Russia, arriva la ritorsione degli Stati Uniti contro il Cremlino. Donald Trump ha, infatti, ordinato la chiusura entro sabato del consolato russo di San Francisco e e quella di altre due sedi diplomatiche a Washington e New York.

Dopo l’espulsione di 755 diplomatici americani dalla Russia, arriva la ritorsione degli Stati Uniti contro il Cremlino. Donald Trump ha, infatti, ordinato la chiusura entro sabato del consolato russo di San Francisco e e quella di altre due sedi diplomatiche a Washington e New York. Pronta e rabbiosa la reazione da Mosca: “Reagiremo“, ha tagliato corto il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, parlando al telefono col segretario di Stato americano, Rex Tillerson, che lo aveva chiamato per informarlo. “Studieremo attentamente le nuove misure annunciate dagli americani, dopodiché verrà comunicata la nostra risposta”, ha spiegato il capo della diplomazia russa, lasciando intravedere un’escalation di questa “guerra diplomatica” (o meglio delle spie) che sta inevitabilmente avvelenando i rapporti tra il Cremlino e la Casa Bianca targata Donald Trump.

Sullo sfondo gli attriti legati alle sanzioni che il Congresso statunitense ha varato contro Mosca, accusata di aver interferito nelle ultime elezioni presidenziali americane. Quell’accusa che portò già Barack Obama alla fine del 2016, poco prima di dire addio allo Studio Ovale, a cacciare via 35 diplomatici russi. Da lì è stato un crescendo di sgarbi e dispetti reciproci.

Nonostante i sospetti che hanno dato vita al Russiagate – con un procuratore speciale e il Congresso che indagano sui presunti legami tra l’ex tycoon e Mosca – quello tra gli Stati Uniti e la Russia continua dunque ad assomigliare a un clima da Guerra Fredda. Anche se sia Trump sia Putin hanno più volte auspicato un miglioramento delle relazioni tra Casa Bianca e Cremlino dopo il gelo dell’era Obama, in cui i rapporti tra i due Paesi (e anche tra i due leader) hanno toccato il livello più basso da decenni.

Nonostante i sospetti che hanno dato vita al Russiagate – con un procuratore speciale e il Congresso che indagano sui presunti legami tra l’ex tycoon e Mosca – quello tra gli Stati Uniti e la Russia continua dunque ad assomigliare a un clima da Guerra Fredda. Anche se sia Trump sia Putin hanno più volte auspicato un miglioramento delle relazioni tra Casa Bianca e Cremlino dopo il gelo dell’era Obama, in cui i rapporti tra i due Paesi (e anche tra i due leader) hanno toccato il livello più basso da decenni.

Il Dipartimento di stato americano ha spiegato senza giri di parole che la decisione di colpire alcune sedi diplomatiche russe (le sedi individuate dovranno chiudere i battenti entro sabato) è proprio la risposta al recente ordine di espulsione di centinaia di americani, entrato in vigore nelle ultime ore. Un ordine definito da una portavoce di Foggy Bottom “immotivato e dannoso”, che non aiuta a ristabilire tra i due Paesi un clima di fiducia. Anche se Trump giorni fa aveva liquidato la questione con una battuta: “Voglio ringraziare Putin perché stiamo cercando di tagliare il nostro personale all’estero e ora dovremo pagare meno gente. Vuol dire che risparmieremo del denaro”. Ben più dure le parole del Dipartimento di Stato guidato da Tillerson, che si è detto pronto a prendere ulteriori misure contro Mosca “se necessario“. Anche se è oramai un dato di fatto che le posizioni dell’ex Ceo del gigante petrolifero Exxon Mobil spesso non coincidono con quelle del presidente.

fonte: interris

BRASILE DIVORATO DALLA CRISI E DALLA CORRUZIONE


di Irene Ciambezi

Il Papa aveva allertato alcune settimane fa proprio i giovani brasiliani a non aver “paura di combattere la corruzione”. E poco tempo dopo gli hanno fatto eco sullo stesso tema i vescovi brasiliani. La Commissione episcopale della pastorale per l’azione e il cambiamento sociale in un comunicato sull’attuale situazione nel Paese sudamericano ha infatti denunciato: “Gridano al cielo oggi le tante situazioni che provocano dolore in Brasile, tra cui il tasso di disoccupazione colossale, la rottura dell’ordine democratico e lo smantellamento dei diritti sul lavoro e della legislazione sociale“.
Crisi

Secondo i vescovi brasiliani il governo continua a favorire gli interessi del grande capitale a scapito delle fasce della popolazione più povere e vulnerabili, come è accaduto per esempio con la riforma delle pensioni. Se nel 2011 il Brasile era considerato in effetti una grande potenza in crescita economica oggi deve affrontare una profonda crisi dovuta a più di 14 milioni di disoccupati, ad un calo del Pil del 7,2% e ad una sempre più diffusa corruzione politica che favorisce ricchi latifondisti e imprese private. E in questi giorni si è aggiunta la denuncia da parte delle istituzioni ecclesiali anche del nuovo decreto che in sostanza dà il via libera allo sfruttamento di una riserva della foresta amazzonica tutelata e protetta fino ad oggi, conosciuta come Renca, al confine con il Parà.
Educare alla comunicazione

Ma i semi di speranza non mancano: la settimana scorsa si è tenuto il 10° meeting brasiliano di comunicazione, il Muticom (www.muticom.com.br), organizzato dalla Conferenza episcopale brasiliana sul tema – che sta tanto a cuore anche al Papa – “Educare alla comunicazione” per raccontare la verità e le ingiustizie, pur dando spazio alle buone notizie e ad una visione di speranza del futuro delle città. Ma con un’attenzione particolare a non lasciarsi manipolare. Francisco Vladimir Lima da Silva, giovane giornalista impegnato per diversi anni a Fortaleza nel Centro di difesa dei diritti umani della sua Diocesi spiega come la corruzione sia ancora presente nella politica e negli interventi sociali e ostacoli il cambiamento sociale di cui ha bisogno il Paese.



“Quando il Santo Padre richiama l’attenzione al tema della corruzione invita anche qui in Brasile ad una maggiore attenzione sul sistema sociale e politico – spiega a In Terris – Come sappiamo, un Paese dove la pratica della corruzione è presente sono proprio le fasce più basse, quelle più povere ad esserne vittima e ad essere derubate. Da tempo la Chiesa Cattolica e altre chiese protestanti insieme ai movimenti sociali chiedono una riforma del sistema politico in Brasile. Una riforma dove la partecipazione popolare sia la protagonista, una riforma dove si possa controllare di più il sistema elettorale. Altrimenti chi ha più soldi vince. Il problema della corruzione in Brasile è antico quanto l’arrivo dei portoghesi nel Paese. Tanto che abbiamo debiti storici con le popolazioni indigene e afro. Negli ultimi anni vi sono stati tentativi di corruzione più visibili e ne sono conseguite le denunce degli ultimi governi da parte del partito dei lavoratori che ha cercato di mettere all’ordine del giorno la questione”.

Quali riforme del Governo stanno penalizzando ancora una volta le fasce sociali più vulnerabili a scapito di quelle benestanti?
“I lavoratori saranno quelli più penalizzati. Tutti i diritti conquistati da anni vengono cancellati con la nuova riforma. Per esempio sul tema del diritto al lavoro con una nuova definizione di giornata lavorativa, che colpisce direttamente la classe operaia. Le ore lavorative potranno aumentare fino a 12 al giorno, allontanando il lavoratore sempre più dalla propria famiglia con la conseguente sparizione degli straordinari, il lavoratore potrà essere licenziato senza indennizzo e sarà ridotta la voce dei sindacati”.

Come potrebbe contribuire di più la Chiesa brasiliana in questo rinnovamento necessario e urgente?
“Da molti anni i servizi di Pastorale Sociale, diverse organizzazioni e comunità ecclesiali di base sono impegnate in difesa della democrazia e dei diritti umani. Sono settori della Chiesa che collaborano anche con movimenti sociali, sindacati, associazioni e partecipano anche a forum e reti con la società civile. Da oltre 20 anni per esempio la Pastorale sociale organizza il Grido degli Esclusi ovvero un evento che si tiene in Brasile il 7 settembre, nel cosiddetto giorno dell’Indipendenza per dare voce a chi non ha voce. Non dobbiamo dimenticare poi che la Conferenza dei Vescovi del Brasile è stata uno dei soggetti che ha sostenuto la campagna popolare per modificare le condizioni di eleggibilità dei candidati alle elezioni. Così nel 2010 furono raccolte circa 1,6 milioni di firme al fine di aumentare l’idoneità dei candidati e fu approvata la Legge n°135 che vieta ai politici condannati in decisioni collettive di secondo grado di candidarsi. Dal momento dell’impeachment del presidente Dilma Roussef (per aver falsificato i bilanci pubblici nel 2014) si sono sviluppati diversi movimenti nella società civile per garantire i diritti umani, ed è stata messa in discussione la destituzione del precedente governo. La Chiesa ha assunto un atteggiamento di denuncia dell’odierno governo di Michel Temer, che ha avuto come conseguenza l’esclusione dei diritti delle classi più deboli. Naturalmente il coinvolgimento di Vescovi, sacerdoti, laici e comunità di base contribuisce ancora di più a vigilare sull’attuale sistema politico e sociale perché non aumenti la corruzione. E riportare esempi concreti di cosa significhi corruzione anche nel nostro contesto di comunicazione, nei gruppi pastorali e nelle comunità, sarebbe un grande contributo alla società”.

La lunga e significativa storia delle comunità di base in Brasile è ormai acqua passata oppure ancora c’è speranza di cambiare le scelte e i sistemi dal basso? ci sono iniziative in particolare sul tema della disoccupazione giovanile?

“In campagna e nelle piccole diocesi, esiste ancora una forte vivacità delle comunità di base mentre nelle grandi città, è più difficile anche se tanti credono in questa esperienza di rete, di comunità che prega, che annuncia il Vangelo, che si incontra e che sostiene concretamente la gente del barrio con un’attenzione particolare per i più poveri nei quartieri. In questo ultimo anno la situazione è più complicata. Per esempio nella mia città, Fortaleza, cresce il problema del razzismo, delle discriminazioni verso i neri e verso i più poveri che non sono i benvenuti negli “spazi dei bianchi”. Anche la violenza è diffusa e ne sono vittime soprattutto i giovani dei quartieri della periferia. C’è una forte perdita di speranza anche nel mondo del lavoro. I fondi universitari vengono tagliati costantemente. Ci sono misure di sicurezza maggiori da parte della polizia anche quando si tratta di una semplice riunione di un gruppo giovanile: sono rari spazi pubblici più liberi. Così si avverte una grande instabilità sociale. La speranza è che soprattutto i giovani si rendano conto che è necessario un grande impegno dal basso e avere il coraggio di costruire nei propri ambienti qualcosa di nuovo. In tanti abbiamo temuto al momento dell’impeachment dell’estate scorsa, che ci fosse un ritorno della dittatura con un intervento militare ma, grazie a Dio, questo non è accaduto. Ora sta a noi darci da fare per garantire la democrazia, i diritti dei più bisognosi”.

E ancora una volta l’incoraggiamento viene dal Papa con le parole rivolte ai giovani in occasione delle celebrazioni per i 300 anni delle apparizioni della Vergine di Aparecida. “Possa lei trasformare le ‘reti’ della vostra vita – reti di amici, reti sociali, reti materiali e virtuali – realtà che spesso sono divise, in qualcosa di più significativo: possano esse diventare una comunità! Comunità missionarie ‘in uscita’! Comunità che sono luce e fermento di una società più giusta e fraterna. Non lasciatevi sedurre dalla corruzione… Potete riscoprire la creatività e la forza di essere protagonisti di una cultura di alleanza e generare nuovi paradigmi che guideranno la vita del Brasile”.

fonte: interris

Perché vorrete togliere gli smartphone dalle mani dei bambini


L‘allarme dei pediatri italiani: “Basta cellulari ai bambini, sono pericolosi”.
L’utilizzo di cellulari si sta trasformando da uso in abuso e gli effetti nocivi sulla salute sono ormai sempre più evidenti, dicono i medici della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale: perdita di concentrazione, difficoltà di apprendimento, aggressività.
L’abuso e gli effetti nocivi

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale lancia l’allarme: l’utilizzo dei cellulari si sta trasformando da uso in abuso e gli effetti nocivi per la salute sono sempre più evidenti. Gli esperti puntano il dito anche contro le onde magnetiche emanante dai telefonini e propongono di vietare l’uso dei cellulari ai bambini al di sotto dei dieci anni.
Spiega Maria Grazia Sapia, pediatra, all’ANSA:

“L’Italia è al primo posto in Europa per numero di cellulari in utilizzo e l’età media dei possessori diminuisce sempre di più. Stiamo passando da un uso ad un abuso.
Non dimentichiamo che cellulare, o smartphone che dir si voglia, è sinonimo di piccolo ricetrasmittente che viene normalmente tenuto vicino alla testa, durante le chiamate o mentre si sta giocando o comunicando.

Gli effetti nocivi per la salute sono sempre più evidenti, alcuni legati agli effetti termici: l’interazione di un campo elettromagnetico con un sistema biologico provoca aumento, localizzato per quanto riguarda i telefonini, della temperatura attivando il sistema naturale del nostro organismo.
Quando le esposizioni sono molto intense e prolungate possono superare il meccanismo di termoregolazione portando a morte le cellule con necrosi dei tessuti.

Inoltre è ormai accertato che insieme alle altre dipendenze che affliggono la nostra società e specialmente i giovani quali droga, alcool e fumo, un posto predominante lo ha conquistato la dipendenza da telefonino, con danni gravissimi sullo sviluppo psichico e sociale.”
Testa bassa e isolamento

Giuseppe Di Mauro, presidente dell’SIPPS, mette il carico da 90:

“Per ora non abbiamo prova di tutte le conseguenze collegate all’uso dei cellulari, ma siamo certi che da un uso eccessivo potrebbero aver origine perdita di concentrazione o memoria, oltre ad una minore capacità di apprendimento, a disturbi del sonno e un aumento dell’aggressività.”

Di Mauro sostiene inoltre che:

“Ai bambini non debba essere data la possibilità di usare il cellulare o, se proprio non possono evitare per qualsiasi motivo di dare ai propri figli questo dispositivo, spero che venga utilizzato per pochissimo tempo e non per ore intere chattando o mandandosi sms.

Sono migliaia gli adolescenti che, pur stando nello stesso posto, non si parlano e continuano a tenere la testa bassa sullo schermo del proprio telefonino.”

Sradicati, dunque, integrati


di Sebastiano Caputo

Una lettura sociologica dello stupratore di Rimini: Guerlin Butungu

In Italia è sempre più difficile parlare liberamente dello stupro di Rimini a causa della bipolarizzazione dell’informazione: se da una parta la stampa “progressiva” omette vergognosamente la notizia, quella più critica scivola nella confusione per eccesso di foga. Unirsi al linciaggio mediatico serve a poco, piuttosto risulta interessante inserire il profilo di Guerlin Butungu, 20 anni, nel quadro dell’intera vicenda. Chi scrive questo articolo non si indigna per convenienza, non crede alla favola della “criminalità importata dagli immigrati”, tantomeno all’inferiorità morale dei popoli africani e mediorientali, tuttavia la storia personale del richiedente di asilo congolese è troppo rivelatrice, nella sua dimensione sociologica, per essere ignorata.

Sbarcato a Lampedusa nel 2015, quasi maggiorenne, aveva ottenuto il permesso per motivi umanitari e si è ritrovato nella provincia di Pesaro-Urbino, probabilmente in una struttura di accoglienza. Non si misura una persona sui social network ma degli indizi possono aiutare a comprendere la percezione dell’Occidente di un giovane africano cresciuto in una società primitiva e tradizionale (nessun riferimento all’arretratezza del Congo, qui si sottintende il rapporto con la modernità) ritrovatosi ai margini della penisola italiana.

E’ proprio il suo profilo Facebook a svelarci il totale disorientamento di un ragazzo sradicato dai flussi migratori e gettato in un luogo anonimo, senza identità, probabilmente cullato da un sistema di assistenzialismo, quello delle cooperative, che gli permetteva di sopravvivere. Guerlin Butungu non faceva una “bella vita” come scrivono in molti. In realtà lo smartphone e i vestiti firmati nascondono solo una condizione insopportabile di precarietà professionale (lavoricchiava in un ristorante) ed economica (viveva assieme ad altre persone). Nessuno vorrebbe vivere così. E più si scorre la bacheca più il ventenne stupratore ostenta i caratteri della peggiore cultura occidentale. Scatta selfie in maniera compulsiva, esibisce il suo narcisismo, accanto a macchine di lusso (di cui non è proprietario), frequenta fast food e discoteche, veste americano, indossa cappelli da gangster, gesticola come un rapper e di tanto in tanto parla come un testimone di Geova. E rispetto a gentiluomini africani come Didier Droga e Mohammed Salah preferisce condividere interviste di un calciatore volgare come Mario Balotelli.

Guerlin Butungu, integrandosi alla cultura occidentale dei consumi, aveva smesso da tempo di essere un nero ed è diventato il peggiore dei bianchi. E quella notte tra il 25 e il 26 agosto, da sradicato quale era, ha abbandonato la “violenza ancestrale della tribù” scegliendo la delinquenza del ghetto, quella più vile e individualista. In quattro contro una donna, sotto effetto di droga e di alcool, per appagare dei desideri sessuali inculcati da chissà quale sito pornografico.

L’epidemia di disinformazione sulle vaccinazioni obbligatorie


di Rocco Artifoni

A settembre inizia il nuovo anno scolastico. Quest’anno la preoccupazione maggiore delle famiglie con figli minori non è legata alle ricorrenti carenze scolastiche, ma alle vaccinazioni obbligatorie, che la nuova legge ha aumentato da 4 a 10 e che riguardano tutti i minori che non hanno ancora compiuto 17 anni di età (quindi anche oltre l’età dell’obbligo scolastico). È vero che il Parlamento ha attenuato l’impatto del provvedimento originario (il Decreto Legge del Governo), riducendo le vaccinazioni da 12 a 10 e abbassando da 7.500 a 500 euro il tetto massimo della sanzione per gli inadempienti, ma le novità in tema di vaccini non sono di poco conto rispetto agli anni precedenti. Basti dire che i bambini non vaccinati con età inferiore ai 6 anni non potranno frequentare gli asili nido e le scuole dell’infanzia, mentre quelli oltre i 6 anni saranno ammessi nelle scuole dell’obbligo ma con il pagamento di una sanzione e con il rischio di dover cambiare classe (poiché è previsto soltanto uno studente non vaccinato per ciascuna classe).

Durante l’estate abbiamo assistito ad un confronto molto acceso su questo tema delicato, visto che riguarda un diritto fondamentale come la salute, che è tutelato costituzionalmente (art. 32). Spesso si è trattato di un dibattito segnato da impostazioni ideologiche e dogmatiche, con il risultato di stigmatizzare tutte le posizione critiche o dubbiose rispetto alle scelte politiche intraprese. In questo contesto un ruolo decisivo e negativo è stato svolto dai media che in generale hanno trasmesso un allarme sociale ingiustificato e che hanno presentato il problema come se si trattasse di uno scontro tra scienza e oscurantismo.



In realtà anche sul tema della profilassi vaccinale è in gioco il modo di intendere il metodo scientifico, che di solito ci viene presentato come espressione dell’autorevolezza cattedratica attraverso l’intervista ad un personaggio di rilievo, mentre invece proprio la scienza si fonda sul pensiero critico, dialettico, aperto, disponibile a modificare le convinzioni tenendo conto di dati nuovi e fattori alternativi. Purtroppo nel furore della polemica finora non si è dato adeguato spazio alle voci di scienziati della medicina che sottolineano la complessità del problema delle vaccinazioni, considerando gli aspetti positivi, ma senza nascondere le problematicità e gli aspetti contraddittori.

In questa prospettiva si colloca il documento predisposto dal Consiglio direttivo nazionale della SIPNEI (Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia) sulla nuova legge sui vaccini, nel quale si dimostra – attraverso dati ed evidenze scientifiche – che la legge voluta dal Ministro Lorenzin «non regge». Vediamo di seguito i punti salienti delle osservazioni presentate dalla SIPNEI.

Anzitutto, viene ridimensionata la presunta epidemia di morbillo in Italia: «La premessa su cui si fonda la decisione governativa è che saremmo in presenza di forti rischi per la collettività essendosi pericolosamente abbassati i tassi di copertura vaccinale, che non garantirebbero la cosiddetta “immunità di gregge”. I dati portati a sostegno riguardano la diffusione del morbillo nel nostro Paese, che nell’anno in corso sarebbero a livelli eccezionalmente alti. La serie storica dei dati degli ultimi anni e il suo paragone con paesi europei simili, pur senza sottovalutare l’andamento dell’infezione, non confermano l’eccezionalità dell’attuale diffusione del morbillo. Ad oggi il morbillo è endemico in molti paesi europei tra cui Germania, Belgio, Svizzera, Francia, Polonia, Romania e altri. Non risulta che Francia, Germania, Svizzera, Belgio abbiano introdotto l’obbligatorietà della vaccinazione MPR (Morbillo Parotite Rosolia), pur essendo attivamente impegnati nel controllo della diffusione di questi agenti infettivi».

Inoltre – secondo la SIPNEI – la premessa scientifica su cui si fonda la decisione dell’estensione dell’obbligatorietà vaccinale, che è costituita dalla cosiddetta “Immunità di gregge”, secondo cui “è necessario raggiungere il 95% della copertura vaccinale per ottenere l’effetto gregge” «presenta molte falle». Anzi, l’informazione che è stata data al pubblico e agli stessi operatori sanitari, sulle percentuali di copertura vaccinale necessarie per raggiungere il cosiddetto “effetto gregge”, «è assolutamente parziale e quindi, sostanzialmente, non veritiera. Secondo fonti ufficiali (Organizzazione mondiale della sanità e Istituto Superiore di Sanità), le coperture vaccinali critiche per l’immunità di gregge sono altamente variabili: il fatidico 95% viene indicato solo per il morbillo. È bene sapere che per la poliomielite, le istituzioni citate danno come copertura necessaria 80-86%; per la parotite 75-86%; per la rosolia 83-85%; per l’ Hemophilus infl. B il 70%». Senza considerare il tetano, che non è trasmissibile e per cui non ha senso parlare di “effetto gregge”.

Nelle recenti discussioni sul tema di solito si è sorvolato su aspetti importanti come i diversi effetti prodotti dall’immunizzazione naturale rispetto a quella ottenuta con la vaccinazione. È noto e dimostrato scientificamente che l’immunizzazione naturale, a differenza di quella indotta dal vaccino, causa una stimolazione immunitaria più prolungata ed efficace nel tempo. Questo fatto, per esempio se posto in relazione alla diffusione del morbillo, ha una forte rilevanza per la quota di bambini infettati con meno di un anno di vita, un’età a rischio, in cui ancora non è raccomandata e praticata la vaccinazione antimorbillo. «Le donne immunizzate naturalmente trasmettono una quantità di anticorpi nettamente superiore a quella delle donne vaccinate. La differenza della presenza di anticorpi anti morbillo, in bambini nati da madri che hanno subito il contagio rispetto ai nati dalle vaccinate, è netta e rintracciabile per lo meno fino all’età di 5 mesi. Quindi, donne che, nella loro infanzia, si sono vaccinate contro il morbillo potrebbero non trasmettere un’adeguata protezione anticorpale ai propri figli nel primo anno di vita, a differenza delle donne che hanno contratto un’immunizzazione naturale».

Occorre tenere sempre presente che nessun vaccino è mai completamente sicuro. Gli effetti avversi delle vaccinazioni sono un dato di fatto, riconosciuto anche da sentenze della Corte Costituzionale. «In Italia, pur scontando un sistema di sorveglianza che è un eufemismo definire scarsamente efficiente, le segnalazioni all’AIFA di effetti avversi, successivi alle vaccinazioni, nel 2014 sono state 8.873, di cui una quota (con diverse centinaia di casi) classificata grave (con alcuni decessi). Secondo il Rapporto dell’AIFA, il vaccino Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR) ha un tasso di segnalazioni di effetti avversi gravi tra i più alti: 201 su 100.000 dosi per un totale di 479 casi nello scorso anno, la cui quota maggioritaria spetta all’abbinamento del trivalente con il vaccino contro la varicella (MPR+V oppure MPRV). Tuttavia, anche l’esavalente ha un tasso elevato di segnalazioni gravi: 166 ogni 100.000».

Che effetti possono generare 6 vaccini somministrati contemporaneamente, seguiti a breve da altri 4 vaccini iniettati insieme? «Sotto questo profilo, la “tesi” che non c’è alcun problema a somministrare diversi antigeni insieme, poiché il bambino ogni giorno incontra centinaia di antigeni senza danno, ci sembra non regga ad un esame anche non troppo approfondito, poiché il solo buon senso ci consente di comprendere che gli antigeni multipli, che immettiamo con i vaccini, non sono banali, ma componenti di aggressivi agenti infettivi, che è alquanto irreale incontrare tutti insieme in natura». La SIPNEI sottolinea il fatto che nessuno finora ha prodotto dati certi sugli effetti delle formulazioni multiple sul sistema immunitario del neonato. Del resto anche il Parlamento – emendando il testo governativo – ha previsto l’uso dei vaccini monodose, mentre la campagna ufficiale del Ministero della salute continua a proporre soltanto due somministrazioni (esavalente + quadrivalente).

In sintesi, la scelta dell’obbligo per 10 vaccini «si mostra non solo inopportuna, ma anche infondata sul piano scientifico, poiché lo Stato può chiedere alla persona (o al suo tutore) la violazione della libertà individuale, riguardo alla propria salute, se dimostra che le misure obbligatorie servono a scongiurare un rischio collettivo riferito ai singoli vaccini proposti. Da quanto abbiamo scritto, è errato mettere tutti vaccini sullo stesso piano: alcuni di loro non producono alcun “effetto gregge”, altri conferiscono un’immunità che deperisce nel tempo».

Infine, si pone anche una questione di correttezza e di trasparenza: «Pensiamo che servirebbe molto alla scienza e alla ricostruzione di un rapporto di fiducia con ampie fasce della popolazione, l’istituzione di una Commissione di valutazione e controllo sui vaccini indipendente e cioè composta da ricercatori, scienziati ed esperti di politica sanitaria che non abbiano legami con l’industria e con le associazioni professionali, spesso molto adese all’industria. Una Commissione sul modello della Task Force statunitense che si occupa di valutazione delle politiche preventive (USTFP), senza legami con l’industria e con le corporazioni professionali. Occorre cioè proteggere la società dalle infezioni, ma anche dagli interessi di parte». E soprattutto dall’epidemia della disinformazione a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi.

In questo scenario, qual è la posizione e la proposta alternativa del SIPNEI? «Siamo contrari alle vaccinazioni obbligatorie (in linea con tutti i paesi europei più avanzati e da alcuni anni in Veneto, con ottimi risultati), bensì proponiamo una riorganizzazione delle politiche vaccinali, che a livello statale dovrebbe selezionare le priorità epidemiologiche e, a livello territoriale, dovrebbero avere come perno il pediatra, che ha in cura fin dalla nascita il bambino, che verrebbe inserito in finestre di opportunità vaccinale, anche utilizzando i vaccini monodose, in base alle caratteristiche del bambino. Siamo convinti che una politica di promozione attiva, centrata sulla flessibilità dei programmi vaccinali, nel quadro di politiche di protezione della gravidanza e di promozione della salute dell’infanzia, permetterebbe un salto in avanti nella prevenzione primaria, da sempre trascurata nel nostro Paese, e porrebbe su basi nuove le relazioni tra cittadini e scienza e tra curati e curanti». Appare evidente che questa prospettiva sia ragionevolmente fondata e nell’interesse della tutela del benessere dei cittadini e della collettività.

A questo punto si pone una domanda di fondo: c’è qualcuno in Parlamento e al Ministero della salute che abbia letto senza pregiudizi questo documento, redatto da persone professionalmente e scientificamente competenti, e che sappia spiegare perché oggi ci ritroviamo con una legge che va esattamente in direzione opposta?

FONTE: Pressenza

Scansioni dell’attività cerebrale possono essere usate per prevedere eventi futuri


In breve: il vostro cervello conosce il futuro. Un nuovo studio dimostra come certe regioni cerebrali sembrino avere una correlazione d’attività statisticamente significativa con potenziali eventi futuri, rendendoli indicatori migliori della persona in cui avviene tale attività.

Nel film Minority Report, le capacità intuitive della mente umana erano portate a livello superiore tramite i “pre-cognitivi” (precogs) usati come dispositivi per conoscere i futuri potenziali. Il loro potere precognitivo non era del 100% dato che in certi casi uno dei tre poteva avere una diversa precognizione, un minority report. Mente la fantascienza è ..fantasia, diviene comunque una fonte di seria discussione e indagine scientifica, per esempio il film Matrix è una delle migliori allegorie riguardo l’idea dell’universo come simulazione di qualche civiltà avanzata e le potenziali conseguenze dello sviluppo ed emergenza dell’intelligenza artificiale forte.

Un nuovo studio riportato di recente nel Journal of Neuroscience, suggerisce che il cervello possa avere capacità predittive superiori di quanto normalmente si pensi, altro caso in cui forse i fatti si intreccino con la finzione. Il lavoro guidato da Brian Knutson, professore di neuroscienze presso la Standford University, ha analizzato l’attività neuronale di 30 persone mentre decidevano se finanziare o meno 36 progetti dal sito Kickstarter. Esaminando le scansioni cerebrali dei partecipanti, il gruppo di ricerca ha scoperto che l’attività nella regione detta nucleus accumbens presentava un protocollo d’attività diverso nei partecipanti, quando consideravano progetti che avrebbero potuto ottenere il finanziamento completo.

“Il gruppo ha sviluppato un algoritmo che riconoscesse queste differenze nell’attività cerebrale usando i dati delle scansioni, dall’80% dei progetti, quindi ha testato il programma sul rimanente 20%. Usando la sola attività neurale, l’algoritmo ha potuto prevedere quale campagna Kickstarter avrebbe ricevuto il finanziamento, con un 59,1% d’accuratezza, più di quanto ci aspetteremmo dal puro caso. Questo contrastava col pensiero cosciente dei volontari stessi. Considerando ogni proposta, i volontari hanno dato una valutazione in base alle loro preferenze tra i progetti e sulla probabilità che ognuno di essi potesse ricevere il finanziamento totale. Diversamente dall’attività nelle loro regioni del nucleus accumbens, le valutazioni hanno previsto la riuscita del finanziamento solo con il 52.9% di precisione, che non è meglio del puro caso.

Come tali aree del cervello possono avere questa apparente capacità di prevedere il potenziale futuro? Lo studio non offre una spiegazione, se non evidenziando che la zona del nucleus accumbens è coinvolta nell’anticipare la ricompensa, che suggerisce perchè anticiperebbe gli eventi futuri. La biologia quantistica è un campo di indagine emergente sui fenomeni quantomeccanici nel sistema biologico, confermati in diversi processi e potrebbe offrire una spiegazione alle osservate capacità precognitive del cervello umano.

I processi quantomeccanici sono intrinsecamente simmetrici nel tempo, tanto che esperimenti confermano influenza causale del futuro sul passato, detta retrocausalità. Esistono intere intepretazioni della meccanica quantistica basate sulla interazione del futuro col passato, come la meccanica quantistica transazionale di Cramer e la teoria assorbitore-emettitore di Wheeler-Feynman. I fenomeni quantomeccanici nei sistemi biologici, in particolare il processamento di informazione, possono abilitare un alto livello di sensibilità degli eventi futuri. Questa sensibilità dei futuri potenziali, può essere riflessa nell’attività di certe regioni del cervello, che una persona percepirebbe come “intuizione” per prendere una certa decisione.

Il presente studio è sicuramente una dimostrazione del ruolo del cervello nel tentare la determinazione di potenziali risultati futuri. L’ampio cervello umano probabilmente ha raggiunto tale dimensione e funzione per assistere in particolare la predizione del probabile futuro. Se in effetti processi quantomeccanici non-locali e trans-temporali sono disponibili ai sistemi biologici, non è irragionevole pensare che l’evoluzioni li utilizzi per incrementare la capacità predittiva del cervello.

Animalisti, Greenpeace, femministe: tutti in letargo


di Riccardo Cascioli

Potrebbe sembrare stucchevole unirci anche noi al gioco di “Dove sono…. adesso?”. E però gli ultimi giorni ci hanno offerto tre casi eclatanti che meritano una breve riflessione perché si tratta di capire alcuni meccanismi che stanno dietro alle cosiddette battaglie di civiltà.

Il primo caso riguarda la festa islamica “del sacrificio” o “dello sgozzamento”, che ricorda la prova di fede superata da Abramo e quindi il sacrificio del montone al posto di Isacco. Per l’occasione, anche in Italia nel fine settimana sono stati sgozzati (senza il previo stordimento previsto dalla legge sulla macellazione) decine di migliaia di capi di ovini, caprini o bovini come previsto dalla tradizione rituale. Silenzio generale.

Il paragone con quello che da anni ormai succede al tempo di Pasqua con le crociate per la salvezza degli agnelli e la promozione della dieta vegana è imbarazzante. Abbiamo ancora negli occhi l’immagine straziante di Silvio Berlusconi che allatta un agnellino e i volantini distribuiti con le accuse alla Chiesa cattolica di essere responsabile di tale strage. Non ci è stato neanche risparmiato, due anni fa, il comunicato del vescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, monsignor Michele Castoro (quando si dice che i nomi indicano un destino), che in risposta a un flash mob animalista ha voluto precisare che la strage di agnellini non c’entra nulla con la Pasqua cristiana, unendosi agli appelli degli animalisti. L’Ente Nazionale Protezione Animali ormai ogni anno promuove una raccolta di firme per chiedere lo stop al maltrattamento degli agnelli.

Per la festa del sacrificio, invece, silenzio. Niente campagna martellante, niente volantinaggi e flash mob davanti alle moschee, niente accuse agli imam, niente titoli sui giornali per i poveri ovini e caprini sacrificati. Solo qualche timido sussurro per lamentare il tipo di macellazione crudele degli animali. La pasionaria Maria Vittoria Brambilla, che ha anche fondato un partito animalista e ha fatto sceneggiate perfino per abolire il Palio di Siena, sul tema islam e animali al massimo dell’indignazione ha assicurato che si impegnerà per far approvare una legge che vieti la macellazione halal, ma solo «quando avremo i numeri in Parlamento». Cioè mai. In ogni caso al massimo si discute sulla modalità, non si prova neanche a mettere in discussione il sacrificio degli animali.

E cambiamo scenario, voliamo fino all’Oceano Pacifico, dove il simpaticone Kim Jong Un l’altra notte ha effettuato un test nucleare di rara potenza, con tanto di forte terremoto come conseguenza. Le reazioni sono quelle ufficiali delle grandi potenze interessate, ma la società civile? Dove sono i “guerrieri dell’arcobaleno” di Greenpeace che nel 1995 diedero l’assalto alle navi francesi che si apprestavano a dirigere il test nucleare nell’atollo di Mururoa (siamo sempre nel Pacifico) su ordine del neo presidente Jacques Chirac? Le proteste per quei test nucleari (furono poi gli ultimi effettuati dalla Francia) occuparono per settimane e mesi le prime pagine dei giornali di tutto il mondo.

Forse che la bomba di Kim è meno dannosa per l’ecosistema di quella di Chirac? Non si direbbe proprio vista la potenza e gli effetti dell’esplosione di ieri. Eppure, oggi nel Pacifico di questi “capitani coraggiosi” non ce ne è neanche uno. Dove saranno? Per pura coincidenza, proprio un mese fa, Repubblica, aveva trovato “capitan Greenpeace”, Peter Willcox, un reduce della battaglia di Mururoa. E indovinate? Con un’altra barca è in giro per il Mar Tirreno, impegnato nella “caccia alla plastica”.

A questi esempi si potrebbe aggiungere anche il caso di cronaca che ha tenuto banco la settimana scorsa, lo stupro di una turista polacca e di un trans a Rimini da parte di un quartetto di giovani (tre minorenni): due marocchini, un nigerino e un congolese. Anche qui, di fronte al ripetersi di violenze sessuali da parte degli immigrati, ecco il silenzio delle femministe, ma anche dei partiti di sinistra sempre così attenti nella difesa dei diritti delle donne.

Animalisti, ecologisti, femministe: battaglie diverse, in nome di una presunta civiltà, ma le stesse contraddizioni e soprattutto lo stesso interesse al proprio tornaconto ideologico. È anche curioso notare che si tratta di movimenti di pensiero che, nella loro forma radicale, affondano tutti le radici nei movimenti eugenetici di fine ‘800 e inizio ‘900 che tanto successo ebbero nel mondo anglosassone. Una stessa radice anti-umana, dunque.

E per quel che riguarda gli esempi citati sono rigidamente e astutamente selettivi, perché da una parte sottostanno al politicamente corretto (guai a rischiare accuse di razzismo o islamofobia) e dall’altra pensano alle loro tasche. Criticare una pratica islamica potrebbe diventare pericoloso, è gente che ha scarso senso dell’umorismo; non è mica come una manifestazione fuori da una chiesa che ti diverti anche a vedere il don Abbondio di turno cedere a qualsiasi ricatto. E non è che ci si guadagna voti in chiave di partito animalista. Anche sfidare Kim – e quindi la Cina – espone a rischi seri, non è mica così accomodante come un presidente francese. Gli assalti di venti anni fa a Mururoa hanno significato pochi giorni di arresto per qualche militante di Greenpeace ma a fronte di un successo mediatico internazionale che ha portato nelle casse di Greenpeace milioni e milioni di dollari. Se qualcuno oggi portasse le barche nella zona dei test nordcoreani rischierebbe di sparire negli abissi dell’Oceano a cavallo di un missile. E senza neanche campagne di opinione a proprio favore, figurarsi parlare di soldi offerti.

Molto più redditizia una campagna per liberare il Mediterraneo dalla plastica, condita da qualche slogan sui cambiamenti climatici. Queste sì che sono le vere emergenze planetarie.

fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana

Strage del Rapido 904, il giudice va in pensione: il processo d’appello è da rifare


L’iter è stato rinviato a data da destinarsi a seguito del pensionamento del presidente della Corte, come stabilito dalla riforma Orlando. Nell’attentato morirono 16 persone

Sedici morti (tra i quali 3 bambini) e 267 feriti. Tanto costò, il 23 dicembre 1984, il terribile attentato dinamitardo al convoglio Rapido 904, diretto a Milano dopo essere partito dalla stazione di Napoli Centrale. Un’esplosione tremenda che squarciò la fiancata del treno mentre transitava sulla Direttissima in direzione nord, poco dopo le 19, provocando una strage, considerata un’anticipazione di quelle che saranno le mattanze mafiose dei primi anni ’90.

Ora, a distanza di 33 anni dall’attacco omicida, il processo d’appello è arrivato a una fase non di stagnamento ma, addirittura, di blocco: il presidente della Corte, infatti, andrà in pensione a ottobre, il che significa far ripartire il processo esattamente da dove si era cominciato. La corte, nell’udienza di oggi, ha infatti stabilito il rinvio a data da destinarsi per consentire il completo svolgimento della nuova istruttoria, che l’attuale collegio giudicante non avrebbe potuto portare avanti a causa dell’imminente pensionamento del giudice.
Rapido 904, appello da rifare

Sarà necessario, quindi, ascoltare nuovamente tutti i testimoni già sentiti in primo grado, ai quali si aggiungeranno le nuove testimonianze che verranno rilasciate da sei boss che era stato deciso di interrogare in appello. Quella che era stato identificato a tutti gli effetti come una strage di mafia, con il coinvolgimento del boss Totò Riina (il quale era stato assolto in primo grado e ora unico imputato), dovrà dunque ripercorrere l’iter processuale d’appello per giungere a conclusione. Durante il maxiprocesso, avviato nel 1985, diverse persone affiliate a cosa nostra furono riconosciute colpevoli della carneficina. In particolare, nel 1987, a ricevere una condanna a due ergastoli fu Giuseppe Calò, noto anche come il “cassiere” di cosa nostra.

Secondo quanto spiegato dalla Corte, il rinvio a data da destinarsi è stato disposto in virtù delle recenti modifiche apportate all’articolo 603 del codice di procedura penale – riforma Orlando – che impongono al giudice, nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento, di disporre la riapertura completa dell’istruttoria. Secondo quanto riferito, Totò Riina avrebbe assistito all’udienza in videoconferenza (e in barella), assieme al suo legale, dal carcere di Parma, dove è detenuto.

fonte: interris

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