27 gennaio 2017

STRASBURGO CONFERMA: “FABBRICARE” BAMBINI NON È UN DIRITTO


Lo Stato italiano aveva tolto la bambina a una coppia molisana recatasi in Russia per avere un figlio attraverso la maternità surrogata. Ma la Corte europea dà ragione alla nostra giustizia poiché non ha leso nessun diritto umano ma ha giustamente punito il “fai da te” delle tecnologie riproduttive.

Nel mondo “normale”, cioè non travolto da ubriacature ideologiche che fanno a pugni con il reale e da deliri di onnipotenza tecnocratica che pretendono che tutto ciò che è possibile fare sia ipso facto legittimo, ci sarebbe poco da commentare. Semplicemente, la Grand Chamber (cioè la massima istanza) della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha ristabilito con la certezza del diritto quello che già la logica nonché il rispetto dell’essenziale di ciò che ci contraddistingue come umani avrebbero dovuto farci comprendere, e cioè che “fabbricare” bambini attraverso le moderne tecniche procreative, pretendendo poi che questo venga riconosciuto come una “normale” filiazione non è di per sé un diritto assoluto.

La vicenda è abbastanza nota: una coppia italiana ha fatto ricorso alla Corte europea perché, dopo essersi recata in Russia per avere un bambino attraverso la maternità surrogata, non hanno vista riconosciuta la loro genitorialità dal tribunale italiano, che aveva anzi tolto loro il figlio dandolo in adozione. Dopo una prima sentenza a loro favorevole della seconda sezione della Corte, che aveva comunque stabilito che essi avessero diritto ad un risarcimento e non al ricongiungimento con il bambino, ora la Grand Chamber ha messo la parola fine alla questione, stabilendo che i giudici italiani con il loro operato non avevano leso nessun diritto della coppia.

La sentenza di cui stiamo parlando presenta comunque nelle sue motivazioni notevoli profili di interesse. I giudici europei, infatti, scrivono che se i giudici «avessero accettato di lasciare il bambino con la coppia, dandogli la possibilità di divenirne i genitori adottivi, questo sarebbe equivalso a legalizzare una situazione creata dalla coppia in violazione di importanti leggi nazionali». Per questo, è del tutto legittimo «il desiderio delle autorità italiane di riaffermare l’esclusivo diritto dello Stato di riconoscere una relazione genitori-figli solo in presenza di un legame genetico o di un’adozione legale».

In sostanza, viene affermato da un lato che lo Stato italiano ha ragione quando stabilisce che una coppia non può riconoscere come suo un figlio generato attraverso una maternità surrogata e senza alcun legame biologico con i due coniugi, e dall’altro che l’adozione è un’altra cosa. Peraltro, per aggiungere un tocco dolorosamente grottesco all’intera vicenda, pare che la mancanza di legami biologici del bimbo con entrambi i membri della coppia sia dovuta ad un “errore” della clinica russa in cui è avvenuta la fecondazione assistita, cosa che dovrebbe far riflettere sui rischi che queste pratiche che “giocano” con le basi stesse della vita umana, spesso se non quasi sempre per profitto, inevitabilmente comportano.

Infine, i giudici europei argomentano anche perché i giudici italiani non hanno calpestato alcun diritto togliendo il bimbo alla coppia e dandolo in adozione, invece che riconoscere gli eventuali legami già instauratesi. Essi affermano che «vista l’assenza di qualsiasi legame biologico tra il bambino e i ricorrenti, la breve durata della loro relazione con il bimbo e la mancanza di certezze circa i legami tra di loro dal punto di vista legale, non esiste un legame di tipo familiare tra i ricorrenti e il bambino».

Per questo, la Corte europea riconosce che è diritto proprio ed esclusivo dello Stato – e non del “fai-da-te” più o meno selvaggio che qualcuno vorrebbe far passare per altruismo – riconoscere una relazione legale genitori-figli, proprio allo scopo di “proteggere i bambini”, che non possono diventare la mera proiezione dei desideri e delle frustrazioni degli adulti.

Fonte: Famiglia Cristiana

LAGARDE (FMI); SAREBBE UN DISASTRO ABBASSARE LE TASSE


– di Matteo Corsini per Rischio Calcolato

“Ci sarebbero conseguenze devastanti se si scatenasse una guerra al ribasso sulla riduzione delle tasse, sulla normativa finanziaria o sul commercio. Se questo si dovesse verificare allora per me, sarebbe davvero un “cigno nero”, un evento devastante ed imprevisto”. In occasione del recente World Economic Forum di Davos, appuntamento annuale dell’establishment politico-economico-finanziario globale, Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, ha espresso le sue preoccupazioni sull’insediamento alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump.

E’ del tutto comprensibile che chi si trova al vertice del FMI, istituzione che ha dato un contributo non certo marginale alla definizione dello status quo, tema che intervengano cambiamenti non concordati nell’ambito delle grandi organizzazioni sovranazionali.


Probabilmente Trump farà davvero disastri, perché in fin dei conti la sua sarà solo una variante di statalismo diversa da quella precedente, ma se la riduzione delle tasse fosse fatta riducendo anche la spesa e lo snellimento normativo servisse a lasciare più spazio al libero mercato in materie come finanza e commercio, non credo proprio che assisteremmo a disastri. Per di più, considerando il track record di coloro che oggi prevedono disastri, essendo essi stessi più o meno stabilmente ad avere un potere pervasivo da diversi anni, è legittimo supporre che tanto peggio non potrebbe andare.

Inoltre, anche se dubito che Lagarde intendesse dare questo significato alle sue parole, concordo che si tratterebbe di un “cigno nero” per lei. Oltre che per tanti altri frequentatori abituali del WEO di Davos, che rischierebbero seriamente di assaggiare il sapore della disoccupazione.

Fonte: Rischio Calcolato

23 gennaio 2017

CRAIG ROBERTS: LA DICHIARAZIONE DI GUERRA DI TRUMP



Dal suo blog, riportiamo il commento del famoso analista Paul Craig Roberts al discorso di insediamento di Donald Trump, 45° Presidente degli Stati Uniti: Trump ha chiaramente individuato il nemico interno, ma le sue aperture non impediranno che la lista dei suoi oppositori si allunghi – dal complesso militare e della sicurezza capeggiato dalla CIA, a Wall Street e alla Fed, alle multinazionali, ai politici statunitensi ed europei legati all’establishment euro-atlantico della NATO, ai leader dei gruppi per i diritti delle minoranze nere, ispaniche, omosessuali e transgender. Craig Roberts non esclude nemmeno che Trump possa essere il bersaglio di un assassinio.

di Paul Craig Roberts, 20 gennaio 2017

Il breve discorso inaugurale del presidente Trump è stato una dichiarazione di guerra contro tutto l’establishment americano al potere. Tutto.

Trump ha reso abbondantemente chiaro che i nemici degli americani sono proprio qui in casa: globalisti, economisti neoliberisti, neoconservatori e altri unilateralisti abituati ad imporre gli Stati Uniti nel mondo, che ci coinvolgono in costose guerre senza fine, e politici che servono l’establishment al potere piuttosto che gli americani; a dirla tutta, l’intera cupola di interessi privati ​​che ha portato l’America allo sfinimento mentre gli interessati si arricchivano.

Se si può dire la verità, il Presidente Trump ha dichiarato guerra a se stesso, una guerra per lui molto più pericolosa che se avesse dichiarato guerra alla Russia o alla Cina.

I gruppi di interesse designati da Trump come “Il Nemico” sono ben radicati e abituati a stare al potere. Le loro potenti reti di relazioni sono ancora al loro posto. Anche se ci sono maggioranze repubblicane sia alla Camera che al Senato, la maggior parte dei rappresentati del Congresso è tenuta a rispondere ai gruppi di interesse al potere che finanziano le loro campagne, e non al popolo americano e al Presidente. Il complesso militare/della sicurezza, le multinazionali che delocalizzano, Wall Street e le banche, non cederanno a Trump. Né lo faranno i media prezzolati, che sono di proprietà dei gruppi di interesse il cui potere viene sfidato da Trump.

Trump ha chiarito che sta dalla parte di ogni americano, nero, marrone e bianco. Pochi dubbi sul fatto che la sua dichiarazione di inclusività e apertura verrà ignorata dagli odiatori della sinistra, che continueranno a chiamarlo razzista, come già stanno facendo, mentre scrivo, i manifestanti pagati 50 dollari all’ora.

In effetti, la leadership nera, per esempio, è educata al ruolo della vittima, ruolo al quale le sarebbe difficile sfuggire. Come si fa a mettere insieme persone alle quali per tutta la vita è stato insegnato che i bianchi sono razzisti e che loro sono vittime dei razzisti?

Lo si può fare? Ho partecipato ad un breve programma su Press TV, nel quale avremmo dovuto commentare il discorso inaugurale di Trump. L’altro commentatore era un nero americano, da Washington, DC. Il carattere inclusivo del discorso di Trump non gli ha fatto nessuna impressione, e l’ospite della trasmissione era interessato solo a mostrare le proteste dei manifestanti al fine di screditare l’America. Così tante persone hanno un interesse economico a parlare in nome delle vittime e a dire che l’apertura di Trump toglie loro lavoro.

Quindi insieme ai globalisti, alla CIA, alle multinazionali che delocalizzano, alle industrie degli armamenti, all’establishment NATO in Europa, e ai politici stranieri abituati a essere pagati profumatamente per sostenere la politica estera interventista di Washington, si schiereranno contro Trump anche i leader dei gruppi vittimizzati, i neri, gli ispanici, le femministe, i clandestini, gli omosessuali e i transgender. Questa lunga lista ovviamente include anche i bianchi liberal, convinti che l’America da una costa all’altra sia abitata da bianchi razzisti , misogini, omofobi, e svitati amanti delle armi. Per quanto li riguarda, questo 84% della geografia degli Stati Uniti dovrebbe essere messo in quarantena o seppellito.

In altre parole, rimane abbastanza buona volontà nella popolazione per consentire a un Presidente di riunire il 16% che odia l’America con l’84% che la ama?


Considerate le forze che Trump si trova contro:

I leader neri e ispanici hanno bisogno del vittimismo, perché è quello che conferisce loro reddito e potere. Guarderanno con sospetto all’apertura di Trump. La sua inclusività è un bene per i neri e gli ispanici, ma non per i loro leader.

I dirigenti e gli azionisti delle multinazionali sono arricchiti dalla delocalizzazione del lavoro che Trump dice che riporterà a casa. Se tornano i posti di lavoro, se ne andranno i loro profitti, i bonus e le plusvalenze. Ma tornerà la sicurezza economica della popolazione americana.

Il complesso militare/della sicurezza ha un bilancio annuale di 1.000 miliardi che dipende dalla “minaccia russa”, minaccia che Trump dice di voler sostituire con una normalizzazione dei rapporti. L’assassinio di Trump non può essere escluso.

Molti europei devono il proprio prestigio, il proprio potere, e i propri redditi alla NATO, che Trump ha messo in discussione.

I profitti del settore finanziario derivano quasi interamente dalla schiavitù del debito cui sono sottoposti gli americani e dal saccheggio delle loro pensioni private e pubbliche. Il settore finanziario con il suo agente, la Federal Reserve, può distruggere Trump con una crisi finanziaria. La Federal Reserve di New York ha una sala operativa completa. Può mandare nel caos qualsiasi mercato. O sostenere qualsiasi mercato, perché non vi è alcun limite alla sua capacità di creare dollari.

L’intero edificio politico degli Stati Uniti si è completamente isolato dal volere, dai desideri e dalle esigenze del popolo. Ora Trump dice che i politici risponderanno al popolo. Questo, naturalmente, significherebbe un forte colpo alla continuità dei loro incarichi, al loro reddito e alla loro ricchezza.

C’è un gran numero di gruppi, finanziati da non-sappiamo-chi. Ad esempio, oggi RootsAction ha risposto al forte impegno di Trump di stare al fianco di tutto il popolo contro l’Establishment al Potere, con la richiesta al Congresso “di incaricare la Commissione Giustizia della Camera per un’iniziativa di impeachment” e di inviare denaro per l’impeachment di Trump.

Un altro gruppo di odio, human right first, attacca la difesa di Trump dei nostri confini in quanto chiude “un rifugio di speranza per coloro che fuggono dalle persecuzioni“. Pensateci per un minuto. Secondo le organizzazioni liberal-progressiste di sinistra e i gruppi di interesse razziali, gli Stati Uniti sono una società razzista e il presidente Trump è un razzista. Eppure, le persone soggette al razzismo americano fuggono dalle persecuzioni verso l’America, dove subiranno persecuzioni razziali? Non ha senso. I clandestini vengono qui per lavoro. Chiedete alle imprese di costruzione. Chiedete ai mattatoi. Chiedete ai servizi di pulizia nelle aree turistiche.

La lista di quelli a cui Trump ha dichiarato guerra è abbastanza lunga, anche se se ne potrebbero aggiungere degli altri.

Dovremmo chiederci perché un miliardario di 70 anni con imprese fiorenti, una bella moglie, e dei figli intelligenti, sia disposto a sottoporre i suoi ultimi anni alla straordinaria pressione di fare il Presidente con il difficile programma di riportare il governo nelle mani del popolo americano. Non c’è dubbio che Trump ha fatto di sé stesso un bersaglio. La CIA non ha intenzione di mollare il colpo e andare via. Perché una persona dovrebbe farsi carico dell’imponente ricostruzione dell’America che Trump ha dichiarato di voler fare, quando poteva invece trascorrere i suoi ultimi anni godendosela immensamente?

Qualunque sia la ragione, dovremmo essergli grati per questo, e se è sincero lo dobbiamo sostenere. Se viene assassinato, dobbiamo prendere le armi, radere al suolo Langley [sede centrale della CIA, ndt] e ucciderli tutti.

Se avrà successo, merita il titolo: Trump il Grande!

La Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, e qualsiasi altro paese sulla lista nera della CIA dovrebbe capire che l’ascesa di Trump non basta a proteggerlo. La CIA è una organizzazione a livello mondiale. I suoi redditizi affari forniscono delle entrate indipendenti dal bilancio degli Stati Uniti. L’organizzazione è in grado di intraprendere azioni indipendentemente dal Presidente o anche dal proprio

Fonte: Voci Dall’Estero

Catastrofe in Abruzzo, enorme valanga sull’hotel Rigopiano di Farindola: “aiuto, aiuto, stiamo morendo di freddo”


Emergenza neve in Abruzzo, valanga sull’hotel Rigopiano di Farindola: decine di dispersi

Una valanga ha investito l’hotel Rigopiano di Farindola, alle falde del Gran Sasso pescarese. L’allarme e’ stato dato da due clienti. Nella struttura, in base ai registri della Prefettura, oggi c’erano 20 ospiti, più una decina di operatori e impiegati. Al momento tutti i telefoni risultano muti, compresi i cellulari.

”Purtroppo e’ accaduta una terribile tragedia sembrerebbe ci siano delle vittime, ma e’ tutto da confermare”. Lo scrive su facebook il presidente della provincia di Pescara Antonio Di Marco riferendosi alla slavina si e’ abbattuta sull’Hotel Rigopiano. ”A Rigopianoe’ in atto in queste ore una bufera di neve. Una turbina si sta recando sul posto, per liberare la strada di accesso alla zona dell’albergo, dietro la quale c’e’ la colonna mobile dei soccorsi. In albergo c’erano 20 ospiti”, conclude Di Marco. Il timore delle autorità è che siano tutti morti.
Soccorsi rallentati dalla tormenta di neve e ancora molto lontani, ci vorranno ore

Una tormenta di neve sta rallentando la marcia dei soccorsi verso l’hotel Rigopiano. Persino il “gatto delle nevi” dei vigili del fuoco sta incontrando difficolta’ e gli unici mezzi che stanno procedendo verso l’hotel sono le turbine dei pompieri.

Sono partiti a seguito della chiamata attivata da un ospite dell’hotel i soccorsi diretti verso l’albergo Rigopiano che sarebbe stato investito da una slavina. I soccorsi – come riferisce Roberto Cutraci, consigliere comunale di Farindola – sono partiti un paio di ore fa da Pescara e da Penne: in movimento ci sono gli uomini del soccorso alpino e dei carabinieri, partiti da Penne, quelli dei vigili del fuoco, partiti da Pescara. La distanza da percorrere, in una situazione resa molto difficile dalla neve, e’ di 45 km da Pescara a Farindola e di altri 9 km da Farindola fino alla frazione di Rigopiano. Non e’ quindi escluso che ci vogliano altre 2 o 3 ore perche’ i soccorsi arrivino sul posto.
Le testimonianze dei clienti fuori dall’Hotel: “macerie e persone bloccate”

Al di fuori dell’Hotel Rigopiano ci sarebbero due persone che avrebbero avuto contatti sia con il 118 che con i soccorritori. Uno di questi avrebbe inviato un sms ad un soccorritore prima rassicurandolo sulle sue condizioni poi parlando di macerie. Via whatsapp un altro cliente avrebbe confermato alla sala operativa del 118 di Pescara che dentro la struttura, lesionata, ci sarebbero delle persone intrappolate, ma di non essere in grado di dire le loro condizioni. I testimoni hanno parlato di una valanga di inaudita forza per la zona che si sarebbe staccata dalla montagna e avrebbe travolto parzialmente l’hotel Rigopiano.
Secondo i testimoni ci sono tre dispersi

Secondo testimoni della slavina che ha colpito l’hotel Rigopiano sul Gran Sasso ci sarebbero tre dispersi. E’ quanto riferiscono i soccorritori che stanno cercando di raggiungere con gli sci la struttura. La valanga di dimensioni importanti sarebbe venuta giu’ in un tratto boschivo e per questo particolarmente violenta e avrebbe investito auto, bestiame e parte dell’albergo. Secondo quanto appreso dal Soccorso Alpino, alcune persone presenti nell’albergo sarebbero scese a valle per dare l’allarme contattando la polizia provinciale e parlando dei dispersi.
I soccorritori: “arriveremo tra due ore”

“Stiamo salendo con la colonna Mobile dei soccorsi dietro la turbina della Provincia verso l’albergo di Rigopiano. Siamo una trentina fra vigili del fuoco e altri uomini delle forze dell’ordine. La strada e’ coperta da oltre due metri di neve, ed e’ in corso una bufera. Contiamo di arrivare nella zona della struttura alberghiera non prima di due ore. Sappiamo che c’e’ stata questa valanga, ma non sappiamo quale parte della struttura dell’albergo e’ stata investita dalla neve”. Lo ha detto intorno alle 23:00 il sindaco di Farindola (Pescara) Ilario Lacchetta raggiunto telefonicamente pochi minuti fa mentre procedeva lentamente verso la zona di Rigopiano di Farindola (Pescara). Nella colonna dei soccorritori sono presenti elementi dei Soccorso Alpino di Penne, L’Aquila e Avezzano.

Anche il Soccorso Alpino si mobilita per i dispersi

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) – riferisce un comunicato – si sta dirigendo nel comune di Farindola (Pescara) in localita’ Rigopiano per ricercare i dispersi sotto la valanga che si e’ abbattuta sull’omonimo albergo. “Testimoni sul posto in contatto con il Soccorso Alpino riferiscono che l’albergo era occupato da circa 20 ospiti ai quali si aggiungono i dipendenti in servizio. Secondo queste prime testimonianze, almeno tre persone sarebbero state travolte da neve e altro materiale trasportato dalla valanga. Il Soccorso Alpino sta intervenendo con quattro squadre provenienti dall’Abruzzo e dalle regioni limitrofe”.
Hotel Rigopiano sotto cumuli di neve

Gli uomini del Corpo Nazionale Soccorso Alpino Speleologico si stanno dirigendo verso l’hotel Rigopiano, preceduti da una turbina. Sulla strada stanno incontrando una serie di slavine e materiali (tronchi di alberi) che ostacolano il cammino. Se ci dovessero essere ulteriori problemi si avvinceranno alla struttura utilizzando gli sci. I soccoritori sono in contatto con una persona che e’ riuscita ad uscire dalla struttura. Ha riferito che una slavina ha travolto l’hotel e che una parte dovrebbe essere crollata. Ha detto inoltre che c’erano ospiti, ma non saputo fornire indicazioni sulle loro condizioni. Ci sarebbe anche un’altra persona che e’ riuscita a lasciare l’albergo e a lanciare l’allarme al 118.
Valanga Hotel Rigopiano: “forse la causa è il sisma”

L’ipotesi degli esperti del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico e’ che all’origine della valanga che ha interessato l’hotel ‘Rigopiano’ ci siano le forti scosse di terremoto registrate nell’Aquilano. La colonna mobile di soccorso non e’ distante dalla struttura, ma lungo la strada alcune slavine hanno provocato la caduta di materiale vario, tra cui tronchi di alberi, che ostacolano il percorso. Si sta quindi provvedendo alla rimozione dei detriti
L’SMS ai soccorritori dall’Hotel Rigopiano: “aiuto, aiuto, stiamo morendo di freddo”

“Aiuto aiuto stiamo morendo di freddo”. E’ il contenuto di un sms dei due clienti (una coppia) dell’Hotel Rigopiano inviato ai soccorritori. Al momento la colonna dei soccorritori e’ ostacolata da altre slavine che hanno trascinato sulla strada alberi e pietre che devono essere rimossi prima la turbina possa passare. Nel frattempo un gruppo del soccorso Alpino si sta dirigendo con gli sci verso l’hotel.
Colonna mobile verso l’Hotel Rigopiano con 6 ambulanze e decine di soccorritori

È composta da 20 uomini e 7 mezzi dei vigili del fuoco, due squadre del Soccorso Alpino e speleologico, sei ambulanze del 118, oltre alle forze di polizia la colonna che sta lavorando per raggiungere l’Hotel Rigopiano nel comune di Farindola, in provincia di Pescara. Alle 00:30 della notte mancano ancora 7km per l’arrivo all’Hotel: il viaggio della colonna mobile è bloccato da continue slavine sulla strada.
Parenti attendono notizie al Coc di Penne

Una decina di parenti dei clienti dell’Hotel Rigopiano dispersi da oggi pomeriggio a seguito della valanga sono al Coc (Centro operativo comunale) di Penne (Pescara) e chiedono di poter salire con i soccorritori. Una richiesta che non puo’ essere esaudita dalle forze dell’ ordine. L’attesa per notizie certe e positive per la sorte dei congiunti fa vivere momenti drammatici ai parenti. Una delle preoccupazioni che esprimono e’ il fatto che da ore i propri congiunti sono al buio e al freddo a quota 1200 metri. Intanto, si e’ appreso che nella stessa zona, denominata Bocca di Lupo, nel 1936 c’era stata un’analoga rovinosa valanga.
Colonna mobile bloccata, troppa neve: si prosegue con gli sci

“La situazione e’ estremamente problematica. Non so bene a che distanza siamo, credo 5 o 6 chilometri. Ci sono tre o quattro metri di neve. Ora la mia squadra e quella della Guardia di finanza proseguiranno a piedi, con gli sci”. Lo dice all’ANSA il delegato alpino del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) Abruzzo, Antonio Crocetta, che sta raggiungendo con la colonna mobile di soccorso l’hotel ‘Rigopiano’, travolto da una valanga. “Le ambulanze e gli altri veicoli si sono dovuti fermare – aggiunge Crocetta -. Per ora proseguono solo i mezzi speciali e la turbina, il cui obiettivo e’ quello di aprire la strada”.

Fonte: www.meteoweb.eu

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA PADOAN AMMETTE: ''CI POSSONO ESSERE NUOVI REFERENDUM IN EUROPA PER LASCIARE LA UE''


Il "rischio politico" rappresentato dall'ascesa dei movimenti populisti ed euroscettici nell'Unione Europea e' al centro delle interviste concesse al "Wall Street Journal" e a "Bloomberg" dal ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan, a Davos per l'annuale forum economico. Il ministro ricorda che quest'anno diversi paesi dell'Unione dovranno affrontare importanti appuntamenti elettorali. Proprio per questa ragione, sottolinea Padoan, in quei paesi fino alle elezioni (si riferisce a Francia, Germania e Olanda) "non ci saranno mutamenti immediati e sostanziali di indirizzo politico"; e mentre l'economia europea continuera' la sua attuale traiettoria di modesta crescita, la delusione e la sfiducia causate proprio dall'assenza di risposte politiche convincenti continueranno ad alimentare il consenso delle forze populiste europee.

L'Europa, avverte Padoan, "ha bisogno di una strategia piu' audace per stimolare la crescita e l'occupazione". E dovra' fare i conti con le possibili ripercussioni di una Brexit "disordinata" - che nel linguaggio di Padoan significa dura e nazionalista - sull'economia continentale.

Esiste dunque "il rischio" per Padoan di un rafforzamento dei movimenti euroscettici e addirittura, in alcuni casi, di una loro ascesa al governo, "con conseguenze imprevedibili in termini di reazioni politiche, inclusi possibili referendum per lasciare l'Unione".

Quanto all'Italia, e in particolare al Movimento 5 stelle, Padoan premette che e' difficile individuare con nettezza i capisaldi delle politiche di quel partito, ma progetti come quello del reddito di cittadinanza "paiono dimostrare che (gli esponenti del M5S) non abbiano idea di cosa significhi la politica economica in un'economia avanzata".

Curioso che Padoan trascuri nella sua analisi della situazione italiana la netta predominanza, allo stato attuale, di chi vorrebbe abbandonare tanto la Ue quanto l'euro, e tra costoro la Lega di Salvini, Fdi di Giorgia Meloni, una parte di Forza Italia, una parte dello stesso Pd. Grossomodo, la medesima maggioranza che ha votato NO al referendum costituzionale.

Entrambe le interviste affrontano il tema della crisi bancaria in Italia: lo stato del settore bancario italiano, commenta Padoan, "sta migliorando. Ci sono alcuni casi critici che sono stati affrontati": Padoan cita, oltre all'intervento pubblico a sostegno di Monte dei Paschi, l'importante piano di consolidamento varato da UniCredit e l'acquisizione da parte di Ubi delle "tre piccole banche in crisi".

Anceh quim Padoan mostra uno strampalato ottimismo perchè in realtà è l'intero sistema bancario italiano che è a un passo dal tracollo, sommerso com'è dai crediti marci, insesigibli, incagliati, pericolanti: il totale supera i 300 miliardi di euro mentre di vere proprie perdite - definite eufemisticamente "sofferenze" - s'arriva al oltre 85 miliardi di euro da coprire con altrettanti capitali freschi, pena l'insolvenza.

I problemi del settore bancario italiano, per Padoan, vengono affrontati dal governo "caso per caso". Resta il problema dell'eccesso di crediti "non performanti" - precisa il ministro - nei bilanci degli istituti di credito, ma il governo e' fiducioso che "con la ripresa e il consolidamento della crescita economica, i bilanci delle banche verranno ripuliti tramite operazioni di mercato e il sistema bancario italiano tornera' a una condizione operativa ordinaria". Il che è in netta contraddizione con quello che sempre Padoan afferma nelel medesime interviste: come potrà mai esserci la ripresa se lui stesso dice che il 2017 sarà un anno di stagnazione fino alle elezioni politiche in tre stati continentali?

Redazione Milano

DOPO RUSSIA E UNGHERIA, ANCHE LA MACEDONIA VUOLE VIETARE A SOROS E ALLE SUE ORGANIZZAZIONI GOLPISTE DI AGIRE NEL PAESE

DOPO RUSSIA E UNGHERIA, ANCHE LA MACEDONIA VUOLE VIETARE A SOROS E ALLE SUE ORGANIZZAZIONI GOLPISTE DI AGIRE NEL PAESE

LONDRA - Dopo Russia e Ungheria anche la Macedonia si appresta a vietare tutti gli enti non governativi finanziati da George Soros e a tale proposito e' stata lanciata l'operazione SOS, Stop Operation Soros.

In una conferenza stampa tenutasi lo scorso Martedi' il fondatore di SOS ha invitato tutti i cittadini a esporre la reale agenda dietro tutte le organizzazioni non governative finanziate dal magnate ungherese.

Secondo Nikola Srbov, giornalista del portale pro-governativo Kurir e co-fondatore di SOS le organizzazioni finanziate da Soros hanno monopolizzato la societa' civile in Macedonia e sopprimono tutte le notizie che il magnate ungherese ritiene scomode.

In una conferenza Srbov ha rivelato come tali organizzazioni hanno preso il controllo di tutta la societa' civile e operano come un partito politico appoggiando in Macedonia processi violenti e sopprimendo ogni ONG che non approva l'ideologia di Soros.

Inoltre, nella capitale della Macedonia, in concomitanza con l'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per festeggiare l'evento, e questo ovviamente ha dato molto fastidio a Soros, che è un nemico giurato del nuovo presidente degli Stati Uniti, e ancor più a ha dato fastidio che la manifestazione a favore di Trump sia avvenuta proprio in Macedonia, dove Soros vorrebbe rovesciare il governo e le istituzioni democratiche usando la strategia messa in atto in Ucraina.

Un altro fondatore, Cvetin Cilimanov, capo editore dell'agenzia statale di notizie Mia news, ha accusato le fondazioni Open Society di Soros di danneggiare l'indipendenza della Macedonia visto che operano non solo col partito di opposizione del centro sinistra SDSM ma anche con ambasciate estere e con l'agenzia USAID.

Nenad Mircevski, terzo fondatore di SOS e capo editore dell'agenzia di stampa Republika, ha dichiarato che l'obiettivo del gruppo e' quello di eliminare l'influenza di Soros in Macedonia e agire in concerto col primo ministro della Macedonia che a dicembre 2016 ha condannato l'operato di Soros.

Come era facile immaginare i partiti di opposizione disapprovano fortemente l'operato di SOS e accusano il governo di voler zittire l'opposizione ma e' un dato di fatto che Soros da sempre cerca di destabilizzare governi democraticamente eletti e il caso piu' eclatante e' stata la rivoluzione in Ucraina dove le sue organizzazioni hanno finanziato proteste contro il governo legittimamente eletto che ha portato a una guerra civile che tuttora continua.

Per tale motivo non si puo' biasimare la Macedonia per il fatto che vuole tutelarsi da queste interferenze nefaste e anzi sarebbe opportuno che altri paesi prendano esempio incluso l'Italia dove e' risaputo che tali organizzazioni operano piu' o meno apertamente.



GIUSEPPE DE SANTIS - Londra

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