04 febbraio 2017

L’ARCA DI NOE’ DELLE SEMENTI AL POLO NORD: PERCHE’?


Globalreasearch.ca nel dicembre 2007 pubblicava un articolo incredibile, che anche chi si appassiona agli slogan, siano essi ecologisti, maltusiani o tecnicisti, dovrebbe leggere (qui la versione inglese del sito). Lo sintetizzo in italiano nel seguito.

Si trattava di questo: tra i ghiacci dell’isola di Spitsbergen, remoto arcipelago delle Svalbard (mare di Barents, a ca 1000 km dal Polo Nord) era in via di completamento una superbanca delle sementi, destinata a contenere i semi di qualche milione di varietà di piante di tutto il mondo. Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba con sensori rivelatori di movimento (facilmente controllabile cosi quello umano , visto il territorio desolato), speciali bocche di areazione, muraglie di cemento armato spesse un metro.
Dopo qualche anno, possiamo ben notare come la “profezia” orwelliana sia sempre più davanti ai nostri occhi . Sarebbe una offesa alla nostra intelligenza umana, nonchè coscienza , non volerne prendere atto. Questo non significa restare incollati alla oscurità che avanza, al disfattismo e alla impotenza, anche se è altrettanto evidente che sono sentimenti che ci stanno attraversando.

Il governo norvegese, titolare dell’arcipelago, rendeva noto che il “caveau” aveva come scopo quello di «conservare per il futuro la biodiversità agricola».Inevitabile che emozionalmente ci si chieda se non sia una specie di “arca di Noè” per una Apocalisse prossima ventura…

Andiamo per gradi: chi finanzia questo avveniristico progetto? La FondazioneRockefeller, insieme a Monsanto e Syngenta, anzi la Fondazione Syngenta (azienda svizzera maggior produttrice di semi OGM e agrochimici) e la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont.

Un gruppo certamente interessante a cui… non poteva mancare anche Bill Gates, attraverso la sua fondazione senza scopo di lucro, Bill & Melinda Gates Foundation. Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l’anno.


L’acuto Engdahl si chiede: queste persone non buttano soldi in pure utopie umanitarie.Quale è dunque il futuro che prevedono, per creare una simile banca semi?

La Rockefeller Foundation – ricorda Engdahl- è quella che negli anni ‘70 finanziò con 100 milioni di dollari la prima idea di «rivoluzione agricola genetica». Un’”opera” che cominciò con la creazione dell’Agricolture Development Council (emanazione della Rockefeller Foundation), e poi dell’International Rice Research Institute (IRRI) nelle Filippine (cui partecipò la Fondazione Ford).

Nel 1991 questo centro di studi sul riso si unì al messicano (ma sempre dei Rockefeller) International Maize and Wheat Improvement Center, poi con un centro analogo per l’agricoltura tropicale (IITA, sede in Nigeria, finanziamento Rockefeller). Questi infine formarono il CGIAR, Consultative Group on International Agricolture Research.

In varie riunioni internazionali di esperti e politici, tenuti nel centro conferenze della Rockefeller Foundation a Bellagio-Como, il CGIAR fece in modo di convogliare a sé la FAO (l’ente ONU per cibo e agricoltura), la Banca Mondiale (allora capeggiata da Robert McNamara) e il Development Program (ONU).

La CGIAR invitò, ospitò e istruì generazioni di scienziati agricoli, soprattutto del Terzo Mondo, sulla “grandezza” dell’ agribusiness, nonchè sulla nascente industria dei semi geneticamente modificati. Tornati alle loro patrie, questi signori costituirono una notevole rete di influenza perché la Monsanto entrasse sul mercato con il suo agribusiness.

«Con un oculato effetto-leva dei fondi inizialmente investiti», scrive Engdahl, «negli anni ‘70 la Rockefeller Foundation si mise nella posizione di plasmare la politica agricola mondiale. E l’ha plasmata».

Tutto sotto la bandiera della scienza umanitaria, alias “la fame nel mondo” e di una nuova agricoltura, perfetta per il mercato libero globale.

La genetica, apprendiamo dall’articolo, è una vecchia passione dei Rockefeller: fin dagli anni ‘30, quando si chiamava «eugenetica», ed era studiata molto nei laboratori tedeschi come ricerca sulla purezza razziale.

A questo punto con una breve digressione ma pertintente, segnalo un ottimo film-documento ENDGAME; sottotitolato in ITA lo trovate su youtube:http://www.youtube.com/watch?v=G7J5AqdoCY0 (14 sezioni che trovate indicate al link). Avviso che lo stomaco avrà le sue difficoltà di digestione insieme al resto del sistema corpo-mente-spirito. Ciononostante merita la conoscenza per la nota equazione spirituale: “ La verità vi renderà liberi”.

Tornato al diletto genetista della Rockefeller Foundation, essa finanziò generosamente molti scienziati, che dopo la caduta di Hitler furono portati in USA dove continuarono a studiare e sperimentare.

Nel 1946, Nelson Rockefeller lanciò la «Rivoluzione Verde» dal Messico, in compagnia di Henry Wallace, che era stato ministro dell’Agricoltura sotto Roosevelt, e si preparava a fondare la già citata Pioneer Hi-Bred Seed Company. Norman Borlaug, l’agro-scienziato acclamato padre della Rivoluzione Verde con un Nobel per la pace,lavorava per i Rockefeller. La finalità proclamata era quella di vincere la fame del mondo, in India, in Messico.

Rileggendo la frase pronunciata da Henry Kissinger negli anni ‘70, mentre nasceva la CGIAR, ovvero: «Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione», viene qualche dubbio legittimo se di umanitarismo si fosse trattato. Per inciso: il petrolio, i Rockefeller lo controllavano già con la Standard Oil, guida del cartello petrolifero mondiale.


Oggi pare proprio che la Rivoluzione Verde fosse una specie di pubblicità per gli OGM; il suo vero esito è stato quello di accaparrarsi la produzione agricola familiare ed assoggettare i contadini, specie del Terzo Mondo, agli interessi di tre o quattro colossi dell’agribusiness euro-americano, cosa che fu resa possibile attraverso la raccomandazione e diffusione di nuovi «ibridi-miracolo» che davano raccolti «fantastici», preparati nei laboratori delle big multinazionali.

Tali semi ibridi sono un bel business, poichè non si riproducono o si riproducono poco ed obbligano quindi i contadini a comprare ogni anno nuove sementi, anziché usare (come in uso da millenni) parte del loro raccolto per la nuova semina. Stiamo parlando di semi brevettati, che ovviamente costavano parecchio e che praticamente sono un monopolio della Dekalb (Monsanto) e della Pioneer Hi-Bred (DuPont)

Ai semi ibridi seguirono ovviamente “indispensabili fertilizzanti chimici Monsanto e DuPont” e con l’arrivo degli OGM, gli assolutamente necessari anti-parassitari e diserbanti studiati apposti per quello specifico seme OGM. Tutto brevettato, tutto a grandi costi.

I contadini che per secoli avevano coltivato per l’autoconsumo e il mercato locale, non avevano tanto denaro ma… no problem, ecco la soluzione: buttarsi a produrre derrate non da consumo ma da vendita sul mercato globale, cash-crop come si suol dire, ovvero raccolti per fare cassa.

Illusione pensare che in questo i contadini fossero autonomi: potevano vendere sì all’estero ma sotto controllo degli intermediari globali, come la Cargill, la Bunge Y Born, la Louis Dreyfus…

La Banca Mondiale di McNamara, forniva ai Paesi sottosviluppati dei prestiti per creare canali d’irrigazione moderni e dighe; poiché però i contadini non producevano mai abbastanza, la Chase Manhattan Bank dei Rockefeller si offriva di ripagare i debiti contratti per comprare pesticidi, OGM e sementi ibride brevettati, creando cosi un indebitamento da parte dei contadini, con regime privatistico. Così i tassi d’interesse inghiottirono il “fantastico raccolto” e a molti anche la terra. I contadini, soprattutto in India, dovettero lavorare una terra non più loro, per pagare i debiti.

La stessa rivoluzione sta prendendo piede in Africa, con le estese monoculture di cotone geneticamente modificato, ovvero sementi sterili da comprare ogni anno.

Dal 2007 la Monsanto, insieme al governo USA, ha brevettato su scala mondiale sementi«Terminator», ovvero sementi che si suicidano dopo il raccolto, secondo la «Genetic Use Restriction Technology», ossia volta a ridurre l’uso di sementi non brevettate.

La estensione di sementi geneticamente modificate (= di cloni con identico corredo genetico) è ovviamente un pericolo incombente per la nutrizione di noi tutti: se una malattia distrugge tutti i cloni, la carestia incombe.

Ed ecco che qui forse comincia ad apparire chiaro, ci ricorda Engdahl, il perché si stesse costruendo quest’Arca di Noè delle sementi alle Svalbard: quando arriva la catastrofe, le sementi naturali dovranno essere controllate dal gruppo dell’agribusiness, e da nessun altro.

Le banche di sementi, secondo la FAO, sono 1.400, già per la maggior parte negli Stati Uniti. Le più grandi sono usate e possedute da Monsanto, Syngenta, Dow Chemical, DuPont; le altre banche sono in Cina, Giappone, Corea del sud, Germania, Canada, forse non tutte sotto il controllo diretto dei grandi gruppi.

Engdahl ricorda anche le parole del professor Francis Boyle, lo scienziato che stilò la prima bozza delle legge americana contro il terrorismo biologico (Biological Weapons anti-Terrorism Act), approvata dal Congresso nel 1989. Francis Boyle sostiene che «il Pentagono sta attrezzandosi per combattere e vincere la guerra biologica», e che Bush ha a questo scopo emanato due direttive nel 2002, adottate «senza conoscenza del pubblico». Per Boyle, nel biennio 2002-2004, il governo USA ha già speso 14,5 miliardi di dollari per le ricerche sulla guerra biologica. Il National Institute of Health (ente governativo) ha connesso 497 borse di studio per ricerche su germi infettivi con possibilità militari. La bio-ingegneria è ovviamente lo strumento principale in queste ricerche.

Ma non è tutto, Engdahl continua: nel 2001, una piccola ditta di ingegneria genetica californiana, la Epicyte, annunciava di aver prodotto un mais geneticamente modificato contenente uno spermicida: i maschi che se ne nutrivano diventavano sterili.Epicyte aveva creato questa semente miracolo con fondi del Dipartimento dell’Agricoltura USA (USDA), il ministero che condivide con Monsanto i brevetti del Terminator.

A quel tempo, la ditta era in una joint-venture con DuPont e Syngenta. Ancor prima, anni ‘90, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, ossia l’ONU) lanciò una vasta campagna per vaccinare contro il tetano le donne delle Filippine, Messico e Nicaragua, fra i 15 e i 45 anni. Strano… solo le donne, forse che “gli uomini, nei Paesi poveri, sono esenti da tetano, e non si feriscono mai con ferri sporchi e arruginiti”?

Questa domanda se la fece anche il Comite pro Vida, l’organizzazione cattolica messicana che fece cosi esaminare il vaccino fornito dall’OMS gratuitamente e abbondantemente alle donne di età fertile: scoprì che esso conteneva gonadotropina corionica umana, un ormone naturale che, attivato dal germe attenuato del tetano contenuto nel vaccino, stimolava speciali anticorpi che avrebbero impedito alle donne di portare a termine la gravidanza.

Risultò che questo vaccino-miracolo era il risultato di 20 anni di ricerche finanziate dalla Rockefeller Foundation, dal Population Council (dei Rockefeller), dalla CGIAR (Rockefeller), dal National Institute of Health (governo USA)… e anche la Norvegia aveva contribuito con 41 milioni di dollari al vaccino antitetanico-abortivo.

Si la Norvegia…lo stesso Stato partecipante “al gruppo dell’Arca di Noè” che la sorveglierà nelle sue Svalbard.

Tutto ciò Engdahl lo ricollega alla “passione” antica dei Rockefeller per l’eugenetica del Reich; a ciò che si chiamava «eugenetica negativa» e perseguiva l’estinzione sistematica delle razze indesiderate e dei loro corredi genetici.

Del resto, ci ricorda, Margaret Sanger, che fondò (con patrocinio Rockefeller) il Planned Parenthood International, (una sorta di Ente Internazionale per i genitori e per il controllo delle nascite) lanciò un programma sociale nel 1939, chiamato «The Negro Project». Come scrisse in una lettera ad un amico fidato: «Vogliamo eliminare la popolazione negra».


SCANDALO OGM: LE MULTINAZIONALI VIETANO LA RICERCA INDIPENDENTE SUI LORO EFFETTI



Uno dei piu’ grandi misteri che stanno intorno alla diffusione delle piante OGM nel mondo, da quanto furono rilasciati i primi raccolti commerciali agli inizia degli anni ’90 in USA e Argentina, è stata l’assenza di studi scientifici indipendenti sui possibili effetti a lungo termine di una dieta a base di OGM su esseri umani o persino sui ratti da laboratorio. Ora la vera ragione è alla luce del sole. Le multinazionali dell’agribusiness come Monsanto, BASF, Pioneer, Syngenta ed altre proibiscono la ricerca indipendente.

In un redazionale del Scientific American, dell’agosto 2009, viene rivelata la realtà shockante ed allarmante, dietro la proliferazione degli OGM nella catena alimentare del pianeta, dal 1994. Non ci sono, nel mondo, studi scientifici indipendenti che siano stati pubblicati in una rivista scientifica qualificata e questo per una semplice ragione: è impossibile verificare in modo indipendente che i raccolti OGM come la soya della Monsanto Roundup Ready Soybeans o il mais MON8110 GMO si comportino come afferma la multinazionale o che, come la multinazionale comunque afferma, non abbiano effetti collaterali dannosi. Questo perchè le multinazionali OGM proibiscono tali test!

Come condizione preliminare per comprare le sementi, sia per piantarle per i raccolti o per farci ricerca, la Monsanto e le multinazionali del gene, chiedono prima di tutto di firmare un “accordo dell’utilizzatore finale” – End User Agreement – con l’azienda.

Nello scorso decennio (l’articolo è del 2010 ndt), quando ha avuto luogo la grande proliferazione delle sementi OGM in agricoltura, la Monsanto, la Pioneer (DuPont) e la Syngenta hanno richiesto agli acquirenti delle loro sementi OGM, di firmare un accordo che esplicitamente proibisce che le sementi vengano usate per una ricerca indipendente.

Agli scienziati è proibito testare un seme per indagare a quali condizioni fiorisce o perisce. Non possono paragonare nessuna caratteristica del seme OGM con altri semi NON OGM o OGM di altra azienda. Ancor piu’ allarmante, viene fatto loro divieto di esaminare se i raccolti geneticamente modificati conducano ad effetti collaterali non voluti, sia nell’ambiente, che negli animali che negli umani.

L’unica ricerca di cui si consente la pubblicazione in riviste scientificamente quotate e in quelle di peer-review, riguarda quegli studi che sono stati PRIMA approvati dalla Monsanto e dalla altre industrie e aziende OGM.

Tutto il processo con cui i semi OGM sono stati approvati in USA, a cominciare dalla proclamazione dell’allora Presidente George H.W. Bush nel 1992, su richiesta della Monsanto, sul fatto che il governo non avrebbe condotto alcun test sulla sicurezza dei semi OGM poichè il Presidente li aveva giudicati sostanzialmente equivalenti a quelli
NON OGM, è un enigma pieno di interessi di corruzione.


Sono le muiltinazionali stesse, come la Monsanto, che forniscono al governo USA i test sulla sicureza e prestazione degli OGM . Non stupiamoci quindi che gli OGM risuonino “positivi” e che la Monsanto ed altri possano falsamente affermare che gli OGM siano la “soluzione alla fame del mondo” . (si veda per l’Italia, ad esempio…http://saluteolistica.blogspot.it/2013/04/ancora-su-emma-bonino-e-gli.html

In USA un gruppo di 24 scienziati, di università di grido, specializzati in insetti da raccolto, hanno scritto al governo USA, precisamente all’Ente per la Protezione Ambientale ( US Government Environmental Protection Agency- EPA-) richiedendo che quest’ultima costringa ad un cambiamento della censura nella pratica delle multinazionali. (ricordo articolo del 2010…ndt)

E’ come se la Chevrolet o la Tata Motors o la Fiat cercassero di censurare articoli per i consumatori, su test comparativi anti urto, relativi alle loro macchine e questo perchè non gradiscono i risultati dei test. Solo che qui si tratta della catena alimentare di esseri umani e animali.

Gli scienziati con ragione hanno discusso con l’EPA sul fatto che la sicurezza sul cibo e la protezione dell’ambiente “dipendano dal fatto di rendere accessibili i prodotti vegetali ad un regolare scrutinio scientifico”

” Dovremmo pensarci 2 volte prima di mangiare i cereali da colazione americani , se si tratta di grano (corn flakes) OGM” .

Traduzione Cristina Bassi


VALERIO PAGLIARINO: UN 16ENNE ITALIANO È IL GIOVANE SCIENZIATO MIGLIORE D’EUROPA


Ha solo 16 anni ed è appena diventato il giovane scienziato migliore d’Europa. Si chiama Valerio Pagliarino ed è stato premiato per aver inventato una connessione a banda ultralarga laser.

Valerio si è aggiudicato il primo premio del Concorso per Giovani Scienziati Eucys 2016 della Commissione Europea con il progetto LaserWan. E’ uno studente che vive a Castelnuovo Calcea, in provincia di Asti, e che frequenta il liceo scientifico Galilei di Nizza Monferrato.

La sua invenzione servirà a portare la banda larga con internet ad altavelocità in piccoli centri dove ancora non è presente. Grazie a questa invenzione il giovane studente ha ricevuto un premio di 7000 euro. Se lo sono aggiudicati anche due studenti norvegesi che hanno presentato uno studio nel campo della matematica e una studentessa statunitense con una ricerca di biologia.

Il concorso per giovani scienziati ha premiato in tutto 45 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 20 anni. Il concorso includeva gli ambiti della biologia, della chimica, dell’informatica, della medicina e delle scienze ambientali, fino alle scienze sociali e all’ingegneria.

“I vincitori di quest’anno sono stati scelti nell’ambito di una dura competizione, a cui hanno partecipato 138 giovani ricercatori, venuti a Bruxelles con brillanti idee innovative” – ha commentato il commissario Ue alla ricerca, Carlos Moedas.

Fonte: GreenMe

Pentagono ha pagato per falsi video di Al Qaeda. (Più altri falsi)


Tra il 2007 e il 2011 il Pentagono ha ordinato alla ditta inglese Bell Pottinger dei falsi video di al Qaeda; un lucroso contratto. Il Pentagono ha sborsato per questo 540 milioni di dollari alla Bell Pottinger, un’agenzia di pubbliche relazioni di Londra. Lo ha raccontato con fierezza il redattore dei video per la casa londinese, Martin Wells: “Nel corso di perquisizioni in case [irachene], i militari americani lasciavano furtivamente i nostri CD”. Oltre gli ‘autentici’ video di Al Qaeda (“che la mettevano in cattiva luce”), l’agenzia ha fabbricato anche falsi bollettini d’informazione jihadista che finivano nel tg arabi, e clips pubblicitari sulla milizia islamista.

A che scopo? Perfettamente onesto e legittimo, secondo Wells: poi, il Pentagono identificava gli indirizzi IP delle persone che visionavano quei “massaggi di Al Qaeda”, spesso diffusi spesso da tv arabe o che finivano sul web.

Servivano a identificare gli aspiranti terroristi per combatterli. O magari ad attrarli e arruolarli, chissà. O magari la CNN, o Rai Tre, o Mediaset, li hanno presi per buoni e diffusi. O magari Rita Katz li riciclava nel suo SITE? Quasi infiniti sono i modi in cui falsi video di Al Qaeda possono rendersi utili.


Qualcuno già sospettava

I video sono stati prodotti direttamente in Irak, per la precisione a Camp Victory, base delle forze armate Usa a Baghdad, dove i videasti inglesi, uniti ad attori iracheni, hanno lavorato (sono arrivati ad essere quasi trecento) a stretto contatto con Pentagono e Cia. Come mettevano Al Qaeda in cattiva luce? “Mettevamo in evidenza la violenza insensata di Al Qaeda”, risponde Wells; “ma in seguito in qualche parte della mia coscienza, mi son domandato se era la cosa giusta da fare”.





La strana faccenda è stata scoperta da un’inchiesta di The Bureau of Investigative Journalism, una organizzazione senza scopo di lucro finanziata a David ed Elaine Potter, due miliardari sudafricano-britannici (lui è il fondatore della Psio, software per microcomputers).

I TERRORISTI DI DAESH ERANO SOLDATI FRANCESI

Sono stati invece degli operai agricoli, in Francia, a scoprire il 23 settembre un’altra strana circostanza. Mandati a ripulire dalle erbacce un terreno incolto situato presso la chiesa di Saint-Hilaire des Grottes, trovano che le chiavi che hanno ricevuto non aprono il cancello. Entrano da una apertura posteriore del recinto, e scorgono tre uomini – che vedendosi disturbati, salgono in fretta su un furgone bianco senza scritte e si allontanano velocemente. Una partenza così sospetta che i lavoratori chiamano la polizia. Questa trova, in una grotta (leggo dalla stampa locale) “una bandiera di Daesh, materiale audio e video, un gruppo elettrogeno, giornali in lingua araba”.

Una cellula terrorista che preparava attentati? Piombano sul posto la polizia nazionale, la gendarmeria, il prefetto di Saumur, il procuratore, la scientifica; un tal dispiegamento di auto da allarmare gli abitanti.

Poco dopo, il mistero è chiarito – se così vogliamo credere. Una telefonata della prefettura al generale comandante delle Scuole Militari di Saumur (EMS) riceve dal generale questa risposta: “Il materiale è stato messo lì da militari del Centro Interarmi della difesa NBC (nucleare – batteriologica – chimica) durante un’esercitazione di formazione. Utilizzano infatti le grotte come terreno di addestramento”. Ah, ecco. Solo che la polizia non ne era stata informata. Circolare, non c’è niente da vedere.

Il deputato Francois Asselineau, dell’UPR, non si accontenta della spiegazione, e pone al governo le seguenti domande. “E’ abituale che esercitazioni militari si tengano in un ricovero troglodita abbandonato? Come si giustifica la fuga delle tre persone nel supposto caso di esercitazione militare? A cosa servivano precisamente i falsi stendardi di Daesh e il giornali in arabo nel contesto di un addestramento sui metodi di decontaminazione nucleare, radiologica, chimica e batteriologica? Da dove provengono simili stendardi? E come se li è potuti procurare una scuola militare? Anche altri organi di Stato dispongono di tali bandiere (di Daesh) e a quale scopo?”.

Quest’ultima domanda dev’essere tendenziosa. Durante la terribile giornata del 7 gennaio 2015 a Parigi, appena sterminata la redazione di Charlie Hebdo, gli assassini, i fratelli Kouachi (erano proprio loro: uno dei due ha dimenticato la carta d’identità in auto) cambiarono macchina in Rue du Meaux, nel quartiere dove abita la più grossa comunità ebraica di Francia; rapinano una Clio e scompaiono. Lasciano la vecchia auto davanti alla pasticceria Patistory, i cui proprietari, coniugi Bellaiche, organizzano raccolte di fondi per l’esercito israeliano. Ebbene: anche nell’auto abbandonata dai Kouachi c’era una bandiera di Daesh.

I testimoni, quel tragico mattino, furono colpiti dal fatto che i terroristi erano “grandi”, in tenuta “nera militare e avevano anfibi dell’esercito”. Nell’andarsene hanno gridato ai presenti: “Dite ai media che è Al Qaeda in Yemen”.

Difficile tuttavia che il governo Valls risponda all’interrogazione di Assselineau.

Orchestra Netanyahu, Hollande primo violino?
STRAGE DI NIZZA: ERA PREVISTA UNA SIMULAZIONE DI ATTENTATO

Sicuramente ricordate l’attentato-strage di Nizza del 14 luglio. Il terrorista(seduttore bisessuale ma improvvisamente wahabizzatosi) Mohamed Lahouaiej-Bouhlel falciò la folla, uccidendo 84 persone. Era alla guida di un autocarro Renault a noleggio. Alla ditta di noleggio automezzi che ha affittato il 19 tonnellate all’assassino, il Ministero dell’Interno ha ingiunto il silenzio sulla faccenda. Il corpo del terrorista, dopo l’autopsia, non è stato dato alla famiglia. Le immagini prese quella tragica sera dalle videocamere sul percorso della Promenade, sono state segretate. Sembra che il governo francese non abbia troppo zelo a scavare nella vicenda.

Il sito “Panamza” ha scoperto una singolare circostanza aggiuntiva: a Nizza, doveva tenersi un congresso internazionale promosso da Boaz Gaor, israeliano, esperto di antiterrorismo, fondatore dell’International Institute for counter-Terrorism che ha sede a Herzlyia – dove sorge la “università del Mossad”. Doveva essere l’occasione per illustrare e vendere i metodi e gli apparati di sicurezza e sorveglianza di cui Israele ha l’apprezzato know-how. Il Congresso doveva tenersi inizialmente nel dicembre 2015; poi è stato rimandato al 2 febbraio 2016; infine è stato rimandato ancora – come si legge nel sito dell’Istituto di Boaz Ganor – al 2018.

E sì che l’evento avveniva sotto gli auspici e con la collaborazione del governo Hollande: più precisamente, con la partecipazione dell’agenzia governativa “Haut Comité Français pour la Défense Civile (HCFDC) sotto il patronato del Ministero francese dell’Interno e del Secrétariat du Conseil de Défense et de Sécurité Nationale (SGDSN)“.

Ebbene, chi lo crederebbe? Durante il congresso della sicurezza Made in Israel (Nice Global Forum), era prevista la simulazione di un attentatocompiuto – lo scenario era stato concepito congiuntamente dall’istituto israeliano e dai suddetti enti ministeriali francesi. Esso immaginava l’azione di “un gruppo di combattenti francesi d’origine straniera”….

I dettagli della simulazione si possono leggere qui:


La simulazione poi non si è tenuta. Chissà se si sarebbero trovare bandiere di Daesh. Non dimentichiamo che a Nizza quella sera era presente – fortunata coincidenza – il giornalista ‘tedesco’ Richard Gutjahr, marito di Einat Wilff, la bella ex deputata israeliana che ha militato nell’intelligence militare dello Stato ebraico.


OMICIDIO DI PADRE HAMEL: IN ISRAELE QUALCUNO SAPEVA

E già che siamo in argomento: ricordate certamente del povero padre Hamel, sgozzato il 22 luglio nella sua chiesa in Normandia da due terroristi islamisti giovanissimi, Adel Kermiche Abdel-Malik Petitjean . Ebbene, lo credereste? Una piccola ditta israeliana (una start-up) aveva intercettato i messaggi che i due assassini si scambiavano sulla messaggeria russa (e criptata) Telegram. La ditta si chiama Itnsights, e l’ha fondata Aalon Arvaz, e dove è situata? Ad Herzlyia.. Non ci potreste credere, ma Arvaz ha identificato un (come chiamarlo?) “gruppo di conversazione dello Stato Islamico” su Telegram, dove 500 attivisti si parlano e scambiano progetti. E’ un gruppo impenetrabile – entra solo chi è stato presentato da altri membri – ma il giovinotto di Herzlyia l’ha penetrato. Magari l’’ha anche creato, chissà.


Aalon Arvaz, inventore di sicari IS



Perché su questo “gruppo” segreto, racconta lo stesso Aalon al Times of Israel, qualcuno, anonimamente, posta”una lista di bersagli estremamente specifici, con l’appello a colpirli”. Fra questi era il povero vecchio padre Hamel, dice adesso l’israeliano. I due assassini adolescenti, esaltati che facevano parte del “gruppo di conversazione IS”, hanno eseguito, convinti di obbedire a un comando del Califfo. Ma non si può esimersi dal sospetto che l’anonimo che ha postato la lista dei bersagli abiti ad Herzlyia.

Naturalmente, noi ci dissociamo da questi sospetti, sintomi odiosi di un mostruoso antisemitismo. Preferiamo raccontarvi l’ultima, che forse vi è sfuggita:
I PASSATORI DI CLANDESTINI ERANO POLIZIOTTI. BELGI

Il 21 settembre scorso, la polizia francese ha bloccato, presso Nieppe (Nord), un pulmino appena giunto dalla vicina frontiera belga, che portava segretamente in Francia 13 immigrati clandestini. Con gran sorpresa degli agenti, i guidatori del pulmino, mercanti di carne umana, si sono rivelati dei colleghi: poliziotti belgi. Che si sono giustificati dicendo di agire su ordine dei loro superiori; aggiungendo che non si trattava della prima operazione del genere, anzi che ne avevano fatte molte nei mesi precedenti.


Secndo Le Figaro, il ministro degli Interni Cazeneuve ha convocato l’ambasciatore belga per chiedere spiegazioni. Il Belgio ha smentito: le relazioni con Parigi sono amichevoli come sempre, anzi di più. E la collaborazione contro il terrorismo islamico procede con estrema reciproca soddisfazione. Circolate, non c’è niente da vedere.

Al Qaeda, Stato Islamico – chissà, dopotutto, loro sono noi.

Tratto da: Blondet & Friends

UN FATTO SCIOCCANTE: ALCUNE E-MAILS DIMOSTRANO CHE LA MONSANTO (MA NON SOLO) PAGA GLI SCIENZIATI


– DI ROYCE CHRISTYN –

Nel 2015 è stata inoltrata una richiesta FOI – Freedom of Information Act [1] – che ha costretto numerosi scienziati pro-OGM a consegnare le loro e-mails, perché c’era la convinzione che ci fosse un collegamento tra alcune aziende, come la Monsanto o la Dow, ed alcuni scienziati per favorire la vendita dei loro prodotti – in questo caso gli OGM.

La richiesta è stata fatta attraverso la “US Right to Know”, un’organizzazione non-profit che si dedica alla denuncia dei “fallimenti del sistema alimentare imposto dalle multinazionali”.

Nel tentativo di raccogliere sostegno esterno, alcuni “imparziali” scienziati [facenti parte delle multinazionali del settore] – creatori sia dei “prodotti OGM” che dei “prodotti biologici” – hanno esercitato delle forti pressioni, spendendo milioni di dollari in borse di studio perché alcuni scienziati esterni potessero seguire con favore le loro “ricerche”.

Gli importi di queste sovvenzioni sono spesso rimasti segreti. E’ stato anche notato che il denaro proveniva da grandi aziende come la Monsanto ma anche, con grande sorpresa, dalla Whole Foods e dalla Stonybrook, aziende che operano nel settore degli “alimenti biologici”.

Alcuni degli scienziati che lavorano con i finanziamenti della Monsanto si sono molto arrabbiati e non hanno voluto rilasciare copia delle loro e-mails.

Bruce Chassy, ​​ex Responsabile del “Dipartimento delle Scienze Alimentari” della “University of Illinois”, è compreso fra questi scienziati e ha reagito dicendo: “queste richieste non favoriscono un dialogo razionale. Sono distruttive, non-etiche ed immorali. Si stanno solo cercando delle parole da misinterpretare o da tirar fuori dal contesto”.

Ed ha aggiunto: “quando gli scienziati fanno il loro lavoro assolutamente in linea con il consenso scientifico, allora non c’è alcun motivo per portare avanti una caccia alle streghe”.

Non è scioccante il fatto che molti degli scienziati che lavorano con la Monsanto non vogliono che le loro e-mails vengano diffuse al pubblico. Quello che è sconvolgente è ciò che è stato rivelato da alcuni dei messaggi di posta elettronica, quando sono stati resi pubblici.


La storia viene raccontata, sinteticamente, dalle e-mails del Dr. Kevin Folta, Presidente del “Dipartimento di Scienze Orticole” presso la ”University of Florida”. Per aiutare le “biotecnologie” a diffondersi, la Monsanto gli ha dato una cifra sconosciuta perché parlasse positivamente degli OGM.

Il Direttore della “biometria del grano” presso la Monsanto, Michael Lohuis, in una e-mail a Kevin Folta ha scritto che: “[il tuo] è stato un grande aiuto esterno, utile per difendere i nostri progetti”.

Quando l’EPA [Environmental Protection Agency] aveva intenzione di restringere i regolamenti in materia di pesticidi, fu sollecitato un incontro tra lo stesso Folta e l’Amministratore dell’Agenzia.

Eric Sachs, Responsabile degli “Affari Scientifici Internazionali” della Monsanto, aveva inviato una e-mail a Folta in cui diceva che: “C’è un piano coordinato per mantenere una forte pressione sulla normativa in evoluzione presso l’EPA? Avete considerato il fatto che un piccolo gruppo di scienziati possa chiedere un incontro a Lisa Jackson [all’epoca Amministratrice dell’EPA]?”.

Kevin Folta ottenne quell’incontro … e l’EPA lasciò cadere la proposta!

Anche se gli scienziati ed i dirigenti sottolineano di non essere stati pagati direttamente, le e-mails provano che vengono quanto meno pagati sia i viaggi che il soggiorno degli scienziati, quando si spostano per promuovere le aziende.

Si tratta di una “zona grigia” per la morale. Le persone possono veramente essere obiettive quando ricevono delle importanti sovvenzioni da parte della società che stanno promuovendo?


Royce Christyn


Scelto e tradotto per www.comedonchiasciotte.org da FRANCO

Fra parentesi quadra [ … ] le note del Traduttore, ed inoltre:

[1] Il Freedom of Information Act (FOIA), ovvero “atto per la libertà d’informazione”, è una legge sulla libertà d’informazione, emanata negli Stati Uniti il 4 Luglio 1966 durante il mandato del Presidente Lyndon B. Johnson. Per saperne di più: https://it.wikipedia.org/wiki/Freedom_of_Information_Act

Oxford affonda l’omogenitorialità: padre indispensabile quanto la madre




Ad opporsi all’omogenitorialità non ci sono soltanto decine di studi scientifici peer-review che trattano il tema in modo diretto (molti dei quali raccolti nel nostro specifico dossier), ma anche numerose ricerche che potrebbero essere utilizzate in modo indiretto: confermano infatti quanto sia fondamentale per i bambini poter beneficiare allo stesso tempo della cura materna e di quella paterna.

L’ultimo studio di questo genere è stato pubblicato nel novembre 2016 da ricercatori dell’università di Oxford: il coinvolgimento del padre nello sviluppo educativo dei figli, sopratutto nei primi mesi di vita, è essenziale per lo sviluppo emotivo ed è associato a comportamentali positivi nei bambini, una volta divenuti adolescenti.

In Italia lo studio è stato curiosamente diffuso da Repubblica, quotidiano particolarmente sedotto dal pensiero dominante arcobaleno, dove il commento è stato affidato a Anna Oliveiro Ferraris, psicologa, psicoterapeuta ed esperta dell’età evolutiva (già critica verso le adozioni a coppie omosessuali), la quale ha dichiarato: «Quando sono piccoli i bambini notano le differenze fisiche e si sentono attratti e rassicurati dalla “mano grossa di papà”, dalla sua muscolatura, dal modo diverso con cui vengono afferrati, tenuti, abbracciati. Il padre contribuisce al benessere dei figli anche sostenendo psicologicamente la madre. L’accordo tra i due è indice di stabilità, una condizione molto apprezzata dai bambini». E’ superfluo ricordare che la coppia omogenitoriale vieta e strappa al bambino l’indispensabile esperienza della diversità sessuale, qui ben descritta.

Un commento allo studio è arrivato anche da Gaia De Campora, docente di Psicologia perinatale all’università di Torino, la quale ha puntualizzato: «Il ruolo del padre è quindi essenziale nel rappresentare sia un riferimento normativo necessario a stabilire dei confini e sia un rifugio sicuro su cui fare affidamento». Sottolineiamo il termine “essenziale”, cioè: non sostituibile. Questo perché entrambi, madre e padre, apportano un contributo differente e comunque indispensabile, come ben espresso da un altro studio, pubblicato nel 2004, nel quale si descrive dettagliatamente l’essenziale contributo paterno/maschile, basato naturalmente all’apportare sicurezza, protezione, calma e incoraggiamento.


Gli autori della recente indagine hanno infine presentato la ricerca affermando: «Ci sono prove che il coinvolgimento dei padri può anche ridurre l’impatto di problemi importanti come, ad esempio, una depressione materna». Inoltre, «lo studio ha implicazioni significative per la politica, così come per gli interventi nella genitorialità e nella salute che dovrebbero incoraggiare il coinvolgimento dei padri fin dall’inizio dell’infanzia». E’ quello che da anni sostiene lo psicoterapeuta italiano Claudio Risé, docente all’Università Bicocca di Milano, che nel merito dello studio ha commentato: «Il fatto è che questi dati non vengono finora diffusi e presi sul serio da gran parte dei centri di potere politico ed economico, impegnati invece nell’indebolimento del padre, in quanto figura potenzialmente disturbante nei confronti della proposta omologante di figure genitoriali neutre, portata avanti dal pensiero unicosecolarizzato, fino a poco fa dominante nell’ultimo cinquantennio in Occidente».

La letteratura scientifica parla chiaro, dunque. Forse la sintesi migliore è quella dello psichiatra Eugenio Borgna, docente presso l’Università di Milano e primario emerito di Psichiatria dell’Ospedale Maggiore di Novara (nonché celebrato dall’Espresso come «uno dei più grandi psichiatri italiani»), il quale ha affermato: «Il matrimonio nasce dalla contestuale presenza dei due diversi mondi che lungo un progetto unitario uniscono le loro storie personali, anche sessuali, necessarie l’una all’altra per completarsi. Tanto più se ci sono figli, che senza ombra di dubbio hanno bisogno di una madre e di un padre, di due polarità ben precise, anche sessualmente definite. Secondo natura».

Fonte: UCCR

IN EUROPA C’E’ CHI PUNTA AL RITORNO DEL NAZISMO


E’ passato più di un anno da quando Renzi è arrivato a Palazzo Chigi scalzando l’incolore Enrico Letta. Di fatto non è cambiato nulla. L’Italia è sempre in crisi, la disoccupazione non accenna a scendere e l’Europa non ha affatto “cambiato verso”, con buona pace di Telemaco e dello stesso Renzi. Siamo immersi all’interno di uno schema comunicativo fatto di annunci sterili e di slogan senza senso, buoni per coprire un vuoto politico e culturale che fa orrore e spavento. Renzi, al pari di Monti e Letta, si limita ad applicare le ricette contenute nella famosa lettera inviata dalla Bce al governo italiano nel lontano agosto del 2011. A differenza dei suoi predecessori il Pinocchietto fiorentino sfoggia però una particolare arroganza e temerarietà. Dal punto di vista macroeconomico l’Italia è sostanzialmente commissariata, limitandosi di fatto a tradurre in pratica gli ordini che provengono dalle Ur-Lodges oligarchiche frequentate con costrutto dal Venerabile Maestro Mario Draghi. In compenso però Renzi sembra molto attivo sul piano delle riforme istituzionali e del diritto del lavoro, guidando un esecutivo che ha già messo in cantiere un numero considerevole di contro-riforme inutili e dannose. L’abolizione del Senato, unito al varo di una legge elettorale che non trova riscontri in un nessun Paese civile del mondo, palesa le pulsioni autoritarie dell’ex sindaco di Firenze, bravo nel far credere ai cittadini che esista una correlazione chiara fra difesa della democrazia e crisi. Il mito della stabilità politica quale volano per la crescita economica è una emerita idiozia, nonostante i media tentino pateticamente di far credere il contrario. Durante la cosiddetta prima Repubblica i diversi governi notoriamente non brillavano per longevità, ciononostante l’Italia cresceva a ritmi sostenuti. Oggi invece l’Italia è immersa nella palude della stagnazione e della recessione, e nessuno si può permettere di evocare la parola “elezioni” per non correre il rischio di essere bollato quale “pericoloso sovversivo” e “disturbatore dei mercati”. A questo siamo arrivati, cari amici rooseveltiani! La crisi economica ha svuotato il nostro benessere, e la fine del benessere rischia di svuotare la nostra democrazia. Stiamo inconsapevolmente vivendo un film già visto nel corso del Novecento, quando i soliti architetti cavalcarono le crescenti tensioni sociali per innestare nel cuore dell’Europa il virus fascista. Draghi, Merkele Schaeuble sono pronti a resuscitare gli stessi fantasmi del passato. La pervicacia con la quale gli euro-burocrati tentano di far fallire il progetto di Tsipras è infatti funzionale all’arrivo al potere di Alba Dorata, esperimento neonazista da esportare poi nel resto del Vecchio Continente. I massoni reazionari che guidano i processi decisionali sanno perfettamente di non poter anestetizzare ancora a lungo i malumori che attraversano l’Europa intera. Dappertutto aumenta il malcontento e si rafforzano i partiti che protestano contro un establishment sordo e cinico. I padroni conoscono un solo strumento per mettere a tacere le rivendicazioni che provengono dal basso: il manganello. Ma per usare la violenza in libertà bisogna prima sopprimere le libertà civili e democratiche, da sacrificare sull’altare del falso mito della competitività. Renzi non è Mussolini, limitandosi a preparare il terreno per l’arrivo di un nuovo futuribile Duce, pronto a mandare in giro nuove squadracce di picchiatori al fine di bastonare chi osasse rivendicare dignità e diritti. Questo è lo scenario che l’attuale classe dirigente europea ha scientificamente pianificato. Tocca a noi provare ad impedire ai vari Draghi e Schaeuble, entrambi affiliati presso la Ur-Lodge Der Ring, di resuscitare la croce uncinata, punto finale di un attacco alla civiltà occidentale mascherato da crisi finanziaria. Tutti i sinceri democratici facciano allora muro contro il ritorno della barbarie, unendosi sotto le insegne del Movimento Roosevelt per sconfiggere i tecno-nazisti di oggi con lo stesso coraggio e la stessa determinazione con la quale furono annientati i nazisti originali di ieri. La posta in gioco è alta e nessuno, al punto in cui siamo, può più far finta di non aver capito.


Francesco Maria Toscano

Fonte: Il Moralista

In Grecia il 49,2 Percento delle Famiglie ha come Unico Reddito una Pensione


Keep Talking Greece pubblica un breve aggiornamento sulla situazione finanziaria dei nuclei familiari in Grecia. Quasi la metà delle famiglie vive della sola pensione di un familiare, i tre quarti hanno subìto un peggioramento delle proprie condizioni economiche nel 2016, e quasi altrettanti si aspettano ulteriori peggioramenti nell’anno in corso, a testimonianza di un paese che ha perso ogni speranza nel futuro (ma che noi non vogliamo dimenticare nemmeno per un attimo).

di KeepTalkingGreece, 

La metà dei nuclei familiari in Grecia dichiara che l’unica fonte di reddito di cui dispone è la pensione di un membro della famiglia. Secondo il sondaggio condotto dall’Istituto delle Piccole Imprese della Confederazione Ellenica dei Professionisti, Artigiani e Commercianti (IME GSEVEE), il 49,2 percento delle famiglie vive della pensione di un familiare e non ha alcuna altra fonte di reddito.

Altri dati rilevati:
il 75,3 % dei nuclei familiari ha subìto un declino significativo del proprio reddito nel corso dell’anno 2016;
il 37,1 % dei nuclei familiari dice di vivere con meno 10.000 euro all’anno;
per il 37,9 % dei nuclei familiari i salari sono la principale fonte di reddito;
il 9 % dei nuclei familiari dice di dipendere principalmente dai redditi provenienti da attività commerciali;
un nucleo familiare su tre ha [almeno] un componente della famiglia disoccupato – ciò significa una stima di 1,1 milioni di famiglie in Grecia;
i disoccupati di lungo periodo contano per il il 73,3 % di tutti i senza lavoro;
il 22,4 % dei nuclei familiari ha un componente occupato della famiglia che guadagna meno del salario mensile minimo, pari a 586 euro lordi;
il 9,7 % degli intervistati ha detto che almeno un membro della sua famiglia ha lasciato la Grecia;
il 73,5 % degli intervistati ha detto di aspettarsi un peggioramento ulteriore della propria situazione finanziaria;
il 5,1 % dice invece di aspettarsi un miglioramento;
il 21,3 % dei nuclei familiari ha tasse da pagare in arretrato;
il 34 % delle famiglie stima che non sarà in grado di adempiere ai suoi obblighi verso il fisco nel corso dell’anno 2017;
il 21,3 % dei titolari di mutui è in arretrato sui pagamenti alle banche.

Il report suggerisce che:

“La crisi finanziaria di lungo periodo, la cui vittima principale è la classe media, non sta portando solo a un ulteriore declino dei redditi e a un ampliamento delle disuguaglianze, ma minaccia apertamente la coesione sociale.

La cosiddetta terapia, che consiste nel continuo aumento delle tasse, dirette e indirette, può anche portare a un avanzo fiscale primario, ma questo non si riflette in alcun beneficio per i contribuenti in termini di qualche forma di servizio pubblico, e anzi al tempo stesso viene ridotta la spesa per la sanità e l’istruzione”

Il sondaggio è stato condotto tra il 14 e il 26 novembre 2016 su 1.000 famiglie distribuite in tutto il paese.

Fonti: qui e qui

PS. E tenete conto che ci sono persone che non hanno neppure una piccola pensione di cui vivere.

Meno male che (re) Giorgio c’è


Niente da fare: quando uno ha stile, si vede. E Giorgio Armani l’ha innato, insieme al coraggio. Diversamente non si sarebbe dichiarato, smarcandosi da quasi tutti i suoi colleghi, pronto a vestire Melania Trump, First Lady dieci volte più carina della precedente (anche se è vietato dirlo), ma colpevole d’essere moglie di suo marito. Un peccato mortale, per la cultura dominante di cui troppi stilisti sono corifei. Ma Re Giorgio no, lui non è schiavo dei pregiudizi e lo dichiara: «Di mestiere cerco di vestire le belle donne e Melania lo è, se mi chiedesse un vestito perché no?». Non solo, si spinge pure – consapevole, immagino, di prendersi un bel rischio – a formulare un augurio positivo verso il nuovo inquilino della Casa Bianca: «Mi auguro che i detrattori di Trump si possano ravvedere su ciò che farà, se farà delle belle cose avranno sbagliato».


Che dire? Già ostile all’omosessualità ostentata («Un uomo omosessuale è uomo al 100%. Non ha bisogno di vestirsi da omosessuale») e all’indifferentismo omologante («Ci vuole un po’ più di femminilità, la donna si deve distinguere dal buon operaio che va a sistemare la luce in un appartamento o ad aggiustare le rotaie dei tram») e, soprattutto, cattolico non timoroso di dirlo e dimostrarlo con le opere (ha disegnato paramenti sacri donandoli alla chiesa di Pantelleria, che ne aveva bisogno), Armani con quest’uscita conferma di sapersi distinguere con la stessa, impareggiabile classe dei suoi capi. Lasciando pure intendere una cosa fondamentale, vale a dire che, per quanti soldi uno possa avere – e lui ne ha parecchi, potendo vantare un patrimonio di 6,1 miliardi di euro –, esiste un lusso che sarebbe bello che ciascun uomo non trascurasse: quello di rimanere libero.

Se questa è la classe dominante…


Delle porcherie di Lapo Elkann, rampollo della famiglia Agnelli, si sapeva. L’ultima bravata di questo ha dell’incredibile:

«NEW YORK – Lapo Elkann sarebbe di nuovo nei guai. Alcuni mezzi di informazione Usa hanno riferito che è stato arrestato e poi rilasciato dalla polizia di New York per aver simulato un sequestro allo scopo di ottenere dalla famiglia 10mila dollari dopo aver speso tutto il contante insieme a una escort con cui avrebbe fatto due giorni di festini a Manhattan, consumando alcol e droga. Lapo sarebbe arrivato a New York giovedì per la festa del Ringraziamento e avrebbe contattato una escort (transgender, secondo il New York Daily News) con la quale avrebbe trascorso due giorni di eccessi tra alcol e droga (marijuana e cocaina). Sempre secondo i media Usa, finiti i soldi, la escort avrebbe pagato per altra droga ed Elkann avrebbe promesso di restituire il denaro, quindi avrebbe escogitato il piano del falso sequestro, raccontando ai propri familiari di essere trattenuto contro la sua volontà da una donna che gli avrebbe fatto del male se non gli avessero fatto pervenire 10mila dollari».

Marx scrisse che l’ideologia dominante, in un data società, è sempre quella della classe dominante. Quanto questa massima sia vera possiamo verificarlo oggigiorno: mai come adesso le idee, le visioni, la cultura ed i valori delle élite sono state così pervasive. Oggi
la maggioranza dei proletari, degli sfruttati e dei poveracci, non ha altra ambizione che diventare come chi gli sta sopra. Non è quindi solo questione di ideologia, ma di costume, di stile di vita. Non solo pensare (nichilisticamente) come i dominanti, vestirsi come loro, atteggiarsi come loro, drogarsi come loro, autodistruggersi come loro.

Fino a quando sarà così, fino a quando chi sta in basso cercherà di emulare chi sta sopra, chi sta sopra non sarà mai in pericolo.

Non avremo mai una rivoluzione sociale se prima non si spezzerà questa catena di sudditanza, se almeno ampi strati popolari non si disintossicheranno dalla soggezione psicologica e culturale, quindi politica. Il popolo non si ribellerà mai se non nascerà un’avanguardia che dimostrerà, con l’esempio, di essersi decontaminata, quindi di incarnare un mondo nuovo.

Fonte: Sollevazione

Si chiama “Passamano” il primo negozio in Italia basato sul baratto


Fa un certo effetto entrare in un negozio e scoprire che le casse non ci sono, che il denaro non ha valore, che sono altri gli aspetti che fanno di questa comunque una attività economica e commerciale, anche se del tutto particolare. Questo “esercizio” si trova in Italia, in particolare a Bolzano e si chiama “Passamano”. Chi ha avuta l’idea di metterlo in piedi utilizza una filosofia semplicissima a pensarci: quella del recupero e del riutilizzo degli oggetti.

Si puo’ entrare nel negozio, prendere quello di cui si ha bisogno ed uscire tranquillamente senza che nessuno ti corra dietro. In cambio, in misura del tutto facoltativa, si puo’ lasciare una libera offerta che serve per pagare i ragazzi che lavorano dentro e per coprire le spese dell’esercizio. O, in alternativa, si puo’ lasciare qualcosa in cambio come fosse una sorta di baratto. Un modo di fare commercio in maniera trasparente, equa e sostenibile.

Andrea Nesler, uno dei ragazzi che partecipano a questo progetto, racconta: “Ci sono cose che è più facile regalare che vendere, quando un oggetto ha un valore affettivo è difficile stabilirne ilprezzo di vendita, si rischia di svalutarlo, e allora è meglio regalarlo. Così, un ex sciatore è venuto e ci ha consegnato tutta la sua attrezzatura sportiva, perché ha un problema alla schiena e non può più scendere in pista. È venuto e ci ha raccontato la sua storia“.

Fonte: Direttanews

L’ultima moda radical chic: gite turistiche agli orfanotrofi


L’organizzazione olandese Beter Care Network che collabora con l’Unicef, ha chiesto che venga aperta un’indagine su 19 agenzie turistiche che offrono ai clienti la possibilità di visitare orfanotrofi nei Paesi scelti per le loro vacanze. Questo fine settimana si svolge ad Utrecht, nei Paesi Bassi, una grande fiera annuale del turismo: pare che verranno presentati anche questi “speciali” pacchetti per i visitatori di alcune nazioni, fra cui Nepal e Cambogia, dove stanno aumentando le case di accoglienza per bimbi senza genitori.

«Prima di tutto – ha dichiarato al quotidiano olandese Ad, Lotte Ghielen, portavoce di Beter Care – non si tratta soltanto di orfani, in quanto sembra che l’80% abbia ancora almeno un genitore in vita anche se spesso non può provvedere al manteni- mento del proprio figlio. In secondo luogo sorge il dubbio che il denaro richiesto per la visita finisca nelle mani degli operatori turistici. Ma non per aiutare queste strutture, a volte tenute in pessime condizioni proprio per suscitare maggior pietà; e quindi donazioni più generose». Ai bimbi – continua – si «chiede persino di cantare per i visitatori e di regalare loro dei disegni».


Immediata è stata la reazione del direttore di uno di questi orfanotrofi a Pahsanten (Bali), Theo Mariano: «Non ci vedo nulla di male se i turisti vengono a visitarci e, a maggior ragione, se ci fanno un’offerta. E neppure se i nostri bambini cantano una canzone per loro. Oltre tutto la nostra situazione finanziaria è controllata da una società olandese».

Nel frattempo anche altri istituti hanno reagito alla domanda di eliminare dai programmi di alcune agenzie di viaggi una visita nei loro orfanotrofi, asserendo che in questo modo si sta solo conducendo una campagna negativa proprio nei confronti di ricoveri che, al contrario, avrebbero un gran bisogno di aiuti. La situazione rimane delicata ma una cosa è certa, come sottolineano alcuni media olandesi: inserire questo tipo di «gita turistica» in un pacchetto vacanza è piuttosto “strano” in un mondo dove tutto, anche la solidarietà umana, si sta trasformando in un business.

Fonte: Avvenire

MANIFESTI CONTRO IL PAPA AFFISSI IN PIENO CENTRO A ROMA



ROMA - Decine di manifesti contro papa Francesco sono comparsi questa mattina nel centro di Roma. Nei manifesti, in cui è raffigurato il papa con un'espressione corrucciata, si legge: ''A France', hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l'Ordine di Malta e Francescani dell'Immacolata, ignorato Cardinali... ma n'do sta la tua misericordia?'' I manifesti non riportano l'indicazione di un committente. A Roma, molti fedeli ormai disertano Piazza San Pietro e anche le Assemblee generali in Vaticano. Sono segni di una profonda discordia che il Papa ha seminato dentro la Chiesa e tra le istituzioni religiose. Le posizioni oltranziste e decisamente caratterizzate politicamente del Papa ormai da tempo sono apertamente criticate e rigettate.

Redazione



La Germania tenta il colpo grosso: commissariare l’Italia entro il 2017 – Marco Zanni


La Germania tenta il colpo grosso: commissariare l’Italia entro il 2017 – Marco Zanni



Dall’europarlamento di Bruxelles, Marco Zanni denuncia una grave minaccia di cui nessuno ha ancora parlato: il tentativo di commissariamento di Roma entro il 2017 da parte della Germania, nascosto in un emendamento all’articolo 507 del Regolamento sui requisiti patrimoniali delle banche.


È necessario diffondere il più possibile questa nuova minaccia, ancora una volta nascosta nelle pieghe di una incomprensibile burocrazia nata specificamente per mascherare ai cittadini le tecniche di controllo delle democrazie del sud Europa.

Marco Zanni, europarlamentare, in collegamento da Bruxelles. Buongiorno Zanni!

Ciao Claudio e ciao a tutti i tuoi lettori, qui dal cuore dell’eurocrazia.

Non so se è veramente un buongiornom perché tu denunci l’ennesimo tentativo di commissariare l’Italia ad opera della Germania, questa volta sfruttando le debolezze del settore bancario. Vuoi spiegarci meglio cosa intendi?


Di fatto è un tentativo che denunciammo già dal 2014, da quando ho iniziato ad occuparmi di regolazione bancaria a livello europeo e di tutto quel pacchetto regolamentare che noi in Italia – purtroppo a nostro discapito – abbiamo imparato a conoscere bene e che cade sotto il nome di “Unione Bancaria” o “Banking Union”.

Cos’è l’Unione Bancaria?


È un insieme di regole per le banche dell’eurozona, che si basa principalmente su tre pilastri. Il primo pilastro è quello della super-visione unica delle grandi banche all’interno dell’eurozona, con l’istituzione del “Single Supervisory Mechanism”, cioè quel braccio della BCE che deve supervisionare la corretta applicazione delle regole e la corretta patrimonializzazione delle banche. Il secondo pilastro, quello che abbiamo ahimè imparato a conoscere meglio, è quello del “Meccanismo di Risoluzione Unico”, di cui fa parte la famosa regola del Bail-in. Dalle parti di Arezzo, di Ferrara, di Chieti…

… ne sanno qualcosa…


… lo sanno bene! Il terzo pilastro – che non è ancora stato istituito – è quello di un’assicurazione comune sui depositi di tutte le banche che cadono sotto questo cappello.

Cosa sta accadendo dal 2014, da quando questo sistema sta entrando in vigore? Che queste regole sono state plasmate per distruggere il sistema bancario italiano e spingere il nostro Paese a dover richiedere aiuto a istituzioni europee che – purtroppo – abbiamo imparato a conoscere bene. Da una parte la Banca Centrale Europea, attraverso l’OMT, Outright Monetary Transactions, che è la traduzione pratica di quel “whatever it takes” detto fin dal 2012 da Mario Draghi, cioè il fatto che la BCE farà di tutto per salvare l’Euro. Dall’altra parte una richiesta di aiuto al “MES”, il “Meccanismo Europeo di Stabilità” che tu – già in tempi non sospetti – denunciasti per la sua struttura criminale e che oggi diventa una possibilità concreta per “mettere in sicurezza” il sistema bancario.

Ecco, quest’attacco all’Italia è partito attraverso questo insieme di regole che si chiama “Unione Bancaria” e poche settimane fa è stato fatto un passettino in avanti per affossare ancora di più il sistema bancario italiano, per attaccare i Titoli del debito pubblico italiano e costringere inevitabilmente il Governo italiano a intraprendere due strade, che portano entrambe inevitabilmente al commissariamento da parte della Troika. L’attacco, la speculazione sul debito pubblico e quindi la richiesta di “OMT”, con conseguente arrivo della Troika, oppure il collasso inevitabile del sistema bancario italiano con la richiesta di ricapitalizzazione del sistema tramite il “Meccanismo Europeo di Stabilità” (MES), quindi le condizionalità annesse e quindi l’arrivo della Troika.


Questo è quello che sta succedendo oggi all’interno delle istituzioni europee, nel più totale silenzio dei nostri media che di questo non parlano, preferiscono – come ho visto oggi sui giornali – disquisire di una fasulla diatriba tra Roma e Bruxelles sullo 0,2% del PIL, su questa manovra correttiva da 3/4 miliardi di Euro. Qui parliamo invece sono in gioco decine di miliardi di Euro.

Andiamo con ordine. Esiste un regolamento, quello sui requisiti patrimoniali delle banche. Si chiama “CRR”. Adesso hanno fatto una proposta di emendamento all’articolo 507. Spiegaci che cos’è questo articolo e che tipo di modifica intendono fare.

Nota:
Il resto della trasacrizione, ad opera di Maria Grande, sarà disponibile a breve. Nel frattempo, potete guardare il video.

03 febbraio 2017

WALL STREET JOURNAL PUBBLICA UN'INCHIESTA-BOMBA: MOLTISSIMI VOTI PER I DEMOCRATICI SONO FALSI. E MOSTRA LE PROVE.



Pochi giorni dopo l'insediamento alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato una indagine sulle presunte frodi elettorali in occasione delle elezioni presidenziali dello scorso novembre: stando al presidente, il voto di milioni di immigrati irregolari e il ricorso ai nominativi di migliaia di elettori deceduti avrebbero viziato i dati relativi al voto popolare, che ha premiato la sua avversaria democratica Hillary Clinton. Il Partito democratico e gran parte dei media statunitensi schierati da quell parte politica hanno prontamente accusato Trump di minare a fini politici la legittimita' della democrazia rappresentativa statunitense.

E invece Donald Trump ha ragione.

Infatti, scrive Larry Levy, della Republican National Lawyers Association, in un editoriale in primo piano sul Wall Street Journal di oggi, "quello delle frodi elettorali e' un problema assolutamente reale, su cui i Democratici si battono da anni affinche' non venga fatta luce". Ovvero, hanno una paura matta che questo colossale scandalo dei voti falsi a loro favore esploda e li travolga.

Levy riferisce - nel suo documentato editoriale inchiesta in prima pagina sul Wall Street Journal - che nel 2013 il Dipartimento per le investigazioni di New York prese l'inusuale iniziativa di mettere alla prova il sistema elettorale: 63 ispettori si finsero altrettanti individui privi del diritto di voto - perche' deceduti, trasferitisi in altre giurisdizioni o condannati per determinate tipologie di reato - ma ancora iscritti alle liste elettorali cittadine. Gli investigatori, scrive Lev, fecero tutto il possibile per rendere palese ai commissari di voto il loro tentativo di frode. In cinque casi, investigatori di eta' compresa tra i 20 e i 30 anni si finsero elettori di eta' compresa tra gli 82 e i 94. In altri, si finsero elettori di etnie differenti dalle loro. Quasi tutti riuscirono senza problemi a esprimere un voto. Talvolta, gli investigatori informarono apertamente i responsabili di seggio che risiedevano in altre zone del paese, ma non avevano tempo di raggiungerle il giorno delle elezioni: in tutti i casi fu comunque consentito loro di votare.

Solo un ispettore su 63 venne bloccato: per puro caso, l'impiegata di seggio in cui si era imbattuto era la madre dell'elettore che aveva tentato di impersonare. In totale, il 79 per cento degli ispettori espresse illegalmente un voto, e nessuno dei pochi cui fu impedito vennero segnalati alle autorita', pur avendo tentato di commettere un reato di natura penale. Secondo Levy, l'iniziativa del Dipartimento per le investigazioni di New York, piu' unica che rara nel suo genere, dimostro' con chiarezza quanto sia facile frodare il sistema elettorale statunitense, e soprattutto come questo genere di reati venga tollerato con la massima compiacenza da parte delle autorita' elettorali: le stesse secondo cui le accuse di Trump sono del tutto infondate. All'indagine effettuata a New York nel 2013, la Board of Elections rispose con assoluto disinteresse; peggio: alla questione, scrive l'autore dell'editoriale, non venne concesso alcun rilievo mediatico.

Proprio alla vigila delle elezioni presidenziali, lo scorso anno, un funzionario elettorale democratico di New York venne costretto alle dimissioni dopo aver rivelato, senza sapere di essere registrato, "la verita' in merito al processo elettorale": "In certi quartieri in particolare raccolgono le persone negli autobus per farle votare. Li mettono in un autobus e li portano da seggio a seggio", affermo' il funzionario. Alle sue dichiarazioni non e' seguito alcun tentativo di accertamento da parte delle autorita'. Persino le forze dell'ordine rifiutano di fronteggiare il fenomeno: l'autore dell'editoriale inchiesta cita articolo di cronaca secondo cui di fronte a diverse denunce di voto multiplo presentate alle ultime elezioni presidenziali, i dipartimenti di polizia hanno replicato che non si occupano dei presunti casi di frode elettorale. Il sistema elettorale statunitense, conclude Levy, e' privo di contromisure efficaci contro le frodi, e un'indagine sarebbe pertanto tutt'altro che inopportuna.

Esatto.

Redazione Milano

01 febbraio 2017

INCHIESTA / NEL 2016 BEN 230 RIUNIONI DECISIONALI SEGRETE TRA COMMISSIONE UE, CONSIGLIO D'EUROPA E VERTICI PARLAMENTO

 INCHIESTA / NEL 2016 BEN 230 RIUNIONI DECISIONALI SEGRETE TRA COMMISSIONE UE, CONSIGLIO D'EUROPA E VERTICI PARLAMENTO
LONDRA - L'Unione Europea non e' mai stata cosi' impopolare quindi sarebbe logico pensare che i suoi burocrati stiano cercando di essere piu' democracitici e operare alla luce del sole per provare a far riguadagnare consensi a questa disprezzata istituzione autoreferenziale e dispotica.
E invece non e' affatto cosi'.  Una investigazione fatta da EUobserver mostra che e' aumentato di parecchio il numero di leggi e regolamenti approvato in segreto cosi' che nessuno possa contestare cosa decidono i parassiti di Bruxelles.
Di solito tutte le leggi europee sono redatte dalla Commissione europea e poi dibattute dal Parlamento europeo e dal consiglio d'Europa che e' composto da ministri e capi di governo.
Tali proposte di legge sono poi dibattute due volte dal Parlamento europeo e poi il consiglio d'Europa ha la possibilita' di modificarle, ma secondo i dati ottenuti da EUobserver, nel 2016 nessuna legge europea e' stata sottoposta a una seconda lettura da parte del Parlamento europeo e il consiglio d'Europa in modo che venissero dibattute dai suoi membri.
Se questo non fosse abbastanza grave, negli ultimi mesi e' aumentato l'uso del cosiddetto "trilogo", un meccanismo secondo cui rappresentanti della Commissione europea, del Parlamento europeo e del Consiglio d'Europa si incontrato a porte chiuse e raggiungono accordi e compromessi in segreto senza che i parlamentari europei abbiano la possibilita' di dare una loro opinione. E scriviamo opinione perchè - speriamo lo sappiate - il cosiddetto "parlamento Ue" è un organo consultivo, non decisionale.
Nel 2015 ci sono stati 144 incontri di triloghi mentre nel 2016 sono saliti a 230.
Di fronte a questi numeri agghiaccianti, di centinaia di decisioni prese in segreto, senza che i cittadini d'Europa ne abbiano saputo alcunchè, forse dire che la vecchia Unione Sovietica era piu' trasparente non è poi così lontanto dalla verità.
In ogni caso, tale fenomemo e' stato fortemente criticato da Malcolm Harbour, ex europarlamentare conservatore e da Jorgo Riss di Greenpeace i quali si sono mostrati piuttosto preoccupati per la deriva autoritaria intrapresa dall'Unione Europea. Per tutta risposta, e a far infuriare gli euroscettici c'e' stata la proposta fatta dall'europarlamentare laburista Richard Corbett di aumentare anzichè fermare l'uso del trilogo.
Questa notizia e' stata riportata dal Daily Express allo scopo di convincere i cittadini britannici del perche' sia essenziale uscire dalla UE il piu' presto possibile, ma censurata in Italia perche' i giornali di regime sono sottomessi al potere.
Noi ovviamente non ci stiamo e abbiamo riportato questa storia perche' vogliamo convincere gli italiani che e' ora che il nostro paese esca dalla UE.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra


UNICREDIT AVVISA I MERCATI: UNO O PIU' STATI POSSONO ABBANDONARE L'EURO, RISCHIO CONCRETO DI DISGREGAZIONE DELL'EUROZONA



La Brexit riaccende il rischio della "disgregazione" dell'area euro. La possibilità che l'area della moneta unica perda pezzi, con l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue all'orizzonte, torna ad essere scritta a chiare lettere nei prospetti destinati agli investitori: "La possibile uscita del Regno Unito dall'Unione Europea - riporta il documento di registrazione, pubblicato in vista dell'aumento di capitale di Unicredit depositato oggi dalla banca italiana - la potenziale uscita della Scozia, del Galles o dell'Irlanda del Nord dal Regno Unito, la possibilità che altri Paesi dell'Ue possano indire referendum analoghi a quello tenutosi nel Regno Unito e/o mettere in discussione la loro adesione all'Unione Europea e la possibilità che uno o più Paesi che hanno adottato l'euro come moneta nazionale decidano, sul lungo periodo, di adottare una moneta alternativa o periodi prolungati di incertezza collegati a tali eventualità, potrebbero comportare significativi impatti negativi sui mercati internazionali".

Tra questi, avverte ancora la banca, "ulteriori ribassi degli indici di Borsa, una diminuzione del valore della sterlina, un incremento degli scambi tra sterlina ed euro e/o conseguenze negative sull'attività, sui risultati operativi e sulla situazione economica, patrimoniale e/o finanziaria dell'emittente e/o del gruppo".

"In aggiunta a quanto sopra - continua Unicredit - e in considerazione del fatto che alla data del documento di registrazione non esiste alcuna procedura legale o prassi volta ad agevolare l'uscita di uno Stato membro dell'euro, le conseguenze derivanti da tali decisioni sono acuite dall'incertezza in merito alle modalità con cui un eventuale Stato membro uscente possa gestire le proprie attività e passività correnti denominate in euro e il tasso di cambio tra la valuta di nuova adozione rispetto all'euro".

"Una disgregazione dell'area euro - sottolinea Unicredit - potrebbe essere accompagnata dal deterioramento del contesto economico e finanziario nell'Unione Europea e potrebbe avere un effetto negativo rilevante sull'intero settore finanziario, creando nuove difficoltà nella concessione di prestiti sovrani e alle imprese e comportando notevoli alterazioni delle attività finanziarie sia a livello di mercato sia a livello retail. Tale circostanza potrebbe avere un impatto negativo significativo sui risultati operativi e sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'emittente e/o del gruppo".

Non è la prima volta che nei prospetti di Unicredit, che è una banca con rilevanti attività all'estero, si trovano avvisi sul rischio di una disgregazione dell'Eurozona: era già successo in occasione di un altro aumento di capitale, alla fine del 2011, l'anno che vide la fine del governo Berlusconi sotto i colpi dello spread. Ed infatti, nel 2011 le previsioni di Unicredit sebbene non centrarono l'uscita dell'Italia dall'euro, certamente precedettero una tempesta finanziaria in Italia e in tutta l'Eurozona che da allora è addirittura peggiorata.

A sei anni di distanza dal 2011, quando sembrava che l'euro fosse realmente a rischio con l'impazzare della crisi del debito sovrano, le avvertenze confermano che l'euro resta una moneta dal futuro molto incerto per gli investitori: non è mai accaduto, ad esempio, che un prospetto d'analisi di una grande banca sistemica presente in più nazioni, qual è Unicredit, abbia riportato avvertimenti del medesimo tenore riferiti al dollaro Usa.

Se alle avvertenze agli investitori contenute nel prospetto di Unicredit si aggiungono le dichiarazioni di Ted Malloch, un professore dell'Università di Reading, noto euroscettico e indicato come possibile futuro ambasciatore degli Usa presso l'Ue, che ha dichiarato alla Bbc che quello che farebbe nel 2017 è "shortare l'euro" (cioè venderlo allo scoperto, una tecnica finanziaria che consente di trarre profitti dai cali di prezzo), il quadro si chiarisce. L'euro è in profondissima crisi e potrebbe crollare già in questo 2017.

E uno che di valute se ne intende come George Soros, lo speculatore americano di origini ungheresi presidente del Soros Fund Management, ha scritto a inizio anno che "con la crescita economica che langue e la crisi dei rifugiati fuori controllo, l'Ue è sull'orlo del collasso ed è destinata a vivere un'esperienza simile a quella dell'Unione Sovietica nei primi anni Novanta".

Quell'esperienza, per usare le parole di Soros finì con il collasso dell'Urss e del comunismo nel mondo. Questa volta, con la fine dell'euro e della Ue.

Redazione Milano

DEUTSCHE BANK SOTTO INCHIESTA NEGLI STATI UNITI E GRAN BRETAGNA PER RICICLAGGIO INTERNAZIONALE (GIA' 630 MLN DI MULTA)


L'Autorita' di condotta finanziaria del Regno Unito (FCA in sigla) ha multato oggi Deutsche Bank per oltre 200 milioni di dollari per la struttura "inadeguata" del controllo anti-riciclaggio nel periodo 2012-2015. E' quanto si legge in una nota della stessa FCA resa pubblica. "L'Authority di condotta finanziaria FCA - si legge - ha multato oggi Deutsche Bank AG per 163.076.224 sterline per aver fallito nel mantenere un'adeguata struttura di anti-riciclaggio nel periodo tra il 1 gennaio 2012 e il 31 dicembre 2015". FCA ha detto che la multa e' stata "la piu' grande sanzione pecuniaria mai imposta per mancanze di controllo anti-riciclaggio" da parte del regolatore e del suo predecessore, la Financial Services Authority.

"Come conseguenza della sua struttura di controllo anti-riciclaggio inadeguata - spiega ancora la nota -, Deutsche Bank e' stato utilizzato da clienti non identificati per il trasferimento di circa 10 miliardi di dollari, di origine sconosciuta, dalla Russia a conti bancari off-shore in un modo che e' altamente evocativo di reati finanziari". L'Authority ha contestato che alla controllata Deutsche Bank Mosca e' stato permesso di eseguire oltre 2.400 operazioni finanziarie che hanno permesso il trasferimento di oltre 6 miliardi dollari dalla Russia a conti esteri. Mark Steward, dirigente di Fca, ha definito queste infrazioni "semplicemente inaccettabili".

E non è finita.

Deutsche Bank patteggia con le autorita' di controllo finanziario di New York il pagamento di 425 milioni di dollari, compiendo il primo passo per risolvere la causa con la quale e' accusata di aver aiutato ricchi russi a riciclare miliardi di dollari. Secondo l'accusa i dipendenti di Deutsche Bank hanno aiutato cittadini russi a spostare fuori dal loro paese 10 miliardi di dollari dal 2011 al 2014. E questo è solo l'aspetto "civilistico" della vicenda che vede Deutsche Bank sotto inchiesta negli Stati Uniti per il gravissimo reato di riciclaggio internazionale.

Le indagini penali proseguono per accertare se i controlli interni alla banca abbiano fallito nell'individuare lo schema di riciclaggio, oppure se siano complici. Deutsche Bank si appresta a subire conseguenze giudiziarie pesantissime, perchè se fosse provato in aula di tribunale in Usa che effettivamente le colossali operazioni di riciclaggio finite nel mirino delle autorità americane (e inglesi) non sono avvenute perchè i meccanismi interni di controllo che avrebbero dovuto agire per impedirlo non hanno funzionato, ma viceversa perchè la banca era a conoscenza ed è quindi stata autrice consapevole del riciclaggio, allora potrebbe essere chiusa, con la cancellazione della licenza bancaria non solo a livello americano, ma mondiale.

Un caso simile avvenne a cavallo degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso e riguardò la famigerata BCCI - Banca di Credito e Commercio Internazionale - guidata dal finanziere pakistano Abedi. Venne smatellata in tutto il mondo.

Redazione Milano

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