09 febbraio 2017

Un mare di trivelle: 70 nuove piattaforme petrolifere col decreto “Cresci Italia”


Scritto da Francesca Mancuso –

Stop alle trivelle nei nostri mari. Lo chiedono gli ambientalisti. Lo pretendono a gran voce Greenpeace, Legambiente e il WWF, che temono l’arrivo di 70 piattaforme petrolifere in mare con l’articolo 35 del decreto “Cresci Italia” (d.l. 83/2012).

Quest’ultimo, infatti, sebbene estenda a tutta la fascia costiera la zona off limits delle 12 miglia per le nuove richieste di estrazione di idrocarburi dalle acque marine, ha qualcosa che non piace affatto agli ambientalisti: consente la riapertura di tutti i procedimenti per la prospezione, ricerca ed estrazione di petrolio che erano stati bloccati nel giugno di due anni fa dal decreto legge n. 128/2010, il cosiddetto “correttivo ambientale”, approvato all’indomani del terribile incidente della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

Presenti oggi al Senato con il convegno “Trivelle d’Italia”, i rappresentati di Greenpeace, Legambiente e WWF hanno messo nero su bianco tutti i problemi non solo ambientali ma anche economici di questa scelta. All’incontro erano presenti tra gli altri anche i senatori Francesco Ferrante, Roberto Della Seta, Antonio D’Alì e Daniela Mazzuconi, firmatari di un disegno di legge per abrogare l’articolo 35.

Secondo gli ambientalisti, il famigerato articolo 35 del decreto “Cresci Italia” stabilisce di fare salvi i procedimenti concessori (…) in corso, ma anche i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi che siano stati avviati al 29 giugno 2010. E c’è un’altra cosa da sapere. Sebbene la fascia off-limits delle 12 miglia non sia scesa a 5 miglia, rischio corso di recente, col nuovo decreto partirà dalle linee di costa, dalla battigia e non come era stabilito precedentemente dalle linee di base, che includono golfi e insenature. “Nella sostanza, anziché garantire i soli titoli acquisiti, come ha tentato di accreditare il ministro dello Sviluppo economico Passera, si mettono così a rischio ampissime porzioni delle acque territoriali italiane, anche all’interno delle fasce d’interdizione introdotte nel giugno 2010 a tutela delle aree protette. Un colpo di spugna che potrebbe dare il via libera ad almeno 70 piattaforme di estrazione di petrolio che si sommerebbero alle 9 già attive nel mare italiano per un totale di 29.700 kmq di mare tra Adriatico centro meridionale, Canale di Sicilia, mar Ionio e golfo di Oristano, praticamente una superficie più grande della Sicilia” lamentano le associazioni.

E tutto questo per cosa?Il vantaggio economico non sarebbe neanche rilevante visto che i quantitativi di petrolio in gioco sono comunque esigui. Oggi, la produzione italiana di petrolio equivale allo 0,1% del prodotto globale e il nostro Paese è al 49esimo posto tra i produttori. Stando alle ultime cifre segnalate dal Ministero dello Sviluppo economico, dicono gli ambientalisti che i nostri fondali hanno ancora 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. Nulla o quasi, visto che servirebbero a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi.

Che utilità potrebbe avere allora rilanciare questo settore? La Strategia energetica nazionale di Passera basata sul petrolio, almeno secondo il ministro porterebbe 25 mila nuovi posti di lavoro. Ma solo per pochi anni. Pochi sanno che il nostro paese è una sorta di paradiso fiscale per i petrolieri, perché esistono meccanismi che riducono a nulla il rischio d’impresa, a danno dell’ambiente. Come hanno spiegato gli ambientalisti in un comunicato, le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, come le prime 50 mila tonnellate di petrolio estratte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas in terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato. Ma non è finita qui: “Le aliquote (royalties) sul prodotto estratto sono di gran lunga le più basse al mondo e sulle 59 società operanti in Italia nel 2010 solo 5 le pagavano (ENI, Shell, Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi)“.

Sì, è vero che il decreto “Cresci Italia” ha previsto un incremento delle royalties dal 7 al 10% per il gas e del 4% al 7% per il petrolio ma è nulla rispetto alla media degli altri Paesi, in cui tali cifre vanno dal 20% all’80%.

Favorire nuove trivellazioni significa mettere a rischio i nostri mari visto che spesso i pozzi e le piattaforme off-shore sono localizzate in aree marine di alto pregio ambientale, se non protette come nel caso delle Tremiti. Una delle prime linee della vertenza contro le trivellazioni è il Canale di Sicilia, dove sono cresciute le richieste per le esplorazioni off-shore. I permessi di ricerca già concessi nell’area sono 11, e 18 le nuove richieste per ricerca di idrocarburi in via di valutazione. I permessi per l’estrazione di idrocarburi già concessi sono tre, per un totale di quattro piattaforme attive al largo delle coste siciliane, e tre sono le concessioni di coltivazione in via di valutazione.

Non va meglio nell’Adriatico centro-meridionale, sebbene il Tar abbia accolto il ricorso degli ambientalisti e degli enti locali contro il parere di compatibilità ambientale del Ministero dell’Ambiente a favore della società Petroceltic.

Francesca Mancuso

Parchi italiani: la nuova legge che fa paura a chi ama il verde


– di Roberta De Carolis per GreenMe

Il testo era arrivato in aula il 21 ottobre, presentato dal senatore Massimo Caleo, e assegnato alla 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) in sede referente il 19 settembre 2013. Nonostante le proteste di associazioni ambientaliste, docenti ed esperti provenienti dal mondo della cultura, Palazzo Madama ha dato l’ok.

Federparchi fondamentalmente approva la riforma. Pur avendo infatti proposto alcune modifiche, giudica il testo un

“lavoro indubbiamente migliorativo rispetto al passato, intorno al quale è importante trovare la piùampia convergenza”.

Anche dal fronte agricolo plausi al testo. “La Cia-Agricoltori italiani è sostanzialmente soddisfatta per l’approvazione al Senato del provvedimento sulle nuove disposizioni in materia di aree protette – ci ha scritto Dino Scanavino, Presidente della Confederazione Italiana Agricoltori – Infatti il testo votatoriconosce finalmente il ruolo dell’agricoltura di qualità nell’economia dei Parchi, che è stata in questi 20 anni, di fatto, il principale alleato degli enti di gestione per garantire la tutela delle produzioni tipiche locali e un presidio di legalità”.

“La rappresentanza che verrà garantita all’interno dei nuovi consigli dei Parchi è un riconoscimento importante della funzione e dell’importanza che rivestono le aziende agricole sul territorio – ha continuato Scanavino – Ora auspichiamo in un iter veloce alla Camera per arrivare in tempi rapidi all’approvazione definitiva, con alcuni piccoli aggiustamenti utili nell’articolato, in particolare sulla questione “fauna selvatica” e sullo “snellimento burocratico”.

Perché però le associazioni ambientaliste sono insorte nuovamente considerando a voce quasi unanime il testo un pericoloso passo indietro rispetto alla legge attualmente in vigore?

Ecco i principali punti contestati.
GESTIONE E RISORSE

Il Presidente e il Direttore dei parchi potranno essere nominati senza competenze specifiche per la gestione, la conservazione e la valorizzazione dei beni naturali e ambientali, denuncia il WWF. Tra l’altro le Riserve Naturali dello Stato, anche quando sono comprese all’interno dei Parchi Nazionali, restano in capo al Ministero delle Politiche agricole, con un’evidente contraddizione gestionale, in quanto il Presidente dei parchi è una carica eletta dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Contestato inoltre il sistema gestionale complessivo. “Legambiente chiede l’abolizione dell’Albo dei Direttori dei Parchi – ci ha detto Rossella Muroni, Presidente di Legambiente, che abbiamo raggiunto al telefono – e l’apertura dei parchi a nuove generazioni, alla componente femminile, all’ingresso di nuove professionalità. I Parchi devono essere i luoghi dell’innovazione e di nuove soggettività che si mettono alla prova”.

“Nel nuovo DDL sui parchi manca quell’equilibrio necessario tra una dimensione nazionale dei parchi con l’altrettanto necessaria partecipazione delle comunità locali – ha continuato la Muroni – Ci vuole equilibrio, perché i parchi rispondono all’esigenza di difesa della natura che è innanzitutto dello Stato italiano. Questo vuol dire che naturalmente le comunità locali devono essere coinvolte a partire dai sindaci, dagli agricoltori, ma ci vuole una visione generale. Inoltre i parchi devono essere in grado difare rete e devono avere certezze sul futuro”.

Preoccupa inoltre il silenzio sul potenziamento della sorveglianza e delle dotazioni organiche dei Parchi,considerate drammaticamente insufficienti.

“Il vero punto debole sono le riserve regionali, figlie di un dio minore, insieme alle Aree Marine Protette – ha sottolineato ancora la Presidente di Legambiente – Legambiente chiede un investimento certo pluriennale, perché Parchi Nazionali, Parchi Regionali e Aree Marine Protette costituiscono un ecosistema, un capitale naturale, che rappresenta non solo una ricchezza fondamentale in termini di biodiversità, ma anche la chiave di accesso a un futuro economico di sviluppo territoriale e di difesa del territorio (penso per esempio al rischio idrogeologico)”.

MEZZI MOTORIZZATI ED ELISKI NELLA AREE PROTETTE

Ancora nessun divieto esplicito dell’uso dei sentieri da parte dei mezzi motorizzati e di pratica dell’eliski, sci fuoripista e del freeride che usano l’elicottero per la risalita e che rappresenta un’attività pericolosa per la fauna selvatica (su questo punto particolare accento è stato dato dal Club Alpino Italiano). Per le Aree Marine Protette, inoltre, non è previsto nessun ruolo di gestione per lo Stato.


“Nel tentativo di rendere più snella la Legge sulle Aree Naturali Protette, il Senato ha, di fatto,indebolito la portata ‘nazionale’ dei Parchi – ha detto alla Camera Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia – accentuando l’influenza di interessi locali e logiche estranee alla corretta gestione del comune patrimonio naturale del Paese”.
CONTROLLO DELLA FAUNA

Gli abbattimenti potranno essere condotti anche da cacciatori previa frequentazione di corsi.

“Le “operazioni di controllo” della fauna, trattandosi di aree protette, dovrebbero essere ragionevolmente effettuate soltanto dal personale pubblico di sorveglianza e di polizia ambientale” ha tuonato Annamaria Procacci, Consigliere Nazionale Ente Nazionale Protezione Animali.

Inoltre dagli interventi non sono esclusi gli animali particolarmente protetti dalla legge nazionale di tutela della fauna. E non viene nemmeno considerato il disturbo venatorio che sarebbe causato su tutte le specie dall’uso delle armi, comprese quelle non oggetto di intervento cruento, nonostante l’Unione Europea ponga proprio il disturbo della caccia come uno dei fattori di più forte impatto sulla fauna.



CACCIA NELLE AREE LIMITROFE

La riforma, in alcune parti, consente l’accesso dei cacciatori all’interno dei parchi e nelle aree contigue, le zone “cuscinetto” tra il parco e il territorio esterno. Attualmente possono cacciarvi solo i cacciatori residenti nell’area protetta, ma se passasse la riforma potrebbero farlo tutti gli iscritti agli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) in cui ricadono le aree contigue.

E, date le enormi estensioni degli ATC, vi sarebbero ricompresi i cacciatori di Comuni anche molto lontani dalle aree protette, persino provenienti da altre regioni. Inoltre gli animali che si riproducono all’interno delle aree protette diventerebbero facili prede dei cacciatori immediatamente a ridosso dei confini, dove è attualmente proibito cacciare.

“Si tratta di una proposta inaccettabile che abbiamo chiesto di rimuovere dal Progetto di Legge – ha commentato Massimo Vitturi, responsabile LAV area Animali Selvatici – Abbiamo inoltre richiesto che i Parchi diventino delle aree con specificità d’avanguardia, all’interno delle quali applicare il controllo, assolutamente non cruento, della fertilità degli animali che vengono indicati come responsabili dei danni all’agricoltura”.
FINANZIAMENTO E APERTURA DI NUOVI PARCHI

Gli Enti Parco potranno essere finanziati da titolari di attività economiche all’interno delle aree naturali protette e nelle aree contigue con delle royalties. “É inaccettabile l’inserimento delle royalties, che esporrebbero, ovviamente, le zone più pregiate del nostro Paese a tante forme di sfruttamento a fini di bilancio, riducendo i beni naturali a una merce, come pure la fauna selvatica”, scrive l’Ente Nazionale Protezione Animali.

Inoltre potrebbe essere costituito un nuovo parco interregionale sul Delta del Po, decisione fortemente contestata in quanto la legge 394/91 escludeva esplicitamente la possibilità di due parchi nazionali e prevedeva, dopo il 31 dicembre 1993, l’istituzione di un Parco Nazionale.

“Noi chiediamo di non farlo – tuona Rossella Muroni – perché, per l’ennesima volta, si crea un’eccezione alla regola, mentre i parchi hanno bisogno di regole certe e di futuro”.

Roberta De Carolis
Fonte: greenMe

Gli Stati Uniti si lamentano per il fatto che i russi bombardano i “loro” terroristi


– di Tony Cartalucci –

Il New York Times in un suo recente articolo ha intitolato ” Russians Strike Targets in Syria, but Not ISIS Areas” ( I bombardamenti russi su obiettivi in Siria, ma non sulle zone dell’ISIS-Stato Islamico). Un articolo che cerca di enfatizare le azioni militari della Russia in Siria come disoneste e pericolose.

” Le informazioni dicono che aerei russi hanno portato a compimento un attacco con bombardamenti contro i gruppi combattenti dell’opposizione siriana il Mercoledì, compreso almeno un gruppo addestrato dalla CIA, cosa che ha suscitato adirate proteste da parte dei funzionari statunitensi ed affondando la complessa guerra settaria nel nuovo territorio pericoloso”, scrive il NYT.
Naturalmente questo servirebbe soltanto per indicare le azioni fatte dalla Russia come “disoneste e pericolose”in quanto i gruppi addestrati dalla CIA nordamericana sarebbero “moderati” e questo giustificherebbe il reclamo dell’Amministrazione USA. Tuttavia questi non lo sono (moderati) e pertanto le azioni della Russia sono dovute e giustificabili così come l’ampliamento della loro politica.

I Moderati non ci sono e non sono mai esistiti

Da alcuni mesi, dopo anni di notizie che confermano come gli Stati Uniti abbiano segretamente armato i miliziani jihadisti in Siria con il proposito di rovesciare il governo di Damasco, è stata fatta circolare presso l’opinione pubblica attraverso i politici ed imedia occidentali, una narrativa circa le decine di migliaia di questi militanti “disertori” del gruppo di Al Nusra e del denominato Stato Islamico (ISIS) per spiegare il fallimento della presunta politica di voler creare un esercito di “moderati” che dovevano combattere tanto contro l’ISIS/Al Qaeda quanto contro il governo della Siria.
In realtà, fin dall’inizio non ci sono mai stati terroristi moderati. A partire dall’anno 2007, anni prima della guerra nella Repubblica araba di Siria, gli Stati Uniti, per la loro politica avevano deciso da tempo di finanziare la “Fratellanza Mussulmana”in Siria che era a tutti gli effetti l’ala politica di Al Qaeda e ad iniziare ad armare i militanti affiliati ad Al Qaeda.

Questa informazione fu rivelata in un nuovo articolo, dal giornalista, premiato con il premio Pulizer, Seymour Hersh, intitolato “il cambio di direzione è l’orientamento dell’Amministrazione USA verso la nuova politica a beneficio dei nostri nemici nella guerra contro il terrorismo?”
L’articolo segnalava in forma esplicita : “Per debilitare l’Iran, che è prevalentemente sciita, l’Amministrazione di George W. Bush ha deciso a tutti gli effetti, per riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente: nel Libano, l’Amministrazione ha cooperato con il governo dell’Arabia Saudita, che è sunnita in operazioni clandestine che hanno lo scopo di debilitare Hezbollah, l’organizzazione sciita che è sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno anche preso parte ad operazioni clandestine dirette contro l’Iran ed il loro alleato, la Siria. Un prodotto di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che difendono una visione militante dell’Islam e che sono ostili agli Stati Uniti e simpatizzanti di Al Qaeda”.

L’informativa di 9 pagine di Hersh suona profetica e rivela che, anche allora, l’organizzazione radicale Fraternità Mussulmana in Siira già aveva ricevuto il finanziamento e l’appoggio degli Stati Uniti attraverso l’Arabia Saudita. La sua informativa ha rivelato (enfasi aggiunto): ci sono evidenze che la strategia di cambio di direzione dell’Amministrazione USA ha già portato benefici alla “Fratellanza”. Il fronte nazionale siriano di salvezza è una coalizione di gruppi dell’opposizione i cui principali componenti sono una fazione capeggiata da Abdul Halim Khaddam, un precedente vice presidente della Siria che aveva disertato nell’anno 2005 e passato nella Fratellanza. Un ex alto funzionario della CIA mi disse: “Gli americani hanno fornito appoggio politico e finanziario. I sauditi stanno prendendo l’iniziativa con l’appoggio finanziario, ma ci sta anche la partecipazione statunitense”. Ha detto Khaddam, il quale adesso vive a Parigi, vi è stato il ricevimento di denaro dall’Arabia Saudita con il coinvolgimento della Casa Bianca. (Nel 2005, una delegazione di componenti del fronte si riunì con funzionari del Consiglio di Sicurezza Nazionale, secondo le informazioni di stampa). Una antica amministrazione della Casa Bianca ufficiale mi disse che i sauditi avevano fornito ai componenti del fronte i documenti di viaggio.

Fin dall’anno 2011, gli affiliati di Al Qaeda in Siria, in particolare il Fronte di Al Nusra, iniziò ad operare in tutto il paese, prendendo l’iniziativa con l’appoggio degli USA nella lotta contro il governo di Damasco. Per l’anno 2012 quando il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti fa apparire Al Nusra come una organizzazione terrorista straniera, era chiaro, allora che il maggior contingente delle forze antigovernative sul campo di battaglia era quello di Al Qaeda. Il Dipartimento di Stato degli USA in dichiarazioni ufficiali in quanto ad Al Nusra informò che : dal 20111 in Novembre, Al Nusra ha rivendicato circa 600 attacchi che vanno da più di 40 attacchi suicidi con armi leggere e dispositivi esplosivi con operazioni improvvisate- contro il centro delle principali città come Damasco, Aleppo, Hamah, Dara, Homs, città come anche Idlib e Dayr Az Zawr. Durante questi attacchi sono state assassinate numerose vittime civili innocenti.


Risulta chiaro che Al Qaeda non era soltanto partecipante al conflitto dai suoi inizi ma è stata anche quella che lo ha provocato. Questo rivela la retorica falsa degli USA i quali sostengono che Al Qaeda era entrata soltanto più tardi nella lotta antigovernativa contro Damasco, approfittando del caos creato dai “moderati”. E’ evidente che la stessa Al Qaeda ha creato questo caos dal principio ed ancora lo sta conducendo in questi giorni. L’artificio retorico che viene adoperato dagli USA per spiegare come l’esercito “moderato” fittizio sia stato schierato sul campo di battaglia in Siria, come parte di Al Qaeda e dell’ISIS, mentre l’Amministrazione USA afferma che il programma di vari miliardi di dollari in quasi 5 anni di funzionamento, ha subito enormi defezioni.

Il Guardian aveva fatto un articolo informativo dal titolo: “I ribelli dell’Esercito siriano Libero disertano e passano al gruppo islamista Jabhat al-Nusra”, in cui scrive : “Il principale gruppo di opposizione armato della Sira, Free Syrian Army (FSA), perde i suoi combattenti e questi si arruolano nel Jabhat al-Nusra, una organizzazione islamista relazionata ad Al-Qaeda che si prospetta come la forza meglio equipaggiata, finanziata e motivata combattendio contro il regime di Bashar al-Assad”.
L’International Business Times aveva fatto un informativa nel suo articolo: “Quatrro anni più tardi, L’Esercito Libero della Siria è caduto, in cui scriveva: “Il Fronte Al Nusra raccolto migliaia di uomini che una volta hanno combattuto sotto il paravento del FSA nei tre anni precedenti. Offre ai suoi affilìati cento dollari al mese in installazioni con pasti assicurati e salario sicuro. I militanti del FSA non avevano ricevuto alcuno stipendio mensile. Quando i gruppi estremisti come il Fronte al-Nusra hanno guadagnato territorio in Siria, hanno ricevuto milioni di dollari in contanti ed armi da uomini d’affari ricchi degli Stati del Golfo e dalla Libia, i ribelli moderati non avevano altra scelta, ha detto Jarrah. Si sentono ingannati e pertanto di affiliano all’ISIS”.

Anche il Daily Best aveva riportato notizie simili: The Daily Beast.com

Tutte queste notizie, ammesse dalle stesse fonti ocidentali, del fatto che i terroristi “moderati” finivano per integrarsi nelle fila di Al Qaeda in migliaia, dimostra che la politica statunitense di voler costruire una opposizione moderata ha fallito completamente. L’evidenza documentata che risale al 2007 dimostra in primo luogo che gli USA non avevano intenzione di costruire una opposizione moderata e che la notizia delle diserzioni sono servite soltanto a coprire il finanziamento diretto e l’armamento di Al Qaeda e dell’ISIS in Siria. Per lo meno la Russia ha colpito questi gruppi, quelli che hanno già disertato e sono passati ad Al Qaeda o inevitabilmente vanno a disertare per al-Qaeda e vanno a fare un favore al Pentagono.

Questo ci porta al recente articolo nnel New York Times. La Russia non sta arbitrariamente bombardando i moderati e contava con l’appoggio degli USA in Siria per prevenire l’opposizione che di definisce “legittima” al governo di Damasco. La Russia sta bombardando i terroristi che operano sotto la bandiera di Al Qaeda ma che si presentono come se non lo fossero per gli Stati Uniti, o inevitabilmente questi miliziani finiscono per passare con le loro armi nell file di Al Qaeda. La Russia sta bombardando Al-Qaeda.

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In effetti, la Russia sta senz’altro bombardamento i militanti che vengono sostenuto dagli Stati Uniti, ma questo accade solo perché gli Stati Uniti hanno deliberatamente sostenuto Al Qaeda el’ ISIS in Siria. In qualsiasi momento, se gli Stati Uniti veramente avessero voluto colpire in modo irreparabile le forze dell’ISIS , avrebbero potuto semplicemente chiudere il confine turco attraverso cui transitano i rifornimenti dell’ISIS, i combattenti, le armi ed i veicoli. Chiudendo il confine tra la Turchia e la Siria a nord, il confine Jordania-Siria nel sud, gli Stati Uniti avrebbero potuto soffocare l’esistenza dell’ ISIS in un mese, se non prima.

Tutto indica che gli USA hanno volutamente lasciato passare i rifornimenti all’ISIS, nel farli uscire da sotto il naso dei loro alleati e delle stesse loro forze militari dislocate sia in Giordania e in Turchia, tutto indica che gli USA almeno tacitamente hanno voluto perpetuare l’esistenza di ISIS – ma molto probabilmente è attivamente coinvolta nella forniture dei camion per ISIS in Siria.

Segretario alla difesa DEGLI STATI UNITI Ashton Carter sostiene che la posizione della Russia è “condannata al fallimento”, in quello che sembra essere un impegno da parte degli Stati Uniti per resistere al tentativo di Mosca di eliminare Al Qaeda e gli altri gruppi oltre ad eliminare l’ ISIS.

Alcuni potrebbero considerare di voler raddoppiare una politica di sostegno dei terroristi che sarà inevitabilmente rivelata al mondo, ed una politica che finora non è riuscita a rovesciare il governo siriano che ora viene rafforzato dall’intervento Russo, Iraniano, ed eventualmente dalle forze cinesi, ed è una politica che è condannata al fallimento.

Infine, va notato, per coloro che ancora dubitano che ISIS sia una creazione intenzionale della politica estera degli STATI UNITI, che l’ISIS si trova in lotta con le forze combinate di Siria, Hezbollah, Iran, Iraq, e ora la Russia.
Uno deve chiedersi chi ha le risorse materiali, finanziarie, e le capacità operative per il supporto di un esercito in grado di assumere una lotta con una coalizione multinazionale di questa dimensione. Dove, se non dagli USA e dai suoi alleati, ISIS può far derivare la fonte della sua lotta?
Pretendere di condurre una lotta all’ISIS, mentre in modo evidente si sostengono, è una posizione condannata al fallimento, un fallimento che si profila per oggi e destinato all’eterna condanna in futuro.


Traduzione: Luciano Lago per Controinformazione

Assad: «Israele è la forza aerea di Al Qaeda»


Il presidente della Repubblica araba siriana, Bashar al-Assad, ha rilasciato un’intervista alla rivista statunitense, “Foreign Affairs”. In questi estratti, Assad ha affrontato vari temi, dalla lotta al terrorismo, appoggiato anche da Israele, alla conferenza di Mosca del 29 gennaio prossimo con la cosidetta opposizione, fino alla situazione sul fronte interno.

«Abbiamo fatto progressi nel corso degli ultimi due anni, ma se mi chiedete se la guerra sta andando nella direzione giusta, io vi dico che tutte le guerre sono cattive, perché provocano perdite e distruzione”, ha dichiarato il presidente al-Assad, ribadendo che ogni guerra si conclude con una soluzione politica.
Ed ha proseguito: «La domanda è questa: Qual è il fattore principale che abbiamo guadagnato in questa guerra? Quello che abbiamo ottenuto è che il popolo siriano ha respinto i terroristi e ha mostrato un maggiore sostegno per il suo governo e il suo esercito … I siriani sostengono lo Stato come rappresentante dell’unità siriana».
Inoltre, ha evidenziato che la Siria fin dall’inizio era aperta a qualsiasi dialogo con ciascuna delle parti del Paese, aggiungendo che quello che si terrà a Mosca sarà una conferenza e non negoziati per giungere ad una soluzione.
Assad ha precisato un punto molto importante: «Dobbiamo fare riferimento al popolo per qualsiasi soluzione attraverso un referendum, in quanto questa è la costituzione e il cambiamento politico deve essere deciso dal popolo siriano stesso».
Ad una domanda sulla riunione a Mosca con l’opposizione, ha affermato: «Noi andiamo in Russia, andremo a tali negoziati, ma c’è un’altra domanda: con chi negozieremo? Come governo, abbiamo istituzioni, abbiamo un esercito e abbiamo un’influenza, positiva o negativa. Gli altri che negoziaranno chi rappresentano? Questa è la domanda .. L’opposizione di solito ha rappresentanti generali nel governo locale, nel parlamento, nelle istituzioni. Nella crisi attuale, è necessario porre domande circa l’influenza della opposizione sul terreno. Si deve tornare a ciò che i gruppi armati hanno annunciato pubblicamente quando dicono ripetutamente che l’opposizione non ci rappresenta e non ci tocca. Se si vuole parlare di un dialogo fecondo, deve essere compreso tra il governo e i gruppi armati. È la verità. L’altro fattore è la discussione con l’opposizione. C’è un’opposizione nazionale che lavora per gli interessi del popolo siriano e non burattini nelle mani del Qatar o dell’Arabia Saudita o di qualsiasi paese occidentale, compresi gli Stati Uniti… Abbiamo una opposizione nazionale, non sto dicendo che tutta l’opposizione non è nazionale. Ma si deve separare l’opposizione nazionale e i personaggi che sono semplici burattini. Con questi nessun dialogo è fecondo. Ci incontreremo con tutti, ma per ottenere un risultato dobbiamo chiedere a tutti chi rappresentate?»

Circa la misura proposta dal rappresentante internazionale per la Siria Staffan de Mistura per bloccare il conflitto in Aleppo, al-Assad ha sostenuto che la Siria è quella che accettato il piano, ma che è in attesa dei dettagli e di un calendario dalla A alla Z.
A proposito di alcune misure per aumentare la fiducia prima che i negoziati inizino, come lo scambio di prigionieri, per esempio, o il rilascio dei prigionieri politici, Assad puntualizzato che la questione dipende dai meccanismi. «Le persone consegnano le loro armi per l’amnistia e riconciliazione in corso e sono un vero e proprio esempio di fiducia ponte … Qual è il rapporto tra l’opposizione e i prigionieri, si tratta di una questione del tutto diversa», aggiungendo che la Siria ha perdonato migliaia di combattenti ed è pronta a concedere l’amnistia a chiunque consegni le armi. Rispondendo a una domanda sull’attuale situazione tra Israele in Siria, al-Assad ha assicurato che Israele fornisce sostegno ai gruppi armati in Siria, ed è del tutto evidente, spiegando che più si realizzano avanzate in una determinata area, più gli attacchi israeliani cercano di influenzare l’efficacia dell’esercito arabo siriano ed è abbastanza chiaro, per cui, alcuni siriani dicono: «Si dice che al Qaeda non ha forze aeree, ma al-Qaeda ha forze aeree, è l’aviazione israeliana».

A proposito di una possibile maggiore cooperazione tra la Siria e gli Stati Uniti, secondo il presidente Assad questa probabilità esiste ancora, dato che la Siria aveva fatto un appello per la cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo per trent’anni, ma questa probabilità richiede un controllo. «La domanda è questa: gli Stati Uniti hanno la volontà di combattere il terrorismo sul terreno? Finora nessuna cosa tangibile, nonostante gli attacchi contro “Daech” a nord della Siria, ma questi sono semplici operazioni cosmetiche … Fin dall’inizio degli attacchi, Daech conquista dominio nel territorio siriano e iracheno». E tra l’altro, ha indicato che Daech non poteva esistere per tutto questo periodo, senza la fornitura di armi e fondi dai turchi, chiedendo agli Stati Uniti di esercitare pressioni sulla Turchia, Arabia Saudita e Qatar per smettere di sostenere i gruppi armati.

Assad ha ribadito, a questo proposito, che la Siria è pronta a cooperare con qualsiasi governo nella lotta contro il terrorismo.
Sulla questione su quale forma di politica statunitense aspira, al-Assad ha concluso: «La conservazione della stabilità in Medio Oriente. La Siria è il cuore del Medio Oriente. Tutti lo sanno. Se il Medio Oriente è instabile, tutto il mondo sarà instabile. Nel 1991, quando abbiamo iniziato il processo di pace, abbiamo avuto molta speranza. Ora, dopo più di 20 anni, le cose non sono tornati al punto di partenza, ma sono andate ancora più indietro. Quindi, ciò che è richiesto è quello di aiutare la regione a ripristinare la pace, combattere il terrorismo, promuovere il secolarismo e sostenere la regione economicamente e soprattutto contribuire a migliorare la mente e la società come avete fatto nel vostro paese. È la missione insita negli Stati Uniti, quella di non lanciare le guerre, che non fanno di lei una grande potenza».

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

La vera storia della Siria



Riceviamo e pubblichiamo: -di Francesco Gonzaga-

In Italia, in questi caldi giorni d’agosto, il sole splende ancora fino a tardi. Le giornate sono lunghe, ognuno di noi ha la propria routine: lavoro, amici, serate. Preoccupazioni, gioie, emozioni. Il disco dorato sorge e poi tramonta, e noi seguiamo esattamente questo ciclo. Incuranti. Ignari del fatto che c’è un pezzo di mondo, nemmeno troppo lontano da noi, in cui l’umanità si sta squarciando. Un pezzo di mondo in cui uomini di carne, come noi, vengono barbaramente uccisi, giorno e notte. Ma la cosa più terribile è un’altra. Il peggio è che tutte le sovrastrutture che reggono il nostro mondo dorato, i media, la politica, non sono ignare, non sono incuranti. Sono complici. Coautori di questo orrendo disegno di morte.

Da questo senso di ribrezzo per ciò che mi circonda, nasce il desiderio di provare a descrivere, con i semplici strumenti di cui dispongo, la vera storia della Siria. A testimonianza di quanto scrivo, elencherò in fondo varie fonti, tra cui scritti, video ecc. Spero che lo sgomento causato dalla verità vi travolga, proprio come ha fatto con me, e che il rigurgito che ne derivi vi spinga a smascherare quanto più possibile intorno a voi queste orrende menzogne.

Partiamo dal contesto. Prima dell’inizio di questa ondata di violenze, nel marzo 2011, la Siria era uno stato senza rilevanti conflitti interni. Dal punto di vista politico, il paese era retto dal partito Ba’th, che si era impadronito del potere nel 1963. Nel 1970 prese la guida del potere Hafiz Al Assad, padre di Bashar che istaurò una forma ereditaria del ruolo di presidente della Repubblica, tanto che alla sua morte, nel 2000, il presidente divenne l’attuale Bashar Al-Assad. Il partito Ba‘th, politicamente parlando, è un partito di ideologia tendenzialmente socialista, con spiccate tendenze al nazionalismo arabo. Assolutamente di secondo piano per il partito è la dimensione confessionale( prova ne sia che i tre fondatori, negli anni ’40, erano di tre religioni diverse). La Siria di Bashar Al-Assad è stata dunque un paese con una forte impronta laica, dove il governo( detentore del potere esecutivo) e l’assemblea nazionale (detentore del potere legislativo) avevano componenti appartenenti al partito Ba’th (o alla lista degli altri partiti moderati ad esso alleato) provenienti dalle diverse etnie e gruppi religiosi della nazione (sciiti, sunniti, drusi, cristiani, curdi), senza discriminazione. Ugualmente, era permesso e tollerato ogni tipo di culto religioso. Nei media occidentali si dà grande risalto al fatto che la famiglia Assad appartenga al clan degli Alawiti, gruppo religioso vicino al credo dei mussulmani sciiti, non particolarmente numeroso nel paese, ma in realtà questo non ha grande importanza. Infatti l’appartenenza a diversi ceppi etnici/religiosi all’interno della Siria non era motivo di forti contrasti o tensioni(esempio personificato di ciò è la moglie di Bashar Al-Assad, sunnita, sposata tranquillamente con un Alawita, e molto occidentale e laica nel modo di esprimersi). Dal punto di vista della politica interna, in Siria era in vigore dal 1963 lo stato di emergenza e la legge marziale, a cagione del permanente stato di guerra/tensione con Israele. Ciò permetteva al presidente la soppressione di alcuni articoli della costituzione, e il mantenimento di fatto di un regime semi-dittatoriale, in cui appunto la famiglia degli Assad deteneva importanti funzioni, pur lasciando ampia autonomia di scelta tramite l’elezione popolare dell’esecutivo e dell’assemblea popolare(un regime quindi con molte più libertà di altri paesi del golfo come per esempio l’Arabia Saudita). Dal punto di vista della politica estera invece, la Siria è stata da sempre uno dei più acerrimi nemici di Israele. In anni recenti, il presidente Assad ha stretto sempre più i legami con Hezbollah e l’Iran facendo leva sul comune sentimento anti-israeliano, nonostante a livello politico permangano grandi differenze tra il regime siriano, come detto molto laico e tendenzialmente socialista, e gli altri due membri dell’“alleanza”, in cui l’importanza della dimensione confessionale ricopre un ruolo determinante.

Ora i fatti. Quelli veri, non filtrati da un’informazione che in Italia ci giunge distorta, frammentaria, spesso capovolgendo del tutto la realtà.

Sul finire del marzo 2011, alcune migliaia di siriani scendono in piazza in diverse città, soprattutto a Daraa. Quasi la totalità dei manifestanti esprime i propri slogan del tutto pacificamente. Coloro che protestano si dividono generalmente in due correnti: i laici riformisti , meno numerosi, che chiedono al presidente Assad la cessazione dello stato di emergenza introdotto nel 1963, la promulgazione di riforme, l’abolizione della legge marziale e più in generale la liberalizzazione totale della vita politica del paese, e coloro che in altri paesi arabi sono conosciuti come i simpatizzanti dei Fratelli Musulmani, ovvero estremisti religiosi sunniti, che sono sempre stati emarginati dalla vita politica del paese (in Siria fin dagli anni ‘60 non era permesso al partito dei Fratelli Musulmani di presentarsi, per impedire una deriva islamista dello stato), e che chiedevano sostanzialmente un maggior peso della religione islamica all’interno dello stato Siriano. E’necessario constatare comunque che, diversamente da altri paesi come l’Egitto, a causa principalmente della sua storia ma anche della sua conformazione etnica, in Siria coloro che erano favorevoli ad un cambiamento in direzione di maggior intransigenza religiosa erano, e sono, fortemente minoritari. Il 24 marzo, sull’onda delle manifestazioni svoltesi in tutto il paese, il presidente Assad, annunciava l’avvio di un articolato processo di riforme: dichiarava inoltre che un comitato avrebbe studiato norme per abrogare lo stato di emergenza e per elaborare una legge sui partiti, per superare il monopolio del partito Ba’th. Contemporaneamente in tutto il paese un numero enorme di persone si recava in piazza per affermare il proprio sostegno al presidente (nessuna di queste oceaniche manifestazioni è stata mostrata dai media occidentali). Nonostante però queste importanti concessioni da un lato, ed enormi iniziative popolari a sostegno del regime dall’altro, durante l’ultima settimana di marzo continuano ad arrivare al presidente notizie terribili: nel corso di nuove manifestazioni organizzate dall’opposizione si registrano un grande numero di morti e feriti, non solo però tra i manifestanti, ma anche tra le forze di sicurezza. Il presidente dichiara pubblicamente più volte che nessuno ha ordinato alle forze di sicurezza di sparare sui dimostranti (del resto, al di fuori della stupida logica istillata dai nostri media, è difficile pensare che per poliziotti normali, soldati semplici, sia “perfettamente naturale” sparare indiscriminatamente sui propri connazionali senza alcuna pietà). Alla fine di questa tragica settimana, il quadro è più chiaro: ci sono molti video, trasmessi all’inizio solo dalla televisione di stato siriana, poi da alcuni emittenti russe, che mostrano la verità: in diverse manifestazioni organizzate dall’opposizione, sono presenti elementi non meglio identificati, che, armati, sparano sulle forze di sicurezza. In altri video è possibile vedere cecchini che sparano indiscriminatamente sia sulle forze di sicurezza che sui manifestanti, creando sempre più, com’è facile immaginare, scompiglio, confusione, terrore. Col passare del tempo, le forze di sicurezza riescono a catturare alcuni di questi elementi, le cui confessioni sono trasmesse in continuazione dalle reti nazionali e dalle reti russe, venendo completamente ignorate, naturalmente, dai media europei e americani. Si tratta molto spesso di mercenari stranieri, sauditi,afghani,iracheni e di tante altre nazionalità oppure di siriani, che appartenendo al terrorismo islamico internazionale, in cambio di somme di denaro spesso ingenti fornite da potenti finanziatori, uccidono forze di sicurezza e civili, senza alcun tipo di discriminazione. Per creare il caos. Il presidente Assad, sconvolto come la maggior parte della popolazione, il 30 Marzo denuncia per la prima volta pubblicamente questi fatti. All’inizio una buona fetta degli oppositori moderati non crede alle parole del presidente, e ritiene che il gran numero di morti di quei giorni sia dovuto al pugno di ferro adottato dal governo. Ma, con il trascorrere dei giorni, si mostra sempre più il tremendo volto dell’orrore. Nei giorni successivi, nuove manifestazioni sfociano in veri e propri massacri, causati nuovamente dalla presenza di terroristi internazionali sia tra le fila dei manifestanti, sia in mezzo tra questi e le forze di sicurezza. Ma non basta. Si hanno notizie in tutto il paese di veri e propri eccidi: intere caserme della polizia sterminate, centinaia di famiglie massacrate. I cosiddetti “ribelli” in questa fase non sono altro che mercenari affiliati al terrorismo islamico internazionale, provenienti da 29 paesi diversi (infiltrati in Siria grazie al sostegno di Arabia Saudita, Usa, Israele tramite il confine turco, libanese, giordano), reclutati da potenti finanziatori (approfondiremo più avanti chi sono costoro) ed equipaggiati con armi nuovissime di fabbricazione europea, americana, israeliana. Tra di loro sono presenti anche siriani di nascita, che approfittano dell’offerta di denaro per compiere massacri e orrori insieme a questi relitti umani. E così, nel giro di breve tempo, da ogni parte della Siria arrivano notizie terribili, quasi troppo incredibili per essere vere. Arrivano foto e video di interi villaggi o quartieri ricoperti di cadaveri. Ma queste bestie a forma di uomo, non si limitano a uccidere senza distinzione civili, poliziotti, musulmani, sciti, laici al grido di Allahu Achbar. La maggior parte dei cadaveri viene trovata sgozzata, decapitata, mutilata senza pietà. Spesso i medici riferiscono che i cadaveri presentano segni di violenze e abusi, indifferentemente se uomini, donne, vecchi o bambini. Ci sono video su Youtube come quello in cui uno di questi abominevoli esseri umani, dopo aver tagliato a pezzi con un machete un soldato delle forze di sicurezza, gli strappa il cuore dal petto, e ne ingoia un pezzo. Si avete capito bene, proprio così. Alcuni sopravvissuti raccontano altre storie atroci, come quella di un bambino di 11 anni sopravvissuto per miracolo ad uno di questi massacri, che narra la fine della sua famiglia, orrendamente sgozzata a freddo da “un gruppo di strani diavoli con la barba lunga, per nulla rassomiglianti a militari”. Altri, all’arrivo delle forze dell’ordine, raccontano che questi pazzi, una volta entrati nel quartiere, prendono alcuni civili dalle case e, radunata tutta la popolazione in piazza, li uccidono pubblicamente. A volte riprendono la scena col telefonino, mettendo poi il video su Youtube, per fare vedere “cosa succede” ad opporsi al loro potere. Ma non è tutto. Quando alcuni di questi diavoli vengono catturati dalle forze di sicurezza, (spesso tra l’altro le fonti governative riferiscono che costoro hanno nel sangue sostanze allucinogene, droga, alcol in gran quantità) si possono udire altre confessioni di questi semi-analfabeti, ancora più terribili. Costoro dichiarano di essere pagati da “sceicchi”, che versano loro mensilmente un gran numero di dollari, al quale essi sono totalmente asserviti, anche dal punto di vista ideologico, arrivando a svolgere qualunque tipo di compito. Inoltre sono in molti a testimoniare che spesso questi gruppi compiono massacri di civili vestendo divise militari, oppure fanno saltare edifici con civili dentro riprendendo con videocamere le stragi, per poi trasmetterle a reti estere quali Al-Arabiya, attribuendo la paternità di questi atroci delitti alle forze governative.

Il governo siriano, preso atto della situazione, non ha scelta: decide di inviare l’esercito a protezione dei cittadini in diverse città, e in questo modo si sviluppano decine e decine di focolai di guerra lungo il paese. Le forze di sicurezza, come si può ben immaginare dopo aver udito gli orrori di cui sopra, sono accolte ovunque come liberatrici dalla popolazione. A questo punto, quasi la totalità dell’opposizione laica/moderata (perlopiù formata da ceti economicamente elevati e istruiti) al regime di Assad si è assolutamente convinta della gravità della situazione, e comprende perfettamente le dichiarazioni e l’operato del governo. Si verifica quindi un progressivo ritorno di popolarità del regime, che ora può contare sull’approvazione e il sostegno di oltre il 90% della popolazione. Nel giro di alcuni mesi, tra l’altro, Assad farà approvare notevoli riforme di carattere politico/sociale, arrivando addirittura a concedere una nuova costituzione e revocando una volta per tutte il discusso stato di emergenza in vigore dal 1963. D’altro canto Assad dichiara che la Siria non soccomberà mai alle mire dei complotti stranieri, e che lui non si dimetterà lasciando il suo popolo in balia di questi pazzi. Il presidente comunica anche che è compiaciuto delle riforme realizzate grazie al dialogo con le componenti moderate dell’opposizione, ma che è necessario invece opporsi fino all’ultimo uomo contro questi sanguinari terroristi stranieri. Occorre notare che dalla parte dei “ribelli”, si è schierato soltanto un non elevato numero di reali oppositori siriani, ovvero gruppi di islamisti radicali sunniti e simpatizzanti dei fratelli mussulmani(alcuni di questi costretti a forza con i metodi descritti sopra a passare dalla parte dei “rivoltosi”). Costoro attualmente combattono il governo in alcune zone della Siria. E’ inoltre presente un altrettanto esiguo numero di oppositori di stampo moderato al regime di Assad, che però nella quasi totalità non si trovano più nel paese, e sostengono l’opposizione e il neonato “Esercito Libero Siriano”(nome privo di senso, dal momento che in Siria agiscono appunto gruppi di terroristi internazionali senza grandi legami tra loro e senza un reale controllo centralizzato)o per totale ignoranza sul reale stato delle cose, o perché uomini corrotti, pronti per subentrare come amministratori della Siria del dopo Assad con il sostegno degli occidentali.

Ecco appunto, gli occidentali. Parliamo del loro atteggiamento, ma non solo, anche di quello di Israele, e l’Arabia Saudita. Fin dall’inizio, è chiara l’impostazione dei media di questi paesi. Ogni canale ufficiale, ogni testata giornalistica di una certa rilevanza, inizia a ripetere fin da subito che i massacri che avvengono in Siria sono opera del regime. Senza nemmeno essere sfiorati dal ipotesi di errore, articoli su articoli, fiumi di carta e di parole vengono versate contro Assad e il suo governo. Al contrario invece, la Russia, dove circolano le vere immagini di ciò che accade in Siria, si schiera sia a livello di opinione pubblica che a livello politico fortemente in sostegno al regime del presidente Assad, e pone il veto più volte all’interno del consiglio di sicurezza dell’Onu ad un eventuale intervento per aiutare “gli insorti”. Ma, senza alcun obbiezione di coscienza, alcuni paesi quali Usa, Gran Bretagna, Francia, Israele e Arabia Saudita inviano fondi e sostentamenti ai gruppi di “ribelli”. Ma non solo. Esistono molti video in cui sono visibili teste di cuoio mediorientali o addirittura occidentali istruire sul campo i cosiddetti “ribelli” all’uso di complicate e nuovissime armi, prodotte naturalmente in Occidente. Col passare del tempo, gli Usa soprattutto rendono questo finanziamento sempre più smaccato, con il segretario di stato John Kerry, che dichiara pubblicamente enormi trasferimenti di denaro ai membri del “Esercito Libero Siriano”. E col passare del tempo, la diplomazia Occidentale, scade sempre di più nel ridicolo. Viene presentato un piano di pace da Kofi Annan, uno dei pochi diplomatici che si dimostra sul serio intenzionato a far cessare le violenze. Annan chiede che si rispetti un cessate il fuoco, che si giunga a patti con le parti, che si formulino alcune conferenze di pace. Ma, se avete letto ciò è scritto sopra, avete già capito che sono parole al vento: come si può infatti discutere con orde di diavoli, sovvenzionati proprio da chi vuole fomentare il caos e la guerra? Il governo di Bashar Al Assad cerca di rispettare i termini del patto, dà il suo avvallo alla presenza di testimoni Onu in Siria. Ma, chiaramente, si susseguono nuovamente terribili episodi di violenza, che costringono il governo siriano a rispondere per non lasciare solo il popolo di fronte alle barbarie. Il culmine viene raggiunto dopo il massacro di Hula: un gran numero di civili viene trovato orrendamente trucidato nella periferia della città. Su richiesta dell’Russia, viene inviata una squadra di ispettori Onu sul posto per accertare i reali mandanti dell’tremendo eccidio. Poco dopo aver udito la presentazione del generale Mood, capo degli osservatori, che definiva “oscure”le prove riguardo a coloro che avevano ucciso tutti quei civili, incredibilmente quasi tutte le cancellerie europee iniziavano a condannare vigorosamente il regime di Assad come colpevole dell’orrore, e giudicavano come unica possibilità d’uscita la sua dipartita. Il ministro degli esteri Lavrov, incredulo, dichiarò in serata di avere qualche dubbio sulla reale volontà di far cessare le violenze da parte degli occidentali, se invece che accertare il reale mandante degli omicidi, l’Occidente si premuniva di indicare la via per il necessario cambiamento politico della Siria. Di nuovo, da qui in poi, furono chiare le diverse tendenze. Usa, Gran Bretagna e Francia erano per un intervento militare immediato contro il regime, per “proteggere i civili siriani”, Italia e Germania suggerivano invece che bisognava trovare una soluzione politica del conflitto: difficile dire se i ministri degli esteri italiani e tedeschi ignorassero a tal punto la situazione da non capire che il conflitto era in realtà voluto espressamente dai loro compagni di G8 che ne sovvenzionavano una parte in causa, oppure se mentissero sapendo di mentire. Resta in ogni caso il ridicolo e la vergogna di cui si coprono tutti i diplomatici europei, sovvenzionatori oppure finti pacifisti, che nascondono totalmente qualsiasi tipo di verità al proprio popolo. Altri momenti talmente tragici dal risultare comici di questa atroce messinscena si sono verificati quando la maggior parte dei media Occidentali dichiarò che due attentati compiuti da uomini suicidi ad Aleppo e Damasco fossero stati organizzati dal governo come punizione per i cittadini siriani, e quando è stato diffuso in rete il video di Al Zawahiri, il comandante in capo di Al Qaeda, che esortava alla lotta contro Assad(!). Il comandante di una rete di terroristi teoricamente anti-Occidentale e anti-Israeliana per eccellenza che incita alla rivolta contro uno dei massimi nemici politici degli Usa e di Israele. D’ora in poi non consideratelo troppo credibile, questo fantoccio statunitense.

Dov’eravamo rimasti? Nel frattempo, la gente in Siria continua a morire. Anche la Turchia passa dalla parte degli avvoltoi, e inizia tutto un balletto diplomatico ostile con Damasco. Ma nonostante tutto, giorno dopo giorno, l’esercito siriano(aiutato da Hezbollah e da alcuni contingenti iraniani) riprende quartieri su quartieri, riconquista pezzi di villaggi distrutti e ridotti in cenere, libera sempre più civili dall’occupazione di questi pazzi scatenati. I media stranieri dicono che il fronte dei “ribelli” si sposta verso nord, verso sud, verso est, verso ovest, ma non è altro che l’ennesima menzogna. Non esiste nessun fronte in Siria, questi mercenari sono infiltrati un po’ dappertutto, in molti i quartieri e/o villaggi agricoli, ad Aleppo come a Damasco come ad Hama. Poi a Febbraio 2013, qualcuno inizia a parlare di armi chimiche. Si inizia a sospettare che il sedicente Assad, non contento di tutti gli alti massacri a lui attribuiti, abbia utilizzato il gas Sarin contro i civili, provocando ulteriori genocidi. Obama dichiara che l’utilizzo di armi di distruzione di massa è il punto di non ritorno, e una volta accertato, sarà impossibile non ricorrere all’uso della forza per fermare Assad. Le cancellerie di tutto il mondo gli fanno eco. Anche a voi pare di averla già sentita? Non passano che alcuni mesi. Et voilà. Il 21 Agosto 2013, più di mille persone muoiono a causa di un attacco chimico alla periferia di Damasco. Assad chiede un ispezione dell’Onu, la Russia chiede un’ispezione dell’Onu, ma il resto del mondo non sa cosa farsene, della verità. E così siamo giunti ai giorni nostri. I media di tutto il mondo senza aspettare uno straccio di prova hanno già individuato il colpevole, nonostante un’azione del genere da parte di Assad non avrebbe avuto alcun senso logico, Obama nel frattempo ordina alla flotta Usa di tenersi pronta per l’attacco, accompagnato dalla Gran Bretagna e dalla Francia. L’Italia e la Germania che si trincerano dietro un vigliacchissimo “io senza l’ok dell’Onu non mi muovo” quando potrebbero muoversi eccome, in direzione del senso etico. Israele che totalmente priva di dignità, sa benissimo chi ha fornito i gas ai ribelli per scatenare “l’attacco governativo” alla periferia di Damasco, ma che però distribuisce pubblicamente maschere antigas, per dare ulteriore credibilità di tutto il circo.

Non mi spingo più al di là, non è dato di sapere con precisione perché gli Usa vogliano a tutti i costi la caduta del regime di Assad, si possono solo fare ipotesi, che partono dalla volontà di Israele di rendere inoffensivo il partner di Hezbollah, dei palestinesi e l’unico alleato dell’Iran, oppure per fare un piacere ai potenti alleati dell’Arabia Saudita(che hanno contribuito in maniera determinante all’orrore, fornendo in via diretta ai ribelli mezzi e finanziamenti provenienti dagli Usa e Israele).

Resta, come ho già ribadito sopra, l’enorme vergogna che grava su ogni paese occidentale,che permette queste inaudite infamie, spesso sovvenzionate con i nostri soldi. Prego per le vittime innocenti di questo orrore senza fine. E personalmente, mi resta un rimpianto: non aver potuto partecipare di persona all’incontro privato del 18 giugno 2013 tra Putin e Obama, in cui Putin, uomo che dimostra di avere un briciolo di dignità, aprendo in faccia ad Obama il video con il “ribelle” che si mangia il cuore del soldato siriano, deve avergli detto più o meno “Barack, ma mi spieghi come fai a dormire la notte sapendo di avere sulla coscienza queste cose?”. Ecco, avrei proprio voluto vedere la sua faccia.

Links:

mercenari/cecchini che sparano sui dimostranti e sulle forze di sicurezza


presenza di terroristi mercenari nelle file dei manifestanti


enorme manifestazione in favore del presidente Assad


una delle tante confessioni dei diavoli sanguinari


intervista radiofonica ad un Siriano, che racconta tutta la verità, suscitando lo sdegno della radio francese


clamoroso esempio di mistificazione prodotta dai media italiani


il “ribelle” che dopo aver estratto il cuore ad un soldato morto, ne addenta un pezzo (video terribile)


esecuzione e mutilazione di tre civili da parte di “ribelli”


esecuzione pubblica di tre civili da parte dei “ribelli”


gruppo di soldati orrendamente trucidato dai “ribelli”


un altro gruppo di soldati ammazzato da un altro gruppo di “ribelli”


uno dei più terribili video sugli omicidi da parte dei ribelli


la vergogna del terrorismo italiano


Bel reportage realizzato da report russi sulla situazione in Siria.


Intervista al presidente della comunità siriana in Italia


Intervista ad Assad, che si fa in quattro per cercare di spiegare la verità

Dove sono i media mainstream? Migliaia di civili siriani festeggiano il ritorno nelle case liberate dai terroristi (Video)


Dove sono i media mainstream? Migliaia di profughi e civili siriani celebrano il ritorno nelle loro case ad Al-Ziabiyeh, nei pressi di Damasco, ora liberate dal terrorismo. Terrorismo che l’occidente ha fomentato, utilizzato e supportato per perseguire il progetto di Turchia e monarchie del Golfo di destituire il governo di Assad.


Dove sono i media mainstream?

NON FATEVI INGANNARE DALL’OPERAZIONE-PAURA: RIMANERE NELLA UE È LA SCELTA RISCHIOSA.


Il Telegraph si schiera apertamente per il l’uscita del Regno Unito dalla UE. Sottolinea come l’intera strategia di chi vuole rimanere nella UE si basa sulla paura da instillare sui cittadini, paura di catastrofi impossibili e inesistenti che avverrebbero se i Britannici dovessero avere il coraggio di separarsi da questo progetto fallimentare. Al contrario, un voto favorevole all’uscita significherebbe più liberta per il Regno Unito e un’ottima occasione per rimettersi in discussione per la stessa UE.

Di Boris Johnson, 28 febbraio 2016

Siete terrorizzati? Avete paura? Sono già riusciti a spaventarvi? Ormai è ovvio che la campagna per il “Rimaniamo nella UE” punta a provocare una sola emozione nel pubblico britannico: la paura.

Vogliono farci andare a votare in un tale stato di tremante apprensione che obbediremo alle Euro-élite e voteremo per rimanere nell’Unione Europea. Ci consentono di osservare, a livello intellettuale, che il sistema non è stato riformato, è spesso corrotto e sempre più anti-democratico. Ammettono che, se ci venisse chiesto oggi per la prima volta di aderire, non ci sogneremmo nemmeno di farlo. Ci è pure consentito comprendere, fino a un certo punto, che se votiamo per Rimanere, continueremo ad essere intrappolati – come passeggeri sul sedile posteriore di un taxi errante con un autista che non parla inglese e che ci sta portando, costoso e impietoso, nella direzione sbagliata.

Ma i sostenitori del Rimanere chiaramente calcolano che, quando dovremo scegliere – tra uscire ora, o rimanere sempre più invischiati– cederemo, non correremo il rischio; preferiremo il diavolo che conosciamo. Per incoraggiarci in tale decisione, stanno facendo una serie di affermazioni discutibili.

Ci viene detto che l’uscita sarebbe una minaccia per l’economia del Regno Unito. Abbiamo appena assistito al curioso spettacolo del ministro delle finanze UK che ha insistito sulla riscrittura di un comunicato del G20 per includere un riferimento al potenziale “shock” conseguente al Brexit – sicuramente la prima volta in cui un paese ha utilizzato attivamente un forum internazionale per parlare di minacce per le proprie prospettive economiche.

Gli agenti di Progetto Paura – e sembrano essere ovunque – ci hanno avvertito che uscire dall’UE comprometterebbe la cooperazione tra diverse polizie, magistrature e intelligence. Ci è anche stato detto che l’UE è stata responsabile, negli ultimi 70 anni, di aver “mantenuto la pace in Europa“. In ogni caso il messaggio è che il Brexit è semplicemente troppo spaventoso; e la realtà è che queste minacce sono così selvaggiamente esagerate da essere una sciocchezza.

Infatti sono sempre più convinto che il rischio reale è quello di starsene senza fare nulla, rimanere inerti e compiacenti in un’Unione Europea non riformata che è inchiodata a un progetto federale su cui non abbiamo alcun controllo.

Prendiamo i cosiddetti rischi economici. Ricordate quando li valutate che la gente ora che rilascia raccapriccianti avvertimenti contro il Brexit è spesso la stessa (come ha appena osservato l’ex governatore della Banca d’Inghilterra, Mervyn King) che profetizzò disastri se la Gran Bretagna non avesse aderito all’euro. In realtà, è stato vero l’opposto. E’ l’euro che ha dimostrato di essere un incubo, una macchina economica di distruzione che sta ancora causando bassa crescita, alta disoccupazione e miseria reale in alcuni paesi europei.


La moneta unica è anche la causa delle tensioni tra paesi europei e di una certa retorica di una virulenza e cattiveria mai viste dopo la seconda guerra mondiale. Abbiamo avuto sommosse anti-tedesche in Grecia; abbiamo visto ritratti di Angela Merkel bruciati in Grecia. In Francia, i rapporti con la Germania sono nel punto più basso dal dopoguerra e il supporto per il Fronte Nazionale è ai livelli massimi. Invece di riconoscere questo disastro per quello che è – il risultato di un piano di eccessiva centralizzazione che vuole fondere diverse economie in una – l’UE è determinata a proseguire nella direzione sbagliata.

Francois Hollande chiede un nuovo Parlamento Federale dell’eurozona, e ci sono piani espliciti per tentare di salvare l’euro con la creazione di un’Unione Politica e Fiscale sempre più stretta, con conseguenze legislative che coinvolgerebbero la Gran Bretagna, anche se siamo fuori dall’eurozona.

Ci troviamo sull’orlo di un altro enorme salto centralizzatore – un salto nel buio – che implicherà meno democrazia, meno responsabilità e quindi un maggior rischio di disillusione ed eventuale terremoto politico. Non è il Brexit che presenta rischi economici; è l’euro, e i tentativi federalizzatori di salvarlo che sono la minaccia reale a lungo termine per la sicurezza e la stabilità.

Per quanto riguarda la tesi secondo cui l’UE è in qualche modo il garante militare della pace in Europa – ricordatevi cosa è successo quando all’UE è stato chiesto di occuparsi della Jugoslavia. Ricordate l’Ucraina. È la Nato e l’Alleanza Atlantica che garantisce la nostra sicurezza, come Maj Gen Julian Thompson ha sottolineatosempre su questo giornale oggi. Le pretese dell’EU sull’Europa sono – nella migliore delle ipotesi – fonte di confusione e – nella peggiore – destinati a incoraggiare un disimpegno americano.

È semplicemente falso, infine, dire che uscire dall’UE comporterebbe l’impossibilità per noi di coordinare le nostre attività in intelligence o di antiterrorismo o di polizia. Tutte queste operazioni possono essere condotte a livello intergovernativo – come infatti è sempre avvenuto, fino al recente passato.

Al contrario, è la Corte Europea di Giustizia, con il suo vasto nuovo potere superiore alla Carta dei Diritti Fondamentali, che rende più difficile di mese in mese per i servizi di sicurezza fare il loro lavoro – che si tratti di espellere gli assassini o monitorare sospetti terroristi. È l’Europa senza frontiere, ovviamente, che rende molto più facile muoversi ai nostri nemici. Come ha detto Ronald K Noble, l’ex capo dell’Interpol, l’area di Schengen è “come un cartello di accoglienza in Europa per i terroristi “.

Qualunque siano i rischi del Brexit, essi sono eclissati dai problemi di rimanere in un costrutto politico che è stato modificato fuori da ogni controllo da quando abbiamo aderito nel 1972. Quello che dobbiamo fare ora è trovare il coraggio scegliere il cambiamento. Abbiamo bisogno di una nuova partnership e un nuovo accordo con i nostri amici nell’UE, basata sul commercio e sulla cooperazione, ma senza questo apparato sovranazionale che è così obsoleto e che non viene imitato da nessuno.

È la possibilità della vita per energizzare la nostra democrazia, tagliare la burocrazia, risparmiare 8 miliardi di sterline l’anno, controllare i nostri confini e ottenere nuovi accordi commerciali con le economie in crescita che ci sono attualmente proibiti. Votare per Lasciare la UE sarebbe un bene per la Gran Bretagna e l’unico modo per costringere l’UE alle riforme di cui ha bisogno. Chiamiamolo Progetto Speranza. 

Di Boris Johnson, 28 febbraio 2016



L’UE CREA GUERRE ECONOMICHE.



Paradosso: dovrebbe proteggerci dai conflitti, poi però ci distrugge a colpi di Troika e spread. Guardate la Grecia.

Tra i compiti fondamentali del sapere filosofico, fin dal suo aurorale gesto socratico, vi è la problematizzazione dell’esistente e la messa in discussione delle “verità” inerzialmente accettate come tali; compito oggi reso, se mai è possibile, ancora più difficile dalla massiccia presenza della propaganda organizzata, del consenso televisivamente garantito e dalla gestione delle ideologie operata dai circenses giornalistici.

Se si volesse essere socratici in riferimento all’Unione europea e alle sue “verità”, il lavoro sarebbe improbo: la propaganda è così massiccia che ogni problematizzazione socratica viene silenziata, diffamata e demonizzata sul nascere, complici anche le categorie della neolingua (“complottismo”, “populismo”, eccetera).

Può ancora esistere una figura à la Socrate nel tempo del mibtel e dello spread, del «ce lo chiede il mercato» e della sacra legge del fiscal compact?

PROTEZIONE, FALSO TEOREMA. Difficile rispondere. Diciamo, però, che se si volesse oggi provare a seguire le orme di Socrate e, alla stregua della torpedine evocata nel Menone, scuotere chi ci sta intorno elettrizzandolo con dubbi e spunti critici, vi sarebbe molto lavoro da fare.

In primo luogo, si potrebbe mettere in discussione il noto teorema – ribadito un giorno sì e l’altro pure – dal circo mediatico e dal ministero della Verità: «L’Ue ci protegge dalle guerre», dai tragici conflitti a cui ci portarono i nazionalismi del 1900.

Non è difficile mettere in discussione questo teorema.

EFFETTI CATASTROFICI. Ci ripetono che l’Unione europea ci protegge dalle guerre: e intanto, a ben vedere, essa sta producendo gli stessi effetti che si produrrebbero se fossimo in guerra.

La Grecia martoriata ne è il più tragico esempio: un Paese ridotto alla fame, con la disoccupazione alle stelle, la mancanza dei medicinali negli ospedali, i giovani che frugano nei cassonetti in cerca di cibo.

Uno scenario apocalittico, che appunto ci si aspetterebbe in tempo di guerra.

A questo proposito, occorre essere radicali e, soprattutto, onesti con sé e con gli altri: l’Ue non ci protegge dalle guerre, giacché essa stessa si è venuta configurando nella forma di un conflitto economico.

SI PARLA DI PAX COMMERCIALE. Disse Lukács che, nel capitalismo funzionante a pieno regime, la violenza diventa «categoria economica immanente». Lo stesso potrebbe dirsi, con diritto, della guerra: anch’essa si fa economica. Già si parla, in effetti, di «guerre valutarie» e di «pax commerciale».

E, allora, diciamolo apertamente: con le sue asimmetrie sempre più marcate, l’Unione europea è una guerra economica, che prosegue in forma finanziaria le politiche di invasione militare a cui il Novecento ci aveva abituati in forma militare.

La Germania ha invaso la Grecia: non con bombe e mitra, con carri armati e cannoni, bensì con la Troika e con lo spread, con il fiscal compact e con l’acquisto dei beni pubblici greci. E questo è solo l’inizio.

Il senatore MCCain senza vergogna: saranno gli USA a decidere se la UE potrà togliere le sanzioni contro la Russia


Il senatore repubblicano, membro del Congresso, assicura che numerosi paesi europei “stanno cercando in questo momento una via d’uscita “, in riferimento alla possibilità di togliere le sanzioni contro Mosca, che discuteranno nella conferenza di Monaco.
Nel corso di una intervista all’agenzia Sputnik, il senatore repubblicano McCain ha assicurato che gli Stati Uniti decideranno il momento in cui l’Unione Europea potrà levare le sanzioni economiche contro la Russia, nonostante che questa misura sia costata perdite miliardarie al blocco comunitario.

“Ovviamente c’è molto dibattito tra gli europei per abolire le sanzioni. Molti paesi (della UE) stanno cercando una via d’uscita”, ha detto McCain. “Da mesi, in molti paesi, soprattutto in Germania, si nota una enorme pressione per l’annullamento delle sanzioni”, ha aggiunto.

Tuttavia, “la decisione finale dei paesi europei su questo tema dipende in qualche misura dal governo degli Stati Uniti”, ha detto il senatore repubblicano, aggiungendo che gli Stati membri dell’UE intendono discutere la revoca delle sanzioni contro la Russia alla Conferenza internazionale sulla Sicurezza di Monaco di Baviera che si svolgerà la prossima settimana.

“Questo non è ufficialmente un tema ammesso nelle trattative dichiarate della conferenza, ma ci saranno molte discussioni tra i rappresentanti europei”, ha detto McCain.

Dal mese di luglio 2014, l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la Russia come effetto della situazione in Ucraina, sanzioni che sono state ampliate ed estese in diverse occasioni. Nel mese di Agosto dello stesso anno, la Russia ha introdotto, in risposta, un pacchetto di sanzioni, tra cui un embargo sui prodotti alimentari che provengono dai paesi “sanzionatori”.


Nello stesso tempo, varie nazioni europee non sono soddisfatte delle misure adottate nei confronti di Mosca e delle contromisure russe che hanno provocato perdite di miliardi di euro nel commercio con la Russia. Nel mese di Gennaio, il ministro delle Finanze francese ha ammesso che Parigi lavorerà in modo che le sanzioni possano essere revocate per la prossima estate.

In modo analogo, i rappresentanti della Camera di Commercio tedesco-russa AHK sono convinti che le sanzioni contro la Russia dovrebbero essere riviste, perché “non si nota l’effetto politico di queste misure e queste danneggiano seriamente l’industria tedesca”.
Anche l’Italia lo scorso dicembre ha ritardato la decisione dell’UE di estendere le sanzioni economiche, chiedendo che il blocco europeo discutesse di tali misure.

Il vicepresidente Joe Biden, ha ammesso in passato che il governo degli Stati Uniti ha forzato l’Unione europea ad imporre sanzioni contro la Russia, nonostante il rischio di danni economici.

Nota: Queste dichiarazioni del Senatore McCain e quelle di Joe Biden, dimostrano (meglio di qualsiasi altro documento) da chi sia diretta concretamete la politica estera dei paesi europei ed a quali ricatti Washington sottoponga i governi che si dimostrano recalcitranti ad obbedire alle direttive degli USA. Questo spiega la perdita di prestigio ed il processo di inevitabile declino che subiscono i paesi europei nel contesto internazionale.


Traduzione e nota: Luciano Lago per Controinformazione

PELLE DI COCCODRILLO: TUTTO L’ORRORE NASCOSTO DIETRO LE BORSE DI LUSSO LOUIS VUITTON (VIDEO)


– di Marta Albè per GreenMe

Cosa si nasconde dietro la produzione di borse, portafogli e cinture in pelle di coccodrillo? In Vietnam lo sfruttamento dei coccodrilli per produrre borse di lusso e altri accessori ci fa aprire gli occhi su un terribile segreto dell’industria della moda.

La Peta ha messo in mostra la terribile realtà di cui sono vittime decine di migliaia di coccodrilli in Vietnam, dove vengono allevati e uccisi per la produzione di borse di pelle vendute in tutto il mondo.

Tra gli allevamenti di coccodrilli che sono stati oggetto di investigazione da parte della Peta sono presenti anche i fornitori di pelle (almeno per quanto riguarda il passato, secondo le ultime news) per la produzione delle famose borse di Louis Vuitton e di alcune delle grandi marche più in voga a livello internazionale.

Purtroppo acquistare borse, cinture e orologi con cinturino in pelle di coccodrillo supportano un orrore di cui forse non ci si rende davvero conto.

I coccodrilli vengono scuoiati vivi brutalmente solo per soddisfare i desideri di chi è alla ricerca di accessori considerati di lusso da usare o da indossare come status symbol.

I filmati della Peta mostrano come le aziende si procurano la pelle di coccodrillo e ciò purtroppo accade in modo orribile. Il video ora in circolazione è stato girato tra marzo e aprile 2016 e fa parte di una serie di indagini condotte per favorire la salvaguardia degli animali esotici.

Sulla schiena dei coccodrilli viene praticata un’incisione che permette di scuoiarli vivi. Alcuni coccodrilli si muovono ancora mentre la loro pelle viene rimossa. La morte dei coccodrilli scuoiati può avvenire anche molte ore dopo la tortura. Rimangono sensibili a lungo allo stress e al dolore di questa crudeltà.


I filmati girati dalla Peta coinvolgono Heng Long, realtà del Vietnam che è stata acquistata per il 51% nel 2011 da LVMH, società madre di famosi marchi della moda, tra cui troviamo Louis Vuitton, Givenchy, Christian Dior, Marc Jacobs e altri.

Secondo le ultime dichiarazioni delle aziende, in ogni caso, Louis Vuitton e LVMH non hanno più niente a che fare ormai dal 2014 con gli allevamenti di coccodrilli attaccati dalla Peta. Ma che dire delle borse e degli accessori in pelle di coccodrillo prodotti negli anni precedenti?

La Peta, oltre ad invitare i consumatori al boicottaggio, ha comunicato al Governo del Vietnam che i maltrattamenti dei coccodrilli violano i regolamenti dedicati al rispetto dei diritti degli animali. Si tratta di una campagna difficile da portare avanti perché in Vietnam la produzione di carne e pelli di coccodrillo fa parte dell’economia locale. L’unico modo per minare questo business sarebbe contribuire al calo della domanda di beni di lusso realizzati in pelle di coccodrillo.



Per scoprire l’orrore che si nasconde dietro la produzione di accessori in pelle di coccodrillo guardate il video.


Non guarderete più Louis Vuitton, Gucci, Burberry e tutti i marchi che vendono accessori in coccodrillo con gli stessi occhi…

I consumatori spendono migliaia di dollari per questi accessori, ma sono gli animali a pagare il vero costo. Bisogna smettere di acquistare prodotti con la pelle di coccodrillo.

Fonte: GreenMe

I vaccini sono obbligatori?


Vaccini obbligatori: tutti contro Nogarin. Ma cosa dice la legge?

In questi giorni imperversa la polemica sui vaccini in seguito alla proposta della Regione Toscana di introdurre l’obbligo di vaccinazione per tutti i bambini iscritti alla scuola materna e all’asilo nido (misura adottata recentemente in Emilia Romagna)

In particolare, Nogarin, sindaco di Livorno ed esponente del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato:

“Rendere obbligatori i vaccini per i bimbi che vogliono frequentare l’asilo è una forzatura insopportabile. Come è possibile anche solo pensare di imporre un divieto simile, creando una divisione di fatto tra bambini di serie A e bambini di serie B?”

E aggiunge, indicando una soluzione:

“Se vogliamo raggiungere un risultato serio, dobbiamo lavorare sulla prevenzione, l’informazione e la comunicazione. Altrimenti si deresponsabilizza l’individuo e questo è molto pericoloso.”

Tale posizione ha scatenato un coro di critiche del mondo politico e da molti amministratori locali. Alcuni parlamentari hanno inoltre proposto di varare una legge nazionale uniforme e un’anagrafe nazionale delle vaccinazioni.

A questo punto ci si chiede: ma i vaccini sono veramente obbligatori? Se un bambino non viene vaccinato quali sono le conseguenze per i genitori?

Diamo uno sguardo a cosa dice la legislazione.

Partiamo dalle normativa europea. L’Unione Europea, pur consigliando gli Stati di dotarsi di vaccini non ne prevede l’obbligo. E sul punto gli Stati sono divisi: in alcuni la vaccinazione è obbligatoria (Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria), mentre in altri non lo è (Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia). Esiste infine un gruppo di lavoro legato ad un progetto (Venice III) collegato all’OMS che studia la possibilità di coordinare le politiche europee sui vaccini, senza però che si sia raggiunto un punto di arrivo in tal senso.

In Italia l’obbligatorietà dei vaccini fu introdotta dalla legge Crispi 5849/1888 per poi essere abolita successivamente. Divennero poi obbligatorie le vaccinazioni contro la difterite (1939), la poliomielite (1966), il tetano (1968) e l’epatite B (1991).

Attualmente, le vaccinazioni per l’infanzia obbligatorie per legge sono quattro:
antidifterica (Legge 6 giugno 1939, n. 891),
antipoliomielitica (Legge 4 febbraio 1966, n. 51),
antitetanica (Legge 5 marzo 1968, n. 292),
antiepatite virale B (Legge 27 maggio 1991, n. 165).

Le vaccinazioni contro pertosse, morbillo, parotite, rosolia e infezioni da Haemophilus Influenza b (Hib), sono fortemente raccomandate dalla legge, ma non imposte.

Ma quali sono le conseguenze per la mancata vaccinazione obbligatoria?

A quanto pare nessuna.

Da una parte, l’art.9 del Decreto Legge 273/1994 (convertito con legge 490//1995) prevede che “l’esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie su minori non può essere coercitivamente imposta con l’intervento della forza pubblica”.

Dall’altra, il DPR 355/1999 prevede un obbligo da parte delle scuole di accertare se siano state effettuate le vaccinazioni obbligatorie e, nel caso in cui non siano effettuate, di informare le ASL per i “tempestivi interventi”, ma al contempo, lo stesso decreto recita: “La mancata certificazione delle vaccinazioni non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo o agli esami”. Il che è come dire “non è obbligatorio vaccinarsi, ma la scuola può intervenire” (come e in che modo non si sa e la legge non lo specifica).

Esiste poi un piano nazionale di prevenzione vaccinale che fornisce linee guida (ma anche qui non obblighi) da seguire per le singole regioni.

Ogni Regione predispone il proprio calendario vaccinale, potendolo adeguare alle esigenze contingenti del momento; ad esempio delibere regionali possono prevedere ad hoc, per diffusione di determinate malattie, l’obbligo momentaneo di vaccinarsi per determinate categorie di persone.

Negli ultimi anni molte Regioni hanno abolito, con leggi regionali o di fatto (es. circolari/direttive), l’obbligatorietà della vaccinazione: Veneto (dal 2007), Trentino (2011/2012), Toscana ( v. delibera nr. 369 del 22-05-2006), Piemonte (che ha sostituito il termine obbligatori con prioritari), Emilia-Romagna (v. delibera nr. 256 del 13-03-2009). In altre regioni sono state sentenze dei tribunali a renderle di fatto facoltative (es. Puglia, Marche).

Questa tendenza è stata recentemente invertita: lo scorso 22 novembre, infatti, l‘Emilia-Romagna ha approvato una legge regionale che introduce l’obbligatorietà dei vaccini per essere ammessi agli asili nido. Segue l’annuncio della Regione Toscana sopra ricordato.

Dando infine uno sguardo alla giurisprudenza sul tema, il quadro che ne esce è il seguente:
non esiste sanzione né penale né amministrativa per i genitori che decidano di non vaccinare i figli;
sono illegittime le misure coercitive indirette adottate da alcune ASL (sottrazione della potestà genitoriale, ricovero del bambino in istituto, o coercizione con l’intervento della forza pubblica;
Dal momento che esistono serie possibilità di effetti collaterali sulla salute del bambino, la scelta di vaccinare o no i figli spetta ai genitori, che devono dichiarare espressamente i motivi per cui intendono non sottoporre il figlio alla vaccinazione obbligatoria.
Il diritto di scelta è un diritto costituzionalmente garantito dall’articolo 32 della Costituzione, il quale al secondo comma afferma che: Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

In conclusione: l’attuale quadro normativo prevede talune vaccinazioni obbligatorie ma le stesse sono regolate da norme imperfette, ovvero prive di sanzione e di qualunque coercibilità.

Alla luce dei fatti, le polemiche sollevate appaiono affievolirsi e le norme di cui tanto si discute, sulla base degli effetti concreti che producono, assomigliano piuttosto a “raccomandazioni travestite da obblighi”.

Sul tema si segnala:
Danno da vaccinazione (AltalexPedia, voce a cura di Valentino Aventaggiato);

(Altalex, 1° febbraio 2017)

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