17 febbraio 2017

IL PRESIDENTE PD DELLA REGIONE ABRUZZO INDAGATO PER CORRUZIONE CON 15 ALTRI


L'AQUILA - Nell'ambito di un'inchiesta della procura della Repubblica dell'Aquila, il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso del Pd, e' indagato per corruzione, turbativa d'asta e abuso d'ufficio. Secondo quanto si e' appreso, il governatore e' coinvolto insieme a un'altra quindicina di persone tra funzionari e imprenditori. In corso perquisizioni anche domiciliari in diverse citta' d'Abruzzo, dopo quella negli uffici regionali di palazzo Silone. Oltre che dai Carabinieri, l'indagine e' portata avanti anche dalla Polizia di Stato. L'M5S commenta:''Mentre i partiti si ostinano a buttare fango sul Movimento 5 Stelle, perdendo di vista le questioni gravi e reali che affliggono il Paese, il presidente dell'Abruzzo D'Alfonso (Pd) viene indagato per corruzione. Intanto noi continuiamo a lavorare per la collettività e a tagliarci stipendi e rimborsi non utilizzati. Ad oggi abbiamo già rinunciato e restituito oltre 82 milioni di euro tra Parlamento, Regioni e Parlamento Europeo''.

Fonte:Redazione Milano

SINDACATO POLIZIA A SAVIANO: SUE CONSIDERAZIONI SUL SUICIDIO DI LAVAGNA RASENTANO IL CRIMINALE E RISULTANO DIFFAMATORIE


“La decisa presa di posizione di Saviano in favore della legalizzazione della droga, nonostante la sua schizofrenica parte recitata di quello che si batte contro il traffico di stupefacenti, è cosa ben nota e non ci sorprende più. Abbiamo già più volte letto e contestato anche le deboli motivazioni formali su cui lui la basa. Ma certamente sconcerta, adesso, il suo intervento tutto politico in cui si spinge a strumentalizzare addirittura morti e suicidi per promuoverla. Secondo l’erudita analisi di Saviano il giovane di Lavagna si è ucciso a causa del fatto di essere stato trovato in possesso di droga, non è giusto, allora legalizziamola! Purtroppo ci sono ragazzi che si suicidano per tanti altri motivi. C’è chi si uccide a causa dei brutti voti, allora meglio abolire la scuola. C’è chi si uccide a causa di cose che accadono in Rete e lo coinvolgono, allora meglio abolire Internet. E potremmo continuare a lungo. Un delirio".

E’ il duro attacco di Franco Maccari, segretario generale del Coisp, sindacato indipendente di polizia, sull’intervento di Roberto Saviano a proposito del suicidio del giovane di Lavagna, trovato dalla guardia di finanza con droga addosso e a casa. "Per non dire - continua Maccari - del subdolo riferimento alla ‘colpa’ che le forze dell’ordine avrebbero avuto in questo drammatico suicidio per aver perquisito un giovane che deteneva droga come previsto dalla legge, invece che dedicarsi a stroncare traffici di stupefacenti e piazze di spaccio. Considerazioni che rasentano il criminale e risultano diffamatorie". 

"La celebrità - attacca il segretario generale del Coisp - sta dando pesantemente alla testa a una persona che dovrebbe tentare di ritornare alla realtà, smettendola di fare il guru sotto la luce dei riflettori dove si crogiola al sicuro blindato dalla sua scorta, (garantita da quegli sconsiderati delle forze di polizia) ritrovando un briciolo di senso di responsabilità”. “Le deliranti, offensive e soprattutto infondate parole di Saviano si commentano da sé - tuona Maccari -. Il giovane di Lavagna non l’hanno spinto al suicidio gli uomini della guardia di finanza che hanno fatto il loro lavoro nel rispetto assoluto di quella legge che sembra contare tanto poco per il nostro scrittore rivoluzionario, e non certo perché è comodo perseguire i singoli che violano le norme". 

"Il giovane di Lavagna - continua il segretario generale del Coisp - non l’hanno spinto al suicidio tutte quelle persone o le leggi di uno Stato che giustamente reputano lesivo, dannoso e quindi non ammesso l’uso e soprattutto lo smercio di sostanze che distruggono la salute. E non passa inosservato che i soliti fiumi di parole confusi nelle consuete analisi sociologiche di Saviano si fermino sempre a lambire questioni che vanno ben più nel profondo del tessuto sociale, scolastico, familiare, culturale e, perché no, anche politico. Ma dare giudizi sommari che tanto contesta agli altri in realtà riesce molto facile a Saviano. Facile, comodo, frutto quanto mai di incompetenza e calcolo. Esattamente ciò che il genio dell’analisi della criminalità contesta alle forze dell’ordine e allo Stato". 

"Saviano invece di insistere con tali becere corbellerie - attacca Maccari - si dedichi al suo lavoro, che è e resta scrivere libri. Mentre noi ci dedichiamo al nostro che è combattere su tutti i fronti l’illegalità, anche e soprattutto sul fronte della lotta in tema di droga cui dedichiamo giorni e notti insonni lontano dalle telecamere e dai cachet milionari, anche se questo può voler dire a volte lavoro di mesi o anni che va a vuoto mai per nostra responsabilità, ma piuttosto per altre componenti di un sistema che partendo anche dalle apparentemente innocue valutazioni di Saviano in tema di legalizzazione, alla fine per principio tutto finisce per tollerare, per ammorbidire, per annacquare”.

Redazione Milano

IL PD VUOLE ''STERMINARE'' I TAXISTI (CHE DA SEMPRE NON VOTANO PD). PER QUESTO, HA DATO DI FATTO IL VIA LIBERA A UBER.



Monta la protesta dei taxisti contro il decreto Milleproroghe, che sospende per un altro anno l'efficacia di una serie di norme che dovrebbero regolamentare il servizio degli Ncc e contrastare le pratiche abusive. Una sanatoria che, secondo la categoria, favorisce Uber. La reazione dei taxisti e' stata immediata. Decine di macchine bianche si sono radunate a Roma davanti al Senato, che ha votato il provvedimento. Il traffico e' andato rapidamente in tilt nella capitale, con gravi disagi soprattutto negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino.

Anche a Milano,i tassisti hanno sospeso il servizio per riunirsi in 'assemblee spontanee' presso le due stazioni cittadine, con tanto di lancio di uova contro un'auto a noleggio con conducente. A Torino l'appuntamento e' stato sotto il municipio, mentre a Firenze la manifestazione si e' svolta presso la prefettura. Per raffreddare gli animi il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, ha convocato i sindacati dei taxisti per martedi' prossimo. Mentre il Garante per gli scioperi "ha chiesto informazioni urgenti alle Prefetture dei capoluoghi di Regione" per verificare se lo stop abbia comportato violazione delle norme che regolano il diritto allo sciopero "tra l'altro con riguardo al preavviso, la durata, l'informativa all'utenza, la garanzia dei servizi minimi".

Gli spazi di trattativa appaiono pero' molto ristretti. Il Milleproroghe, dopo la fiducia al Senato, arriva quasi blindato alla Camera dove deve ottenere l'ok definitivo entro il 28 febbraio, mentre i taxisti parlano di un provvedimento che "prepara la strada alle azioni delle multinazionali che da tempo operano sul territorio in spregio alle norme vigenti".

Con loro si e' schierato il leader della Lega Nord, Matteo Salvini: "Il governo", dice, "non puo' prendere in giro e massacrare i lavoratori, in questo caso i tassisti. Il mio sostegno a chi tutti i giorni e' in strada a fare il suo lavoro a rischio di aggressioni e senza nessuna certezza". 

Entrando nel dettaglio del provvedimento, il testo del decreto milleproroghe prevede il rinvio al 31 dicembre 2017 del termine per l'emanazione del decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti finalizzato a impedire le pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente e francamente non si capisce la ragione di questo assurdo rinvio.

Ma a scatenare la protesta e' soprattutto il via libera a un emendamento, a prima firma della senatrice ovviamente del Pd Linda Lanzillotta, che prevede che la sospensione dell'efficacia delle disposizioni in materia di trasporto di persone mediante autoservizi non di linea operi fino al 31 dicembre 2017: tra queste, l'obbligo per gli Ncc di tornare alla rimessa dopo aver accompagnato il cliente.

In particolare, tali norme, la cui efficacia resta appunto sospesa fino a fine anno, regolamentano il servizio di noleggio con conducente prevedendo che: tale servizio si rivolga ai clienti che ne fanno richiesta presso la rimessa per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio, le auto devono stazionare all'interno delle rimesse o presso i pontili di attracco e la sede del vettore e la rimessa devono essere situate, esclusivamente, nel territorio del comune che ha rilasciato l'autorizzazione.

Le norme 'congelate' prevedono vincoli anche per l'accesso nel territorio di altri comuni che puo' essere soggetto a preventiva comunicazione che attesti, anche con autocertificazione, l'osservanza e la titolarita' dei requisiti di operativita'.

E' inoltre è stata congelata l'obbligatorietà di una sede, di una rimessa o di un pontile di attracco situati nel territorio del comune che ha rilasciato l'autorizzazione. Le disposizioni congelate introducono inoltre una serie di divieti e condizioni: e' vietata la sosta in posteggi su suolo pubblico nei comuni ove sia esercitato il servizio di taxi. In questi comuni i veicoli adibiti a servizio di noleggio con conducente possono sostare esclusivamente all'interno della rimessa.

Anche le prenotazioni devono essere effettuate in rimessa, prevedono le norne che il governo Pd ha bloccato. L'inizio e il termine di ogni singolo servizio devono avvenire nel garage situato nel comune che ha rilasciato l'autorizzazione, con ritorno alla stesso, mentre il prelevamento e l'arrivo a destinazione dell'utente possono avvenire anche nel territorio di altri comuni. I conducenti sono obbligati a compilare e tenere un "foglio di servizio" completo di una serie di dati tra cui il timbro dell'azienda e/o societa' titolare della licenza. In caso di violazione sono poi previste una serie di sanzioni tra cui la sospensione o la cancellazione della licenza. Ma tutto questo è solo sulla carta, per colpa del "congelamento" di queste norme voluto dalla maggioranza Pd.

Da notare che Uber sta subendo cause in mezzo mondo e in Europa di fatto non lavora. Ma in Italia sì, per colpa del Pd. 

Redazione Milano

INCHIESTA / ECCO I VERI DATI DI PIL E DISOCCUPAZIONE DEI PAESI DELL'EURO A CONFRONTO CON QUELLI EUROPEI SENZA EURO


I media di regime continuano a propagandare il mito che “fuori dall’euro c’è solo miseria, povertà disoccupazione”, unito al mantra che il Regno Unito sta collassando. Il tutto per farci digerire l’indigeribile, ovvero un rapporto di cambi fissi mascherato da moneta unica, nato male e prossimo a finire peggio.

Abbiamo quindi voluto fare un raffronto su numeri reali, per capire se effettivamente l’euro sia la “fonte di eterna gioia” o se invece sia solo l’inferno in terra. Abbiamo preso i dati di crescita di pil e disoccupazione dell’area del rapporto di cambi fissi chiamato euro e li abbiamo confrontati con quelli di altre nazioni del continente europeo che non ne fanno parte.

Nazione
Crescita PIL 2016
Disoccupazione 2016
Zona Euro
1,7%
9,6%
Ungheria
1,6%
4,4%
Svezia
2,8%
7,3%
Repubblica Ceca
1,7%
5,3%
Bulgaria
3,4%
8%
Polonia
2,7%
9,6%
Regno Unito
2,2%
4,8%
Islanda
4,7%
2,9%



Come possiamo vedere, le nazioni fuori dal rapporto di cambi fissi chiamato euro hanno ALMENO uno dei due parametri migliori della zona euro, e nella maggior parte dei casi entrambi. In particolare tutte le nazioni esterne hanno un tasso di disoccupazione decisamente più basso (Polonia a parte) di quello presente nell’area della finta moneta unica. Questa è la prova provata che il “sistema” non funziona.

Che l’euro, in quanto rapporto di cambi fissi tra aree economiche non omogenee porti solo disoccupazione e bassa crescita nella maggior parte dei suoi territori è dimostrato da questa seconda tabella

Nazione
Crescita PIL 2016
Disoccupazione 2016
Austria
1,8%
10,6%
Paesi Bassi
2,3%
5,3%
Finlandia
0,2%
7,9%
Germania
1,2%
3,9%
Francia
1,11%
10%
Belgio
1,1%
7,6%
Italia
1,1%
12%
Portogallo
1,9%
10,5%
Spagna
3%
18,63%
Grecia
0,3%
23%


Dove emerge chiaramente come solo i paesi storicamente legati alla Germania per le proprie economie, presentano un tasso di disoccupazione sotto il 10%, mentre per quelli dell’area mediterranea, Francia compresa, il valore sia drammaticamente a doppia cifra, unito ad una crescita asfittica.

Per puro gusto della provocazione, sappiate che il Burkina Faso ha un pil cresciuto del 5,6% nel 2016 e una disoccupazione al 6,6%!

Appare del tutto evidente come la realtà dia pienamente ragione alla teoria economica secondo la quale un rapporto di cambi fissi tra aree a diverso andamento economico, generi forte disoccupazione in quelle più deboli e, nel complesso, una crescita economica al di sotto della media delle nazioni che non sono soggette a tali vincoli.

Perché continuiamo a dire che l’euro è un regime di cambi fissi e non una moneta unica? Perché per avere una moneta unica VERA, sarebbero necessari trasferimenti perequativi tra le zone avvantaggiate e quelle svantaggiate, un unico debito pubblico complessivo e una politica economico-fiscale unica. La zona euro non ha nessuno di questi tre aspetti, quindi NON siamo in presenza di una moneta unica.

Il punto è che tutte le unioni monetarie tra are non omogenee sono miseramente falliti, e nella storia esistono parecchi esempi al riguardo, per cui si sapeva fin dall’inizio che il sistema non avrebbe funzionato.

Buon senso vorrebbe che si ponesse fine a questo folle esperimento in modo ordinato, ma vista la protervia e l’arroganza dei burocrati della ue, potete star certi che il sistema imploderà in modo assolutamente caotico.

Luca Campolongo

Fonti




https://it.sputniknews.com/italian.ruvr.ru/2013_11_18/Non-esistono-unioni-monetarie-irreversibili/

LA CIA SPIO' MARINE LE PEN SARKOZY HOLLANDE INTROMETTENDOSI NELLE ELEZIONI PRESIDENZIALI DEL 2012 SU ORDINE DI OBAMA


WASHINGTON - Tutti i principali partiti politici francesi sono stati spiati dalla Cia durante l'amministrazione Obama, nei sette mesi che hanno portato alle elezioni presidenziali del 2012. Lo ha rivelato WikiLeaks attraverso il suo sito web, affermando che lo spionaggio è avvenuto attraverso "spie umane" ed elettroniche.

Citando tre ordini della Cia, parte delle informazioni riservate 'Vault 7 series', vengono descritti come bersagli il partito socialista, il Front National, l'Unione per un Movimento Popolare, l'attuale presidente François Hollande, l'allora presidente Nicolas Sarkozy, la leader del FN Marine Le Pen, i candidati Martine Aubry e Dominique Strauss-Khan. 

Tra gli obiettivi elencati dalla Cia c'erano le informazioni sulle posizioni private di Sarkozy "sugli altri candidati" e il modo in cui interagiva con i propri consiglieri, così come sulle strategie elettorali dei candidati dei partiti d'opposizione, sulle dinamiche interne ai partiti e sui loro leader, sulle posizioni sugli Usa e i tentativi di entrare in contatto con altri Paesi tra cui Germania, Regno Unito, Libia, Israele, autorità palestinesi, Siria e Costa d'Avorio. Tutte queste operazioni di spionaggio erano nell'interesse della Casa Bianca. Obama certamente ne trasse vantaggio, conoscendo in anticipo posizioni e quindi possibili decisioni dei vertici della politica francese.

E ancora: l'ordine che ricevette la Cia (ovviamente da Obama, nessun altro avrebbe potuto darlo) era di indagare le politiche sulla crescita economica nazionale francese e le opinioni sul modello tedesco, le posizioni sulla crisi economica nell'Unione europea e nell'eurozona, nonché sulla situazione economica greca.

Wikileaks scrive inoltre che gli ordini della Cia erano "classificati e riservati a occhi statunitensi, a causa della "sensibilità degli amici nei confronti degli amici". L'obiettivo dello spionaggio, afferma il sito di Julian Assange, era raccogliere informazioni per "sostenere" le attività della Cia, della sezione dedicata all'Unione europea della Defense Intelligence Agency (Dia) e della sezione Intelligence e ricerca del dipartimento di Stato. L'operazione, prosegue Wikileaks, si è svolta per 10 mesi dal 21 novembre 2011 sino al 29 settembre 2012, vale a dire oltre le elezioni presidenziali di aprile e maggio 2012.

La Cia agli ordini di Obama osservò molto da vicino le elezioni presidenziali francesi del 2012, chiedendo alla National Security Agency di rispondere a domande specifiche relative ai principali candidati di quel voto. Lo rivela un documento ottenuto da WikiLeaks, pubblicato con Libération, Mediapart e la Repubblica. L'ente di spionaggio del Dipartimento di Stato Usa, e in particolare il suo ufficio analisi su Russia ed Europa, in quel documento chiede domande molto particolareggiate sui candidati. In particolare la richiesta di controllare strettamente la situazione francese parte dalle primarie socialiste del 9 e 16 ottobre 2012 per andare alle elezioni presidenziali del 22 aprile e 6 maggio 2012.

Lo spionaggio venne effettuato soprattutto sui principali candidati in campo, da Dominique Strauss-Kahn a Nicolas Sarkozy, da Martine Aubry a Francois Hollande, senza ignorare Marine Le Pen. Obiettivo era quello di permettere agli analisti di "valutare il paesaggio politico francese post- elettorale e l'impatto potenziale sulle relazioni Stati Uniti-Francia, permettendo ai principali decisori americani, ad iniziare dal presidente in carica, Obama, di prepararsi". 

Queste operazioni di spionaggio della Cia - su benestare della Casa Bianca, altrimenti non sarebbero potute avvenire - ai danni della Francia sono state eseguite in aperta violazione del diritto internazionale e della sovranità della Francia e rappresentano una ingerenza criminale contro uno stato d'Europa e un'ingerenza criminale nelle elezioni presidenziali della Francia. Obama ne è politicamente e personalmente responsabile.

A fronte di tutto ciò, il "pericolo" che viene evidenziato ora quello degli "hacker russi" che potrebbero "influenzare" le elezioni francesi e tedesche? In tutta evidenza, appare anche questa essere un'operazione di depistaggio e disinformazione programmata di settori della Cia ancora legati alla passata amministrazione Obama.

Redazione Milano

Per questo post, a breve, potrei essere arrestato



Pubblicato 17 febbraio 2017 - 1.09 - Da Claudio Messora

Questo è il testo del Disegno di Legge depositato il 7 febbraio da Adele Gambaro (ex M5S) al Senato, che dà attuazione (tecnicamente, “recepisce”) alla risoluzione approvata dal Parlamento Europeo per il cosiddetto contrasto alla propaganda online. È firmato da una pletora di senatori trasversali rispetto ai partiti, ansiosi di “normare” finalmente “la rete”.

Lotta alle “Fake News”? Magari! Invece, si persegue chi “esagera” nel dare notizie vere, così come chi è “tendenzioso”, e perfino chi nel dare notizie “desta pubblico allarme”, “reca nocumento agli interessi pubblici” o “fuorvia settori dell’opinione pubblica”. Qualunque cosa voglia dire (perché vuol dire veramente qualunque cosa e dunque vorrà dire “tutto”), la punizione consta della reclusione per non meno di due anni, e multe fino a 10.000 euro.

Guardate bene la rete come è oggi. Quella dei blog che fanno informazione. Guardatela un altro po’. Presto non ci sarà più. Sensazionalismo? Giudicate voi: lo spiego nel video.

La pagina del Senato dove l’iter del ddl sta per essere avviato: Atto Senato 2688

Fonte: byoblu - Da Claudio Messora -

15 febbraio 2017

''LA UE E' ANTIDEMOCRATICA ANTI-AMERICANA GONFIA DI BUROCRATI NON ELETTI E GLOBALISTI''(TED MALLOCH, DESIGNATO DA TRUMP)


BRUXELLES - Per sapere come viene vista la Ue negli Stati Uniti basta ascoltare cosa dice Ted Malloch, designato dal Presidente Trump ad essere il nuovo ambasciatore americano presso l'Unione europea. "L'Unione europea e' diventata non democratica, gonfia di burocrazia e anti-americanismo rampante, e gli Usa dovrebbero incoraggiare maggiore commercio bilaterale con l'Europa ma affermare la propria ferma opposizione a un'Europa federale dicendo un preciso 'no' a un unico euro-governo".

In un articolo-letteea lettera pubblicata dalla rivista The Parliament Magazine, che ha sede a Londra ed e' molto seguita dagli addetti ai lavori comunitari, il possibile nuovo ambasciatore Usa presso l'Ue, Ted Malloch, torna all'attacco, dicendo chiaro e tondo che questa Ue non è democratica, quindi è autoritaria.

Malloch scrive che "il fallimento del progetto d'integrazione europea dovrebbe essere ormai evidente a chiunque, ma siccome l'America ha interessi commerciali, di difesa, culturali e di politica estera in Europa, resta interesse degli Usa rimanere impegnati con l'Ue".

"L'amministrazione Trump - prosegue Malloch - potrebbe essere capace d'incoraggiare un'inversione del processo che sta portando verso gli Stati uniti d'Europa socialisti e protezionisti, caratterizzato da sovra-regolamentazione, crescita bassa, disoccupazione alta, e rigidita' strutturale".

"Tuttavia - precisa Malloch - nessuno vuole che l'Europa fallisca o si disintegri all'istante. Sappiamo che gli Usa e il Regno unito sono diversi dall'Europa - continua la lettera immediatamente ripresa dalle agenzie internazionali - noi vogliamo democrazia e responsabilita', mentre l'Ue e' intrinsecamente non democratica e non deve rendere conto a nessuno (unaccountable, ndr)".

"L'anti-americanismo influenza tutta la cultura e le decisioni politiche in Ue, perchè esiste un rancore verso il potere americano".

Nell'articolo non mancano attacchi anche alla politica agricola comune europea, che "distorce l'economia mondiale", e per l'euro, rappresentazione esemplare delle "contraddizioni interne" dell'Ue che "danneggiano le convinzioni e gli interessi Usa".

Secondo Malloch, "la cura al disastro dell'Europa e' una democrazia genuina, governata dal popolo e non da burocrati non eletti che sfilano come esperti, una elite globalista con la sua superstruttura che e' staccata dalle persone e quindi completamente anti-europea". 

Semplicemente fantastico.

Redazione Milano

SINDACATO POLIZIA A SAVIANO: SUE CONSIDERAZIONI SUL SUICIDIO DI LAVAGNA RASENTANO IL CRIMINALE E RISULTANO DIFFAMATORIE

SINDACATO POLIZIA A SAVIANO: SUE CONSIDERAZIONI SUL SUICIDIO DI LAVAGNA RASENTANO IL CRIMINALE E RISULTANO DIFFAMATORIE

“La decisa presa di posizione di Saviano in favore della legalizzazione della droga, nonostante la sua schizofrenica parte recitata di quello che si batte contro il traffico di stupefacenti, è cosa ben nota e non ci sorprende più. Abbiamo già più volte letto e contestato anche le deboli motivazioni formali su cui lui la basa. Ma certamente sconcerta, adesso, il suo intervento tutto politico in cui si spinge a strumentalizzare addirittura morti e suicidi per promuoverla. Secondo l’erudita analisi di Saviano il giovane di Lavagna si è ucciso a causa del fatto di essere stato trovato in possesso di droga, non è giusto, allora legalizziamola! Purtroppo ci sono ragazzi che si suicidano per tanti altri motivi. C’è chi si uccide a causa dei brutti voti, allora meglio abolire la scuola. C’è chi si uccide a causa di cose che accadono in Rete e lo coinvolgono, allora meglio abolire Internet. E potremmo continuare a lungo. Un delirio".

E’ il duro attacco di Franco Maccari, segretario generale del Coisp, sindacato indipendente di polizia, sull’intervento di Roberto Saviano a proposito del suicidio del giovane di Lavagna, trovato dalla guardia di finanza con droga addosso e a casa. "Per non dire - continua Maccari - del subdolo riferimento alla ‘colpa’ che le forze dell’ordine avrebbero avuto in questo drammatico suicidio per aver perquisito un giovane che deteneva droga come previsto dalla legge, invece che dedicarsi a stroncare traffici di stupefacenti e piazze di spaccio. Considerazioni che rasentano il criminale e risultano diffamatorie". 

"La celebrità - attacca il segretario generale del Coisp - sta dando pesantemente alla testa a una persona che dovrebbe tentare di ritornare alla realtà, smettendola di fare il guru sotto la luce dei riflettori dove si crogiola al sicuro blindato dalla sua scorta, (garantita da quegli sconsiderati delle forze di polizia) ritrovando un briciolo di senso di responsabilità”. “Le deliranti, offensive e soprattutto infondate parole di Saviano si commentano da sé - tuona Maccari -. Il giovane di Lavagna non l’hanno spinto al suicidio gli uomini della guardia di finanza che hanno fatto il loro lavoro nel rispetto assoluto di quella legge che sembra contare tanto poco per il nostro scrittore rivoluzionario, e non certo perché è comodo perseguire i singoli che violano le norme". 

"Il giovane di Lavagna - continua il segretario generale del Coisp - non l’hanno spinto al suicidio tutte quelle persone o le leggi di uno Stato che giustamente reputano lesivo, dannoso e quindi non ammesso l’uso e soprattutto lo smercio di sostanze che distruggono la salute. E non passa inosservato che i soliti fiumi di parole confusi nelle consuete analisi sociologiche di Saviano si fermino sempre a lambire questioni che vanno ben più nel profondo del tessuto sociale, scolastico, familiare, culturale e, perché no, anche politico. Ma dare giudizi sommari che tanto contesta agli altri in realtà riesce molto facile a Saviano. Facile, comodo, frutto quanto mai di incompetenza e calcolo. Esattamente ciò che il genio dell’analisi della criminalità contesta alle forze dell’ordine e allo Stato". 

"Saviano invece di insistere con tali becere corbellerie - attacca Maccari - si dedichi al suo lavoro, che è e resta scrivere libri. Mentre noi ci dedichiamo al nostro che è combattere su tutti i fronti l’illegalità, anche e soprattutto sul fronte della lotta in tema di droga cui dedichiamo giorni e notti insonni lontano dalle telecamere e dai cachet milionari, anche se questo può voler dire a volte lavoro di mesi o anni che va a vuoto mai per nostra responsabilità, ma piuttosto per altre componenti di un sistema che partendo anche dalle apparentemente innocue valutazioni di Saviano in tema di legalizzazione, alla fine per principio tutto finisce per tollerare, per ammorbidire, per annacquare”.

Redazione Milano

IL PARLAMENTO DI STRASBURGO APPROVA IL ''CETA'' CON I VOTI DI PD E FORZA ITALIA (RENZI & BERLUSCONI UNITI NEL PEGGIO)


STRASBURGO - Con 408 a favore, 254 contrari e 33 astenuti l'Europarlamento ha approvato l'accordo commerciale tra Unione Europea e Canada, aprendo la strada all'entrata in vigore provvisoria delle disposizioni del cosiddetto Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement).

A sostenere ufficialmente il Ceta, approvato dall'Europarlamento con 408 voti a favore e 254 contrari, sono stati i gruppi del Partito Popolare Europeo (Ppe) del quale fa parte il partito italiano Forza Italia, dell'Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa (Alde), dei Conservatori e riformatori europei (Ecr) e dei Socialisti&Democratici (S&D) di cui fa parte l'italiano Pd.

Da notare che diverse delegazioni nazionali del gruppo socialista di cui è membro il Pd, tra le quali quella francese, hanno votato contro l'accordo CETA. Anche alcuni deputati del Pd si sono espressi contro il Ceta, in dissenso dal gruppo, ma l'indicazione di votare a favore è arrivata da Roma, da Renzi e dai suoi sodali nella direzione attuale del Pd.

Contro il patto commerciale si sono schierati i gruppi dei Verdi, dei comunisti (Gue), degli euroscettici (Efdd) e della destra nazionalista (Enf). Il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, non ha partecipato alla votazione. "Come al solito non votero', non perche' non abbia le mie idee, ma perche' la posizione del presidente deve essere quella adottata dal Parlamento", ha spiegato Tajani.

Manifestazioni con centinaia di migliaia di persone, petizioni con milioni di firmatari, veto vallone al momento della firma da parte dei governi, proteste nell'aula della plenaria di Strasburgo al grido di "No Ceta": il patto di libero scambio siglato da Ue e Canada il 30 ottobre scorso ha trovato e trova tuttora infiniti ostacoli sulla sua approvazione.

Infatti, per entrare provvisoriamente in vigore, in teoria nel mese di aprile, il Ceta ora attende la ratifica da parte del parlamento canadese, ma questo è il meno. La corsa a ostacoli è ben più aspra: tocchera' poi a 38 parlamenti nazionali e regionali dell'Ue esprimersi sull'adozione definitiva, con la certezza che alcuni Paesi come l'Olanda, ma anche il Portogallo e la Francia, sottopongano il trattato commerciale a referendum.

E non sono mancate le reazioni: "Con l'ennesima alleanza della vergogna tra Pd e Forza Italia a Strasburgo passa il Ceta, accordo truffa che avvantaggera' poche multinazionali, ai danni di imprenditori, agricoltori e consumatori italiani, con 40 mila posti di lavoro a rischio. Carne agli ormoni e falsi prosciutti e formaggi italiani? Se li mangino loro. Un grande inciucio che non accade solo a Roma ma anche in Europa sulla pelle di tutti noi, Vergogna!" ha dichiarato Matteo Salvini, Segretario della Lega.

Ha fatto immediato seguito Giorgia Meloni, che ha detto: ""Scandaloso l'ok del Parlamento Europeo alla ratifica del Ceta, il trattato di libero scambio tra UE e Canada: l'Europa dà carta bianca alle multinazionali a danno delle piccole e medie imprese, abbassa gli standard di qualità e sicurezza alimentari e mette a rischio le sovranità nazionali dando la possibilità alla grande industria di citare in giudizio quei governi che volessero mettere un argine alla globalizzazione incontrollata. Se era scontato il voto favorevole del Pd, fa rabbrividire l'ok di Forza Italia che esegue gli ordini del capogruppo del Ppe Weber, secondo cui il Ceta è "la risposta al protezionismo di Trump". Ora il trattato dovrà essere ratificato dai Parlamenti nazionali: Fratelli d'Italia si batterà per impedire che l'Italia si pieghi ai diktat dei poteri forti e per dire no a questa ennesima porcata contro i bisogni dei popoli e la nostra economia".

Probabilità che il CETA diventi davvero operativo? Prossime allo zero. Dovrà superare 38 voti nazionali e alcuni referendum, ma oggi a Strasburgo è emersa con tutta chiarezza un'altra verità: l'alleanza "italiana" tra Pd renziano e Forza Italia berlusconiana.

Redazione Milano

14 febbraio 2017

STAMPA TEDESCA: ''S'E' ACCESA LA SPIA D'ALLARME SULL'ITALIA. LA BCE FINIRA' DI COMPRARE TITOLI NEL 2017 E SARA' TEMPESTA''



BERLINO - "La spia di allarme si e' accesa una settimana fa: il premio di rischio sui titoli italiani ha superato la soglia simbolica dei 2 punti percentuali. Lo spread rispetto ai titoli decennali tedeschi non era cosi' alto da da piu' di tre anni".

"Si tratta di uno sviluppo preoccupante - scrive oggi in prima pagina il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung - perche' non e' stato innescato da un evento traumatico improvviso, ma pare dipendere da una generale sfiducia degli investitori".

"I premi di rischio sono un termometro affidabile per testare la tensione sul mercato, commenta l'economista milanese Giacomo Vaciago - cita il giornale -. Ci sono ragioni sufficienti per l'incertezza dei mercati finanziari dell'Europa lacerata: la diffusione del populismo e il rafforzamento degli avversari dell'euro, nella nuova era del disordine globale".

"Il nervosismo e' dunque una cattiva notizia per l'Italia. Il Paese, che ha il terzo debito pubblico piu' grande al mondo, deve rifinanziare debito pubblico per 413 miliardi di euro entro la fine dell'anno. L'aumento dei tassi d'interesse e' un brusco promemoria, per un Paese fortemente indebitato, riguardo l'esigenza di ridurre lo stock del debito - scrive il Sueddeutsche Zeitung - e lo ha ammesso il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, che da febbraio del 2014 si sforza di far coesistere una crescita estremamente debole a al monte del debito accumulato dal paese nel corso degli anni".

"Il problema - secondo il quotidiano tedesco - risiede nella falsa impressione di continuità fra il governo dell'ex premier Matteo Renzi, che aveva iniziato una incoraggiante opera riformatrice e quello di Paolo Gentiloni che gli e' succeduto dopo la bocciatura referendaria della riforma costituzionale, il 4 dicembre scorso". E da qui si capisce quanto Renzi fosse "apprezzato" dai vertici del potere tedesco e quindi fosse solo ipocrisia la sua presunta "battaglia" contro la Ue.

"A pesare sul giudizio degli investitori - prosegue il Sueddeutsche Zeitung - sono anche il perdurare dei gravi problemi che affliggono il settore bancario e lo spettro di possibili elezioni anticipate. L'agenzia di rating canadese Dbrs ha preso atto del clima declassando l'Italia. Gia' in autunno il commissario europeo Pierre Moscovici aveva chiesto a Padoan di ridurre il deficit fiscale dal 2,4 al 2,2 per cento: una correzione tutto sommato irrisoria, che pareva tesa piu' che altro a verificare la volonta' politica dell'Italia di tenere la barra dei conti generalmente puntata verso l'equilibrio di bilancio".

"Ma tale volonta' pare mancare - sottolinea il giornale tedesco - tanto che il rischio e' ora l'apertura di un procedimento contro l'Italia da parte di Bruxelles. Se questo avvenisse ci sarebbe sicuramente un aumento del sentimento anti-europeo, che in Italia e' dato da alcuni sondaggi al 46-48 per cento. Per altri versi, Padoan stesso ha messo in guardia da provvedimenti di quel genere, che danneggerebbero in modo permanente la reputazione del Paese sul mercato finanziario, causando un ulteriore aumento i tassi d'interesse".

"La Bce ha acquistato tra il 2015 e il 2017 un totale di 300 miliardi di titoli di debito pubblico italiano, consentendo al paese di risparmiare 45 miliardi di euro in minori costi di rifinanziamento che pero' non sono stati utilizzati per ridurre il debito. Lo scudo della Bce, pero' - avverte il Sueddeutsche Zeitung - potrebbe presto venire a mancare". E le immediate conseguenze saranno simili a una tempesta finanziaria non solo sull'Italia, ma su tutta l'eurozona. La Bce sta comprando in modo massiccio non solo i titoli di stato italiani, anche quelli spagnoli e portoghesi.

Redazione Milano.

LA GRAN BRETAGNA CRESCE PIU' DI TUTTA L'EUROZONA E PIU' DELLA GERMANIA, MA GUAI A DIRLO ALLA GENTE (CENSURA TOTALE)



LONDRA - Che l'adozione dell'euro sia stato un colossale fallimento e' oramai un dato di fatto che nessuna menzogna da parte dei giornali di regime puo' smentire visto che i dati confermano questa tesi.

E cosi ecco che l'ultima revisione dei dati stima la crescita dell'area euro nell'ultimo trimestre del 2016 dello 0,4%, inferiore alla stima iniziale dello 0,5% e tale stima al ribasso non e' stata fatta da euroscettici xenofobi ma dall'Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione Europea.

Tale calo e' dovuto a un forte calo della produzione industriale che risulta essere il piu' forte degli ultimi quattro anni e ha avuto luogo nonostante la banca centrale europea stia stampando moneta nel tentativo fallito di rilanciare l'economia dell'eurozona. Stampare moneta significa, per chi non l'avesse capito, acquistare per contanti 60 miliardi di euro al mese di titoli di stato che diversamente sarebbero solo pezzi di carta di difficile vendita, anzi impossibile al valore pagato dalla Bce. 

L'aspetto interessante e' che nello stesso trimestre nel quale l'eurozona segnava un +0,4%, l'economia della Gran Bretagna e' cresciuta dello 0,5% nonostante le previsioni catastrofiste fatte all'indomani del referendum sulla Brexit.

Ma quanto sono cresciuti i singoli paesi dell'eurozona?

Ebbene, nel trimestre in questione la Germania e' cresciuta dello 0,4%, uguale a quella della Francia, l'Italia dello 0,2% e la Grecia ha avuto una crescita negativa del -0,4%.

Questi dati confermano cio che tutte le persone di buon senso dicono da tempo e cioe' che l'unico modo per uscire da questa recessione e' che tutti i paesi dell'eurozona ritornino alle valute nazionali.

A questo tema il Daily Express dedica un articolo, e buona parte della stampa britannica ne parla, mentre in Italia vige la censura più assoluta: guai a dire alla gente che fuori dall'euro e dalla Ue si prospera, mentre dentro quelle due gabbie c'è solo disoccupazione, povertà e gravissime tensioni sociali.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra

MILLE MILIARDI DI EURO DI CREDITI MARCI GRAVANO SULL'EUROZONA CHE E' FINITA IN UN VICOLO CIECO (STAMPA TEDESCA)


BERLINO - E' un numero gigantesco, un numero con 12 zeri, ovvero mille miliardi. Otto anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria, che deflagrò nella Ue nel 2009, le banche europee hanno in pancia piu' di mille miliardi di euro di crediti inesigibili - marci - che gravano sulla capacita' delle banche di concedere ulteriore credito e dunque frenano la crescita economica europea nel suo complesso.

E' un circolo vizioso che indebolisce le banche e l'economia. Andrea Enria, presidente dell'Autorita' bancaria europea (Eba in sigla), chiede la costituzione di una bad bank per liberare i bilanci delle banche dai crediti non esigibili.

"In caso contrario - mette in guardia Enria in un'intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt pubblicata in prima pagina oggi - l'Europa sarebbe minacciata da un destino peggiore di quello del Giappone, che ha vissuto un decennio perduto e 15 anni di sostanziale stagnazione".

"La Bundensbank, però - prosegue l'Handelsblatt - guarda all'ipotesi di una bad bank con preoccupazione, come ha espresso il suo consigliere Andreas Dombret, e il Governo federale tedesco si e' gia' detto contrario alla proposta".

"Il ministero delle Finanze di Berlino teme una comunitarizzazione dei rischi, anche se a detta di Enria l'onere rimarrebbe ai paesi direttamente coinvolti. La proposta verra' comunque discussa durante la prossima riunione dei ministri delle Finanze della Ue, che si terra' a Malta il prossimo aprile".

"Sono soprattutto le banche di Italia, Grecia, Cipro, Slovenia e Portogallo che siedono su una montagna di crediti inesigibili. La situazione in Grecia e' la peggiore: circa il 47 per cento dei crediti complessivi sono inesigibili. Le cose, pero', non vanno bene neanche in Italia, dove i crediti deteriorati sono oltre il 16 per cento del totale. Il Governo italiano ha deciso nel mese di dicembre di istituire un fondo di salvataggio da 20 miliardi di euro. Di questi, 6,5 miliardi sono riservati al salvataggio della Banca Monte dei Paschi di Siena. Anche la banca UniCredit e' alle prese con l'onere dei crediti inesigibili: smaltirli le e' costata lo scorso anno perdite per 11,8 miliardi di euro".

"La proposta di Ernia e' ben vista tanto dal direttore del fondo europeo di salvataggio, Klaus Regling, quanto dalla Bce. In Germania invece incontra una resistenza ostinata. Il Governo federale e' favorevole ad un'azione, ma non alla costituzione di una "bad bank".I banchieri tedeschi hanno richiamato ad una soluzione orientata al mercato per il problema dei crediti inesigibili, che non richieda garanzie sovrane". 

Questo articolo dell'Handelsblatt non cita il fatto che le banche tedesche hanno ricevuto aiuti di stato pari a oltre 250 miliardi di euro e questo le ha messe al riparo da una situazioen simile a quella che stanno vivendo le banche italiane, che invece non hanno avuto finora solo 20 miliardi e a mero titolo di garanzia.

In ogni caso, la colossale somma di mille miliardi di euro di crediti marci grava sull'eurozona e poterli "assorbire" con svendite sui mercati è semplicemente impossibile. Così come è impossibile, per le ottuse regole della Bce, smaltirli con una svalutazione parziale dell'euro. 

In pratica, la zona euro è in un vicolo cieco.

Redazione Milano.

13 febbraio 2017

WALL STREET RISPONDE ALL'ALLARME - BUFALA - DELLE AGENZIE DI RATING SU TRUMP: SALE A LIVELLI MAI VISTI NELLA SUA STORIA



NEW YORK - All'indomani di una tripletta di record, registrata ieri, oggi i principali indici a Wall Street hanno aperto in rialzo raggiungendo livelli mai visti in precedenza. Gli investitori continuano a brindare all'annuncio "fenomenale" sulle tasse promesso ieri dal presidente americano Donald Trump e in arrivo "tra due o tre settimane". Il cosiddetto "Trump trade" ritrova cosi' forza dopo essersi preso una pausa.

L'inquilino della Casa Bianca ha galvanizzato gli investitori che erano diventati impazienti non avendo ricevuto indicazioni su un taglio alle tasse dall'8 novembre scorso, la notte in cui Trump ha vinto le elezioni e ha annunciato stimoli fiscali nella forma di aliquote in calo e spese infrastrutturali.

Dal fronte macroeconomico, le pressioni inflative crescono in modo modesto: i prezzi alle importazioni sono saliti a gennaio dello 0,4% rispetto a dicembre grazie al rimbalzo del petrolio; in un anno l'aumento e' del 3,7%, il maggiore nell'arco di 12 mesi da inizio 2012. Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA aggiunge 56,5 punti, lo 0,28%, a quota 20.228,90. L'S&P 500 sale di 3,82 punti, lo 0,17%, a quota 2.311,97. Il Nasdaq guadagna 10,18 punti, lo 0,18%, a quota 5.725,5. Il petrolio a marzo al Nymex segna un +1,77% a 53,94 dollari al barile.

Wall Street risponde così, all'allarme pretestuoso contro il presidente Trump lanciato proprio poche ore fa, prima dell'apertura della Borsa di New York, dall'agenzia internazionale di rating Fitch che ha diramato un bollettino "drammatico" che afferma: "L'amministrazione Trump rappresenta un rischio alle condizioni economiche internazionali e ai fondamentali del credito sovrano. La prevedibilita' della politica Usa e' calata, con canali di comunicazione internazionali e norme relazionali di lunga data messe da parte e con un aumento di cambiamenti imprevisti e improvvisi nelle politiche Usa con potenziali implicazioni globali. I rischi principali ai crediti sovrani includono la possibilita' di cambiamenti di disturbo nelle relazioni commerciali, un calo dei flussi di capitale internazionali, limiti all'immigrazione che condizionano le rimesse e confronti aggressivi tra legislatori che contribuiscono ad aumentare o prolungare la volatilita' nelle valute e in altri mercati finanziari".

L'obbiettivo evidente di Fitch era di danneggiare la Borsa e quindi per immediato riflesso danneggiare il Presidente Trump, ma i mercati non sono cascati nella trappola, nonostante che Fitch avesse scritto anche: "Le nazioni la cui posizione creditizia rischia di piu' in caso di cambiamenti avversi della politica Usa sono quelle con legami economici e finanziari stretti con gli Usa. Canada, Cina, Germania, Giappone e Messico sono stati identificati esplicitamente dall'amministrazione Trump per avere accordi commerciali o tassi di cambio che meritano attenzione ma l'elenco difficilmente si esaurisce qui. I Paesi che ricevono investimenti diretti americani rischiano di finire nel mirino per misure commerciali punitive - continua Fitch e l'elenco di questi Paesi e' potenzialmente lungo, dal momento che aziende con sede in Usa rappresentano quasi un quarto del totale mondiale degli investimenti diretti all'estero".

Risultato: Wall Street apre le contrattazioni e straccia tutti i record della sua storia segnando un boom di investimenti mai registrato nel suo pur lungo passato.

Redazione Milano

LA UE FINANZIA LA LETTONIA PER COSTRUIRE UN MURO ANTI INVASIONE DI ''MIGRANTI'' (PERCHE' SE LO FA ORBAN E' XENOFOBO?)



LONDRA - Al contrario dell'Italia, i paesi baltici stanno facendo di tutto per fermare l'arrivo di immigrati alle loro frontiere e quindi non deve affatto sorprendere che la Lettonia stia costruendo una gigantesca barriera per evitare di essere invasa.

In passato aveva gia' costruito una barriera di 21 chilometri al confine con la Russia ma adesso sta iniziando la costruzione di un'altra barriera lunga 56 chilometri.

Il portavoce delle guardie di frontiera Jevgenija Poznaca ha dichiarato che questa barriera e' stata iniziata nel 2015 e prevedono di finirla nel 2019.

Alta 2,7 metri e con del filo spinato in cima questa barriera e' piu' alta di 20 centimetri dispetto a quella costruita dall'Estonia che e' solo di 2,5 metri e secondo l'agenzia di informazione Delfi la Lettonia ha ottenuto 2 milioni di euro dall'Unione Europea come aiuto per costruire tale barriera. Quindi non è affatto vero che la Ue sia contraria alla costruzione di muri anti immigrati a patto che siano muri costruiti lungo i confini con la Russia - come se la Russia potesse essere terra di immigrati africani... - e quindi appare evidente la politica dei due pesi e due misure praticata dalla Ue: l'Ungheria che si difende dalla vera invasione di mediorientali islamici è aspramente criticata e il suo governo apertamente accuato di "xenofobia e razzismo" mentre quello lettone, addirittura viene finanziato per innalzarlo, il muro.

Da parte sua, in ogni caso, il governo lettone ha stanziato piu' di 7 milioni di euro per costruire questi 56 chilometri di barriera e 142 chilometri di frontiera.

La Lettonia non e' la sola a costruire barriere e muri alle proprie frontiere, visto che anche Estonia e Lituania hanno fatto lo stesso per impedire che i migranti tentino di arrivare nel loro territorio attraversando la Russia.

Infatti fino all'anno scorso nessuno - e dicasi nessuno - e' arrivato al confine ma poi improvvisamente il numero di immigrati arrivati attraversando il territorio russo e' improvvisamente salito (a poche centinaia) e questo ha però spinto il governo lettone ad agire.

Certo non si puo' biasimare la Lettonia per il fatto che vuole proteggere le frontiere e semmai cio' che colpisce e' che l'Italia non prenda esempio e crei un blocco navale per impedire gli sbarchi sul nostro territorio. E ancor di più che la Ue accusi Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia di impedire l'invasione di migranti ma contemporaneamente finanzi i muri contro l'inesistente "pericolo di immigrazione dalla Russia".

La verità è che oggi tutti i popoli dell'Europa si sentono minacciati dalle orde di migranti che arrivano da Medio Oriente e Africa e vogliono difendersi, ed effettivamente molti italiani la pensano allo stesso modo e non a caso - quindi - tutte le notizie che descrivono la reazione difensiva dei popoli europei di fronte al pericolo d'invasione vengono censurate. Il governo vuole tenere il popolo nell'ignoranza.

Noi ovviamente non ci stiamo e abbiamo riportato questa notizia perche' riteniamo che gli italiani abbiano il diritto di sapere.

GIUSEPPE DE SANTIS

STAMPA TEDESCA: ''S'E' ACCESA LA SPIA D'ALLARME SULL'ITALIA. LA BCE FINIRA' DI COMPRARE TITOLI NEL 2017 E SARA' TEMPESTA''



BERLINO - "La spia di allarme si e' accesa una settimana fa: il premio di rischio sui titoli italiani ha superato la soglia simbolica dei 2 punti percentuali. Lo spread rispetto ai titoli decennali tedeschi non era cosi' alto da da piu' di tre anni".

"Si tratta di uno sviluppo preoccupante - scrive oggi in prima pagina il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung - perche' non e' stato innescato da un evento traumatico improvviso, ma pare dipendere da una generale sfiducia degli investitori".

"I premi di rischio sono un termometro affidabile per testare la tensione sul mercato, commenta l'economista milanese Giacomo Vaciago - cita il giornale -. Ci sono ragioni sufficienti per l'incertezza dei mercati finanziari dell'Europa lacerata: la diffusione del populismo e il rafforzamento degli avversari dell'euro, nella nuova era del disordine globale".

"Il nervosismo e' dunque una cattiva notizia per l'Italia. Il Paese, che ha il terzo debito pubblico piu' grande al mondo, deve rifinanziare debito pubblico per 413 miliardi di euro entro la fine dell'anno. L'aumento dei tassi d'interesse e' un brusco promemoria, per un Paese fortemente indebitato, riguardo l'esigenza di ridurre lo stock del debito - scrive il Sueddeutsche Zeitung - e lo ha ammesso il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, che da febbraio del 2014 si sforza di far coesistere una crescita estremamente debole a al monte del debito accumulato dal paese nel corso degli anni".

"Il problema - secondo il quotidiano tedesco - risiede nella falsa impressione di continuità fra il governo dell'ex premier Matteo Renzi, che aveva iniziato una incoraggiante opera riformatrice e quello di Paolo Gentiloni che gli e' succeduto dopo la bocciatura referendaria della riforma costituzionale, il 4 dicembre scorso". E da qui si capisce quanto Renzi fosse "apprezzato" dai vertici del potere tedesco e quindi fosse solo ipocrisia la sua presunta "battaglia" contro la Ue.

"A pesare sul giudizio degli investitori - prosegue il Sueddeutsche Zeitung - sono anche il perdurare dei gravi problemi che affliggono il settore bancario e lo spettro di possibili elezioni anticipate. L'agenzia di rating canadese Dbrs ha preso atto del clima declassando l'Italia. Gia' in autunno il commissario europeo Pierre Moscovici aveva chiesto a Padoan di ridurre il deficit fiscale dal 2,4 al 2,2 per cento: una correzione tutto sommato irrisoria, che pareva tesa piu' che altro a verificare la volonta' politica dell'Italia di tenere la barra dei conti generalmente puntata verso l'equilibrio di bilancio".

"Ma tale volonta' pare mancare - sottolinea il giornale tedesco - tanto che il rischio e' ora l'apertura di un procedimento contro l'Italia da parte di Bruxelles. Se questo avvenisse ci sarebbe sicuramente un aumento del sentimento anti-europeo, che in Italia e' dato da alcuni sondaggi al 46-48 per cento. Per altri versi, Padoan stesso ha messo in guardia da provvedimenti di quel genere, che danneggerebbero in modo permanente la reputazione del Paese sul mercato finanziario, causando un ulteriore aumento i tassi d'interesse".

"La Bce ha acquistato tra il 2015 e il 2017 un totale di 300 miliardi di titoli di debito pubblico italiano, consentendo al paese di risparmiare 45 miliardi di euro in minori costi di rifinanziamento che pero' non sono stati utilizzati per ridurre il debito. Lo scudo della Bce, pero' - avverte il Sueddeutsche Zeitung - potrebbe presto venire a mancare". E le immediate conseguenze saranno simili a una tempesta finanziaria non solo sull'Italia, ma su tutta l'eurozona. La Bce sta comprando in modo massiccio non solo i titoli di stato italiani, anche quelli spagnoli e portoghesi.

Redazione Milano.

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