04 marzo 2017

IL GOVERNO PD DA' LA ''DELEGA PER LE POLITICHE GIOVANILI'' AL MINISTRO POLETTI, CHE INSULTO' I GIOVANI ITALIANI ALL'ESTERO



ROMA - PARLAMENTO - "Per la serie la persona sbagliata nel posto sbagliato… ecco che da oggi la delega alle Politiche Giovanili spetta al ministro Poletti, ministro del Lavoro, e ministro della teorica Occupazione giovanile, in realtà il ministro della Disoccupazione giovanile, visto che è intorno al 40%, e della delocalizzazione dei giovani, visto quanti di loro sono costretti a emigrare. Ma siamo su scherzi a parte?". Lo afferma il sen. Roberto Calderoli, Vice Presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord.

"La delega alle Politiche giovanili all'uomo che liquidò i giovani che vanno all'estero in cerca di fortuna con il generoso epitaffio 'questo Paese non soffrirà a non averli tra i piedi'. Chissà come saranno contenti i giovani di avere un ministro che ha così ben dimostrato di comprendere i loro problemi".

Dello stesso parere Angelo Ciocca, europarlamentare della Lega Nord: "Leggiamo che il Consiglio dei ministri ha condiviso la decisione del presidente Paolo Gentiloni di conferire al ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti le funzioni, attualmente proprie, in materia di politiche giovanili. Le politiche giovanili a quel Poletti che disse che e' meglio non averli tra i piedi quei 100mila giovani che sono andati via dall'Italia per cercare lavoro all'estero? Spero che la notizia sia uno scherzo". 

Anche per Elvira Savino, deputata di Forza Italia, la nomina di Poletti è una scempiaggine:"Affidare la delega alle politiche giovanili al ministro Poletti, dopo quello che disse sui giovani che vanno a cercare lavoro all'estero, e' una decisione insensata. Una beffa per tutti quei giovani che si sentirono giustamente offesi dalle sue parole e un incentivo ulteriore a lasciare il Paese". 

E il pensiero di cotanto ministro, che non ha uno straccio di laurea, che non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua come dipendente è presto riassunto in queste "perle": "Se 100mila giovani se ne sono andati non è che qui sono rimasti 60 milioni di 'pistola'. Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi".

E poi: "Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21. Così un giovane dimostra che in tre anni ha bruciato tutto e voleva arrivare". Lui che una laurea non l'ha mai conseguita riuscì a far arrabbiare tutti coloro che invece cercano di ottenerla, e pure bontà loro con voti alti. 

E quindi: "Nulla impedisce agli studenti italiani di lavorare durante le vacanze scolastiche gratuitamente". È di questo genio la proposta di "progetti di alternanza scuola-lavoro" per stage lavorativi "anche d'estate, se è una scelta volontaria. Bisogna incominciare a far capire ai giovani cosa sia il lavoro e cosa sia un'impresa", disse ad aprile 2015. E quando bordate di attacchi gli sono arrivate da più parti, il ministro del Lavoro cambiò verso: "Non ho mai pensato di mandare a lavorare gratis nessuno", rispose alla cantante Fiorella Mannoia che lo aveva duramente attaccato. Ah, no?

Se questo è il ministro del Lavoro per i giovani italiani...

Redazione Milano

IN OLANDA SI VOTERA' 15 MARZO: I SONDAGGI DANNO LA DESTRA NAZIONALISTA DI WILDERS INTESTA CON UN'ASCESA IRREFRENABILE



AMSTERDAM - Alla fine potrebbe uscire dalle urne un governo di grande coalizione, se non addirittura di centrosinistra, una litigiosa e fragile ammucchiata unita solo nell'impedire alla destra nazionalista di governare. Ma intanto la campagna elettorale e' stata fatta sull'agenda politica scritta dalla destra.

L'Olanda, che sostiene di essere il principale laboratorio politico d'Europa, il 15 marzo andra' a eleggere il proprio parlamento in quello che viene considerato il primo test di tre passaggi destinati a disegnare il volto politico dell'Europa entro la fine di settembre. Il secondo sono le presidenziali francesi di aprile e maggio, il terzo le politiche di settembre in Germania. In tutti questi casi l'elemento di novita' e' rappresentato dall'emergere o meno delle forze sovraniste e nazionaliste, rafforzatesi dopo la vittoria degli euroscettici nel Regno Unito in occasione del referendum sulla Brexit e la clamorosa affermazione di Donald Trump negli Stati Uniti.

In realta' l'Olanda non ha fatto da battistrada: prima del Partito della Liberta' che oggi può superare il Partito Conservatore ottenendo la leadership a livello nazionale, l'Europa aveva gia' conosciuto da anni il Front National della famiglia Le Pen ed il Partito Liberale austriaco. Per decenni la politica interna olandese e' stata considerata la piu' noiosa di tutto il Continente. Ma poi e' arrivato l'11 Settembre 2001, e in pochi mesi il paese ha visto l'emergere del primo partito della nuov destra, l'Lpf. Il suo leader, Pim Fortuyn, venne ucciso nove giorni prima delle elezioni del 2002, ma la sua eredita' e' stata idealmente raccolta pochi anni dopo da Geert Wilders, ex esponente dei conservatori convertitosi al nazionalismo.

Dotato di un indubbio fiuto politico, Wilders ha saputo assecondare due dei tre fenomeni che caratterizzano gli orientamenti elettorali in Europa e non solo: l'astensionismo, la montante protesta contro i partiti tradizionali, il crescente consenso verso i nazionalismi.

L'Olanda e' ben lontana dall'astensionismo greco (44 percento) e italiano. Anzi, si prevede per quest'anno l'aumento dell'affluenza alle urne, gia' alta la scorsa tornata, al 75 percento. Per il resto pero' il paese e' all'avanguardia. Fino a tutti gli Anni Ottanta del secolo scorso la scena e' stata dominata da tre partiti: i democristiani del Cda, i socialdemocratici del Pvda, i conservatori del Vvd. Insieme si dividevano circa l'80 percento dei consensi. La quota era scesa gia' nel 2002 al 60 percento, grazie anche all'ondata di solidarieta' per la destra seguita all'assassinio di Furtuyn.

Ma oggi si stima che i tre partiti messi insieme facciano il 40%, che e' la meta' di trent'anni fa. Il resto e' quasi tutto appannaggio della nuova destra nazionalista di Wilders, che ha saputo giocare la carta del ceto medio impoverito (fatto assolutamente vero e la cui colpa gli olandesi la stanno individuando nell'euro e nelle politiche monetarie della Bce, al punto d'aver costituito una commissione parlamentare d'indagine per stabilire se rimanere nell'euro o uscirne) e della paura altrettanto giustificata dell'immigrazione di musulmani africani, violenti, criminali e molti anche fiancheggiatori del terrorismo islamico.

Messi insieme, i vari partiti di destra - erano più d'uno - che si contendevano questa fetta dell'elettorato nazionale riuscivano a conquistare, nel 2002, il 20 percento dei voti. Adesso il Pvv di Wilders ha da solo il 30% e potrebbe salire al 40% e oltre. I sondaggi danno Wilders in vantaggio sui conservatori di Mark Rutte, ma sarà decisivo il distacco tra i due. Se il Pvv otterrà tra il 35 e il 40% formerà un governo da solo. Se vincerà le elezioni senza quella percentuale, gli avversari si uniranno tutti contro e formeranno un governo fragile, contraddittorio e dalla vita breve composto da quattro o cinque partiti.

Una maggioranza eterogenea che pero' potrebbe esserlo molto meno del previsto su un punto: il ritorno dell'ordine in Olanda. Pochi giorni fa Rutte ha scritto una lettera aperta al popolo olandese. Vi si legge: "In questo paese c'e' qualcosa che non va. C'e' chi abusa della liberta' che gli viene riconosciuta per portare scompiglio". Parrebbe una chiamata a non votare per i nazionalisti di Wilders. Ma poi Rutte aggiunge: "portare scompiglio quando e' arrivato nel nostro paese, proprio grazie a quella libertà".

E allora si capisce che, al di la' dell'esito delle urne del prossimo 15 marzo, Wilders ha vinto la battaglia culturale ancor prima della campagna elettorale. E che la sua ascesa, pur essendo stata agli inizi resistibile, adesso comunque vada è irrefrenabile.

Redazione Milano

CGIA DI MESTRE: BUSTE PAGA MASSACRATE DALLE TASSE E ALLE IMPRESE GLI STIPENDI COSTANO IL DOPPIO DEL NETTO (UNA PAZZIA)


Soprattutto le tasse e poi contributi previdenziali continuano ad alleggerire in maniera eccessiva i salari e gli stipendi, condizionando negativamente la capacita' di spesa degli italiani. A dirlo e' l'Ufficio studi della CGIA, che ha esaminato la composizione delle buste paga di 2 lavoratori dipendenti entrambi occupati nel settore metalmeccanico dell'industria.

Il primo caso riguarda un operaio con uno stipendio mensile netto di poco superiore ai 1.350 euro: al suo titolare costa, invece, un po' meno del doppio: 2.357 euro.

Questo importo e' dato dalla somma della retribuzione lorda (1.791 euro) e dal prelievo contributivo a carico dell'imprenditore (566 euro). Il cuneo fiscale (dato dalla differenza tra il costo per l'azienda e la retribuzione netta) e' pari a 979 euro che incide sul costo del lavoro per il 41,5%.

Il secondo caso, invece, si riferisce a un impiegato con una busta paga netta di poco superiore a 1.700 euro. In questa ipotesi, il datore di lavoro deve farsi carico di un costo di oltre 3.200 euro.

Importo, quest'ultimo, quasi doppio rispetto allo stipendio erogato.

Questa cifra e' composta dalla retribuzione mensile lorda (2.483 euro) a cui si aggiungono i contributi mensili versati dal titolare dell'azienda (729 euro). Il cuneo fiscale e' di 1.503 euro che incide sul costo del lavoro per il 46,8%.

E anche se quasi 1 milione di persone su 11,9 milioni che hanno beneficiato degli 80 euro nel 2015 e' stato costretto a restituirli interamente, l'introduzione del bonus Renzi e il taglio dell'Irap avvenuto nel 2015 sul costo del lavoro ai dipendenti assunti con un contratto a tempo indeterminato hanno garantito una riduzione del carico fiscale di circa 14 miliardi, ma a tempo determinato: 3 anni, poi si torna come prima anzi peggio di prima, perchè molti degli assunti saranno licenziati proprio per l'enorme peso delle tasse dello stato sullo stipendio.

Inoltre, sebbene la meta' dei 9 miliardi annui che servono per coprire la spesa del bonus Renzi sia finita nelle tasche di dipendenti che vivono in famiglie con redditi medio-alti, e' altrettanto vero che secondo un'indagine realizzata dalla Banca d'Italia, il 90% delle famiglie percettrici di questa agevolazione hanno dichiarato di averla spesa e di aver destinato il restante 10% al risparmio e al rimborso di debiti.

In altre parole, nonostante la meta' dei destinatari non fosse costituita da lavoratori a basso reddito, buona parte di questo bonus e' stato speso per gli acquisti, a dimostrazione che se si rendono piu' pesanti le buste paga la gente torna a spendere e a far ripartire i consumi interni che, ricordiamo, sono la componente piu' importante del Pil nazionale. Ma è comunque pochissima cosa, rispetto il "gigante tasse" che schiaccia gli stipendi dei lavoratori e i conti del costo del lavoro delle aziende.

"Oltre a tagliare l'Irpef - dichiara il coordinatore dell'Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo - e' necessario intervenire anche sulla riduzione del prelievo in capo al datore di lavoro che in Italia e' tra i piu' elevati d'Europa. Secondo l'Ocse, infatti, tra gli oltre 30 paesi piu' industrializzati del mondo solo Francia, Repubblica Ceca ed Estonia hanno un carico contributivo per dipendente superiore all'Italia.

Una situazione che ci impone non tanto di tagliare l'aliquota previdenziale che, in un sistema ormai contributivo, danneggerebbe i lavoratori, ma di proseguire con maggiore determinazione nella riduzione delle tasse sulle imprese". Riduzione che con le imposizioni della Ue e con l'euro è assolutamente impossibile.

Redazione Milano

28 febbraio 2017

DJ FABO E' MORTO IN SVIZZERA. AVEVA DECISO DI FARLO, MA IN ITALIA IL SUICIDIO ASSISTITO E' VIETATO



Sono 232 le persone che, dal 2015, si sono rivolte all'Associazione Luca Coscioni per chiedere informazioni su come ottenere l'eutanasia all'estero: di queste, 115 si sono poi effettivamente rivolte a cliniche in Svizzera ma alcuni tra questi malati hanno poi cambiato idea. A rendere noti gli ultimi dati in merito alla richiesta della 'dolce morte' e' il segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo.

Numeri in crescita anche secondo il presidente dell'Associazione Exit-Italia, Emilio Coveri, che sottolinea come "in media, sono circa 50 l'anno gli italiani che chiedono e in molti casi ottengono il suicidio assistito in Svizzera".

La 'dolce morte' ottenuta oggi da dj Fabo, che è morto alle 11.40 di questa mattina, dal momento di attivazione delle procedure mediche e farmacologiche, richiede circa 10 minuti. E' pero' sulla base di un preciso protocollo previsto dalla legge svizzera sulla "Morte Volontaria Assistita" che il paziente puo' arrivare a porre fine alla sua vita.

Il primo passo, spiega Coveri, prevede l'attivazione dei contatti con la struttura sul territorio svizzero e l'invio della documentazione medica che attesti la patologia da cui la persona e' affetta. Dopo l'accettazione da parte della struttura e' previsto un colloquio con il medico che accompagnera' alla fine il soggetto.

Per legge, il medico e' tenuto a far desistere il paziente che lo ha richiesto dall'atto finale e, quindi, reiteratamente chiedera' alla persona se vuole terminare i suoi giorni oppure vuole rimandare il tutto ad un altro momento. Il soggetto, sottolinea Coveri, puo' sempre cambiare idea e potra' fare ritorno a casa. Se invece si vuol proseguire nell'intento, il medico incontrera' nuovamente il paziente e ripetera' la richiesta se davvero si vuole procedere.

L'atto di accompagnamento alla 'dolce morte', chiarisce il presidente di Exit Italia, "consiste nella preparazione di una dose letale a base di Pento Barbital di Sodio. Precedentemente, al paziente vengono somministrate due pastiglie antiemetiche (antivomito) in modo da poter assorbire meglio il composto chimico.

A questo punto, il medico, ancora una volta, chiedera' di desistere, ma nel caso in cui la persona voglia procedere, versera' la dose letale in un bicchiere di acqua per poterla sciogliere". E' "assolutamente indispensabile - afferma Coveri - essere in grado di intendere e volere in quel momento e soprattutto poter essere in grado di prendere il bicchiere in mano e poterlo bere deglutendo il composto disciolto in esso.

Per i malati di Sclerosi laterale amiotrofica tracheotomizzati, a cui e' stata applicata la PEG, ossia il sondino che porta qualsiasi tipo di nutrizione o liquido direttamente nello stomaco, tale dose verra' introdotta direttamente come se fosse una bevanda qualsiasi".

In pochi minuti, rileva, "il paziente si addormenta profondamente, in quanto tale composto contiene una forte dose di sonnifero. Nei minuti successivi, con il paziente addormentato e che non puo' percepire piu' nulla, interverra' l'arresto cardiaco, in quanto la dose letale e' composta anche dal cloruro di potassio che fa in modo che il cuore si fermi". Complessivamente, dalla somministrazione del composto di farmaci alla fine, sottolinea Coveri, "il tempo necessario e' di poco piu' di dieci-quindici minuti. Il costo complessivo per ottenere il suicidio assistito in una struttura svizzera, conclude, "e' di circa 10mila euro".

Luca Zaia, governatore del Veneto, appresa la notizia ha dichiarato:"La notizia della morte di Fabo si commenta soltanto con dolore e rispetto per una scelta straziante. Ma la scomparsa di Fabo e' l'ulteriore dimostrazione che bisogna che il Parlamento vari quanto prima una legge ben fatta sul testamento biologico. Non possiamo assistere inermi e impotenti a questi che non esito a definire viaggi della speranza, ma al contrario speranza di morire e non di vivere - aggiunge Zaia -. Rivolgo un appello a tutti i parlamentari: legiferate rapidamente, avviate la discussione sui progetti gia' esistenti senza ulteriori rinvii, per ridare dignita' a quanti soffrono. E sono tanti".

Redazione Milano

AL VIA IN OLANDA LA COMMISSIONE PARLAMENTARE PER DECIDERE SE RIMANERE NELL'EURO O ABBANDONARLO (CENSURA GLOBALE)



E' ormai un dato di fatto che l'euro sia la causa principale di tutti i problemi economici dell'eurozona e adesso c'e' chi discute apertamente se e come uscirne.

A tale proposito e' di pochi giorni fa la notizia che in Olanda sta per nascere una commissione parlamentare che avra' il compito di decidere sul futuro della moneta unica e vedere se conviene rimanere o uscire dall'euro e a portare avanti questa inchiesta e' il consiglio di stato, l'organo che fornisce consulenza legale al governo.

L'aspetto sorprendente di questa vicenda e' che a chiedere questa inchiesta non e' stato un parlamentare del partito di Geert Wilders bensi' Pieter Omtzigt, parlamentare euroscettico del partito d'opposizione cristiano democratico, il quale ha motivato questa richiesta col fatto che la politica monetaria della BCE ha danneggiato enormemente l'economia olandese. E quindi è arrivato il momento di vederci chiaro, su questa moneta tossica.

Infatti proprio l'anno scorso un rapporto del parlamento olandese ha stimato in 100 miliardi di euro il danno che i bassissimi tassi di interesse hanno arrecato ai fondi pensione dell'Olanda i quali stanno avendo problemi a pagare le pensioni proprio perche' i titoli di stato rendono pochissimo, e dato che i fondi pensione investono in modo prudente il capitale versato dagli aderenti, e tra i principali investimenti ci sono appunto i solidissimi titoli di stato olandesi, data l'attuale rendita prossima allo zero per colpa delle scelte di politica finanziaria della Bce, ora sono in grossi guai.

Omtzigt ha dichiarato che l'Olanda e' pronta a citare la banca centrale europea al tribunale europeo del Lussemburgo, visto e comprovato che la sua politica monetaria voluta da Draghi sta creando danni enormi all'economia olandese.

Tra qualche mese il consiglio di stato si pronunciera' su questa richiesta e quindi la questione se rimanere o meno nella zona euro verra' dibattuta in parlamento.

C'e' chi vede in questa commissione d'inchiesta un tentativo per fermare il Freedom Party di Wilders che attualmente e' in testa nei sondaggi, ma l'opposizione all'euro e alle politiche monetarie della BCE oramai e' trasversale quindi anche un'ipotetica sconfitta di Wilders non fermerebbe questa commissione d'inchiesta visto che il partito che ha voluto questa indagine farebbe parte della futura coalizione di governo - per bloccare l'ascesa di Wilders - e quindi a prescindere dai risultati elettorali l'Olanda potrebbe decidere di uscire dall'euro.

Come e' possibile capire, questa notizia e' molto importante e non e' un caso che sia stata ampiamente riportata dalla stampa britannica - oltre che olandese e tedesca - mentre in Italia e' stata censurata perche' si vuole ancora far credere che l'euro e' stato un colossale successo e che tutte le nazioni dell'euro zona applaudono a questa moneta inventata, quando invece sta dilagando anche in Olanda la voglia di abbandonarla.

Noi ovviamente non ci stiamo e abbiamo riportato questa storia perche' vogliamo una commissione d'inchiesta anche in Italia.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra

DER SPIEGEL: ''ALTRO CHE FINE DELLA CRISI DELL'EUROZONA. PORTOGALLO, ITALIA, GRECIA PRONTE ALLA BANCAROTTA (DA EURO)''




BERLINO - "Sono trascorsi sette anni dallo scoppio della crisi greca e dal primo piano di aiuti europei. Oggi la Grecia ha fatto alcuni passi avanti - scrive il settimanale tedesco Der Spiegel - ma la crisi non e' ancora superata, tanto che due tra i principali creditori del paese, la Germania e il Fondo monetario internazionale, sono divisi sulle ricette da adottare: maggior rigore per la prima, una rinegoziazione parziale del debito per il secondo. In generale, pero', l'intera periferia dell'eurozona gode di uno stato di salute precario, non molto differente da quello ellenico".

"L'Italia - prosegue il Der Spiegel - oltre all'eccesso di spesa e al colossale debito pubblico, ha un grande problema con le banche, in particolare con il Monte dei Paschi di Siena. Il primo gruppo bancario del paese, UniCredit, ha subito una perdita di quasi 12 miliardi di euro lo scorso anno, ma fortunatamente a portato a termine con successo il suo piano di ricapitalizzazione sa 13 miliardi, che gravava come un test di fiducia sull'intero sistema creditizio del paese. Questa è una buona notizia per Unicredit, ma non per le altre banche in difficoltà".

"Nonostante il calo del prezzo del petrolio, i tassi d'interesse bassissimi e le entrate fiscali record, l'Italia ha accumulato il maggior debito pubblico di tutte le nazioni europee, e non e' riuscita ad erodere il deficit: la Commissione ha preteso dall'Italia che incida sul deficit per 3,4 miliardi nel bilancio di quest'anno, pena sanzioni".

"Sul Paese, poi, incombe - aggiunge il principale settimanale tedesco - l'eventualita' di un ritorno anticipato alle urne e di una possibile vittoria degli euroscettici. Tutto cio' non incoraggia gli investitori e, nonostante il fatto che la Bce abbia comprato titoli di Stato italiani per miliardi di euro, i premi di rischio delle obbligazioni sovrane sono tornati a crescere sul mercato internazionale. Lo spread con i titoli tedeschi e' salito ai valori piu' alti degli ultimi 3 anni".

"L'Italia e' in sostanza il bambino piu' problematico dell'eurozona - sentenzia il Der Spiegel -. La Spagna e' stata per quasi un anno senza un capo di governo, fino a quando ha assunto la leadership il conservatore Mariano Raioy con un esecutivo di minoranza, ma gode di una robusta ripresa economica anche se uno spagnolo su cinque, il 20% che sale al 40% per i giovani, e' ancora alla ricerca di un impiego, è disoccupato e vive in povertà. La Spagna sta molto peggio di sette anni fa. Vero è che il turismo e' in crescita, ma non basta. La Spagna ha ancora un debito pubblico molto elevato, e il suo deficit resta ben superiore al 3 per cento del pil".

"In Portogallo - invece - l'austerita' e' finita con la forza di un braccio di ferro vinto con la Commissione europea. Il nuovo governo portoghese con le misure adottate dal primo ministro Antonio Costa, ha aumentato salario minimo e pensioni, oltre a ridurre l'orario di lavoro per i funzionari e abbassare l'Iva. L'economia e' tornata a crescere e la disoccupazione si e' assestata al 10,9 per cento, ma il rapporto debito-Pil e' il terzo piu' alto dell'Unione dopo Grecia e Italia, al 130 per cento, e le banche portoghesi hanno un grave problema di crediti inesigibili, non molto diverso dal problema italiano".

Tuttavia, le decisioni prese dal governo portoghese hanno ridato energia all'economia, migliorato le condizioni di vita delle fsce più deboli, ad iniziare dagli anziani, e ridotto notevolmente la disoccupazione, abbattuta quasi del 40%.

"Ma i creditori dei mercati finanziari - sottoliena il Der Spiegel - hanno poca fiducia nel governo sostenuto dai comunisti. Una ricaduta e' dunque sempre possibile, se decidessero di speculare ad esempio sui titoli di stato del Portogallo, ce già ora pagano un interesse superiore al 3,5%. L'Irlanda - conclude il settimanale - e' l'unico dei cosiddetti "Piigs" ad essersi lasciato alle spalle i suoi problemi strutturali di banche e finanza, ma a che prezzo! Nel 2016 la sua economia e' cresciuta del 4 per cento. Sono state operate fusioni strategiche con gli Stati Uniti e questo ha risollevato le casse dello Stato. Sono stati fatti molti sacrifici, ma anche molti investimenti, anche grazie alle facilitazioni e ai benefici fiscali concesse alle societa' straniere. Il rapporto debito-Pil e' sceso da 120 a 75 per cento. Tutto bene? Per niente: un irlandese su 12 vive in stato di assoluta povertà, come nei peggiori anni delle emigrazioni di massa dall'Irlanda verso gli Stati Uniti. Questo è il prezzo da pagare per stare nell'euro?".

Redazione Milano

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