25 marzo 2017

ALESSANDRO PROFUMO (APPENA NOMINATO AL VERTICE DI FINMECCANICA DA GENTILONI-PADOAN) E' FINITO SOTTO PROCESSO PER USURA!



Alessandro Profumo finisce sotto processo per usura bancaria, reato molto grave. Il gup del Tribunale di Lagonegro, in provincia di Potenza, ha rinviato a giudizio l'ex presidente di Mps insieme a Raffaele Picella, ex presidente della Banca della Campania.

Il provvedimento del giudice di Lagonegro, sottolineano fonti legali, risale a qualche settimana fa, anche se se ne è avuta notizia soltanto oggi. L'inchiesta nei confronti dei due banchieri è partita sulla base della denuncia di un imprenditore, che ha accusato i due istituti di credito - MPS e Banca della Campania - di avergli concesso prestiti con tassi da usura. "Siamo assolutamente tranquilli", ha sottolineato invece l'avvocato Francesco Mucciarelli, difensore di Profumo.

"Secondo i nostri consulenti - ha detto ancora il legale - non ci sono stati sforamenti".

In realtà, l'accusa è circostanziata e difficilmente smontabile. C'è da osservare che il governo Gentiloni ha nominato Profumo al vertice di Finmeccanica-Leonardo, la più grande azienda pubblica italiana, certamente sapendo che era già stata presa la decisione di mandarlo a processo per usura, reato molto grave per il quale potrebbe essere - se dimostrato - condannato fino a 9 anni di carcere.

E questo getta un'ombra molto forte sulle vere ragioni per le quali il governo Gentiloni ha comunque deciso di procedere a questa importantissima nomina. 

Contemporanamente, il processo che vede imputato Profumo mette in luce che la banca Monte dei Paschi di Siena, quando Profumo era presidente, prestava denaro a interessi altissimi e laddove dimostrato che siano stati tassi usurai, questo metterebbe in ulteriore enorme difficoltà MPS perchè molti altri che hanno ricevuto prestiti da questo istituto di credito potrebbero a loro volta intentare cause risarcitorie e alimentare anche nuovi processi penali contro la dirigenza del Monte dei Paschi durante la gestione Profumo.

Certamente, però, il fatto gravissimo è la nomina di Profumo a capo di Finmeccanica mentre costui è sotto processo per un reato infamante, qual è usura. Opportunità vorrebbe che ora il governo Gentiloni licenzi Profumo. E può farlo in qualsiasi momento, dato che la proprietà di Finmeccanica-Leonardo è dello Stato e quindi è gestita dal Tesoro. Ovvero, dal ministro Padoan.

Redazione Milano


L'EUROPARLAMENTO DECIDE DI AUMENTARE A 1,9 MILIARDI LA SPESA DEL PROPRIO BILANCIO (E LO HA FATTO IN SEGRETO)



LONDRA - Il parlamento europeo da sempre e' sotto accusa per il fatto che spreca i soldi dei contribuenti dei Paesi che malauguratamente hanno aderito alla Ue, tuttavia se qualcuno pensa che adesso abbia iniziato a eliminare alcuni sprechi a dir poco disgustosi, si sbaglia di grosso.

Infatti e' di pochi giorni fa la notizia che gli europarlamentari hanno deciso in segreto di non discutere le proposte di bilancio per il parlamento europeo per il 2018 e questo perche' cosi' possono evitare di discutere in pubblico proposte per nuove speso ingiustificate.

Per capire meglio il perche' di questa mossa poco trasparente occorre sottolineare che per il 2018 e' stato proposto un aumento del bilancio del parlamento europeo portandolo a 1 miliardo e 900 milioni di euro e tale aumento di spesa comprende nuovi ristoranti e centri ricreativi nonche' il pagamento di una scorta di 12 uomini al presidente del parlamento Antonio Tajani.

Tali aumenti di spesa sarebbero stati pesantemente criticati visto che lo stesso parlamento sta imponendo ai paesi della UE misure lacrime e sangue e cosi' gli europarlamentari hanno deciso di non discutere questa proposta di bilancio pubblicamente.

A proporre questo aumento di spesa e' stato il segretario generale del parlamento europeo Klaus Welle, un burocrate non eletto il quale vuole anche che vengano spesi soldi per promuovere le elezioni europee del 2019.

Alcuni europarlamentari hanno presentato delle mozioni per bloccare questi aumenti di spesa e tra essi c'e' l'europarlamentare conservatore Richard Ashworth il quale ha chiesto il motivo per assegnare una scorta a Tajani e criticato la proposta di rinnovare gli uffici del parlamento europeo che sono solo vecchi - si fa per dire, vecchi - di 25 anni e attaccato la decisione di spendere 31 milioni di euro per promuovere le elezioni europee.

Altri europarlamentari hanno attaccato il piano di abbandonare la discussione sul bilancio e tra questi ci sono il francese Jean Arthuis, presidente della commissione bilancio, l'estone Indrek Tarand che ha paragonato questa decisione a quella del politburo sovietico e l'italiano Marco Valli del Movimento 5 Stelle.

Questa notizia e' stata riportata dal Daily Express, ma completamente censurata dalla stampa del fu Belpaese perche' farebbe crescere ancora di piu' l'opposizione alla UE.

Noi ovviamente non ci stiamo e l'abbiamo riportata perche crediamo che gli italiani abbiano il diritto di sapere.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra 

CLAMOROSO / EMERGONO LE PROVE: OBAMA HA DAVVERO DATO ORDINE DI SPIARE LO STAFF DI TRUMP IN CAMPAGNA ELETTORALE



WASHINGTON - Le agenzie di intelligence statunitensi hanno davvero intercettato figure della campagna elettorale di Donald Trump e del suo team di transizione presidenziale. Lo ha dichiarato ieri, nel corso di una conferenza stampa a dir poco esplosiva, il direttore della commissione Intelligence della Camera dei rappresentanti, il repubblicano Devin Nunes.

Il presidente Usa, Donald Trump, aveva scatenato un putiferio all'inizio di marzo, denunciando via Twitter l'intercettazione sua e della sua campagna elettorale per ordine del suo predecessore, Barack Obama: "Ho appena scoperto che Obama aveva 'intercettato' la Trump Tower poco prima della vittoria", aveva scritto il presidente. "Non hanno trovato nulla. Questo e' puro maccartismo". Le accuse di Trump, non circostanziate, avevano suscitato incredulita' all'inizio, e scandalo poi, sino a questa settimana, quando il direttore del Federal Bureau of Investigation (Fbi), James Comey, ha categoricamente smentito di fronte al Senato che l'amministrazione Obama abbia mai ordinato la sorveglianza di Trump e dei suoi collaboratori, neanche indirettamente, tramite un mandato Fisa (Foreign Intelligence Surveillance Act).

Trump era stato sonoramente smentito anche da numerosi esponenti del suo partito - primo tra tutti il senatore John McCain - secondo cui non esisteva alcun elemento che potesse far supporre un atto gravissimo come lo spionaggio di Stato ai danni della sua campagna elettorale prima del voto di novembre. 

E invece, era tutto vero.

Lo scenario e' completamente mutato ieri: dopo una visita lampo alla Casa Bianca, Nunes ha annunciato "sviluppi significativi": "Informazioni sottoposte alla mia attenzione attestano che in numerose occasioni l'intelligence ha incidentalmente raccolto informazioni in merito a cittadini statunitensi coinvolte nella transizione del presidente Trump". Col termine "incidentale", Nunes pare confermare che l'amministrazione Obama avesse effettivamente richiesto e ottenuto l'intercettazione di diplomatici stranieri - primo tra tutti, l'ambasciatore russo negli Usa - per verificare eventuali contatti tra la campagna di Trump e il Cremlino.

Non e' tutto: secondo Nunes, l'agenzia che ha effettuato le intercettazioni - quasi certamente l'Fbi - ha raccolto "dettagli relativi a cittadini statunitensi legati all'amministrazione presidenziale prossima all'insediamento". Queste informazioni, "di poca o nulla rilevanza apparente per l'intelligence", sono state nondimeno "ampiamente disseminate tra le varie agenzie della comunita' d'intelligence statunitense": una distribuzione di informazioni riservate che l'amministrazione Obama ha autorizzato con un decreto a pochi giorni dal cambio di consegne alla Casa Bianca. Contrariamente a quanto accade per gli atti relativi a indagini riservate, i nomi presenti in questi documenti "non sono stati cancellati", e sono divenuti oggetto, nel corso degli ultimi mesi, delle fughe di notizie riprese quotidianamente dai media. 

"Nulla di quanto ho potuto vedere riguardava in alcun modo la Russia, o una qualunque discussione con la Russia, o contatti tra gente di Trump e Russi. Nulla di tutto questo ha a che fare con la Russia", ha sottolineato Nunes, che presiedendo l'indagine parlamentare sui presunti contatti tra la campagna di Trump e Mosca, ha poi prontamente aggiunto: "Questo non significa che non possano esistere informazioni di questo tipo. Ma non ce ne erano tra quelle che ho visionato", e che sono divenute oggetto delle furiose polemiche seguite alle elezioni presidenziali. "Mi e' parso che queste informazioni siano state raccolte legalmente, ma si tratta essenzialmente di una vasta mole di informazioni sul presidente eletto e il suo team di transizione e su quanto stavano facendo": nei fatti, insomma, il team di transizione di Trump, e membri della sua campagna prima delle elezioni, sarebbero stati effettivamente sorvegliati.

"Quel che ho letto mi pare equivalga a una forma di sorveglianza, magari legale, ma non necessariamente corretta, e non so se i cittadini statunitensi si sentirebbero a loro agio leggendo quanto ho letto". Infine, alla domanda diretta di un giornalista: "Insomma, i tweet del presidente Trump erano veritieri?", Nunes ha risposto: "E' possibile". 

Il deputato ha annunciato che la commissione d'intelligence della Camera indaghera' in merito a eventuali violazioni procedurali da parte dell'Fbi, e tra le righe ha fornito un'altra informazione importante: i documenti e le informazioni sottoposti alla sua attenzione provengono dalla National Security Agency (Nsa) che, ha detto Nunes, "sono certo continuera' a collaborare": parole che paiono avvalorare le voci di una accesa rivalita' tra le agenzie della comunita' d'intelligence statunitense. In attesa di ulteriori sviluppi, le reazioni politiche non si sono fatte attendere: se da un lato il presidente Trump si e' detto "in qualche modo riscattato" dalle parole di Nunes, i Democratici sono tornati ad accusarlo di parzialita', e a chiedere che le indagini sui presunti contatti tra Trump e la Russia vengano affidate a una commissione indipendente. Ma a questo punto arrivati è ridicolo.

Redazione Milano

L'ECONOMIST: ''L'ITALIA E' IL PAESE CHE POTREBBE ABBATTERE LA UE NEL 2018, QUANDO LA BCE FINIRA' L'ACQUISTO DI BTP E BOT''



LONDRA - "L'Unione Europea - osserva il settimanale britannico "The Economist" nella rubrica Charlemagne, dedicata agli affari europei - puo' anche essere una costruzione franco-tedesca, ma quando il progetto ha bisogno di una certa dose di grandiosita' si rivolge sempre all'Italia. Nel fine settimana i leader di 27 paesi membri, con l'eccezione del Regno Unito uscente, si riuniranno nella capitale italiana per celebrare i sessant'anni dei Trattati di Roma, all'origine dell'Ue, nella stessa sala del Palazzo dei Conservatori in cui furono firmati".

"Nell'odierna situazione di divisione, il simbolismo conta, anche se la dichiarazione che sara' firmata questa volta sara' piuttosto blanda. Per ironia della sorte - prosegue l'Economist - se si chiede a funzionari di Bruxelles o di Berlino che cosa li tiene svegli la notte la risposta e' sempre la stessa: l'Italia".

"La Commissione europea prevede che la crescita italiana sara' dello 0,9 per cento quest'anno, la piu' bassa dell'area dell'euro". Dal 2008 il paese e' stato piu' volte in recessione. Il reddito pro capite in termini reali e' piu' basso del 1999, anno dell'adesione alla moneta unica. La disoccupazione giovanile e' al 38 per cento e il tasso di occupazione e' tra i piu' bassi dei paesi sviluppati appartenenti all'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico".

Questo è il desolante quadro dell'Italia da che è nell'euro e nella Ue, numeri alla mano.

"Non stupisce allora che la popolazione, tradizionalmente europeista, sia sempre piu' critica, soprattutto sull'appartenenza all'eurozona. Non si puo' dire che l'Italia non sia resiliente: e' rimasta in piedi nonostante il terrorismo, scandali politici epici e i lunghi anni di Silvio Berlusconi. I mercati, smentendo le previsioni, non sono crollati dopo la bocciatura referendaria della riforma costituzionale, lo scorso dicembre. A Matteo Renzi, dimessosi, e' subentrato un nuovo presidente del Consiglio, il 43° del dopoguerra, Paolo Gentiloni, di cui i partner europei parlano con cordialità - continua l'Economist".

"Tuttavia, guardando avanti - prosegue l'autorevole periodico - non e' difficile immaginare una trama fosca: la crescita cronicamente bassa, la bassa inflazione e l'enorme debito pubblico sono una triade potenzialmente letale. All'orizzonte incombe una resa dei conti con la Commissione sulla manovra finanziaria d'autunno. Le banche sono un po' piu' sane di sei mesi fa, ma destano ancora preoccupazione. Cio' che preoccupa di piu' e' la fine del programma di acquisto di bond da parte della Banca centrale europea, probabilmente entro la fine dell'anno, col conseguente aumento del costo del debito, proprio in concomitanza con le elezioni. Il Movimento 5 stelle, che sondaggi recenti danno avanti di cinque punti rispetto al Partito democratico, pensa che l'euro, bloccando la svalutazione, colpisca le esportazioni, e vuole un referendum sull'appartenenza. Il rischio finanziario e il rischio politico creano allarme: l'Italia e' troppo grande per essere salvata, ma e' anche troppo grande per fallire".

"Quindi - conclude l'Economist - sarà la nazione che può fare crollare l'Unione europea e contemporaneamente l'euro".

Redazione

20 marzo 2017

TERREMOTO POLITICO IN FINLANDIA: AI VERTICI DI UN PARTITO AL GOVERNO SALGONO LEADER NO-UE (INTANTO SCATTA LA BREXIT!)

TERREMOTO POLITICO IN FINLANDIA: AI VERTICI DI UN PARTITO AL GOVERNO SALGONO LEADER NO-UE (INTANTO SCATTA LA BREXIT!)



LONDRA - Nella giornata in cui - oggi - la Gran Bretagna comunica ufficialmente alla Ue la data della Brexit vera e propria, che scatterà il prossimo 29 marzo, giorno in cui il Regno Unito attiverà l'articolo 50 del Trattato di Lisbona che innesca l'abbandono della Ue da parte di un Paese membro, il vento dell'euroscetticismo sta soffiando forte anche in Finlandia e per capire meglio questo fenomeno basta guardare i due candidati che si contendono la leadership del partito dei True Finns, asse portante della attuale maggioranza di governo, facendo parte della coalizione di tre partiti che ne garantiscono la maggioranza in parlamento.

Questo partito euroscettico, attualmente guidato da Timo Soini, fino ad ora non si era spinto a chiedere una uscita dall'euro e dall'Unione Europea ma questo sta per cambiare visto che Soini sta per lasciare la leadership e i due contendenti sono molto piu' radicali.

Il piu' euroscettico di tutti e' Jussi Alla-aho, parlamentare europeo noto per la sua forte opposizione all'immigrazione di massa.

Alla-aho recentemente ha dichiarato di essere a favore di una fuoriuscita della Finlandia dall'Euro e dalla UE visto che questo non e' nell'interesse strategico della Finlandia e vede nella Gran Bretagna un esempio da seguire.

Il suo rivale Sampo Tehro e' invece piu' moderato, ma non troppo, visto che anche lui ha criticato la politica migratoria del governo finlandese e in passato ha ammesso di essere anche lui a favore di una fuoriuscita della Finlandia dalla UE.

Al momento non e' chiaro chi dei due succedera' a Timo Soini ma di certo questo partito diventera' molto piu' euroscettico di quanto non lo sia mai stato finora e questo avra' conseguenze non solo per la Finlandia ma anche per la UE, visto che i True Finns fanno parte della coalizione di governo e quindi possono avere parecchia influenza sull'esecutivo.

Quanto sta succedendo in questa corsa alla leadership riflette la crescente opposizione alla UE dei finlandesi i quali sono stufi dell'immigrazione, dei tagli alla spesa e di come i loro soldi vengano usati dalla Ue per "salvare" la Grecia senza contare che l'euro sta letteralmente distruggendo l'economia finlandese creando poverta' e disoccupazione.

L'anno scorso 53mila finlandesi hanno sottoscritto una petizione in cui chiedevano al governo di uscire dall'euro, ma una commissione parlamentare ha respinto tale richiesta, anche se ovviamente questo rifiuto non ha affatto chiuso la questione.

Questi sviluppi sono molto importanti e non a caso i giornali d'Oltremanica hanno riportato questa notizia perche' esistono buone probabilita' che tra poco anche la Finlandia esca dalla UE. In Italia invece la stampa di regime ha completamente censurato questa notizia perche' come e' facile capire darebbe parecchio fastidio al PD.

Noi ovviamente non ci stiamo e abbiamo deciso di riportarla perche' vogliamo che anche l'Italia esca dall'euro e dalla UE.

GIUSEPPE DE SANTIS





ECCO VENTI OTTIME RAGIONI - PRESENTATE DAL POLO SOVRANISTA - PER LASCIARE LA UE CHE STA DEVASTANDO L'ITALIA. (LEGGERE)



ROMA - Dire NO alla Ue non basta, va spiegato chiaramente, perchè non è un "atto di fede politica", è la precisa constatazione che la Ue è una minaccia gravissima al futuro dell'Italia e degli italiani.

Per cui, ecco le venti accuse circostanziate all'Unione Europea contenute nella bozza di documento presentata questa mattina in vista del corteo del Polo sovranista - organizzato dal Movimento nazionale per la Sovranita' di Gianni Alemanno e Francesco Storace con altre 23 sigle - per contrastare le celebrazioni del 25 marzo, in occasione dei 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma.

"Oggi noi lanciamo all'Unione Europa 20 accuse di creare danni ai popoli europei e in particolare al popolo italiano", si legge nel documento che elenca i venti punti:

- Rifiuto dei valori cristiani.

- Imposizione dell'ideologia gender.

- Negazione dei principi di sovranita' popolare e di sussidiarieta' sociale: l'Italia e' contributore netto dell'Unione Europea ma e' costantemente sotto la minaccia di procedure di infrazione.

- L'assenza di sovranita' monetaria impone il fiscal compact e il pareggio di bilancio.

- Il patto di stabilita' impedisce investimenti pubblici per lo sviluppo.

- Nessun sostegno per affrontare le emergenze e prevenire il rischio sismico e idrogeologico.

- Divieto di aiuti di Stato, mentre i fondi sovrani extraeuropei fanno shopping della nostra economia.

- Sudditanza al Wto che impedisce ai paesi membri di difendersi dalla concorrenza sleale nel commercio internazionale.

- False regole della concorrenza colpiscono i piccoli produttori e il ceto medio, come nel caso della direttiva Bolkestein

- Le direttive europee colpiscono la pesca italiana.

- L'unione Europea impedisce di frenare l'immigrazione clandestina

- Le sanzioni contro la Russia provocano danni gravissimi alla nostra economia.

- Mancanza di una politica di difesa, in particolare contro il fondamentalismo islamico.

- I Fondi strutturali sono solo un giro di cassa negativo per la nostra economia

- L'Unione europea ci impedisce di fare una politica di sviluppo per il Sud.

- Le norme europee impediscono l'etichettatura del Made in Italy.

- Il jobs act e' effetto delle politiche europee contro i diritti dei lavoratori.

- La Legge Fornero sulle pensioni nasce dai vincoli di bilancio europei.

- I vincoli europei e l'immigrazione incontrollata distruggono il nostro welfare.

- L'assenza di una vera Banca centrale ha cancellato i controlli sul sistema bancario.

Questo, per chiarire nei dettagli perchè l'Italia ha il diritto di abbandonare la Ue quanto prima: la Ue è una "macchina infernale" che sta devastando il Paese.

Redazione Milano


TERREMOTO POLITICO IN FINLANDIA: AI VERTICI DI UN PARTITO AL GOVERNO SALGONO LEADER NO-UE (INTANTO SCATTA LA BREXIT!)

 

LONDRA - Nella giornata in cui - oggi - la Gran Bretagna comunica ufficialmente alla Ue la data della Brexit vera e propria, che scatterà il prossimo 29 marzo, giorno in cui il Regno Unito attiverà l'articolo 50 del Trattato di Lisbona che innesca l'abbandono della Ue da parte di un Paese membro, il vento dell'euroscetticismo sta soffiando forte anche in Finlandia e per capire meglio questo fenomeno basta guardare i due candidati che si contendono la leadership del partito dei True Finns, asse portante della attuale maggioranza di governo, facendo parte della coalizione di tre partiti che ne garantiscono la maggioranza in parlamento.

Questo partito euroscettico, attualmente guidato da Timo Soini, fino ad ora non si era spinto a chiedere una uscita dall'euro e dall'Unione Europea ma questo sta per cambiare visto che Soini sta per lasciare la leadership e i due contendenti sono molto piu' radicali.

Il piu' euroscettico di tutti e' Jussi Alla-aho, parlamentare europeo noto per la sua forte opposizione all'immigrazione di massa.

Alla-aho recentemente ha dichiarato di essere a favore di una fuoriuscita della Finlandia dall'Euro e dalla UE visto che questo non e' nell'interesse strategico della Finlandia e vede nella Gran Bretagna un esempio da seguire.

Il suo rivale Sampo Tehro e' invece piu' moderato, ma non troppo, visto che anche lui ha criticato la politica migratoria del governo finlandese e in passato ha ammesso di essere anche lui a favore di una fuoriuscita della Finlandia dalla UE.

Al momento non e' chiaro chi dei due succedera' a Timo Soini ma di certo questo partito diventera' molto piu' euroscettico di quanto non lo sia mai stato finora e questo avra' conseguenze non solo per la Finlandia ma anche per la UE, visto che i True Finns fanno parte della coalizione di governo e quindi possono avere parecchia influenza sull'esecutivo.

Quanto sta succedendo in questa corsa alla leadership riflette la crescente opposizione alla UE dei finlandesi i quali sono stufi dell'immigrazione, dei tagli alla spesa e di come i loro soldi vengano usati dalla Ue per "salvare" la Grecia senza contare che l'euro sta letteralmente distruggendo l'economia finlandese creando poverta' e disoccupazione.

L'anno scorso 53mila finlandesi hanno sottoscritto una petizione in cui chiedevano al governo di uscire dall'euro, ma una commissione parlamentare ha respinto tale richiesta, anche se ovviamente questo rifiuto non ha affatto chiuso la questione.

Questi sviluppi sono molto importanti e non a caso i giornali d'Oltremanica hanno riportato questa notizia perche' esistono buone probabilita' che tra poco anche la Finlandia esca dalla UE. In Italia invece la stampa di regime ha completamente censurato questa notizia perche' come e' facile capire darebbe parecchio fastidio al PD.

Noi ovviamente non ci stiamo e abbiamo deciso di riportarla perche' vogliamo che anche l'Italia esca dall'euro e dalla UE.

GIUSEPPE DE SANTIS




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