13 aprile 2017

La micidiale Moab, la bomba sganciata dagli Usa sull'Afghanistan

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Afghanistan, gli Usa sganciano contro l'Isis la 'madre di tutte le bombe'

La Moab è l'ordigno non nucleare più potente al mondo e non era mai stata usata sul campo di battaglia

La micidiale Moab, la bomba sganciata dagli Usa sull'Afghanistan

Washington, 13 aprile 2017 - Gli Stati Uniti hanno sganciato una bomba sull'Afghanistan orientale con l'obiettivo di colpire l'Isis. Lo rende noto la Cnn citando fonti militari Usa. La maxi-bomba è stata sganciata su covi dello Stato islamico nella provincia afghana di Nangarhar.

Si tratterebbe di una cosiddetta bomba Moab (la sigla significa 'Massive ordnance air blast', ma è stata ribattezzata mother of all bombs (madre di tutte le bombe): pesa quasi 10 tonnellate e ha la forza di distruggere tutto nel raggio di centinaia di metri. Sarebbe la prima volta che viene utilizzata in combattimento.

SPICER - Gli Stati Uniti "prendono la lotta contro l'Isis molto sul serio", ha sottolineato il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, confermando il lancio americano della Moab. "Per sconfiggerli dobbiamo negare loro spazio operativo", ha detto Spicer. La "madre di tutte le bombe" è stata sganciata su un sistema di tunnel e caverne, ha precisato Spicer, utilizzate dai terroristi dell'Isis "per muoversi liberamente". Infine il portavoce ha assicurato che "sono state prese tutte le precauzioni per evitare vittime civili e danni collaterali".

IL GOVERNO DI KABUL - Intanto il governo dell'Afghanistan sostiene di aver varato una "nuova strategia" contro i militanti dell'Isis, concentrati nella provincia orientale di Nangarhar, quella bombardata da Moab. Hanif Atmar, consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente Ashraf Ghani, ha visitato varie zone di Nangarhar, assicurando che sulla base di specifiche istruzioni del capo dello Stato e di "nuove direttive, l'Isis sarà eliminata da questa provincia".

Da almeno due anni i seguaci del 'Califfo' Abu Bakr al-Baghdadi stanno cercando di installare un loro quartier generale nei distretti di Nangarhar, e nel contempo hanno realizzato numerosi cruenti attentati, compreso quello che ha causato ieri davanti al ministero della Difesa a Kabul, almeno cinque morti e dieci feriti. Oltre ad Atmar, hanno visitato la provincia numerosi alti responsabili dei ministeri della Difesa e dell'Interno, nonché ufficiali della Nato e dell'esercito afghano per esaminare i risultati dell'Operazione 'Hamza' avviata contro l'Isis tempo fa. Al riguardo il generale Muhammad Zaman Waziri ha detto che dall'inizio di essa nei distretti di Achin e Kot sono stati uccisi 326 militanti dell'Isis, fra cui alcuni comandanti.




LA SCHEDA DELLA MOAB - La Moab, sviluppata nella Guerra in Iraq del 2003 ma mai utilizzata, è lunga 9,17 metri e ha un diametro di 1,02 metri. Guidata da un sistema Gps sull'obiettivo, pesa 8,5 tonnellate di esplosivo H-6 ad altissimo potenziale la sua deflagrazione equivale all'esplosione di 11 tonnellate di tritolo. La detonazione avviane poco prima che tocchi il suolo (non è un ordigno penetratore, usato per distruggere bunker in profondità) e ha un effetto distruttivo totale per qualsiasi cosa si trovi sulla superficie per diverse centinaia di metri di diametro dal punto di impatto.

Essendo l'ordigno non nucleare più potente ha prevalentemente un effetto psicologico, teso ad intimorire il nemico. Il suo peso e' tale che non puo' essere sganciato da un normale bombardiere ma sono stati adattati dei C-130 Hercules, ribattezzati MC 130 Combat Talon.


La micidiale bomba Moab, il più potente ordigno non nucleare al mondo (Ansa)

10 aprile 2017

STUDIO SHOCK DELL'FMI: LA GLOBALIZZAZIONE (E L'INNOVAZIONE) SONO LE CAUSE DEL CROLLO DEL LAVORO E DELLE IMPRESE ITALIANE


L'innovazione tecnologica e la globalizzazione sono di gran lunga le principali cause della perdita di reddito da lavoro rispetto al totale, specialmente in Paesi come Italia e Germania. Il fatto più rilevante di questa affermazione, forse, è nella fonte da cui arriva: non un partito politico, tantomeno una formazione "antisistema" o "populista", né un sindacato o un centro studi che faccia riferimento a quell'area.

A lanciare il monito è il Fondo monetario internazionale. Il messaggio è contenuto in uno dei capitoli analitici del World Economic Outlook, il rapporto semestrale sull'economia planetaria che l'istituzione di Washington sta progressivamente pubblicando in vista delle assemblee autunnali con la Banca Mondiale. E in cui si raccomanda ai Paesi di intervenire su questa dinamica: innovazione e globalizzazione non vengono del tutto abiurate. Ma si raccomandano delle misure tarate, Paese per Paese, per garantire che i loro benefici siano meglio distribuiti e generalizzati.

"Dopo essere rimasta ampiamente stabile per decenni, la quota di reddito nazionale percepita dai lavoratori ha iniziato a calare a partire dagli anni '80 del secolo scorso", scrive il Fmi. "Questa tendenza è stata stata trainata dai rapidi progressi su tecnologia e integrazione globale". Nelle economie avanzate, prosegue infatti l'analisi "circa metà del declino della perdita di quote di reddito da lavoro può essere ricondotta all'impatto della tecnologia. Questo calo è stato determinato dalla combinazione di rapidi progressi nelle tecnologie di informazione e comunicazione con l'elevata quota di occupazioni che possono essere facilmente automatizzate".

E anche la globalizzazione ha avuto un ruolo rilevante, che sia l'apertura del commercio internazionale o la creazione di catene di valore aggiunto globali o l'apertura agli investimenti diretti esteri. "Il suo contributo viene stimato nella metà di quello della tecnologia. Dato che la partecipazione a catene di valore aggiunto globali implica la delocalizzazione (in nazioni dove i lavoratori sono come schiavi) di compiti nei settori ad intenso utilizzo della mano d'opera - rileva il Fmi - l'effetto è ridurre la quota del lavoro nei comparti il cui prodotto è oggetto di scambi commerciali (tradable sectors)", come è tipicamente il manifatturiero.

Questo spiega perché il fenomeno riguardi particolarmente una economia come quella italiana. Secondo l'istituzione di Washington "messe assieme l'innovazione e la globalizzazione spiegano il 75 per cento del declino della quota di reddito nazionale percepita dal lavoro in Germania e Italia", Paesi che appunto hanno settori manifatturieri molto sviluppati. Mentre spiega il 50 per cento di questo fenomeno negli Stati Uniti. Questo non significa che il Fondo monetario internazionale rinneghi il suo sostegno alla globalizzazione, all'innovazione e all'apertura degli scambi, ma quasi.

Lo studio riconosce l'esitenza di crescenti problemi, oggi la quota di reddito da lavoro è di 4 punti percentuali inferiore a quello che era nel 1970. E dalla crisi del 2008-2009 la situazione non ha mostrato miglioramenti. E quindi si raccomanda di cercare misure correttive. "Gli effetti di questi due fenomeni sul reddito da lavoro pongono una sfida ai policymaker, affinché trovino strade con cui i benefici di innovazione e globalizzazione risultino più condivisi e distribuiti". Risposte, conclude il Fmi, che ovviamente dovranno essere tarate sulle specificità dei singoli Paesi. Tradotto in pratica, l'Fmi non ha soluzioni al riguardo e rimbalza il problema agli stati. L'America di Trump ne ha una pronta: i dazi per impedire che merci prodotte a costo quasi zero del lavoro per le condizioni disumane nelle quali versano i lavoratori in nazioni come la Cina, l'Indonesia, l'India, Sri Lanka, e in generale l'Asia, l'Africa e Sud America possano finire sui mercati dell'Occidente facendo concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori e delle aziende occidentali.

Redazione Milano 

Caro ministro Poletti, il vero cervello in fuga è il suo


– di Diego Fusaro –

Vi sono politici che sembrano automi impostati. Ogni volta che aprono la bocca pronunziano frasi improbabili, direi impossibili: sentenze che denotano riflessività approssimata (a voler usare garbate perifrasi) e, soprattutto, la puntuale capacità di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato. La signora Boldrini e la signora Santanchè ne sono esempi insuperati e forse insuperabili (o si può andare oltre?).

Ma il re di questa pratica di “inopportunismo” programmatico è, non v’è dubbio, Poletti. Il quale non perde occasione, purtroppo, per offendere le categorie più deboli (studenti e giovani in difficoltà in primo luogo) e, soprattutto, la propria intelligenza. L’ultima uscita di Poletti è la seguente: “centomila giovani in fuga? Conosco gente che è bene non avere tra i piedi”.

Caro Poletti, il problema sono senz’altro i cervelli in fuga: ma ancor più quelli che, come il suo, restano per pontificare superficialmente. E che restano a diffamare, ingiuriare, offendere e umiliare i giovani – il quarto stato flessibile e migrante – che oggi pagano sulla loro pelle le conseguenze del capitalismo libertario, edonista e supersfruttatore: ossia del capitalismo strenuamente difeso da Poletti e dal suo partito leopoldiano-finanziario di rappresentanza del mondialismo classista.


Verrebbe spontaneo chiedere al signor Poletti da che pulpito predichi. Come si permetta, e su che basi, di offendere i giovani costretti alla migrazione coatta per poter campare come sottoproletariato cognitivo sottopagato e supersfruttato. Tempi strani, i nostri. Da un lato, abbiamo la ministra dell’Istruzione (Fedeli) che finge di essere laureata. E si ridicolizza su scala nazionale. Dall’altro, abbiamo il ministro del Lavoro e delle politiche giovanili (Poletti) che biecamente si compiace dei giovani che fuggono e che abbandonano il Paese.

Diciamolo, ribadiamolo, non stanchiamoci di affermarlo: l’élite finanziaria post-borghese e post-proletaria oggi dominante – con il suo codazzo di mandarini, maggiordomi e lacché – odia la cultura e i giovani; odia il lavoro e i diritti sociali. Resta, come sempre, da domandarsi fino a quando le masse precarizzate e subalterne continueranno a subire in silenzio senza reagire adeguatamente.

Fonte: Fanpage

La guerra fredda USA-Iran in Medio Oriente e la minaccia di una grande guerra



– Mahdi Darius Nazemroaya (Canada) – Strategic Culture Foundation

Una guerra fredda è in corso tra Teheran e Washington. Spie, droni, assassini e accuse degli Stati Uniti contro Teheran, fanno tutti parte di questo pacchetto. Washington e i suoi scagnozzi hanno usato ogni mezzo, comprese le organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite, come campo di battaglia contro Teheran in questa guerra fredda. La campagna di destabilizzazione condotta contro Iran, Iraq, Siria e Libano sono anche un fronte critico in questa guerra fredda …
L’amministrazione Obama nel 2011 ha scatenato la “Coalizione dei cosiddetti Moderati” di Washington contro il Blocco della Resistenza, che hanno spinto tutti questi paesi e forze ha unirsi nella loro opposizione all’egemonia degli Stati Uniti e d’Israele nella regione del Medio Oriente – Nord Africa (MENA). I due campi che stanno diventando sempre più visibili nella regione MENA stanno cadendo sulla falsariga di quello che Washington, Tel Aviv e la NATO prevedevano di formare dopo la sconfitta nel 2006 d’Israele in Libano, come mezzo per affrontare l’Iran e i suoi alleati. Nel 2007, gli Stati Uniti d’America, rappresentati dalla Segretaria di Stato Condoleezza Rice e dal Segretario alla Difesa Robert Gates, tennero un incontro al Cairo con il “GCC + 2“, la formula del Gulf Cooperation Council – Arabia Saudita, Qatar, Bahrain, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman e Qatar – più Egitto e Giordania, per formare un fronte strategico che li comprendesse tutti, contro l’Iran, la Siria e i loro alleati regionali. Questa “Coalizione dei Moderati” formata da Washington, è una diretta estensione della NATO che comprende anche Israele e Turchia con ruoli importanti e centrali.

L’equilibrio del potere si gioca in Siria e in Iraq
Mentre la Siria è nel mirino per un cambio di regime, quale strumento per ri-orientare l’equilibrio di potere in Medio Oriente, l’Iraq viene anch’esso destabilizzato per poter catalizzare una guerra civile tra arabi musulmani sciiti e musulmani sunniti. Gli attentati in Iraq e la Siria portano tutti il marchio di Washington e della sua rete di alleati, così come l’uccisione di civili in stile squadroni della morte del Salvador. Per anni i rifugiati iracheni hanno segnalato che le forze statunitensi e britanniche erano alla testa degli squadroni della morte in Iraq, e che erano i principali responsabili delle esplosioni che prendevano di mira i civili in Iraq. Per quanto riguarda la Siria, anche la stampa in Nord America ed Europa Occidentale è stata costretta ad ammettere che ci sono “misteriosi squadroni della morte” che uccidono i civili siriani. Un esempio è il National Post del Canada, che ha ammesso il 7 dicembre 2011, che squadroni della morte sconosciuti hanno causato il caos in Siria, uccidendo civili.
Le massicce ondate di esplosioni in Iraq mirate contro i civili, sono un mezzo non solo per destabilizzare l’Iraq, ma per accendere il settarismo mentre gli Stati Uniti si ritirano. Non è un caso che i quartieri di Baghdad e le sue città galassia, sono stati rapidamente trasformati in enclave confessionali sotto l’amministrazione degli Stati Uniti. E’ anche interessante notare che l’attuale Vice-Presidente degli Stati Uniti, Joseph Biden, era l’uomo che nel 2006 aveva steso un piano – o più correttamente aveva impresso il suo nome al piano – chiamato “Piano Biden” per dividere o balcanizzare l’Iraq in tre entità confessionale. E’ in questo contesto che le tensioni politiche tra il primo ministro Nouri al-Maliki e il vice-presidente Tariq al-Hashimi vengono giocate e utilizzate. Se una vera e propria guerra civile esplodesse in Iraq, potrebbe galvanizzare la regione lungo le linee tra sunniti e sciiti, come desiderano Washington, Tel Aviv, la NATO, e le famiglie arabe dittatoriali. Il caos regionale è il loro obiettivo. Tali caos e divisioni preoccuperebbero e distrarrebbero i popoli della regione, con lotte intestine, permettendo a Stati Uniti e Israele di mantenere posizioni di vantaggio, mentre i sovrani dei petro-sceiccati sarebbero in grado di mantenere la loro illegittima presa sul potere.

Il ruolo centrale della Turchia in Siria e nella Guerra di spie in Medio Oriente
In Libia, mentre il Qatar è stato designato quale principale paese arabo, Gran Bretagna e Francia sono membri della NATO, che hanno preso in outsourcing la gestione della guerra per conto di Washington (almeno pubblicamente). In Siria, la campagna è stata esternalizzata da Washington a Francia, Germania, Turchia, mentre Qatar e Arabia Saudita, con il Regno hascemita di Giordania che seguirà in futuro, sono stati designati come i principali interlocutori arabi. Berlino stava inizialmente spingendo per l’intervento straniero nella Repubblica araba siriana, ma il suo ruolo è sembrato essersi affievolito, come la possibilità di un diretto intervento militare della NATO in Siria. Concentrandoci sulla Turchia, Ankara è comunque il giocatore centrale nell’assedio alla Siria, e senza la partecipazione della Turchia, le operazioni contro la Siria non avrebbero chance di avere successo.
Dalla fine di novembre all’inizio di dicembre, l’esercito siriano ha iniziato a posizionarsi in prossimità del confine turco-siriano, tra cui la Provincia di Hatay, dove si trova Alessandretta (Iskenderun). Mentre le truppe siriane si sono posizionate vicino al confine turco poco dopo metà dicembre, aerei USA o NATO hanno violato lo spazio aereo siriano. Gli aerei sono entrati nello spazio aereo della Siria dalla Incirlik Air Base della vicina Provincia di Adana in Turchia, ed hanno sganciato dispositivi elettronici di spionaggio nei pressi della zona prevalentemente curda della città di Afrin, nel Governatorato di Aleppo.
Questo fa parte del più ampio monitoraggio elettronico e di guerra spionistica che ha anche coinvolto il Libano e l’Iran. Recentemente in Libano, è stato fermato un gran numero di spie israeliane e statunitensi aventi legami diretti con l’ambasciata statunitense a Beirut. In parallelo, le spie e le reti di spionaggio degli Stati Uniti sono stati intrappolati in Iran dall’apparato di intelligence iraniano. Questa guerra di spia è legata all’intensificato sforzo di Washington per infiltrarsi in Iran. Con questa visione, Washington ha anche aumentato il proprio ufficio di interesse iraniano negli Emirati Arabi Uniti, con l’ambasciata virtuale in Iran.

Giocando i turchi; Ankara potrebbe inciampare nel trabocchetto siriano
Gli scontri pubblici non sono nuovi negli stati della NATO, e in questo senso Parigi e Ankara hanno cominciato a litigare sul Genocidio Armeno. Per anni Nicolas Sarkozy e i legislatori di Parigi hanno parlato del passaggio legislativo che bandisce la negazione del genocidio armeno nel morente Impero Ottomano. Questa legislatura è stata recentemente approvata in Francia ed è stata ampiamente analizzata come una trovata elettorale di Sarkozy per conquistare il sostegno degli armeni e del voto in Francia. Tuttavia, si deve anche notare che Parigi ha inoltre previsto che, la situazione in Iraq dopo l’evacuazione militare statunitense, potrebbe modificare radicalmente l’atteggiamento del governo turco verso la Siria. Questo è un punto chiave.
Se l’Iraq diventasse una singola entità assertiva che si allinea completamente con Teheran e Damasco, allora la Turchia sarà costretta a cambiare la sua posizione. Il commercio turco potrebbe essere fortemente rallentato e un ambiente prossimo alla Turchia si formerebbe, dall’Iran all’Iraq e alla Siria, che potrebbero escludere la Turchia dall’Africa del nord, dalla Giordania, dalla penisola arabica, e dall’Asia Centrale, il Pakistan, l’India e l’Asia orientale. Insieme con la Repubblica di Armenia, Teheran, Baghdad e Damasco potrebbe formare un muro intorno la Turchia. I confini aperti per la Turchia sarebbero solo Grecia, Bulgaria e Georgia. L’ultima delle quali, la Georgia, potrebbe essere anch’essa esclusa dalla Federazione russa.
Quindi, il corso degli eventi in Iraq sarà fondamentale per la politica estera turca e per formare i rapporti di forza in Medio Oriente. E’ in questo contesto che si creano tensioni interne in Iraq, usate per impedire all’Iraq di affermarsi come fedele alleato dell’Iran e della Siria. Se il regime in Siria riesce a mantenere il controllo e l’Iraq riuscisse a mantenere la stabilità, per Washington in Medio Oriente sarebbe finita, seguita dalla capacità di Israele di lanciare altre guerre.
Inoltre, i programmi turchi hanno una relativamente breve durata. Non è nell’interesse di Washington o di Israele consentire alla Turchia di diventare una grande potenza. Gli Stati Uniti e Israele hanno lavorato alle spalle di Ankara per indebolirla, dopo che è servita per lo scopo della loro strategia regionale. Questa è una delle ragioni per cui hanno sostenuto i movimenti separatisti curdi contro la Turchia. La Turchia stessa dovrebbe infilarsi in lotte e divisioni intestine. Il coinvolgimento turco in Siria o una guerra con la Siria che coinvolgesse i turchi, alla fine indebolirebbe la Turchia stessa con effetti collaterali disastrosi, come l’invasione dell’Iran da parte di Saddam Hussein ha avuto per l’Iraq. Se scoppiasse una guerra tra Ankara e Damasco, la guerra sarà dannosa per l’unità nazionale turca e potrebbe scatenare una guerra civile, una guerra del genere farebbe anche esplodere un conflitto con gli alleati iraniani e russi della Siria.


La demonizzazione dell’Iran nella comunità internazionale
Il sistema internazionale che è stato installato dopo la seconda guerra mondiale, è in crescente declino. Le Nazioni Unite e altri organismi internazionali sono diventati scene di lotta tra due campi emergenti a livello mondiale – da un lato gli Stati Uniti e quello che è diventato, a partire dalla fine della Guerra Fredda, il Blocco occidentale ampliato, e d’altra parte tutti quei paesi che sono indipendenti da Washington o che si oppongono all’egemonia degli Stati Uniti. Questi due campi sono sempre più visibili, sulla base delle loro posizioni nell’ambito internazionale e di come votano nei forum globali. Per esempio, anche se ci sono stati astenuti chiave, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite di Ginevra c’erano due posizioni diametralmente opposte sulla Siria, che ha visto paesi come Ecuador, Cuba, Russia e Cina schierarsi con la Siria, contro Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Polonia.
Molto prima, l’Associazione Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) nello stesso contesto del campo di battaglia, ha anche pubblicato un rapporto manipolato grossolanamente. Il rapporto traeva informazioni dai servizi segreti degli Stati Uniti e dei suoi alleati, e vecchie informazioni che sono state scartate in precedenza, essendo false, dall’AIEA, e reinventato la stessa informazione nel senso che il programma nucleare iraniano aveva applicazioni “potenzialmente” militari. Il direttore generale Yukiya Amano, un ex diplomatico giapponese, ha anche violato i regolamenti dell’AIEA nel comporre la relazione e la sua pubblicazione clandestina presso alcuni membri dell’AIEA. Il rapporto di Amano ha anche consapevolmente rilasciato una lista di scienziati iraniani che lavorano sul programma dell’energia nucleare, sapendo che avrebbe posto le loro vite in pericolo, con tentativi di omicidi.
Washington, con la collaborazione degli al-Saud, ha anche cercato di raccogliere il sostegno internazionale nell’ottobre 2011, sostenendo che l’Iran voleva assassinare l’ambasciatore saudita a Washington. Dopo aver cambiato più volte lo stravagante racconto del tentativo di assassinio iraniano, il problema è stato sottoposto al voto in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dall’Arabia Saudita e dagli Stati Uniti, a metà novembre. Centosei paesi hanno votato a favore della risoluzione che chiede la cooperazione iraniana e condanna il complotto. Quaranta paesi si sono astenuti e nove hanno votato contro la risoluzione. Gli Stati Uniti hanno anche colto l’occasione per rinnovare le sanzioni contro l’Iran e presentarlo come una minaccia alla pace mondiale.
Un mese dopo, una unità di guerra informatica delle Forze Armate iraniane sottraeva al controllo degli Stati Uniti un drone spia Lockheed Martin RQ-170 Sentinel. E’ stata una rappresentazione dell’incidente dell’aereo spia U-2, del 1960, con l’Unione Sovietica. Il Pentagono inizialmente ha negato che gli Stati Uniti avessero violato lo spazio aereo iraniano o che un drone fosse stato catturato, e hanno inventato parecchie storie contrastanti, ma si hanno dovuto ammettere la verità una volta che gli iraniani hanno svelato il drone spia statunitense in perfette condizioni e sotto la custodia iraniana. Nel processo di sottrazione dei controlli del drone spia, quando ha violato lo spazio aereo iraniano, i satelliti, il comando e le strutture di controllo degli Stati Uniti sono stati manipolati elettronicamente dai militari iraniani. Nello stesso mese, un tribunale statunitense di New York dichiarava che l’Iran ed Hezbollah del Libano aiutarono al-Qaida negli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 (9/11), ed ha trovato che l’Iran sia responsabile di cento miliardi di dollari di danni.

La guerra fredda statunitense-iraniana potrebbe portare ad una guerra globale calda
Ora, vicino alla fine del 2011, il generale Martin Dempsey, Presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ha detto più volte che le Forze Armate degli Stati Uniti sono pronte ad attaccare l’Iran. Gli iraniani hanno respinto che gli Stati Uniti abbiano la capacità per intraprendere una guerra, ma non hanno escluso che Stati Uniti o Israele tentino di lanciare degli attacchi. E’ in questo contesto che le forze navali iraniane hanno condotto esercitazioni navali presso lo stretto di Hormuz e nelle acque del Golfo di Persia, Golfo di Oman e Mare Arabico.
Il termine guerra fredda può essere molto fuorviante, perché molti eventi caldi possono accadere nel contesto di tale rivalità, come è il caso degli eventi in Libano, Siria e Iraq per quanto riguarda la guerra fredda tra Washington e Teheran. La vera Guerra Fredda tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti era in realtà giocata attraverso molte guerre calde in diverse parti del mondo, come l’Angola, il Vietnam e la penisola coreana. Con questa considerazione in mente, la guerra fredda in Medio Oriente tra Teheran e Washington potrebbe sfociare in una vera e pericolosa guerra calda con ramificazioni globali.
Il 14 dicembre 2011, Nezavisimaja Gazeta ha riferito che la Russia sta prestando particolare attenzione alla sua infrastruttura militare in Armenia, che ha una maggiore importanza geo-politico ora, rispetto a un il coinvolgimento russo in Medio Oriente, nel caso di una guerra degli Stati Uniti o della NATO. Il 28 novembre 2011, è stato dichiarato che Dmitrij Rogozin, inviato di Mosca nella NATO, e ora uno dei viceministri del premier di Russia (vice-primo ministro), avrebbe visitato Pechino e Teheran a metà gennaio 2012, per discutere collettivamente come contrastare il progetto dello scudo antimissile di Washington. Questo è accaduto dopo che Rogozin ha parlato alle fine di settembre 2011, alla rete televisiva Rossija-24, negando notizie stampa iraniane secondo cui Mosca, Teheran e Pechino hanno in programma di collaborare per rispondere congiuntamente al progetto missilistico globale di Washington.
Nello scenario di una guerra degli Stati Uniti con l’Iran, i conflitti congelati nel Caucaso tra Abkhazia, Ossezia del Sud, Georgia, Nagorno-Karabakh, Armenia e Repubblica di Azerbaigian dovrebbero anch’essi accendersi tutti. Gli armeni, che sono alleati di Mosca e Teheran, hanno anche chiarito che Erevan sarebbe costretta a prendervi parte. Dall’Asia centrale e dal Caucaso al Pakistan e al Medio Oriente vi sarebbero grandi sconvolgimenti.
Né la Russia né la Cina rimarranno a guardare, nel caso sia lanciata una guerra contro l’Iran. In un modo o nell’altro, se la Russia entra in guerra contro gli Stati Uniti e la NATO, poi paesi come Bielorussia, Ucraina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Moldavia sarebbero tutti trascinati i un sempre più ampio conflitto. La Collective Security Treaty Organization (CSTO) e la Shanghai Cooperation Organization (SCO) sarebbero collettivamente coinvolte. Il Contrammiraglio Zhang Zhaozhong, ufficiale cinese e direttore della National Defense University della Repubblica popolare cinese, ha anch’egli riconosciuto questo e ha dichiarato che la Cina non esiterebbe ad entrare in guerra contro gli Stati Uniti, se Washington attaccasse l’Iran. Il Contrammiraglio Zhang ha anche indicato l’importanza del Pakistan come ponte verso l’Iran per Pechino, nel corso di una possibile guerra e l’instabilità del Pakistan dovrebbe essere esaminata nel contesto del suo valore per la Cina. Ed è a questo proposito che la guerra fredda in Medio Oriente ha il pericolo potenziale di scatenare una grande guerra che coinvolgerebbe il cuore dell’Eurasia e avvolgendo il globo in un disastro.

È gradita la ripubblicazione con riferimento alla Fondazione per la Cultura Strategica rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attenzione: la Nato col pretesto dell’intervento in Iraq vuole invadere la Siria!


Tutte le strade portano a Baghdad e lo Stato Islamico in Iraq e Siria (ISIS) le segue dal nord della Siria e dal sud della Turchia. Leggendo i titoli occidentali, due racconti zoppicanti iniziano a girare. La prima è che ciò costituisce il “fallimento” della politica statunitense in Medio Oriente, un alibi di come Stati Uniti e loro partner della NATO non devono in alcun modo essere considerati complici dell’attuale coordinato, massiccio, immensamente finanziato

e pesantemente armato blitzkrieg del terrore su Baghdad. La seconda è come l’ISIS sembri “balzare” dalle dune di sabbia alle palme viaggiando senza problemi come militari professionisti in convogli di camion Toyota. In realtà l’ISIS è il prodotto di una cospirazione NATO-GCC risalente al 2007, quando i politici USA-sauditi cercarono d’innescare una guerra settaria regionale per eliminare dal Medio Oriente l’arco d’influenza dell’Iran dai suoi confini, attraverso Siria e Iraq, a Libano e Mediterraneo. L’ISIS è nutrito, addestrato, armato ed ampiamente finanziato da una coalizione di Stati della NATO e del Golfo Persico nel territorio della Turchia (NATO) dalle cui frontiere ha lanciato incursioni nel nord della Siria con, spesso, la copertura aerea e d’artiglieria turca. L’ultimo esempio è stata l’invasione di al-Qaida del villaggio di Qasab, provincia di Lataqia nel nord-ovest della Siria. A marzo, l’ISIS ritirò i suoi battaglioni terroristici dalle province di Lataqia e Idlib riposizionandole nella parte orientale della Siria, chiaramente preparandosi ad invadere l’Iraq settentrionale. Il Daily Star ha riportato, in un articolo di marzo intitolato “Il gruppo scissionista in Siria di al-Qaida lascia due province: attivisti”: l’ISIS, alienatasi molti ribelli occupando territori ed uccidendo capi rivali, s’è ritirato dalle province di Idlib e Latakia ed ha inviato le proprie forze nella provincia orientale di Raqqa e nella periferia orientale della città di Aleppo, dicono gli attivisti”. Il territorio occupato dall’ISIS attraversa la frontiera siriano-irachena, il che significa che qualsiasi campagna per sradicarla dal territorio iracheno può facilmente sconfinare in Siria. Questo è esattamente il punto. L’ISIS ha devastato Mosul, in Iraq vicino al confine turco, dirigendo a sud la guerra lampo del terrore che ora minaccia la capitale irachena Baghdad, e il governo iracheno valuta l’assistenza USA e/o NATO per spezzare l’ondata terroristica. Rafforzando tale pretesto, l’ISIS, sfidando ogni idea o tattica o strategica, ha sequestrato il consolato turco a Mosul, prendendo 80 ostaggi turchi, dando alla Turchia non solo un nuovo pretesto per invadere l’Iraq settentrionale, come ha fatto tante volte nel perseguire presunti militanti curdi, ma per invadere il territorio siriano dove risiede l’ISIS.
La Turchia ha già tentato di utilizzare attacchi false flag di al-Qaida per giustificare l’invasione della Siria
Scoprendo che la NATO ha pianificato un attacco falsa bandiera contro la Turchia per giustificare l’invasione turca del nord della Siria, l’International Business Times, nel suo articolo “La Turchia vieta YouTube: la trascrizione completa della conversazione trapelata sulla ‘guerra’ in Siria tra funzionari si Erdogan”, pubblica la trascrizione completa di una conversazione tra il capo dell’intelligence turca Hakan Fidan e il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu: “Il divieto del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan di YouTube avviene dopo che è trapelata una conversazione tra il capo dell’intelligence turco Hakan Fidan e il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, e volto a rimuoverlo dal sito dei video. I dettagli della conversazione trapelata, indicano che Erdogan pensava che un attacco alla Siria “deve essere un’opportunità per noi (la Turchia)”. Nella conversazione, il capo dell’intelligence Fidan diceva d’inviare quattro uomini dalla Siria ad attaccare la Turchia, per “farne un casus belli“. L’articolo inoltre indica: “Nel video trapelato, Fidan discute con Davutoglu, Guler e altri funzionari di una possibile operazione in Siria per assicurare la tomba di Suleyman Shah, nonno del fondatore dell’impero ottomano. Invece di quattro uomini che effettuano una false flag per occupare la tomba, sembra che un intero esercito di mercenari verrebbe utilizzato come pretesto per occupare tutto il nord dell’Iraq e la Siria orientale”.
Banche svaligiate per finanziare l’invasione? I media occidentali mettono il carro davanti ai buoi
Il racconto dell’ISIS che saccheggia armerie, autorimesse e banche viene accuratamente diffuso dai media occidentali per ritrarre l’invasione come rivolta terrorista che si sostiene saccheggiando armi e denaro. In realtà, l’ISIS già possedeva tutto ciò di cui aveva bisogno prima d’iniziare la campagna dai territori siriano e turco. L’International Business Times, nel suo articolo “Mosul caduta: i jihadisti rubano 429 milioni di dollari dalla Banca centrale della città, divenendo la più ricca forza terroristica del mondo”, afferma: “Lo Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham (ISIS) è diventato il gruppo terroristico più ricco dopo il saccheggio 500 miliardi di dinari iracheni, l’equivalente di 429 milioni di dollari, dalla banca centrale di Mosul, secondo il governatore regionale. Il governatore di Ninive Athil al-Nujaifi ha confermato le notizie della televisione curda secondo cui i militanti dell’ISIS avevano rubato numerosi milioni dalla banche di Mosul. Una grande quantità di lingotti d’oro sarebbe stata rubata. Dopo l’assedio della seconda città del Paese, il bottino raccolto dal gruppo lo rende più ricco di al-Qaida stessa, quanto piccole nazioni come Tonga, Kiribati, Isole Marshall e isole Falkland”. Tale storia di copertina è l’ultima della lunga propaganda destinata a coprire il patrocinio ampiamente documentato dell’ISIS ed altre filiali di al-Qaida da parte di Stati Uniti, NATO e monarchie del Golfo Persico. I precedenti tentativi di spiegare perché dei presunti “moderati” ricevessero miliardi dall’occidente che finivano ad al-Qaida in Siria, avevano affermazioni secondo cui “le donazioni via twitter” eclissavano gli aiuti forniti da Stati Uniti, UE, NATO e Stati del Golfo Persico.
Stati Uniti, NATO e Stati del Golfo Persico sono dietro l’ISIS
Nel 2007, ben quattro anni prima dell’avvio della “primavera araba” nel 2011, l’articolo sul New Yorkerdel giornalista vincitore del premio Pulitzer, Seymour Hersh, dal titolo, “The Redirection: la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?” dichiara espressamente: “Per minare l’Iran sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Sottoprodotto di tali attività è il rafforzamento dell’azione dei gruppi estremisti sunniti dalla visione militante dell’Islam, ostili agli USA e simpatizzanti di al-Qaida”. Durante il conflitto siriano iniziato nel 2011, l’occidente e i suoi partner regionali hanno inviato miliardi in contanti, armi e attrezzature. Nel marzo 2013 l’articolo del Telegraph dal titolo “Stati Uniti ed Europa avviano un ponte aereo per armare i ribelli siriani attraverso Zagabria“, dice: “Da novembre, sono state inviate 3000 tonnellate di armi dell’ex-Jugoslavia a bordo di 75 aerei cargo dall’aeroporto di Zagabria ai ribelli, in gran parte attraverso la Giordania. La storia conferma che l’origine delle armi ex-jugoslave viste in numero crescente nelle mani dei ribelli sui video online, come descritto il mese scorso da The Daily Telegraph e altri giornali, suggerisce quantitativi assai maggiori di quanto sospettato. L’invio verrebbe pagato dall’Arabia Saudita agli ordini degli Stati Uniti, e il rifornimento delle armi organizzato attraverso Turchia e Giordania, confinanti della Siria. Ma l’articolo aggiunge che così come dalla Croazia, le armi provenivano “da diversi altri Paesi europei, tra cui la Gran Bretagna”, senza specificare se fossero armi fornite o procurate degli inglesi. È noto che consiglieri militari inglesi, tuttavia, operano nei Paesi confinanti con la Siria insieme a francesi e statunitensi, addestrando capi ribelli ed ex-ufficiali dell’esercito siriano. Gli statunitensi li addestrerebbero anche sulla protezione di siti di armi chimiche in Siria”.
Inoltre, The New York Times nel suo articolo, “L’invio di armi via aerea ai ribelli in Siria s’espande con l’aiuto della CIA“, ammette che: “Con l’aiuto della CIA, i governi arabi e la Turchia hanno fortemente aumentato il loro aiuto militare ai combattenti dell’opposizione in Siria negli ultimi mesi, espandendo il ponte aereo segreto per armi e attrezzature ai rivoltosi contro il Presidente Bashar al-Assad, secondo i dati del traffico aereo, le interviste a funzionari di diversi Paesi e i resoconti di capi ribelli. Il ponte aereo, iniziato su piccola scala nei primi mesi del 2012 e proseguito ad intermittenza fino allo scorso autunno, s’è ampliato in un flusso costante e molto più grande alla fine dello scorso anno, come mostrano i dati. È cresciuto fino a comprendere più di 160 voli di cargo militari giordani, sauditi e qatarioti che atterrano all’aeroporto Esenboga nei pressi di Ankara e, in misura minore, in altri aeroporti turchi e giordani. Con la promessa di nuovi aiuti, l’importo complessivo degli aiuti non letali dagli Stati Uniti alla coalizione e ai gruppi civici nel Paese è di 250 milioni di dollari. Durante l’incontro, Kerry ha invitato le altre nazioni ad intensificare la loro assistenza, con l’obiettivo di fornire un miliardo di dollari di aiuti internazionali”. Gli Stati Uniti ammisero anche che ufficialmente armano e addestrano terroristi in Siria. L’articolo delWashington Post, “Le armi statunitensi arrivano ai ribelli siriani“, riferiva: “La CIA ha iniziato a fornire armi ai ribelli in Siria, dopo mesi di ritardo negli aiuti letali promessi dall’amministrazione Obama, secondo funzionari statunitensi e figure siriane. Gli invii verso il Paese iniziarono nelle ultime due settimane, insieme con l’invio distinto dal dipartimento di Stato di autoveicoli ed altra attrezzatura, un flusso di materiale che segna un importante escalation del ruolo degli Stati Uniti nella guerra civile in Siria”. I media e i governi occidentali forniscono la loro visione ed ora si aspettano che il pubblico a creda che “donazioni via twitter” e “rapine in banca” siano superiori a tale inedita impresa logistica multinazionale facendo prevalere al-Qaida sulle inesistenti “forze moderate” filo-occidentali in Siria e creando legioni di terroristi fantasma capaci di occupare intere province oltre i confini nazionali. Le prove semplicemente non convincono.
I rapporti del Centro antiterrorismo di West Point dell’US Army, “Bombardieri, conti bancari e rinforzi: al-Qaida dentro e fuori l’Iraq” e “Combattenti stranieri di al-Qaida in Iraq“, chiariscono che le legioni di al-Qaida/ISIS furono create, finanziate ed armate dagli Stati del Golfo Persico e rinforzate da combattenti stranieri provenienti dall’epicentro terroristico libico di Bengasi, e dall’Arabia Saudita in particolare. Tali legioni sono attive da quando furono create dalla CIA e dalle intelligence pakistana e saudita negli anni ’80, per combattere le forze sovietiche in Afghanistan.
Un pretesto per l’invasione della NATO
Il territorio occupato dall’ISIS attraversa il confine iracheno-siriano formando una regione quasi dalle stesse dimensioni della Siria. Baghdad chiede l’intervento straniero, e l’ISIS da alla NATO il pretesto perfetto occupando il consolato turco di Mosul, permettendo una nuova invasione dell’Iraq. I media occidentali sfruttano la famigerata brutalità dell’ISIS’, come decapitazioni di massa e centinaia di migliaia di civili in fuga, attuando chiaramente la campagna per influenzare l’opinione pubblica a favore dell’intervento. Invadere l’Iraq settentrionale permetterebbe alla NATO di giustificare operazioni contro la Siria orientale. In realtà, ciò che la NATO farà è stabilire la tanta desiderata “zona cuscinetto” da cui i terroristi possano lanciare efficaci attacchi in profondità nel territorio siriano. Con la Siria occidentale che torna alla pace e all’ordine dopo le vittorie del governo siriano, l’ultimo fronte dei fantocci della NATO è l’arco del terrore di al-Qaida lungo il confine della Turchia e quello orientale e settentrionale tra Siria e Iraq. La presenza della NATO nel nord dell’Iraq ostacolerebbe la logistica iraniano-siriana. L’idea di una tale zona cuscinetto gira almeno dal marzo 2012, quando fu proposta dalla Brookings Institutionfinanziata dalle corporations finanziarie degli Stati Uniti, nel “Medio Oriente, Memo# 21: Valutare le opzioni del cambio di regime” in cui si dichiara espressamente: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici concentrati in primo luogo su come porre fine alle violenze e avere l’accesso umanitario, secondo la direzione di Annan. Ciò può portare alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che verrebbero sostenuti da un potere militare limitato. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti sulla Siria e potrebbe mantenere Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che una vasta coalizione con l’appropriato mandato internazionale possa aggiungere un’ulteriore azione coercitiva ai suoi sforzi“.
Nell’Iraq, la NATO usa i propri ascari terroristici per creare il pretesto per riattuare la strategia della “zona cuscinetto”. La prospettiva di Stati Uniti, NATO e Stati del Golfo Persico che riforniscono l’ISIS in Iraq è un dramma ironico, in quanto prova definitiva che svela l’incursione brutale dell’ISIS quale opera collettiva di tale coalizione, avviata per fini insidiosi. Invece, una campagna antiterrorismo congiunta iraniano-iracheno-siriana dovrebbe essere condotta per schiacciare il corpo di spedizione terroristico dei mercenari della NATO, una volta per tutte.

Tony Cartalucci, ricercatore di geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perchè vogliono imporci la Moneta Elettronica?


Tutti i Governi degli ultimi anni, da Prodi a Berlusconi fino all’attuale Monti, hanno sempre proposto la graduale scomparsa del denaro contante (con costi aggiuntivi per chi preleva o versa liquidità sul conto), sostituito dalla moneta elettronica: pagamenti con carte di credito, bonifici, assegni, tutto tranne il denaro contante. La soglia dei pagamenti cash è scesa negli ultimi tempi dai 12.500€ a 5.000€ e, successivamente, all’attuale livello dei 2.500€.
Adesso il governo tecnico di Monti (N.B.: eletto dalle banche, ma non eletto democraticamente da alcun cittadino) ha proposto una nuova soglia ai pagamenti in contanti, intorno ai 350-500€.
Monti il 17/11/2011 ha dichiarato in Parlamento: “Occorre ulteriormente abbassare la soglia per l’uso del contante,favorire un maggior uso della moneta elettronica“.
Perchè tutto questo?
Il governo afferma che si tratti di una soluzione utile alla lotta dell’evasione fiscale, in quanto tutte le transazioni vengono registrate e si può meglio controllare tutti i pagamenti che avvengono tra clienti, fornitori, consumatori.
FALSO per la seguente ragione: il grosso dell’evasione fiscale (cosiddetti 40 miliardi di sommerso di cui parla l’A.B.I.) non riguarda le piccole-medie imprese che hanno un giro di affari modesto, bensì le grandi corporations, proprio quelle S.p.A. che nascondono al fisco milioni e milioni di euro, attraverso transazioni segrete in qualche conto bancario o hedge fund con sede nei paradisi fiscali. Il vero evasore non è il fruttivendolo sotto casa, ma i manager che risiedono nei CdA delle multinazionali e gli speculatori finanziari che spostano gli utili all’estero in posti come Panama, Cayman, Jersey, etc..
Le vere ragioni insite in questa proposta sulla moneta elettronica sono due:

1) stampare denaro per le banche COSTA: la sua gestione (stampa, trasporto, distribuzione) in Europa costa 50 miliardi di euro l’anno, 10 di questi spesi dall’Italia.
In Europa sono in circolazione oltre 14 miliardi e 418 milioni di banconote per un valore di 857 miliardi di euro.
Se si eliminasse il denaro cartaceo le banche eliminerebbero quindi anche il valore intrinseco delle banconote (ossia il costo necessario a produrle, intorno i 0,30€ a banconota stampata), giovando unicamente dell’addebito delle stesse al valore nominale.
Precisazione: sono le banche ad emettere\stampare le banconote; lo Stato può emettere solo monete metalliche attraverso la cosiddetta Zecca di Stato.
(quantità delle banconote in circolazione ad Ottobre 2011 – fonte B.C.E.)


2) controllare la vita dei consumatori, capire i loro gusti, i loro movimenti sul territorio, le loro scelte, attraverso la registrazione di tutti i loro acquisti. Senza dubbio un bel vantaggio per le società che fanno ricerca di marketing e possono tempestare i consumatori di “consigli per gli acquisti” realizzati su misura delle loro prede.
Di questo passo si arriverà all’eliminazione totale del denaro contante e andremo in giro acquistando beni\servizi solo con carte di credito e su di esse ogni movimentazione dovrà essere certificata.
Ricordo che la moneta è uno strumento atto a facilitare gli scambi commerciali, non ad ostacolarli.
Ravviso quindi, oltre ad un’operazione che è a tutto vantaggio del sistema bancario (eliminazione dei costi di emissione della moneta) ed in cui è racchiuso uno strumento di controllo di massa (registrazione di tutte le transazioni), anche un grave ostacolo al benessere dell’individuo. Nel momento in cui il sig.Rossi perderà il lavoro, non potrà rifinanziare la sua carta di credito\conto bancario e di conseguenza non potrà effettuare gli acquisti necessari per la sua vita, poichè il macellaio, il salumiere, il supermarket sotto casa, il benzinaio, saranno obbligati per legge a non accettare più pagamenti in contanti.
Quali alternative avrà il sig.Rossi? Chiedere magari un prestito a banche\finanziarie, fino ad ipotecare i suoi beni reali, unicamente per poter sopravvivere?
La moneta elettronica, che adesso spacciano come soluzione all’evasione fiscale, se attuata al 100% non sarà altro che l’ennessima vittoria dell’oligarchia bancaria sui cittadini.
Salvatore Tamburro

ABOLIRE LE BANCONOTE PER FAR FELICI LE BANCHE!




L’altra sera ho appreso in TV che la Sig.a Gabanelli intende procedere imperterrita nella sua crociata contro il contante. Ed è in buona compagnia. In Svezia stanno studiando come eliminarlo del tutto. Ho detto e ripeto che il progresso non si ferma. Se in passato le banconote hanno sostituito le monete metalliche e queste hanno sostituito le pecore, non c’è ragione per frenare questa evoluzione. Ci sono anche buone motivazioni, quale quella della lotta all’evasione fiscale, anche se – ai livelli attuali della pressione fiscale – in alcuni casi parlerei di legittima difesa o di diritto alla sopravvivenza. Ma diamo per buono tutto.
– Di Massimo Costa –

Quello che trovo irritante è che una trasmissione che si accredita come quella che “scopre gli altarini” dei poteri forti si asserva poi agli stessi senza dare diritto di replica a chi la pensa diversamente. Questo articolo lo spedirò alla redazione di Report, ma – vedrete – sarà completamente ignorato.
Se mi facessero parlare a Report direi soltanto le seguenti cose.
Prima alcuni dettagli, poi il pezzo forte.
Primo: dove finisce la lotta all’evasione fiscale e comincia l’oppressione fiscale e la confisca di redditi e patrimoni di famiglie e imprese? Mi spiego meglio. Se mio nipote, che ha 13 anni, mi aggiusta la serranda e io gli do una mancetta, la “trasparenza” invocata raffigura in capo a quel ragazzo intanto una forma di sfruttamento minorile e poi – perché no – una vera evasione fiscale, dato che questo reddito non lo dichiara? Chi ci garantisce dal fatto che il fisco, una volta avuto accesso a tutte le transazioni davvero minime, non ne faccia uso per tassare pure l’aria? Ma chi l’ha detto che se pagassimo tutti le tasse, ne pagheremmo veramente meno? Non potrebbe succedere che, presoci gusto, ne pagheremmo tutti di più?


Secondo: non è che, imponendo a tutti un POS, “faremmo fuori” tutti i mendicanti, renderemmo difficilissima la vita a povere parrocchie etc.? Va bene, l’elemosina in sé è una brutta cosa che non dovrebbe esistere, confina con l’accattonaggio, ma… un po’ di tolleranza non può alleviare alcuni mali sociali per i quali lo Stato è praticamente latitante?
Terzo: ma un po’ di privacy, nelle cose minime almeno, non era nei valori dell’Occidente libero e democratico? Se io fossi un consumatore – poniamo – di materiale pornografico, lo deve sapere il “grande fratello”, e così deve sapere se al bar preferisco il cornetto o l’arancina? Non è che stiamo esagerando un po’?
Quarto: su chi ricade il costo della tenuta dei c/c che sostituiscono il circolante? Ovviamente sui consumatori. Coi tempi che corrono davvero una bella mossa! Le banche ringraziano!
Come si vede si va a cuor leggero a toccare elementi della vita di tutti i giorni senza valutarne bene l’effetto. Ma io stesso dico che, sin qui, con un po’ di buona volontà e se i problemi sono correttamente avvistati da un punto di vista politico, si potrebbero tutti superare. Immaginiamo per esempio incentivi per distribuire macchinette POS “al portatore” in cui si ricarica a vista la propria carta di credito come fosse un telefonino. Le potrebbero dare i genitori ai figli come mancetta, senza aprire per forza un conto corrente, e le potrebbero usare pure i mendicanti. Sui costi dei c/c in un’altra Italia e in un’altra Europa si potrebbero imporre condizioni ai cartelli bancari. Per garantire un minimo di privacy si potrebbero istituire delle carte ricaricabili “al portatore”, veri e propri borsellini elettronici, con le dovute segnalazioni al fisco o ad altra autorità competente quando le transazioni che avvengono sulle stesse per entità e natura potrebbero divenire sospette per ogni ragione. Insomma, se si volesse, ma è chiaro che non si vuole, gli “effetti collaterali” potrebbero essere neutralizzati.
Ma il problema dei problemi è un altro, e non mi stancherò mai di ripeterlo.
Vi prego di seguirmi in un passaggio contabile. In Ragioneria nella sezione di “avere” si mettono due cose molto diverse fra loro: i ricavi e i debiti. In realtà, nonostante l’apparente differenza, la comune sorte nell’essere “accreditati” anziché “addebitati” in un conto nasce dal fatto che queste due cose (positivi i primi, negativi i secondi) a ben vedere ce l’hanno. Essi sono entrambi “fonti” di capitale, cioè modi per procurarsi denaro. E in effetti, se ci pensate, ci sono due modi per procurarsi il denaro: vendere qualcosa e guadagnarci, oppure farselo prestare.
Ora, quando un’azienda “emette moneta” (in teoria solo lo Stato potrebbe e dovrebbe farlo) sta ottenendo una fonte di denaro. Questa fonte è un ricavo o un debito? Se, a fronte di questa moneta emessa, l’emittente deve qualcosa al portatore, allora è un debito, se invece non deve proprio nulla e la moneta è soltanto un mezzo di scambio che deve essere comunemente accettato, allora la sua emissione rappresenta un ricavo.
Oggi, per lo Stato, funziona così solo per le monetine metalliche. Lo Stato le conia, le mette in circolazione (secondo le quantità che decide la BCE, per carità), ci guadagna e non deve più nulla.
La scomparsa di queste monetine, intanto, significa la scomparsa di questa fonte di reddito per lo Stato, che in cambio dovrà invece INDEBITARSI. Ma si tratta ormai di una voce minima. I tempi della moneta metallica sono andati da tempo.
Nel caso delle banconote, l’azienda emittente non è lo Stato, ma la Banca d’Italia (più correttamente il “concerto” di tutte le banche centrali europee, il SEBC). Direte “fa lo stesso” perché la Banca d’Italia è un ente statale. Non è del tutto vero, ma non ci addentriamo in questa questione. La Banca d’Italia emette banconote ed ha, come con le monete, una fonte di risorse monetarie. Ripetiamo la domanda: è un ricavo o è un debito? La risposta dipende dal fatto che la Banca d’Italia debba dare o no in cambio qualcosa al portatore di banconote. Un tempo, ormai lontano, le banconote davano diritto alla dazione di monete d’oro e d’argento. ALLORA erano un debito. Poi questa convertibilità è stata tolta, prima sul piano interno e poi anche su quello estero.
DA ALLORA esse sono un ricavo per chi le emette, sebbene questo ricavo non sia distribuibile direttamente ma debba restare investito nell’azienda che lo emette. Purtroppo le banche centrali fanno finta di niente e, anziché mettere correttamente nel conto economico questo ricavo, lo mettono ancora nello stato patrimoniale come se fosse ancora un debito. Ma lasciamo perdere anche questo dettaglio. Oggi le banconote sono emesse dalle banche centrali, immesse sul mercato ricevendo in cambio dei titoli che fruttano interesse. L’interesse su questi titoli, tuttavia, viene retrocesso allo Stato. La scomparsa delle banconote, anch’esse trascurabili ma meno delle irrilevanti monetine, farà cessare questa fonte di interessi per lo Stato, che in cambio dovrà INDEBITARSI. Ma facciamo ancora finta di niente.
Riepiloghiamo quanto accade sul circolante prima di passare al terzo stadio, quello della moneta bancaria. Sulla prima forma lo Stato si appropria del “signoraggio primario”, cioè in sostanza del valore facciale delle monete dedotto il costo di produzione. Sulla seconda si deve accontentare, chissà perché, del solo “signoraggio secondario”, cioè degli interessi che derivano dalla collocazione sul mercato delle banconote, mentre quello primario resta investito nel patrimonio delle banche centrali, solo in parte realmente pubbliche. Per inciso si noti che se le banche centrali dessero agli stati il compito di battere la moneta cartacea, come si fa con quella metallica, quel signoraggio primario andrebbe direttamente allo Stato, che avrebbe bisogno di “meno tasse e meno tagli”. Ma facciamo finta di niente.
Veniamo all’ultima forma di denaro, quella bancaria, cioè i depositi a vista, le carte ricaricabili, gli assegni, etc. Questo denaro è emesso in piccola parte ancora una volta dalla banca centrale (le cosiddette riserve monetarie o “Moneta ad alto potenziale”) e, per la quasi totalità, dalle banche private.
Come mai le banche private “battono moneta”, sia pur elettronica? Non dovrebbe spettare questo compito allo Stato, o al più alla banca centrale?
Residuo del passato. Ma in ogni caso, sino ad oggi, sia pure ormai solo in via puramente teorica, tale delega di emissione di moneta ai privati ha una giustificazione formale. Torniamo al dilemma ricavo/debito. Quando la banca “emette” un c/c ha certamente una fonte. Questa fonte è ricavo o debito? Ecco, sia pure formalmente, FINO A CHE ESISTE IL CONTANTE, esso è teoricamente un debito. Il correntista, infatti, può mettere in difficoltà la banca presentandosi allo sportello e pretendendo il contante, esattamente come 80 anni fa il detentore di banconote si poteva presentare all’istituto di emissione e pretendere l’oro in cambio. Quindi è un debito. OK.
Ma – QUESTO E’ IL PUNTO CRUCIALE – che succede se il contante sparisce?
Succede che si sta dando “corso legale” alla moneta bancaria, esattamente come prima della II guerra mondiale si diede “corso legale” alla moneta cartacea. Questo equivale a trasformare l’emissione di moneta bancaria da debito a “debito irredimibile”, cioè sostanzialmente a ricavo. Ed è ancora giusto che questo ricavo non passi dal conto economico e le banche non ci paghino alcun tributo? E’ ancora giusto che questa moneta sia emessa, peraltro a interesse, da banche private e non dallo Stato come sarebbe equo? Questo la Gabanelli, spero di sbagliarmi, ma non ve lo dirà mai.
Anche la piccola quota di moneta bancaria emessa dalle banche centrali presenta un’incredibile iniquità. Mentre per le banconote il 100 % degli interessi sulla loro collocazione viene ufficialmente definita “signoraggio” (in realtà è solo quello “secondario”) e retrocessa allo Stato, gli utili derivanti alla Banca centrale dall’emissione della moneta bancaria, chissà perché, sono completamente liberi. E quindi parte di essi è accumulato nel patrimonio della banca, parte di essi, sotto varie forme, viene dato allo Stato, parte di essi viene dato ai “partecipanti” (?!), cioè a banche private che non si sa a quale titolo stanno nel capitale di un istituto di credito che si vorrebbe “di diritto pubblico”.
E’ vero che si tratta di poca roba. Ma, poca o tanta che sia, questi utili su emissione di moneta bancaria retrocessi a banche private, se fossero dati più correttamente allo Stato non sarebbero un “minore indebitamento”? No, a quanto pare lo Stato DEVE indebitarsi, per poi dirci che “siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità”. E si badi che la moneta bancaria emessa dalla Banca centrale è già “legale” in quanto è già inconvertibile in banconote.
Ma si tratta di una piccola frazione.
Il vero scandalo è quel 90 % e passsa di moneta che oggi è emessa da banche private che lucrano interesse su di una funzione eminentemente pubblica. Ecco, la tanto invocata riforma della Gabanelli vuole portare questo 90 al 100 % con tanti saluti all’equità e alla finanza pubblica.
Ma c’è un ultimo conto che non torna. Se il 100 % della moneta emessa in futuro sarà emessa da banche private, che la emettono, la prestano e contrattualmente poi chiedono in cambio il 105 % (il capitale più l’interesse), dove prenderà il sistema tutti quei soldi per restituirli? Se l’emissione di moneta bancaria la facesse lo Stato, intanto non avrebbe bisogno di prestarla a interesse ma potrebbe spenderla direttamente, ridistribuendola.
Ma, in questo modo, è MATEMATICO che i soldi, a breve o lungo andare, non ci saranno mai. E giù con tagli e tasse senza fine, in una spirale che strutturalmente non può avere mai fine.
Da qui la mia proposta. Va bene, facciamo sparire il circolante, magari con le avvertenze di cui sopra. Ma, allora, affidiamo l’emissione di moneta al solo Stato (o all’Unione Europea, se volete, o alle Regioni, ai Comuni,…) e diamo alle banche la sola funzione che compete loro: prendere soldi a prestito e prestarli a chi ne ha bisogno. Mai più emissione monetaria e mai più speculazioni (ma quella è un’altra storia). Come? O portando al 100 % la riserva frazionaria da tenere presso la Banca d’Italia (i trattati in teoria lo consentono), ovvero – più semplicemente – autorizzando l’emissione monetaria alle sole banche “nazionalizzate”, cioè di proprietà dello Stato.
Siccome sono un irrecuperabile liberale, pretendo che lo Stato non possa mai decidere il “quantum” della moneta da mettere in circolazione.
Questo lo decidano le austere “banche centrali”, indipendenti dal potere politico. Ma, una volta deciso il quantum, questo deve essere messo a disposizione direttamente dello Stato, con un crollo verticale del debito e con il fallimento, per mancanza di oggetto, delle agenzie di rating e del maledetto spread che ci lanciano contro.
Sig.a Gabanelli, me le fa dire queste cose in TV? O vuole solo contribuire a metterci nel laccio delle banche con il pretesto della lotta all’evasione?

Report: informazione o prostituzione mediatica?



– di Maurizio Elia Spezia per Informare per Resistere- 

Da qualche tempo la sig.ra Gabanelli ha iniziato una propaganda mediatica contro l’evasione fiscale pubblicizzando ai 4 venti la moneta elettronica, ha anche iniziato a parlare di debito e di nuovi sistemi bancari come probabili soluzioni, tralasciando ovviamente l’unica soluzione per uscire dalla crisi: la sovranità monetaria, ovvero l’emissione di una moneta di proprietà dello stato emittente e non di una banca che come nel nostro caso è la BCE, per approfondire il tema invito alla lettura di questo articolo.

Torniamo a Report, una trasmissione che a detta dell’opinione pubblica riesce a scavare nei problemi della società e a volte anche il sottoscritto ha apprezzato le tematiche offerte dalla trasmissione come nel caso dell’alimentazione.

Ovviamente non possiamo fermarci alla copertina ma dobbiamo scavare più a fondo. Ricordate che la trasmissione voleva essere cancellata dalla programmazione della RAI? No?!? Vi rinfresco la memoria.

 

 Fonte: Report Rai.it



La Gabanelli, quando ancora la trasmissione era in dubbio sulla messa in onda, scrisse sul Corriere della Sera, in prima pagina questo articolo: Fonte: 

pubblicizzando la moneta elettronica come soluzione all’evasione fiscale e molti “addetti ai lavori” sgranarono gli occhi e presero la palla al balzo per invitarla in trasmissione (La7, qui il video), nella stessa trasmissione sono stati ospitati anche gli indignati di Milano, una specie di movimento atto a denunciare il sistema economico italiano e al rifiuto di pagare il debito, dimenticandosi però di dare una soluzione che non sia quella paventata da molti pensatori di sinistra, ovvero tassare le ricchezze e le rendite finanziarie ecc… ecc… ma di sovranità monetaria nemmeno l’ombra (chi sono e come si muovono gli indignati lo potete verificare in questo articolo, questo video, e queste note: 1, 2, 3.).
Dato il successo dell’iniziativa della conduttrice televisiva, come per magia, Report torna ad avere vita e torna in prima serata su Rai 3 e sempre per magia domenica scorsa la puntata è dedicata alla moneta elettronica.

Ma i redattori della trasmissione e la conduttrice, sanno quello che stanno facendo alla società realizzando trasmissioni come queste?
Sanno che la crisi è cominciata per mancanza di denaro circolante?
Sanno che i pochi proventi da signoraggio che hanno gli Stati derivano proprio dalla stampa delle monete di ferro?
Sanno che con la moneta elettronica il guadagno che avrebbero gli istituti bancari che emettono moneta di loro proprietà e la PRESTANO agli stati per riaverla con gli interessi non avrebbe nessun costo di emissione e quindi le banche intascherebbero il 110% dato che i costi di stampa non esisterebbero più?
Vi faccio un semplicissimo esempio: se oggi la banca stampa una banconota da 10 euro, ha un costo di stampa di circa 30 centesimi, la presta allo stato per 10 euro e la rivuole con circa il 7% di interesse, lo stato dunque dovrebbe restituire alla banca 10,7, la banca così intascherebbe 10,4 euro dato che il costo della banconota è solo di 30 centesimi. Se la moneta invece venisse emessa in maniera elettronica la banca su quelle 10 euro ricaverebbe 10,7 euro dopo averla prestata e caricata di interessi, quindi non avrebbe nemmeno più un piccolissimo costo di stampa e il debito di tutti gli stati alla quale viene PRESTATA questa moneta continuerà sempre ad aumentare, sembra abbastanza facile da comprendere no?
Nonostante la questione sia ormai palesata da moltissimi esponenti della comunità europea come Olli Rehn, che non è proprio l’ultimo arrivato e che anche Soros ha dichiarato che dovrebbe essere semplice per la Gabanelli denunciare il sistema di emissione della moneta, dato che è una truffa bella e buona sia nei confronti degli Stati sia nei confronti di chi la utilizza e con le sue tasse la deve pagare per estinguere un debito che non verrà MAI estinto come abbiamo potuto vedere nell’esempio sopra.

La trasmissione dovrebbe anche lanciare due messaggi importanti:
1 – Con la moneta di proprietà TUTTI i cittadini avrebbero un reddito minimo di cittadinanza pagato dallo Stato che è proprietario della moneta e che utilizzerebbe i proventi del signoraggio per offrire cibo, case e servizi ai suoi cittadini.
2 – Spiegare che la Banca d’Italia e tutte le banche centrali FALISIFICANO i loro bilanci mettendo al passivo nel bilancio il valore nominale della moneta (10 euro) e non il costo di produzione (30 centesimi), questo in Italia è reato ma la Banca d’Italia sembra non importare anzi lo definisce un’astuta invenzione, queste sono le parole del prof. Gigliobianco e non solo anche il presidente del Parlamento Europeo Martin Shultz (video).

La domanda quindi nasce spontanea: la Gabanelli è solo disinformata oppure si prostituisce al sistema prendendo soldi per realizzare trasmissioni che non fanno giusta informazione ma aiutano il sistema a prendere anche quel poco che è rimasto ai contribuenti?

Restiamo Umani

DENARO DAL NULLA E SIGNORAGGIO


DA STAMPA LIBERA DI ASCANIO MONTISCI
Buono di Mutuo Soccorso del Veneto


Perchè l’argomento non finisca nel dimenticatoio e per chi ancora non sa di cosa si tratta, ecco un compendio sul SIGNORAGGIO.

“Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione”.
Henry Ford

Ecco il funzionamento del “sistema bancario e monetario”:

Cos’è il Signoraggio:
Il Signoraggio è una delle più grandi truffe mai realizzate ai danni della popolazione, un illecito vero e proprio che viene operato sistematicamente dalle banche centrali (quasi tutte private) e banche commerciali (tutte private).
In pratica il Signoraggio è la differenza tra il valore nominale (il numero stampato sopra) della moneta ed il suo costo di produzione! Un profitto enorme che viene incamerato da chi ha il potere di emettere (cioè stampare) moneta.
Esistono 3 tipi di Signoraggio:
– Sulla moneta metallica;
– Sulla moneta cartacea;
– Sulla moneta scritturale;

– Signoraggio sulla moneta metallica:
Questo Signoraggio è l’unico per legge che viene attribuito allo Stato. Esso è costituito dal valore di facciata nominale totale di tutte le monete metalliche coniate al netto del costo di produzione delle stesse monete (metallo, lavorazione, ecc.).
– Signoraggio sulla moneta cartacea:
Questo Signoraggio è per legge attribuito alla Banca Centrale che emette moneta. Esso è costituito dal valore di facciata nominale totale di tutte le banconote emesse dalla Banca Centrale al netto del costo di produzione delle stesse monete (carta, inchiostri, ecc.). Oggi in Europa la Banca Centrale, la BCE ha sede a Francoforte.
– Signoraggio sulla moneta scritturale:
Questo Signoraggio è attribuito al sistema bancario nel suo complesso. Esso è costituito dal valore nominale di tutta la moneta prestata sottoforma di credito dalle banche, al netto del costo di produzione che è praticamente nullo (basta digitare sul computer qualche numero, ecc.).

Mentre il Signoraggio sulla moneta fisica (cartacea e metallica) è quantificabile, quello sulla Moneta scritturale risulta spesso non compreso a causa della non automatica identificazione di quest’ultima come moneta vera e propria. Tale confusione è accentuata ancor più dall’esistenza della Contabilità e del Bilancio: in quanto costituiti della stessa sostanza (cifre numeriche su pc o su carta), si tende a fare confusione tra la moneta scritturale (c/c) ed una generica computazione di cifre monetarie (contabilità e bilancio). La prima è moneta, la seconda un semplice conteggio della stessa moneta. Il conto corrente, in altre parole, non è contabilità, come viene solitamente definito, bensì vera e propria moneta non fisica. Che gode del suo signoraggio, come ogni moneta il cui valore nominale è superiore a quello intrinseco (nullo in questo caso)

Come funziona il Signoraggio sulla moneta cartacea
La Banca centrale stampa le banconote spendendo pochissimo, e le Presta (!!!) agli Stati al VALORE DI FACCIATA, più un interesse annuo chiamato “tasso di sconto”.
Per esempio: stampare una banconota da 100,00 euro costa per la banca centrale più o meno 0,05 euro (carta, inchiostri, ecc.), ma questa viene affittata allo Stato per 102,50 euro (valore nominale 100,00 euro + 2,50 euro che è il tasso di sconto del 2,5%). Quindi per ogni pezzo da 100 euro emesso, lo Stato s’indebita di 102,5 euro.
Lo Stato paga questa moneta utilizzando Bot, titoli di stato, ecc., e per tanto s’indebita in maniera spropositata nei confronti delle banche. Noi paghiamo questo debito con le tasse!
Il Signoraggio è quindi il potere delle banche centrali di emettere biglietti con un valore nominale ampiamente superiore al valore intrinseco e di ricavare un guadagno dalla sovranità sulla moneta. Nel momento in cui la Banca Centrale Europa che stampa la moneta, compra delle cose utilizzando questa moneta che a lei è costata pochissimo, ottiene un potere d’acquisto unico.

Il Signoraggio
è la differenza tra il valore nominale
della moneta e il suo costo di produzione

Non solo, la Banca Centrale, che stampa ufficialmente la moneta a prezzo irrisorio, mette nel bilancio PASSIVO non il costo tipografico sostenuto realmente (carta e colori) ma bensì il valore numerico scritto sulle monete. Il Signoraggio per tanto diventa un PASSIVO per la banca, perciò non è tassabile e viene evaso dal fisco!!!
Per intenderci, è come se il proprietario di un Casinò nella sua contabilità mettesse al passivo non il costo di stampa delle fiches di plastica, ma il valore nominale scritto sulle fiches (10, 100, 10.000 euro, ecc.). Quindi gli stati membri dell’Unione Europea lasciano pagare ai propri cittadini questo sovrapprezzo tassandoli col cosiddetto “debito pubblico”.
Siccome la Banca Centrale Europea stampa banconote garantite da aria fritta, cioè prive di un controvalore (oro, argento, ecc.), ne stampa quante ne vuole senza alcun controllo nei confronti del debito pubblico!

Creazione del denaro grazie alla “riserva frazionale”
Come abbiamo visto, le banche commerciali ai attribuiscono il Signoraggio sulla moneta scritturale. Adesso vedremo come avviene la creazione di denaro dal nulla!
Per comprendere il meccanismo attraverso il quale le banche creano questo denaro facciamo un piccolo esempio numerico. Supponiamo di depositare in banca 100,00 euro in contanti sul nostro conto corrente.
Con questi 100,00 euro, la banca potrà prestare a chi ne fa richiesta (aziende, privati, mutui, fidi, ecc.) ben 5000,00 euro! Come fa la banca a prestare 5000,00 euro se ne ha depositati solamente 100,00? Da dove saltano fuori i 4900,00 euro mancanti?
In definitiva le banche hanno un cinquantesimo del denaro che vantano di avere!

Con la riserva frazionaria una banca può prestare
50 volte quello che ha effettivamente in cassa!

La dimostrazione di quanto appena detto è semplice: se tutti i correntisti andassero contemporaneamente a ritirare i propri risparmi la banca non avrebbe i soldi da restituire (proprio quello che è successo in Argentina). In questa situazione la banca chiuderebbe per una settimana l’erogazione del denaro e chiamerebbe in causa subito la Banca Centrale Europea di Francoforte, la quale si metterebbe a stampare giorno e notte euri per soddisfare le richieste e impedire che la banca fallisca realmente. Ecco il vero scopo delle banche centrali: impedire che le banche commerciali falliscano. Per questo la Banca Centrale viene chiamata “Prestatore di ultima istanza”. In una simile situazione però, in cui la banca centrale stampa denaro per salvare una banca, la massa monetaria aumenta di volume creando ulteriore inflazione.
Torniamo al discorso della creazione di denaro dal nulla.
Per essere ancora più precisi, la banca con quei 100,00 euro iniziali può prestarne 4900,00 tondi tondi (5000,00 meno la riserva del 2% e cioè i 100,00 euro iniziali), perché appunto 100,00 euro devono rimanere fisicamente in riserva.
Su questo denaro, che la banca non possiede fisicamente nelle casse perché viene creato dal nulla, la banca ci lucra pure gli interessi (interessi sui prestiti, sui fidi, sui mutui, ecc.). Questi interessi assieme alla creazione vera e propria del denaro dal nulla, stanno lentamente e inesorabilmente sottraendo ricchezza alla società facendo sprofondare nel debito TUTTI i paesi del mondo, nessuno escluso. Perfino gli Stati Uniti vantano un debito tra i più elevati al mondo.
Ma il giochetto della creazione del denaro non finisce qua!
Anche quei 5000,00 euro creati dal nulla una volta entrati nel ciclo economico torneranno prima o poi nel sistema bancario sotto forma di depositi. E’ il circolo perverso e pericoloso della finanza bancaria.
Questi depositi diventeranno a loro volta nuove riserve, e con questi la banca apre nuovi prestiti dal nulla. E via così…
Il denaro circolante però non è dello Stato ma di aziende private (le banche) che lo hanno creato dal nulla e perfino tassato. Questo denaro crea debito!

Il denaro non è dello Stato ma della Banca Centrale
che è una società privata! Quindi il denaro è privato.

Le banche centrali sono private?
In alcuni casi esistono delle banche centrali più o meno nazionalizzate, come per esempio la Banca d’Inghilterra. Nella stragrande maggioranza dei casi, le banche centrali sono controllate da soci privati, per cui sono private. La Banca d’Italia rientra in queste ultime.
Ecco l’elenco dei padroni di Bankitalia con le rispettive percentuali di azioni.

SOCI E PROPRIETARI DELLA BANCA CENTRALE D’ITALIA:

Gruppo Intesa (27,2%)
Gruppo San Paolo (17,23%)
Gruppo Capitalia (11,15%)
Gruppo Unicredito (10,97%)
Assicurazioni Generali (6,33%)
INPS (5%)
Banca Carige (3,96%)
BNL (2,83%)
Monte dei Paschi Siena (2,50%)
Gruppo La Fondiaria (2%)
Gruppo Premafin (2%)
C. Risparmio Firenze (1,85%)
RAS (1,33%)
…Anonimi (5,65%)

(dopo la stesura di questa lista che appariva nel sito ufficiale di Bankitalia, sono avvenute varie fusioni fra queste banche. ndr)

Tre banche da sole “controllano” con il 55,58% la Banca d’Italia: Intesa (27,2%), San Paolo (17,23%) e Capitalia (11,15%). Rimane un 5,65% nelle mani di anonimi…
La Banca Centrale Europea (BCE) è ufficialmente di proprietà delle banche centrali degli stati che ne fanno parte. Siccome le banche centrali sono controllate da società private, di conseguenza anche la BCE è una società privata.

SOCI E PROPRIETARI DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA:

Banca del Belgio (2,83%)
Banca Danimarca (1,72%)
Banca della Germania (23,40%)
Banca della Grecia (2,16%)
Banca della Spagna (8,78%)
Banca della Francia (16,52%)
Banca d’Irlanda (1,03%)
Banca d’Italia (14,57%)
Banca Lussemburgo (0,17%)
Banca d’Olanda (4,43%)
Banca nazionale d’Austria (2,30%)
Banca del Portogallo (2,01%)
Banca di Finlandia (1,43%)
Banca di Svezia (2,66%)
Banca d’Inghilterra (15,98%)

Il Signoraggio della Banca Centrale Europea viene diviso in quote tra le banche aderenti a seconda della percentuale di azioni. La Banca d’Italia, come si legge nella tabella, ha il 14,57% di azioni della BCE, e quella sarebbe la sua quota di Signoraggio formale che prende (ovviamente prenderà anche una gran parte del capitale che sfugge al controllo). Nella lista qui sopra ci sono le banche che partecipano al Signoraggio europeo perché fanno parte del sistema. Vi sono però delle banche come quella d’Inghilterra, di Svezia e Danimarca che partecipano al Signoraggio europeo nonostante non abbiano adottato l’euro come moneta interna. Prendono cioè il 100% del Signoraggio della loro moneta e in più una fetta del Signoraggio europeo! In sostanza noi italiani senza saperlo stiamo pagando le tasse a questi tre paesi!!!


Fallimento bancario
Può accadere che un indebitato (imprenditore, lavoratore, ecc.) non possa pagare, fallisca, diventi cioè insolvente. In quel caso la banca è costretta a registrare quel prestito andato male alla voce perdite. Non è una grande tragedia per la banca, visto che possiede fisicamente solo un cinquantesimo del denaro. Ma una perdita contabile è pur sempre una perdita per la banca e per gli azionisti della banca. La banca però non può fallire, e infatti ogni banchiere sa che non gli sarà permesso fallire dalla banca centrale e perciò non dovrà rendere conto dei suoi prestiti più folli. E’ questo il motivo per cui le banche sono severissime quando si tratta di prestare 50.000 euri a un lavoratore e invece sono generosissime quando si tratta di prestare milioni o miliardi di euri a ditte come Parmalat, Fiat o allo Stato.
Aprire un piccolo prestito costa come aprirne uno miliardario, solo che quest’ultimo fa guadagnare molto di più. E se la Fiat non paga sarà la Banca Centrale a salvare il banchiere, con la scusa che “bisogna salvare il sistema”. Se diventa insolvente invece l’operaio col muto per la casa, non vi sarà nessun intervento pubblico e la casa gli viene sequestrata immediatamente…
Ecco perché la banca presta volentieri i soldi a Stati oppure a ditte come Parmalat, Cirio, ecc., pur sapendoli insolventi. Per una banca, quando un debitore estingue il suo debito e restituisce il capitale è un fastidio: dovrà trovare qualcun altro da indebitare che lo sostituisca. La cosa che conta per la banca è che il debitore continui a pagare gli interessi, magari in eterno, magari come gli stati…

Perché non è lo Stato a stampare la moneta?
Nel passato ci sono stati dei tentativi in cui lo Stato ha stampato ed emesso moneta, per esempio la banconota di carta da 500 lire sopra non portava la scritta Banca d’Italia ma “Biglietto di Stato a corso legale”. Quindi lo Stato può emettere moneta a corso legale trattenendosi il Signoraggio, il problema è che ci sono delle forti pressioni per far sì che questo non accada, e infatti oggi allo Stato rimane solamente il Signoraggio sulla emissione delle monetine metalliche (meno dell’1% del Signoraggio totale), e che in certi casi risulta essere negativo (stampare la monetina da 1 centesimo costa 3 centesimi!). In America diversi ricercatori investigativi sostengono che almeno sette presidenti americani sono stati assassinati proprio per una questione monetaria. I due più famosi sono Abramo Lincoln e John F. Kennedy.
JFK il 4 giugno 1963 ordinò l’emissione (Ordine Esecutivo nr.11110) da parte del Ministero del Tesoro di oltre 4 miliardi di dollari con banconote che recavano la scritta “United States Note” invece di “Federal Reserve Note”. Casualmente dopo pochi mesi Kennedy fu eliminato e la prima cosa che fece il suo successore, Lyndon Baines Johnson, fu di ritirare dalla circolazione quei dollari del “popolo” sostituendoli con quelli “privati” della Federal Reserve!
Addirittura la Federal Reserve non sarebbe neanche una società americana visto che è registrata Porto Rico!

SOCI E PROPRIETARI DELLA FEDERAL RESERVE U.S.A.:

Rothschild Bank di Londra
Kuhn Loeb Bank di New York
Warburg Bank di Amburgo
Israel Moses Seif Banks Italia
Rothschild Bank di Berlino
Goldman Sachs di New York
Lehman Brothers di New York
Warburg Bank di Amsterdam
Lazard Brothers di Parigi
Chase Manhattan Bank di NY

Quindi anche la Banca Centrale degli Stati Uniti d’America, è controllata da un ristretto manipolo di banche e/o istituti di credito privati.

Lo Stato: il debitore ideale
Il debitore ideale è lo Stato. La banca presta il denaro allo stato comprandone i Buoni del Tesori (Bot) che sono cambiali, promesse di pagamento. Nessuno si aspetta ovviamente che lo Stato alla scadenza dei Bot paghi se non con l’emissione di nuovi Bot, di pari ammontare, a scadenza più lontana. Questo è l’eterno debito dello Stato, e non risulta nella storia che nessun Stato sia uscito da questa morsa. Tutto ciò fa felice le banche perché continuano a lucrare gli interessi sui Bot, e possono in ogni momento rivenderli al pubblico. Oggi si è arrivati che gli interessi dei Bot sono talmente bassi che nessuno li compra più. Li comprano solo le banche!!!
Accade sempre più spesso che gli Stati, soprattutto nel terzo mondo, non riescano a pagare non solo i debiti ma nemmeno gli interessi sui debiti. Quando uno stato debitore non ce la fa più a pagare gli interessi, la banca li soccorre (ovviamente nel proprio interesse). Se lo stato debitore si dichiara insolvente, la banca dovrà cancellare il prestito dai suoi libri contabili e pagare con i soldi degli azionisti e padroni la perdita. Cosa questa assolutamente inconcepibile per i banchieri. Allora la banca apre al debitore un altro prestito (secondo prestito), creando dal nulla il denaro nuovo necessario a pagare gli interessi del primo debito. Questo sistema si chiama “prestito-ponte” e viene utilizzato sempre più spesso nei paesi poveri. Il nuovo denaro non entra nemmeno nel paese, ma passa da una scrittura ad un’altra della banca creditrice. Il vecchio prestito andato male resta nei libri contabili come attivo, anzi l’attivo è addirittura accresciuto del nuovo prestito e produce ulteriori interessi per la banca. Non allo Stato indebitato!
Se lo Stato, ulteriormente indebitato inizia a non pagare più gli interessi, immediatamente i banchieri fanno intervenire il Fondo Monetario Internazionale, il quale emette un ulteriore prestito (e siamo al terzo) che servirà per pagare gli interessi dei due prestiti precedenti. In pratica il debito che si contrae con il FMI viene prolungato nel tempo, cioè per l’eternità e stringe in una morsa mortale lo Stato. Il FMI per questo prestito costringerà modifiche e riduzioni delle spese sociali importantissime come sanità, previdenza, istruzione, ecc. Ma i banchieri poco importa, a loro basta mantenere costante e insoluto il debito.

Le monete complementari: la moneta deperibile di Gesell
Nel 1931 in una cittadina del Tirolo (Woergl), il sindaco, per risolvere la grande depressione, decise di battere la propria moneta. Si trattava di una moneta molto particolare, perché era deperibile, cioè perdeva valore nel tempo. Per tenerla in corso infatti, chi possedeva le banconote doveva apporvi ogni mese un bollo, che costava l’1% del valore nominale della moneta (in una moneta per esempio da 10 scellini ogni mese si doveva attaccare un bollo di 0,1 scellini). Di fatto la moneta perdeva ogni anno il 12% del suo valore. L’emissione del sindaco era coperta alla pari da una somma in veri scellini depositati nella banca del comune. Tutti gli impiegati del comune iniziarono a prendere lo stipendio con la nuova moneta. Inizialmente i bottegai si rifiutarono di accettare la nuova moneta, ma poi furono costretti perché in circolazione c’era poco denaro, quasi niente. Presto tutti l’accettarono per il solo fatto che chiunque altro l’accettava (oggi l’euro è valido solamente perché noi lo accettiamo). La presenza di questa moneta deperibile, che nessuno aveva interesse ad accumulare, fece risorgere l’economia comunale e aumentare la circolazione monetaria. Era dal 1926 che il paese non vedeva tanti introiti: furono asfaltate strade e fatti moltissimi altri lavori pubblici.
Il sindaco raccontò felicissimo ai giornalisti (questo fu l’errore fatale) che il 12% annuo estratto dalla bollatura delle banconote, lui, l’aveva reinvestito e speso per il bene della popolazione, e che, dato il ritmo della circolazione, ogni mese il Comune vedeva tornare nelle sue casse venti volte l’ammontare dei primi stipendi pagati con le banconote deperibili. Il 2000%. Senza nemmeno saperlo il sindaco aveva rivelato due segreti vietatissimi:
1) l’enorme profitto che il sistema bancario estraeva dalla circolazione;
2) l’immenso e occulto profitto che l’emissione monetaria regalava a chi batte la moneta;
Immediatamente la Banca Nazionale austriaca intervenne abolendo quel fastidioso concorrente. La moneta deperibile fu bandita e resa illegale nel 1933 perché contraria al monopolio monetario accordato alla banca centrale, cioè contraria agli interessi dei banchieri.
L’idea della moneta deperibile ha un inventore ben preciso, il commerciante e importatore tedesco Silvio Gesell (1862-1930).

Nel mondo ci sono circa
5000 monete complementari!

Oggi nel mondo ci sono circa 5000 monete complementari, di cui 700 solamente in Giappone. Sono nate un po’ come funghi, come sono nate anche in altri periodi storici, e lo abbiamo appena visto durante la Grande Depressione. Quando il sistema bancario, basato sull’usura, come abbiamo fin qui descritto, esagera, e quindi la crisi si diffonde tra i cittadini, è chiaro che le masse reagiscono spontaneamente con questa creazione di valuta complementare. In Giappone, all’indomani del 1995 c’erano circa 30.000 suicidi economici all’anno, per bancarotta o fallimento, e un personaggio importante dell’ambiente bancario è uscito dal sistema e ha cominciato a creare queste valute alternative per cercare di risolvere la situazione di povertà. Qualcosa di simile è successo anche in Argentina dove le province si sono messe a stampare ed emettere della valuta locale complementare.
Bisogna sostenere una rapida diffusione di valute complementari, perché potrebbero essere un passo per stabilizzare la situazione e far da ponte di passaggio tra l’attuale sistema ingiusto e illegale e un sistema futuro dove il Signoraggio sia chiaro, trasparente e si sappia soprattutto dove va a finire e a che scopi viene destinato. Non può esserci una sovranità del popolo se non esiste una sovranità monetaria.

IN ITALIA, LA MONETA COMPLEMENTARE PIU’ ATTIVA E UTILIZZATA SI CHIAMA: SCEC http://www.arcipelagoscec.net/cosa-sono

Deflazione
La deflazione è il fenomeno contrario all’inflazione, e segue spesso una bolla speculativa. Consiste praticamente nella caduta continua dei prezzi. La conseguenza è che i consumatori attendono ad acquistare nella speranza di poterli comperare a minor prezzo. Le imprese, che sono indebitate con le banche, non vendono i loro prodotti rischiando di non pagare gli interessi sui debiti. Abbassano ulteriormente i prezzi per invogliare gli acquisti, ma ciò aggrava il ribasso e dunque la crisi deflazionistica. Le aziende si dichiarano insolventi, falliscono e licenziano. I disoccupati aumentano, il potere di acquisto cala, ancor più merci restano invendute. Alla fine l’intera produzione, l’intera economia, si paralizza! La circolazione monetaria declina, fino all’arresto. Non si spende più. Chi ha denaro lo accumula anziché investirlo, aggravando ulteriormente la situazione. In questa situazione per riavviare l’economia non serve a nulla abbassare i tassi d’interesse e cioè far costare meno il denaro.

La tassazione dello Stato potrebbe essere superflua
Nessuno lo dice, ma il Signoraggio assieme alla creazione del denaro dal nulla da parte dello Stato, e non di aziende private, renderebbe superflua la tassazione. Lo Stato incamera solamente il Signoraggio sulla moneta metallica, però se ricevesse anche il Signoraggio sulla moneta cartacea potrebbe tranquillamente eliminare le tasse ai cittadini.
La distinzione e la diversità tra servi e padroni non mai stata così delineata e forte. Nemmeno nel Medioevo. Non era così quando la moneta era d’oro o convertibile in oro. Solo oggi ci sono i veri servi e i veri padroni. Chi crea denaro dal nulla, con il quale comanda lavoro a tutti noi, quello è il vero padrone che ci rende schiavi!

Ascanio Montisci

Per approfondire l’argomento:


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